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slai cobas per il sindacato di classe
proletari comunisti
movimento femminista proletario rivoluzionario
#iostoconlapalestina taranto
info 3519575628
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Comunicato stampa.
Ex Ilva basta con questa farsa dei tavoli romani --se c'è mancato accordo - la cigs non si accetta e si contrasta - se vogliamo la nazionalizzazione e non svendita dei lavoratori di flacks o Jindal - allora la si impedisce con l'azione_ rompendo la trattativa con il governo meloni Urso e procacciatori d'affari - se i commissari gestiscono il morto e i morti - se ne devono andare - se il lavoro è mortale - allora si stabilisce la massima non collaborazione nello stabilimento e nell'appalto e si chiede l' immediata presenza permanente della postazione effettiva - se si vuole bloccare le fonti inquinanti le disposizioni della magistratura e le inosservanze della centrale elettrica si attuano non si ostacolano - se il caro energia mette in crisi gli autotrasportatori operanti verso l'ilva il servizio si blocca - ecc. Non C'è altra strada che la lotta su tutto e di tutti - chiediamo a chi parla ad essere coerente qui è ora - lo slai Cobas fa appello a tutti a muoversi da subito e a unirsi allo sciopero generale il 29 maggio
slai Cobas per il sindacato di classe Taranto - slaicobasta@gmail.com Wa 3529575628
INTERVISTE A PARTECIPANTI AL PRESIDIO: tra cui Comitato "No Triv" Basilicata - Rappresentante della lotta alla Stellantis/appalto - Slai cobas Taranto
Parte oggi a Potenza il processo ‘Ambiente Svenduto’, sul disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall’ex Ilva di Taranto, durante la gestione della famiglia Riva. Ai nostri microfoni i rappresentanti di varie realtà lucane che hanno convocato un sit-in di fronte al tribunale.
Del presidio al Tribunale di Potenza ha dato notizia anche Radio popolare nel suo giornale radio.
Cominciato a Potenza il nuovo processo “Ambiente svenduto” sul presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall'ex Ilva di Taranto, durante la gestione della famiglia Riva. All'esterno del Palazzo di Giustizia del capoluogo lucano, lo Slai Cobas di Taranto ha organizzato un presidio a cui hanno preso parte alcuni rappresentanti di associazioni ambientaliste pugliesi e lucane.
Dovrebbero essere circa 350 le richieste di costituzione di parte civile. Il processo 'Ambiente svenduto' era ricominciato dall'udienza preliminare (conclusasi il 6 febbraio scorso) a Potenza il 21 marzo 2025, in seguito all'annullamento, per la presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili, pronunciato dalla Corte d'Assise d'Appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce) della sentenza di primo grado con le 26 condanne, per 270 anni di carcere, inflitte il 31 maggio 2021.

POTENZA – È cominciato oggi a Potenza il nuovo processo “Ambiente svenduto”, relativo al presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall’ex Ilva di Taranto durante la gestione della famiglia Riva.
L’udienza si è aperta nel Palazzo di Giustizia del capoluogo lucano, mentre all’esterno lo Slai Cobas di Taranto ha promosso un presidio a cui hanno partecipato rappresentanti di associazioni ambientaliste pugliesi e lucane, insieme a lavoratori, cittadini e parti civili.
Il nuovo procedimento vede coinvolti 21 imputati – tre società e 18 persone fisiche – tra cui l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, Nicola e Fabio Riva, già proprietari dell’Ilva, e l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso.
Secondo le prime informazioni, sarebbero circa 350 le richieste di costituzione di parte civile. Il processo riparte dopo l’annullamento della sentenza di primo grado emessa il 31 maggio 2021 – che aveva portato a 26 condanne per complessivi 270 anni di carcere – deciso dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto per la presenza di due giudici onorari tra le parti civili.
A seguito di tale decisione, il procedimento era tornato all’udienza preliminare, conclusasi il 6 febbraio scorso, e poi riavviato a Potenza il 21 marzo 2025.
Con l’avvio odierno, il processo entra nuovamente nel vivo, in un contesto segnato da forte attenzione pubblica e dalla mobilitazione di associazioni e cittadini che chiedono verità e giustizia su una delle vicende ambientali più rilevanti degli ultimi decenni.
redazione.taranto@buonasera24.it
POTENZA - È iniziato oggi nel capoluogo lucano il nuovo processo “Ambiente svenduto”, che torna ad affrontare il tema del presunto disastro ambientale legato all’ex Ilva di Taranto nel periodo compreso tra il 1995 e il 2012, durante la gestione della famiglia Riva.
L’avvio del dibattimento è stato accompagnato da un presidio organizzato dallo Slai Cobas di Taranto all’esterno del Palazzo di Giustizia, al quale hanno partecipato anche esponenti di associazioni ambientaliste provenienti dalla Puglia e dalla Basilicata.
Il procedimento vede coinvolti 21 imputati, tra cui 3 società e 18 persone fisiche. Tra i nomi figurano l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, oltre a Nicola e Fabio Riva, già proprietari del gruppo siderurgico, e l’ex direttore dello stabilimento tarantino Luigi Capogrosso.
Secondo quanto emerso, sono circa 350 le richieste di costituzione di parte civile, a testimonianza dell’ampia rilevanza del procedimento.
Il processo riparte dopo il percorso giudiziario che ha portato all’annullamento della precedente sentenza di primo grado. La decisione era stata assunta dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto, sezione distaccata di Lecce, a causa della presenza di due giudici onorari tra le parti civili.
Quella sentenza, pronunciata il 31 maggio 2021, aveva portato a 26 condanne per un totale di 270 anni di reclusione. Successivamente, il procedimento era tornato alla fase preliminare, conclusasi il 6 febbraio, prima della nuova ripartenza avvenuta oggi.
Il nuovo dibattimento si apre dunque con un quadro processuale complesso e con un elevato numero di parti coinvolte, destinato a riportare al centro dell’attenzione uno dei casi giudiziari più rilevanti legati alla vicenda industriale e ambientale di Taranto.
Redazione online

Nel capoluogo lucano, il 21 marzo 2025 'Ambiente svenduto' era ricominciato dall’udienza preliminare (conclusasi il 6 febbraio scorso), in seguito all’annullamento, per la presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili, pronunciato dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce) della sentenza di primo grado con 26 condanne, per 270 anni di carcere, inflitte il 31 maggio 2021. Tra i 21 imputati, ci sono l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, Nicola e Fabio Riva, ex proprietari dell’Ilva, e l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso.
All’esterno del Palazzo di Giustizia del capoluogo lucano, in concomitanza con la prima udienza, c'è stato un presidio a cui hanno preso parte alcuni rappresentanti di associazioni ambientaliste pugliesi e lucane. Parlando con i giornalisti, l'avvocata Antonietta Ricci, che rappresenta diverse parti civili, ha sottolineato «che 350 è un numero irrisorio rispetto alle oltre 1.500 parti civili che si costituirono a Taranto, a dimostrazione che il territorio risentiva fortemente dei danni e delle accuse agli imputati. La distanza rappresenta un onere in più per i danneggiati, ma ha influito anche la sfiducia, soprattutto dopo la sentenza della Corte d’Assise d’Appello che ha annullato un lavoro di sette anni per il processo di Taranto».
Lo Slai Cobas Taranto rappresenta invece oltre 70 danneggiati dal presunto inquinamento, tra operai e cittadini del quartiere Tamburi della città jonica. «Questo è un processo infinito - ha commentato il coordinatore Ernesto Palatrasio - di giustizia negata, se si pensa che è iniziato ormai da sette anni e non si è arrivati ancora a sentenza. E riteniamo che sia molto grave che si debba tenere a Potenza. Speriamo almeno che questa nuova puntata possa realmente portare giustizia e risarcimenti e possa essere di monito per le cosiddette 'industrie della mortè»
Davanti al palazzo di giustizia di Potenza, presidio di alcune associazioni
Da Antenna sud
Terminata la fase preliminare si è svolta a Potenza la prima udienza dibattimentale del processo “ambiente svenduto” dell'ex Ilva di Taranto. Davanti al palazzo di giustizia c’è stato un presidio di alcune associazioni.
Il 21 marzo 2025 era iniziato a Potenza
il processo sul presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il
2012 dall’ex Ilva di Taranto dopo l’annullamento dopo sette anni di
giudizio della sentenza di primo grado pronunciata della sezione
distaccata di Lecce dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto per la
presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili.
Il 6 febbraio di quest’anno si era conclusa la fase preliminare del nuovo giudizio con il rinviato a giudizio 21 imputati, tra cui l’ex governatore pugliese Nichi Vendola.
Ha dunque preso il via nel palazzo di giustizia del capoluogo di regione lucano la fase dibattimentale, un nuovo lungo iter che servirà per provare a dimostrare le responsabilità sull’avvelenamento di sostanze alimentari e l’omissione dolosa di cautele sul lavoro durante la gestione della famiglia Riva dello stabilimento siderurgico nella città dei due mari.
Davanti all’ingresso del palazzo di giustizia erano presenti anche alcuni manifestanti preoccupati dalle sorti di un nuovo giudizio sul cui esito incombe la scure della prescrizione.
Al centro del procedimento, il presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dalla gestione della famiglia Riva. Sul banco degli imputati compaiono 21 nomi tra persone fisiche e società, inclusi l’ex governatore pugliese Nichi Vendola, i fratelli Nicola e Fabio Riva e l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso.
Il coordinatore dello Slai Cobas, Ernesto Palatrasio, non usa mezzi termini definendo l'iter giudiziario una «giustizia negata». "È un processo infinito. È gravissimo che si debba tenere a Potenza invece che nel suo luogo naturale, Taranto. Il risultato è che 23 imputati sono già usciti di scena per prescrizione. Il pericolo è che questo accada per molti."
Uno dei dati più significativi emersi riguarda la partecipazione dei cittadini. Se a Taranto le parti civili erano oltre 1.500, a Potenza il numero è crollato drasticamente a circa 350.
L'avvocato Antonietta Ricci, che assiste diverse parti lese, spiega questo calo come una conseguenza degli oneri economici dovuti allo spostamento e ad una forte sfiducia frutto della sentenza della Corte d'Assise d'Appello con cui sono stati azzerati 7 anni di lavoro, testimonianze e prove raccolte nel primo grado.
(Chiariamo, Antonietta Ricci - legale Slai cobas - è una degli avvocati delle parti civvili organizzate dallo slai cobas insieme agli avvocati di Taranto in un collegio legale che comprende gli avvocati Lamanna e Silvestre del foro di Taranto e gli avvocati del foro di Torino Gianluca Vitale e Lorenza Della Pepa del Foro di Torino)
"Dobbiamo rivalutare fatti già accertati perché l'attività istruttoria di Taranto non ha più valore," sottolinea Ricci. "È doloroso per i testimoni, come i pediatri del quartiere Tamburi, dover raccontare di nuovo i ricordi terribili di quando trovavano le polveri minerali persino nelle orecchie dei bambini durante le visite."
Il "reset" processuale è figlio di un’eccezione formale accolta dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto: la presenza di due giudici onorari tra le parti civili danneggiate. Un vizio di forma che ha imposto il trasferimento degli atti nel capoluogo lucano, competente per i procedimenti che coinvolgono magistrati tarantini.
Con lo spettro della prescrizione che incombe su molti dei reati contestati, la comunità ionica guarda a Potenza con la speranza che questo "monito verso le industrie della morte" non si risolva in un nulla di fatto.
E’ cominciato oggi a Potenza il nuovo processo ‘Ambiente svenduto’ sul presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall’ex Ilva di Taranto, durante la gestione della famiglia Riva.
All’esterno del Palazzo di Giustizia del capoluogo lucano, lo Slai Cobas di Taranto ha organizzato un presidio a cui hanno preso parte alcuni rappresentanti di associazioni ambientaliste pugliesi e lucane.
(nessuna associazione ambientalista pugliese era presente al presidio - lo erano invece alcuni rappresentanti di associazioni in lotta di Potenza/lucania
Il nuovo processo parte quindi oggi con 21 indagati, tre società e 18
persone fisiche, tra le quali l’ex governatore pugliese Nichi Vendola,
Nicola e Fabio Riva, ex proprietari dell’Ilva, e l’ex direttore dello
stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso.
Secondo quanto si è appreso, dovrebbero essere circa 350 le richieste di costituzione di parte civile.
Il processo ‘Ambiente svenduto’ era ricominciato dall’udienza
preliminare (conclusasi il 6 febbraio scorso) a Potenza il 21 marzo
2025, in seguito all’annullamento, per la presenza di due giudici
onorari tra le numerose parti civili, pronunciato dalla Corte d’Assise
d’Appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce) della sentenza di
primo grado con le 26 condanne, per 270 anni di carcere, inflitte il 31
maggio 2021.
(del gruppo Telerama fa parte Studio 100 che spesso nel dare la notizia non cita lo SLAI COBAS Organizzatore del presidio e presente con una delegazione delle parte civili da noi organizzate - (nota della redazione tarantocontro)
Prima udienza in quel di Potenza il processo ‘Ambiente Svenduto’, sul presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall’ex Ilva di Taranto, durante la gestione della famiglia Riva.
A presiedere il collegio, non c’era il presidente titolare a causa di un lutto familiare ed è stato sostituito dal presidente del Tribunale di Potenza, Rosario Baglioni eletto lo scorso dicembre. Erano state allestite due aule ma una è stata immediatamente dismessa perché i partecipanti erano molto pochi.
Si è discusso sul calendario prevedendo un’udienza alla settimana, alternativamente il martedì ed il venerdì a partire dall’8 maggio. Si stima che le udienze prima della pausa estiva possano esaurire le questioni preliminari.
Nel corso della prima udienza diversi avvocati della difesa hanno sollevato delle eccezioni sulla costituzione di diverse parti civili (in totale circa 350) ammesse dal giudice delle udienze preliminari di Potenza Francesco Valente. Il collegio si è riservato di decidere.
A giudizio, lo ricordiamo, 21 imputati (18 persone fisiche a cui si aggiungono 3 società). Nicola e Fabio Riva, ex proprietari della fabbrica ionica che insieme con l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, l’avvocato Francesco Perli e i fiduciari Giovanni Rebaioli, Agostino Pastorino ed Enrico Bessone, accusati di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Di questi ultimi reati devono rispondere anche alcuni dirigenti dell’epoca come Salvatore De Felice, Ivan Dimaggio, Marco Andelmi, Angelo Cavallo, Salvatore D’Alò.
Tra gli imputati anche l’ex governatore di Puglia Nichi Vendola, accusato di concussione per aver fatto, secondo gli inquirenti, pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato affinché ammorbidisse la linea nei confronti della fabbrica. Nell’elenco c’è anche Lorenzo Liberti, ex consulente della procura accusato di disastro ambientale perché secondo l’accusa con una sua perizia scritta per salvare la fabbrica in cambio di una tangente di 10 mila euro, non avrebbe impedito la diffusione di sostanze nocive nell’area intorno all’acciaieria ionica.
All’esterno del Palazzo di Giustizia del capoluogo lucano, in concomitanza con la prima udienza, c’è stato un presidio a cui hanno preso parte alcuni rappresentanti di associazioni ambientaliste pugliesi e lucane, organizzato dallo Slai Cobas di Taranto che rappresenta oltre 70 danneggiati dal presunto inquinamento, tra operai e cittadini del quartiere Tamburi.
“Questo è un processo infinito – ha commentato il coordinatore Ernesto Palatrasio – di giustizia negata, se si pensa che è iniziato ormai da sette anni e non si è arrivati ancora a sentenza. E riteniamo che sia molto grave che si debba tenere a Potenza. Speriamo almeno che questa nuova puntata possa realmente portare giustizia e risarcimenti e possa essere di monito per le cosiddette industrie della morte”.
La prossima udienza è stata fissata per l’8 maggio.
𝟮𝟱 𝗔𝗣𝗥𝗜𝗟𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟲