venerdì 7 agosto 2026

"GLI OPERAI NON C’ENTRANO NULLA CON LE MORTI PER CANCRO" - Una nota da 'Operai contro' - su cui in generale concordiamo nella denuncia, ma con alcune necessarie precisazioni

Posted by Operai Contro 2 6 Agosto 2026
OC - "...La sentenza della Corte d’appello di Milano ha immediatamente scatenato ancora una volta la solita falsa diatriba su quale debba prevalere fra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Da una parte coloro che vengono genericamente e superficialmente definiti “ambientalisti”, spesso solo genitori che hanno perduto figli in tenera o giovane età, ammalati di una delle più disparate forme di cancro o di altre malattie incurabili, accusati di non tenere conto delle necessità occupazionali di migliaia di lavoratori. Dall’altra, messi insieme in un confuso minestrone, i sindacati (ai quali vengono con altrettanta faciloneria associati gli operai), il sindaco di Taranto, politici di varia estrazione, il governo regionale, il governo nazionale, tutti accusati di sacrificare sull’altare dell’occupazione la salute degli abitanti di una intera città..."

Tarantocontro - precisiamo: "il "confuso calderone", in particolare i sindacati confederali + Usb, non si occupa neanche dell'occupazione degli operai; in questi anni, in tutti i Tavoli romani non ha portato, non si è battuto per una difesa dell'occupazione, portando, in opposizione ai piani del governo, dei padroni, delle Istituzioni locali, una piattaforma operaia precisa in difesa dei posti di lavoro, del salario e anche della sicurezza e salute degli stessi operai (solo ora, messi alle strette, Fim, Fiom, Uilm hanno presentato una "piattaforma" che da un lato risente della "Piattaforma operaia" dello Slai cobas sc, dall'altra però è ancora troppo generica ed equivoca, Si tratta, quindi, di una contrapposizione (salute-lavoro)  falsa, che passa sulla testa degli operai, e, attenzione, anche su quella degli abitanti di Taranto, dei quartieri inquinati. Perchè anche qui non bisogna fare un "confuso calderone", gli "ambientalisti" sono soprattutto organizzazioni, associazioni (gli stessi "genitori tarantini" è una associazione, non si tratta di "solo genitori che hanno perduto i figli..."); gli abitanti dei quartieri inquinati partecipano a volte e in pochi ad alcune iniziative degli ambientalisti, ma la maggiorparte di loro (che spesso ha in famiglia un morto per tumore e un lavoratore Ilva o appalto Ilva) non fa una contrapposizione tra salute e lavoro, non accusa gli operai,

OC - "A noi delle parti in causa interessano in primo luogo e soprattutto gli operai. Senza che nessuno domandi un parere diretto a essi, gli operai vengono etichettati come egoisti, interessati solo al posto di lavoro, menefreghisti della salute collettiva. E invece no, gli operai tarantini, che vivono a immediato e diretto contatto con le fonti di inquinamento e sono stati e rimangono i primi e in maggior numero ad ammalarsi e a morire, non hanno mai accettato lo scambio “o il lavoro o la salute”. Gli operai sanno bene che ad ammazzarli e ad ammalarli è sempre stata la pressione produttiva del padrone per fare profitti ad ogni costo, qualsiasi nome il padrone abbia avuto: Stato con l’Italsider, Riva con l’Ilva, Mittal e i suoi azionisti con l’ArcelorMittal, di nuovo lo Stato con le due amministrazioni straordinarie. Tale pressione si realizza, oltre che con la diminuzione del personale in ogni postazione lavorativa, l’uso di macchinari vecchi e fuori norma e tempi di lavoro frenetici, anche attraverso la produzione con tecnologie inquinanti e l’incuria completa delle condizioni lavorative e ambientali. Tutto è sempre stato finalizzato a ridurre i costi e aumentare la produttività oltre ogni limite. E per gli operai minacce e ricatti: “O lavori a queste condizioni o sei fuori”. Perciò gli operai sono i primi a odiare il lavoro a cui sono costretti e le condizioni ambientali che sono obbligati a subire. Della schiavitù salariale cui sono forzati farebbero volentieri a meno, se l’accettano è perché non hanno trovato e non hanno di meglio per sopravvivere. E nessuno mai ha garantito agli operai il diritto al lavoro, quando non sono serviti più sono stati buttati fuori senza tanti complimenti.

Tarantocontro - Precisiamo: non è giusto, nè vero, presentare gli operai solo come quelli che hanno dovuto subire. Soprattutto negli anni passati, prima del famoso 2012, gli operai Ilva hanno lottato eccome, hanno bloccato gli impianti (es. il convertitore) che potevano causare tanti morti in fabbrica, sono stati i primi a lottare contro i "parchi minerali" e ad imporre soluzioni, certo poi risolte dal padrone in modo molto parziale; hanno fatto, soprattuttp i lavoratori degli appalti con lo Slai cobas una grande lotta sull'amianto, esempòlare a livello nazionale, ecc. ecc.; questi operai hanno tante volte segnalato, denunciato anche alle Istituzioni - e per questo sono stati puniti, declassati, spostati di reparto, anche licenziati. Leggete anche le testimonianze dure e precise rese al processo "Ambiente svenduto" di 1° grado... Ma questi operai sono stati lasciati soli, ricattati dai padroni, intimoriti dagli stessi sindacati confederali, ignorati dalle Istituzioni (intervenuti il più delle volte solo a fronte di infortuni). Ma sono stati lasciati soli non solo dai sindacati, ma anche dagli "ambientalisti", per cui gli operai erano "fantasmi" e poi sono diventati "colpevoli". 

OC
- "Non hanno scelto gli operai tarantini di lavorare in un ambiente inquinato e inquinante, non hanno deciso essi di dover produrre, oltre all’acciaio, anche polveri, fumi e gas inquinanti. Non è colpa degli operai se dalla fabbrica tarantina escono veleni che fanno ammalare e morire centinaia di innocenti bambini. Non hanno deciso loro che l’inquinamento interno ed esterno alla fabbrica è il prezzo da pagare alla corsa al profitto da parte dei padroni. Non hanno voluto loro che il vantaggio per pochi azionisti e dirigenti causasse il massacro sociale derivante dalla messa a rischio della vita e della salute di migliaia di operai e di semplici persone. Non è dipesa da loro scelte la sentenza della Corte d’appello di Milano. Perciò non difendono a spada tratta lo stabilimento siderurgico di Taranto così com’è e non spetta a loro decidere come rimetterlo in sesto. Nessuno ha chiesto il loro parere sulle ristrutturazioni attuate negli ultimi anni, sui continui licenziamenti e sulle corse infinite alla cassa integrazione. Non l’ha fatto ArcelorMittal e non l’ha fatto lo Stato italiano che adesso gestisce le due imprese in As. Così come, se un domani si concretizzerà la vendita dell’ex Ilva, non lo farà né l’americano Flacks Group né l’indiano Jindal né qualsiasi altro compratore".

Tarantocontro - "non è dipeso dagli operai..." - E' vero. Però una forte denuncia va fatta sui sindacati confederali. E, qui, invece manca. Sono questi sindacati, i  loro delegati, gli Rls che avrebbero dovuto e potuto fare una battaglia seria su sicurezza, salute, ambiente. Non l'hannpo fatta. Non solo, hanno contrastato fortemente lo Slai cobas sullla sua battaglia per una postazione fissa ispettiva dentro la fabbrica; non l'hanno sostenuto nella battaglia contro l'amianto; in un importante infortunio mortale gli operai si sono rivolti, apapna accaduto la morte, allo Slai cobas non al proprio Rls o delegato a cui avevano già denunciato la situazione di pericolo senza ottenere risposte - e nel procvesso che ne seguì per questa morte, lo slai cobas ha doovuto denunciare anche gli Rls. Questi sindacati hanno silenziato, boicottato la formazione della Rete nazionale per la sicurezza in fabbrica e sul territorio, promossa dallo Slai cobas e da alcuni operai e familiari di operai morti; ecc. ecc. 
Gli operai non sono una entità astratta, contano quando sono organizzati, e i sindacati dovrebbero servire per questo. Quando invece i sindacati agiscono per frenare, impedire la ribellione e la lotta degli oòperai, allora non solo non ci sono ma fanno grossi danni. E' questo va detto. Altrimenti, anche non volendo, si fa demagogia sugli "operai"

OC - E allora il problema lo risolva chi lo ha creato. Agli operai va bene continuare a lavorare, tutti, nessuno escluso, anche quelli di Ilva in As, in un ambiente perfettamente risanato. Ma va anche bene che l’Ilva chiuda, a patto che tutti, nessuno escluso, anche quelli di Ilva in As, possano riscuotere, messo per iscritto, il salario pieno fino alla pensione. Va bene pure che la produzione venga riconvertita dall’acciaio ad altre merci, purché ci sia lavoro per tutti, anche per quelli di Ilva in As, e senza che nessuno perda diritti salariali e normativi già acquisiti. Per questi obiettivi sono disposti a mobilitarsi, non per altri che passino, ancora una volta, sui loro livelli occupazionali, sui loro salari, sulla loro pelle e sulla loro salute.

Tarantocontro - OC fa una mera fotografia della situazione tra gli operai. Ma le avanguardie non possono fare un "calderone": "va bene questo... quest'altro... purchè..."; gli operai in questo modo vengono visti in attesa degli eventi, e non come necessari protagonisti del presente e del futuro. Nello stesso tempo, non va bene qualsiasi soluzione purchè salvaguardi lavoro e salario - noi contrastiamo, per esempio, le proposte dell'Usb di far lavorare gli operai in lavoro di pubblica utilità; nè spargere illusioni - come il "salario pieno fino alla pensione" - la media di età tra gli operai è sui 50 anni, quanti anni lo Stato dovrebbe dar loro salario senza lavoro). D'altra parte noi non siamo d'accordo per situazioni di fuoruscita da questa grande fabbrica attraverso incentivi, decenni di cassintegrazione (come è successo agli ex lavoratori Belleli), se accadesse, quegli operai non interessano più alla lotta di classe, non servirebbero a migliorare la situazione per le masse popolari di Taranto; e, allora, non possono interessare neanche a noi.

Anche sulle possibilità alternative all'Ilva, al di là dei 17 (?) progetti fumosi propagandati almeno da due anni dal Comune di Taranto e dal governo, se chiude la grande fabbrica, altre fabbriche chiudono o non hanno interesse a insediarsi a Taranto  - su questo invitiamo a leggere l'articolo: https://tarantocontro.blogspot.com/2026/08/alla-stellantis-oggi-e-allilva-domani.html

COMUNICATO DEL COORDINAMENTO GROTTAGLIE PER LA PALESTINA - Leonardo/guerra e collaborazionismo neocorporativo sindacale

RESPINGERE I PIANI DI GUERRA DI FIM FIOM E UILM PER CONTO DI LEONARDO
 
Il coordinamento Grottaglie per la Palestina, nato più di un anno fa con l'obiettivo di denunciare il genocidio perpetrato dallo stato israeliano contro la popolazione di Gaza e del popolo palestinese tutto, si è fatto promotore di numerose iniziative di solidarietà e di mobilitazione, tra queste il partecipatissimo corteo del 27 settembre scorso che dalla città è arrivato sin sotto ai cancelli della Leonardo per denunciare le responsabilità della multinazionale nella vendita di armi all'esercito israeliano.
Il coordinamento sente oggi la necessità di esprimere la propria netta condanna rispetto alle posizioni assunte da Fiom, Fim e Uilm nazionali in un comunicato del 15 luglio.
Non ha destato sorpresa un comunicato in cui si plaude alle opportunità di crescita per il gruppo Leonardo nei prossimi investimenti sulla produzione militare. I sindacati si preparano, per conto del padronato, a cogliere i frutti del debito di 15 miliardi di euro che il governo si accinge a chiedere in PRESTITO per la produzione di armi, mentre sanità, stato sociale, diritto all’abitare continuano a segnare un feroce arretramento.
Non ha destato sorpresa perché in questi ultimi anni, i continui interventi legislativi di repressione verso le forme di opposizione al processo di guerra in corso, non hanno visto alcun segno di opposizione da parte dei sindacati padronali CISL e UIL.
Inoltre, alle firme di FIM e UILM si è unita la firma della FIOM, sindacato metalmeccanico che nello scorso autunno ha sostenuto una petizione per chiedere che lo stabilimento Leonardo di Grottaglie mantenesse la vocazione di fabbrica dedicata alla produzione civile; un sindacato che ha percorso le nostre stesse strade nelle mobilitazioni contro il riarmo e il genocidio in Palestina. Ha suscitato sdegno vedere la firma della FIOM in un documento che chiede di saldare l’alleanza economico-militare con lo Stato genocida di Israele e, in generale, che sposa senza obiezione alcuna le politiche di riarmo del Governo italiano.
Da parte nostra denunceremo in ogni sede politica e di movimento l’allineamento di questo e di tutti i sindacati agli interessi speculativi dei produttori di morte e respingeremo con forza ogni loro tentativo di infiltrazione nel popolo che lotta contro il processo di militarizzazione della società e per la giustizia sociale.

A BRINDISI 56 LAVORATORI VIVONO IN UNA EX DISCARICA


Da un’inchiesta di @nocprbrindisi, che ringraziamo per i video e il lavoro svolto, emerge che una piccola comunità di lavoratori agricoli è stata assegnata ad una sistemazione abitativa vergognosa: in una ex discarica, con accanto una pompa di GPL e col primo supermercato a 4 km. Sfruttati solo per spedirli nelle campagne a lavorare. 
In questa situazione disastrosa, politica e magistratura si rimbalzano la palla e per “non generare questioni e altri problemi” hanno deciso di chiudere l’ingresso dall’estero. In pratica, nessuno può entrare se non “i cittadini extracomunitari”, dichiara il Prefetto. Un ghetto vero e proprio, rimasto ai margini, se non fosse per il grande lavoro di @nocprbrindisi che ha indagato e sollevato la questione.

La drammatica crisi dell'ex Ilva si abbatte sui Giochi del Mediterraneo - redazione.taranto@buonasera24.it

Slai Cobas sc Taranto e Cobas lavoro privato Brindisi annunciano due appuntamenti in concomitanza con l’apertura dei Giochi del Mediterraneo e con l’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia. Al centro lavoro, ex Ilva, investimenti pubblici e contestazione delle politiche del Governo

La drammatica crisi dell'ex Ilva si abbatte sui Giochi del Mediterraneo

La recente manifestazione sindacale ex Ilva

TARANTO - Due giornate di mobilitazione in Puglia, il 21 agosto a Taranto e il 4 settembre a Bari. A lanciare l’appello sono Slai Cobas Taranto e Cobas Brindisi e Bari, che invitano alla partecipazione in occasione di due appuntamenti ritenuti significativi: l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo nel capoluogo ionico e l’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia prevista a Bari con la presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Per Taranto, i sindacati indicano come tema centrale la situazione occupazionale legata all’ex Ilva e al suo indotto, richiamando anche il decreto della Corte d'Appello di Milano che dispone entro il 28 ottobre la chiusura dell’area a caldo.

Il 21 agosto, spiegano le organizzazioni, sarà l’occasione per «continuare a chiedere per Taranto tutela del lavoro, salario, sicurezza e salute in fabbrica e sul territorio», con particolare riferimento agli operai dell’ex Ilva e delle aziende dell’appalto.

Slai Cobas e Cobas chiedono inoltre investimenti alternativi e un diverso modello di sviluppo per il territorio, collegando la vertenza tarantina anche alla situazione industriale di Brindisi, interessata dalla progressiva chiusura dei cicli energetico e chimico.

Nel documento viene affrontato anche il tema delle opere realizzate per i Giochi del Mediterraneo. Secondo i sindacati, gli ingenti investimenti effettuati rischierebbero di lasciare impianti difficili da sostenere economicamente nel tempo, a causa delle risorse limitate a disposizione degli enti locali per la loro futura gestione. «Gli ingenti investimenti per i Giochi diventeranno l’ennesima cattedrale nel deserto», sostengono le organizzazioni nel loro appello.

Il secondo appuntamento è fissato per il 4 settembre a Bari, quando è prevista l’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia alla presenza di Giorgia Meloni. In questo caso i promotori annunciano una mobilitazione di contestazione nei confronti delle politiche del Governo, esprimendo nel comunicato posizioni fortemente critiche sui temi delle guerre, della Palestina, dell’immigrazione e delle norme in materia di ordine pubblico e manifestazioni.

Secondo Slai Cobas e Cobas, in Puglia sono già state organizzate diverse iniziative di protesta, in particolare a Taranto e Bari, anche contro manifestazioni e posizioni che i sindacati definiscono riconducibili a «rigurgiti fascisti» e contro temi come quello della remigrazione.

Alla Stellantis oggi e all'Ilva domani?

Stellantis Melfi: “Chi si è licenziato, ora si pente” - Esodo incentivato, licenziamento mascherato... una via sbagliata e perdente per i lavoratori

Stellantis Melfi: “Chi si è licenziato, ora si pente”

Dialogo in spiaggia con l’operaio: “Lucania amara, dobbiamo combattere per il lavoro”

“Ora è il momento delle ferie, proviamo a rilassarci”, confessa un operaio di Melfi incrociato sotto l’ombrellone, a Margherita di Savoia. Qualche giorno prima di “rientrare in fabbrica” se ne riparlerà. Non si sottrae però al confronto, ad un’analisi in prospettiva. E la mente va sempre lì… “Il lavoro è troppo importante in questa Lucania amara – osserva – tra di noi chi si è licenziato con l’incentivo all’esodo ora se ne pente.

Chi ha 55, 56 anni, è ancora troppo giovane per la pensione, vedo molti farsi la stagione per racimolare qualcosa, a fini contributivi. Se potevano tornare indietro, molti di loro, non si licenziavano”. E ancora: “Se avessero preso ‘malattia per stress da lavoro’, invece di licenziarsi, ora sarebbero ancora in fabbrica. Il lavoro è l’unica cosa insostituibile nella vita, il resto passa, cambia forma, se ne va…”. Dibattito profondo, opinabile, ma sincero. “Quando rientreremo dalle ferie – prosegue – inizierà una nuova stagione, dovremo combattere per il lavoro, pretendere certezze, giù a San Nicola di Melfi”. Le voci di un ridimensionamento fino a “duemila unità” nella fabbrica madre, fanno paura. “Non si può accettare una prospettiva del genere, bisogna combattere, tenere alta la guardia”.

Dalla fabbrica madre all’Indotto. “Abbiamo visto in questi anni tante fabbriche chiudere, non si può accettare una debacle del genere, tanti giovani ora per strada, i sindacati facciano fino in fondo la loro parte”. Il discorso scivola poi su Basilicata, spopolamento, emigrazione. “In questo mese vediamo tanti rientri, chi viene da fuori dice che abbiamo pochi servizi e sanità, che siamo ancora a ‘Cristo si è fermato ad Eboli’ “. Come dire, al netto dei proclami politico-regionali, la Lucania è parecchio indietro. “Chi ci governa dovrebbe fare di più per difendere il lavoro e frenare la fuga, ma non lo fa. Di cosa vivremo tra qualche anno, di scorie, discariche e altri pozzi…?”. Tanta amarezza, e una consapevolezza: “Il primo fortino dove difendere l’occupazione è S. Nicola di Melfi, se salta là, salta tutto un sistema produttivo regionale, chiudono anche tante attività nei paesi, per mancanza di utenti”. Un sistema ancorato da 30 anni all’automotive. “Dobbiamo difendere il nostro lavoro e pretenderlo soprattutto per chi è più giovane”, ribadisce. E’ tutto chiaro. Anche sotto l’ombrellone. Ed è chiara la sfida (almeno così pare) anche dopo il rientro dalle ferie.

Ultim'ora - Incidente all’ex Ilva: operaio gravemente ferito all’ Altoforno 2

L’infortunio è avvenuto durante il turno serale. Il lavoratore è stato trasportato in ospedale in codice rosso

​Nuovo incidente sul lavoro all’interno dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto. Intorno alle 22.00, un operaio è rimasto gravemente ferito mentre svolgeva il proprio turno di servizio nell’impianto dell’Altoforno 2.

​La dinamica dell’accaduto è ancora in fase di accertamento. I soccorsi sono intervenuti tempestivamente all’interno dello stabilimento: l’uomo è stato stabilizzato dal personale sanitario e trasportato d’urgenza in ospedale in codice rosso a causa della gravità delle lesioni riportate.

​Sul posto sono stati avviati i primi rilievi per chiarire le cause dell’incidente e verificare il rispetto delle normative sulla sicurezza all’interno del reparto.

giovedì 6 agosto 2026

Appello alla mobilitazione per il 21 Agosto a Taranto ed il 4 Settembre a Bari

Le organizzazioni sindacali Slai Cobas Taranto e Cobas Brindisi e Bari lanciano un appello a tutti e tutte per il 21 Agosto in occasione della inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo e il 4 Settembre a Bari per
l’assemblea nazionale di FDI  alla presenza di Giorgia Meloni, per condividere delle iniziative sul territorio. 

Il 21 Agosto a Taranto è la occasione per denunciare la drammatica situazione occupazionale che si è venuta a creare ulteriormente con la sentenza del tribunale di Milano che decreta entro 90 giorni la chiusura della area a caldo; è il momento di continuare a chiedere per Taranto tutela del lavoro, salario, sicurezza, salute in fabbrica e sul territorio degli operai ex  ilva, operai degli appalti, investimenti alternativi per un nuovo modello di sviluppo anticapitalistico costruito dal basso.
Così come si sta cercando faticosamente di fare per Brindisi con la chiusura del ciclo energetico e chimico.
Inoltre  gli ingenti investimenti per i Giochi diventeranno l’ennesima cattedrale nel deserto perché il problema che nascondono è che Comuni e province non hanno soldi per gestirli, condannandoli a morte certa.

Il 4 Settembre a Bari si svolgerà la assemblea nazionale di FDI alla presenza di Giorgia Meloni; dobbiamo contestare ferocemente la peggiore espressione di chi appoggia le guerre e nega l’olocausto della Palestina, del razzismo istituzionale, di chi realizza leggi sempre più liberticide che arrivano anche ad identificare le manifestazioni comeù terrorismo con quello che ne consegue.
La Puglia ha già cominciato a contestare tutto questo, in particolare a Taranto e a Bari,  con manifestazioni  contro i rigurgiti fascisti e temi come quello della remigrazione. 

Cobas Brindisi:cobaslavoroprivatobr@gmail.com
Slai Cobas Sc: slaicobasta@gmail.com