lunedì 28 settembre 2026

Ma vai a parlare con gli abitanti di Bagnoli...

Ma questo giornalista ha mai parlato con gli abitanti di Bagnoli che invece denunciano questa falsa alternativa, che porta anche inquinamento, nocività? 

Evidentemente fa gli articoli bellamente seduto nella sua scrivania e non alza il culo per andare a vedere la vera realtà.

Secondo Di Meo questo dovrebbe essere il futuro anche per Taranto. Ma ci faccia il piacere!

 

 

Riportiamo un articolo di febbraio di quest'anno che invece fa parlare le persone reali di Bagnoli 

Febbraio 2026

Bagnoli - Anche le bonifiche sono inquinanti... E gli abitanti di Bagnoli in migliaia scendono in strada

Nel capitalismo e con governi al suo servizio, al servizio del profitto anche i lavori di bonifica del territorio portano inquinamento.

A Bagnoli i livelli di polveri sottili sono superiori alla norma. È quanto emerge dai dati pubblicati dall'Arpa Campania e rilevati con il laboratorio mobile in zona Città della Scienza dal 3 al 9 febbraio, un periodo che ha visto l'intensificarsi dei lavori sul litorale in vista dell'America's Cup e del passaggio dei camion diretti al cantiere. Secondo la legge, il livello massimo di Pm10 consentito è di 50 microgrammi per metro cubo. A guardare quanto riportato dall'Agenzia regionale per la protezione ambientale, invece, questo livello è stato superato in almeno quattro occasioni. 
Martedì 3 febbraio, il livello medio giornaliero di polveri sottili ha raggiunto 81 microgrammi al metro cubo, con una punta oraria di oltre 158 alle ore 14. Il giorno 4, il laboratorio mobile ha rilevato una media di 79, con una punta massima di 142 alle 11. Il terzo sforamento, lieve, è stato registrato venerdì 6: 51 microgrammi. Bisogna, poi, arrivare a lunedì 9, ieri, per avere il quarto episodio: 66 come valore medio giornaliero, con una punta di 223 microgrammi al metro cubo alle 16. 

Il Commissariato di Bagnoli aveva risposto mettendo in atto “misure di mitigazione”. Misure che prevedono, secondo quanto spiegato dalla nota commissariale, la bagnatura delle piste e dei teli, la pulizia delle ruote dei tir, barriere protettive. 

Pronto il commento della Rete No America's Cup: “In un'area ex industriale come quella di Bagnoli, il pericolo vero non è tanto nel gas che evapora, ma nella polvere che si alza. I sensori Arpac ci dicono quante polveri sottili si muovono ma servirebbe sapere di cosa è fatta quella polvere. Senza questi dati, stiamo vedendo solo la punta dell'iceberg: sappiamo che l'aria è ‘sporca’ di polvere, ma non sappiamo quanto è tossica. Servono analisi più approfondite”.

La risposta è stata da parte delle masse popolari di Bagnoli una importante manifestazione di 5 mila persona.
“Vogliamo la vera bonifica di Bagnoli, non speculazione e grandi eventi spot“. Sono le parole degli abitanti nel quartiere a Ovest di Napoli che nella mattinata di sabato 7 febbraio hanno sfilato per le strade della zona per fermare i “lavori della vergogna”, come scritto sullo striscione di apertura: quelli in vista della Coppa America di Vela, l’America’s Cup, in programma per luglio 2027.
Almeno 5mila persone hanno partecipato alla manifestazione, gran parte delle quali residente a Bagnoli, chiedendo alle istituzioni garanzie per quanto riguarda la tutela ambientale, i rischi per la salute e l’impatto che i lavori per il grande evento avranno sulla balneabilità del mare, mettendo a rischio la spiaggia pubblica e il bosco.
La gara velistica è infatti in progetto in un’area classificata come zona rossa, colpita da una continua crisi sismica insieme ai Campi Flegrei, dalla mancata bonifica delle aree industriali dismesse che hanno inquinato il territorio per tutto il corso del ‘900 e a cui si aggiungerebbe ora l’ingresso quotidiano di centinaia di camion. 

Guerra vera e guerra dell'acciaio / crisi siderurgica, economia di guerra, sempre più intrecciate anche e soprattutto a Taranto

Questo lo ha già detto con i suoi mezzi e le sue iniziative d'avanguardia lo Slai cobas e ha portato questi contenuti nella giornata del 25 sett. alla Base navale e in piazza immacolata, così come in fabbrica con striscioni "Lavoro non guerra" alle portinerie.
Su questo non possiamo contare su sindacati collaborazionisti con il governo o critici ma dentro il recinto degli interessi del capitale e delle sue leggi;
meno che mai sulla piccola borghesia ambientalista antioperaia, moderata e filo istituzionale o che si dipinge alternativa, ma che non sa di che parla e quello che fa è dannoso alla lotta di classe, unitaria e di massa degli operai e delle masse popolari.
 
Serve l'alternativa classista e combattiva, anticapitalista e antimperialista che in questa città è rappresentata essenzialmente dallo Slai cobas per il sindacato di classe

da taranto buonasera

"L'Ilva ucraina" getta la spugna, «sicurezza impossibile». Il legame tra acciaio e bombardamenti

Decisione di ArcelorMittal di fermare Kryvyi Rih. Il Corriere della Sera evidenzia il rapporto tra produzione siderurgica ed economia di guerra

ArcelorMittal

ArcelorMittal

Oltre 12.000 dipendenti diretti e 3.500 addetti delle imprese appaltatrici. Stipendi, una produzione strategica, entrate fiscali. E una fine il cui impatto a livello internazionale è tutto da valutare. 

Leggere sul Corriere della Sera della decisione di ArcelorMittal di chiudere la grande acciaieria di Kryvyi Rih fa inevitabilmente pensare anche a Taranto. Marta Serafini scrive che "fermare un’acciaieria significa spegnere più di un altoforno. Con lo stop di ArcelorMittal a Kryvyi Rih, l’Ucraina perde un pilastro della resistenza: produzione, salari, esportazioni, entrate fiscali. Il gruppo non può riavviare in sicurezza il sito dopo quattro attacchi missilistici russi in cinque settimane, l’ultimo il 21 settembre: cinque dipendenti uccisi e 17 feriti. La chiusura coinvolge anche le miniere e comporterà una svalutazione contabile di circa un miliardo di dollari".

Chiaramente il contesto ucraino è del tutto diverso da quello italiano. Ma è significativo un dato riportato da Serafini, e cioè che "la crisi precede i missili. Nel 2021 Kryvyi Rih produceva 4,9 milioni di tonnellate di acciaio; nel 2025 si era fermata a 1,7 milioni. Per tenere aperto, il sito ha consumato 500 milioni di dollari di riserve e altri 700 milioni immessi dalla capogruppo". Più che Putin, ad azzoppare Kryvyj Rih è stata insomma una devastante involuzione economica - e anche questo, a Taranto, può essere un elemento di riflessione.

Soprattutto, fa impressione leggere del legame ombelicale tra acciaio e guerra. "Gli attacchi di settembre hanno messo fuori uso anche Zaporizhstal e Kamet Steel, del gruppo Metinvest. I raid recenti sono probabilmente costati ai produttori quasi 100 milioni di dollari, ha dichiarato al Kyiv Independent Oleksandr Kalenkov, presidente dell’associazione siderurgica Ukrmetallurgprom". "Questi impianti non sono fabbriche d’armi in senso stretto: producono materiali di base, semilavorati, acciai per costruzioni e tubi. Ma sarebbe riduttivo considerarli estranei all’economia di guerra. L’acciaio serve a riparare ferrovie, ponti, reti energetiche e infrastrutture logistiche; alimenta la meccanica e può entrare nelle filiere della difesa". Uno scenario che fa venire i brividi lungo la schiena, anche qui, in Occidente.

domenica 27 settembre 2026

Sulla manifestazione a Bari - Un commento da una compagna dello Slai cobas Taranto

La manifestazione di ieri a Bari è stata abbastanza partecipata anche se poteva andare meglio vista l'importanza della motivazione: la chiusura del consolato israeliano.
Il corteo è partito ed ha proseguito lentamente con slogans contro Israele e la Meloni, molta musica e pochi interventi.

Da Taranto, oltre noi vi erano compagni di Taranto per la Palestina, del Comitato per la Palestina di Grottaglie. Nella manifestazione c'era una forte partecipazione studentesca.  

Quando siamo arrivati nei pressi del consolato ci siamo trovati la strada sbarrata da reti metalliche e dai mezzi della polizia e da molti  celerini schierati.
Il corteo non si è avvicinato. Solo alcuni lo hanno fatto, tra cui io e l'altra nostra compagna di Taranto. Si gridavano i soliti slogans e inutili fumogeni tenuti in mano invece di essere lanciati verso la celere.

Io ho cercato di aprire la rete ma alcuni celerini mi hanno fermata. Ma la cosa negativa è che si è avvicinata una ragazza che mi ha apostrafata con rabbia, urlandomi di non continuare, perché non era così che loro agivano e visto che lo Slai Cobas non aveva partecipato alla loro assemblea ci dovevamo mettere da parte. Naturalmente le ho risposto che della loro assemblea non me ne fregava niente e si è subito allontanata.
Dopo una mezz'ora si è deciso di continuare il corteo per il centro di Bari e andare dall'altra strada che aggirava il consolato. Qui la testa del corteo si è avvicinata allo sbarramento e ha issato la bandiera palestinese e lo striscione. Si urlavano slogans e si prendeva a calci lo sbarramento. Io ho cercato di aprire la rete di sbarramento e ci ero riuscita quando i celerini mi hanno afferrata per un braccio, ho urlato di lasciarmi e mi hanno dato una manganellata sulla mano. I ragazzi si sono incazzati, e gridavano contro gli sbirri di lasciarmi. Dopo mi si è avvicina ancora un'altra ragazza che mi ha urlato di smettere che eravamo "i soliti facinorosi", avevano deciso il percorso e si doveva proseguire per la Regione... Le ho risposto che erano ridicoli: "tutto fumo, forti slogan e... niente arrosto".

Sulla manifestazione "Chiudiamo il consolato di Israele" a Bari











Oltre un migliaio hanno sfilato ieri per le vie del centro di Bari, girando intorno all'isolato che ospita il Consolato onorario di Israele e poi fino agli uffici della Regione.

Ai due incroci una solida grata bloccava la strada dai due lati, mezzi blindati e celerini con caschi e scudi impedire anche solo di avvicinarsi alla finestra da cui pendeva la bandiera dell'entità sionista genocida.

Diversi, non tantissimi, gli interventi diffusi dall'amplificazione sul camioncino in testa mentre il corteo ai avvicinava al Consolato.
In uno di questi i compagni di Brindisi ha chiamato a essere presenti il 15 ottobre sulla banchina del porto per impedire la discesa a terra dei "turisti di guerra" a bordo della nave da crociera israeliana in arrivo da Haifa, la stessa da cui lo scorso hanno sono sbarcati i provocatori che insultarono gli attivisti solidali.
Altri, velatamente elettoralisti, hanno posto l'accento sulla denuncia della propaganda dei partiti di governo che ostentano un consenso popolare che non c'è e non c'è ragione di esserci.

Per il resto tanta musica vibrante e soprattutto roboanti slogan di fuoco "se non chiudono il consolato ...Molotov! Molotov" che però una volta arrivati ai blocchi della polizia si sono sciolti in azioni modeste e puramente simboliche: arrampicarsi per issare in cima alla barriera una bandiera palestinese, la prolungata battitura dell'inferriata al grido "lascateci passare", qualche fumogeno che più che altro ha disturbato gli stessi manifestanti.

I pochi compagni, comprese le nostre compagne di Taranto, che cercavano di fare per quanto possibile qualcosa di più incisivo o quanto meno prolungare il fronteggiamento e trasformarlo in assedio, sono stati subito tacciati dal "pompiere" di turno di essere "i soliti facinorosi" (parole degne di digossini o benpensanti più che di una sedicente militante dell'estrema sinistra); oppure accusati di "non rispettare le decisioni prese in assemblea cui non vi siete neanche degnati di partecipare". Alla luce dei fatti, un'assemblea che ha deciso di rispettare la sostanza delle prescrizioni della Questura e soprattutto evitare lo scontro.
La via per chiudere davvero il Consolato e rilanciare l'azione di solidarietà con la Palestina e abbattere il governo complice del genocidio è un'altra e prima o poi ci si dovrà assumere la responsabilità di percorrerla.

Iniziativa in piazza Immacolata il 25/9 contro guerra/Taranto Comando Nato, solidarietà al popolo palestinese, libertà per i prigionieri politici - Vari Interventi - sono seguite proiezioni di video di film sulla Palestina

Nel presidio di controinformazione, denuncia, indicazione di nuove mobilitazioni, una zona della piazza è stata dedicata alla informazione di quello che succede in India - nel quadro di una mobilitazione internazionale - dove è in atto da parte del governo Modi, amico di Trump e Meloni, una feroce campagna di massacri di popolazioni adivasi, un genocidio, come a Gaza, per cacciare le popolazioni dai loro territori e consegnarli alle multinazionali, e l'uccisione dei rivoluzionari, dirigenti del Partito Comunista dell'India (maoista) che guidano una guerra di popolo; interna a questa realtà è la terribile condizione dei prigionieri politici, torturati e uccisi
nelle nere galere. Alcuni striscioni e pannelli denunciavano questa condizione e l'appello alla loro liberazione, come un tavolino con materiali diretti dall'India. Alcuni lavoratori indiani si sono fermati, e con loro si è fatta soprattutto chiarezza, controinformazione, rispetto alla notizie distorte sulla cosiddetta "democrazia" in India.  
 






Durante l'iniziativa, gli interventi sone stati seguiti soprattutto da gruppi di giovani, di ragazze, che si sono fermati a leggere interessati i cartelli, gli striscioni, su temi certo non scontati e spesso non conosciuti.
   
Intervento proletari comunisti:
Mentre sta andando avanti il dramma di 15mila operai dell’Ilva che rischiano di perdere il lavoro per colpa del governo, dei padroni che non solo non hanno fatto niente ma hanno pensato solo a sfruttare fino all'osso, con tutti i morti che ci sono stati in fabbriche e nei quartieri e poi ora abbandonano una fabbrica con 15.000 persone, 15.000 famiglie senza un futuro, invece a cosa stanno pensando il governo, lo Stato per Taranto? Stanno pensando a fare di Taranto una città strategica per la guerra, vogliono trasformare la Base navale, su cui già ci sono esercitazioni militari di soldati non solo italiani ma anche francesi, tedeschi, americani che si esercitano per le missioni di guerra, in Comando Nato. Questo vuol dire che questa Base diventa pienamente interna ai piani di Trump, ai piani di guerra nel Medio Oriente, in Mediterraneo contro i popoli, il popolo palestinese in primis.
Giorni fa un ammiraglio della Nato, Cavo Dragone ha detto esplicitamente che la base di Taranto deve essere Comando Nato, quindi chi decide a Taranto sarà l'imperialismo americano a cui chiaramente il governo Meloni è strettamente legato e non dirà mai di no.
Noi oggi pomeriggio siamo stati alla Base navale, siamo stati perché non possiamo lasciare in pace questi piani di guerra e quindi la Base navale deve diventare un punto di lotta importante; e abbiamo anche parlato con alcuni militari della Base, perché anche questo è importante. Le rivoluzioni, prima di tutto la rivoluzione d'ottobre in Russia, la rivoluzione di Lenin, ci hanno insegnato quanto sia importante anche dividere il fronte dei soldati, far passare i soldati dalla parte dei proletari, delle masse che lottano. Questo è avvenuto anche in Italia negli anni ‘70, pensate che i soldati si organizzavano allora in Comitati nelle caserme, si chiamavano “proletari in divisa”, comitati di soldati che erano contro la militarizzazione, contro le guerre, contro l'uso dei giovani per fare le loro missioni di guerra.
Questa di oggi pomeriggio è stata una prima iniziativa alla Base navale, ne dovremo fare tante altre. Queste iniziative sono importanti, non solo per denunciare e cercare di mettere delle zeppe a questi piani di fare della Base il comando Nato, ma anche per parlare con i militari, chiaramente i militari più semplici quelli di base, non certo i comandanti e i dirigenti. Alcuni di loro dicevano che non vogliono assolutamente essere mandati in guerra, che sono contro la guerra; altri dicevano che effettivamente stanno vedendo una trasformazione della situazione all'interno della Base navale, stanno approntando in maniera veloce le navi militari perché siano pronte appena c'è l'ordine a partire. E questo ordine ci sarà se non lottiamo, se non facciamo sentire una protesta di massa, perché vogliono che l'Italia non solo sia complice politica di quello che succede in Palestina, in Medio Oriente, in Iran, nel Mar Rosso, ma che sia fino in fondo partecipi a questa guerra che è una guerra contro i popoli, sia chiaro.
E’ una guerra contro il popolo palestinese prima di tutto, contro cui sta continuando il genocidio, il genocidio non è mai finito; altro che accordi di tregua, questi erano e continuano ad essere sempre più falsi, contro il popolo palestinese, contro i bambini palestinesi si continua a massacrarli, l'altro giorno sotto i droni è crollato un intero edificio e sono morti bambini, donne; così come vengono uccisi, massacrati, deportati in Cisgiordania perché i coloni vogliono occupare tutta quella terra, una terra che è sempre stata dei palestinesi, e invece vogliono sterminare un intero popolo per prendersi quella terra, per, come dice Trump, fare di Gaza una costa smeralda in cui possano andare i ricchi, possano andare i soldati a farsi le ferie dopo aver massacrato i civili. Infatti stasera proietteremo dei video, uno di questi che fa parte di un film, ‘Naza’, nei giorni scorsi presentato a Venezia, in cui due giornalisti interrogano quei soldati che ogni giorno massacrano in tutti i modi i bambini e anche dalle loro dichiarazioni viene fuori l'orrore atroce di questo genocidio che viene portato avanti in tutti i modi; questi maledetti assassini raccontano con indifferenza che sparano un colpo in testa ai bambini, alle bambine, quando cercano di sfuggire, oppure entrano nelle case e distruggono le case con gli abitanti dentro.
Bisogna sapere che quello che dicono la televisione, i giornali sono al 90% falsità; fanno discorsi per giustificare, per dire che è giusto che i palestinesi vengano cacciati, è giusto che l'imperialismo americano, gli imperialisti europei si prendano le terre, si prendano le fonti energetiche.
Tornando alla nostra città. Stanno facendo un criminale piano, un criminale piano per cui da Taranto partiranno navi e soldati in queste guerre che non sono guerre, come era in passato, tra due potenze ma sono guerre contro i popoli. E’ chiaro che tra loro, i paesi imperialisti, sono in contrasto, l'imperialismo americano, l'imperialismo russo, i paesi imperialisti europei che vogliono anch’essi il loro posto al sole, l'imperialismo cinese che un tempo era la “Cina rossa” in cui c'era la dittatura del proletariato sui padroni della Cina, ma che ora non è più così, come non è più così da tanto in Russia dove invece nel ‘17 c'è stata una grande rivoluzione che ha portato i proletari, gli operai al potere. Ora i paesi imperialisti vogliono andare avanti verso una nuova guerra mondiale. E Taranto deve essere una città strategica, secondo l'imperio americano, secondo lo stesso governo Meloni, in questa guerra.
Noi non possiamo stare a guardare, non possiamo stare a sentire quello che dice la televisione non possiamo stare solo a smanettare sui social, a rimbambirci con i social.
Noi dobbiamo pensare e agire con la nostra testa, vedendo qual è effettivamente la realtà, quella dei genocidi di massa, ma anche, e questo la nascondono ancora di più, quella della grande resistenza dei popoli. Il popolo palestinese non è solo vittima, il popolo palestinese sono anni e anni che resiste e resiste con le armi perché senza armi sono chiacchiere; loro, gli imperialisti, hanno tutte le armi più sofisticate, più potenti, le armi nucleari, (ora anche qui in Italia riparlano di energia nucleare); usano anche i progressi della scienza come l'intelligenza artificiale per indirizzarla verso gli armamenti, verso le guerre. Anche qui a Taranto, vedete che sarà così se non ci ribelliamo, se non lottiamo-
A Taranto hanno speso 400 milioni per i giochi del Mediterraneo, per gli operai al massimo l'altro giorno il governo ha “messo sul bancone” 100 milioni; vogliono fare di Taranto un deserto di operai, un deserto di lavoro e invece questo deserto dovrebbe essere coperto da un'estensione della Base navale, dalla militarizzazione della città.
Non lo possiamo permettere! Non possiamo permettere che chiudano l'Ilva e aprano sempre più le zone militari; tant'è che qualcuno già dice che il futuro degli operai deve essere l'Arsenale di Taranto o deve essere produrre acciaio per la guerra. Noi non vogliamo questo futuro! Non lo vogliono gli operai, non lo vogliono gli operai della Leonardo che mesi fa hanno fatto una mozione per dire “non in nostro nome”. Ma questi ora vogliono trasformare operai produttivi, industriali, pur con tutti gli enormi problemi che ci stanno, in “manovalanza per la guerra”. Altro che “diversificazione economica”, come dicono alcuni ambientalisti: facciamo Taranto turista, Taranto agricola, Taranto “cozze e calamari”…
Se l'Ilva chiude, si ingrandisce l'Arsenale, si rafforza la Base navale, il futuro di Taranto diventa la militarizzazione, diventa la guerra. E’ questo che vogliamo? Ci libereremmo della produzione di acciaio per avere l'acciaio per la guerra? Ma per piacere, non è questo che noi possiamo volere!
E allora, non facciamo quelli che non vedono, non sentono, le “tre scimmiette”; noi dobbiamo ribellarci a questo futuro di Taranto, e dobbiamo guardare anche oltre Taranto, dobbiamo guardare al mondo vero, e il mondo vero sono i popoli, sono i nostri fratelli, lavoratori, operai che stanno negli altri paesi, le nostre sorelle che stanno in Palestina, in Cisgiordania, che stanno in India, che stanno dappertutto e che resistono, e in alcuni paesi come l'India fanno la guerra popolare; una guerra che fa paura al governo di Modi che cerca di reprimere con genocidi e massacri. Ma una guerra di popolo non si può sconfiggere. 

Ascolta 2 interventi: 

- Operaio ex Ilva Slai cobas.

- Compagna di #iostoconlapalestina, questo secondo intervento è una denuncia dura verso la piccola borghesia che "si commuove" e solidarizza quando i palestinesi sono vittime non quando resistono; parte da una lettera di Jaldía Abubakra attivista palestinese: "Il palestinese accettabile"

sabato 26 settembre 2026

Blitz alla Base navale di Taranto

Ieri, 25 settembre, riuscito blitz alla Base navale di Taranto.
Una delegazione di compagni e compagne con striscioni: "lavoro non guerra!" - "Taranto non è città di guerra no al comando Nato sulla nostra terra", ha presidiato la Base e un incrocio stradale nei pressi della Base.
Sono state fermate macchine di militari e lavoratori della Base per dare volantini e avviare discussioni, trovando da parte di alcuni condivisione sul NO all'uso della Base da parte della Nato per andare in guerra; altri hanno detto che effettivamente in questi giorni ci sono dei movimenti, stanno rendendo efficienti le navi militari perchè siano pronti in ogni momento alla partenza (vedi il video postato sotto, che parla delle esercitazioni in corso - chiaramente presentate come "operazioni umanitarie").
Altri militari hanno rifiutato il volantino. Ma questa divisione, scontata, è un bene; noi vogliamo che anche tra il personale della Base ci siano schieramenti.
Dopo la "visita" alla Base, è stato messo uno striscione davanti all'Ammiragliato sul lungomare, luogo che da troppo tempo è diventato per la polizia "zona rossa" in cui è vietata ogni iniziativa e affissione. 
Ieri è stato il lancio di una campagna cittadina, regionale e nazionale per respingere i piani Nato/governo annunciati dall'ammiraglio Cavo Dragone su Taranto in una visita di tre giorni, e confermati dal Ministro Crosetto.
 
A breve sarà convocata una assemblea cittadina e regionale per organizzare una vera manifestazione con marcia/blocco della Base.  
Info slai cobas per il sindacato di classe: slaicobasta@gmail.com - wa 3475301704 


Davanti all'Ammiragliato
 
 Le esercitazioni della Marina militare a Taranto
  

Il porto di Taranto nelle cartine di Limes dentro l'intreccio guerra/economia di guerra

Taranto sempre più dentro le guerre in corso e quelle future con ruolo centrale della Base navale in  Mar Grande - contro la quale siamo scesi in campo anche noi con una incisiva iniziativa e azione nella giornata di ieri... Non è che l'inizio! - Slai cobas per il sindacato di classe Taranto

Le vulnerabilità dei porti italiani

Dettaglio della carta di Laura Canali. Per la versione integrale, scorri fino alla fine di questo articolo.

La carta inedita a colori della settimana è dedicata all'Italia.

La mappa fotografa le vulnerabilità dei porti del nostro paese alle perturbazioni geopolitiche: dalla guerra dei dazi alla chiusura degli stretti, dalla concorrenza internazionale alle limitazioni dell'Emissions Trading System (Ets, sistema per lo scambio delle quote di emissione dell'Ue).

Dell'importanza dei traffici mercantili e della necessità di disegnare una strategia marittima italiana hanno scritto Anna Arianna Buonfanti e Alessandro Panaro nel numero di Limes 7/2026 "Gli stretti indispensabili":