venerdì 12 luglio 2013

cementir - vuole chiudere stabilimenti e vuole usare la lotta dei lavoratori per ottenere commesse - supportato da sindacalisti legati all'azienda ad arquata, come a taranto

 ARQUATA SCRIVIA - C'è la “disponibilità ad un confronto serrato” da parte di Cementir. Non è molto, ma è uno spiraglio che lascia qualche speranza alle organizzazioni sindacali.

L'incontro terminato ieri, giovedì 11 luglio, nel tardo pomeriggio a Roma tra l'azienda e i sindacati di categoria non ha spostato molto rispetto all'ultima riunione ma resta, appunto, la volontà di trovare un'alternativa alla chiusura annunciata dello stabilimento di Arquata e lasciare senza lavoro 72 persone.
 
Si tenterà la via dei “tavoli istituzionali”, anche in sede locale, “che consentano di inquadrare le tematiche di questa ristrutturazione nel contesto locale e identifichino anche possibili scenari di supporto alle soluzioni individuate dal tavolo nazionale”.
I sindacati hanno ribadito che l'obiettivo deve essere non una ristrutturazione, ma il mantenimento degli attuali livelli occupazionali. 
Le situazioni più drammatiche per il gruppo, analizzate nel corso dell'incontro di ieri, restano quelle degli stabilimenti di Arquata e di Taranto. Le grandi opere che potrebbero essere avviate nelle due aree (terzo valico per il Basso Piemonte e rifacimento del sistema portuale per Taranto) potrebbero rappresentare ancore di salvezza. Cementir non promette ma riconosce come si tratti di “elementi di valutazione che possono certamente aiutare la comprensione del contesto, fermo restando che non appaiono di competenza del tavolo in essere”.
Il prossimo incontro è fissato per il prossimo 31 luglio, sempre a Roma.


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