lunedì 9 dicembre 2019

LA PAURA NON CI APPARTIENE: CHE LA LOTTA DELLE CAMPAGNE TROVI ECO IN TUTTA ITALIA. BLOCCHIAMO IL PAESE! - Da Campagne in lotta

Nuovo comunicato sullo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici delle campagne dello scorso venerdì 6 dicembre, a Foggia e a Gioia Tauro. 


LA PAURA NON CI APPARTIENE: CHE LA LOTTA DELLE CAMPAGNE TROVI ECO IN TUTTA ITALIA.
BLOCCHIAMO IL PAESE!

Bloccare in contemporanea, per ore, i varchi di uno dei porti commerciali più importanti d’Italia e una zona industriale strategica, in un Paese come quello in cui viviamo, è una scelta ben precisa e ponderata. In un contesto in cui le leggi razziste e fasciste reprimono con sempre maggior forza le forme di conflittualità tipiche di quelle lotte che negli ultimi anni hanno fatto tremare il paese; in un tempo in cui ci si indigna, ci si dichiara antirazzisti e si parla, dai palchi e sugli schermi, di opposizione al DL Salvini, per chi è costretto a vivere segregato in ghetti e campi l’unica arma efficace per farsi ascoltare è bloccare i flussi di merci che alimentano il sistema che ci strozza.
Lo sanno bene le centinaia di lavoratori e lavoratrici dell’agroindustria che nella grande giornata di lotta del 6 dicembre, a Foggia ed in Calabria, hanno scelto di mettere in gioco i propri corpi, il proprio cuore, il proprio coraggio perché consapevoli che il tempo delle chiacchiere è finito: non si

In siderurgia: 25 ANNI BASTANO! Dopo che lo Slai cobas e solo lo Slai cobas l'ha detto e proposto da anni, ora lo dicono anche gli operai. Bene

Che ora dopo le firme ci sia autorganizzazione per sostenere questa giusta e legittima richiesta con la lotta e tutte le iniziative opportune. 
Lo Slai cobas è pronto a sostenere l'autorganizzazione e a dare il proprio contributo

ArcelorMittal - lo Slai cobas per il sindacato di classe Taranto aderisce allo sciopero generale fabbrica e indotto e alla manifestazione nazionale di Roma, ma sostenendo la piattaforma diffusa e discussa tra gli operai

Per imporre soluzioni alternative serve una lotta vera e senza sconti  in maniera prolungata e con tutte le forme di lotte necessarie di operai e masse popolari per difendere lavoro e salute per imporre, a chiunque sia padroni che governo, la piattaforma proposta sin dall’inizio dallo Slai cobas per il sindacato di classe Taranto:

nessuna chiusura/nessun esubero con un piano serio per il rientro dei cassintegrati, compreso i lav. in Ilva AS - nelle ditte dell'appalto, salvaguardia di lavoro, salari e diritti – sicurezza in fabbrica, con una postazione ispettiva permanente sotto controllo operaio, dentro l’area ilva e appalto – trattazione del problema degli eventuali esuberi con l’estensione dei benefici amianto - anche con una "legge speciale Taranto"; nella siderurgia 25 anni di lavoro bastano, ma anche riduzione orario di lavoro a parità di paga – una reale bonifica e ambientalizzazione della fabbrica a tappe forzate, con un utilizzo generale dei lavoratori, che così rientrano al lavoro tutti i cassintegrati.
Sul fronte della salute, emergenza ambientale e sanitaria con la bonifica integrale del territorio si può e si deve fare di più. Vogliamo nuovi fondi dello Stato a sostegno - torniamo agli 8 miliardi necessari indicati nel 2012 dall'inchiesta Todisco.


Slai cobas per il sindacato di classe – Taranto
via Livio Andronico 47 Taranto
slaicobasta@gmail.com 347-5301704

Il piano Patuanelli per ArcelorMittal (che riportiamo punto per punto) dà tutto al padrone e niente agli operai e popolazione di Taranto

Ieri la stampa ha anticipato quello che dovrebbe essere "l'ultimo" piano presentato da Patuanelli ad ArcelorMittal.
Ciò che il governo sta facendo è un ulteriore sostanzioso passo verso la Mittal. Patuanelli dice alla stampa, alle Tv: "Azzerare gli esuberi", ma poi nei fatti fa ulteriori rilevanti concessioni alla Mittal, anche sugli esuberi. 
Da parte sua la Mittal è tornata al NO a 360°, è tornata alla linea del ricatto, sentendosi forte nei confronti del governo e non certamente messa in difficoltà, finora, dai sindacati.

Questo piano del governo, quindi, non fa che dare ancora alla Mittal, con l'illusione di spingerla a più miti consigli, a restare. 
UN PIANO CHE E' NUOVAMENTE PERDENTE PER GLI OPERAI E PER LA POPOLAZIONE DI TARANTO.
Le ulteriori concessioni, a parte il ripristino dell'immunità penale, sono soprattutto soldi, soldi, soldi a Mittal; ma anche e comunque scaricare ArcelorMittal di una grossa parte di operai - si parla di 1000 (mentre la Uilm dice che alla fine del piano resterebbero a Taranto solo 3500 lavoratori diretti, mentre nell'indotto vi "sarebbero numeri da capogiro"); vi sarebbe ma anche della cancellazione di ogni ipotesi di futuro rientro dei cassintegrati Ilva AS - attraverso una nuova mega cassa integrazioni, incentivi all'uscita e un «piano sociale pubblico» che non è chiaro cosa è. Poi, mettere al riparo la Mittal dalla Magistratura e finanche da eventuali iniziative sindacali per il mancato rispetto dell'accordo del 6 settembre 2018.
Infine, per quanto riguarda i soldi, va sottolineato come il governo mentre pensa di dare centinaia e centianaia di euro alla Mittal, in varie forme, sui costi per le bonifiche, invece, pensa di stanziare solo 70 milioni in cinque anni...

(dal Il Messaggero)  
ARCELORMITTAL - lo Stato avrà il 18%: ecco la bozza di accordo con ArcelorMittal
Azzerare gli esuberi dell'ex-Ilva. Il mantra che si ripete da giorni al Mise... MA:
- Mille uscite da riassorbire sono il massimo che il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, ritiene accettabile... Senza contare la cintura di sicurezza a carico della macchina pubblica, tra cassa integrazioni, incentivi all'uscita e un «piano sociale pubblico» che può prevedere anche il riassorbimento di una parte degli esuberi a carico di altre società controllate dal Mef.
-  Sarebbe escluso che la holding controllata da ArcelorMittal si faccia carico dei dipendenti dell'Ilva in amministrazione straordinaria nel 2023.
- ripristino dello scudo penale per gli amministratori legato al piano ambientale
- l'ingresso dello Stato, attraverso società come Invitalia o direttamente Cdp (così è scritto nelle carte nonostante l'ostilità delle fondazioni), con il 18,2% nel capitale di Am InvestCo, a fronte di un investimento da 400 milioni e la sottoscrizione di un aumento di capitale.
- si aggiungerebbe anche metà degli investimenti previsti per l'installazione dei forni elettrici (stimati in tutto tra 200 e 250 milioni), grazie al ricorso a fondi Ue disponibili. Il tutto a condizione che arrivino misure ad hoc che permetterebbero la qualificazione dei rottami come sottoprodotti o l'utilizzo degli stessi anche se qualificati come rifiuti.
- Sui costi delle bonifiche: Invitalia potrebbe scendere in campo con un programma di sviluppo da 70 milioni in cinque anni...
- una produzione di acciaio di 6 milioni di tonnellate all'anno, e che può ridurre al massimo gli esuberi grazie a un green deal, la spinta verso tecnologie sostenibili, ma anche con un sostanzioso contributo statale... L'installazione del forno elettrico entro 3 anni contribuirebbe, per 1,2 tonnellate.
- chiusura del contenzioso a Milano... Conferma da parte del Tribunale di Taranto, della sospensione dello spegnimento dell'Altoforno 2 fino al 30 giugno 2021
- Quindi, conversione in legge del nuovo dl Salva-Ilva, la modifica del Dpcm del 2017 in modo da recepire il nuovo piano industriale e ambientale.
 - per il canone di locazione degli stabilimenti non è previsto alcun pagamento cash, ma piuttosto l'emissione di nuove azioni riscattabili a favore dell'Ilva in amministrazione straordinaria.
- Infine. un «meccanismo da definire» per riparare la multinazionale da iniziative dei sindacati per il mancato rispetto degli accordi.

NEL NUOVO QUADERNO, LA FORMAZIONE OPERAIA SU "SALARIO PREZZO E PROFITTO" DI MARX - per richiederlo: pcro.red@gmail.com

domenica 8 dicembre 2019

OPERAI, PRENDETE LA SITUAZIONE NELLE VOSTRE MANI!

Il piano provocatorio presentato da ArcelorMittal è chiaramente volto a ricattare lavoratori, sindacati e città. Mittal pretende 4700 nuovi esuberi, di cui 2800 sin dal prossimo anno e gli altri negli anni successivi. Tutti insieme si arriva a quasi 6mila e 500 esuberi tenendo conto che vostri compagni di lavoro sono stati buttati fuori nel primo giro.
E' chiaro che questo piano è inaccettabile e che la risposta degli operai è lo sciopero. Perchè senza che ci facciamo sentire, blocchiamo tutto il possibile, in fabbrica ma anche la città, effettivamente il prossimo futuro è nero.
Chi dice che non bisogna bloccare la città, a qualsiasi organizzazione appartengano, vuole impedire una vera lotta; perchè quando si attacca in queste dimensioni una fabbrica la reazione dei lavoratori e della città deve essere dura e compatta.
La verità è che siamo di fronte ad uno scontro serio per difendere fabbrica, lavoro e la prospettiva di un cambiamento. Senza la fabbrica aperta non ci sarà nessun risanamento ambientale, senza la fabbrica aperta con i lavoratori dentro non ci sarà nessuna tutela del lavoro e della salute, se non rimane forte e chiara un'emergenza dettata dalla fabbrica aperta, dettata dal fatto che i lavoratori stanno opponendo resistenza ai piani del padrone.

Oggi i lavoratori devono tutelare il lavoro in questa fabbrica e devono costringere le controparti ad un'effettiva bonifica, risanamento e rinnovamento degli impianti e ambientalizzazione. Chi dice che non si può fare ha già detto Sì al padrone. Invece si può e si deve fare, certo con piani di emergenza, con un utilizzo di tutti i lavoratori. Ma l'utilizzo dei lavoratori nelle bonifiche richiede un organizzazione unica del lavoro, quindi tutti in fabbrica, che sia ArcelorMittal o una fabbrica nazionalizzata.
Ma, a proposito di nazionalizzazione, per favore, nessuna illusioni sullo Stato. “Se la prenda lo Stato”, “se ne occupi il governo”, si dice. Certo il governo se ne deve occupare e se ne sta occupando ma perchè sta tenendo obiettivamente bordone ai piani di ArcelorMittal. Una fabbrica nazionalizzata avrebbe lo stesso problema di “volumi dell'acciaio da vendere”, avrebbe lo stesso problema di piani industriali e di esuberi e peggioramento delle condizioni normative e salariali.
Non c'è una soluzione Stato, in un sistema capitalista, che sia migliore di quella dei privati. I governi cambiano ma difendono sempre gli interessi del capitale. C'è solo una “soluzione operaia”.

Perchè qui non ci sono tanti soggetti in campo, c'è ne sono solo due: padroni e operai.
Padroni che vogliono continuare la produzione in questa fabbrica alle loro condizioni. Condizioni in cui non ci sono solo gli esuberi, ma anche la riformulazione dei contratti. Cioè la Mittal torna al punto iniziale, quello precedente l'accordo del 2018, chiedendo non solo gli esuberi, ma anche la revisione generale in peggio dei contratti, il demansionamento, ecc; per non dire quello che succederà all'appalto, dove ci sarebbe solo disoccupazione, con la chiara intenzione di avere operai schiavi e non certo operai con i loro salari, i loro diritti. I volumi produttivi di cui si parla sono in realtà 6milioni di tonnellate, dopo una fase di 4,5 milioni attuale, ma quando si prevedono questi volumi produttivi evidentemente si intendono farli con una fabbrica dimezzata e con più sfruttamento per chi resta, che poi vuol dire anche più rischio sicurezza, salute e vita. Mittal pretende immunità penale, nessun divieto dalla magistratura per non mettere realmente e subito in sicurezza gli impianti e la fabbrica. Quindi, non solo esuberi ma anche il taglio dei diritti e salari di chi resta in fabbrica, mani libere per non fare le bonifiche.

Gli unici “esuberi” che noi possiamo accettare sono quelli risolti con il prepensionamento, che è anche una forma di risarcimento reale verso una fabbrica in cui non si può stare 40 anni. 25 anni bastano, l'abbiamo detto all'inizio, dal primo giorno; così come la “soluzione” è la riduzione dell'orario di lavoro salvaguardando i salari.
La soluzione è lasciare aperta la fabbrica col maggior numero di lavoratori possibile e difendere strenuamente posti di lavoro, imponendo piani di emergenza per l'ambientalizzazione, per gli interventi sanitari esterni alla fabbrica. Se non ci sarà resistenza alla fabbrica non avremo né lavoro né salute.

In questa battaglia non si può contare su coloro che vogliono la chiusura della fabbrica. Mittal vuole chiuderla per i suoi interessi e altri gli danno una mano col discorso della chiusura della fabbrica.
Trasformare una grande città industriale come Taranto in un deserto, in una nuova mega Bagnoli e trasformare i lavoratori in una massa di operai in cassintegrazione per anni, è il peggio che può avvenire in questa città.
Trasformare la città, dove effettivamente si può parlare di “città dei morti” perchè sono tanti i morti sul lavoro e da inquinamento, in una “città morta” sarebbe una sciagura peggiore del male.
Non è affatto vero che se si chiude la fabbrica ci sarà la salvaguardia della salute e del lavoro.
E' una favola, a cui si è associata sciaguratamente recentemente l'Usb che ora ha cambiato faccia ed è diventata una ruota di scorta degli ambientalisti antioperai, quelli che vogliono la difesa della salute sulla pelle dei lavoratori buttati fuori dalla fabbrica.
Bisogna dire un NO secco ai piani di Mittal. E la forma che i lavoratori hanno è lo sciopero.
E' un bel po' che non vediamo scioperi veri in questa fabbrica, purtroppo. Ne abbiamo visto uno ad ottobre di due anni fa, ma niente altro. Ma lo sciopero è l'arma che hanno i lavoratori. 
Certo se la sanno usare, se si blocca effettivamente la fabbrica e la città. Senza bloccare la città questa vertenza non si risolverà mai. E chi dice che i cittadini sono contrari che si blocchi la città raccoglie solo le lamentale degli ambientalisti antioperai che sono venuti ad aggiungere al ricatto occupazionale del padrone il ricatto morale.
Noi consideriamo l'iniziativa del Usb e degli ambientalisti del 29 novembre un favore al padrone. Non c'è bisogno di agitarsi per avere la “fabbrica chiusa”, ci sta pensando già in padrone, e questo sarebbe una sciagura.
Non è affatto vero che là dove si sono chiuse le fabbriche i lavoratori, soprattutto in Italia, hanno mai avuto una ben che minima tutela in termini di lavoro e salute. Vedete Bagnoli, dopo più di 30 anni la zona non è stata affatto bonificata; ma vedete anche cosa sta là dove stava la Belleli, con operai buttati fuori e messi per anni anni in cassintegrazione che ha tolto lavoro e dignità ad una classe che era combattiva, c'è una terreno abbandonato, da discarica. Lo stesso, moltiplicato per mille, e con tutto l'inquinamento che resta, avremmo con la chiusura dell'Ilva.

Non è affatto vero che le nuove possibilità occupazionali dipendano dalla chiusura della fabbrica. Perchè non le hanno fatte fino adesso?! Che c'entra l'Ilva con il potenziamento dell'Arsenale (che vogliono potenziare in funzione delle missioni di guerra, mettendoci grossi fondi, senza considerare che l'arsenale ha inquinato e continua ad inquinare il mare come l'Ilva), con lo sviluppo del turismo, ecc. Chi dice che il turismo non si è sviluppato perchè c'è l'Ilva dice una bugia. Il turismo non si è sviluppato perchè i padroni a Taranto sono “prenditori”, vogliono fare attività solo quando vengono foraggiati dallo Stato, salvo poi chiudere anche loro. Nessuno di questi presunti imprenditori di “turismo” si è impegnato negli anni scorsi a salvaguardare la città. Non è affatto vero che altre attività industriali si possono costruire sul disastro Ilva; queste attività già c'erano in questa città: la Vestas, la Marcegaglia che stava facendo un altro tipo di attività e altre attività industriali che sono chiuse, e non certo perchè c'era l'Ilva.
Quindi, chi dice che c'è un nesso tra la chiusura dell'Ilva e le nuove possibilità occupazionali è un ingannapopolo. E non saranno certo le proposte “miracolose del Ministro Patuanelli, che forse non ha mai visto una fabbrica in vita sua, che potranno salvare dal disastro ambientale e dal disastro occupazionale.
Sono tutte favole, o bugie interessate, di coloro che non conoscono, o fanno finta di non sapere come funzionano le cose in un sistema capitalista e che la fine peggiore è la chiusura delle fabbriche. I padroni tutti, qualsiasi attività produttiva facciano, pensano unicamente al profitto e a tagliare i costi per la sicurezza, la salute e a sfruttare/distruggere le risorse naturali.
Poi noi non siamo assolutamente d'accordo che gli operai dell'Ilva dovrebbero essere buttati fuori dalla loro fabbrica e dovrebbero riempire i posti di lavoro all'esterno di questa fabbrica. Significherebbe toglierli ai disoccupati e ai precari. Taranto così rimarrebbe la città dei disoccupati, In questa città vi sono oltre 70mila tra disoccupati e precari che hanno diritto ad essere occupati, e le nuove attività sia industriali che non industriali devono essere fatte per dare loro lavoro, perchè altrimenti questi non lavorano mai. Far chiudere questa fabbrica vuol dire sacrificare il lavoro anche dei nostri figli.
Noi non abbiamo altra scelta che dire No al piano Mittal, non abbiamo altra scelta che difendere duramente lavoro e possibilità di ambientalizzazione della fabbrica e della città.

Si accusano i lavoratori di “pensare solo al salario”. A parte che questo non è certo una novità ed è anche giusto e necessario perchè agli operai nessuno regala i soldi a casa, diciamo agli operai che dicono: tanto ci mettono in cassintegrazione , che questa è un'amara è breve consolazione, che svende condizioni di vita e dignità. I soldi dello Stato non devono essere usati per la cassintegrazione, per tenere a “bagno maria” migliaia di operai. Non possiamo trasformarci nella “citta dei cassintegrati”.

Per questo bisogna difendere fabbrica e posto di lavoro. E chi parla di “chiusura” come soluzione è un nemico dei lavoratori, porta un ricatto morale che si aggiunge al ricatto occupazionale.
L'emergenza ambientale e sanitaria domanda ben più dei soldi che il governo ha messo. Si deve tornare agli 8 miliardi che c'erano come fondi necessari per la bonifica e l'ambientalizzazione nella vecchia inchiesta Todisco del 2012. Questi 8 miliardi devono essere dati.

La questione, oggi, torna agli inizi: lo sciagurato accordo del 6 settembre 2018, che i sindacati continuano a difendere, perchè quell'accordo che fu firmato da tutti, compreso l'Usb – che poi, dietro pressione degli stessi operai e dopo la morte di Cosimo Massaro, ha ritirato la firma - è stato il classico dito dato al padrone che poi si è presa la mano.
L'abbiamo visto in questo periodo post accordo del 6 settembre, nessun operaio è stato ricollocato, hanno fatto corsi di riqualificazione inutili, con uno Stato che spende soldi pubblici, nessun operaio ha lavorato per le bonifiche, nessun cassintegrato è stato ricollocato, figurarsi se ricollocheranno 6400 nuovi esuberi.
I sindacati non possono fare lo stesso giochetto del 2018: nessuno esubero e poi ne abbiamo trovato 2600 e un padrone che ha preteso di fare quello che gli pareva. Non si può ora ribadire: nessun esubero e poi avere lo stesso tanti esuberi.
I sindacati confederali, i delegati continuano a chiedere “l'applicazione dell'accordo del 6 settembre”, quando esso ha aperto la strada all'attuale accordo. E' stato come sfogliare un carciofo: prima l'accordo del 6 settembre, poi un nuovo accordo sulla cassintegrazione per circa 1400 operai, poi proroga della cigo, poi la richiesta di 4700 tagli.
Questo è un cammino unico. E c'è chi, lo Slai cobas sc, lo aveva detto fin dall'inizio.
Chi continua a difendere l'accordo del 6 settembre, difenderà un nuovo accordo che continuerà a tagliare lavoro, diritti, salario, oltre che non darà nessuna vera prospettiva sul fronte della salute, del risanamento ambientale della città.
Quindi, nessuna difesa dell'accordo del 6 settembre, nessun esubero, ma un nuovo accordo in cui al massimo gli esuberi vanno fuori dalla fabbrica per una sola ragione, per il prepensionamento, come risarcimento che i lavoratori meritano, riduzione dell'orario di lavoro.

Ma occorre una lotta prolungata e su obiettivi chiari, una piattaforma operaia e su questo costruire un fronte sociale.
Certo, gli operai, dopo il 2012/13 non hanno neanche provato ad unire con la loro iniziativa il fronte di lotta. Occorre vincere confusione, paure e recuperare la dignità operaia offesa.
Il nostro destino sta nelle nostre mani, sono gli operai che possono tirare fuori da una situazione grave che sembra senza via d'uscita.
E' possibile cambiare le cose, ma solo se gli operai, dentro la fabbrica si organizzano per cambiarle. Non c'è nessuno che può risolvere i vostri problemi, siete voi che dovete farlo!

Massima informazione e sostegno alla lotta dei braccianti migranti di Foggia - NO alla repressione!

Foggia, il 6 dicembre di lotta dei migranti 

La mobilitazione con 'Campagne in lotta': i migranti rivendicano case, documenti e migliori condizioni salariali


FOGGIA - Nei pressi del 'GrandApulia', in zona Asi a Foggia: un centinaio di migranti, sostenuti da 'Campagne in Lotta', ha bloccato gli accessi da e per il centro commerciale, paralizzando il traffico per oltre un'ora. Intervento della polizia in tenuta anti-sommossa che ha effettuato alcune cariche con lancio di lacrimogeni... in risposta, lanci di pietre e bottiglie all'indirizzo degli agenti. Durante le azioni di protesta, sia gli automobilisti in transito che gli utenti del centro commerciale sono rimasti bloccati per oltre un'ora, rispettivamente in strada e all'interno della struttura.
Case, documenti e migliori condizioni di lavoro sono al centro delle rivendicazioni dei migranti. «Oggi, 6 dicembre 2019, apriamo la stagione natalizia ricordandovi che cosa succede nelle campagne

ArcelorMittal cerca di impedire lo sciopero - Ma come? Prima dice che ha 4700 operai di cui non sa che farsene e poi fa mega comandate...?!

Da Corriere di Taranto
Ex Ilva, si alza la tensione tra sindacati e ArcelorMittal Italia.
In vista dello sciopero e della manifestazione del 10 a Roma. Disposti 4 turni di comandate allargate. 
15 pullman in partenza da Taranto.

Si alza la tensione tra la multinazionale ArcelorMittal e i sindacati metalmeccanici di Taranto. “Nonostante la diffida delle organizzazioni sindacali, ArcelorMittal ha predisposto unilateralmente 4 turni di comandate allargate, di fatto vietando ai lavoratori la possibilità di scioperare e manifestare. Ma ad oggi Fim, Fiom e Uilm non hanno sottoscritto nessun accordo sulle comandate allargate e hanno diffidato pertanto l’azienda affinché le stesse non siano applicate ai lavoratori“, si legge in una nota congiunta dei metalmeccnici, che ieri hanno proclamato uno sciopero di 48 ore per consentire a tutti i lavoratori di partecipare alla manifestazione nazionale a Roma si terrà invece martedì 10 dicembre a partire dalle ore 10. A quanto si apprende il concentramento sarà in piazza Santi Apostoli. Lavoratori e delegati sindacali partiranno da Taranto con 15 bus.
Fim, Fiom e Uilm nella nota di sciopero sostengono anche che “l’azienda è inadempiente sul versante della sicurezza, della salvaguardia ambientale e impiantistica dello stabilimento“. Le Rsu segnalano un “numero di carri siluri inferiore rispetto al numero necessario a garantire la sicurezza e la mancanza della macchina a colare necessaria alla granulazione della ghisa in presenza di fermo acciaieria“. A tal proposito, rammentano i sindacati, che “è intervenuta un’ordinanza che vietava l’utilizzo della stessa macchina di granulazione e che a tutt’oggi non vi è stato nessun intervento di ripristino“.

sabato 7 dicembre 2019

Convegno a Torino nell'anniversario della strage della ThyssenKrupp - Lettera dello Slai cobas Taranto

Allegati sotto:
- l'appello del convegno di Torino
- immagini della manifestazione a Taranto dalla Thyssen all'Ilva del 18 aprile 2009

Intervento per il convegno di Torino
dai compagni di Taranto dello Slai cobas per il sindacato di classe e Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio

Cari compagni 
noi ci muoviamo da sempre per fare dell'Ilva – oggi ArcelorMittal - una questione nazionale, ci eravamo già mossi negli anni passati. Allora la questione centrale non era ancora il disastro ambientale, ma le morti sul lavoro. Perchè nessuno può dimenticare che l'Ilva prima che diventasse “famosa” per il disastro ambientale, era la fabbrica con il maggior numero di operai morti sul lavoro. Ed era un periodo in cui le morti sul lavoro riguardavano anche altre grandi realtà operaie del nostro paese, in primis la ThyssenKrupp. Per questo a suo tempo mettemmo su la Rete nazionale per la sicurezza sul lavoro, facemmo una serie di iniziative abbastanza partecipate, facemmo una grossa manifestazione a Torino e poi una grossa manifestazione a Taranto.
La Rete è nata sulla questione Ilva e sulla questione Thyssen. 
Il padrone della Thyssen è stato condannato a 21 anni di carcere, sentenza poi riformulata negli altri giudizi, fino al giudizio finale;  ma il padrone non ha fatto un solo giorno di carcere, e ora bisogna addirittura smuovere i governi per far pagare una strage che provocò la morte di 7 operai. 
Che dire poi del processo ‘ambiente svenduto’ che stiamo vivendo a Taranto, un processo infinito, con singoli interrogatori che sono durati anche 15 udienze. In questo processo siamo organizzati con oltre 100 operai Ilva appalto-lavoratori del cimitero e cittadini dei quartieri Tamburi e Paolo VI.
Siamo i soli che lo seguono sistematicamente nonostante le parti civili siano tante e ci avvaliamo dei 3 compagni avvocati di Torino che hanno seguito i processi Eternit/Thyssen, ecc, Bonetto/Vitale/Pellegrin. Ma alla fine cosa avremo da questo processo? Avremo una condanna reale dei padroni assassini, avremo la messa a nudo di tutta la rete di complicità di Istituzioni, politici, avremo i risarcimenti per le parti civili, o avremo solo una catena di altri processi, dal primo al secondo grado, Cassazione, prescrizione?

Evidentemente, quindi, non basta quello che viene fatto. Dobbiamo trovare la maniera per rovesciare lo stato di cose esistente. 
Al Convegno che si terrà a Milano il 13-14-15 dicembre diremo che negli anni 70 gli operai conquistarono lo Statuto dei lavoratori, migliori condizioni di salute e sicurezza sul posto di lavoro, che erano anche peggiori di adesso, conquistarono organismi in fabbrica che sembravano un “contropotere” in azione,  non accettavamo che i padroni potessero fare i padroni in eterno, che nelle fabbriche si morisse e si venisse sfruttati. Quegli anni sono stati anni gloriosi, “celebrati” dall'avversario come anni del “terrorismo”, ma proprio in quegli anni gli operai hanno conquistato diritti e sembrava addirittura che potessero cambiare la società. 50 anni fa gli operai si ribellavano allo sfruttamento dei padroni e si ribellavano alle infame condizioni di insicurezza. Alcuni operai e medici costruirono proprio in quegli anni Medicina democratica; le fabbriche furono radiografate nei minimi particolari e si riusciva ad analizzare tutte le possibilità che c'erano per ridurre i livelli di insicurezza, per tutelare la salute, per bloccare la pericolosità esterna delle fabbriche, perchè per i padroni i costi per evitare inquinamento vengono considerati solo “costi” da ridurre o eliminare. 
Noi non pensiamo che le fabbriche debbano provocare per forza morti, né in fabbrica né fuori, noi pensiamo che è possibile avere fabbriche in cui e per cui non si muore. Ma l'essenziale è la lotta e i risultati che questa lotta produce. 
Anche a Taranto negli anni 70 fu prodotta una piattaforma dai lavoratori e dai sindacati che allora erano uniti e che se la leggiamo oggi vediamo come e perchè si sarebbe potuto evitare che l'Ilva diventasse quel mostro che uccide. 

Certo mantenere in piedi una Rete nazionale che segua periodicamente, con associazioni di diverso orientamento, con realtà lavorative insieme a familiari, giuristi, medici, non è facile; è un lavoro che ha bisogno di tempi che spesso non sono in sintonia con i tempi dell'emergenza. Ma ora siamo ad un punto in cui noi crediamo che dobbiamo rimettere su l'iniziativa della Rete nazionale per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e territori, che dobbiamo costruire delle assemblee ed iniziativa in tutto il territorio nazionale. 
Per questo vi proponiamo una iniziativa e una assemblea da tenersi a Taranto, per il 17 gennaio 2020, giorno in cui il governo con numerosi ministri sarà a Taranto e il 18  gennaio sabato per una assemblea militante e combattiva che metta in campo proposte di lotta e di organizzazione per una guerra prolungata su tutti i campi e una struttura organizzativa permanente centralizzata e ramificata.
Essa sarà organizzato come Rete, per permettere a tutti, indipendentemente dall’organizzazione sindacale di appartenenza, come a tutte le associazioni e organizzazioni che si muovono sul questo 
fronte di essere presenti – ma naturalmente il fronte che vorremmo raccogliere è quello anticapitalista che riconosca la giustezza del concetto “nocivo è il capitale non la fabbrica”, e in distinzione sia dal sindacalismo aziendalista, come da quella parte dell’ambientalismo che sostiene il contrario: “nociva è la fabbrica non il capitale”. 

Noi non siamo per la chiusura dell'Ilva e lottiamo perchè quella fabbrica si possa ambientalizzare. Riteniamo però che nessuno stia facendo nulla né per ambientalizzare la fabbrica né per bonificare il territorio e quindi i problemi sono andati verso l'accumulo di contraddizioni – la “tempesta perfetta”, come abbiamo intitolato il libro sui due anni “caldi” a Taranto: i posti di lavoro si sono persi, vi è stata già l'espulsione di 2600 operai dalla nuova proprietà ArcelorMittal, con pesanti conseguenze anche nell'indotto, e le giornate tumultuose dei giorni scorsi dimostrano che ArcelorMittal sta proseguendo lungo la stessa strada.

Su quello che avviene in questi giorni rinviamo alla lettura del blog tarantocontro che la segue quotidianamente e vi alleghiamo l’ultima locandina usata ieri in fabbrica.
vi auguriamo davvero con interesse e cuore un buon lavoro e una buona discussione. 

I compagni di Taranto dello Slai cobas per il sindacato di classe e Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio

6 dicembre 2019

Appello del Convegno di Torino
6 dicembre, 12° anniversario della strage alla Thyssen: 7 operai bruciati vivi.
Vogliamo cogliere questa drammatica ricorrenza per promuovere un'iniziativa nazionale a Torino, sabato 7 dicembre, con presidio e assemblea, su una questione che colpisce, sempre più gravemente, la classe lavoratrice: la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Le statistiche sono note: è un massacro quotidiano, a cui è vitale dare una risposta ferma e decisa. È inaccettabile subordinare salute, sicurezza e ambiente, a logiche di profitto e di mercato!
Il Coordinamento lavoratrici/lavoratori autoconvocati per l'unità della classe, costituito da iscritti e militanti di diversi sindacati di base (Confederazione Cobas, Si Cobas, Usb, Cub, Slai Cobas, Cobas Sanità Università Ricerca, Cat, Orsa), della Opposizione in Cgil, da delegati RSU e da lavoratori non iscritti, promuove questa iniziativa coerentemente con il suo obiettivo di unire l'azione dei lavoratori, esprimere sostegno alle lotte e costruire solidarietà.
Invita ad aderire e a partecipare lavoratori e delegati Rsu/Rls, attivisti sindacali impegnati in difesa della salute e della sicurezza, che sempre più spesso sono sottoposti a ricatti, minacce, ritorsioni e provvedimenti disciplinari, fino al licenziamento.
Invitiamo altresì tutte le organizzazioni ed aree del sindacalismo conflittuale, Comitati per la difesa della salute dei lavoratori e della tutela ambientale, Associazioni di familiari delle innumerevoli stragi sul lavoro ed ambientali, ad aderire, sostenere e partecipare all'iniziativa, al fine di sviluppare l'unione, l'organizzazione e la mobilitazione più ampie per resistere collettivamente alla distruzione della vita, della salute e dell’ambiente a causa della spasmodica ricerca di profitto.
L’iniziativa del 7 dicembre sarà l'occasione per una denuncia sulle attuali drammatiche ed insostenibili condizioni di lavoro, per approfondire le reali cause che provocano omicidi, infortuni, malattie e danni irreparabili all’ambiente ed al territorio, per discutere su azioni e misure da intraprendere.
Non possiamo e non dobbiamo assistere passivamente al sacrificio quotidiano di lavoratori per l’abbattimento dei costi da parte delle imprese, alla negazione del diritto alla sicurezza sul lavoro e sul territorio, ai licenziamenti di delegati e attivisti che lottano contro il vero responsabile: il capitale.
Sabato 7 dicembre vogliamo dare una prima risposta a questa drammatica realtà, per sviluppare e organizzare l’unità e la lotta!
Sabato 7 dicembre 2019 a Torino
Mattina: presidio in ricordo delle vittime alla ThyssenKrupp
Pomeriggio: assemblea-dibattito in una sala
Per adesioni, informazioni e contatti: coordautoconvocat2019@gmail.com

Coordinamento lavoratrici/lavoratori autoconvocati per l'unità della classe

Taranto - Ennesimo episodio di violenza contro le donne - uomini che odiano le donne!

Taranto, un 25enne tarantino domiciliato a Statte, non accettando la fine di una breve relazione sentimentale, aveva trascinato la ex compagna in un tunnel di violenze fisiche e psicologiche che avrebbero potuto sfociare in un tragico epilogo.

Infatti, la notte del 23 novembre scorso l’uomo aveva costretto la giovane a salire sulla sua autovettura, minacciandola e conducendola in aperta campagna dove, dopo averla percossa, tentava di soffocarla fino a farle perdere i sensi.
La ragazza riusciva tuttavia a fuggire alla furia del suo aguzzino approfittando di un suo momento di distrazione, venendo soccorsa da un familiare. Dopo esser ricorsa a cure mediche presso il SS. Annunziata, denunciava il suo aggressore ai Carabinieri. Stamani, l’uomo è stato arrestato. Adesso è in carcere.

12 dicembre a Milano - 10 dicembre a Taranto partecipa! - Info slaicobasta@gmail.com 3471102638

12 dicembre 1969/2019 MIlano non dimentica - corteo ore 18,30 piazza Cavour

Manifestazione in occasione del 50° anniversario della strage di piazza Fontana

P. Fontana


venerdì 6 dicembre 2019

Questa sera ore 16,30 incontro aperto con l'avvocato per le cause contro ArcelorMittal - presenteremo inoltre le proposte Slai cobas nella grave vicenda Mittal/governo

Per capire la strage di Stato del 12 dicembre 69 e l'autunno caldo operaio - Da ieri a oggi

FORMAZIONE OPERAIA - OGGI CONCLUDIAMO LO STUDIO DI "STATO E RIVOLUZIONE" (scusate il ritardo)

Concludiamo questo studio sintetizzando i punti principali, e discriminanti in particolare verso l'opportunismo, di questo importante testo in cui Lenin riprende l'analisi di Marx ed Engels sullo Stato e la rivoluzione proletaria.
Invitiamo in particolare i lavoratori, le lavoratrici a leggere integralmente il libro "Stato e rivoluzione". 
Questo testo nell'autunno caldo degli operai del 1969 - di cui quest'anno cade il 50° anniversario" - e soprattutto nei primi anni 70, fu uno dei testi principali su cui intere generazioni di avanguardie operaie, di compagni si formarono, maturarono nella comprensione della politica borghese e ne fecero strumento per "illuminare" la lotta immediata in funzione della organizzazione e lotta rivoluzionaria contro l'intero sistema dei padroni e il loro Stato.

 



1. Lo Stato, prodotto dell'antagonismo inconciliabile tra le classi
Gli ideologi borghesi e piccolo borghesi "correggono" Marx in modo tale che lo Stato appare come l'organo della conciliazione delle classi. Per Marx, se la conciliazione delle classi fosse possibile, lo Stato non potrebbe né sorgere né sussistere. Lo Stato è l'organo del dominio di classe, un organo di oppressione di una classe da parte di un'altra; è la creazione di un "ordine" che legalizza e consolida questa oppressione, moderando il conflitto fra le classi (che significa togliere alle classi oppresse gli strumenti e i mezzi di lotta determinati per rovesciare gli oppressori).
Dice Engels “lo Stato non è una forza imposta dal di fuori alla società”, “lo Stato è un prodotto della società a una certa tappa del suo sviluppo. Lo Stato costituisce la confessione che questa società si è irretita in una contraddizione  insanabile con se stessa – che è venuta a trovarsi divisa da antagonismi inconciliabili di cui non può liberarsi".
Ma perché questi antagonismi, queste classi con interessi economici contraddittori, non si divorino l’un l’altro e non divorino in una sterile lotta la società, s’è resa necessaria  una forza, in apparenza al di sopra della società, incaricata di moderare il conflitto, di mantenerlo nei limiti dell’ordine: questa forza, uscita dalla società ma che si pone al di sopra di essa e se ne allontana sempre più, è lo STATO.”
Questo prova che lo Stato è il prodotto e la manifestazione degli antagonismi fra classi, - è prova altresì che gli antagonismi di classe sono inconciliabili.

2. Distaccamenti speciali di uomini armati, prigioni, ecc
In cosa consiste la forza dello Stato? In distaccamenti speciali di uomini armati che dispongono dei mezzi per mantenere oppressa la classe proletaria.
Engels: "Il potere pubblico si rafforza a misura che si aggravano gli antagonismi di classe nell'interno

PER NATALE NON CHIEDIAMO NULLA, CI PRENDIAMO LE STRADE! Da Campagne in lotta

Il comunicato dei lavoratori e delle lavoratrici delle campagne
della provincia di Foggia e della Piana di Gioia Tauro, oggi in
sciopero.

PER NATALE NON CHIEDIAMO NULLA, CI PRENDIAMO LE STRADE!
BASTA SEGREGAZIONE, VIOLENZA E SFRUTTAMENTO: DOCUMENTI PER TUTTI/E!

Si avvicina il Natale, le feste e i buoni propositi...e noi oggi, 6 dicembre 2019, apriamo la stagione natalizia ricordandovi che cosa succede nelle campagne italiane. Oggi blocchiamo.
Abbiamo deciso di organizzarci e scioperare ancora una volta e oggi scendiamo in strada uniti e unite, italiani ed immigrati, per rispondere alla repressione, agli sgomberi e alle leggi che ci vogliono sempre più controllati e sfruttati.
Lo facciamo contemporaneamente dalla provincia di Foggia alla piana di Gioia Tauro, due dei territori dove molti di noi lavoratori e lavoratrici delle campagne vivono, e dove troppi di noi sono