Il rappresentante legale di una cooperativa è stato arrestato nel Brindisino dai carabinieri con l'accusa di caporalato. Secondo l’accusa l’indagato, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, avrebbe costretto diversi braccianti agricoli ad oltre 10 ore di lavoro al giorno a fronte di una retribuzione inferiore alla metà rispetto a quella prevista dal Contratto collettivo nazionale del settore. Inoltre l’uomo - è emerso dall’attività investigativa - avrebbe decurtato ulteriori 5 euro giornaliere a ciascun lavoratore, mettendo a disposizione degli operai un alloggio scoperto in condizioni fatiscenti, con muffe, servizi igienici non funzionanti e privo di riscaldamento. Per riscaldarsi all’interno del casolare rurale i lavoratori erano costretti a bruciare la spazzatura in un caminetto, respirando così fumi pericolosi. Inoltre, dormivano su materassi sporchi, trovati nelle campagne vicine.