martedì 21 gennaio 2020

Solidarietà da proletari comunisti al compagno Pati Luceri da 8 giorni in sciopero della fame

Il gruppo musicale turco YORUM, fondato nel 1983 è costituito da ben 50 artisti, sin dalle sue origini, ha sempre improntato i suoi testi alla LOTTA CONTRO le ingiustizie e in SOLIDARIETÀ con le lotte operaie e dell'internazionalismo proletario.
Quasi tutte le loro canzoni, proprio perché sottese da uno spirito di classe e rivoluzione, sono cantate in tutte le lingue che si parlano in Turchia.
Per questo ha già subito più di 400 procedimenti giudiziari e decine di arresti.
Attualmente sono 5 in carcere, di cui 3 in sciopero della fame, dal 1° marzo 2019.
Ibrahim Gokcek, invece, uno di questi 3, dal 1° gennaio 2020, mentre si trovava al suo 200° giorno di sciopero della fame, ha deciso di intraprendere il digiuno fino alla morte.

lunedì 20 gennaio 2020

iniziative delle sardine a taranto ...

Saranno “Storie di Frontiera”, come la “frontiera” tanto cara allo scrittore tarantino Alessandro Leogrande. Un modo per rimettere in discussione quello che il Sud, la Puglia, chiede alla politica.
Si inizia il 24 gennaio nel cuore del quartiere ebraico della cittadina di Manduria, in provincia di Taranto. Qui il Consiglio comunale nel maggio del 2018 è stato sciolto per Mafia, qui un anno fa una baby gang aggredì probabilmente fino alla morte il povero Antonio Stano, ma qui ci sono anche storie di rinascita come quelle di Elisa Springer, sopravvissuta ai campi di stermino di Auschwitz, Bergen Belsen e Terezin, e rifiorita a Manduria dove mise su famiglia e dove trovò il coraggio di raccontare, oppure quella di Tsegaj, giovane donna eritrea costretta a fuggire dalla guerra e dall’inferno ora rinata attraverso un progetto di integrazione.
In piazza Mercantile a partire dalle 18.30 del 24 gennaio attori, scrittori, poeti, musicisti, giornalisti daranno il loro contributo e testimoni di queste storie racconteranno pubblicamente cosa accade quando si smette di odiare, di seguire la mente e non la pancia, e quando tutto ciò incontra la buona politica.
Il 25 gennaio alle 17.00 nel Salone degli Specchi del Comune di Taranto, sarà invece Silvia Godelli, ex assessore al Mediterraneo della Regione Puglia, a raccontare la sua esperienza di ex esule, ma anche di donna e docente universitaria impegnata a restituire al Sud il ruolo che gli spetta nel quadro sociale, culturale ed economico dell’Italia e dell’europea mediterranea.
In quella occasione nel quarto anniversario dalla scomparsa di Giulio Regeni si rinnoverà l’appello per la verità e la giustizia sulla morte del ricercatore italiano.

ArcelorMittal ferma la produzione dell’Acciaieria 1, mentre capitalizza a suo favore la sentenza su AFO2

ArcelorMittal Italia ha convocato quest’oggi i sindacati metalmeccanici di Taranto, annunciando il fermo immediato dell’Acciaieria 1 di Taranto, spostando parte della produzione all’Acciaieria 2 che passerebbe dall’attuale assetto di marcia di due convertitori a tre. La riduzione di personale sarà da 477 a 227 unità, determinando la collocazione di 250 lavoratori in Cig. Mentre la previsione di fermata è di circa 2 mesi, fino al 31 marzo 2020.
 “allo scarso approvvigionamento di materie prime e all’attuale capacità produttiva legata alle commesse“. “Da giovedì 23 gennaio l’Acciaieria 2 marcerà a pieno regime. L’azienda ha ribadito la necessità di mantenere i presidi per la quasi totalità della manutenzione e del personale necessario di esercizio per garantire, in entrambi i casi, la salvaguardia impiantistica propedeutica alla ripartenza dell’impianto”  “una parte del personale di esercizio dell’Acciaieria 1, formato e informato, verrà impiegato in Acciaieria 2 a saturazione organico“. I lavoratori coinvolti al momentaneo trasferimento nel reparto Acciaieria 2 saranno i seguenti: gruisti, addetti muraria, addetti siviere, addetti affinazione, piattaformisti.
Fim, Fiom e Uilm hanno ribadito la propria “contrarietà a tale decisione aziendale in quanto ritengono che il momentaneo trasferimento della produzione sull’Acciaieria 2, rispetto all’attuale assetto di marcia, può creare possibili ripercussioni dal punto di vista della sicurezza e dell’ambiente“. I sindacati ritengono infine “inaccettabile tale scelta da parte di ArcelorMittal in quanto, ad oggi, non vi è un piano industriale condiviso con il Governo e le organizzazioni sindacali: chiediamo l’immediata sospensione dell’iniziativa unilaterale della multinazionale“. 

Ex Ilva, pm Milano: “Ad ArcelorMittal sfugge concetto interesse pubblico”


Secondo i pm della Procura di Milano “ad Arcelor Mittal sfugge il concetto di interesse pubblico“: per questo motivo, nel chiedere l’estromissione dei pm dal contenzioso civile con l’ex Ilva “non riesce in concreto a rappresentarsi l’interesse perseguito da questo ufficio né a comprendere la richiesta fatta in sede cautelare. Si ricorda infatti come il recesso dai contratti di affitto (…) arrechi un irreparabile nocumento ad impianti industriali strategici a presidio della cui integrità sono facilmente invocabili anche norme sanzionatorie penali“. E’ uno stralcio della memoria depositata quest’oggi dalla Procura nella causa civile presso il tribunale di Milano in vista dell’udienza del 7 febbraio, presso cui entro oggi dovrebbe essere depositata anche la memoria dei legali di Ilva in Amministrazione Straordinaria, riportata dall’ANSA.
Nella memoria di replica quella depositata dai legali della multinazionale nelle scorse settimane, i pm Stefano Civardi e Mauro Clerici e il Procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, titolari dell’inchiesta penale, ribattono alla richiesta, avanzata da Arcelor Mittal, della loro estromissione dalla causa civile. Nella memoria si legge che “il ricorso della Procura della Repubblica è pienamente ammissibile e coerente con i doveri dell’Ufficio in quanto nel procedimento ci sono interessi pubblici coinvolti sotto il profilo della tutela dell’ambiente, dell’occupazione, degli impianti strategici per l’economia nazionale“.
In più, oltre a sottolineare che la memoria depositata dai legali della multinazionale lo scorso 16 dicembre al giudice civile Claudio Marangoni “è totalmente centrata sul provvedimento del giudice monocratico di Taranto sull’Altoforno 2 poi annullato dal Tribunale del Riesame il 7 gennaio scorso”, i pm sottolineano come la giurisprudenza riconosce “l’utilizzabilità degli elementi di prova assunti nel corso del procedimento penale come prova atipica, con pieno ingresso nel novero degli elementi valutabili dal giudicante nel contenzioso civile“. 
La “frase presente nella memoria depositata a dicembre da ArcelorMittal nella causa civile con l’ex Ilva per sostenere che la Procura possa versare in un giudizio civile (…) elementi istruttori acquisiti al di fuori di ogni contraddittorio (e di ogni competenza) nonché del controllo del giudice civile è evenienza, a nostra memoria, mai verificatasi in Italia e, per quanto si sappia, in alcuno Stato di diritto“, come si legge nella memoria dei pm “è il portato di un artifizio retorico eccessivamente spinto, o denota scarsa memoria“.

CAMPAGNA NAZIONALE PER POPOLARIZZARE LA VERTENZA ILVA NELLE GRANDI FABBRICHE - BERGAMO

DISCUSSIONI AI CANCELLI, INCONTRI, MATERIALI. SI ROMPE UN SILENZIO SEGNATO DAL RISALTO DATO DALLA FALSA PROPAGANDA AGLI ACCORDI SINDACALI FIRMATI CON PADRONI E GOVERNO, E SULLA FALSA ALTERNATIVA ‘LAVORO O SALUTE’.
LOTTA DI CLASSE E SCIOPERO GENERALE VERO DEI METALMECCANICI IN PRIMO PIANO.
IL DISORIENTAMENTO TRA LE FILE OPERAIE È SEGNATO DALLE NOTIZIE FALSE CHE GIRANO SUI MEDIA, SUI SOCIAL, IN GENERALE CON INTERNET. SOPRATTUTTO SULLA NATURA E CONTENUTI DEGLI ACCORDI SINDACALI. CHE PORTANO SOLDI, CHE TUTELANO GLI OPERAI.
Sulla fabbrica che viene immaginata come inevitabilmente segnata da una produzione di morte: "io piuttosto che rovinarmi la salute preferisco chiuderla".
Basta poco per far osservare quanto sia contraddittoria questa affermazione. La maggioranza degli operai che la ripetono, non dovrebbero essere nemmeno nella ‘loro’ fabbrica, sicuramente non velenosa come l’Ilva ma distruttiva giorno dopo giorno, se fossero coerenti.
Ma il lavoro ai cancelli non corre sul filo della logica.
Si polemizza su come facendo propria una teoria piccolo borghese, che sposta il centro della nocività dal capitale alla fabbrica, si alimentano individualismo, rassegnazione, paura.
E di come questo dia un grande vantaggio a padroni e ai loro servi, non partecipando allo scontro in atto. Che oggi vede al centro la fabbrica di Taranto, ma che avrà ripercussioni su tutta la classe operaia. E nelle fabbriche stanno riprendendo massicciamente i piani di ristrutturazione.
Nelle discussioni si corre alla sconfitta della Fiat di Torino del 1980. Ma molti non ne hanno né memoria ne conoscenza.
Operai che fanno propri luoghi comuni sulla questione ambientale, sull’inquinamento che da un lato oggettivamente attorno alle fabbriche è veramente un concentrato di veleni, ma che è un’illusione combattere individualmente, mettendosi una mascherina mentre si circola in fabbrica per simulare una protesta simbolica rispetto a questa situazione, perdendo di vista che quello che può cambiare lo stato di cose esistenti è la presa di coscienza collettiva che questa situazione è generata dal sistema del capitale per il profitto e che questa nocività si combatte con la lotta di classe, con la mobilitazione degli operai che devono mettersi alla testa e guidare un movimento per farla finita con il sistema dei padroni.

Ma si continua. Con un piano di informazione/controinformazione costante e iniziative specifiche fabbrica per fabbrica per la mobilitazione, tenendo in primo piano la lotta di classe e lo sciopero generale vero dei metalmeccanici a sostegno della vertenza Ilva.

domenica 19 gennaio 2020

Taranto - 23 gennaio udienza del processo a lavoratori e cittadini, tra cui gli attivisti Slai cobas per il sindacato di classe Taranto per la contestazione a Renzi del luglio 2016

In  questa occasione gli attivisti Slai cobas per il sindacato di classe Taranto processati, terranno un presidio-conferenza stampa al Tribunale di Taranto ore 9.30 per informare sul processo e per solidarizzare con tutti coloro colpiti dalla repressione, da Nicoletta Dosio - attivista no tav attualmente in carcere - agli operai e le ragazze solidali con la lotta dei lavoratori denunciati e multati a Prato - agli attivisti NO TAP di Lecce ecc.

Se toccano uno toccano tutti!
Giovedì 23 gennaio  nuova udienza per 15 persone, di cui 7 dello Slai cobas, denunciati per la giusta e legittima manifestazione del 29 luglio 2016, quando Renzi venne a Taranto, a visitare il museo, pensando di ricevere applausi per i suoi decreti “salva Ilva” e invece ricevette la forte protesta di operai Ilva, lavoratori cimiteriali e di tanti posti di lavoro, cittadini, studenti e tante donne dei Tamburi e di tutta la città che vennero anche con i loro bambini, ecc. 

Finora sono stati sentiti i poliziotti e la Digos che con i loro rapporti hanno permesso questo processo che non doveva assolutamente esserci. Hanno fatto barcollanti deposizioni, non hanno potuto nascondere la verità dei fatti .. erano “contestatori” 200/300 persone, compresi i bambini…

Quindi c'è stata  la sceneggiata delle identificazioni: perchè proprio quei 15? E come sono stati identificati? La risposta è stata: "li conosciamo personalmente…" (della serie: se c’è da denunciare, i nomi, soprattutto alcuni dello Slai cobas sc sono una sorta di “copia e incolla”).
…Altra sceneggiata, la contestazione all’On. Pelillo e il “famoso” sacchetto lanciato. Qui da un lato è emersa il servilismo dei poliziotti verso i “potenti”: poliziotti che lasciano il loro posto a cui erano stati destinati per correre in “soccorso” di Pelillo; dall’altra l’assurdità del “sacchetto”: Che c’era dentro? Un poliziotto: minerale dell’Ilva, giuro! Ma l’ha analizzato? NO; un altro poliziotto, sabbia……
Poi vi è stata la questione delle transenne. Tutti i poliziotti timidamente hanno ammesso che sì vi erano un pò di transenne ma certo queste non impedivano alle persone di passare tranquillamente, nè alcuna forza dell’ordine, nè alcun cartello vietava di andare via via da piazza Garibaldi a cso Umberto passando da via Cavour. E, allora, solo alcune persone, quelle denunciate, non avrebbero potuto passare?

Basta processi contro chi lotta a difesa dei diritti delle masse - NO TAP Lecce

L'immagine può contenere: una o più persone e testo

Da anni centinaia di salentini si oppongono alla costruzione del Trans Adriatic Pipeline (TAP), contestando la legittimità di un’opera inutile, dannosa, obsoleta e climalterante.
Gli attivisti hanno più volte denunciato il modo di agire della multinazionale, che ha portato avanti i lavori nel territorio di Melendugno senza le autorizzazioni necessarie e nello spregio delle norme a tutela dell’ambiente e della salute dei suoi abitanti.
Ma chi ha cercato di mettere in luce queste violazioni e di ostacolare la devastazione in atto, ha dovuto subire multe pesantissime, fogli di via , denunce di tutti i tipi, e ora i processi.
Un nutrito schieramento di forze dell’ordine è stato disposto a garanzia della continuazione dei lavori, non certo per impedire gli espianti degli ulivi non autorizzati, o l’inquinamento causato dal cantiere,