mercoledì 5 agosto 2026

Taranto ex Ilva e Governo una proposta di lotta - Slai cobas per il sindacato di classe

Nella piattaforma operaia proposta da noi e sottoscritta da molti lavoratori - insistiamo su un punto - la trattativa ex Ilva, che riguarda essenzialmente ex ilva Taranto e la città di Taranto, deve farsi a Taranto. 

Gli incontri romani sono in generale inutili e sono una truffa a buon mercato per sottrarre alla lotta operaia e cittadina la trattativa, per trasformarla in incontri di addetti ai lavori, padroni governo direzioni sindacali e i rappresentanti degli enti locali.

Da questa trattativa non viene nè verrà nulla di buono, con buona pace dei sindacalisti Fim/Fiom/Uilm, peraltro in carriera in questi ultimi tempi.

Ci batteremo per questo a settembre, ma si possono cominciare a dare degli antipasti

La Meloni per i giochi del Mediterraneo il 21 agosto a quanto pare sarà a Taranto, nello sciopero e corteo del 3 ottobre lo striscione sindacale richiamava la parola d'ordine di quest'ultimo event
o: 

“Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”

rendiamo la cosa concreta contestiamo la venuta della Meloni in occasione dei Giochi - pensiamo che la cosa ha anche un grande impatto mediatico, per tutti coloro tanti anche tra gli operai che sono affezionati a questa cosa.

La Meloni tornerà in Puglia il 4 settembre per celebrare al porto di Bari il suo governo e la longevità di esso proclamando di aver fatto bene... Bene, sta minchia... la questione ex Ilva è l'esatta smentita di questo 

anche il 4 settembre puntiamo a guastare la festa al governo... altrimenti di che parliamo? 

slai cobas per il sindacato di classe - slaicobasta@gmail.com - wa 3475301704 

 

 

Ex Ilva - Sull'amianto, il presidente dell'Osservatorio nazionale amianto - La battaglia fatta dallo Slai cobas e gli operai, che tanti fanno finta di non sapere...

Prima di pubblicare l'intervento del presidente Osservatorio nazionale amianto, pubblichiamo una risposta allo Slai cobas dell'Usi e una nota dello Slai cobas Taranto:

USI: "Grazie per il contributo, compagni. Ricordo la prima grande manifestazione nazionale che organizzammo con la Rete nazionale salute e sicurezza sul lavoro e sui territori, a Taranto nel 2005 e le tante testimonianze di operai e delle loro famiglie, non ci stava persona a Taranto che non avesse parenti o familiari che lavoravano lì o nell'indotto e che non avesse persone ammalate e i tanti convegni, seminari, assemblee, iniziative di lotta e di contro informazione, con la tenacia di compagne e compagni di mille battaglie, per tenere viva l'attenzione non solo sull'aspetto importante, dell'occupazione ma anche dalle salute e della salute negli ambienti di lavoro e sui territori inquinati e devastati, in nome del profitto e dello sfruttamento.
Una battaglia che alcuni di noi proseguono con la rete nazionale lavoro sicuro, tenendo una continuità di intervento e si prova a dare strumenti e informazioni, del sapere operaio, per le giovani generazioni..."

Lo Slai cobas Ilva e appalto, poco dopo che venne Riva, all'inizio con operai di Ditte dell'appalto, in particolare gli operai della Nuova Siet, e poi con tanti operai diretti fece una forte e vasta battaglia contro la presenza dell'amianto (allora veramente c'era dappertutto e in grande quantità) e per benefici/prepensionamenti amianto. Questa lotta contro Riva - che all'inizio per non pagare sanzioni e premi all'Inail negava la presenza d'amianto in tutta l'Ilva e rilasciava certificazioni solo a una minima parte di operai perchè potesserio avere i benifici pensionistici -; ma subito contro l'Inail, arrivò a Roma al governo; l'allora sottosegratario Caron venne a Taranto, venne in fabbrica ad incontrare gli operai. Questa lotta, con scioperi, manifestazioni locali e nazionali, presidi all'Inail, Ispettorato del lavoro, Tribunale, assemblee, ecc. vinse una tappa importante, portò al riconoscimento per migliaia e migliaia di operai Ilva/appalto dei benefici amianto, e all'intervento dell'Ispettorato del lavoro, dell'Inail. Questa battaglia portò, per la prima volta, a livello nazionale, al riconoscimento di "esposizione amianto" in forme molto larghe rispetto ai criteri restrittivi della legge esistente, e portò all'Ilva a prepensionamenti per più di 5mila operai e all'entrata di quasi 8mila giovani, prima in formazione lavoro.  

Questa battaglia importante, ma difficile, lo Slai cobas la dovette fare da solo. Con i sindacati confederali contro e che cercavano di frenare la lotta degli operai; e con gli "ambientalisti" che non dissero una parola e non fecero nulla per sostenere la lotta degli operai (compreso Marescotti - che noi rispettiamo -, benchè anche allora, anche più di oggi, i morti, i malati dentro e fuori la fabbrica c'erano)

Questa battaglia lo Slai cobas la fece e la vinse non mettendo al centro la magistratura, ma mettendo al centro la lotta, il protagonismo degli operai delle ditte e dell'Ilva.  

Questo dimostra che anche oggi, sulla questione "amianto", "polveri sottili pericolose", o la battaglia si fa con gli operai, o non ci saranno giudici di Milano e associazioni ambientaliste antioperaie che la potranno affrontare e dare soluzione.  

Da Osservatorio nazionale amianto

Duemila chilogrammi di amianto avvelenano tutta la “area a caldo” dell’ex-Ilva di Taranto: fibre killer si trovano nelle tubazioni, nelle pareti interne degli altiforni e in decine di guarnizioni. «Per gli operai è impossibile azzerare il rischio di intossicazione, anche se indossano la maschera» spiega ad Avvenire l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto (Ona), mentre prepara la difesa di un ex dipendente Ilva morto per cancro ai polmoni. Per tutelare operai e cittadini di Taranto, i giudici milanesi ieri hanno imposto la chiusura delle attività siderurgiche entro 90 giorni.

Avvocato, è possibile una bonifica in extremis nei prossimi tre mesi?
Servirebbe un miracolo. O, meglio, una improvvisa assunzione di responsabilità che manca da decenni da parte di Governi di ogni colore. L’amianto è stato messo al bando nel 1992: significa che in 34 anni nessun esecutivo ha impedito che le fibre continuassero a uccidere. Non riesco a pensare che gli altoforni saranno sostituiti in così poco tempo.

Cosa prevede esattamente il lavoro di bonifica dell’ex-Ilva?
Nell’acciaieria si trovano altoforni realizzati negli anni Sessanta, colmi di amianto. All’epoca il minerale era stato impiegato in quasi tutti i macchinari e nelle tubature perché è isolante, quindi permette di sostenere temperature che sfiorano anche i duemila gradi. Ora servirebbe sostituire ogni parte in amianto con un materiale ignifugo privo di “fibre killer”. In sostanza, si tratta di sostituire quasi del tutto gli altiforni. Se non succede, vuol dire che per i prossimi cinquant’anni - il tempo di latenza del mesotelioma (il tumore “sentinella” dell’intossicazione da amianto, ndr) - conteremo malati e morti.

Il vostro osservatorio ha misurato i danni dell’amianto a Taranto?
Certo. E le vittime non sono solo operai: inalano fibre anche i familiari e chiunque entri a contatto con i vestiti dei dipendenti dell’acciaieria. Basta un grammo di amianto per inquinare un intero campo da calcio: due tonnellate possono avvelenare una città intera. Negli ultimi anni, sono morti anche molti cittadini di Taranto che non lavoravano nell’ex-Ilva, perché sono entrati in contatto con la “fibra killer” o con altri veleni. Hanno perso la vita anche molti bambini. A noi risulta un incremento del 400% dei mesoteliomi in tutta la città. Il quartiere più esposto è quello di Tamburi.

Se la presenza di amianto è nota da almeno trent’anni, perché siamo arrivati solo oggi a questa sentenza?
Non è un problema che avrebbe dovuto risolvere la magistratura, perché i tribunali non hanno il potere di bonificare. Quella della bonifica è una responsabilità che i Governi non si sono mai presi negli ultimi trent’anni. La presenza dell’amianto è stata sempre nascosta e negata. Sono stati presentati dei piani di lavoro, ma le fibre sono rimaste in acciaieria. Ora mi auguro che eseguano una volta per tutte il provvedimento della magistratura milanese.

L’obbligo di bonifica potrebbe avere un impatto anche nella trattativa per la cessione con il fondo statunitense Flacks Group o con il gruppo indiano Jindal Steel?

La bonifica deve essere una priorità anche per chi subentra. Nella trattativa, lo Stato italiano potrebbe abbassare il prezzo di acquisto per chiedere un investimento nella bonifica all’acquirente. Il nostro osservatorio ha calcolato che converrebbe anche ai conti pubblici: le spese sanitarie per la cura delle patologie tumorali sono molto più elevate dei costi di bonifica. Senza contare le vittime.

Depositate le motivazioni del processo Anan, rinchiuso nel carcere di Melfi - Massima mobilitazione per l'Appello

martedì 4 agosto 2026

Ieri sera un altro saluto a Bakari Sako

Ieri sera il corteo di compagne e compagni con la banda musicale, partito dalla Casa del popolo e atraversando le strade, i vicoli di Taranto vecchia, è arrivato a piazza Fontana. Qui la comunità africana di Taranto e provincia ha fatto interventi salutando Bakari Sako, ucciso per razzismo il 9 maggio, da un branco di fascistelli di città vecchia, e denunciando tutti i razzismi. le guerre, le terribili condizioni di vita, di repressione, aggressioni contro popoli dell'Africa, del Mali da dove proveniva Sako, ma anche la condizione di tanti giovani immmigrati che stanno a Taranto e provincia, ma a cui, pur vivendo qui da anni, lavorando, vengono ancora negati diritti, documenti, residenza, ecc. 

L'impegno assunto dallo Slai cobas con rappresentanti della Comunità africana - impegno già detto con forza nella grande manifestazione che seguì in piazza Fontana all'uccisione di Sako - è di essere sempre al loro fianco, sostenerli, organizzare con loro la necessaria mobilitazione.



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A che punto è l'azione giudiziaria - Da GdM

"È stata depsitata la relazione autoptica del medico legale Roberto Vaglio sulla morte di Bakari Sako, il bracciante maliano di 35 anni ucciso all’alba del 9 maggio scorso nella città vecchia di Taranto. Secondo il consulente della Procura, la morte è stata causata da un trauma aperto del torace provocato da ferite multiple da arma da punta e taglio, con shock emorragico dovuto alla lacerazione del polmone destro, dell’auricola destra del cuore e del tratto intrapericardico dell’aorta.

La relazione descrive, inoltre, lesioni contusive al volto, tra cui un’ecchimosi al labbro superiore e la frattura di un incisivo, compatibili con percosse. Sulla base degli elementi medico-legali, l’aggressione sarebbe avvenuta in uno spazio urbano aperto e si sarebbe consumata in pochissimo tempo. La dinamica ricostruita indica che l’aggressore avrebbe colpito la vittima alle spalle, leggermente spostato sulla destra, sferrando in rapida successione i fendenti verso aree vitali del torace e dell’addome.
Per l’omicidio sono indagati quattro minorenni, tra cui un 15enne che avrebbe ammesso di aver sferrato la coltellata mortale sostenendo di aver agito per timore che i propri amici potessero essere aggrediti. Indagati anche i maggiorenni Cosimo Colucci, 22 anni, e Fabio Sale, 20 anni. Il gestore del bar nel quale la vittima avrebbe tentato di rifugiarsi risponde invece di favoreggiamento". 

Ceuta - La schifosa vampira Meloni - Ci vedremo il 4 settembre...

L'infame atteggiamento fascio razzista imperialista del governo Meloni nella crisi di Ceuta mostra come il nostro governo sia il peggiore di tutti in Europa su tutti i piani.  

Lo è di suo. E lo mette in mostra soprattutto quando si tratta di immigrati e di repressione verso le lotte (dove c'è anche una reazione isterica ai fallimenti di suoi decreti, provvedimenti). Oggi poi unisce la lunga campagna di propaganda elettorale, in cui la partita in gioco è chi riesce ad essere più a destra delle varie destre.

Ha come una vampira utilizzato Ceuta, amplificandola in modo osceno, e pure a fine vicenda, anche come tentativo di riprendere un posto più visibile nello scenario europeo, sui corpi dei tanti giovani, giovanissimi, bambini morti. 

Questo aumenta la nostra responsabilità nella lotta per far cadere il governo Meloni.

Di qui l'importanza dell'appuntamento del 4 settembre a Bari dove la Meloni deve trovare una forte manifestazione 'non tradizionale', che  sia anche un importante segnale a livello nazionale.

Siamo per la massima unità a condizione che ci veda uniti e determinati nel rendere la manifestazione più combattiva possibile guardando alle manifestazioni recenti di Bologna, Torino 


lunedì 3 agosto 2026

Cronache e immagini dello sciopero odierno, assemblee generali all'interno e corteo esterno dalla port A alla direzione e quindi blocco stradale per 1 ora - un migliaio di partecipanti

https://www.facebook.com/studio100radiotelevisione/videos/-ex-ilva-otto-ore-di-sciopero-gli-operai-marciano-dalla-fabbrica-in-direzione-ta/27610270551974924/


https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/video/taranto/2078480/ex-ilva-inizia-la-settimana-decisiva-operai-in-agitazione-occupano-la-strada-ecco-le-prossime-scadenze-video.html

https://www.lapresse.it/video/2026/08/03/ex-ilva-lavoratori-bloccano-la-statale-a-taranto-governo-dia-risposte/ 

“Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”

È il giorno della mobilitazione per i lavoratori dell’ex Ilva. Questa mattina gli operai hanno lasciato lo stabilimento aderendo alle otto ore di sciopero proclamate da Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb, dando così il via a una settimana che potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro del polo siderurgico.

La protesta è iniziata con un’assemblea nell’area antistante il Consiglio di fabbrica, durante la quale i rappresentanti sindacali hanno illustrato ai lavoratori lo stato della vertenza e le ragioni dello sciopero. Al termine dell’incontro il corteo ha raggiunto la Statale 100, occupando temporaneamente la carreggiata all’altezza della direzione dello stabilimento. Tra gli striscioni esposti, uno riportava la scritta: “Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”, un riferimento diretto allo slogan ufficiale dei XX Giochi del Mediterraneo.

La mobilitazione arriva a pochi giorni dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la cessazione delle attività dell’area a caldo entro 90 giorni, elemento destinato a pesare sugli incontri convocati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Da domani al 6 agosto il Mimit ospiterà infatti una serie di tavoli dedicati al futuro dell’ex Ilva. Si partirà con il confronto con le organizzazioni sindacali, per poi proseguire con il Tavolo Taranto, dedicato ai progetti di investimento per il territorio, e con un incontro con Confindustria, Federacciai e Federmeccanica sulle prospettive del comparto siderurgico nazionale. La settimana si chiuderà con il confronto con le associazioni delle imprese dell’indotto, chiamate a discutere le ricadute della crisi sul tessuto produttivo locale.

Sul tavolo resta anche la manifestazione di interesse del gruppo indiano Jindal, che ha confermato la disponibilità ad acquisire l’intero complesso industriale, compresa l’area a caldo, nonostante il provvedimento della Corte d’Appello.

I sindacati chiedono al Governo misure straordinarie per i lavoratori di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria e per quelli delle aziende dell’appalto, oltre a un intervento pubblico che garantisca continuità occupazionale e accompagni la transizione industriale. Tra le richieste figura anche l’introduzione di una clausola sociale per tutelare i dipendenti dell’indotto.

«È giunto il tempo di prendere decisioni che restituiscano ai lavoratori e alla città un futuro certo, garantendo insieme lavoro, salute e ambiente”, ribadiscono Fim, Fiom, Uilm e Usb

Lo Slai cobas non ha aderito allo sciopero indetto dai sindacati confederali - lottare sì, ma con una piattaforma operaia con l'autonomia operaia nei confronti di governo, padroni, Stato del capitale