lunedì 11 dicembre 2017

Ilva - Calenda continua a ricattare... ma non basta certo la convocazione del Tavolo

Calenda pretende il ritiro del ricorso al Tar di Comune e Regione, come si suol dire: "a fiducia"; nel caso concreto a condizione ancora una volta ricattatoria.
Ma in genere le iniziative si fermano quando vi sono dei fatti che rispondono positivamente alle richieste.
Ma cosa è all'OdG del tavolo del 20 dicembre?
E' l'avvio della copertura subito dei parchi minerali?
E' l'occupazione di tutti gli operai nella nuova proprietà, senza operai di serie A e serie B?
E' il mantenimento dei contratti e dei diritti acquisiti?
E' la salvaguardia di salari e posti di lavoro per gli operai dell'appalto?
E' la manutenzione straordinaria degli impianti a rischio, è l'utlizzo delle tecnologie per una produzione che non sia nello stesso tempo produttrice di malattie e morti?
E' la bonifica sul territorio, impegnando i disoccupati?
Ecc.

Non solo su questo non si dice niente, o solo su alcuni punti vaghe promesse, ma si sta marciando in direzione opposta.

Ma la Min. Lorenzin che fa, sfotte...? Una dichiarazione "entusiasta" giunta al momento opportuno per dare man forte all'azione pressante di Calenda

(Dal Corriere di Taranto)

Lo ha dichiarato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, interpellata sui rischi ambientali della città di Taranto a margine della conferenza internazionale “Health in the Cities”

«Abbiamo avuto notizie molto positive dal punto di vista della salute della popolazione: è evidente che bisogna lavorare sulle emissioni, sulla gestibilità dell’area e sulla prevenzione». È l’annuncio del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, interpellata sui rischi ambientali della città di Taranto a margine della conferenza internazionale Health in the Cities sulla salute delle città. «Su Taranto – ha aggiunto – stiamo facendo un grossissimo lavoro ormai da quattro anni a livello sanitario. Grazie a un’azione di monitoraggio serissima che abbiamo realizzato attraverso screening finanziati (ricordo che abbiamo stanziato 50 milioni di euro) che hanno permesso di monitorare le condizioni di salute di tutti i bambini della città, fino ai 10 anni».

Dal Corriere di Taranto - Ilva: il processo, la situazione all'Ilva e le prossime iniziative

Ilva: incontro pubblico, il processo e le prossime lotte
L’incontro pubblico promosso dallo Slai cobas per il sindacato di classe e dalla Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro e la salute sul territorio il 6 dicembre  sull’Ilva, ha avuto una buona partecipazione rappresentativa e ha indicato decisioni importanti per il futuro dell’azione delle lotte a Taranto e a livello nazionale sulla questione Ilva, come paradigma e centro di tutte le vicende di questo tipo. Questo incontro è stato fatto il 6 dicembre – 10° anniversario della Thyssen – volutamente, per ricordarla non con le parole ma con i fatti di un’azione che continua al servizio della classe operaia e delle masse popolari.
Si è partiti innanzitutto dal maxi processo ai ‘padroni’ e ai loro complici dell’Ilva, dando la

Domani sera incontro pubblico del MFPR sulla manifestazione del 25 novembre e dopo

Le lavoratrici dello Slai cobas sc, le compagne del Movimento femminista proletario rivoluzionario, MARTEDI' 12 DIC. ALLE ORE 18 c/o sede Slai cobas racconteranno, anche con le immagini, della grande manifestazione delle donne del 25 novembre scorso e delle iniziative da fare.


Signore, cosa vi aspettavate da un marò fascista, assassino di pescatori indiani? Che è uno "stronzo" e violentatore anche in famiglia...

da LA REPUBBLICA PIEMONTE - TORINO

Latorre, la denuncia della moglie del marò: "Ha abbandonato i suoi figli"

 I legali: "Non li vede da agosto"
"Ha quasi del tutto abbandonato i suoi figli. Non è venuto nemmeno al compleanno dei 18 anni della più grande. Ormai se ne disinteressa e non rispetta minimamente le decisioni del giudice". Rosalba Ancona è  la moglie di Massimiliano Latorre, uno dei marò accusati di aver ucciso per errore in India, al largo delle coste del Kerala, due pescatori del posto scambiati per pirati. La vicenda risale al 2012.

"Nessuno vuole mettere in dubbio il suo operato all’interno della Marina, ma come famiglia siamo distrutti. L’ultima volta che ha visto i suoi figli è stato lo scorso agosto: adesso forse li incontrerà qualche giorno per le vacanze di Natale. Ma hanno bisogno di un padre presente, che si occupi di loro". Nel suo sfogo Rosalba Ancona parla di minacce ed episodi di violenza, per cui in passato avrebbe anche presentato delle querele, ma che alla fine ha ritirato. "L’ho fatto quando c’è stata la questione in India. Mio marito doveva già affrontare grossi problemi e non volevo aggravare la sua posizione. La priorità per tutti noi era che tornasse a casa sano e salvo. Adesso però la situazione è cambiata". Massimiliano Latorre è in Italia dal 2014, quando è stato colpito da un ictus: vive a Roma con una nuova compagna. Da una prima unione ha anche un’altra figlia, Giulia Latorre: anche lei, nel 2016, aveva denunciato il disinteresse del padre nei suoi confronti...

Verso la manifestazione nazionale dei migranti del 16 dicembre - Iniziative a Taranto

GIOVEDI' 14 ALLE ORE 18 riunione presso la sede dello Slai cobas via Rintone, 22 con rappresentanti dei migranti di vari centri di accoglienza: documenti, riconoscimento del diritto d'asilo, diritti dei migranti nei centri d'accoglienza e nell'hotspot;
VENERDI' ORE 10 presidio alla prefettura - NO all'espulsione dei migranti - HAIDARA DEVE RESTARE IN ITALIA!
SABATO DALLE I8, presidio in piazza della Vittoria, in legame con la manifestazione nazionale che si tiene a Roma

Info: slaicobasta@gmail.com - 3339199075

Haidara - a destra della foto - nella manifestazione nazionale a Roma del 12 nov. 2016

NOTAP: "Siamo stati ammanettati e picchiati"

domenica 10 dicembre 2017

NO allo Stato di polizia in Salento contro il movimento NOTAP

A fronte della grande manifestazione NOTAP si è scatenata una repressione di massa, 53 manifestanti fermati all'interno della zona rossa.
L'episodio è avvenuto durante una delle consuete passeggiate pomeridiane in zona San Basilio con cui gli attivisti continuano a manifestare la contrarietà all'ennesima grande opera inutile. Un centinaio di attivisti si sono ritrovati nel primo pomeriggio di oggi a ridosso della zona rossa, e una parte di loro è riuscita ad aggirare il primo blocco. Subito dopo sono stati accerchiati, ammanettati e portati in questura a Lecce, tra loro ci sarebbero anche alcuni minorenni. Ci sarebbero dei feriti tra cui una ragazza appena ventenne.
Alla notizia dell'arresto di massa, un presidio spontaneo si è creato sotto la questura, in attesa che tutti e tutte vengano rilasciati. Un episodio gravissimo che marca ancora una volta il nervosismo e le prepotenze da parte della polizia dopo i tre giorni d'inizative che hanno visto la popolazione compatta scendere in piazza mercoledì nelle strade di Melendugno per il riuscitissimo sciopero notap e sabato a Lecce con un grande corteo popolare con migliaia di persone presenti.

AGGIORNAMENTO 10/12: a quanto riferiscono i notap sul posto i fermati dovrebbero essere stati tutti rilasciati nella notte. Diversi fogli di via e telefoni sequestrati.

venerdì 8 dicembre 2017

ILVA - INCONTRO PUBBLICO DEL 6 DICEMBRE - RAPPRESENTATIVO E IMPORTANTE PER LE DECISIONI E IL MESSAGGIO OPERAIO

L'incontro pubblico promosso dallo Slai cobas per il sindacato di classe e dalla Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro e la salute sul territorio il 6 dicembre sull'Ilva, ha avuto una buona partecipazione rappresentativa e ha indicato decisioni importanti per il futuro dell'azione delle lotte a Taranto e a livello nazionale sulla questione Ilva, come paradigma e centro di tutte le vicende di questo tipo.
Questo incontro è stato fatto il 6 dicembre – 10° anniversario della Thyssen – volutamente, per ricordarla non con le parole ma con i fatti di un'azione che continua al servizio della classe operaia e delle masse popolari.

Si è partiti innanzitutto dal maxi processo ai padroni assassini e ai loro complici dell'Ilva, dando la parola agli avvocati che rappresentano le parti civili, operai Ilva, lavoratori del cimitero, gruppi di abitanti dei quartieri inquinati, ecc. Gli avvocati hanno fatto il punto preciso e dettagliato delle vicende legali in corso, con una denuncia in relazione ai tempi e all'andamento del processo, e all'azione degli legali degli imputati che in maniera spudorata puntano a difendere i loro assistiti “dal processo” e non nel processo. Si è esaminato come intervenire dentro questo processo affinchè risponda alle aspirazioni di giustizia, portate dalle parti civili, ma come espressione degli interessi generali degli operai dell'Ilva e masse popolari tarantine.
Sono state quindi lanciate da questa significativa tribuna due iniziative nel merito:
organizzare una presenza di massa delle centinaia di parti civili al processo in forme adeguate a “impressionare” e ad evidenziare la drammatica e sistemica contraddizione di cui questo processo è espressione.
A questo si unirà l'azione congiunta degli avvocati per sostenere la richiesta di sequestro, blocco dei fondi degli imputati, per evitare che il processo arrivi a condannare delle persone divenute ormai delle “scatole vuote”.

Ma l'incontro ha visto la presenza di legali di altre città, segnatamente Palermo, che traendo molti insegnamenti dalla vicenda Ilva madre di tutti i processi, hanno assunto l'impegno di estendere il fronte degli avvocati su scala nazionale per portare in tutti i tribunali la natura nazionale di questo processo di Taranto che influenza l'andamento e le sentenze di tanti altri processi in materia su scala nazionale.
Così come il rappresentante della Rete nazionale sicurezza delle sedi del Nord ha portato il suo impegno ad organizzare delle assemblee, a Milano, Bergamo, Torino, per informare della battaglia a Taranto e ha lanciato la proposta di una nuova marcia nazionale ed eventualmente di una nuova manifestazione nazionale a Taranto, dopo quelle che ci sono state nel passato sia per la Thyssen, sia a Taranto alcuni anni fa, legate alle morti sul lavoro.

Questa assemblea ha vissuto due momenti emotivamente coinvolgenti e di grande spessore rispetto alla battaglia in corso.
Con voce pacata, ma sempre intensa il padre di Francesco Zaccaria, il giovane operaio morto all'Ilva per il crollo della gru, ha riattraversato la vicenda, partendo dal fatto che, come ha scritto lo Slai cobas sc, quello è stato un assassinio, un assassinio annunciato e in una certa misura predisposto, che aspettava l'evento per realizzarsi; in cui le responsabilità dell'Ilva, dei suoi padroni, dei capi, degli organi di controllo, delle aziende costruttrici dell'impianto sono gravi, documentate e inoppugnabili. Ma proprio questa loro inoppugnabilità non passa nei Tribunali, tale che Zaccaria ha potuto affermare senza ombra di smentita “io non ho fiducia nella giustizia”, e che questa battaglia deve essere fatta effettivamente perchè si sappia la verità e si sviluppino coscienza, condizioni e movimento che permettano di contrastare queste morti annunciate (tutto l'intervento di Zaccaria sarà reso disponibile, per coglierne tutta la forza e l'appello che esso contiene).

L'altro è stato un breve intervento di un operaio dell'Ilva che, richiamando le parole di Zaccaria e i contenuti di altri interventi, ha affermato che se effettivamente non c'è giustizia e se le condizioni degli operai, dei cittadini restano così, l'unica soluzione è la rivoluzione. La cosa ha colpito perchè viene dalla voce diretta di un operaio come tanti altri, più attivo, che vede con i suoi occhi l'andamento del processo, l'andamento della fabbrica e trae da questi elementi, da questa conoscenza ed esperienza, la necessità, inevitabilità che gli operai percorrano un'altra strada, quella rivoluzionaria.

Infine, importante è stato in questa assemblea l'intervento di associazioni impegnate in prima fila nella lotta ambientale della città, peraltro rappresentate in questa occasione da ex operai dell'Ilva. Il rappresentante di “Libera” ha ricostruito sia l'esperienza personale dentro la fabbrica, ricordando come negli anni '70 e immediatamente successivi la classe operaia abbia messo nelle lotte energie e proposte che avrebbero permesso di frenare l'ondata dei morti e la dinamica che ha portato al disastro ambientale; e di come questa battaglia si sia persa lungo la strada. Ma essa resta centrale, perchè senza la classe operaia non si può vincere all'Ilva e in città. 'Libera' ha ricordato anche l'impegno sulla Thyssen dell'associazione di Don Ciotti.
La Lega ambiente, dopo aver riproposto la linea generale dell'unità lavoro, salute, ambiente che ne caratterizza l'azione negli ultimi anni a Taranto, ha posto l'accento sulla battaglia in corso, sulla necessità di opporsi ai diktat del governo, del sostegno al Sindaco e amministrazioni locali rispetto al contrasto in corso col governo.

Infine Peace Link, rappresentata dal suo responsabile più noto e impegnato nella vicenda Taranto, Alessandro Marescotti, ha segnalato che il cuore di questa battaglia in corso col governo debba riguardare l'opposizione all'impunità per commissari e nuovi padroni contenuta nei decreti che porterà in fabbrica e in città a spuntare l'arma dei ricorsi e dell'opposizione anche giudiziaria allo strapotere dei padroni di questa fabbrica. Le associazioni ambientaliste unite daranno battaglia su questo sin da questi giorni.

Lo Slai cobas per il sindacato di classe ha portato dentro l'assemblea l'appello all'azione comune subito, nella lotta contro il 'fronte comune' che padroni, governo e pezzi del sindacato confederale realizzano, riconoscendo tutti, al di là delle diverse posizioni, che il cuore di questa battaglia è la mobilitazione degli operai, e che senza di essa o vi sono i diktat di governo e padroni o dieci volte il “deserto nocivo” di Bagnoli. Ma ha fatto soprattutto un forte appello agli operai presenti perchè non si scoraggino sugli ancora pochi numeri di operai coscienti, ma comincino a costruire dal basso organizzazione e lotta autonoma dai sindacati confederali, superando sfiducia, attesismo; e lancino loro alla popolazione dei quartieri inquinati un messaggio di unità operai/cittadini. Perchè – ha concluso lo Slai cobas sc - solo con la forza, che la fabbrica rende collettiva, della classe operaia si può vincere.

Sono a disposizione materiali, portati all'incontro, sulle udienze del processo Ilva e su un lavoro approfondito, documentato e soprattutto “di parte” sulla crisi della siderurgia a livello mondiale.

Oltre una parte degli interventi che pubblicheremo nei prossimi giorni, è a disposizione la registrazione di tutto l'incontro del 6 dicembre

Si possono richiedere a slaicobasta@gmail.com - 3475301704

 

Esposto contro Ilva ed Eni, le associazioni fanno il punto: raccolte oltre 1.500 firme - lo slai cobas per il sindacato di classe Taranto condivide questo testo e ritiene che gli operai ilva indotto lo debbano fare proprio


esposto eni ilva 2017
TARANTO – Si è svolta questa mattina, a Palazzo di Città, la conferenza stampa promossa da varie associazioni che hanno raccolto le firme (oltre millecinquecento) a supporto dell’esposto su Eni ed Ilva che documenta una serie di criticità con abbondante documentazione di immagini e dati.
“La situazione ambientale a Taranto continua ad essere grave ed è per questo che riteniamo vada abolita l’immunità penale concessa ad ILVA nel 2015 e prorogata fino al 2023 con il DPCM impugnato da Comune e Regione”. E’ quanto si legge in un appello lanciato e firmato da Genitori Tarantini, PeaceLink, Verità per Taranto, Wwf Taranto. Di seguito il resoconto delle associazioni.

Perchè il DPCM impugnato garantisce l’immunità penale

Le condotte poste in essere in  attuazione del Piano (…) non  possono  dare  luogo  a responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario e  dei  soggetti  da  questo  funzionalmente  delegati”. Con l’art.1 comma 4 lettera b del decreto legge n. 98 del 9/6/2016 l’esenzione dalla responsabilità penale o amministrativa è estesa all’affittuario o all’acquirente. Con il DPCM impugnato di fronte al TAR da Comune e Regione l’immunità è estesa fino al 2023 in quanto entra in vigore un nuovo cronoprogramma fissato nel DPCM stesso.

La nostra posizione dopo la visita lampo del ministro Calenda a Taranto

Alla luce della Conferenza Stampa del Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano occorre comunicare la nostra posizione.
Al Comune e alla Regione chiediamo che non si ceda di un millimetro sul diritto alla legalità. Ritirare il ricorso al TAR significherebbe rinunciare ad una verifica di legalità sull’operato del governo che con un decreto ritiene di spostare al 2023 adempimenti importantissimi per la messa a norma degli impianti. Abbiamo letto sulla nuova autorizzazione AIA che persino i certificati di prevenzione incendi degli impianti più pericolosi verrebbero differiti al 2023 quando dovrebbero essere già pronti. Non si può far vivere i lavoratori e l’intera città nel pericolo.
Noi sosteniamo e sosterremo l’azione del Comune e della Regione se la Regione e il Comune si impegneranno sul ripristino della vera legalità compromessa da questo DPCM che consente di estendere l’immunità penale ai nuovi padroni dell’ILVA fino al 2023.
La questione dell’immunità penale per l’ILVA rappresenta oggi il vero baricentro di tutta la questione sul tappeto in questo momento. La questione dell’immunità è ignorata ma esiste. E noi non vogliamo che a Taranto venga consentita quella che consideriamo una potenziale “licenza d’uccidere” garantita per legge. Ed è per questo che vogliamo a Taranto un Osservatorio mortalità in tempo reale per verificare ufficialmente in modo istantaneo se i decessi a Taranto sono tornati nella normalità o se permangono più elevati rispetto all’atteso. Questo lo chiediamo per mettere sotto osservazione in particolare i Wind Days.
Invitiamo tutte le associazioni interessate a sostenere questo movimento di cittadinanza attiva. E chiediamo al Comune e alla Regione di farne parte assieme a noi. Per questo ci siamo dati appuntamento in Municipio, dove per altro alle 11.30 vi sarà un incontro istituzionale organizzato dal Comune sui Wind Days a cui siamo stati invitati e a cui parteciperanno anche ASL e ARPA.
Noi riteniamo importante che con Comune e Regione venga condiviso un percorso a tutela dei cittadini che porti ad un nuovo piano regionale qualità dell’aria per Taranto che parta proprio dalla questione Wind Days e che si riverberi sull’AIA in termini di prescrizioni.
Concludiamo con la sintesi dei punti imprescindibili per noi.
  • L’immunità penale per l’ILVA deve essere abolita.
  • Il Tavolo per Taranto si deve fare a Taranto e non a Roma.
  • Al Tavolo per Taranto devono poter partecipare le associazioni.
  • Il Tavolo per Taranto deve avere una trascrizione di quanto si dice, rendendo trasparenti le posizioni, come avviene nelle sedute del Parlamento, dei consigli comunali, ecc.
  • Il Tavolo per Taranto deve rispettare la Convenzione di Aarhus (ratificata con legge 108/2001) sulla partecipazione dei cittadini ai processi decisionali.

Ilva, Legambiente sui “Wind Days”: unica soluzione la copertura dei parchi minerali


Tamburi Taranto

In margine al tavolo sui Wind Days che si è riunito oggi nel palazzo di Città, ecco le dichiarazioni di Lunetta Franco, presidente del circolo Legambiente di Taranto: “L’ordinanza sindacale sui Wind Days è stata l’importante detonatore  per porre all’attenzione nazionale un problema grave che affligge, e non da oggi, il quartiere Tamburi e –  seppure in misura meno drammatica, tutta la città e segnatamente i quartieri Paolo VI e Borgo.
Nell’apprezzare quel provvedimento e il tavolo aperto che si è svolto oggi, Legambiente torna a sottolineare come l’unica soluzione del problema sia la copertura dei parchi minerali nel più breve tempo possibile che poniamo come una delle questioni irrinunciabili del Tavolo per Taranto.
Nelle more va previsto l’incremento delle misure già adottate (e cioè la filmatura dei cumuli, la bagnature più massiccia degli stessi) e ulteriori misure protettive. Chiediamo da tempo, infatti che tali misure siano implementate e lo abbiamo posto anche oggi al tavolo di discussione anche alla luce di un verbale dell’Ispra relativo a un’ispezione effettuata in ILVA nel luglio scorso e reso noto ieri da un organo di informazione.In tale verbale l’Ispra denuncia una insufficiente bagnatura delle cime dei cumuli di minerale stoccato nei parchi. Abbiamo chiesto pertanto al vicesindaco, che presiedeva la riunione, che il Comune di Taranto chieda ai commissari Ilva, oltre all’incremento delle misure già adottate nei giorni precedenti e nei wind days stessi, tutte le misure (compreso l’abbassamento dei cumuli e il loro ulteriore arretramento) per abbattere il carico di polveri nocive che grava sulla città.

Da Corriere di Taranto - Piano Ambientale: la visita ispettiva di ottobre nell’area a freddo

Nel giro di poche settimane, sul sito del ministero dell’Ambiente alla pagina dedicata all’attuazione delle prescrizioni AIA per l’Ilva di Taranto, è stato pubblicato anche il verbale della visita ispettiva effettuata lo scorso ottobre, nei giorni 25-26-27, dopo quella effettuata a luglio.leggi l’articolo sull’ispezione di luglio http://www.corriereditaranto.it/2017/12/06/ilva-attuazione-del-piano-ambientale-lispezione-luglio-criticita-area-parchi-cokeria/)
Nella giornata del 25 ottobre, dopo una breve riunione di insediamento negli Uffici messi a disposizione da Ilva, il Gruppo Ispettivo formato da tecnici ISPRA e di ARPA Puglia, ha avviato le attività ispettive con una riunione in cui sono stati pianificati gli aspetti relativi alla schedulazione delle 3 giornate di ispezione, inclusi i previsti sopralluoghi e le attività di

Slai cobas: “Per i lavoratori ex Pasquinelli non basta la continuità lavorativa”


Dalla Redazione - Corriere di Taranto
 
Sempre all’ultimo minuto, i lavoratori ex Pasquinelli hanno potuto avere la continuità lavorativa, sempre con la Cooperativa Kratos, fino al 31 marzo 2018. Con questa nuova gara d’appalto torneranno al loro orario di 36 ore settimanali, che invece in questi ultimi mesi era stato tagliato, insieme chiaramente agli stipendi, di ben 11 ore settimanali.
Ma qui finiscono gli aspetti positivi. Ottenuti grazie al fatto che i lavoratori non si sono mai fermati nelle iniziative di lotta verso il Comune” dichiarano dallo Slai cobas per il sindacato di classe ‘Lavoratori ex Pasquinelli’.“Per il resto, non va affatto bene. Si continua, da parte del Comune, con una logica di servizi ultra precari, senza futuro, e non certo quelli necessari alla città. Ancora i lavoratori della ex Pasquinelli, formati per la raccolta differenziata e tutto il ciclo rifiuti, addetti per anni alla selezione della differenziata, vengono messi da mesi e comunque fino a tutto marzo 2018 a “raccogliere carte e cicche” e poco altro nelle piazze – si legge nel comunicato dello Slai cobas -. A questo si aggiunge una organizzazione da parte del Comune delle unità lavorativa nelle piazze grottesca, senza logica; per esempio, in situazioni come il Parco del mirto a Paolo VI, per cui da anni chiediamo che sia rimesso a posto, che vi sia una continua manutenzione del verde e delle strutture, per restituirlo alla vivibilità della gente di Palo VI e della città, dovrebbero lavorare solo 2 persone (lì dove ce ne vorrebbero almeno 10); ad altre piazze molto ma molto più piccole, come piazza Messapia anche qui 2 lavoratori che dopo un’ora di lavoro si devono “inventare” cosa fare“.
Ma soprattutto non si vede una volontà da parte dell’amministrazione comunale di utilizzare l’esperienza di questi lavoratori dopo marzo 2018 per l’estensione nei quartieri della raccolta differenziata (Paolo VI l’aspetta da tre anni…) – per la selezione della differenziata. Questa sì che servirebbe alla città ed eleverebbe effettivamente le basse percentuali di raccolta (aumentate solo momentaneamente con interventi spot sugli ingombranti) – proseguono dallo Slai cobas -. I lavoratori Slai cobas non si accontentano, non gridano alla vittoria (come invece fa l’Ugl) per le miserie e le toppe di lavoro che finora vengono date. Noi vogliamo a gennaio un Tavolo serio con Comune e e Regione per fare il piano per l’estensione della raccolta differenziata e per dare un vero futuro, dignitoso a questi lavoratori e un servizio necessario ai cittadini” concludono.

Condemi e Renna arrestati - quelli che... (Condemi) hanno preso in giro cittadini dei Tamburi, (Renna) di farsi portavoce dei disoccupati per spezzarne la lotta...

Bisogna liberare il campo da politici e faccendieri che erano e sono probabilmente in tutte le giunte e consigli comunali
Mazzette, arrestati l’ex assessore Condemi e l’ex consigliere Renna
Militari del Nucleo di Polizia tributaria del comando provinciale della Guardia di finanza di Taranto, diretti dal colonnello Antonio Marco Antonucci, hanno arrestato in flagranza di reato con l’accusa di estorsione l’ex consigliere comunale Aldo Renna e l’ex assessore comunale e candidato sindaco del centrodestra (in occasione delle elezioni 2012) Filippo Condemi.

Su disposizione del pm Enrico Bruschi, il primo è in carcere, il secondo ai domiciliari per motivi di età e per le condizioni di salute non ritenute compatibili in questo momento con il regime carcerario.
Condemi, con la complicità di Renna, avrebbe chiesto una ‘mazzettà per accomodare un arbitrato civile. I due sono stati bloccati all’interno di un bar cittadino mentre avveniva la dazione di denaro. Nella controversia tra l’uomo che ha presentato la denuncia e il suo ex socio risulta arbitro la figlia di Condemi. Quest’ultimo avrebbe garantito, secondo la tesi dell’accusa, l’esito favorevole dell’arbitrato in cambio di una tangente

Calenda torna alla politica dei ricatti - Melucci tenga duro e operai e cittadini manifestino - altrimenti avremo un buco nell'acqua



Ilva, Calenda a Melucci: “Ritira il ricorso al Tar come hai promesso, altrimenti tavolo salta”
La convocazione con l’ordine del giorno condiviso è uscita ieri, mi aspetto che il ricorso venga ritirato immediatamente” dal sindaco di Taranto. Lo ha detto il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda a ‘Focus Economia’ su Radio24, “altrimenti il tavolo non si fa, o ci occuperemo di quei problemi ma senza un confronto che non può essere in parallelo nelle aule di tribunale“. Calenda ha ricostruito l’esito dell’incontro avuto nei giorni scorsi a Taranto con il sindaco: “Insieme tiriamo un ordine del giorno della riunione istituzionale di Taranto, facciamo una dichiarazione congiunta in cui si dice questo è l’ordine del giorno, appena ricevo la dichiarazione formale ritiro il ricorso. Ieri ho mandato la convocazione formale con quell’ordine del giorno – ha detto Calenda -, sto aspettando di sapere se, ma immagino che sarà così, il sindaco terrà fede a ciò che ha detto, e cioè ritirare il ricorso perché non si può aprire un tavolo e discutere di cose che si discutono parallelamente al tavolo e in un tribunale“.

giovedì 7 dicembre 2017

Il grande sciopero generale contro la TAP a Meledugno

Circa 3000 persone hanno attraversato le strade di Melendugno per gridare il proprio NO a un'opera dannosa, inutile, pericolosa. Già nei giorni scorsi si annunciava una settimana epocale per il movimento popolare nato dal basso contro il gasdotto che dovrebbe arrivare sulle coste salentine.

Domenica scorsa una grossa assemblea aveva coinvolto e raccolto la solidarietà di centinaia di persone nel pieno centro di Lecce, raccontando di un territorio ormai completamente in balia delle forze dell’ordine da 60 giorni, con il futuro cantiere circondato da filo spinato e gli abitanti della zona sistematicamente intimiditi a ogni cenno di protesta. A inizio settimana è arrivata l’adesione allo sciopero contro il TAP della quasi totalità dei commercianti di Melendugno che oggi hanno chiuso le saracinesche con il cartello “Chiudo per dignità. Noi non vendiamo la nostra dignità, noi non vendiamo la nostra terra. NO TAP”  per potersi unire al corteo. Alle ore 7:00 di stamattina in centinaia di persone si sono ritrovate al campo sportivo del paese, una fiumana di gente che si è ingrossata fino a raggiungere le tremila persone che sono arrivate fino a piazza risorgimento. Da lì i manifestanti si sono spostati fino al lungomare di San Foca, completamente blindato da centinaia di agenti in assetto anti-sommossa. Alcuni NOTAP sono però riusciti ad arrivare fino a ridosso della zona rossa dove sta ancora continuando la protesta. Nuove iniziative di lotta sono previste per il week-end dell’immacolata tra cui un grande corteo a Lecce  con partenza da Porta Napoli.
Già qualche giorno fa i notap annunciavano che la consapevolezza tra la popolazione stava crescendo inesorabilmente così come la mobilitazione “ormai il vento è diventato Tempesta, e tutta la popolazione unita sta combattendo in una lotta epocale” e oggi concludono “uno tsunami si sta abbattendo su San Foca. Un'onda gigantesca di gente consapevole che la propria dignità ha un valore enorme”. E non si può che dar loro ragione quando aggiungono UNITI SI VINCE! 
(Foto dalla pagina FB del MOVIMENTO NOTAP

Lavoratori ex Pasquinelli - non basta la continuità lavorativa

Sempre all’ultimo minuto, i lavoratori ex Pasquinelli hanno potuto avere la continuità lavorativa, sempre con la Coop. Kratos, fino al 31 marzo 2018.
Con questa nuova gara d’appalto torneranno al loro orario di 36 ore settimanali, che invece in questi ultimi mesi era stato tagliato, insieme chiaramente agli stipendi, di ben 11 ore settimanali.
 
Ma qui finiscono gli aspetti positivi. Ottenuti grazie al fatto che i lavoratori non si sono mai fermati nelle iniziative di lotta verso il Comune.
 
Per il resto, non va affatto bene. Si continua, da parte del Comune, con una logica di servizi ultraprecari, senza futuro, e non certo quelli necessari alla città.
Ancora i lavoratori della ex Pasquinelli, formati per la raccolta differenziata e tutto il ciclo rifiuti, addetti per anni alla selezione della differenziata, vengono messi da mesi e comunque fino a tutto marzo 2018 a “raccogliere carte e cicche” e poco altro nelle piazze. A questo si aggiunge una organizzazione da parte del Comune delle unità lavorativa nelle piazze grottesca, senza logica; per esempio, in situazioni come il Parco del mirto a Paolo VI per cui da anni chiediamo che sia rimesso a posto, che vi sia una continua manutenzione del verde e delle strutture, per restituirlo alla vivibilità della gente di Palo VI e della città, dovrebbero lavorare solo 2 persone (lì dove ce ne vorrebbero almeno 10); ad altre piazze molto ma molto più piccole, come piazza Messapia anche qui 2 lavoratori che dopo un’ora di lavoro si devono “inventare” cosa fare...
 
Ma soprattutto non si vede una volontà da parte dell’amministrazione comunale di utilizzare l’esperienza di questi lavoratori dopo marzo 2018 per l’estensione nei quartieri della raccolta differenziata (Paolo VI l’aspetta da tre anni...) – per la selezione della differenziata.
Questa sì che servirebbe alla città ed eleverebbe effettivamente le basse percentuali di raccolta (aumentate solo momentaneamente con interventi spot sugli ingombranti).
 
I LAVORATORI SLAI COBAS NON SI ACCONTENTANO, NON GRIDANO ALLA VITTORIA (COME INVECE FA L’UGL) PER LE MISERIE E “TOPPE” DI LAVORO CHE FINORA VENGONO DATE.
 
Noi vogliamo a gennaio un Tavolo serio con Comune e e Regione per fare il piano per l’estensione della raccolta differenziata e per dare un vero futuro, dignitoso a questi lavoratori e un servizio necessario ai cittadini.
 
SLAI COBAS per il sindacato di classe
Lavoratori ex Pasquinelli
Loperfido Raffaella - 3490668610
 

Haidara deve restare in Italia! Appello alla solidarietà immediata!

Minniti detta e i giudici eseguono. Un altra sentenza d'appello negativa per la richiesta d'asilo di migranti.
La sentenza che ha ricevuto Haidara del Bel sit è esemplare.
Rischia di essere espulso un giovane migrante che da più di 4 anni sta nel nostro paese;

uno dei migranti che per primo ha organizzato con lo Slai cobas sc gli altri migranti per ottenere, dopo una lunga lotta, i documenti di identità per tutti; che dopo non si è fermato, ha continuato nel Bel sit ad assere una voce e un'azione chiara di difesa dei diritti dei migranti, in particolare contro il tentativo di repressione verso alcuni suoi compagni di lotta - e anche qui, con noi, ha vinto; è un punto di riferimento per migranti anche di altri centri, per autorganizzarsi sulle condizioni indegne di alloggio, per i permessi di soggiorno, i documenti, per l'ottenimento dei permessi d'asilo, ecc.;
anche a livello nazionale Haidara ha rappresentato e dato voce alla condizione dei migranti a Taranto, alla situazione di violenze nell'hotspot in alcune maniufestazioni a Bari, a Roma.

Per la sua battaglia per la giustizia, i diritti ai migranti continua ad essere oggetto di minacce, di violazione di diritti elementari sulla salute, su un mangiare adeguato alla sua patologia da parte dell'associazione Salam (su cui è in corso una denuncia).
E non sappiamo, ma sospettiamo che questo può aver pesato nella sua lunga vicenda giudiziaria per ottenere il permesso d'asilo.

Haidara ora rischia di essere rimandato nel suo paese d'origine da dove anni fa ha dovuto scappare per persecuzione politica. Ma una grigia e burocratica sentenza, fotocopia del decreto Minniti, dice che siccome nel suo paese, la Costa D'Avorio, ora non c'è la guerra, anche se succedono violenze, persecuzioni politiche, minacce alla vita di chi si oppone allo stato in corso, i migranti provenienti da questo paese, benchè minacciati di morte, devono essere espulsi. Che importa al nostro governo che Haidara, come tanti altri, rischierebbe repressione, fino alla vita...?
Gentiloni se n'è andato in giro per l'Africa per concludere affari per conto dei padroni italiani, non certo per difendere i diritti dei popoli e dei migranti.

Ma anche c'è altro, Haidara è stato ricoverato poco tempo fa, e sta ancora male. Una malattia causata soprattutto dalle condizioni di vita nel centro d'accoglienza del Bel Sit, dove negano anche medicine, assistenza sanitaria, e ora il cibo prescitto dall'ospedale.
Ora, potremmo dire al danno subito si aggiungerebbe la beffa: invece di far "pagare" l'associazione che non lo ha curato, paga Haidara che da un giorno all'altro potrebbe trovarsi messo fuori dal centro.

HAIDARA DEVE RESTARE IN ITALIA!
La sua battaglia è la battaglia di tutti i migranti
Facciamo appello ai solidali ha esprimere subito il loro sostegno

IL 14 DICEMBRE ALLE ORE 18 PRESSO SLAI COBAS VI SARA' UNA PRIMA RIUNIONE DI MIGRANTI DI VARI CENTRI

IL 16 DICEMBRE, IN LEGAME CON LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA DEI MIGRANTI, ORGANIZZIAMO UN PRESIDIO IN PIAZZA DELLA VITTORIA DALLE 18 ALLE 20 - A CUI INVITIAMO TUTTI.

martedì 5 dicembre 2017

Sindacati confederali subito sul carro del 'dialogo'... ma il problema sono i fatti e risultati concreti per operai e masse popolari e non il dialogo

Re David- Landini - Fiom Cgil

Incontro Melucci-Calenda oggi - Il problema è che i fatti stanno a zero - prima avvio reale copertura parchi, poi eventuale revoca ricorso, mentre il tavolo trattativa romana va riconvocato subito - Ma su questo o contro questo - vale solo la posizione operaia: NESSUN ESUBERO - Tutti in AM Investco - salvaguardia salari e diritti - bonifiche subito a partire dai parchi minerali. Questa posizione può essere imposta con lo sciopero unitario operai-masse popolari cittadine

«Il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e il Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci si sono incontrati oggi nella sede del Comune. E’ stato deciso di convocare un Tavolo negoziale dedicato a Taranto con all’ordine del giorno quanto già richiesto con apposita lettera dal Sindaco al Ministro prima dell’incontro istituzionale del 16 novembre scorso al Mise. Il Sindaco ha confermato che al ricevimento della formale convocazione con l’ordine del giorno condiviso sarà disponibile al ritiro del ricorso al Tar, previa consultazione sulla questione anche con il Governatore Emiliano.
L’ordine del giorno comprenderà: analisi del piano ambientale del DPCM e verifica dei possibili miglioramenti; condivisione del cronoprogramma della copertura anticipata dei parchi primari; gestione e valutazione del danno sanitario; gestione dell’attività del fondo sociale di Taranto; provvedimenti per l’indotto; condivisione del piano bonifiche di competenza dell’amministrazione straordinaria; istituzione di un centro di Ricerca e Sviluppo sull’acciaio e tecnologie carbon free».
L’incontro è andato molto bene, era un gesto doveroso da parte mia dopo le incomprensioni dei giorni scorsi, delle settimane scorse. Obiettivo comune è quello di

Ilva, il ministro Calenda in città - arriva senza preannunci - tratta con i diktat nelle stanze chiuse - così vince lui sulla pelle di operai e cittadini


Tavolo negoziale per Taranto

Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda in mattinata a Taranto per discutere con il sindaco Melucci della vertenza Ilva e del ricorso al Tar. A darne notizia il sito di informazione NoiNotizie.it e, successivamente, una nota stampa del Comune di Taranto

Il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, sarebbe a Taranto per discutere, con il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, della vicenda Ilva e del ricorso al Tar contro il DPCM del 29 settembre 2017 presentato dal Comune di Taranto e dalla Regione Puglia. L’incontro tra il ministro ed il Sindaco di Taranto è in corso secondo quanto riportato dal sito di informazione NoiNotizie.it . Secondo quest’ultimo, l’incontro, peraltro non annunciato, fra il ministro Calenda ed il sindaco Melucci è finalizzato, secondo i propositi del ministro, a sbloccare la vertenza Ilva. L’intento del ministro Calenda sarebbe infatti quello, come è noto, di convincere il primo cittadino di Taranto ed il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, dal ritirare il ricorso al Tar. Come riportato dal sito poc’anzi menzionato, la visita a sorpresa di Calenda “è stata preannunciata da una telefonata”.
La conferma dell’incontro odierno giunge dalla nota stampa diramata da Palazzo di Città, che riportiamo di seguito:
«Il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e il Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci si sono incontrati oggi nella sede del Comune.
E’ stato deciso di convocare un Tavolo negoziale dedicato a Taranto con all’ordine del giorno quanto già richiesto con apposita lettera dal Sindaco al Ministro prima dell’incontro istituzionale del 16 novembre scorso al Mise.
Il Sindaco ha confermato che al ricevimento della formale convocazione con l’ordine del giorno condiviso sarà disponibile al ritiro del ricorso al Tar, previa consultazione sulla questione anche con il Governatore Emiliano.
L’ordine del giorno comprenderà:
analisi del piano ambientale del DPCM e verifica dei possibili miglioramenti;
condivisione del cronoprogramma della copertura anticipata dei parchi primari;
gestione e valutazione del danno sanitario;
gestione dell’attività del fondo sociale di Taranto;
provvedimenti per l’indotto;
condivisione del piano bonifiche di competenza dell’amministrazione straordinaria;
istituzione di un centro di Ricerca e Sviluppo sull’acciaio e tecnologie carbon free».

Info - La lettera del Sindaco Melucci a Calenda - "i 10 punti"

1. Il ricorso del Comune di Taranto al Tar Lecce non sospende l’aggiudicazione dell’Ilva a AM Investco Italy e non c’è rischio alcuno di fermo o chiusura della fabbrica.
2. Il ricorso non blocca né ritarda la copertura dei parchi minerali, che in realtà potevano essere coperti già da anni. Chiunque dichiari il contrario, contribuendo a creare agitazione tra lavoratori e cittadini, dimostra un grave deficit di competenze.
3. L’unico vero rischio deriva proprio dall’azione del Governo che consente lo slittamento al 2023 di diversi interventi urgenti e improcrastinabili per la tutela della salute. Non lo dice il Comune di Taranto ma l’Unione Europea che nei giorni scorsi ha già pesantemente censurato il Governo italiano per l’omesso esame dell’impatto sanitario.
4. Al Comune di Taranto non è stato notificato ancora alcun atto formale a garanzia dell’avvio dei lavori di bonifica e messa in sicurezza dei parchi. Non ci si può accontentare di promesse e annunci, sotto la pressione del ricatto occupazionale.
5. Il ministro Calenda non vuole l’istituzione di un tavolo esclusivo per Taranto e non è in grado di rispondere nel merito alle proposte della città di Taranto: la comunità non cederà al ricatto (immorale e forse illecito) del ritiro preventivo del ricorso.
6. Il Comune di Taranto ha fatto precise proposte sulla rimodulazione di tempi e tecnologie per mettere in sicurezza lo stabilimento: i ministri Calenda e Galletti non hanno mai preso in considerazione le osservazioni degli enti locali.
7. Il ministro Calenda, oltre che sulla valutazione del rischio sanitario, è muto rispetto alla definizione delle pendenze dell’indotto locale. Evidentemente è più sensibile alle esigenze di lobby e multinazionali che a quelle delle imprese pugliesi.

8. Il ministro Calenda sorvola sul fatto che il Comune di Taranto chiede l’avvio immediato delle bonifiche e l’aggiornamento dei protocolli di ristoro ambientale.
9. Il ministro Calenda difende i commissari che non hanno costruito alcun utile rapporto con la città; il Comune di Taranto, per lo stesso motivo, chiede avvicendamento immediato.
10. Il ministro Calenda, a tutt’oggi, non è in grado di fornire agli enti locali la documentazione di dettaglio relativa al piano industriale, fattispecie ampiamente prevista dalla procedura di legge. 

Calenda, l' "irresponsabile" e il ricattatore

Calenda: la fabbrica «rischia di chiudere... se il Tar concederà la sospensiva si dovrà iniziare il processo di spegnimento... "Ci sono 3 mali -attacca Calenda- che hanno condizionato tutta la seconda Repubblica: la politica dei ricorsi al Tar; la fuga dalla realtà, quando si promettono cose che non si possono fare; l'irresponsabilità nei confronti delle conseguenze degli atti".
Calenda sta giocando molto sporco! Dice il falso (perchè non è affatto vero che la fabbrica può chiudere per il ricorso al Tar). La realtà è che agita il ricatto per imporre i piani di Mittal e del governo. 
"I mali che hanno condizionato tutta la seconda Repubblica" sono tutt'altro, e su questo basta guardare proprio all'Ilva: i "mali", endemici in questo sistema in cui Stato e governo sono comitati di affari al servizio dei capitalisti, sono la salvaguardia sempre e solo dei profitti e dei piani dei padroni, prima di Riva, ora della ArcelorMittal, che se ne fregano dei diritti dei lavoratori e della salute di operai e cittadini; sono i 12 decreti fatti dai governi sia di centro che di "sinistra" che hanno permesso di continuare a distruggere le vite di operai, donne, bambini, di dare l'immunità ai commissari e ai nuovi padroni Ilva, di preparare tagli di migliaia di posti di lavoro in Ilva, e subito niente salari e licenziamenti nelle ditte dell'appalto, di non fare nessuna bonifica, rimandare sine die la copertura dei parchi minerali, ecc.
Questa è la vera e criminale "irresponsabilità", questa è la cosciente e perseverata "fuga dalla realtà", di migliaia e migliaia di operai, persone, donne, bambini... 

RESPINGIAMO CON LA LOTTA UNITARIA LAVORATORI/CITTADINI DI TARANTO QUESTO SPORCO RICATTO! 

Cosa c'è dietro i nuovi padroni indiani - Ora vogliono espandersi nel mercato mondiale - In questo quadro c'è l'Ilva di Taranto

(dall'articolo "La battaglia mondiale dell'acciaio" - nel giornale lotta comunista)

"...L'India si appresta a diventare il secondo produttore mondiale di acciaio dietro la Cina... Nella corsa capitalistica a sviluppo ineguale, l'India siderurgica va a velocità più che doppia rispetto a quanto è capace di fare la siderurgia mondiale. Dalla crisi del 2008 al 2015,l'India cresce del 55% arrivando a produrre oltre 89 mt; il resto del mondo, nonostante il balzo cinese, si deve accontentare di una crescita del 19% nello stesso periodo. Nel 2015 l'India è alla testa delle granbdi economie, per ritmi di crescita del PIL e si stima che quest'anno marci all'8% più della Cina. Grandi progetti di costruzioni di strade, ferrovie, case, trasporti urbani, centrali elettriche, interventi nelle aree rurali, sino alla costruzione di 12 milioni di servizi igienici, sono,insieme al crescere della domanda di auto, i fattori che, con ancora più ottomismo delò decennio scorso, fanno dire al governo indiano che la capacità produttiva siderurgica salirà a 300 mt entro il 2025..."

NO all'elettoralismo, tinto di "nuovo" di "potere al popolo" - Taranto è e deve restare la "capitale" dell'astensionismo operaio e popolare, della protesta a questa strada inutile e perdente

Pubblichiamo alcuni appunti sulla proposta dei compagni ex Opg di Napoli di una lista popolare alle prossime elezioni politiche. 
Questi compagni sono venuti domanica scorsa anche a Taranto, raccogliendo poche decine di persone. 
Come diciamo negli appunti, anche a Taranto l'assemblea ha raccolto prevalentemente aree  di Rifondazione comunista, Sinistra anticapitalista, singoli ex Pd, ecc. - cioè aree revisoniste, opportuniste, elettoraliste per principio, uomini e donne redivivi, ex area Pd o "sinistra" Pd - di cui c'eravamo anche dimenticati, persone singole, anche compagni ma che non li vedi proprio nelle lotte e che ora parlano (ma solo parlano...) di precarietà, sanità, devastazioni ambientali, ecc.. 
"L'obiettivo - scrivono nel loro comunicato sull'assemblea -  è costruire un forte movimento in grado di conquistare diritti e rivendicare migliori condizioni di vita. Le elezioni rappresentano un primo passaggio per farsi conoscere dalla gente e iniziare a organizzarsi"
A conferma che non le lotte che ci sono e che devono essere fatte molto di più sono la strada, ma la via perdente elettorale che non ha mai fatto conquistare nulla. 


E tutto questo in una realtà, come Taranto, in cui grandissimo è stato in tutte le ultime elezioni l'astensionismo, di classe e non qualunquista, di lavoratori, di masse popolari, e in cui, oggi, è necessario organizzare forze e lotte serie, battaglia politica proletaria (anche nella fase elettorale) contro il PD, l'avanzata della destra neo fascista, con riciclo di Cito e arrivo di Salvini, contro i populismi.
PRIMI APPUNTI DI UNA COMPAGNA DI PROLETARI COMUNISTI

I compagni di Napoli dell'ex Opg-Je sò pazzo dopo l'esperienza del sostegno a De Magistris hanno lanciato a livello nazionale l'appello per una lista popolare dal basso che riprende il loro slogan, già usato a Napoli e lanciato dai palchi dallo stesso De Magistris, di “potere al popolo”. Intorno a questo hanno lanciato e stanno tenendo assemblee in tutt'Italia che stanno avendo una partecipazione significativa. Ora c'è da aspettarsi che andranno a marce forzate e anche il lavoro di massa buono che fanno verrà indirizzato verso le elezioni – nel loro appello infatti scrivono: “iniziamo per non smettere, per costruire qualcosa che vada da qui a cinque, a dieci anni.”.

Ancora una volta il problema non è neanche in sé (noi siamo leninisti e i comunisti usano tutte le tattiche che di volta in volta servono per la strategia), ma, ancora una volta, della posizione, della filosofia in cui inquadrano questa decisione:
  • un discorso interclassista: il “popolo” che sostituisce le classi e si espande sempre di più (tra l'altro ora sostituito di fatto dalla nuova formulazione “gli esclusi” (che è anche utile come denuncia della politica del governo, dello Stato per esempio verso i migranti, ma che poi diventa una categoria sociale...). E ora, avendo davanti la questione del voto, il discorso di “popolo” diventa (e si rivolge) “paese”, ”Italia”;
  • una lista che oggettivamente (e, tra l'altro, non potrebbe fare diversamente data anche la legge elettorale) si rivolge e trova consenso da pezzi della sinistra istituzionale, gruppi elettoralisti e opportunisti, di stampo revisionista (da Rifondazione a trotskisti,

Domani ennesimo processo allo Slai cobas e agli attivisti dei Disoccupati Organizzati - SONO LE LOTTE PER IL LAVORO, IL SALARIO CHE VENGONO PROCESSATE!

Domani 6 dicembre 2017 vi è l'udienza per un ennesimo processo relativo a fatti del giugno 2011, in cui era in corso la forte lotta dei Disoccupati Organizzati dello Slai cobas sc.
18 donne e uomini, compagne e compagni dello Slai cobas sono imputati di riunione non autorizzata a Comune e Amiu, interruzione mezzi Amiu, danneggiamento portone Comune (allora sempre chiuso...).
Una lotta giusta  necessaria, in cui la determinazione, il coraggio dei disoccupati, di fronte ai vari tentativi di spegnerla con la repressione o con la divisione, vinse e portò a parziali risultati di occupazione - nella raccolta differenziata e poi nella Pasquinelli, in vari appalti comunali della Coop L'Ancora, ecc.
Ma nonostante siano passati 6 anni e mezzo, quella lotta deve essere repressa, anche come monito, minaccia verso altri disoccupati e lavoratori.
E ancora una volta a Taranto assistiamo ad una (in)Giustizia che mentre assolve "egregi" imputati del processo Ilva (vedi il parroco dei Tamburi), mentre non dà ancora giustizia per malati e morti sul lavoro e da inquinamento; vuole condannare chi a Taranto lotta per il lavoro, per i diritti - alcuni dei disoccupati organizzati in lotta e imputati sono dei quartieri inquinati Tamburi e Paolo VI.

Domattina lo Slai cobas sarà al tribunale

DOMANI POMERIGGIO ALL'INCONTRO SUL PROCESSO ILVA, PRESSO LA BIBLIOTECA COMUNALE PLE BESTAT, ORE 15, DAREMO INFORMAZIONE anche alla stampa

domenica 3 dicembre 2017

La trattativa Mittal/sindacati sull'Ilva COMUNQUE ORA E' SOTTO PIU' RICATTO

Calenda ha ormai imbracciato l'arma del ricatto, rilasciando anche notizie false.
Per cui se e quando il Tavolo ripartisse, Calenda e ArcelorMittal faranno ora più pressione perchè l'accordo si chiuda in fretta e secondo le condizioni poste da governo e padroni indiani.

Nello stesso tempo Calenda, prendendo a pretesto il ricorso della Regione Puglia, chiede con forza che nella prossima legislatura si ponga il problema di "una clausola di supremazia, una legge per superare i veti degli enti locali di fronte ad interessi strategici nazionali, come in Germania». Cioè una dittatura per legge del governo, in cui gli Enti locali non possano contare niente.

I sindacati confederali, che già avevano un ruolo marginale, e al massimo cercavano di ottenere piccole modifiche, ora con le loro dichiarazioni pro governo e tavolo romano con Mittal, e con il vergognoso presidio sotto la Regione Puglia, si sono legati le mani e ancora di più il massimo che potranno fare è elemosinare qualcosa in più da "spendere" verso gli operai, mentre comunque passeranno gli esuberi, la divisione tra operai, l'attacco ai diritti acquisiti, tempi lunghi inaccettabili per le bonifiche dentro l'Ilva e nei quartieri.

Anche i sindacati confederali hanno ventilato, come Calenda, il ricatto di chiusura dell'Ilva, di abbandono da parte di ArcelorMittal, quando si sa bene che Mittal resta eccome fortemente interessata all'Ilva e soprattutto all'imponente sito di Taranto, maggiore acciaieria a ciclo integrale d'Europa. Il più grande produttore d'acciaio al mondo si è fatto in realtà bene i conti, e non rinuncerà certo facilmente ad una postazione che gli permette un rafforzamento strategico nella zona.

I sindacati confederali hanno inoltre, sempre insieme a Calenda, ventilato il ricatto che con il ricorso al Tar si ritardava di molto la copertura dei parchi minerali; nulla invece hanno detto che con la precedente Aia e leggi la copertura dei parchi minerali doveva già essere terminata entro l'ottobre del 2015.

Gli operai non possono farsi partigiani impotenti di governo e ArcelorMittal, nè delegare agli Enti locali la loro battaglia per il lavoro, la salute,i salari.
Senza essere in campo, in lotta, gli operai non pesano nulla.
QUESTO E' IL PROBLEMA.

A pochi giorni dalla grande manifestazione delle donne contro la violenza sessuale, uno stupratore in Puglia viene scarcerato...

LE LEGGI DI QUESTO STATO SONO UN BOOMERANG! Come hanno detto le compagne del Mfpr di Taranto a Roma: "Contro stupri e femminicidi, allo Stato borghese non deleghiamo, prendiamo la lotta nelle nostre mani!" - Il 12 dic. alle ore 18 c/o Slai cobas assemblea pubblica: dal 25 novembre a dopo...

BARI - Ha subito una violenza da un suo paziente mentre era in servizio di guardia medica, ma per vergogna non ha deciso subito di denunciarlo e lo ha fatto solo nove mesi dopo, quando le persecuzioni e le minacce crescenti cui l’uomo la sottoponeva sono diventate insostenibili. Per la legge lo ha fatto troppo tardi (avrebbe dovuto farlo entro i sei mesi) e così il presunto aggressore, arrestato il 13 novembre scorso, non solo è stato scarcerato, ma non potrà nemmeno essere processato per la presunta violenza sessuale, perché il reato è divenuto improcedibile per querela tardiva. L’uomo, il 51enne Maurizio Zecca di origini campane e residente ad Acquaviva delle Fonti (Bari), resterà ai domiciliari con il braccialetto elettronico, e dovrà rispondere solo di stalking.
Vittima di questa vicenda è una dottoressa 47enne che nel settembre 2017 ha denunciato l’uomo per la presunta violenza e per stalking. Gli atti persecutori, messaggi, telefonate e persino minacce di morte, sarebbero iniziati nell’ottobre 2016 e avrebbero costretto nei mesi successivi il medico a cambiare tre diverse sedi di lavoro fino a quando, temendo per la propria incolumità, la donna ha deciso di rivolgersi alla polizia. Stando a quanto ricostruito dalla Procura di Bari, la dottoressa sarebbe stata vittima di «un’opera di lenta e crescente persecuzione», da parte dell’uomo che sarebbe arrivato «a maturare una vera e propria ossessione» nei suoi confronti.
A concedere i domiciliari al 51enne sono stati i giudici del Tribunale del Riesame in applicazione della legge che dispone il termine di sei mesi per la presentazione della querela per violenza sessuale...
Sulla vicenda è intervenuta anche Serafina Strano, la dottoressa violentata in un ambulatorio del Catanese il 19 settembre scorso. «E' una vergogna, è evidente che nella legislazione c'è un buco - Ha detto la collega delle vittima barese - Ed è terribile pensare a quello che sta passando, dopo quello che ha trascorso e subito, e che continua a subire. E rischia di non vedere processato l’indagato». «Le vittime di violenza sessuale hanno paura - ha concluso - E non possono essere lasciate sole»... La Procura di Bari sta ora valutando se impugnare il provvedimento di scarcerazione, magari ipotizzando un altro reato procedibile d’ufficio.

Minniti a Martina Franca per cacciare i migranti e chiamarli "terroristi" - IL 16 DICEMBRE, IN LEGAME CON LA MOBILITAZIONE NAZIONALE DEI MIGRANTI, PRESIDIO ALLE 18 IN PIAZZA DELLA VITTORIA: per riprendere l'organizzazione e la lotta dei migranti a Taranto, contro Minniti, contro l'imperialismo italiano che pensa solo ai suoi affari in Africa, contro le associazioni che speculano sui migranti

Minniti: “L’accoglienza ha un limite oggettivo nella capacità di integrazione. Un Paese che non è capace di fare integrazione rischia di diventare profondamente insicuro. Gli attentati terroristici che ci sono stati in Europa li hanno fatti i figli dell’Europa“. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Marco Minniti, partecipando al meeting su ‘Emigrazione, accoglienza, integrazione-Cittadinanza’ che è svolto nella basilica di san Martino di Martina Franca... L’Europa deve guardare a Sud perché l’Africa è cruciale per motivi di sicurezza, per le politiche energetiche e per i flussi demografici: per questo l’Europa deve investire per l’Africa“.

Dedicato a chi dice che l'Ilva va chiusa e chiede un "economia alternativa" - Bagnoli dovrebbe pur far riflettere...!

Dalle parole della sovraintendente del Teatro San Carlo di Napoli, vissuta a Bagnoli:
"il quartiere ha perso la sua identità operaia, ha perso la fiducia in una trasformazione molto attesa, ed è rimasta senza il cuore pulsante, operoso della gente che lavora. Le fabbriche sono rimaste scheletri, gli ampi spazi attorno si sono trasformati in deserto. Il mare è in gran parte negato. E negati sono gli spazi sociali..."

Dall'articolo di Sergio Rizzo:
"I soldi: l'unica cosa che non è mai mancata... per bonificare quei 250 ettari martoriati dai veleni e far rinascere Bagnoli... (con anche) un Parco, un complesso con "coffee & wine bar", auditorium e centro benessere, unico al mondo perchè senza una goccia di acqua termale... (mai aperto)...
Quel centro benessere affaccia su una delle aree più inquinate d'Europa. Sarebbe già sufficinete questo a spiegare perchè nessun cliente ci abbia mai messo piede... il complesso costato ai contrinìbuenti italiani ed europei una valanga di denari pubblici è inutilizzabile perchè non è mai stato collaudato...
L'acciaieria è stata chiusa definitivamente un quarto di secolo fa... poi i primi progetti senza costrutto, fino al classico degli orrori pubblici: la nascita di Bagnofutura, a cui passare la patata bollente. A cominciare dalla più incandescente, la bonifica... la socirtà è fallita soto il peso di 250 milioni di debiti e ora è affidata alle cure di 5 commissari, la bonifica è costata 300 milioni e da anni è in corso un procedimento giudiziario con sequestro dell'intera area. Restano soltanto un centro benessere da 60 milioni vandalizzato (si sono portati via anche i lavandini) più una serie di impianti sportivi ora malandati e il Turtle point: una specie di ospedale per le tartarughe marine. Il totale fa 610 milioni....

E' tutto da rifare. Due anni fa il governo di Matteo Renzi... (e affida a) Invitalia, società controllata dal Tesoro... un esame a tappeto di quei 250 ettari... Salta fuori che il livello di inquinamento è altissimo pressochè in tutta l'area. Come se la bonifica non fosse mai stata fatta... Il fatto è che ad un certo punto i residui dei lavaggi dlele terre uinquinate non sono stati più accolti dalle discariche e non sapendo dove metterli sono rimasti lì. Sparsi sul terreno... Senza contare l'amianto... pure l'acqua è mostruosamente inquinata...
(Ora si vuole ricominciare da capo, con altri sistemi di bonifica). Costo stimato tra terra e mare: circa 340 milioni ancora... con i 610 già spesi, si arriva così a 950 milioni... Il (nuovo) progetto prevede la trasformazione dell'area in un grande parco urbano con una serie di attività. Si immaginano centri di ricerca sullenuove tecnologie nautiche e la biologia marina, oltre ad una base di preparazione olimpica della Federazione italiana vela. Impianti ricettivi, strutture di servizio ai resti di archeologia industriale e ai tre chilometri di litorale... Quanto alla Porta del parco, ci sono parti che nelle condizioni in cui si trovano costerebbero meglio abbattere che sistemare...
 Le infrastrutture a servizio di questo piano avrebbero un costo di circa 450 milioni. Piùi 950 si arriva a 1,4 miliardi..."