domenica 14 luglio 2024

Per i braccianti indiani morti da Latina a Laterza lo Slai cobas per il sindacato di classe denuncia e passa all'azione per la lotta e l'organizzazione

Sin dal 1° luglio avevamo cominciato per Satnam Singh con un presidio in piazza della Vittoria, denunciando i legami tra il governo dell'India Modi e il governo Meloni.

Ora vogliamo passare dalla denuncia alla organizzazione della lotta diretta dei lavoratori immigrati - come abbiamo fatto negli anni passati conquistando, proprio con la lotta, degli importanti risultati per i diritti dei migranti. 

Apriamo anche da settembre uno sportello legale, per informazioni e vertenze, con la presenza dell'Avvocata Antonietta Ricci.

Intervento di Sebastiano Lamera, operaio Tenaris Dalmine, militante dello Slai cobas sc e proletari comunisti, colpito dal “foglio di via” da Milano

sabato 13 luglio 2024

La risposta del governo a Satnam Singh morto a Latina e a Rajwinder Sidhu morto a Laterza: 500 milioni alle aziende agricole

E c'è un altro aspetto che accomuna la morte di Satnam e questa di Rajwinder; come il padrone di Latina era già stato denunciato, condannato per sfruttamento, anche  il padrone di Laterza, Giovanni Giannico, era già indagato per caporalato e per le gravi condizioni di lavoro a cui sottoponeva 4 braccianti, sempre indiani, fino a 12 ore di lavoro al giorno, per una paga da 3 a 5 euro l'ora, e tenuti ammassati in locali senza servizi igienici sufficienti; anche Giannico, non ha chiamato subito il 118, e non si sa quanto tempo dopo la sua morte lo ha caricato nella sua macchina e portato il corpo del bracciante, qui almeno, in ospedale, andando poi via.

Rajwinder Sidhu si occupava di portare avanti un grande allevamento di bovini; non aveva contratto di lavoro, nè permesso di soggiorno

Il governo, dopo la morte/assassinio di Satnam, dopo la venuta allo scoperto delle terribili condizioni di lavoro contro braccianti nelle langhe, che venivano picchiati con mazze di ferro e lasciati senza cibo se protestavano, dopo i nuovi/vecchi dati dal sud al nord della condizione lavorativa, dei ghetti dei lavoratori immigrati, cosa ha deciso questo governo? 

Il decreto Agricoltura presentato dal Min. Lollobrigida - che va nei campi a stringere le mani agli agricoltori e farsi fotografare - che diventerà legge prima della chiusura estiva del Parlamento, stabilisce l'accesso anche dei carabinieri dell’Ispettorato nazionale del lavoro alle informazioni e alle banche dati trattate dall’Inps. Inoltre, l'assunzione da parte dell'Inail e Inps di 514 funzionari impiegati nelle attività di vigilanza; quindi, introduce il concetto di «prezzo medio di produzione», per impedire pratiche commerciali sleali. Vuol dire che nei contratti con i distributori di dovrà tenere conto dei prezzi di produzione. 

Ma al di là delle assunzioni, comunque di numero bassissimo tenendo conto dei tanti ispettori che sono andati in pensione e della miriade di aziende agricole che spesso non ricevono un'ispezione per 2/3 anni, il resto sono mere formalità che non intaccano assolutamente la condizione di iper sfruttamento dei lavoratori nelle campagne, il problema del diritti degli immigrati (permesso di soggiorno, residenza, diritto d'asilo, ecc.), la questione degli alloggi e della condizione di vita inumana nei ghetti; lo stesso problema del caporalato non fa alcun passo avanti, visto il fallimento della legge 199 del 2016.

Invece il concreto intervento viene fatto verso le aziende, accogliendo anche le richieste delle organizzazioni degli agricoltori - una della base sociali dei partiti del governo Meloni, verso cui non c'è stata neanche una denuncia per i blocchi stradali, a differenza dei mini blocchi di lavoratori, studenti immediatamente repressi. 

Quindi, il governo sta per stanziare 500 milioni per le aziende agricole e di allevatori. A questo si unisce una moratoria su mutui e finanziamenti per le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura.

Vale a dire: parole e carte, dati nel cassetto per i braccianti, immigrati schiavizzati e morti, soldi per i padroni

E come potrebbe essere diversamente. E' un governo che vuole cacciare, perseguire gli immigrati, far costruire Cpr/lager ai suoi confini, lasciar morire i migranti o nella traversata in mare o per mano dei padroni; mentre fa accordi con i regimi reazionari dei paesi da cui gli immigrati partono, e mentre dà soldi e sgravi ai padroni sfruttatori.

Questo andazzo, che pari pari si ritrova nelle Prefetture, nelle Regioni, non viene affatto contrastato dall'azione dei Sindacati confederali.

Anche dopo la notizia della morte di Rajwinder Sidhu, abbiamo dovuto leggere dichiarazioni/denunce "fotocopia", richieste di Tavoli da parte di Cgil, Uil, Cisl. Alla Prefettura hanno fatto la richiesta di un ulteriore Tavolo tecnico, così come alla Regione di Emiliano; Tavoli in cui si vogliono riproporre leggi, come appunto quella 199/2016 contro il caporalato che non ha prodotto e non poteva produrre alcun freno al caporalato; o si chiede alla Regione di dar seguito ad un accordo sottoscritto nel 2017, anche questo fallito. Le stesse proposte, o sono vecchie, o sono ancora "parole": protocollo d'intesa con tutte le parti interessate, banche dati, verifiche (documentali) sulla regolarità di contratti e versamenti contributivi, ecc. ecc. 

Questo non salverà neanche mezzo lavoratore o lavoratrice dallo sfruttamento, dalla miseria salariale e dalla morte.

L'attività coraggiosa, giusta di alcuni delegati sindacali, quasi sempre ex lavoratori agricoli che hanno vissuto anche sulla propria pelle lo sfruttamento nei campi, che vogliono riproporre il sindacalismo di strada, un sindacato che va esso in giro nelle campagne, dove stanno i migranti per parlarci, organizzarli, per difenderli (e non aspetta le denunce nei propri uffici), è una goccia nel mare, sono pochi, pochissimi che lo fanno e la loro azione resta impotente.

Manca poi in generale - e come potrebbe essere diversamente con un Landini che, ci ricordiamo, invitò al suo Congresso la fascista Meloni? - la volontà di comprendere il salto di "qualità" in corso da parte di questo governo, con ministri fascisti, razzisti, che si crogiolano nella loro ignoranza di realtà che anche l'ultimo lavoratore, soprattutto se immigrato, conosce benissimo.

Questo governo, non può, non vuole difendere le condizioni di vita, di lavoro dei braccianti; ma non si trova davanti nessuna seria lotta da parte dei sindacati confederali, nè un'opposizione reale se non parole da parte dei partiti d'opposizione in parlamento. 

Quindi, è tutt'altra la strada. E' la strada dell'organizzazione e della lotta, con i braccianti immigrati protagonisti principali. E' la strada della lotta contro il governo fascista Meloni e i suoi squallidi ministri, per far cadere questo maledetto governo.

giovedì 11 luglio 2024

Al processo Ilva l'intervento dell'avv. Antonietta Ricci di Taranto legale per lo Slai cobas di parti civili cimiteriali

Intervento dell'avvocata Antonietta Ricci nell'udienza del 28/6: "...rigetto la richiesta di trasferimento del processo da Taranto e la nuova "perizia presentata dai difensori degli imputati..."

"io mi associo alle conclusioni della Procura Generale, della Dottoressa Cannarile e del Dottor Graziano però non posso fare a meno che rilevare quanto l’eccezione di incompetenza funzionale - che gli avvocati degli imputati hanno così fortemente sostenuto durante tutte queste udienze - sia un argomento molto sentito. 

Sotto questo aspetto io voglio fare un discorso semplice evidenziando un elemento fondamentale. Cioè l’Articolo 11 del Codice di Procedura Penale - come diceva anche pocanzi il collega Vitale - è una norma eccezionale, è una norma che deroga alla regola ordinaria e, come tale, deve essere applicata in modo rigoroso. Anche la Corte Costituzionale lo ha ribadito, cioè non accettando e respingendo tutte quelle interpretazioni estensive dell’Articolo 11.
Citando anche il parere del Professor Spangher il quale ha evidenziato quali sono gli elementi che mette in evidenza e che rendono operativo l’Articolo 11 del Codice di Procedura Penale, ovvero l’essere Magistrato e l’essere persona imputata, persona offesa o persona danneggiata dal reato. 

Quindi quando questi due elementi si concretizzano - solo in quel momento - si può derogare la disciplina ordinaria, quella che appunto prevede che i processi si debbano celebrare nel luogo in cui è stato commesso il reato. Allora, attraverso un ragionamento veramente semplicistico, possiamo ritenere che questi due elementi - cioè quello dell’essere Magistrato e dell’essere persona offesa, danneggiata o imputata del reato - si siano verificati nel processo di cui stiamo parlando? La risposta, secondo me, è semplice: è “no” perché in nessun caso i due elementi coincidono. 

Non coincidono per quanto riguarda la posizione dell’Avvocato Giacovelli e del Dottor Cassetta in quanto, sebbene hanno presentato istanza di Parte Civile, loro non erano Magistrati. Il Dottor Cassetta aveva abbandonato la Magistratura già da dieci anni, il Dottor Giacovelli già da un anno. Per quanto riguarda invece la posizione dell’Avvocato Russo sembrerebbe che questi due elementi coincidano e che quindi debba ritenersi applicabile l’Articolo 11. Ma non è così neppure: perché l’Avvocato Russo, a un certo punto, revoca la sua costituzione di Parte Civile e - come ha detto sia la Corte Costituzionale che la Corte di Cassazione nella famosa sentenza 6558 del 2023 - la posizione di un Magistrato in quanto persona offesa, in quanto danneggiato o in quanto imputato non deve essere ipotetica, non deve essere congetturata, non deve essere valutata a seguito di un ragionamento generico ma deve essere concreta, deve essere parte processuale presente. Allora vi pongo una domanda: la Corte di Cassazione, in primo grado, ha dovuto pronunciarsi su una richiesta, una pretesa risarcitoria dell’Avvocato Russo? No! Quindi perché pensare di poter applicare l’Articolo 11 quando di fatto non ci sono i presupposti, non si sono creati i presupposti per poterne rendere l’applicazione?

Quindi insisto sulla istanza di rigetto della eccezione ex Articolo 11 ed insisto anche sul rigetto della perizia che è stata depositata dagli imputati di Difesa, anche in nome del valore totalmente scientifico che riguarda le perizie della Corte di Assise. Mi riferisco sia allo Studio Sentieri - che è uno studio fatto proprio dall’Istituto Superiore di Sanità italiano che fa parte del Sistan, cioè del Sistema Statistico Nazionale - che allo Studio Forastieri il quale, oltre ad essere validato scientificamente perché è stato pubblicato su riviste il cui valore scientifico è oggettivo, lo Studio Forastieri ha messo in evidenza il nesso causale tra le emissioni nocive e le malattie che i cittadini di Taranto subiscono, il danno alla salute che i cittadini di Taranto subiscono.

Sotto questo punto di vista vorrei, da ultimo, censurare anche l’ordinanza che ha tolto l’esecutività alle provvisionali in quanto in quella ordinanza - Presidente e signori della Corte - è stata data rilevanza e preminenza al danno patrimoniale conseguente agli imputati qualora dovessero pagare tutte queste provvisionali. Di fronte al danno patrimoniale è stato calcolato il danno alla salute che invece hanno subìto tutti i cittadini di Taranto e in modo particolare anche - restringendo la questione alla mia Parte Civile - Picoco Salvatore il quale è deceduto ed è deceduto per carcinoma polmonare? Picoco Salvatore era dipendente operaio addetto ai servizi cimiteriali del Comune di Taranto. Se con tanta solerzia sono state geolocalizzate le abitazioni dei Magistrati, beh, allora valutiamo l’ubicazione del cimitero di Taranto che è proprio in prossimità, sebbene vicino ai Tamburi che è il primo rione che ha subìto i danni dalle emissioni. Il cimitero è diviso soltanto dalle carreggiate della Strada Statale 7: si può considerare parte dell’Ilva, dell’acciaieria. Ho allegato anche l’estratto contributivo di Picoco Salvatore il quale inizia a lavorare alle acciaierie. Picoco Salvatore, insieme a tutti gli operai del cimitero. E’ stata considerata la salute, il danno alla salute che è un danno permanente? Invece è stata data importanza all’aspetto patrimoniale del danno che hanno avuto gli imputati.
Per questo mi associo anche alla richiesta di rigetto della perizia che è stata presentata dai difensori degli imputati. Grazie.

Una valutazione fatta poi dall'Avvocata Ricci nell'assemblea con le parti civili tenutasi presso lo Slai cobas sc nella serata del 28 giugno

In tutte le udienze che si sono svolte finora gli avvocati degli imputati erano arrabbiati, decisi, compatti. Tutti hanno contestato la competenza funzionale, quindi vogliono che il processo si debba trasferire a Potenza. Già nella scorsa udienza la Procura si è opposta a questo e tutti noi oggi, quelli che hanno depositato le memorie, noi che abbiamo discusso ci siamo opposti a questo trasferimento. Legalmente si tratta di una questione interpretativa, la stessa sentenza viene utilizzata dagli avvocati degli imputati come da parte nostra. Questo di fatto rimanda alla decisione del Presidente della Corte d’appello che non riusciamo a capire bene se ci darà ragione o no. Oggi ho avuto la sensazione che il Presidente fosse più a favore della nostra interpretazione, però non sappiamo perché è una questione proprio di dottrina, di come deve applicare i principi al caso concreto.
Poi c'è stata lo show dell’avv. del Codacons di Rienzi, a cui ci siamo opposti. Se n'è uscito con queste dichiarazioni da televisione e basta. E per queste dichiarazioni ha avuto anche uno scontro con Margherita. 

Ci siamo anche opposti fermamente all'utilizzo di una nuova perizia che immetterebbe un altro bel pò di lavoro da fare. Perché poi ci sono le contestazioni, ci sono le controperizie che ovviamente dobbiamo fare perché non possiamo rimanere zitti di fronte alle valutazioni che vogliono mettere in discussione i dati del processo di 1° grado. Però rispetto al trasferimento del processo a Potenza sarebbe la cosa meno grave, dato che resterebbe comunque la speranza di continuare a lottare per la validità della sentenza di primo grado. Ma se veramente viene trasferito tutto a Potenza è un'ecatombe da un punto di vista processuale.
Anch'io ho sollevato una critica nei confronti dell'ordinanza che ha tolto esecutività alle provvisionali. Il Presidente ha controbattuto dicendo: se ho tolto la provvisionale non significa che non potete agire per il risarcimento del danno. Sì, è vero, ma io potrei agire, però in una prospettiva di un processo in cui per la sua lunghezza alcuni reati possono saltare per la prescrizione o addirittura gli imputati vengono assolti.
E infatti l'ho detto proprio oggi. Vi siete presi la briga di andare a geolocalizzare l'abitazione del giudice? Ma avete visto i lavoratori del cimitero come stanno? Praticamente a ridosso dell'Ilva, da cui vi dividono soltanto le carreggiate della strada.
Dopo i lavoratori dell'acciaieria, quelli che stanno dentro, i più a rischio elevato siete proprio voi, lavoratori cimiteriali. State lì e praticamente vi prendete tutto ciò che inquina l'acciaieria...

"Come il popolo di Fasano rimosse le montagne dell’imperialismo" - Da un compagno di Palermo venuto alla manifestazione di Fasano contro il G7

Stiamo tutti vedendo che la maggior parte dei paesi imperialisti con alla testa gli USA tentano in tutti i modi di scatenare (oltre al genocidio palestinese) una ulteriore guerra nel Medio Oriente e nel Sud Est asiatico (in Europa abbiamo già la guerra in Ucraina).

Questa guerra si trasformerà inevitabilmente nella Terza Guerra Mondiale con o senza armi nucleari.

Dal 13 al 15 giugno 2024, in Italia a Fasano, si è svolta la riunione del G7. A questa riunione hanno partecipato quasi tutti i più grandi criminali del pianeta (Giorgia Meloni, Emmanuel Macron, Olaf Scholz, Fumio Kishida, Rishi Sunak, Justin Trudeau e Joe Biden) rappresentanti di quasi tutti i più grandi paesi imperialisti.

Oltre a questi grandi criminali spiccavano alcuni tra più sanguinari servi dell’imperialismo mondiale: il fascista Erdoğan genocida del popolo curdo, e il fascista Narendra Modi massacratore dei popoli dell’India.

Questi criminali si sono riuniti per sancire pubblicamente la loro alleanza nella guerra tra i paesi imperialisti, sperando di spartirsi l’impero russo con tutti i suoi domini, ma in realtà per attaccare i popoli del mondo compresi quelli dei propri paesi imperialisti.

Come Lenin ha affermato: l’imperialismo è la guerra e le guerre imperialiste sono assolutamente inevitabili finché esiste la proprietà privata dei mezzi di produzione. Lenin ha ulteriormente indicato: “la guerra imperialista è la vigilia della rivoluzione socialista”. Queste tesi scientifiche di Lenin non sono affatto superate.

Infatti dopo la Prima Guerra Mondiale è sorta l’URSS e dopo la Seconda Guerra Mondiale le repubbliche popolari nell’est europeo e la Cina in Asia.

Mao Tse-tung negli anni ‘60 ha affermato: “Per quanto riguarda il problema della guerra mondiale, non esistono che due possibilità: l’una è che la guerra suscita la rivoluzione, e l’altra è che la rivoluzione impedisce la guerra”.

La rivoluzione può impedire la guerra poiché i paesi imperialisti hanno bisogno del consenso di massa per portare avanti le guerre.

La manifestazione a Fasano è probabilmente la manifestazione più piccola degli ultimi 20 o trent'anni contro il G7, ma ciò che è successo penso che rincuorerà almeno tutti i veri comunisti ed i sinceri democratici italiani.

Come nello scritto di Mao “Come Yu Kung rimosse le montagne” così a Fasano la popolazione, che in tutte le altre manifestazioni contro il G7 è sempre rimasta distante e contrariata, è invece scesa in strada. Alcuni hanno seguito il corteo e altri hanno chiaramente dichiarato di essersi commossi e di stare dalla parte dei manifestanti e di appoggiarli nella loro lotta.

Questo è un piccolo segnale, ma speriamo che sia l’inizio di una grande mobilitazione contro la guerra imperialista sia in Italia che nel resto del mondo".

mercoledì 10 luglio 2024

Bracciante indiano morto nei campi, un altro caso Singh a Laterza

Questa nuova morte/probabile assassinio di un bracciante indiano, questa volta nelle nostre campagne, è venuta alla luce nei mass media, grazie all'articolo dei due giornalisti della GdM, solo in questi giorni. 

Ora è necessario che non si faccia ricadere nell'ombra e che nei prossimi passaggi giudiziari ci sia mobilitazione per la verità e giustizia per Rajwinder Sidhu Singh, per far venire alla luce e lottare insieme contro le condizioni di supersfruttamento nelle campagne da parte dei padroni e caporali, soprattutto verso i braccianti immigrati - Noi dello Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto lo faremo. 

Ancora una volta, come abbiamo detto per la morte di Satnam Singh, lavoratori indiani scappano dall'India di Modi, regime fascista della miseria, della persecuzione delle masse popolari indiane, per venire a morire in Italia da parte di padroni schiavisti e assassini.

E c'è un altro aspetto che accomuna la morte di Satnam e questa di Rajwinder; come il padrone di Latina era già stato denunciato, condannato per sfruttamento, anche il padrone di Laterza, Giovanni Giannico, non si sa quanto tempo dopo la sua morte ha portato il corpo del bracciante, qui almeno, in ospedale, andando poi via; anche Giannico era già indagato per caporalato e per le gravi condizioni di lavoro a cui sottoponeva i braccianti, anche 12 ore di lavoro al giorno, per una paga da 3 a 5 euro, e tenuti ammassati in locali senza servizi igienici sufficienti.  

Già subito dopo la manifestazione contro il G7 in cui denunciammo la presenza di Modi e il legame Meloni/Modi, il 1° luglio a Taranto nel presidio nella giornata di solidarietà internazionale contro la nuova campagna di Modi contro il popolo e i comunisti maoisti, abbiamo  fatto appello alla mobilitazione in solidarietà con i braccianti indiani e contro il governo Meloni complice.

Ora, è proprio nella nostra provincia che avvengono questi assassinii.

Nessuno, in particolare tutti coloro che si sono mobilitati contro il G7, può ingnorarlo.

Dalla GdM - di DARIO BENEDETTO - FRANCESCO CASULA

Indiano morto nei campi, un altro giallo a Laterza
Il datore di lavoro indagato per omicidio colposo e caporalato: «L’ho trovato svenuto». La vittima si chiamava come l'operaio deceduto a Latina
 

10 LUGLIO 2024

TARANTO - Quando è stato portato al pronto soccorso era già morto. Proprio come Satnam Singh. E proprio come per la sua morte, anche quella di Rajwinder Sidhu Singh, 38 enne anche lui indiano, deceduto il 26 maggio nelle campagne di Laterza nel Tarantino, sembra destinata a fare rumore. Ad accomunarli non è solo quel «Singh» nel nome, elemento comune a milioni di seguaci della religione Sihk, ma è principalmente il destino: quello di braccianti agricoli morti nei campi. E se il decesso di Latina ha portato in carcere il datore di lavoro di Satnam, a Taranto invece è ancora in corso una serie di accertamenti ma l’indagine conta per ora un solo indagato: si tratta dell’imprenditore agricolo Giovanni Giannico. Il numero delle persone sotto accusa tuttavia potrebbe presto aumentare.
Le accuse mosse dalla procura ionica sono di omicidio colposo e caporalato: le indagini dei carabinieri del Reparto operativo... hanno portato alla luce elementi che sollevano dubbi su quanto accaduto quella domenica di maggio. I primi a formulare perplessità sono stati i medici dell’ospedale San Pio di Castellaneta. «È svenuto, ha perso conoscenza», la versione dei fatti riferita dal proprietario del fondo su cui il 38enne stava lavorando, che aveva raccontato di averlo trovato riverso nel terreno. Ma quel racconto non ha convinto il personale sanitario: troppe discrepanze su dettagli, orari di ritrovamento e lo stato in cui il corpo della vittima si presentava sotto i loro occhi. Elementi che hanno spinto i medici ad allertare immediatamente i militari dell’Arma. Di lì a poco la notizia è giunta in Procura: il procuratore Eugenia Pontassuglia e il sostituto Filomena Di Tursi hanno disposto il trasferimento della salma nell’obitorio per eseguire l’autopsia...

Bisognerà però attendere il deposito della relazione per comprendere i dettagli, secondo quanto appreso dalla Gazzetta è innanzitutto intorno all’orario del decesso che al momento ruota l’inchiesta. Gli inquirenti, infatti, credono che quel giorno qualcosa sia andato in modo diverso e ora sono alla ricerca di riscontri per valutare le eventuali responsabilità di Giannico, difeso dagli avvocati Leonardo Pugliese e Carlo Raffo. Come per la vicenda di Latina, insomma, si cerca di comprendere se i soccorsi siano stati tempestivi, ma non solo. La presenza di Rajwinder Sidhu Singh nei terreni in un giorno festivo ha sollevato interrogativi sulle condizioni di lavoro imposte al 38enne: quanto possono aver contribuito al decesso? Ed è quindi anche su questo interrogativo che ora gli inquirenti dovranno cercare risposte.

Intanto il corpo del 38enne è tornato in patria. Lo scorso 26 giugno, a distanza di un mese esatto dalla data del decesso, la famiglia del bracciante, nel frattempo arrivata in Italia, è riuscita a ottenere il nullaosta per il trasferimento in India della salma...

Con Sebastiano Lamera dall'ex Ilva di Taranto

A Sebastiano, operaio della Tenaris Dalmine, dello Slai cobas sc, a cui la questura con un "foglio di via" vuole impedire di partecipare, fare attività sindacale e politica a Milano, soprattutto di essere, come in tutti questi mesi, parte attiva delle manifestazioni per la Palestina.

Da un operaio ex Ilva: "Tanto per cambiare lo Stato (tramite un suo devoto rappresentante) non lesina ad utilizzare tutta la sua forza repressiva verso un suo cittadino. Invece di esserne un suo rappresentante se ne fa suo carnefice, agisce in maniera alessitimica tale da sfociare in una incurante ferocia.

Questo però non resta senza conseguenze, le masse non sono vegetali che non hanno alcuna reazione alle violenze che le vengono inflitte, le reazioni sono realtà, una dimostrazione su tutte sono le proteste avvenute in Iran dopo l'omicidio di Mahsa Amini per mano della polizia da sempre serva (se c'è una cosa che accomuna tutte le polizie del mondo è proprio il servilismo che le contraddistingue), nonostante la feroce repressione della macchina statale, perpetrata attraverso i suoi fedelissimi cani da guardia, le proteste non si sono fermate. 

Così come non finirà in un nulla di fatto il provvedimento nei tuoi confronti.

Sempre al fianco dei compagni, contro ogni ordine di stampo borghese. Sino a che esisterà la borghesia ci sarà sempre il proletariato; sino a quando non verranno cancellate dalla faccia della Terra le classi le lotte non avranno mai fine.

Un abbraccio.

Acciaierie - Urso parla di altra multinazionale canadese interessata ad Acciaierie Italia e annuncia incontro a Roma

1 - I piani di governo e commissari sono tutt'ora promesse fumose e nascondono che comunque il futuro è di esuberi e sfruttamento, in mano a nuovi padroni che continuano l'opera di Riva e Mittal per i loro profitti,  inutile dire che ambientalizzazione e risanamento del territorio sono a "babbo morto"

Serve una piattaforma operaia alternativa, un fronte unito operai-masse popolari, una lotta vera autonoma e generale e su questo il punto centrale e la linea e le proposte dello Slai cobas per il sindacato di classe

2 - Intanto negli incontri romani e aziendali  la questione è una sola, più cassintegrazione

La nuova cassa integrazione anticamera di esuberi strutturali non si firma con questi numeri, queste modalità, e senza vera integrazione salariale per tutti al 100% - altro che 70%!

Ogni altro accordo va respinto e la parola deve passare alla lotta 

lunedì 8 luglio 2024

Da settembre nuovo differente ciclo di Formazione marxista per lavoratori, lavoratrici - dal blog proletari comunisti

Con il professore Giuseppe Di Marco vogliamo riprogrammare la formazione marxista per i lavoratori che avevamo avviato da un pò di tempo e poi non siamo riusciti a continuare. Abbiamo fatto un primo ciclo di quattro lezioni. Dopo abbiamo avviato una riflessione per vedere come meglio proseguire affinchè lavoratori e lavoratrici, compagne e compagne potessero meglio e più stabilmente seguire e partecipare alla discussione. Purtroppo, come sempre, il carico di impegni di natura sindacale, politica, internazionale hanno preso tutto il tempo e soprattutto tutta l'attenzione dei compagni e compagne, dei lavoratori, per cui è diventato effettivamente estremamente difficile dare una continuità alla formazione iniziata.
 


Quindi ora dobbiamo riprendere la formazione marxista, ma in forme differenti. 


La formazione marxista è una condizione necessaria per la formazione di quadri operai, politici e sindacali che possano avere nelle loro mani gli strumenti per condurre l’attività in autonomia teorica. Autonomia nel lavoro verso i lavoratori, anello indispensabile della ricostruzione dell'organizzazione. 


Tutti i fattori del capitalismo, dell'imperialismo, gli effetti sulla condizione operaia, diventano sempre più evidenti, e animano lotte spontanee. Ma è necessario costruire l'organizzazione degli operai fondata sulla scienza rivoluzionaria della classe.


Ci rivolgiamo a tutte le avanguardie delle lotte operaie e proletarie che vogliano guardare oltre queste lotte e uscire dal recinto della contraddizione sindacale/politica su cui Lenin ci ha insegnato tanto. 

La Formazione marxista è parte integrante del nostro lavoro. Dobbiamo convincere gli operai che

formarsi teoricamente è altrettanto importante che condurre una lotta, che organizzare una manifestazione sindacale, e soprattutto vogliamo che i compagni comprendano che organizzare questo lavoro, pur essendo di carattere specifico, ha la stessa valenza di un lavoro politico, delle forme concrete con cui organizziamo normalmente la nostra attività politica. Come spesso si fa uno sforzo notevole per organizzare una manifestazione, in certi casi per organizzare uno sciopero, con le stesse caratteristiche occorre muoversi quando si vuole organizzare un ciclo di formazione marxista degli operai. 

E’ in questo senso che dobbiamo ripensare il lavoro. 


Questo lavoro non è un lavoro telematico, tutto il nuovo ciclo vogliamo realizzarlo in presenza, secondo le caratteristiche che abbiamo già utilizzato, e certe volte con piena riuscita. 

C'è stato un ciclo in presenza a Taranto che a suo tempo ha avuto un ruolo importante e ci ha chiarito anche gli strumenti per poterlo condurre. 

Noi, quindi, da settembre dobbiamo organizzare un ciclo di "lezioni" che siano in presenza, che prevedano l'organizzazione di riunioni, assemblee; per le assemblee non dobbiamo pensare ad assemblee di massa, ma assemblee che raccolgano i lavoratori che sono interessati e che vogliamo interessare. 

Faremo queste riunioni in presenza tenendo conto le caratteristiche geografiche e di composizione anche sociale. Cominceremo da Taranto, poi Palermo, poi Bergamo. Ma teniamo conto che il nostro lavoro operaio non è limitato a queste tre città, qui abbiamo un insediamento, abbiamo dei quadri, un'attività riconoscibile e riconosciuta, al di là dei risultati concreti, ma questa attività va svolta anche in altre città di insediamento operaio o di interesse. Essa è in funzione della ricostruzione della forza degli operai, anche dove ancora non siamo strutturati o vi sono solo degli operai in contatto con noi ma si tratta di realtà dove esistono concentrazioni operaie importanti. 


Una formazione diffusa in cui noi, per usare una formulazione di Mao, siamo bersaglio e strumento della rivoluzione; bersaglio, perché siamo i primi ad assimilare il marxismo attraverso questa forma; strumento, perché la diffondiamo in forma militante, perché ciò che produce la formazione teorica è una vera rivoluzione che richiede necessariamente l'accumulazione primitiva della forza della classe. 

 

Nello stesso tempo, la formazione operaia marxista si adatta alle condizioni storiche, considerando la presenza delle organizzazioni marxiste e i livelli effettivi della lotta di classe che producono oggi le avanguardie operaie. 

Mao dice fallire, ricominciare, fallire, ricominciare, è questa la chiave della vittoria. E in altre forme Marx ha sostenuto anche questo. Quindi noi ci riproveremo 10, 100, 1000 volte finché centreremo l'obiettivo. Su questo siamo animati non solo di buona volontà, ma di ferma convinzione, di vera dedizione. 


Come ricominciamo? Il primo principio è che faremo il nuovo ciclo in presenza. Il secondo evidentemente, è che dobbiamo centrare e riprendere quello che stavamo facendo. 

Su questo evidentemente abbiamo sempre da imparare dalla pratica, e vedere se riusciamo a trovare le lezioni necessarie a fare meglio, con lo scopo di avere un gruppo di operai, lavoratori e lavoratrici che effettivamente si organizzano, cioè partecipano in forma sistematica e continuativa, storicamente e materialmente possibile, a questo lavoro. 

I risultati del lavoro di Formazione marxista, pensiamo che saranno perfino maggiori di quello che noi stessi possiamo ipotizzare. La nostra storia più recente viene dagli anni 70 che questo lavoro teorico l'ha visto in opera nelle organizzazioni rivoluzionarie producendo quell’insieme del corpo militante di base che, comunque collocato, è stato infinitamente più elevato di quello prodotto nei cicli successivi.

 

Ora da settembre riprendiamo il cammino di questo lavoro. E lo riprendiamo con il prof. Di marco dal 1° libro del Capitale.

Siamo con Marx quando ci dice di misurarci con la scienza piuttosto che con la fantascienza, o la mera ricaduta politica. Quindi riprendiamo Il Capitale.


Il problema, chiaramente, non è di acculturare gli operai, i lavoratori, le lavoratrici, ma di fornire la scienza del proletariato, gli strumenti per sentirsi classe, classe storica, i famosi “becchini” di cui parla Marx.

Ora questa formazione marxista non solo è necessaria in generale, Il Capitale non ha tempo,

ma è anche calata nella fase attuale. La fase attuale è come se gli operai, i lavoratori, abbiano perso la coscienza dello scontro di classe che c'è tra gli operaia e i capitalisti e l'intero loro sistema; e quindi le basi di fondo dello sfruttamento, del perché e come avviene lo sfruttamento, le basi della condizione della classe operaia. Questo fa sì che tutta una serie di “teorie” o addirittura di sciocchezze influenzano e vengono sussunte dagli operai. 


Per questo, non solo in generale, ma anche considerando la fase è importante riprendere Il Capitale.

Si è riunito il coordinamento Palestina Taranto e provincia - info

Il Coordinamento Palestina Taranto e provincia si è riunito, sia pur in forma ristretta, venerdì 5, per fare insieme una prima valutazione della mobilitazione contro il G7 e vedere come continuare.

Il Coordinamento ha espresso una valutazione molto positiva della manifestazione di sabato a Fasano 15 giugno, come delle iniziative precedenti di preparazione (controcena a Brindisi e per Taranto le riuscite manifestazioni del 25 aprile e 2 giugno).

Il corteo a Fasano è stato bello, combattivo, comunicativo, unitario. Ha unito e proseguito la mobilitazione in solidarietà con il popolo palestinese alla denuncia del G7 che ha avuto come unico scopo di allargare la guerra. Il clima nel corteo, il percorso, gli slogan, gli interventi sui problemi reali delle masse contro le scelte del governo di guerra e invece immiserimento per le masse, hanno permesso un bel legame con la popolazione di Fasano che in varie forme ha sostenuto la manifestazione, aggiungendo aspetti di denuncia degli effetti del G7 sulla gente del luogo. Anche i vari interventi, sia durante il corteo ma soprattutto alla sua conclusione hanno espresso unità e determinazione/volontà di continuare la mobilitazione. La manifestazione è stata la giusta risposta al clima da "terrorismo psicologico" volutamente fatto nei giorni del G7 da governo, mass media.

Per la continuazione, il coordinamento ha riaffermato che essa deve avere sempre al centro le questioni oggi principali, che sono stati al centro del G7 e della nostra manifestazione: lotta contro la guerra, contro la militarizzazione del territorio, lo stanziamento da parte del governo di sempre più fondi per gli armamenti, la solidarietà alla Palestina; in questo sviluppare denuncia e lotta contro la repressione che sempre più vuole colpire chi scende nelle piazze e i solidali con la Palestina; guardando alle ricadute sociali, economiche, di distruzione ambiente, impoverimento delle masse, carovita, sui nostri territori verso la popolazione, i vari settori sociali, i lavoratori, giovani, i migranti, ecc..

In questo - è stato detto - è importante riaffermare e andare avanti nel metodo attuato per la mobilitazione contro il G7, che è riuscito ad attivare e unire varie realtà, anche differenti ma con una prospettiva unica, e con questo metodo le differenze hanno costituito una ricchezza.
Su questo un esempio è il grande lavoro fatto dal Coordinamento regione anti G7, con cui vogliamo consolidare i rapporti.

Per la continuità, si vuole lavorare per allargare la partecipazione al coordinamento, e soprattutto la sua base sociale, con attenzione alle lotte e bisogni che emergono sul nostro territorio. Anche in funzione di questo si è proposto di organizzare assemblee pure in provincia.
Come iniziative da programmare: alla Base navale di Taranto, sempre più strategica per le guerre imperialiste, alla Leonardo contro la produzione di armi, e chiaramente mantenendo sempre alta l'attenzione sulla Palestina.

Si è proposto di fare un foglio o altro strumento periodico, soprattutto on line, per mantenere sempre alta l'informazione.

Chiaramente dato il periodo estivo e gli impegni di alcune realtà e compagni, il prossimo appuntamento del coordinamento sarà a settembre. Fermo restando la necessità anche in questi due mesi di essere attenti agli eventi e pronti a scendere in piazza in caso di necessità; come ad iniziative a livello ragionale.

a cura Slai cobas

sabato 6 luglio 2024

Dal Coordinamento Palestina Taranto e provincia a Sebastiano

Il coordinamento Palestina Taranto e provincia manda la propria solidarietà al compagno Sebastiano Lamera, operaio della Dalmine. 

Lo abbiamo visto pochi giorni fa nella manifestazione a Fasano contro il G7 e abbiamo sentito il suo intervento forte a nome degli operai, lavoratori immigrati contro padroni e governo.

Denunciamo questa nuova repressione del governo, Ministero degli Interni che vuole colpire oggi soprattutto i solidali con la Palestina; e il foglio di via a Sebastiano vuole impedire proprio la sua continua partecipazione attiva alle manifestazioni in sostegno alla Palestina che si tengono a Milano nei sabati.

Siamo con Sebastiano Lamera e con tutti i palestinesi, i compagni/e che lottano contro il genocidio di Israele.

Coordinamento Palestina Taranto e provincia

5.7.24  

ENI /Israele interrompere i rapporti! Una denuncia

L’associazione ReCommon chiede a Eni di interrompere immediatamente l’accordo con Ithaca Energy, una società britannica controllata per l’89% dall’azienda energetica israeliana Delek Group. Quest’ultima compare nella lista nera Onu delle imprese complici nella violazione dei diritti umani dei palestinesi. L’appello di ReCommon è veicolato da una petizione online rivolta all’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi e al ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti. È già stata sottoscritta da diversi esponenti della società civile italiana fra cui Greenpeace e Fridays for Future.

Il gigante dell’energia italiano ha siglato ad aprile 2023 un accordo di fusione fra Eni Uk e Ithaca Energy, celebrato da Claudio Descalzi come un’occasione per l’azienda italiana di essere «uno dei principali attori del settore energetico del Regno unito». Delek Group fornisce – secondo l’Onu – «servizi per supportare il mantenimento degli insediamenti israeliani».

In seguito a un contratto firmato nel 2020, le forze di difesa israeliane (Idf) si possono rifornire di carburante alle centinaia stazioni di servizio possedute da Delek Israel.

venerdì 5 luglio 2024

Grave infortunio alla raffineria Eni di Taranto - La nostra solidarietà al lavoratore - ancora una volta nell'appalto, dove c'è meno sicurezza e tutela dei lavoratori e la responsabilità è dell'ENI


La Raffineria Eni di Taranto

Un serio incidente ha coinvolto oggi (giovedì 4 luglio) un lavoratore dell’azienda Officine Tecniche De Pasquale, appaltatrice di Eni, all’interno della raffineria Eni di Taranto. Il lavoratore, subito soccorso, è stato trasportato in ospedale ed è in prognosi riservata. Secondo quanto riferisce la Uilm, il lavoratore, con altri tre colleghi, stava trasportando una trave di tre metri che ha ceduto investendolo, in particolare su una mano. La trave gli avrebbe tranciato un pollice determinando una forte emorragia.

La UILM e la RR.SS.UU hanno espresso dissenso riguardo ad alcuni comportamenti della committenza verso i lavoratori e le ditte appaltatrici. Hanno rilevato con preoccupazione che la sicurezza, seppur proclamata come prioritaria, è stata spesso trascurata durante le attività di manutenzione degli impianti. Le ditte appaltatrici e i loro lavoratori vengono infatti pressati affinché completino i lavori in tempi ristretti, sacrificando così gli aspetti fondamentali della sicurezza.

Per evitare il ripetersi di simili episodi, la UILM e la RR.SS.UU richiedono un incontro specifico con la Direzione ENI e le aziende appaltatrici, al fine di definire maggiori garanzie per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Appello agli avvocati democratici di Taranto

E' in atto un grave atto repressivo che questa volta colpisce un operaio della Tenaris Dalmine di Bergamo, responsabile della nostra O.S. Slai cobas per il sindacato di classe. In allegato il provvedimento di "Foglio di via".

Stiamo facendo una campagna nazionale contro questo provvedimento che verrà impugnato davanti al Tar della Lombardia dall'Avv. Losco di Milano, legale anche di Ilaria Salis.

Chiediamo a voi avvocati, operatori della giustizia, dei messaggi di solidarietà, prese di posizioni verso questo tentativo del governo/ministro degli Interni di criminalizzare anche il dissenso, pure con aperte violazioni dei principi costituzionali.

Questi Vs messaggi sono importanti per porre una diga ad un clima nazionale sempre più pesante e pensiamo potranno essere utili anche per l'esito del ricorso al Tar. Li potete inviare al nostro indirizzo e mail slaicobasta@gmail.com o a WA 3519575628

Vi ringraziamo.

Calderazzi Margherita - Slai cobas sc Taranto









giovedì 4 luglio 2024

Dall'Avvocata Antonietta Ricci di Taranto - Solidarietà a Sebastiano Lamera - Una nuova minaccia allo stato di diritto. No al nuovo “ddl sicurezza”

Sebastiano Lamera, delegato di fabbrica dello Slai Cobas alla Tenaris Dalmine è stato raggiunto da un provvedimento repressivo consistente nel "foglio di via" col divieto di presenza nel Comune di Milano, con il chiaro obiettivo di impedirgli sia di condurre l'attività sindacale, dato che Sebastiano in quanto responsabile dello Slai Cobas del territorio segue diverse vertenze dei lavoratori anche nel milanese, sia soprattutto per impedire che partecipi e che assuma il ruolo d'avanguardia che gli viene riconosciuto nelle manifestazioni in solidarietà con la Palestina che si svolgono a Milano.

Hanno colpito ora Sebastiano, ma negli ultimi mesi una serie lunghissima di denunce, fogli di via, multe, obbligo di soggiorno e sorveglianza speciale, stanno raggiungendo diversi attivisti.

Sottacendo il lungo elenco di tutta l’azione di repressione che sistematicamente viene messa in atto dalla polizia nei confronti di qualsivoglia manifestazione giovanile/studentesca non violenta di dissenso o contestazione, è in atto una deliberata volontà di reprimere, dissuadere, bloccare qualsiasi conflitto sociale.

E’ una tendenza normativa repressiva che parte da lontano (decreto Minniti, Salvini, Lamorgese) ma che a seguito delle recenti modifiche legislative introdotte, a partire dal decreto Caivano, si è accentuata ancor di più e sta modellando una società diversa.

Da ultimo, il nuovo ddl sicurezza del governo – ossia il Disegno di legge n. 1660 (Piantedosi-Nordio-Crosetto) recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario” – era fermo da mesi alla Camera, ma ora, a ridosso delle elezioni, la maggioranza sembra voler dare un’accelerata a questa norma-manifesto che negli ultimi giorni sta raccogliendo nuovi emendamenti repressivi e nel contempo ricevendo numerose critiche anche nelle audizioni.

Il disegno di legge 1660 Piantedosi-Nordio-Crosetto prevede una ulteriore criminalizzazione della marginalità sociale ed un ulteriore incremento della repressione del dissenso e del conflitto sociale oltre ad un ulteriore blindatura del carcere e l’aumento dei poteri delle polizie.

Questo nuovo provvedimento riporta alla filosofia securitaria, autoritaria e neoliberista che regge il governo Meloni: “il governo fa diventare il carcere e la pena gli unici strumenti di rimedio alle gravi carenze sociali presenti nel nostro paese, anche per la distruzione continua del welfare e i tagli alle spese sociali ed il conflitto viene relegato solo ad un problema di ordine pubblico” (Italo Di Sabato, Osservatorio repressione).

Anche per Susanna Marietti, del Coordinamento nazionale dell’associazione Antigone il nuovo ddl “è un disegno di legge pericolosissimo e perfino l’OSCE (l’Organizzazione europea per la sicurezza e la cooperazione) ha detto che mina lo stato di diritto in Italia. Ha una serie di norme che riguardano argomenti diversi, che introducono nuove fattispecie di reato, come l’occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui; la pena va anche a colpire i movimenti che organizzano queste occupazioni per colpire chi si fa carico di una questione sociale come quella del diritto all’abitare; riguarderà anche i picchetti antisfratto.” Si tratta, conclude Marietti di “uno spostamento dalle politiche sociali alle politiche penali”, una tendenza in corso già da tempo ma che ha avuto una accelerata con questo governo.

Pene altissime, nuovi reati, criminalizzazione del dissenso e del disagio sociale, fattispecie evanescenti e dubbi di incostituzionalità. Un passo indietro persino rispetto al vituperato codice Rocco che dovrebbe essere il parametro di un codice autoritario. Ma ora si fa peggio e non è da Stato di diritto.

E’ anche preoccupante la tendenza all'amministrativizzazione del diritto penale (fogli di via, sanzioni amministrative notevolmente inasprite, obbligo di soggiorno e sorveglianza speciale) perché anche se è vero che sono solo disposizioni amministrative, è anche vero che sono misure altrettanto afflittive come quelle penali senza però avere le garanzie del sistema penale.

Il testo del Ddl “sicurezza” introduce il reato di “rivolta in carcere”, inasprisce le pene nell’ambito di “manifestazioni di piazza”, trasforma in reato penale il “blocco stradale”, inasprisce le pene per i reati di “oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale” e rende possibile la detenzione di armi, da parte di agenti e funzionari di pubblica sicurezza, diverse da quella di ordinanza, anche quando non sono in servizio.

Come se non bastasse, con un emendamento presentato al Ddl dal deputato Igor Iezzi (Lega Nord) si propone l’inserimento di una nuova aggravante dei reati contro la “pubblica incolumità” tagliata su misura della molteplice rete di attivisti che da anni protestano contro le grandi opere (a partire da tav, ponte sullo stretto, tap e rigassifcatori): se fosse approvato verrebbe previsto il carcere da 4 a 20 anni per chi, anche con atti simbolici, possa anche solo “minacciare il blocco di opere infrastrutturali” o “impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di un’infrastruttura strategica”.

Gli effetti di questo provvedimento sul nostro ordinamento giuridico sono preoccupanti per la deriva di natura autoritaria ed estremamente pericolosa che segnerà sui diritti dei cittadini e di determinate categorie di persone, specie le più marginali.