venerdì 10 maggio 2013

La sentenza della Consulta conferma che Stato e governo non vogliono risolvere ilproblema della salute e lavoro, ma solo sostenere Riva e gli interessi del profitto. Solo la lotta operaia e popolare, il blocco della fabbrica e della città può cambiare le cose - con buona pace di "liberi e pensanti".

Consulta sul caso Ilva: «Salute non prevale sugli altri diritti»
di MIMMO MAZZA
TARANTO - La salvaguardia dei livelli occupazionali e la continuità produttiva non vengono compressi dal diritto alla salute. A sancirlo è stata la Corte Costituzionale che ieri pomeriggio ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale il 9 aprile scorso dichiarò in parte non fondate e in parte inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal gip Patrizia Todisco e dal tribunale dell’appello su richiesta della Procura di Taranto riguardo alla legge salva-Ilva.

La sentenza, lunga 76 pagine, scioglie alcuni nodi riguardanti l’efficacia del provvedimento voluto dal Governo Monti, e approvato a larghissima maggioranza dal vecchio Parlamento, per consentire all’Ilva di proseguire a produrre acciaio malgrado il sequestro preventivo (divenuto nel frattempo definitivo) disposto dal gip Patrizia Todisco il 26 luglio scorso in quanto gli impianti dell’area a caldo erano ritenuti fonte di malattie e morte per operai e cittadini. Altri nodi, il più importante di tutti riguardante la commercializzazione dell’acciaio - del valore di 800 milioni - sequestrato alla fine di novembre in quanto ritenuto frutto del reato, sembrano invece ancora ben stretti e lasciati alla valutazione dei magistrati tarantini, chiamati nei prossimi giorni a valutare nel merito le motivazioni della sentenza e dunque definire i procedimenti sospesi da mesi.

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