lunedì 8 settembre 2014

2° parte dell'istanza trasferimento processo Ilva - di cui stiamo pubblicando stralci a puntate (la 1° parte è stata il 6 settembre)

Dall'Istanza

"La realtà economica di Taranto prima dell'insediamento Italsider-
Il tessuto industriale tarantino, subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale, si inverava nel ridimensionamento dell'arsenale e degli altri stabilimenti militari, nella scomparsa della piccola industria, nella crisi irreversibile di una struttura industriale legata esclusivamente alle vicende militari...la situazione della provincia agricola di Taranto non garantiva prospettive reali di impiego: Una massa di lavoratori rilevanti viveva in condizioni precarie in tutto il Mezzogiorno... la situazione della città di Taranto - prima dell'insediamento del IV Centro Siderurgico - può senz'altro essere sintetizzata con le parole d'ordini utilizzate dalla classe operaia tarantina nella fase di lotte per l'occupazione nel corso di tutto il dopoguerra: "Taranto non deve morire". In questo contesto si iscrive la decisione della Finsider - che raccolse l'indicazione del Governo - di avviare un quarto centro siderurgico dopo quelli di Genova, Bagnoli e Piombino; in questo contesto si pone anche l'iniziativa lanciata, nell'autunno del 1957, dal Comitato direttivo della Camera provinciale del lavoro tarantina, che rivendicava  la costruzione del nuovo stabilimento a Taranto... (Giorgio Amendola dirigente del PCI si fece portavoce della richiesta di localizzazione in città del nuovo impianto siderurgico...)...
...a far maturare tale scelta concorsero vari elementi: la necessità di compensare gli effetti negativi della crisi del comparto navalmeccanico, l'impegno delle forze democratiche tarantine, le lotte contro la smobilitazione delle fabbriche, la collocazione geografica di Taranto... un sistema di trasporti adeguato, la scarsa sismicità dell'area e l'esistenza di un porto...
Nel 1957 nella provincia c'erano 23.509 disoccupati, nel 1963 - epoca in cui si costruiva il siderurgico - i disoccupati erano scesi a 19.610... Nella stessa fase si registrava l'incremento del reddito:"La provincia di Taranto che era nel 1963 al 54° posto nella graduatoria delle province italiane per reddito pro capite, è salita nel 1974 al 34° posto..."

Lo stabilimento siderurgico fu, quindi, voluto e richiesto, da 'destra' e da 'sinistra', da partiti di maggioranza e di opposizione, come dai sindacati confederali, dalla Cgil, come dalla direzione del PCI. La costruzione dell'Italsider era una necessità per il capitalismo di Stato, anche in una visione internazionale di scalare posizioni nei mercati. Ma Taranto fu scelta oltre che per la sua collocazione strategica, oltre che per l'abbattimento dei costi, anche come risposta della borghesia e del riformismo alla situazione grave a Taranto sul fronte del lavoro, e soprattutto come tentativo di frenare le lotte degli operai, dei braccianti/contadini, ma anche dei pescatori, che in alcuni momenti clou si trasformarono in rivolte, anche con morti uccisi dalle forze dell'ordine.
La storia di Taranto - molto più complessa di quello che viene descritta in queste pagine dagli avocati - dimostra che non è vero che la Taranto prima del siderurgico: primo non fosse già città industriale; secondo che si tratta di vere e proprie boutade le banalità sparse a piene mani da chi vuole far tornare la realtà della città indietro di più di 100 anni, alla "taranto bella e sana della pesca". Taranto era anche allora "brutta" e alla fame per i proletari.
E' chiaro, comunque, che gli avvocati di Riva usano questa sommaria descrizione storica, da un lato per avallare una tesi innocentista (non è Riva che ha voluto questo stabilimento nella città, ma lo Stato), dall'altro per rendere "oggettivi" i legami (e quindi anche gli effetti nefasti sulla popolazione) tra la fabbrica siderurgica e la città.

Dall'Istanza

"...Tutto in funzione del polo siderurgico... Dalla rivista del Comitato regionale del PCI (1963) si legge: " (da parte dell'Italsider) vi è un'intensa attività per assicurarsi una posizione dominante negli enti locali, nel consorzio per l'area di sviluppo industriale, presso la Camera del Commercio, nei trasporti, nei servizi, nell'ambiente culturale. L'Italsider sa che per controllare i vari fenomeni economici e sociali e convogliarli nell'ambito delle sue esigenze deve assolvere una funzione di direzione nei centri di potere e di decisione della vita della città, e non soltanto della città...".

Il legame complice degli Enti di Taranto, la piovra dell'Italsider su ogni aspetto della città per "convogliarli nell'ambito delle sue esigenze", l'imposizione della sua legge del profitto capitalista, sono state fin dall'inizio una costante. Riva li ha portati al massimo livello. 
Ma questo smentisce i fautori della "nazionalizzazione della fabbrica" come soluzione ai mali. E' lo Stato, sono tutte le istituzioni politiche, sociali, economiche che sono al servizio degli interessi/leggi del capitale.
Nello stesso tempo, come abbiamo detto sopra, gli avvocati, sia "di grido" che azzecca-garbugli, scrivono questa storia sempre per rendere fatto oggettivo, perchè già trovata così la realtà, l'azione di Riva e annullare le sue responsabilità. 

Dall'Istanza

"Gli anni della privatizzazione - ....
...in data '01.03.1995 il Consiglio di amministrazione dell'IRI approvò la proposta di cedere all'industriale Emilio Riva la proprietà dell'Ilva Laminati Piani. La decisione evitò l'altrimenti imminente apertura della procedura d'infrazione contro l'IRI, "minacciata" dall'Unione Europea (che stimava una sovracapacità produttiva internazionale di 30 milioni di tonnellate di acciaio e prevedeva un ridimensionamento di 50.000 posti di lavoro in tutta Europa, di cui 14.000 in Italia) se l'Italia non avesse privatizzato in quei giorni il suo acciaio...

La privatizzazione, quindi, come frutto anche della decisione della Unione Europea, dei padroni europei nella loro acuta lotta di concorrenza sul mercato mondiale dell'acciaio.
Questo deve indicare agli operai in primis che non si risolve il problema della difesa del lavoro e della salute auspicando "padroni buoni" al posto di "padroni cattivi" o appellandosi ad istituzioni che non sono e non possono essere super partes perchè sono state create e sono espressione del sistema capitalista che in Italia, come in Europa, come nel mondo, per difendere il profitto e l'economia dei padroni, taglia posti di lavoro, taglia i costi per la salute e la sicurezza, taglia i diritti, sfrutta e uccide gli operai e le masse popolari.

Infine (per oggi), riportiamo la conclusione di questa parte dell'Istanza di remissione del processo, perchè è tutta un "programma".

Dall'Istanza

"...E' questa la storia della nascita della "nuova" città di Taranto e del suo sofferto rapporto con lo stabilimento...
...non è possibile trascurare la potenza rivoluzionaria della trasformazione territoriale voluta e mantenuta e accresciuta dallo Stato... rivoluzionaria perchè ha integralmente rideterminato e assorbito le variabili socio-economiche locali, generando una coscienza pluri-generazionale focalizzata - nel bene e nel male - sui rapporti con lo stabilimento. L'emersione di tematiche prima trascurate da quella stessa coscienza sociale (come l'impatto ambientale) rappresenta ora una parte costitutiva necessaria del processo storico descritto e non può che portare con sè tutti gli elementi caratterizzanti e totalizzanti del rapporto stabilimento-territorio; incluso il vissuto pluri-generazionale endemicamente improntato alla volontà di redenzione da un 'ricatto occupazionale' di fonte statale ed eteronoma, inclusa la percezione di una presenza industriale titanica e invadente di matrice statale ed eteronoma, inclusa la consapevolezza di una condizione avvertita come territorialmente iniqua... incluso il pensiero di uno schema economico anacronistico, di un ciclo che deve chiudersi - che può chiudersi solamente ora, con il processo..."

Della serie: SI, lo ammettiamo... ma la colpa non è nostra ma della storia cinica e bara... SI, tutto vero... Ma, appunto per questo - dicono gli avvocati che ora si aspettano solo "applausi" per questo fiume di parole - il processo non si deve fare a Taranto...

(continua)

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