domenica 8 febbraio 2026

La nuova 7° Lezione di Formazione marxista del Prof. Di Marco - riprende da Taranto martedì 10/2

Nella prossima lezione si parlerà di "plusvalore assoluto e salario" .

Per ricordare la precedente 6° lezione sulla produzione del plusvalore - che ci serve per entrare nella prossima lezione - riportiamo da "Salario prezzo e profitto", 8° capitolo "La produzione del plusvalore", in cui Marx spiega in maniera chiarissima come si determina il pluslavoro e il plusvalore, e la differenza tra forza-lavoro (la merce "particolare" acquistata dal capitalista con le stesse leggi con cui si acquista una merce) e l'uso della sua funzione, il lavoro. 

Abbiamo pubblicato già la trascrizione della precedente lezione del prof. Di Marco fatta a dicembre '25, e invitiamo chi è interessato a richiedercela.

Sul testo "Salario prezzo e profitto" abbiamo fatto in passato una Formazione operaia - Anche questo lavoro è a disposizione.

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Scrive Marx: "Supponiamo ora che la produzione della quantità media di oggetti correnti necessari alla vita di un operaio richieda sei ore di lavoro medio. Supponiamo inoltre che sei ore di lavoro medio siano incorporate in una quantità d'oro uguale a tre scellini. In questo caso tre scellini sarebbero il prezzo o l'espressione monetaria del valore giornaliero della forza-lavoro di quell'uomo. Se egli lavorasse sei ore al giorno, produrrebbe ogni giorno un valore sufficiente per comperare la quantità media degli oggetti di cui ha bisogno quotidianamente, cioè per conservarsi come operaio.

Ma il nostro uomo è un operaio salariato. Perciò deve vendere la sua forza-lavoro a un capitalista. Se la vende a tre scellini al giorno, o diciotto scellini la settimana, la vende secondo il suo valore. Supponiamo che egli sia un filatore. Se egli lavora sei ore al giorno, egli aggiunge al cotone un valore di tre scellini al giorno. Questo valore che egli aggiunge giornalmente al cotone costituirebbe un equivalente esatto del salario, o del prezzo, che egli riceve giornalmente per la sua forza-lavoro. In questo caso però il capitalista non riceverebbe nessun plusvalore, o nessun sovrapprodotto. Qui urtiamo nella vera difficoltà.

Comperando la forza-lavoro dell'operaio e pagandone il valore, il capitalista, come qualsiasi altro compratore, ha acquistato il diritto di consumare o di usare la merce ch'egli ha comperato. Si consuma o si usa la forza-lavoro di un uomo facendolo lavorare, allo stesso modo che si consuma o si usa una macchina mettendola in movimento. Comperando il valore giornaliero o settimanale della forza-lavoro dell'operaio, il capitalista ha dunque acquistato il diritto di fare uso della forza-lavoro, cioè di farla lavorare, per tutto il giorno o per tutta la settimana. La giornata di lavoro o la settimana di lavoro hanno, naturalmente, certi limiti; ma su questo punto ritorneremo in seguito. Per ora voglio attirare la vostra attenzione su un punto decisivo.

Il valore della forza-lavoro è determinato dalla quantità di lavoro necessaria per la sua conservazione o riproduzione, ma l'uso di questa forza-lavoro trova un limite soltanto nelle energie vitali e nella forza fisica dell'operaio.

Il valore giornaliero o settimanale della forza-lavoro è una cosa completamente diversa dall'esercizio giornaliero o settimanale di essa, allo stesso modo che sono due cose del tutto diverse il foraggio di cui un cavallo ha bisogno e il tempo per cui esso può portare il cavaliere. La quantità di lavoro da cui è limitato il valore della forza-lavoro dell'operaio, non costituisce in nessun caso un limite per la quantità di lavoro che la sua forza-lavoro può eseguire. Prendiamo l'esempio del nostro filatore. Abbiamo visto che, per rinnovare giornalmente la sua forza-lavoro, egli deve produrre un valore giornaliero di tre scellini, al che egli perviene lavorando sei ore al giorno. Ma ciò non lo rende incapace di lavorare dieci o dodici o più ore al giorno.

Pagando il valore giornaliero o settimanale della forza-lavoro del filatore, il capitalista ha acquistato il diritto di usare questa forza-lavoro per tutto il giorno o per tutta la settimana. Perciò, egli lo farà lavorare, supponiamo, dodici ore al giorno. Oltre le sei ore che gli sono necessarie per produrre l'equivalente del suo salario, cioè del valore della sua forza-lavoro, il filatore dovrà dunque lavorare altre sei ore, che io chiamerò le ore di pluslavoro, e questo pluslavoro si incorporerà in un plusvalore e in un sovrapprodotto. Se per esempio il nostro filatore, con un lavoro giornaliero di sei ore, ha aggiunto al cotone un valore di tre scellini, un valore che rappresenta un equivalente esatto del suo salario, in dodici ore egli aggiungerà al cotone un valore di sei scellini e produrrà una corrispondente maggiore quantità di filo. Poichè egli ha venduto la sua forza-lavoro al capitalista, l'intero valore, cioè il prodotto da lui creato, appartiene al capitalista, che è, per un tempo determinato, il padrone della sua forza-lavoro. Il capitalista dunque anticipando tre scellini, otterrà un valore di sei scellini, perchè, anticipando un valore in cui sono cristallizzate sei ore di lavoro, egli ottiene, invece, un valore in cui sono cristallizzate dodici ore di lavoro. Se egli ripete questo processo quotidianamente il capitalista anticipa ogni giorno tre scellini e ne intasca sei, di cui una metà sarà nuovamente impiegata per pagare nuovi salari, e l'altra metà formerà il plusvalore, per il quale il capitalista non paga nessun equivalente. E' su questa forma di scambio tra capitale e lavoro che la produzione capitalistica o il sistema del salariato è fondato, e che deve condurre a riprodurre continuamente l'operaio come operaio e il capitalista come capitalista.

Il saggio del plusvalore, dipenderà, restando uguali tutte le altre circostanze, dal rapporto fra quella parte della giornata di lavoro necessaria per riprodurre il valore della forza-lavoro, e il tempo di lavoro supplementare o pluslavoro impiegato per il capitalista. Esso dipenderà quindi dalla misura in cui la giornata di lavoro verrà prolungata oltre il tempo durante il quale l'operaio per mezzo del suo lavoro riproduce unicamente il valore della sua forza-lavoro, cioè fornisce l'equivalente del suo salario.

Anche al porto di Bari iniziativa contro la guerra nella giornata di mobilitazione internazionale di diversi porti in italia e in altri paesi

Torino ci chiama a costruire l'organizzazione della gioventù studentesca e proletaria ribelle in questa città

Per Anan - Nuovo Presidio al carcere di Melfi 21 febbraio

Carcere di Melfi 21 febbraio ore 15 
presidio interregionale 
al carcere di Melfi 
contro la sentenza di condanna per Anan
 

- Per esprimere solidarietà e vicinanza ad Anan 

- contro la montatura per Hannoun 

- contro la repressione del movimento palestinese e del movimento di solidarietà con la Palestina 

La resistenza non è reato, la solidarietà è un’arma non un reato! 

Liberi tutti! Palestina libera! 

 

Da Taranto delegazione con mezzo collettivo 

per info e adesioni 3519575628

sabato 7 febbraio 2026

Asili - E ci ritentano!


Il Comune di nuovo ritorna sulla questione di privatizzare gli asili. Per ora si parla dei 2 asili di Paolo VI e Talsano.

Problemi di "bilancio", di scarsità di fondi ci sono solo per strutture essenziali per la cittadinanza, e per le condizioni delle lavoratrici, lavoratori! 

Per questi si assiste anche ad una sorta di presa in giro - come lo Slai cobas ha detto -, si fanno parole organizzando un "Tavolo tecnico permanente per la transizione occupazionale", mentre si fanno i fatti; per cui invece di occupazione vera, stabile si torna a parlare di rendere tutti precari a vita e con condizioni lavorative peggiori dando gli asili ai privati; per non parlare degli effetti negativi sulla gestione degli asili per i banbini e sui costi per le famiglie.

GIU' LE MANI DAGLI ASILI!

La lotta ve lo ha impedito mesi fa e la lotta ve lo impedirà anche ora!  

Ilva "Ambiente svenduto" - inizia il processo il 21 aprile


L’udienza preliminare si è finalmente conclusa. E si è conclusa bene con rinvio a giudizio per tutti gli imputati con lo stesso impianto accusatorio della sentenza di Taranto. Purtroppo, in tutti questi lunghi anni, gli imputati si sono ridotti a 21 (18 persone e 3 società), soprattutto per prescrizione dei reati. Così come, a causa del trasferimento e della posizione passiva di una buona parte degli avvocati, le parti civili si sono ridotte a 400. Lo Slai cobas e i suoi avvocati, a cui si sono aggiunti altri 2 di Potenza e Torino, invece stanno e parteciperanno alle udienze il più possibile, nonostante tempi e costi di viaggio pesanti. 

Le persone rinviate a giudizio sono: Nicola e Fabio Riva, Capogrrosso, l'avv. Perli, i fiduciari: Rebaioli, Pastorino, Bessono; i dirigenti De Felice, Di Maggio, Andelmi, Cavallo, D'Alò; più capi area e reparto per la morte di Morselli e Zaccaria; poi Vendola, Liberti; le società sono Ilva Spa, Riva Fire e Riva Forni elettrici.

E' stato inoltre deciso un primo parziale sequestro conservativo dei beni degli imputati per 500mila euro.

Il processo vero e proprio inizierà il 21 aprile. 

Anche a Potenza, come più volte abbiamo fatto a Taranto, lo Slai cobas non lo farà svolgere nel silenzio. 

Nella bella, partecipata e rappresentativa asssemblea che si è svolta subito dopo l'udienza ieri a Potenza, ospitata dalla Parrocchia S. Anna e per cui ringraziamo l'Avv. Vendegna, già per il 21 aprile, si è deciso una presenza visibile al Tribunale con il sostegno di lavoratori, compagni, compagne, realtà di lotta di Potenza e di altre zone. 

Prima dell'inizio del processo faremo un'assemblea a Taranto delle parti civili organizzate dallo Slai cobas, aperta a lavoratori e cittadini 

Ex Ilva - da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 05.02.26

Torniamo a fare il punto sui grandi gruppi industriali che sono in sofferenza che di conseguenza viene scaricata sugli operai diretti e indiretti dell'appalto, vale a dire che ritorniamo sulla questione ex Ilva.

Sulla questione ex Ilva viene sempre più alla luce come la soluzione che punta sull'acquisizione da parte del fondo americano Flacks sia quando mai fragile e senza prospettive sia industriali, sia ambientali e sia occupazionali. Si assiste all’azione quasi disperata del governo Meloni/Urso che è corresponsabile insieme ai precedenti governi della profondissima crisi scaricata sugli operai e sulle masse popolari in particolare a Taranto e che ora cerca disperatamente di supportare il fondo americano per potere effettivamente andare alla presa di possesso dell'ex Ilva da parte di esso.

Nello stesso tempo la situazione nella fabbrica continua ad essere profondamente negativa per i lavoratori. La maggior parte dei lavoratori dell'Ilva - o una parte rilevante di essi - in particolare a Taranto sono in cassa integrazione e ora fronteggiano la richiesta di rinnovo della cassa integrazione dato che la precedente scade il 28 febbraio. La nuova richiesta di cassa integrazione riguarda 4.450 lavoratori su un organico attualmente complessivo di circa 10.000 operai (per l’esattezza 9702) a partire dal 1 marzo per 12 mesi, sono più o meno la metà dei lavoratori per cui si chiede la cassa integrazione e la gran parte è concentrata su Taranto che dovrebbe avere 3.803 cassa integrati di cui 2.599 operai e 801 tra impiegati a quadri, 647 invece sarebbero gli operai interessati della cassa integrazione a Genova, a Novi Ligure e a Racconici.

Sui 4.450 cassa integrati ci era stata già una opposizione, una rottura, tra l'Ilva e i sindacati, quindi già la cassa integrazione che è incorso non è stata firmata dai sindacati ed è una cassa integrazione unilaterale gestita interamente dai commissari di nomina governativa.

Non è successo assolutamente niente e rimane quindi questa situazione, i cassaintegrati invece di diminuire aumentano, si passa appunto dagli attuali 4.050 ai 4.450 di adesso.

A Taranto questo dipende dal fatto che è in funzione un solo altoforno e che non ci sono stati ulteriori sviluppi sia sul piano degli impianti che industriali e tale e che delle soluzioni di conseguenza si va a un aumento della cassa integrazione e a una proroga.

L'azienda dei commissari che gestiscono l'azienda motivano questa nuova cassa integrazione con frasi del genere: “la crisi finanziaria e industriale a cui è interessata Acciaierie d’Italia produce negativi effetti sulla capacità produttiva nel medio termine e si aggrava lo squilibrio dei fattori produttivi. A Taranto in particolare abbiamo una produzione che non riesce, e né si prevede in futuro, a superare a breve un milione e mezzo o un milione e otto tonnellate di acciaio. Un eventuale incremento potrà avvenire solo se ripartiranno gli altoforni 2 e 4 ma anche in questo caso non si supererebbe i due milioni e mezzo di tonnellate”.

Questo vuol dire che sostanzialmente per un organico che secondo i piani dovrebbe essere in grado di fare 6 milioni di tonnellate di acciaio a fronte di una produzione di 2 milioni e mezzo, una parte rilevante dei lavoratori - soprattutto a Taranto - andranno in cassa integrazione e, se non si svilupperà diversamente il piano industriale, una volta che lo stabilimento sarà assegnato a qualcuno, tutta questa cassa integrazione è destinata a costituire massicci esuberi.

Chiaramente questa situazione mette in difficoltà i vertici sindacali di Fim/Fiom/Uilm e USB nel rapporto con i lavoratori perché i sindacati continuano ad essere in questa situazione dei puri registratori degli enti certificatori di scelte che ricadono sui lavoratori.

La cassa integrazione riguarda anche l'ampio settore degli addetti della manutenzione e questo rende abbastanza precaria tutta l'intera manutenzione dello stabilimento e quanto la manutenzione incide sulle morti sul lavoro gli operai lo sanno bene i sindacati e lo sa bene anche chi gestisce la fabbrica. Quindi consapevolmente ci si muove lungo una linea in cui obiettivamente i lavoratori o sono in cassa integrazione o se lavorano sono a rischio infortunio, anche mortale - come è successo a Claudio Salamida.

Quindi sono più che giustificate le proteste che però finora fondamentalmente sono state utilizzate dalle organizzazioni sindacali confederali e USB per richiedere al governo di incontrarli.

Detto questo però il discorso va visto da un altro punto di vista. Il governo ha puntato tutto sull’assegnazione a una multinazionale o ai Fondi dell'ex Ilva. Puntando tutto su questo, abbiamo visto una prima gara che è andata male con il ritiro del gruppo azero, primo assegnatario dell'Ilva,  che era interessato soprattutto al gas; anche la situazione attuale del gruppo a cui dovrebbe venire assegnata, vale a dire il Fondo americano Flacks, appare quanto più precaria. Questo non lo diciamo noi ma lo dicono innanzitutto i padroni stessi. Come scrive il sole 24 ore: “Flacks è un tipico profilo da fondo finanziario con scarso know-how industriale ed è abbastanza improbabile che questo fondo sia in grado di gestire uno stabilimento, un gruppo industriale come quel dell'ex Ilva e in particolare uno stabilimento come quello dell'ex Ilva Taranto”.

Tutti sono impegnati quindi, il governo in primis, a cercare nuovi interlocutori e nuovi soggetti industriali che possono affiancare il Fondo americano, il quale, d’altra parte, agendo tipicamente come un fondo di speculazione per il profitto acquisirebbe l'ex Ilva con un prezzo simbolico e si impegnerebbe con 5 miliardi di investimento, ma in realtà, poi, di soldi reali ne metterebbe circa mezzo miliardo, il resto dovrebbe venire dallo Stato o da eventuali soggetti industriali che dovrebbero affiancarlo.

Come scrive sempre il sole 24 ore: “il minuscolo operatore Flacks che finora in realtà ha compiuto piccole operazioni di ristrutturazione in Europa non ha la forza finanziaria per affacciarsi a Taranto, Novi ligure, Cornigliano e al netto della richiesta di soldi pubblici in sostituzioni di soldi che non ha e non mette, non dispone assolutamente delle competenze per gestire una grande fabbrica siderurgica né nelle sue componenti da ciclo integrale, né nella sua ipotetica trasformazione con i sistemi dei forni elettrici. Non ha inoltre le competenze per gestire rapporti con comunità ferite come quello di Taranto e Genova e con i sindacati ormai estenuati dai danni di gestione”.

Perché allora è stato assegnato al Fondo americano? Da un lato perché le altre offerte non ci sono state, dall'altro perché si pensa obiettivamente di contare su questo fondo americano, considerato vicino a Trump oltre che - e di questo ne parleremo a parte - attivamente impegnato nel finanziare le componenti più estreme dello Stato sionista di Israele e della sua componente reazionaria e genocida di estrema destra.

Questa soluzione, pertanto, è nettamente peggiore della stessa soluzione che si è respinta nel passato e che attualmente è fattore di controversie giuridico-finanziarie con ArcelorMittal; si sta passando dalla padella alla brace: un fondo speculativo che vuole prendere lo stabilimento con i soldi pubblici e gestirli in forma privata, un fondo speculativo che vuole gestire sostanzialmente la parte finanziaria perché non ha le competenze per gestire uno stabilimento siderurgico e vuole qualche alleato per gestirlo.

La Federacciai ha fatto appello agli industriali italiani dell'acciaio a farsi avanti, ma in realtà gli industriali italiani, tutti, pur considerando l'importanza delle Acciaierie di Taranto in particolare, pur considerando l'importanza di una siderurgia nazionale trasformata, bonificata e in grado di essere parte integrante come risorsa strategica, non vogliono anch'essi mettere u solo centesimo e non vogliono in nessuna maniera accollarsi la patata bollente di Taranto dove la questione della continuità produttiva è strettamente legata alla soluzione della questione ambientale.

Quindi è del tutto evidente che nessuna soluzione positiva per i lavoratori e per le masse popolari della città può venire da questi fatti. 

Di qui l'importanza che ha la posizione netta e chiara dello Slai Cobas per il sindacato di classe, che dice decisamente di respingere questa soluzione del fondo Flacks.

È evidente che se respingiamo questa soluzione, non c'è altra soluzione che la nazionalizzazione della fabbrica e la gestione diretta da parte dello Stato della fabbrica. Ma siamo sempre all'interno di soluzioni capitalistiche della crisi non certo di soluzioni che vanno negli interessi dei lavoratori e delle masse popolari.

Quindi è ben strano che tutti coloro che chiedono l'intervento dello Stato in realtà chiedono che lo Stato supporti i privati, quindi in questo caso il fondo Flacks, per permettere il rilancio delle Acciaierie e l'eventuale sua bonifica, riconversione e trasformazione con i forni elettrici.

La nazionalizzazione comporterebbe comunque di misurarsi sia con le rivendicazioni dei lavoratori su lavoro, salute e sicurezza sia nei confronti delle masse popolari cittadini. Siamo per la nazionalizzazione perché siamo contro tutte le offerte di tutti i partner che si sono prestati a prendere lo stabilimento, perchè sono anche il peggio di ArcelorMittal, quindi non in grado di risolvere neanche temporaneamente i problemi di occupazione e meno che mai i problemi di salute e sicurezza in fabbrica e sul territorio.

Si tratta ora di passare però una fase attiva di contrasto ai piani di governo/padroni e alla soluzione Fondo. Ma i sindacati non hanno nessuna intenzione di passare a una fase attiva e continuano a nascondersi dietro la foglia di fico di una richiesta di incontro diretto con la Meloni , ingannando i lavoratori, perché sappiamo bene che la Meloni ha delegato a questa vertenza ben quattro ministri, in primis Urso, ma anche il suo vice presidente, Mantovano, proprio perché il governo non ha soluzioni alternative a quelle che stanno proponendo ai tavoli del Mimit questi due ministri.

Per questo, richiedere un incontro con la Meloni perché assuma direttamente la gestione della vertenza oltre che una proposta illusoria è una “bandierina” per evitare di aprire un effettivo scontro con il governo Meloni che evidentemente rifiuta ogni forma di nazionalizzazione e intende solo svolgere un supporto di copertura finanziaria di coloro che prenderebbero l'Ilva.

La nostra indicazione resta NO a ogni ipotesi di dare l'Ilva a questo Fondo Flacks come a qualsiasi altro Fondo, così come a padroni nuovi che sono ancora peggio dei padroni precedenti.

Si tratta di mobilitare i lavoratori. Lo Slai Cobas annuncia che lo farà anche con una raccolta di firme contro la soluzione Fondo e a favore delle richieste degli operai che riguardano oltre che la tutela di tutti i posti di lavoro, con la rivendicazione forte e chiara della riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga. Nello stesso tempo questo tipo di rivendicazioni vanno sostenute anche nelle ditte d'appalto perché è impossibile pensare che si possa risolvere la questione Ilva senza che questo si traduca in una effettiva difesa dei posti di lavoro, della salute e di sicurezza, sostenute dalla piattaforma operaia che da tempo stiamo agitando e presentando ai lavoratori.

Si tratta ora di schierare i lavoratori su questa richiesta in tutte le forme e di attivare assemblee, incontri, organizzazione autonoma che possa supportare una nuova fase di lotta.