lunedì 27 aprile 2026

un evento a Grottaglie da seguire con interesse.. ma è importante il che fare sui territori

 noi pensiamo che bisogna lotta re contro l'imperialismo italiano e tutte le basi militari  in Italia

a taranto ad esempio abbiamo una importante base navale della marina e da qui partiranno navi che intervengono nel cosiddetto piano cacciamine allo stretto di hormuz..

è certo che faremo e proporremo un presidio alla base navale di taranto e contesteremo se ne avremo informazione questa partenza e questa missione

slai cobas taranto

proletari comunisti taranto

#iostocon la palestina 

La fase che stiamo vivendo è segnata da una crisi sempre più profonda del sistema capitalista.
I gruppi imperialisti rispondono come sempre 
con la guerra e i popoli pagano il prezzo più alto.

L'Italia è pienamente dentro questo meccanismo, subordinata agli interessi di NATO, USA e sionisti 
e la Puglia non è affatto marginale: 
da Taranto a Grottaglie, da Amendola 
a Gioia del Colle e Brindisi, il nostro territorio 
è una vera piattaforma di guerra, tra basi, logistica, addestramento e industria militare.

Qui la militarizzazione non è solo presenza militare: 
è un modello di sviluppo. 
Porti, aeroporti e fabbriche vengono piegati 
alle esigenze belliche, mentre alle masse popolari restano servitù, devastazione ambientale, precarietà e il rischio concreto di diventare bersaglio.

Per questo è necessario rilanciare la lotta 
contro la NATO, contro l'occupazione 
del nostro paese e contro la trasformazione 
dell'Italia in base di guerra.

🗓️Martedì 28 aprile
🕢ore 19.30
📌via Madonna del Lume, 48
Grottaglie (TA)

Interverranno:
🗣️Davide Guerra
Segreteria CNNN
🗣️Lavoratore 
Leonardo di Grottaglie
🗣️Shokri Al Hroub 
Responsabile Logistica Freedom Flotilla Italia

🔊Presentazione del dossier 
sulle installazioni USA-NATO, in Italia, 
frutto del lavoro di attivisti, lavoratori e territori 
del Coordinamento Nazionale No Nato - CNNN.

25 aprile a Taranto - Intervento di un compagno operaio alla manifestazione del 25 aprile

Siamo costretti a dover necessariamente ribadire come la giornata di oggi non sia una giornata di festa ma una giornata di lotta, per quanto è pur comprensibile che in molti vedano il 25 aprile come l’inizio della" bella stagione", per chi ha coscienza è invece l’inizio della fine della società capitalista e non dobbiamo commettere l’errore di credere che questa data sia invece soltanto il ricordo della fine del terrore nazifascista, ponendo come scopo ultimo la celebrazione fine a se stessa.

Dobbiamo invece avere la consapevolezza che è da qui che è fondamentale ripartire per porre le basi per l’abolizione del capitalismo/imperialismo che porta avanti i più feroci crimini verso i popoli del mondo. 

Ricordare la lotta partigiana è scuola, è insegnamento da trarre giorno per giorno per eliminare fisicamente non solo i nazismi ed i fascismi, tornati a galla prepotentemente dalle fogne in questa buia epoca storica, ma la società borghese nel suo insieme. Questo va fatto rivendicando obbligatoriamente la propria scelta di campo, esponendo con orgoglio le nostre bandiere rosse, riconoscendo in tutti coloro i quali vorrebbero impedircelo ostacoli da superare, che siano essi moderati o estremisti. Se oggi non sventolassimo con orgoglio queste bandiere avremmo annacquato il significato profondo di questo anniversario, non avremmo il benché minimo rispetto della gloriosa resistenza che questo Paese ha prodotto nel suo periodo più oscuro, e non avremmo tratto insegnamento dai compagni partigiani che si sono sacrificati affinché noi oggi potessimo vivere in un mondo più giusto; compagni partigiani che in passato sono stati presi come modello a cui fare riferimento anche dai combattenti vietnamiti e che oggi lo sono per i combattenti palestinesi.

Tocca purtroppo ricordare quanto insignificanti siano, e molto spesso diventino un impedimento, tanti movimenti, associazioni, bacchettoni fuoriusciti da partiti o intellettuali così autodefinitisi riciclatisi influencer, che dicono tutto ed il contrario di tutto, individui che prendono come modello di riferimento la legalità vigente determinata dallo Stato borghese, una legalità fatta ad uso ed abuso del capitalismo, vigente in quanto tutela i profitti della classe dominante. Questi personaggi nulla hanno a che vedere con le necessità del proletariato, nonostante si affannino a più riprese a dichiararsi dalla parte dei più deboli; in realtà come oche giulive si accodano alla narrazione filoimperialista che definisce la resistenza del popolo palestinese come terrorismo e che in passato hanno già espresso anche elogi per le destre cosiddette “sociali” e continuano a farlo ancora oggi. Vogliono insegnare a noi come condurre le proteste, coloro che quelle rare volte che hanno manifestato lo hanno fatto al fianco delle sinistre parlamentari che oggi sostengono la legittimità dell'armamento in proprio dell'Europa, dell'Italia, diventando di fatto anch'essi complici della carneficina ed del genocidio del popolo palestinese, perpetrata dallo Stato canaglia ed illegittimo di Israele e che sostengono ancora oggi la continuazione ostinata della guerra per procura a senso unico in Ucraina. 

Questa giornata non appartiene a loro, opportunisti e revisionisti storici con un piede in due scarpe, che in alcuni casi oggi ipocritamente stanno deponendo corone di fiori a lapidi o monumenti accanto ad amministrazioni comunali che in alcuni casi si rifanno orgogliosamente al passato fascista del ventennio. E questo non accade solo a livello locale, bensì, ed in maniera molto più grave, anche a livello nazionale. Sentire il nostro presidente democristiano Mattarella parlare di antifascismo mentre firma ogni decreto emanato da un governo neofascista è raccapricciante, così come lo è vederlo agire come un dissociato mentale, nel momento in cui concede la grazia per motivi umanitari ad un esperta di lavori di bocca come Nicole Minetti, mentre aveva già firmato il decreto sicurezza che prevede l’incarcerazione anche per le mamme con figli inferiori di un anno, ovviamente per quelle che non hanno il denaro per comprarsi la Grazia del Presidente.

Complici di questa situazione non possono che essere i mezzi di propaganda della borghesia sui quali si sono già spesi non fiumi, ma oceani di parole: carta stampata, Tg, profili social e blog vari, tutti concorrono a diffondere una narrazione funzionale alla società del capitale, ed in questo rientra perfettamente la vittimizzazione dei carnefici: dal diritto a difendersi di Israele sino alla commiserazione verso la schifosa fascistella Meloni che non dorme di notte per trovare nuovi modi per baciare le scarpe al suo nazipadrone Trump. 

In questo quadro deprimente un ruolo rilevante lo giocano come al solito le opposizioni parlamentari collaborazioniste, col Partito Democratico in testa, un partito da relegare nella pattumiera della Storia, con alla guida una della leader più cretine d’Europa, Elly Schlein, un partito alla continua ricerca di un posto al sole sul carro dei vincitori: lo hanno fatto quando gli sprovveduti del Movimento 5 Stelle erano alla guida di questo Paese, lo hanno fatto successivamente col governo dell’alta finanza Draghi e ci stanno provando ora con l’estrema destra, una sviolinata di qua con il grande apporto che hanno dato al ddl “antisemitismo” Romeo, ed una di là con la difesa a spada tratta della Presidente del Consiglio attaccata, come ovvio che sia, sia dallo stesso Trump che dalla TV Russa, ed è stato miserabile vedere Schlein porsi a tutela della Meloni. Dopotutto è o non è il suo partito il più fedele sostenitore del riarmo europeo?

Ma quando si parla di fascisti non è possibile evitare di fare il nome della seconda carica dello Stato La Russa, un reazionario squadrista che tenta penosamente di riscrivere continuamente la storia partigiana, come ha già fatto in occasione dell’istituzione del Giorno del Ricordo fortemente voluta da questo penoso individuo, anche in quel caso con l’appoggio di esponenti del centrosinistra che sarebbero successivamente confluiti nel PD; oppure ancora con la sua recente dichiarazione in cui di fatto equipara i caduti della resistenza ai porci della Repubblica di Salò.

Sono allora le genti, gli oppressi, che condannano i governanti, non di certo chi siede sugli stessi loro scranni. 

I fascisti si abbattono in maniera violenta, ce lo hanno insegnato i compagni partigiani, e chi condanna la violenza dicendo che il fascismo si batte col dialogo e col voto è un coglione e non ha capito un cazzo, così come è un coglione che disarma la lotta chi dice che parlare di fascismo ed antifascismo oggi è anacronistico. Il fascismo oggi è più vivo che mai, le destre estreme sono al comando della maggioranza degli Stati imperialisti, e sono responsabili del declino e della sofferenza di tutta l’umanità. Il Medio Oriente, l’Ucraina, il Venezuela, Cuba, il Sudan, l’India, bruciano nello sterminio dei loro popoli causati da bombe, carestie, malattie generate dall’appetito famelico degli imperialismi, è dunque nostro preciso dovere abbattere per sempre la società capitalista che produce tutto questo, e come la rappresaglia nazifascista ha permesso la creazione della Resistenza ed il suo rafforzamento, i nazifascismi odierni stanno creando una nuova resistenza pronta a morire pur di chiudere il cerchio aperto ormai oltre cent’anni fa.

Lorenzo

domenica 26 aprile 2026

Il 25 aprile a Taranto: Contro fascismo genocidio e guerra ORA E SEMPRE RESISTENZA!

 

 
  


Corteo partecipato e combattivo di circa duecento compagni e compagne delle diverse aree che ha premiato la scelta del corteo unitario - pur nella distinzione di posizioni presenti nel movimento. Il corteo è partito dall'Arsenale, luogo storico e attuale della pesante presenza militare a Taranto, che in funzione della guerra imperialista in Medio Oriente, Iran, Libano e col genocidio che continua in Palestina, si vuole rafforzare sempre più. 

Il corteo è partito con continui slogan e comizi volanti. Ha attraversato zone della città che se pur non affollate hanno investito parti della città non usuali - via Leonida, piazza Marconi, via Principe Amedeo - scelta quest’ultima riuscita per il carattere contromano del corteo che ha bloccato la circolazione dei pullman cittadini rendendo più incisivo il corteo in una via con presenze e negozi di immigrati - in particolare di origine asiatica

Dal camion alla testa del corteo sono intervenute, affrontando vari aspetti della situazione in corso, internazionale e nazionale, le sue ricadute sulle condizioni sempre più gravi delle masse, diverse realtà, organizzazioni, associazioni - tra cui con un discorso incisivo la compagna di proletari comunisti, che ha reso concreta le parole d'ordine: Ora e sempre Resistenza e Antifascismo oggi più che mai, dicendo che oggi è necessaria una nuova Resistenza contro il moderno fascismo, la guerra, per il rovesciamnto del governo fascista Meloni, e che dobbiamo rendere vive le grandi lezioni della Resistenza diretta dall'allora Partito comunista, in primis la necessità della lotta armata per cacciare i fascisti, per stop alle guerre contro i popoli, perchè nè col voto nè solo con i movimenti è possibile vincere.  

La parte finale invece è stata fiacca e non alla altezza. La rotonda del Lungomare deserta e sotto il sole è stata di fatto un finale in cui oltre ad interventi giusti e necessari: anarchici per Cospito e i prigionieri politici, Fgc e un operaio ex Ilva Slai cobas che ha denunciato padroni e opposizione parlamentare, c’è stato un dimezzarsi del corteo che ha sostanzialmente - come voleva la questura - impedito denuncia e antagonismo all’Ammiragliato e al ponte.
Era purtroppo una preoccupazione e previsione dei nostri compagni che si è attuata.

Finale alla lapide di Città Vecchia, intenso e sentito, che ricorda il quartiere popolare antifascista sgomberato e demolito dalla dittatura nazifascista.

E pastasciutta rossa e antifascista alla Casa del popolo.

Ritorneremo sui contenuti del corteo perché bisogna avanzare nella chiarezza nel dopo 25 aprile.

Ora tutti a sostegno della flotilla che parte il 2 maggio, salutata da 4 giorni di presidio ed eventi.

In particolare il 30 aprile per i prigionieri palestinesi,.

Mentre il 1° Maggio invitiamo tutte e tutti al corteo unitario di Bari.

IL VOLANTINO DIFFUSO

Che AttriceContro torni al più presto a Taranto!

Torniamo sullo spettacolo teatrale di AttriceContro "Partigiane della libertà". In queste giornate non abbiamo avuto tempo, tra processo Ilva a Potenza e preparazione del 25 aprile, a riparlare di questo bello ed emozionante monologo di e con Alessandra Magrini. Ma non vogliamo farlo passare come uno dei tanti eventi. Esso è differente per lo scopo, lo spirito con cui lo fa AttriceContro, per la partecipazione sentita delle persone; un lavoro teatrale che deve suscitare voglia di conoscenza della nostra storia antifascista, delle donne partigiane, e sentimenti di ribellione, di volontà oggi di partecipare alla lotta per cambiare questa società, in cui ritornano fascismo, guerre.  

E Alessandra vuole trasmettere proprio questo. Partiamo dalle sue stesse parole, dopo lo spettacolo: "I social sono importanti per divulgare le date e i luoghi degli spettacoli, ho usato sempre pochissimo questi strumenti perche' la parte fondamentale del percorso AttriceContro siete voi che evidentemente vi sentite parte di questa pazza idea di arte libertaria e collettiva. Riuscire a spiegare a piu' di 100 persone tra operai, lavoratrici, compagne, compagni di varie identita' politiche e non che a fine reading iniziano a cantare "Bella ciao" sotto il palco, e' davvero un'emozione infinita.
Grazie Casa Del Popolo Città Vecchia Taranto grazie popolo di citta' vecchia che mi hai fatto sentire subito a casa. Qualcuno mormorava che citta' vecchia era pericolosa... io ho girato tutte le stradine... parlato con tante anime...e sentito solo amore...
Grazie Taranto...a presto!"
 
Ecco e noi ci impegniamo, soprattutto con le compagne e compagni della Casa del popolo perchè questo "presto" effettivamente sia presto.
AttriceContro in fondo è "figlia di Taranto". Tanti anni fa venne, cominciammo a parlare della situazione degli operai, lei volle vedere la fabbrica e vedere direttamente questi operai. Il giro che le facemmo fare di tutte le portinerie dell'Ilva, il racconto di quello che succedeva: le lotte del passato e le tragedie del presente: morirono il 12 giugno del 2003 i primi due giovani operai - Paolo Franco e Pasquale D'ettorre - per uno dei primi crolli delle "maledette gru"; il parlare con gli operai, girare la città, i Tamburi, ecc; le fece crescere la voglia, l'entusiasmo di fare teatro per parlare di loro, per loro. 
Da lì nacque il primo e più importante spettacolo teatrale: "Se questo è un operaio - viaggio nell'inferno dell'Ilva". Uno spettacolo costruito insieme ai familiari degli operai morti, assassinati in fabbrica, costruito tra gli operai, Alessandra fece "una prova" davanti alla portineria D in mezzo agli operai. 
Uno spettacolo che restituiva la durezza, crudezza della fabbrica di un grande padrone, ma anche la trasformazione degli operai quando prendono coscienza. 
 
Poi AttriceContro è venuta a fare altri spettacoli a Taranto, per esempio nelle scuole.
E' come se Taranto fosse la sua seconda città da artista.
 
Vogliamo quindi che ritorni al più presto, e vogliamo che qui ritorni alle sue "origini" per ripresentare "Se questo è un operaio", che tanti ancora non hanno potuto vedere. 
Uno spettacolo teatrale che, purtroppo, oggi, con la morte di altri due giovani operai: Claudio e Loris, è molto attuale e speriamo che anche questa volta serve alla trasformazione.
Ciao, e a presto Alessandra. 

Uscite le motivazioni della sentenza "alla Bongiorno" degli autisti violentatori - Una vergogna inaccettabile!

Le motivazioni depositate 2 giorni fa della sentenza che ha assolto tutti gli 8 autisti Amat perchè "il fatto non costituisce reato" sono oscene e da respingere!

Nei primi giorni di maggio il Movimento femminista proletario rivoluzionario farà un presidio al Tribunale e chiama femministe, ragazze, avvocate, ad organizzarlo insieme.

Non solo gli 8 violentatori sono stati assolti con formula piena (neanche una formula come: 'ripetute molestie, abusi sessuali' è stata usata), ma nelle motivazioni si scrive che è la ragazza che non ha dimostrato di aver subito violenze "costrizioni"; Sì - dicono i giudici - ci sono state atti sessuali ma la ragazza non ha dimostrato chiaramente di essersi opposta. La denuncia fatta dalla ragazza non ha quindi valore; peggio: il fatto che fosse un pò disabile mentalmente, invece di costituire un aggravante (come aveva chiesto il PM), viene ritenuta una prova di non credibilità. 

VERGOGNA GIUDICI! 

Questa sentenza di fatto anticipa quello che potrebbe succedere a tante donne, ragazze se diventa legge il famigerato Ddl Bongiorno, contro cui tante manifestazioni ci sono state in occasione dell'8 marzo è anche a Taranto.

Una sentenza - che appunto potremmo chiamare "Bongiorno" - che dice che le denunce, sempre molto sofferte, in cui pesa a volte la vergogna, insieme ad una giusta sfiducia nella giustizia, sono a prescindere non vere; e che è la donna che deve portare prove provate che ha subito violenze sessuali, non gli uomini. E' la donna che deve dimostrare il "dissenso"; per cui se non dimostra un rifiuto "esplicito", se non grida, se non chiede aiuto, se ritarda nella denuncia, la violenza non è avvenuta...

A Taranto, siamo addirittura nella applicazione ultra rigida di questo abominio: nella sentenza i 3 giudici (di cui 2 donne...) riconoscono che "le condotte degli autisti sono "deprecabili" e "di deplorevole moralità", specialmente perché commesse da incaricati di un pubblico servizio", parlano anche di "abusi sessuali", riconoscono che gli atti sessuali avvenivano in zone deserte, dopo che erano state serrate le porte dei bus (e chi poteva portare i bus in queste zone, vicino all'Ilva, chi poteva serrare le porte, se non gli autisti!?); ma voi porci autisti non dovete provare nulla e... siete tutti assolti! Perchè quella "imbranata"/timida ragazza non ha LEI dimostrato la "coercizione". Quindi siamo all'affermazione per cui: il "consenso" della ragazza effettivamente non c'era, ma non c'è prova di "dissenso".

E la Bongiorno può fregarsi le mani... Questa sentenza è molto grave anche perchè può fare "scuola", queste motivazioni potranno essere usate contro tante altre donne.

Ultima sottolineatura vergognosa: questi 8 autisti violentatori sono stati in questo lungo periodo del processo totalmente appoggiati dai sindacati Cisl e Cisal, che hanno giubilato ora per la loro assoluzione. Ma essi stessi si auto denunciano come "complici", perchè - e noi l'abbiamo accertato - tutti all'Amat sapevano, dato che gli autisti si vantavano sui social delle loro violenze sessuali. 

Riportiamo di seguito alcuni articoli stampa. Ma questa ulteriore violenza non deve passare! Abbiamo già detto che daremo il massimo sostegno alla ragazza se vuole andare avanti, insieme all'appoggio legale per fare anche appello contro questa schifosa sentenza.

Ma prima di tutto dobbiamo respingere questa sentenza, con la nostra mobilitazione. 

Il 28 aprile alle 18,00 invitiamo compagne, ragazze, donne a incontrarci presso la sede Slai cobas via Livio Andronico, 47 per organizzare il presidio al tribunale.  

DALLA STAMPA: ASSOLTI GLI AUTISTI DI TARANTO: MANCA LA PROVA DELLA COSTRIZIONE NEI RAPPORTI CON LA VENTENNE DISABILE

 ​Il Tribunale di Taranto ha depositato le motivazioni della sentenza che, lo scorso 22 gennaio, ha assolto otto dipendenti di Kyma Mobilità dall'accusa di abusi sessuali nei confronti di una ragazza di 20 anni con disabilità. Sebbene i giudici abbiano confermato la realtà degli incontri avvenuti tra il 2018 e il 2019 a bordo degli autobus di linea, hanno stabilito che non vi è certezza riguardo a una reale violenza o costrizione subita dalla giovane.
​Secondo il collegio giudicante, le testimonianze della vittima e le perizie psicologiche non hanno evidenziato un rifiuto esplicito o una volontà coartata; la ragazza stessa non ha mai dichiarato di essersi opposta alle avances. Pur definendo le condotte degli autisti "deprecabili" e "di deplorevole moralità", specialmente perché commesse da incaricati di un pubblico servizio, i magistrati hanno concluso che il fatto non costituisce reato per mancanza della prova di costrizione, elemento necessario per la condanna penale.
Gli atti sessuali con la ragazza disabile sui bus dell'Amat di Taranto ci sono stati, ma non è emersa la prova che la giovane sia stata costretta a subirli. 

Nelle 24 pagine delle motivazioni il collegio presieduto dal giudice Elvia Di Roma, ha spiegato le ragioni che hanno portato a scagionare gli imputati: «Se da un lato - si legge nella sentenza - le dichiarazioni della vittima, riscontrate dai risultati delle intercettazioni, confortano (parzialmente) la tesi accusatoria sotto il profilo della sussistenza della materialità della condotta contestata agli imputati, dall'altro lato, le stesse dichiarazioni non avvalorano con la necessaria certezza la sussistenza dell'elemento ulteriore della coartazione della volontà della ragazza in relazione alle condotte medesime».

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Per dirla in maniera più semplice, secondo i magistrati, durante il dibattimento sono emersi gli elementi che dimostrano che quegli atti sessuali ci siano effettivamente stati, ma non possono essere considerati abusi o violenze perché la vittima non ha mai dichiarato di essere stata obbligata o quantomeno di aver espresso il suo «no» alle avances degli uomini. Nel suo racconto in aula, secondo i giudici la ragazza è «sovente apparsa in difficoltà rispetto alle domande che le parti le hanno posto, alle quali in molti casi ha esitato a rispondere, e talvolta non ha risposto affatto». Per il collegio giudicante, quindi, la ricostruzione dei fatti della 20enne «pur se caratterizzata da diverse comprensibili titubanze, scandita da numerosi "non ricordo" e completata dal recupero di talune dichiarazioni predibattimentali, appare sufficientemente chiara e coerente rispetto alla narrazione del vissuto»: quegli episodi, quindi, sono realmente avvenuti, ma non è sufficiente per emettere una sentenza di condanna. Pur ammettendo «che in taluni casi aveva provato imbarazzo» la 20enne «non ha mai dichiarato, nemmeno in questo dibattimento, di essersi opposta al loro compimento».
I fatti avvenuti, quindi, non costituiscono, alla luce delle prove raccolte, un reato, ma resta secondo i giudici il «contesto di deplorevole moralità, specie ove riferita a soggetti esercenti un'attività al servizio della collettività. Si è trattato - scrivono ancora i magistrati - certamente di condotte deprecabili per il contesto di luogo (all'interno di autobus adibiti al servizio pubblico) e di tempo (un paio di anni) in cui sono state perpetrate e che suscitano concreto sdegno sotto il profilo etico, ma che non integrano sotto il profilo materiale il reato di cui in contestazione, difettando la prova di un elemento necessario del fatto, la costrizione».
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Autisti Kyma Mobilità assolti, “Restituita dignità dopo anni di sofferenza”.
La Fit-Cisl esprime vicinanza ai lavoratori e alle famiglie dopo la sentenza che ha chiuso il processo con formula piena. Interviene anche la Faisa Cisal: “Confermata l’estraneità ai fatti”
Nel corso del dibattimento, la giovane non avrebbe mai dichiarato di essere stata obbligata né di aver espresso un rifiuto esplicito. I giudici evidenziano inoltre come la ragazza sia apparsa spesso incerta durante l’esame, con esitazioni e difficoltà nel rispondere alle domande.

1° Maggio a Bari lo Slai cobas per il sindacato di classe aderisce e partecipa - delegazione da Taranto ore 8 sede slai cobas info wa 3519575628