che vanno nel senso di non contrapporsi ma di sostenere l'interesse, la mobilitazione di classe operaia, centrale per noi per unire lotta per il lavoro e per la salute, operai e masse popolari;
criticheremo, attaccheremo, invece, chi in nome della falsa difesa della salute, in maniera demagogica, populista, vuole mettere le masse popolari di Taranto contro gli operai, vuole la chiusura dell'ex Ilva sic et simpliciter, per gli interessi, anche economici, della piccola e media borghesia tarantina.
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Pubblicato da tarantobuonasera
TARANTO - Ventisette realtà del mondo associativo, sociale, ambientalista e dei diritti si uniscono attorno a un appello sul futuro di Taranto nel momento in cui la crisi dell’ex Ilva apre nuovi interrogativi sull’occupazione, sull’economia e sulla tenuta sociale del territorio.
Il documento, dal titolo «Crisi ex Ilva: restiamo uniti, salviamo la comunità», parte dalla prospettiva del fermo degli impianti dell’area a caldo e dalla preoccupazione per le conseguenze che questa situazione potrebbe determinare sui lavoratori diretti, sulle aziende dell’appalto e, più in generale, sull’intera provincia.
Le associazioni sostengono che la comunità tarantina si trovi davanti a «una delle crisi più gravi della sua storia» e affermano di rispettare il lavoro della magistratura, manifestando contemporaneamente forte preoccupazione per l’assenza, a loro giudizio, di un piano governativo capace di garantire occupazione e reddito alle persone coinvolte nella vertenza.
«Non possiamo accettare che siano le donne e gli uomini della provincia di Taranto a pagare le conseguenze di scelte politiche fallimentari», si legge nell’appello, nel quale viene richiamata anche la lunga esposizione del territorio agli effetti dell’inquinamento.
La preoccupazione delle realtà firmatarie non riguarda esclusivamente il perimetro dello stabilimento siderurgico. Nel documento viene descritto un territorio già segnato da disoccupazione, precarietà, povertà, marginalità, lavoro nero e disagio sociale, insieme alle difficoltà delle piccole attività commerciali e alla necessità per molti giovani, e non soltanto per loro, di lasciare Taranto alla ricerca di opportunità.
Secondo i sottoscrittori, un ulteriore peggioramento della situazione occupazionale potrebbe determinare conseguenze ancora più profonde sul tessuto sociale, creando anche nuovi spazi per la criminalità organizzata.
«Quando vengono meno lavoro, reddito e prospettive, le mafie possono inserirsi nelle fragilità sociali», avvertono le associazioni, che collegano la debolezza economica anche al rischio di una maggiore frammentazione della comunità e alla diffusione di propaganda razzista. Nel documento viene richiamato, a questo proposito, anche il recente omicidio di Bakary Sako.
Il messaggio che attraversa l’appello è quello di evitare che il peso della crisi ricada soltanto sui lavoratori del siderurgico e dell’indotto.
«Nessuno deve essere lasciato indietro», affermano i firmatari. Le migliaia di persone che rischiano di perdere il lavoro, sottolineano, fanno parte della stessa comunità, alimentano i consumi, sostengono le attività commerciali e contribuiscono attraverso le tasse al funzionamento dei servizi.
Da qui un passaggio particolarmente netto: «Se loro sprofondano, sprofondiamo anche noi; se si salvano, si salva l’intera comunità».
Le associazioni non intendono però limitarsi a una manifestazione di solidarietà. «Questo è il momento della lotta», scrivono, rivolgendo un appello alla società civile, alle forze politiche e alle istituzioni che vanno nel senso di sostenere l'interesse di classe operaio, centrale per noi per unire lotta per il lavoro e per la salute erritoriali affinché venga costruita una mobilitazione comune capace di sollecitare risposte dal Governo.
Tra le richieste avanzate figurano il ritiro dei licenziamenti e la garanzia dei redditi per tutti i lavoratori del siderurgico e delle ditte dell’appalto, anche attraverso l’approvazione di una legge sull’amianto.
Vengono inoltre chiesti sostegni finanziari alle imprese private e agli enti pubblici disponibili ad assorbire eventuali esuberi, insieme a un’accelerazione delle bonifiche nell’intera area SIN, da realizzare attraverso un cronoprogramma definito e risorse considerate adeguate.
Nel documento trovano spazio anche la richiesta di rilanciare il Contratto istituzionale di sviluppo e quella di procedere al completamento dei dragaggi e alla valorizzazione dell’intera area portuale.
I promotori annunciano che nelle prossime settimane continueranno a lavorare per mantenere alta l’attenzione sul futuro della provincia, con l’obiettivo di trasformare la crisi in un’occasione per ripensare complessivamente quello che definiscono il «sistema Taranto».
A sottoscrivere l’appello sono ARCI Taranto Comitato provinciale, ARCI Gagarin di Taranto, ARCI Calypso di Sava, ARCI Il ponte di Ginosa, ARCI Capozza di Taranto, ARCI Al 42 di Taranto, ARCI Futurja di Taranto, ARCI Batti il tempo di Laterza, ARCI Statte, SvegliArci di Palagiano, ARCI Grottaglie, ARCI Fico! di Ginosa, Libera contro le mafie coordinamento di Taranto, Federazione degli studenti medi Taranto, Giustizia per Taranto, Legambiente Taranto, ANPI Taranto, UISP Taranto, Associazione Babele, Chiesa Valdese di Taranto, Associazione Ricreativa Culturale Ambientale ARCA, Associazione Hortus Animae di Avetrana, Rilanciamo Avetrana Insieme, Arcigay Taranto Comitato Territoriale e Provinciale, Hermes Academy, Taranto Pride Net e CasArcobaleno Casa Rifugio e CoHousing LGBTQIA+.
Le adesioni, precisano infine i promotori, restano aperte a tutte le associazioni interessate a condividere l’appello e il percorso di mobilitazione.
PS - in questo appello c'è anche la firma di "Giustizia per Taranto", ma questa associazione deve decidersi o sta con gli ambientalisti antioperai, in primis "Genitori tarantini", "Liberi e pensanti", ecc., o sta con gli operai.



