sabato 25 giugno 2016

Trasformare le assemblee all'Ilva in aperta contestazione

Da lunedì comincerebbero le assemblee, indette dai sindacali confederali, di area, reparto all'Ilva.  
NON E' CERTO QUELLO CHE SERVE. Perchè occorre un'ASSEMBLEA GENERALE, perchè gli operai oltre che sentire, possano decidere tutti insieme cosa bisogna fare.
Ma i sindacati confederali non vogliono questa assemblea generale per non trovarsi di fronte a contestazioni dei lavoratori, per tenere le assemblee sotto controllo.

Trasformare queste assemblee in aperta e forte contestazione
verso il governo che ha fatto il 10° decreto, la situazione attuale di svendita al buio e i sindacati confederali che stanno accompagnando questa morte lenta e annunciata. 

La situazione in fabbrica va sempre più peggiorando, "siamo alle pezze", non abbiamo neanche i pezzi di ricambio, e da un momento all'altro l'infortunio o l'incidente può succedere.
Quello che stanno facendo governo e commissari è una svendita a nuovi padroni.

Ma il nostro problema non è sceglierci il padrone!
Sia l'una che l'altra cordata prevede tagli almeno di un 30% di noi operai, considerando anche l'appalto, nessuna reale bonifica e contratti peggiorativi per chi resta.
Anche sul fronte salari siamo a rischio. I 300 milioni dati dal governo coprivano fino a fine giugno. Mentre continua la "solidarietà" con "figli e figliastri".

Senza una mobilitazione vera vi sarà sempre più attacco al lavoro, al salario, alla nostra salute dentro e anche fuori la fabbrica. Nessuno può sentirsi al riparo.
 
Il 10° decreto è il peggiore e più illegale fatto finora: concede l'immunità e quindi il via libera a violazioni sulla sicurezza, sull'ambiente ai nuovi padroni; rinvia fino addirittura al 2019 gli interventi di bonifica (tra cui la copertura dei micidiali parchi minerali). Di fatto vuol dire non farle mai, visto che permette ai nuovi padroni di modificare il piano ambientale (cioè di peggiorarlo). Questo decreto toglie ai nuovi acquirenti l'obbligo di restituire i 300 milioni e altri debiti (che quindi pagherà lo Stato, cioè noi); ripresenta la strada della newco - in cui sarà salvata solo una parte della fabbrica e gli operai passeranno con un nuovo contratto all'insegna del jobs act - e della badcompany - in cui saranno messi debiti, risarcimenti, spese ambientali "improduttive" e migliaia di esuberi operai.

Questo 10° decreto va cancellato!

Siamo stati fin troppo zitti e fermi su questo. Ora basta, dobbiamo ribellarci!

Gli operai devono autorganizzare una lotta vera, che li faccia sentire e pesare, una lotta decisa dagli operai stessi, autonoma dai vertici dei sindacati confederali.

Occorre sì un decreto, ma un DECRETO OPERAIO!

- devono essere fatte subito le bonifiche, a partire dalla copertura dei parchi minerali, il risanamento degli impianti e aree nocive
- nessun di noi operai deve andare a casa, 

-
salari e diritti non si toccano,
- la prima messa a norma è garantire la nostra sicurezza e salute
- dobbiamo imporre di poter andare in pensione prima, perchè i
n una fabbrica nociva come l'Ilva non si può stare e lavorare per tanti anni, ma 25 anni bastano
- vogliamo una postazione ispettiva, degli organi di controllo fissa in fabbrica
- vogliamo
visite mediche mirate, cure sanitarie gratuiti, ospedale e strutture d'emergenza.

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