giovedì 16 luglio 2026

jindal ..per saperne di più


La storia

Jindal contro Jindal, la Dynasty indiana all'ombra delle ciminiere di Taranto

Sajjan e Naveem, "fratelli contro" nell'industria dell'acciaio

Sajjan e Naveem Jindal

Sajjan e Naveem Jindal

Come un film di Bollywood, la Mecca del cinema indiano. Fratello contro fratello, in un settore spietato come quello dell'industria siderurgica. Un mondo duro; acciaio, sudore, polvere, fatica, soldi.

All'ombra delle esauste ciminiere dell'ex Ilva, ora Acciaierie d'Italia, potrebbe consumarsi un duello tra Sajjan Jindal e Naveem Jindal, leader di due gruppi industriali indiani assolutamente distinti, ma legati da una comune origine familiare: rispettivamente JSW e Jindal Steel and Power. Se infatti il fondo americano Flacks non sembra convincere, il governo ed i commissari di AdI hanno provato a guardare a JSW come cavaliere bianco per il (difficile) salvataggio della fabbrica tarantina in crisi profonda.

L'azienda di Sajjan Jindal è già sbarcata in Italia, a Piombino, e si è pensato potesse essere la carta da calare sul tavolo per provare ad evitare il crac definitivo dell'ex Ilva. Si tratta del resto del gruppo che venne sconfitto da ArcelorMittal nella prima gara post-Riva. Nei mesi scorsi ad essere interessato a Taranto è stato però un altro ramo della famiglia Jindal, quello che fa capo a Naveem Jindal ed alla sua JSPL, tramite Vulcan Green Steel. Ed è questa a rimanere l'ipotesi privilegiata.

E qui allora c'è un'altra storia da raccontare, nel ginepraio Ilva, appunto quella della rivalità tra i Jindal Brothers. Anche se condividono lo stesso - prestigioso - cognome e radici storiche comuni nel cuore industriale dell'India, JSW e Jindal Steel & Power sono oggi due realtà societarie completamente distinte. Guidate come detto rispettivamente dai fratelli Sajjan Jindal e Naveen Jindal, le due multinazionali operano in modo indipendente sul mercato, con strategie competitive differenziate e persino in aperta concorrenza in specifici ambiti d'affari.

Per comprendere l'architettura di questo duopolio familiare è necessario fare un passo indietro, fino al 2005. In seguito alla scomparsa in un incidente in elicottero del patriarca e fondatore Om Prakash Jindal, l'immenso patrimonio industriale venne equamente suddiviso tra i suoi quattro figli maschi. Quella che era un'unica holding è stata così frammentata in quattro rami autonomi. Da questo storico riassetto sono scaturite le parabole industriali di Sajjan e Naveen, i quali hanno ereditato le attività legate all'acciaio trasformandole in colossi di rilevanza internazionale. Sajjan Jindal, il secondo dei quattro fratelli, ha assunto la guida del braccio occidentale del gruppo originario, storicamente noto come Jindal South West (da cui l'acronimo JSW). Con sede centrale a Mumbai, JSW Steel si è consolidata come il più grande produttore privato di acciaio in India per capacità complessiva.

Il posizionamento strategico di JSW è fortemente orientato all'acciaio cosiddetto "piatto", ovvero lamiere laminate a caldo e a freddo, fogli galvanizzati e rivestiti. Si tratta del materiale fondamentale per l'industria automobilistica e per la produzione di elettrodomestici di largo consumo. Diverso l'approccio di JSPL, che si pone all'estremità opposta della catena del valore e della geografia indiana. Con quartier generale a Nuova Delhi, l'azienda di Naveem Jindal ha capitalizzato storicamente la vicinanza agli asset orientali e alle grandi riserve minerarie di carbone e ferro del Paese.

Il core business di JSPL si focalizza principalmente sull'acciaio "lungo", che include barre d'armatura TMT per cemento armato e profilati pesanti a flangia larga, impiegati per la costruzione di ponti, viadotti e grattacieli. Jindal Steel and Power è stata la prima azienda privata in India a produrre binari ferroviari su larga scala, diventando il partner strategico della rete ferroviaria statale e un fornitore chiave per le linee ad alta velocità in India.

JSPL Jindal Steel and Power 

Ad ogni buon conto, da quanto trapela comunque una "via indiana" per Taranto avrà un prezzo occupazionale alto, con migliaia di possibili esuberi. L'auspicio è che - aspettando anche una mossa di Michael Flacks dall'America - dalle prossime interlocuzioni tra governo e sindacati emerga quantomeno un quadro definito dell'auspicato piano di salvataggio di Acciaierie d'Italia. Il presidente di Federmeccanica Bettini a La Stampa a margine dell’assemblea dell’Amma a Torino non ha nascosto lo scetticismo sull'ipotesi Jindal e chiesto di «tutelare l’acciaio "made in Italy". Imprenditori italiani della siderurgia sono pronti ad investire, ma Palazzo Chigi non dà condizioni di ingaggio chiare. Non si ripeta l’errore di ArcelorMittal» è il monito.

Carcere di Taranto, «Quasi 850 detenuti e organici insufficienti»

La denuncia

Il carcere di Taranto

TARANTO - Quasi 850 detenuti ospitati in una struttura con una capienza prevista di 400 posti....., il penitenziario ionico continua a essere la struttura carceraria più sovraffollata d’Italia,

. A fronte di 9 educatori previsti per 400 reclusi, nell’istituto tarantino sarebbero attualmente presenti soltanto 6 unità, chiamate a seguire un numero di persone più che doppio rispetto alla capienza regolamentare.


Lo Slai cobas di Taranto alla Stellantis Melfi e al presidio dei lavoratori della Pmc

Ieri vi è stato un buon intervento alla Stellantis di Melfi dello Slai cobas di Taranto. Da tempo dovevamo andare, ma gli impegni a Taranto e l'incertezza della presenza degli operai alla Stellantis, che il giorno prima non sanno se il giorno dopo andranno a lavorare o no, ha impedito finora che andassimo. 

Ma questo non ha però impedito che tramite contatti con operai della Stellantis, anche vedendoci nelle andate al Tribunale di Potenza per il processo Ilva, seguissimo quotidianamente la situazione della fabbrica e dell'appalto, e facessimo una lunga intervista ad alcuni di questi operai.

E' questa intervista, insieme ad alcune valutazioni/indicazioni, che ieri abbiamo diffuso e discusso con gli operai alla Stellantis (in calce il foglio diffuso).
Buon rapporto, accoglienza tra gli operai e operaie. Anche se erano passati dei mesi dall'ultima volta, sembrava che ci eravamo visti da poco. Tanti hanno denunciato con rabbia la situazione difficile: pochi giorni al mese di lavoro e gli altri in cassintegrazione o addirittura senza salario, rimandati a casa dall'zienda perchè: non c'è lavoro; e il salario si riduce sempre di più. Nei pochi giorni di lavoro, i carichi e i ritmi aumentano, mentre i lavoratori sono diminuiti. Non c'è alcuna chiarezza sul futuro.

Il clima all'interno è pesante, l'azienda sa che prima o poi gli operai diranno: Basta! E cerca di impedire qualsiasi possibile protesta (ieri un vigilante all'inizio ha tentato di impedire il nostro intervento, pretendeva di sapere i nostri nomi..., ma chiaramente gli è stato risposto a tono, ed è dovuto andare via). Molto estesa tra i lavoratori è la denuncia dei sindacati, che sembrano inesistenti, nessuna informazione, niente assemblee, ma solo loro incontri a Roma, con la Regione, che non portano a nessun risultato per i lavoratori. 

Gli operai sono delusi, arrabbiati, ma vedono ancora difficile una ribellione collettiva. Ora, probabilmente dal 21 luglio e fino al 16 agosto (voci addirittura parlano fino a fine agosto) la fabbrica sarà chiusa. 
Ma a settembre torneremo e lavoreremo per organizzare una riunione che, grande o piccola che sia, costituirebbe un primo passo in avanti per una mobilitazione dal basso, per concrete rivendicazioni operaie. Questo passo ha trovato disponibilità tra gli operai e operaie.
 
Dopo l'intervento alla Stellantis siamo andati al presidio/tenda operaia della PMC, appalto stellantis, che dura da 9 mesi! Gli operai hanno tradotto la sigla aziendale in Presidio Metalmeccanico Combattivo. 
Siamo stati molto ben accolti - Ci hanno informato dello stato della loro lotta e dei vari passi fatti in questi mesi, che hanno portato ad una nuova possibilità lavorativa con altra azienda - il 27 giugno vi sarà un incontro risolutivo; hanno anche parlato del rapporto contraddittorio coi sindacati. Ma soprattutto hanno giustamente voluto sottolineare il valore per tutti gli operai del loro presidio: hanno mantenuto e mantengono una "luce" accesa, indomita che è un esempio per tante altre ditte dell'appalto che rischiano di licenziare.
Il loro rappresentante ci ha detto: voi siete venuti da Taranto, col caldo, a incontrarci... invece chi sta qui a Potenza (vedi Potere al popolo) non lo abbiamo mai visto.
Poi hanno voluto sapere dell'Ilva e del processo di Potenza. Questo ci ha dato la possibilità di raccontare tanto di questa grande fabbrica, passato e presente, facendo informazione e spiegando linea e esperienze, positive e negative. 
Ci hanno offerto e insistito che mangiassimo pane e salame, frutta e caffè. 
Di seguito alcune foto che i lavoratori hanno voluto per suggellare questo positivo incontro, con l'arrivederci a presto.


IL VOLANTONE DIFFUSO ALLA STELLANTIS DI MELFI
clic per leggerlo e scaricarlo

Sabato - massima partecipazione ai presidi per i prigionieri politici palestinesi - da Taranto delegazione a Melfi - info wattsapp 3475301704



mercoledì 15 luglio 2026

Le fabbriche e il ruolo degli operai durante la Rivoluzione culturale in Cina - 1

Cominciamo a riportare alcuni brevi passi del libro di Charles Bettelheim "L'organizzazione industriale in Cina e la rivoluzione culturale" - come annunciato nel post dell'11 luglio:

Sono possibili fabbriche in cui gli operai sono i protagonisti, decidono su tutto? SI'

https://tarantocontro.blogspot.com/2026/07/sono-possibili-fabbriche-in-cui-gli.html

*****

Questo libro, come ha scritto nella prefazione il suo autore, "è stato scritto utilizzando soprattutto una parte del materiale raccolto durante il mio soggiorno in Cina nell'agosto e nel settembre 1971" dove ha visitato varie fabbriche, e con molti colloqui avuti con operai, delegati dei Comitati nelle fabbriche.

Da: "La nuova condizione degli operai e operaie frutto delle trasformazioni nelle fabbriche cinesi"

Nella fabbrica generale di maglieria di Pechino:

"All'epoca della vecchia società (prima della rivoluzione - ndr) le cose erano molto diverse. I capitalisti non si occupavano di certe faccende' 

Nei reparti sono installati condizionatori d'aria che consentono di mantenere una temperatura media. Intorno alle macchine sono predisposti sistemi di protezione per gli operai, i quali così non corrono alcun rischio.", "in certi reparti il calore si fa sentire in modo particolare... gli operai che vi lavorano percepiscono un'indennità, ricevono una razione più abbondante di carne, hanno diritto a pause più frequenti... Ma la cosa più importante è cercare di ridurre il calore... Avrete visto i camioncini che trasportano il ghiaccio: è uno dei provvedimenti che consentono di attenuare il calore. Dopo il lavoro si può fare il bagno"

"Nella fabbrica esiste un centro sanitario e in ciascun reparto del i 'medici scalzi'. I medici che lavorano al centro sanitario della fabbrica devono compiere ogni giorno il giro dei diversi reparti, così che diminuisce notevolmente la necessità per gli operai di consultare un medico esterno. Se poi non è possibile curare i pazienti nello stabilimento, si può sempre ricoverarli immediatamente in ospedale. Ve n'è uno proprio di fronte alla fabbrica e un altro in questo stesso circondario. Visite mediche e medicine sono gratuite. Per tutto il tempo della malattia i lavoratori percepiscono il normale salario".

"Le donne hanno diritto ad una giornata di riposo in più al mese... (Per le donne incinte - ndr) Quando la mansione è particolarmente gravosa, per esempio per le macchine per cucire funzionanti a pedale, le gestanti compiono il lavoro soltanto durante i primi sei mesi di gravidanza, dopo di che vengono assegnate ad una diversa mansione"... "Dal diciottesimo mese d'età ai sette anni il bambino viene ospitato nell'asilo-nido, dove può restare giorno e notte..."

"Nelle fabbriche più o meno importanti esistono forme diverse di università o di scuole operaie che consentono di acquisire cognizioni varie e di assumersi nuove responsabilità"

"Il vicepresidente del Comitato rivoluzionario di fabbrica ha definito l'attuale orientamento della fabbricva, insistendo sulla parola d'ordine 'mettere la politica al posto di comando' e opponendo questa parola d'ordine agli orientamenti anteriori alla Rivoluzioone culturale"

"applicare il sistema della duplice partecipazione: partecipazione dei quadri al lavorpo produttivo e partecipazione degli operai alla gestione, alla riforma dei regolamenti in ciò che rappresentano di irrazionale, realizzando la triplice unione dei quadri, dei tecnici e degli operai"

"un tempo in questa fabbrica al posto di comando c'era l'economia, il che significa: priorità alla produzione, sistema di incentivazione materiale (premi), tendenza degli specialisti e degli esperti a dirigere la fabbrica, dando la precedenza alla tecnica, al denaro e al profitto.. Attualmente gli operai vegliano affinchè la partecipazione dei quadri alla produzione abbia veramente luogo; i quadri e i tecnici riconoscono giusta e indispensabile tale partecipazione:

"Prima della Rivoluzione culturale ero il vicedirettore di questa fabbrica... non capivo cosa significasse porre la politica proletaria al comando... Esigevo che gli operai lavorassero alla produzione: produzione, produzione, sempre produzione. Se gli operai non riuscivano a realizzare il piano,; i dirigenti avevano pochi contatti con loro. ..." si concedevano degli incentivi materiali, dei premi. Un tempo vi erano 28 tipi di premi..."

"Prima della Rivoluzione culturale c'era, inoltre, una separazione tra lavoratori e direzione. Il criterio principale di giudizio era la competenza tecnica. Pertanto gli operai non potevano controllare la direzione..."

"Prima della grande spinta della Rivoluzione culturale non capivo che cosa significasse 'rivoluzione culturale. Credevo che riguardasse esclusivamente gli ambienti culturali, la scuola."

"Quanto più ci trovavamo su posizioni opposte a quelle delle masse popolari, tanto più queste ci facevano oggetto di critica sotto forma di dazibao (grandi manifesti scritti a mano - ndr) incollati sui muri"

(CONTINUA)

La solidarietà per Sako Bakary alla sua famiglia