giovedì 31 marzo 2016

RIVA AI DOMICILIARI - INGIUSTIZIA E' FATTA!

Fabio Riva è stato mandato ai domiciliari - I padroni, che hanno ammazzato, sfruttato, truffato, lasciano il carcere, la gente del popolo, gli immigrati anche se non hanno fatto nulla restano anni e alcuni vengono anche uccisi in carcere. Una società che si basa su questa enorme e inaccettabile ingiustizia, deve essere rovesciata
Le motivazioni degli avvocati di Fabio Riva e quelle della sentenza sono un'offesa verso gli operai, la popolazione di Taranto, ammalata e con tanti morti, per i profitti di questi porci padroni.
Gli avvocati hanno sostenuto che le accuse verso Riva "si tratta di preistoria" - quando non si tratta affatto di preistoria e continuano oggi e continueranno anche negli anni futuri i tumori e le morti.
I giudici hanno accolto la motivazione degli stessi legali, per cui, "essendo mutato il quadro di riferimento della gestione Ilva (da tre anni guidata da commissari di governo), non sussistono esigenze di natura cautelare quanto meno rispetto al pericolo di recidiva".
Una motivazione ridicola, tenuto conto che i Riva sono tuttora impegnati a nascondere nei vari paradisi fiscali e nelle varie società di comodo i loro miliardi fatti sullo sfruttamento degli operai Ilva di Taranto; e questo inciderà eccome nel processo Ilva per quanto riguarda i risarcimenti alle parti civili. E, quindi, Riva, fuori dal carcere, avraà più mani libere in queste operazioni.

ANCORA UNA VOLTA, LA "GIUSTIZIA" HA DIFESO I PADRONI E HA ATTACCATO I LAVORATORI E LE MASSE POPOLARI


(Da Repubblica) -  Fabio Riva, 61 anni, ex numero due del gruppo Riva Fire proprietario dell’Ilva di Taranto, lascia il carcere. Il tribunale del riesame di Taranto ha concesso gli arresti domiciliari all’industriale arrestato il 4 giugno del 2015 su mandato d’arresto europeo per il suo coinvolgimento nell’inchiesta “Ambiente svenduto” sul disastro ambientale di Taranto. Nel processo tarantino Fabio Riva risponde di associazione per delinquere, corruzione, disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e altri reati. A Milano invece l’industriale è stato condannato in primo e secondo grado a sei anni e mezzo di carcere con l’accusa di truffa allo Stato per aver beneficiato illecitamente di fondi statali destinati alle grandi aziende che esportano all’estero.
A dicembre scorso la Cassazione aveva confermato il rischio di inquinamento delle prove ma messo in dubbio quello di reiterazione del reato alla base delle esigenze cautelari dal momento che Riva si è dimesso da ogni incarico nell’azienda di famiglia e com’è noto da più di due anni lo stabilimento è commissariato dal governo. Nell'agosto 2015, invece, dopo il primo no alla scarcerazione del gip Vilma Gilli, il tribunale del riesame aveva negato i domiciliari al figlio del patron Emilio Riva.
Fabio Riva si era rifugiato per più di due anni a Londra per sfuggire al mandato di cattura emesso dalla magistratura italiana,
A chiedere una misura cautelare più blanda del carcere sono stati i difensori di Fabio Riva, gli avvocati Luca Perrone e Nicola Marseglia. In particolare durante la sua discussione davanti ai tre giudici del collegio l’avvocato Perrone per contestare l’attualità della misura cautelare ha fatto notare che le accuse del maxi processo “Ambiente svenduto” partono dal lontano 1995, anno in cui i Riva acquistarono dallo Stato lo stabilimento siderurgico di Taranto. “Si tratta di preistoria – ha detto il legale - A quei tempi, anche se pochi lo ricordano, il presidente del consiglio era Lamberto Dini”.

Nessun commento:

Posta un commento