venerdì 10 luglio 2026

La morte di Bakary Sako è una ferita aperta e un vuoto da colmare

 15 maggio

La grande emozionante manifestazione che ha riempito tutta piazza Fontana  per Bakary Sako - solidarietà rabbia antirazzista antifascista giustizia - speranza e continuazione della lotta









Un odioso crimine razzista è avvenuto a Taranto. Un bracciante maliano è stato brutalmente aggredito e colpito con un oggetto appuntito che ne ha provocato la morte. Gli autori di questo pestaggio assassino sono stati alcuni giovanissimi, insieme ad altri due che giovanissimi non erano.

E' avvenuto nel cuore di Città Vecchia, in Piazza Fontana. Ed è avvenuto dopo che gli stessi avevano molestato un altro migrante. In questa alba tragica è morto Bakari Sako. Un operaio che aveva fatto anche il cameriere che ora lavorava nelle campagne di Massafra.

E' l'ennesimo frutto di aggressioni di stampo razzista che avvengono in Italia.

Su questo occorre dire subito due cose.

La prima questione è il tentativo di oscurare la matrice razzista. Il Consiglio Comunale ha fatto un lungo documento dove la parola razzismo non viene mai pronunciata. Quando è evidente a tutti che è il carattere razzista che ha portato all'aggressione.

Il razzismo non è un'opinione, è un crimine e come tale va considerato. E questo tipo di aggressioni sono diventate frequenti e usuali in diverse città italiane e in diverse occasioni. E in più di un'occasione hanno provocato la morte.

Queste uccisioni vengono fatte con coscienza chiara di stampo fascista e razzista. Il giornale La Stampa, proprio il giorno precedente in cui questo è avvenuto l’assassinio di Bakari aveva censito in un articolo le ronde nere. E aveva documentato l'esistenza di una serie di gruppi di questa natura che vi sono in tutto il paese che portano avanti aggressioni che hanno toccato città come Verona, come Catanzaro. Così come sono frequenti sono a Roma e altrettanto numerose a Bologna, a Milano.

Vi sono forze politiche di esterna destra nazifasciste che organizzano volutamente questo tipo di azioni. Appoggiate sostanzialmente dai leghisti e dal partito della Presidente del Consiglio. Fratelli d'Italia. L'episodio di Taranto è particolarmente atroce perché riguarda una situazione che colpisce lavoratori che già fanno una vita grama, supersfruttati nelle campagne, nei posti di lavoro, e che cercano in qualche maniera, dopo essere arrivati in Italia in mille modi, compreso i barconi e aver visto molto spesso i loro fratelli perire in mare, di arrivare in alcune città. Qui cercano lavoro e trovano sfruttamento, razzismo, discriminazione. Una vita impossibile in case fatiscenti, e per di più col rischio di essere aggrediti e colpiti da leggi razziste che questo governo fa.

Dobbiamo combattere questo tipo di situazione innanzitutto attraverso un lavoro di organizzazione dei braccianti. Cosa molto difficile perché ai braccianti va data innanzitutto la possibilità di rispondere collettivamente ai problemi del lavoro e della casa, alle condizioni di vita inaccettabili, così come ai piani di espulsione che a getto continuo i governi fanno e il governo Meloni è sicuramente in prima linea in tutto questo.

Però, tutto questo non è sufficiente se non si tiene conto che viene diffuso a piene mani il razzismo ideologico, politico, culturale di Stato e viene diffuso dai governi con le loro leggi da Trump alla Meloni. In questo paese sull'immigrazione si consumano e si realizzano le fortune elettorali di molti dei parlamentari ed è sull'immigrazione e sulla campagna razzista che si basa in tutta Europa una parte significativa dell'ascesa delle forze reazionarie fasciste.

Da questo bisogna partire. Il tentativo di riempirsi la bocca di sociologia, di piani educativi verso giovani deviati, è solo fumo; il fenomeno di baby gang è del tutto secondario di fronte al fatto che esiste un sistema, esiste un governo, uno Stato, esistono delle leggi, esiste un modo di sviluppare le campagne anti-immigrati che evidentemente semina a piene mani il razzismo sociale e pratico.

Domani ci sarà una manifestazione a Taranto nel luogo in cui l'assassinio è avvenuto.

Proletari comunisti e lo Slai cobas ci saranno per portare innanzitutto una voce di solidarietà alla comunità maliana che si è immediatamente mobilitata e per offrire il massimo di solidarietà e assistenza ai migranti di questa città, di cui in altre occasioni abbiamo organizzato la lotta.

Abbiamo permesso che ottenessero dei permessi di soggiorno o permessi umanitari provvisori, i documenti, ecc. Lo abbiamo fatto di fronte alla grande ondata dei migranti di Manduria che arrivò nella nostra città e fu protagonista anche di una rivolta nel ghetto in cui erano stati portati; l'abbiamo fatto con la grande lotta di migranti di diversa nazionalità che abbiamo organizzato in più riprese a Taranto. Così come evidentemente siamo sempre stati solidali e vicini alle associazioni che si sono realmente occupate dei migranti, come la Babele, e invece denunciato, contrastato speculatori e associazioni che usavano i migranti per avere soldi dallo Stato.

Ma ora bisogna stare sul pezzo, cioè andare a fondo sul fatto che si è creato in città vecchia e smascherare uno per uno i discorsi ipocriti che su questo vengono fatti combattendo il razzismo ideologico, politico e culturale, in particolare su tre questioni.

Il tentativo della giunta comunale di trasformare tutto in un problema di sicurezza e polizia portando avanti una campagna di militarizzazione della città e di aumento delle forze dell'ordine. Questa è una campagna indegna che noi combattiamo e contrastiamo. Non è di più polizia che hanno bisogno i quartieri, quartieri dove è presente una parte rilevante di popolazione povera, di giovani senza lavoro, che non riescono ad andare a scuola e spesso interni a pratiche di microcriminalità.

Invece che lavoro, casa, salute, reddito, invece che soluzione dei problemi sociali, le amministrazioni comunali oppongono una politica di “sicurezza”, di più polizia, mentre sprecano il denaro pubblico in grandi eventi, in una trasformazione e gentrificazione dei quartieri poveri. E Città Vecchia è un esempio visibile.

Ecco, bisogna contrastare questa linea e questa prassi.

Così come bisogna andare più a fondo nell'analisi della situazione sia delle comunità migranti in questa città, sia dell'universo dei giovani, che in questo caso giovanissimi, sono stati protagonisti di questo odioso crimine.

Su questo interverremo nel presidio/Assemblea del 14/5 e nelle ulteriori occasioni, e svilupperemo uno per uno questi argomenti anche con nuove trasmissioni a ORE 12.

Ora, come ora, stringiamoci intorno a Sako, che ha perso la vita per un odioso crimine razzista, in uno stato imperialista con un governo razzista.

 

Oggi una assemblea per Sako a cui partecipiamo e invitiamo a partecipare

 

giovedì 9 luglio 2026

Brindisi, c’era una volta l’accoglienza: i braccianti regolari sistemati nel vecchio impianto di rifiuti vietato per il rischio di esplosioni

Il dormitorio cittadino è stato sgomberato per realizzare una casa delle culture ("altrimenti avremmo perso i fondi del Pnrr"), così i lavoratori migranti con contratto di lavoro sono stati obbligati ad accamparsi in un luogo pericoloso (lo dicono le carte), lontano da tutto e da tutti. "Viviamo male. Come cuciniamo? Con il fuoco di una bombola a gas". Il tutto a 20 metri da un insediamento a rischio deflagrazione
Brindisi, c’era una volta l’accoglienza: i braccianti regolari sistemati nel vecchio impianto di rifiuti vietato per il rischio di esplosioni

Sistemati in un vecchio impianto per i rifiuti, in una zona vietata agli insediamenti umani per il rischio di esplosioni: da una settimana vivono così i braccianti del territorio di Brindisi. E la città che negli anni ’90 aspirava al premio Nobel per l’accoglienza si ritrova, con lo stesso sindaco di allora, a allestire una discarica umana. Arrivano pedalando nella spietata canicola di luglio, passando accanto alle quattro enormi sfere bianche della Ipem, il più grande deposito di gas da petrolio liquido d’Italia

Ex Ilva i sindacati confederali continuano nel solito tran tran che finora non ha portato ad alcun risultato

Ex Ilva, scatta l'ultimatum dei sindacati: «Tavolo entro il 15 luglio»

Da Gazzetta del Mezzogiorno
Nessun via libera per i crediti dell’indotto ex Ilva

E scrivono una lettera alla premier Giorgia Meloni: senza convocazione protesta nazionale a Palazzo Chigi

Fim, Fiom e Uilm chiedono al governo la convocazione urgente del tavolo sull'ex Ilva e fissano un ultimatum: se entro il 15 luglio non arriverà la convocazione da parte di Palazzo Chigi, le organizzazioni sindacali promuoveranno un’auto-convocazione nazionale di tutti gli stabilimenti del gruppo davanti alla Presidenza del Consiglio.La richiesta è contenuta in una lettera inviata oggi alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. I sindacati definiscono "incomprensibile» il ritardo accumulato rispetto agli impegni assunti durante l’incontro del 5 marzo a Palazzo Chigi, quando era stato assicurato che il confronto sarebbe ripreso entro marzo dopo la verifica sulla solidità finanziaria del fondo Flacks.

«A oggi, nonostante i ripetuti solleciti avanzati dalle scriventi Organizzazioni sindacali e le numerose notizie di stampa, non è pervenuta alcuna convocazione né vi è stato alcun momento di confronto», scrivono i segretari generali Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Davide Sperti.

Secondo Fim, Fiom e Uilm, nel frattempo «la situazione dell’ex Ilva si è ulteriormente deteriorata», con migliaia di lavoratori diretti, dell’amministrazione straordinaria e dell’indotto che continuano a vivere «in una condizione di profonda incertezza e insicurezza». I sindacati ritengono "indispensabile» che il governo riapra il confronto, affrontando il piano di decarbonizzazione e le garanzie occupazionali. In assenza di una convocazione entro il 15 luglio, annunciano una mobilitazione nazionale davanti a Palazzo Chigi per sollecitare l'Esecutivo ad assumere le decisioni necessarie.

lunedì 6 luglio 2026

Processo Ambiente Svenduto, Slai Cobas attacca dopo l’udienza - Pubblicato su Taranto Buona sera

Da Taranto Buona sera - Francesco Alberti

TARANTO - È durissima la presa di posizione dello Slai Cobas Taranto dopo l’udienza del processo Ilva davanti alla Corte d’Assise di Potenza. In una nota diffusa da Margherita Calderazzi, il sindacato contesta gli sviluppi legati alla validità delle perizie, delle indagini e degli atti che avevano sostenuto il processo di primo grado celebrato a Taranto.
Secondo quanto riferito dallo Slai Cobas, venerdì scorso la Corte ha respinto solo in parte le richieste avanzate dai legali degli imputati, che puntavano all’annullamento degli atti tecnici e investigativi. Il rigetto, però, riguarderebbe soltanto 4 imputati, cioè Nicola Riva, Luigi Capogrosso, Angelo Cavallo e Ivan Di Maggio. Per gli altri, compreso Fabio Riva, quelle perizie non avrebbero invece valore, sulla base della tesi difensiva secondo cui, al momento dell’incidente probatorio, non risultavano iscritti nel registro degli indagati.
Nella nota Calderazzi parla di una decisione che rischia di produrre un forte arretramento nel processo. Il pubblico ministero, viene riferito, avrebbe chiesto una nuova perizia collegiale per fare in modo che i dati e gli atti di indagine possano essere utilizzati nei confronti di tutti gli imputati. 

sabato 4 luglio 2026

Bari, 200 braccianti occupano la Basilica di San Nicola:

“Costretti in un ghetto tra le baracche, ma l’Italia senza di noi si ferma”

Vivono nell'enclave foggiana Torretta Antonacci. Protestano contro il fallimento del progetto di bonifica dell'area, che doveva essere finanziato con 30 milioni del Pnrr: "Non siamo clandestini, chiediamo casa e documenti"

Hanno scelto di protestare dentro la Basilica di San Nicola, a Bari, perché “è l’unico luogo in cui la nostra vita vale qualcosa”. 200 braccianti agricoli del ghetto di Torretta Antonacci (provincia di Foggia) hanno occupato in mattinata la Basilica di San Nicola a Bari, per denunciare le condizioni di vita e il fallimento del progetto di bonifica dell’area. Il piano doveva essere finanziato con con 30 milioni di euro del Pnrr. “Senza di noi l’Italia si ferma”, si legge su uno dei cartelli esposti dai lavoratori.

Anche la morte dei braccianti non trova giustizia nei Tribunali - Dopo 11 anni dalla morte di Paola Clemente

 

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno


"Oltre 150 testimoni, due cambi di giudici, rinvii, l’interruzione dovuta al Covid. Così rischia di morire nelle aule di giustizia di Trani il processo che avrebbe dovuto accertare la responsabilità di sei presunti caporali dopo l'inchiesta avviata per la morte di Paola Clemente, bracciante agricola tarantina deceduta a 49 anni per infarto in un vigneto di Andria il 13 luglio 2015 e diventata simbolo della lotta allo sfruttamento nelle campagne. 

Nelle motivazioni della sentenza d’appello che ha assolto l’imprenditore Luigi Terrone dall’accusa di omicidio colposo, la Corte ha bacchettato gli inquirenti tranesi per le indagini condotte e per l’impostazione delle accuse, ma non solo: i giudici di secondo grado hanno evidenziato come questo secondo procedimento sui caporali, a distanza di sette anni, non sia ancora arrivato nemmeno a una sentenza di primo grado...».