giovedì 12 marzo 2026

In ricordo della Panda rossa, proletaria e combattiva

Tanti hanno ricordato la Panda, sempre in prima fila nelle lotte, "Dove c'era la Panda c'era una lotta" hanno detto. Anche nel quartiere era conosciuta e la sua fine è dispiaciuta a tutti.

 

Alcuni suoi ricordi: 

1) mi sembra giusto segnalare alcune cose che vanno ricordate della Panda. Perché mi pare giusto sottolineare che quella macchina ha fatto una vita che la maggior parte degli esseri umani se la sognano. Anzi, che persino una buona parte di chi si dichiara militante se la sogna. Quella Panda ha vissuto più intensamente di molti esseri umani. E soprattutto meglio.
Ovviamente non possiamo non citare la miriade di cortei che hanno visto sfilare la Panda. Quella macchina ha sfilato per la Palestina, per i disoccupati, per l’India, per l’Ilva, per le lavoratrici, contro la guerra e per tutte le battaglie più importanti che caratterizzano la nostra epoca.

Ha visitato una buona parte del Paese per le motivazioni più disparate, sia legate alle questioni politiche, sia per viaggi di piacere.

La Panda negli anni è stata protagonista di diversi blocchi sul ponte girevole, di presidi sotto il Comune, di cortei, ecc. Ha prestato i suoi vetri e i suoi sportelli per attaccare i manifesti. Erano delle vere e proprie bacheche politiche di serie, dove affiggere le locandine con il nastro adesivo di carta. Oltre a usare la sua batteria per collegare le trombe.

La Panda non si parcheggiava: presidiava. Non sostava: occupava.

Tra i momenti mitici, la Panda si piantò contro il portone del Comune per bloccare l’uscita, impedendo fisicamente che la porta potesse aprirsi e che i consiglieri o gli assessori potessero uscire.

Inoltre, nel processo di Riva contro la mamma, la prima a essere identificata è stata lei. Infatti, il guardiano testimonierà che per prima cosa riconosce una “macchina ben nota”. Dovrebbe essere entrata negli atti del processo. E credo che presumibilmente sia entrata negli atti anche in altri processi (disoccupati, Fiat di Melfi, ecc...).

Anche per questo la Panda è stata vittima di diverse azioni repressive: le multe (alcune politiche, altre meno), i sequestri, le sanzioni, il giorno in cui "hanno arrestato la Panda", e mille altri. Insomma, in molti frangenti la Panda ha subito una vera e propria persecuzione repressiva. Una macchina che quelli della Digos conoscevano bene.

Forse anche per ragioni politiche, la Panda è stata vittima di una serie di aggressioni notturne contro il suo specchietto. Invece, sicuramente non per ragioni politiche, la Panda è stata vittima anche di furtarelli per rubare l’orologetto incollato con la colla dalla mamma.

E ovviamente non era nota solo alla repressione: quando è uscito il video su Facebook “indignato” dalla scritta fatta sotto al cavalcavia dall’MFPR, molti commenti riconoscevano non gli autori della scritta, bensì: “quella è la Panda dei Cobas”.

La Panda è stata anche rubata per una notte e si è schiantata ai Tamburi, concedendosi una notte alla Vallanzasca.

Ci sarebbero molte altre cose da ricordare, meno epiche ma altrettanto caratteristiche:

Quando, prima di avere il sedile nuovo, la Panda andava in giro con il sedile rattoppato da un vistoso scotch verde; il paraurti con il filo di ferro;
quella volta che è stata tamponata da chi voleva fare il finto incidente;
il giorno che ha deciso di fermarsi una notte a Massafra;
In generale una macchina che faceva “tremare” la controparte, i vigili, la digos.

La Panda è entrata anche nel calendario dello Slai cobas.

Alla fine è riuscita ad andarsene senza essere mai bocciata a una revisione.
2)  Non avrei mai pensato di commuovermi per un oggetto che è andato distrutto. Ora la Panda ritroverà lassù, nei Pascoli verdi delle automobili, la sua sorella maggiore, la Fiat 126. Insieme racconteranno l'una all'altra le loro vite di militanza, resilienza e avventura. E ricorderanno con affetto e simpatia i due padroni che hanno fatto vivere loro esperienze impensabili per qualsiasi utilitaria e momenti che solo le carrozze a cavallo del passato avrebbero potuto raccontare. Non fiori ma olio
3) Assoluta unicità della panda. Io ricordo bene sia il primo che l'ultimo viaggio con lei e anche altri episodi ma emozionanti e divertenti. Aggiungo solo che anche la sua fine è stata oggettivamente spettacolare, difficilmente Margherita l'avrebbe lasciata andare in maniera naturale.
Que viva la panda!  

mercoledì 11 marzo 2026

Taranto - Sciopero delle donne, ma vero, delle lavoratrici Slai cobas - presidio - film e avanzamenti

Il 9 marzo a Taranto è cominciato bene. Qui non si parla solo di "sciopero delle donne", si fa, e sono le lavoratrici degli asili - simbolo concreto della condizione di precarietà permanente, di discriminazione, di sfruttamento, di bassi salari, di attacco alla salute, ma anche di ingiustizie, attacco alla dignità delle lavoratrici - che sono con orgoglio in sciopero e in piazza, insieme a loro le lavoratrici delle pulizie delle scuole, le compagne del Mfpr.  

Hanno scelto la lotta, perchè l'8 marzo è una giornata nazionale e internazionale di lotta delle donne sempre più sfruttate e oppresse in ogni aspetto della vita; non i balli (scelti da alcune femministe), perchè non c'è niente da festeggiare.

Abbiamo fatto un presidio in piazza Castello di fronte a quel Comune che parla delle donne ma nega i diritti più elementari delle donne/lavoratrici nei propri appalti.

Il presidio è iniziato cacciando le macchine della polizia, dei carabinieri, e quindi gli uomini di queste forze armate: la piazza oggi è nostra, voi dovete andare via! 

Poi gli interventi: la nostra storia dell'8 marzo, che è una data storica delle operaie, delle masse femminili più povere; una data internazionale che pone la necessità della rivoluzione e del ruolo in prima fila delle donne, delle lavoratrici in essa, perchè tutta la vita deve cambiare, e perchè hanno portato all'inizio nell'Unione sovietica e poi in tutto il mondo con forza il carattere di classe, rivoluzionario dell'8 marzo ; quindi interventi di denuncia del governo Meloni, delle sue leggi che vengono presentate a favore delle donne, ma o sono dei grossi bluff (l'aumento dell'occupazione delle donne, i miseri bonus, invece soldi/incentivi ai padroni perchè assumano le donne - come se facessero un favore...); o sono fatte con una logica soltanto repressiva, o di offesa, doppia violenza verso le donne (come l'ultimo Ddl Bongiorno, per cui sono le vittime di stupro che devono dimostrare di aver detto No).(senti l'audio)
 
Quindi l'importanza dell'8 marzo come giornata internazionale, oggi più che mai: siamo tutte palestinesi! Siamo con le combattenti indiane in lotta contro l'altro genocidio, contro la popolazione adivasi, siamo con le donne in Iran massacrate dalle bombe di Trump/Netanyahu, ci sentiamo fortemente unite con tutte le donne nel mondo che trasformano il loro immenso dolore, la loro violenta oppressione in lotta rivoluzionaria. 
 
Questa mobilitazione è servita anche a fare, al termine del presidio, l'incontro con l'assessora del Comune - fino al 9 incerto. E nell'incontro vi sono stati dei passi avanti. Verificheremo. 
 
La mobilitazione è proseguita la sera. Prima la presentazione on line del nuovo opuscolo realizzato dalle compagne di Milano del Mfpr: "Riprendiamoci la Kollontaj" - di questo lavoro parleremo in un altro post; qui vogliamo solo dire che è stato accolto con entusiamo: "Ci voleva proprio...", e con interesse a leggerlo appena sarà pubblicato.
Poi è seguito il film "7 minuti" che consigliamo a tutte, soprattutto alle lavoratrici di vedere. Infatti, nel dibattito dopo la proiezione sono state soprattutto le lavoratrici a sintetizzare i messaggi più importanti e più attuali del film, che riscontrano nella loro stessa vita lavorativa: che significa togliere anche 7 minuti di pausa: una lavoratrice deve scegliere se andare in bagno o riposarsi o mangiare qualcosa, ecc; e non aver tempo neanche per cambiarsi quando si ha il ciclo mestruale; 7 minuti sono un furto, sembrano pochi ma sono tanti in un anno, è altro tempo di lavoro regalato al padrone - hanno detto;  7 minuti sono un ricatto perchè tolto un diritto poi via via te ne tolgono altri. Ma anche le lavoratrici hanno criticato le logiche di chi nel film diceva: Sì accettiamo, una logica purtroppo molto presente nei posti di lavoro: "così è... non si può cambiare... sono loro che vincono sempre", oppure "cosa possiamo fare noi? siamo in poche a ribellarci", oppure "i tempi sono cambiati...". Non è così! hanno detto le lavoratrici, non deve essere così! Noi abbiamo cominciato in poche a lottare, ma solo questo ha fatto sì che poi altre si unissero; solo non accettando i ricatti ci difendiamo anche da licenziamenti, peggioramenti, ecc. Poi l'importanza mostrata dal film delle trasformazioni: chi prima diceva SI poi ha detto NO, grazie a "Bianca" e a chi non ha ceduto; a dimostrazione che è possibile trasformare se si è determinate, se si è nel giusto, se si ha fiducia nella possibilità del cambiamento.
Un utile e interessante dibattito che va ripreso, fatto conoscere. Infatti le lavoratrici hanno concluso dicendo: dovremo far vedere questo film ad altre... 
 
Quindi, un 8 marzo di lotta, ma che è servito soprattutto ad una avanzamento della coscienza della potenzialità delle donne quando lottano, dell'importanza di avanzare nella conoscenza, nella teoria, della necessità di unire lotta pratica a lotta alle idee. E questo, quando le operaie, le donne proletarie lo fanno, fanno tanti passi avanti, ragionano come classe e sono più acute di tante intellettuali 

martedì 10 marzo 2026

La 7° lezione di Formazione marxista su Il Capitale - tenuta dal Prof. Di Marco a Taranto

E' disponibile la trascrizione della 7° lezione tenutasi a Taranto, seguiranno le trascrizioni di quelle tenute a Bergamo/Milano e a Palermo. 

Come abbiamo detto - consigliamo di leggere tutto l'intervento di proletari comunisti nel corso della 7° lezione: https://proletaricomunisti.blogspot.com/2026/02/pc-23-febbraio-che-serve-la-formazione.html -

"Le lezioni del Prof. Di Marco servono a mettere su un piano scientifico le questioni del capitale e del lavoro fondamentalmente. Esse ci danno gli strumenti necessari per costruire la coscienza soggettiva che non è volontaristica ma scientifica del modo come intervenire nella contraddizione tra capitale e lavoro nell'epoca odierna e trasformarla in un movimento reale che abbatte lo stato di cosa esistente".

Uscito il nuovo settimanale stampato di ORE 12 Controinformazione rossoperaia - lo trovi e richiedi c/o la sede slai cobas via livio andronico 47 o on line wa 3519575628

Clic per leggerlo e stamparlo

 

NO alla guerra - Mobilitiamoci

 


lunedì 9 marzo 2026

Immagini dalla manifestazione per l'8 Marzo delle lavoratrici in sciopero Slai cobas sc





Oggi in piazza le donne lavoratrici in tutta italia di mattino e in tante manifestazioni di pomeriggio

Per chiarezza, a livello nazionale lo sciopero delle donne è indetto  per l’intera giornata del 9 marzo da OO.SS. SLAI COBAS per il sindacato di classe e USI e coinvolge tutte le categorie del settore pubblico e privato

8 marzo delle lavoratrici in lotta contro i padroni, governo e il sistema capitalistico del doppio sfruttamento e doppia oppressione, per i diritti di tutte le donne

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 06.03.26


Quest'anno doppia mobilitazione e doppia giornata di lotta perché l' 8 marzo viene di domenica e ci saranno manifestazioni dal nord al sud di questo paese ma collegate al lunedì in cui ci sarà lo sciopero delle donne.

Dal lontano 2013 in questo paese lo sciopero delle donne ha scandito ogni anno queste giornate importanti di lotta delle donne e del movimento più in generale delle donne.

Nel 2013, sull'onda di un forte appello che arrivò dal movimento delle donne in particolare di alcuni paesi, dall'Argentina, al Nepal, come Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario lo promuovemmo per la prima volta e fu, come scrivemmo, un evento eccezionale una scintilla, che da allora in questo paese ha illuminato, ha prodotto nuove scintille e nuovi fuochi in un percorso che ha visto anche positivamente poi il movimento femminista maggiormente rappresentato da Non Una di meno assumere questa parola d'ordine ed agirla anche nelle forme dello sciopero, collegandolo alla giornata dell' 8 marzo, arrivando fino ad oggi in cui sarà di nuovo lo sciopero delle donne per l'8 marzo.

Ci piace comunque rivendicare anche il significato storico della giornata dell' 8 marzo anche a fronte dell'azione nefasta della borghesia dominante, oggi rappresentata dal governo fascista Meloni in questo paese, che mira sempre a cancellare la memoria storica di determinate giornate di lotta che hanno un profondo valore anche di classe, perché la giornata dell' 8 marzo si lega alla manifestazione che l'8 marzo del 1917 ci fu a San Pietroburgo delle donne, delle operaie che chiedevano la fine della guerra e che poi fu confermata nel successivamente del 1921 durante la seconda conferenza delle donne comuniste a Mosca proprio per ricordare la protesta del 1917.

Quindi come compagne femministe proletarie rivoluzionarie rivendichiamo questa storia e la riportiamo nel suo significato originario anche nella giornata dell' 8 marzo di quest'anno e nello sciopero delle donne che è chiaramente uno sciopero che, seppur parte dalle rivendicazioni anche immediate, di tutti i giorni, si allarga però a quella che è tutta la condizione di oppressione e di sfruttamento della maggioranza delle donne prodotta da questo sistema capitalista/imperialista in cui viviamo che pone come una delle sue basi per la sua stessa esistenza proprio la condizione di doppia oppressione della maggioranza delle donne.

Come compagne attive anche nel sindacato, in particolare lo Slai Cobas per il sindacato di classe, abbiamo proclamato lo sciopero delle donne il 9 marzo, non come fatto meccanico o rituale o di semplice appoggio all'appello che comunque è arrivato anche dal movimento Non una di meno a tutti i sindacati ma, tenendo conto anche di questo aspetto, però, per noi la proclamazione dello sciopero delle donne è un fatto che va oltre, lo sosteniamo fino in fondo e attivamente, lavorandoci nelle forme in cui riusciamo a farlo sia tra le lavoratrici che organizziamo direttamente sia anche tra quelle che magari non organizziamo direttamente che cerchiamo di raggiungere o con cui cerchiamo di collegarci con i mezzi e con le forme che abbiamo a disposizione per portare il messaggio dello sciopero delle donne, di cosa significa questo sciopero delle donne, portare la comprensione di uno sciopero che chiaramente parte dai posti di lavoro e dalle situazioni anche di lavoro/non lavoro ma che si allarga a quella che è tutta la condizione di doppio sfruttamento, di doppia oppressione delle donne. 

Infatti la piattaforma che stiamo promuovendo anche quest'anno delle donne lavoratrici è una piattaforma ampia che tocca tutti gli aspetti, dalla questione del lavoro che è anche al primo punto perché lavoro per tutte le donne significa emancipazione, significa anche indipendenza economica dall'uomo, significa collegarsi anche alle altre donne che lavorano, significa organizzarsi anche nella lotta contro tutti gli altri aspetti, la lotta contro la precarietà, la lotta per i salari, contro le discriminazioni legate a tutto quello che riguarda gli attacchi nel mondo del lavoro; quindi le discriminazioni per la maternità, per l'orientamento sessuale, per la razza; poi la questione della salute e sicurezza specifica della condizione delle donne, quindi anche la salute anche riproduttiva delle donne; la dignità delle lavoratrici; la questione specifica delle lavoratrici immigrate ancora più sfruttate e oppresse; tutta la questione legata ai servizi sanitari e ai servizi sociali, alla questione degli asili e dei servizi di assistenza per anziani che vengono sempre più tagliati e attaccati oggi più che mai da questo governo Meloni che mette sempre soldi per la guerra e li toglie alla scuola, alla sanità, ai servizi sociali e quindi con tutta la questione anche del lavoro di cura che viene scaricata sulla maggioranza delle donne che per questo Stato devono essere sempre più un ammortizzatore sociale gratuito che deve fare fronte al peso del lavoro di cura, contro il caro vita e il caro bollette; tutto quello che comporta la condizione di vita delle donne immigrate, le donne detenute, contro la repressione delle lotte delle lavoratrici e per la cancellazione delle leggi infami e scellerate del governo Meloni fascista, sessista e razzista, dal decreto Caivano al decreto sicurezza, all’attacco del diritto di sciopero, tutta la questione legata poi alla violenza sulle donne e ai femminicidi con tutto quello che riguarda da un lato l'attacco da questo punto di vista alla vita delle donne e dall'alto però anche le istanze che, come donne, come lavoratrici, poniamo su questo tema.

Così la questione dell'attacco al diritto di aborto e alla libertà di scelta delle donne e al diritto all'autodeterminazione delle donne contro la riforma reazionaria e moderno-oscurantista della scuola che vuole portare avanti questo governo Meloni, in particolare col ministro Valditara, una scuola che deve essere sempre più al servizio della concezione ideologica di “dio, patria e famiglia” e che fino a oggi ha negato la cosiddetta educazione sessuo-affettiva nelle scuole.

Nella parte finale di questa piattaforma c’è anche il collegamento alla lotta delle donne in tutto il mondo, quindi da un lato la denuncia della condizione di oppressione e di pesantissima oppressione che le donne subiscono nel mondo e il cuore di questa oppressione pesantissima è rappresentato da quello che hanno subito e stanno subendo le donne palestinesi ma dall'altro anche però la forza della lotta delle donne e quindi dalla resistenza delle donne palestinesi alle donne che lottano nel mondo contro la guerra imperialista a fianco dei popoli oppressi, con il cuore pulsante delle donne in prima fila nelle lotte rivoluzionarie in India e nel mondo intero.

E’ una piattaforma che è in divenire, espressione della lotta contro le condizioni di doppio sfruttamento e di discriminazione delle donne, una piattaforma che vuole porre la necessità oggi più che mai della lotta contro un governo come quello della fascista Meloni che fa sciacallaggio sulle donne e sulle loro sofferenze per imporre una sorta di moderno medioevo, non ultima la questione dell'ennesimo, pesantissimo attacco alle donne sulla questione della violenza sessuale, quindi dell'eliminazione, con il ddl Buongiorno, del consenso per cui si legittima praticamente la violenza sulle donne, quindi la necessità di lottare e ribellarsi ovunque e su ogni aspetto di oppressione, negazione dei diritti, della libertà di scelta e di tutto quello che è l'attacco alla nostra condizione di vita.

Strappare anche uno di questi obiettivi che abbiamo posto in questa piattaforma delle donne che stiamo facendo conoscere, che diffonderemo nelle mobilitazioni che ci saranno sia l'8 marzo che il 9 marzo nello sciopero quindi anche nelle azioni che faremo e che metteremo in campo, strappare anche uno di questi obiettivi è importante per essere più forti per la lotta più generale contro questa società capitalista e imperialista e per la necessaria lotta rivoluzionaria in cui le donne possono portare una marcia in più per rovesciare e trasformare la terra e il cielo, perché a noi viene negato tutto, mentre invece vogliamo tutto e tutta la nostra vita deve cambiare. Il senso di questo sciopero è proprio questo, cioè partire da quelle che sono le battaglie immediate che comunque vengono fuori proprio dalla condizione oggettiva che si vive nei posti di lavoro e che abbiamo tratto anche dalle stesse lavoratici durante le lotte che organizziamo ma anche dalle inchieste che abbiamo fatto nei posti di lavoro, ma anche dall'analisi della condizione delle donne che vivono in questo paese, partire da quelle per allargarsi a quella che è tutta una condizione ampia, a 360° gradi, di sfruttamento, di oppressione che pone proprio la questione che è tutto il sistema la vera causa di questa condizione di oppressione generale che non può essere migliorato ma che deve essere rovesciato e che deve essere distrutto.

Uno sciopero delle donne che ha una doppia valenza, perché da un lato viene fuori proprio dalla oggettiva condizione di oppressione che subiamo ogni giorno e dall'altro si collega e racchiude in sé tutte le azioni di lotta che cerchiamo di mettere in campo ogni giorno. Nello stesso tempo è uno sciopero che proprio nella sua stessa concezione per noi deve avere una prospettiva strategica che definiamo rivoluzionaria perché necessariamente deve mettere in discussione tutto, fino alle radici, questo sistema borghese capitalista/imperialista che è la vera causa dell'oppressione della maggioranza delle donne, e quando diciamo “maggioranza delle donne” diciamo le donne proletarie, le donne lavoratrici, le precarie, le disoccupate, le immigrate e tutte coloro che sono soggette questo doppio sfruttamento, doppia oppressione.

Strappare anche uno di questi obiettivi della piattaforma significa essere più forti per la lotta più generale conto questa società capitalista e imperialista. Questo ci fa anche capire che quando mettiamo in campo le battaglie quotidiane, le battaglie immediate, come donne proletarie non possiamo illuderci nella soluzione di ottenere piccoli spazi o miglioramenti in questo sistema perché è la condizione stessa in cui viviamo che ci fa vedere che cosa subiamo ogni giorno e quindi la necessità invece che bisogna andare alla fonte, cioè quando diciamo che “la nostra vita deve cambiare veramente, vogliamo tutto” significa che comunque dobbiamo andare alle radici e le radici sono questo sistema capitalista/imperialista che deve essere combattuto a 360° gradi in ogni ambito e noi donne dobbiamo essere in prima linea in questa lotta per rovesciarlo.

Lo sciopero delle donne è quindi uno sciopero non solo sindacale  ma è uno sciopero politico, ideologico, inserito in un'ottica di costruzione dal un lato e di distruzione dall'altro, di lunga durata, chiaramente avendo sempre i piedi per terra ma in un percorso che sicuramente non è facile ma che è necessario e non è rinviabile e che si deve intrecciare con tutte le battaglie quotidiane che si fanno a 360° gradi in tutti gli ambiti.

La piattaforma dello sciopero delle donne in realtà racchiude tutto questo, è una piattaforma molto concreta perché gli aspetti sono tutti concreti e che oggettivamente tutti insieme racchiudono questa condizione generale di oppressione e pongono veramente la necessità che comunque non ci possiamo accontentare ma dobbiamo lottare contro quella che è la vera causa poi di tutta questa condizione, che è la società in cui viviamo, la società capitalista, la società imperialista.

Quindi anche quando come lavoratrici partecipiamo alle manifestazioni dell' 8 marzo portiamo in esse la piattaforma dello sciopero, anche le vertenze, le lotte che tutti i giorni cerchiamo di portare avanti, e non partecipiamo a queste manifestazioni come mere “ospiti” ma partecipiamo come lavoratrici che incarniamo questo sciopero, che rivendichiamo una piattaforma di lotta a 360° gradi, una piattaforma viva che nasce dalle lotte, dalle istanze delle lavoratrici, che interessa tutti gli ambiti e che pone poi al centro la questione - in prospettiva ma anche oggi - della lotta rivoluzionaria, cioè della necessità che bisogna combattere questo sistema a 360° gradi e tutto quello che lo rappresenta, e quindi in questo senso è centrale la questione del governo Meloni che è al servizio del sistema capitalista/imperialista, la vera causa della condizione di oppressione di noi donne, di noi lavoratrici.

Lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe

Movimento fermminista proletario rivoluzionario


Lo Slai cobas per il sindacato di classe, e in particolare le lavoratrici dello Slai cobas sc, come ogni anno dal 2013, chiaramente ha proclamato lo sciopero del 9 marzo. 
Dal 2013 siamo state tra i primi sindacati di base, e spesso da sole, a indire lo "SCIOPERO DELLE DONNE" - che noi riteniamo giusto definire così e non "sciopero transfemminista" che appare riferito solo ad un settore delle donne. 
Per tale proclamazione abbiamo ricevuto ben due sanzioni dalla Commissione Garanzia Scioperi di 2500 euro l'una che stiamo ancora pagando (insieme ad altri soldi per aver fatto opposizione alla sanzione del 2020 e aver ricevuto condanna). Queste sanzioni sono state possibili anche perchè la CGS ha usato a piene mani pure il fatto che tutti gli altri sindacati di base avevano accettato di revocare quegli scioperi, accettandone i divieti. 
Noi NO! Abbiamo giustamente resistito, perchè si trattava di un illegittimo attacco al diritto di sciopero e in particolare un attacco alle donne nella giornata dell'8 marzo che subiscono non uno sfruttamento ma un doppio sfruttamento, non un'oppressione ma una oppressione totale, fino ai femminicidi, stupri, violenze sessuali.
Abbiamo detto: ribellarci è giusto e necessario! contro padroni, governi, istituzioni borghesi, maschi fascisti che ogni giorno rovinano le nostre vite.
L'abbiamo detto e l'abbiamo fatto, perchè la repressione non ci deve fermare! 
Anche quest'anno il governo fascista Meloni - che, ultima schifezza, vuole attaccare nuovamente la libera volontà delle donne con la legge "Bongiorno" sulla violenza sessuale - cercherà di impedire lo sciopero. Confidiamo che quest'anno in maniera unitaria nessun sindacato si tiri indietro, e ci sia una risposta unitaria, compatta.
Chiaramente non abbiamo nessuna fiducia nei sindacati confederali, che sui posti di lavoro spesso sono concausa delle condizioni di discriminazione che subiscono le lavoratrici.  

Un forte saluto
LAVORATRICI SLAI COBAS per il sindacato di classe