Ex Ilva, i sindacati: “Decreto
governo insufficiente”
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Redazione
Prosegue
la mobilitazione dei lavoratori dell’ex Ilva, giunta alla terza
giornata consecutiva di sciopero. Dopo il presidio ai cancelli e
lungo le strade della protesta, domani, giovedì 15 ottobre, la
manifestazione si sposterà a Bari, davanti alla sede della
Presidenza della Regione Puglia.
La
partenza da Taranto è prevista alle 7.15, con i pullman organizzati
dalle organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb. Al centro della
mobilitazione, la richiesta di un’assunzione di responsabilità
politica da parte delle istituzioni e di risposte concrete alle
criticità della vertenza.
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Per
i sindacati, il decreto approvato dal Consiglio dei ministri nella
serata di martedì 13 ottobre non è sufficiente. Il provvedimento
contiene la misura della Cassa integrazione straordinaria in deroga
per i lavoratori dell’appalto, considerata necessaria per
scongiurare i licenziamenti collettivi, ma non affronta, secondo le
organizzazioni sindacali, le altre questioni fondamentali della
vertenza.
«Il
decreto approvato dal Governo non soddisfa in pieno le misure che
abbiamo chiesto con chiarezza», sottolineano i rappresentanti
sindacali, ribadendo che la mobilitazione proseguirà fino all’arrivo
di risposte adeguate. Tra le priorità indicate figurano strumenti
straordinari a tutela dei lavoratori, l’intervento pubblico e la
transizione verso la decarbonizzazione del processo produttivo.
L’incontro
con Decaro e il ruolo delle istituzioni
Durante
l’incontro con il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro,
Fim, Fiom, Uilm e Usb chiederanno la condivisione di un documento
unitario che impegni le istituzioni a sostenere il percorso delineato
nella piattaforma rivendicativa presentata al Governo.
La
richiesta riguarda un coinvolgimento attivo della Regione Puglia, del
Comune di Taranto e della Provincia, affinché le istituzioni non si
limitino all’ascolto, ma assumano un ruolo politico concreto nella
gestione della vertenza.
I
sindacati chiedono un impegno scritto e condiviso, capace di
garantire continuità al confronto e di rafforzare le richieste
avanzate per il futuro dello stabilimento e dell’indotto.
I
sindacati chiedono una convocazione urgente a Palazzo Chigi
Oltre
al confronto con la Regione, le organizzazioni sindacali sollecitano
maggiori chiarimenti attraverso una convocazione urgente a Palazzo
Chigi. Secondo Fim, Fiom, Uilm e Usb, non è possibile affrontare la
crisi con provvedimenti che, a loro giudizio, lasciano irrisolti i
nodi principali: tutela dell’occupazione, sicurezza degli impianti,
transizione ecologica e ruolo pubblico nella governance industriale.
L’obiettivo
è costruire un fronte istituzionale unitario in grado di sostenere
la piattaforma sindacale ed evitare che la vertenza ex Ilva perda
centralità nell’agenda politica nazionale.
La
giornata di domani rappresenterà quindi un nuovo passaggio della
mobilitazione, con cui i lavoratori e le organizzazioni sindacali
intendono sollecitare risposte sul futuro industriale e sociale di
Taranto e dell’intero Mezzogiorno.
TrovaTour
Meloni
su ex Ilva :”Produzione ed occupazione”
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Redazione
Il
futuro dell’acciaieria di Taranto torna al centro dell’agenda del
Governo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta al
Senato in vista del Consiglio europeo, ribadisce le priorità
dell’esecutivo: garantire la continuità della produzione
siderurgica in Italia, salvaguardare i posti di lavoro e assicurare
il pieno rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini.
TrovaTour
Nel
corso dell’intervento è emerso il confronto sulle responsabilità
dei governi che si sono succeduti nella gestione della crisi.
La
presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha difeso la linea
dell’esecutivo, rivendicando gli interventi adottati per evitare
l’interruzione definitiva delle attività e salvaguardare un
impianto considerato strategico per l’industria italiana.
Il nuovo decreto approvato dal
Consiglio dei ministri il 13 ottobre prevede risorse e strumenti per
tutelare l’occupazione, mantenere gli impianti in condizioni di
conservazione e favorire nuovi investimenti industriali sul territori
Confindustria
Taranto: “Modificare decreto”
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Il
decreto del Governo rappresenta un segnale importante per il
territorio tarantino, ma per tutelare concretamente le imprese
dell’indotto ex Ilva servono correttivi urgenti. È la posizione
espressa da Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto, che
richiama l’attenzione sul requisito del 50% del fatturato
realizzato con Acciaierie d’Italia, previsto per accedere alla
cassa integrazione in deroga destinata alle aziende della filiera.
TrovaTour
«Un
decreto importante, che certifica l’interesse e l’impegno del
Governo verso il nostro territorio», afferma Toma, sottolineando
tuttavia la necessità di accompagnare le misure adottate con
interventi capaci di rispondere alle difficoltà delle imprese che
lavorano per lo stabilimento siderurgico.
«Condividiamo
l’obiettivo indicato dalla presidente Meloni di dare continuità
alla produzione e garantire l’occupazione, ma non possiamo ignorare
la condizione delle imprese dell’indotto, che rappresentano una
componente essenziale del sistema produttivo tarantino». Si tratta,
prosegue il presidente, di aziende che hanno investito, assunto
personale e organizzato risorse e competenze in funzione delle
esigenze dello stabilimento, e che oggi rischiano di subire
pesantemente la contrazione delle commesse.
Il
nodo della soglia del 50%
Il
punto critico riguarda il requisito previsto per le imprese
dell’indotto che intendono accedere alla cassa integrazione in
deroga per il periodo dal 1° ottobre 2026 al 30 giugno 2027: aver
realizzato, nei due anni precedenti al 1° settembre 2026, oltre il
50% del fatturato complessivo attraverso rapporti con Acciaierie
d’Italia.
Secondo
Confindustria Taranto, una soglia così elevata rischia di escludere
aziende che, pur non raggiungendola, sono fortemente esposte alla
crisi del committente siderurgico.
«È
una percentuale che va necessariamente rivista – sottolinea Toma –
perché rischia di escludere imprese che, pur non raggiungendo quella
soglia, subiscono conseguenze pesantissime dalla contrazione delle
attività dell’ex Ilva».
La
riduzione delle commesse, osserva il presidente, non comporta
soltanto una diminuzione del lavoro, ma può compromettere la
sostenibilità dei costi fissi, degli investimenti effettuati e degli
impegni assunti con dipendenti e fornitori.
«Il
rischio concreto è che la crisi del grande committente si trasformi
in una crisi irreversibile per tante realtà dell’indotto. Non
chiediamo scorciatoie, ma regole che tengano conto della realtà
economica e produttiva delle aziende».
La
richiesta dell’associazione è quindi di abbassare la soglia,
mantenendo adeguati requisiti documentali per verificare i rapporti
contrattuali con Acciaierie d’Italia, ma evitando che il criterio
previsto dal decreto impedisca l’accesso alle tutele a imprese
comunque colpite dalla crisi.
Decarbonizzazione
e nuovi investimenti
Accanto
all’emergenza occupazionale, resta aperta la questione del futuro
industriale dello stabilimento. Confindustria Taranto guarda al
pronunciamento della Corte di Cassazione, auspicando che contribuisca
a definire condizioni e tempistiche più chiare per affrontare la
decarbonizzazione e favorire l’insediamento dei nuovi progetti
industriali già intercettati e sostenuti dall’associazione.
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«Occorre
inoltre accelerare la definizione di un piano chiaro per la
decarbonizzazione e per l’introduzione dei forni elettrici, anche
in vista di una possibile acquisizione degli asset da parte di
soggetti privati», afferma Toma.
Nel
frattempo, avverte il presidente, non è possibile lasciare le
imprese dell’indotto esposte all’incertezza, con il rischio di
licenziamenti e ridimensionamenti.
«Salvaguardare
queste aziende significa proteggere lavoro, competenze e capacità
produttiva del territorio. Senza l’indotto, qualsiasi prospettiva
di rilancio industriale rischia di nascere già più fragile».