mercoledì 25 marzo 2026

Acciaierie d’Italia in A.S. e organizzazioni sindacali attivano i gruppi di analisi sulla sicurezza nell'ex Ilva di Taranto

Un fatto concreto rispetto ad incontri su incontri... Ma ancora non è quello che serve.

Manca la postazione fissa in Ilva di un nucleo ispettivo, che interviene, prescrive e controlla gli adempimenti, che raccoglie le denunce e segnalazioni di operai, che non sia condizionato dall'azienda.

Questo condizionamento, invece c'è inevitabilmente nei "gruppi di analisi sulla sicurezza", attivati da azienda e OO.SS. 

Il lavoro comune non deve essere tra OO.SS. e azienda, ma tra delegati/Rsu e operai e nucleo ispettivo.

Quindi, è la postazione ispettiva che bisogna chiedere e realizzare.

Slai cobas Taranto  

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Info - Acciaierie d’Italia in A.S. e organizzazioni sindacali attivano i gruppi di analisi sulla sicurezza nell'ex Ilva di Taranto. A riferirlo è l'azienda in una nota a margine del confronto di oggi, 24 marzo. 

I gruppi - si apprende - “avranno la funzione di effettuare una mappatura delle condizioni impiantistiche e di concorrere all’individuazione di interventi migliorativi. per rafforzare ulteriormente il presidio dei temi della prevenzione e della sicurezza”.

“Presso lo stabilimento di Taranto di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria - si legge - si è svolto oggi l’incontro tra il management aziendale e le Organizzazioni sindacali, in attuazione di quanto condiviso nella precedente riunione del 12 marzo”.

“La riunione, svoltasi in un clima di dialogo costruttivo tra le parti, ha consentito l’attivazione dei Gruppi di Analisi sulla sicurezza. I Gruppi, presidi permanenti di confronto tra funzioni aziendali e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) e RSU, avranno la funzione di effettuare una mappatura delle condizioni impiantistiche e di concorrere all’individuazione di interventi migliorativi per rafforzare ulteriormente il presidio dei temi della prevenzione e della sicurezza”.

“A tal fine, è stato condiviso il calendario di attività dei Gruppi di Analisi sulla sicurezza, che saranno sviluppate per ogni singola area impiantistica e produttiva a decorrere dal prossimo 8 aprile 2026”.

“L’incontro odierno conferma la piena e continuativa collaborazione tra Istituzioni, Azienda e Organizzazioni sindacali sui temi della sicurezza sul lavoro”.

Contro Flacks o Jindal - contro il governo Meloni/Urso una linea chiara che va sostenuta nella fabbrica, rafforzando ORA lo slai cobas

La vittoria del NO incoraggia e spinge alla lotta per la caduta del governo Meloni - leggi e fai circolare ovunque - ORE 12 Controinformazione rossoperaia

Serve costruire una vera opposizione proletaria, studentesca e popolare antifascista anticapitalista e antimperialista

Da ORE12 Controinformazione rossoperaia del 24.03.26

La vittoria del No al Referendum è una vittoria di tutti coloro che hanno visto bene nel Referendum l'idea dominante del governo di mettere le mani sulla magistratura e di bloccare le inchieste che hanno riguardato le leggi e l'azione del governo e dei governanti; e il disegno di Meloni di fare di questo un anello plebiscitario che riaprisse la strada alla riforma costituzionale sulle elezioni e sul premierato, tasselli importanti per trasformare dall'alto lo Stato già reazionario in uno Stato-regime, in una dittatura aperta di stampo autoritario e moderno fascista. 

Contro questa idea del Referendum la maggioranza di coloro che sono andati a votare ha detto No e quindi il risultato del Referendum rappresenta una battuta d'arresto della marcia reazionaria del governo e la valutazione non può che essere positiva perché a battuta d'arresto segue l'incoraggiamento a continuare la lotta contro il governo su tutti i piani, compreso quello democratico ed elettorale.

Il No ha vinto nonostante il sostanziale e forte controllo dell'apparato televisivo, dei mass media, che hanno condotto una spudorata campagna contro i magistrati, usando gli argomenti peggiori, e Meloni è stata in prima fila su questo e ha mobilitato i suoi ministri e soprattutto il suo livello di controllo sui mezzi di comunicazione.

Ma questo non è servito perché ha spinto tutti coloro che non potevano riconoscersi nella demagogia reazionaria e hanno riconosciuto invece le stimmate della marcia fascista e reazionaria.

L'attacco alla Costituzione nel nostro paese risulta ancora difficile per le forze reazionarie e la borghesia che vi è dietro di essa, la sua frazione più reazionaria, quella rappresentata dal capitalismo parassitario, quella rappresentata dal capitalismo speculativo e finanziario, quella rappresentata dal capitalismo industriale più legato al neoliberismo selvaggio sui posti di lavoro, dal capitalismo fondato sulla corruzione di Stato, sull'utilizzo dello Stato a fini di profitto privato. Il No è stato un voto contro tutto questo e ne va valorizzata l'importanza.

Chiaramente il No è stato contro anche gli altri aspetti della politica delle governo Meloni, prima di tutto la guerra e il legame con Trump, in secondo luogo il sostegno al genocidio del popolo palestinese e il sostegno al riarmo imperialista, il sostegno alle leggi più spudoratamente da Stato di Polizia. E’ chiaro che questo voto è un No anche a tutto questo, in questo senso incoraggia l'opposizione e la lotta su tutti i terreni.

Perché il No ha vinto? Perché innanzitutto sul piano del voto sono tornati a votare una fetta massiccia, giovanile, proletaria, popolare, di astensionisti, di coloro che non hanno avuto alcuna fiducia nella sinistra di opposizione o di falsa opposizione rappresentata dal PD e dei Cinque Stelle, colpevoli di non aver fatto quando sono stati al governo le cose che denunciano del governo Meloni e le cose che dicono di voler fare quando ora sono all'opposizione, colpevoli di aver aperto la strada alla vittoria della coalizione di centro destra e della Meloni stessa, colpevoli di non avere coerenza nella guerra. Il PD appoggia la guerra per interposta persona in Ucraina, sul fronte del riarmo oppone argomentazioni deboli che non mettono in discussione la politica guerrafondaia imperialista della borghesia italiana e del suo governo di riferimento; il PD è quanto mai incerto nei confronti dei decreti sicurezza, dei decreti contro l'immigrazione che il governo Meloni ha portato fino all'estreme conseguenze, benchè sono dentro le riforme avvenute e le trasformazioni reazionarie e la marcia verso lo Stato di Polizia avviate già durante i governi che hanno preceduto quello di Meloni. Tutta questa massa si è astenuta alle elezioni politiche, non ha dato nessun supporto a PD e 5 Stelle, all'opposizione parlamentare. I 5 Stelle hanno governato con Salvini, con Draghi, con lo stesso PD e non sono certo l'immagine di purezza e di difesa degli interessi popolari che dicono di essere.

Questa massa di settori proletari e popolari, di giovani, una volta tornata a votare ha votato in massa, in centinaia di migliaia, probabilmente di milioni. Questa parte che è scesa in campo per il No, per dire No al governo, sia per la natura della partita in gioco sul fronte della giustizia, sia per dire No all'insieme della politica del governo, è stata la marea che ha permesso la vittoria del No. Senza il ritorno dell'astensionismo di sinistra, proletario popolare e giovanile non si poteva vincere questo referendum.

Quindi il vero protagonista e vincitore di questa contesa sul fronte del referendum è il ritorno al voto dell'astensionismo di sinistra e delle forze politiche di massa, piccole o grandi che siano, che in tutti questi mesi hanno combattuto contro la guerra e in solidarietà alla Palestina, contro i decreti di sicurezza, lo Stato di polizia. Questo è il fatto nuovo: non la polarizzazione tra Schlein e Meloni, ma la polarizzazione tra il governo e il fronte d'opposizione reale, e la sua ala più consistente, più significativa, rappresentata dalle forze proletarie, rivoluzionarie, antimperialiste, solidali con la Palestina, dal sindacalismo di base di classe.

Proprio per questo non c'è nessun automatismo tra la vittoria del referendum e la vittoria che già pregusta la cosiddetta sinistra di Palazzo, del PD e dei Cinque Stelle, come anticipo della possibile vittoria elettorale in occasione delle elezioni politiche. Non c'è nessun automatismo, perchè, per la loro base di classe, per il loro legame con la borghesia imperialista in questo paese, e con le varie frazioni della media e della piccola borghesia, il PD e i Cinque Stelle non cambieranno certo la loro politica. Questo nel PD appare chiaro se si pensa che è una significativa, minoranza di esso, è passata già armi e bagagli col governo ed è nel PD e continua a essere parte di questo partito, una parte che ha votato sì alla guerra, si al Riarmo, che ha presentato una legge reazionaria in nome dell'antisemitismo per reprimere il movimento per la Palestina e che è pronta in ogni occasione a schierarsi con le ragioni del governo e, innanzitutto, dei padroni e della classe dominante. Questa ala è nel PD. 

In realtà chi ha votato No ha detto sì a un'altra opposizione, a un'opposizione radicale, frontale al governo e alla borghesia italiana, europea e innanzitutto all'imperialismo e al sionismo che stanno pilotando l'economia mondiale in direzione dell'economia di guerra e della guerra imperialista mondiale, contro i proletari e i popoli di tutti i paesi.

Noi dobbiamo lavorare perché il fronte di opposizione reale resti autonomo da PD e 5S, dall'arco parlamentare. E proprio perché esso sostiene che è stata la lotta della grande manifestazione sulla Palestina, l'opposizione ai decreti di sicurezza, uno dei fattori positivi che ha influenzato il No al referendum, si tratta di continuare su questo fronte per trasformare sempre di più l'opposizione manifestata al referendum in un'opposizione strutturata e organizzata sul piano politico e sindacale che vuole una effettiva alternativa politica. Questa alternativa richiede un Partito del proletariato e delle masse popolari, richiede un Fronte che non può essere che un Fronte anticapitalista, antimperialista, antifascista, che accetti la sfida, come in diverse occasioni è stato fatto, dei decreti di sicurezza, dello Stato di Polizia, e non accetti gli attacchi al diritto di sciopero, alle libertà e le campagne di criminalizzazione di stampo fascista e razzista.

Dobbiamo continuare su questa strada attraverso lo sviluppo della lotta, dell'organizzazione e dell'autonomia politica dalle forze del Parlamento e dello Stato borghese che chiaramente non faranno passi indietro.

Il governo Meloni difenderà tutto il suo "cerchio magico" e tutta la natura del suo governo e del suo programma, non farà alcun passo indietro ma cercherà di aggirare gli ostacoli intensificando questa politica e la demagogia verso le masse popolari. Quindi non pensiamo affatto che il governo entrerà in crisi; anzi, il fatto che questo referendum rappresenta per tutte le forze reazionarie, per la borghesia che vi è dietro, un allarme sul piano del consenso sociale e quindi della stessa pace sociale, farà sì che le forze della reazione si stringeranno ancora più tra di loro per cercare di imporre il loro programma e arrivare alle elezioni in un clima che permetta a loro di rimanere al governo.

Il No incoraggia la lotta, il No però indica anche il tipo di opposizione che è necessaria, che è fondata sui No: alla riforma reazionaria della giustizia, alla guerra, ai legami con Trump e Netanyahu, No alla politica economica che scarica la crisi sui lavoratori, No al potere crescente dei ricchi e dei borghesi ai danni dei proletari e delle masse, No alle fabbriche dello sfruttamento e delle morti sul lavoro, No ai ministri del malaffare, della malavita e della corruzione, dell'impunità, No allo Stato di polizia.

lunedì 23 marzo 2026

Non esiste proprio! Slai cobas

Trattamento rifiuti speciali nell’ex Yard Belleli, “Taranto non può diventare una discarica”

 

domenica 22 marzo 2026

Info - Un "gioco dell'oca" infinito - Info

da Corriere di Taranto
Gianmario Leone

Con il passare dei giorni sembra sempre più remota la possibilità che gli asset industriali del gruppo ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, potranno essere acquisiti dal fondo americano Flacks Group.

Il silenzio e l’attesa infatti, così come il tempo in più che il governo ha concesso al fondo per presentare una documentazione completa e strutturata dal punto di vista finanziario (ovvero dimostrare di avere le risorse economiche per un’operazione di questo tipo ed avere alle spalle una o più strutture bancarie per sostenerla), non hanno portato i frutti sperati e attesi per venerdì 20 marzo.

Anzi. Il fondo americano Flacks avrebbe inviato una nuova lettera nella quale chiede più tempo...

Il fondo ad inizio marzo aveva ‘promesso’ di inviare un incartamento che “includerà un piano industriale revisionato, prove della regolare situazione dell’entità acquirente, una lettera di impegno di capitale e di altri elementi che dimostrano la disponibilità di asset significativi. Flacks Group sta inoltre discutendo con dei partners industriali di primaria importanza” (ovvero il gruppo siderurgico ucraino Metinvest e l’azienda italiana Danieli e ruolo di partner commerciale per il gruppo Marcegaglia, già cliente dell’ex Ilva). E che “qualora la documentazione venga ritenuta accettabile, il gruppo prevede di firmare un accordo di acquisizione vincolante entro la fine di marzo”. Ma nulla di tutto questo è sin qui avvenuto.

Nel frattempo, lunedì 23 marzo i commissari straordinari di Ilva in AS e di AdI in AS attendono la presentazione dell’offerta vincolante degli indiani di Jindal Steel International, che è tornata a mostrare interesse formale per l’ex Ilva nelle scorse settimane... E che ha presentato nella giornata di oggi sabato 21 marzo, una proposta vincolante ai commissari per l’ex Ilva secondo fonti vicine al dossier.

Nella lettera inviata ai commissari straordinari, Jindal ha chiesto di essere individuato come interlocutore unico dal 21 marzo, per portare avanti le negoziazioni con i commissari di Ilva in Amministrazione Straordinaria e Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria... il colosso indiano ha specificato in una lettera inviata alle istituzioni e ai commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria la volontà di acquisire la maggioranza del controllo degli asset di Ilva e Acciaierie d’italia, possibilmente con il governo come socio di minoranza.

Nella manifestazione di interesse, Jindal ha spiegato che entro il 2030 intende dismettere la produzione di acciaio a Taranto da ciclo integrato, investendo sulla costruzione di un forno elettrico con la capacità di 2 milioni di tonnellate. La produzione del nuovo forno elettrico sarà poi supportata dalla fornitura di 4 milioni di tonnellate all’anno di bramme prodotte in Oman, nel nuovo impianto di Jindal capace di produrre acciaio a ridotte emissioni di CO2. La proposta della società indiana non forniva però dettagli sul tema occupazionale, lasciando intendere una forte riduzione del personale attraverso la dismissione dell’area a caldo di Taranto, ipotesi però smentita dal Ministro Urso.

Il piano di Jindal non si differenzia di molto rispetto ai volumi da quello soltanto annunciato a parole da Flacks Group: entrambi puntano a circa 6 milioni di tonnellate entro il 2030. La differenza maggiore, però, riguarda la metodologia di produzione. Flacks ha sempre parlato della volontà di affiancare due altoforni a nuovi forni elettrici, mentre Jindal ha comunicato in modo chiaro la volontà di dismettere totalmente il ciclo integrato a Taranto, per rifornire il gruppo con bramme prodotte in Oman.
In totale, Jindal è pronto ad investire in Italia 1 miliardo e mezzo di euro, che andrà ad aggiungersi all’investimento di 3 miliardi di euro in corso in Oman. Ma anche in questo caso siamo al momento soltanto alle intenzioni manifestate in una semplice lettera...

Votare NO per contribuire alla lotta contro padroni e governo Meloni

In tanti articoli che abbiamo fatto, gli interventi che abbiamo pubblicato hanno spiegato tutti i motivi per cui è necessario votare NO al prossimo referendum. Quindi, per chi vuole capire, soprattutto tra i lavoratori, le ragioni del NO sono piuttosto chiare, e sperimentate dai lavoratori anche direttamente, sulla propria pelle.

Certo tanti lavoratori hanno dovuto avere a che fare con la magistratura, per colpa dei padroni soprattutto, delle leggi e normative che vanno contro la difesa delle condizioni di vita e di lavoro, o per le ingiustizie, gli abusi delle Istituzioni che si subiscono quasi ogni giorno. E spesso non si è ottenuta giustizia neanche nelle aule dei Tribunali. A Taranto noi abbiamo l’esempio più evidente di questa mancata giustizia nel processo Ilva “Ambiente svenduto”, dove è evidente che in questo sistema di classe, in cui comandano i padroni e il loro faccendieri politici, rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine, della Chiesa, in questo sistema in cui gli omicidi dei lavoratori in fabbrica, degli abitanti nei quartieri inquinati dal capitale devono restare impuniti, in questo processo anche quando si era cominciato a vedere un pò di giustizia per le condanne inflitte dai giudici del 1° grado, subito questi giudici “dall’alto” sono stati bloccati, disarmati, il processo di 1° grado annullato e trasferito, perché non si arrivi ad una giustizia per i lavoratori e le masse popolari.

Ecco, il governo, i padroni, dicendo di votare sì, vogliono che questa situazione di ingiustizia sia rafforzata, avvenga sempre e per ogni cosa quando si tratta di diritti dei lavoratori, perché vogliono che tutta la magistratura sia al loro servizio, che non dia loro fastidio, anzi che tutti i giudici siano sotto il proprio controllo, difendano i ministri, i parlamentari corrotti e malavitosi, i padroni assassini e sfruttatori, i fascisti, i razzisti, gli stupratori, ecc. ecc.

Questo è il significato della loro campagna per il sì.

Nessun lavoratore può farsi ingannare, se vince il governo vi sarà solo per loro “giustizia”, e ancor meno giustizia per gli operai, i giovani che lottano, le donne che denunciano.

Certo, spesso sono proprio i lavoratori, che per ogni ingiustizia, grande o piccola, hanno la “fissa” di andare dall’avvocato, di andare in Tribunale per avere giustizia (e tante volte non la hanno neppure), e non vedono che anche dietro piccoli soprusi, malversazioni, attacco ai diritti più elementari c’è una sistema più grande, un sistema borghese che non si può eliminare nelle aule di un Tribunale.

E’ una guerra di classe, anche in questo referendum questa è la sostanza: da un parte i