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mercoledì 14 ottobre 2026

Ma perchè questa società è sempre contro gli operai? Venite a sentire la lezione su Il Capitale

 

Pubblicato da tarantocontro alle 23:30 Nessun commento:
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come si può confrontare con l'audio di ore 12 pubblicato su questo blog - la posizione dello slai cobas è molto più critica di quella dei sindacati

 

Ex Ilva, i sindacati: “Decreto governo insufficiente”

Desk Redazione

Prosegue la mobilitazione dei lavoratori dell’ex Ilva, giunta alla terza giornata consecutiva di sciopero. Dopo il presidio ai cancelli e lungo le strade della protesta, domani, giovedì 15 ottobre, la manifestazione si sposterà a Bari, davanti alla sede della Presidenza della Regione Puglia.

La partenza da Taranto è prevista alle 7.15, con i pullman organizzati dalle organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb. Al centro della mobilitazione, la richiesta di un’assunzione di responsabilità politica da parte delle istituzioni e di risposte concrete alle criticità della vertenza.

TrovaTour

Per i sindacati, il decreto approvato dal Consiglio dei ministri nella serata di martedì 13 ottobre non è sufficiente. Il provvedimento contiene la misura della Cassa integrazione straordinaria in deroga per i lavoratori dell’appalto, considerata necessaria per scongiurare i licenziamenti collettivi, ma non affronta, secondo le organizzazioni sindacali, le altre questioni fondamentali della vertenza.

«Il decreto approvato dal Governo non soddisfa in pieno le misure che abbiamo chiesto con chiarezza», sottolineano i rappresentanti sindacali, ribadendo che la mobilitazione proseguirà fino all’arrivo di risposte adeguate. Tra le priorità indicate figurano strumenti straordinari a tutela dei lavoratori, l’intervento pubblico e la transizione verso la decarbonizzazione del processo produttivo.

L’incontro con Decaro e il ruolo delle istituzioni

Durante l’incontro con il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, Fim, Fiom, Uilm e Usb chiederanno la condivisione di un documento unitario che impegni le istituzioni a sostenere il percorso delineato nella piattaforma rivendicativa presentata al Governo.

La richiesta riguarda un coinvolgimento attivo della Regione Puglia, del Comune di Taranto e della Provincia, affinché le istituzioni non si limitino all’ascolto, ma assumano un ruolo politico concreto nella gestione della vertenza.

I sindacati chiedono un impegno scritto e condiviso, capace di garantire continuità al confronto e di rafforzare le richieste avanzate per il futuro dello stabilimento e dell’indotto.

I sindacati chiedono una convocazione urgente a Palazzo Chigi

Oltre al confronto con la Regione, le organizzazioni sindacali sollecitano maggiori chiarimenti attraverso una convocazione urgente a Palazzo Chigi. Secondo Fim, Fiom, Uilm e Usb, non è possibile affrontare la crisi con provvedimenti che, a loro giudizio, lasciano irrisolti i nodi principali: tutela dell’occupazione, sicurezza degli impianti, transizione ecologica e ruolo pubblico nella governance industriale.

L’obiettivo è costruire un fronte istituzionale unitario in grado di sostenere la piattaforma sindacale ed evitare che la vertenza ex Ilva perda centralità nell’agenda politica nazionale.

La giornata di domani rappresenterà quindi un nuovo passaggio della mobilitazione, con cui i lavoratori e le organizzazioni sindacali intendono sollecitare risposte sul futuro industriale e sociale di Taranto e dell’intero Mezzogiorno.

TrovaTour

Meloni su ex Ilva :”Produzione ed occupazione”

Desk Redazione

Il futuro dell’acciaieria di Taranto torna al centro dell’agenda del Governo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta al Senato in vista del Consiglio europeo, ribadisce le priorità dell’esecutivo: garantire la continuità della produzione siderurgica in Italia, salvaguardare i posti di lavoro e assicurare il pieno rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini.

TrovaTour

Nel corso dell’intervento è emerso il confronto sulle responsabilità dei governi che si sono succeduti nella gestione della crisi.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha difeso la linea dell’esecutivo, rivendicando gli interventi adottati per evitare l’interruzione definitiva delle attività e salvaguardare un impianto considerato strategico per l’industria italiana.

Il nuovo decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre prevede risorse e strumenti per tutelare l’occupazione, mantenere gli impianti in condizioni di conservazione e favorire nuovi investimenti industriali sul territori

Confindustria Taranto: “Modificare decreto”

Desk Redazione

Il decreto del Governo rappresenta un segnale importante per il territorio tarantino, ma per tutelare concretamente le imprese dell’indotto ex Ilva servono correttivi urgenti. È la posizione espressa da Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto, che richiama l’attenzione sul requisito del 50% del fatturato realizzato con Acciaierie d’Italia, previsto per accedere alla cassa integrazione in deroga destinata alle aziende della filiera.

TrovaTour

«Un decreto importante, che certifica l’interesse e l’impegno del Governo verso il nostro territorio», afferma Toma, sottolineando tuttavia la necessità di accompagnare le misure adottate con interventi capaci di rispondere alle difficoltà delle imprese che lavorano per lo stabilimento siderurgico.

«Condividiamo l’obiettivo indicato dalla presidente Meloni di dare continuità alla produzione e garantire l’occupazione, ma non possiamo ignorare la condizione delle imprese dell’indotto, che rappresentano una componente essenziale del sistema produttivo tarantino». Si tratta, prosegue il presidente, di aziende che hanno investito, assunto personale e organizzato risorse e competenze in funzione delle esigenze dello stabilimento, e che oggi rischiano di subire pesantemente la contrazione delle commesse.

Il nodo della soglia del 50%

Il punto critico riguarda il requisito previsto per le imprese dell’indotto che intendono accedere alla cassa integrazione in deroga per il periodo dal 1° ottobre 2026 al 30 giugno 2027: aver realizzato, nei due anni precedenti al 1° settembre 2026, oltre il 50% del fatturato complessivo attraverso rapporti con Acciaierie d’Italia.

Secondo Confindustria Taranto, una soglia così elevata rischia di escludere aziende che, pur non raggiungendola, sono fortemente esposte alla crisi del committente siderurgico.

«È una percentuale che va necessariamente rivista – sottolinea Toma – perché rischia di escludere imprese che, pur non raggiungendo quella soglia, subiscono conseguenze pesantissime dalla contrazione delle attività dell’ex Ilva».

La riduzione delle commesse, osserva il presidente, non comporta soltanto una diminuzione del lavoro, ma può compromettere la sostenibilità dei costi fissi, degli investimenti effettuati e degli impegni assunti con dipendenti e fornitori.

«Il rischio concreto è che la crisi del grande committente si trasformi in una crisi irreversibile per tante realtà dell’indotto. Non chiediamo scorciatoie, ma regole che tengano conto della realtà economica e produttiva delle aziende».

La richiesta dell’associazione è quindi di abbassare la soglia, mantenendo adeguati requisiti documentali per verificare i rapporti contrattuali con Acciaierie d’Italia, ma evitando che il criterio previsto dal decreto impedisca l’accesso alle tutele a imprese comunque colpite dalla crisi.

Decarbonizzazione e nuovi investimenti

Accanto all’emergenza occupazionale, resta aperta la questione del futuro industriale dello stabilimento. Confindustria Taranto guarda al pronunciamento della Corte di Cassazione, auspicando che contribuisca a definire condizioni e tempistiche più chiare per affrontare la decarbonizzazione e favorire l’insediamento dei nuovi progetti industriali già intercettati e sostenuti dall’associazione.

TrovaTour

«Occorre inoltre accelerare la definizione di un piano chiaro per la decarbonizzazione e per l’introduzione dei forni elettrici, anche in vista di una possibile acquisizione degli asset da parte di soggetti privati», afferma Toma.

Nel frattempo, avverte il presidente, non è possibile lasciare le imprese dell’indotto esposte all’incertezza, con il rischio di licenziamenti e ridimensionamenti.

«Salvaguardare queste aziende significa proteggere lavoro, competenze e capacità produttiva del territorio. Senza l’indotto, qualsiasi prospettiva di rilancio industriale rischia di nascere già più fragile».


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ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Speciale ex-Ilva Taranto: contro il decreto truffa del governo la lotta continua

  

Pubblicato da tarantocontro alle 17:16 Nessun commento:
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'La Puglia non è zona di guerra'... ; Ma lo Stato imperialista, governo Meloni/Crosetto/Nato non ne tengono alcun conto

Nel presidio alla Base navale di Taranto del 24 settembre noi lo abbiamo denunciato - ma bisogna andare oltre le parole 

I cieli della Puglia blindati per la Nato: scatta l'esercitazione nucleare “Steadfast Noon”.

Da oggi, e per i prossimi dieci giorni, i cieli d'Italia — Puglia compresa — saranno solcati dagli aerei militari di 17 Paesi della Nato. Prende il via “Steadfast Noon” (Mezzogiorno risoluto), la maxi-esercitazione annuale dell'Alleanza Atlantica focalizzata sulla deterrenza nucleare.

Nonostante la definizione, si tratta di un addestramento totalmente privo di ordigni reali: i velivoli impiegheranno esclusivamente simulacri per testare procedure, logistica, tempi di reazione e standard di sicurezza della difesa collettiva. Come precisato dallo Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, l'attività rientra in una programmazione ordinaria e di routine, pianificata da tempo e non legata alle recenti crisi o agli equilibri internazionali del momento.

Di cosa si tratta e cosa succederà nei cieli di Puglia?

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Un commento immediato di operaio ex Ilva dello Slai cobas al decreto

Questo decreto puzza di merda alla stessa maniera del governo che l'ha emesso. 

Cassaintegrazione per tutti per nove mesi, dopodiché ve ne andate a fanculo; incentivi su incentivi alle aziende, tanto per cambiare, per un'assunzione (obbligatoria) per massimo quattro anni e poi di nuovo andatevene a fanculo; nomina di un nuovo, ulteriore, commissario (come se ce ne fossero pochi) ovviamente vicino al governo; procedure semplificate in materia ambientale per la costruzione di un nuovo distretto industriale e perciò con licenza di inquinare ulteriormente; altri quaranta milioni di euro ad Acciaierie d'Italia a fondo perduto... 

Queste sono solo le prime criticità che ho trovato io, sicuramente ce ne sono anche altre.

Pubblicato da tarantocontro alle 09:39 Nessun commento:
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Interventi sindacali dai blocchi - info



Pubblicato da tarantocontro alle 09:39 Nessun commento:
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Un decreto da respingere al mittente - La lotta deve continuare il governo se ne deve andare

 info stampa

Il governo interviene sul futuro dell’ex Ilva con un pacchetto di misure che riguarda la funzionalità degli impianti, il sostegno ai lavoratori, la tutela delle imprese dell’indotto e la reindustrializzazione delle aree disponibili. Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei ministri, individua una serie di strumenti per affrontare la fase di transizione del polo siderurgico, mentre restano aperte le questioni legate alla continuità produttiva e alle prospettive occupazionali.

Tra i punti centrali figura il mantenimento in riscaldo di alcune strutture dello stabilimento, insieme agli interventi sugli ammortizzatori sociali e agli incentivi destinati alle imprese che assumeranno personale proveniente da Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria.

Impianti in riscaldo fino al 15 dicembre

L’articolo 4 del decreto prevede il mantenimento in stato di riscaldo delle batterie di cokefazione 7, 8, 9 e 12 e dei cowper degli altiforni 1, 2 e 4 fino alla pubblicazione delle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione e, comunque, non oltre il 15 dicembre 2026.

La misura punta a preservare la funzionalità degli impianti durante questa fase, evitando che il protrarsi dell’inattività comprometta ulteriormente le possibilità di un loro futuro utilizzo. Il provvedimento prevede inoltre la prosecuzione del monitoraggio delle emissioni anche durante il periodo di inattività.

Il mantenimento in riscaldo non equivale, tuttavia, a una ripartenza della produzione. Si tratta di una misura finalizzata a conservare le condizioni operative di alcune strutture, in attesa degli sviluppi giudiziari e delle decisioni sul futuro industriale del complesso.

CIGS per 9.200 lavoratori di Acciaierie d’Italia

Sul fronte occupazionale, il decreto introduce un’integrazione al trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) per i dipendenti di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. La misura prevede un’integrazione pari al 70% aggiuntivo, per il periodo compreso tra il 1° ottobre 2026 e il 30 giugno 2027, con una platea potenziale di circa 9.200 lavoratori, anche a zero ore.

Il sostegno economico viene accompagnato da misure di politica attiva del lavoro. I lavoratori interessati saranno coinvolti nel sistema Siisl, la piattaforma per l’inclusione sociale e lavorativa, con la possibilità di accedere a percorsi di formazione e riqualificazione e di essere avviati ad attività di pubblica utilità.

Il decreto prevede inoltre conseguenze in caso di rifiuto ingiustificato delle opportunità proposte, comprese quelle formative e di riqualificazione. Le disposizioni riguardano anche il rifiuto di un’offerta di lavoro con una retribuzione non inferiore di oltre il 20% rispetto a quella di riferimento prevista dalla disciplina.

L’obiettivo dichiarato è affiancare al sostegno al reddito un percorso di reinserimento lavorativo, in una fase in cui la durata della crisi industriale continua a rappresentare un elemento di forte incertezza per migliaia di famiglie.

Ammortizzatori anche per 4.200 lavoratori dell’indotto

Il provvedimento interviene anche sulla filiera delle imprese che lavorano per il gruppo siderurgico. È prevista la cassa integrazione in deroga per circa 4.200 lavoratori delle aziende dell’indotto, per il periodo dal 1° ottobre 2026 al 30 giugno 2027.

Potranno accedere alla misura le imprese che, nei due anni precedenti al 1° settembre 2026, abbiano realizzato oltre il 50% del proprio fatturato complessivo attraverso rapporti con Acciaierie d’Italia.

L’intervento punta a contenere gli effetti della crisi sulla rete di fornitori e appaltatori, che rappresenta una componente rilevante del tessuto economico tarantino. Le difficoltà del polo siderurgico, infatti, si riflettono anche sulle aziende che dipendono dalle commesse dello stabilimento e sui relativi livelli occupazionali.

Incentivi alle assunzioni: esonero contributivo fino a 8.000 euro

Un’altra misura riguarda le imprese che assumeranno a tempo indeterminato lavoratori provenienti da Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria. Per le assunzioni effettuate dal 1° novembre 2026 al 31 dicembre 2027 è previsto un esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, fino a un massimo di 8.000 euro annui per ciascun lavoratore e per una durata di 24 mesi.

È inoltre previsto un contributo aggiuntivo di 20.000 euro per ogni assunzione, secondo le condizioni stabilite dal provvedimento. Le agevolazioni sono legate a specifici requisiti, tra cui gli obblighi di mantenimento dell’occupazione per quattro anni e le condizioni relative all’incremento dei livelli occupazionali.

Le imprese che aumenteranno il proprio organico dovranno dare priorità ai lavoratori provenienti dall’ex Ilva e dalle aziende dell’indotto, secondo quanto previsto dalla misura.

Il pacchetto di interventi presentato dal governo ammonta complessivamente a 187 milioni di euro, mentre gli oneri riconducibili alle misure di competenza del ministero del Lavoro sono indicati in circa 138 milioni.

Reindustrializzazione, 100 ettari per nuovi insediamenti

Accanto agli interventi immediati sul lavoro, il decreto punta a costruire le condizioni per una nuova fase industriale dell’area. Il piano di reindustrializzazione riguarda circa 100 ettari dell’ex Ilva, insieme ad aree demaniali marittime e militari adiacenti.

Il ministero delle Imprese e del Made in Italy coordinerà la raccolta delle manifestazioni di interesse per progetti con investimenti superiori a 10 milioni di euro. Sulla base delle proposte, sarà predisposto un piano degli investimenti da sottoporre al Consiglio dei ministri per l’eventuale riconoscimento del carattere di interesse strategico e la nomina di un commissario straordinario.

Il commissario avrà il compito di coordinare gli interventi con il Contratto istituzionale di sviluppo di Taranto e di individuare le infrastrutture necessarie alla realizzazione dei progetti. I commissari di Ilva in amministrazione straordinaria potranno inoltre procedere alla cessione o all’affidamento in gestione di porzioni di aree, purché comprese nel piano di reindustrializzazione.

I progetti inseriti nel piano potranno beneficiare di priorità nell’accesso ai contratti di sviluppo, anche in deroga all’ordine cronologico delle domande. Per le imprese che incrementeranno l’occupazione è prevista la priorità per l’assunzione di personale proveniente dall’ex Ilva e dalla filiera collegata.

La misura mira ad attrarre investimenti e diversificare la base produttiva del territorio. Il suo impatto effettivo dipenderà però dalla capacità di trasformare le manifestazioni di interesse in progetti finanziati, cantierabili e in grado di generare occupazione stabile.

Tecnologie net-zero e un milione l’anno per il Tecnopolo

Il decreto prevede inoltre la costituzione di un nuovo distretto industriale Brindisi-Taranto dedicato alle tecnologie a zero emissioni nette, con procedure semplificate, comprese quelle in materia ambientale.

Per il Tecnopolo di Taranto è previsto uno stanziamento di un milione di euro all’anno destinato ad attività di ricerca, sviluppo, innovazione e trasferimento tecnologico. Le risorse potranno sostenere anche la formazione di ricercatori industriali e tecnici specializzati.

L’intenzione è rafforzare il legame tra ricerca, competenze e nuove attività produttive, favorendo lo sviluppo di filiere industriali connesse alla transizione tecnologica ed energetica.

L’ultima tranche da 40,5 milioni per Acciaierie d’Italia

Tra le disposizioni finanziarie figura anche l’ultima tranche di un finanziamento da 40,5 milioni di euro destinato ad Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. L’intervento si basa sulla decisione della Commissione europea del 9 febbraio 2026.

La misura si inserisce nel quadro degli strumenti con cui il governo intende sostenere la gestione della fase di transizione, preservando le condizioni necessarie alla continuità operativa degli impianti e al percorso di cessione e rilancio del complesso industriale.

Il nodo resta il futuro occupazionale

Il decreto prova a tenere insieme esigenze diverse: conservare la funzionalità degli impianti, assicurare un sostegno al reddito ai lavoratori, limitare le ricadute sull’indotto e preparare l’arrivo di nuovi investimenti. Resta però da verificare quale sarà la capacità delle misure di tradursi in prospettive concrete per il territorio.

A Taranto, le preoccupazioni dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali restano legate alla continuità delle attività, alle fermate annunciate nei diversi siti e al rischio che gli ammortizzatori sociali si prolunghino senza una prospettiva industriale definita. Le mobilitazioni chiedono garanzie sul lavoro e sul futuro degli stabilimenti, mentre il dibattito continua a intrecciare produzione, tutela ambientale e riconversione.

La partita si giocherà dunque sull’attuazione del provvedimento: non soltanto sulle risorse stanziate o sulle procedure avviate, ma sulla capacità di garantire occupazione, attrarre investimenti effettivi e delineare un futuro industriale credibile per Taranto e per l’intera filiera siderurgica.

Pubblicato da tarantocontro alle 06:49 Nessun commento:
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