domenica 5 gennaio 2014

Ilva - si apre male il 2014

Ilva - il 2014 si apre: con Bondi che dice che le risorse attuali non bastano per attuare l'Aia e il rilancio dell'azienda e pensa di chiedere a Riva un "aumento di capitale" (padron Riva che intanto ha avuto il regalo di fine anno dalla corte Costituzionale del dissequestro degli 8,1 miliardi e che quindi, forte di questa vittoria, non crediamo proprio che pensi a mettere più soldi per la messa a norma); con un decreto del governo ancora pro-Ilva ma che è stato di fatto svuotato con la sentenza della Cassazione; con le lamentale aziendale per una produzione 2013 più bassa (6.230 milioni di tonnellate di contro agli 8.248 del 2012) con una differenza di ricavi per l'Ilva di 41 euro a tonnellata; con la notizia che gli stipendi tornano ad essere incerti, forse per questo mese ci sono, ma poi...; e soprattutto con la rinegoziazione (= rinnovo) del contratto di solidarietà o nuova cassintegrazione)...  
 ma si apre anche dal fronte degli operai con gli operai dell'Officina a rischio tunore alla tiroide, con un altro recente funerale, con le emissioni inquinanti che continuano benchè celate da azienda e enti di controllo... 
unico dato positivo è il contrasto di una parte consistente degli operai ai sindacati confederali evidenziatosi con il voto nelle Rsu al Usb e con un aumento dell'astensione. 

Ma occorre, evidentemente, molto di più per affrontare un 2014 che si apre male.

 

(da Sole 24 Ore) - "Un aumento di capitale per consentire all'Ilva di avere le risorse necessarie ad affrontare gli interventi dell'Autorizzazione integrata ambientale e del rilancio competitivo dello stabilimento di Taranto. Ora che la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dei Riva, ha dissequestrato i beni del gruppo che erano finiti sotto chiave su ordine del gip di Taranto – un sequestro da 8,1 miliardi di euro anche se in realtá si é fermato a circa due –, il tema dei fondi é diventato stringente per assicurare concretezza ai progetti per il futuro del siderurgico... «Col dissequestro puó instaurarsi un rapporto normale – dichiara Bondi riferendosi alla proprietá dell'Ilva – e sarebbe molto conveniente ragionare in termini di aumento di capitale. Seppure sui generis, sono un amministratore delegato. Chiedo risorse per fare le cose». Dal punto di vista della «provvista» finanziaria che serve all'Ilva, il decreto legge indica due strade. La prima é che Bondi chieda direttamente alla proprietá di finanziare i lavori di ambientalizzazione. La seconda é che, in caso di rifiuto, Bondi chieda all'autoritá giudiziaria di mettergli a disposizione le somme dei Riva oggetto di sequestro penale, comprese quelle bloccate per reati diversi da quelli ambientali. Scenario, questo, che poggiava su due possibili «cespiti»: il sequestro di Taranto e quello di Milano, che riguarda per 1,9 miliardi reati fiscali e valutari dei Riva. Dopo il verdetto della Cassazione, peró, rimane solo quest'ultimo, ed ecco, quindi, farsi strada l'ipotesi di puntare all'aumento di capitale coinvolgendo la proprietá. Tutta da verificare, ovviamente, la reazione dei Riva, tenuto conto che Bondi, nelle scorse settimane, ha chiesto loro anche un risarcimento danni di 480 milioni di euro per attivitá di consulenza che le societá del gruppo Riva avrebbero fatto all'Ilva.
Servono soldi per mandare avanti i programmi per Taranto. Bondi alla commissione Ambiente della Camera lo dice chiaramente. Nel 2014 «prevediamo 600-700 milioni di investimenti nell'Aia» ma si potranno fare, sottolinea il commissario, solo «se ci saranno finanziamenti perché le nostre risorse non bastano». Nel 2013, aggiunge Bondi, l'Ilva ha prodotto «6 milioni e 230 mila tonnellate di acciaio contro gli 8 milioni e 248 mila del 2012». Sul piano dei ricavi, invece, rispetto al 2012 l'Ilva ha registrato 41 euro in meno a tonnellata. Il costo delle materie prime é diminuito di 25 euro a tonnellata ma non é stato compensato, visto che si é registrato «un incremento del costo per energia, manutenzione e prestazioni esterne pari a 24 euro a tonnellata».
La produzione, rileva ancora Bondi, «ha frenato moltissimo. Nel mercato italiano i nostri concorrenti hanno esportato il 25 per cento in più. Siamo in equilibrio finanziario, ma il conto economico è particolarmente pesante. Certo – aggiunge il commissario dell'Ilva – non è assolutamente aumentata l'esposizione con le banche» così come quella con i fornitori, «che resta a 35 giorni di scaduto», un livello ritenuto «fisiologico». Tuttavia «a gennaio non so se saremo ancora in grado di mantenere questa situazione. Serve adesso un provvedimento veloce – conclude Bondi –, altrimenti faticheremo a realizzare tutto quello che dobbiamo fare».

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