giovedì 19 marzo 2026

"Voterò NO! Una vittoria del sì sarebbe una vittoria del fascismo al governo" - compagna proletaria di #iostoconlapalestina Taranto

Votare no. Perche' lo faro'. Non c'e' dubbio che una vittoria del sì purtroppo sarebbe una vittoria del fascismo al governo, ed e' questa l'unica motivazione politica e politicizzata che do al mio voto.

Ho pensato al "voto per dispetto" come d'altronde feci al Referendum di Renzi nel dicembre 2016… Si va a votare contro uno schieramento di destra, non certo per abolire o "cambiare" schifezze e nefaste responsabilita' di esse di una giustizia borghese e di classe, nefaste e responsabilita' che sono anche dei cosiddetti "partiti d'opposizione" che sventolano il no...(pero' e' bello sventolare la bandiera - bianca- dei diritti dopo aver ammainato quella dei diritti costituzionali e stracciato, almeno dal 1945, quella rossa…).

Per la destra fascista questo quesito e' una pacchia perche' serve a trasformare il sì del referendum in un sì alle loro politiche liberticide, fasciste, antipopolari, omofobe, islamofobe, razziste, sessiste, femminicide, genocidiarie, guerrafondaie, poliziesche, lobbistiche, all'insegna della corruzione e del malaffare; serve per avere sempre piu' "mani libere" e ad ufficializzare la loro natura delinquenziale attraverso apparati ben assoggettati che la legalizzano. Un esempio è l'abolizione del reato di abuso d'ufficio che altro non e' che abusi di potere.

Vorrei pero' ridimensionare il senso dell'appuntamento referendario che mi portera' a votare no. Andro' a votare come ci andai soltanto nel 2016 contro il referendum Renzi-Pd..., ma come abbiamo constatato il progetto di alterazione costituzionale fu solo rimandato…

E siamo all'oggi: non andro' a votare per chissa' quale miraggio alternativo di una giustizia borghese e di classe. Questo Stato non rappresenta gli sfruttati, i proletari che, anzi, sono il suo cibo con cui nutrirsi

ed arricchirsi, non rappresenta le donne, i loro sacrosanti diritti, non ne garantisce ne' il pane ne' le rose, anzi li nega e li calpesta. E le leggi che lo Stato borghese emana sono a sua garanzia esistenza e sussistenza, a immagine e somiglianza della sua classe borghese e capitalista, all'insegna del profitto e della illegalita'.

Questo Stato si abbatte insieme a tutto il suo ambaradan di apparati che ne sono colonne portanti. Non si cambia, non si riforma!

Ma bisogna stare coi piedi per terra. Nel contesto politico attuale. E a volte, i "passi" possono essere "calci" sferrati al potere che creano delle crepe, che scalfiscono, che sfidano l'insopportabile arroganza, la nauseabonda presunzione mafiosa, malavitosa, d'impunita', d'intoccabilita' di questo governo, d'"invincibilita”.

Un po' come la presunzione d'intoccabilita', invincibilita' ed "impenetrabilita'" del genocida Israele prima dell'ottobre del 2023 e delle azioni legittime della Resistenza.

Ecco, appunto, votero' no come atto di resistenza all'attuale governo liberticida della Meloni, alle sue malefatte di ogni ordine e grado, alle sue complicita' col genocidio in Palestina e le guerre ai popoli, con gli sterminii in atto in Iran; ai sotterfugi loschi ed alle protezioni con accompagnamento in Libia di stupratori e criminali perseguiti da mandati di cattura internazionale; per aver concesso vacanze e relax in Italia agli assassini nazisionisti dell'esercito israeliano, per aver fatto passare nei nostri cieli Netanyhau; per i morti ammazzati sul posto di lavoro, per le donne ammazzate dal loro “dio-patria-famiglia”, per il cimitero di disperati in un profondo mar Mediterraneo, per i continui ladrocinii convertiti in compravendita di armi ed armamenti, convertiti in spedizioni di morte alla tavola dei suoi compari di merende di carne umana di donne e bambini, per le violenze continue perpetrate dalla sua classe, dalle sue lobby di potere economico e quindi politico, nazionale ed internazionale; votero' no per i suoi apparati militari sempre piu' armati e sempre piu' impuniti, sempre piu' autorizzati alla violenza e allo stato di assedio del territorio da decreti e “pacchetti sicurezza” per reprimere meglio e di piu'.

Votero' no per il corpo violato ed immolato al sacrificio delle donne, stuprato non solo da un uomo, ma dallo Stato, prima per pregiudizio e adesso per legge!

Votero' no a "lor signori" giullari di corti altrui, americane, israeliane, che per loro conto condannano ed imprigionano partigiani palestinesi nelle carceri italiane.

No ai loro travestimenti e doppiafaccia, ipocriti servi e cantori del potere delle armi e delle guerre, signori dal fare parolaio e acchiappavoti e consensi che li fa da coltre per offuscare quel che sono stati (fascisti di Salo' e del ventennio) e quel che realmente sono.

Votero' no cosciente che il no sara' e dev'essere altrove, dove e' la lotta e lo scontro di classe che potra' incidere realmente e rovesciare i tavoli imbanditi delle loro feste e banchetti... - ed il nostro non sara' un pranzo di gala.…

Votero' no anche perche' questa campagna referendaria del governo dimostra la sua presunzione di impunita' anche nell'imbrogliare "l'elettorato" con la sicurezza di raccoglierne il consenso per finalita' occulte e non dichiarate, e una delle finalita' e' liberarsi del potere giudiziario, quel potere giudiziario che talora, a volte, "incastra" anche i potenti.

Voto no consapevole e convinta che dalla sua affermazione non passa la vita ed il destino della classe proletaria. La vita ed il destino, dal qui ad una prospettiva prossima o futura nel tempo deve cambiare e cambiera' soltanto con la lotta contro la classe dominante borghese che si fa Stato. Consapevole e cosciente di additare e riconoscere nel dominio della borghesia il reale nemico comune e combatterlo in ogni forma o formula esso appaia e si manifesti, con la lotta sempre piu' conflittuale e "capace". Capace anche nel senso di mettergli realmente paura.

Al referendum i lavoratori devono votare NO

mercoledì 18 marzo 2026

Ex Ilva, Slai Cobas chiede ispettori fissi: “Non bastano tavoli e promesse su TarantoBuonasera

Ex Ilva, Slai Cobas chiede ispettori fissi: “Non bastano tavoli e promesse"

Dopo gli ultimi incidenti sul lavoro, il sindacato sollecita una presenza permanente degli organi di controllo nello stabilimento

La manifestazione dei lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria

Una manifestazione dei lavoratori di Ilva - archivio

TARANTO - Una richiesta precisa e urgente dopo gli ultimi episodi legati alla sicurezza sul lavoro all’interno dell’ex Ilva. Lo Slai Cobas per il sindacato di classe torna a denunciare le condizioni negli impianti e rilancia la proposta di una presenza stabile degli organi ispettivi all’interno dello stabilimento.

Nel comunicato, il sindacato ricorda di aver già avviato iniziative istituzionali subito dopo la morte di Claudio Salamida, collegandole anche al precedente caso di Loris Costantino. “Abbiamo inviato una richiesta di intervento al Procuratore della Repubblica, all’Ispettorato del Lavoro, alla Asl Spesal, all’Inail e al Prefetto di Taranto perché sia posta all’interno dell’ex Ilva una postazione fissa degli organi ispettivi”, si legge nella nota.

Parallelamente è stata avanzata anche la richiesta di un confronto diretto con il pubblico ministero Buccoliero, che segue il procedimento legato al decesso di Salamida.

Al centro della posizione dello Slai Cobas vi è la necessità di un controllo continuo sugli impianti. “Una postazione permanente degli organi di controllo sarebbe una azione concreta che può funzionare sia da deterrenza sia da controllo preventivo”, sostiene il sindacato, indicando anche il ruolo di riferimento immediato per lavoratori e delegati in caso di segnalazioni e richieste di intervento.

Secondo quanto evidenziato, la proposta sarebbe stata avanzata già in passato, senza però trovare accoglimento. Nel frattempo, si è svolto un incontro tra i commissari di Acciaierie, una delegazione del Ministero del Lavoro, l’Inail e le organizzazioni sindacali metalmeccaniche, con un nuovo appuntamento fissato per il 24 marzo a Taranto.

Dalle prime indicazioni emerse, tuttavia, lo Slai Cobas esprime perplessità sulle soluzioni prospettate. “Si è parlato dell’imminente attivazione dei gruppi di analisi sulla sicurezza per mappare le condizioni degli impianti e individuare interventi migliorativi”, ma per il sindacato questo approccio non sarebbe sufficiente.

Nel mirino anche altre misure discusse durante il confronto. “È stato previsto un percorso formativo dedicato agli appaltatori e ai referenti aziendali", ma si tratta di cose già dette in passato che non hanno portato a interventi concreti”, si sottolinea.

Ulteriori dubbi riguardano la proposta di istituire gruppi di lavoro per l’analisi dei contratti dell’indotto. Secondo lo Slai Cobas, non servirebbero nuovi tavoli ma decisioni operative. “Non c’è bisogno di costituire gruppi di lavoro, si devono trasformare i contratti multiservizi in contratti metalmeccanici e stabilizzare i rapporti di lavoro”, afferma il sindacato.

Nel documento vengono richiamate anche alcune posizioni espresse dalle altre sigle sindacali. In particolare la Fiom, che ha evidenziato la necessità di interventi immediati. “Servono risorse vere e interventi immediati per la sicurezza”, ha dichiarato Brigati, sottolineando la presenza di oltre 60 chilometri di nastri trasportatori su cui operano i lavoratori e la necessità di verifiche strutturali su camminamenti e condizioni operative.

Sempre sul fronte sicurezza, viene indicata la necessità di un piano aggiornato per la gestione dell’amianto e di controlli congiunti sugli impianti. “L’incontro apre un ragionamento, ma ora bisogna vedere come si tradurrà in atti concreti”, è stato evidenziato.

Nonostante questi elementi, lo Slai Cobas ribadisce che senza una presenza stabile degli organi di controllo all’interno dello stabilimento il rischio è di rimanere nel campo delle dichiarazioni. “Se non si va in questa direzione, i fatti concreti restano affidati a commissari e governo come già accaduto in passato, senza passare dalle parole agli interventi reali”, conclude il sindacato.

Giovedì 19 volantinaggio portineria D ex Ilva ore 6.00 - assemblea appalto porto ore 7 - Lotta e organizzati con lo Slai cobas per il sindacato di classe WA 3519575628


   

24 marzo: video/film sull'anniversario della Comune di Parigi e presentazione/interventi sui prigionieri palestinesi e manifestazione internazionalista di Zurigo - info wa 3519575628

Operai, perchè al referendum dobbiamo votare NO - Da un operaio dell'ex Ilva

Sono operaio dell’ex Ilva di Taranto dello Slai cobas e dico che votare per il NO è un dovere a cui non possiamo sottrarci. Recarci alle urne non è un qualcosa che facciamo a cuor leggero. Più volte abbiamo sostenuto la pratica dell'astensionismo attivo, riteniamo infatti che nel contesto attuale di avanzamento a vele spiegate della marcia imperialista non ci sia alcun partito dell'arco parlamentare che possa rappresentare le istanze dei lavoratori e delle masse proletarie, nemmeno quelli che ad una prima occhiata sembrano più vicini alle esigenze del popolo come può esserlo un partito come AVS; come può infatti rappresentarci se immediatamente dopo gli arresti di palestinesi in Italia ha preso le distanze dal sostegno alla solidarietà verso il popolo palestinese, e come può rappresentarci se dopo gli avvenimenti del 31 gennaio scorso a Torino ha immediatamente condannato la sacrosanta rivolta dei giovani, esprimendo solidarietà alle infami e violente forze di polizia che si sono dimostrate ad oggi un cumulo di menzogne proprio riguardo a quegli stessi avvenimenti.

Riteniamo che astenersi alle elezioni sia necessario oggi per poter edificare un senso di rabbia e di rivolta verso le classi dominanti, i padroni responsabili delle nostre condizioni di vita sempre più, difficili, miserabili. È fondamentale incanalare questa idiosincrasia verso il potere precostituito nelle lotte e manifestazioni di piazza. Ma c'è un ma. Ci sono casi in cui l'astensione non è sempre la pratica migliore da mettere in atto, bensì è necessario votare e l'occasione per dimostrarlo sta spesso nei referendum, come dimostra il prossimo che si terrà il 22-23 marzo.  

Questo referendum sulla riforma della giustizia sarà importante per l'assetto che questo paese prenderà. Il progetto del dominio incontrastato delle classi dominanti, tanto sognato dalla P2, potrebbe avverarsi nel caso di vittoria del Sì. I membri di questo governo e della maggioranza parlamentare si stanno spendendo a più non posso per la campagna sul Sì.

Ma quale interesse possono avere questi signori nella riforma della giustizia se tra di loro si nascondono come dei ratti nelle fogne almeno 50 tra indagati e condannati? È ovvio che sottomettere la magistratura alla volontà dell'esecutivo sia una priorità di chi vuole imporre il proprio dominio senza alcun contraddittorio. Niente contraddittorio che il fascistissimo ministro Valditara ha imposto nelle scuole se nei dibattiti scolastici si parla di ciò che è un tabù, come lo è ad esempio la questione palestinese. Il ministro della giustizia, Nordio, lo ha anch’egli dichiarato apertamente.

Se vincesse il sì, anche chi oggi è all'opposizione potrebbe trarne vantaggio nel caso si trovasse a governare. Cosa che in realtà difficilmente la casta attuale che detiene il potere lascerebbe fare, visto che un altro grande loro progetto ed il prossimo passo da effettuare è il presidenzialismo tanto sbandierato sin dall'inizio del loro insediamento. A queste oscene dichiarazioni, dette con la consueta nonchalance, fanno seguito quelle agghiaccianti della sua capo di gabinetto Bartolozzi in cui afferma che, votando sì, potranno finalmente togliersi di mezzo la magistratura che rappresenta per loro un vero e proprio “plotone di esecuzione”.

Rendere la magistratura completamente dipendente dalla politica è il fine ultimo di questa riforma, far sì che il modello Ungheria di Orban diventi il modello da seguire. E quali sono le armi di distrazione di massa utilizzate dalla Premier per portare consensi? Qual è la storia a cui fa appiglio attraverso i suoi sporchi mezzi di propaganda? Cade proprio a fagiolo la vicenda dei novelli Tarzan e Jane, mediaticamente conosciuti come la famiglia nel bosco. Qui ne facciamo accenno non perché presi dalla volontà di dire la nostra sull'argomento del gossip del momento, ma perché è proprio questo avvenimento la discriminante che questa imbonitrice usa per venderci le ragioni della riforma.

Questa miserabile ciarlatana fa leva sulla pancia dei più impressionabili colpevolizzando a più riprese la magistratura responsabile, a suo dire, di aver strappato i figli alla coppia, criminalizzando l'applicazione di una legge che il suo stesso governo presentò come il “decreto Caivano”. In realtà, stando alla suddetta legge, ci sarebbe addirittura l'arresto sino a due anni per i genitori responsabili di non garantire l’istruzione ai propri figli, dunque si potrebbe dire che il giudice sia stato addirittura sin troppo poco rigoroso. Ma ora le piace parlare di magistratura ideologizzata, ma che come dimostra questo, ma anche innumerevoli altri, di ideologizzato non ha nulla.

Un governo che ha fatto esso stesso dell'ideologia la propria bandiera, che applica le leggi sulla base della convenienza - basti vedere il rimpatrio con un volo di Stato per il torturatore libico ricercato internazionale Almasri, oppure l'aver concesso al genocida Netanyahu il sorvolo dello spazio aereo italiano, oppure che dire della bambola gonfiabile Santanche?

 Ma non di sola ideologia vive la Meloni ma anche di balle, come, a titolo d'esempio, quando ha dichiarato che i componenti del CSM saranno estranei alle influenze politiche perché “estratti a sorte”, cosa che è tutto un programma se i magistrati dovranno essere sorteggiati piuttosto che eletti per le loro competenze (peccato però che ha volutamente dimenticato di dire che comunque i membri laici saranno estratti a sorte da un elenco selezionato dal Parlamento); oppure quando ha fatto riferimento agli errori giudiziari che, senza questa riforma, continueranno ad esserci – ma sulla base di quale criterio afferma che gli errori saranno eliminati lo sa soltanto lei.

Ho quasi concluso, ma prima di farlo vorrei rivolgermi ai miei compagni di lavoro, esortandoli a non lasciarsi ingannare dalle menzogne che vengono propugnate quotidianamente e sistematicamente da questi reggenti ed andare a votare convintamente per il NO. I fatti ad oggi hanno dimostrato come non ci sia stata una sola proposta a favore dei lavoratori da parte di questi luridi parassiti e la riforma così com'è stata scritta non farà altro che peggiorare anche la nostra situazione. Apparentemente avrebbe poca attinenza col mondo del lavoro, in realtà colpirà anche noi.

Più volte in passato lavoratori ingiustamente licenziati sono stati reintegrati dopo una sentenza, così invece si vuole dare completa libertà di agire ai padroni. Che cosa ne sarà allora dei tanti omicidi sui posti di lavoro che quotidianamente vengono perpetrati in questo Paese?

Ricordiamo ad un mese dalla morte Tanino Malecore, continuando la sua battaglia!

Lo ricordiamo, lui che è morto per il lavoro, che ha sempre lottato contro le condizioni di lavoro che attaccano la salute e la vita, mantenendo viva la sua battaglia contro una condizione lavorativa inaccettabile. 

Questa lotta deve continuare, e chiamiamo i suoi compagni e compagne di lavoro a non accettare di lavorare così.

All'ex Pasquinelli i lavoratori/lavoratrici sono costretti a maneggiare direttamente rifiuti di ogni tipo, che passano su un nastro scoperto, respirando polveri ed esalazioni nocive.
Tra i materiali presenti sul nastro di lavorazione vi è di tutto e di più: rifiuti ospedalieri, pannoloni, siringhe, sacche di sangue, carcasse di animali, resti di macelleria, vetri rotti, frammenti contenenti amianto e sostanze velenose.
La presenza di questi rifiuti su nastro scoperto, porta poi ad una presenza di topi e di una moltitudine di scarafaggi; scarafaggi che non solo vanno sulle mani dei lavoratori, ma sui loro corpi, anche nei capelli, e a volte i lavoratori li portano nella propria macchina o addirittura nella propria casa, dove chiaramente ci sono familiari, anche bambini piccoli.
I rifiuti spesso sono vecchi di vari giorni, umidi, per cui i lavoratori si trovano a doverli selezionare quando sono macerati, e le esalazioni tossiche vengono inalati dai lavoratori.

Buona parte dei lavoratori manifestano problemi seri di salute, lamentano malesseri diffusi, dolori articolari alle braccia, spalle, alle gambe, tenendo conto che stanno 8 ore in piedi a fare sempre gli stessi movimenti.

La tutela della salute e della vita dei lavoratori non può e non deve essere sacrificata!