giovedì 28 aprile 2016

GIOVEDI' ROSSI - PERCHE' DOBBIAMO STUDIARE L'IMPERIALISMO?

Ai lettori della Formazione Operaia,

in questo giovedì facciamo una digressione dal percorso di studio su "L'imperialismo" di Lenin, tornando sull'importanza della teoria, sul rapporto pratica-teoria-pratica, per due ragioni:
- per introdurre, per il prossimo futuro, un contributo a questa Formazione da parte del professore marxista Giuseppe Di Marco dell'Università Federico II di Napoli, il quale a premessa, in un seminario a compagni studenti, ha parlato del rapporto teoria-prassi (di cui, appunto, riportiamo stralci);
- per riaffermare, non ci stancheremo mai di farlo, lo scopo militante, proletario rivoluzionario, della nostra Formazione Operaia. E, quindi, abbiamo il bisogno di elevare la nostra conoscenza, la conoscenza dei proletari avanzati, perchè prendano nelle mani la costruzione del partito comunista di tipo nuovo e il lavoro per la rivoluzione. (e qui riprendiamo da Mao e Lenin).


Dal Prof. Di Marco:
"...Noi diciamo sempre che la teoria ci serve per la prassi, ma siccome la prassi la fanno tutti anche i boy scout, si tratta di capire che tipo di prassi è quella di un comunista, questa prassi è fondata su una visione scientifica della realtà, del processo storico, e quindi richiede al militante, in qualunque campo, sia quello che fa lavoro intellettuale, quello che fa il lavoro manuale, sia il militante politico a tutto campo, un metodo, che deve funzionare un po' al contrario di come facciamo noi nei gruppi di studio, nelle riunioni. Cioè leggiamo un classico del comunismo o enunciamo una teoria e allora diciamo: questa è la teoria, che cosa se ne deduce nella realtà? Non è questo il metodo, perchè è molto idealistico, della serie: io tengo un'idea e la faccio scendere in basso. E non funziona... i nostri maestri procedevano in maniera inversa, che è difficile da capire, però dovremmo imparare.
Il procedimento è quello di partire da un elemento concreto, fosse la I Guerra Mondiale per Lenin, fossero le lotte del '48, fosse la Comune di Parigi, ecc. e dentro questo fatto concreto andare a trovare la legge di movimento, andare a trovare la logica. Questa cosa è difficilissima da apprendere ma è fondamentale.
Ce lo spiega Lenin stesso in un libricino il “Che fare?”, dove sottolinea l'importanza della lotta teorica. La cosa nasce in questo modo: l'operaio con cui si va a parlare, lo studente, il professore, il
contadino con cui si va a parlare, noi compresi, avverte il disagio di una situazione particolare, ma da solo non arriverà mai a individuare le cause del disagio nell'intero modo di produzione in cui sta. Individuerà la causa del disagio, nel padrone, in quel ramo di produzione in cui lavora, nel Ministro, nel governo..., non riesce però a riportare questa cosa al funzionamento di tutta la società.

Al che si dice: ma a me che me ne importa. Me ne importa, perchè per il comunista il modo di rimediare a questo disagio è quello di abbattere l'intero assetto della società.
Tu dici, ma questo arriverà... ora non c'è. Certo, ma anche a Lenin, ecc. nessuno ha detto ora c'è.
Ma il problema è in ogni mossa politica immediata, dal volantinaggio al porto, dal fatto che devo prendere posizione sull'Ucraina, ecc., ad ogni momento specifico, riuscire a fare esplodere là dentro la questione generale, che tu la puoi risolvere soltanto cambiando completamente la società.

Faccio un esempio immediato, il reddito di cittadinanza, il reddito minimo. Io posso pure nell'immediato essere d'accordo su una misura provvisoria di assistenza sociale, ma devo sapere che questa è questo e non altro. Perchè se diventa qualcos'altro è tutta un'altra cosa e non funziona. Per fare questo tipo di ragionamento io devo tenere questo tipo di ossatura teorica, fondamentale per la prassi, che rende possibile il mio muovermi e il mio rapportarmi alla realtà in una situazione mobile. 

Nell'esercizio della militanza ci sta sia il lavare le pentole che studiare i testi che ci fanno conoscere le leggi generali di funzionamento della società.
Certo c'è bisogno di tempo per ogni attività, si tratta di un impresa improba. Ma anche sapere che la cosa è tosta, già è un passo avanti di questi tempi. Ma se non facciamo questo lavoro, è veramente inutile.
Le persone che hanno scritto quei testi a cui facciamo riferimento, su cui noi ci formiamo hanno lavorato così, e hanno acchiappato pure mazzate. Ma questo è: stare nelle contraddizioni, stare nei processi reali - se no si fa il pellegrinaggio alla Madonna di Pompei. Non c'è alternativa.

Questo lo dico, perchè vorrei proporre lo sforzo di non fare subito il “corto circuito”: allora questa cosa come la gioco per capire l'Isis, ecc.?...
....Certo, si dice: la “pratica è più importante”, ma senza teoria la pratica non si fa. E allora, almeno sappiamo che se usiamo parole tipo “imperialismo”, tipo “Stato”, tipo “superamento dello Stato”, dobbiamo però un minimo sapere con precisione di che cosa stiamo parlando.
Non ci sono scorciatoie. Come tutte le cose, da come si gestisce un corteo, a come si fa una campagna, anche la teoria ha delle tecniche. Allora il militante deve fare tutto insieme. E' difficilissimo, e soprattutto per chi ha la sfortuna di non avere un reddito fisso..."

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MAO TSE TUNG - SULLA PRATICA
DA: "SUL RAPPORTO FRA LA CONOSCENZA E LA PRATICA, FRA IL SAPERE E IL FARE"
"...La conoscenza umana dipende soprattutto dall’attività produttiva materiale: attraverso di essa l’uomo riesce a comprendere grado a grado i fenomeni, le proprietà e le leggi della natura, come pure i propri rapporti con la natura; inoltre, attraverso l’attività produttiva, a poco a poco giunge a diversi gradi di comprensione di certi rapporti reciproci fra gli uomini... Questa è la principale fonte di sviluppo della conoscenza umana.
La pratica sociale degli uomini non si limita alla sola attività produttiva ma ha molte altre forme: lotta di classe, vita politica, attività scientifica e artistica in breve gli uomini, in quanto esseri sociali, partecipano a tutti i campi della vita pratica della società e così conoscono, a gradi differenti, i vari rapporti che esistono tra gli uomini, non soltanto attraverso la vita materiale, ma anche attraverso la vita politica e culturale (che è strettamente legata alla vita materiale). Fra queste altre forme di pratica sociale, è in particolare la lotta di classe, nelle sue diverse forme, a esercitare una profonda influenza sullo sviluppo della conoscenza umana. Nella società divisa in classi, ogni individuo vive come membro di una determinata classe e ogni pensiero, senza eccezione, porta un’impronta di classe.
I marxisti ritengono che l’attività produttiva della società umana si sviluppi passo a passo, dagli stadi più bassi ai più alti, e che di conseguenza anche la conoscenza umana, sia nel campo della natura che della società, si sviluppi passo a passo, dagli stadi più bassi ai più alti cioè dal superficiale al profondo, dall’unilaterale al multilaterale..."

DA: "DA DOVE PROVENGONO LE IDEE GIUSTE?"
"Da dove provengono le idee giuste degli uomini? Cadono dal cielo? No. Sono innate? No.
Esse provengono dalla pratica sociale e solo da questa. Provengono da tre tipi di pratica sociale: la lotta per la produzione, la lotta di classe e la sperimentazione scientifica.
E' l’essere sociale dell’uomo che determina il suo pensiero. Una volta assimilate dalle masse, le idee giuste, proprie della classe avanzata, si trasformano in una forza materiale capace di cambiare la società e il mondo...
Innumerevoli fenomeni del mondo oggettivo esterno si riflettono nel cervello dell’uomo attraverso i cinque sensi: vista, udito, odorato, gusto e tatto. All’inizio la conoscenza è percettiva. Quando si sono accumulate sufficienti conoscenze percettive, si verifica un salto: la conoscenza percettiva si trasforma in conoscenza razionale, cioè in pensiero. Questo è un processo della conoscenza. E' la prima fase nell’intero processo della conoscenza, è la fase che va dalla materia, oggettiva, allo spirito, soggettivo, dall’essere al pensiero. In questa fase non è stato ancora provato se lo spirito, o pensiero (che include teorie, politica, piani e metodi) rifletta correttamente le leggi del mondo oggettivo esterno; non è ancora possibile stabilire se esso sia o no giusto.
Segue la seconda fase del processo della conoscenza, la fase che va dallo spirito alla materia, dal pensiero all’essere, in cui si applica alla pratica sociale la conoscenza acquisita durante la prima fase per verificare se le teorie, la politica, i piani e i metodi raggiungono i risultati previsti...
...Attraverso la prova della pratica, la conoscenza dell’uomo compie un altro salto, ancora più importante del precedente. Solo questo salto, in effetti, può dare la prova della validità del primo, può cioè provare se le idee, le teorie, la politica, i piani, i metodi, ecc., elaborati nel corso del processo di riflessione del mondo oggettivo esterno, siano o no giusti. Non vi sono altri mezzi per provare la verità..."

LENIN - "Senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario
Non si insisterà mai troppo su questo concetto in un periodo in cui la predicazione opportunistica venuta di moda è accompagnata dall’esaltazione delle forme più anguste di azione pratica. Ma per la socialdemocrazia russa (i comunisti - ndr) , in particolare, la teoria acquista un’importanza ancora maggiore per le tre considerazioni seguenti, che sono spesso dimenticate. Innanzi tutto, il nostro partito è ancora in via di formazione, sta ancora definendo la sua fisionomia ed è ben lungi dall’aver saldato i conti con le altre correnti del pensiero rivoluzionario, che minacciano di far deviare il movimento dalla giusta via. Anzi, proprio in questi ultimi anni (come Axelrod già da molto tempo aveva predetto agli economisti ci troviamo di fronte ad una reviviscenza delle tendenze rivoluzionarie non socialdemocratiche... Dal consolidarsi dell’una piuttosto che dell’altra "tendenza" può dipendere per lunghi anni l’avvenire della socialdemocrazia russa.
In secondo luogo, il movimento socialdemocratico è per la sua stessa sostanza internazionale. Ciò non significa soltanto che dobbiamo combattere lo sciovinismo nazionale. Significa anche che in un paese giovane un movimento appena nato può avere successo solo se applica l’esperienza degli altri paesi. Ma per applicarla non basta conoscerla o limitarsi a copiare le ultime risoluzioni. Bisogna saper valutare criticamente e verificare da se stessi questa esperienza...
In terzo luogo, i compiti nazionali della socialdemocrazia russa sono tali, quali non si sono mai presentati a nessun altro partito socialista del mondo..."

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