lunedì 3 agosto 2026

Cronache e immagini dello sciopero odierno, assemblee generali all'interno e corteo esterno dalla port A alla direzione e quindi blocco stradale per 1 ora - un migliaio di partecipanti

https://www.facebook.com/studio100radiotelevisione/videos/-ex-ilva-otto-ore-di-sciopero-gli-operai-marciano-dalla-fabbrica-in-direzione-ta/27610270551974924/


https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/video/taranto/2078480/ex-ilva-inizia-la-settimana-decisiva-operai-in-agitazione-occupano-la-strada-ecco-le-prossime-scadenze-video.html

https://www.lapresse.it/video/2026/08/03/ex-ilva-lavoratori-bloccano-la-statale-a-taranto-governo-dia-risposte/ 

“Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”

È il giorno della mobilitazione per i lavoratori dell’ex Ilva. Questa mattina gli operai hanno lasciato lo stabilimento aderendo alle otto ore di sciopero proclamate da Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb, dando così il via a una settimana che potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro del polo siderurgico.

La protesta è iniziata con un’assemblea nell’area antistante il Consiglio di fabbrica, durante la quale i rappresentanti sindacali hanno illustrato ai lavoratori lo stato della vertenza e le ragioni dello sciopero. Al termine dell’incontro il corteo ha raggiunto la Statale 100, occupando temporaneamente la carreggiata all’altezza della direzione dello stabilimento. Tra gli striscioni esposti, uno riportava la scritta: “Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”, un riferimento diretto allo slogan ufficiale dei XX Giochi del Mediterraneo.

La mobilitazione arriva a pochi giorni dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la cessazione delle attività dell’area a caldo entro 90 giorni, elemento destinato a pesare sugli incontri convocati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Da domani al 6 agosto il Mimit ospiterà infatti una serie di tavoli dedicati al futuro dell’ex Ilva. Si partirà con il confronto con le organizzazioni sindacali, per poi proseguire con il Tavolo Taranto, dedicato ai progetti di investimento per il territorio, e con un incontro con Confindustria, Federacciai e Federmeccanica sulle prospettive del comparto siderurgico nazionale. La settimana si chiuderà con il confronto con le associazioni delle imprese dell’indotto, chiamate a discutere le ricadute della crisi sul tessuto produttivo locale.

Sul tavolo resta anche la manifestazione di interesse del gruppo indiano Jindal, che ha confermato la disponibilità ad acquisire l’intero complesso industriale, compresa l’area a caldo, nonostante il provvedimento della Corte d’Appello.

I sindacati chiedono al Governo misure straordinarie per i lavoratori di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria e per quelli delle aziende dell’appalto, oltre a un intervento pubblico che garantisca continuità occupazionale e accompagni la transizione industriale. Tra le richieste figura anche l’introduzione di una clausola sociale per tutelare i dipendenti dell’indotto.

«È giunto il tempo di prendere decisioni che restituiscano ai lavoratori e alla città un futuro certo, garantendo insieme lavoro, salute e ambiente”, ribadiscono Fim, Fiom, Uilm e Usb

Lo Slai cobas non ha aderito allo sciopero indetto dai sindacati confederali - lottare sì, ma con una piattaforma operaia con l'autonomia operaia nei confronti di governo, padroni, Stato del capitale


 

domenica 2 agosto 2026

Ex Ilva, la Fiom sullo sciopero del 3 agosto: «Il Governo si assuma le proprie responsabilità» - infostampa

Le RSU e gli RLS di Acciaierie d’Italia e dell’appalto lanciano l’allarme dopo il decreto della Corte d’Appello di Milano che dispone lo stop dell’area a caldo entro 90 giorni

I lavoratori del Siderurgico

I lavoratori del Siderurgico - archivio

TARANTO - Nuovo sciopero nello stabilimento siderurgico di Taranto. Le RSU e gli RLS di Acciaierie d’Italia e delle aziende dell’appalto hanno annunciato l’astensione dal lavoro per lunedì 3 agosto, dopo il decreto con cui la Corte d’Appello di Milano ha disposto la sospensione delle attività dell’area a caldo entro 90 giorni.

Per i rappresentanti dei lavoratori, la decisione dei giudici costituisce «un punto di non ritorno» e apre uno scenario particolarmente grave per il futuro dello stabilimento, dell’occupazione e dell’intero territorio tarantino.

La Fiom ribadisce di non aver mai sostenuto l’attuale modello industriale. L’obiettivo indicato dal sindacato è sempre stato quello di trasformare radicalmente la fabbrica, utilizzando l’attuale ciclo produttivo soltanto come fase temporanea verso un sistema capace di garantire contemporaneamente salute, tutela ambientale, produzione e lavoro dignitoso.

Nel documento vengono ricordate le numerose segnalazioni avanzate negli anni dai rappresentanti sindacali sui problemi di sicurezza e sulle condizioni ambientali all’interno dello stabilimento. Tra le richieste figurano l’esecuzione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie, l’introduzione di criteri più rigorosi per la valutazione del danno sanitario e la riduzione dei tempi previsti per la rimozione dell’amianto.

Il sindacato richiama anche la costituzione di parte civile nel processo Ambiente Svenduto per oltre 500 lavoratori, ai quali la sentenza di primo grado, successivamente annullata, aveva riconosciuto un danno alla salute.

La Fiom sottolinea inoltre che una propria osservazione al piano istruttorio conclusivo, relativa alla necessità di abbreviare i tempi fissati dal Dpcm del 2017 per eliminare l’amianto, sarebbe stata richiamata anche nelle motivazioni della Corte.

Secondo le RSU e gli RLS, la situazione rischia di compromettere non soltanto i posti di lavoro, ma anche l’avvio della transizione ecologica, la tenuta economica e sociale di migliaia di famiglie e la stessa capacità industriale del Paese.

«La situazione che abbiamo di fronte è drammatica e mette seriamente a rischio l’occupazione, l’avviamento di una transizione ecologica, l’ambiente e la tenuta sociale ed economica di migliaia di famiglie», affermano i rappresentanti sindacali.

La mobilitazione, viene precisato, non è rivolta contro la magistratura. «Noi non scioperiamo contro la magistratura e le sue decisioni, non l’abbiamo mai fatto», chiariscono i delegati, indicando invece nel Governo e nella politica le responsabilità per le decisioni rimandate nel corso degli anni.

Il sindacato accusa le istituzioni di non aver ancora compreso pienamente la portata delle possibili conseguenze e richiama l’attenzione sulle ricadute che potrebbero interessare tra 16.000 e 20.000 lavoratori, in un territorio già segnato da numerose crisi occupazionali.

Nel comunicato viene denunciato anche il clima di ostilità che, secondo i rappresentanti sindacali, si sarebbe diffuso in alcuni settori della città nei confronti dei delegati e delle maestranze.

«Il nostro grido d’allarme è rivolto a tutta la comunità», conclude la Fiom, ribadendo le proprie proposte per una trasformazione dello stabilimento che possa difendere insieme lavoro, ambiente e salute.

Ex Ilva, scatta la mobilitazione nazionale permanente: "Ora un piano nazionale straordinario" - info stampa

Fim, Fiom e Uilm sollecitano un intervento diretto dello Stato per garantire risanamento ambientale, decarbonizzazione, integrità del gruppo e tutela dell’occupazione. Tra le richieste 4 forni elettrici, polo Dri a Taranto, investimenti nei 9 siti e un ammortizzatore pari almeno all’80% della retribuzione

Operai dell'ex Ilva

Operai dell'ex Ilva (foto d'archivio)

TARANTO - Un piano straordinario nazionale per mettere in sicurezza e rilanciare l’intero gruppo ex Ilva, accompagnando la trasformazione ambientale senza scaricarne i costi sui lavoratori e sui territori. È la richiesta avanzata unitariamente da Fim, Fiom e Uilm, che al termine del documento proclamano una mobilitazione nazionale permanente.

Le organizzazioni sindacali ribadiscono una posizione sostenuta fin dall’inizio della lunga vertenza. La tutela della salute, dell’ambiente e della sicurezza non può essere separata dalla difesa dell’occupazione. I lavoratori, sottolineano, stanno affrontando le conseguenze della crisi sia come dipendenti sia come cittadini delle aree nelle quali sorgono gli stabilimenti.

Il documento riprende le richieste già presentate nei diversi confronti svolti a Palazzo Chigi e con i Ministeri delle Imprese e del Made in Italy, del Lavoro, dell’Ambiente, della Salute e dell’Economia. La richiesta rivolta all’intero sistema politico è quella di costruire una posizione condivisa sul futuro della siderurgia italiana.

L’obiettivo indicato è rendere l’ex Ilva ecocompatibile attraverso un nuovo ciclo produttivo capace di coniugare ambiente, salute e lavoro, con lo Stato chiamato a garantire direttamente la transizione.

I lavoratori non hanno mai diviso le questioni ambientali da quelle occupazionali, ma ne stanno pagando le conseguenze sia come cittadini sia come lavoratori”, sostengono le sigle metalmeccaniche.

La decisione della Corte d’Appello di Milano, che prevede la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni dalla notifica, viene considerata dai sindacati la dimostrazione del tempo perso negli ultimi 2 anni. Secondo Fim, Fiom e Uilm, le questioni sollevate attraverso scioperi, mobilitazioni, denunce e tavoli di confronto non avrebbero trovato risposte adeguate.

Le organizzazioni richiamano il diritto alla salute, alla sicurezza e al lavoro, insieme alla necessità di affrontare le contraddizioni e le conseguenze delle precedenti e attuali gestioni. Le responsabilità, viene affermato, ricadono sul Governo, sulle istituzioni e sugli enti locali che hanno avuto un ruolo nella vertenza.

Per il sindacato, quella dell’ex Ilva non è una crisi riconducibile soltanto a Taranto o a una singola azienda. Si tratta di una crisi di sistema della siderurgia e dell’industria nazionale, che richiede una strategia complessiva e non interventi limitati all’emergenza.

La continuità produttiva viene indicata come una condizione necessaria per sostenere la trasformazione. Fim, Fiom e Uilm precisano però che questa posizione non significa mettere in secondo piano le questioni ambientali e sanitarie.

La continuità produttiva, per noi, in nessun modo vuol dire mettere in secondo piano le questioni ambientali e di salute dei lavoratori”, si legge nel documento.

Il Governo viene invitato a confermare un progetto industriale complessivo per l’area di Taranto e per tutti gli altri territori nei quali sono presenti gli impianti del gruppo. La siderurgia dovrebbe restare l’elemento centrale della strategia, affiancata da un piano sociale rivolto a tutti i dipendenti.

Tra gli strumenti indicati figurano forme di risarcimento legate all’esposizione ai rischi, prepensionamenti, esodi incentivati, percorsi di ricollocazione e interventi specifici per accompagnare la transizione dal ciclo tradizionale a quello decarbonizzato.

È fondamentale che ci sia un progetto industriale che preveda il passaggio tra il vecchio ciclo e quello decarbonizzato, senza che la transizione passi come una mannaia sulle spalle dei lavoratori”, affermano le organizzazioni sindacali.

Fim, Fiom e Uilm individuano 4 obiettivi fondamentali ai quali dovranno rispondere il piano industriale e il futuro bando di gara. Il primo riguarda l’integrità del gruppo, che dovrà essere conservata evitando la frammentazione degli stabilimenti e delle attività.

Il secondo è il risanamento ambientale, considerato indispensabile per garantire condizioni compatibili con la salute dei lavoratori e dei cittadini. Il terzo è la decarbonizzazione del ciclo produttivo. Il quarto riguarda le garanzie occupazionali per i dipendenti diretti, quelli dell’amministrazione straordinaria e il sistema degli appalti.

Secondo il documento, il passaggio dalla produzione attraverso gli altiforni ai forni elettrici richiede, almeno nella fase iniziale, l’utilizzo del gas e del Dri, il preridotto necessario ad alimentare il nuovo ciclo siderurgico.

Per le sigle sindacali si tratta di un elemento tecnico e scientifico che non dovrebbe essere utilizzato per alimentare contrapposizioni politiche.

La continuità delle attività è ritenuta necessaria per garantire lavoro e reddito ai dipendenti diretti e indiretti, ma anche per accompagnare progressivamente la sostituzione del ciclo integrale. Il piano di trasformazione, ricordano i sindacati, era stato condiviso con le istituzioni e con le parti sociali.

Tra gli interventi considerati prioritari figura la manutenzione e il rilancio delle verticalizzazioni presenti nei diversi siti. Fim, Fiom e Uilm propongono inoltre di acquistare sul mercato bramme e altri semiprodotti da lavorare a Taranto, alimentando successivamente gli altri stabilimenti del gruppo.

Questa soluzione, secondo le organizzazioni, permetterebbe di riportare al lavoro il maggior numero possibile di persone e di garantire la continuità aziendale durante la fase di trasformazione degli impianti.

Il piano dovrà inoltre prevedere la realizzazione nel più breve tempo possibile di 4 forni elettrici, 3 a Taranto e 1 a Genova.

Per il capoluogo ionico viene chiesta anche la costruzione del polo Dri. La produzione del preridotto direttamente a Taranto viene ritenuta essenziale sia sotto il profilo ambientale sia per le ricadute occupazionali.

Produrre il materiale in un altro luogo, trasportarlo e riscaldarlo prima dell’utilizzo comporterebbe, secondo i sindacati, un impatto ambientale maggiore rispetto alla produzione e all’immissione diretta nei forni.

La realizzazione degli impianti Dri consentirebbe inoltre di creare nuove opportunità lavorative per le persone attualmente occupate negli impianti destinati a essere dismessi con il superamento del ciclo integrale.

Per garantire la sostenibilità e la credibilità del piano di rilancio e riconversione, Taranto ha bisogno che anche il Dri sia prodotto in loco”, ribadiscono Fim, Fiom e Uilm.

Il documento chiede investimenti anche negli altri siti produttivi e di lavorazione del gruppo, che sono complessivamente 9. Gli interventi dovranno riguardare le verticalizzazioni e il riavvio degli impianti, con l’obiettivo di recuperare la piena occupazione.

L’integrità dell’ex Ilva viene considerata fondamentale proprio per le relazioni esistenti tra Taranto e gli stabilimenti di Genova, Novi Ligure, Racconigi, Salerno e Marghera, ai quali si aggiungono i servizi e gli uffici direzionali della sede di Milano.

Per i sindacati, il gruppo può mantenere una propria tenuta industriale soltanto preservando l’interazione tra la produzione di acciaio, le lavorazioni successive e i diversi stabilimenti.

Un’attenzione specifica viene riservata ai lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria, che non dovranno essere trattati come un elemento secondario del piano. La richiesta è quella di riconoscere loro le stesse opportunità che saranno negoziate per i dipendenti di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, come già previsto dall’accordo del 6 settembre 2018.

Il documento affronta anche la situazione delle imprese e dei lavoratori dell’appalto. Fim, Fiom e Uilm chiedono una clausola sociale che garantisca la ricollocazione del personale, anche attraverso la costruzione dei nuovi impianti previsti nei territori coinvolti.

I lavoratori dell’indotto dovrebbero essere impiegati nelle operazioni di smantellamento delle vecchie strutture, nella costruzione di quelle nuove e nelle attività di bonifica.

Secondo le organizzazioni, questo percorso potrebbe restituire prospettive e dignità a un settore penalizzato negli anni dalle diverse gestioni dell’azienda.

Il piano sociale dovrà comprendere misure straordinarie per i lavoratori di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, Ilva in amministrazione straordinaria e appalto. Tra le soluzioni proposte rientrano il riconoscimento dei lavori usuranti, l’estensione dei benefici previdenziali per l’esposizione all’amianto, gli esodi incentivati e le ricollocazioni.

Per sostenere gli investimenti legati alla decarbonizzazione saranno necessarie risorse pubbliche, eventualmente accompagnate da capitali privati. Le sigle chiedono un ruolo diretto dello Stato nella gestione e nella garanzia dell’intero processo.

Le risorse economiche dovrebbero essere previste già a partire dalla legge di Stabilità 2027, assicurando la copertura degli interventi industriali, ambientali e sociali.

È necessaria la garanzia della politica e delle istituzioni dello Stato a tutti i livelli, a partire da un ruolo diretto dello Stato”, affermano Fim, Fiom e Uilm.

La gestione della transizione richiederà inoltre un ammortizzatore sociale costruito specificamente per questa vertenza. Lo strumento dovrà coinvolgere i lavoratori diretti e quelli dell’indotto, essere erogato regolarmente ogni mese e assicurare almeno l’80% della retribuzione, attraverso scaglioni privi di un massimale.

Dovranno essere previsti anche percorsi dedicati ai dipendenti prossimi alla pensione e il riconoscimento delle condizioni di inidoneità o delle limitazioni maturate nel corso dell’attività lavorativa.

Il documento dedica un passaggio anche al sistema sanitario dei territori coinvolti. I sindacati chiedono un potenziamento dei servizi di prevenzione, diagnosi e cura, con l’introduzione di specializzazioni coerenti con le patologie presenti tra i lavoratori e nella popolazione.

La riorganizzazione dovrà interessare inoltre il sistema degli appalti. Per le attività di smontaggio, montaggio, costruzione e bonifica dovranno essere applicati i contratti collettivi e i trattamenti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali sulla base delle regole della rappresentatività.

Fim, Fiom e Uilm chiedono infine un sistema autorizzativo specifico, accompagnato da controlli e verifiche capaci di garantire il rispetto delle tempistiche, degli impegni ambientali, delle condizioni di sicurezza e degli obiettivi industriali.

Le organizzazioni respingono qualsiasi soluzione che possa produrre conseguenze occupazionali devastanti e chiedono una risposta unitaria della politica nazionale e delle istituzioni.

Alla luce della decisione della Corte d’Appello e dell’assenza, finora, di un piano giudicato adeguato, Fim, Fiom e Uilm proclamano la mobilitazione nazionale permanente, con l’obiettivo di ottenere garanzie sul futuro del gruppo, sulla decarbonizzazione, sulla salute e sull’occupazione.

sabato 1 agosto 2026

Bari - “Fuori i fascisti dalla Rossani” - Buona iniziativa e di buon auspicio per quella del 4 settembre alla festa della meloni

“Fuori i fascisti dalla Rossani”: momenti di tensione al sit-in pacifico organizzato da FdI a Bari

Bari, tensione alla Caserma Rossani. Fratelli d'Italia denuncia: «Accerchiati durante il sit-in sulla sicurezza»

Redazione GdM

Momenti di tensioni si sarebbero registrati durante il sit-in organizzato ieri da Fratelli d’Italia e Gioventù nazionale nel parco Rossani di Bari. Durante l'iniziativa - che si sarebbe dovuta concludere con un flash mob per chiedere più sicurezza nell’area verde del capoluogo pugliese, dove la scorsa settimana una studentessa di 26 anni è stata aggredita da un gruppo di minorenni e da due adulti - gli attivisti di FdI sarebbero stati raggiunti da un gruppo di persone non ancora identificate che avrebbe insultato gli esponenti politici.

«A Bari non è più possibile manifestare in maniera libera - ha dichiarato al margine dell’incontro il senatore di Fratelli d’Italia, Filippo Melchiorre. - Noi abbiamo organizzato un sit-in pacifico come Fratelli d’Italia e siamo stati attaccati da un gruppo non autorizzato, circa un centinaio, che sono venuti verso noi e hanno cercato in tutti i modi la polemica».

Giorgia Meloni festeggerà a Bari «il record del governo più longevo»: l'evento al porto il 4 settembre

Guastiamo insieme con una forte mobilitazione unitaria regionale la festa al governo antioperaio e antipopolare, fascista, razzista e da Stato di polizia, guerrafondaio e complice del genocidio sionista/imperialista in Palestina

Slai cobas per il sindacato di classe Taranto 

Giorgia Meloni festeggerà a Bari «il record del governo più longevo»: l'evento al porto il 4 settembre

"La festa nazionale di Fratelli d’Italia in Puglia: alle 19.00 salirà sul palco la presidente del Consiglio

Si terrà il prossimo 4 settembre al porto di Bari la festa nazionale di Fratelli d’Italia, organizzata per celebrare «il record del governo più longevo». Lo ha reso noto il sottosegretario alla Salute, e coordinatore regionale del partito, Marcello Gemmato. Momento clou della giornata, alle 19.00, sarà la presenza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accompagnata dai ministri, parlamentari e da tutta la classe dirigente del partito. Sono, inoltre, in via di definizione altre iniziative collaterali.
«E' un grande orgoglio per la classe dirigente pugliese - dice Gemmato - ospitare questo evento storico». Stamattina lo stesso Gemmato, accompagnato dai deputati di Fdi, Giovanni Donzelli e Augusta Montaruli, ha fatto un sopralluogo nella location che ospiterà l’evento".

venerdì 31 luglio 2026

Su sciopero e trattativa Ilva

Lo Slai Cobas nella riunione del coord provle ha deciso, pur presente lunedì ad Acciaiarie ed appalto, di non aderire allo sciopero dei confederali di lunedì per l'Ilva. Uno sciopero tardivo e senza una piattaforma operaia adeguata alla situazione.

Noi pensiamo che in questa emergenza la priorità è data alla tutela dei lavoratori e al rifiuto di ogni scenario alla Bagnoli: "chiudiamo e poi faremo...";  noi diciamo che senza garanzia di piano industriale, piano ambientale, piano bonifiche, piano occupazionale, non va chiuso niente - siamo contro la vendita, per la nazionalizzazione, ma anche questa va unita simultaneamente a niente esuberi, cassintegrazione strettamente necessaria e temporanea con integrazione salariale, riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga, prepensionamenti per amianto, lavori usuranti, postazione ispettiva permanente in fabbrica per la sicurezza, formazione dei cassintegrati Ilva AS funzionali al rientro in fabbrica e alle bonifiche. Siamo per la trattativa con il governo a Taranto e non a Roma - siamo per assemblee e presidio permanente da subito.

Lo slai Cobas ha incaricato i legali delle parti civili al processo ambiente svenduto Antonietta Ricci Taranto e Gianluca Vitale Torino per un esame approfondito dell'ordinanza del tribunale di Milano.