venerdì 6 marzo 2026

ex ilva - non stancarsi mai di criticare quella parte di operai che è passiva e dice cose sbagliate al servizio del padrone

da un operaio ex ilva in cigs 
Leggendo l'articolo che mi hai linkato ho appreso dello sciopero, anche se ne ero certo sarebbe stato proclamato ed infatti al rientro ho sbirciato ed ho notato come i parcheggi fossero abbastanza nutriti di macchine, temo perciò che l'adesione sia stata insignificante. Guarda, sono certo che mi giudicherete male per questo, ma non riesco a non disprezzare i miei colleghi. Non avete idea di quanti rospi tocca ingoiare con loro, dal sentirsi chiamati cretini -noi dello Slai Cobas- per ciò che facciamo perché tanto è la politica che decide e non è possibile fare nulla (mentre loro come dei pezzenti continuano ad elemosinare i favori ai sindacati confederali) sino ad arrivare a sentire che la responsabilità di quello che accade è colpa nostra (degli operai di Ilva in AS) perché non abbiamo fatto nulla per loro, passando per il sentirsi definiti parassiti perché siamo mantenuti dallo Stato (che è la stessa cosa che mi disse due o tre anni fa un handicappato di carabiniere e che disse anche quella schifezza umana di Riondino) quando sono proprio loro che chiedono la cassintegrazione volontaria.
Sapete perfettamente chi sono i lavoratori rimasti a lavorare nello stabilimento dal primo novembre del 2018, e non sono di certo quelli più svegli, ed infatti da allora la situazione della fabbrica è andata precipitando senza sosta, sino ad arrivare ai due assassinii degli ultimi due mesi.
L'azienda si è tenuta strettamente questi personaggi, tra zerbini, innocui e mafiosetti ai quali demandare il controllo di quei pochi che potrebbero avere un qualche sussulto o scatto d'orgoglio adesso e davvero molto difficile lavorarci su, sono sempre più demoralizzato. 
Scusa lo sfogo, comunque ci vediamo domani.

giovedì 5 marzo 2026

9 marzo a Taranto: sciopero delle donne, presidi e... FILM

Al Film possono venire anche gli uomini

Il Film alle ore 17,00 si tiene nella saletta di Red Point cafè, via Polibio 69 - di fronte all'Ist. magistrale "Vittorino" 

Se sette minuti vi sembran pochi…

pensando alle ore che le operaie lavorano gratis per i padroni...

pensando agli accordi svendita dei sindacati confederali e della maggiorparte delle Rsu...
pensando che la lotta è di tutte e per tutte...
pensando che dobbiamo difendere la nostra vita di ora e il nostro futuro...


Il Film

Undici donne, undici operaie, chiuse in uno spogliatoio, dentro una fabbrica vuota, deserta, attorno a un tavolo, tra gli armadietti metallici. Devono decidere della loro condizione ma – soprattutto – di quella delle loro compagne e compagni di lavoro che sono di fuori con cartelli e striscioni ai cancelli. E’ un film tratto da una storia vera, accaduta in Francia, a Yssingeaux, nell’Alta Loira.

La vicenda ha tratti comuni non solo a tante fabbriche ma anche a molti altri posti di lavoro con contratti sia a tempo indeterminato sia con contratti o non contratti del precariato.

Quella di questo film è la fabbrica tessile dei Fratelli Varrazzi (uno dei quali interpretato dallo stesso Placido) che stanno cedendo il pacchetto di maggioranza azionaria a una multinazionale francese. Da Parigi giunge, con il primo volo della mattina, Madame Rochette per stipulare l’atto formale di accordo con la vecchia proprietà. Questo dovrà essere poi approvato dal Consiglio di Fabbrica e quindi ratificato dal resto del personale. Madame Rochette ha molta fretta di concludere il tutto entro le cinque del pomeriggio. All’incontro con vecchia e nuova azienda partecipa Bianca (interpretata da Ottavia Piccolo), la più “anziana” delle delegate.

Quando Bianca torna nello spogliatoio, tra le sue dieci compagne del Consiglio di Fabbrica, ci sono dunque poche ore di tempo per votare sì o no a quell’accordo. L’atto di cessione prevede questo: la fabbrica non chiude, non ci sarà alcun licenziamento, i turni di lavoro rimarranno immutati.

Ma c’è un “ma”: la nuova proprietà chiede il taglio di soli sette minuti di pausa – sembra una cosa piccola ma è grande per le condizioni di lavoro e di vita delle operaie.

Il film mostra una discussione tesa, drammatica, acre, a tratti violenta, che contrappone le singole compagne di lavoro l’una all’altra e che mostra le vite delle operaie (non solo di quella fabbrica)…

Come andrà?...

La sola attenzione che lo Stato mette per lo sciopero delle donne: Repressione! APPELLO

Proprio in questi giorni, in cui stiamo organizzando a livello nazionale lo sciopero delle donne per l'8 marzo - che quest'anno si tiene il 9/3 - è giunta alle lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe, che ogni anno proclama lo sciopero delle donne, assumendosi la responsabilità legale della copertura sindacale di tutte le lavoratrici, la notifica di una pesante sanzione (2.514 euro della Commissione Garanzia scioperi + 700 euro dal Tribunale), per lo sciopero delle donne indetto nel 2020.
In quella occasione, era periodo di Covid, la CGS pose un divieto generale allo sciopero, che non aveva alcuna incidenza sulla tutela della salute delle lavoratrici per il Covid - per lo Stato durante il covid le lavoratrici potevano andare a lavorare, pure fianco e fianco, mentre non potevano scioperare.
Un divieto della CGS che fu contestato da vari giuristi.
Noi ci opponemmo subito a questa violazione costituzionale del diritto di sciopero. Per non decidere da sole, facemmo una inchiesta ampia, nazionale verso le lavoratrici per chiedere se dovevamo rinunciare allo sciopero delle donne (senza peraltro manifestazioni) o mantenerlo. La risposta in grande maggioranza fu di mantenerlo. E lo Slai cobas, nel rispetto di questa decisione, lo confermò. Purtroppo tutti gli altri sindacati di base che avevano anche proclamato lo sciopero, lo revocarono, lasciando noi da soli.
Le lavoratrici Slai cobas sc hanno chiaramente fatto ricorso alla sanzione, ma è stato rigettato.
E ora dobbiamo pagare allo Stato, per il tramite dell'Ispettorato del lavoro, 3.200 euro. Per noi che siamo "piccoli" una cifra enorme, che può mettere in discussione la nostra attività, proprio ora che vogliamo organizzare le giornate e lo sciopero con presidi, iniziative pubbliche per l'8 e il 9 marzo.
Crediamo che tutte e tutti comprendano la gravità politica di questa sanzione, che è un attacco non solo allo Slai cobas sc, ma al diritto di sciopero, e in particolare alle donne, alle lavoratrici che subiscono tutto. A questo attacco repressivo ci dobbiamo opporre, prima di tutto partecipando e rendendo forti le giornate del 8 e 9 marzo prossimi.
Facciamo nello stesso tempo un grosso appello alle lavoratrici, alle compagne di Nudm e del movimento femminista in genere, ai sindacati di base, alle avvocate e avvocati ad aiutarci, a pagare la sanzione. 
Chiediamo a tutte/tutti un contributo economico, anche piccolo, che ci permetta di non farci frenare nel nostro lavoro.
Chiunque vuole e può, mandi il contributo a c/c bancario UNICREDIT BANCA ROMA agenzia Taranto via Marche, 52 intestato a SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, avente le seguenti coordinate bancarie: IT 49 W - ABI 02008 - CAB 15807 n. conto 000011056357. - con la motivazione: contributo per sanzione sciopero della CGS.
Nei prossimi giorni pubblicheremo le prese di posizioni dei giuristi, avvocati contro quel divieto della CGS.
UN FORTE GRAZIE A TUTTE E TUTTI!

Dal ricorso fatto nel 2020 alla CGS - stralci

1) E' la prima volta nella storia della Repubblica che viene bloccato uno sciopero a livello nazionale

2) L’iniziativa del Garante va oltre le competenze di codesta CGS che riguardano, come dalla Legge 146/90 e successive modificazioni, il rispetto delle norme di autoregolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, non certo il divieto di sciopero in ogni attività e in ogni settore lavorativo non previsti nell'elenco dei servizi pubblici essenziali.

La Commissione di garanzia si chiama così perché ad essa spetta garantire il contemperamento dell’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente garantiti, alla cui tutela i servizi pubblici sono funzionali. “Contemperare”, quindi, e non “vietare”, dal momento che qualsiasi regolazione dello sciopero dovrebbe tener conto della sua dimensione di diritto costituzionale, cioè di valore costitutivo dell’ordine democratico.
La scrivente O.S nella proclamazione e nell'attuazione dello sciopero ha rispettato la legge 146/90, preservando i servizi pubblici essenziali.

3) Vietando tutti gli scioperi, la CGS ha violato sia lo Statuto dei Lavoratori che la norma costituzionale che tutela il diritto di sciopero, art.40 Cost., così subordinando (non "contemperando") il diritto di sciopero agli altri diritti. Atteso che tale diritto (sia pur regolamentato nei servizi pubblici essenziali) è parte delle libertà fondamentali delle persone.

4) Codesta CGS motiva il divieto di sciopero in tutti i settori lavorativi (mettendo insieme "essenziali" e non "essenziali"  - e anche questo, a conoscenza della scrivente e di giuristi, avviene per la prima volta) richiamando un regolamento contenuto nelle discipline dei vari settori lavorativi che recita che gli scioperi vanno sospesi in caso di "avvenimenti eccezionali di particolare gravità o di calamità naturale". Ma la clausola in questione è però fondamentalmente invocabile solo quando uno sciopero è in grado, in qualsiasi modo, di influire sulla situazione emergenziale, e non per sospenderne l’esercizio prescindendo da qualsiasi valutazione nel merito dei suoi effetti concreti.
D'altra parte nei settori che non fanno parte dei servizi pubblici essenziali, e come poi è stato stabilito dai Dpcm e dal protocolli Governo/OOSS, gli interessi delle persone, nel caso concreto della salute) andavano più tutelati nel non lavorare e stare a casa (come in effetti hanno fatto le lavoratrici in sciopero il 9 marzo - dato che non si sono tenute manifestazioni) che nel lavorare. 

Ed è paradossale che in tante realtà lavorative le lavoratrici potevano lavorare, con tutti i rischi di mancata distanze, mancate protezioni individuali, e invece non potevano scioperare!

La CGS pone un arbitrario rapporto tra l'emergenza coronavirus, i suoi rischi e il divieto di astenersi dal lavoro, ma a parte i servizi essenziali (in primis in questo caso la sanità) in cui si è assolutamente rispettata la legge 146/90, tutti gli altri scioperi non incidono sull’attività di “prevenzione e contenimento della diffusione del virus.

Se si considera, come la stessa Costituzione prevede, che l’arma dello sciopero costituisce uno strumento di difesa dei lavoratori, in questo caso lo sciopero aveva una doppia valenza, sia rispetto alla condizione generale delle donne, delle lavoratrici, sia rispetto alla condizione particolare in cui agli inizi di marzo sui posti di lavoro non erano state adottate neanche quelle minime misure di tutela della salute, e le lavoratrici e i lavoratori hanno scioperato anche per rivendicarle.

Questo sciopero, pertanto, è stato pienamente legittimo e non ha assolutamente violato le disposizioni della Legge 146/90 e successive modifiche

SLAI COBAS per il sindacato di classe

15.4.20

L'intervista di Radio Onda rossa allo Slai cobas Taranto

Radio Onda rossa - Ti rubiamo solo qualche minuto per raccontarci un po' come si sta reagendo, in che modo si sta reagendo all'ennesima morte sul lavoro all'Ilva.

Slai cobas Taranto - Il clima che c'è nella fabbrica è un silenzio irreale in queste ore perché questa seconda morte a distanza così breve dalla precedente e per di più con le stesse caratteristiche tecniche, ha lasciato sgomenti. Oggi non c'è un operaio che non dica: se deve essere così chiudiamo la fabbrica, e questo è detto dagli operai; chiaramente è detto con rabbia e rassegnazione perché gli operai non vogliono la chiusura della fabbrica per motivi oggettivi e soggettivi, perché chiaramente è il loro lavoro, ma gli annunci sul “futuro felice post Ilva” sono ridicoli, grotteschi, una favola immaginaria. Chiunque la faccia non tiene conto che questa è ancora la più grande fabbrica di questo paese, lo stabilimento centrale della siderurgia italiana e uno dei principali a livello europeo. Operai diretti, appalto, indotto, tutti sanno che si tratta di circa ventimila operai, vedono il loro lavoro senza prospettive e sicuramente nessuno vuole vivere di cassa integrazione, di attese.

Però vi devo dire che questa morte ha fatto più effetto, sia perché la situazione era di marasma assoluto dopo la decisione milanese sul fermo di tutta l’area a caldo dello stabilimento da fine agosto, sulla base di considerazioni altrettanto legittime che i magistrati hanno fatto, supportate da elementi di fatto, non certo da ideologie o da pregiudizio. Quindi in questa situazione non si vede luce con il governo che è assente materialmente dal rapporto con i lavoratori, con i sindacati che da tempo discutono solo di numeri di cassintegrazione, e di richieste di incontro diretto con la Meloni, del trasferimento del Tavolo a Palazzo Chigi - che noi appoggiamo molto tiepidamente perché non pensiamo affatto che i ministri che stanno trattando con i sindacati lo facciano per conto proprio e senza il pieno consenso della Meloni. Ma appunto a parte questo, la sostanza è che il governo sta consegnando la fabbrica in maniera stracciona a un Fondo americano oscuro, perché l’unica cosa che c'è di chiaro è che chiede soldi invece di metterli, quello che è chiaro è che si tratta di un Fondo avventuristico, sotto accusa anche in altri stati, come la Germania; per di più sembra avere tutte questo fondo, perché oltre ad essere parte dell'universo parassitario dei Fondi finanziari è legato a Trump ed è sionista, sionista nel sostegno, anche finanziario, all'ala più estrema del sionismo israeliano. Quindi in qualche maniera è il peggio che ci poteva capitare. Quando si dice “non c'è limite al peggio”, ecco ex Ilva sta provando che non c'è, che in realtà è vera questa frase.

Loris, l’operaio di 36 anni morto lunedì, era di una ditta dell'appalto. Queste ditte dell'appalto

Per l'8 marzo - le iniziative a Taranto

Dalla parte dell'Iran aggredito dall'imperialismo e sionismo/con il popolo palestinese e le masse arabe/contro il governo guerrafondaio di Meloni

da  ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Speciale Iran del 03.03.26  

Siamo dalla parte dell'Iran e su questo non ci deve essere dubbio né nelle nostre file né nelle file della classe operaia e del movimento, anche se sappiamo che nell'attuale classe operaia, nelle fabbriche, di tutto questo si sa poco, l'informazione è scarsa, la conoscenza è scarsa, la coscienza di classe è scarsa, ma questo non dipende certo da noi ma dipende da fattori storici, politici ed economici che non affrontiamo in questa sede.

Bisogna essere la parte dell'Iran perché siamo di fronte ad un'aggressione imperialista da parte della potenza imperialista più grande e più aggressiva che esiste sul pianeta che, con la figura di Trump, somiglia all'aggressività nazista di Hitler.

Siamo dalla parte dell'Iran che sta subendo questa aggressione con il sostegno dei cani da guardia del Medio Oriente, i genocidi assassini, i mostri del regime israeliano che stanno partecipando in prima fila a questa nuova aggressione, che è verso l'Iran, verso tutte le masse arabe che non accettano il dominio esclusivo dell'imperialismo americano e occidentale e il fatto che diventino i “comandanti in capo” in tutta l'area, con Israele pilastro e gendarme.

Non ci può essere dubbio: il punto primo è stare dalla parte dell'Iran, chi non è contro l'aggressione all'Iran è un pezzo di m... sia che si tratti di un cittadino, sia se si tratti di un lavoratore, o di un compagno perché nel mondo ci sono paesi imperialisti e paesi oppressi dall'imperialismo, vi sono paesi che vogliono il dominio mondiale su tutti, con proletari e popoli che devono subire povertà, miseria, guerre distruzioni e devastazione e Stati e nazioni  che devono essere vassalli dei padroni del mondo e se non sono vassalli vanno rovesciati.

Noi siamo perché questa aggressione finisca subito. Quando si viene aggrediti bisogna rispondere, l'Iran come Stato, come nazione, come governo, come popolo, ha tutto il diritto di rispondere contrattaccando chi li sta aggredendo e bombardando. Sono giusti gli attacchi iraniani a tutte le basi e le realtà che sono parte dell'aggressione dell'imperialismo americano. Se gli Stati, le borghesie arabe, le monarchie arabe sostengono questa aggressione imperialista e sionista contro l'Iran è giusto che anche loro vengano colpiti. Anche questo è un principio di giustizia. Non si capisce perché il popolo iraniano, lo Stato iraniano che rimane un Stato sovrano, la nazione iraniana, non debbano difendere il loro territorio e la loro autodeterminazione nazionale, i loro diritti nazionali a fronte di un'aggressione barbara e selvaggia condotta da barbari e selvaggi; senza che questo giudizio sia una questione personale ma una questione di un sistema che diventa sempre più barbaro e selvaggio. Questo sistema si chiama imperialismo, uno Stato che diventa sempre più odiosamente genocida e guerrafondaio come lo Stato sionista di Israele deve essere cancellato dalla faccia della terra, esattamente come nel tempo siamo stati tutti dalla stessa parte per cancellare il nazismo di Hitler e il fascismo di Mussolini come bestie del sistema imperialista mondiale prodotte dalle sue leggi economiche, politiche, ideologiche e culturali.

Così come l'Iran ha il pieno diritto di difendersi e ha il pieno diritto di avere l'energia nucleare e la  bomba nucleare. Noi siamo contro le bombe nucleari, lavoriamo per un mondo senza bombe nucleari, ma finché ci sono Stati che invece pretendono di poterne avere a centinaia e riproducibili all'infinito come sono i paesi imperialisti e l'imperialismo americano, finché ci sono Stati aggressivi come lo Stato sionista di Israele che il nucleare c'è l’ha ed è garantito dal nucleare americano, non si capisce perché i popoli che non sono americani, che non sono occidentali, che non sono sionisti e israeliani non abbiano il diritto legittimo di avere le armi necessarie per difendersi.

Detto questo, il regime iraniano è un regime reazionario di un capitalismo burocratico al servizio dell'imperialismo che opprime il suo stesso popolo, ma il problema di liberarsi del regime iraniano è un problema del proletariato, delle masse popolari iraniane, che auspichiamo che rovescino questo regime. Sosteniamo tutte le proteste che ci sono state in Iran e continuano ad esserci per rovesciare questo regime. Ma il rovesciamento di questo regime non può essere fatto certo dalle bestie al governo israeliano, dall’ imperialismo americano, dai sionisti assassini e genocidi che odiano i popoli in nome del suprematismo razzista, dell'ideologia neonazista chiamata in Israele sionismo. Questi certo non sono liberatori ma sono oppressori all'interno come all'esterno e nel mondo; e quindi il popolo iraniano, il proletariato iraniano hanno tutti il diritto di lottare contro l'aggressione imperialista e di rovesciare il regime reazionario e massacratore del suo popolo, capeggiato dal ceto islamico che attualmente rappresenta la classe dominante in Iran.

Questo è un problema del proletariato e del popolo iraniano. Il proletariato e il popolo iraniano non possono certo essere favorevoli che al posto del regime dello Scià si ritrovano gli americani, il governo lacchè degli americani, fino ai rottami della famiglia dello Scià, una famiglia che è stata cacciata a furor di popolo perché fa parte di quelle famiglie reali schifose che in alcuni paesi ci sono e perfino nei paesi imperialisti, basti pensare che cosa è e che cosa è diventata la monarchia inglese e da chi è fatta.

Noi siamo dalla parte dell'Iran, riconosciamo il suo diritto di difesa e di contrattacco anche se sappiamo che i rapporti di forza sono estremamente sfavorevoli al regime iraniano e che questi non ha la possibilità di continuare questa guerra fino in fondo, sia perché non ha la forza politico-materiale sia perché, soprattutto, non ha il sostegno del suo popolo, perché il popolo in armi può cacciare e può vincere, lo ha dimostrato la storia e può continuare a dimostrarlo anche in Iran. Ma i governi reazionari come quello di Kamenei e di chi gli succede non sono in grado di combattere contro nemici più grandi perché non contano sul sostegno, sull'armamento e sulla partecipazione di tutto il popolo a una guerra di liberazione contro l'aggressore imperialista.

Certo gli americani, il regime sionista israeliano sono in prima fila nell'aggressione militare nei confronti dell'Iran, ma tutti i governi e gli stati imperialisti sono dalla loro parte, anche se si rendono ben conto che i loro interessi non sono rappresentati di per sé dagli americani e meno che mai dallo Stato sionista di Israele che lavorano per loro e non per conto terzi. I governi imperialisti europei hanno grandi interessi sia in Iran sia nell’ importante nodo commerciale che è lo stretto di Hormuz dove passa una parte rilevante del commercio mondiale, in particolare del commercio più importante che riguarda le fonti energetiche, il petrolio, che è una ragione di fondo perché gli americani e i sionisti vogliono cancellare l'Iran per appropriarsi dell'Iran, per farlo diventare la pompa di benzina del loro sistema. Tutti i governi imperialisti sono complici di questa aggressione ne sono corresponsabili e possono via via partecipare direttamente ad essa, e il governo italiano è tra questi.

Il governo italiano è un governo esemplare di leccaculo degli americani ma, come sempre, i leccaculo degli americani vengono trattati dagli stessi americani come leccaculo e, quindi, in questo caso non sono stati neanche informati. Fino allo scandalo di quel ciccione del ministro (noi non siamo per insultare le persone ma certe persone se lo chiamano l'insulto perché perfino la loro conformazione fisica è corrispondente alla loro squallida funzione e ideologia). Non solo il governo italiano non è stato informato - ma di questo non ce ne importa nulla - perché non è che saremmo stati contenti che gli americani avessero informato il governo italiano, ma, pensate, il ministro della Difesa, uno dei ministri più importanti del governo Meloni, se ne stava bellamente a mostrare le chiappe al mare, ospitato negli alberghi lussuosissimi di Dubai, stava approfittando della sua funzione di ministro per essere trattato come un sovrano in questi paesi in particolare, diventati il centro del lusso e dello spreco e del parassitismo mondiale mentre le popolazioni nel mondo muoiono di guerre, di fame, di miseria, di impoverimento, di crisi, di carovita ecc.ecc... Questo squallido ministro si è trovato lì, subito per lui l'aereo militare che, ha affermato, di averlo pagato tre volte (perché i soldi questi c'è l'hanno e sono sempre soldi presi da noi); questo commesso viaggiatore dell'industria bellica, questa specie di ragioniere per conto terzi, questo uomo di pezza e di m. che è il ministro della Difesa è stato colto con le mani nella marmellata facendo fare una figura meschina a quello che si dice il "Paese" rispetto a una situazione di questo genere. Insomma mentre i soldati che pure stanno lì e non ci dovrebbero stare rischiano la vita, il loro ministro della difesa stava nel più lussuoso albergo di Dubai a grattarsi le palle. Questo è il sistema in cui viviamo e se questo sistema vi va bene pace all'anima vostra, ma finché ci sono le possibilità storiche e pratiche bisogna combatterlo e quindi bisogna combattere questo governo italiano, servo e padrone nello stesso tempo, che fa il padrone verso l’Italia occupando via via tutti i gangli del potere e dell'economia e ora vuole, con il referendum, prendere nelle proprie mani la magistratura, occupare tutte le caselle, quindi vuole fare il padrone in casa nostra per conto terzi e invece fa il lacché a livello internazionale. Questo sono i fascisti, questo era Mussolini e questo è stato tutto il fascismo in Italia, divenuto poi alleato e servo di Hitler e del nazismo. 

Chi si oppone realmente all'aggressione imperialista? Le masse iraniane non possono e non potranno che opporsi comunque nel decorso e percorso tortuoso di questa vicenda. Si oppone da tempo all'aggressione imperialista il popolo palestinese che la sta pagando con un genocidio sulla sua pelle, che è a rischio di essere cacciato dalla propria terra secondo i voleri di Trump e Netanyahu e che sta invece resistendo a Gaza come in Cisgiordania e che ancora oggi dice chiaro che la Palestina non è in vendita e che continua la sua lotta di liberazione per una Palestina dal fiume al mare.

Sicuramente hanno interesse a unirsi i proletari e le masse popolari dei Paesi arabi i cui governi sono tutti dall'altra parte e non vedono l'ora di essere chiamati al banchetto dall'imperialismo, per avere il loro tavolino a fianco dove possono mangiare la loro merda prodotta dal lavoro e dallo sfruttamento dei popoli.

Le borghesie arabe sono quanto di peggio sia capitato alle masse arabe e quindi pensiamo che debbano essere tutte rovesciate e che in Medioriente occorre l'unità del popolo palestinese e di tutti i proletari e le masse arabe contro tutte le borghesie arabe, contro lo stesso regime iraniano che sarà inviso agli americani ma anche inviso a buona parte delle masse iraniane ed è inviso agli interessi generali delle masse arabe del territorio.

A fronte di questo che è diventato anche un altro focolaio di guerra, già papa Bergoglio aveva parlato di "guerra mondiale a pezzi", e su questo è stato più lucido di tantissimi compagni. Noi condividiamo questo giudizio sulla guerra mondiale a pezzi; pensiamo inoltre che come è successo nella prima guerra mondiale e nella seconda guerra mondiale queste "guerre mondiali a pezzi" diventi poi un incendio mondiale generale. Dovrebbe andare così, ma non è che siccome non è ancora così noi non dobbiamo lottare a fondo contro la guerra che c'è, che produce riarmo in ogni paese, quindi il distoglimento di tutti i soldi pubblici verso la guerra che ingrassa i signori della guerra, le industrie belliche, i manager, i militari, la finanza e impoveriscono il popolo.

Il modo migliore per stare a fianco dei popoli è lottare nel nostro paese in solidarietà con quei popoli e contro i nostri governi che sono invece dall’altra parte.

Noi non riconosciamo al governo italiano la rappresentanza degli interessi degli italiani ma di quelli della borghesia e dei ricchi e del settore delle classi sociali italiane ad essi alleati, i loro interessi sono gli interessi dell'imperialismo, dei sistemi imperialisti e di coloro che in questo sistema imperialista sono più forti o che vogliono apparire più forti, com’è oggi l’imperialismo americano di Trump.

Questi governi sono complici e servi dell'imperialismo USA/Trump e dello Stato sionista di tipo nazista di Netanyahu, trascinano il nostro paese in guerra e scaricano i costi del riarmo delle guerre sui proletari e le masse italiane, a partire dai fattori più semplici, il caro vita, il caro benzina, a quelli più generali; un sistema di economia di guerra significa tagli al lavoro, tagli alla democrazia, alla pace, alla libertà, significa che comanda la feccia dell'Italia e non il popolo italiano, neanche a livelli di quello che è rappresentato in un paese capitalistico. 

Quindi dalla parte dell'Iran, dalla parte delle masse iraniane che si oppongono al regime degli ayatollah. Dalla parte del popolo palestinese, dei proletari e delle masse popolari arabe contro l'imperialismo americano e sionista, contro il governo italiano.

Invitiamo tutti a partecipare a tutte le manifestazioni possibili e chiaramente facciamo la nostra parte.

proletari comunisti/PC m Italia

marzo 2026