mercoledì 2 settembre 2026
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Ex Ilva, la vendita è più vicina: Meloni convoca il tavolo a Palazzo Chigi con i sindacati
L’appuntamento è fissato per martedì 8 settembre. Due proposte in campo per l’acquisizione: Jindal e la cordata italiana. Il governo insiste sulla necessità di mantenere una capacità produttiva di acciaio è «obiettivo di rilievo nazionale»
Promessa mantenuta. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha convocato i sindacati a Palazzo Chigi per martedì 8 settembre alle 17:30 per un aggiornamento sulla «situazione» dell’ex Ilva: una formula volutamente ampia che, a questo punto della partita, comprende molto più di un semplice aggiornamento su vendita di Acciaierie d’Italia, destino dell’area a caldo, offerta della cordata italiana, quella di Jindal Steel International e il futuro occupazionale di migliaia di lavoratori.
La scelta della data non è casuale. Arriva dopo i festeggiamenti a Bari in cui la premier rivendicherà di guidare il governo più longevo della storia della Repubblica italiana, e a meno di ventiquattr’ore dall’esame in Corte d’Appello di Milano del ricorso sullo spegnimento dell’area a caldo. Il 9 settembre sarà esaminata l’istanza con cui Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha chiesto di sospendere l’esecutività del decreto che dispone il fermo dell’area produttiva.
La gara entra nella fase decisiva
Sul fronte della vendita, i commissari straordinari stanno esaminando due proposte: l’offerta vincolante presentata da Jindal e la manifestazione d’interesse della cordata italiana, che dovrà essere trasformata in un’offerta vera e propria. Il nodo resta legato al perimetro industriale. Mentre Jindal ha già manifestato la disponibilità a rilevare l’intero polo di Acciaierie, compresa l’area a caldo, gli industriali italiani hanno allo studio un’operazione più circoscritta, concentrata sul downstream e su una parte dell’area a caldo, con i laminatori a nastro e lamiera.
Ma, ancora una volta, è stata la premier a dettare le condizioni: il governo considera il mantenimento «di un’importante capacità produttiva di acciaio» un «obiettivo di rilievo nazionale».
E quindi si tratta. Il confronto tra il governo e le 14 imprese
italiane, guidate da Federacciai, scandisce il ritmo della partita: sia
industriale, sia economica. La porzione di azienda considerata dalla
cordata italiana vale tra 600 milioni e un miliardo di euro,
mentre Jindal ha indicato una disponibilità nell’ordine dei 2 miliardi
per l’intero complesso. Per colmare questo divario, l’unica strada
percorribile per la cordata è coinvolgere Invitalia, con la costituzione di una newco.
Come anticipato da questo giornale, l’ipotesi è di costruire una struttura a due gambe, nella quale gli investitori privati si concentrerebbero sulle attività economicamente sostenibili e lo Stato avrebbe un ruolo nella gestione della parte più delicata dell’area a caldo. Una soluzione che consentirebbe di mantenere aperta, almeno in prospettiva, la possibilità di una riconversione dell’upstream attraverso forni elettrici e un impianto per la produzione di acciaio pre-ridotto (cosidetto «dri»).
Il tavolo per Taranto, il fronte occupazionale
I sindacati, comunque, non si accontenteranno di un aggiornamento sulla gara. Perché la vendita sarà il cuore della discussione ma al tavolo sarà inevitabile parlare delle conseguenze che i vari scenari avrebbero sui lavoratori. Il governo dovrà affrontare il tema degli strumenti da mettere in campo per accompagnare la transizione, dagli ammortizzatori agli eventuali pensionamenti anticipati fino alla ricollocazione di una parte della forza lavoro presso altre imprese del territorio.
Dal punto di vista industriale, più ampio sarà il perimetro mantenuto in attività e maggiore sarà la capacità di assorbire occupazione e preservare competenze in attesa della riconversione. Sullo sfondo resta poi il più ampio confronto su Taranto. Meloni ha previsto un tavolo specifico per lo sviluppo dell’area con associazioni di categoria, Regione Puglia ed enti locali per affiancare all’ex Ilva nuovi investimenti imprenditoriali. Ma la convocazione non è ancora arrivata. (riproduzione riservata)
la situazione ex ilva sulla stampa locale e nazionale - Ex Ilva, fissata per il 9 settembre l’udienza per salvare l’area a caldo - info 1
francesco casula
La Corte d’appello di Milano dovrà decidere sulla sospensione dello stop imposto dal 25 ottobre. Ma l’impianto rischia di fermarsi già il 20 settembre per la mancanza di materie prime
È fissata per il 9 settembre l'udienza dinanzi alla corte d'appello di Milano che dovrà decidere se sospendere o meno il decreto che impone all'ex Ilva lo stop dell'area a caldo a partire dal prossimo 25 ottobre. Le società Ilva in As e Accierie d'Italia in As ha infatti depositato l'istanza e la corte ha immediatamente fissato la data dell'udienza: una data particolarmente ravvicinata evidentemente per i tempi particolarmente stretti: come svelato dalla Gazzetta, infatti, l'area a caldo rischia di fermarsi già il 20 settembre per mancanza di materie prime. Dal 27 luglio scorso, giorno della sentenza della Corte milanese, infatti, AdI in As ha fermato l’approvvigionamento di materie prime e quindi in fabbrica mancano gli elementi essenziali per continuare la produzione: stando a quanto appreso dalla Gazzetta, quindi, l’ultima colata nell’area a caldo è prevista intorno alla seconda decade di settembre per poi avviare in sicurezza le attività per fermare gli impianti.
la situazione ex ilva sulla stampa -Ex Ilva, l’indotto si ferma: rischio di un migliaio di licenziamenti -info 3
In arrivo i provvedimenti collettivi conseguenti allo stop dell’area a caldo. Alcune imprese sono ricorse alla cassa ordinaria, bloccati tutti i contratti a termine

3' di lettura
Tra avvio dei licenziamenti collettivi e ricorso alla cassa integrazione, l’indotto ex Ilva vive già i primi contraccolpi della fermata dell’area a caldo del siderurgico che, per effetto del decreto della Corte d’Appello di Milano, dovrà avvenire entro fine ottobre (90 giorni dal 27 luglio). Dal fronte Aigi, associazione di imprese, annunciano che «tra qualche giorno i licenziamenti verranno ufficializzati. Ad oggi riguardano circa un migliaio di addetti divisi fra tre-quattro aziende. Sono imprese che non intravvedendo possibilità di riavvio dell’area a caldo, ritengono che non abbia senso usare la cassa integrazione e stanno attivando le procedure di licenziamento collettivo. Ma il 30 per cento del problema si sta già verificando con il mancato rinnovo dei contratti di lavoro a tempo determinato».
Invece per la cassa integrazione, la Peyrani spa, che si occupa di manutenzioni, ha comunicato ieri ai sindacati la sospensione dal lavoro (procedura ordinaria) di 55 unità. E un’altra azienda, Itelyum-Castiglia, ha dichiarato che con l’alt alla produzione, si fermano anche la logistica e lo scarico delle materie prime al porto dove sono impiegate 70 unità, di cui 16 a tempo determinato. «Ne deriva un esubero strutturale che la società intende affrontare con la necessaria tempestività per evitare ripercussioni finanziarie» scrive Itelyum-Castiglia. Prima di queste, un’altra impresa, la Semat Engineering, ha chiesto il rinnovo della cassa integrazione per oltre 200 addetti essendosi fermato il lavoro con lo stop alle batterie delle cokerie, stop in corso già da alcuni mesi.
Fonti vicine ad Acciaierie d’Italia affermano che per la fermata dell’area a caldo, al momento il giorno non é definito, ma tutto quello che é necessario predisporre «è stato già studiato, analizzato e pianificato». Non é che lo si fa dall’oggi al domani, si evidenzia, anche perché dovrà essere data comunicazione, attraverso un piano, al ministero dell’Ambiente, agli enti locali e alle autorità di controllo. E una data ancora non c’è, si ribadisce.
A Bari il 4 settembre per portare l'opposizione, la voce e la rappresentanza operaia e popolare contro il governo Meloni
Dopo la riuscita manifestazione a Taranto del 21 agosto in occasione della presenza della Meloni per l'inaugurazione dei giochi del mediterraneo
(vedi in questo blog immagini e interventi del 21 agosto)
A Bari con lo Slai cobas per il sindacato di classe
ore 16 dalla sede
per raggiungere Bari piazza Ferrarese ore 17.30
info wa 3475301704
martedì 1 settembre 2026
"Proibita la bandiera palestinese ai Giochi del Mediterraneo”: la denuncia della Flotilla a Fasano
Giochi per promuovere la Puglia, Taranto zone di guerra
Da La Repubblica - Davide Carlucci



