venerdì 16 agosto 2019

Intossicati nelle vigne 20 braccianti - lo sfruttamento nelle campagne pugliesi

I PADRONI PER RISPARMIARE TEMPO, DENARO E NON FERMARE IL LAVORO METTONO A RISCHIO LA VITA DELLE BRACCIANTI.

SEMPRE I PADRONI SONO UNA RAZZA SCHIFOSA!

Venti braccianti tutti della provincia di Brindisi, in gran parte donne, ingaggiati per il taglio dell’uva in un vigneto in territorio di Turi, sono rimasti intossicati da fitofarmaci che venivano usati in un tendone adiacente a quello dove stavano lavorando... è accaduto ieri mattina mentre le braccianti erano al lavoro e poteva avere conseguenze ben peggiori. Quanto accaduto riporta alla mente la morte di Paola Clemente, morta sotto i tendoni di Andria quattro anni fa. Questa volta invece, grazie anche al tempestivo allarme, tutti i lavoratori sono stati soccorsi e messi in sicurezza. Gli operai intossicati sono stati ricoverati. Sono sotto osservazione. Dalla prima ricostruzione tutto ha inizio poco dopo le ore 7 di ieri mattina: 20 braccianti sono impegnati a lavorare sotto un tendone, intenti a tagliare l’uva dai tralci. Improvvisamente vengono investiti da una nube tossica che proviene da un tendone adiacente.

Lavorare sotto un tendone a queste temperature torride equivale a stare dentro una serra. È molto pericoloso se non si seguono determinate norma di sicurezza. Immediatamente cominciano ad

mercoledì 14 agosto 2019

ArcelorMittal - Dopo poche ore le Rsu Fim,Fiom,Uilm revocano lo sciopero per i gruisti - Come volevasi dimostrare...


Stamattina avevano già messo le mani avanti sulla non credibilità dei sindacati confederali (vedi altro post), e, puntualmente, come volevasi dimostrare, come fu per lo sciopero sospeso per la morte di Mimmo Massaro, è bastato un incontro con l'azienda perchè le Rsu hanno revocato lo sciopero. 
Sulla base di un cambiamento di linea di AM? Niente affatto! 
L'azienda ha confermato in pieno la sua posizione e il suo provvedimento di trasferimento - anzi, addirittura inserendolo in una riorganizzazione generale - e le Rsu hanno detto SI'... VERGOGNA!
 
A.Mittal: gruisti, revocati i 3 scioperi

Rsu Fim, Fiom e Uilm hanno

incontrato l'azienda

Alla Felandina minacce di sgombero, nostra iniziativa sui documenti, ma le condizioni di vita e di sfruttamento restano sempre le stesse

Ieri sera lo Slai cobas per il sindacato di classe, insieme a due avvocati, è tornato al campo La Felandina di Metaponto.
In termini concreti abbiamo cominiciato a fare un passo avanti per avere copia dalle questure dei documenti andati distrutti nell'incendio del 7 agosto, attraverso un'azione legale collettiva che impedisca alle questure di frapporre ai singoli migranti impedimenti, vessazioni.
Il nostro intervento e soprattutto la presenza degli avvocati ha anche posto un'altra serie di problemi, denunciati dai migranti, legati ai permessi di soggiorno che ritardano ad essere rinnovati, ai ricorsi di cui non si sa niente, tutte questioni che impediscono anche di lavorare.
Via via affronteremo i vari problemi.

Ma a parte questo passo avanti, la situazione resta grave e inaccettabile.
C'è questa minaccia di sgombero che incombe e che potrebbe portare a dividere i migrati, allontanarli dai posti di lavoro - anche ieri mattina si è riunito il comitato per la sicurezza e la Lega preme per lo sgombero immediato (vedi altro aricolo in questo blog). Ma nessuno dice niente alle persone del campo.
I pasti portati dalla Croce rossa continuano ad essere scarsi, al massimo per 200 persone, quando a Felenadina le stesse istituzioni dicono che sono almeno 600, e in generale poi è un tipo di cibo che non tiene conto dell'alimentazione dei migranti - ieri sera un camper della Croce rossa verso le 19 stava distribuendo dei pezzi di focaccia - quando basterebbe organizzare una cucina da campo (come si fa nelle zone in occasione di disastri simili all'incendio) per dare una soluzione più dignitosa per il mangiare. Così per ripulire dai rifiuti, dalle macerie (per l'incendio) il campo "sono venuti una sola volta - hanno detto i migranti - ma con camion troppo piccoli".  Per cui anche i pochi interventi vengono fatti, bene che vada, con una logica burocratica, i cui i migranti sono un fastidio.

C'è poi la grossa situazione di sfruttamento delle campagne, tante ora a pochi euro, che se il Ministero degli Interni. la prefettura, la polizia non divide i braccianti, deve essere l'altra importante questione su cui occorre mobilitarsi.

Chiaramente c'è un problema di organizzazione all'interno. "Qui c'è l'Africa" - diceva uno dei migranti - "ci sono persone del Sudan, della Nigeria, del Ghana, del Mali, ecc.", e vari migranti condividevano la nostra proposta, di organizzare dei rappresentanti per gruppi, per paese, per fare un comitato, necessario soprattutto se avviene lo sgombero e li disperdono.

Poi c'è la grossa realtà delle donne. Ieri sembrava che non ci fosse nessuna nel campo. Di Eris Petty nessuno ne parla più. Ma questo non può essere!   

Nadia continuerà a vivere nelle battaglie di Taranto

Un forte saluto commosso a Nadia Toffa da parte dei redattori di questo blog

Nadia Toffa era legatissima a Taranto. Grazie a lei, al suo impegno come testimonial e ai suoi servizi televisivi, aveva combattuto al fianco dei cittadini di Taranto contro l’inquinamento industriale, in special modo con i residenti dei Tamburi. Nadia Toffa contribuì a pubblicizzare a livello nazionale l’acquisto di una maglietta con la scritta “Ie Jesche Pacce Pe Te” che riscosse un grandissimo successo ed il cui ricavato fu devoluto per la realizzazione del reparto di Oncoematoligia pediatrica presso l’Ospedale ‘SS. Annunziata’ di Taranto, inaugurato lo scorso anno.

Fim-Fiom-Uilm indicono 3 giorni di sciopero al porto ArcelorMittal

ArcelorMittal, ricollocazione gruisti: indetto sciopero

Fim, Fiom e Uilm: "Criteri sbagliati e non condivisi": stop dal 21 al 23. I sindacati non escludono altre iniziative
Da Corriere di Taranto
ArcelorMittal, i sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno indetto uno sciopero di tre giorni (21, 22 e 23 agosto) dei lavoratori del reparto Ima1 (Impianti marittimi). Lo sciopero è stato indetto per protestare contro la ricollocazione dei gruisti che risultano in esubero dopo il sequestro dell’area disposto dalla Procura nell’inchiesta sull’incidente del 10 luglio in cui è morto Mimmo Massaro.
Dell’informativa aziendale, Fim-Fiom-Uilm contestano la “ricollocazione dei lavoratori presso altri reparti, tra cui parchi e cokerie”, contestando il fatto che siano “sbagliati i criteri adottati, che non sono stati condivisi con le organizzazioni sindacali”. Ma non solo, perchè in mancanza di risposte dell’azienda, è stato proclamato lo sciopero dal 21 al 23 agosto. Nel comunicato inviato all’ufficio Relazioni industriali, al direttore di area e al capo area dello stabilimento ArcelorMittal, Fim-Fiom-Uilm non escludono “ulteriori iniziative”.
***** 
ArcelorMittal prosegue nella sua linea di iniziative, provvedimenti unilaterali che, invece di risolvere subito i gravissimi problemi di sicurezza per i lavoratori (dopo 7 anni la stessa gru, la stessa morte operaia a dimostrazione che non si è fatto niente prima da parte dell'Ilva e con AM si è continuato a far lavorare impunemente operai su quelle gru a rischio certo), peggiorano le condizioni di lavoro. I gruisti dovrebbero passare da un'area pericolosa ad altri reparti altrettanto nocivi per la salute. 
Lo sciopero per non far passare questo nuova azione di AM è quindi necessario.
MA. Non ci fidiamo affatto dei sindacati confederali. Da sindacati collaborativi con l'azienda non è che sono diventati improvvisamente sindacati che difendono realmente i lavoratori!
Già hanno mostrato il giorno dopo la morte di Cosimo Massaro come sono pronti a sospendere uno sciopero sulla base solo di un impegno di incontro. Succederò la stessa cosa anche questa volta? Basterà che AM discuta con i sindacati i criteri adottati per i trasferimenti?
Si buttano avanti per recuperare credibilità tra gli operai, per poi mediare al ribasso?
Non possiamo scordarci che anche Fim, Fiom, Uilm in questi 7 anni, sapevano dello stato delle gru, di come i grusti lavoravano col pericolo continuo, e non hanno fatto nulla.
Queste domande, quindi, sono più che legittime e gli operai devono farsele, non certo per non lottare, ma per pretendere risultati veri e non permettere che il loro sciopero sia utilizzato per incontri di sole promesse future.  

martedì 13 agosto 2019

La Felandina Metaponto - domani su tarantocontro il punto della situazione

Campo Felandina - LA LEGA FORZA PER LO SGOMBERO SENZA ALCUNA SOLUZIONE PER I BRACCIANTI MIGRANTI, mentre si sviluppano contraddizioni tra governo e Sindaco

METAPONTO - Ieri, al Ministero dell’Interno il vice premier Matteo Salvini ha promosso un tavolo operativo per concertare lo sgombero del campo abusivo de “La Felandina”. Stamane, a Matera, il prefetto Demetrio Martino ha convocato nuovamente il Comitato interforze per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica”, per pianificare gli interventi, e stabilire eventuali date. Intanto, non si arrestano le polemiche e le strumentalizzazioni politiche. In alcune interviste, il senatore della Lega, Pasquale Pepe, ha criticato l’operato del sindaco di Bernalda Domenico Tataranno. A febbraio il primo cittadino aveva inviato una lettera al Ministro Matteo Salvini, in cui chiedeva il sostegno del Governo per dirimere l’occupazione abusiva dei suoli de La Felandina. Lamentando, però, di non avere ricevuto alcuna risposta. Pepe, dal canto suo, ha ribattuto «che una lettera pec di risposta è stata invece spedita dal Ministero in data 18 marzo. Ma «è stata inviata alla Prefettura di Matera, che è la naturale sede di interlocuzione con cui si interfaccia lo Stato». Quanto all’ordinanza emanata dal sindaco Tataranno, nel mese di maggio 2019, è stata considerata dal senatore, sindaco di Tolve, «alquanto generica e non notificata ai residenti abusivi. Senza scadenze. Ordinanza formalizzata ufficialmente solo qualche settimana dopo, ma dalla Prefettura». Pepe ha concluso affermando che, «vista la situazione del campo, l’ordinanza», lui «l’avrebbe notificata molto prima di quanto fatto da Tataranno». Non ha tardato la reazione del sindaco di Bernalda-Metaponto, che ha replicato: «Mai vista risposta alla mia lettera da parte del Ministero degli Interni. Se c’è una missiva che ce la facciano leggere. Quanto alla mia ordinanza, richiamava con precisione l’articolo 50, ordinando lo sgombero immediato delle persone presenti, sulla base del rischio igienico sanitario. Il senatore leghista – rileva Tataranno – è venuto più volte in visita a La Felandina, facendosi scortare dalle Forze dell’ordine e producendo tantissime dirette facebook, ma zero atti formali per risolvere la situazione. Tataranno conclude, perciò, con amarezza: «Quando muore una persona le Istituzioni dovrebbero come prima cosa mettersi una mano sulla coscienza, per capire se hanno fatto il loro dovere. Quindi unirsi per risolvere le questioni, seguendo le norme e la nostra Costituzione...".

AM - premi anti sciopero per la morte di Massaro - Di quale responsabilità parla l'azienda...

La responsabilità va solo per gli impianti e soprattutto la produzione. AM dice bugie quando lega il lavoro nel giorno dello sciopero per la morte di Cosimo Massaro alle condizioni di "sicurezza degli impianti e incolumità del personale" . Queste condizioni sono già ben tutelate dalla comandata che viene fatta (e sempre aumentando di molto i numeri dei lavoratori che devono rimanere in fabbrica). Quello che invece è successo c'entra solo e soltanto con i profitti aziendali.
Altrimenti, se fosse nella normale norma di "sicurezza", perchè avrebbe dato i premi? Che guarda caso si chiamano appunto "premi di produzione".
Per non dire che tutta questa "responsabilità" non c'è mai per salvare la vita dei lavoratori!

Ristrutturazione appalti da parte di ArcelorMittal per renderli più funzionali alla sua politica - Intanto si avviano centinaia di licenziamenti



ArceloMittal mette le mani anche nell'appalto, per tagliarne i costi, trasformare tutti i contratti in essere in CCNL Multiservizi, per rendere l'appalto più sotto controllo e interno alla sua politica di meno lavoratori, più sfruttamento. 
Lo Slai cobas non ne fa una questione di Ditte locali o no: per gli operai tutti i padroni sono uguali. 
Le questioni sono altre:
- uguali diritti contrattuali e salariali con gli operai AM: CCNL metalmeccanico in tutte le ditte che operano nell'area siderurgica;
- clausola sociale per gli operai licenziati, per il passaggio di tutti da ditta a ditta, senza perdita di nessun giorno di lavoro.
Questa piattaforma è dello Slai cobas, per questa piattaforma vale la pena scioperare, altri scioperi sono inutili.
 
ArcelorMittal “azzera l’indotto locale”


ArcelorMittal azzera l’indotto locale per favorire una società di servizi da loro stessa controllata, la Alliance Green Services. Contro gli accordi stipulati e contro tutti i proclami, che qualche mese fa hanno narcotizzato le istituzioni locali, ArcelorMittal persegue il suo progetto di azzeramento delle aziende dell’indotto.
“Con diversi soggetti interessati – dichiara Francesco Rizzo avevamo messo in campo ragionamenti volti a sostituire il contratto multiservizi, adottato dalle aziende in appalto per inquadrare i lavoratori, con il contratto metalmeccanico. Gli impegni discussi avrebbero favorito l’inserimento del contratto metalmenccanico contestualmente al rinnovo del contratto di appalto. E’, questo, un discorso che mirava all’uniformità dei contratti perché il nostro obiettivo era, ed è ancora oggi, l’esclusione dei contratti che puntano ad ottenere un risparmio da parte dei gestori del siderurgico ma che di conseguenza portano a comprimere i diritti dei lavoratori”.
Cosa comporta tutto ciò? Nelle ultime settimane circa 700 famiglie sono state interessate da procedure di licenziamento collettivo.
“Riteniamo positivo l’intervento dell’onorevole Turco secondo il quale c’è necessità di istituire un provvedimento di legge che tuteli le imprese dell’indotto e per rendere effettiva una clausola sociale nel Codice degli Appalti che preveda l’assegnazione nelle aree di crisi complessa una determinata percentuale degli appalti pubblici e privati alle aziende locali residenti sul territorio – prosegue Usb"

Un forte saluto commosso a Nadia Toffa da parte dei redattori di questo blog. Continuerà a vivere nelle battaglie di Taranto

Le Iene hanno dedicato un post commosso: "Qualcuno potrebbe pensare che hai perso, ma chi ha vissuto come te, non perde mai. Hai combattuto a testa alta col sorriso, con dignità e sfoderando tutta la tua forza, fino all'ultimo, fino a oggi. D'altronde nella vita hai lottato sempre. Hai lottato anche quando sei arrivata da noi, e forse é per questo che ci hai conquistati da subito. È stato un colpo di fulmine con te, Toffa".

Toffa ha raccontato lungamente la sua malattia sui social network, diventando un simbolo di forza e tenacia per molti malati. Il suo ultimo post su Instagram risale al primo luglio, prima del peggioramento della malattia. È una foto di lei, sempre sorridente, con il suo cagnolino totò. "Io e Totò unite contro l’afa ! E dalle vostre parti come va? Vi bacio tutti tutti tutti".

domenica 11 agosto 2019

ArcelorMittal e la crisi dell'acciaio - un'analisi di parte operaia

In questo periodo è ripresa alla grande la questione della crisi dell'acciaio a livello mondiale. ArcelorMittal è fino in fondo dentro questa crisi - e cerca di usarla per avere provvedimenti a suo favore, per non mettere i fondi necessari per la bonifica, la sicurezza, l'ambientalizzazione, e soprattutto per scaricarla sui lavoratori con 1400 in cassintegrazione e ricatti e minacce.

Ma perchè c'è la crisi, quali sono le vere cause?

Tempo fa in varie puntate abbiamo pubblicato stralci di un importante lavoro fatto da compagni lavoratori del 'Gruppo di lavoro 21 febbraio 1848': "La crisi mondiale della siderurgia".

Ora è utile riprenderlo, perchè gli operai abbiano una loro autonoma lettura, una visione di classe, assolutamente necessaria per avere una chiara rotta della strada di lotta da percorrere.

Occorre, in questo, respingere il tentativo dei padroni di tirare dalla loro parte (vedi lettera di ArcelorMittal agli operai) perchè facciano corpo unico con i padroni italiani contro padroni e lavoratori di altre nazioni.


Ma la crisi non è neutra, non è qualcosa determinata da cause tutte esterne o contingenti, non prevedibili, ma è la "normale" conseguenza - come tutte le crisi - del modo di produzione capitalista, oggi nella sua fase imperialista.
Per questo, insieme alla lettura completa del Dossier "La crisi mondiale della siderurgia", invitiamo gli operai a leggere i Quaderni di Formazione Operaia del primo ciclo su Marx e il Capitale e del secondo ciclo su Lenin e L'Imperialismo. 

Tutti questi materiali si possono richiedere, e ricevere anche on line, scrivendo a pcro.red@gmail.com

OGGI PUBBLICHIAMO STRALCI DI UNA DELLE PUNTATE  

La crisi mondiale della siderurgia
Gruppo di lavoro 21 febbraio 1848

Negli ultimi dieci anni il consumo mondiale di acciaio è cresciuto da 1.046 a oltre 1.600 milioni di tonnellate all’anno; nello stesso arco di tempo la capacità produttiva globale è aumentata da 1.300 a poco meno di 2.300 milioni di tonnellate l’anno. Se tutti gli impianti che sono attualmente in corso di costruzione nel mondo dovessero entrare in funzione, nel 2017 la capacità produttiva globale balzerebbe a oltre 2.400 milioni di tonnellate, per il 72% prodotte nelle nazioni periferiche. Il grafico che segue mostra chiaramente lo scarto crescente che si è andato man mano accumulando tra capacità produttiva (linea blu) e domanda (linea rossa) a partire dai primi anni Duemila...
Per effetto dell’eccesso di offerta, da un anno a questa parte il mercato ha iniziato ad essere sommerso da una valanga di acciaio a prezzi sempre più bassi, svelando lo stato di enorme sovrapproduzione in cui versa il comparto siderurgico su scala mondiale. A vendere sottocosto i

Volantino alle fabbriche contro il decreto sicurezza bis

sabato 10 agosto 2019

Al campo bruciato di Felandina dove abbiamo incontrato e parlato con i braccianti migranti


Un capannone interamente bruciato, in un campo simile ad una discarica. E' qui che abbiamo incontrato i braccianti migranti de la “Felandina” nella giornata di giovedì 8 agosto. La visione del campo e di quello che ha provocato l'incendio è dura ed è una denuncia lampante delle condizioni in cui sono costretti a vivere per lavorare centinaia di migranti, e che prima o poi dovevano  portare ad un terribile disastro. Del capannone bruciato non resta che lo scheletro, tutto all'interno è andato distrutto; ma l'incendio ha toccato anche un capannone vicino. I migranti ora dormono negli altri capannoni, in una condizione chiaramente impossibile, ma già da prima.ì

Siamo andati innanzitutto per portare la solidarietà e la nostra vicinanza dopo l'atroce morte di Eris Petty, di 28 anni, nigeriana, del cui corpo si sono trovati solo resti carbonizzati.
I braccianti ci hanno raccontato quello che è successo, il gigantesco scoppio che solo perchè la maggiorparte erano al lavoro non ha provocato tante altre morti. L'intervento dello Stato e delle Istituzioni ha avuto agli inizi un solo scopo, allontanare i migranti che non hanno potuto recuperare nulla di quello che avevano nel capannone, e in primis i documenti, per cui tanti ora, pur avendo il permesso di soggiorno, senza i documenti è come se fossero “inesistenti. e questo, dicono i migranti, ora è il problema più urgente.
Dopo il primo giorno - hanno detto i migranti - nessuno è venuto, nè istituzioni (giovedì impegnate

Porto AM - Lavoratori in cassintegrazione e le ditte appaltatrici ingrassano

Il "sequestro del IV sporgente e l’impossibilità di utilizzare le tre gru (‘DM5’, ‘DM6′, DM8’), cosa che proseguirà anche una volta che lo stesso sarà dissequestrato dalla magistratura, viste le decine di milioni di danni che hanno subito... ha comportato che  lo scarico del minerale venisse effettuato presso la banchina del Molo Polisettoriale da parte della società Italcave per conto della multinazionale ArcelorMtital, in base ad un accordo commerciale stipulato tra le parti.
Accordo che, dopo svariate settimane di indagini, siamo riusciti a conoscere anche nei suoi dettagli economici: secondo le nostre fonti molto accreditate, ArcelorMittal verserebbe ben 16 euro per ogni singola tonnellata nelle casse dell’Italcave. Lo scarico avviene direttamente nei cassoni telenotati dei camion tramite l’utilizzo di gru semovente su ruote, attrezzata con benna bivalve e di una tramoggia aspirata e depolverata (eco-hopper). Questa operazione consente lo scarico di non più di 10.000 tonnellate di minerale al giorno. Ora, stante che l’accordo commerciale dura dallo scorso 20 luglio, ovvero da 20 giorni, questo significa che se ogni giorno sono state scaricate sempre 10mila tonnellate, vuol dire che ogni giorno ArcelorMittal versa nelle casse dell’Italcave 160.000 euro, che per 20 giorni fanno la bellezza di 3,2 milioni di euro...".

E ARCELORMITTAL SI LAMENTA DELLA PERDITA DI SOLDI, PER I PROBLEMI DI SEQUESTRO, FERMI E INTERVENTI SUGLI IMPIANTI, ECC.?!

TANTISSIMI SOLDI MENTRE GLI OPERAI, SIA QUELLI RIMASTI IN ILVA AS, SIA QUELLI DI ARCELORMITTAL, anche quelli che lavoravano al porto, SONO IN CASSINTEGRAZIONE, ANCHE IMPEGNATI IN CORSI INUTILI, A SPESE DELLA COMUNITA'?!

Questi lavori invece potrebbero farli, dopo eventuale formazione, gli operai in cig, o nell'affidamento dell'appalto si può imporre una clausola sociale che obblighi la ditta appaltatrice a far lavorare operai AM e Ilva.

AM - Altro che interventi sulla sicurezza - le denunce dei lavoratori, dei delegati aumentano di giorno in giorno

Queste denunce mostrano quanto siano ancora una volta inutili le "commissioni", "Task force sulla sicurezza", che, bene che vada, intervengono in generale troppo tardi, con a volte anche dubbi di collusioni da parte di chi dovrebbe controllare.

SERVE UNA POSTAZIONE ISPETTIVA FISSA IN FABBRICA, SOTTO IL CONTROLLO DEI LAVORATORI E DEI DELEGATI NON CORROTTI.
Questa battaglia è tempo di farla ora!

DALL'USB: 
"E' serio e pericoloso l'attuale scenario che si presenta in alcune aree degli impianti delle cokerie nello stabilimento ArcelorMittal Italia di Taranto dove sono costretti ad operare i lavoratori.
Questa situazione - denunciano il coordinatore di fabbrica Mercurio Vincenzo insieme alle #RSU del sindacato Usb Taranto - rappresenta totale mancanza di sicurezza. Denunciamo l'ennesima criticità alle Autorità competenti prima di raccontare di gravi incidenti in una fabbrica dove i gestori continuano a condurre gli impianti a suon di proclami ed alcuni sindacati, invece di svolgere la loro ordinaria attività sindacale, delegano le loro responsabilità alla nota “Task Force sicurezza", con scarsi o nulli risultati a quanto pare".
Alessandro D'Amone , Rappresentante dei Lavoratori alla Sicurezza dell'#USB Taranto, fa notare che alcune travi #IPE degli impianti cokeria sono totalmente corrose. Su queste travi appoggiano lamiere che costituiscono una passerella su cui transitano operai e mezzi adibiti alla manutenzione. Le strutture di cemento armato delle torri di spegnimento delle cokerie cadono a pezzi:si notano le strutture armate dove il cemento non c'è più, il tutto soggetto ad agenti corrosivi come sostanze oleose derivanti dalla marcia degli impianti che trasudano e colano giù dai muri della stessa struttura. L'#USB fa inoltre notare che la procedura in cui avviene la misurazione dei vapori delle torri di spegnimento coke, che ricordiamo, sono vapori che veicolano in aria quantità di coke e queste quantità devono rispettare un determinato paramentro indicato nelle prescrizioni #AIA, mostrerebbe qualche anomalia. La struttura adibita alla misurazione, durante l'emissione dei vapori, dovrebbe appoggiare sulla torre mentre notiamo sistematicamente che rimane sospesa in aria e quindi, in questo modo, non capterebbe a pieno i vapori che fuoriescono dalla torre, che, inoltre, considerata la sua condizione fatiscente, emette vapori ben prima del suo convogliamento finale dove, appunto, si dovrebbe effettuare la misurazione. Riteniamo, pertanto, che la stima delle quantità di coke contenute nei vapori delle torri di spegnimento sia completamente falsata.

AL PORTO
Al reparto IMA 1 del II sporgente del porto di Taranto, in concessione all’ex Ilva ora ArcelorMittal Italia, la macchina ‘CM1’, lo scaricatore di loppa, non ripartirà. quando è stata rimessa in esercizio la macchina - dopo l'intervento dello Spasal - sono stati riscontrati non pochi problemi, segnalati dai lavoratori ai sindacati i quali hanno subito allertato l’azienda e fatto scendere i lavoratori dalla macchina. Tra le criticità segnalate “la cerniera del braccio dello scaricatore visibilmente arrugginita, storta e con notevoli rigonfiamenti, che può pregiudicare l’utilizzo in piena sicurezza della macchina“; inoltre si presentato un problema sull’impianto di grassaggio argani, cosa che produce un forte rumore mentre la macchina è in movimento; infine si presentava anche un problema ad un cavo che andava sostituito.

"qui - come scrive Gianmario Leone sul Corriere di Taranto - la responsabilità va divisa tra tutte le

Lettera di AM ai lavoratori per averli dalla sua parte

ArcelorMittal da un lato minaccia, continua a ricattare di andarsene, presenta ricorso contro il tentativo di revisione del piano AIA, mentre ha incassato l'immunità penale - che comunque non gli basta, perchè per AM dovrebbe agire per tutte le violazioni sul piano della salute, sicurezza, ambiente, e per esempio ora impedire un processo per la morte di Massaro; dall'altro lato manda una lettera ai lavoratori, in cui rassicura, dice che sì ci sono dei problemi ma "insieme possiamo farcela", scrive che dialoga con le istituzioni (ma chiaramente il dialogo è a senso unico: solo per avere, non per dare...), ecc. ecc. - la riportiamo sotto.

Non è la prima volta che i padroni "scrivono" ai lavoratori. Lo fece anche la "buon'anima" di Marchionne. Più sfuttano i lavoratori, più mettono a rischio il lavoro, e qui a Taranto la salute, la vita stessa e più scrivono...
AM lo fa per tirare i lavoratori dalla sua parte, proprio nel momento in cui mette fuori altri 1400 operai, a poche settimane dalla morte dell'operaio Massaro; lo fa in una situazione sempre più a rischio in tanti reparti - per cui le denunce dei lavoratori e sindacali sono "acqua fresca" (vedi ennesima denuncia in altro post), lo fa mentre porta avanti aperte azioni antisciopero, contro i diritti sindacali dei lavoratori.
Allora chi fesso può credergli?
Ma c'è un altro aspetto da considerare. Questa lettera dimostra anche che ArcelorMittal è in difficoltà, teme di aver fatto male i suoi conti, ma vuole eccome mantenere la sua importante postazione di Taranto nella guerra sul mercato mondiale dell'acciaio, e cerca di avere dalla sua la forza effettiva di questa fabbrica, gli operai, mentre scarica su di loro le conseguenze del suo "braccio di ferro", della crisi dell'acciaio. 
Ma se gli operai comprendono che sono effettivamente la forza di questa fabbrica, allora sì che le cose potrebbero cambiare, e nell'interesse dei lavoratori.

LA LETTERA
«Mi rendo conto - scrive Jehl - che non è stato facile, soprattutto dopo il tragico incidente che ha causato la morte del nostro collega Cosimo Massaro. Ho quindi deciso di scrivervi perché vorrei condividere con voi alcune riflessioni. Prima di arrivare in Italia ero consapevole delle dimensioni della sfida che avremmo dovuto affrontare. Per una combinazione di fattori questi primi mesi sono stati ancora più complessi rispetto alle attese e a quanto ognuno di noi avrebbe sperato, ma questo non ha cambiato la mia profonda convinzione sulle enormi potenzialità di questa azienda e delle persone che vi lavorano ogni giorno. L’obiettivo, come sapete, è che entro il 2023 ArcelorMittal Italia

ArcelorMittal indagata per la morte di Cosimo Massaro - Che sia processata e condannata


ArcelorMittal indagata per la morte del gruista il 10 luglio per "concorso in omicidio colposo e rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro". Con queste ipotesi di reato anche la società ArcelorMittal è stata iscritta nel registro degli indagati per la morte dell’operaio Cosimo Massaro, avvenuta lo scorso 10 luglio, dopo che la gru sulla quale stava lavorando nel porto di Taranto si era spezzata per una tempesta, precipitando in mare. La società che gestisce il siderurgico ex Ilva nel capoluogo jonico è la decima indagata dalla procura di Taranto.
Le altre nove persone sulle quali i magistrati stanno svolgendo accertamenti sono Stefan Michel Van Campe, datore di lavoro e gestore dell’attività produttiva di ArcelorMittal; Vincenzo De Gioia, capo divisione Sbarco materie prime parchi primari e rifornimenti; Carmelo Lucca, capo area sbarco materie prime; Giuseppe Dinoi, capo reparto di esercizio; Domenico Blandamura, capoturno di esercizio del IV sporgente; Stefano Perrone, della squadra di esercizio del IV sporgente; Mauro Guitto, capo del reparto manutenzione meccanica; Andrea Dinoi, capo del reparto di manutenzione elettrica, e Teodoro Zezza, altro capoturno di esercizio al quarto sporgente.

ArcelorMittal - Premi a chi non ha scioperato per l'operaio morto - I padroni sempre sono una razza schifosa...

Premi in busta paga, pari a circa 500 euro, ad alcuni lavoratori che non hanno scioperato il giorno della morte di Cosimo Massaro, e che hanno permesso di non rallentare la marcia degli impianti e la produzione.
IL PROFITTO SULLA VITA DEGLI OPERAI!
I padroni, che si chiamino Riva o ArcelorMittal non si fermano di fronte a niente: muore un operaio, ma la produzione deve andare avanti... Perchè un operaio si può sostituire e la sua morte non pesa..., una perdita di profitti pesa eccome invece...
I PADRONI SI DIMOSTRANO SEMPRE UNA RAZZA SCHIFOSA
Si sono fatti vedere al funerale di Cosimo Massaro, seduti in prima fila, hanno fatto comunicati di cordoglio, ma nello stesso tempo "pregano" e agiscono perchè tutto continui come prima e più di prima.
Una cosa che doveva e deve far "salire il sangue agli occhi agli operai" - altrimenti non bastano i comunicati sindacali di denuncia.

Ma diciamo chiaramente, e denunciamo, che anche i lavoratori che non hanno scioperato sono coinvolti. Anche loro hanno scelto. Hanno scelto di obbedire ai capi, di mostrarsi ligi agli interessi del padrone, di pensare alla salvaguardia del proprio tornaconto... Al di là se ci sono state (e sicuramente ci sono state) pressioni, ricatti, di fatto questi lavoratori hanno scelto di stare con ArcelorMittal e non con la maggioranza degli operai in sciopero, non col illoro compagno che aveva perso la vita...
E questo non giustifica, non assolve nessuno!

venerdì 9 agosto 2019

Manduria - il becero razzismo fascioleghista che insulta i bambini e che imbarbarisce!

(da La Gazzetta del Mezzogiorno)
Manduria, bambina di colore insultata in un negozio: «Sei negra, puzzi»
La mamma della piccola vive da tempo in Inghilterra e ha denunciato: «Nessuno è intervenuto»
«Tua figlia è una negra che puzza». Bersaglio dell’insulto razzista è stata Mia, una splendida bambina figlia di Silvana, una signora manduriana che da anni vive in Inghilterra. In un esercizio pubblico, Mia aveva dapprima socializzato con altri bambini coetanei. Poi i primi dispetti nei suoi confronti. In sua difesa è intervenuta la madre, la quale ha chiesto ai genitori degli altri bambini di intervenire. Per tutta risposta è arrivato l’epiteto razzista all’indirizzo della incolpevole bambina.

«Alla scena hanno assistito numerosi adulti, ma nessuno di loro si è scandalizzato. Hanno fatto finta di nulla» rimarca, il giorno dopo, Silvana, che ha lanciato la denuncia attraverso i social.
«Non posso tralasciare il fatto che ci siano ragazzini e poi anche genitori che definiscono “negra che puzza” e che ha la testa color cacca mia figlia, ma nessuno interviene e reagisce» prosegue Silvana.
«Allora mi faccio qualche domanda mentre guardo Mia piangere perché il termine di paragone proprio non le piace. Forse la malinconia che sento per l’Italia è eccessiva? Forse “casa” è meno casa di ciò che era qualche anno fa? Ho sbagliato a insegnare a mia figlia la lingua italiana perché ora capisce le offese che le rivolgono? Ho sbagliato a insegnarle ad essere educata e che invece sarebbe opportuno tirare due schiaffoni a certi mocciosi? La capacità di sopravvivere alla solitudine rende più forti e consapevoli, mentre l’incapacità alla stessa rende inclini a farsi piacere anche le più vergognose situazioni?».

giovedì 8 agosto 2019

Osservatorio Ilva: focus sul Piano Ambientale

Ecco i temi della riunione dello scorso 28 marzo. Da ISPRA e ARPA aggiornamento su ispezione e attuazione Piano Ambientale

    pubblicato il 04 Maggio 2019, 16:59
    21 mins

    Al di là del solito teatrino che puntualmente viene inscenato in questa città e in tutta Italia oramai, ogni qual volta arrivi una novità sulle vicende del siderurgico, proviamo a fare il punto su quanto sta avvenendo all’interno della grande fabbrica in merito all’attuazione del Piano Ambientale. Il tutto, come sempre, dopo aver preso visione, letto e approfondito documenti su documenti. Che sin dai tempi del ‘TarantOggi‘, da oltre 15 anni, riteniamo l’unico approccio possibile a vicenda così complesse.

A pochi passi da Taranto, nel ghetto dei migranti braccianti di Metaponto muore in un incendio una giovane bracciante nigeriana - Eris Petty Stone - nostra sorella di classe!

Il corpo della giovane nigeriana di 28 anni  non è  stato recuperato perché si trova in una posizione rischiosa a causa delle presenza di bombole di gas.  La bracciante era arrivata in Italia nel 2015, quando presentò domanda per il permesso di soggiorno alla questura di Padova che però la respinse. In seguito la 28enne, che aveva due figli nel  luogo di origine, aveva fatto ricorso ed era in attesa del responso

L' incendio è scoppiato in un capannone in provincia di Matera. Lo stabile è l’ex complesso industriale “La Felandina”, situato a Metaponto di Bernalda, che ospita stabilmente diversi immigrati che lavorano come braccianti nei campi della zona. Si tratta di una struttura in cui uomini e donne vivono da anni in condizioni precarie e nel quale le fiamme hanno iniziato a divampare la mattina del 7 agosto per cause ancora da accertare, ma non si tratta di rogo doloso. Una prima ipotesi è che l’incendio sia scaturito dall’esplosione di una delle bombole di gas presenti nel capannone

I media locali riportano che le condizioni della struttura erano talmente malandate da far pensare che fosse “solo questione di tempo” prima che avvenisse qualche incidente, mentre molti commentano l’accaduto riferendosi a “La Felandina” chiamandola “il ghetto”... i migranti sono intanto stati radunati all’esterno della struttura in attesa di recuperare le proprie cose.

La dichiarazione dello Slai cobas per il sindacato di classe Taranto 
Ora le ipocrite dichiarazioni di istituzioni e sindacati complici dei padroni e padroncini dello sfruttamento e delle orrende condizioni di abitabilità e vita dei braccianti - dichiarazioni utili solo a sgomberi, deportazioni, ulteriori ricatti - 
Invece che assistenza ' comitato per l'ordine e la sicurezza'!
Vogliamo il permesso di soggiorno per tutti, vogliamo case e trasporti

Una morte annunciata": dice don Pasquale Giordano
, parroco a Bernalda e responsabile Caritas interparrocchiale in una intervista a Radio Vaticana Italia, .. L’area era degradata e «il Demanio che avrebbe potuto rendere più umana, magari impiantando una pompa d’acqua, la vivibilità di quella zona» non è intervenuto.
La comunità ecclesiale, che cerca di aiutare queste persone, "si è attivata per sensibilizzare le istituzioni ma - prosegue don Pasquale - abbiamo trovato indisponibilità dovuta al fatto che le norme attualmente vigenti puntano molto sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina» e quindi, è la conclusione del sacerdote, «ogni azione che si sarebbe potuta compiere per rendere più vivibile quell'area è stata bloccata per la paura di incorrere nella violazione della legge».
"È successo sotto casa nostra. L'orrenda morte di una donna in un capannone dell'area industriale (mai nata) Felandina, dove sono ammassati centinaia di lavoratori che vengono utilizzati in agricoltura soprattutto in questo periodo di raccolta dei prodotti della terra, chiama in causa le responsabilità di ciascuno di noi. Nessuno escluso". Così in una nota Salvatore Adduce, presidente di Anci Basilicata.

Il sindaco di Bernalda, Domenico Tataranno, ha commentato così la morte della donna: “Prima di tutto viene il dolore che è priorità in una situazione complessa come questa, legata a un problema mondiale come quello dei migranti, che è gestito in primis dagli amministratori locali con pochi mezzi e tanti problemi da affrontare”. “Abbiamo da tre mesi un’ordinanza di sgombero degli immobili, occupati da circa 500 persone – ha aggiunto il primo cittadino – ma i tempi della burocrazia sono quelli che sono”. A lui si unisce anche il presidente della regione Basilicata, Vito Bardi, che attraverso il suo ufficio stampa comunica: “Come comunità di Basilicata facciamo nostro questo dolore, la Regione sarà in queste ore al fianco del Comune di Bernalda per offrire supporto nella gestione dell’emergenza”. “Darò specifiche indicazioni – ha aggiunto il presidente regionale – perché si faccia in Regione prima possibile il punto della situazione per il coordinamento delle azioni”.

Sono 500 i migranti, tutti regolari, che vivono in condizioni disumane

Venerdì 9 agosto riunione urgente del circolo di proletari comunisti Taranto - info pcro.red@gmail.com

- Contro il decreto sicurezza fascista - razzista - antiproletario che colpisce immigrati/ONG e lotte proletarie
- mobilitazione a fianco dei migranti a partire  dalla solidarietà per la morte della giovane bracciante nigeriana morta nel ghetto di Metaponto  
- contro la nuova immunità parlamentare data ai padroni dell'ArcelorMittal
- contro le gravi condizioni di salute e sicurezza in fabbrica

Campagna prolungata contro il governo ingannapopolo e fasciorazzista Salvini/DiMaio - verso sciopero e manifestazione.

Prima info - Ai padroni dell'ArcelorMittal ridata l'immunità parlamentare

Una norma ad hoc per l’ex Ilva inserita nel decreto Imprese ed approvata  nel corso del Consiglio dei Ministri. Era nell’aria da giorni e com’era ampiamente prevedibile 
Quello che trapela da Roma però, al momento è molto poco chiaro. Soprattutto non riusciamo al momento a capire cosa ci sia di diverso rispetto all’art. 46 del decreto Crescita, attraverso il quale era stata approvata una norma che andava a riscrivere il comma 6 dell’art. 2 del decreto legge del gennaio 2015, nel quale fu inserita la famosa e discussa esimente penale per i Commissari straordinari di Ilva in AS e per i futuri proprietari dello stabilimento, che prevedeva come “le condotte poste in essere in attuazione del Piano di cui al periodo precedente non possono dare luogo a responsabilita’ penale o amministrativa del commissario straordinario e dei soggetti da questo funzionalmente delegati, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell’incolumita’ pubblica e di sicurezza sul lavoro“.
Ciò detto, nella norma approvatadal Cdm, sarebbe stata confermata la scomparsa dell’immunità estesa sino al 2023 e l’introduzione di un piano di tutele legali a ‘scadenza’. Secondo quanto hanno appreso

Foggia: Aggressioni razziste contro i migranti - massima solidarietà

«Minacce verbali, minacce di violenza e anche di morte». Da mesi i lavoratori che sono assistiti dal progetto sanitario mobile di Intersos nei ghetti della provincia di Foggia, la maggior parte migranti dell’Africa sub-sahariana – denuncia l’associazione – «ci riferiscono crescenti intimidazioni da parte di italiani». Occorre interrompere questa violenza di stampo razzista e la narrazione che la alimenta, prima che un altro omicidio si compia nel silenzio generale.

“L’aria è cambiata, vi ammazziamo tutti”, ci hanno raccontato di aver sentito in questi mesi quando

martedì 6 agosto 2019

Taranto- rischio esplosione in acciaieria 1 ex Ilva

(Corriere di Taranto)
 Grave perdita di acqua nel cono/anellone esterno durante la fase di conversione della ghisa in acciaio nel Convertitore 2 in Acciaieria1 dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto. La denuncia arriva dai delegati USB, RLS D’Amone e RSU Masella, “che segnalano come nonostate la loro segnalazione, il caporeparto abbia consentito il caricamento del convertitore e conseguente colata in una situazione di serio rischio che poteva causare una esplosione con il contatto tra acqua e acciaio liquido, coinvolgendo i lavoratori“.
Dopo aver contattato lo Spesal – dichiara Francesco Rizzo, coordinatore provinciale USB – non si è reso disponibile  nessuno per intervenire in questa situazione che ha posto a serio rischio i lavoratori e non ci rimane, quindi, che contattare Carabinieri e Vigili del Fuoco esterni all’azienda. Per i lavoratori dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto recarsi sul posto di lavoro rappresenta un serio pericolo e significa affidare la propria vita alla fortuna tra impianti che andrebbero fermati immediatamente perché rappresentano totale carenza di sicurezza” conclude.

lunedì 5 agosto 2019

Il Decreto sicurezza di Salvini: infame repressione delle lotte!

Il Decreto sicurezza di Salvini (e di tutto il governo) è razzista, fascista, disumano.

Un'altra voce contro da Osservatorio controlla repressione
Decreto sicurezza: non è solo disumanità…si tratta di repressione.

agosto 04, 2019

Agenti di Polizia Locale impiegati nell’ordine pubblico, nel controllo delle scuole attraverso unità cinofile, agenti di Pm a pattugliare le strade del centro storico, agenti di Pm assenti nei distaccamenti periferici, poche unità assegnate alla lotta all’abusivismo edilizio o ai quartieri (in pianta stabile), scarsa, per non dire nulla, attenzione ai fenomeni di inflitrazione mafiosa e criminale sui territori, dotazione di armi non letali per risparmiare sui dpi, sulle macchine di servizio, sugli strumenti ordinari di lavoro.

Abbiamo appena descritto la gestione della Polizia locale in un capoluogo di provincia e a prescindere dal colore della Giunta, le ordinanze dei Sindaci, i linguaggi utilizzati, le priorità individuate ma soprattutto la cultura di fondo nella gestione delle emergenze sociali rimane sempre la stessa, il “filo nero” che ha caratterizzato, in epoche e culture diverse tra loro, la cultura securitaria a destra e a sinistra, da Minniti a Salvini senza dimenticare i loro padri politici: Pecchioli (esponente del PCi) e Cossiga.

Ci viene detto che i cittadini vogliono essere sicuri a casa loro ma spesso una casa bisognerebbe averla se pensiamo alle migliaia di sfrattati, bisognosi e per questo occupanti, una emergenza sociale ed abitativa che il Governo potrebbe gestire solo con ordinanze di sgombero emanate dal Ministero degli interni.

La sicurezza percepita stride con la insicurezza delle nostre vite, chi lavora non arriva a fine mese, chi invece un impiego non lo ha, se fortunato trova qualche lavoretto al nero o part time.

Stiamo esagerando? Siamo certi di no, nell’estate in cui ci si occupa ogni giorno di sapere dove sia il Ministro Salvini, se al mare o in montagna, se con la fidanzata oppure in spiaggia con qualche avvenente signora, nell’estate in cui si continua a morire (ma in silenzio) nel Mediterraneo durante le traversate della morte su gommoni sgonfi e barche di fortuna, nell’estate 2019 è passata sotto silenzio l’approvazione del Pacchetto sicurezza.

Difficile criticare Don Ciotti un simbolo nella lotta antimafia e nella opposizione alle leggi securitarie ma il decreto sicurezza non rappresenta solo il trionfo della disumanità, anzi dirlo e scriverlo rende un cattivo servizio a chi si oppone ai decreti Salvini. Le leggi sono sempre al servizio del potere e quasi mai espressione dei diritti civili, e ancor meno sociali, lo diventano se espressione di un movimento sociale, culturale e politico con forti rivendicazioni.

Se parliamo del decreto sicurezza solo in termini di leggi disumane verso i migranti si perde per strada una parte dirimente del problema, ove si colpiscono i manifestanti, i blocchi stradali, le occupazioni di casa e degli spazi vuoti, si esprime allora una critica parziale e riduttiva che alla fine fa il gioco di Salvini e della sua propaganda contro le Ong, la solidarietà espressa dalle comunità laiche e cattoliche.

Perchè il decreto sicurezza non è stato pensato solo contro le Ong e quanti soccorrono nel Mediterraneo uomini e donne destinati alla morte, il Pacchetto sicurezza 1 e 2 rappresentano un percorso, iniziato con Minniti, destinato a incidere sul tessuto sociale, accompagnato da ordinanze dei Sindaci, circolari Ministeriali e altre disposizioni di legge.

Siamo in presenza di una vera e propria repressione sociale e politica e a non della semplice disumanità, la campagna d’autunno sarà contro i campi rom e le occupazioni, non per costruire ospedali ove non esistono, non per mettere in sicurezza gli edifici scolastici o sanificare le strutture ospedaliere. Ai genitori non viene lanciato il messaggio che le scuole frequentate dai loro figli saranno ammodernate, dotate di laboratori e palestre, non viene detto che ci saranno piu’ insegnanti e per un numero maggiore di ore per coinvolgere sempre piu’ nella vita scolastica i ragazzi, alle famiglie si parla dei cani antidroga e della presenza di unità cinofile davanti alle scuole, le stesse scuole che poi potranno cadere giù in assenza di manutenzione.

Al cittadino non si lancia il messaggio che i quartieri ghetto o le periferie degradate saranno cambiate con interventi edilizi pensati per restituire dignità e socialità alle aree urbane, al cittadino si racconta che rimuovendo il campo rom e il centro sociale la (sua) città tornerà a splendere, in un colpo solo scomparirà il caos e la piccola criminalità.

Per queste ragioni urge cambiare anche il linguaggio della politica, ben vengano parole forti destinate al cuore e alla mente ma quello che serve è parlare non solo a una minoranza sensibile ed umana, servono ragionamenti inclusivi e collegamenti immediati tra migranti e autoctoni, urge trasmettere messaggi semplici e chiari: il pacchetto sicurezza non attacca solo i migranti ma riguarda noi tutti\e, presto o tardi i trattamenti disumani saranno destinati anche a noi, sarà sufficiente opporsi ad un datore di lavoro che ci affama o rivendicare l’utilizzo sociale di uno spazio abbandonato, basterà protestare con energia contro qualche ordinaria ingiustizia per essere colpiti, con ferocia, dal Pacchetto sicurezza (le prime vittime non saranno solo i migranti ma bisognosi di casa, i partecipanti a blocci stradali e alle occupazioni ). E i codici penali saranno non solo disumani ma ingiusti

I fenomeni collettivi si vanno trasformando in episodi criminali, siano essi la partecipazione a un presidio con blocco stradale o alla solidarietà attiva verso i migranti, questo  passaggio non puo’ essere descritto con la mera categoria della disumanità, siano invece davanti a una scelta giuridica, politica e  sociale ben studiata ossia la criminalizzazione delle lotte sociali, l’isolamento di chi si oppone allo status quo, ci indirizziamo verso lo stato penale, la crimunalizzazione di tutti i potenziali oppositori e l’adozione di leggi speciali con il silenzio assenso della opinione pubblica, anzi rispetto al passato avremo anche la partecipazione attiva degli enti locali .

Parlare allora di semplice disumanità puo’ essere fuorviante perchè impedisce di cogliere la mostruosità e la nocività del decreto sicurezza che riguarda tutti\e:autoctoni e migranti, intellettuali e analfabeti, garantiti e non garantiti.

Federico Giusti

lunedì 29 luglio 2019

COMUNICATO sul seminario del 19-20-21 luglio, tenutosi a Taranto.

Sono stati tre giornate intense, interessanti, che hanno posto questioni centrali per la lotta delle donne e spunti, stimoli teorici, ma anche di linea politica e di prassi conseguente, su cui tornare a riflettere e approfondire.
Vi è stata una partecipazione di realtà e compagne importanti per le lotte che fanno e dirigono; sono soprattutto lavoratrici, precarie, operaie, che nelle loro realtà sono quotidianamente impegnate nelle battaglie contro gli attacchi alle condizioni di lavoro e di vita particolarmente opprimenti verso le donne e sulle lotte generali delle donne, da Milano a Pavia da Bologna alla Toscana, da L'Aquila a Taranto, a Palermo, ecc.
Nel pomeriggio del venerdì 19 vi è stata anche la partecipazione e intervento delle compagne di Rete Campagne in lotta, da anni impegnate nelle lotte dei migranti, braccianti del foggiano, e che ora hanno aperto il fronte della condizione e organizzazione delle lotte delle donne migranti. Si è realizzato un utile scambio di esperienze e confronto tra le realtà delle migranti/braccianti nei ghetti, vittime di tratta e le lotte delle lavoratrici immigrate nelle fabbriche del nord.
Il dibattito non è stato affatto scontato. Quando si è fatto riferimento alle esperienze ricche di lavoro, di lotte delle lavoratrici, alla battaglia come donne nei sindacati di base, è stato fatto per rielaborarle, riflettere su di esse, per analizzarle e socializzarne i lati positivi, ma anche i limiti, la necessità di far

domenica 28 luglio 2019

CONOSCERE E RICHIEDERE LA VASTA PRODUZIONE DI PUBBLICAZIONI DEL MFPR

Come è stato detto nel seminario 19-21/7 organizzato dal Mfpr
Chi ha più interesse delle donne alla teoria rivoluzionaria?
Gli opuscoli si possono richiedere a: mfpr.naz@gmail.com
Una selezione dei tanti opuscoli usciti - finora 47

sabato 27 luglio 2019

NUOVA EDIZIONE DEL QUADERNO DI FO SULLO STUDIO DE "LE LOTTE DI CLASSE IN FRANCIA" DI MARX - Richiedere a: pcro.red@gmail.com

I tre scritti storici di Marx sono lo strumento scientifico, essenziale dell’applicazione del pensiero e della teoria marxista alla politica, alle classi, alle dinamiche dello Stato, e, quindi, sono un’arma indispensabile della scienza della rivoluzione. Oggi più che mai questo studio è necessario in una fase di confusione reale e indotta e di difficoltà, per le avanguardie proletarie e spesso anche rivoluzionarie, di autonomia di analisi di classe e di "rotta politica".

La scienza è scienza, si studia e si assimila con sforzo e passione. La scienza della rivoluzione non è solo un libro, è vita, fusa con attività ed esperienza.

Solidali con i migranti aggrediti contro porci e vigliacchi razzisti - Costruiamo la lotta, l'autorganizzazione e l'autodifesa - Slai cobas per il sindacato di classe - info slaicobasta@gmail.com 3475301704

Palagiano, aggrediscono con spranghe e bottiglie 3 extracomunitari: denunciati

TARANTO - Un’aggressione di matrice xenofoba nei confronti di tre cittadini extracomunitari sarebbe avvenuta nei giorni scorsi a Palagiano (Taranto): è quanto denunciano l’Arci locale e l’Arci Puglia, aggiungendo che i malcapitati sarebbero stati minacciati e colpiti con spranghe e bottiglie. Uno dei tre, sottolinea SvegliArci Palagiano, «è stato trasportato da noi al pronto soccorso affinché gli fosse medicata una ferita da taglio provocata da una una bottiglia di vetro lanciatagli contro. Gli autori sono del posto. Si sono sentiti in diritto di minacciare i ragazzi con una spranga di ferro e poi di inseguirli a tutta velocità con la propria auto». L'associazione annuncia che «è stata depositata una formale denuncia querela nei confronti degli autori dell’aggressione».

L’Arci Puglia in una nota fa presente che «continuano a moltiplicarsi nella nostra regione, e in tutto il Paese, le aggressioni xenofobe e razziste. L’escalation di violenza ed odio che sta investendo la nostra società deve essere immediatamente fermata promuovendo una cultura di pace e solidarietà, con coraggio e determinazione.

A partire dalla sicurezza... PIATTAFORMA PROPOSTA DALLO SLAI COBAS

Sicurezza piano di emergenza: area per area, fermare l'attività produttiva per verifica, interventi, manutenzione straordinaria su tutti gli impianti, macchinari, a partire dal porto, dalle gru, per loro messa in sicurezza o sostituzione impiegando le tecnologie più avanzate;
Per questo, lavoro H24 su 7 giorni, nuovo piano ambientale straordinario, nuove risorse finanziarie; riduzione drastica dei tempi di attuazione del piano in corso, a partire dalle aree più a rischio e inquinanti
Nessun operaio senza lavoro, nessun operaio con riduzione di salario; un lavoro di questo tipo in tutta la fabbrica, l'avvio di un piano di manutenzione straordinaria, richiede il blocco della cassintegrazione e l'assunzione dei lavoratori in cigs Ilva AS (molti, più del 50% sono addetti proprio alla manutenzione), per i lavori di messa in sicurezza, bonifiche interne;
No a corsi di formazione inutili, Sì a corsi di formazione in funzione di questi lavori.
Postazione fissa ispettiva in fabbrica (Spesal, Arpa, Ispettorato del lavoro), per controllo, intervento quotidiano preventivo sullo stato delle aree, e della sicurezza dei lavoratori, per deterrenza e pronto intervento per situazioni di pericolo, inosservanza procedure di sicurezza.
Gli ispettori in ogni area devono essere affiancati da delegati, Rls e rappresentanze degli operai decisi dagli stessi lavoratori, e fuori dal controllo dei capi;
Rimozione/sospensione dei capi che risultano indagati per infortuni dalla magistratura.
Aumento rilevante del numero degli RLS, se eletti direttamente dai lavoratori area per area, e revocabili in ogni momento. Il numero degli Rls deve essere in proporzione al numero di operai e alla specificità dei rischi rilevanti nella fabbrica siderurgica.
Applicazione rigida da parte dei lavoratori dell'art.44 del TU sulla sicurezza che dice: “Il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro o da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno”.
Prepensionamento – 25 anni bastano - che salvaguardi la salute e risarcisca gli operai, benefici amianto e applicazione per gli operai siderurgici della normativa sui lavori usuranti.
Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, per l'impiego di tutti gli operai in AM
Piano, entro l'anno in corso, di applicazione delle migliori tecnologie produttive a livello mondialeper superamento aree e impianti inquinanti.
17.7.19

SLAI COBAS per il sindacato di classe
Taranto via Livio Andronico, 47 – slaicobasta@gmail.com - 3475301704