mercoledì 29 aprile 2026

Salario: "giusto" per chi?

Dal blog proletari comunisti

Il governo Meloni ha varato giusto per il 1° Maggio il "Decreto lavoro", diciamo per guastare anche la festa dei lavoratori. 

Questo Decreto conferma la sintonia tra governo e padroni; in un certo senso le sue linee, obiettivi li aveva già ad inizio aprile tracciate il Presidente della Confindustria, Orsini - e Meloni li codifica in legge. 

Per questo, in attesa di dire qualcosa sul decreto del governo, ripubblichiamo la nota che abbiamo fatto sulle dichiarazioni di Orsini.

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Il presidente della Confindustria. Orsini dà voce alla politica di tutti i padroni di non aumentare i salari degli operai, e di contrastare ogni iniziativa in questo senso; il primo bersaglio è il "salario minimo". 

Con vari scritti, soprattutto su Sole 24 Ore (in particolare uno del 4 aprile) Orsini sostiene decisamente questa linea perchè - dice-  che l'unica cosa che deve aumentare è la produttività delle aziende. 
In questo si sbilancia a dare un giudizio positivo del governo Meloni: "lavoro condiviso con il governo orientato a rafforzare il sistema produttivo" e, quindi (?), a "sostenere il potere d'acquisto dei lavoratori". Quindi, se si sostiene l'economia dei padroni, i loro profitti, si sostiene il "potere d'acquisto dei lavoratori" - Attenzione, non dice neanche "il salario dei lavoratori", ma i lavoratori visti soprattutto come "consumatori".
Tra le misure più significative, dice Orsini, fatte dal governo e la "detassazione degli aumenti salariali, per favorire la crescita delle retribuzioni senza gravare sul costo del lavoro delle imprese". 

Da questa premessa, Orsini si lancia in un attacco all'introduzione del salario minimo, fornendo una importante sponda alla Meloni che ha ribadito il suo NO al salario minimo. Dice Orsini: "Per raggiungere risultati duraturi, la risposta non può essere l'introduzione di un salario minimo legale generalizzato. 

Sottolineiamo la parola generalizzato. Perchè quando indica come alternativa al salario minimo "il rafforzamento della contrattazione collettiva di qualità", chiarisce poi che "questa rappresenta la via più efficace per garantire salari adeguati, (MA) coerenti con le specificità dei diversi settori e con l'andamento della produttività". Quindi salari non uguali per tutti i lavoratori, appunto non generalizzati dal sud al nord, ma dipendenti dalla situazione delle aziende e soprattutto legate come un cappio al collo all' "andamento della produttività". Torna di fatto la linea, la volontà dell'introduzione di "gabbie salariali", certo, moderne e un pò mascherate; torna la divisione tra i lavoratori; ma soprattutto si auspica sempre di più che il salario sia legato alle sorti del capitale: se queste vanno male niente aumenti salariali e... più sfruttamento o cassintegrazione o licenziamenti; se vanno bene, beh le aziende devono ancora recuperare i periodi di magra...

Quindi: non si parli mai più di introduzione di un salario minimo che - dice Orsini - "potrebbe non risultare in linea con l'andamento dell'economia, della produttività e dell'occupazione". Quindi, anche il minimo "salario minimo" potrebbe per i padroni essere troppo per l'andamento della loro economia. 

E allora che salario vogliono dare? Ancora più basso del salario minimo? O rendere il salario così dipendente dalla produttività e dall'occupazione che deve essere iper flessibile in basso. Per esempio, col ricatto dell'occupazione: ti riduco il salario altrimenti licenzio...

Poi, a sgomberare il campo da qualsiasi tentativo di chiedere aumenti salariali almeno per recuperare quello che si è perduto in tutti questi anni, per recuperare un salario che il capitale con i suoi interventi ha già abbassato; almeno per ripristinare il prezzo, il valore della merce forza-lavoro, secondo la "legge" del valore di scambio del capitale (che Marx ha ben spiegato), Orsini aggiunge: "Il nodo centrale, tuttavia, resta la produttività. Senza una crescita della produttività non è possibile sostenere nel lungo periodo una dinamica salariale positiva. Per questo - continua - è essenziale proseguire, anche in collaborazione con il Governo, nel rafforzamento degli investimenti in innovazione, digitalizzazione e sviluppo delle competenze, creando le condizioni per un salto di qualità del nostro sistema industriale". Uno spera che alla fine, facendosi il mazzo, vi sia la speranza di un "salto di qualità" nella "dinamica salariale"...,  invece no, il salto, cari operai, è sempre e solo per il loro sistema industriale, cioè per i loro profitti. 

Ma a questo punto, per non aumentare sic et simpliciter i salari, per far accettare la favola nera che va a vantaggio anche degli operai l'aumento della produttività delle aziende, invece che perseguire ciecamente e in modo incosciente la difesa dei loro interessi di lavoratori, sono fondamentali... chi? Ma i sindacati!

"In questo quadro, il ruolo della contrattazione collettiva - dice Orsini - resta decisivo, ha storicamente garantito equilibrio tra esigenze delle imprese e tutela del lavoro".

Ma storicamente la contrattazione collettiva, le organizzazioni sindacali non erano lo strumento dei lavoratori per strappare miglioramenti delle loro condizioni di lavoro e salariali, sempre peggiorati dai padroni? Ora invece Orsini, con tutti i padroni, dice che invece garantiscono un equilibrio tra interessi oggettivamente opposti. L'interesse dei capitalisti è sempre e solo lo sfruttamento al massimo possibile della forza-lavoro, aumentando il tempo di lavoro gratis in termini assoluti e relativi (e qui è importante, appunto, l'aumento della "produttività") e riducendo fino al limite possibile il tempo di lavoro necessario per ricostruire la forza-lavoro. D'altra parte, Orsini non dice "tutela dei lavoratori", ma "tutela del lavoro".

Aggiunge poi: "è necessario definire criteri chiari per individuare in ciascun settore il contratto collettivo nazionale di riferimento sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative". Chiariamo che sta significando questo per i lavoratori. Quello che sta succedendo negli appalti delle grandi fabbriche - prendiamo l'esempio dell'ex Ilva - in realtà è questo; il ccnl di riferimento sta diventano il ccnl Multiservizi più favorevole per le aziende, che sostituisce da un giorno all'altro quello, metalmeccanico, più favorevole per i lavoratori, E questo viene fatto con formale accordo dei sindacati "più rappresentativi", Fiom, Fim, Uilm. 
Quindi l'individuazione per ciascun settore del contratto collettivo nazionale avviene sempre più solo e soltanto sulla base dei criteri dei padroni di ridurre il costo del lavoro, dare salari più bassi, e condizioni di minori diritti e tutele.  

E a scanso di equivoci, Orsini conclude "E' su questo equilibrio, frutto della collaborazione tra Governo, Sindacati e Parti datoriali, che si gioca il futuro del Paese".

E così i lavoratori sono belli e sistemati... 

Ma, in realtà, quello che emerge da questi piani dei padroni è proprio la centralità della lotta per il salario. Questa lotta, di fatto da tanti anni o abbandonata come decisiva o annacquata deviandola su contentini (welfare, aumento dello straordinario, detassazione dei minimi aumenti salariali, dei buoni pasto, ecc.) è, insieme alla lotta per la riduzione dell'orario di lavoro, della giornata lavorativa, decisiva, non solo per salvaguardare le condizioni di lavoro e la stessa vita dei lavoratori, ma perchè pone in maniera chiara che di lotta di classe si tratta (altro che "equilibrio di interessi"), di scontro tra la classe dei proletari e quella dei capitalisti.

Proprio perchè la lotta per il salario mostra la contraddizione di fondo del sistema capitalista, lo sfruttamento da parte del capitale, creando nel contempo esso stesso i "becchini" che lo rovesceranno, allora non fare questa lotta vuol dire rinunciare a una lotta più generale contro il sistema del capitale. La classe operaia non deve dimenticare che deve lottare non solo contro gli effetti ma anche contro la cause che determinano questi effetti.
Chi vuole togliere agli operai il terreno di una genuina lotta sindacale, di una lotta per aumenti salariali per riprendersi quanto è stato già attaccato, ridotto, di fatto vuole la permanenza del lavoro salariato, la permanenza di questo sistema. 

Ex Ilva, il Tar di Lecce sospende ordinanza del sindaco di Taranto

una ordinanza demagogica e di pura facciata che ora come ora finisce nel nulla 

È necessario un “adeguato approfondimento”. La decisione finale sarà presa nel 2026, dopo un'adeguata valutazione collegiale

di Redazione

Per i legali dell'azienda, "non è dubitabile che evocando la legge regionale 21/2012" e la Valutazione del danno sanitario, "il sindaco di Taranto abbia ritenuto che esse potessero applicarsi anche ad impianti soggetti all'Aia nazionale, sovrapponendo e sostituendo le valutazioni di carattere sanitario e ambientale operate in ambito regionale in merito alle condizioni per l'esercizio della centrale, a quelle stabilite dall’autorità nazionale competente, sempre a tutela della salute e dell'ambiente, per le condizioni di esercizio della centrale. Così facendo ha però palesemente ignorato le previsioni del comma 9 dell'articolo 6 della legge regionale". Quest'ultimo dice che per gli stabilimenti soggetti ad Aia nazionale - e la centrale vi rientra - la Valutazione di danno sanitario adottata in base alla legge regionale "costituisce soltanto un elemento utilizzabile esclusivamente nell'ambito del più ampio procedimento istruttorio ministeriale di riesame dell'Aia nazionale ma non può costituire presupposto per l'esercizio da parte del sindaco di poteri che la norma nazionale non contempla e che riserva esclusivamente all’autorità nazionale competente", il ministero dell'Ambiente.

Parte la Flotilla da Taranto - 4 giorni di iniziative - Lo Slai cobas dà appuntamento in particolare per i gg. 30/4 e 2/5

 





martedì 28 aprile 2026

“Unica soluzione per Ilva è intervento pubblico” FIOM info - in coda posizione dello Slai cobas Taranto

Senza rottura trattativa e lotta non esistono soluzioni favorevoli ai lavoratori. Sotto questo articolo ribadiamo la posizione dello Slai cobas per il sindacato di classe - che sarà confermata ed espressa il 30 mattina ore 6 alle Ditte - nel quadro dell'iniziativa per il 1° Maggio proletario e internazionalista - info 3519575628

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“Unica soluzione per Ilva è intervento pubblico”

La vertenza ex Ilva sembra non avere mai fine, con l’aggravante che il tempo trascorre inesorabilmente. Dal 26 luglio 2012 sono trascorsi 14 anni e le problematiche ambientali, occupazionali e impiantistiche aumentano senza che ci sia una via d’uscita che garantisca una vera prospettiva di transizione ecologica e sociale.

Parte da qui la riflessione di Francesco Brigati, segretario generale Fiom Cgil Taranto, sulla situazione del siderurgico di Taranto.

“Paghiamo le conseguenze di scelte sbagliate dei governi che si sono succeduti negli anni, intervenuti con decreti d’urgenza, spostando in avanti le scelte di politica industriale che avrebbero dovuto garantire la messa in sicurezza dei lavoratori e degli impianti. Siamo alla seconda amministrazione straordinaria, subentrata a febbraio 2024 a seguito di una gestione scellerata e predatoria da parte di ArcelorMittal che, di fatto, aveva un obiettivo: fermare gli impianti con modalità operative non previste, in modo da danneggiarli anche nell’eventuale ripartenza, così come avvenuto con AFO/2”, ricorda Brigati.

Che contesta ancora una volta al governo “di aver proceduto alla realizzazione del bando di vendita internazionale in assenza del compimento del piano di ripartenza che avrebbe dovuto garantire la messa in sicurezza degli impianti e la continuità produttiva necessaria ad accompagnare il processo di vendita di un’azienda competitiva sul mercato italiano e internazionale”.

Piano che prevedeva, entro la metà del 2026, la messa in funzione a regime di 3 altiforni e degli impianti di tutti i siti, con la progressiva ripresa e l’incremento dei volumi, con la conseguente certezza di riduzione della cassa integrazione, che partiva da un numero massimo di 4050 su 9869 lavoratori coinvolti, fino ad azzerarsi tra marzo e giugno 2026, con il rientro di tutti e senza alcun esubero strutturale.

Ritardato a seguito delle difficoltà economiche e finanziarie della gestione commissariale. Infatti, secondo il piano di marcia, AFO/1 si sarebbe dovuto fermare a marzo del 2025 per consentire la ripartenza di AFO/2. “Il 7 maggio scorso è divampato un incendio su AFO/1, che ha determinato uno stravolgimento degli assetti di marcia, ma soprattutto un cambio di strategia da parte del governo, che si affida, ancora una volta, al bando di vendita internazionale come unica soluzione alla vertenza ex Ilva, nonostante i solleciti delle organizzazioni sindacali a prevedere misure straordinarie necessarie a garantire la sicurezza sugli impianti e un’azienda competitiva”, prosegue il segretario della Fiom.

lunedì 27 aprile 2026

Un evento a Grottaglie da seguire con interesse... ma è importante il che fare sui territori

Noi pensiamo che bisogna lottare contro l'imperialismo italiano e tutte le basi militari  in Italia.

A taranto ad esempio abbiamo una importante Base navale della Marina e da qui partiranno navi che intervengono nel cosiddetto "piano cacciamine" allo stretto di Hormuz.

E' certo che faremo e proporremo un presidio alla Base navale di Taranto e contesteremo se ne avremo informazione questa partenza e questa missione.

Slai cobas Taranto - proletari comunisti Taranto - #iostocon la palestina 

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La fase che stiamo vivendo è segnata da una crisi sempre più profonda del sistema capitalista.
I gruppi imperialisti rispondono come sempre con la guerra e i popoli pagano il prezzo 
più alto.

L'Italia è pienamente dentro questo meccanismo, subordinata agli interessi di NATO, USA e 
sionisti e la Puglia non è affatto marginale: 
da Taranto a Grottaglie, da Amendola a Gioia del Colle e Brindisi, il nostro territorio
è una vera piattaforma di guerra, tra basi, logistica, addestramento e industria militare.

Qui la militarizzazione non è solo presenza militare: è un modello di sviluppo.
Porti, aeroporti e fabbriche vengono piegati alle esigenze belliche, mentre alle masse 
popolari restano servitù, devastazione ambientale, precarietà e il rischio concreto di 
diventare bersaglio.

Per questo è necessario rilanciare la lotta contro la NATO, contro l'occupazione del nostro 
paese e contro la trasformazione dell'Italia in base di guerra.

🗓️Martedì 28 aprile
🕢ore 19.30
📌via Madonna del Lume, 48
Grottaglie (TA)

Interverranno:
🗣️Davide Guerra
Segreteria CNNN
🗣️Lavoratore
Leonardo di Grottaglie
🗣️Shokri Al Hroub
Responsabile Logistica Freedom Flotilla Italia

🔊Presentazione del dossier
sulle installazioni USA-NATO, in Italia,
frutto del lavoro di attivisti, lavoratori e territori
del Coordinamento Nazionale No Nato - CNNN.

25 aprile a Taranto - Intervento di un compagno operaio alla manifestazione del 25 aprile

Siamo costretti a dover necessariamente ribadire come la giornata di oggi non sia una giornata di festa ma una giornata di lotta, per quanto è pur comprensibile che in molti vedano il 25 aprile come l’inizio della" bella stagione", per chi ha coscienza è invece l’inizio della fine della società capitalista e non dobbiamo commettere l’errore di credere che questa data sia invece soltanto il ricordo della fine del terrore nazifascista, ponendo come scopo ultimo la celebrazione fine a se stessa.

Dobbiamo invece avere la consapevolezza che è da qui che è fondamentale ripartire per porre le basi per l’abolizione del capitalismo/imperialismo che porta avanti i più feroci crimini verso i popoli del mondo. 

Ricordare la lotta partigiana è scuola, è insegnamento da trarre giorno per giorno per eliminare fisicamente non solo i nazismi ed i fascismi, tornati a galla prepotentemente dalle fogne in questa buia epoca storica, ma la società borghese nel suo insieme. Questo va fatto rivendicando obbligatoriamente la propria scelta di campo, esponendo con orgoglio le nostre bandiere rosse, riconoscendo in tutti coloro i quali vorrebbero impedircelo ostacoli da superare, che siano essi moderati o estremisti. Se oggi non sventolassimo con orgoglio queste bandiere avremmo annacquato il significato profondo di questo anniversario, non avremmo il benché minimo rispetto della gloriosa resistenza che questo Paese ha prodotto nel suo periodo più oscuro, e non avremmo tratto insegnamento dai compagni partigiani che si sono sacrificati affinché noi oggi potessimo vivere in un mondo più giusto; compagni partigiani che in passato sono stati presi come modello a cui fare riferimento anche dai combattenti vietnamiti e che oggi lo sono per i combattenti palestinesi.

Tocca purtroppo ricordare quanto insignificanti siano, e molto spesso diventino un impedimento, tanti movimenti, associazioni, bacchettoni fuoriusciti da partiti o intellettuali così autodefinitisi riciclatisi influencer, che dicono tutto ed il contrario di tutto, individui che prendono come modello di riferimento la legalità vigente determinata dallo Stato borghese, una legalità fatta ad uso ed abuso del capitalismo, vigente in quanto tutela i profitti della classe dominante. Questi personaggi nulla hanno a che vedere con le necessità del proletariato, nonostante si affannino a più riprese a dichiararsi dalla parte dei più deboli; in realtà come oche giulive si accodano alla narrazione filoimperialista che definisce la resistenza del popolo palestinese come terrorismo e che in passato hanno già espresso anche elogi per le destre cosiddette “sociali” e continuano a farlo ancora oggi. Vogliono insegnare a noi come condurre le proteste, coloro che quelle rare volte che hanno manifestato lo hanno fatto al fianco delle sinistre parlamentari che oggi sostengono la legittimità dell'armamento in proprio dell'Europa, dell'Italia, diventando di fatto anch'essi complici della carneficina ed del genocidio del popolo palestinese, perpetrata dallo Stato canaglia ed illegittimo di Israele e che sostengono ancora oggi la continuazione ostinata della guerra per procura a senso unico in Ucraina. 

Questa giornata non appartiene a loro, opportunisti e revisionisti storici con un piede in due scarpe, che in alcuni casi oggi ipocritamente stanno deponendo corone di fiori a lapidi o monumenti accanto ad amministrazioni comunali che in alcuni casi si rifanno orgogliosamente al passato fascista del ventennio. E questo non accade solo a livello locale, bensì, ed in maniera molto più grave, anche a livello nazionale. Sentire il nostro presidente democristiano Mattarella parlare di antifascismo mentre firma ogni decreto emanato da un governo neofascista è raccapricciante, così come lo è vederlo agire come un dissociato mentale, nel momento in cui concede la grazia per motivi umanitari ad un esperta di lavori di bocca come Nicole Minetti, mentre aveva già firmato il decreto sicurezza che prevede l’incarcerazione anche per le mamme con figli inferiori di un anno, ovviamente per quelle che non hanno il denaro per comprarsi la Grazia del Presidente.

Complici di questa situazione non possono che essere i mezzi di propaganda della borghesia sui quali si sono già spesi non fiumi, ma oceani di parole: carta stampata, Tg, profili social e blog vari, tutti concorrono a diffondere una narrazione funzionale alla società del capitale, ed in questo rientra perfettamente la vittimizzazione dei carnefici: dal diritto a difendersi di Israele sino alla commiserazione verso la schifosa fascistella Meloni che non dorme di notte per trovare nuovi modi per baciare le scarpe al suo nazipadrone Trump. 

In questo quadro deprimente un ruolo rilevante lo giocano come al solito le opposizioni parlamentari collaborazioniste, col Partito Democratico in testa, un partito da relegare nella pattumiera della Storia, con alla guida una della leader più cretine d’Europa, Elly Schlein, un partito alla continua ricerca di un posto al sole sul carro dei vincitori: lo hanno fatto quando gli sprovveduti del Movimento 5 Stelle erano alla guida di questo Paese, lo hanno fatto successivamente col governo dell’alta finanza Draghi e ci stanno provando ora con l’estrema destra, una sviolinata di qua con il grande apporto che hanno dato al ddl “antisemitismo” Romeo, ed una di là con la difesa a spada tratta della Presidente del Consiglio attaccata, come ovvio che sia, sia dallo stesso Trump che dalla TV Russa, ed è stato miserabile vedere Schlein porsi a tutela della Meloni. Dopotutto è o non è il suo partito il più fedele sostenitore del riarmo europeo?

Ma quando si parla di fascisti non è possibile evitare di fare il nome della seconda carica dello Stato La Russa, un reazionario squadrista che tenta penosamente di riscrivere continuamente la storia partigiana, come ha già fatto in occasione dell’istituzione del Giorno del Ricordo fortemente voluta da questo penoso individuo, anche in quel caso con l’appoggio di esponenti del centrosinistra che sarebbero successivamente confluiti nel PD; oppure ancora con la sua recente dichiarazione in cui di fatto equipara i caduti della resistenza ai porci della Repubblica di Salò.

Sono allora le genti, gli oppressi, che condannano i governanti, non di certo chi siede sugli stessi loro scranni. 

I fascisti si abbattono in maniera violenta, ce lo hanno insegnato i compagni partigiani, e chi condanna la violenza dicendo che il fascismo si batte col dialogo e col voto è un coglione e non ha capito un cazzo, così come è un coglione che disarma la lotta chi dice che parlare di fascismo ed antifascismo oggi è anacronistico. Il fascismo oggi è più vivo che mai, le destre estreme sono al comando della maggioranza degli Stati imperialisti, e sono responsabili del declino e della sofferenza di tutta l’umanità. Il Medio Oriente, l’Ucraina, il Venezuela, Cuba, il Sudan, l’India, bruciano nello sterminio dei loro popoli causati da bombe, carestie, malattie generate dall’appetito famelico degli imperialismi, è dunque nostro preciso dovere abbattere per sempre la società capitalista che produce tutto questo, e come la rappresaglia nazifascista ha permesso la creazione della Resistenza ed il suo rafforzamento, i nazifascismi odierni stanno creando una nuova resistenza pronta a morire pur di chiudere il cerchio aperto ormai oltre cent’anni fa.

Lorenzo

domenica 26 aprile 2026

Il 25 aprile a Taranto: Contro fascismo genocidio e guerra ORA E SEMPRE RESISTENZA!

 

 
  


Corteo partecipato e combattivo di circa duecento compagni e compagne delle diverse aree che ha premiato la scelta del corteo unitario - pur nella distinzione di posizioni presenti nel movimento. Il corteo è partito dall'Arsenale, luogo storico e attuale della pesante presenza militare a Taranto, che in funzione della guerra imperialista in Medio Oriente, Iran, Libano e col genocidio che continua in Palestina, si vuole rafforzare sempre più. 

Il corteo è partito con continui slogan e comizi volanti. Ha attraversato zone della città che se pur non affollate hanno investito parti della città non usuali - via Leonida, piazza Marconi, via Principe Amedeo - scelta quest’ultima riuscita per il carattere contromano del corteo che ha bloccato la circolazione dei pullman cittadini rendendo più incisivo il corteo in una via con presenze e negozi di immigrati - in particolare di origine asiatica

Dal camion alla testa del corteo sono intervenute, affrontando vari aspetti della situazione in corso, internazionale e nazionale, le sue ricadute sulle condizioni sempre più gravi delle masse, diverse realtà, organizzazioni, associazioni - tra cui con un discorso incisivo la compagna di proletari comunisti, che ha reso concreta le parole d'ordine: Ora e sempre Resistenza e Antifascismo oggi più che mai, dicendo che oggi è necessaria una nuova Resistenza contro il moderno fascismo, la guerra, per il rovesciamnto del governo fascista Meloni, e che dobbiamo rendere vive le grandi lezioni della Resistenza diretta dall'allora Partito comunista, in primis la necessità della lotta armata per cacciare i fascisti, per stop alle guerre contro i popoli, perchè nè col voto nè solo con i movimenti è possibile vincere.  

La parte finale invece è stata fiacca e non alla altezza. La rotonda del Lungomare deserta e sotto il sole è stata di fatto un finale in cui oltre ad interventi giusti e necessari: anarchici per Cospito e i prigionieri politici, Fgc e un operaio ex Ilva Slai cobas che ha denunciato padroni e opposizione parlamentare, c’è stato un dimezzarsi del corteo che ha sostanzialmente - come voleva la questura - impedito denuncia e antagonismo all’Ammiragliato e al ponte.
Era purtroppo una preoccupazione e previsione dei nostri compagni che si è attuata.

Finale alla lapide di Città Vecchia, intenso e sentito, che ricorda il quartiere popolare antifascista sgomberato e demolito dalla dittatura nazifascista.

E pastasciutta rossa e antifascista alla Casa del popolo.

Ritorneremo sui contenuti del corteo perché bisogna avanzare nella chiarezza nel dopo 25 aprile.

Ora tutti a sostegno della flotilla che parte il 2 maggio, salutata da 4 giorni di presidio ed eventi.

In particolare il 30 aprile per i prigionieri palestinesi,.

Mentre il 1° Maggio invitiamo tutte e tutti al corteo unitario di Bari.

IL VOLANTINO DIFFUSO