lunedì 7 settembre 2026

8 settembre - Potenza - riprende il processo ambiente svenduto

 come ci eravamo lasciati

Da Taranto Buona sera - Francesco Alberti

TARANTO - È durissima la presa di posizione dello Slai Cobas Taranto dopo l’udienza del processo Ilva davanti alla Corte d’Assise di Potenza. In una nota diffusa da Margherita Calderazzi, il sindacato contesta gli sviluppi legati alla validità delle perizie, delle indagini e degli atti che avevano sostenuto il processo di primo grado celebrato a Taranto.
Secondo quanto riferito dallo Slai Cobas, venerdì scorso la Corte ha respinto solo in parte le richieste avanzate dai legali degli imputati, che puntavano all’annullamento degli atti tecnici e investigativi. Il rigetto, però, riguarderebbe soltanto 4 imputati, cioè Nicola Riva, Luigi Capogrosso, Angelo Cavallo e Ivan Di Maggio. Per gli altri, compreso Fabio Riva, quelle perizie non avrebbero invece valore, sulla base della tesi difensiva secondo cui, al momento dell’incidente probatorio, non risultavano iscritti nel registro degli indagati.
Nella nota Calderazzi parla di una decisione che rischia di produrre un forte arretramento nel processo. Il pubblico ministero, viene riferito, avrebbe chiesto una nuova perizia collegiale per fare in modo che i dati e gli atti di indagine possano essere utilizzati nei confronti di tutti gli imputati. 

Ex Ilva, “licenziamenti indotto, è solo l’inizio” - conf stampa sindacati - info - La posizione dello Slai cobas

Prima ancora che si spenga la fabbrica, rischia di spegnersi una parte del lavoro che le ruota intorno. Sono 2.500 i  lavoratori dell’indotto ex Ilva per i quali Aigi ha annunciato l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo. È il nuovo fronte della vertenza che oggi ha portato Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Usb a presentarsi insieme, nella sede dei metalmeccanici di Taranto, per chiedere di fermare le procedure e soprattutto per sollecitare al  governo una risposta sul futuro dell’acciaieria. 

La conferenza stampa congiunta si è svolta alla vigilia di due giornate decisive: l’8 settembre il confronto a Palazzo Chigi e il 9 settembre l’udienza sulla richiesta di sospensiva della chiusura dell’area a caldo. Due appuntamenti dai quali il  sindacato si attende una svolta, perché l’incertezza sul destino produttivo dello stabilimento si sta già trasformando in una minaccia concreta per l’occupazione delle aziende dell’appalto.

Il primo bersaglio delle organizzazioni sindacali è stato proprio Aigi. «Chiediamo ad Aigi di ritirare immediatamente i licenziamenti e di attendere l’incontro di martedì a Palazzo Chigi», ha detto Luigi Bennardi, segretario della Uilm Taranto. La richiesta, ha spiegato, è arrivata dopo che le organizzazioni sindacali avevano chiesto alle associazioni datoriali di «soprassedere con l’invio delle procedure e delle informative per il licenziamento collettivo».

Lavoro

Aigi, invece, ha deciso di andare avanti. Una scelta che per i sindacati rappresenta «una fuga in avanti», perché arriva mentre il confronto istituzionale sul futuro dell’ex Ilva deve ancora entrare nella fase decisiva.

Bennardi ha spiegato che la conferenza è servita a «lanciare un grido d’allarme per quanto riguarda la situazione di Taranto, che ormai è sull’orlo di una bomba sociale». Il segretario Uilm ha richiamato anche il piano straordinario discusso al ministero delle Imprese e del Made in Italy e ha sottolineato la necessità che la tutela riguardi l’intera filiera. «Le organizzazioni sindacali hanno chiesto la tutela di tutti i lavoratori: Acciaierie d’Italia, Ilva in amministrazione straordinaria e appalto, che è la parte sempre maggiormente esposta», ha osservato.

Il problema, dunque, non è soltanto quello dei 2.500 posti messi a rischio. Per il sindacato il numero potrebbe essere destinato a crescere se non verrà definito rapidamente un quadro industriale. E proprio su questo punto Biagio Prisciano, segretario generale della Fim Cisl Taranto-Brindisi, ha indicato l’indotto come «l’anello più debole della catena».

Prisciano ha però chiarito che chiedere continuità occupazionale non significa difendere il vecchio modello produttivo. «Non siamo per mantenere il ciclo a carbone, ma per passare dal ciclo a carbone al ciclo elettrico, attraverso forni elettrici e la produzione di acciaio green, senza far ammalare né chi sta all’interno della fabbrica né chi sta all’esterno», ha sottolineato.

La transizione, però, secondo la Fim deve essere accompagnata da certezze e investimenti. «Ci devono spiegare quello che il governo intende fare di questo stabilimento», ha detto Prisciano, evidenziando che il futuro della fabbrica non può essere separato da quello delle imprese che lavorano al suo interno.

E sui 2.500 licenziamenti annunciati da Aigi ha lanciato un avvertimento: «Questo è solo l’inizio». Prisciano ha denunciato l’assenza, a suo giudizio, di «una cabina di regia» e di «un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le istituzioni, di tutta la politica».

Per il segretario della Fim servono «la messa in sicurezza dei lavoratori», strumenti straordinari e soprattutto «una clausola sociale di salvaguardia per i lavoratori dell’appalto e dell’indotto». Senza questi interventi, ha aggiunto, «continueremo ad accumulare problemi». E il rischio è che «a pagare le conseguenze siano poi i lavoratori».

 

Il tempo, intanto, corre anche sul fronte produttivo. Francesco Brigati, segretario generale della Fiom Taranto e Puglia, ha sottolineato che la questione giudiziaria non può essere considerata separatamente dalle condizioni concrete dello stabilimento. «Anche in caso di sospensiva lo stabilimento rischia di chiudere», ha detto.

Brigati ha osservato che «non ci sono risorse finanziarie affinché, se dovesse determinarsi la sospensiva rispetto a quanto è stato deciso dalla Corte d’Appello di Milano, comunque lo stabilimento possa continuare». E ha posto l’accento sulla disponibilità di materie prime: «Non sono in arrivo navi di minerali nelle prossime settimane, nei prossimi mesi».

Secondo il segretario Fiom, la situazione potrebbe consentire di andare avanti soltanto «entro la fine del mese e i primi di ottobre». Un orizzonte temporale che rende ancora più urgente, secondo il sindacato, una decisione politica.

«Il governo più longevo della storia repubblicana aveva la possibilità di intervenire e aveva cinque anni per poter programmare il futuro dell’ex Ilva e non lo ha fatto», ha accusato Brigati. E ha respinto l’idea di attribuire alla magistratura la responsabilità dell’attuale situazione: «Credo che ci sia una responsabilità molto grande da parte del governo perché, in presenza di una condizione di quel tipo, comunque stanno decidendo».

Il segretario Fiom ha ricordato inoltre che il tema dell’indotto era già emerso con forza nello sciopero del 3 agosto. «La procedura di licenziamento collettivo che riguarderebbe 2.500 lavoratori dell’indotto, paventata da Aigi, è qualcosa che avevamo già annunciato», ha spiegato. Per la Fiom, quindi, quello che sta accadendo non è un episodio isolato, ma l’effetto di una crisi industriale che rischia di propagarsi ben oltre i cancelli dell’acciaieria.

Anche l’Usb ha chiesto che il vertice di Roma produca risposte concrete. Rizzo ha indicato come priorità «le garanzie per i lavoratori, che devono essere garanzie concrete». Il dato dei 2.500 licenziamenti, ha sottolineato, «è un elemento che rischia di innescare un’escalation sociale molto complicata da gestire».

Rizzo ha inoltre contestato l’ipotesi di una continuità limitata alla sola area a freddo. «Mantenere la sola area a freddo in uno stabilimento a ciclo integrale è un controsenso», ha osservato, ricordando la necessità di grandi quantitativi di bramme. Per questo, ha aggiunto, quella prospettiva appare «più uno specchietto per dare una speranza che in realtà in questo momento non abbiamo».

Alla fine, le quattro organizzazioni hanno consegnato un messaggio unitario: fermare i licenziamenti dell’indotto e arrivare al tavolo del governo con una prospettiva industriale precisa. «Servono decisioni chiare e definitive sul futuro di migliaia di lavoratori di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, dell’Ilva in amministrazione straordinaria e dell’indotto», hanno ribadito

Una richiesta che, dopo le settimane dei Giochi del Mediterraneo, assume anche un valore simbolico per la città. «Taranto ha dimostrato di saper fare squadra, ora Governo, istituzioni e imprese devono dimostrare di saper fare squadra per difendere i lavoratori e il lavoro», hanno affermato i sindacati. Poi la chiosa: «I Giochi del Mediterraneo sono finiti. Adesso basta giochi sulla pelle dei lavoratori

la posizione dello slai cobas 

sabato 5 settembre 2026

"L'iniziativa della Comunità ebraica è provocatoria e un oltraggio" - Quindi, va impedita!

Il coordinamento Grottaglie per la Palestina giudica l'iniziativa che si terrà domani, domenica 6 settembre, presso la biblioteca comunale "Acclavio" di Taranto nell'ambito della giornata europea della cultura ebraica e intitolata "love-amore", provocatoria e un oltraggio verso il genocidio in corso in Palestina da parte dello Stato sionista d'Israele.
L'iniziativa è promossa e dall'Unione delle comunità ebraiche in Italia e organizzata dalla sezione tarantina della Comunità ebraica di Napoli che non hanno mai preso posizione contro lo sterminio di decine di migliaia di palestinesi da parte delle forze armate israeliane, anzi hanno condannato anche quei seppur flebili atti istituzionali che chiedevano di interrompere anche solo parzialmente i rapporti con Israele , come accaduto l'anno scorso in occasione del voto di un ordine del giorno nel consiglio comunale di Napoli .
In realtà queste iniziative, fatte passare come culturali, servono a normalizzare le criminali politiche genocide dello stato d'Israele e a fornire al governo sionista israeliano quel supporto culturale e politico che viene messo in discussione dalla grande mobilitazione internazionale di solidarietà col popolo palestinese .
Per quanto ci riguarda saremo presenti all'iniziativa per denunciare quanto sia vergognoso richiamare il valore dell'amore volutamente ignorando l'oppressione imposta ai e alle palestinesi da sempre dallo stato sionista d'Israele .
Noi continueremo a combattere in ogni modo e in ogni sede il sionismo in tutte le sue forme, da quelle più barbare, come il massacro sotto gli occhi del mondo di decine di migliaia di palestinesi , a quelle più subdole, come quelle fatte passare come innocenti iniziative culturali.

COORDINAMENTO GROTTAGLIE PER LA PALESTINA

Bari - la manifestazione contro la Meloni - primo commento e immagini

Un primo commento a caldo 

Bari - una manifestazione con buona partecipazione, 2000 certi, con buona combattività e condivisione e molti giovani. Sin dal concentramento pulmino nostro addobbato di cui abbiamo imposto il passaggio e presenza alle forze di polizia, striscione e locandine con intensi slogan e speakeraggi con buon seguito. Poi la manifestazione è partita e i mass media sono concentrati essenzialmente sulla testa.

Alla testa del corteo una dialettica con momenti di discussione ha sostanzialmente tenuto fermo il corteo a lungo - due posizioni: una ha insistito perché ci concedessero un pezzo ulteriore di corteo oltre il percorso imposto da Governo e Questura - cosa giusta, ma giocata troppo presto su una linea trattativista; l'altra ha subito sollevato il tema del fermo avvenuto in stazione di 3 compagni a cui se ne sono aggiunti altri 5 - la richiesta di liberazione dei compagni era giusta e necessaria ma non doveva diventare subito il centro dello scontro rispetto all'obiettivo reale che avremmo dovuto avere: arrivare al più presto al limite del divieto ingiusto e illegale e forzare, costi quello che costi, il divieto guastando la festa alla Meloni e spostando l'attenzione di tutti sulla manifestazione dell'opposizione antagonista alla Meloni.

Noi volevamo questo.

Durante tutto il corteo sono continuati i nostri interventi, slogan nella zona dove eravamo presenti e dove c'era una presenza più popolare, interventi e slogan molto sostenuti da parte dei manifestanti.

Gli interventi dal camion, sono stati spesso identitari e autocentrati rispetto alla centralità dello  scontro politico necessario in questa giornata dove si autocelebrava il governo; altri compagni hanno assunto toni elettoralisti anti campo largo e con critiche alla Meloni perché falso sovranista - mai pronunciata  la parola imperialismo. Buona la denuncia di tutti su Palestina, guerra e repressione e i richiami alle questioni sociali proletarie e popolari, vedi carovita, spese sociali, licenziamenti in arrivo all'indotto ex Ilva Taranto - assenti invece nella manifestazione i migranti e la questione migranti negli interventi.

Quando si è  arrivati al limite blindato del corteo, naturalmente lontano dal porto dove c'era la Meloni, noi ci siamo spostati avanti con striscione e bandiere, in prima linea davanti agli scudi polizieschi - vi è  stata una lunga, defatigante trattativa per ottenere la messa in libertà dei compagni fermati - alcune aree sono andate via. Noi siamo stati fino alla fine del fronteggiamento e poi il corteo e' ripartito in direzione stazione - perché presso la Polfer vi erano ancora compagni in attesa di messa in libertà reale - i compagni sono stati poi rilasciati

La manifestazione è riuscita nei numeri e nella rappresentatività possibile, meno nell'obiettivo politico che si doveva cercare di raggiungere - Noi abbiamo fatto la nostra parte fino in fondo - ma sulla manifestazione e le sue lezioni dovremo ritornare nei prossimi giorni.

Dai compagni/e proletari comunisti e Slai cobas presenti