domenica 10 maggio 2026

Chi e perchè è stato ucciso Sako Bakari? Alcuni commenti schifosamente razzisti su Instagram fanno sospettare... - Vogliamo sapere la verità

"Ieri intorno alle 05.30 Sako Bakari 35enne del Mali è stato ucciso in piazza Fontana con una arma da taglio con tre fendenti al petto, probabilmente al culmine di una lite le cui cause sono in corso di accertamento. E' stato ucciso dopo un breve tentativo di fuga. Sul posto è intervenuto il personale sanitario del 118: hanno soccorso il ferito e lo hanno trasportato in codice rosso all’ospedale Santissima Annunziata. Nonostante i tentativi dei medici, l’uomo è deceduto poco dopo il ricovero".

Sako Bakari era un bracciante, con regolare permesso di soggiorno; è stato ucciso mentre andava al lavoro nei campi a Massafra con la sua bicicletta, stava in Italia da 13 anni e abitava a città vecchia 

Un pensiero di un partecipante ai giorni della partenza della Flotilla da Taranto, partita proprio da piazza Fontana

Proprio lì.
Pochi giorni fa, 
costuivamo ponti con culture diverse, 
parlavamo di umanità e di pace.
Di tutela dei diritti umani.
Di soprusi.
Di un massacro umano,
di un genocidio.

Oggi,
la notizia di un uomo assassinato,
lì a pochi passi.

Ogni volta che 
una vita viene spezzata,
è un fallimento umano e collettivo...
ovunque accada 
e per qualsiasi ragione.

sabato 9 maggio 2026

Processo Ilva "Ambiente svenduto" - Info dalla 2° udienza - La memoria presentata dagli avvocati parti civili slai cobas

L’8 maggio 2026, presso la Corte d’Assise di Potenza, si è svolta la seconda udienza dibattimentale del processo “Ambiente Svenduto”.

La prima udienza si era tenuta il 21 aprile scorso, nel corso della quale i difensori degli imputati avevano sollevato diverse eccezioni nei confronti delle costituzioni di parte civile, chiedendone l’inammissibilità e, conseguentemente, l’estromissione dal dibattimento.

Le medesime eccezioni erano già state formulate durante l’udienza preliminare del procedimento. In quella fase, tuttavia, il GUP, dott. Francesco Valente, con ordinanza del 23 maggio 2026, all’esito di un vaglio rigoroso ed approfondito, le aveva respinte, ammettendo tutte le parti civili costituite.

Nell’attuale fase dibattimentale, gli avvocati delle parti civili hanno depositato osservazioni in merito alle eccezioni riproposte dai difensori degli imputati. All’udienza odierna, il Presidente della Corte d’Assise ha integralmente condiviso l’ordinanza del GUP dott. Valente, rigettando le eccezioni avanzate dalle difese e confermando, conseguentemente, tutte le costituzioni di parte civile.

Positive le impressioni suscitate dal Presidente della Corte d’Assise di Potenza nel corso dell’udienza e, soprattutto, nella valutazione compiuta sulle eccezioni preliminari. La decisione assunta ha infatti riaffermato il principio di effettività della tutela dei diritti, respingendo un approccio eccessivamente formalistico sostenuto dai difensori degli imputati, i quali avevano chiesto l’estromissione delle parti civili sulla base di questioni meramente formali.

Successivamente, l’udienza è proseguita con le richieste di declaratoria di estinzione per prescrizione di alcuni reati contestati nei confronti di taluni imputati.

Il processo è stato quindi rinviato al 22 maggio 2026.

TESTO DELLA MEMORIA PRESENTATA

Ecc.ma CORTE DI ASSISE DI POTENZA

Nell’interesse delle parti civili patrocinate dai sottoscritti avv. Antonietta Ricci, avv. Gianlucaè Vitale, avv. Lorenza Della Pepa, avv. Giuseppe Vendegna, avv. Andrea Silvestre, avv. Fabrizio Lamanna, si svolgono alcune osservazioni con riferimento alle richieste di cui alle memorie delle difese degli imputati depositate per l’udienza del 21 aprile 2026.

Con memorie depositate dalle difese degli imputati viene, infatti, richiesta l’esclusione di alcune delle parti civili; invero in sede di udienza preliminare il GUP di Potenza, dott. Francesco Valente, con ordinanza del 23.05.2025, ha operato un vaglio ampio e rigoroso sui requisiti formali (artt. 78, 93, 100, 122 c.p.p.), su ammissibilità, legittimazione e forma delle costituzioni ammettendo per il resto le costituzioni di parte civile proposte.

Peraltro, in occasione dell’udienza del 21 aprile 2026 il Presidente dr. Baglioni ha chiarito come le parti già costituite all’udienza preliminare ben possono interloquire sulle questioni poste dai difensori degli imputati e sulle richieste di esclusione delle parti civili.

Si ritiene con la presente, interamente richiamati i ragionamenti già operati dal GUP nell’ambito del presente procedimento penale, di puntualizzare quanto segue.

In relazione all’asserita inammissibilità delle costituzioni di parte civile per violazione dei requisiti formali previsti dall’art 78 c.p.p., (in particolare perché l’asserita mancata indicazione nella procura speciale delle imputazioni per le quali i singoli - da intendersi sia le persone fisiche che gli enti - intendevano costituirsi parte civile e l’asserita incompletezza della causa petendi) richiamando quanto già ritenuto dal GUP dott. Valente, si ritiene che le parti civili abbiano indicato con precisione gli imputati e le condotte in relazione alle quali si sono costituite. Del tutto infondata è dunque la richiesta di declaratoria di inammissibilità in relazione a tale punto.

Tanto premesso, le difese degli imputati pretendono di trasformare l’onere di “esposizione delle ragioni che giustificano la domanda agli effetti civili” in un vero e proprio atto di citazione civile completo, richiedendo una analiticità e una prova anticipata del danno incompatibili con la struttura del processo penale e con la funzione meramente introduttiva dell’atto di costituzione relativamente ai requisiti formali delle costituzioni e procure speciali. A tal proposito si evidenzia che la “nuova” formulazione dell’art. 78 lett. d) c.p.p. richiede una più precisa determinazione della causa petendi, avvicinando l’atto di costituzione all’atto di citazione civile ma senza totale equiparazione all’art. 163 c.p.c. Ne deriva che « ai fini dell’ammissibilità della costituzione, non sarà più sufficiente fare riferimento all’avvenuta commissione di un reato bensì sarà necessario richiamare le ragioni in forza delle quali si pretende che dal reato siano scaturite conseguenze pregiudizievoli nonché il titolo che legittima a far valere la pretesa».(Cass. SS.UU. 38481/2023).

Se dunque, a seguito della c.d. riforma Cartabia, è certamente richiesto un quid pluris rispetto a quanto precedentemente doveva contenere l’atto di costituzione di parte civile, cionondimeno a ciò non consegue la pretesa dell’indicazione anticipata di elementi che potranno essere provati solamente ad esito proprio del giudizio penale; né si rinvengono elementi tali da arguire la volontà legislativa di parificare la costituzione di parte civile nel processo penale e il corrispondente atto del processo civile.

Non sono, altresì, condivisibili, le eccezioni difensive che tendono a negare la legittimazione in ragione della natura “multifattoriale” delle patologie oncologiche o degenerative; della pretesa assenza di un “nesso di causalità individuale”; della mancata produzione, sin da ora, di tutta la documentazione sanitaria o anagrafica. Tali rilievi attengono al merito (prova del nesso causale e dell’entità del danno) e non alla mera ammissibilità della costituzione di parte civile. Il lavoratore, il residente o l’erede che alleghi di essere stato esposto, per un periodo significativo, alle emissioni e ai fattori di rischio oggetto di imputazione; di aver contratto una patologia rientrante nel quadro nosologico considerato nelle contestazioni ovvero di aver subito un decesso in famiglia correlato ai medesimi fattori, è senz’altro “persona che può ritenersi danneggiata dal reato” ai sensi dell’art. 74 c.p.p., con conseguente legittimazione a costituirsi parte civile, ferma restando la successiva verifica probatoria sull’effettiva sussistenza del danno e sul nesso eziologico.

Ancora, prive di pregio sono le eccezioni riguardanti l’assenza di nesso causale tra l’esposizione al rischio e l’angoscia, il dolore e la paura derivanti dai fatti di causa: pur (in alcuni casi) in assenza di prova documentale del danno subito, in presenza di chiari indicatori di verosimiglianza e probabilità dell’esistenza dello stesso e del legame con i fatti di cui si discute, si ritiene che la prova del danno sarà oggetto del procedimento penale, e che non possa in alcun modo essere valutato e deciso nella presente fase processuale.

Le eccezioni di invalidità degli atti di costituzione e delle procure speciali per asserita mancanza di: doppia sottoscrizione parte/difensore, allegazione del documento di identità, assenza di interlinee, sono infondate in quanto non cause di inammissibilità.

Infine alcune brevi precisazioni, per mero tuziorismo, vengono qui svolte con riferimento ad alcune delle parti civili delle quali è richiesta l’esclusione, fondandosi la richiesta su profili peculiari della loro posizione e del carattere associativo della parte civile.

Quanto al Coordinamento Provinciale di Taranto dello SlaiCobas per il sindacato di classe l'atto di costituzione è tutt'altro che generico, essendo con evidenza indicate sia la causa petendi che il petitum, dovendosi a tale proposito sottolineare come ai fini della validità dell'atto (penale come civile) il danno lamentato debba essere descritto, non certo quantificato.

Nè può o deve pretendersi l'indicazione di lavoratori che siano anche persone offese del reato e che il sindacato annoveri tra i suoi iscritti, atteso che (come già evidenziato in sede di costituzione di parte civile), deve riconoscersi l' attribuzione al sindacato della legittimazione a costituirsi parte civile nel processo penale per lesioni o omicidio colposi conseguenti ad infortunio sul lavoro indipendentemente dall'iscrizione al sindacato della persona offesa; ciò in quanto “la tutela della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro costituisce infatti uno dei compiti primari delle organizzazioni sindacali sui luoghi di lavoro ed è scolpito nell'art. 9 dello statuto dei lavoratori (L. 20 maggio 1970, n. 300) che prevede che i lavoratori, mediante loro rappresentanze (che, ovviamente, non possono che essere soprattutto quelle sindacali) "hanno diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e le malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica" ( Cass.Pen. Sez. IV, 11.03.2011 n. 9923).

Se pure è al sindacato in quanto tale da riconoscere la titolarità di un danno ove sia lesa la salute dei lavoratori, essendo tale tutela compito primario dell'associazione, nel caso di specie SLAICOBAS per il sindacato di classe (del quale si è costituito, giova ricordare, il solo Coordinamento Provinciale di Taranto, non potendosi dunque nel suo caso invocare i – pure, a parere degli scriventi, erronei - argomenti spesi nelle memorie delle difese degli imputati nei confronti delle costituzioni di parte civile multiple, di organizzazioni sindacali nelle loro varie organizzazioni territoriali nazionali e via via locali) ha ampiamente dimostrato la sua presenza e ambito di intervento relativamente alle problematiche lavorative e di salute dei lavoratori presso lo stabilimento ILVA di Taranto, come da copiosa documentazione allegata.

Priva di pregio la considerazione circa il difetto di rappresentanza (memoria avv. Annichiarico), atteso che la procura speciale indica chiaramente come la sig.ra Calderazzi si costituisca non in proprio come persona fisica danneggiata, ma in qualità di coordinatore provinciale di Taranto di Slaicobas per un sindacato di classe ed in forza di specifica delibera del coordinamento; nessun dubbio, dunque, che a costituirsi sia il Coordinamento provinciale medesimo.

Nè può ritenersi che i fini statutari siano estranei all'oggetto del giudizio, in quanto proprio l'art. 3 dello Statuto indica chiaramente come oggetto di tutela le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori, ovvero proprio gli interessi ampiamente lesi dalle condotte contestate.

Per tutto quanto sopra esposto, si chiede alla Corte di assise di Potenza voglia rigettare le richieste di dichiarazione di inammissibilità e di conseguente esclusione delle parti civili patrocinate dagli scriventi.

Taranto - processo per stupro

Taranto - Processo per stupro - Un'anticipazione del Ddl della Bongiorno - Facciamo anche dei Tribunali terreni di battaglia

https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/2026/05/taranto-processo-per-stupro.html

MFPR

STRALCIO DALLE CONCLUSIONI DELLA SENTENZA 

  

giovedì 7 maggio 2026

Violenza sessuale: a Taranto un processo/scuola contro le donne - Dal Tribunale questa mattina

  

Dalla Conferenza-stampa di questa mattina al Tribunale

Ex Ilva - Da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 6 maggio

Siamo a un netto peggioramento della questione ex Ilva. I nodi stanno sempre più venendo al pettine, ma in situazioni ancora peggiori. Abbiamo denunciato più di quanto volessimo i due competitor che vorrebbero acquisire l'Ilva, Flacks, il fondo finanziario filo Trump e filo estrema destra azionista israeliana, e Jindal, la grande multinazionale indiana che aveva perso la precedente gara con ArcelorMittal.

Abbiamo detto che le due soluzioni erano entrambi da respingere. Il fondo Flax, perché evidentemente prende l'Ilva per ripiazzarla sul mercato dopo averla ottenuta quasi regalata e facendo gli investimenti necessari solo per ridimensionarla e venderla, più o meno come fanno tutti i fondi finanziari quando mettono mani a un'attività industriale e la trattano alla stregua di una squadra di calcio, per così dire. Jindal invece aveva presentato e ha presentato un piano per farne una succursale in Europa del grande stabilimento che ha messo su in Oman e chiaramente ridimensionandone occupazione e mercato. Occupazione in forma clamorosa con una complessiva riduzione di 6 mila operai; sul piano poi del mercato si può ripetere l'operazione ArcelorMittal che provò ad affermarsi sul mercato prendendosi l'Ilva, poi si rese conto di non riuscirci e la usò per appropriarsi dei mercati che aveva già l’ex Ilva abbandonandola a se stessa. 

Ma anche queste due proposte non sono andate avanti, il “procacciatore di affari”, Urso, per conto della Meloni ha fatto come sempre il suo lavoro, che è quello di cercare di procacciare affari, ricavarne molto anche personalmente se vanno bene, altrimenti passa a un altro. Attualmente Urso ha dovuto ammettere di non essere assolutamente in grado di chiudere la pratica nei tempi che aveva annunciato e anzi di cercare adesso soluzioni alternative, perfino a Flacks e a Jindal, soluzioni alternative che vanno ancora una volta in direzione italiana verso Arvedi, che però chiaramente la vuole gratis, la vuole coi soldi dello Stato e la vuole priva di qualsiasi vincolo giuridico e ambientale.

L'altra soluzione è dell'altra “procacciatrice di affari”, la Meloni, che è diventata così ormai, i suoi viaggi all'estero a ripetizione hanno lo scopo di procacciare affari, e i viaggi fatti recentemente in Qatar e in Azerbaijan vanno in questa direzione. 

Chiaramente a fronte di questa situazione appare evidente come il governo non abbia mantenuto i suoi impegni, e nello stesso tempo appare evidente come sia difficile piazzare a privati internazionali e nazionali la nuova Ilva senza che lo Stato ne copra interamente i costi, gli oneri e metta anche uno scudo ai padroni per impedire che la crisi precedente e la situazione attuale possa dar vita a nuove azioni della magistratura di fermo dello stabilimento, di cui ce ne sono già due, una avviata dal Sindaco e centrata sulla centrale elettrica ma caduta nel vuoto e l'altra in discussione nel processo di Milano sulla base della sentenza della Corte internazionale. 

Quindi non c'è altra soluzione alla nazionalizzazione dello stabilimento.

Ma proprio su questo i sindacati tendono a fare o “furia francese e ritirata spagnola” oppure pongono la questione in forma timida. più che altro per mostrare che esistono ma non fanno una battaglia reale su questo.

Chiaramente la nazionalizzazione in un sistema capitalistico e in una fase di crisi e concorrenza commerciale dentro la contesa mondiale interimperialista che sicuramente tocca l'acciaio e le ricadute sullo stabilimento della crisi energetica mondiale, per i lavoratori può essere senza futuro lo stesso, perché anche un'industria nazionalizzata ha problemi di mercato, di costo del lavoro e di riconversione dentro la transizione ecologica prevista per tutti gli stabilimenti siderurgici in Europa, ma che sostanzialmente ora ha trovato una grossa battuta d’arresto. 

Ciò nonostante è chiaramente una rivendicazione giusta e necessaria per impedire che la fabbrica finisca nelle mani di padroni che nulla garantiscono in termini di occupazione, condizioni di sicurezza, salari, salute, con le inevitabili ricadute nella città che la vicenda Ilva ha dall'inizio.

Ma proprio per questo oggi è il momento di fare un braccio di ferro con il governo su questo. Un braccio di ferro sostenuto da richieste secche e chiare dei lavoratori che possano tutelare gli interessi di lavoro, salario, di netto miglioramento della questione sicurezza, eliminando le fonti inquinanti che ancora producono danni sulla città.

Su questa linea, però, obiettivamente vi è solo Slai Cobas in termini coerenti con il discorso della piattaforma operaia, dello sciopero autonomo, del blocco della fabbrica e della città. Non sono su questo terreno chiaramente le organizzazioni sindacali confederali che passano da un incontro all'altro e che chiedono che la Meloni prenda in mano la vertenza. Nè si può contare sull'USB perché l'USB su tutto di volta in volta si allinea ai sindacati confederali e da tempo non promuove alcun tipo di iniziativa autonoma se non quella è un'insistenza maggiore sui cosiddetti ammortizzatori sociali, i prepensionamenti, eccetera, la ripresa degli esodi incentivanti che possono mandare a casa un certo numero dei lavoratori e in un certo senso risolvere il problema dei lavoratori che vogliono andare via dallo stabilimento, e così togliere le castagne dal fuoco al governo e a chi alla fine prenderà l’Ilva. Quindi, l'attività dell'USB a parte le parole è tutta centrata su questa rivendicazione che conta sul consenso di buona parte degli operai in cassintegrazione dal 2018 e sempre meno attivi. 

Chiaramente tutti e quattro i sindacati non sostengono la “piattaforma operaia”. 

“Piattaforma operaia” che ha tra le rivendicazioni, su cui lo Slai cobas insiste molto, l’integrazione salariale sulla cassintegrazione, data la presenza di una Cassintegrazione permanente, una integrazione che avvicini sempre più l’indennità al salario pieno, perché senza il salario pieno la condizione degli operai è nettamente peggiorata su tutti i terreni.

L'altra questione che poniamo con forza come Slai Cobas è che questa integrazione salariale nel periodo di Cassintegrazione venga estesa ai lavoratori dell'appalto. 

Lavoratori dell'appalto che sono tutti con noi su questa richiesta, ma chiaramente non ci vedono tutt'ora, non essendo presenti nella trattativa, in grado di imporla; così come i lavoratori dell'appalto sanno bene che qualsiasi soluzione di vendita dell’Ilva è peggiorativa per loro sul piano di licenziamento, estesa cassintegrazione, sicurezza, contratti e così via. Proprio sui contratti noi ci battiamo per il contratto unico, metalmeccanico, anche nell'appalto, perché il lavoro in una grande fabbrica siderurgica non può che essere metalmeccanico per tutti gli operai.

Ma su questo, a parte la resistenza dei padroni delle Ditte i migliori complici sono i sindacati confederali tutti - con il ruolo particolare dell'USB che in alcune di queste ditte dell’appalto è presente, ma che è “più realista del Re” per quanto riguarda il mantenimento o la trasformazione del contratto in CCNL Multiservizi.

Anche su questo solo noi ci opponiamo decisamente, e per esempio tra gli operai portuali dell'appalto Ilva della Castiglia siamo riusciti a respingere la volontà aziendale di applicare il CCNL multiservizi e a portare prima i lavoratori al contratto metalmeccanico e poi al contratto portuale che è quello più corrispondente all'effettiva attività che svolgono all'interno del porto. Ma qui ci siamo trovati i sindacati confederali, i loro dirigenti, i loro attivisti che in nome della cosiddetta “clausola sociale” sono tutti estremi difensori del contratto Multiservizi, dando di fatto una grandissima mano ai padroni grandi e piccoli per tenere sotto ricatto in precarietà e a salari più bassi gli operai dell'appalto. 

In tutta questa generale situazione non abbiamo altra possibilità che ricominciare da capo, ripartire dal credito di opinione che contiamo nella fabbrica e nell'appalto per rilanciare l'idea dello sciopero generale autonomo, del blocco della fabbrica e della città, della piattaforma operaia, col rifiuto secco di consegnare l'Ilva al fondo Flacks o a Jindal, o ad altri che agli operai porterebbero comunque tagli occupazionali e peggioramento delle condizioni di lavoro, e pretendere ora una nazionalizzazione che serva a mettere un freno alla svendita ai privati e nello stesso tempo serva ad offrire un punto di riferimento unitario a tutta la fabbrica e compreso l'appalto per contrattare meglio la piattaforma operaia.

Ripartiamo da zero. Ripartiremo da una campagna di firme di adesione a questa linea e a questa iniziativa di sciopero che stiamo indicando per il 29 maggio, non perché il 29 maggio sia una data X ma perché vogliamo collocarlo all'interno dell'iniziale ripresa della battaglia per lo sciopero generale, costituita appunto dallo sciopero del 29 maggio lanciato da alcuni sindacati di base, dalle associazioni palestinesi, e a cui noi aderiamo e sosteniamo. 

Nei prossimi giorni, quindi, faremo una massiccia presenza tra i lavoratori, all'esterno e all'interno dello stabilimento.

A Milano da Taranto il 16 maggio - Sciopero e corteo a Taranto il 29 maggio - info slaicobasta@gmail.com - WA 3519575628