mercoledì 10 giugno 2026

Processo "Ambiente svenduto" - Non gli basta il trasferimento, vogliono la cancellazione dell'intero processo - Non permettiamoglielo

Venerdì, 19 giugno, ci sarà un'udienza che potrebbe essere decisiva per il processo Ilva “Ambiente Svenduto” che da settembre si tiene a Potenza. Potrà essere un'udienza decisiva perché potrebbe nuovamente mettere in discussione addirittura l'intero processo.

Noi avevamo sempre detto dall'inizio, dal 2012, anno in cui è stato avviato questo processo che il processo Ilva in un certo senso rappresentava la “madre di tutti i processi” di questo tipo sulla sicurezza, sulla salute dei lavoratori e degli abitanti della città, dei quartieri inquinati. Perché, per la grande fabbrica che rappresenta l'insieme degli attacchi alla salute e alla sicurezza sia degli operai che degli abitanti dei quartieri, per la quantità e la varietà di soggetti imputati che erano in primis i padroni Riva ma poi tutto il contorno, i legami politici, istituzionali, addirittura la Chiesa, la Digos, eccetera, che avevano contribuito a questo sistema di attacco alla salute e alla sicurezza, questo processo rappresentava un pò un quadro, una visione concreta di che cosa è il sistema capitalista in cui tutti gli aspetti di questa società sono determinati e sono funzionali al capitale.

Questo lo dicevamo, in un certo modo in senso positivo, perchè alla sbarra non c'erano solo delle persone ma c'era appunto un intero sistema che aveva fatto morti, malati e continuava a farli.

Oggi invece lo dobbiamo dire in termini sicuramente negativi, Cioè il processo “Ambiente svenduto” da essere la “madre di tutti i processi di questo genere” sta diventando la “madre di tutte le ingiustizie di classe”.

Quello che sta avvenendo nelle udienze, soprattutto in queste ultime udienze, ha qualcosa, è poco dire di vergognoso, di scandaloso, perché è molto di più. In particolare nell'ultima udienza, a un certo punto è sembrato che si tornasse alle ultime udienze fatte a Taranto sia nel processo di primo grado sia soprattutto nell'appello. Cioè il focus, il tema centrale degli interventi degli avvocati e degli imputati

tornava ad essere la questione dell'articolo 11, quello che aveva poi determinato il trasferimento del processo dalla sua sede ultranaturale Taranto, dove erano avvenuti e continuano ad avvenire tutta una serie di reati, a Potenza. Come se si fosse in parte tornati indietro. I vari avvocati molto ben pagati dei Riva e degli altri imputati tornavano a parlare dell'illegittimità del processo a Taranto e che i veri giudici erano questi di Potenza - uno dei principali avvocati, Annicchiarico, ha detto: voi siete i miei giudici.

Ma perché tornano a parlare dell'articolo 11, del trasferimento, purtroppo questo era passato, siamo qui a Potenza – e ogni volta per partecipare come parti civili, dobbiamo fare quasi tre ore di viaggio all'andata e al ritorno, soldi, eccetera. Quindi, purtroppo il trasferimento è già passato. Allora qual è lo scopo? Invece via via il vero scopo si è andato chiarendo sia negli interventi degli avvocati degli imputati sia anche nelle interventi e decisioni da parte del Presidente della Corte di Assisi.

Alcuni dati fotografano, forse meglio quello che diremo- Questo processo nel 2012 era partito con 52 imputati, ora in questo processo sono rimasti solo 16 imputati e solo una società, l'Ilva spa, la società commissariata che praticamente in cassa non è che non ha niente, ha debiti e quindi anche nella prospettiva eventuale, quando sarà, di ottenere per i lavoratori, gli abitanti dei risarcimenti, è chiaro che l'Ilva spa non potrà essere la fonte da cui prendere i risarcimenti. L'unica società attiva, Riva forni elettrici, anche questa è stata esclusa dal processo di Potenza. Quindi si era partiti da 52 e ci si è ridotti a 16, col discorso fondamentalmente delle prescrizioni.

Chiaramente sono passati più di 7 anni di processo di primo grado, poi l'appello, poi anche le indagini preliminari, siamo a più di 10 anni, è chiaro che le prescrizioni sono ora a catena. Questo ha già determinato parecchie ricadute negative anche sul fronte delle parti civili. Si era partiti a Taranto con 1500 parti civili, al di là che alcune erano un po' forzate, come l'associazione degli uccelli, e si è arrivati ora a poco più di 300 parti civili, e chiaramente si è abbassata di molto anche la pressione mediatica.

Torniamo, però, alla questione di queste ultime udienze, in particolare dell'ultima. Qual è stato lo scopo di tutto questo tornare a parlare dell'articolo 11, del trasferimento, della illegittimità, che il processo si tenesse a Taranto, eccetera? Lo scopo è che non gli basta, non gli basta ai padroni, non gli basta a tutto il sistema di aver praticamente ultradimezzato questo importante processo, di aver reso quasi nullo il peso nazionale necessario che doveva avere. Vogliono di più, vogliono tutto! Vogliono che l'intera attività processuale sia cancellata, che tutti gli atti da quelli avviati nel 2010, 2011, eccetera, che hanno anche permesso poi nel 2014 l'effettivo avvio processo, siano cancellati, come non esistenti.

Pensate che nel fascicolo depositato al Tribunale di Potenza dagli avvocati degli imputati, si trova alla fine il certificato di residenza della giudice Todisco. Per chi non lo sa, il processo “Ambiente svenduto” ha avuto come base fondamentale tutta l'indagine, le inchieste, i materiali presentati dalla giudice Todisco di Taranto. Si è trattata di una mega indagine, frutto anche di documentatissime denunce soprattutto associazioni come per esempio Peace Link, denunce molto dettagliate, molto serie, anche denunce dello Slai cobas, che avevano contribuito a questa indagine della giudice Todisco, così come i rapporti, le “Relazioni Sentieri”, che hanno molto contribuito a dare basi scientifiche, dati concreti al processo Ilva e poi alle condanne del primo grado.

Bene, tutto questo ora per gli avvocati dei Riva e i soci e di tutti i complici di Riva deve essere cancellato! E il certificato di residenza della giudice Todisco, messo nel fascicolo a monito o a minaccia, è per dire: se tu giudice sei di Taranto, abiti a Taranto, respiri la stessa aria di Taranto, non puoi essere giudicante super partes, e quindi è l’intero processo, atti precedenti che sono illegittimi… e vanno totalmente cassati.

Questo obiettivo è stato rilevato, nell'udienza del 5 giugno, dallo stesso PM che ha detto agli avvocati degli imputati: allora, lo scopo dei vostri interventi nel tirare di nuovo fuori l'articolo 11 è di voler annullare tutto il processo. Cioè volete che si ricominci non solo dall’udienza preliminare di 1° grado, ma addirittura da tutto quello che ha permesso questo processo.

Cioè il processo non ci doveva e non ci deve essere. Deve essere tutto cancellato, tutto “carta straccia”! Quindi, altro che prescrizioni. Vorrebbe dire: annullare tutte le condizioni che hanno portato a centinaia e centinaia di infortuni, a morti di operai; annullare tutta la catena di comando che reprimeva qualsiasi denuncia, qualsiasi voce che sollevasse anche solo dei problemi concreti che potevano portare ad un rischio salute, rischio vita; annullare il disastro ambientale; annullare gli omicidi di operai, in particolare quelli di Zaccaria e Marcella, che sono entrati nel processo., ecc. ecc. Non è successo niente, signori…!

Sta diventando un processo anomalo, non è più un processo agli imputati, sia pur portato all'acqua di rosa, che comunque parla di quello che hanno fatto gli imputati, del merito delle denunce, dati, documentazione, eccetera, niente, niente. Sembra a tutti gli effetti un “processo al processo”, un processo alla giudice Todisco, un processo a tutti i giudici di Taranto, un processo, alla fine, agli operai, agli abitanti dei quartieri, alle parti civili.

Questo processo sta sì tornando ad essere “la madre di tutti i processi”, ma appunto “la madre delle ingiustizie di classe”, la madre di un processo che vuole assolvere il sistema capitalista, tutto il sistema: i padroni, le istituzioni, i suoi rappresentanti - Vendola si è fatto grande vanto nei giorni scorsi di essere stato messo fuori dal processo, per prescrizione però! Allora la prima questione da dire riguarda tutti coloro che sono fuori per prescrizione, dirigenti dell'Ilva, alcuni de cosiddetti “fiduciari”, dirigenti ombra che dettavano vita, morte e miracoli in Ilva, per conto chiaramente dei Riva, funzionari istituzionali, coloro che avevano il compito di controllo e non lo facevano, rappresentanti politici, esponenti della Digos, eccetera. Questi sono fuori per la prescrizione. Ma come noi stiamo dicendo anche nei presidi che si stanno facendo dal Tribunale di Potenza: prescrizione non vuol dire affatto assoluzione, voi che vi credete assolti siete non solo coinvolti ma siete complici, parte degli assassinii, parte dell'attacco alla sicurezza, alla vita degli operai, alla vita dei bambini, abitanti dei quartieri inquinati, in particolare il quartiere Tamburi.

Vogliono un'assoluzione dell'intero sistema capitalista perché continui ad andare avanti su questa linea di potere tutto, e di attaccare in qualsiasi maniera gli operai, la cittadinanza, per la riduzione al massimo dei costi e quindi per poter avere maggiori profitti.

Ecco questo rischia di essere codificato addirittura con ordinanze del Tribunale.

Se questo passa, passa un precedente importante, grande, anche per l'ampiezza della fabbrica, che farà scuola anche in altri processi di questo tipo. Il problema è che è nella linea del governo, nella linea di Nordio che non si devono fare i processi a chi produce, a chi fa la ricchezza dell'Italia. Quindi i processi ai padroni in realtà rischiano di diventare sempre più atti di accusa ai processi stessi, a chi ha messo in moto questi processi.

Quindi in questo senso è una questione che non riguarda assolutamente Taranto, la situazione dell'Ilva di Taranto, ma deve riguardare tutti i lavoratori, tutti gli operai che vivono un aumento dello sfruttamento, attacco ai salari, una cassa integrazione dilagante che diventa permanente proprio nelle grandi fabbriche come l'Ilva, come la Stellantis; una condizione in cui, come dicono gli operai, stiamo tornando a più di 50 anni indietro per cui tu non puoi dire niente, non puoi alzare la testa, non puoi chiedere diritti normali, ma devi solo accontentarti di lavorare nelle condizioni sempre più pesanti, sempre più sfibranti eccetera, che impongono le cooperative come le grandi aziende, per cui abbiamo spesso parlato, anche altri sindacati di base, di “lavoro schiavista”, lavori schiavisti che non sono presenti solo in agricoltura, e l'abbiamo visto anche con le morti recenti dei braccianti migranti, non sono presenti solo nella logistica, ma sono ormai un modo di comando, di imposizione, di sfruttamento nelle grandi fabbriche, e questo porta ad un aumento dei rischi per la sicurezza, dei rischi per la vita.

In questo senso l'andamento di questo processo dovrebbe interessare tutti. Ma purtroppo non è così. Lo Slai cobas sc ha fatto sia nelle udienze precedenti, sia nell'ultima udienza del 5 giugno dei presidi al Tribunale di Potenza per denunciare l'andamento, informare come realmente sta andando questo processo. A questi presidi stanno partecipando rappresentanti di altri sindacati di base, associazioni ambientaliste di Potenza, rappresentanti delle lotte dell’appalto Stellantis, ecc. E questo è importante. Abbiamo fatto un’assemblea a Potenza, con partecipazione ampia di queste realtà, di lavoratori di ex fabbriche della Basilicata, giornalisti, Rifondazione comunista, giovani, donne. Lo Slai cobas tra l'altro è l'unica realtà sindacale, i rappresentanti di parti civili di lavoratori, abitanti dei quartieri, che partecipano appena possibile alle principali udienze del processo “Ambiente svenduto”, e sempre ora alle ultime udienze.

Tutti gli altri spariti. Già nel processo di Taranto si potevano contare sulle dita di una sola mano le parti civili, le associazioni che ogni tanto venivano alle udienze. Ora non c'è più nessuno, a parte lo Slai cobas e rappresentanti dei lavoratori dello Slai cobas; non si sente più nessuna voce che faccia pesare gli interessi degli operai, gli interessi della gente.

E' un processo che si svolge nella più spudorata tranquillità per gli avvocati dei padroni assassini che parlano quando e come vogliono, mentre per esempio i pochissimi avvocati di parte civile che stanno, e qualcuno interviene - e sicuramente intervengono i nostri avvocati, in particolare l'Avvocata di Taranto Antonietta Ricci - invece questi avvocati vengono anche bloccati dal presidente della corte di Assise, mentre gli avvocati e gli imputati possono prendersi tutto il tempo che vogliono, fare anche più interventi.

Ma non possiamo permettere che questo processo finisca addirittura con la cancellazione di tutti i reati e l’esclusione dei principali responsabili di morte, tumori, di sfruttamento.

Questo è un problema dalla nostra parte.

La prossima udienza sarà il 19 giugno. Noi ci saremo. Noi dobbiamo perseguire ed elevare la strada della protesta, della lotta, della partecipazione, della comprensione del valore nazionale di questa battaglia. Ma chiamiamo tutti a far sentire anche la loro voce, e ad essere presenti. 

L'intervento dell'avvocata Antonietta Ricci al processo Ilva a Potenza

Signor presidente, 
prendo la parola per contestare fermamente le affermazioni riferite nella scorsa udienza e ripetute in questa udienza. 
Dopo oltre 10 anni di processo, migliaia di udienze e aspettative di verità ai cittadini, lavoratori e alle famiglie di Taranto che per anni hanno atteso una risposta dalla giustizia resta la sensazione di un'enorme sproporzione tra la gravità della vicenda e l'esito finale. 
Pertanto, non possiamo consentire che la narrazione di quanto accaduto venga deformata. 
La sentenza della Corte di assise di appello non ha mai affermato che il collegio di Taranto non fosse il giudice naturale del processo, al contrario ha ritenuto il collegio legittimamente costituito in piena coerenza con i criteri di competenza per materia e territorio e con il principio del giudice precostituito per legge di cui all'articolo 25 della costituzione. I giudici di Taranto erano i giudici naturali e legittimamente competenti a celebrare il processo lo ha chiarito la stessa sentenza di appello che ha disposto il trasferimento affermando che “deve ritenersi infondata la tesi che vorrebbe individuare in ciascuno dei magistrati che abitano, o che sono proprietari di immobili nelle zone circostanti lo stabilimento Ilva, perciò solo, persone offese o danneggiate dai reati in materia di inquinamento ambientale”. 
La Corte ha infatti precisato che, nei reati che coinvolgono una pluralità indeterminata di persone, “l'impossibilità di identificare i potenziali danneggiati non permette di ritenere che per il solo fatto di risiedere nel territorio interessato dall'attività inquinante si possa essere individuati come danneggiati o persone offese”. Dunque non era l'intero collegio giudicante di Taranto ad essere incompatibile. Il trasferimento del processo è scaturito esclusivamente dalla posizione di un giudice onorario, un giudice di pace che, avendo inizialmente presentato costituzione di parte civile (poi ritirata) ha determinato l'applicazione dell'articolo 11 del codice di procedura penale. 
Il richiamo all'articolo 11 del codice di procedura penale non può essere utilizzato per trasformare una deroga eccezionale in una sorta di incompatibilità potenziale o astratta: quella norma disciplina in modo tassativo e tipizzato i procedimenti che riguardano magistrati, proprio per garantire terzietà e imparzialità senza violare il giudice naturale, e non consente estensioni analogiche oltre i casi espressamente previsti. 
Sappiamo bene che anche in presenza di fatti di enorme impatto collettivo e di forte emotività - basti pensare ai grandi processi per disastri ambientali che si sono svolti in Italia tipo quello di Seveso o quello Ethernit a Torino - il processo si è regolarmente celebrato presso il giudice del luogo dei fatti nel rispetto delle regole ordinarie di competenza, salvo specifiche e rigorose ipotesi di rimessione fondate su gravi situazioni locali concrete e attuali. 
In tema di diritti diffusi il collegio giudicante resta dunque quello del luogo in cui i fatti si sono verificati: pretendere che per poter giudicare con imparzialità il giudice debba essere “altrove” solo perché la vicenda ha toccato profondamente la comunità, significherebbe, paradossalmente, esigere un giudice che non viva nel contesto reale in cui il diritto viene violato, quasi un giudice di un'altro pianeta. 
Relativamente poi al citato atto di richiesta risarcimenti danni da parte del giudice Giacovelli, mi preme sottolineare che quello è un atto stragiudiziale che non ha avuto continuità a giuridica, che non è stato seguito da alcuna azione giudiziaria e nel diritto anche il non fare ha rilevanza giuridica, per cui il non aver dato conseguenza a una volontà espressa in modo stragiudiziale significa indirettamente rinunciare a quell’azione. 
Per queste ragioni chiedo che resti fermo quanto già accertato: il collegio di Taranto è il giudice naturale del processo, legittimamente investito e legittimamente costituito e non sussiste alcuna incompatibilità funzionale, né alcun presupposto per mettere in dubbio la sua terzietà e imparzialità.

Lo Slai cobas per la piattaforma operaia e la mobilitazione autonoma di operai ex ilva/appalto/cigs as


 

Assemblea alla Castiglia porto venerdi - info

                     Alla Ditta Castiglia srl 

All'Ufficio personale 

TA 9.6.26

OGGETTO: Assemblea sindacale al Porto Multiservizi
 
La scrivente O.S. comunica che VENERDI' 12 GIUGNO c.a., terrà un'assemblea sindacale con i lavoratori Multiservizi; onde poter interessare la maggiorparte dei lavoratori, tenendo conto dei turni lavorativi, l'assemblea si svolgerà per il 1° turno nell'ultima ora, dalle 14 alle 15, per il 2° turno nella prima ora, dalle 15 alle 16.
                    L'assemblea si terrà all'esterno dell'area porto, piazzale Varco nord.
L'OdG è: 
- gli attuali sviluppi della situazione Acciaierie e i riflessi sull'appalto;
- piattaforma operaia
- verifica situazione lavorativa al porto soluzioni alle problematiche, giornate      di mancanza di lavoro, problematiche individuali, ecc
 
SLAI COBAS

Sulla manifestazione di Amendolara, la nostra valutazione e indicazioni

 


La manifestazione ad Amendolara nella giornata di sabato era necessaria e dovuta. Occorreva farla a caldo subito dopo l'orrenda strage alla stazione di servizio. L'unica che era in grado di organizzarla erano la CGIL, insieme alla Flai Cgil, che, come ha rivendicato dal palco, ha organizzato questa manifestazione in tre giorni.

Sotto questo punto di vista la manifestazione è riuscita. Migliaia hanno manifestato ad Amendolara sabato. Il numero esatto non ci interessa. Ci interessa che questa manifestazione ci sia stata con una presenza rappresentativa di migranti, con una presenza significativa degli attivisti di CGIL che sono arrivati sul territorio.

Noi abbiamo immediatamente appoggiato questa manifestazione. Non perché non conosciamo linea, piattaforme e prassi della CGIL, né tantomeno perché riteniamo che questa manifestazione fosse in grado realmente di avviare una fase di lotta nuova, prendendo slancio dalla strage di Amendolara. Ma perché occorrono fatti e non parole.

Il primo fatto che occorreva era non lasciare agli articoli di stampa, alle cronache televisive, peraltro molto scarse, la denuncia. Non lasciare la risposta a futuri piani, sia di parte governativa che di parte dell'opposizione e ancor più di parte sindacale. Bisognava scendere in piazza subito e mostrare chiaramente da che parte bisognava stare contro il tentativo sui corpi caldi dei nostri fratelli di classe bruciati vivi di ridimensionare la cosa.

L'orrore del fatto è stato però coperto, affidandone la responsabilità agli esecutori materiali parlando genericamente di caporalato, mafia pakistana, retroterra malavitoso e così via. Ma innanzitutto nascondendo per chi lavoravano questi lavoratori e in quale contesto lavorano i braccianti, i braccianti della Piana di Sibari, i braccianti del Metapontino, i braccianti della Puglia e via via la geografia dello sfruttamento schiavistico che va dalla Sicilia alle Marche, a Lazio, a Latina, al Nord. Bene, questa manifestazione ci doveva essere, ci è stata, ed è stato un fatto positivo.

Detto questo, chiaramente è stato positivo che dei compagni, molto pochi a dir la verità sia sul piano sindacale sia sul piano dell'area militante, siano affluiti ad Amendolara, anche per la necessità che c'era

di portare un'altra voce, un'altra interpretazione, un altro impegno.

Ma alcuni compagni hanno quasi la veste dei “soliti noti”, come siamo noi, compagni dello Slai cobas per il sindacato di classe o compagni come Bobo della Confederazione e gruppi dell'USB, come coloro che hanno fatto anche centinaia di chilometri per essere presenti, in particolare da Cosenza. E questo è stato senz'altro un fatto positivo.

Ma anche compagni della nostra area, del sindacalismo di base e di classe, compagni impegnati nella lotta sociale e politica contro il fascismo, il razzismo, la guerra, per la Palestina, hanno risposto davvero in pochi rispetto all'emergenza creata da questa orribile strage. Emergenza informativa, emergenza di denuncia, emergenza di risalto nazionale, non certo emergenza della situazione dei braccianti che invece non è affatto emergenziale ma è strutturale in quest'area. D'altra parte però era importante che i compagni ci fossero e che i compagni marciassero uniti e partecipassero alla manifestazione generale perché non c'era tanto da gridarci addosso cose che sappiamo e che gridiamo usualmente in tutte le manifestazioni, sia in termini di slogan, sia in termini di denuncia.

C'era da influenzare tutta la manifestazione, da entrare, come si può dire, decisamente in massa in questa manifestazione, sia per esserne parte numerica e politica, sia per dimostrare che avevamo tante cose da dire e da dire a tutti e che non delegavamo alla CGIL e meno che mai alle sciagurate rappresentanze politiche dei partiti della cosiddetta opposizione.

Questo non è avvenuto perché effettivamente la CGIL non lo voleva. La cerimonia di Landini che va alla Stazione di servizio dove sono stati uccisi i 4 braccianti con il codazzo di televisori e servizio d'ordine a mettere il mazzo di fiori, non ci piace.

Non ci piace anche perché in nome di questo si voleva impedire sostanzialmente o depotenziare il pezzo di compagni che si ritrovava proprio al distributore per concentrarsi e partecipare alla manifestazione. Questo è stato, come si può dire, un cominciare col piede sbagliato. La CGIL si è presa la manifestazione come autorappresentazione cancellando le voci del dissenso legittimo rispetto a quello che stava avvenendo.

Giustamente l'area dei compagni, poco più di un centinaio, ha fatto un corteo autonomo, nel deserto di inseguimento, che ha raggiunto il corteo principale e la massa delle migliaia di partecipanti soltanto alla fine. Non è stato quello che era necessario per irrompere nella manifestazione e portare con chiarezza denuncia, proposta e soprattutto impegno.

Ma questo non è avvenuto soltanto perché la CGIL e la Polizia hanno lavorato per questo e sono stati contenti di aver tenuto fuori lo spezzone sociale dalla manifestazione e dal corteo fino alla piazza, ma anche perché era presente pure tra i compagni del corteo autonomo una sorta di autoghettizzazione, con un misto tra reiterate dichiarazioni di non voler affatto contrastare la manifestazione della Cgil ma di volersi unire, e una pratica sterile che è continuata all’arrivo nella piazza della manifestazione di non contaminarsi e non contaminare.

Questa è una concezione, linea e prassi ininfluente verso le migliaia di manifestanti. Soprattutto perché a fronte di quello che è successo è evidente che nessuno può ripetere come giaculatorie i soliti slogan, ma deve trovare la chiave per intervenirvi, per modificare lo stato di cosa esistente attraverso i fatti, la lotta e l'organizzazione innanzitutto dei migranti.

Nella tragedia tremenda che ha colpito i nostri quattro fratelli di classe bisogna cogliere l'elemento strutturale del sistema di sfruttamento schiavistico in tutta l'area, in tutto il paese e farne una leva di una lotta e soprattutto di un processo di organizzazione e auto-organizzazione.

Ha senso denunciare le politiche e l'azione dei sindacati confederali, innanzitutto di quelli “culo e camicia” con istituzioni, con aziende, appoggiando le leggi del governo e al governo; sindacati che anche in questi territori non certo un’alternativa (parliamo in particolare degli altri sindacati confederali), perchè sono appunto legati alle istituzioni locali e spesso legate in forme sia oscure che pubbliche al sistema di sfruttamento schiavistico del territorio.

Ma una linea alternativa alla Cgil richiede l'organizzazione dei migranti, senza impegnarsi effettivamente non solo nella denuncia ma nell'organizzazione pratica dei migranti, nel considerarli soggetto fondamentale per cambiare lo stato delle cose e combattere insieme a loro per cambiarlo, le parole stanno a zero e i fatti non seguiranno le buone intenzioni anche in questa manifestazione.

E’ quello che invece abbiamo cercato di fare noi, sia col volantino, sia con le locandine che mettevano in evidenza il collegamento anche con realtà come Taranto, dove era morto, ucciso barbaramente da un gruppo di razzisti nel quartiere Città Vecchia un altro lavoratore bracciante immigrato; il collegamento con la condizione generale dei migranti fatta di aggressioni razziste, di sfruttamento schiavistico, di CPR/lager, di decreti di sicurezza che puntano a cacciare tutti i migranti, ecc. E questo bisognava portarlo anche provando a contestare, non tanto per apparire ma per contestare nel merito le parole ipocrite che pure sono state dette dal palco di questa manifestazione.

Landini dice che la tragedia rappresenta un sistema sbagliato di impresa. Questa affermazione se non fosse dannosa per comprendere realmente lo stato delle cose, è ridicola. L'impresa nelle campagne si fa così, fare impresa per fare profitti, fondandola sullo sfruttamento, fare impresa per avere prodotti a bassissimo costo dentro una catena infernale che arriva nei nostri mercati, dove troviamo prezzi sempre più alti. Quindi non si tratta di un “sistema sbagliato di fare impresa”.

E' il sistema del capitale nella sua fase di intenso sfruttamento nell'agricoltura. Agricoltura che non è un pezzo del passato ma un pezzo del presente. Un pezzo del sistema di sfruttamento che sta anche nelle fabbriche, nei servizi, nel turismo.

Se uno parla di “sistema sbagliato di fare impresa” è lui che parte col piede sbagliato perché ipotizza un sistema “sano di fare impresa”. Questa è la solita illusione dei riformisti, dei servi del capitale che pretendono il capitalismo senza i suoi effetti nella condizione operaia e nella condizione sociale. Quando questa che produce anche morti è la logica naturale del sistema capitalista.

D'altra parte che proposte ha fatto Landini nel suo comizio? Ha fatto appello ad una reazione da parte di tutti i soggetti politici, istituzionali, imprenditoriali perché “ci sono tutti gli strumenti legislativi per poter invertire questa tendenza e bloccare questo sfruttamento”.

Tutti i soggetti politici e istituzionali e imprenditoriali si sono riuniti infinite volte e sono loro che organizzano il sistema di accoglienza e di gestione dei migranti e sono loro soggetti del sistema che produce poi sul campo attraverso il sfruttamento, il caporalato e tutto il resto. Quindi queste proposte di mettere insieme tutti i soggetti politici e istituzionali e imprenditoriali, sono aria fritta. Allora si può strillare, utilizzare argomenti molto sentiti che descrivono l'orrore della condizione schiavistica dei migranti ma si propongono cose che sono in sintonia e in convergenza con questo sistema.

Ancora. Landini ha detto: il governo applichi le leggi che già ci sono, ma in tutti i campi le leggi che ci sono vengono applicate secondo i criteri della gestione di classe sanciti dai governi e dal sistema capitalista. Tutto questo sistema di leggi, lungi dall’aver intaccato minimamente lo sfruttamento schiavistico e la condizione dei migranti, l’ha nettamente peggiorato, come sono peggiorati i controlli, il sistema di prevenzione, mentre si attenua la repressione dei comportamenti criminali.

Anche la Schlein è venuta ad Amendolara. Si è detto “a fare passerella”. Evidentemente si è trattato anche di passerella. perché i vari esponenti dell’opposizione parlamentare non hanno fatto alcun che finora, né quando erano al governo né quando sono presenti nel territorio. Qual è l'attività del PD, dei 5 Stelle, di Rifondazione Comunista, dell'Anpit su tutto quel che accade? Quali sono le lotte che hanno organizzato? Quando ci hanno messo la faccia in una battaglia senza quartiere contro il sistema di sfruttamento schiavistico?

E' chiaro che venire ad Amendolara, è fare passerella di tipo elettorale. Ma questo è il modo di fare politica dei partiti parlamentari e delle associazioni ad essi legate; non pensano a un altro modo di fare politica perché questa è la loro natura all'interno di questo sistema.

Il PD sul fronte dei migranti cerca di essere la summa del peggio di tutti. E’ cominciato con la strage di Cutro e siamo alla strage di Amendolara e sicuramente nessuna delle leggi di questo governo è andata in direzione di creare le condizioni perché quelle stragi non accadessero più. Ma quale opposizione/contrasto concreto ed effettivo a fatto il PD su queste leggi? Solo parole buone per giornali e TV. La Schlein ha detto che non si può parlare soltanto di caporalato ma di padronato, così come parlare di padronato, di aziende che impiegano i lavoratori sfruttati. Ma questo sistema di aziende è l'interlocutore oggettivo di ogni partito anche di opposizione nella gestione dei rapporti sociali e dentro la fase economica attuale. Quando si chiedono leggi a favore delle imprese evidentemente non si può diventare oppositori degli imprenditori ma solo complici degli imprenditori.

Poi c’è la sinistra parlamentare quella “più radicale”. Ma anche qui, quali sono i fatti prodotti sul territorio dello sfruttamento schiavistico?

Chiaramente nella piazza di Amendolara vi erano molti migranti che sostenevano con forza la denuncia di quello che è avvenuto ai loro fratelli di classe; la loro forma organizzata interna alla CGIL ad altri sindacati confederali, non li fa assimilabili alla linea delle direzioni sindacali e né tantomeno complici di un sistema che evidentemente le direzioni sindacali non sono in grado e non vogliono realmente combattere.

In Calabria ci sono 11.000-12.000 lavoratori agricoli irregolari, la piana di Sipari, sotto questo punto di vista, è una bomba sociale, solo Corigliano Rossano conta 3.500 stranieri su 11.400 operai agricoli. E' ormai la terra di riferimento dello sfruttamento. Giustamente alla manifestazione non c'erano le istituzioni calabresi impegnate a promuovere le eccellenze dell'agricoltura nel mondo. Costoro prendono in mano la Regione e la vogliono trasformare in un grande riferimento delle eccellenze dei prodotti agricoli, nascondendo che queste eccellenze sono prodotte sul sangue, lo sfruttamento e la morte dei migranti, eccellenze che producono profitti molto alti per tutta la filiera. Tutta la zona della provincia di Cosenza, da Corigliano Rossano a Cassano Jonico, a Trebisacce, è piena di situazioni come quella che ha prodotto la morte dei nostri fratelli.

Si tratta di lavoratori provenienti dall'India, dal Marocco, dal Mali, dal Pakistan, dall'Afghanistan. Una catena che è anche una specie di “corridoio nero” che da Rossano arriva fino al Metapontino. I quattro lavoratori uccisi ad Amedolara erano partiti proprio da Corigliano Rossano.

Tempo fa a Scanzano Ionico è avvenuto un tragico incidente mortale che ha visto morire dei braccianti in uno dei pulmini del caporalato. Ebbene anche allora si sono dette tante parole. Ma a pochi mesi da quella strage, oggi in piena attività di produzione, dalle fragole agli altri prodotti agricoli, le tragedie si sono moltiplicate. E non si tratta certo di aggiustare le leggi e di stabilire una “equa collaborazione” ma di lotta di classe.

Senza la lotta di classe non si può incidere nelle condizioni salariali e di vita dei braccianti.

È la lotta di classe che manca, la vera assente, la lotta di classe che è l'unico strumento perché i braccianti possano ribellarsi e organizzarsi e conquistare risultati anche parziali che migliorino la loro condizione attuale. Si tratta di una zona dove si producono il 53% del totale nazionale, una produzione di 120 milioni di euro e un export di circa 90 milioni, realizzati attraverso uno sfruttamento organico, strutturale che richiede questo tipo di condizione per potersi riprodurre.

E dentro le leggi del capitale questo diventa la normalità. I caporali e le mafie sono funzionari ad abbassare i costi e innalzare i profitti in una filiera che comprende le aziende della grande distribuzione, le multinazionali agroalimentari e la grande finanza.

Sono avvenute altre morti molto gravi. Pensiamo al bracciante indiano Satman Singh, abbandonato e lasciato morire dal proprio datore di lavoro dopo che aveva avuto tagliato un braccio. Che dire poi dei braccianti morti il 9 maggio in provincia di Venezia?

Ed è chiaro che anche il razzismo istituzionale dei governi serve a rendere i braccianti sempre più ricattabili e quindi sempre più adatti ad essere sfruttati in forme schiavistiche e represse ogni forma di ribellione.

Contro tutto questo dobbiamo combattere e contro tutto questo non si può avere fiducia nelle organizzazioni sindacali e nella stessa CGIL perché non ha fatti da produrre in Calabria, non ha fatti da produrre in Basilicata, non ha fatti da produrre a Mezzocannone nell'area dello sfruttamento in Puglia, non ha fatti che dimostrino che sia uno strumento necessario ai braccianti per opporsi a resistere. E' proprio qui che c'è il buco nero, il buco nero che può essere riempito solo dall'autoorganizzazione che i compagni devono realizzare, non a parole, non nei convegni e nelle assemblee alle università, ma sul territorio attraverso un impegno per la costruzione di una rete di lavoratori migranti. La lega dei lavoratori migranti è uno strumento autonomo dalle organizzazioni sindacali che utilizza anche le possibilità per quella parte del sindacato che si schierasse con loro.

La lega dei lavoratori migranti è il soggetto organizzato che può dare ai migranti l'arma per resistere e combattere, ma questo parte da uno scontro che utilizzi tutte le forme necessarie. Su questo non abbiamo trovato questo tipo di consapevolezza e coscienza anche nello spezzone dei compagni, impegnato più a riempirsi di slogan e ad apparire invece di esporre in maniera concreta un piano di lavoro che facesse di queste morti, non delle morti invano.

Da lì noi vogliamo ripartire e sicuramente per quanto le nostre forze siano davvero fragili, le condizioni sono la linea e il piano di lavoro per rompere la continuità di quello che sta avvenendo.

Francavilla - non fermarsi all'arresto intensificare la repressione contro padroni e caporali in tutta la zona - organizzare i lavoratori migranto


 

 FRANCAVILLA F.(BR) - BRACCIANTI SFRUTTATI COSTRETTI A VIVERE IN UN TUGURIO

Ex ilva - Sindacati confederali e Usb sempre più patetici - Urso a Taranto non trova il tempo per riceverli

Andateci con i lavoratori e vedete come vi riceve !

Al di là dei comunicati stampa i sindacati confederali e USB non fanno assolutamente niente per cambiare la situazione.

Il sindacalismo confederale e Usb non sono la soluzione ma parte del problema.  

E' la passività operaia gestita dai vertici sindacali che porta la situazione su un binario morto. 

Stiamo provando con la piattaforma operaia a fare qualcosa 

altrimenti tutta questa storia sappiamo bene come andrà a finire 

 
Slai cobas per il sindacato di classe Taranto 

Fiom, Uilm e Usb attaccano il governo sull'ex Ilva

Caso Siderurgico, la nota delle tre sigle sindacali e la preoccupazione per la tenuta dello stabilimento.

redazione.taranto@buonasera24.it

L'ex Ilva
"Le organizzazioni sindacali Fiom, Uilm e Usb avevano formalmente richiesto nelle scorse settimane a Palazzo Chigi e nei giorni scorsi, in occasione dell’inaugurazione a Taranto dell’ampliamento della produzione che riguarda Vestas Blades, un incontro urgente al Ministro delle Imprese e del Made in Italy per affrontare le gravi criticità che investono lo stabilimento ex Ilva di Taranto. 
Ieri mattina, lunedì 8 giugno, alle ore 9, è giunta una nota del Ministero con cui si comunica che, a causa dei numerosi impegni istituzionali, non è stato possibile organizzare per la mattinata l’incontro richiesto, rinviando un’eventuale disponibilità alla prossima settimana, in quel di Roma.

Riteniamo, visto il silenzio assordante degli ultimi mesi, un’occasione mancata per confrontarsi direttamente con le rappresentanze dei lavoratori sulla più grande vertenza industriale del Paese.

Le organizzazioni sindacali avevano chiesto un confronto immediato per discutere della situazione di profonda criticità in cui versano gli stabilimenti in particolare quello di Taranto; a partire dall’assenza di risorse finanziarie che impattano negativamente sulle attività di manutenzione , sulle condizioni di sicurezza e sull’aumento della cassa integrazione. Inoltre, crediamo sia arrivato il momento di fare chiarezza sul bando di vendita internazionale, più volte rinviato e sulla totale mancanza di trasparenza sul futuro industriale, occupazionale e ambientale del sito oltre ai continui rinvii sulle ripartenze degli impianti, dagli altoforni alle batterie e all’area a freddo che costringono migliaia di persone a vivere nel più totale sconforto e incertezza .

Apprendere notizie solo attraverso la stampa non è accettabile.

Il tempo sta scorrendo inesorabilmente, gli impianti restano fermi, le risorse disponibili hanno un orizzonte limitato e il quadro generale è segnato da una precarietà che non può essere tollerata.

Per queste ragioni Fiom, Uilm e Usb ritengono indispensabile che ci sia una immediata convocazione del Governo a Palazzo Chigi sulla questione Ilva per garantire una volta per tutte un percorso chiaro sul futuro dei lavoratori dello stabilimento .

Così come già richiesto dalle segreterie nazionali, è necessario un confronto con il governo che affronti senza ulteriori rinvii:

la crisi industriale in atto; il destino del bando di vendita; le garanzie occupazionali; il percorso di transizione ecologica e gli investimenti necessari attraverso l’unica soluzione realmente praticabile: un intervento pubblico forte e diretto, posizione condivisa da Fiom, Uilm e Usb.

Il Governo che non trova il tempo di occuparsi di Ilva , è una scelta che giudichiamo grave e incomprensibile, soprattutto di fronte a una vertenza che riguarda il futuro industriale dell’Italia e la vita di migliaia di famiglie".

Così in una nota Francesco Brigati, segretario generale Fiom-Cgil Taranto,  Davide Sperti, segretario generale Uilm, Vincenzo Mercurio, segretario generale Usb Taranto.