Si terranno presso la Chiesa del "Sacro cuore" in via Dante ang via G. Giovine - muovendosi dalla casa di Tanino
giovedì 19 febbraio 2026
mercoledì 18 febbraio 2026
Tanino Malecore è morto - un saluto commosso dai lavoratori e lavoratrici dello slai cobas - info sul funerale nelle prossime ore e un ricordo pubblico
Un abbraccio forte alla moglie Alessandra che da quando è stato ricoverato è stata sempre con lui, giorno e notte, con una forza eccezionale; lo stesso i figli.
Malediciamo i responsabili della morte da tumore di Tanino, l'Amiu, il Comune, le Ditte che si sono susseguite, che alle denunce di Tanino sulle inaccettabili condizioni di lavoro, sulla mancanza gravissima di interventi a difesa della salute, della sicurezza, rispondevano negando la gravità della situazione o con la repressione, addirittura con un licenziamento a Tanino (che poi per la battaglia dello Slai cobas si sono dovuti rimangiare).
Oggi, come dicono gli altri lavoratori ex Pasquinelli, le condizioni sono come prima e peggio di prima: si mettono le mani in rifiuti pericolosi, sul nastro passano topi, scarafaggi, si respirano esalazioni tossiche. Altri lavoratori si stanno ammalando.
Basta, basta, meledetti! Dovete pagare caro!
Lo Slai cobas per Tanino, con i lavoratori e le lavoratrici che vogliono ribellarsi, preparerà una dettagliata denuncia.
Le compagne e i compagni dello Slai cobas
Sabato 21 Febbraio Presidio di solidarietà a Melfi per Anan Yaeesh e per la Palestina libera - da taranto delegazione partenza ore 12 sede slai cobas info 351957562
Dopo i presidi solidali sotto la casa circondariale di Melfi del 13 e del 26 Ottobre 2025, poi del 15 Novembre; dopo il corteo interregionale che il 13 Dicembre si è snodato per le strade di Melfi per giungere sotto il carcere locale di massima sicurezza, sabato 21 Febbraio 2026, a partire dalle ore 15, si terrà un nuovo presidio di solidarietà a favore del prigioniero politico palestinese Anan Yaeesh, che in questo carcere è stato trasferito da Settembre in custodia cautelare dalla sezione di alta sicurezza del carcere di Terni per allontanarlo da un consolidato circuito di sostegno esterno.
Con Anan, che ha ingiustamente subito lo scotto di oltre due anni di detenzione preventiva per un surreale processo che lo vede imputato per “terrorismo internazionale” (art. 270 bis c.p.) a causa del suo sostegno, mai rinnegato, alla Resistenza palestinese; che da Melfi ha subito l’ignominia delle udienze del 21 e del 28 Novembre del processo celebrato al Tribunale dell’Aquila, condivideremo collettivamente l’indignazione contro un processo voluto da istituzioni e servizi segreti dello stato genocida di Israele. Si è trattato di un processo smaccatamente politico, che si è concluso in primo grado lo scorso 16 Gennaio con una condanna a 5 anni e 6 mesi.
Al di là della richiesta del PM a 12 anni per Anan e dell’assoluzione per i coimputati Alì Irar e Mansour Dogmosh (rei di essere conoscenti palestinesi…) per totale mancanza di elementi probatori; al di là della già annunciata impugnazione del dispositivo di sentenza e del conseguente secondo grado del giudizio, si è trattato dall’inizio di un processo alla Resistenza più volte segnato da gravi limitazioni del diritto alla difesa e da ricorrenti quanto improvvide ingerenze, che sono state possibili non di certo in virtù del diritto internazionale e di quanto previsto dalla Carta costituzionale italiana, bensì dalla natura degli interessi commerciali, militari e finanziari che intercorrono tra aziende e governo italiani con lo stato genocida e di apartheid di Israele.
Anan resta a tutti gli effetti un perseguitato politico, che in Israele ha subìto ripetute torture e tentativi di omicidio, ma ciò nonostante ha rischiato (nel Gennaio 2024) di essere rispedito ai suoi carnefici dopo essere stato arrestato su loro richiesta dalle competenti autorità italiane.
In forme diverse, ma con procedure analoghe dettate dalla cinica determinazione antistorica in atto di criminalizzare i palestinesi e quanti si adoperano anche in Italia per esprimere solidarietà e reclamare il diritto all’autodeterminazione di chi soffre, vive e lotta a Gaza e in Cisgiordania, sono finiti agli arresti Mohammad Hannoun, presidente dell’API (Associazione Palestinesi d’Italia), ora nel carcere di Terni con l’accusa di finanziare Hamas, nonostante l’esclusione delle “prove” presentate da Israele.
Su richiesta israeliana vengono imprigionati e processati in Italia partigiani palestinesi rifugiati politici; vengono colpiti e arrestati palestinesi che, in piena guerra genocida, raccolgono aiuti umanitari per il loro popolo sterminato da bombe, fame, malattie diffuse; viene repressa la solidarietà al popolo e alla resistenza palestinesi con condanne pesantissime come quella a Tarek, mentre contro studenti pro-Palestina si moltiplicano i fermi, gli arresti domiciliari, le schedature, portando per “disciplinamento” la museruola e la repressione anche all’interno delle scuole pubbliche.
Da Melfi il 21 Febbraio contribuiremo a rendere più forte e visibile il legame tra tutte le mobilitazioni, creando un ideale abbraccio solidale con Anan Yaheesh, ma anche con Ahmed Salem, Yaser Alassali e Riyad Albastangi, nel corso del contemporaneo presidio a Rossano Calabro, così come con Raed Dawood a Ferrara.
Le soluzioni autoritarie e poliziesche sono destinate a durare poco.
Ogni processo contro la solidarietà è un processo contro la libertà di tutte e di tutti.
Chiediamo alla stampa di non oscurarci; chiediamo alle associazioni antifasciste e alle persone autenticamente democratiche di non aver paura e partecipare, perché della paura e del silenzio si alimentano i regimi repressivi. Perché la liberazione della Palestina è liberazione di tutte e tutti!
Perché la solidarietà è un’arma e per questo il potere la vuole spezzare!
Reti per la Palestina di Basilicata
Potenza, li 18 Febbraio 2026
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martedì 17 febbraio 2026
Confindustria Genova/Alessandria - dei veri sciacalli anti operai e anti Taranto - Entrambe sono legate culo e camicia all'infame governo Meloni/Urso
x Ilva, sindacati contro Confindustria Alessandria e Genova: “No a sciacallaggio”
ALESSANDRIA – “Apprendiamo da un comunicato di Confindustria Alessandria e Confindustria Genova dell’invito – a cui chiediamo una determinata risposta da parte del Governo – di dividere la trattativa di Taranto da quella degli stabilimenti del Nord. Nel comunicato di Confindustria Alessandria e Confindustria Genova emerge chiara la volontà di una vera e propria operazione di sciacallaggio, tra l’altro spesso accennata, ma ora palesata senza scrupoli, ai danni dei lavoratori ex Ilva“. Ad affermarlo in una nota congiunta sono Fiom, Fiom e Uilm.
Confindustria, sottolineano i metalmeccanici, “dimentica l’esistenza di un accordo di programma che non può essere modificato senza il sindacato e che l’integrità del gruppo ha tutelato i lavoratori garantendo reddito e l’occupazione. Il gruppo siderurgico coinvolge su territorio nazionale circa 20.000 lavoratori e le loro famiglie e la sinergia industriale tra gli stabilimenti ha per le organizzazioni sindacali proprio questo unico obiettivo. Sinergia non è per noi sudditanza perché siamo sempre stati assolutamente favorevoli ai forni elettrici a Genova e a Taranto e che in particolare che Genova e Novi Ligure avessero le proprie produzioni da forno elettrico. Prospettiva promossa dal Governo che vedeva favorevoli anche le Istituzioni locali, convergenti sul piano dei commissari. Forno elettrico funzionale all’alimentazione degli impianti di Genova, Novi e gli altri stabilimenti anche nei momenti di marcia ridotta di Taranto. E’ evidente che le aree rappresentano un interesse economico che fa gola a Confindustria Alessandria e Confindustria Genova“.
“Abbiamo sempre auspicato la presenza di industriali Italiani nelle cordate che si presentavano per l’acquisizione della ex Ilva e la loro assenza, probabilmente, concorre alle difficoltà attuali della soluzione della vertenza. Soluzione che non può arrivare con la resa e la svendita delle aree, questo, i lavoratori e i loro rappresentanti, non lo permetteranno” concludono.
Nuovo numero di ORE 12 Controinformazione rossoperaia in diffusione fabbriche posti di lavoro manifestazioni
Bari - Muore a 25 anni nel Cpr di Bari un altro migrante - ASSASSINI!
Muore a 25 anni nel Cpr di Bari: “L’hanno riempito di psicofarmaci, nessuna causa naturale”
Lo scorso 11 febbraio il 25enne Simo Said è morto nel Cpr di Bari. “Era a terra con della schiuma in bocca”, ha riferito a Fanpage.it un trattenuto che era con lui, smentendo la versione delle autorità che hanno parlato di “morte naturale”.
"Lo abbiamo trovato steso a terra con della schiuma in bocca e sulle orecchie". A parlare a Fanpage.it è uno dei trattenuti del Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) di Bari, che è assistito dall'avvocato Stefano Afrune, e che si trovava nella quinta sezione, la stessa dove lo scorso 11 febbraio è morto il 25enne Simo Said.
Secondo i primi rilievi delle autorità, il decesso del ragazzo sarebbe da ricondurre a cause naturali, probabilmente un arresto cardiaco. Una versione che, però, stride con la testimonianza di chi si trovava all'interno del Cpr insieme al 25enne che parla, invece, di una morte "per overdose", e con le parole della moglie di Said che a "Mai più Lager, NO ai CPR" ha riferito: "Aveva un figlio di 9 anni, non era malato, voglio la verità", ribadendo di non credere alla versione della morte naturale.
In seguito a tali fatti – ritenuti "gravi" e sui quali ora indaga la Procura, che ha già disposto l'autopsia sul corpo del 25enne – le parlamentari del Partito Democratico Rachele Scarpa e Cecilia Strada hanno chiesto che sia fatta "chiarezza" sulla vicenda, sottolineando che "non si può morire in custodia dello Stato" e definendo la morte di Said come "l'ennesimo decesso" prodotto dal sistema dei Cpr italiani.
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La versione del trattenuto sulla morte del 25enne: "Il ragazzo che è deceduto era trattenuto nella mia sezione, la numero 5", ha esordito l'altro trattenuto a Fanpage.it. "Continuava a chiedere medicine e continuavano a dargliele. Lì dentro non importa nulla a nessuno, anzi, per loro è solo meglio se prendi gli psicofarmaci: almeno stai zitto e calmo".
Secondo la sua ricostruzione, dopo aver assunto i medicinali il giovane sarebbe stato trovato da un altro trattenuto: "Era steso a terra con della schiuma che gli usciva dalla bocca. Abbiamo lanciato l'allarme perché non c'è mai nessuno a supervisionare". Dopo l'intervento dei soccorsi interni, Said sarebbe stato portato via senza che agli altri venissero fornite spiegazioni immediate. "Non volevano dirci come stesse, se fosse morto o fossero riusciti a salvarlo", ha spiegato il trattenuto.
Ex Ilva - Confindustria - dividi e fai profitti
RADIO GOLD NEWS (ALESSANDRIA)
Ex Ilva, Confindustria Genova e Alessandria chiedono svolta e autonomia da Taranto per Cornigliano e Novi Ligure
NOVI LIGURE/GENOVA – Restituire entro il 2026 le aree in diritto di superficie a Cornigliano, separare la trattativa su Taranto da quella per Genova e Novi Ligure e rilanciare il polo piemontese con nuovi investimenti sull’automotive e sugli acciai innovativi. È questa la proposta di Confindustria Genova e Confindustria Alessandria per il futuro degli stabilimenti ex Ilva di Genova Cornigliano e Novi Ligure, nel quadro della nuova amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia avviata dal decreto Mimit del 20 febbraio 2024.
La strategia degli industriali per rilanciare l’attività siderurgica parte da una revisione dell’Accordo di Programma del 1999 e da una netta separazione delle strategie rispetto al sito di Taranto. Confindustria Genova e Confindustria Alessandria hanno delineato un percorso che punta a superare l’attuale fase di crisi e a restituire centralità ai due poli produttivi del Nord Ovest...
Un punto chiave riguarda la necessità di separare la trattativa su Taranto da quella relativa a Cornigliano e Novi.
Pur non escludendo che un unico soggetto possa aggiudicarsi entrambe le gare, Confindustria evidenzia come si tratti di percorsi distinti, con obiettivi e condizioni differenti. Anche un’eventuale acquisizione definitiva degli asset del gruppo da parte di Flacks non pregiudicherebbe l’attuazione del piano, considerando la natura finanziaria dell’operazione e la possibilità di successivi passaggi di proprietà verso produttori siderurgici...
Il nuovo Accordo di Programma potrebbe anche prevedere il ricorso a Lavori Socialmente Utili per garantire, in via transitoria, occupazione ai lavoratori siderurgici.
Per quanto riguarda Novi Ligure, la proposta insiste sulla vocazione manifatturiera dell’area, rafforzata dal potenziamento ferroviario legato al Terzo Valico dei Giovi. L’obiettivo non è solo conservare l’attività esistente, ma espanderla, puntando in particolare sul mercato automotive... Fondamentale anche svincolarsi dalla dipendenza dall’area a caldo di Taranto, facendo leva sulle connessioni ferroviarie e sulla vicinanza al porto di Genova, così da garantire tempi di consegna rigorosi e restare competitivi nella supply chain...
La proposta di Confindustria punta così a delineare un percorso industriale autonomo, sostenibile e integrato con il sistema portuale e infrastrutturale, con l’obiettivo di rilanciare due siti storici della siderurgia italiana e salvaguardare occupazione e competitività.



