martedì 20 ottobre 2026

incontro romano odierno su ammortizzatori sociali -tanto per parlare -

 

EX ILVA, SCARPA (FIOM): INCONTRO INTERLOCUTORIO, SERVONO STRUMENTI ADEGUATI A TUTELA DEI LAVORATORI
“E’ importante l’incontro che si è svolto oggi al Ministero del Lavoro, veniamo da settimane di mobilitazione in tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva. I lavoratori lottano per il loro futuro, per l’occupazione, la decarbonizzazione e la garanzia della salute e dell’ambiente. L’incontro di oggi, tuttavia, è stato interlocutorio.
Occorre prevedere strumenti a tutela dei lavoratori dell’ex Ilva, a partire dalle uscite volontarie e dai pensionamenti anticipati, riconoscendo il lavoro usurante e i rischi conseguenti all’esposizione all’amianto e alle sostanze inquinanti.
In merito al decreto approvato riteniamo che invece vada costruito un accordo presso il Ministero del Lavoro di gestione degli ammortizzatori sociali anche per quanto riguarda le aziende dell'indotto.
Riguardo alla cassa integrazione è chiaro che i lavoratori non dovranno mai rimanere scoperti nella fase di transizione e che occorre garantire l’integrazione salariale.
Il prossimo tavolo al Ministero del Lavoro sarà convocato probabilmente dopo l’incontro del 27 ottobre a Palazzo Chigi”.
Lo dichiara in una nota Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil

Ex Ilva, la Cassazione si riserva la decisione - info stampa - aspettiamo.. ma giovedi nei parliamo con gli avvocati del processo 'Ambiente Svenduto' - ore 18 sede slai cobas via livio andronico 47 - info 347-5301704


La Procura generale ha chiesto di accogliere alcuni motivi dei ricorsi presentati da Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia, contestando il decreto della Corte d’Appello di Milano. I legali dei cittadini di Taranto: «Confidiamo nella terzietà del giudice».

I giudici delle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione si sono riservati di decidere sui ricorsi presentati da Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto lo stop dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto. La decisione sarà notificata alle parti.

Nel corso dell’udienza, la Procura generale presso la Cassazione ha chiesto di accogliere alcuni dei motivi dei ricorsi, sostenendo la necessità di annullare il provvedimento che impone la fermata degli impianti. Al centro della requisitoria, la mancanza di un adeguato bilanciamento tra la tutela della salute e dell’ambiente e la prosecuzione della produzione industriale.

«Quello che manca completamente nel decreto della Corte d’Appello di Milano è il bilanciamento dei contrapposti interessi», ha sostenuto il rappresentante della Procura generale, evidenziando le criticità del provvedimento sul piano dell’accertamento del rischio effettivo.

Amianto e polveri sottili, le contestazioni della Procura generale

La Corte d’Appello di Milano aveva disposto la fermata dell’area a caldo in relazione al mancato rispetto dei limiti riguardanti le emissioni di polveri sottili PM10 e PM2,5 e alla mancata bonifica dell’amianto presente negli impianti, quantificato in due tonnellate.

Sul fronte dell’amianto, la Procura generale ha riconosciuto che «la pericolosità dell’amianto è indiscussa», contestando tuttavia il metodo seguito dalla Corte milanese nell’accertamento del pericolo concreto. Secondo il Pg, il provvedimento avrebbe desunto l’esistenza del rischio senza verificarlo adeguatamente.

«Non si esclude che si possano avere queste emissioni di fibre di amianto, ma la Corte territoriale non ha calcolato il rischio», è stato evidenziato nel corso della requisitoria. La Corte d’Appello, secondo la Procura generale, avrebbe fatto ricorso al principio di precauzione senza confrontarsi in modo sufficiente con gli elementi tecnici disponibili e con le valutazioni degli organismi di ricerca ambientale.

Critiche anche sul versante delle polveri sottili. Per la Procura generale, la decisione si sarebbe basata prevalentemente su precedenti rapporti in ambito sanitario, senza considerare adeguatamente gli atti successivi, tra cui l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) del 2025, che sarebbe stata illegittimamente disapplicata.

I ricorsi delle due società, presentati per ottenere l’annullamento del decreto, contestano inoltre la competenza del giudice civile, sostenendo che la materia debba essere affrontata davanti alla giustizia amministrativa.

I cittadini di Taranto: «Confidiamo nella terzietà del giudice»

Di segno opposto la posizione dei cittadini che hanno promosso l’azione legale per ottenere lo stop dell’area a caldo, rappresentati dagli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano nell’ambito dell’iniziativa dell’associazione Genitori Tarantini.

«Confidiamo nella terzietà del giudice», ha dichiarato Amenduni al termine dell’udienza in Cassazione.

«A Taranto c’è un popolo che è sceso in piazza, 30mila persone, cittadini, operai, perché a Taranto ci si ammala, si muore, i bambini nascono a volte con patologie. Soprattutto si vive con l’angoscia che quel fumo, che esce e in certe situazioni si sparge, possa farti del male», ha aggiunto il legale.

Amenduni ha ribadito il diritto dei cittadini «a lavorare e vivere in un ambiente sano», riconoscendo al tempo stesso le preoccupazioni legate alle conseguenze occupazionali di un’eventuale fermata dell’attività industriale.

«Dispiace» per le possibili ripercussioni sul lavoro, ha osservato l’avvocato, sottolineando però di «non aver visto lo stesso accanimento nella difesa delle persone».

La decisione delle Sezioni Unite civili della Cassazione rappresenta un nuovo passaggio nella lunga vicenda giudiziaria che contrappone le società che gestiscono lo stabilimento e i cittadini di Taranto. Il pronunciamento chiarirà se il decreto della Corte d’Appello di Milano dovrà essere confermato o annullato, con conseguenze rilevanti per il futuro dell’area a caldo e per il delicato equilibrio tra continuità produttiva, occupazione e tutela della salute.

cassazione - info in corso

 

Ilva, la Procura generale chiede di evitare lo stop dell'area a caldo: «Manca il bilanciamento tra salute e produzione»

Udienza decisiva davanti alle Sezioni Unite della Cassazione. Secondo la Procura generale, la Corte d'Appello di Milano non avrebbe valutato adeguatamente i rischi effettivi legati alle emissioni e alla presenza di amianto, trascurando anche l'Autorizzazione integrata ambientale del 2025

La corte di Cassazione

La Cassazione

ROMA - Non confermare lo stop dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto disposto dalla Corte d'Appello di Milano. È questa la posizione ribadita dalla Procura generale presso la Corte di Cassazione, intervenuta questa mattina nell'udienza davanti alle Sezioni Unite chiamate a esaminare i ricorsi sulla decisione che impone la fermata degli impianti siderurgici tarantini.

Un passaggio di particolare rilievo nella vicenda giudiziaria dalla quale dipende una parte fondamentale del futuro dello stabilimento, mentre Taranto attende di conoscere le determinazioni della Suprema Corte.

La Procura generale, confermando l'impostazione già espressa nella requisitoria depositata nei giorni scorsi, ha contestato alcuni aspetti della decisione dei giudici milanesi, sostenendo che non sarebbe stata effettuata una valutazione sufficientemente approfondita dei diversi interessi coinvolti.

«Quello che manca completamente nel decreto della Corte d'Appello di Milano è il bilanciamento dei contrapposti interessi», ha sostenuto la Procura generale, facendo riferimento alla necessità di considerare sia le esigenze della produzione industriale sia quelle della tutela della salute e dell'ambiente.

La questione riguarda il provvedimento con il quale la Corte d'Appello di Milano ha disposto la fermata dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto, richiamando il mancato rispetto dei limiti relativi alle emissioni di polveri sottili PM10 e PM2,5 e la presenza di amianto negli impianti

Assemblea delle parti civili processo "Ambiente svenduto" - Comunicato Slai cobas

Alle parti civili del Processo "Ambiente svenduto"                   

I nostri avvocati Antonietta Rcci Taranto e Gianluca Vitale Torino, i più attivi, hanno opposto in questi mesi una dura resistenza al piano dei difensori degli imputati di svuotare il processo, usando tutti gli espedienti per ottenere prescrizioni, per fare uscire il maggior numero di imputati dal processo, per annullare documenti, perizie, e testimonianze che erano state alla base delle condanne nel processo di primo grado. In parte ci sono riusciti e in parte no. 

Comunque il processo è più vivo che mai e ora ha acquistato velocità - una
udienza a settimana - per giungere a una conclusione.

Tutte le nostre parti civili sono state accettate e gli imputati per il reato di disastro ambientale sono lì alla sbarra del processo.

Ora è il momento di fare una assemblea delle parti civili con gli avvocati per fare il punto della situazione e programmare l'andamento della nostra azione nel processo che va verso gli interventi dei nostri avvocati e  testimonianze  per chiedere giustizia con conferma delle condanne e risarcimenti certi e adeguati alla situazione. 

Per questo è convocata l'assemblea delle nostre parti civili per venerdì 23 ottobre ore 18 presso la sede Slai Cobas via Livio Andronico 47 Taranto 

Info WA 3475301704   

Slai cobas 

Margherita Calderazzi

lunedì 19 ottobre 2026

Pubblicato su TarantoBuonasera: Ex Ilva, lo Slai Cobas attacca Governo, sindacati e ambientalisti: «Riprendere subito scioperi e blocchi»

Dura presa di posizione del sindacato di classe sulla crisi dello stabilimento siderurgico. Critiche alla gestione della cassa integrazione e alla sospensione della protesta operaia. Contestato anche il corteo del 17 ottobre: «Ha contribuito a isolare i lavoratori»

redazione.taranto@buonasera24.it

19 Ottobre 2026 - 08:54
Ex Ilva, lo Slai Cobas attacca Governo, sindacati e ambientalisti: «Riprendere subito scioperi e blocchi»

I lavoratori ex Ilva - archivio

TARANTO - Riprendere la mobilitazione dei lavoratori dell'ex Ilva, riportando i presidi sulle strade e rilanciando lo scontro sindacale contro le decisioni del Governo e la gestione commissariale dello stabilimento. È la posizione espressa dallo Slai Cobas per il sindacato di classe di Taranto, che interviene con un documento particolarmente duro sugli sviluppi della vertenza siderurgica, prendendo le distanze anche dalle scelte delle organizzazioni sindacali e dalla manifestazione ambientalista del 17 ottobre.

Secondo lo Slai Cobas, gli avvenimenti dell'ultima settimana avrebbero evidenziato una contrapposizione tra gli interessi dei lavoratori, impegnati a difendere occupazione e reddito, e le decisioni assunte dalle istituzioni sul futuro della fabbrica.

Nel mirino dell'organizzazione finisce innanzitutto il Governo Meloni e, in particolare, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ai quali viene attribuita la responsabilità politica dell'attuale gestione della crisi.

Nella ricostruzione proposta dal sindacato, le misure adottate dall'esecutivo e gli sviluppi giudiziari legati alla decisione della magistratura milanese starebbero determinando le condizioni per una progressiva chiusura dello stabilimento tarantino, accompagnata da un ridimensionamento dell'occupazione.

Lo Slai Cobas sostiene infatti che il progetto di una nuova configurazione industriale dell'ex Ilva non presenti, allo stato attuale, sufficienti garanzie economiche e produttive.

Il sindacato contesta in particolare quella che considera una prospettiva di chiusura della fabbrica senza un'alternativa industriale concretamente definita, con conseguenze dirette per migliaia di lavoratori.

Le critiche si concentrano anche sul ricorso agli ammortizzatori sociali, giudicati inadeguati a garantire la salvaguardia dell'occupazione e del reddito.

Secondo l'organizzazione, il decreto governativo finirebbe per determinare una condizione di cassa integrazione prolungata per una parte molto consistente dei dipendenti, senza assicurare reali prospettive di rientro al lavoro.

La situazione viene considerata ancora più preoccupante per gli addetti delle imprese dell'appalto, particolarmente esposti alle conseguenze del ridimensionamento delle attività produttive.

Per lo Slai Cobas, le misure annunciate non costituirebbero dunque «un paracadute» capace di tutelare il reddito dei lavoratori, ma rischierebbero di accompagnare una consistente riduzione dei livelli occupazionali.

Nel documento non vengono risparmiate critiche neppure alla magistratura milanese. Il sindacato contesta le conseguenze della pronuncia sulla continuità produttiva dello stabilimento, attribuendole una funzione favorevole, nella propria lettura politica, agli interessi del Governo e delle imprese.

Particolarmente severo anche il giudizio sull'operato dei commissari straordinari di Acciaierie d'Italia, accusati di aver dato immediata attuazione alle misure di fermata degli impianti e di ricorso alla cassa integrazione.

Secondo lo Slai Cobas, la gestione commissariale avrebbe agito senza tenere adeguatamente conto dei tempi della vicenda giudiziaria e delle trattative ancora in corso tra Governo e organizzazioni sindacali.

Il documento attribuisce invece un significato positivo alla mobilitazione degli operai, che per 5 giorni hanno presidiato e bloccato alcune delle principali arterie stradali di accesso alla città, dando vita a una protesta contro le prospettive di ridimensionamento dello stabilimento.

Una mobilitazione che lo Slai Cobas interpreta come una dimostrazione della capacità dei lavoratori di reagire alle decisioni considerate dannose per il proprio futuro.

L'organizzazione ritiene tuttavia che quella spinta sia stata interrotta troppo presto, rivolgendo critiche alle direzioni dei sindacati confederali e dell'Usb.

Pur riconoscendo che queste organizzazioni abbiano sostenuto lo sciopero e i blocchi stradali, lo Slai Cobas contesta la scelta di sospendere la mobilitazione per privilegiare la prosecuzione del confronto istituzionale.

Nella nota si parla espressamente di un'interruzione dello sciopero e dei blocchi «prematura e sbagliata», una valutazione che, secondo il sindacato di classe, sarebbe condivisa anche da numerosi lavoratori.

La contestazione riguarda soprattutto l'eccessiva fiducia riposta nelle trattative e nella possibilità di individuare una soluzione attraverso il confronto tra istituzioni, Governo e rappresentanze sindacali.

Secondo lo Slai Cobas, la sospensione della protesta avrebbe consentito ai commissari di procedere con l'attivazione della cassa integrazione a zero ore, determinando una situazione che rischierebbe di rendere più difficile la ripresa dell'iniziativa operaia.

Il documento affronta poi un altro tema particolarmente delicato, quello della manifestazione “Taranto Torna a Vivere” del 17 ottobre, alla quale hanno partecipato migliaia di cittadini per chiedere la tutela della salute e un futuro diverso per la città.

La valutazione dello Slai Cobas è fortemente critica. L'organizzazione interpreta il corteo come un'iniziativa che avrebbe finito per contrapporre una parte della cittadinanza ai lavoratori dello stabilimento e alle loro forme di protesta.

Secondo la stima riportata nel comunicato, alla manifestazione avrebbero partecipato circa 5.000 persone. Il sindacato ritiene che, indipendentemente dalle intenzioni dei singoli partecipanti, l'iniziativa abbia contribuito ad accentuare la distanza tra la mobilitazione ambientalista e quella operaia.

Nel documento si sostiene che il corteo avrebbe avuto, al di là delle intenzioni dei manifestanti, «l'obiettivo di isolare e accerchiare gli operai e la loro lotta».

Una posizione che conferma la distanza tra lo Slai Cobas e quelle componenti dell'associazionismo ambientalista che chiedono la chiusura integrale dello stabilimento siderurgico.

Il sindacato non nega la gravità delle conseguenze ambientali e sanitarie legate all'attività industriale, ma contesta l'idea che la soluzione possa essere rappresentata dalla cessazione della produzione senza un progetto capace di garantire il futuro dei lavoratori.

Nella prospettiva indicata dall'organizzazione, la tutela dell'occupazione deve procedere insieme alla trasformazione ambientale della fabbrica, alla sicurezza degli impianti e alle bonifiche del territorio.

È su questa impostazione che lo Slai Cobas propone di ricostruire una mobilitazione comune tra operai e cittadini, superando le contrapposizioni che, a suo giudizio, rischiano di indebolire entrambe le rivendicazioni.

La conclusione del documento è un appello esplicito alla ripresa immediata dell'iniziativa sindacale.

Per l'organizzazione non esistono alternative al ritorno alla protesta, con una mobilitazione ancora più incisiva rispetto a quella dei giorni scorsi.

Lo Slai Cobas sostiene infatti la necessità di «riprendere la lotta e i blocchi con più decisione di prima», per respingere le scelte del Governo e delle imprese e affermare una piattaforma operaia che comprenda occupazione, salario, diritti, salute e sicurezza.

Una proposta che il sindacato colloca all'interno di una prospettiva più ampia di trasformazione del sistema industriale e di contrapposizione alle politiche economiche che ritiene responsabili della crisi.

La posizione dello Slai Cobas riapre così il confronto sulle strategie di mobilitazione nell'ex Ilva, in una fase nella quale il futuro degli impianti, il destino occupazionale dei lavoratori e la tutela ambientale continuano a rappresentare i principali nodi irrisolti della vertenza tarantina.

19 ottobre - La situazione all'ex Ilva di Taranto - Riprendere la lotta, i blocchi


All’ex Ilva di Taranto e a Taranto si è giocata in questa settimana una partita molto chiara che ha visto due fronti contrapposti.

Da un lato il governo Meloni/Urso responsabile dell’attuale gestione della crisi Ilva che, oltre a non aver dato soluzioni accettabili, proprio nelle ultime settimane e giorni ha mostrato da che parte sta, e lo ha fatto da un lato dando il là, utilizzando la sentenza di Milano, al piano di chiusura, con elementi di ristrutturazione, della fabbrica a Taranto; perché accettare e o utilizzare quella sentenza porta inevitabilmente alla chiusura dell’attuale ex Ilva per un fumoso piano di nuova Ilva che attualmente non ha né basi economiche, né industriali, né materiali; e come conseguenza di questa linea generale ha emesso un decreto che è di cassintegrazione permanente di quasi totalità dei lavoratori e un piano assolutamente insufficiente di ammortizzatori sociali che ne fanno, sia nello stabilimento, sia soprattutto nelle Ditte dell’appalto una misura di accompagnamento alla massiccia riduzione dell’occupazione e niente affatto un “paracadute” che tuteli il reddito dei lavoratori.

Chiaramente del fronte opposto agli operai, lo vogliano o no, sono i magistrati di Milano che hanno fatto questa sentenza, che lungi dall’essere chiara, risponde ad esigenze concentrate di padroni, governo e della frazione antioperaia del movimento ambientalista.

In questo quadro l’azione dei Commissari è apparsa dall’inizio alla fine “più realista del re”, traducendo subito in fatti il fermo della fabbrica prima e la messa generale in cassintegrazione dei lavoratori, senza tener conto della lotta – e questo sarebbe il minimo – ma soprattutto senza tener conto dei tempi effettivi della vicenda giudiziaria e degli incontri e trattative in corso tra governo e sindacati.

Fanno parte chiaramente di questo fronte antioperaio i capi e le associazioni del movimento ambientalista che perseguono la chiusura di tutta la fabbrica, usando la gravità della vicenda inquinamento prodotta dalla gestione capitalista della fabbrica con il suo carico di morte, malattie professionali, e effetti gravi sul territorio.

Dall'altro lato il fronte degli operai che hanno opposto una esplosione di resistenza, che ha visto migliaia di essi bloccare per 5 giorni le strade, facendo sentire la loro forza e la loro voce a tutela del lavoro, salario, diritti salute e sicurezza in fabbrica e sul territorio

Purtroppo in mezzo a questi due fronti c’è il ruolo dei sindacati confederali/USB e innanzitutto delle direzioni di essi che certo hanno risposto con lo sciopero, il blocco, con un documento del Consiglio di Fabbrica che cerca di mantenere una parte dell’apparato produttivo, ma che è fondamentalmente orientato a misure straordinarie che riguardano le ulteriori misure sociali a tutela dei lavoratori.

Ma il feticcio delle trattative e dell'unità del fronte istituzionale e il feticcio della magistratura hanno prodotto un’interruzione di questo sciopero e blocco. prematuro e sbagliato, come è convinzione di tanti lavoratori però non in grado autonomamente di continuarlo.

I commissari hanno immediatamente approfittato di questo per far partire la cassaintegrazione a zero ore per tutti e creare il fatto compiuto che favorisce il piano di governo e padroni.

Nel vuoto della iniziativa degli operai si è prodotto e si è lasciato campo libero alla manifestazione cittadina ambientalista del 17, come chiamata a raccolta dei cittadini contro i lavoratori, la loro lotta, i loro blocchi,; manifestazione che ha visto la composita partecipazione di migliaia di persone,circa 5 mila, che ha al di là delle stesse intenzioni l'obbiettivo di isolare e accerchiare gli operai e la loro lotta.

A fronte di questo non c'è altra strada che riprendere la lotta e i blocchi con più decisione di prima per respingere il piano di padroni e governo e imporre la piattaforma operaia, che contiene nei suoi sviluppi le trasformazioni ambientali della fabbrica , le bonifiche del territorio, e la prospettiva della continuità della lotta comune tra operai e masse popolari per una alternativa anticapitalista a padroni, stato e governi del capitale 

Slai cobas per il sindacato di classe Taranto

slaicobasta@gmail.com - wa 347-5301704

19 ottobre 2026 

sabato 17 ottobre 2026

Chi è contro gli operai è sempre fascista

Quella di oggi è di fatto una manifestazione antioperai - E' organizzata da coloro che vogliono - loro - contrapporre salute e lavoro, NON CERTO GLI OPERAI che per primi subiscono malattie e morti, che hanno sempre denunciato le condizioni di insicurezza e pericolose, ma hanno anche dato soluzioni di come era possibile mettere un freno alla nocività. Ma sono stati lasciati soli...

Questi che gridano alla chiusura dell'Ilva non sono andati un giorno a solidarizzare con gli operai che per 5 giornate giorno e notte in migliaia e migliaia hanno fatto i giusti, necessari blocchi, per il lavoro, la salute, l'ambientalizzazione. E i quattro gatti che si sono fatti vedere sono andati solo per provocare gli operai in lotta.

Anzi, gli "ambientalisti" antioperai hanno fatto di più, hanno attaccato i blocchi perchè "danneggiavano la città" - non i padroni, non il governo, ma gli operai sono diventati ancora una volta "colpevoli" 

Non di tratta di "cittadini", ma di persone, al cui interno vi sono interessi di piccola e media borghesia che vogliono ricavarci qualcosa per loro dalla fantomatica economia alternativa a Taranto.

Ma sia chiaro, che si può dirsi di "sinistra", di "centro", ecc. ma chi è contro gli operai è sempre FASCISTA!