lunedì 23 marzo 2026

Non esiste proprio! Slai cobas

Trattamento rifiuti speciali nell’ex Yard Belleli, “Taranto non può diventare una discarica”

 

domenica 22 marzo 2026

Info - Un "gioco dell'oca" infinito - Info

da Corriere di Taranto
Gianmario Leone

Con il passare dei giorni sembra sempre più remota la possibilità che gli asset industriali del gruppo ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, potranno essere acquisiti dal fondo americano Flacks Group.

Il silenzio e l’attesa infatti, così come il tempo in più che il governo ha concesso al fondo per presentare una documentazione completa e strutturata dal punto di vista finanziario (ovvero dimostrare di avere le risorse economiche per un’operazione di questo tipo ed avere alle spalle una o più strutture bancarie per sostenerla), non hanno portato i frutti sperati e attesi per venerdì 20 marzo.

Anzi. Il fondo americano Flacks avrebbe inviato una nuova lettera nella quale chiede più tempo...

Il fondo ad inizio marzo aveva ‘promesso’ di inviare un incartamento che “includerà un piano industriale revisionato, prove della regolare situazione dell’entità acquirente, una lettera di impegno di capitale e di altri elementi che dimostrano la disponibilità di asset significativi. Flacks Group sta inoltre discutendo con dei partners industriali di primaria importanza” (ovvero il gruppo siderurgico ucraino Metinvest e l’azienda italiana Danieli e ruolo di partner commerciale per il gruppo Marcegaglia, già cliente dell’ex Ilva). E che “qualora la documentazione venga ritenuta accettabile, il gruppo prevede di firmare un accordo di acquisizione vincolante entro la fine di marzo”. Ma nulla di tutto questo è sin qui avvenuto.

Nel frattempo, lunedì 23 marzo i commissari straordinari di Ilva in AS e di AdI in AS attendono la presentazione dell’offerta vincolante degli indiani di Jindal Steel International, che è tornata a mostrare interesse formale per l’ex Ilva nelle scorse settimane... E che ha presentato nella giornata di oggi sabato 21 marzo, una proposta vincolante ai commissari per l’ex Ilva secondo fonti vicine al dossier.

Nella lettera inviata ai commissari straordinari, Jindal ha chiesto di essere individuato come interlocutore unico dal 21 marzo, per portare avanti le negoziazioni con i commissari di Ilva in Amministrazione Straordinaria e Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria... il colosso indiano ha specificato in una lettera inviata alle istituzioni e ai commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria la volontà di acquisire la maggioranza del controllo degli asset di Ilva e Acciaierie d’italia, possibilmente con il governo come socio di minoranza.

Nella manifestazione di interesse, Jindal ha spiegato che entro il 2030 intende dismettere la produzione di acciaio a Taranto da ciclo integrato, investendo sulla costruzione di un forno elettrico con la capacità di 2 milioni di tonnellate. La produzione del nuovo forno elettrico sarà poi supportata dalla fornitura di 4 milioni di tonnellate all’anno di bramme prodotte in Oman, nel nuovo impianto di Jindal capace di produrre acciaio a ridotte emissioni di CO2. La proposta della società indiana non forniva però dettagli sul tema occupazionale, lasciando intendere una forte riduzione del personale attraverso la dismissione dell’area a caldo di Taranto, ipotesi però smentita dal Ministro Urso.

Il piano di Jindal non si differenzia di molto rispetto ai volumi da quello soltanto annunciato a parole da Flacks Group: entrambi puntano a circa 6 milioni di tonnellate entro il 2030. La differenza maggiore, però, riguarda la metodologia di produzione. Flacks ha sempre parlato della volontà di affiancare due altoforni a nuovi forni elettrici, mentre Jindal ha comunicato in modo chiaro la volontà di dismettere totalmente il ciclo integrato a Taranto, per rifornire il gruppo con bramme prodotte in Oman.
In totale, Jindal è pronto ad investire in Italia 1 miliardo e mezzo di euro, che andrà ad aggiungersi all’investimento di 3 miliardi di euro in corso in Oman. Ma anche in questo caso siamo al momento soltanto alle intenzioni manifestate in una semplice lettera...

Votare NO per contribuire alla lotta contro padroni e governo Meloni

In tanti articoli che abbiamo fatto, gli interventi che abbiamo pubblicato hanno spiegato tutti i motivi per cui è necessario votare NO al prossimo referendum. Quindi, per chi vuole capire, soprattutto tra i lavoratori, le ragioni del NO sono piuttosto chiare, e sperimentate dai lavoratori anche direttamente, sulla propria pelle.

Certo tanti lavoratori hanno dovuto avere a che fare con la magistratura, per colpa dei padroni soprattutto, delle leggi e normative che vanno contro la difesa delle condizioni di vita e di lavoro, o per le ingiustizie, gli abusi delle Istituzioni che si subiscono quasi ogni giorno. E spesso non si è ottenuta giustizia neanche nelle aule dei Tribunali. A Taranto noi abbiamo l’esempio più evidente di questa mancata giustizia nel processo Ilva “Ambiente svenduto”, dove è evidente che in questo sistema di classe, in cui comandano i padroni e il loro faccendieri politici, rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine, della Chiesa, in questo sistema in cui gli omicidi dei lavoratori in fabbrica, degli abitanti nei quartieri inquinati dal capitale devono restare impuniti, in questo processo anche quando si era cominciato a vedere un pò di giustizia per le condanne inflitte dai giudici del 1° grado, subito questi giudici “dall’alto” sono stati bloccati, disarmati, il processo di 1° grado annullato e trasferito, perché non si arrivi ad una giustizia per i lavoratori e le masse popolari.

Ecco, il governo, i padroni, dicendo di votare sì, vogliono che questa situazione di ingiustizia sia rafforzata, avvenga sempre e per ogni cosa quando si tratta di diritti dei lavoratori, perché vogliono che tutta la magistratura sia al loro servizio, che non dia loro fastidio, anzi che tutti i giudici siano sotto il proprio controllo, difendano i ministri, i parlamentari corrotti e malavitosi, i padroni assassini e sfruttatori, i fascisti, i razzisti, gli stupratori, ecc. ecc.

Questo è il significato della loro campagna per il sì.

Nessun lavoratore può farsi ingannare, se vince il governo vi sarà solo per loro “giustizia”, e ancor meno giustizia per gli operai, i giovani che lottano, le donne che denunciano.

Certo, spesso sono proprio i lavoratori, che per ogni ingiustizia, grande o piccola, hanno la “fissa” di andare dall’avvocato, di andare in Tribunale per avere giustizia (e tante volte non la hanno neppure), e non vedono che anche dietro piccoli soprusi, malversazioni, attacco ai diritti più elementari c’è una sistema più grande, un sistema borghese che non si può eliminare nelle aule di un Tribunale.

E’ una guerra di classe, anche in questo referendum questa è la sostanza: da un parte i

venerdì 20 marzo 2026

Sono Antonietta Ricci, avvocata, e al prossimo referendum del 22 e 23 marzo sulla giustizia voterò NO

Voterò NO perché la riforma non risolve neanche uno dei problemi reali della giustizia, non una riga di questa riforma darà sentenze più giuste e più veloci; non una riga di questa riforma risolverà tutti gli attuali squilibri del processo che invece hanno origine complessa e molteplice: il numero troppo elevato dei procedimenti, la conseguente eccessiva durata dei processi, un sistema normativo smisurato e la conseguente incertezza interpretativa di leggi e regolamenti, una carenza di personale sia dal punto di vista dei giudici che dal punto di vista dei personale degli uffici. Questa riforma, quindi, sebbene sia spacciata come una riforma che apporterà aspetti positivi alla gestione della giustizia, in realtà è una falsità, una emerita fuffa.

Piuttosto questa riforma rappresenta l'ennesimo attacco alla democrazia ed è un fatto che deve preoccupare veramente tutti, perché questa riforma vuole riscrivere l'assetto costituzionale, introduce infatti la modifica di ben sette articoli della Costituzione e la conseguenza sarà uno sbilanciamento dei poteri dello Stato in favore del potere politico. A conferma di ciò sono le dichiarazioni, incaute ma rivelatrici del vero intento, che abbiamo sentito pronunciare dalla capa di gabinetto del ministro Nordio, che ha detto chiaro e tondo in televisione che “ se vince il sì, ci togliamo di mezzo la magistratura”.

Ovviamente una frase del genere è un lapsus freudiano, che non vuol dire cancelliamo formalmente la magistratura, vuol dire ci togliamo di mezzo la funzione di controllo, di legalità che svolgono la magistratura e il potere giudiziario, quindi eliminiamo uno dei contrappesi costituzionali che rendono la nostra Costituzione realmente democratica. Questo è il vero obiettivo, ovvero smantellare il sistema delle garanzie costituzionali. E come vogliono ottenere ciò? Vogliono ottenere ciò modificando il metodo di elezione del CSM.

Il CSM è un organo di rilevanza costituzionale, è l'organo di autogoverno della magistratura ordinaria in Italia e garantisce l'autonomia e l'indipendenza degli altri poteri dello Stato. Il CSM gestisce le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, i procedimenti disciplinari dei magistrati, è presieduto dal Capo dello Stato ed è composto da membri di diritto e membri elettivi sia laici che togati. Ebbene la riforma incide sulla elezione dei membri del CSM per i quali verrà introdotto il sistema del sorteggio, in altre parole un organo di rilevanza costituzionale sarà eletto attraverso un metodo che sembra quasi banale, una tombola. Ma c’è di più, mentre i membri togati del CSM saranno sorteggiati tra tutti i giudici togati, i membri laici invece saranno sorteggiati da una lista che sarà scelta praticamente dal Parlamento ed è evidente quindi come questi membri saranno scelti volta per volta dalla maggioranza di turno e quindi avremo un CSM composto da membri laici che si sceglie il Parlamento - tant'è vero che sempre il Ministro Nordio, in un'altra delle sue incaute dichiarazioni, diceva che era incomprensibile l'atteggiamento dell'opposizione a questa riforma, quasi a voler dire che nel momento in cui sarete voi maggioranza potreste scegliere voi i membri del CSM, quindi indirettamente stava dicendo che di volta per volta saranno espressioni della maggioranza politica di turno, il che vuol dire che sarà la politica a controllare la magistratura ma nel progetto costituzionale la magistratura è un potere indipendente perché solo un giudice indipendente, libero da ogni condizionamento potrà sconfiggere corruzioni, mafia, potrà scardinare uno Stato parallelo come è stato per la P2. Appare quindi del tutto evidente qual è lo scopo reale di questa riforma, ovvero piegare la magistratura al volere politico.

Tra l'altro lo stesso Ministro Nordio ha detto che se passera la riforma lui ne ha già pronta un'altra, quella per riformare l'utilizzo dei Trojan nei telefonini contro i reati riguardanti la pubblica amministrazione, contro le “modeste mazzette” come ha detto lui.

Altri esponenti politici hanno detto anche che nel caso in cui passasse la riforma non sarebbero più possibili casi Garlasco e allora tutte queste dichiarazioni ci fanno porre una domanda: ma qual è l'obiettivo vero se passa questa riforma se non quella di consentire ai politici di avere mani libere su tutto, per esempio potrà anche stabilire con legge ordinaria che le indagini non vengano più dirette e coordinate dal pubblico ministero ma se ne occupa semplicemente la polizia. Fantascienza? Non credo proprio, viste tutte le modifiche già effettuate da questo governo verso un vero e proprio Stato di polizia, che sta cambiando l'ordine democratico di questo Stato - ed è questo il vero intento della riforma sulla giustizia.

Non è vero che riguarda la separazione delle carriere tra PM e giudice, per una riforma del genere bastava emanare una legge ordinaria con la quale si stabiliva appunto che le carriere dei PM e dei giudici siano separate, avrebbero potuto pensare anche a due concorsi diversi perché la nostra Costituzione dice che nella magistratura si accede per concorso e quindi avrebbero potuto prevedere tranquillamente due concorsi separati, ma non è questo il vero intento.

Il vero intento è cambiare la Costituzione e la Costituzione è di tutti, non si cambia a colpi di maggioranza perché il testo proposto dal governo è stato votato per quattro volte dalla sola maggioranza senza nessuna modifica, nessun confronto con le opposizioni, senza nessun vero dibattito. Non possiamo consentire ad una maggioranza di modificare una Costituzione che è frutto di un lavoro meticoloso, pignolo, estenuante, condiviso e soprattutto competente che ha portato alla stesura della nostra Costituzione.

Questa riforma è un vero e proprio pericolo per la democrazia perché vuole determinare un affievolimento delle garanzie di indipendenza del pubblico ministero e creare forme di controllo sul loro operato da parte del potere politico.

Si vuole quindi creare un pubblico ministero in sintonia con la mentalità dominante presso gli organi di polizia giudiziaria, una minore tutela quindi per il cittadino, un magistrato meno autonomo e meno indipendente.

In realtà più che risolvere i problemi della giustizia questo governo sta facendo a gara per approvare decreti sicurezza ed ogni mese approva nuovi reati sempre diretti verso le fasce sociali dei poveri, degli emarginati, dei giovani, dei militanti, nonché contro le aree del dissenso; che significa più reati, moltiplicazione dei processi, delle misure cautelari, dell'inefficienza.

Quindi la riforma rappresenta l'ennesimo attacco alla democrazia, è un fatto che ci deve preoccupare, è un fatto pericoloso, nei paesi in cui la carriera del PM è separata da quella del giudice, quasi sempre il PM stesso dipende dall'esecutivo e di certo questo non è un auspicio in termini di democrazia e terzietà ma di favore e tutela per una classe specifica e contro i semplici cittadini.

Quindi, per concludere, ci poniamo una domanda semplice: la riforma costituzionale in esame per cui siamo chiamati a decidere e a votare il 22 e il 23 marzo è idonea a risolvere i problemi della giustizia, quali la lentezza dei processi, l'efficienza dei tribunali, il sovraffollamento delle carceri?

No, l'intervento normativo non ha alcun impatto sulla risposta alla esigenza di giustizia che viene dalla gente. Quindi convintamente votiamo NO.