Il 29 maggio è stato indetto uno sciopero generale nazionale che
nasce da un appello delle associazioni palestinesi in Italia a tutte le
organizzazioni sindacali di base e di classe del nostro Paese.
Questo
appello chiama al sostegno del popolo palestinese contro
l'imperialismo, il sionismo, il regime fascista e genocida di Netanyahu.
Nello
stesso tempo chiama alla lotta contro la guerra imperialista e chiama i
lavoratori italiani a mobilitarsi contro tutto questo e contro le
ricadute della guerra sulle condizioni di vita e di lavoro.
Una
parte dei sindacati di base ha raccolto questo appello che prevedeva
una manifestazione nazionale tenutasi in Milano il 16 maggio e uno
sciopero per il 29 maggio.
Lo
Slai Cobas per il sindacato di classe ha aderito sia alla
manifestazione sia allo sciopero generale, nel testo da noi distribuito
sulla base anche del testo nazionale dei sindacati di base che
promuovono lo sciopero del 29 maggio scriviamo:
“la
guerra imperialista e colonialista scatenata da Trump e Netanyahu
contro l'aggressione all'Iran e al Libano con il rischio concreto di un
ulteriore allargamento del conflitto a livello globale anche attraverso
il coinvolgimento della Nato e di altri paesi tra cui l'Italia é dentro
una marcia della terza guerra mondiale imperialista per una nuova
ripartizione del mondo e delle sue risorse per i profitti del grande
capitale, finanza e signori della guerra. Questa tendenza alla guerra
imperialista e queste guerre in corso, oltre che comportare un carico
inaccettabile di morte e di distruzioni, sono scaricate sui proletari e
sulle masse oppresse attraverso l'aumento del costo della vita e la
perdita del potere d'acquisto dei salari e l'impoverimento generale.
In
Palestina, in tutto il Medio Oriente, Israele, guidato dal boia
criminale, Netanyahu continua le violenze e le operazioni militari a
Gaza e in Cisgiordania con un numero altissimo di vittime civili e una
distruzione e di vittime.
Anche
in Libano l'attacco avviene con gli stessi metodi utilizzati a Gaza
contro le popolazioni pressoché inermi causando migliaia di vittime e
distruzioni di massa.
In
Italia il governo guidato da Giorgia Meloni, è complice del genocidio
in Palestina, è asservito all'imperialismo americano, sta demolendo
quello che rimane dello Stato sociale scaricando sui proletari in nome
della corsa al riarmo gli effetti di questa guerra”.
Questo
sciopero parte da queste due questioni fondamentali che i lavoratori
debbono impugnare nelle proprie mani, secondo i propri interessi di
classe e secondo la propria necessità di combattere in questo paese
contro tutto questo e agli effetti sulla loro condizione di queste cose.
Nel
volantino vengono messi in rilievo la privatizzazione della Sanità, la
sottrazione di risorse dal lavoro, soprattutto al sud devastato da
precarietà e disoccupazione, le risorse sottratte alla scuola pubblica,
ai trasporti, ai servizi sociali, alla cultura, alla casa, mentre
l'indirizzo del bilancio è verso le spesi militari, l'utilizzo per la
guerra e delle basi militari. A tutto questo si aggiunge la grave
questione della repressione e dello Stato di polizia di questo governo
contro le lotte dei lavoratori e dei movimenti, in particolare nei
confronti degli studenti di solidarietà alla Palestina, dei movimenti
contro la distruzione e la devastazione ambientale e conduce un attacco
al diritto di sciopero, alle libertà democratiche sancite dalla
Costituzione.
Queste sono le ragioni generali dello sciopero del 29 maggio.
Noi
vi aderiamo e avremmo voluto che tutte le organizzazioni sindacali di
base avessero fatto fronte comune e avessero partecipato - tutte insieme
- sia alla manifestazione nazionale del 16 Maggio a Milano sia allo
sciopero stesso perché l’unità delle organizzazioni sindacali è una base
necessaria per mobilitare i lavoratori in maniera significativa e
coinvolgere in questo sciopero il maggior numero di lavoratori, nel
maggior numero di posti di lavoro.
Questa
circostanza non si è realizzata per le responsabilità innanzitutto
della USB, che è una delle organizzazioni sindacali di base, per di più
la più forte, che invece si è separata dall'insieme del sindacalismo di
base in quest'occasione, per promuovere un proprio sciopero generale -
peraltro riuscito pochissimo - e per sottrarsi alla manifestazione
nazionale di Milano. Questo ha indubbiamente danneggiato lo sciopero
generale che si tiene il 29 maggio.
Noi
persistiamo nella necessità di dare un segnale forte chiaro ai
lavoratori, con la partecipazione in tutte le forme possibili e nei
limiti delle situazioni esistenti nelle diverse realtà del Paese, allo
sciopero generale del 29.
In
questo sciopero mettiamo in rilievo alcune questioni fondamentali, la
principale delle quali è lo stato reale dei lavoratori nelle fabbriche,
nei grandi gruppi innanzitutto, basti pensare all'ex Ilva, al gruppo
Stellantis e alla recente vicenda dell’Electrolux, a parte quelle legate
all'industria bellica e all'economia di guerra che sono attualmente
meno in crisi anzi, sono in pieno sviluppo dal punto di vista degli
interessi dei profitti dei padroni, privati e di Stato, e riteniamo che
in questo sciopero vanga portata all'insieme della classe operaia quello
che sta realmente avvenendo con i piani del governo di vendita dell'ex
Ilva che hanno una pesante ricaduta sui lavoratori e non risolvono i
gravi più problemi di inquinamento e di sicurezza sul lavoro che in
questo grande gruppo, in particolare all'ex Ilva di Taranto, si
realizza.
Dal
nostro punto di vista, lo sciopero serve a far camminare una
piattaforma operaia alternativa ai piani del governo e dei padroni
centrata sulla difesa dell'occupazione contro ogni esubero, sulla difesa
delle condizioni di vita e di lavoro in fabbrica e sul territorio.
PER QUESTO ABBIAMO AVVIATO UNA RACCOLTA FIRME - INIZIERA' IL 29 DALLA PORTINERIA IMPRESE
Nel
gruppo Stellantis la questione ha a che fare con i nuovi piani
annunciati in pompa magna su cui torneremo nelle prossime settimane, e
mentre vengono annunciati questi mirabolanti piani, i lavoratori sono in
cassa integrazione, sono supersfruttati, sono trasferiti da uno
stabilimento all'altro, sono sottoposti al ricatto occupazionale e molti
di essi sono costretti all'esodo, apparentemente volontario, ma
forzato.
Questo
ha un'enorme ricaduta sulle ditte del appalto dell'indotto Stellantis
con licenziamenti, chiusure nei diversi stabilimenti con particolare
riferimento, per quanto ne sappiamo, allo stabilimento di Melfi, allo
stabilimento di Pomigliano, allo stabilimento di Cassino, e allo
stabilimento di Mirafiori.
Lo
sciopero è l'occasione per proporre ai lavoratori di muoversi tutti
insieme e costruire una contro-piattaforma, di rafforzare il sostegno
alle lotte già in corso e di unire gli operai dello stabilimento
all'indotto. Tutte cose che l'attuale linea delle organizzazioni
sindacali finora non ha realizzato e che sostanzialmente ha posto i
lavoratori in condizioni di debolezza rispetto all'attacco padronale.
L'esplosione
della vertenza Elettrolux chiama tutti i lavoratori di questo gruppo,
all'interno della più generale mobilitazione della classe operaia, a
dare una risposta unitaria e di massa a difesa del lavoro, del salario,
delle condizioni di lavoro.
Nella piattaforma viene evidenziato l'attacco al diritto di sciopero e giustamente
si denuncia il ruolo che svolge la Commissione di Garanzia per frenare e
reprimere le lotte dei lavoratori, su questo la risposta dei lavoratori
si deve far sentire .
Questo
sciopero generale va calato nelle varie realtà locali rispetto a
questioni riguardano i proletari e che hanno colpito fortemente non solo
i territori in cui questo si è verificato ma che hanno avuto un impatto
nazionale e qui facciamo un riferimento per tutti al grave assassinio
razzista avvenuto nella Città Vecchia di Taranto che ha visto la morte
del migrante di origine del Mali, Bakari Sako.
Tutto questo portiamo nello sciopero generale nelle forme che nelle varie realtà siano praticabili.
E’
stato presentato il piano di mobilitazione per Taranto in una riunione
in cui oltre alle realtà dei lavoratori che su questo territorio
appartengono a Slai Cobas e quindi impegnati nello sciopero, ha
partecipato il coordinamento provinciale della Flotilla che è in prima
linea proprio in questi giorni e in queste ore nella battaglia di
sostegno al popolo palestinese. Il piano di mobilitazione per questa
città prevede un presidio agli stabilimenti dell'Ilva per il 29,
assemblea tra i lavoratori dell'appalto al porto dell'Ilva, un
presidio-manifestazione sotto il comune di Taranto dei lavoratori degli
appalti comunali delle lavoratici dell'asilo, dei lavoratori del
cimitero e di altra realtà dell'appalto in difficoltà sul territorio e
in grave stato di precarietà.
Nel
pomeriggio invece lo sciopero si tradurrà in una nuova manifestazione a
Città Vecchia rivolta agli immigrati del quartiere perché la morte di
Sako non sia inutile, che prosegua la lotta incontro il razzismo per la
difesa delle condizioni di vita dei migranti, spesso sfruttati in realtà
di lavoro come sono le campagne in forma di bracciantato schiavistico e
a cui anche Bakari Sako che è stato ucciso apparteneva a questo settore
dei lavoratori.
Riprendere
nello sciopero generale la bandiera della mobilitazione contro questo
omicidio, contro il razzismo, le leggi antimmigrazione per l'unità dei
lavoratori migranti con i lavoratori italiani perché avanzi l'unità tra i
lavoratori in generale e i settori più poveri delle masse spesso
trascinate, coinvolte, dalla demagogia fascio-razzista di matrice
governativa che è l'humus generale in cui si è prodotto l'assassino di
Sako.
E’
giusto che ogni realtà scelga in corrispondenza alle possibilità
effettive di affermare la piattaforma, di rendere partecipato lo
sciopero e le iniziative di lotta di questa giornata.
Questo
rende il piano che serve a rilanciare in tutto il movimento dei
lavoratori la battaglia per un vero sciopero generale che paralizzi il
Paese realmente, imponga la caduta del governo e il ritiro di ogni
appoggio politico, economico, diplomatico e militare allo Stato sionista
di Israele, il fermo del piano di riarmo, dell'aumento delle spese
militari e la soluzione in positivo delle questioni del salario, del
lavoro, dei servizi sociali per i proletari.