Ex Ilva: a Potenza prima udienza del nuovo processo 'Ambiente svenduto'
All'esterno del Palazzo del Giustizia un presidio dello Slai Cobas di Taranto

Ambiente Svenduto, fissato calendario udienze
Prima udienza in quel di Potenza il processo ‘Ambiente Svenduto’, sul presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall’ex Ilva di Taranto, durante la gestione della famiglia Riva.
A presiedere il collegio, non c’era il presidente titolare a causa di un lutto familiare ed è stato sostituito dal presidente del Tribunale di Potenza, Rosario Baglioni eletto lo scorso dicembre. Erano state allestite due aule ma una è stata immediatamente dismessa perché i partecipanti erano molto pochi.
Si è discusso sul calendario prevedendo un’udienza alla settimana, alternativamente il martedì ed il venerdì a partire dall’8 maggio. Si stima che le udienze prima della pausa estiva possano esaurire le questioni preliminari.
Nel corso della prima udienza diversi avvocati della difesa hanno sollevato delle eccezioni sulla costituzione di diverse parti civili (in totale circa 350) ammesse dal giudice delle udienze preliminari di Potenza Francesco Valente. Il collegio si è riservato di decidere.
A giudizio, lo ricordiamo, 21 imputati (18 persone fisiche a cui si aggiungono 3 società). Nicola e Fabio Riva, ex proprietari della fabbrica ionica che insieme con l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, l’avvocato Francesco Perli e i fiduciari Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino ed Enrico Bessone, accusati di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Di questi ultimi reati devono rispondere anche alcuni dirigenti dell’epoca come Salvatore De Felice, Ivan Dimaggio, Marco Andelmi, Angelo Cavallo, Salvatore D’Alò.
Tra gli imputati anche l’ex governatore di Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione per aver fatto, secondo gli inquirenti, pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato affinché ammorbidisse la linea nei confronti della fabbrica. Nell’elenco c’è anche Lorenzo Liberti, ex consulente della procura accusato di disastro ambientale perché secondo l’accusa con una sua perizia scritta per salvare la fabbrica in cambio di una tangente di 10 mila euro, non avrebbe impedito la diffusione di sostanze nocive nell’area intorno all’acciaieria ionica.
All’esterno del Palazzo di Giustizia del capoluogo lucano, in concomitanza con la prima udienza, c’è stato un presidio a cui hanno preso parte alcuni rappresentanti di associazioni ambientaliste pugliesi e lucane, organizzato dallo Slai Cobas di Taranto che rappresenta oltre 70 danneggiati dal presunto inquinamento, tra operai e cittadini del quartiere Tamburi.
“Questo è un processo infinito – ha commentato il coordinatore Ernesto Palatrasio – di giustizia negata, se si pensa che è iniziato ormai da sette anni e non si è arrivati ancora a sentenza. E riteniamo che sia molto grave che si debba tenere a Potenza. Speriamo almeno che questa nuova puntata possa realmente portare giustizia e risarcimenti e possa essere di monito per le cosiddette industrie della morte”.
La prossima udienza è stata fissata per l’8 maggio.

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