TARANTO - Ferragosto rovente a Taranto, e non soltanto per le temperature. La vertenza ex Ilva entra in una fase sempre più delicata,
tra le ipotesi che riguardano il futuro dello stabilimento siderurgico e
una mobilitazione sindacale che non concede tregua neppure nei giorni
festivi.
Sul fronte industriale, secondo quanto pubblicato da Affari Italiani in un articolo a firma di Salvatore Isola, starebbe diventando sempre più concreta l’ipotesi di una cordata italiana per l’ex Ilva.
Una soluzione che, secondo la ricostruzione, sarebbe considerata
favorevolmente dal Governo, mentre l’offerta avanzata dagli indiani di
Jindal non avrebbe convinto pienamente l’esecutivo, circostanza che
avrebbe consentito di mantenere aperta la gara.
Maggiore apertura sarebbe invece
riservata al raggruppamento costruito attorno a Federacciai e che
comprenderebbe, tra gli altri, Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco, Beltrame e Lucchini. La proposta, però, lascerebbe fuori l’area a caldo.
«Le condizioni abilitanti sono
multiple, nel senso che riguardano la perimetrazione e gli altri
aspetti», ha spiegato il presidente di Federacciai Gozzi, precisando:
«Noi ci occuperemmo di tutti gli impianti esclusi quelli fermati dal
decreto della Corte d’Appello di Milano».
Parallelamente, la pressione sindacale resta elevatissima. Lmo lavoratori metalmeccanici
punta ad allargare la vertenza oltre il solo destino degli impianti e
dell’occupazione, trasformandola in una discussione complessiva sul
futuro industriale, ambientale, sanitario e sociale di Taranto.
Per questo è stata convocata un’assemblea pubblica per il 20 agosto al Parco delle Mura Greche Massimo Battista. Il ritrovo è previsto alle 19, mentre l’inizio dell’incontro è fissato alle 19.30.
L’appello è rivolto a lavoratori,
associazioni, comitati, realtà sociali e cittadini, con l’obiettivo di
elaborare una posizione comune e arrivare alla costruzione di una
proposta da sottoporre successivamente al Governo e alle istituzioni
competenti.
Secondo Lmo, la continuità produttiva non può più rappresentare l’unico parametro attraverso il quale affrontare la vicenda dell’ex Ilva.
Il sindacato chiede che insieme alla questione occupazionale vengano
considerate anche le ricadute ambientali, sanitarie, sociali e
giudiziarie che interessano Taranto.
La vertenza, nella posizione
espressa dal movimento, riguarda quindi non soltanto il futuro dello
stabilimento e dei suoi lavoratori, ma un’intera città che per decenni
avrebbe sostenuto conseguenze pesanti sul piano della salute,
dell’ambiente e delle possibilità di costruire un’economia meno legata
alla grande industria.
«Non possiamo più accettare che
salute, ambiente e lavoro vengano messi gli uni contro gli altri»,
sostiene Lmo, che propone un percorso capace di tenere insieme diritto al lavoro, tutela sanitaria e giustizia ambientale.
L’appuntamento del 20 agosto viene
presentato dunque come l’avvio di un percorso collettivo destinato a
produrre una piattaforma più ampia sul futuro di Taranto.
Il giorno successivo sarà invece Slai Cobas Taranto a promuovere una mobilitazione nel capoluogo ionico, scegliendo una data particolarmente significativa: il 21 agosto, giornata dell’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo.
Al centro della protesta ci sarà ancora una volta la situazione occupazionale dell’ex Ilva e delle aziende dell’indotto,
con il richiamo al provvedimento della Corte d’Appello di Milano che
dispone entro il 28 ottobre la chiusura dell’area a caldo.
La manifestazione del 21 agosto,
spiegano le organizzazioni, sarà l’occasione per «continuare a chiedere
per Taranto tutela del lavoro, salario, sicurezza e salute in fabbrica e
sul territorio», con particolare attenzione ai lavoratori dello
stabilimento e dell’appalto.
Slai Cobas e Cobas chiedono inoltre investimenti alternativi e un modello di sviluppo differente per il territorio,
collegando la vertenza tarantina anche alle trasformazioni industriali
in atto a Brindisi, dove viene richiamata la progressiva chiusura dei
cicli energetico e chimico.
In pochi giorni, dunque, Taranto si prepara a vivere un
Ferragosto segnato non soltanto dal caldo estivo, ma anche da una
temperatura sociale e industriale destinata a salire ulteriormente,
mentre restano aperti contemporaneamente il dossier sul futuro dell’ex
Ilva, quello occupazionale e il confronto sul modello di sviluppo della
città.