sabato 4 luglio 2026

Bari, 200 braccianti occupano la Basilica di San Nicola:

“Costretti in un ghetto tra le baracche, ma l’Italia senza di noi si ferma”

Vivono nell'enclave foggiana Torretta Antonacci. Protestano contro il fallimento del progetto di bonifica dell'area, che doveva essere finanziato con 30 milioni del Pnrr: "Non siamo clandestini, chiediamo casa e documenti"

Hanno scelto di protestare dentro la Basilica di San Nicola, a Bari, perché “è l’unico luogo in cui la nostra vita vale qualcosa”. 200 braccianti agricoli del ghetto di Torretta Antonacci (provincia di Foggia) hanno occupato in mattinata la Basilica di San Nicola a Bari, per denunciare le condizioni di vita e il fallimento del progetto di bonifica dell’area. Il piano doveva essere finanziato con con 30 milioni di euro del Pnrr. “Senza di noi l’Italia si ferma”, si legge su uno dei cartelli esposti dai lavoratori.

Anche la morte dei braccianti non trova giustizia nei Tribunali - Dopo 11 anni dalla morte di Paola Clemente

 

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno


"Oltre 150 testimoni, due cambi di giudici, rinvii, l’interruzione dovuta al Covid. Così rischia di morire nelle aule di giustizia di Trani il processo che avrebbe dovuto accertare la responsabilità di sei presunti caporali dopo l'inchiesta avviata per la morte di Paola Clemente, bracciante agricola tarantina deceduta a 49 anni per infarto in un vigneto di Andria il 13 luglio 2015 e diventata simbolo della lotta allo sfruttamento nelle campagne. 

Nelle motivazioni della sentenza d’appello che ha assolto l’imprenditore Luigi Terrone dall’accusa di omicidio colposo, la Corte ha bacchettato gli inquirenti tranesi per le indagini condotte e per l’impostazione delle accuse, ma non solo: i giudici di secondo grado hanno evidenziato come questo secondo procedimento sui caporali, a distanza di sette anni, non sia ancora arrivato nemmeno a una sentenza di primo grado...».

Il processo Ilva a Potenza sta diventando come un "carciofo"

Ieri, la Corte d'Assise di Potenza ha rigettato solo in parte le ignobili richieste degli avvocati degli imputati che volevano l'annullamento di tutte le perizie, indagini, rapporti, inchieste che hanno dato vita a Taranto al processo Ilva di 1° grado, ma le ha rigettate solo per 4 imputati: Riva Nicola, Luigi Capogrosso, Angelo Cavallo e Ivan Di Maggio - mentre per tutti gli altri imputati, compreso addirittura Fabio Riva, quelle perizie non valgono, accogliendo la tesi dei loro avvocati "perchè al momento dell'incidente probatorio non erano iscritti nel registro degli indagati".
Tant'è che il PM ha richiesto una nuova "perizia collegiale" affinchè quei dati, atti di indagine, costati anni e anni di indagini, invece valgano per tutti gli imputati che, tutti, coscientemente hanno sparso novìcività, tossicità, inquinamento di aria, terreni, VITE, non solo per i 4.

Sta di fatto che ad ogni piccolo passo avanti, si rischia di avere due passi indietro, in un processo che ad ogni udienza riceve delle "picconate" - che, sia chiaro, non riguardano le questioni tecniche, di articoli, di procedura, ecc. del processo in sè, ma riguardano ben altro, riguardano la giustizia verso gli operai, verso gli abitanti dei quartieri inquinati; riguardano la giustizia contro Riva e tutti i suoi complici che hanno sfruttato, hanno fatto morire, ammalare e che ancora dopo 12 anni non hanno alcuna condanna, mentre hanno già ottenuto una serie di reati prescritti e che un processo così importante, che riguarda centinaia e centinaia di persone, in cui gli operai sono morti in tanti modi, in cui tutti hanno un familiare malato di tumore, ecc. ecc.  venga trattato come un processo a "ladri di galline". Questo è in discussione, signori, CHIARO! 

Questa situazione non può essere accettata! Un processo ai padroni tra i maggiori sfruttatori e assassini, a politici, rappresentanti istituzionali, ecc. non può essere ad ogni udienza come un "carciofo" da sfogliare pezzo dopo pezzo. La "legge", "le "procedure" non rispettate, gli "errori" del processo di 1° grado, a cui come dei vampirti si buttano sopra gli avvocati ben pagati, Annicchiarico, Perrone, Raffo, ecc. ecc., non possono nascondere che ora "in nome della legge" questo processo può diventare la più ingiusta ingiustizia di classe.
Non può essere accettato che gli Annicchiarico si sentano a Potenza ancora di più a "casa loro", intervengono quanto e quando vogliono, per ripetere sempre le stesse cose allo scopo di non far andare avanti anche questo processo di Potenza (art.11 violato, tutti i giudici non potevano essere imparziali, dalla Todisco in poi, perchè vivono, respirano, abitano nella stessa città inquinata... e cazzate di questo genere), senza che nessuno gli dica "basta!".

Noi dello Slai cobas non ci stiamo a questa farsa. Ripartiremo a settembre con presidio al Tribunale, assemblee; non lasceremo tranquille le stesse udienze all'interno.
Ma non possiamo farlo solo noi! Gli avvocati dei Riva e complici fanno il loro sporco mestiere ben pagato, e glielo lasciano fare, anche gli avvocati delle parti civili che in tanti non si presentano alle udienze. Lo Slai cobas invece sta spendendo, come sempre, soldi, energie, ma occorre di più!
Ora, col nuovo avvio dell'8 settembre del processo è in discussione anche la validità dei verbali, prove testimoniali acquisite nel 1° grado che gli avvocati degli imputati vogliono cancellare. Questo non deve succedere. 
 
Antenna Sud 
 

 
Da Domani - Simone Libutti
I giudici hanno respinto la richiesta delle difese di annullare l’incidente probatorio sulle perizie epidemiologiche e chimiche dell’ex Ilva. Un’ordinanza che evita il collasso del filone ambientale, già indebolito da prescrizioni, esclusioni di società e parti civili
L’ordinanza emessa permette di utilizzare la perizia nei confronti di quattro imputati: Nicola Riva, Capogrosso, cavallo e Di Maggio, che rappresentano la proprietà Ilva e i manager che di fatto erano gli esecutori di fiducia della medesima proprietà. La contestazione della validità delle prove raccolte dal 2010 in poi rischiava di picconare giuridicamente anche l’ultimo filone – quello ambientale – rimasto in piedi nel processo nel capoluogo lucano.

Per l’avvocata di parte civile Antonietta Ricci (dello Slai cobas Taranto - ndr), l’annullamento della perizia «avrebbe allungato i tempi del processo di 20-30 anni» perché «si sarebbero dovute fare da zero tutte le analisi, non tenendo conto dell’impossibilità di riprodurre le condizioni di quindici anni fa. Questo avrebbe permesso probabilmente di ottenere anche la prescrizione per il filone riguardante il disastro ambientale"

giovedì 2 luglio 2026

La ministra Calderone mente sapendo di mentire nell'interesse dei padroni - Gli ispettori del lavoro non solo non aumentano ma continuano a diminuire

Dopo le tante recenti morti sul lavoro, anche a Taranto, la Min. Calderone aveva giurato aumento dei controlli, degli ispettori. Ma...

Ispettori del lavoro, Calderone rivendica "significativa crescita”. Ma negli ultimi due anni sono diminuiti: continua la fuga causa bassi stipendi

Nel 2023 l'Inl aveva beneficiato di un cospicuo potenziamento ma già l'anno dopo la dotazione è tornata a calare. La perdita dell'ultimo biennio non ha ancora eroso tutto il potenziamento arrivato per effetto delle norme approvate dal precedente governo
Ispettori del lavoro, Calderone rivendica “significativa crescita”. Ma negli ultimi due anni sono diminuiti: continua la fuga causa bassi stipendi

“Il personale ispettivo negli ultimi anni è cresciuto in modo significativo”, ha detto martedì la ministra del Lavoro Marina Calderone durante le comunicazioni alla Camera sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Ma la sua affermazione, che confronta il dato attuale con i numeri del 2021, gioca a nascondere una realtà del tutto diversa. Nell’ultimo biennio gli addetti ai controlli nelle aziende si sono al contrario ridotti di molto, con una tendenza che rischia di proseguire nei prossimi anni per quella che i sindacati definiscono fuga dall’Ispettorato. Tra personale vigilante in servizio presso Ispettorato nazionale del lavoro (Inl), Inps, Inail e Arma dei carabinieri, dal 2023 al 2025 c’è stato un calo di 402 ispettori. Si tratta di una riduzione facilmente verificabile sui rapporti annuali sull’attività ispettiva, dai quali si comprende anche l’artificio matematico adoperato da Calderone.

Dov’è il trucco? In pratica, nel 2023 l’Inl aveva beneficiato di un cospicuo potenziamento: anche grazie all’assunzione di 677 ispettori tecnici, l’organico complessivo era passato a 3.222, contro i 2.412 dell’anno precedente. Un po’ di ossigeno per un ente che scontava una storica carenza di personale, malgrado il delicato compito che svolge. Tuttavia, già dal 2024 la dotazione è tornata a calare, passando a 3.160 unità che poi sono ulteriormente scese a 2.969 nel 2025. Nel complesso, se nel 2023 i quattro enti coinvolti si erano potenziati con un saldo positivo di 785 ispettori, nei successivi due anni hanno già subito una nuova perdita pari a oltre la metà del rinforzo appena ottenuto.

Ecco quindi spiegata la ricostruzione di Calderone. La perdita dell’ultimo biennio è stata notevole, ma (per fortuna) non ha ancora eroso tutto il potenziamento arrivato nel 2023, per effetto delle norme approvate nel 2021. Quindi, il banale confronto tra il 2021 e il 2025 mostra ancora il segno positivo, perché – sempre mettendo insieme Inl, Inps, Inail e Carabinieri – siamo passati da 3.848 ispettori agli attuali 4.366. Ma si tratta di un cherry picking aritmetico che tende a occultare la polvere sotto il tappeto. Considerando solo l’Ispettorato, secondo il Piano integrato di attività e organizzazione (Piao) del triennio 2026/2028, la dotazione organica – che include i dirigenti e tutti i funzionari delle sedi centrali e periferiche – dovrebbe essere pari a 7.766, ma gli effettivi sono solo 5.177.  Calderone rivendica le norme approvate dal governo Meloni che hanno sbloccato assunzioni, anche recentemente. Il concorso bandito dal governo Draghi aveva previsto l’ingresso di 750 ispettori tecnici, l’attuale esecutivo ne ha aggiunti 250. Di questo sta per terminare lo scorrimento delle graduatorie, ma sembra che siano riusciti a coprire circa il 65% dei mille posti disponibili. La legge di Bilancio 2026 ha stabilito poi 300 unità di personale da assumere nel triennio fino al 2028, divisi tra 50 tecnici e 250 ispettori ordinari; mancano però ancora i concorsi. Il problema è che, oltre al tempo che passa tra quando viene fatta la legge e quando finiscono i concorsi, in questi anni reclutare personale nell’Ispettorato è stato come riempire una vasca con il tappo aperto. Gli assunti tendono ad andare via e a ricreare il buco perché, secondo i sindacati, oggi l’Ispettorato non è attrattivo, soprattutto il trattamento economico è ritenuto insufficiente per le responsabilità richieste e tanti idonei scappano verso altre pubbliche amministrazioni appena possono. “Il Centro-Nord – spiega Matteo Ariano, che segue l’Ispettorato per la Fp Cgil – è in crisi sulle attività più complesse. Parliamo della parte più industrializzata del Paese, la Lombardia, il Veneto, il Piemonte, la Valle d’Aosta” 

La ministra ha anche citato le assunzioni di 500 ispettori previste all’interno di Inps e Inail, enti nei quali “le assunzioni erano bloccate”. Bisogna infatti ricordare che l’Ispettorato svolge i controlli sulle norme sul lavoro, per esempio sulla sicurezza, mentre l’Inps svolge i controlli contributivi e l’Inail si occupa di vigilanza assicurativa. A fine marzo, il Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inps ha accusato il governo di aver tardato nello sblocco dei fondi per le assunzioni degli ispettori nell’Istituto. Infatti in questi anni le ispezioni Inps sono calate nettamente. Va però riconosciuto che in questi anni, prendendo i dati di tutti i quattro enti con funzioni di vigilanza, il numero totale di ispezioni, verifiche e accertamenti ha visto una crescita, arrivando a 157.381 nel 2025. Se il confronto con gli anni precedenti è quindi positivo, resta comunque un numero limitato di controlli rispetto alla marea di imprese che operano in Italia, alla galassia degli appalti, contesti che di solito sono connotati da irregolarità e problemi di sicurezza.

mercoledì 1 luglio 2026

Le lavoratrici asili Slai cobas ottengono: oggi dovevano stare a casa e invece continuano a lavorare

Il loro lavoro, come nelle ultime estati, doveva finire ieri 30 giugno e per due mesi (luglio e agosto) dovevano stare a casa senza stipendio.

Ma le lavoratrici dello Slai cobas non ci stavano. E come è successo nel 2022 e 2023 che con la lotta abbiamo strappato un mese di lavoro estivo, così quest'anno abbiamo conquistato, per ora, 3 settimane di lavoro. Oggi non siamo a casa, ma al lavoro per una settimana di luglio e poi lavoreremo per tutta la seconda metà di agosto. 

E' un piccolo risultato, ma ancora una volta è frutto della lotta che in tutto questo anno scolastico 2025/2026 abbiamo portato avanti, con scioperi, assemblee, presidi al Comune, incontri con l'Assessora Simeone e suoi collaboratori - che hanno compreso e trovato la soluzione, pur in una fase in cui le risposte del Comune ai problemi dei lavoratori in generale è: non ci sono soldi in bilancio. 

Per le lavoratrici dell'ausiliariato e pulizie degli asili si tratta di avere quasi un mese di stipendio in più, in una situazione in cui i nostri salari sono sempre più miseri, benchè il lavoro aumenta e prezzi e bollette ci mangiano il poco salario che abbiamo.

Noi come lavoratrici Slai cobas non ci siamo mai fermate, sapendo bene che non bastano lettere, parole ad ottenere migliori condizioni di lavoro, difesa dei nostri diritti, della nostra dignità di lavoratrici e di un servizio importante per le famiglie, i bambini, ma ci vuole la nostra mobilitazione. 

Per questo, non ci fermiamo, abbiamo tante altre cose da conquistare! Prima di tutto la fine definitiva dei periodi di sospensione del lavoro in estate e a natale e pasqua, dobbiamo lavorare tutto l'anno; quindi l'aumento dell'orario giornaliero di lavoro a 6 ore (le lavoratrici in questi anni sono diminuite: da 82 a poco più di 60, ma l'orario è rimasto sempre lo stesso: 3 ore e 30 minuti); il riconoscimento del nostro lavoro che è soprattutto di "ausiliariato", pertanto chiediamo un CCNL adeguato e il 3° livello; la difesa della nostra salute con l'uso di macchinari e strumentazione per le pulizie (fatte ancora a mano, con scopa e straccio); ecc.

Invitiamo le lavoratrici degli altri sindacati, in particolare della Cisl (vedi comunicato specifico), ad essere unite nelle prossime iniziative di lotta. Gli altri sindacati anche su questa questione del lavoro estivo non hanno fatto nulla, solo ieri hanno fatto l'incontro con l'assessorato e ora non solo si attribuiscono il merito del mese di lavoro conquistato solo dalla pervicacia delle lavoratrici Slai cobas, ma spandono menzogne e insulti verso lo Slai cobas. 

Alle lavoratrici diciamo: aprite gli occhi!

RSA lavoratrici e lavoratori Slai cobas asili

1.7.26

Il rappresentante della Cisl per gli asili Taranto per "farsi bello" dice bugie alle lavoratrici e insulta le RSA Slai cobas

Da un messaggio inviato dalla Cisl alle lavoratricio iscritte:

"Allora oggi arriva richiesta incontro pubblica istruzione. Stanno facendo programma che ci verrà esposto penso entro lunedì massimo martedì.
Ciò che vi hanno detto altri cazzate. Nessun accordo. Anche perché l’accordo si fa con sindacati firmatari dei ccnl nazionali e accordi istituzionali. Per cui appena mi arriva convocazione, vi inoltro. 
Rigettate ogni altre informazioni che circolano in merito. Stanno verificando e valutando anno scolastico fine 2026. E’ tutto
".

QUESTE INVECE SONO LE VERE E PROPRIE "CAZZATE" di tale Alessio Carpignano, rappresentante della Cisl.

una risposta da una lavoratrice asili

Prima questione. La Cisl solo pochissimi giorni fa inoltra una richiesta di incontro con la Pubblica Istruzione. Ma la Cisl la fa dopo che lo Slai cobas ha fatto già nelle scorse settimane due incontri con la Pubblica Istruzione, con l'assessora, e dopo che già giovedì scorso aveva ottenuto la disponibilità dell'assessorato a verificare la possibilità di lavorare per alcune settimane nel periodo di sospensione estiva (come infatti poi è avvenuto); quindi per non fare una figura miserabile con le sue iscritte (che già dalle RSA slai cobas sapevano degli esiti positivi degli incontri), per appropriarsi di un risultato frutto di una battaglia fatta solo delle lavoratrici Slai cobas, spaccia la sua richiesta di incontro come novità. Dicendo anche il falso, che la PI starebbe "verificando e valutando anno scolastivo fine 2026"; non dicendo che si trattava del solo lavoro estivo (altrimenti probabilmente anche le sue iscritte avrebbero detto: te ne ricordi tardi... ).

Ma, il rappresentante della Cisl non si ferma a questo, e passa agli attacchi alle RSA Slai cobas, dicendo che hanno detto "cazzate", che bisogna "rigettare" le loro informazioni, e affermando che solo i sindacati confederali contano - quindi non i lavoratori, le lavoratrici, che invece devono essere liberi di ascoltare chiunque, di partecipare alle iniziative dello Slai cobas, ecc.. 

Ma questi attacchi non testimoniano altro che non è la difesa delle condizioni e degli interessi dei lavoratori la loro preoccupazione, non è il protagonismo necessario delle lavoratrici, ma solo fare tessere. 

Chiaramente siccome questo rappresentante della Cisl non è nuovo a queste uscite, offese - lo ha fatto anche in passato - ora avrà la risposta che si merita.

Base navale / missioni militari imperialiste nel Mediterraneo e Hormuz / solidarietà con la Palestina - Basta chiacchiere, torniamo in piazza a Taranto