martedì 28 giugno 2022

Padroni, governo, Regione ASSASSINI! Un altro giovane bracciante immigrato morto bruciato nel ghetto nel foggiano

Siamo fortemente addolorati e arrabbiati. Yusupha Jooj immigrato/profugo gambiano, non era ucraino, non aveva la pelle bianca e poteva vivere peggio degli animali, essere sfruttato nei campi, e poteva morire!

Il nostro cordoglio alla famiglia di Yusupha Joof.

La nostra rabbia verso gli assassini che hanno permesso questa ennesima morte nei campi della Puglia. 

A questa violenza assassina si aggiunge la violenza delle Istituzioni, che è di fatto una dichiarazione di altre future morti. Il governatore Emiliano, tra tutti, non sa fare altro che mettere le mani avanti: "La Regione non ha diretta compertenza in materia..."; e sul corpo di Yusupha Joof mettersi le medagliette: "La Regione in questi anni ha sperimentato soluzioni efficaci, ha fatto nascere foresterie, sono già state realizzate strutture modulari per ospitare 1250 che arriveranno a 2300 con gli ulteriori interventi programmati da realizzare entro il 2023..." Maledetto falso! Intanto i braccianti immigrati in Puglia, da Borgo Mezzanone, a Turi,  a Nardò vivono nelle baracche tra lamiere, tende di plastica, dormono sui cartoni, tra il degrado,  Intanto quando lottano e rivendicano il diritto ad una casa, ai documenti, quando denunciano lo sfruttamento da schiavi dei padroni, vengono ignorati o anche denunciati. 

Basta con le ipocrisie, siete voi i responsabili!

Che anche di fronte a questa terribile morte/assassinio vada avanti ancora più determinata, forte e unita la lotta dei braccianti immigrati

Dal comunicato di

Comitato Lavoratori delle Campagne

UN ALTRO INCENDIO, UN ALTRO MORTO. BASTA INDIGNAZIONE INTERESSATA, ANCHE QUESTA È VIOLENZA
 
Questa notte nell’insediamento di Torretta Antonacci, nel comune di San Severo, sono bruciate alcune baracche e nel fuoco ha perso la vita Yusupha Joof, gambiano di 35 anni. Le cause non sono ancora del tutto chiare, potrebbe essersi trattato del surriscaldamento delle batterie di un pannello solare.
Attivisti, sindacalisti e tutti i vari imprenditori dell'invisibiltà fatta spettacolo già si stracciano le vesti, puntando il dito contro le istituzioni complici...
tutti coloro che ora piangono lacrime solidali e si indignano, hanno per anni taciuto e persino avallato le speculazioni che hanno reso i ghetti una macchina da soldi e una piattaforma per il lancio di carriere politiche. Per dormire in un container finanziato con fondi pubblici, a "Torretta Antonacci", come è stato ribattezzato il Gran Ghetto proprio grazie a questi soggetti, bisogna pagare un pizzo ai loro amici. E quindi, chi non può permetterselo, chi si rifiuta o semplicemente chi non è nelle loro grazie, dorme in baracca, con tutti i rischi del caso. Chi oggi chiede case, documenti e contratti ha sempre boicottato le lotte autorganizzate che avevano queste come rivendicazioni centrali, e lo ha fatto per biechi interessi personali e di parrocchietta.
Questi stessi imprenditori del disagio tacciono di fronte alle denunce di aggressioni razziste, portate in piazza dai lavoratori delle campagne lo scorso 11 giugno, perchè appunto non possono capitalizzarle. Tacciono delle connessioni tra quel che accade nei ghetti del Made in Italy e quel che accade alle frontiere d'Europa, dal Marocco alla Libia alla Grecia. Tacciono dell'inutilità dei lauti finanziamenti del PNRR su cui sperano di mettere le mani. I diretti e le dirette interessate hanno ribadito più volte, non ultima nell’incontro con vice-prefetto e capo dell’ufficio immigrazione tenutosi a Foggia lo scorso 11 giugno, la necessità di essere coinvolti nei processi decisionali per soluzioni che impatteranno, ancora una volta e direttamente, le loro vite, nel silenzio di chi oggi si indigna a singhiozzo, ipocritamente, rispondendo ad un calcolo.
Basta speculare sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici immigrate: per non essere complici dei padroni e dello stato, la strada è una sola. Scendere in strada a fianco di chi da anni chiede il riconoscimento di tutele minime...
 
Case, documenti, contratti!
Basta morti e violenza razzista!
Rest in Power Yusupha

lunedì 27 giugno 2022

Ex Ilva, cadono parti di lamiera


Da Corriere di Taranto

Intorno alle 8.15 di oggi, nello stabilimento siderurgico, in Agglomerato, mentre lavoratori di una ditta dell’appalto stavano svolgendo operazioni di lavaggio del filtro Meep D 81, dall’alto (circa sei metri), sono cadute parti di piastre pesanti e taglienti. Un dipendente ha riportato una ferita sul collo; è stato necessario ricorrere alle cure degli operatori sanitari che hanno suturato la ferita con otto punti. Nessuna conseguenza per l’altro lavoratore, raggiunto dai frammenti sul casco. A denunciarlo è il sindacato USB.
La sicurezza all’interno della fabbrica, e soprattutto per le ditte dell’appalto, continua ad essere di assoluta attualità. Il problema è ancora più serio perché le aziende, al collasso per gravi ritardi nei pagamenti, acquisiscono commesse al ribasso, e rischiano di riversare il tutto sui lavoratori.
USB ribadisce che “l’impianto di agglomerazione continua ad andare verso l’implosione dal punto di vista strutturale ed ambientale. Questa mattina, Usb depositerà l’ ennesima denuncia allo Spesal chiedendo un intervento mirato a valutare le condizioni alla luce degli ultimissimi fatti. Nello specifico dell’Agglomerato, nonostante l’installazione dei filtri Meros, l’impianto risulta deficitario rispetto al trattenimento delle polveri fini diffuse e non convogliate, facilmente visibili anche a occhio nudo. Parliamo di polveri massive e non controllate. Questo determina una grave esposizione agli agenti cancerogeni, da parte dei lavoratori che operano in quel reparto”.
A quanto pare intanto, “questa mattina in Afo 1 è stato chiamato improvvisamente dall’azienda, per una consulenza, l’ingegnere De Felice, a dimostrazione del fatto che in quell’area in particolare vi è una situazione molto delicata e precaria..."

domenica 26 giugno 2022

USA - La Corte suprema cancella l'aborto - Domani sera riunione c/o sede Slai cobas via Livio Andronico, 47 per iniziative anche a Taranto

La Corte suprema Usa cancella il diritto costituzionale all’aborto dopo 50 anni. In 13 Stati tra cui Texas scatta subito divieto. Esso colpirà soprattutto le donne afroamericane, latinoamericane e le donne proletarie e più povere.
A decidere del destino e della vita di milioni di donne giudici conservatori nominati da Trump, che esulta.
Biden, d'altra parte, si dice "triste" ma impotente e si affida a una legge federale che dovrebbe essere decisa dal Congresso, dove però mancano i voti; quindi, appello agli elettori ad andare a votare a novembreMa intanto, è da subito che in tanti Stati le donne rischiano di morire e di essere arrestate per aborto clandestino.
Diamo voce e sosteniamo tutte le manifestazioni negli Usa in difesa del diritto d'aborto. La lotta delle donne negli USA ci riguarda tutte e tutti!
A TARANTO VEDIAMOCI DOMANI SERA ALLE 18 PRESSO LA SEDE SLAI COBAS
Gli Stati Uniti sono sempre più un coacervo delle più medioevali/patriarcali/sessiste concezioni, politiche, e leggi. Questo barbaro e putrefatto paese - che sbandiera i suoi valori "democratici", liberali, ma solo per fare le guerre e continuare ad imporre il suo dominio decadente nel mondo - fa concorrenza ai regimi più feudali del Terzo mondo; e, non a caso, soprattutto in tema di diritti delle donne, come dei neri, immigrati. 
Non è neanche un caso che queste leggi e provvedimenti medioevali vengano fuori oggi, in cui gli Usa sono impegnati ad alimentare una terza guerra imperialista mondiale, e questo al suo interno richiede/pretende unità sui valori conservatori/fascisti, e repressione di ogni diritto di scelta, di messa in discussione dell'"American way of life". E, in questo, il diritto d'aborto rappresenta per lo Stato imperialista Usa uno dei simboli principali.
Siamo con le donne che in questo momento negli USA stanno scendendo sempre più in piazza a lottare per il diritto all'autodeterminazione. La lotta per il diritto di aborto è una lotta che tocca il cuore dell'America, è una lotta strategica tra medioevo imperialista e civiltà dei proletari e delle masse popolari, ed è una lotta di classe tra la borghesia reazionaria e putrescente che fa concorrenza ai talebani e le donne proletarie, più povere, le immigrate, che non hanno scelta.
La lotta delle donne negli USA per il diritto d'aborto ci chiama a lottare in tutto il mondo contro il medioevo imperialista, è una lotta di tutte e tutti noi e ha che fare con la rivoluzione proletaria mondiale, perché solo rovesciando questo sistema le donne riprenderanno il loro futuro nelle proprie mani!

 

sabato 25 giugno 2022

Morselli/Acciaierie d'Italia è andata e ha ottenuto parecchio - I sindacati sono andati e hanno ottenuto parole (se non l'arrivo di ispettori nazionali del lavoro)


1° VALUTAZIONE 

Più si fanno questi incontri al Mise e più l'unica a guadagnarci è l'azienda. Prima lo sconto su affitto e sul costo di acquisizione della fabbrica, ora 1 miliardo di euro per la produzione.

I sindacati Fim, Fiom, Uilm e l'Usb tornano ancora una volta con niente di concreto in mano, e arrivederci a luglio, ma solo per verificare se lo Stato può liberarsi dai vincoli europei e dare il miliardo all'azienda e l'esito della verifica su rapporto tra cassintegrazione/investimenti degli ispettori nazionali.

Delle richieste che pure questa volta i sindacati confederali avevano portato all'incontro dopo una assemblea nazionale a Taranto dei delegati di tutti gli stabilimenti (integrazione alla cig e verifica degli organici teconologici,prmio di risultato e apertura contrattazione di II livello, contrattazione e clausole di salavaguardia occupazionale per gli appalti, problema occupazione dei 1600 lavoratori in cig in Ilva AS, richieste sul fronte salute e sicurezza, bonifica ed estensione dei benefici amianto) non si è ottenuto nulla. Per le OO.SS gli unici risultati sarebbero che "il governo ci ha ascoltati", "il governo ha preso atto" (Cisl), "La posizione sindacale è stata presa in considerazione dai Min. Giorgetti e Orlando" (Uilm), "il governo si deve assumere le sue responsabilità" (Fiom), "Riconosciamo il valore dell'intervento di Bernabè che ha chiarito che la transizione ecologica è lunga e complessa... vogliamo dal governo la verità sulle intenzioni" (Usb). Si continua a parlare come se il governo non sapesse quello che succede e non ne fosse pienamente responsabile. Nessuno ha messo in discussione che il governo debba finanziare l'aumento della produzione, a fronte delle nuove possibilità di mercato per l'acciaio italiano aperte dalla guerra.

Noi l'avevamo detto: senza aver dato continuità alla mobilitazione che c'era stata il 6 maggio niente di nuovo poteva venire per i lavoratori da questo incontro al Mise. Uno sciopero riuscito, positivo, con la contestazione alla Morselli, è stato così "ucciso", e senza rapporti di forza che vengono solo dalla lotta, dall'azione e voce forte dei lavoratori, agiscono solo i padroni con il sostegno del governo. Occorre, invece, rovesciare la situazione e questo è possibile non con le parole ma con i fatti della lotta.

Anche perchè l'incontro del 23 è stato, per i probleni gravi e urgenti dei lavoratori pure peggio dei precedenti.

Da parte del Min. Giorgetti tutta la comprensione è stata per le "difficoltà finanziarie di Acciaierie d'Italia e tutto l'obiettivo è "aumentare al massimo possibile la produzione... lasciamo perdere ordinanze e sentenze e arriviamo ai 5,7 milioni di produzione".

Invece il lavoro, i salari tagliati con la cassintegrazione, la sicurezza a rischio ogni giorno, le minacce di licenziamenti, i mancati pagamenti agli operai dell'appalto sono stati ricordati da tutti ma non sono stati proprio all'Odg delle decisioni. L'unica concessione fatta dal Min.Orlando è la possibilità di inviare a Taranto degli ispettori nazionali del lavoro per verificare che rapporo c'è tra numero dei cassintegrati in Acciaierie e la realizzazione degli investimenti indicati nella istanza per la cig. (una verifica che viene, comunque, dopo mesi e mesi che l'azienda usa unilateralmente la cig e gli operai perdono salario).

Siamo alla manifestazione evidente per cui le perdite dei padroni vengono socializzate, scaricate sul pubblico, sui proletari e masse popolari, che stanno andando sempre più in miseria per il carovita, l'attacco al lavoro, ai salari; i profitti dei padroni sono privati!

I padroni appena sono in difficoltà finanziaria vengono foraggiati con milioni, miliardi dal governo; i lavoratori possono fare la fame ma al limite Draghi gli dà una tantum di 200 euro.
I padroni non devono perdere niente, non devono intaccare i loro utili, i lavoratori devono perdere anche il minimo per vivere.

OPERAI, QUESTO NON SI PUO' ACCETTARE IN SILENZIO! E' ANCHE UN PROBLEMA DI DIGNITA'! Oltre che di vivere da anni e anni nell'incertezza del lavoro, del salario, di poter tornare sano e vivo a casa!

Lo Slai cobas ciò che serve e ciò che bisogna fare lo dice da tempo. Ora sono gli operai che non devono solo lamentarsi, ma comprendere la situazione e prendere la loro sorte nelle mani.

Dalla stampa - Il Quotidiano

Ex Ilva, si valuta un aiuto economico dello Stato. E Giorgetti punta ad aumentare la produzione di acciaio

Lo Stato valuterà la possibilità di un soccorso finanziario ad Acciaierie d'Italia, sotto forma di garanzie, per permettere all'azienda di superare la grave crisi di liquidità che l'affligge. Si ipotizza un intervento da un miliardo. Inoltre, il ministero del Lavoro invierà nel siderurgico di Taranto gli ispettori per verificare se c'è rispondenza tra ricorso alla cassa integrazione e investimenti annunciati e posti alla base della stessa richiesta di cassa.

Sono le due notizie che emergono dal vertice di ieri pomeriggio al Mise su Acciaierie d'Italia, ex Ilva. Con i ministri Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico) e Andrea Orlando (Lavoro), si sono ritrovati l'azienda (col presidente Franco Bernabè e l'ad Lucia Morselli), i sindacati, le Regioni che ospitano gli impianti ex Ilva e Confindustria.

Pone il tema della liquidità l'ad Morselli quando afferma che «stiamo producendo tutto il possibile con questa situazione finanziaria... «Sulle manutenzioni - afferma Morselli - «l'indice incidenti su ore lavorate è ai minimi storici per lo stabilimento di Taranto». E «quest'anno la crescita dell'output produttivo di Acciaierie d'Italia è, ad oggi, del 22% contro 7% dell'Europa e 2% dell'Italia». Tuttavia il problema della liquidità, della mancanza di circolante per l'ex Ilva, c'è e si avverte pesantemente.

Lo esplicita il ministro Giorgetti... Le navi non attraccano nel porto di Taranto - prosegue il ministro a proposito dello scarico delle materie prime - perche quest'azienda non è nelle condizioni di finanziare il circolante... Servono altri soldi quindi... «Io e il ministro Orlando purtroppo non siamo ministri dell'Economia e delle Finanze, non abbiamo doti taumaturgiche, però quello che mi sento di dire è lasciamo perdere ordinanze, sentenze, e forse arriviamo ai 5,7 milioni di produzione».

Da Corriere di Taranto

Provare a risolvere il problema del finanziamento del circolante per affrontare la grave crisi di liquidità dell’ex Ilva, attraverso un intervento (diretto o indiretto) del governo (qualora si trovino le garanzie e gli strumenti adatti e la Commissione Ue lo consenta all’interno del perimetro degli aiuti di Stato) pari ad un miliardo di euro... E certamente non può bastare la garanzia SACE per un prossimo finanziamento da parte di Unicredit (la cui entità e fattiblità economica non sono ancora chiare), né la cartolarizzazione di crediti commerciali da 1,5 miliardi di euro siglata nei mesi scorsi con Morgan Stanley, che garantisce 80 milioni di euro al mese sino al massimo alla fine del 2023. Servono ben altre risorse finanziare... Giorgetti ha sottolineato che “non solo io, ma anche il presidente Draghi, vogliamo che si produca più acciaio possibile a Taranto e Genova, ovunque per riportare al lavoro tutti i lavoratori in cassa integrazione”. Il ministro, dopo aver ricordato che pur essendovi “limiti oggettivi, che derivano da sentenze, che impediscono di raggiungere le capacità produttive massime che questi impianti possono realizzare” ha evidenziato che “oggi è emerso con chiarezza da parte dell’azienda che, alle condizioni date per lavorare al massimo delle potenzialità, il problema è la liquidità, non gli investimenti...
(per) la realizzazione del forno elettrico e l’utilizzo dell’idrogeno come fonte alternativa... Bernabé ha confermato un lasso di tempo pari ad un decennio per la loro realizzazione.
Sulla questione sicurezza e sulle relazioni industriali...ministro Orlando ha annunciato l’invio degli ispettori del Lavoro.

Le organizzazioni sindacali restano in attesa di un cambiamento reale
“In un momento in cui l’acciaio vale ‘oro’ nell’attuale contesto internazionale per effetto del conflitto in Ucraina, nel nostro Paese è ora che governo e proprietà investano verso la transizione, altrimenti si rischia una progressiva dismissione degli impianti di Acciaierie d’Italia”. E’ quanto dichiara Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil al termine dell’incontro odierno a Roma.
“Dall’incontro di oggi al Mise sull’ex Ilva non sono emerse certezze e garanzie nè per quanto riguarda le prospettive di lungo e medio termine, nè per quanto riguarda la gestione ordinaria degli impianti nell’immediato... Come Fiom abbiamo allo stesso tempo anche sottolineato che alla risalita produttiva corrisponda una riduzione significativa dei lavoratori in cassa integrazione. Abbiamo chiesto e ottenuto puntuali verifiche dal Ministro del Lavoro Orlando sull’utilizzo della cassa integrazione che è stata attivata dall’azienda senza accordo sindacale... L’impegno della Fiom è di portare avanti con Fim e Uilm i punti decisi nel coordinamento nazionale dei delegati... la finanza non basta, servono elementi di garanzia del governo, che verificheremo nel prossimo incontro programmato entro luglio, nel quale valuteremo la relazione degli ispettori che ci sarà presentata e l’esito delle risorse finanziarie disponibili per l’approvvigionamento delle materie prime, al fine di assicurare l’occupazione, la salute e l’ambiente e il rilancio strategico dell’industria dell’acciaio nel nostro Paese”.

“Il governo ci ha ascoltato... abbiamo chiesto a governo e azienda che i due anni di rinvio per la definizione degli accordi, con l’ingresso in maggioranza dello Stato non passino invano”. Così il segretario generale Fim Cisl Roberto Benaglia e il segretario nazionale Fim Valerio D’Alò.

“Oggi c’è una situazione di crisi finanziaria che deve essere  affrontata e risolta nel più breve tempo possibile... Il governo che oggi è azionista e seppur ancora non in maggioranza può aiutare l’azienda ad avere il necessario credito per poter fare gli investimenti, aumentare la produzione e ridurre la cassa integrazione... abbiamo chiesto al ministro Orlando una verifica sull’uso degli ammortizzatori perché non è assolutamente possibile che con un mercato della siderurgia mai come negli ultimi anni positivo, diminuisca la produzione e aumenti il numero di cassintegrati... Oggi abbiamo messo in campo un percorso di responsabilità.

“Oggi siamo riusciti almeno a fare un’operazione verità. Sono emerse due posizioni opposte, la nostra e quella di Acciaierie d’Italia. Per l’azienda il problema è solo finanziario, mentre noi abbiamo messo in luce tutti i problemi legati alla sicurezza degli impianti, alla cassa integrazione di oltre 5mila lavoratori, al dramma che vivono i lavoratori in A.S. e quelli degli appalti, alla produzione che di questo passo non raggiungerà mai i 6 milioni di tonnellate annui necessari per la sostenibilità dell’azienda. Posizione che è stata presa in considerazione dai Ministri Giorgetti e Orlando presenti al tavolo... afferma il segretario generale Uilm, Rocco Palombella, a margine dell’incontro al Mise.
“Sappiamo che c’è un problema di liquidità – ha aggiunto – e i Ministri ci hanno assicurato che faranno il possibile per trovare un polmone finanziario, allo stesso tempo però occorrerà verificare passo passo se Acciaierie d’Italia modificherà il suo atteggiamento, metterà in sicurezza gli impianti, e utilizzerà le risorse per recuperare il terreno perso”...

“E’ complicato fare un ragionamento serio e vero in un contesto nel quale si cerca di dipingere un quadro della situazione che non esiste e senza avere documenti tra le mani”: così Franco Rizzo, coordinatore provinciale dell’Unione Sindacale di Base di Taranto e Sasha Colautti, Usb nazionale, si sono espressi nel corso del tavolo presso il Mise. “Riconosciamo il valore dell’intervento di Franco Bernabè che ha chiarito che il progetto di cui si parla per portare lo stabilimento verso la transizione ecologica... è lungo e complesso.

“E’ impensabile stare ad aspettare e tenere metà del personale in cassa integrazione con una retribuzione mensile di 900 euro; è necessario poi occuparsi dei 1.600 lavoratori ex Ilva in Amministrazione Straordinaria, di cui ci si occupa troppo poco. Oggi la nostra organizzazione, di fronte ad una  ricostruzione dei fatti totalmente slegata dalla realtà, non può che insistere col chiedere la verità sulle intenzioni. Non ha senso continuare a discutere senza mettere sul tavolo le questioni reali. Per l’Unione Sindacale di Base l’alternativa non può che essere la mobilitazione"...