lunedì 23 febbraio 2026
Ma veramente gli operai ex Ilva si devono affidare a questo vendifumo?
DOBBIAMO BOICOTTARE LA VENDITA DELL'EX ILVA AL FONDO FLACKS.
Mister Flacks, solo brochure e niente bilanci: «miracoli» e miliardi dell’inglese che punta all’Ilva (con la moglie)
Da Corriere della Sera - Finanza di Mario Gerevini
Selezionato dal governo per trattare in esclusiva. Il family office di Miami e il buio sui bilanci.Il caso dei 5 miliardi che diventano 7 in pochi giorni.
Il «cavaliere bianco» nel 2022 acquistò un’azienda di vernici Usa: chiusa poco dopo
Michael Flacks è il cavaliere bianco dei casi disperati. Il governo lo ha selezionato per trattare in esclusiva l’acquisto degli asset ex Ilva. Al di là del costo simbolico di 1 euro, sul tavolo c’è un’operazione di rilancio di grandi proporzioni (5 miliardi di investimenti industriali) e impatto sociale (8.500 dipendenti coinvolti).
Quindi bisogna avere capitali ed esperienza di turnaround industriali (preferibilmente siderurgici) ad alto livello di complessità. Mister Flacks, cittadino inglese residente a Miami, risponde a questi requisiti?
Il caso Kelly Moore - Qualcosa non torna se si va al sodo, cioè se si entra nel “portafoglio” del suo Flacks Group. Dove dall’oggi al domani, all’inizio del 2026, si sono materializzati nuovi asset per 2 miliardi di dollari in più. Tre miliardi se il confronto è tra agosto e oggi. Ma come ha fatto? Un genio o un mago? Ci arriviamo.
Intanto segnaliamo che nel 2022 acquistò un’azienda americana di vernici (Kelly Moore Paints, fondata nel 1946) da 400 milioni di fatturato e 1.200 dipendenti. Flacks presidente, il suo braccio destro Charles Gassenheimer amministratore delegato. L’azienda ha chiuso per sempre poco più di un anno dopo il loro insediamento. Sul sito di Flacks Group il progetto Kelly-Moore Paints è sotto il titolo «I nostri recenti successi».
Flacks Group non è un fondo di investimento che raccoglie capitali da piccoli e grandi investitori. L’uomo d’affari americano è stato chiaro: «È un family office, siamo io e mia moglie». Dunque Michael Aubrey Flacks (58 anni) e Deborah Rhonda Flacks (63) partendo da una holding familiare che ha il core business negli immobili e radici societarie nel poco trasparente Delaware, muovono le loro leve imprenditoriali e i loro (misteriosi) capitali prima verso aziende di piccole-medie dimensioni poi, improvvisamente, alzano la posta: ex Ilva e British Steel.
Bilanci? Non pervenuti - Il sito web di Flacks Group non fornisce bilanci: nulla su ricavi, utili/perdite, debiti, dipendenti ecc. A richiesta scritta di avere almeno gli highlights economici delle società non ci è stata data risposta. Flacks non è quotato in Borsa e non possiede alcuna azienda a listino quindi non ha stringenti obblighi informativi. Tuttavia si muove in un contesto di mercato, come oggi in Italia, dove le controparti sono istituzionali e pubbliche: governi centrali e locali, sindacati, autorità regolatorie.
In assenza di bilanci pubblici che cosa arriva sotto gli occhi degli addetti ai lavori? La «Flacks Group Brochure», il testo “sacro” (ed essenziale) che Michael e la moglie esibiscono come biglietto da visita. Ma occhio alle date. La versione che girava tra pc e scrivanie fino allo scorso agosto dava tre cifre chiave: 4 miliardi di dollari in asset gestiti; aziende target con fatturati tra 250 milioni e 5 miliardi; equity ticket di 500 milioni, cioè la quota che Flacks è disposta a investire di tasca propria (cresciuta prodigiosamente in pochi mesi dai precedenti 200 milioni).
Passa l’autunno e al 31 dicembre 2025 i 4 miliardi di asset sono diventati 5 miliardi. Passa ancora qualche settimana e siamo a oggi: il patrimonio è lievitato a 7 miliardi, secondo l’ultima versione del documento ufficiale. Nel frattempo nessuna news di investimenti o plusvalenze miliardarie. Né, come detto, esiste il riscontro di un bilancio.
Il tavolo e le carte - In portafoglio ci sono tuttavia molti asset immobiliari di grande valore e alcune aziende industriali, anche in Europa, come Pleuger (ingegneria meccanica) e Artemyn (minerali per l’industria della carta). La loro holding, Pleuger Minerals del Delaware, proprio pochi giorni fa ha deliberato di non liquidare la Artemyn France che ha un patrimonio netto negativo. Sono soprattutto medie aziende.
Sul tavolo è presumibile che il governo abbia visto e misurato le carte “vere”...
Michael Flacks intanto afferma sicuro: «Abbiamo pianificato 5 miliardi di investimenti». E, intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno: «Se vi dicessi che vengo a Taranto succederebbe come quando i Beatles sono andati in America, accolti da folle oceaniche». Il ministro delle Imprese Adolfo Urso conta di chiudere la vendita «entro aprile». Quando mister Flacks potrebbe già aver raggiunto i 10-15 miliardi di asset. Nella brochure...
Ciao Tanino, combattente coraggioso vivrai sempre nelle nostre lotte - Messaggi da lavoratori
AL FUNERALE
Tantissime persone, soprattutto tanti lavoratori, lavoratrici hanno salutato Tanino, in particolare i suoi colleghi di lavoro della Ex Pasquinelli.
Vi erano delegazioni dei lavoratori e lavoratrici Slai cobas degli asili, del cimitero, dell'ex Ilva, delle pulizie delle scuole, dell'Amiu, ecc.
A dimostrazione di quanto Tanino era conosciuto, circondato dall'affetto, apprezzato nel suo impegno sincero nelle lotte, per il lavoro, per il diritto alla salute, per condizioni di lavoro dignitose.
Tanti anni di lotta: dalla grande lotta dei Disoccupati organizzati, alla battaglia per i corsi di formazione finalizzati al lavoro, dalle prime assunzioni nella raccolta differenziata, alla battaglia dura verso l'Amiu e Comune per il lavoro stabile, per la difesa della salute all'ex Pasquinelli, poi le lotte contro i lavori precari con le ditte, contro il licenziamento politico, quasi una vendetta del ex pres. Amiu Mancarelli; quindi il ritorno all'ex Pasquinelli, dove le condizioni di lavoro erano e sono sempre a rischio.
Questo esempio di Tanino di coraggioso combattente lo vogliamo consegnare a tutti i lavoratori e lavoratrici, e soprattutto ai lavoratori della ex Pasquinelli, che devono ora trasformare la loro tristezza per la morte di Tanino in ribellione, in lotta vera, perchè non si può, non si deve morire per il lavoro, per colpa di Amiu, Comune, padroni delle ditte.
Chi vuole finalmente ribellarsi sappia che troverà nello Slai cobas il massimo sostegno.
Un abbraccio forte alla moglie Alessandra, ai suoi figli - Sappiamo che il loro profondo dolore si trasformerà in forza per avere giustizia contro Istituzioni, Ditte responsabili della morte di Tanino.
SLAI COBAS TARANTO
TANTI SONO STATI I MESSAGGI DEI LAVORATORI SLAI COBAS - ne riportiamo solo alcuni:
- I lavoratori dello Slai Cobas Bergamo: siamo vicini alla famiglia di Tanino, un operaio combattivo che ha sempre lottato per la difesa della salute sul posto di lavoro e che si è organizzato con il sindacato di classe per affermare ogni giorno che i lavoratori devono andare a lavorare per vivere non per morire. Questo spirito ci serve per continuare a lottare contro padroni, governi, istituzioni nella prospettiva di rovesciare questo sistema fondato sullo sfruttamento per il profitto di pochi sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie.
Lo Slai Cobas sc Palermo: mandiamo un forte abbraccio alla famiglia di Tanino Malecore, un lavoratore combattivo e determinato che abbiamo conosciuto e che continueremo a ricordare nelle lotte necessarie che si devono mettere in campo per difendere non solo il lavoro ma la nostra stessa vita.
Dalle lavoratrici degli asili: Ci dispiace infinitamente.. Ha sempre lottato
domenica 22 febbraio 2026
Ieri giornata importante di solidarietà ad Anan al carcere di Melfi e a tutti i prigionieri palestinesi - in legame/collegamento con i presidi alle carceri di Rossano e Ferrara
Una bella, combattiva, sentita iniziativa al carcere di Melfi per dire forte: Anan siamo di nuovo qui con te; lotteremo fino alla tua liberazione, ancora di più contro la grave condanna - Palestina libera! Ora più che mai con la Resistenza palestinese.
Da vari posti della Basilicata, da Taranto, da Brindisi a Bisceglie, Bari, alla Campania, ecc. rappresenti e delegazioni di compagne e compagni, di donne, giovani, operai.
Abbiamo gridato per far arrivare la nostra voce all'interno del carcere; tanti importanti interventi di denuncia del genocidio che continua, dei mostri Netanyahu, Trump, contro la complicità del governo Meloni che chiede da serva il suo tornaconto affaristico sulla "ricostruzione" di Gaza, contro la repressione, lo Stato di polizia che tiene in galera tanti palestinesi e solidali con la Palestina, ecc. ecc.
L'appello alle prossime mobilitazioni nazionali e locali, in particolare quella del 1° marzo per la liberazione di Hannoun a Terni;
in legame con la mobilitazioni contro Eni, Leonardo, Fondo Flacks e con le nuove iniziative in preparazione al consolato onorario affaristico di Bari e alle Basi militari contro la militarizzazione e il riarmo.
Bello, emozionante è stato il collegamento telefonico con i presidi in contemporanea a Rossano e a Ferrara, dove sono rinchiusi altri prigionieri politici palestinesi.
Rabbia, combattività, ma anche gioia, per essere sempre e ancora qui uniti e determinati, ogni realtà con il suo apporto - Questo ha significato anche il ballo palestinese davanti al carcere - di cui pubblichiamo un breve video.
In questo blog vogliamo dare una prima immagine del presidio a Melfi con alcune foto e il video.
Seguiranno interventi
Taranto Palestina - Riprendiamo la mobilitazione - 1 - Intervento di Antonio Mazzeo
Dall'intervento di Antonio Mazzeo, ricercatore, all'assemblea della Freedom Flotilla del 14 febbraio a Taranto
...ho accumulato un altro debito con i compagni palestinesi perché credo che dobbiamo assolutamente rafforzare ulteriormente il nostro impegno sapendo benissimo che gli spazi di agilità per noi si sono ridotti.
Non lamento nulla, questo tempo oggi è orribile. Mi sono messo a leggere il decreto Romeo sull'antisionismo e l'antisemitismo.
Quello che a me personalmente preoccupa molto più del sostegno che questo Paese sta fornendo a Israele per perpetuare il genocidio sulla popolazione palestinese è esattamente mutuare da Israele le modalità con cui gestisci il Paese, con cui gestisci l'economia, con cui gestisci la finanza. E nel resto, le sorelle, i fratelli migranti e quello che succede nel Mediterraneo sono i laboratori scientifici per poi applicare le modalità di controllo sociale e di limitazione dei diritti fondamentali verso quelli che oggi ritengono di essere fortunati perché hanno la cittadinanza che oggi viene negata alle sorelle, ai fratelli palestinesi.
Tra l'altro, attenzione, perché nell'ultimo decreto, quello della militarizzazione del Mediterraneo, quello che formalmente dichiara guerra con il blocco navale, si riproduce in territorio italiano esattamente quello che Israele fa con le armi ormai, nei due terzi del Mediterraneo. E quello che oggi viene minacciato alle imbarcazioni dei migranti serve soltanto per impedire le operazioni di soccorso, quelle
Taranto Palestina - Riprendiamo la mobilitazione - 2 - Intervento Slai cobas
Dall'intervento dello Slai cobas per il sindacato di classe all'assemblea organizzata dal Coordinamento di Taranto della Freedom Flotilla del 14.02.26.
Noi abbiamo due impegni. Primo, smascherare di fronte ai lavoratori, come ogni organizzazione sindacale deve fare, i danni per gli interessi dei lavoratori e della città del passaggio dell’Ilva nelle mani del Fondo Flacks.
Ma come proletari internazionalisti dobbiamo anche mostrare il ruolo di questo Fondo nella partita di Israele. Il legame tra questo Fondo, come finanziatore e sostenitore attivo dell'ala più estrema tipo nazista, e Israele, è una questione centrale per chi ha una concezione e lavora in una visione internazionalista, perché gli operai siano fratelli, siano uniti dalla solidarietà internazionale e le forze che si rifanno alla classe operaia siano internazionaliste. Per questo è fondamentale che gli operai esprimano un chiaro No a questo Fondo.
E' un lavoro che abbiamo già cominciato. Nella prossime settimane faremo uno specifico comizio alla fabbrica tematizzato solo su questo, perché è importante considerare i lavoratori come i soggetti principali di questa dinamica dell'ingresso del Fondo Flacks nella proprietà dell’ex Ilva. Lo stesso vale alla Leonardo.
La nostra considerazione è che i lavoratori sono una forza materiale indispensabile per combattere dall'interno dell'industria. E in un certo senso gli operai della Leonardo lo stanno dimostrando; hanno
fatto un appello per la Palestina: “non il nostro nome”, in distinzione/critica con il ruolo che la Leonardo svolge in Palestina. Quest'appello ora è arrivato a Torino, agli operai della Leonardo. Quindi gli operai sono interlocutori necessari, indispensabili nel movimento di solidarietà con il popolo palestinese.Andare alle fabbriche di sabato quando gli operai non sono in fabbrica è chiaramente un'azione lodevole per la denuncia delle fabbriche della guerra in ogni momento, in ogni giorno; ma il punto è smuovere dall'interno, trasformare gli operai da lavoratori per una fabbrica in oppositori di una fabbrica che produce morte per i popoli e che contribuisce nel nostro paese alla trasformazione imperialista, fascista guerrafondaia di tutto il paese, e che sulle guerre, massacri ci fa profitti.
Come sempre ci rivolgeremo a tutti e anche a tutte le organizzazioni sindacali, che sono, nelle loro direzioni, dall'altra parte.
Una campagna che tocca a noi farla perché gli operai devono comprendere quello che sta realmente avvenendo nel mondo il cui cuore è la questione palestinese; ma, come vediamo, anche ciò che avviene dall'America Latina all'Asia. Tutti i governi peggiori prendono a modello il sionismo, il fascismo. All'interno dei paesi imperiali va avanti una “israelizzazione del diritto”, come modello preso da Israele e dagli Stati Uniti.
Questa battaglia l'abbiamo fatta e la vogliamo fare anche perché nella nostra città ci sono tutti i “guai”, ma ci sono anche tutte le opportunità per essere una città che si riprende sul terreno delle condizioni di vita e di lavoro, sul terreno dell'inquinamento e si riprende sul ruolo di lotta che questa città viene chiamata a svolgere con le sue fabbriche, con la sua Base navale e con il sistema politico che si riconosce pienamente in quello che fanno gli industriali, i padroni dell'Ilva.
La dobbiamo fare insieme, andare insieme all'Ilva, all'Eni, alla Leonardo, alla Base navale, e rendere difficile i messaggi che in queste fabbriche dicono agli operai.
Noi dobbiamo costruire una mobilitazione generale della classe operaia e di tutti coloro che si riconoscono nelle ragioni necessarie di questa battaglia.
La seconda questione è il sostegno alla resistenza. Perché chi ha una comprensione effettiva di ciò che succede al popolo palestinese non può non riconoscere che questo popolo si organizza, resiste; e il cuore di questa ribellione è la resistenza palestinese e il sostegno alle sue dichiarazioni di rifiuto delle presenze straniere, del “piano di pace” di Trump.
Sono questioni che noi dobbiamo portare a conoscenza, perché sono i popoli che si liberano e i popoli che si liberano hanno le loro forme necessarie per liberarsi, e da che mondo è mondo sono le guerre del popolo, è la lotta anti imperialista, è la lotta armata.
Anche nel nostro paese non basta dire che avanza il fascismo e il nazismo e poi non pensare che dal il fascismo, dal nazismo, la storia ce lo ha insegnato, ci liberiamo solo attraverso la lotta antifascista applicata alla realtà attuale del nostro paese - che evidentemente non è quella del ‘45 ma non è poi così lontana da quella del ‘45 se tutti riconosciamo che si avvicina anche a una guerra imperialista mondiale, contro cui il cuore è stata la Resistenza.
IL 21 febbraio torniamo fuori dalle carceri di Melfi a fare sentire forte l'opposizione alla sentenza italiana che ha condannato il prigioniero palestinese Anan a 5 anni e 6 mesi. Andiamo per far sentire la nostra vicinanza ad Anan. Il carcere di Melfi è piccolo e le voci dei manifestanti si sentono all'interno. Anche il 21 facciamo sentire ad Anan che siamo con lui come lo siamo stati nei mesi in cui si teneva il processo.
Così come siamo a Terni per Hannoun, siamo a Rossano, e saremo ovunque ci sono prigionieri politici palestinesi.
Siamo contenti che ci siano convegni/assemblee sulle leggi per la sicurezza, però con tutta sincerità invitiamo i compagni a venire a Melfi il 21 perché ognuno di noi dovrà fare la sua parte in questa battaglia anche con le proprie caratteristiche che dipendono dal loro tipo di organizzazione; in questo senso il coordinamento Freedom Flotilla di Taranto è una realtà composita e questo deve voler dire che tutti devono fare il loro.













