lunedì 9 marzo 2026
Oggi in piazza le donne lavoratrici in tutta italia di mattino e in tante manifestazioni di pomeriggio
Per chiarezza, a livello nazionale lo sciopero delle donne è indetto per l’intera giornata del 9 marzo da OO.SS. SLAI COBAS per il sindacato di classe e USI e coinvolge tutte le categorie del settore pubblico e privato
8 marzo delle lavoratrici in lotta contro i padroni, governo e il sistema capitalistico del doppio sfruttamento e doppia oppressione, per i diritti di tutte le donne
da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 06.03.26
Quest'anno doppia mobilitazione e doppia giornata di lotta
perché l' 8 marzo viene di domenica e ci saranno manifestazioni
dal nord al sud di questo paese ma collegate al
lunedì in cui ci sarà lo sciopero delle donne.
Dal lontano 2013 in questo paese lo sciopero delle donne ha scandito ogni anno queste giornate importanti di lotta delle donne e del movimento più in generale delle donne.
Nel 2013, sull'onda di un forte appello che arrivò dal movimento delle donne in particolare di alcuni paesi, dall'Argentina, al Nepal, come Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario lo promuovemmo per la prima volta e fu, come scrivemmo, un evento eccezionale una scintilla, che da allora in questo paese ha illuminato, ha prodotto nuove scintille e nuovi fuochi in un percorso che ha visto anche positivamente poi il movimento femminista maggiormente rappresentato da Non Una di meno assumere questa parola d'ordine ed agirla anche nelle forme dello sciopero, collegandolo alla giornata dell' 8 marzo, arrivando fino ad oggi in cui sarà di nuovo lo sciopero delle donne per l'8 marzo.
Ci piace comunque rivendicare anche il significato storico della giornata dell' 8 marzo anche a fronte dell'azione nefasta della borghesia dominante, oggi rappresentata dal governo fascista Meloni in questo paese, che mira sempre a cancellare la memoria storica di determinate giornate di lotta che hanno un profondo valore anche di classe, perché la giornata dell' 8 marzo si lega alla manifestazione che l'8 marzo del 1917 ci fu a San Pietroburgo delle donne, delle operaie che chiedevano la fine della guerra e che poi fu confermata nel successivamente del 1921 durante la seconda conferenza delle donne comuniste a Mosca proprio per ricordare la protesta del 1917.
Quindi come compagne femministe proletarie rivoluzionarie rivendichiamo questa storia e la riportiamo nel suo significato originario anche nella giornata dell' 8 marzo di quest'anno e nello sciopero delle donne che è chiaramente uno sciopero che, seppur parte dalle rivendicazioni anche immediate, di tutti i giorni, si allarga però a quella che è tutta la condizione di oppressione e di sfruttamento della maggioranza delle donne prodotta da questo sistema capitalista/imperialista in cui viviamo che pone come una delle sue basi per la sua stessa esistenza proprio la condizione di doppia oppressione della maggioranza delle donne.
Come compagne attive anche nel sindacato, in particolare lo Slai Cobas per il sindacato di classe, abbiamo proclamato lo sciopero delle donne il 9 marzo, non come fatto meccanico o rituale o di semplice appoggio all'appello che comunque è arrivato anche dal movimento Non una di meno a tutti i sindacati ma, tenendo conto anche di questo aspetto, però, per noi la proclamazione dello sciopero delle donne è un fatto che va oltre, lo sosteniamo fino in fondo e attivamente, lavorandoci nelle forme in cui riusciamo a farlo sia tra le lavoratrici che organizziamo direttamente sia anche tra quelle che magari non organizziamo direttamente che cerchiamo di raggiungere o con cui cerchiamo di collegarci con i mezzi e con le forme che abbiamo a disposizione per portare il messaggio dello sciopero delle donne, di cosa significa questo sciopero delle donne, portare la comprensione di uno sciopero che chiaramente parte dai posti di lavoro e dalle situazioni anche di lavoro/non lavoro ma che si allarga a quella che è tutta la condizione di doppio sfruttamento, di doppia oppressione delle donne.
Infatti la piattaforma che stiamo promuovendo anche quest'anno delle donne lavoratrici è una piattaforma ampia che tocca tutti gli aspetti, dalla questione del lavoro che è anche al primo punto perché lavoro per tutte le donne significa emancipazione, significa anche indipendenza economica dall'uomo, significa collegarsi anche alle altre donne che lavorano, significa organizzarsi anche nella lotta contro tutti gli altri aspetti, la lotta contro la precarietà, la lotta per i salari, contro le discriminazioni legate a tutto quello che riguarda gli attacchi nel mondo del lavoro; quindi le discriminazioni per la maternità, per l'orientamento sessuale, per la razza; poi la questione della salute e sicurezza specifica della condizione delle donne, quindi anche la salute anche riproduttiva delle donne; la dignità delle lavoratrici; la questione specifica delle lavoratrici immigrate ancora più sfruttate e oppresse; tutta la questione legata ai servizi sanitari e ai servizi sociali, alla questione degli asili e dei servizi di assistenza per anziani che vengono sempre più tagliati e attaccati oggi più che mai da questo governo Meloni che mette sempre soldi per la guerra e li toglie alla scuola, alla sanità, ai servizi sociali e quindi con tutta la questione anche del lavoro di cura che viene scaricata sulla maggioranza delle donne che per questo Stato devono essere sempre più un ammortizzatore sociale gratuito che deve fare fronte al peso del lavoro di cura, contro il caro vita e il caro bollette; tutto quello che comporta la condizione di vita delle donne immigrate, le donne detenute, contro la repressione delle lotte delle lavoratrici e per la cancellazione delle leggi infami e scellerate del governo Meloni fascista, sessista e razzista, dal decreto Caivano al decreto sicurezza, all’attacco del diritto di sciopero, tutta la questione legata poi alla violenza sulle donne e ai femminicidi con tutto quello che riguarda da un lato l'attacco da questo punto di vista alla vita delle donne e dall'alto però anche le istanze che, come donne, come lavoratrici, poniamo su questo tema.
Così la questione dell'attacco al diritto di aborto e alla libertà di scelta delle donne e al diritto all'autodeterminazione delle donne contro la riforma reazionaria e moderno-oscurantista della scuola che vuole portare avanti questo governo Meloni, in particolare col ministro Valditara, una scuola che deve essere sempre più al servizio della concezione ideologica di “dio, patria e famiglia” e che fino a oggi ha negato la cosiddetta educazione sessuo-affettiva nelle scuole.
Nella parte finale di questa piattaforma c’è anche il collegamento alla lotta delle donne in tutto il mondo, quindi da un lato la denuncia della condizione di oppressione e di pesantissima oppressione che le donne subiscono nel mondo e il cuore di questa oppressione pesantissima è rappresentato da quello che hanno subito e stanno subendo le donne palestinesi ma dall'altro anche però la forza della lotta delle donne e quindi dalla resistenza delle donne palestinesi alle donne che lottano nel mondo contro la guerra imperialista a fianco dei popoli oppressi, con il cuore pulsante delle donne in prima fila nelle lotte rivoluzionarie in India e nel mondo intero.
E’ una piattaforma che è in divenire, espressione della lotta contro le condizioni di doppio sfruttamento e di discriminazione delle donne, una piattaforma che vuole porre la necessità oggi più che mai della lotta contro un governo come quello della fascista Meloni che fa sciacallaggio sulle donne e sulle loro sofferenze per imporre una sorta di moderno medioevo, non ultima la questione dell'ennesimo, pesantissimo attacco alle donne sulla questione della violenza sessuale, quindi dell'eliminazione, con il ddl Buongiorno, del consenso per cui si legittima praticamente la violenza sulle donne, quindi la necessità di lottare e ribellarsi ovunque e su ogni aspetto di oppressione, negazione dei diritti, della libertà di scelta e di tutto quello che è l'attacco alla nostra condizione di vita.
Strappare anche uno di questi obiettivi che abbiamo posto in questa piattaforma delle donne che stiamo facendo conoscere, che diffonderemo nelle mobilitazioni che ci saranno sia l'8 marzo che il 9 marzo nello sciopero quindi anche nelle azioni che faremo e che metteremo in campo, strappare anche uno di questi obiettivi è importante per essere più forti per la lotta più generale contro questa società capitalista e imperialista e per la necessaria lotta rivoluzionaria in cui le donne possono portare una marcia in più per rovesciare e trasformare la terra e il cielo, perché a noi viene negato tutto, mentre invece vogliamo tutto e tutta la nostra vita deve cambiare. Il senso di questo sciopero è proprio questo, cioè partire da quelle che sono le battaglie immediate che comunque vengono fuori proprio dalla condizione oggettiva che si vive nei posti di lavoro e che abbiamo tratto anche dalle stesse lavoratici durante le lotte che organizziamo ma anche dalle inchieste che abbiamo fatto nei posti di lavoro, ma anche dall'analisi della condizione delle donne che vivono in questo paese, partire da quelle per allargarsi a quella che è tutta una condizione ampia, a 360° gradi, di sfruttamento, di oppressione che pone proprio la questione che è tutto il sistema la vera causa di questa condizione di oppressione generale che non può essere migliorato ma che deve essere rovesciato e che deve essere distrutto.
Uno sciopero delle donne che ha una doppia valenza, perché da un lato viene fuori proprio dalla oggettiva condizione di oppressione che subiamo ogni giorno e dall'altro si collega e racchiude in sé tutte le azioni di lotta che cerchiamo di mettere in campo ogni giorno. Nello stesso tempo è uno sciopero che proprio nella sua stessa concezione per noi deve avere una prospettiva strategica che definiamo rivoluzionaria perché necessariamente deve mettere in discussione tutto, fino alle radici, questo sistema borghese capitalista/imperialista che è la vera causa dell'oppressione della maggioranza delle donne, e quando diciamo “maggioranza delle donne” diciamo le donne proletarie, le donne lavoratrici, le precarie, le disoccupate, le immigrate e tutte coloro che sono soggette questo doppio sfruttamento, doppia oppressione.
Strappare anche uno di questi obiettivi della piattaforma significa essere più forti per la lotta più generale conto questa società capitalista e imperialista. Questo ci fa anche capire che quando mettiamo in campo le battaglie quotidiane, le battaglie immediate, come donne proletarie non possiamo illuderci nella soluzione di ottenere piccoli spazi o miglioramenti in questo sistema perché è la condizione stessa in cui viviamo che ci fa vedere che cosa subiamo ogni giorno e quindi la necessità invece che bisogna andare alla fonte, cioè quando diciamo che “la nostra vita deve cambiare veramente, vogliamo tutto” significa che comunque dobbiamo andare alle radici e le radici sono questo sistema capitalista/imperialista che deve essere combattuto a 360° gradi in ogni ambito e noi donne dobbiamo essere in prima linea in questa lotta per rovesciarlo.
Lo sciopero delle donne è quindi uno sciopero non solo sindacale ma è uno sciopero politico, ideologico, inserito in un'ottica di costruzione dal un lato e di distruzione dall'altro, di lunga durata, chiaramente avendo sempre i piedi per terra ma in un percorso che sicuramente non è facile ma che è necessario e non è rinviabile e che si deve intrecciare con tutte le battaglie quotidiane che si fanno a 360° gradi in tutti gli ambiti.
La piattaforma dello sciopero delle donne in realtà racchiude tutto questo, è una piattaforma molto concreta perché gli aspetti sono tutti concreti e che oggettivamente tutti insieme racchiudono questa condizione generale di oppressione e pongono veramente la necessità che comunque non ci possiamo accontentare ma dobbiamo lottare contro quella che è la vera causa poi di tutta questa condizione, che è la società in cui viviamo, la società capitalista, la società imperialista.
Quindi anche quando come lavoratrici partecipiamo alle manifestazioni dell' 8 marzo portiamo in esse la piattaforma dello sciopero, anche le vertenze, le lotte che tutti i giorni cerchiamo di portare avanti, e non partecipiamo a queste manifestazioni come mere “ospiti” ma partecipiamo come lavoratrici che incarniamo questo sciopero, che rivendichiamo una piattaforma di lotta a 360° gradi, una piattaforma viva che nasce dalle lotte, dalle istanze delle lavoratrici, che interessa tutti gli ambiti e che pone poi al centro la questione - in prospettiva ma anche oggi - della lotta rivoluzionaria, cioè della necessità che bisogna combattere questo sistema a 360° gradi e tutto quello che lo rappresenta, e quindi in questo senso è centrale la questione del governo Meloni che è al servizio del sistema capitalista/imperialista, la vera causa della condizione di oppressione di noi donne, di noi lavoratrici.
Lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe
Movimento fermminista proletario rivoluzionario
Ex Ilva, si apre una voragine in una strada all'interno dello stabilimento - sempre più pericoloso lavorare - fallimentare gestione commissari governo - se ne devono andare!

Una profonda voragine si è aperta all'interno dello stabilimento ex Ilva di Taranto, lungo la strada che costeggia i reparti Treno Nastri 2 e Deposito Bramme 2. L'episodio, avvenuto durante il turno notturno, ha riacceso l'allarme tra i lavoratori a pochi giorni dalla morte dell'operaio Loris Costantino.
A segnalare l'accaduto sono stati i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) di Fim, Fiom, Uilm e Usb con una comunicazione ufficiale inviata al direttore di stabilimento, all'Ufficio Rin e al capo area Dta.
Nel documento si parla di «un significativo cedimento del manto stradale nel tratto che costeggia i reparti TNA2 e DBS2».Secondo quanto riferito nella segnalazione sindacale, nella zona interessata dal cedimento sarebbe «presente anche una tubazione interrata». Una circostanza che, secondo gli Rls, «avrebbe potuto compromettere seriamente l'incolumità dei lavoratori e la sicurezza dei mezzi in transito».
Le richieste dei sindacati
Per questo motivo i rappresentanti per la sicurezza chiedono all'azienda «il piano dettagliato degli interventi attuati di messa in sicurezza dell'area» e «un'analisi dettagliata delle cause che hanno generato l'evento», avvertendo che in assenza di risposte si rivolgeranno agli enti competenti. Sulla vicenda interviene anche Piero Vernile, Rsu Uilm: «Come i lavoratori di Acciaierie d'Italia possono essere tranquilli? C'è bisogno di investimenti veloci e no di tecnici che mettano su carta. In una fabbrica dove le manutenzioni ordinarie e straordinarie non ci sono ai tempi dei Riva, non si può stare sereni». Il delegato sindacale sostiene inoltre che «tutte le RSU dovrebbero essere coinvolte nei sopralluoghi» e rilancia la richiesta di «nazionalizzare a tempo, altrimenti sarà una nuova ArcelorMittal». «Serve anche una legge speciale - conclude - perché gli unici a subire e pagare sono i lavoratori».
Brindisi - “Comitato contro il genocidio del Popolo Palestinese ,contro il riarmo, per la pace” di Brindisi - info solidale
non potremo esserci per altri impegni ma siamo solidali e auspichiamo una manifestazione nazionale a bari - #iostoconlapalestinataranto
domenica 8 marzo 2026
L'ultimo saluto a Loris Costantino, operaio morto all’ex Ilva. La moglie Giusy: «Te lo prometto, avremo giustizia»
I coordinatori provinciali dello Slai cobas erano al funerale ieri - una marea di persone, familiari, amici, lavoratori, compagni di lavoro, abitanti di Talsano, ecc, ha salutato l'operaio in un clima di commozione ma anche di rabbia e denuncia non espressasi con tutta la forza necessaria - Ne torneremo a parlare nei prossimi giorni

Nella chiesa gremita di familiari, amici e colleghi, l’omelia celebrata da don Carmine Agresta e da padre Nicola Preziuso ha ricordato la vita e la dedizione di un lavoratore stimato, trasformando il dolore in un richiamo alla dignità del lavoro
«Te lo prometto amore mio, ce la faremo. Sei stato meraviglioso, un marito e un padre spettacolare». Con queste parole la moglie Giusy ha invocato giustizia per Loris Costantino, 36 anni, caduto lunedì scorso da una passerella nello stabilimento ex Ilva di Taranto mentre puliva un nastro trasportatore del reparto Agglomerato. Il grido della donna, carico di dolore e rabbia, ha attraversato la chiesa gremita per i funerali, diventando il simbolo del lutto e della richiesta di responsabilità per una morte che ha scosso l'intera città.
Costantino, dipendente della Gea Power, appalto esterno dell’ex Ilva, lascia la moglie e due figli piccoli. L’autopsia ha evidenziato lesioni toraciche e addominali risultate fatali. La Procura di Taranto ha aperto un’inchiesta e ha iscritto dieci persone nel registro degli indagati per chiarire dinamica e responsabilità dell’incidente.
Il feretro è stato accompagnato da palloncini bianchi e celesti liberati verso il cielo, striscioni e magliette con il volto di Loris. Uno striscione recitava: «Per noi non sei stato solo un cognato, ma un fratello e lo sarai per sempre. Ti amiamo Loris». L’uscita della bara sulle note di «Se piovesse il tuo nome» di Elisa e «Ti dedico il silenzio» di Ultimo ha trasformato il dolore collettivo in un momento di memoria e affetto condiviso.
https://www.rainews.it/tgr/puglia/articoli/2026/03/ex-ilva-nel-pomeriggio-i-funerali-di-loris-costantino-fc0279f1-fcd3-4d8b-b98b-c426773721d8.html8 marzo - Taranto ultima in Italia per occupazione femminile - Ditelo a quella misera bugiarda della Meloni!
Per Confartigianato nella provincia ionica lavora solo il 24,6% delle donne tra 20 e 64 anni.
redazione@tarantobuonasera.it
...Taranto si colloca all’ultimo posto tra le 107 province italiane per tasso di occupazione femminile, un dato che assume un significato ancora più forte proprio nella giornata dell’8 marzo.
I numeri mettono in evidenza un divario significativo rispetto al resto del Paese. In Italia il tasso di occupazione femminile nella fascia tra 20 e 64 anni ha raggiunto il 57,4%, il livello più alto degli ultimi 20 anni. In Puglia il dato scende al 40,5%, mentre nella provincia di Taranto si ferma al 24,6%..,.
Il confronto con le altre province pugliesi rende ancora più evidente la situazione. A Bari l’occupazione femminile raggiunge il 49,2%, a Lecce il 43,6%, a Brindisi il 42,9%, mentre Foggia si attesta al 38,7%. La provincia di Barletta-Andria-Trani registra invece il 29,2%. Taranto resta quindi nettamente al di sotto di tutte le altre realtà regionali, con uno scarto di quasi 25 punti percentuali rispetto alla media italiana.
Particolarmente marcato risulta anche il divario occupazionale tra uomini e donne. A Taranto il gap raggiunge 39,2 punti percentuali, un valore che supera di oltre il doppio la media nazionale e che fotografa una situazione di forte squilibrio nell’accesso al lavoro...
Oggi sit in itinerante a Taranto - FESTEGGEREMO QUANDO SAREMO TUTTE UGUALI! A domani!
L'8 marzo a Taranto purtroppo non ha visto cortei, presidi, come noi compagne del Mfpr invece avevamo proposto. Peccato!
Ma noi, pur avendo le principali iniziative il 9 marzo con sciopero delle donne/lavoratrici, presidi e in serata presentazione di un nuovo opuscolo e film "7 minuti", non ce ne siamo state a casa.
Abbiamo fatto un sit-in itinerante visibile e sentito, con varie "postazioni", soprattutto al centro - dove c'era parecchia gente - in piazza Ramellini, ecc.; con una vasta affissione di locandine, e propaganda/agitazione col megafono, appello alla giornata del 9, e brevi interventi su cosa deve essere l'8 marzo - giornata di lotta internazionale delle donne, delle proletarie - sugli attacchi alle donne che ci propina il governo Meloni, e sull'appello ad unirci e lottare. Una iniziativa contro una trasformazione - mai come quest'anno a Taranto - di fare dell'8 marzo una giornata "commerciale" di vendita di fiori, come la "festa della mamma", ecc.
Nel chiamare le donne, le lavoratrici alle iniziative di lotta di domani:
ORE 10 piazza Castello - ORE 11 piazza Della Vittoria (speriamo che il tempo ci assista...) e la sera alle 17 presso la saletta Red Point Cafè via Polibio, 69 - di fronte Ist. magistrale Vittorino, presentazione di un nuovo opuscolo: Riprendiamoci la Kollontaj" e a seguire il film di operaie "7 MINUTI".
riportiamo un intervento:
"Un 8 marzo con e per le donne proletarie la cui vita è sempre più complicata, con le donne che ancora non riescono o non posso emanciparsi da questa società patriarcale e capitalista, con tutte le donne che lottano contro il capitalismo, l'imperialismo e il fascismo, con le donne detenute, con le compagne rivoluzionarie incarcerate dallo stato borghese, con le compagne palestinesi, con le compagne guerrigliere combattenti!
.jpeg)
.jpeg)
.jpeg)
.jpeg)





