sabato 21 aprile 2018

Lo Slai cobas sc di Taranto al congresso di Medicina democratica a Napoli, per portare la questione processo Ilva a livello nazionale

Ieri, e durerà fino a domenica, è iniziato il congresso a Napoli di Medicina Democratica. Interventi e relazioni importanti si stanno susseguendo, sia di esperti, medici, operatori impegnati in vari campi, ecc. che stanno portando un contributo di analisi scientifica, di esperienza di lavoro, sia di realtà di lotta ambientali/sociali, una tra tutte ieri quella di rappresentanti della battaglia della "terra del fuoco".  
A questo congresso è stato invitato lo Slai cobas per il sindacato di classe per parlare dell'Ilva e del processo "ambiente svenduto". E volentieri venerdì scorsi siamo intervenuti. Riportiamo stralci dell'intervento.
 
All'inizio lo Slai cobas per il sindacato di classe ha salutato il congresso di Medicina Democratica, sottolineando il legame che ci unisce in questo periodo per la presenza comune come parti civili al processo Ilva.
Abbiamo quindi spiegato la portata del processo Ilva, che fa di esso un fatto non solo di Taranto ma di importanza nazionale, e per questo si è invitato il congresso di Medicina democratica a darvi il necessario rilievo nazionale.
Il processo "ambiente svenduto" -è stato detto - è la “madre” di tutti i processi di questo genere, sia per la quantità e tipologia, varietà dei reati, che danno un quadro di come in Ilva non in un solo ma in tanti modi si è metta a rischio e venga attaccata la salute e la vita degli operai e degli abitanti della città; sia per l'alto numero e il ventaglio degli imputati, che vanno dai padroni, ai capi, agli
amministratori locali, ai responsabili degli organi che doveva esercitare un controllo, ecc.
Abbiamo spiegato il senso della nostra organizzazione di parti civili, prima di tutto organizzando gli operai Ilva e dell'appalto, i lavoratori cimiteriali e chi lavora nei pressi dell'Ilva, gli abitanti dei quartieri inquinati, perchè è soprattutto la presenza di queste realtà, con la loro indignazione, volontà di giustizia, che deve pesare nel processo e può determinarlo. Anche il tipo di avvocati che ci segue gratuitamente è figlio di questa impostazione, per esempio gli avvocati di Torino che hanno già seguito processi simili, come Eternit, Thyssen.
Ma per capire il processo Ilva, occorre capire la realtà di questa fabbrica: la più grande realtà siderurgica non solo a livello nazionale, ma europeo; una fabbrica grande due volte Taranto (che conta 200mila abitanti), tuttora in produzione, in cui lavorano tuttora circa 11mila operai, più 7mila dell'appalto e dell'indotto. Una fabbrica che è già stata, e lo è tuttora, in mano pubblica per ben 35anni, e in mani private per 17 anni. Questa realtà è bene tenerla presente anche quando si parla, a volte troppo facilmente, di “soluzioni”.

Quindi è stato fatto il punto del processo, che vede allo stato attuale aspetti negativi e positivi:
Gli aspetti negativi sono dati soprattutto dal fatto che gli avvocati degli imputati non si difendono nel processo ma dal processo, e portano avanti continue di eccezioni, tattiche dilatorie per impedire il processo, per far andare in prescrizione buona parte dei reati. Ma negativo è anche l'atteggiamento della Corte d'Assisi che, pur se alla fine sta respingendo finora tutte le eccezioni, dà tutto lo spazio agli avvocati degli imputati, abusa delle camere di consiglio e quindi contribuisce ad un allungamento abnorme dei tempi, che è già una ingiustizia.
Lo Slai cobas poi si è dilungato sugli aspetti positivi che stanno venendo dalle testimonianze degli Ispettori Asl, del lavoro e dei periti che hanno fatto gli accertamenti dell'inchiesta che ha portato al processo, leggendo anche pezzi dai verbali delle udienze. Aspetti che in sintesi sono:
il legame inconfutabile tra inquinamento e sua provenienza dall'Ilva; una distruzione ambientale che ha portato, per esempio, all'abbattimento di 2271 pecore, inquinati da diossina.
il legame diretto tra ore di manutenzione ed effetti inquinanti, a meno ore di manutenzione anche ordinaria corrispondono più emissioni inquinanti, ecc;
il legame tra aumento della produttività, cioè dello sfruttamento operaio e aumento dell'inquinamento.

Sempre riportando stralci delle testimonianze, si è parlato del ruolo, diverso dalla realtà di altre fabbriche, di una sorta di “governo ombra”, di “fiduciari” di Riva che facevano il bello e il cattivo tempo, che comandavano, minacciavano gli operai che non ci stavano ad avallare situazioni di permanente rischio per la salute e l'ambiente.

La parte più importante dell'intervento è stata a questo punto proprio la lettura di alcune testimonianze degli operai Ilva al processo, che hanno denunciato tante situazioni di illegalità, ma che proprio per questo venivano trasferiti, demansionati, mobbizzati dall'azienda. Operai lasciati soli dai sindacati confederali, con alcuni delegati addirittura espulsi dal sindacato perchè avevano osato prendere autonomamente iniziative sulla sicurezza in fabbrica.

Ma questa azione illegale dell'azienda, è stato detto, è stata coperta dall'azione del governo. Dal 2012 i vari governi hanno fatto ben 10 decreti in favore dell'Ilva, per imporre la continuità della produzione nelle condizioni di rischio, fino a decidere per legge l'impunità, anche a fronte di infortuni mortali, dei commissari messi dal governo. 

E' stata anche riportata l'azione delle segretarie sindacali; le loro stesse testimonianze al processo, non solo per quello che facevano ma anche per ciò che non facevano, mettono in luce le loro corresponsabilità che dovevano già portarli ad essere nel processo, non fuori di esso.
Ma su questolo Slai cobas ha annunciato la prossima presentazione di un esposto.

Infine, per chiarire che a Taranto non si tratta di una contrapposizione tra operai che penserebbero solo al lavoro, al loro salario e si disinteressano dell'ambiente, della salute e cittadini – come pur una parte della città e associazioni ambientaliste può pensare – sono state ulteriormente utilizzate alcune testimonianze di operai al processo per smentire questo.
Ogni giorno – è stato detto – gli operai sia collettivamente, poco, sia individualmente, spesso, hanno lottato e lottano per la salute e la sicurezza e hanno pagato con la propria pelle, ma non hanno vinto.
Ma ogni giorno in Ilva c'è una lotta, c'è una guerra, ogni giorno c'è una scelta da fare, con gli operai che non solo protestano ma dicono cosa bisognerebbe fare e azienda, capi, oggi i commissari che invece dicono NO. Se venissero attuate le cose che suggeriscono gli operai, se gli operai potessero decidere, già oggi, già nella fabbrica com'è ora, benchè siderurgica, si potrebbe abbattere il 50% dell'inquinamento. E', quindi, una guerra che si svolge in fabbrica, una guerra che dimostra che nocivo è il capitale non la fabbrica in sé.

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