giovedì 31 gennaio 2019

ANCHE A TARANTO - LO SLAI COBAS SC DICHIARA LO SCIOPERO DELLE DONNE VERO DELL'8 MARZO 2019

Lo Slai cobas per il sindacato di classe sostiene lo sciopero delle donne deciso dall’assemblea nazionale delle donne del 25 novembre. E ha indetto formalmente lo sciopero dell’8 marzo.

Sin dal 2013, in cui raccogliendo l'appello delle compagne del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario lanciarono un primo sciopero delle donne in Italia, lo Slai cobas appoggiò e diede il suo sostegno concreto alla proclamazione e realizzazione dello sciopero. Le lavoratrici dello Slai Cobas per il sc, già in lotta in diversi settori (dalla scuola, alla sanità, alle cooperative sociali, agli appalti comunali, alle disoccupate…) aderirono  allo "sciopero delle donne". “Scoprendo” attraverso la lotta quotidiana che alle ragioni di classe si intrecciano inevitabilmente le ragioni di genere, queste lavoratrici hanno trasformato una parola d’ordine giusta nella pratica concreta dello sciopero. 
Uno sciopero vero e non simbolico come la Cgil della Camusso in quel 2013 cercò invano di imporre per boicottarlo di fatto; uno sciopero in carne e ossa e non di mera adesione formale come hanno fatto negli anni successivi alcuni sindacati di base.
Una vera sfida, una rottura contro padroni, governo, Stato borghese, che da 2013 ha visto negli anni un’adesione concreta e attiva di altre lavoratrici, operaie, precarie, con numeri per nulla scontati e significativi che hanno anche fatto effetto sui padroni, vedi i provvedimenti repressivi nei confronti di lavoratrici di alcuni settori specifici (Sodexo, Electrolux, commercio) che hanno osato fare lo sciopero delle donne.
Da due anni la parola d’ordine dello “sciopero delle donne” è stata assunta anche dal movimento femminista NUDM che all’assemblea nazionale del 25 novembre a Roma lo ha rilanciato per la giornata internazionale delle donne dell’8 marzo prossimo, dopo la grande manifestazione del 24 novembre che ha confermato il ruolo di avanguardia del movimento delle donne nella lotta contro l’attuale governo fascio-populista, razzista e sessista Lega/M5S.
La condizione sociale di doppio sfruttamento e di doppia oppressione delle donne, che partendo dai posti di lavoro si allarga a tutti gli altri ambiti, familiare, culturale, sessuale, con al centro la questione della violenza in tutte le sue forme e la sua tremenda punta di iceberg i femminicidi, oggi con il salto di qualità rappresentato dal governo Salvini/Di Maio con la sua azione, propaganda, provvedimenti,

Lo Slai cobas porta Mittal in tribunale per l'accordo - Un ricorso anche da USB

da Corriere di Taranto

Slai Cobas in Tribunale
Mentre i sindacati firmatari dell’Accordo del 6 settembre sono a Roma per incontrare ArcelorMittal per ‘chiedere’ di rispettare l’accordo lamentandosi per i numeri non raggiunti di assunzioni 8.200 e i trasferimenti di reparto, lo Slai cobas sc presenta esposto-denuncia alla Procura della Repubblica dell’Accordo Ilva/Mittal/Sindacati.
Queste le motivazioni dell’esposto:
per Aggiramento dell’art. 2112 e “aiuto indebito di Stato”; Violazione delle norme sui criteri di scelta dei lavoratori; Obbligo della conciliazione tombale; Aumento rischio sicurezza dei lavoratori; Immunità penale anche ai nuovi padroni; Sostituzione di operai cigs con la terziarizzazione; Imposizione dell’Accordo ai lavoratori non iscritti ai sindacati firmatari.


Si terrà il prossimo 19 febbraio l’udienza in merito al ricorso presentato dall’Usb nei confronti di ArcelorMittal. Lo rende noto la sigla sindacale che aggiunge: “Contiamo che si faccia giustizia e che ArcelorMittal possa dar luogo ad una politica differente rispetto a quella che sino ad oggi ha prodotto un comportamento antisindacale“. L’Usb, infatti, ha denunciato l’attuale gestore del siderurgico ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori per la mancata applicazione dei criteri di assunzione del personale previsti dall’accordo del 6 settembre 2018.
Secondo il sindacato dei metalmeccanici, “l’affidabilità di ArcelorMittal dà segni di cedimento ovunque: nel reparto Acciaieria2 del siderurgico si è verificata la rottura di una siviera, in evidente stato di usura, che ha causato la fuoriuscita di acciaio liquido che solo per una casualità non ha coinvolto gli operai presenti in quel momento. Sempre nella giornata di ieri, un automezzo è sprofondato a causa del cedimento del terreno in area parco rottami. Inoltre, in merito alle ditte d’appalto, si registra una completa mancanza di informazione“.
In merito alla recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, infine, l’Usb dichiara di essere in attesa di comprendere le intenzioni e le reazioni del Governo. “Ci auspichiamo – scrivono in una nota – che la sentenza non sia impugnata ed, invece, siano attuate le motivazioni della stessa. Le leggi sino ad oggi prodotte non hanno tutelato la salute dei cittadini e degli stessi operai che sono stati sottoposti ad una “persistenza situazione di inquinamento ambientale” e, inoltre, le istituzioni “non hanno adottato tutte le misure necessarie per garantire una protezione efficace”. In tal senso ci auspichiamo che questo Governo ripristini uno Stato di diritto che a Taranto è assente da diversi anni“.

Resoconto del Corriere di Taranto sull'incontro di Roma - info

Oggi mettiamo le ruote dell’aereo sulla pista di atterraggio. Si apre la fase normale della vita di un’azienda“. Così Annalisa Pasquini direttore del personale di ArcelorMittal Italia al termine dell’incontro odierno a Roma con i sindacati metallurgici. Un incontro definito “positivo. Resta il nostro impegno morale ad assolvere gli impegni presi” ha aggiunto. “Abbiamo inviato 10.912 proposte di assunzione. E finora abbiamo assunto circa 10.600 persone su tutto il gruppo. Resta un delta di 93 persone sull’obiettivo 10.700 previsto dall’accordo“. In alcuni siti sono poi stati rinnovati i contratti a tempo determinato. Tenuto conto di questi il delta si riduce a 62 persone.
È necessario attivare il tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico, garante dell’accordo siglato, che consenta di acquisire oltre che le valutazioni aziendali, i pareri degli altri soggetti preposti (Inail, Arpa, Ispra) a partire dalla sicurezza sul lavoro e dall’ambientalizzazione“. Così Rosario Rappa, segretario nazionale Fiom-Cgil dopo l’incontro di oggi considerato “l’avvio di un monitoraggio” sull’applicazione dell’accordo firmato il 6 settembre scorso. “Nell’incontro di oggi – ha raccontato Rappa – l’azienda ha illustrato lo stato di avanzamento del piano industriale, del piano ambientale e

Ex-Ilva: i dazi Usa rallentano gli ordini - Mittal dentro la crisi mondiale dell'acciaio - info

Ex-Ilva: i dazi Usa rallentano gli ordini

Nel vertice tra ArcelorMittal Italia e rappresentanti sindacali l'azienda ha sottolineato un rallentamento del mercato


Per quel che riguarda piano ambientale e assunzioni, all'ex Ilva tutto sembra andare secondo i piani di ArcelorMittal Italia. Qualche difficoltà in più pare registrarsi sul fronte della congiuntura di mercato. Almeno stando al commento del segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli realtivo all'incontro di questa mattina nella sede romana di Confindustria (in apertura

Sole 24 ore sull'incontro di Roma - Info

Ex Ilva alla prova del mercato tra dazi e crisi turca, ArcelorMittal conferma gli obiettivi

  • –di
  • Marcia ancora lento rispetto alla previsioni, nell’ex Ilva (oggi ArcelorMittal Italia) il processo di acquisizione degli ordini, ma gli obiettivi produttivi vengono tutti confermati, così come quelli ambientali e industriali (è stato avviato il cantiere per il rifacimento del forno di riscaldo delle bramme). Proseguono inoltre le demolizioni e le manutenzioni, mentre a oggi sono 10.287 gli assunti nella nuova pianta organica. A tracciare il bilancio dei primi mesi della gestione del gigante siderurgico italiano da parte del nuovo proprietario, ArcelorMittal, è il sindacato, a margine dell’incontro, terminato da qualche ora nella sede del Mise, a Roma, calendarizzato da settimane per fare il punto sull’accordo firmato lo scorso 6 settembre. L’azienda - si legge in una nota della Fim - ha presentato per grandi linee gli avanzamenti del

mercoledì 30 gennaio 2019

Incontro a Roma - nessun risultato per i lavoratori - per i sindacati confederali complici va tutto bene - Bentivogli sembra l'ufficio stampa della azienda

Si è svolto oggi l’incontro tra i vertici di Arcelor Mittal e le organizzazioni sindacali per fare il punto sull’accordo firmato al Mise il 6 settembre 2018. L’azienda ha presentato per grandi linee gli avanzamenti del piano ambientale, le sue policy su salute e sicurezza, l’avanzamento delle manutenzioni e il quadro di mercato generale all’interno del quale gli ex-asset del gruppo Ilva operano in Europa.Secondo quanto si apprende da fonti sindacali, per l’azienda gli avanzamenti del piano ambientale tengono fede alle scadenze e la copertura dei parchi minerari vedrà la sua realizzazione alla fine del 2019 e al 30 aprile sarà terminata la metà degli archi di copertura. “I lavori hanno subito un rallentamento di 2/3 settimane – spiega una nota stampa della Fim Cisl – dovuto alle richieste di ArcelorMittal nei confronti della Cimolai, di norme più stringenti a tutela dei dipendenti dell’appalto. La copertura del parco fossile sarà ultimata il 30 maggio 2020. Sono state portate a termine anche le opere in scadenza il 31 dicembre dello scorso anno ed il tutto si svolge sotto lo stretto controllo di Ispra, Ministero dell’ambiente attraverso le Conferenze dei Servizi”.

FIM CISL, MARCO BENTIVOGLI – Sul piano occupazionale, gli assunti a tutt’oggi sono 10.287. “Con un delta rispetto all’accordo – spiega la Fim – di 62 persone ancora da assumere e la presenza di 2075 lavoratori in Cigs che non hanno aderito al piano di esodo e saranno beneficiari della garanzia di fine piano. Riteniamo positivo lo stato dell’arte dal punto di vista degli obiettivi in materia di ambiente e sicurezza, bisognerà ancora proseguire con la realizzazione del piano industriale di cui potremo essere pienamente soddisfatti quando ci sarà la ripartenza di tutti gli impianti. Per quel che riguarda l’occupazione ribadiamo l’importanza della garanzia di fine piano per tutti coloro che ancora non hanno ricevuto l’offerta da parte di Arcelor. Abbiamo ribadito la necessità che all’aumento dei volumi produttivi, corrisponda l’aumento di adeguati organici e che non si debba ricorrere come successo in passato all’utilizzo dello straordinario per far fronte alle necessità industriali. Continueremo a chiedere all’azienda aggiornamenti continui sull’avanzamento delle opere previste nel piano ambientale perché il punto di inizio dell’era Arcelor-Mittal sancita con l’accordo del 6 settembre 2018 prosegua con l’obiettivo primario di ridurre al minimo l’impatto della produzione e renderla ecocompatibile”.

Siamo con tutti i lavoratori che fanno ricorso ma l'atteggiamento della USB resta complice USB, FRANCO RIZZO – “Rimaniamo scettici di fronte alle dichiarazioni di intenti da parte

RAPPA FIOM UN ESEMPIO DI SINDACALISTA COLLUSO E DALLA PARTE DI ARCELORMITTAL

A Taranto succede il macello Mittal con operai cacciati e discriminati e in fabbrica trasferimenti e non rispetto dei diritti per non parlare della sicurezza...

Rappa  «Il rispetto del numero delle assunzioni entro il 2019...
le assunzioni non devono essere completate ora ma entro il 2019. 

Questo ignobile psedo sindacalista parla di 'lettura dinamica e progressiva del piano industriale', che è come dire "Mittal fai i cazzi tuoi come vuoi e quando vuoi",
e la butta su questa farsa del centro ricerche per deviare l'attenzione

«Per la Fiom - sottolinea Rappa - questo primo incontro tra le parti dopo la firma dell’accordo è l’avvio di un processo di monitoraggio continuo per verificare l’implementazione di quanto sottoscritto, a partire dai processi di ambientalizzazione, di salute e sicurezza dentro l’azienda, oltre che da una lettura dinamica e progressiva del piano industriale a partire dal recupero, via via, con il crescere dei volumi produttivi dei lavoratori oggi posti in cassa integrazione».
Per la Fiom va dettagliato, inoltre, quanto previsto dall’accordo in riferimento al centro di ricerca da attivare a Taranto, definendone compito e finalità sia in termini di processo di prodotto, ma anche di processo di ambientalizzazione

La dichiarazione integrale
“Nell’incontro di oggi l’azienda ha illustrato lo stato di avanzamento del piano industriale, del piano

Incontro Mittal sindacati a Roma oggi - La Fiom di Genova un sindacato lacchè di ArcelorMittal

Per questi bastardi della Fiom di Genova va sempre tutto bene

Ilva, incontro a Roma: “Da ArcelorMittal nessun segnale negativo”

“Oggi ci è stato fatto un primo quadro generale. Siamo agli inizi di una storia e l’azienda nonostante non ci abbia dipinto un quadro roseo non ha dato segnali negativi, anzi. Ha detto che vuole far funzionare l’Ilva e investire“. Il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro riassume così l’incontro che si è svolto oggi a Roma tra i vertici di Arcelor Mittal e i sindacati per delineare il futuro degli stabilimenti ex Ilva.

“L’obiettivo resta una produzione annua di sei milioni di tonnellate di acciaio – ha detto -. Oggi siamo fermi a quattro e mezzo e l’obiettivo potrebbe essere raggiunto nella seconda metà del 2019″. I ritardi nell’aumento della produzione sono dovuti secondo l’azienda “alla situazione in cui trovano gli impianti alla riorganizzazione del lavoro con all’orizzonte un mercato europeo dell’acciaio che sta rallentando e a un parallelo aumento dei prezzi a causa degli Usa oltre che all’aumento dei prezzi da parte della Turchia. Per quanto riguarda Genova – ha detto il segretario della Fiom – per noi l’attenzione rimane puntata su investimenti nella banda stagnata, impegno che ci è stato confermato anche se i tempi al momento sono incerti, e sull’aumento di produzione”.

Infine i numeri: al momento a Genova sono stati assunti 990 lavoratori sui mille previsti mentre a livello nazionale sono 62 i lavoratori ancora da assumere. “L’impegno – ha concluso Manganaro – è quello di rivederci presto per discutere di come impostare le relazioni sindacali e del nuovo premio di risultato”.


Cassazione: martedì 5 febbraio udienza sui morti operai Ilva Taranto per l'amianto

Gli imputati, ex dirigenti dello stabilimento Italsider Ilva di Taranto, sono accusati di omicidio colposo e omissione dolosa di cautela per la morte di 5 operai deceduti per mesotelioma pleurico

Ilva
 Gli ermellini dovranno decidere se confermare o meno il verdetto della Corte di Appello di Taranto, sezione distaccata di Lecce, che nel 2017 aveva condannato Sergio Noce a 2 anni e 4 mesi (9 anni e 6 mesi in primo grado), Giambattista Spallanzani a 2 anni e 8 mesi (9 anni in primo grado), Attilio Angelini a 2 anni (9 anni e 2 mesi). Invece Fabio Riva, l’ex vicepresidente di Riva Fire, e Luigi Capogrosso, sono stati assolti in secondo grado.
«E' una vicenda processuale complessa e dolorosa come troppe ormai in Italia, cominciata nel 2012 al

Forte preoccupazione espressa dalla Associazione Babele

Migranti, "Babele" chiede spiegazioni

I migranti nell Hotspot
I migranti nell Hotspot © Tbs
La vicenda di Castelnuovo di Porto, con le modalità militari utilizzate per la chiusura del centro e le conseguenze note: persone lasciate per strada fra le quali anche soggetti vulnerabili come donne sole, ci induce a intervenire nuovamente per conoscere quale sia la situazione sul territorio ionico”.
Così Enzo Pilò dell’Associazione Babele.
“Siamo a conoscenza che in questi giorni la Prefettura sta svolgendo un monitoraggio per conoscere quanti titolari di protezione umanitaria siano tuttora presenti nei centri di accoglienza straordinaria, al fine di dare attuazione all’ultima circolare del Ministero dell’Interno in cui si danno disposizioni per l’uscita di queste persone -dice Enzo Pilò-in data 5 dicembre si è svolto un incontro informale fra rappresentanti dell’associazionismo, dei Comuni e la Prefettura, per conoscere quale fosse lo stato delle cose sul territorio. L’incontro era stato generato dall’allarme scaturito dall’iniziativa di alcune Prefetture riguardante l’uscita improvvisa di centinaia di titolari di protezione dai centri con la conseguente emergenza sociale che avrebbe comportato quel provvedimento.
In quella occasione ci fu rappresentato che non era stata ancora assunta alcuna decisione a Taranto e

Ambiente Svenduto, nuove udienze - info

Il processo Ambiente Svenduto - archivio

Il processo Ambiente Svenduto 
Quattro lunghe udienze nel corso delle quali, rispondendo alle domande di accusa e difesa, Luigi Capogrosso, uno dei principali imputati del disastro ambientale provocato dall’Ilva, ha illustrato la sua tesi difensiva. Una tesi finalizzata a confutare la ricostruzione accusatoria di uno stabilimento con gravi carenze sotto il profilo ambientale con pesanti emissioni di diossina, benzopirene e altre sostanze inquinanti e nocive per l’ambiente e la salute e dei tarantini. Direttore dello stabilimento dal 1996 al luglio 2012, già in forza all’Italsider a gestione statale dal lontano 1986, Capogrosso è la memoria storica dello stabilimento.
Da quanto riferito dall’ingegnere nel corso della sua esposizione, gli innumerevoli investimenti effettuati durante la gestione della famiglia Riva, dal 1995 al 2011, ammontano complessivamente

La Codacons la spara grossa: 5000 euro per tutti... Demagogia per farsi pubblicità e seminare illusioni

Il Codacons ha inviato una formale diffida al ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, chiedendo di essere convocato in rappresentanza dei cittadini di Taranto alla riunione tra azienda e sindacati al ministero. Ne dà notizia il Codacons il cui presidente, Carlo Rienzi, sottolinea che «ancora una volta le decisioni importanti sull’Ilva vengono prese escludendo i diretti interessati, ossia gli abitanti di Taranto». «Per tale motivo – precisa – abbiamo diffidato formalmente il ministro Di Maio a convocarci all’incontro odierno, perché anche i cittadini devono poter partecipare e apportare il proprio contributo alla causa Ilva». L’associazione annuncia che «presenterà a breve una mega azione collettiva alla Corte Europea dei diritti dell’uomo sulla base della recente sentenza della stessa Corte che ha riconosciuto violazioni alla Convenzione Europea dei Diritti Umani nella tortuosa vicenda Ilva». «Azione con la quale il Codacons – conclude l’associazione – si propone di far ottenere ad ogni abitante di Taranto cinquemila euro di indennizzo per i danni ambientali e morali subiti». (Fonte ANSA).

info Arcelor Mittal - incontro a Roma e ripresa del tubificio

Ex Ilva,  a Roma vertice tra sindacati e ArcelorMittal Italia

Si ritrovano a Roma ArcelorMittal Italia e i sindacati dei metalmeccanici, dopo le tensioni di inizio anno che avevano portato i rappresentanti dei lavoratori a indire e poi revocare lo sciopero che si sarebbe dovuto scolgere lo scorso 14 febbraio. L’incontro si svolgerà nella sede romana di Confindustria per fare il punto sullo stato di avanzamento dell’applicazione dell’accordo sottoscritto al MiSe il 6 settembre scorso.
Questa l’Agenda dell’incontro di domani, che prevede diversi punti all’ordine del giorno: illustrazione del contesto economico e di mercato Europeo e Nazionale in cui è chiamata ad operare ArcelorMittal Italia; illustrazione ed esame dello stato di attuazione del Piano Industriale ed Ambientale; aggiornamenti in relazione al processo di assunzione avviato da ArcelorMittal Italia, che registra ad oggi 10.804 proposte occupazionali, per l’esecuzione di quanto convenuto entro il termine del “Periodo Transitorio” in corso, fissato al 31.01.2019; Action Plain 2019 in ordine alla contrattazione collettiva aziendale.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/01/10/ex-ilva-am-anticipera-somme-imposte/)

Depositato l'esposto alla Procura contro l'Accordo Ilva/ArcelorMittal/Sindacati, sotto l'egida del governo/Di Maio

Questa mattina lo Slai cobas sc e operai Ilva in rappresentanza del Comitato lavoratori Cigs Ilva AS hanno depositato presso la Procura della Repubblica di Taranto una lunga denuncia-querela contro Ilva AS, ArcelorMittal, Sindacati firmatari per l’Accordo del 6 settembre 2018.
Chiediamo che si apra una inchiesta sulla illegittimità di quest'Accordo.

Di seguito, STRALCI DELL'ESPOSTO-DENUNCIA

- Aggiramento dell’art. 2112 e aiuto indebito di Stato
Nella vendita dell’Ilva non si poteva concretizzare la deroga al 2112 - che prevede il passaggio di tutti i lavoratori occupati presso Ilva AS, con la conservazione di tutti i diritti contrattuali acquisiti, in quanto:
non aveva per oggetto un trasferimento di impresa sottoposta a procedure concorsuali con dichiarata finalità liquidatoria, per la quale la continuazione dell’attività non sia disposta oppure sia cessata;
ha avuto, invece, per oggetto, la salvaguardia della produzione dell’acciaio italiano, che non rientra nei servizi di preminente interesse pubblico per cui può essere applicata la deroga al 2112.
La deroga nel caso in specie, pertanto, si configura come illegittimo aiuto di Stato e “concorrenza sleale” sul piano internazionale;
La Corte di Giustizia aveva già condannato la Repubblica italiana e aveva affermato che qualora la vicenda traslativa riguardi aziende in esercizio, nelle quali l’attività sia proseguita, si avrà la continuazione di tutti i rapporti di lavoro esistenti al momento del trasferimento, indipendentemente dalla circostanza che esista un accordo sindacale che lo preveda...

- Violazione dei criteri di scelta dei lavoratori
I criteri stabiliti dalle leggi, da applicare in concorso tra loro, prevedono: 1. carichi familiari; 2. anzianità; 3. esigenze tecnico-produttive.
I criteri di selezione stabiliti dall’Accordo, nonchè quelli applicati anche in peggio da AM InvestCo

Appalti comunali, domani una rappresentanza di lavoratori al Consiglio comunale: Basta con contratti precari, con proroghe di pochi mesi, sempre a rischio peggioramenti; vogliamo lavoro stabile e sicuro

DOMANI MATTINA ALLE 10 RAPPRESENTANTI DEI COBAS DEGLI APPALTI COMUNALI SARANNO PRESENTI AL CONSIGLIO COMUNALE
per conoscere le determinazioni dell’Amministrazione comunale, date le forti preoccupazioni dei lavoratori circa la loro situazione lavorativa, sia nell’immediato - scadenza dei contratti di appalto - sia per il futuro.
I LAVORATORI SLAI COBAS CONSEGNERANNO AI CONSIGLIERI COMUNALI, ALLA GIUNTA UN COMUNICATO.
Un quadro, parziale della situazione: 
LAVORATORI DIP BITELLA - EX PASQUINELLI - Hanno avuto un’ulteriore proroga del loro contratto di 2 mesi! Ma lo slai cobas ha già detto NO a proroghe, contratti "tampone" di pochi mesi. Vogliamo il rientro stabile dei lavoratori nel loro lavoro, nel ciclo raccolta differenziata e selezione rifiuti. Nonostante i mesi trascorsi e il prossimo completamento dei lavori di automazione dell'impianto "Pasquinelli", niente è stato ancora deciso per un futuro lavorativo reale dei lavoratori e l'estensione della raccolta differenziata quanto mai necessaria alla città.
LAVORATRICI DIP TEOMA DELLE PULIZIE UFFICI COMUNALI - Questo appalto è tuttora in proroga fino a fine marzo. Ma intanto, pare che il Comune nel nuovo appalto punti a tagliare le ore - portando le 4 ore giornaliere già poche, a 3 ore - e, quindi a peggiorare le condizioni di più di 50 lavoratori.
LAVORATRICI ASILI - Promesso da quest'estate, attuato in tempo di mai... l'aumento dell'orario di lavoro a 20 ore settimanali delle circa 90 lavoratrici, che ancora stanno alla vergognosa condizione di 1,50 ore al giorno e 11 settimanali! A questa inaccettabile e illegittima situazione poi si aggiungono i periodi di sospensione (estivi, natalizi e altre festività), dove le lavoratrici perdono mesi, settimane, giornate di lavoro e quindi di salario.  Continua, inoltre, a non essere riconosciuta alle lavoratrici la loro doppia attività lavorativa: pulizie e ausiliariato in violazione anche delle norme contrattuali. Infine, anche queste lavoratrici sono in "proroga"...
LAVORATORI DEL SERVIZIO DI CUSTODIA - DIP SERVIZI INTEGRATI - Anche per questi lavoratori si avvicina il termine del contratto di appalto e non si sa che succederà. Ma in questi anni il lavoro di questi lavoratori è ancora peggiorato.Un esempio è il Parco del Mirto, uno dei rari "polmoni verdi" di questa città, sito tra l'altro in uno dei quartieri inquinati, è di nuovo piombato nel degrado. Il Comune invece di incrementare il servizio ha fatto ridurre da 4 a 1 lavoratore gli addetti alla custodia, pulizia del Parco, aumentando il suo stato di abbandono.
slai cobas per il sindacato di classe

AL SINDACO MELUCCI - TARANTO
ALL’ASS. VIGGIANO
ALL’ASS. MOTOLESE
 
ALLA GIUNTA COMUNALE
AI CONSIGLIERI COMUNALI
 
AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE 
 
Oggetto: appalti comunali - richiesta incontro

GIOVEDI’ 31 GENNAIO una rappresentanza dei lavoratori degli appalti comunali: manutenzione verde ditta Bitella (ex Pasquinelli), pulizie uffici e strutture comunali ditta Teoma, pulizie e ausiliario asili comunali e  custodia aree ditta Servizi Integrati, sarà presente al Consiglio comunale.
Si chiede di avere, ad latere dello stesso Consiglio, incontri con gli assessori competenti, per conoscere le determinazioni di codesta Amministrazione comunale, date le forti preoccupazioni dei lavoratori circa la loro situazione lavorativa sia nell’immediato - scadenza dei contratti di appalto - sia per il futuro.
 
SLAI COBAS per il sindacato di classe

domenica 27 gennaio 2019

Accordo AM/CIGS ILVA - presidio conferenza stampa Tribunale di via Marche 30 gennaio ore 9.30

Invito alla stampa tv, a tutti i mass media e alle associazioni interessate
comunicato ai lavoratori AM e AS Ilva in cigs

30 gennaio:
- I sindacati firmatari dell’accordo del 6 settembre a Roma per incontrare Arcelor Mittal e chiedere di rispettare l’accordo, lamentandosi per i numeri non raggiunti di assunzioni 8.200 e i trasferimenti di reparto;
- noi Slai cobas per sindacato di classe Taranto e comitato cassintegrati Ilva AS alla Procura di Taranto per denunciare e chiedere di aprire una inchiesta sull’accordo illegittimo e truffaldino che ha messo fuori 2600 operai con criteri discriminatori, che trasferisce operai come pacchi postali da un reparto all’altro, che fa entrare le ditte esterne al posto dei cassintegrati, che rende ancora più precarie le condizione di sicurezza dei reparti con organici tagliati o non adatti, che viola leggi accordi contratti e diritti sindacali esistent.
Presidio conferenza stampa tribunale di via marche 30 gennaio ore 9.30
Slai cobas per il sindacato di classe Taranto
comitato cassintegrati AS ILVA
info
347-5301704
27-1-2019

Appello a dare continuità alla manifestazione antirazzista di sabato 19 - Slai cobas sc

Apriamo i porti - Accoglienza
No razzismo No Salvini

Dopo la buona manifestazione di sabato 19 gen 
proponiamo di fare una nuova iniziativa, questa volta al porto
perché anche Taranto "apra il suo porto" per accogliere i migranti lasciati in mare.

Slai cobas per il sindacato di classe - info 347-5301704

Dopo sentenza di Strasburgo: cancellare l'immunità penale per i vecchi e i nuovi padroni Mittal dell'Ilva

Il ministro dell'Ambiente, Costa, ha parlato che lui e Di Maio intendono "prevedere ed esplicitare la fine dell'immunità penale per i commissari e quindi per i proprietari", annunciando una norma per questo.
Vedremo, ma noi non possiamo fidarci delle parole dei Ministri del M5S e Di Maio, li abbiamo già visti all'opera, prioprio sull'Ilva, come "ingannapopolo". L'Accordo Ilva e l'addendum sulla ambiente, firmati sotto la regia di Di Maio, non fanno alcun cenno alla cancellazione dell'immunità penale, e sono anche sul fronte sicurezza, salute, ambiente assolutamente non rispondenti alle richieste di interventi di cambiamento, fine dell'inquinamento, di lavoratori e cittadini.

Lo Slai cobas per il sindacato di classe, ha presentato a settembre 2018 una precisa denuncia/richiesta al Tribunale di Taranto e alla Corte Costituzionale contro l'immunità penale - di cui di seguito riportiamo stralci.

Il giorno 30 gennaio ore 9,30 sarà al Tribunale di via Marche, per presentare alla Procura una dettagliata denuncia dell'Accordo Ilva, in cui uno dei punti riguarda proprio l'illegittimità del mantenimento in questo accordo dell'immunità penale. 
Nella stessa mattinata vogliamo sapere dal Tribunale l'esito della nostra denuncia e richiesta di cancellazione della norma sull'immunità penale 

Intanto lo Slai cobas sc, con il suo avvocato di Torino, Pellegrin - legale per le parti civili di lav. comiteriali al processo 'Ambiente svenduto' - sta preparando una denuncia dell'Addendum sull'ambiente, allegato all'Accordo del 6 settembre.

LA DENUNCIA SULL'IMMUNITA' PENALE PRESENTATA A SETTEMBRE DALLO SLAI COBAS SC

Alla PROCURA DELLA REPUBBLICA
DI TARANTO

Al GIP competente

Alla CORTE COSTITUZIONALE
ROMA

La scrivente Calderazzi Margherita, coordinatrice dello Slai cobas per il sindacato di classe chiede a codesta Procura, al GIP competente di non procedere all'archiviazione – richiesta dal PM Mariano Buccoliero – dell'inchiesta penale sullo sversamento di diossina sul quartiere Tamburi negli anni tra il 2013 ed il 2015...
non vogliamo assistere ad una inaccettabile anomalia, per cui: viene sì  accertato che la diossina

Processo Ilva - Capogrosso: “Non possiamo ottenere che le polveri siano zero ai Tamburi”... E ll PM Buccoliero (quello che dovrebbe essere l'accusa") gli riconosce “una grande correttezza nel dire come stanno le cose”

L'Ing. Capogrosso ex Direttore dell'Ilva fino al 2012, imputato nel processo "Ambiente svenduto" ha continuato questa settimana nella sua "lezione" sull'Ilva: ha spiegato le tappe dello stabilimento, gli impianti, la catena di comando, gli interventi e le molte spese fatte per la sicurezza...; per affermare che l'azienda ha fatto tanto. E poi dice: “Non possiamo ottenere che le polveri siano zero ai Tamburi”. 
Ma le dichiarazioni di Capogrosso, che di fatto costituiscono ammissione della logica di padron Riva ("Io produco acciaio... non posso occuparmi anche dei problemi degli abitanti di Taranto") avvengono in un clima di "cortesia", di "rispetto" - come se non si sta parlando di centinaia di operai morti, di cittadini morti o ammalati di tumore.

(da Taranto Buona sera)
L’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, uno dei principali imputati di reati ambientali nel processo “Ambiente svenduto”, ha ripercorso le tappe storiche della fabbrica più grande d’Europa, a partire dal passaggio dalla gestione pubblica a quella privata, della famiglia Riva, iniziata nel 1995. Stando alla deposizione di Capogrosso, i Riva non ereditarono un gioiello, sotto il profilo ambientale, in quanto “le cokerie erano messe abbastanza male per carenza di interventi e personale non specializzato”, anche perché gli investimenti erano stati concentrati sugli altiforni, era stato rifatto l’ Afo 5, nel 1994 dopo fine campagna.
Capogrosso ha ripercorso gli atti d’intesa sottoscritti nel corso degli anni e, secondo l’accusa, quasi sempre disattesi, sollecitato dalle domande del pm Mariano Buccoliero, ha fornito la sua spiegazione sugli interventi effettuati e su quelli non effettuati. Uno dei temi principali ha riguardato i parchi minerali e le emissioni di polveri provenienti dai grandi cumuli. Da quanto riferito da Capogrosso, l’impegno dell’azienda non è mancato. “Per i parchi abbiamo fatto il giro del mondo per vedere quali soluzioni venivano adottate in casi analoghi al nostro... L’unica soluzione adottata erano le barriere frangivento. per diminuire lo spolverio con un beneficio stimato fra il 30 e il 40%. Si era deciso di realizzare delle barriere ecologiche ma fu firmato l’accordo Regione, Provincia, Comune, con Fitto Commissario straordinario Ambiente il quale spiegò che quest’opera sarebbe stata realizzata dagli enti con l’Ilva perché finanziabile con dei fondi”. Un’opera rimasta sulla carta.
Sul perché, al di là degli atti d’intesa rimasti inattuati, l’azienda non abbia realizzato le coperture dei parchi, Capogrosso si è difeso sostenendo che nessuna Bat prevedeva la copertura se non per parchi di limitate dimensioni. E sulla soluzione attuale di copertura è apparso scettico: “Bisognerebbe attendere i risultati”
Capogrosso ha riferito che nell’ambito di un ridimensionamento delle emissioni sono stati realizzati “impianti per lo scarico della loppa direttamente sulle navi, eliminando il trasporto a bordo dei camion”.
Un’altra innovazione riguarda la realizzazione di “strade interne ai parchi”, l’acquisto e l’utilizzo di “spazzatrici automatiche”, “macchine dei parchi, automatizzate e con tecnologia che consentiva l’utilizzo senza personale”. A ciò si aggiungono “le pratiche operative e la centralina che rilevava la polverosità e faceva scattare l’intervenire il sistema di ‘spruzzaggio’ e il sistema filmante”. Quando il pubblico ministero gli ha fatto notare che gli interventi sono stati insufficienti e le polveri sono arrivate ugualmente al quartiere Tamburi, l’ex direttore dello stabilimento si è difeso spiegando che eliminare lo spolverio è impossibile: “Non possiamo ottenere che le polveri siano zero ai Tamburi”.
L’installazione delle centraline? “Non avevamo problemi a installarle, le avremmo installate ma intervenne l’incidente probatorio e i legali ci consigliarono di fermarci di fronte agli accertamenti in corso in quel periodo”. Per lunghe ore, in tre udienze, Capogrosso ha mostrato grande sicurezza su tutti gli argomenti al centro del contraddittorio. Il pm Buccoliero gli ha riconosciuto “una grande correttezza nel dire come stanno le cose”. Il processo dinanzi alla Corte d’Assise di Taranto proseguirà la prossima settimana con l’esame di altri dirigenti Ilva.

ALCUNI DATI SCIORINATI DA CAPOGROSSO

STABILIMENTO – dati 2011
Impianti: 15 milioni di metri quadri - 66 ettari di parchi minerali

Discarica Mater Gratiae Ilva: "Grave disastro ambientale" - Riceviamo da PeaceLink

COMUNICATO STAMPA

L'accusa è di particolare rilevanza: "grave disastro ambientale" che avrebbe creato un "grave pericolo per la pubblica incolumità".  
Gli imputati sono nove e il faro acceso dalla magistratura punta su quanto è avvenuto dal 1995 a oggi vicino alla discarica Mater Gratiae dell'ILVA, situata fra Taranto e Statte.
PeaceLink è stata individuata dalla magistratura come "parte offesa" e come tale è stata ufficialmente avvisata dal GUP (giudice udienza preliminare) Pompeo Carriere dell'udienza preliminare che si terrà alle ore 9 del 28 gennaio 2019 nell'aula d'udienza GUP, a Taranto in via Marche al piano terra.

PeaceLink il 28 gennaio si costituirà anche parte civile nel nuovo procedimento penale in quanto, come parte offesa, è riconosciuta dalla magistratura quale associazione da anni attenta e attiva sulla questione delle discariche e della contaminazione del territorio, avendo presentato vari esposti in Procura.

Con l'udienza preliminare del 28 gennaio è prevedibile l'apertura di un nuovo fronte giudiziario su questioni di grande rilevanza in quanto la magistratura accusa gli imputati di aver contaminato acque e terreni destinati ad attività agricola mediante cumuli di rifiuti, con il relativo dilavamento di sostanze velenose che sarebbero finite anche nella falda.

E' stato il pubblico ministero Mariano Evangelista Buccoliero a richiedere l'emissione del decreto che dispone il giudizio nei confronti dei nove imputati che hanno lavorato nell'ILVA con incarichi di particolare responsabilità.

Gli imputati sono accusati di un "medesimo disegno criminoso" in concorso fra loro relativo allo sversamento di circa 5 milioni di tonnellate di cumuli di rifiuti pericolosi e non pericolosi di origine industriale situati sull’argine sinistro della Gravina Leucaspide (tra Taranto e Statte) e della mancata messa in sicurezza di diverse discariche abusive a cielo aperto relative agli stessi rifiuti. Si tratta di un enorme quantitativo di rifiuti, corrispondente al peso di circa 5 milioni di automobili.

Secondo l'accusa questo sarebbe avvenuto senza alcuna documentazione, senza coperture per evitare la dispersione di polveri pericolose per la salute e senza le dovute precauzioni per evitare la dispersione nella falda del percolato. Ciò avrebbe causato un grave disastro ambientale provocando l’inquinamento dell’ambiente circostante e delle acque pubbliche torrentizie, oltre a quelle meteoriche che dilavavano i cumuli dei rifiuti, trasportando le sostanze nocive, inquinando in tal modo sia i terreni che la falda e causando un "grave pericolo per la pubblica incolumità".

Va da sé che gli imputati godono della presunzione d'innocenza, ossia del principio giuridico secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a che non sia provato il contrario.

Quello che tuttavia oggettivamente tutti possono vedere con i propri occhi percorrendo la Gravina Leucaspide è la distruzione di una zona di grande pregio paesaggistico e naturalistico che doveva essere sottoposta a vincoli e alla relativa tutela. Il Pubblico Ministero traccia un quadro impressionante descrivendo cumuli di rifuti di oltre trenta metri sul piano campagna che sono franati, precipitando nella gravina e deviando il corso d'acqua che l'attraversava, deturpando l'ambiente e inquinando sia i terreni che la falda.

Questa vicenda non è solo una questione giudiziaria ma descrive in modo spietato e crudo l'incuria per beni comuni millenari e preziosi. Tutto questo è stato fatto senza alcuna considerazione per le generazioni future. E' una storia terribile che ha visto tante persone voltarsi dall'altra parte. Noi no. PeaceLink ha tenuto gli occhi aperti e sarà la sentinella di quella parte della comunità che non accetta più simili atteggiamenti incivili.
La recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Straburgo - che ha dato ragione ai cittadini - ci incoraggia ad andare avanti perché a Taranto nessuno goda più dell'impunità.

Fulvia Gravame, resposabile del nodo PeaceLink di Taranto
Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink

sabato 26 gennaio 2019

Ieri dagli operai di Taranto che si oppongono alla Mittal al popolo in India che lotta contro le mutinazionali e il governo fascista Modi

Prossimamente pubblicheremo la relazione introduttiva

"APRIAMO I PORTI - RESPINGIAMO IL RAZZISMO" - DA CATANIA A OVUNQUE E' NECESSARIO E POSSIBILE

Dopo la buona manifestazione di sabato scorso, proponiamo di fare anche a Taranto una nuova iniziativa al porto
Slai cobas per il sindacato di classe

Il comunicato di Antirazziste ed antirazzisti Catanesi

 APRIAMO I PORTI
RESPINGIAMO IL RAZZISMO!

Dopo l'approvazione del Decreto Salvini il clima di intolleranza e la continua negazione dei diritti fondamentali dei migranti hanno purtroppo preso ancor più vigore.
Dopo la conclusione del salvataggio dei 49 migranti da parte delle navi umanitarie delle Ong Sea Watch e Sea Eye (che insieme ad altre hanno salvato decine di migliaia di vite umane e che per questo vengono sempre più criminalizzate) il 2019 inizia con oltre 200 morti solo pochi giorni fa. I governi europei si accodano ai deliri razzisti di Salvini&pentastellati nello scaricabarile dei porti disponibili ad accogliere ed addirittura i migranti “salvati” dalla nave cargo della Sierra Leone consegnano ai carnefici libici 140 persone bisognose di protezione umanitaria. Da giorni è ripreso il calvario per altri 47 migranti a bordo della Sea Watch3 , che adesso si trova nella rada di Marina di Melilli (Sr), in attesa di un porto sicuro dove poter sbarcare donne, uomini e bambini. Oramai il naufragio dei diritti umani della fortezza Europa è sempre più evidente e bisogna resistere alla crescente barbarie e disobbedire alle leggi ingiuste.
Il genocidio di migranti aumenta sempre più nel Mediterraneo e nei lager libici!
Centinaia di richiedenti asilo vengono espulsi (vedi il Cara di Castelnuovo di Porto) dalle strutture di accoglienza ,riversandosi senza alloggio nelle strade delle nostre città, perché di punto in bianco il

venerdì 25 gennaio 2019

Mittal - conoscerlo per combatterlo - Iniziativa questa sera

E' padron Mittal - padrone oggi dell'ex Ilva - a rappresentare l'economia indiana al vertice mondiale di Davos.a fianco di Modi guida di un governo fascista indù' antioperaio e massacratore e insieme a lui Jindal - che voleva l'ilva e ora ha preso l'acciaieria di Piombino

Oggi - presso lo Slai cobas via Livio Andronico 47 Taranto dalle ore 18 -  si parla di Mittal.

Come ha costruito il suo impero? Che è successo e succede nelle sue fabbriche e in particolare in India? - Quali rapporti con il governo indiano oggi fascista indù e grande repressore di operai contadini, donne, giovani, intellettuali, popolazioni di intere zone povere?

Sulla Formazione operaia avviata a Taranto

Si è tenuta la seconda riunione della Formazione operaia a Taranto, presenti compagni, operai Ilva, donne lavoratrici, militanti.
Essa si sta facendo usando le lezioni già apparse on-line su 'Lotte di classe in Francia'.

Questa Formazione però perchè serva realmente deve vedere una diversa partecipazione dei compagni.
Alcuni dei presenti non avevano letto il testo su cui vi dovevano essere interventi per atteggiamento liberalista, incomprensione dell'importanza attuale della teoria marxista militante per l'analisi politica e la battaglia di classe da condurre nel proletariato; altri militanti da lungo periodo si limitano a ripetere le cose dette da chi guida la formazione senza un lavoro proprio, semplice e con stile proletario che serva effettivamente alla crescita dei compagni operai presenti; altri compagni hanno appena cominciato e devono essere aiutati con la lettura collettiva del libro di Marx.
Sono problemi che vanno superati con un diverso atteggiamento ideologico e un metodo migliore sin dai prossimi appuntamenti.

giovedì 24 gennaio 2019

ILVA TARANTO - La Corte di Strasburgo condanna l'Italia per emissioni tossiche

comunicato

Padroni Ilva - governi, compreso l'ultimo fascio-populista e ingannapopolo Di Maio/Salvini colpiti dalla sentenza - anche se essa non ha una conseguenza diretta.

Ora bisogna fare entrare questo parere nel Processo AMBIENTE SVENDUTO e deve servire a operai e cittadini per aprire lo scontro con i nuovi padroni indiani MITTAL perchè vengano imposte misure ordinarie e straordinarie a difesa di salute, ambiente e lavoro e cancellata l'immunità penale.

Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e territorio
Slai cobas per il sindacato di classe Taranto

Convegno nazionale a Taranto il 13 marzo
info slaicobasta@gmail.com - 3475301704
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Da corriere di Taranto
E' stata appena pubblicata la Sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel Procedimento n. 54414/13 (F. Cordella ed altri contro Italia).
L’iniziativa è stata promossa, nel 2013, da 182 tarantini, in due diversi momenti.
La Corte ha poi accorpato la trattazione delle due istanze.
I ricorrenti hanno accusato lo Stato italiano di non aver adottato tutti gli strumenti giuridici e normativi necessari per garantire la protezione dell’ambiente e della salute dei tarantini ma, al contrario, le leggi emanate e susseguitesi nel tempo, hanno avuto il preciso scopo di tutelare, esclusivamente, gli interessi dell’Ilva, così le disposizioni della Convenzione Europea dei Diritti Umani di cui agli articoli n. 2 
(nella parte in cui dispone che “il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale pena”), n. 8 (nella parte in cui dispone che “ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio”), e n. 13 (nella parte in cui dispone che “ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo davanti a un’istanza nazionale”).
Una logica già ampiamente condannata dalla popolazione tarantina, soprattutto alla luce dei risultati degli studi scientifici (tra gli altri, lo studio “Sentieri” dell’Istituto Superiore di Sanità) e delle perizie chimico-ambientale ed epidemiologica realizzate dagli esperti incaricati dal Giudice per le Indagini Preliminari, dott.ssa Patrizia Todisco, agli inizi dell’inchiesta sull’Ilva, nel corso dell’incidente probatorio nel procedimento penale “Ambiente Svenduto”.
Alla Corte Europea è stato chiesto di riconoscere, ai tarantini, il loro diritto di vivere in un ambiente salubre. Con la decisione odierna la Prima Sezione della Corte ha riconosciuto la giusta richiesta dei tarantini, dichiarando la violazione degli articoli 8 e 13 da parte dell’Italia.
Ad una prima lettura, la CEDU condanna l’Italia a risarcire a ciascuno dei ricorrenti con 5mila euro. Tutta da leggere la sentenza (che vi proponiamo integralmente in questo link: SENTENZA CEDU), che pare non possa cambiare lo stato delle cose, ma certamente – ripetiamo, a un primissimo commento – c’è una condanna morale su come i nostri governanti hanno agito salvaguardando prima di tutto il profitto industriale, trascurando così il diritto alla salute dei tarantini e dell’intero territorio.

PROCESSO ILVA - va in scena la protervia dei padroni e dei loro servi - ma la loro realtà criminale viene fuori

In questi giorni è in corso l'interrogatorio dell'Ing. Capogrosso, direttore dell'Ilva per tutta la gestione Riva, da dicembre 1996 a luglio 2012 - sottoposto per un anno agli arresti, tra carcere e domiciliari.

Con la protervia del massimo capo dell'Ilva, nella prima fase Capogrosso ha spiegato con un atteggiamento di chi fa una lezione di merceologia e deve rivolgersi a bambini ignoranti che discettano su cose che non capiscono e su cui pretendono pure di inquisire, cosa significa agglomerato, cosa è l'acciaio, i tipi di gas presenti in Ilva, e via di questo passo, sottolineando sempre che (signori!) si tratta di un impianto complesso...  

Con questo stesso atteggiamento Capogrosso ha anche fatto ammissioni sulla presenza di diossina, Pcb, ecc., ma come frutto oggettivo di una grande fabbrica, che solo chi non conosce può mettere in discussione e mettere sotto processo.
"Certo, ero al corrente - dice Capogrosso - che nelle polveri del camino vi era diossina... Negli anni abbiamo ridotto la diossina che usciva dal camino (rimarcando qui Capogrosso che per questo l'Ilva aveva speso centinaia di migliaia di euro... - ndr), ma restava nelle polveri... meno ne usciva dal camino e più ne rimaneva nelle polveri...".
E di fronte alla domanda del PM sul perchè non avessero adottato prima i sistemi di riduzione della diossina, Capogrosso risponde tranquillamente: "Sì, sapevamo che c'era la diossina ma non la misuravamo... Eravamo consapevoli che il processo di agglomerazione avrebbe prodotto diossina ma non abbiamo mai approfondito tale aspetto, nè tantomeno c'erano prescrizioni sul punto...". E ancora: "Sì si poteva fare di più ma avevamo bisogno di tempo e si doveva intervenire in ossequio a quelle che erano le incombenze della proprietà siderurgica". Tradotto: in ossequio al rapporto costi/benefici, a quanto quei costi incidevano sui profitti dell'azienda.
Nello stesso tempo, Capogrosso parla della diossina come di un normale intervento e non di un inquinante che ha fatto ammalare, morire persone, che entrava nell'aria che respiravano gli abitanti di Taranto, nei campi, nella catena alimentare, nel latte che le madri davano ai bambini.    

E l'effetto micidiale della diossina non era presente solo nel processo all'agglomerato.
"...Noi portavamo i rifiuti nella discarica - ha continuato Capogrosso - Ma non facevamo l'analisi per la diossina ma per gli elementi di compatibilità con la discarica...". La diossina veniva classificata come rifiuto non pericoloso. Per cui le micidiali polveri degli elettrofiltri finivano nella discariuca per rifiuti speciali Mater Gratiae non in un impianto per rifiuti pericolosi.
Lo stesso trasporto delle polveri, quindi, era un fattore ad alto rischio: "le polveri venivano raccolte in cassoni e trasportati anche su camion scoperti... In alcuni casi questi cassoni si rompevano..." (l'Ispettore Severini - ha ricordato qui il PM - aveva accertato che in un capannone le polveri contenenti diossina era sparse su tutto il pavimento - Risposta di Capogrosso: ma quello era un ambiente in cui non si doveva accedere...)

Sulle polveri scaricate sui Tamburi, stesso atteggiamento di tranquilla normalità: Sì, eravamo al corrente che nel 2010 vi erano valori più alti dei limiti previsti dall'Arpa - ma non mi leggevo le relazioni dell'Arpa sulle polveri rilevate dalle centraline poste ai Tamburi - della serie: ciò che accadeva fuori dalla fabbrica non era un problema che li riguardava.
In ogni caso Capogrosso ha rivendicato tanti interventi per evitare lo sversamento di polveri, ma aggiungendo che ciò che non è stato fatto o è stato insufficiente non dipendeva dai Riva ma dagli Enti locali, Regione, Provincia, Comune che non hanno fatto quanto di loro competenza, tipo le collinette ecologiche.
Sulla copertura dei parchi minerali, Capogrosso ha dichiarato: "La copertura di nastri, edifici e parchi comporta sempre dei problemi e comunque nessuna Aia ci ha prescritto la copertura dei parchi. Ora la stanno facendo? Vediamo come gestiranno l'aria interna..." - della serie: vedrete che avevamo ragione noi.  

Poi, chiaramente, vi è la parte in cui Capogrosso rivendica gli interventi realizzati per rispettare l'Aia, le innovazioni tecnologiche, scaricando i ritardi e gli interventi insufficienti, o sulla precedente gestione dello Stato o sugli Enti locali.
Capogrosso ha in particolare elencato gli interventi fatti dai Riva, tra il 1997 e il 2000 per l'abbattimento delle emissioni del camino E312, con "l'istallazione di elettrofiltri di ultima generazione" - ma che ci sia stato effettivamente questo "abbattimento" basta parlare con gli operai e gli abitanti dei Tamburi.
Fanno parte di questi interventi anche quello sugli spogliatoi. Questi - ha spiegato Capogrosso - prima erano sugli impianti e gli operai dovevano cambiarsi vicino ai posti non salubri, poi è stata costruita una Palazzina a sei piani vicino alla portineria, in cui gli operai potevano cambiarsi all'entrata e all'uscita dal lavoro. Capogrosso, chiaramente, non dice l'altra faccia di questo "vantaggio" per gli operai: l'allungamento dell'orario in entrata e uscita, dato che la timbratura dell'orario restava comunque vicino al posto di lavoro e il tempo di cambio tuta, di pulizia non era considerato orario di lavoro.

Anche le prossime udienze vedranno sempre Capogrosso.

Mattarella ieri a Genova all'ex Italsider, non certo per i tanti operai morti sul lavoro in questa città!

Ma per commemorare Guido Rossa, ucciso negli anni 70 dalle BR. Ma il vero terrorismo è quello dei padroni - Un altro operaio morto all'Ansaldo

   Ansaldo Energia, morto un operaio in via Nicola Lorenzi

Gli operai dell’Ansaldo nel piazzale dopo il tragico incidente (foto Fornetti)
Gli operai dell’Ansaldo nel piazzale dopo il tragico incidente (foto Fornetti)
Genova - Eros Cinti, un operaio di 42 anni, è morto questa mattina poco dopo le 8 in via Nicola Lorenzi  nel piazzale interno alla sede di Ansaldo Energia lungo il torrente Polcevera; Cinti era vedovo e padre di due figli di 6 e 11 anni.
Eros Cinti era nato a Genova ed era cresciuto a Begato. Dopo essersi sposato si era trasferito a Pontedecimo.

La dinamica dell’incidenteSecondo una prima ricostruzione, l’uomo, che lavorava per la ditta Geko, stava movimentando un