Venerdì, 19 giugno, ci sarà un'udienza che potrebbe essere decisiva per il processo Ilva “Ambiente Svenduto” che da settembre si tiene a Potenza. Potrà essere un'udienza decisiva perché potrebbe nuovamente mettere in discussione addirittura l'intero processo.
Noi avevamo sempre detto dall'inizio, dal 2012, anno in cui è stato avviato questo processo che il processo Ilva in un certo senso rappresentava la “madre di tutti i processi” di questo tipo sulla sicurezza, sulla salute dei lavoratori e degli abitanti della città, dei quartieri inquinati. Perché, per la grande fabbrica che rappresenta l'insieme degli attacchi alla salute e alla sicurezza sia degli operai che degli abitanti dei quartieri, per la quantità e la varietà di soggetti imputati che erano in primis i padroni Riva ma poi tutto il contorno, i legami politici, istituzionali, addirittura la Chiesa, la Digos, eccetera, che avevano contribuito a questo sistema di attacco alla salute e alla sicurezza, questo processo rappresentava un pò un quadro, una visione concreta di che cosa è il sistema capitalista in cui tutti gli aspetti di questa società sono determinati e sono funzionali al capitale.
Questo lo dicevamo, in un certo modo in senso positivo, perchè alla sbarra non c'erano solo delle persone ma c'era appunto un intero sistema che aveva fatto morti, malati e continuava a farli.
Oggi invece lo dobbiamo dire in termini sicuramente negativi, Cioè il processo “Ambiente svenduto” da essere la “madre di tutti i processi di questo genere” sta diventando la “madre di tutte le ingiustizie di classe”.
Quello che sta avvenendo nelle udienze, soprattutto in queste ultime udienze, ha qualcosa, è poco dire di vergognoso, di scandaloso, perché è molto di più. In particolare nell'ultima udienza, a un certo punto è sembrato che si tornasse alle ultime udienze fatte a Taranto sia nel processo di primo grado sia soprattutto nell'appello. Cioè il focus, il tema centrale degli interventi degli avvocati e degli imputati
tornava ad essere la questione dell'articolo 11, quello che aveva poi determinato il trasferimento del processo dalla sua sede ultranaturale Taranto, dove erano avvenuti e continuano ad avvenire tutta una serie di reati, a Potenza. Come se si fosse in parte tornati indietro. I vari avvocati molto ben pagati dei Riva e degli altri imputati tornavano a parlare dell'illegittimità del processo a Taranto e che i veri giudici erano questi di Potenza - uno dei principali avvocati, Annicchiarico, ha detto: voi siete i miei giudici.Ma perché tornano a parlare dell'articolo 11, del trasferimento, purtroppo questo era passato, siamo qui a Potenza – e ogni volta per partecipare come parti civili, dobbiamo fare quasi tre ore di viaggio all'andata e al ritorno, soldi, eccetera. Quindi, purtroppo il trasferimento è già passato. Allora qual è lo scopo? Invece via via il vero scopo si è andato chiarendo sia negli interventi degli avvocati degli imputati sia anche nelle interventi e decisioni da parte del Presidente della Corte di Assisi.
Alcuni dati fotografano, forse meglio quello che diremo- Questo processo nel 2012 era partito con 52 imputati, ora in questo processo sono rimasti solo 16 imputati e solo una società, l'Ilva spa, la società commissariata che praticamente in cassa non è che non ha niente, ha debiti e quindi anche nella prospettiva eventuale, quando sarà, di ottenere per i lavoratori, gli abitanti dei risarcimenti, è chiaro che l'Ilva spa non potrà essere la fonte da cui prendere i risarcimenti. L'unica società attiva, Riva forni elettrici, anche questa è stata esclusa dal processo di Potenza. Quindi si era partiti da 52 e ci si è ridotti a 16, col discorso fondamentalmente delle prescrizioni.
Chiaramente sono passati più di 7 anni di processo di primo grado, poi l'appello, poi anche le indagini preliminari, siamo a più di 10 anni, è chiaro che le prescrizioni sono ora a catena. Questo ha già determinato parecchie ricadute negative anche sul fronte delle parti civili. Si era partiti a Taranto con 1500 parti civili, al di là che alcune erano un po' forzate, come l'associazione degli uccelli, e si è arrivati ora a poco più di 300 parti civili, e chiaramente si è abbassata di molto anche la pressione mediatica.
Torniamo, però, alla questione di queste ultime udienze, in particolare dell'ultima. Qual è stato lo scopo di tutto questo tornare a parlare dell'articolo 11, del trasferimento, della illegittimità, che il processo si tenesse a Taranto, eccetera? Lo scopo è che non gli basta, non gli basta ai padroni, non gli basta a tutto il sistema di aver praticamente ultradimezzato questo importante processo, di aver reso quasi nullo il peso nazionale necessario che doveva avere. Vogliono di più, vogliono tutto! Vogliono che l'intera attività processuale sia cancellata, che tutti gli atti da quelli avviati nel 2010, 2011, eccetera, che hanno anche permesso poi nel 2014 l'effettivo avvio processo, siano cancellati, come non esistenti.
Pensate che nel fascicolo depositato al Tribunale di Potenza dagli avvocati degli imputati, si trova alla fine il certificato di residenza della giudice Todisco. Per chi non lo sa, il processo “Ambiente svenduto” ha avuto come base fondamentale tutta l'indagine, le inchieste, i materiali presentati dalla giudice Todisco di Taranto. Si è trattata di una mega indagine, frutto anche di documentatissime denunce soprattutto associazioni come per esempio Peace Link, denunce molto dettagliate, molto serie, anche denunce dello Slai cobas, che avevano contribuito a questa indagine della giudice Todisco, così come i rapporti, le “Relazioni Sentieri”, che hanno molto contribuito a dare basi scientifiche, dati concreti al processo Ilva e poi alle condanne del primo grado.
Bene, tutto questo ora per gli avvocati dei Riva e i soci e di tutti i complici di Riva deve essere cancellato! E il certificato di residenza della giudice Todisco, messo nel fascicolo a monito o a minaccia, è per dire: se tu giudice sei di Taranto, abiti a Taranto, respiri la stessa aria di Taranto, non puoi essere giudicante super partes, e quindi è l’intero processo, atti precedenti che sono illegittimi… e vanno totalmente cassati.
Questo obiettivo è stato rilevato, nell'udienza del 5 giugno, dallo stesso PM che ha detto agli avvocati degli imputati: allora, lo scopo dei vostri interventi nel tirare di nuovo fuori l'articolo 11 è di voler annullare tutto il processo. Cioè volete che si ricominci non solo dall’udienza preliminare di 1° grado, ma addirittura da tutto quello che ha permesso questo processo.
Cioè il processo non ci doveva e non ci deve essere. Deve essere tutto cancellato, tutto “carta straccia”! Quindi, altro che prescrizioni. Vorrebbe dire: annullare tutte le condizioni che hanno portato a centinaia e centinaia di infortuni, a morti di operai; annullare tutta la catena di comando che reprimeva qualsiasi denuncia, qualsiasi voce che sollevasse anche solo dei problemi concreti che potevano portare ad un rischio salute, rischio vita; annullare il disastro ambientale; annullare gli omicidi di operai, in particolare quelli di Zaccaria e Marcella, che sono entrati nel processo., ecc. ecc. Non è successo niente, signori…!
Sta diventando un processo anomalo, non è più un processo agli imputati, sia pur portato all'acqua di rosa, che comunque parla di quello che hanno fatto gli imputati, del merito delle denunce, dati, documentazione, eccetera, niente, niente. Sembra a tutti gli effetti un “processo al processo”, un processo alla giudice Todisco, un processo a tutti i giudici di Taranto, un processo, alla fine, agli operai, agli abitanti dei quartieri, alle parti civili.
Questo processo sta sì tornando ad essere “la madre di tutti i processi”, ma appunto “la madre delle ingiustizie di classe”, la madre di un processo che vuole assolvere il sistema capitalista, tutto il sistema: i padroni, le istituzioni, i suoi rappresentanti - Vendola si è fatto grande vanto nei giorni scorsi di essere stato messo fuori dal processo, per prescrizione però! Allora la prima questione da dire riguarda tutti coloro che sono fuori per prescrizione, dirigenti dell'Ilva, alcuni de cosiddetti “fiduciari”, dirigenti ombra che dettavano vita, morte e miracoli in Ilva, per conto chiaramente dei Riva, funzionari istituzionali, coloro che avevano il compito di controllo e non lo facevano, rappresentanti politici, esponenti della Digos, eccetera. Questi sono fuori per la prescrizione. Ma come noi stiamo dicendo anche nei presidi che si stanno facendo dal Tribunale di Potenza: prescrizione non vuol dire affatto assoluzione, voi che vi credete assolti siete non solo coinvolti ma siete complici, parte degli assassinii, parte dell'attacco alla sicurezza, alla vita degli operai, alla vita dei bambini, abitanti dei quartieri inquinati, in particolare il quartiere Tamburi.
Vogliono un'assoluzione dell'intero sistema capitalista perché continui ad andare avanti su questa linea di potere tutto, e di attaccare in qualsiasi maniera gli operai, la cittadinanza, per la riduzione al massimo dei costi e quindi per poter avere maggiori profitti.
Ecco questo rischia di essere codificato addirittura con ordinanze del Tribunale.
Se questo passa, passa un precedente importante, grande, anche per l'ampiezza della fabbrica, che farà scuola anche in altri processi di questo tipo. Il problema è che è nella linea del governo, nella linea di Nordio che non si devono fare i processi a chi produce, a chi fa la ricchezza dell'Italia. Quindi i processi ai padroni in realtà rischiano di diventare sempre più atti di accusa ai processi stessi, a chi ha messo in moto questi processi.
Quindi in questo senso è una questione che non riguarda assolutamente Taranto, la situazione dell'Ilva di Taranto, ma deve riguardare tutti i lavoratori, tutti gli operai che vivono un aumento dello sfruttamento, attacco ai salari, una cassa integrazione dilagante che diventa permanente proprio nelle grandi fabbriche come l'Ilva, come la Stellantis; una condizione in cui, come dicono gli operai, stiamo tornando a più di 50 anni indietro per cui tu non puoi dire niente, non puoi alzare la testa, non puoi chiedere diritti normali, ma devi solo accontentarti di lavorare nelle condizioni sempre più pesanti, sempre più sfibranti eccetera, che impongono le cooperative come le grandi aziende, per cui abbiamo spesso parlato, anche altri sindacati di base, di “lavoro schiavista”, lavori schiavisti che non sono presenti solo in agricoltura, e l'abbiamo visto anche con le morti recenti dei braccianti migranti, non sono presenti solo nella logistica, ma sono ormai un modo di comando, di imposizione, di sfruttamento nelle grandi fabbriche, e questo porta ad un aumento dei rischi per la sicurezza, dei rischi per la vita.
In questo senso l'andamento di questo processo dovrebbe interessare tutti. Ma purtroppo non è così. Lo Slai cobas sc ha fatto sia nelle udienze precedenti, sia nell'ultima udienza del 5 giugno dei presidi al Tribunale di Potenza per denunciare l'andamento, informare come realmente sta andando questo processo. A questi presidi stanno partecipando rappresentanti di altri sindacati di base, associazioni ambientaliste di Potenza, rappresentanti delle lotte dell’appalto Stellantis, ecc. E questo è importante. Abbiamo fatto un’assemblea a Potenza, con partecipazione ampia di queste realtà, di lavoratori di ex fabbriche della Basilicata, giornalisti, Rifondazione comunista, giovani, donne. Lo Slai cobas tra l'altro è l'unica realtà sindacale, i rappresentanti di parti civili di lavoratori, abitanti dei quartieri, che partecipano appena possibile alle principali udienze del processo “Ambiente svenduto”, e sempre ora alle ultime udienze.
Tutti gli altri spariti. Già nel processo di Taranto si potevano contare sulle dita di una sola mano le parti civili, le associazioni che ogni tanto venivano alle udienze. Ora non c'è più nessuno, a parte lo Slai cobas e rappresentanti dei lavoratori dello Slai cobas; non si sente più nessuna voce che faccia pesare gli interessi degli operai, gli interessi della gente.
E' un processo che si svolge nella più spudorata tranquillità per gli avvocati dei padroni assassini che parlano quando e come vogliono, mentre per esempio i pochissimi avvocati di parte civile che stanno, e qualcuno interviene - e sicuramente intervengono i nostri avvocati, in particolare l'Avvocata di Taranto Antonietta Ricci - invece questi avvocati vengono anche bloccati dal presidente della corte di Assise, mentre gli avvocati e gli imputati possono prendersi tutto il tempo che vogliono, fare anche più interventi.
Ma non possiamo permettere che questo processo finisca addirittura con la cancellazione di tutti i reati e l’esclusione dei principali responsabili di morte, tumori, di sfruttamento.
Questo è un problema dalla nostra parte.
La prossima udienza sarà il 19 giugno. Noi ci saremo. Noi dobbiamo perseguire ed elevare la strada della protesta, della lotta, della partecipazione, della comprensione del valore nazionale di questa battaglia. Ma chiamiamo tutti a far sentire anche la loro voce, e ad essere presenti.




