lunedì 10 agosto 2026

a Taranto in occasione della inaugurazione dei giochi del mediterraneo - tutti e tutte in piazza il 21 agosto


Slai Cobas Taranto e Cobas Brindisi e Bari hanno annunciato due giornate di mobilitazione in Puglia: la prima è in programma il 21 agosto a Taranto, in concomitanza con l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo, la seconda il 4 settembre a Bari, in occasione dell’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia, alla quale è prevista la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Per l’iniziativa di Taranto, le organizzazioni sindacali indicano come tema principale la situazione occupazionale dell’ex Ilva e delle aziende dell’indotto, richiamando anche il decreto della Corte d’Appello di Milano che dispone la chiusura dell’area a caldo entro il 28 ottobre. Secondo quanto riportato nel comunicato, la manifestazione sarà dedicata alle richieste di tutela del lavoro, del salario, della sicurezza e della salute per i lavoratori dello stabilimento e delle imprese dell’appalto.

Nel documento, Slai Cobas e Cobas chiedono inoltre investimenti alternativi e un diverso modello di sviluppo per il territorio, collegando la vertenza di Taranto alla situazione industriale di Brindisi, interessata dalla progressiva chiusura dei comparti energetico e chimico.

Il comunicato affronta anche il tema delle opere realizzate per i Giochi del Mediterraneo. I sindacati esprimono preoccupazione sulla sostenibilità economica degli impianti nel lungo periodo, ritenendo che le risorse disponibili per gli enti locali possano non essere sufficienti a garantirne la gestione futura.

La seconda mobilitazione è prevista il 4 settembre a Bari, in occasione dell’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia. I promotori annunciano una manifestazione di contestazione nei confronti delle politiche del Governo, indicando tra i temi richiamati nel comunicato le guerre, la situazione in Palestina, l’immigrazione e le norme in materia di ordine pubblico e manifestazioni.

Le organizzazioni sindacali affermano inoltre che negli ultimi mesi in Puglia sono state promosse diverse iniziative di protesta, in particolare a Taranto e Bari, anche contro manifestazioni e posizioni che definiscono riconducibili a «rigurgiti fascisti» e sul tema della remigrazione.

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Crisi Ilva - lavoro, salario, sicurezza, salute, investimenti alternativi modello di sviluppo anticapitalistico.
Giochi mediterraneo contro spreco, parassitismo, speculazione. corruzione. gentrificazione

Base navale, militarizzazione, guerra. Taranto non è né vuole essere città di guerra. via basi militari e industrie belliche dalla nostra terra.

Taranto è solidale dalla parte della Palestina contro genocidio, deportazione sionista imperialista

Taranto dice no a razzismo e reimigrazione, lottiamo uniti con i migranti nel nome di Bakari Sako.      Meloni vattene da Taranto il 21 agosto e da Bari il 4 settembre

Presidio manifestazione a Taranto il 21 agosto

Siamo tutti e tutte promotori, organizzatori, manifestanti antagonisti
 

A cura di 

Slai Cobas Taranto 

Cobas lavoro privato Brindisi
info WA 3475301704 

tutti a taranto il 21 mattarella, meloni, la russa.... per i giochi del mediterraneo ..

 per gli operai morti, per i migranti morti, per il lavoro, il salario, la sanità la casa .. chi li vede mai?

diciamoglielo in faccia il 21 agosto - manifestazione

Un altro lavoratore bracciante straniero morto - Quali le responsabilità?

Furgone con braccianti stranieri si ribalta nel Foggiano, un morto e 8 feriti, uno dei quali in condizioni ritenute più gravi.

Il gruppo di lavoratori stava rientrando nel Foggiano, dopo una giornata di lavoro nelle campagne della vicina regione del Molise. Il mezzo è uscito fuori strada a Serracapriola (Foggia)
Nell'incidente sono stati coinvolti braccianti stranieri: stando a quanto si apprende, i 9 viaggiavano a bordo di un furgone che è uscito fuori strada ribaltandosi.



domenica 9 agosto 2026

Via la Meloni da Taranto il 21 agosto - da Bari il 4 settembre

Crisi Ilva - lavoro, salario, sicurezza, salute, investimenti alternativi modello di sviluppo anticapitalistico.
Giochi mediterraneo contro spreco, parassitismo, speculazione. corruzione. gentrificazione

Base navale, militarizzazione, guerra. Taranto non è né vuole essere città di guerra. via basi militari e industrie belliche dalla nostra terra.

Taranto è solidale dalla parte della Palestina contro genocidio, deportazione sionista imperialista

Taranto dice no a razzismo e reimigrazione, lottiamo uniti con i migranti nel nome di Bakari Sako.      Meloni vattene da Taranto il 21 agosto e da Bari il 4 settembre

Presidio manifestazione a Taranto il 21 agosto

Siamo tutti e tutte promotori, organizzatori, manifestanti antagonisti
 

A cura di 

Slai Cobas Taranto 

Cobas lavoro privato Brindisi
info WA 3475301704 

venerdì 7 agosto 2026

"GLI OPERAI NON C’ENTRANO NULLA CON LE MORTI PER CANCRO" - Una nota da 'Operai contro' - su cui in generale concordiamo nella denuncia, ma con alcune necessarie precisazioni

 Posted by Operai Contro 2 6 Agosto 2026

OC - "...La sentenza della Corte d’appello di Milano ha immediatamente scatenato ancora una volta la solita falsa diatriba su quale debba prevalere fra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Da una parte coloro che vengono genericamente e superficialmente definiti “ambientalisti”, spesso solo genitori che hanno perduto figli in tenera o giovane età, ammalati di una delle più disparate forme di cancro o di altre malattie incurabili, accusati di non tenere conto delle necessità occupazionali di migliaia di lavoratori. Dall’altra, messi insieme in un confuso minestrone, i sindacati (ai quali vengono con altrettanta faciloneria associati gli operai), il sindaco di Taranto, politici di varia estrazione, il governo regionale, il governo nazionale, tutti accusati di sacrificare sull’altare dell’occupazione la salute degli abitanti di una intera città..."

Tarantocontro - precisiamo: "il "confuso calderone", in particolare i sindacati confederali + Usb, non si occupa neanche dell'occupazione degli operai; in questi anni, in tutti i Tavoli romani non ha portato, non si è battuto per una difesa dell'occupazione, portando, in opposizione ai piani del governo, dei padroni, delle Istituzioni locali, obiettivi precisi in difesa dei posti di lavoro, del salario e della sicurezza e salute degli stessi operai (solo ora, messi alle strette, Fim, Fiom, Uilm hanno presentato una "piattaforma" che da un lato risente della "Piattaforma operaia" dello Slai cobas sc, dall'altra però è ancora troppo generica ed equivoca, Si tratta, quindi, di una contrapposizione (salute-lavoro)  falsa, che passa sulla testa degli operai, e, attenzione, anche su quella degli abitanti di Taranto, dei quartieri inquinati. Perchè anche qui non bisogna fare un "confuso calderone", gli "ambientalisti" sono soprattutto organizzazioni, associazioni (gli stessi "genitori tarantini" è una associazione, non si tratta di "solo genitori che hanno perduto i figli..."); gli abitanti dei quartieri inquinati partecipano a volte e in pochi ad alcune iniziative degli ambientalisti, ma la maggiorparte di loro (che spesso ha in famiglia un morto per tumore e un lavoratore Ilva o appalto Ilva) non fa una contrapposizione tra salute e lavoro, non accusa gli operai,

OC - "A noi delle parti in causa interessano in primo luogo e soprattutto gli operai. Senza che nessuno domandi un parere diretto a essi, gli operai vengono etichettati come egoisti, interessati solo al posto di lavoro, menefreghisti della salute collettiva. E invece no, gli operai tarantini, che vivono a immediato e diretto contatto con le fonti di inquinamento e sono stati e rimangono i primi e in maggior numero ad ammalarsi e a morire, non hanno mai accettato lo scambio “o il lavoro o la salute”. Gli operai sanno bene che ad ammazzarli e ad ammalarli è sempre stata la pressione produttiva del padrone per fare profitti ad ogni costo, qualsiasi nome il padrone abbia avuto: Stato con l’Italsider, Riva con l’Ilva, Mittal e i suoi azionisti con l’ArcelorMittal, di nuovo lo Stato con le due amministrazioni straordinarie. Tale pressione si realizza, oltre che con la diminuzione del personale in ogni postazione lavorativa, l’uso di macchinari vecchi e fuori norma e tempi di lavoro frenetici, anche attraverso la produzione con tecnologie inquinanti e l’incuria completa delle condizioni lavorative e ambientali. Tutto è sempre stato finalizzato a ridurre i costi e aumentare la produttività oltre ogni limite. E per gli operai minacce e ricatti: “O lavori a queste condizioni o sei fuori”. Perciò gli operai sono i primi a odiare il lavoro a cui sono costretti e le condizioni ambientali che sono obbligati a subire. Della schiavitù salariale cui sono forzati farebbero volentieri a meno, se l’accettano è perché non hanno trovato e non hanno di meglio per sopravvivere. E nessuno mai ha garantito agli operai il diritto al lavoro, quando non sono serviti più sono stati buttati fuori senza tanti complimenti.

Tarantocontro - Precisiamo: non è giusto, nè vero, presentare gli operai solo come quelli che hanno dovuto subire. Soprattutto negli anni passati, prima del famoso 2012, gli operai Ilva hanno lottato eccome, hanno bloccato gli impianti (es. il convertitore) che potevano causare tanti morti in fabbrica, sono stati i primi a lottare contro i "parchi minerali" e ad imporre soluzioni, certo poi risolte dal padrone in modo molto molto parziale; hanno fatto, soprattutto i lavoratori degli appalti con lo Slai cobas una grande lotta sull'amianto, esemplare a livello nazionale, ecc. ecc.; questi operai hanno tante volte segnalato, denunciato anche alle Istituzioni - e per questo sono stati puniti, declassati, spostati di reparto, anche licenziati. Leggete anche le testimonianze dure e precise rese al processo "Ambiente svenduto" di 1° grado... Ma questi operai sono stati lasciati soli, ricattati dai padroni, intimoriti dagli stessi sindacati confederali, ignorati dalle Istituzioni (intervenuti il più delle volte solo a fronte di infortuni). Ma sono stati lasciati soli non solo dai sindacati, ma anche dagli "ambientalisti", per cui gli operai erano "fantasmi" e poi sono diventati "colpevoli". 

OC 
- "Non hanno scelto gli operai tarantini di lavorare in un ambiente inquinato e inquinante, non hanno deciso essi di dover produrre, oltre all’acciaio, anche polveri, fumi e gas inquinanti. Non è colpa degli operai se dalla fabbrica tarantina escono veleni che fanno ammalare e morire centinaia di innocenti bambini. Non hanno deciso loro che l’inquinamento interno ed esterno alla fabbrica è il prezzo da pagare alla corsa al profitto da parte dei padroni. Non hanno voluto loro che il vantaggio per pochi azionisti e dirigenti causasse il massacro sociale derivante dalla messa a rischio della vita e della salute di migliaia di operai e di semplici persone. Non è dipesa da loro scelte la sentenza della Corte d’appello di Milano. Perciò non difendono a spada tratta lo stabilimento siderurgico di Taranto così com’è e non spetta a loro decidere come rimetterlo in sesto. Nessuno ha chiesto il loro parere sulle ristrutturazioni attuate negli ultimi anni, sui continui licenziamenti e sulle corse infinite alla cassa integrazione. Non l’ha fatto ArcelorMittal e non l’ha fatto lo Stato italiano che adesso gestisce le due imprese in As. Così come, se un domani si concretizzerà la vendita dell’ex Ilva, non lo farà né l’americano Flacks Group né l’indiano Jindal né qualsiasi altro compratore".

Tarantocontro - "non è dipeso dagli operai..." - E' vero. Però una forte denuncia va fatta sui sindacati confederali. E qui, invece, manca. Sono questi sindacati, i loro delegati, gli Rls che avrebbero dovuto e potuto fare una battaglia seria su sicurezza, salute, ambiente. Non l'hanno fatta. Non solo, hanno contrastato fortemente lo Slai cobas sulla sua battaglia per una postazione fissa ispettiva dentro la fabbrica; non l'hanno sostenuto nella battaglia contro l'amianto; in un importante infortunio mortale gli operai si sono rivolti, appena accaduta la morte, allo Slai cobas non al proprio Rls o delegato a cui, d'altra parte, avevano già denunciato la situazione di pericolo senza ottenere risposte - e nel processo che seguì per questa morte, lo Slai cobas ha dovuto denunciare anche gli Rls. Questi sindacati hanno silenziato, boicottato la formazione della Rete nazionale per la sicurezza e la salute in fabbrica e sul territorio, promossa dallo Slai cobas e da alcuni operai e familiari di operai morti; ecc. 
Gli operai non sono una entità astratta, contano quando sono organizzati, e i sindacati dovrebbero servire per questo. Quando invece i sindacati agiscono per frenare, impedire la ribellione e la lotta degli operai, allora non solo non ci sono ma fanno grossi danni. E' questo va detto. Altrimenti, anche non volendo, si fa demagogia sugli "operai"

OC - E allora il problema lo risolva chi lo ha creato. Agli operai va bene continuare a lavorare, tutti, nessuno escluso, anche quelli di Ilva in As, in un ambiente perfettamente risanato. Ma va anche bene che l’Ilva chiuda, a patto che tutti, nessuno escluso, anche quelli di Ilva in As, possano riscuotere, messo per iscritto, il salario pieno fino alla pensione. Va bene pure che la produzione venga riconvertita dall’acciaio ad altre merci, purché ci sia lavoro per tutti, anche per quelli di Ilva in As, e senza che nessuno perda diritti salariali e normativi già acquisiti. Per questi obiettivi sono disposti a mobilitarsi, non per altri che passino, ancora una volta, sui loro livelli occupazionali, sui loro salari, sulla loro pelle e sulla loro salute.

Tarantocontro - OC fa una mera fotografia delle "soluzioni" tra gli operai. Ma le avanguardie non possono fare un "calderone": "va bene questo... quest'altro... purchè..."; gli operai in questo modo vengono visti in attesa degli eventi, e non come necessari protagonisti del presente e del futuro. Nello stesso tempo, non va bene qualsiasi soluzione purchè salvaguardi lavoro e salario - noi contrastiamo, per esempio, le proposte dell'Usb di far lavorare gli operai in Lavoro di pubblica utilità; nè va bene spargere illusioni - come il "salario pieno fino alla pensione" - la media di età tra gli operai è sui 50 anni, quanti anni lo Stato dovrebbe dar loro salario senza lavoro?. D'altra parte noi non siamo d'accordo per situazioni di fuoruscita da questa grande fabbrica attraverso incentivi, decenni di cassintegrazione (come è successo agli ex lavoratori Belleli), se accadesse, quegli operai non interessano più alla lotta di classe, non servirebbero a migliorare la situazione per le masse popolari di Taranto; e, allora, non possono interessare neanche a noi.

Anche sulle possibilità alternative all'Ilva, al di là dei 17 (?) progetti fumosi propagandati almeno da due anni dal Comune di Taranto e dal governo, se chiude la grande fabbrica, altre fabbriche chiudono o non hanno interesse a insediarsi a Taranto  - su questo invitiamo a leggere l'articolo: https://tarantocontro.blogspot.com/2026/08/alla-stellantis-oggi-e-allilva-domani.html


COMUNICATO DEL COORDINAMENTO GROTTAGLIE PER LA PALESTINA - Leonardo/guerra e collaborazionismo neocorporativo sindacale

RESPINGERE I PIANI DI GUERRA DI FIM FIOM E UILM PER CONTO DI LEONARDO
 
Il coordinamento Grottaglie per la Palestina, nato più di un anno fa con l'obiettivo di denunciare il genocidio perpetrato dallo stato israeliano contro la popolazione di Gaza e del popolo palestinese tutto, si è fatto promotore di numerose iniziative di solidarietà e di mobilitazione, tra queste il partecipatissimo corteo del 27 settembre scorso che dalla città è arrivato sin sotto ai cancelli della Leonardo per denunciare le responsabilità della multinazionale nella vendita di armi all'esercito israeliano.
Il coordinamento sente oggi la necessità di esprimere la propria netta condanna rispetto alle posizioni assunte da Fiom, Fim e Uilm nazionali in un comunicato del 15 luglio.
Non ha destato sorpresa un comunicato in cui si plaude alle opportunità di crescita per il gruppo Leonardo nei prossimi investimenti sulla produzione militare. I sindacati si preparano, per conto del padronato, a cogliere i frutti del debito di 15 miliardi di euro che il governo si accinge a chiedere in PRESTITO per la produzione di armi, mentre sanità, stato sociale, diritto all’abitare continuano a segnare un feroce arretramento.
Non ha destato sorpresa perché in questi ultimi anni, i continui interventi legislativi di repressione verso le forme di opposizione al processo di guerra in corso, non hanno visto alcun segno di opposizione da parte dei sindacati padronali CISL e UIL.
Inoltre, alle firme di FIM e UILM si è unita la firma della FIOM, sindacato metalmeccanico che nello scorso autunno ha sostenuto una petizione per chiedere che lo stabilimento Leonardo di Grottaglie mantenesse la vocazione di fabbrica dedicata alla produzione civile; un sindacato che ha percorso le nostre stesse strade nelle mobilitazioni contro il riarmo e il genocidio in Palestina. Ha suscitato sdegno vedere la firma della FIOM in un documento che chiede di saldare l’alleanza economico-militare con lo Stato genocida di Israele e, in generale, che sposa senza obiezione alcuna le politiche di riarmo del Governo italiano.
Da parte nostra denunceremo in ogni sede politica e di movimento l’allineamento di questo e di tutti i sindacati agli interessi speculativi dei produttori di morte e respingeremo con forza ogni loro tentativo di infiltrazione nel popolo che lotta contro il processo di militarizzazione della società e per la giustizia sociale.

A BRINDISI 56 LAVORATORI VIVONO IN UNA EX DISCARICA


Da un’inchiesta di @nocprbrindisi, che ringraziamo per i video e il lavoro svolto, emerge che una piccola comunità di lavoratori agricoli è stata assegnata ad una sistemazione abitativa vergognosa: in una ex discarica, con accanto una pompa di GPL e col primo supermercato a 4 km. Sfruttati solo per spedirli nelle campagne a lavorare. 
In questa situazione disastrosa, politica e magistratura si rimbalzano la palla e per “non generare questioni e altri problemi” hanno deciso di chiudere l’ingresso dall’estero. In pratica, nessuno può entrare se non “i cittadini extracomunitari”, dichiara il Prefetto. Un ghetto vero e proprio, rimasto ai margini, se non fosse per il grande lavoro di @nocprbrindisi che ha indagato e sollevato la questione.