giovedì 4 giugno 2026

Molto bene! La PM impugna la vergognosa assoluzione degli 8 autisti dell'Amat - Le violenze sessuali c'erano eccome - Il MFPR aveva fortemente denunciato quelle assoluzioni

  

 

Il Movimento femminista proletario rivoluzionario di Taranto saluta e appoggia incondizionatamente questa giusta decisione della PM Marzia Castiglia.

(in calce il nostro comunicato di aprile)

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Autisti Amat accusati di violenza sessuale, la Procura impugna la sentenza di assoluzione: chiesto il processo d'appello

Il pubblico ministero Marzia Castiglia contesta le motivazioni dell'assoluzione pronunciata dal Tribunale di Taranto e chiede una nuova valutazione del quadro probatorio

La Procura della Repubblica di Taranto ha infatti presentato ricorso in appello contro la decisione pronunciata il 22 gennaio scorso dal collegio giudicante presieduto da Elvia Di Roma, che aveva assolto tutti gli imputati con la formula "perché il fatto non sussiste".

A proporre l'impugnazione è stato il pubblico ministero Marzia Castiglia, titolare dell'inchiesta, che contesta le conclusioni cui era giunto il Tribunale, ritenendo la motivazione della sentenza affetta da profili di illogicità e contraddittorietà.

Secondo la Procura, il giudizio assolutorio non avrebbe adeguatamente valorizzato gli elementi emersi nel corso del dibattimento, in particolare le dichiarazioni della persona offesa, le intercettazioni telefoniche, la documentazione sanitaria acquisita agli atti e le relazioni degli specialisti che avevano seguito la giovane durante le indagini.

Nel ricorso viene inoltre contestata la valutazione operata dai giudici in merito alla condizione di vulnerabilità della ragazza e alla sua capacità di esprimere un consenso valido rispetto ai fatti contestati. Per l'accusa, il quadro probatorio raccolto nel corso dell'istruttoria sarebbe stato idoneo a sostenere l'impianto accusatorio e meriterebbe una nuova valutazione in sede di secondo grado...

La vicenda giudiziaria approda ora davanti ai giudici di secondo grado, che saranno chiamati a riesaminare il complesso materiale probatorio raccolto nel corso del procedimento e a pronunciarsi sulla correttezza della decisione adottata dal Tribunale di Taranto e sulla linea difensiva sostenuta dal nutrito collegio di legali che ha rappresentato gli imputati, gli avvocati Andrea Digiacomo, Marino Galeandro, Giorgio Mingolla, Pasquale Miraglia, Aldo Massaro, Vincenzo Monteforte, Pierluigi Morelli, Alessandro Scapati, Alessandra Semeraro e Marco Zito...

«Gli imputati, tutti adulti e dipendenti Amat, hanno approfittato della frequentazione abituale della ragazza sui mezzi pubblici, instaurando con lei rapporti confidenziali progressivamente degenerati in condotte sessualmente invasive» e le prove acquisite nel processo consentono di «ritenere provato il delitto di violenza sessuale, sia sotto forma di costrizione, che sotto forma di induzione». È quanto scrive il pm Marzia Castiglia nell'atto d'appello con il quale ha impugnato la sentenza di assoluzione degli otto autisti coinvolti nell'inchiesta sugli abusi ai danni di una ragazza con disabilità psichica a bordo dei mezzi di Kyma Mobilità tra il 2018 e il 2019.

Il collegi di giudici in primo grado ha assolto gli imputati sostenendo che gli atti sessuali narrati dalla ragazza ci sono stati, ma nel dibattimento non è emersa la prova che la giovane sia stata costretta a subirli... 

Per il pm Castiglia, invece, le cose non stanno così. «Si ritiene – scrive il magistrato inquirente - che la pronuncia assolutoria non abbia tenuto adeguatamente in conto il compendio probatorio acquisito all’esito della celebrazione di tutto il dibattimento»: il riferimento, in particolare è innanzitutto alle dichiarazioni rese in aula dalla ragazza e poi alle intercettazioni telefoniche.
A questo per l'accusa si aggiungono le conversazioni captate dagli investigatori che «hanno fornito ulteriori importanti riscontri in merito alla effettiva sussistenza delle condotte attribuite agli odierni imputati».
Elementi che, insieme con altri, per la Procura sono sufficienti a condannare gli autisti la cui posizione, ora, dovrà passare al vaglio della Corte d'appello di Taranto che deciderà se conferma o meno la sentenza di primo grado.

LA DENUNCIA DEL MOVIMENTO FEMMINISTA PROLETARIO RIVOLUZIONARIO DI TARANTO ALLA VERGOGNOSA SENTENZA DI ASSOLUZIONE 

Uscite le motivazioni della sentenza degli autisti violentatori - Una vergogna inaccettabile!

Le motivazioni depositate 2 giorni fa della sentenza che ha assolto tutti gli 8 autisti Amat perchè "il fatto non costituisce reato" sono da respingere!

Nei primi giorni di maggio il Movimento femminista proletario rivoluzionario farà un presidio al Tribunale e chiama femministe, ragazze, avvocate, ad organizzarlo insieme.

Non solo gli 8 violentatori sono stati assolti con formula piena (neanche una formula come: 'ripetute molestie, abusi sessuali' è stata usata), ma nelle motivazioni si scrive che è la ragazza che non ha dimostrato di aver subito violenze "costrizioni"; Sì - dicono i giudici - ci sono state atti sessuali ma la ragazza non ha dimostrato chiaramente di essersi opposta. La denuncia fatta dalla ragazza non ha quindi valore; peggio: il fatto che fosse un pò disabile mentalmente, invece di costituire un aggravante (come aveva chiesto il PM), viene ritenuta una prova di non credibilità. 

VERGOGNA GIUDICI! 

Una sentenza che dice che le denunce, sempre molto sofferte, in cui pesa a volte la vergogna, insieme ad una giusta sfiducia nella giustizia, sono a prescindere non vere; e che è la donna che deve portare prove provate che ha subito violenze sessuali, non gli uomini. E' la donna che deve dimostrare il "dissenso"; per cui se non dimostra un rifiuto "esplicito", se non grida, se non chiede aiuto, se ritarda nella denuncia, la violenza non è avvenuta...

A Taranto, siamo addirittura nella applicazione ultra rigida di questo abominio: nella sentenza i 3 giudici (di cui 2 donne...) riconoscono che "le condotte degli autisti sono "deprecabili" e "di deplorevole moralità", specialmente perché commesse da incaricati di un pubblico servizio", parlano anche di "abusi sessuali", riconoscono che gli atti sessuali avvenivano in zone deserte, dopo che erano state serrate le porte dei bus (e chi poteva portare i bus in queste zone, vicino all'Ilva, chi poteva serrare le porte, se non gli autisti!?); ma voi porci autisti non dovete provare nulla e... siete tutti assolti! Perchè quella "imbranata"/timida ragazza non ha LEI dimostrato la "coercizione". Quindi siamo all'affermazione per cui: il "consenso" della ragazza effettivamente non c'era, ma non c'è prova di "dissenso".

Questa sentenza è molto grave anche perchè può fare "scuola", queste motivazioni potranno essere usate contro tante altre donne.

Ultima sottolineatura vergognosa: questi 8 autisti violentatori sono stati in questo lungo periodo del processo totalmente appoggiati dai sindacati Cisl e Cisal, che hanno giubilato ora per la loro assoluzione. Ma essi stessi si auto denunciano come "complici", perchè - e noi l'abbiamo accertato - tutti all'Amat sapevano, dato che gli autisti si vantavano sui social delle loro violenze sessuali. 

Riportiamo di seguito alcuni articoli stampa. Ma questa ulteriore violenza non deve passare! Abbiamo già detto che daremo il massimo sostegno alla ragazza se vuole andare avanti, insieme all'appoggio legale per fare anche appello contro questa schifosa sentenza.

Ma prima di tutto dobbiamo respingere questa sentenza, con la nostra mobilitazione. 

MFPR 

Sako - Restano in carcere i suoi assassini - GIUSTIZIA!

 

Dalla stampa

Restano in carcere i 4 minori accusati dell'omicidio di Bakari Sako: il Riesame conferma le misure
di Pierfrancesco Albanese
Rigettate le richieste di trasferimento in comunità  o, in subordine, la detenzione domiciliarea, avanzate dalla difesa. 

Domani fissato il Riesame per i due maggiorenni accusati in concorso con i minori dell'omicidio del bracciante maliano a Taranto.

La difesa del sedicenne accusato di aver impugnato il coltello aveva chiesto una misura meno afflittiva e il trasferimento in comunità, sostenendo che la confessione resa dal ragazzo attenuerebbe le esigenze cautelari. Gli avvocati degli altri tre adolescenti avevano invece contestato l'esistenza dei gravi indizi, chiedendo la revoca della misura o, in subordine, provvedimenti meno severi, perché nelle dichiarazioni spontanee rese al gip, i tre minori avevano sostenuto di non essersi accorti delle coltellate inferte alla vittima.

Padroni e caporali sfruttano i migranti, e poi li uccidono. BASTA! Lavoratori immigrati serve unirsi, organizzarsi e lottare. NOi ci siamo!

 

5 giugno - processo "Ambiente svenduto" - Presidio di protesta al Tribunale di Potenza - per partecipare wa 3519575628

Invito a stampa e TV

5 giugno ore 10 davanti al Tribunale di Potenza  - info 3519575628
Nuovo presidio di protesta e proposta per il processo "Ambiente svenduto" ex Ilva.
Le prescrizioni non sono assoluzioni, ma il frutto malato di un processo sabotato sulla pelle dei lavoratori e cittadini di taranto
Si vogliono cancellare morti sul lavoro e morti da inquinamento, si vuole affermare un regime di impunità e sfruttamento per il profitto, di crisi industriali non risolte, a Taranto come in tutto il paese e in tutto il mondo del lavoro.
Si vogliono negare GIUSTIZIA E RISARCIMENTI.
Cosa intendiamo fare per contrastare tutto questo

Per le parti civili e avvocati rappresentate dallo Slai cobas Taranto
Avv. Antonietta Ricci - foro di Taranto - anche per tutto il collegio difensivo TA/TO/PZ di queste parti civili
Calderazzi Margherita - coord provle Slai cobas Taranto

*CONTRO LE GUERRE, LA CORSA AL RIARMO E LA MILITARIZZAZIONE DEL TERRITORIO, A SOSTEGNO DEL POPOLO PALESTINESE*

Lo Slai cobas Taranto aderisce all'appello e all'assemblea del 19 giugno info slaicobasta@gmail.com

 *Appello per una mobilitazione regionale*

La Puglia è stata, negli ultimi anni, attraversata da numerose mobilitazioni a sostegno del popolo palestinese e contro le guerre, il riarmo e la militarizzazione dei territori. Presìdi e manifestazioni hanno coinvolto siti militari, fabbriche di armi, luoghi simbolici come il consolato onorario di Israele, oltre alle iniziative legate alle imbarcazioni partite verso Gaza e alle vicende di attivisti e attiviste colpiti dalla repressione in mare e a terra.
Riteniamo che tutto questo debba oggi tradursi in un salto di qualità nella costruzione di una mobilitazione ampia e condivisa contro l’ulteriore militarizzazione della Puglia, contro il riarmo e per la risoluzione di ogni forma di collaborazione militare e commerciale con Israele, utilizzando anche le campagne BDS di boicottaggio, a partire da quella dell'azienda farmaceutica israeliana TEVA.
Per questo proponiamo di avviare momenti di confronto e coordinamento finalizzati alla costruzione di percorsi unitari regionali e di future iniziative comuni.
Sono già stati stanziati 500 milioni di euro — su un investimento complessivo di 1,76 miliardi — per il potenziamento dei porti militari di Brindisi e Taranto. Nel frattempo aumentano le esercitazioni nei poligoni militari e i sorvoli a bassa quota sui centri urbani da parte dei velivoli della Marina Militare e delle altre basi aeree presenti sul territorio.
La presenza militare condiziona profondamente lo sviluppo economico e sociale della Puglia, ostacolando modelli fondati sul lavoro sostenibile, sul turismo, sull’agricoltura, sulla tutela del paesaggio e delle risorse naturali. Produce inoltre conseguenze rilevanti sul piano ambientale e sanitario.
A tutto questo si aggiungono i massicci investimenti nell’industria bellica, di cui la conversione dello stabilimento Leonardo di Grottaglie a produzioni militari rappresenta un esempio emblematico, insieme ai processi di sfruttamento e devastazione ambientale che colpiscono da anni la regione.
La possibile localizzazione di siti destinati allo stoccaggio di scorie radioattive, così come le recenti inchieste sullo smaltimento illecito di tonnellate di rifiuti provenienti da altre regioni — sversati nelle campagne del Tavoliere e nel Parco dell’Alta Murgia — mostrano ancora una volta come la Puglia venga troppo spesso considerata una periferia sacrificabile, destinata ad attività impattanti e dannose decise altrove.
La militarizzazione del territorio si inserisce nella stessa logica: una logica che sottrae alle comunità il diritto di decidere del proprio futuro e subordina la tutela dell’ambiente, della salute e delle vocazioni produttive locali a interessi esterni.
Nel quadro delle strategie della NATO nel cosiddetto “Mediterraneo Allargato”, la Puglia assume un ruolo sempre più centrale nelle strategie militari internazionali, con ricadute dirette sulle popolazioni e sui territori.
Per queste ragioni riteniamo indispensabile rilanciare una mobilitazione regionale per la pace, contro tutte le guerre, contro il riarmo e a sostegno del popolo palestinese.
Invitiamo cittadine e cittadini, gruppi, movimenti, associazioni e comitati territoriali a partecipare all’assemblea regionale che si terrà *venerdì 19 giugno alle ore 17:30*, in presenza presso la *Casa dei Comboniani di Bari* oppure *da remoto al seguente link*: meet.google.com/bsq-vvca-wcj

*Aderiscono:*
(per aderire: WhatsApp 3355844895) 
Associazione delle Chiese evangeliche battiste di Puglia e Basilicata - CAM Comitati Alta Murgia - COBAS Puglia - Comitato Carmosino per la Palestina - Comitato contro il Genocidio del Popolo Palestinese, il riarmo e per la pace Brindisi - Comitato contro il riarmo del Salento - Comitato promotore Marcia Gravina-Altamura 2026 - Comunità palestinese di Puglia e Basilicata - Donne in Nero Bari - La Giusta Causa - Rete dei Comitati per la Pace di Puglia - Rete dei Punti Pace Pax Christi Puglia - Rete Puglia - UDS Puglia

Dal Coordinamento Molfetta per la Palestina.

Ciao compagne e compagni,

Vi scrivo come membro del Coordinamento Molfetta per la Palestina. Per stasera abbiamo convocato un'assemblea urgente: da giorni (11) non abbiamo notizie certe di Nico, nostro compagno del coordinamento, partito con la Global Sumud Flotilla e attualmente trattenuto in Libia.
Stiamo diffondendo un comunicato urgente per aderire al presidio che abbiamo convocato qui a Molfetta per sabato. È già firmato da realtà nazionali e cittadine.
Dal coordinamento vorremmo chiedervi se potete sottoscriverlo anche voi e aiutarci a dargli massima diffusione.
Solo mezz’ora fa è uscito un video che mostra Nico e gli altri in tribunale: hanno deciso di prolungare la detenzione e serve fare pressione sul governo. Qui di seguito il comunicato

Il 15 maggio, durante il 78esimo anniversario della Nakba, Nico Centrone è partito con il Land Convy (carovana Sumud) da Tripoli alla volta del valico di Rafah per poter portare cibo, medicine e materiali per la ricostruzione alla popolazione della Striscia di Gaza stremata dal genocidio per mano di Israele. Il giorno 24 maggio una delegazione di dieci attivisti e attiviste, tra cui il nostro compagno, si è staccata dal resto del convoglio per andare a trattare il passaggio degli aiuti umanitari nei territori della Libia Est: da quel momento abbiamo perso i loro contatti. Al momento le dieci persone sono ancora trattenute dalle forze di polizia e non si hanno notizie certe sul loro rilascio. L’illegittimo trattenimento di Domenico, rientra in un quadro generale più complesso, fatto di paura e repressione per tutte coloro che manifestano resistenza all’occupazione e che si oppongono al genocidio del popolo palestinese. In questo contesto di repressione generale e sistemica rientrano gli oltre 10.000 prigionieri politici palestinesi, molti dei quali vivono da decenni l’inferno delle carceri israeliane; in questa ottica dobbiamo inquadrare anche la istituita legge che prevede l’applicazione della pena capitale ai palestinesi in Cisgiordania per accusa di terrorismo a detta dell’occupante sionista, e in questo contesto di deumanizzazione generale del popolo palestinese si intensificano sempre di più gli attacchi dei coloni israeliani a scapito dei palestinesi della Cisgiordania, vivendo quotidianamente una dimensione di guerra civile, nella quale si organizza la resistenza all’occupante sionista. E’ proprio la resistenza palestinese in Cisgiordania che ci dimostra quanto il disegno di repressione riguardi anche i popoli occidentali complici del genocidio palestinese: esmplare è il caso di Anan Yaeesh, un resistente di Tulkarm, condannato in Italia a 5 anni e 6 mesi per “associazione con finalità di terrorismo” in un processo che è un attacco diretto alla resistenza palestinese. Per questo motivo saremo sempre affianco dei prigionieri politici incarcerati per la resistenza e l’autodeterminazione del popolo palestinesi: perché per noi è questo il modo di schierarsi dalla parte giusta della storia e opporci al sistema genocidario sionista.
Essere a fianco di tutti i prigionieri politici significa schierarsi dalla parte dell’oppresso e far emergere tutte le complicità che ci sono tra il governo italiano e l’entità sionista e manifestare reale solidarietà verso il popolo palestinese. 
Nico ha sentito nel più profondo del suo cuore l'ingiustizia che vive quotidianamente la popolazione gazawi ed è proprio questo spirito di solidarietà autentica che lo ha animato per partire con il convoglio umanitario della Global Sumud Flotilla per portare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, secondo pratiche di nonviolenza e in pieno rispetto delle Convenzioni di Ginevra e del diritto internazionale umanitario.
Tutt* noi vediamo nella causa palestinese la lotta madre a tutte le ingiustizie e disuguaglianze del nostro pianeta.
Chi è partito per terra e per mare, come Nico, credeva e crede ancora che è necessario opporsi fermamente al sistema bellicista e neocoloniale che vede nell'entità sionista il centro nevralgico del potere e soprattutto per la voglia di costruire un mondo più giusto e più eguale per tutti e tutte le oppresse.
Pretendiamo dunque il rilascio immediato e il rientro in sicurezza di Domenico Centrone e delle altre 9 persone trattenute, così come pretendiamo la liberazione di tutte e tutti i prigionieri politici illegittimamente incarcerati e pretendiamo la fine della complicità del governo italiano con l'entità sionista!

Contro la repressione. 
Contro il Genocidio del popolo palestinese.
Per la liberazione di Nico. 
Per la liberazione di tutt*.

Ex Ilva, la crisi dell’indotto ricade sui lavoratori - Con la piena complicità dei sindacati confederali e USB, culo e camicia con padroni e padroncini dell'appalto

 info stampa

Ex Ilva, la crisi dell’indotto ricade sui lavoratori. A partire dal secondo semestre del 2022 ad oggi, secondo i calcoli della Fiom Cgil di Taranto, sono stati persi quasi 400 posti di lavoro a seguito della cessazione attività da parte di aziende storiche quali ad esempio, Semat, Iris, Lacaita, Giove, Pitrelli ed altri.

Viene da sempre considerata, a torto, una crisi di secondo livello. Ed invece è forse quella che meglio rappresenta il lento disfacimento del mondo che ruota intorno al siderurgico ex Ilva: il sistema dell’indotto e i suoi lavoratori.

Colpite da ben due amministrazioni straordinarie nel giro di appena nove anni, le aziende hanno visto perdere decine di milioni di euro in fatture non pagate per lavori già effettuati, che le hanno portate a presentare istanze per l’insinuazione al passivo prima con la società Ilva SpA e poi con Acciaierie d’Italia, nella speranza di ricevere almeno parte di quanto spettava loro (ipotesi altamente remota soprattutto nel primo caso, quando furono oltre 150 i milioni di euro congelati).

Nel mezzo, diversi interventi da parte dei vari governi succedutisi dal 2012 ad oggi e della Regione Puglia, hanno provato a rendere meno pesante l’impatto economico negativo sulle aziende.

Ultimo in ordine di tempo (dopo l’accordo sottoscritto nella primavera del 2024 che garantì a diverse aziende di rientrare di parte dei crediti vantati nei confronti di AdI in AS tramite Sace) il decreto adottato dal Mimit lo scorso febbraio, che stabilisce le modalità e i termini di presentazione delle istanze per l’utilizzo delle risorse del Fondo a sostegno delle imprese dell’indotto della società ILVA in amministrazione straordinaria.

La misura, che ha una dotazione finanziaria pari a 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028 e non potrà superare i 300mila euro ad azienda, intende sostenere, attraverso la concessione di un contributo a fondo perduto in regime de minimis, la continuità operativa delle PMI che hanno subito impatti economici rilevanti a causa della situazione aziendale degli impianti siderurgici ex ILVA.

La Regione Puglia ha invece provveduto ad emanare lo scorso anno un avviso pubblico, “Misura per la protezione delle imprese dell’indotto che hanno assicurato la continuità produttiva dello stabilimento ex Ilva”, con una dotazione finanziaria complessiva pari a 20.853.864,02 euro, di cui 12.293.820,99 euro già impegnati. Il contributo prevede il riconoscimento di una quota del credito prededucibile vantato dalle imprese nei confronti dell’acciaieria, fino a un massimo del 30%, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato in regime “de minimis”.

Ciò nonostante, molte sono le aziende che non sono riuscite a rientrare nelle varie procedure messe in campo da governo e regione. E per questo hanno ceduto i propri crediti a società finanziarie per ottenere anticipazioni di cassa e continuare a lavorare. Senza però riuscire a restituire i prestiti ottenuti portando così le società finanziarie hanno iniziato a rivalersi direttamente sulle imprese che avevano ceduto i crediti.

Ad oggi, soltanto per le imprese associate ad Aigi, Confapi e Confindustria restano ancora da soddisfare crediti per circa 20 milioni di euro.

Come detto, però, tutto questo finisce per ricadere sull’anello più debole di tutta la catena: ovvero i lavoratori delle aziende dell’indotto. Un mondo che abbiamo spesso e volentieri anche criticato per via di una gestione non sempre delle più trasparenti e delle più rispettose nei confronti del lavoro e della vita degli operai (storture che ritroviamo troppo spesso anche in altri settori come quello del commercio, dei call center, della ristorazione, del turismo o di alti settori imprenditoriali e industriali dove troppo spesso i diritti dei lavoratori e il rispetto dei CCNL non vengono rispettati in parte o in toto).

Operai dell’indotto e dell’appalto, che è bene ricordarlo, non usufruiscono quasi per nulla del contratto dei metalmeccanici come i dipendenti diretti del siderurgico ma di quello multiservizi, ampiamente riconosciuto come un rapporto di lavoro con meno tutele e una retribuzione più bassa rispetto al primo.

Senza dimenticare che mentre i lavoratori diretti sono comunque ‘coperti’ dall’utilizzo di ammortizzatori sociali (che garantiscono il 70% della retribuzione) che hanno garantito la salvaguardia dei livelli occupazionali incidendo però pesantemente sui bilanci economici familiari di ciascuno finendo per impoverire anno dopo anno un intero tessuto sociale, lo stesso non si può dire per i lavoratori dell’appalto.

Che ad ogni vento di crisi vedono aleggiare sulle loro teste e spesso concretizzarsi improvvise interruzioni dei rapporti di lavoro, con la messa in discussione non solo del regolare pagamento delle retribuzioni (basti pensare al fatto che più volte negli anni sono saltate le tredicesime sotto Natale) ma del posto di lavoro stesso, con procedure di licenziamento collettivo una volta esaurite le forme di cassa integrazione poste in essere. 

Soltanto a partire dal secondo semestre del 2022 ad oggi, secondo i calcoli della Fiom Cgil di Taranto, sono stati persi quasi 400 posti di lavoro a seguito della cessazione attività da parte di aziende storiche quali ad esempio, Semat, Iris, Lacaita, Giove, Pitrelli ed altri.

Che potrebbero diventare migliaia qualora la crisi del siderurgico dovesse diventare definitiva e irreversibile. Anche a fronte di un’eventuale vendita ad un investitore privato, che quasi certamente comporterà un ridimensionamento importante dell’attività produttiva e con esso delle attività dell’indotto.

“Gli sporadici interventi tampone messi in campo fino adesso dal Governo sono risultati del tutto insufficienti e l’attuale situazione di stallo non è certamente foriera di auspici favorevoli – commentano dalla Fiom Cgil di Taranto attraverso le parole di Patrizio Di Pietro, segretario provinciale -. Occorre agire subito ed efficacemente per evitare una china inesorabile verso esiti peggiori. Se il Governo ritiene davvero lo stabilimento di Taranto nevralgico nell’ambito della produzione siderurgica del Paese, è ora che intervenga finalmente in modo significativo e che lo faccia, a rigor di logica, per la tenuta di questo polo industriale e la difesa di tutte le sue maestranze”.

Un’ennesima, lunga e calda estate attende l’ex Ilva, i suoi lavoratori e un intero territorio. Vedremo se sarà questa stagione alle porte quella ‘decisiva’ per una soluzione definitiva della più grande vertenza industriale italiana (con nuove e definitive decisioni del tribunale di Milano, o un nuovo affitto degli impianti, la vendita ad un investitore privato, un’improbabile nazionalizzazione o la prosecuzione di una lenta agonia), oppure se, ancora una volta, si rimanderà tutto all’autunno e al tempo che verrà.