La gestione di Morselli sarebbe stata orientata a massimizzare i profitti a discapito dell’ambiente, i pm chiedono i domiciliari. Coinvolti anche l'ex direttore dello stabilimento e l'ex capo dell'Ispra
La procura di Taranto ha chiesto gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, ex amministratrice delegata di Acciaierie d'Italia, per il dirigente dello stabilimento, Alessandro Labile e per Francesco Astorri, capo del Nucleo ispettivo di Ispra, nell'ambito di una inchiesta sul presunto inquinamento provocato dalle emissioni dello stabilimento tra il 2019 e il 2024 e sulle irregolarità ipotizzate nella gestione delle emissioni di anidride carbonica e delle quote Ets. Agli indagati è stato notificato l'avviso di interrogatorio preventivo, per il 3 novembre, davanti al gip Francesco Maccagnano, chiamato a pronunciarsi sulle richieste cautelari avanzate dai pm.
Lucia Morselli già nel marzo del 2024 si vide notificare un avviso di proroga delle indagini nate da un esposto sui picchi di benzene che furono registrati nello stabilimento. Nel luglio successivo le perquisizioni e i sequestri per la presunta truffa ai danni dello Stato sulle quote di Co2 e poi gli avvisi di garanzia all'ex manager e ad altri dirigenti, consulenti e dipendenti per le ipotesi di associazione a delinquere finalizzata all'inquinamento, al disastro ambientale e alla truffa ai danni dello Stato.
Sono in tutto 28 le persone e cinque le società complessivamente indagate nell'inchiesta, coordinata dai pm Mariano Buccoliero, Francesco Ciardo.
Per otto indagati l'accusa è associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l'ambiente, l'incolumità pubblica e la pubblica amministrazione.
Tra le contestazioni figurano, a vario titolo, le ipotesi di disastro ambientale, inquinamento e truffa ai danni dello Stato. In particolare, secondo la ricostruzione della procura, le emissioni dello stabilimento avrebbero provocato un progressivo aumento dei livelli di benzene nell'aria del quartiere Tamburi di Taranto, contribuendo a determinare una situazione di disastro ambientale.
Nel mirino degli inquirenti tarantini è finita anche la gestione delle manutenzioni ordinarie degli impianti e i controlli ambientali. Ai principali indagati viene contestato, inoltre, di avere orientato in senso favorevole all'azienda i controlli e gli esiti delle ispezioni relative all'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) svolte da Ispra.
Morselli è anche coinvolta in un'inchiesta per bancarotta fraudolenta avviata dalla Procura di Milano dopo una relazione dei commissari straordinari dell'ex Ilva.
Morselli, Labile e Astorri accusati anche di corruzione
Tra le accuse a carico di Morselli figura anche quella di corruzione, che è contestata agli stessi Labile e Astorri. Secondo gli investigatori Astorri, in quanto responsabile del gruppo ispettivo Ispra incaricato dei controlli sul rispetto dell’Aia, avrebbe accettato da Morselli e Labile la promessa di un incarico dirigenziale nell’ente pubblico per avere omesso diversi atti del suo ufficio in occasione dei controlli sul rispetto delle condizioni previste dall’Aia nel siderurgico.
In una circostanza, secondo la procura, avrebbe anche dichiarato il falso omettendo di attestare dichiarazioni ricevute nel corso della sua attività. Morselli e Labile, secondo quanto scritto nel capo d’imputazione, in cambio avrebbero inoltre segnalato Astorri per la promozione al ministero dell’Ambiente, che esercita poteri di vigilanza e controllo sull’Ispra.
Astorri, Morselli, Labile e altri tre indagati rispondono inoltre di inquinamento e disastro ambientale, rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e falsi. Per i pm, gli indagati avrebbero causato “l’inquinamento dell’aria del quartiere Tamburi con aumenti significativi e progressivi di benzene prodotti dalle emissioni dello stabilimento” e il conseguente disastro ambientale.
Indagati anche Aditya Mittal e Franco Bernabè
Indagati anche Aditya Mittal, in qualità di amministratore delegato di ArcelorMittal, e Franco Bernabè, ex presidente del cda di Acciaierie d’Italia, che risponde dell’ipotesi di truffa in relazione alle quote di CO2.
Aditya Mittal è accusato di associazione per delinquere “allo scopo di commettere una serie di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione finalizzati a massimizzare i profitti e ridurre al minimo indispensabile i costi e le spese derivanti dalla gestione dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto”. Del reato associativo sono accusati anche Morselli, Astorri, Labile, Vincenzo Dimastromatteo (ex direttore di stabilimento), Antonio Mura (direttore Finanze, Tesoreria e Dogana), Francesco Alterio (ex capo area Cokeria) e Felice Sassi (dipendente AdI incardinato nella funzione Ambiente).
La truffa ai danni della Commissione Ue
Bernabè è indagato in concorso di truffa e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche perché, per la procura, “adoperandosi e sfruttando relazioni esistenti a influenzare funzionari pubblici di altissimo rilievo, sia nazionali sia europei, per perorare la richiesta di restituzione”, avrebbe contribuito a indurre “in errore la Commissione dell’Unione europea che si determinava a rilasciare una quantità di quote CO2 corrispondenti per l’anno 2020 e successive integrazioni per gli anni 2021-2022-2023, per complessive 238.512 quote”.
Il 3 novembre dovranno comparire davanti al gip Francesco Maccagnano per l’interrogatorio preventivo anche i dieci destinatari delle richieste di misure interdittive. Tra loro ci sono Dimastromatteo, Mura e rappresentanti dell’allora Comitato Ets.
Ex Ilva, la Procura chiede domiciliari per Morselli - Tutti i nomi degli indagati
Gianmario Leone - Corriere di Taranto
La Procura di Taranto ha chiesto gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, ex amministratrice delegata di Acciaierie d’Italia, Alessandro Labile, ex direttore dello stabilimento siderurgico, e Francesco Astorri, ex responsabile Ispra per la valutazione e i controlli degli impianti di interesse strategico nazionale. Le richieste rientrano nell’inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione dell’ex Ilva tra il 2019 e il 2024.
I pubblici ministeri hanno inoltre sollecitato dieci misure interdittive. Sarà il giudice per le indagini preliminari Francesco Maccagnano a pronunciarsi sulle richieste cautelari, dopo gli interrogatori preventivi fissati per il 3 novembre.
L’indagine, condotta dai pm Mariano Buccoliero, Francesco Sansobrino e Francesco Ciardo, nel frattempo passato alla Procura di Lecce, coinvolge complessivamente 28 persone e cinque società. Tra gli indagati figurano anche Franco Bernabè, ex presidente del consiglio di amministrazione di Acciaierie d’Italia, e Aditya Mittal, amministratore delegato di ArcelorMittal SA. Entrambi sono indagati a piede libero.
Per otto persone è stata richiesta la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio. Si tratta di Alessandro Carettoni, presidente del Comitato Ets; Sergio La Motta, componente della segreteria; Giulia Dramis, coordinatore della segreteria tecnica; Mauro Mallone, vicepresidente e componente con diritto di voto; Giuseppe Marchese, componente con diritto di voto; Marco Maurici, componente della segreteria tecnica; Mauro Rotatori, componente con diritto di voto; Antonio Sclafani, componente della segreteria tecnica.
Per Vincenzo Dimastromatteo, direttore dello stabilimento ex Ilva, e Antonio Mura, procuratore di Adi con funzioni di direttore finanze, tesoreria e dogane, i pm hanno invece chiesto il divieto di esercitare professioni, imprese o uffici direttivi di persone giuridiche e imprese con attività produttive sottoposte ad Aia e Aua, insieme al divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.
Gli indagati a piede libero
Oltre a Mittal e Bernabè, risultano indagati a piede libero Francesco Alterio, capo area Cokeria e sottoprodotti dell’ex Ilva dal 9 luglio 2021; Aldo Bove, responsabile dei laboratori primari e ambientali; Vito Di Marco, consulente del presidente Bernabè; Angelo Di Martino, Head of Ceo Office di Acciaierie d’Italia; Cecilia Aghion Galimberti, responsabile del gruppo di verifica ispettiva e della verifica; Giuseppe Nassisi, dipendente Adi responsabile customs e trade; Nicola Petronelli, direttore dell’area ghisa dello stabilimento; Beatrice Pettinari, responsabile del Riesame Indipendente Igq; Pierluigi Pireddu, socio della Sogesa Consulting srl e consulente Adi; Felice Sassi, dipendente Adi alle dirette dipendenze di Alessandro Labile; Michele Zagaria, dipendente di Acciaierie d’Italia.
Al centro degli accertamenti ci sono la gestione delle emissioni di anidride carbonica e benzene, le presunte irregolarità nei controlli ambientali e le manutenzioni che, secondo l’accusa, non sarebbero state eseguite. Nell’ipotesi investigativa, la conduzione dello stabilimento sarebbe stata orientata a massimizzare produzione e profitti a discapito della tutela ambientale.
A otto persone viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione. Tra le ipotesi di reato formulate a vario titolo figura anche il disastro ambientale.
I controlli Ispra e la presunta promessa di un incarico
Un filone dell’inchiesta riguarda l’attività di Astorri, già a capo del nucleo ispettivo Ispra. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe falsato gli esiti dei controlli nello stabilimento per favorire l’impresa.
In cambio, avrebbe ricevuto da Morselli e Labile la promessa di un incarico dirigenziale all’interno dell’Istituto, per il quale aveva presentato domanda. I due, secondo l’accusa, avrebbero segnalato il suo nominativo alla viceministra dell’Ambiente Vannia Gava, che non risulta indagata.
Sul punto, l’ufficio stampa del ministero, interpellato dal Fatto Quotidiano, ha precisato che Gava non ha funzioni di vigilanza né deleghe su Ispra e che la vigilanza sull’Istituto fa capo al ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Ha inoltre chiarito che le nomine seguono il regolamento dell’ente e che Astorri, pur avendo presentato la propria candidatura attraverso un interpello, non è mai diventato direttore.
Le quote di CO₂ e le richieste interdittive
Un altro capitolo riguarda le quote di emissione di CO₂. Le presunte irregolarità avrebbero consentito, secondo la Procura, un ingiusto profitto di 342 milioni di euro ai danni dell’Unione europea.
Per questo filone i magistrati hanno chiesto la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio per gli otto componenti del Comitato Ets del ministero dell’Ambiente, l’organismo che si occupa dell’attuazione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione dei gas a effetto serra.
Le accuse restano da accertare. Le richieste cautelari sono al vaglio del gip e non equivalgono a misure già disposte. A tal proposito, l’avvocato Giuseppe Iannaccone che difende Lucia Morselli ha dichiarato che “Sono convinto della assoluta innocenza della mia assistita Lucia Morselli che ha sempre agito rispettando tutte le regole; sono altresì convinto di poter chiarire nel contraddittorio attraverso un sereno confronto con la magistratura inquirente e con il giudice, la trasparenza e correttezza del suo operato”.




