venerdì 6 marzo 2026

Ex Ilva, sindacati e imprese tutti d’accordo .. info stampa .. e allora?

 se tutti son d'accordo e il governo no - signifca che l'incontro con la meloni nion serve a niente

ma serve lottare contro il governo della meloni con un poiano e una piattaforma alternativa

giovedi 12 la parola agli operai con presidio/assemblea info 3579515628 

Ex Ilva, sindacati e imprese tutti d’accordo: no a Flacks, l’acciaio resti italiano. Federmeccanica chiede l’intervento di Giorgia Meloni. Ma il governo va avanti sulla cessione

Ex Ilva, i sindacati al Governo: “Serve un piano B con lo Stato protagonista”. - info ... giovedì 12 la parola agli operai presidi assemblee organizzara dallo slai cobas - info 3519575628

A Palazzo Chigi Fim Cisl e Usb chiedono interventi strutturali sugli impianti, più manutenzione e garanzie per i lavoratori

TARANTO – Il futuro dell’ex Ilva è sempre al centro del confronto istituzionale dopo il vertice convocato a Palazzo Chigi, dove Governo e parti sociali hanno affrontato la situazione di Acciaierie d’Italia. Dal tavolo emergono le varie posizioni ma un punto è condiviso: la necessità di interventi immediati su sicurezza, manutenzione e prospettive industriali dello stabilimento.

A fare il punto è stato Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl, che ha ribadito la posizione del sindacato sulla trattativa per la vendita del gruppo siderurgico. Secondo Uliano il Governo continua a puntare sull’ipotesi di cessione al gruppo Flacks, ma il sindacato ritiene necessario preparare un’alternativa.

Sulla vendita continua la testardaggine del Governo di provarci con Flacks”, ha dichiarato Uliano, spiegando che la Fim Cisl ha chiesto all’esecutivo di avviare la valutazione di un piano B. L’ipotesi indicata dal sindacato prevede un ruolo trainante dello Stato nell’assetto proprietario, con il coinvolgimento successivo di soggetti industriali italiani.

Uliano ha richiamato anche alcune dichiarazioni provenienti dal mondo imprenditoriale. In particolare il presidente di Federmeccanica avrebbe espresso l’interesse della classe industriale nazionale verso il futuro della siderurgia italiana. “Bisogna cogliere questo elemento e trasformarlo in un progetto concreto con un ruolo importante dello Stato”, ha spiegato il segretario della Fim Cisl.

Nel corso del confronto con il Governo il sindacato ha posto anche la questione dei tempi. Secondo Uliano è difficile immaginare che in 3 settimane possano essere chiariti tutti gli aspetti legati alla vendita. Per questo la Fim Cisl ha chiesto di concentrarsi immediatamente sulla tutela dei lavoratori e sulla sicurezza negli impianti.

Tra le priorità indicate dal sindacato c’è l’avvio di un piano straordinario per salute e sicurezza, con il coinvolgimento diretto del Ministero del Lavoro. Uliano ha spiegato che il dicastero porterà tecnici all’interno dello stabilimento per verificare le condizioni operative e affiancare l’azione dei rappresentanti dei lavoratori.


Altro tema centrale riguarda la manutenzione degli impianti, considerata dal sindacato un nodo cruciale per la continuità produttiva e per la sicurezza. La Fim Cisl chiede più risorse economiche, più personale dedicato e un coordinamento più efficace delle aziende che operano negli appalti di manutenzione. Secondo Uliano non sono più tollerabili situazioni che possano compromettere l’affidabilità degli impianti.

Durante il vertice il Governo ha inoltre confermato la volontà di presentare ricorso contro la sentenza del Tribunale di Milano che riguarda l’attività dello stabilimento. L’esecutivo avrebbe chiesto ai commissari di procedere in questa direzione e di lavorare anche sull’integrazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, passaggio considerato fondamentale per garantire la continuità delle attività produttive.

Uliano ha spiegato che al tavolo non è stato fatto alcun riferimento ad altri possibili acquirenti, sottolineando che l’unico nome esaminato resta quello di Flacks. Il sindacato ha comunque espresso forte scetticismo sulla trattativa. “C’è un ottimismo che per noi è eccessivo”, ha affermato il segretario della Fim Cisl, ricordando che negli ultimi 2 anni si sono rincorse ipotesi di investitori senza risultati concreti.

Una posizione ancora più netta è stata espressa da Usb Lavoro Privato – Industria Nazionale, che al termine dell’incontro ha diffuso una nota in cui descrive la situazione dell’azienda come estremamente fragile sotto il profilo industriale, finanziario e soprattutto della sicurezza.

Il sindacato sottolinea che gli incidenti avvenuti negli impianti e la recente morte di un lavoratore di 36 anni dimostrano quanto sia urgente intervenire sullo stato delle strutture produttive. Secondo Usb anni di gestione avrebbero ridotto investimenti e manutenzioni, lasciando una fabbrica che oggi necessita di interventi strutturali profondi.

L’organizzazione sindacale ritiene che la crisi non possa essere affrontata con misure temporanee o con decreti economici limitati. I dati discussi al tavolo, secondo Usb, evidenzierebbero danni accumulati nella gestione ArcelorMittal per miliardi di euro, elemento che renderebbe necessario un intervento industriale straordinario.

Per questo Usb chiede l’istituzione immediata di un fondo dedicato alle attività straordinarie di manutenzione e messa in sicurezza degli impianti. Il sindacato esprime inoltre forti dubbi sulla possibilità che una nuova vendita a un soggetto privato possa risolvere la crisi industriale dello stabilimento.

La posizione dell’organizzazione è chiara. La siderurgia italiana, considerata un asset strategico nazionale, dovrebbe essere posta sotto controllo pubblico, con un intervento diretto dello Stato in grado di garantire gli investimenti necessari per il rilancio industriale e la tutela dei lavoratori.

Nel corso dell’incontro Usb ha sollevato anche la questione degli appalti e delle condizioni contrattuali dei lavoratori impiegati nel sito, chiedendo l’introduzione dell’obbligo di applicare il contratto metalmeccanico per tutte le attività industriali svolte nello stabilimento.

Il sindacato ha inoltre sollecitato la ministra del Lavoro Marina Calderone ad aprire un confronto sugli strumenti straordinari di tutela per i lavoratori coinvolti nella crisi. La richiesta riguarda i dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia, i lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria e gli addetti delle aziende in appalto.

Secondo Usb una vertenza di queste dimensioni richiede misure eccezionali di protezione del reddito, continuità occupazionale e salvaguardia delle competenze industriali, anche in vista dei processi di decarbonizzazione della produzione siderurgica.

Al termine della riunione è stata fissata una nuova riunione dedicata alla sicurezza dello stabilimento di Taranto per il 13 marzo, mentre il Governo ha annunciato l’intenzione di riconvocare il tavolo di Palazzo Chigi entro 1 mese per proseguire il confronto sul futuro della siderurgia italiana.


Ex Ilva, l’incontro a Palazzo Chigi “conferma la situazione drammatica” Usb

12 marzo la parola agli operai - presidi e assemblee - info 3519575628

Di seguito un comunicato diffuso da Usb:

L’incontro di oggi a Palazzo Chigi conferma la situazione drammatica che da tempo denunciamo: Acciaierie d’Italia continua a trovarsi in una condizione estremamente fragile sul piano industriale, finanziario e soprattutto su quello della sicurezza degli impianti.
Gli incidenti che continuano a verificarsi all’interno dello stabilimento, fino alla tragedia che nei giorni scorsi è costata la vita ad un lavoratore di appena 36 anni, dimostrano con drammatica evidenza che il problema principale resta lo stato degli impianti. Anni di gestione che hanno progressivamente ridotto manutenzioni ed investimenti, hanno lasciato una fabbrica che oggi richiede interventi strutturali profondi.
Non si può pensare di affrontare una situazione di queste dimensioni continuando ad intervenire con misure tampone e con decreti da poche centinaia di milioni di euro alla volta.
Gli stessi dati discussi al tavolo parlano di danni accumulati nella gestione Arcelor Mittal per miliardi di euro. È evidente che il tema non è più la gestione ordinaria, ma la necessità di un intervento industriale straordinario con un fondo ad hoc, definito subito dal Governo.
In questo quadro, continuiamo ad avere forti perplessità rispetto all’idea che la soluzione possa essere affidata esclusivamente a una nuova operazione di vendita. Dopo l’esperienza vissuta con ArcelorMittal, è legittimo chiedersi se sia davvero credibile immaginare che un nuovo soggetto privato possa assumersi da subito l’onere di investimenti enormi su un impianto che necessita di interventi strutturali per miliardi di euro.

ilva incontro a roma info - un incontro senza soluzione un rimando sulla stessa strada - rompere questo gioco - blocchiamo tutto

 12 marzo - la parola agli operai presidi e assemblee - info 3519575628


pubblicato il 05 Marzo 2026, 17:12

Nuova lunga riunione a Palazzo Chigi sull’ex Ilva, fra Governo e organizzazioni sindacali. A presiedere l’incontro il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Per l’Esecutivo erano presenti il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, la ministra del Lavoro e delle politiche sociali Marina Calderone, e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin (collegato da remoto) ed il consigliere per i rapporti con le parti sociali, Stefano Caldoro. Per i sindacati, c’erano i rappresentanti di Fiom Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl metalmeccanici, Usb e Federmanager.

Presenti, inoltre, i rappresentanti di Invitalia, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia Davide Tabarelli e Giancarlo Quaranta e i commissari straordinari del Gruppo Ilva.

Per tutto il corso dell’incontro, di fronte alla Camera dei deputati si è svolto un presidio di una cinquantina di lavoratori dell’ex Ilva, organizzato dai sindacati Fim, Fiom e Uilm.

“Ho chiesto ai commissari straordinari di finalizzare entro tre settimane il negoziato in corso con il gruppo Flacks, alle condizioni già illustrate in questa sede rispetto alla sostenibilità finanziaria del piano e al coinvolgimento di partner industriali attivi nel settore siderurgico. Questo anche al fine di sbloccare al più presto le risorse necessarie alla continuità produttiva dell’ex Ilva che, come è noto, sono erogabili – come richiesto dalla Commissione europea – a condizione che vi sia un acquirente. Ho inoltre chiesto ai commissari di fare tutto il possibile per evitare la chiusura dell’area a caldo di Taranto disposta dal Tribunale di Milano a partire dal prossimo agosto, impugnando la decisione nei tempi già annunciati e formulando al più presto un’AIA sostenibile. In parallelo, di completare la manutenzione di AFO 4 entro il mese di aprile e di procedere con il cronoprogramma già definito di ripristino degli impianti, tornando a una capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate annue di acciaio. La sfida era già di per sé molto difficile; ora si è ulteriormente complicata anche per effetto della sentenza del Tribunale di Milano. Serve coesione e la massima responsabilità da parte di tutti”. È quanto avrebbe dichiarato, secondo quanto si apprende, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, al tavolo sull’ex Ilva a Palazzo Chigi.

I commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e di Ilva, hanno subito reso noto quanto ampiamente previsto, ovvero che impugneranno entro lunedì prossimo il decreto del tribunale di Milano che ha disapplicato parzialmente l’Aia 2025 per lo stabilimento di Taranto dell’ex Ilva e ha ordinato l’eventuale sospensione dell’area a caldo del sito dal 24 agosto 2026, in quanto è considerato sbagliato e in alcune parti contraddittorio. I commissari, allo stato, non sono in grado di quantificare l’impatto economico degli interventi richiesti dal decreto del tribunale di Milano per evitare lo spegnimento dell’area a caldo di Taranto, sostenendo che dipenderà dalle indicazioni che arriveranno dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, a cui spetterà il riesame dell’AIA.

A tal proposito, anche la Commissione europea ha chiesto chiarimenti sul decreto del tribunale di Milano sull’ex Ilva e sulle possibili conseguenze per il futuro dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, visto che la Commissione aveva autorizzato il prestito da ulteriori 149 milioni di euro per l’ex Ilva, approvato dal Parlamento italiano e che ora, bisogna verificare se potrà essere effettivamente erogato.

Tuttavia, l’impatto del decreto del tribunale è più sulla trattativa in corso per la vendita dell’ex Ilva, alla quale può creare “problemi”. Nonostante il gruppo Flacks abbia smentito quest’oggi questa possibilità, confermando la prosecuzione della stessa.

Nell’ambito dei colloqui, secondo quanto riferito oggi, i commissari hanno chiesto chiarimenti e ulteriori informazioni e approfondimenti a Flacks su alcuni punti, in particolare sulla sostenibilità finanziaria, sul piano industriale e le fonti di finanziamento e su eventuali accordi vincolanti con partner industriali. Infatti, il ministero delle Imprese e del Made in Italy, nel dare mandato ai commissari di trattare con Flacks Group, aveva indicato di avere ‘riguardo al consolidamento di possibili partenariati industriali’.

Per i commissari straordinari dell’Ilva e di Acciaierie d’Italia ‘la priorità deve essere il futuro dell’Ilva, non la natura del soggetto acquirente’. In particolare, secondo il commissario, è giusto prestare attenzione al fatto che si tratti di un fondo, un family office, riferendosi a Flacks Group, con cui sono in corso trattative per la cessione dell’ex Ilva, tuttavia, va ricordato che l’ultima volta l’Ilva è stata ceduta al più grande produttore di acciaio in Europa (ArcelorMittal, ndr) e il risultato, secondo i commissari, sono stati 7 miliardi di danni. Inoltre, va tenuto presente che Flacks Group è l’unico soggetto ad aver presentato una proposta senza particolari condizioni di sostegno finanziario a carico del Governo e con l’impegno a mettere in campo fin da subito 250 milioni di euro di equity iniziali.

Parlando della questione delle ulteriori richieste di approfondimento su alcuni temi che saranno inviate oggi a Flacks, il commissario Fiori ha inoltre sottolineato che non sarà mai portato a Palazzo Chigi un piano industriale che non offra tutte le garanzie necessarie e che quella inviata oggi a Flacks sarà una lettera “ultimativa”, con le garanzie per gli investimenti futuri e l’individuazione del partner industriale.

Nel corso dell’incontro, inoltre, il commissario Giovanni Fiori ha illustrato il piano industriale presentato da Flacks Group durante le trattative. Il piano prevede di salire entro un anno a una produzione di acciaio di 6 milioni di tonnellate a Taranto, con l’impegno – fermo restando che si risolva la questione del sequestro dell’altoforno 1 – a mettere sul tavolo 250 milioni di equity. Sul fronte occupazionale, secondo il commissario, Flacks Group è quello che sulle assunzioni ha dato maggiori garanzie.

Nel corso dell’incontro tra l’Esecutivo e i sindacati sull’ex Ilva, il commissario straordinario di Acciaierie d’Italia ha illustrato la situazione, partendo da come sono stati utilizzati i fondi pari a 1,2 miliardi di euro di prestiti per il recupero degli impianti, sottolineando lo stato di degrado in cui erano stati lasciati quando è iniziata la gestione commissariale.

Inoltre, il commissario Quaranta ha specificato che 997 milioni sono stati usati per interventi straordinari di manutenzione e acquisto di ricambi. I sindacati lamentano da tempo la situazione di degrado in cui versa soprattutto lo stabilimento ex Ilva di Taranto e chiedono che venga predisposto un piano straordinario di manutenzione, soprattutto dopo che da inizio anno sono morti due lavoratori impegnati all’intero del sito. In questo quadro, Quaranta ha spiegato che a fine aprile dovrebbe essere pronto il riavvio di dell’altoforno 4 (Afo4) e si sta continuando a dare seguito alle attività di manutenzione. Per quanto riguarda le ditte dell’indotto, i commissari hanno detto che stanno provvedendo al pagamento dei debiti (142 milioni). Confermando che nel 2025 la produzione è stata di 2 milioni di tonnellate.

Intanto, su richiesta dei sindacati, i commissari hanno detto di essere a disposizione per l’apertura di un tavolo insieme alle ditte degli appalti dell’ex Ilva e ai rappresentanti dei lavoratori rispetto alle problematiche della sicurezza già dalla settimana prossima: venerdì 13 marzo ci sarà una riunione a Taranto sulla sicurezza dello stabilimento ex Ilva con i commissari straordinari e i sindacati.

Nel corso del tavolo sull’ex Ilva a Palazzo Chigi è stata anche accettata la proposta dei sindacati di un percorso di condivisione e confronto oltre che in azienda anche al ministero del Lavoro. Questo percorso sarà anche propedeutico a quella che sarà la richiesta di Cassa integrazione e la valutazione dei contratti in essere nelle ditte degli appalti per allinearli al contratto dei metalmeccanici.

La Cigs attualmente riguarda 4.450 dipendenti di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e le scorse settimane i commissari ne avevano chiesto il prolungamento oltre il 28 febbraio (data prevista per la scadenza). In occasione dell’incontro per la proroga, su richiesta dei commissari, c’era infatti stata una sospensione per valutare le mutate condizioni ala luce del decreto del tribunale di Milano che ha parzialmente disapplicato l’Aia 2025 per lo stabilimento di Taranto.

Entro la fine di marzo ci sarà una nuova convocazione dei sindacati sull’ex Ilva a Palazzo Chigi “sulla necessità di garantire la continuità produttiva”.

*sul tavolo a Palazzo Chigi leggi “L’ex Ilva deve restare pubblica”

A

ex ilva - non stancarsi mai di criticare quella parte di operai che è passiva e dice cose sbagliate al servizio del padrone

da un operaio ex ilva in cigs 
Leggendo l'articolo che mi hai linkato ho appreso dello sciopero, anche se ne ero certo sarebbe stato proclamato ed infatti al rientro ho sbirciato ed ho notato come i parcheggi fossero abbastanza nutriti di macchine, temo perciò che l'adesione sia stata insignificante. Guarda, sono certo che mi giudicherete male per questo, ma non riesco a non disprezzare i miei colleghi. Non avete idea di quanti rospi tocca ingoiare con loro, dal sentirsi chiamati cretini -noi dello Slai Cobas- per ciò che facciamo perché tanto è la politica che decide e non è possibile fare nulla (mentre loro come dei pezzenti continuano ad elemosinare i favori ai sindacati confederali) sino ad arrivare a sentire che la responsabilità di quello che accade è colpa nostra (degli operai di Ilva in AS) perché non abbiamo fatto nulla per loro, passando per il sentirsi definiti parassiti perché siamo mantenuti dallo Stato (che è la stessa cosa che mi disse due o tre anni fa un handicappato di carabiniere e che disse anche quella schifezza umana di Riondino) quando sono proprio loro che chiedono la cassintegrazione volontaria.
Sapete perfettamente chi sono i lavoratori rimasti a lavorare nello stabilimento dal primo novembre del 2018, e non sono di certo quelli più svegli, ed infatti da allora la situazione della fabbrica è andata precipitando senza sosta, sino ad arrivare ai due assassinii degli ultimi due mesi.
L'azienda si è tenuta strettamente questi personaggi, tra zerbini, innocui e mafiosetti ai quali demandare il controllo di quei pochi che potrebbero avere un qualche sussulto o scatto d'orgoglio adesso e davvero molto difficile lavorarci su, sono sempre più demoralizzato. 
Scusa lo sfogo, comunque ci vediamo domani.

giovedì 5 marzo 2026

9 marzo a Taranto: sciopero delle donne, presidi e... FILM

Al Film possono venire anche gli uomini

Il Film alle ore 17,00 si tiene nella saletta di Red Point cafè, via Polibio 69 - di fronte all'Ist. magistrale "Vittorino" 

Se sette minuti vi sembran pochi…

pensando alle ore che le operaie lavorano gratis per i padroni...

pensando agli accordi svendita dei sindacati confederali e della maggiorparte delle Rsu...
pensando che la lotta è di tutte e per tutte...
pensando che dobbiamo difendere la nostra vita di ora e il nostro futuro...


Il Film

Undici donne, undici operaie, chiuse in uno spogliatoio, dentro una fabbrica vuota, deserta, attorno a un tavolo, tra gli armadietti metallici. Devono decidere della loro condizione ma – soprattutto – di quella delle loro compagne e compagni di lavoro che sono di fuori con cartelli e striscioni ai cancelli. E’ un film tratto da una storia vera, accaduta in Francia, a Yssingeaux, nell’Alta Loira.

La vicenda ha tratti comuni non solo a tante fabbriche ma anche a molti altri posti di lavoro con contratti sia a tempo indeterminato sia con contratti o non contratti del precariato.

Quella di questo film è la fabbrica tessile dei Fratelli Varrazzi (uno dei quali interpretato dallo stesso Placido) che stanno cedendo il pacchetto di maggioranza azionaria a una multinazionale francese. Da Parigi giunge, con il primo volo della mattina, Madame Rochette per stipulare l’atto formale di accordo con la vecchia proprietà. Questo dovrà essere poi approvato dal Consiglio di Fabbrica e quindi ratificato dal resto del personale. Madame Rochette ha molta fretta di concludere il tutto entro le cinque del pomeriggio. All’incontro con vecchia e nuova azienda partecipa Bianca (interpretata da Ottavia Piccolo), la più “anziana” delle delegate.

Quando Bianca torna nello spogliatoio, tra le sue dieci compagne del Consiglio di Fabbrica, ci sono dunque poche ore di tempo per votare sì o no a quell’accordo. L’atto di cessione prevede questo: la fabbrica non chiude, non ci sarà alcun licenziamento, i turni di lavoro rimarranno immutati.

Ma c’è un “ma”: la nuova proprietà chiede il taglio di soli sette minuti di pausa – sembra una cosa piccola ma è grande per le condizioni di lavoro e di vita delle operaie.

Il film mostra una discussione tesa, drammatica, acre, a tratti violenta, che contrappone le singole compagne di lavoro l’una all’altra e che mostra le vite delle operaie (non solo di quella fabbrica)…

Come andrà?...

La sola attenzione che lo Stato mette per lo sciopero delle donne: Repressione! APPELLO

Proprio in questi giorni, in cui stiamo organizzando a livello nazionale lo sciopero delle donne per l'8 marzo - che quest'anno si tiene il 9/3 - è giunta alle lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe, che ogni anno proclama lo sciopero delle donne, assumendosi la responsabilità legale della copertura sindacale di tutte le lavoratrici, la notifica di una pesante sanzione (2.514 euro della Commissione Garanzia scioperi + 700 euro dal Tribunale), per lo sciopero delle donne indetto nel 2020.
In quella occasione, era periodo di Covid, la CGS pose un divieto generale allo sciopero, che non aveva alcuna incidenza sulla tutela della salute delle lavoratrici per il Covid - per lo Stato durante il covid le lavoratrici potevano andare a lavorare, pure fianco e fianco, mentre non potevano scioperare.
Un divieto della CGS che fu contestato da vari giuristi.
Noi ci opponemmo subito a questa violazione costituzionale del diritto di sciopero. Per non decidere da sole, facemmo una inchiesta ampia, nazionale verso le lavoratrici per chiedere se dovevamo rinunciare allo sciopero delle donne (senza peraltro manifestazioni) o mantenerlo. La risposta in grande maggioranza fu di mantenerlo. E lo Slai cobas, nel rispetto di questa decisione, lo confermò. Purtroppo tutti gli altri sindacati di base che avevano anche proclamato lo sciopero, lo revocarono, lasciando noi da soli.
Le lavoratrici Slai cobas sc hanno chiaramente fatto ricorso alla sanzione, ma è stato rigettato.
E ora dobbiamo pagare allo Stato, per il tramite dell'Ispettorato del lavoro, 3.200 euro. Per noi che siamo "piccoli" una cifra enorme, che può mettere in discussione la nostra attività, proprio ora che vogliamo organizzare le giornate e lo sciopero con presidi, iniziative pubbliche per l'8 e il 9 marzo.
Crediamo che tutte e tutti comprendano la gravità politica di questa sanzione, che è un attacco non solo allo Slai cobas sc, ma al diritto di sciopero, e in particolare alle donne, alle lavoratrici che subiscono tutto. A questo attacco repressivo ci dobbiamo opporre, prima di tutto partecipando e rendendo forti le giornate del 8 e 9 marzo prossimi.
Facciamo nello stesso tempo un grosso appello alle lavoratrici, alle compagne di Nudm e del movimento femminista in genere, ai sindacati di base, alle avvocate e avvocati ad aiutarci, a pagare la sanzione. 
Chiediamo a tutte/tutti un contributo economico, anche piccolo, che ci permetta di non farci frenare nel nostro lavoro.
Chiunque vuole e può, mandi il contributo a c/c bancario UNICREDIT BANCA ROMA agenzia Taranto via Marche, 52 intestato a SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, avente le seguenti coordinate bancarie: IT 49 W - ABI 02008 - CAB 15807 n. conto 000011056357. - con la motivazione: contributo per sanzione sciopero della CGS.
Nei prossimi giorni pubblicheremo le prese di posizioni dei giuristi, avvocati contro quel divieto della CGS.
UN FORTE GRAZIE A TUTTE E TUTTI!

Dal ricorso fatto nel 2020 alla CGS - stralci

1) E' la prima volta nella storia della Repubblica che viene bloccato uno sciopero a livello nazionale

2) L’iniziativa del Garante va oltre le competenze di codesta CGS che riguardano, come dalla Legge 146/90 e successive modificazioni, il rispetto delle norme di autoregolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, non certo il divieto di sciopero in ogni attività e in ogni settore lavorativo non previsti nell'elenco dei servizi pubblici essenziali.

La Commissione di garanzia si chiama così perché ad essa spetta garantire il contemperamento dell’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente garantiti, alla cui tutela i servizi pubblici sono funzionali. “Contemperare”, quindi, e non “vietare”, dal momento che qualsiasi regolazione dello sciopero dovrebbe tener conto della sua dimensione di diritto costituzionale, cioè di valore costitutivo dell’ordine democratico.
La scrivente O.S nella proclamazione e nell'attuazione dello sciopero ha rispettato la legge 146/90, preservando i servizi pubblici essenziali.

3) Vietando tutti gli scioperi, la CGS ha violato sia lo Statuto dei Lavoratori che la norma costituzionale che tutela il diritto di sciopero, art.40 Cost., così subordinando (non "contemperando") il diritto di sciopero agli altri diritti. Atteso che tale diritto (sia pur regolamentato nei servizi pubblici essenziali) è parte delle libertà fondamentali delle persone.

4) Codesta CGS motiva il divieto di sciopero in tutti i settori lavorativi (mettendo insieme "essenziali" e non "essenziali"  - e anche questo, a conoscenza della scrivente e di giuristi, avviene per la prima volta) richiamando un regolamento contenuto nelle discipline dei vari settori lavorativi che recita che gli scioperi vanno sospesi in caso di "avvenimenti eccezionali di particolare gravità o di calamità naturale". Ma la clausola in questione è però fondamentalmente invocabile solo quando uno sciopero è in grado, in qualsiasi modo, di influire sulla situazione emergenziale, e non per sospenderne l’esercizio prescindendo da qualsiasi valutazione nel merito dei suoi effetti concreti.
D'altra parte nei settori che non fanno parte dei servizi pubblici essenziali, e come poi è stato stabilito dai Dpcm e dal protocolli Governo/OOSS, gli interessi delle persone, nel caso concreto della salute) andavano più tutelati nel non lavorare e stare a casa (come in effetti hanno fatto le lavoratrici in sciopero il 9 marzo - dato che non si sono tenute manifestazioni) che nel lavorare. 

Ed è paradossale che in tante realtà lavorative le lavoratrici potevano lavorare, con tutti i rischi di mancata distanze, mancate protezioni individuali, e invece non potevano scioperare!

La CGS pone un arbitrario rapporto tra l'emergenza coronavirus, i suoi rischi e il divieto di astenersi dal lavoro, ma a parte i servizi essenziali (in primis in questo caso la sanità) in cui si è assolutamente rispettata la legge 146/90, tutti gli altri scioperi non incidono sull’attività di “prevenzione e contenimento della diffusione del virus.

Se si considera, come la stessa Costituzione prevede, che l’arma dello sciopero costituisce uno strumento di difesa dei lavoratori, in questo caso lo sciopero aveva una doppia valenza, sia rispetto alla condizione generale delle donne, delle lavoratrici, sia rispetto alla condizione particolare in cui agli inizi di marzo sui posti di lavoro non erano state adottate neanche quelle minime misure di tutela della salute, e le lavoratrici e i lavoratori hanno scioperato anche per rivendicarle.

Questo sciopero, pertanto, è stato pienamente legittimo e non ha assolutamente violato le disposizioni della Legge 146/90 e successive modifiche

SLAI COBAS per il sindacato di classe

15.4.20