sabato 19 ottobre 2019

In presidio in solidarietà con la resistenza curda

Ieri sera in Lungomare,  di fronte l'Ammiragliato, per due ore interventi, informazione e comunicati dal fronte musica e poesie a sostegno della resistenza per fermare l'aggressione assassina del regime fascista turco di Erdogan.
Si prepara la partecipazone alla manifestazione nazionale dei primi di novembre.
Martedì prossimo di nuovo in Piazza della Vottoria per discutere la continuazone della campagna.


L'intervento dello Slai cobas per il sindacato di classe

Lo Slai cobas s.c.
esprime il massimo sostegno alla resistenza curda vittima di un'aggressione fascista e genocida ad opera del regime turco di Erdogan.
condanna il sostegno complice dell’imperialismo Usa, l’ipocrisia dei governi imperialisti europei e la doppia faccia del governo imperialista italiano che parla di fermare l’invio di armi ma sono anche armi italiane già in possesso del regime turco che utilizza per  massacri, devastazioni che colpiscono la popolazione civile e provocano la fuga di grandi masse della popolazione curda.

Lo Slai cobas sc invita e sostiene ogni sforzo materiale in appoggio alla resistenza curda e al popolo curdo e rivendica la massima solidarietà e accoglienza per i migranti provenienti da quell’area, cancellando ogni legge, a partire dai decreti sicurezza, che ne ostacoli l’ingresso, la permanenza, la libertà di circolazione, la concessione dello status di rifugiati.

Lo Slai cobas sc invita tutte le organizzazioni sindacali di classe, di base e di massa ad unirsi in questa battaglia. a inserire questo punto nelle piattaforme di lotta dei lavoratori. a organizzare forme specifiche di mobilitazione

Viva la solidarietà internazionale e internazionalista!

venerdì 18 ottobre 2019

ArcelorMittal, crolla piano di calpestio in area agglomerazione per la pulizia e manutenzione ordinaria che non viene fatta

Il taglio dei costi di AM, la terziarizzazione, la messa in cigo degli operai, il peggioramento delle condizioni nell'appalto portano non solo ad attaccare il lavoro, il salario, ma mettono a grave rischio la vita degli operai. 
E' tempo di alzare la testa, di lottare! 25 ottobre sciopero

Da CdT - "Ennesima tragedia sfiorata stamane nello stabilimento siderurgico ArcelrMittal: lo denuncia l’USB. E’ crollato un piano di calpestio in zona agglomerazione, negli impianti OMO2, in una torre con nastri trasportatori dove a causa dell’usura dei rulli si sono depositate quantità di materiale in eccesso che hanno provocato il cedimento di una lamiera della struttura con chiari ed evidenti segni di usura e corrosione, fa sapere il sindacato. Al cedimento della lamiera ha contribuito la mancanza di pulizia periodica e si è sfiorata la tragedia perché in questi giorni in quest’area erano iniziate le attività di una ditta esterna dopo tre mesi di assenza totale di pulizia dell’area.
“In questi impianti vetusti – dichiara il coordinatore provinciale dell’USB, Francesco Rizzo – c’è la necessità di far operare una ditta per 24 ore al giorno. Mancano, inoltre, le opere di manutenzione ordinaria. E’ questo il contesto, dove non esiste sicurezza per gli operai, creata da ArcelorMittal che mentre mette in cassa integrazione gli operai ex Ilva crea anche le condizioni affinché gli operai dell’indotto siano licenziati, e questi sono i risultati. Un contesto in cui il motto è: ‘la pulizia e la manutenzione la faccio io risparmiando sulla sicurezza del lavoratori'”.
L’RLS dell’USB, Alessandro D’Amone, giunto sul posto dell’incidente e poste le domande del caso ai responsabili di reparto, conclude la nota sindacale, “ci conferma che la zona doveva essere interessata da opere di manutenzione e pulizia che non sono avvenute proprio per il taglio della forza lavoro sulle ditte in appalto”.

L'indicazione agli operai all'ArcelorMittal e alle ditte dell'appalto


Immunità penale ad ArcelorMittal - Ma i parlamentari tarantini dei 5stelle a chi pensano di darla a bere?



Ex Ilva, l’esimente penale blocca il Dl Imprese




Le vicende legate all’ex Ilva di Taranto sono ancora una volta al centro del dibattito della politica nazionale. Il motivo del contendere, tanto per cambiare, è la norma relativa alle tutele legali previste per i gestori, gli affittuari e i futuri proprietari del siderurgico tarantino, durante le condotte poste in essere nell’attuazione del Piano Ambientale. La così detta ‘immunità penale‘, termine peraltro mai esistito nella norma del 2015 che istituì quella che in realtà si chiama esimente penale.
Quello che sta accadendo nelle ultime ore ha dell’incredibile. I lavori delle commissioni Industria e Lavoro del Senato sono fermi sul Dl Imprese che contiene le norme su rider e crisi aziendali. La seduta, slittata da ieri mattina al primo pomeriggio, è stata infine nuovamente aggiornata alle 8,30 di oggi senza che siano state avviate le votazioni sugli emendamenti, impedendo al testo di approdare in Aula ieri pomeriggio come inizialmente previsto.
Tra le questioni ancora aperte, c’e’ appunto il ‘nododell’articolo 14 del Dl che contiene una riscrittura dell’art. 36 del Decreto Crescita, con il quale era stato meglio delimitato nel tempo il confine temporale entro il quale la norma si dovesse applicare: di fatto si legava l’esimente penale alla scandenza temporale naturale prevista per ogni prescrizione presente nel Piano Ambientale, cancellando la copertura totale prevista sino al 2023 dalla norma del 2015.
Sembrava che la riscrittura dell’art. 36 del Dl Crescita, inserito nel Dl Imprese, avesse chiarito e definito una volta e per tutte la questione. Ed invece, complice anche il cambio della maggioranza del nuovo governo, alcuni senatori e parlamentari del Movimento 5 Stelle con a capo il giornalista Gianluigi Paragone, appoggiati dai deputati tarantini del Movimento, hanno presentato un emendamento soppressivo dell’articolo di legge.
E’ chiaro che l’azione messa in atto sia tutta politica. Da un lato infatti si cerca di ‘stanare‘ i nuovi alleati di governo del Partito Democratico, che quella norma del 2015 hanno introdotto quando erano al governo con Matteo Renzi nel ruolo di premier. Dall’altro si vorrebbe, in maniera alquanto pacchiana e fuori da ogni logica, tornare a recitare un ruolo di ‘duri e puri’ e oltranzisti sulla vicenda Ilva, a cui non crederebbe più nemmeno un adolescente alle prime armi con la politica...

Prima si è urlato ai quattro venti contro quei partiti che avevano stabilito per decreto l’apertura forzata del siderurgico, promettendo una non meglio precisata chiusura delle fonti inquinanti una volta giunti alla guida del governo del Paese. Dopo di che, una volta saliti al potere, si è scelto consapevolmente di governare in alleanza ad un partito, la Lega, completamente a favore della non chiusura dell’Ilva che rifornisce decine di aziende del nord Italia, firmando l’accordo per la cessione in affitto dei rami d’azienda dell’ex gruppo Ilva alla multinazionale ArcelorMittal nel settembre dello scorso anno, dopo aver provato senza successo, chiedendo l’aiuto di ANAC e Avvocatura dello Stato, di dimostrare che il contratto in questione del 2017 fosse contro la legge. Non contenti, si è firmato un addendum a quell’accordo che prevede che qualora vengano stravolte le leggi e le prescrizioni del Piano Ambientale presenti all’atto della firma del contratto, ArcelorMittal potesse ritenere nulla l’intesa e addirittura rivalersi sullo Stato italiano.

Pur sapendo tutto questo, cogliendo la palla al balzo fornita dalla sentenza della CEDU dello scorso gennaio, che ha stigmatizzato la scelta politica dell’Italia di aver agevolato la continuazione produttiva dell’ex Ilva a scapito della tutela della salute dei cittadini, e dal ricorso alla Corte Costituzionale del gip Ruberto del tribunale di Taranto, con il quale chiedeva lumi sulla costituzionalità della norma sull’esimente penale, si è scelto di riscrivere una prima volta la norma attraverso il Dl Crescita dello scorso aprile (il famoso articolo 2, comma 6, del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20,  quello che introdusse l’esimente penale), stabilendo la scandenza della stessa al 6 settembre. A fronte della minaccia di ArcelorMittal di lasciare la gestione del sito qualora non si fosse ristabilita la norma o quanto meno chiarito il perimetro della tutela legale garantita tempo addietro alla multinazionale, nell’art. 36 del Dl Crescita si precisò l’introduzione di un piano di tutele legali a ‘scadenza’.
Norma che non ha convinto i vertici della multinazionale, che hanno lavorato tutta l’estate con l’ex ministro Di Maio, per ‘aggiustarne‘ nuovamente il testo. E così, in pieno agosto, la stessa è stata nuovamente riscritta attraverso l’art. 14 del Dl Imprese, ‘Disposizioni urgenti in materia di ILVA S.p.A‘. In pratica la sostituzioni di alcuni termini del testo, che comunque confermava l’impianto precedente: la norma già con il decreto Crescita veniva infatti circoscritta al Piano Ambientale e per questo sarà applicata impianto per impianto, ancorandosi ai tempi previsti dal Piano Ambientale e non più dall’Aia per la messa a norma delle singole aree. Questo significa che mentre prima l’estensione riguardava l’attuazione del Piano Ambientale sino alla sua conclusione, adesso l’immunità scadrà ogni qual volta terminerà il termine previsto per l’attuazione di ogni singolo intervento. 
In entrambe le circostanze, si tratta di provvedimenti del Consiglio dei Ministri dove il vice premier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico era Luigi Di Maio, capo politico del Movimento 5 Stelle.
Adesso che però si è al governo con il nemico di sempre (alias Partito Democratico) e che Di Maio non è più il titolare dei due dicasteri nonché vicepremier, un parte del Movimento torna alla carica e cerca di ostacolare l’approvazione di una norma che mesi addietro non è stata ostacolata dagli stessi che oggi la osteggiano. Siamo al paradosso. Ad essere buoni...

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giovedì 17 ottobre 2019

Solidali con la resistenza kurda - 19 ottobre ore 17.30 Lungomare monumento dei marinai

info - Audizione alla Camera dei dirigenti vecchi e nuovi di ArcelorMittal

ArcelorMittal Italia, l’audizione dell’ex ad Jehl alla Camera


Questo pomeriggio presso la Commissione Attività Produttive della Camera si è svolta l’audizione informale dei rappresentanti del gruppo ArcelorMittal Italia sulle prospettive industriali del sito siderurgico di Taranto. Per ArcelorMittal Italia erano presenti Lucia Morselli, neo AD e Samuele Pasi, Country Head, insieme a Matthieu Jehl.
L’audizione è stata l’occasione per fare il punto sui principali risultati raggiunti in questi mesi dall’azienda nelle diverse aree nonostante le condizioni di mercato complesse e difficili: piano ambientale e industriale, occupazione, sicurezza e formazione.
In generale i dati presentati dal Ceo uscente hanno testimoniato un progressivo miglioramento dei numeri dello stabilimento, ad esclusione di quelli produttivi che attualmente si assestano sui 4,5 milioni di tonnellate annue contro i 6 milioni previsti inizialmente dal piano industriale.
Ambiente. “Nel solo 2019 sono stati investiti 200 mln di euro per chiudere e impermeabilizzare la

La Morselli ‘torna’ all’Ilva. Per salvare i conti di Mittal sulla pelle degli operai e delle masse popolari di taranto 25 sciopero dello slai cobas per il sindacato di classe

Il mandato del nuovo ad e presidente del Cda è chiaro: mettere un freno alle perdite e recuperare da subito 140 milioni.
i suoi precedenti  
Thissenkrupp procedura di licenziamento per 611 lavoratori,
cassa integrazione, incentivi all’esodo, e sacrifici ecnomici non indifferenti per i lavoratori con gli integrativi salariali congelati per 24 mesi.
Ast di Terni,  Anche lì venne chiamata per far ‘quadrare i conti‘: annunciò 550 licenziamenti, 290 esuberi incentivati

 - stralci



La fama che di gran lunga la precede, non avrà fatto dormire sonni tranquilli  a lavoratori e sindacati metalmeccanici del siderurgico di Taranto. L’arrivo improvviso, non preannunciato, di Lucia Morselli nel ruolo di neo presidente del Cda e amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, dove va a sostituire l’ex ad Matthieu Jehl, ha spiazzato un pò tutti.
Un arrivo anche insolito, se vogliamo, vista la storia recente che ha ‘legato‘ in qualche modo la Morselli all’ex Ilva: sino all’aggiudicazione della gara per l’affitto degli impianti del sito tarantino nel giugno 2018, la Morselli è stata la rappresentante di Cassa Depositi e Prestiti all’interno del consiglio di amministrazione di AcciaItalia, la new.co costituita dalla multinazionale Jindal, dal gruppo Arvedi dalla holding DelFin del gruppo Luxottica e appunto dalla Cdp, che ha conteso sino all’ultimo (con tanto di rilancio economico che non fu preso in considerazione dall’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda) l’acquisiizone alla new.co AM InvestCO costituita per l’occasione da ArcelorMittal che si aggiudicò la gara. Anche all’epoca, la super manager scelta dallo Stato per rappresentare il ruolo di Cdp dentro AcciaItalia, ambiva al ruolo di amminstratore delegato nel caso in cui AcciaItalia avesse vinto la gara.

Intervento al presidio antirazzista per accogliere i migranti della Ocean Viking


Appello al presidio antirazzista - 25 ottobre torniamo in piazza ore 9.00 piazza castello


ArcelorMittal cambia la Direzione all'insegna di tagli e ricatti mentre i sindacati confederali hanno firmato il nuovo accordo infame sulla CIGO - La risposta è lo sciopero!

ACCORDO SULLA CIGO-UN ALTRO GRAVE PASSO A FAVORE DI ARCELORMITTAL

1) E’ stata accettata la cassintegrazione. Dopo la prima cassintegrazione avviata dall'azienda unilateralmente, ora con questo accordo l’azienda ottiene l'appoggio dei sindacati confederali. Questo è un grave passo che rende permanente la cigo. La stessa premessa dell'accordo che lega la cigo alle cosiddette “ragioni oggettive del mercato”, consente ad ArcelorMittal di usarla anche per il futuro ogni volta che avrà un “calo di ordini”, o giacenze in “magazzino”.
2) La riduzione del numero dei cassintegrati è ridicola, si passa da 1395 a 1273, solo 122 lavoratori in meno. Ma questa mini riduzione è già stata operata nelle precedenti 13 settimane dall’azienda nella normale dinamica dell'uso effettivo della cigo; quindi non è un risultato di questo accordo, ma solo una stabilizzazione dei numeri effettivi di lavoratori cigo che servono ad AM.
3) Si introduce, cosa grave, la possibilità di cambio mansioni, anche inferiori, secondo le esigenze dell’azienda. Questo era già ipotizzato nell’accordo generale del 6 settembre 2018, ma ora con questo accordo lo si vuole rendere effettivo.
4) L’accordo prevede una rotazione bisettimanale ma, si aggiunge subito, “compatibilmente alle esigenze tecnico organizzative e produttive aziendali”; una formula che, come è già successo in passato e in tante altre realtà, non dice nulla e che serve per non fare una effettiva rotazione.
5) Non c’è alcun effettivo azzeramento dello straordinario – benchè per legge sia vietato in presenza di cassintegrazione; nell’accordo si parla solo di “tendenziale azzeramento”, e aggiungendo

25 ottobre sciopero e manifestazione - Riunione stasera ore 18 sede Slai cobas

 

Oggi centrale è la lotta per il salario - Importante la comprensione di classe dei lavoratori - Dibattito e azione di proletari comunisti a Taranto

Dopo diverse settimane in cui abbiamo fatto la formazione online su “Salario prezzo e profitto” di Marx, porteremo questa formazione online nelle fabbriche e in tutti i luoghi in cui è possibile approfondire i temi dell'economia capitalistica oggi.
Faremo incontri di formazione che saranno sempre aperti a tutti i compagni e altri interessati che potranno condividere con noi il lavoro che stiamo facendo per portare con forza il marxismo tra gli operai, gli studenti, i militanti.

Senza il marxismo, senza la teoria rivoluzionaria non c'è la possibilità dell'autonomia della classe operaia, così come un indirizzo rivoluzionario della lotta che conducono gli studenti, i giovani e le masse popolari.
Si tratta anche di una formazione di base, di una sorta di alfabetizzazione, dato che negli anni c’è stata una diffusa autodistruzione delle organizzazioni sindacali a politiche che si definivano di sinistra sicché è arretrata in generale la coscienza teorica e pratica dei lavoratori, dei compagni militanti e in generale di coloro che vogliono lottare per cambiare la realtà.
Siamo inoltre di fronte a un autunno particolare dove da un lato le masse operaie e popolari

FORMAZIONE OPERAIA - PERCHE' E' GIUSTA E NECESSARIA LA LOTTA PER AUMENTI SALARIALI - Torniamo su "Salario prezzo e profitto"

Riprendiamo la questione della attualità del testo di Marx "Salario prezzo e profitto" per orientare soprattutto gli operai in una visione giusta, di classe, autonoma dalle vulgate che esistono, dato che oggi ce ne sono tanti di “cittadini Weston”.
Per esempio, rispetto alla istituzione di un salario minimo – di cui parla il governo - ci sono alcune posizioni, anche di “sinistra”, che lo criticano non perché sarebbe un intervento che, se beneficerebbe al massimo alcuni settori del precariato dei servizi che sono sotto i € 9 l’ora (cifra di cui si parla), costituirebbe invece un abbassamento per i settori delle fabbriche che invece hanno conquistato un salario maggiore, ma perchè, dicono, questo aumento dopo pochissimo tempo, al massimo 1 o 2 anni, verrebbe rimangiato dall’aumento generale dei prezzi, aumento degli affitti, ecc. e quindi, in ultima analisi, non porterebbe nessun beneficio.
Queste argomentazioni in un certo senso riproducono quelle che faceva Weston, criticato da Marx, che ponevano in relazione diretta gli aumenti del salario con gli aumenti dei prezzi senza considerare invece, come Max spiega nel suo testo, che il salario incide non sui prezzi ma sui profitti, sul saggio di profitto. Quindi il rapporto è tra salari e profitti: se aumentano i salari si riducono i profitti se diminuiscono i salari aumentano i profitti. Non c’è invece alcun rapporto strutturale con l’aumento dei prezzi.

Marx nella seconda parte di questo scritto, spiega in maniera molto chiara, semplice sia questo rapporto sia che cosa è in realtà il salario. Vogliamo sottolineare alcune parti.
Marx dice che di fronte alla tendenza del capitale di introdurre macchinari con conseguente aumento della produttività e abbassamento del valore della forza-lavoro e quindi del salario, gli operai, opponendosi con la lotta per aumenti salariali corrispondenti alla maggiore intensità del lavoro,non fanno niente altro che opporsi alla svalutazione del loro lavoro e alla degenerazione della loro razza.
E aggiunge: se durante le fasi di prosperità, allorché si realizzano extra-profitti, l'operaio non ha

Assemblea nazionale di NON UNA IN MENO a Napoli - Intervengono compagne del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario di Taranto

Uno striscione affisso a Taranto dalle compagne che partecipano all'assemblea

mercoledì 16 ottobre 2019

ArcelorMittal - Ora a capo la "tagliatrice di teste" - SCIOPERO IL 25 ottobre!

Dopo il rinnovo per altre 13 settimane della cassintegrazione ordinaria per i lavoratori ArcelorMittal, dopo i primi licenziamenti e peggioramento delle condizioni di lavoro all'appalto, dopo aver nelle ultime settimane dichiarato ad ogni incontro che c'è una grande crisi... 
non sembra certo un caso che c'è questo improvviso "cambio al Vertice". 
Arriva Lucia Morselli. al posto dell'amministratore delegato Matthieu Jehl e ricoprirà anche la carica di presidente.

Lucia Morselli tra i numerosi incarichi in passato ha già ricoperto il ruolo di amministratore delegato di Acciai Speciali Terni dal 2014 al 2016. È membro del consiglio di amministrazione di Essilor-Luxottica, Telecom Italia, Sisal e STMicroelectronics, ha ricoperto la carica di amministratore delegato anche in numerose società tra cui Acciai Speciali Terni, Berco Group, BioEra, Mikado, Tecnosistemi, Stream (Sky) e Telepiù Group. Ha iniziato la sua carriera in Olivetti come assistente del Cfo e ha poi trascorso cinque anni presso Accenture nell'ambito della consulenza strategica, prima di entrare in Finmeccanica come Cfo nella divisione aeromobili.


Ora Morselli che solo a giungo 2018 criticava il piano Mittal per l'Ilva (perchè due anni fa guidava la cordata concorrente "AcciaiItalia), viene nominata dalla Mittal capo della fabbrica siderurgica. 
Qualcosa non torna...
Si dice sulla stampa che la Morselli con il settore siderurgico ha avuto poco a che fare, salvo la nomina nel 2014 a capo delle Acciaierie Ast di terni della ThyssenKrupp, dove però è ricordata solo per un ruolo: quello di "tagliatrice di teste".
Si dice, anche, che la Morselli negli ultimi tempi si è avvicinata ai 5Stelle, tanto da essere una delle "consigliere" di Di Maio. Mittal l'ha scelta per avere sempre di più dal governo (che già gli ha dato l'accordo illegittimo del 6 settembre 2018, l'immunità penale), una politica a suo favore perchè si prepara a nuovi interventi di attacco ai lavoratori?
Le stesse prime parole di Morselli sul suo nuovo incarico: "Non esiste forse oggi in Italia una sfida industriale più grande e più complessa di quella degli impianti dell'ex Ilva. Sono molto motivata dall'opportunità di poter guidare ArcelorMittal Italia, e farò del mio meglio per garantire il futuro dell'azienda e far sì che il suo contributo sia apprezzato da tutti gli stakeholder", non citano nemmeno per sbaglio i lavoratori.

Così come sono allarmanti ed emblematiche le parole Geert van Poelvoorde, amministratore delegato di ArcelorMittal Europe: "La sua esperienza e le sue competenze saranno molto preziose per ArcelorMittal Italia nello sforzo di rendere l'azienda più sostenibile e di rafforzare il consenso sul futuro dello stabilimento di Taranto". Cioè consenso sulle sue scelte. 






Gli operai devono scendere in lotta: 
25 ottobre sciopero!

Ricostruire dal basso, il sindacato. 
Fim, Fiom, Uilm neanche pochi giorni fa hanno firmato un nuovo accordo sulla cigo: danno a Mittal la mano e ora l'azienda si prepara a prendersi braccio e gambe... 

Taranto antirazzista accoglie i migranti - leghisti spariti - rilanciata la lotta per l'abolizione dei decreti sicurezza


altro video



circa 150 persone al presidio al porto mercantile di benvenuto ai migranti di taranto del presidio leghista neanche l'ombra
entrata nel porto durante lo sbarco una delegazione di antirazzisti nel quadro della campagna io accolgo

un presidio orientato dai due striscioni slai cobas e proletari comunisti - quindi abbiamo aperto gli interventi c invitando tutti a intervenire cosa che nel corso dell'iniziativa hanno fatto - abbiamo impedito di parlare al segr del PD partito del decreto Minniti prima del traino al governo fasciopopulista salvini/di maio e oggi al governo con i Decreti Sicurezza di Salvini non toccati
e via via il presidio è divenuto di denuncia informazione e proposta - anche la delegazione che era entrata ha informato sulla situazione dei migranti sulla nave e ha posto con chiarezza i problemi dell'accoglienza, dei permessi di soggiorno, della necessità di abolire i decreti sicurezza invitando a proseguire la mobilitazione
lo slai cobas ha concluso il presidio invitando allo sciopero del 25 ottobre e al presidio sotto il comune che hanno tra i loro temi importanti nella piattaforma l’abolizione dei decreti sicurezza
una buona giornata che dimostra che quando ci si mobilita ci si unisce

Giornata sporcata da tv locali e stampa che invece hanno dato spazio alle merde leghiste

A Taranto le lavoratrici e i lavoratori delle pulizie scuole saranno in piazza per lo sciopero del 25 Ottobre

L'internalizzazione tanto agognata dai lavoratori degli appalti pulizie scuole statali é ancora un miraggio.
Gli incontri a Roma e lo sciopero di ieri indetto dai sindacati confederali non ha prodotto altro che le solite rassicurazione che non hanno proprio niente di rassicurante.
Il decreto attuativo che non si sa neanche in che data dovrebbe uscire, permetterà a soli 11.263 lavoratori di diventare ATA, a fronte di una platea di circa 16.000  lavoratori; c'è il rischio che quasi 5000 lavoratori rimarrano a casa,  il governo a tutt'oggi ancora tace sui numeri in esubero.

Le lavoratrici dello Slai cobas sc vogliono risposte certe, non lasceremo indietro nessuna!
Il diritto al lavoro a un salario dignitoso non si tocca !

25 Ottobre e stato indetto lo sciopero nazionale dei sindacati di base.
Le lavoratrici saranno in presidio in piazza Castello alle ore 9  sotto il Palazzo di Città   per dire no allo sfruttamento e alla miseria salariale, si alla detassazione dei redditi bassi, no alla Flat tax che abbassa le tasse solo ai ricchi! Si alla abolizione dei repressivi decreti sicurezza che vogliono criminalizzare le lotte dei lavoratori.
L'aumento minimo orario a 9 euro nette,  gli ingannapopolo M5stelle  ne parlano al lordo e ciò renderebbe nullo l'incremento salariale.

Fiorella Masci
RSA Slaicobas per il sindacato di classe
n. tel. 3339199075

Qui sotto la piattaforma dello Slaicobas sc.

martedì 15 ottobre 2019

Diamo il benvenuto a Taranto ai migranti - Porti aperti, accoglienza solidale, diritto di cittadinanza. Abolire i decreti sicurezza!

Ex Cementir info da Arquata Scrivia

Salvi (per ora) i venti posti i lavoro alla ex Cementir

La Buzzi Unicem, nuova titolare del cementificio, al momento non taglierà gli occupati, già ridotti al minimo
Salvi, almeno per ora, i posti di lavoro alla ex Cementir di Arquata Scrivia. Il cementificio, in difficoltà da anni a causa soprattutto della crisi del settore edile, nel 2018 era stato ceduto dal gruppo Caltagirone alla Italcementi-Heidelberg, già titolare di un impianto per la produzione del cemento a Novi Ligure. Una situazione che aveva fatto temere anche la chiusura della fabbrica arquatese, molto datata essendo stata costruita alla fine degli anni Cinquanta. Nell’aprile di quest’anno, il colpo di scena: l’ex Cementir è stata acquisita dalla Buzzi Unicem di Casale Monferrato insieme al centro di macinazione di Borgo San Dalmazzo (Cuneo) e a una cementeria a Firenze. “Precisamente – dice Rocco Politi del sindacato Fillea-Cgil – alla Buzzi è stato ceduto tutto l’impianto di produzione del cemento insieme al personale, mentre Italcementi-Heidelberg ha mantenuto la proprietà dello stabilimento”.
L’acquisizione è stata perfezionata la scorsa estate per ora, i timori dei sindacati di possibili tagli al personale non si sono verificati. Ad Arquata lavorano circa venti persone dopo la continua riduzione di personale degli ultimi anni. Quando la fabbrica apparteneva a Caltagirone, oltretutto, era stati aperti vari contenziosi con un comitato di cittadini, poi risarciti per le emissioni fuori norma provenienti dal forno dello stabilimento, in seguito spento. “Prima delle ferie – spiega ancora Politi – abbiamo incontrato la nuova proprietà, la quale ha assicurato che non intendono intervenire sui posti di lavoro né operare stravolgimenti nell’attività dello stabilimento. La situazione però potrebbe avere degli sviluppi. Entro fine ottobre avremo un nuovo incontro”. Il cementificio ha ottenuto pochi benefici dai cantieri del Terzo valico e la sua attività non si è risollevata.

info - Terremoto ai vertici ArcelorMittal, lascia Matthews Jehl arriva Lucia Morselli.

Terremoto ai vertici Arcelor Mittal, la società che da pochi mesi è subentrata nella proprietà degli stabilimenti ex Ilva: lascia Matthews Jehl arriva Lucia Morselli. Manager - segnala il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli - che «provocò 36 giorni di sciopero a oltranza nella vertenza ThyssenKrupp Ast Terni». Si tratta dichiara il sindacalista di una «decisione incomprensibile».
Il colpo di scena getta ancora una volta un’ombra sinistra sui destini di Taranto e del più grande polo siderurgico nazionale, commissariato per anni, da fine 2018 finito sotto il controllo del colosso franco-indiano e da tempo alle prese con una complessa fase di ristrutturazione e risanamento. Da mesi i sindacati chiedono ad Arcelor Mittal di esprimersi in modo più incisi­vo in termini di occupazione e sviluppo industriale, sia per quanto riguarda il risanamento ambientale che la messa a nor­ma degli impianti. «È giunto il momento di dare risposte concrete alla città e ai lavoratori. Ad un anno dal passaggio da Ilva ad ArcelorMittal – spiegava nei giorni Biagio Prisciano della Fim di Taranto – ancora non si è registrato nulla di nuo­vo all’interno della fabbrica. È necessario un cambio di pas­so finalizzato alla riapertura de­gli impianti – come i Tubifici e più in generale la Laminazione, un tempo fiore all’occhiello del sito tarantino – ormai da anni fermi». Ora il cambio di management che aggiunge incertezza ad incertezza.

«Non esiste forse oggi in Italia una sfida industriale più grande e più complessa di quella degli

Giovedi attivo lavoratori Slai cobas - tutte le vertenze per il lavoro, il salario, i diritti, salute e sicurezza si uniscono ore 18.00 via Livio Andronico 47 TA 3475301704

Ennesima promessa della Regione Puglia ai precari Arif - elettorale?

Arif, la Regione Puglia da gennaio assume i 337 precari stagionali
14-10-2019

Scatta la protesta dei precari Arif e la Regione Puglia corre ai ripari in tempi record, da gennaio tutti assunti i 337 stagionali senza stipendio

Arif, la Regione Puglia da gennaio assume i 337 precari stagionali

14-10-2019
Scatta la protesta dei precari Arif e la Regione Puglia corre ai ripari in tempi record, da gennaio tutti assunti i 337 stagionali senza stipendio

Sbarcheranno domani a Taranto i 176 migranti soccorsi dalla Ocean Viking - oggi riunione in prefettura - il nostro Benvenuti!

Sbarcheranno domani a Taranto i 176 migranti soccorsi dalla Ocean Viking in due distinte operazioni al largo della Libia. Il Viminale ha assegnato alla nave di Sos Mediterranee e Medici Senza Frontiere il porto di Taranto.
Le autorità italiane hanno assegnato alla #OceanViking il porto di Taranto, nel sud Italia, come luogo sicuro. Siamo sollevati dal fatto che i 176 sopravvissuti raggiungeranno un luogo sicuro senza inutili ritardi. Ora ci stiamo dirigendo a nord“. Lo scrive la ong Sos Mediteranee su Twitter dopo avere appreso dal Viminale che la nave potrà attraccare al proto di Taranto.

tarantocontro solidarizza con i pescatori in lotta - hanno ragione!


La protesta dei pescatori di Taranto
La protesta dei pescatori di Taranto
Hanno steso delle lenzuola a fare quasi da vela ad una barca tirata sulla banchina. Gli slogan scritti a vernice sono inequivocabili: “I pescatori non vogliono essere pescati dalle reti europee”.

DECRETI SICUREZZA ABOLIRLI LOTTANDO CONTRO IL GOVERNO M5STELLE/PD BELLANOVA che invece li vuole mantenere


Piazza Immacolata venerdì scorso 

“Decreto sicurezza”, un anno dopo: che cosa è accaduto ai diritti




ROMA - Il 5 ottobre - si legge nell'articolo di Altreconomia, che pubblichiamo -  sarà trascorso un anno dall’entrata in vigore del cosiddetto “Decreto Salvini” (decreto legge 113/2018) e del suo pacchetto di misure in tema di “immigrazione e sicurezza pubblica” approvato dal Governo Conte I° e poi convertito in legge dal Parlamento nel dicembre 2018. Dalla protezione umanitaria alla cittadinanza, dall’accoglienza all’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo: a dodici mesi di distanza è tempo di fare un bilancio degli effetti del decreto, tra ricadute concrete (e drammatiche) sulla vita di decine di migliaia di persone migranti, effetti tanto propagandati quanto mancati e prospettive.

La "resistenza giuridica". L’avvocata del Foro di Bologna, Nazzarena Zorzella, socia dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e parte della redazione della rivista Diritto Immigrazione e Cittadinanza, ha studiato da vicino il provvedimento e in particolare la misura che avrebbe introdotto il presunto divieto di iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo. È anche grazie al suo lavoro che si deve la “resistenza giuridica” ottenuta in questi mesi: da ultimo

La Filiera Etica - il capitalismo buono di Yvan Sagnet serve solo gli interessi dei padroni

Da Campagne in lotta

LE MENZOGNE SULLA FILIERA ETICA VENGONO A GALLA. 
Nelle scorse settimane, i media locali e nazionali hanno dato grande risalto al progetto, sponsorizzato dall'associazione NOCAP e dal gruppo Megamark di Trani, che prevede l'assunzione di lavoratori in regola per la raccolta e la trasformazione del pomodoro nelle province di Foggia, Potenza e Ragusa. Una serie di riflessioni sorgono spontanee ascoltando le dichiarazioni dei vari soggetti coinvolti, tra cui il dirigente dello stesso Gruppo Megamark, proprietario di una catena di distribuzione con circa 500 punti vendita. In primo luogo, se è vero che il prezzo pagato ai produttori rimane invariato rispetto alla media, è evidente che per quanto la GDO possa strozzare produttori e altri lungo la filiera, i margini di profitto rimangono: i produttori che si dichiarano impossibilitati a pagare i lavoratori il giusto prezzo perchè altrimenti finirebbero sul lastrico mentono sapendo di mentire.
E' però altrettanto ovvio che la GDO anche in questo caso rimane l'anello più forte della catena, quello che continua ad assicurarsi la fetta maggiore del profitto...alla faccia della redistribuzione. Rimaniamo poi con il dubbio circa il numero di lavoratori regolarmente assunti: le fonti parlano, indifferentemente e spesso nello stesso passaggio, di 100, 60, 40, 20... comunque un numero esiguo, ma per un progetto che si fregia per la sua 'trasparenza' questa tombola ci pare quantomeno curiosa, oltre che di cattivo gusto. Il linguaggio utilizzato è d'altronde indicativo: si parla di lavoratori 'prelevati' come pacchi da questo o da quel ghetto, o campo di lavoro che sia. Infine, forse la questione più spinosa: qualche settimana fa, lo stesso Gruppo Megamark ha annunciato di voler esternalizzare la sua centrale di distribuzione, intimando ai dipendenti le dimissioni in modo da poterli poi riassumere tramite una cooperativa, come nelle migliori tradizioni capitalistiche del Bel Paese... davanti al rifiuto dei lavoratori sono arrivate le minacce di licenziamento. Attualmente i dipendenti sono in stato di agitazione. 
Oltre ad esprimere a loro la nostra vicinanza e solidarietà, ci chiediamo dunque che cosa vi sia di etico in questa filiera. Ma d'altronde, abbiamo smesso di credere alla favola del capitalismo buono tanto tempo fa...

Boicotta la Turchia... Ma a tutti diciamo che a Taranto significa BOICOTTA YILPORT che ha preso il porto di Taranto

Contro l'invasione turca in Siria per distruggere Rojava e Kobane contro l'ipocrisia dei governi imperialisti

da liberi e pensanti
Come si pesa l’ipocrisia del sistema occidentale ? In euro naturalmente (o in dollari).

Il teatro dell’ipocrisia di cui Donald Trump è attore protagonista, simulando disappunto per un attacco in realtà favorito dalle sue manovre al fronte e addirittura “caldeggiato” al sultano Erdogan. Un indegno voltafaccia con cui abbandona un popolo che era stato artefice della sconfitta dell’ISIS e l’unico esperimento di governo della regione che ricordi uno stato laico europeo. Il cartello del Rojava, «fabbrica democratica» al confine turco-siriano adesso dice: «Chiuso per tradimento americano».
L’ipocrisia dell’Europa, che con Juncker minaccia di tagliare i "finanziamenti ad Ankara" mentre Francia, Germania, Gran Bretagna, Polonia e Belgio chiedono consultazioni urgenti al Consiglio di Sicurezza Onu.
L’ipocrisia dell’Italia, che per bocca di Giuseppe Conte si dice “preoccupata per l’azione unilaterale turca che potrebbe destabilizzare l’intera regione” mentre la Turchia (secondo esercito della nato per potenza) è uno dei principali clienti dell’industria bellica italiana, con vendite autorizzate per 360 milioni di euro solo nel 2018. Per la cronaca il porto di Taranto è nelle mani della turca Yilport e questo avrà la sua importanza nei rapporti internazionali ed è bene porsi domande visto che si tratta di un paese che, con l'avvio delle operazioni militari in Siria, diventa un Paese in stato di conflitto armato, a cui secondo la legge 185/90 non è possibile vendere armi.

La nostra e la vostra ipocrisia, che di qui a breve si trasformerà in odio quando migliaia di profughi saranno costretti a bussare ai nostri confini in fuga da un presente di morte di cui siamo i primi artefici.

25 ottobre - assemblea lavoratori Slai cobas aperta giovedi dalle ore 18,00 via Livio Andronico 47 TA tel 347-5301704

ArcelorMittal - info: un dibattito a Presa diretta TV

 ‘PresaDiretta’: parlano Jehl, Emiliano e Melucci


Due reportage per l’ultima puntata di questo ciclo di PresaDiretta in onda lunedì 14 ottobre alle 21.45 su Rai 3. Con “VERTENZA ITALIA” PresaDiretta attraversa la stagione delle vertenze industriali che agitano il mondo del lavoro. E con un reportage su un’epidemia dimenticata, HIV:10 AL GIORNO la trasmissione di Riccardo Iacona lancia la campagna #HIVSPEZZIAMOLACATENA.
L’ex Ilva di Taranto, oggi ArcelorMittal. A che punto è la bonifica dell’impianto siderurgico più grande d’Europa, tra la necessità di tutelare la salute e quella di salvare i posti di lavoro? Parla per la prima volta in televisione con un’intervista in esclusiva per PresaDiretta, il vicepresidente e amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, Matthieu Jehl. Quali sono i piani dell’azienda per il futuro dell’impianto di Taranto? E sempre nel corso della puntata, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano risponde alle domande di Riccardo Iacona sull’acquisizione dell’ex Ilva da parte di ArcelorMittal.
I tavoli di crisi come quello che coinvolge la Whirpool di Napoli e le numerosissime fabbriche dell’indotto: centinaia di operai con le loro famiglie, appesi al filo di una trattativa sempre più difficile
PresaDiretta è andata a raccontare l’incredibile storia del Portogallo, Paese che nel 2012 aveva

Caro Emiliano, nessuno vuole decarbonizzare nè padroni, nè governo, nè sindacati confederali

La decarbonizzazione in regime di guerra mondiale dell'acciaio si gioca sui costi che i padroni non vogliono sopportare e che vogliono solo su scala mondiale.
Solo il potere operaio e il socialismo conquistato per via rivoluzionaria può mettere in discussione
l'effettiva trasformazione della fabbrica.
proletari comunisti

Emiliano su ArcelorMittal: “Non vogliono decarbonizzare, questo è il problema”



Ho sempre detto che Arcelor Mittal era il peggiore acquirente perché il meno motivato all’innovazione tecnologica e alla decarbonizzazione. Se avesse ceduto ad un processo di decarbonizzazione reale, avremmo potuto avere maggiore possibilità di innovazione. Se dovesse cominciare questa processo evolutivo dal punto di vista tecnologico dovrebbe farlo in tutte le acciaierie europee di cui dispone. Invece Arcelor Mittal è un gigante prigioniero di se stesso“. Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, torna ancora una volta a ribadire il suo punto di vista sullo stabilimento siderurgico di Taranto.
Non voglio assolutamente parlare della qualità aziendale di Arcelor Mittal – ha spiegato Emiliano – mi riferisco al suo posizionamento strategico che era completamente negativo rispetto all’innovazione tecnologica in termini di decarbonizzazione. Questa battaglia per la salute dei cittadini pugliesi sarà dura, – ha aggiunto il presidente – perché sono convinto che tutti questi giganti del carbone, dei rifiuti, del gas, che hanno interessi a continuare a fare il cavolo che vogliono, perché sennò costa troppo produrre o costa troppo ottenere determinati risultati economici, saranno tutti schierati in campagna elettorale, questo è bene che se lo ricordino i pugliesi. Andare in contrasto con queste persone è duro ed è per questo che avrò bisogno di un grande sostegno da parte di chi invece queste battaglie vuole farle fino in fondo, perché io le farò fino in fondo“.

Gli ingannapopolo del M5Stelle giocano con le parole - Voi avete dato l'immunità penale all'ArcelorMittal il resto sono chiacchiere

Né la tutela legale né tanto meno l’immunità sono parti del contratto sottoscritto tra Mise e Mittal. Non è un elemento contrattuale che di fatto determina una rescissione automatica del contratto“. E’ un estratto di quanto dichiarato dall ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli sulla vicenda dell’ex Ilva di Taranto a ‘Vertenza Italia‘ che andrà in onda stasera su Rai3, secondo un comunicato della trasmissione. Il ministro sottolinea che in materia di tutela legalegià le disposizioni normative esistenti dicono questo. La tutela sul piano ambientale è proprio questa: se devi fare un plinto per realizzare la copertura dei parchi minerari non devono arrestarti in flagranza di reato perché lo stai facendo. Ma questo secondo noi esiste già nella normativa italiana non serviva la norma primaria” chiesta da Mittal. “Il ministro Di Maio – aggiunge Patuanelli – assieme a Mittal ha individuato la formula che è stata inserita nel decreto crisi dopodiché il Parlamento farà le sue scelte. Io non credo che sarà elemento per giustificare una dipartita di Mittal“, conclude il ministro.
Ancora una volta Di Maio ha ordito il suo delitto perfetto: modificando la scadenza dell'immunità penale ha disinnescato un eventuale pronunciamento della consulta contro la porcata dell'esimente. Lo sapeva Di Maio, lo sapevano i parlamentari tarantini che, dopo aver votato il decreto salva-imprese, si sono stracciati le vesti chiedendo, a gran voce, al governo di cui fanno parte, un nuovo decreto. Un film, quindi, dal finale scontato la cui trama si sviluppa su due piani: uno strettamente legato alla costituzionalità dei vari decreti ed un altro squisitamente politico che svela l'incapacità colpevole (o dolosa?)di un governo che non vuole assumersi la responsabilità di tutelare e garantire due diritti fondamentali: diritto alla salute e diritto al lavoro. Vogliamo ricordare che nel 2013 la stessa Consulta, pronunciandosi sul primo decreto salva ilva, affermò che entrambi i diritti sono sullo stesso piano. Una sentenza che a nostro parere non è stata rispettata visto che i 12 decreti che sono stati emanati in seguito non sono riusciti a garantire nessuno dei due.
In definitiva si continua a perdere tempo, i camini continuano a sputare veleno e noi continuiamo a respirarli, senza nemmeno avere l 'onore di sapere se tutto questo è costituzionale o no.

Info - i padroni dell'acciaio si schierano con ArcelorMittal che ci regala cassa integrazione permanente e taglio dell'occupazione nell'appalto

Non si possono cambiare le regole del gioco o incrementare i rischi, sia aziendali che personali, per chi è stato chiamato, con notevoli sforzi, a risolvere i problemi di Taranto“. È quanto ha affermato nel suo intervento il presidente di Federacciai Alessandro Banzato, nel corso del suo intervento all’assemblea annuale dell’associazione sul tema ArcelorMittal-ex Ilva. La Consulta aveva infatti restituito gli atti al giudice per le indagini preliminari di Taranto, che aveva chiesto di valutare l’incostituzionalità del decreto Salva-Ilva. La legge è cambiata, ha spiegato la Corte Costituzionale, e quindi al termine della camera di consiglio non è arrivata alcuna decisione.
Sicuramente pur rendendomi conto della ristrettezza delle risorse, ritengo che il Governo dovrebbe fare una scelta di campo, dovrebbe avere il coraggio di fare scelte anche di discontinuità, privilegiando il mondo produttivo, le imprese e i lavoratori. Quindi credo che piu’ risorse, insieme magari a crediti di imposta sugli incentivi agli investimenti dovrebbero essere un po’ piu’ ampi“: è quanto ha detto Antonio Marcegaglia, amministratore delegato del gruppo dell’acciaio Marcegaglia, a margine della riunione di Federacciai, oggi a Milano. A chi faceva notare che l’industria dell’acciaio vive un momento complesso, in cui resta in evidenza la vicenda dell’ex Ilva di Taranto, Marcegaglia ha detto che “certamente lo stabilimento di Taranto, oggi ArcelorMittal, e’ un pilastro della filiera siderurgica italiana, ma non e’ l’unico. C’e’ una serie di realta’ importanti, che sono vitali e che quindi possano fare la loro parte. Certamente, abbiamo un periodo non facile perche’ automobile, elettrodomestico e meccanica in generale stanno un po’ tirando i remi in barca anche come conseguenza del ridimensionamento del commercio internazionale“.

Appalto ArcelorMittal - nota della Confindustria in attesa di convocazione MIse - 25 ottobre sciopero dello Slai cobas

pubblicato il 14 Ottobre 2019


Un’azienda che si vede costretta a licenziare i propri dipendenti, al di là delle cause che concorrono a determinare tale scelta, vive sicuramente uno dei momenti più dolorosi della sua storia imprenditoriale: un mix di amarezza e senso di impotenza impossibili da fronteggiare se non attraverso altre occasioni di lavoro in itinere che possano riavvolgere la bobina degli eventi e ridare quindi ossigeno e nuove opportunità. “Altro giro, altra corsa”, si potrebbe dire, ma non sempre, purtroppo, tutto questo accade, o quantomeno non succede con quella frequenza che noi imprenditori auspicheremmo“. Inizia così una nota del presidente di Confindustria Taranto Antonio Marinaro, sulla vicenda che ha coinvolto la ditta Castiglia di Massafra e i suoi lavoratori.
La premessa nasce dalla presa d’atto di quanto sta avvenendo per l’impresa Castiglia, che si trova a gestire almeno un centinaio di esuberi all’interno di 201 unità destinatarie di licenziamento collettivo – prosegue Marinaro -. Una vicenda oramai nota, essendo assurta a simbolo, per molti

Domani sbarcheranno a Taranto i 176 migranti della Ocean Viking - Benvenuti!

Le autorità italiane hanno assegnato alla #OceanViking il porto di Taranto, nel sud Italia, come luogo sicuro. Siamo sollevati dal fatto che i 176 sopravvissuti raggiungeranno un luogo sicuro senza inutili ritardi. Ora ci stiamo dirigendo a nord“. Lo scrive la ong Sos Mediteranee su Twitter dopo avere appreso dal Viminale che la nave potrà attraccare al proto di Taranto.

info Cemitaly, preaccordo su cig al 2020.



Dopo l’incontro dello scorso 19 settembre, oggi a Bari, presso gli uffici della Regione Puglia, si è svolto un nuovo vertice tra i sindacati di categoria e i rappresentanti delll’azienda Cemitaly del gruppo Italcementi che ha rilevato l’ex Cementir del gruppo Caltagirone.
Secondo le notizie in nostro possesso, ed in attesa di conoscere i dettagli del verbale dell’incontro odeirno, le parti avrebbero sottoscritto un preaccordo per la proroga della cassa integrazione strarordinaria a zero ore per i 63 dipendendi dello stabilimento tarantino. Il nuovo accordo, così come i precedenti, prevede l’avvio dell’ammortizzatore sociale a partire dal mese di dicembre (mese in cui scade l’accordo dello scorso anno) sino al dicembre 2020. Ovviamente il preaccordo, così

domenica 13 ottobre 2019

A Bari con le nostre sorelle curde - Mfpr Taranto

Abolire i decreti sicurezza non con convegni e firme - anche se la raccolta di firme "IO accolgo" va sostenuta, ma con la mobilitazione vera tra le masse - Costruiamo una rete antifascista/antirazzista, ma senza la CGIL e Bellanova per favore! info slaicobasta@gmail.com

ArcelorMittal / appalto la lotta è una sola - 25 ottobre partiamo da un'altra piattaforma

Verso lo sciopero a livello nazionale del 25 ottobre - attivo Slai cobas 17 ottobre dalle 17.30 in poi info 3475301704 slaicobasta@gmail.com

La Settimana Rossa a Taranto

La Settimana Rossa a Taranto è stata un passo importante per affermare in questa città la natura di questo governo in tutti i suoi aspetti e l’azione di Proletari Comunisti/PCm Italia e il suo giornale come riferimento per ricostruire la forza politica e sociale dei lavoratori e delle masse popolari necessaria alla lotta contro questo governo.

Non è stato posta in questa settimana rossa la battaglia contro la falsa opposizione fascio-populista di Salvini che invece sarà un tema importante della continuità dellavoro nei prossimi mesi e in particolare dopo la manifestazione dell’opposizione di destra 19 ottobre e le elezioni in Umbria.26 ottobre
Era importante a Taranto arrivare  tutti, in maniera visibile. 
Per questo siamo partiti dalle scritte murali e dall’affissione.
Le scritte murali sono state fatte con il semplice concetto che vogliamo affermare: questo del PD/5Stelle è un governo dei padroni.
Le scritte sono state fatte in punti diffusi della città dove molti proletari e cittadini potessero vederle. 
Così pure estesa è stata l’affissione della locandina generale che conteneva l’insieme del programma della settimana rossa a Taranto
Il secondo giorno vi è stata una partecipata assemblea di lavoratori e lavoratrici, presenti quasi tutti gli attivisti dei cobas dei lavoratori precari e degli appalti comunali; era importante in questa occasione non solo denunciare il governo ma anche dare uno strumento a questi lavoratori perché cominciassero la lotta contro questo governo rispetto alle parole d’ordine che questo governo sta usando. Per questo a questra assemblea è stato proposto a tutti i lavoratori di fare un Ordine del giorno che contenesse la richiesta del salario minimo a 9 euro nette all’ora. Questa rivendicazione non è raggiungibile attraverso la pura lotta sindacale per la contrarietà dei padroni e dei sindacati confederali, mentre rientra benissimo in quelle misure possibili che il governo prende pressato dalle istanze della lotta dei lavoratori. In questo senso è giusto che questi settori di lavoratori rivendichino, fuori dalla contrattazione, una legge che stabilisca un salario minimo ad una cifra di base superiore a quella che hanno attualmente e che non potranno far crescere né con la lotta aziendale né con la normale contrattazione nazionale in mano ai sindacati confederali
Naturalmente questa rivendicazione fatta al governo ha lo scopo di smascherare il governo e portare questi settori di lavoratori alla lotta politica e sociale fuori dai sindacati confederali, partendo da subito nel quadro della partecipazione  allo sciopero generale contro il governo del 25 ottobre  promosso principalmente dal Si.cobas a cui noi aderiamo e partecipiamo. 
Tutta la piattaforma di questo sciopero non è puramente sindacale ma contiene quegli elementi politici della necessaria via della trasformazione della lotta economica in lotta politica.
Per questo è importante che la settimana rossa abbia coinvolto tutti i rappresentanti dei cobas.
Il terzo e quarto giorno sono stati dedicati ai comizi alle due portinerie dell’ArcelorMittal
Comizi che non hanno avuto niente della pura agitazione né sono stati di carattere sindacale, ma esplicitamente fatti da proletari comunisti, con striscioni, bandiere e giornale; ed è la prima volta che questo avviene all’ArcelorMittal 

I contenuti di questi comizi costituiscono la linea di massa politica nelle fabbriche di Proletari Comunisti/PCm Italia, popolarizzata a livello di massa e tenendo conto degli attuali livelli di coscienza degli operai.
I dati di attenzione a questi comizi sono stati verificati sull’immediato dai giornali diffusi 50 copie in fabbrica  ed è positivo che ad una di queste portinerie l’attenzione e l’ascolto dei lavoratori sia stato più largo, e non solo di passaggio, e che sia stato possibile parlare con gli operai ottenendo consenso su alcune delle cose che dicevamo e raccogliendo le loro considerazioni sui temi.

Nei comizi di fabbrica e anche nella manifestazione centrale del venerdì abbiamo accentuato la battaglia in corso contro la riforma demagogica reazionaria del taglio dei parlamentari, un anello chiave della marcia moderno fascista o lascia le masse preda della denuncia populista e anch’essa reazionaria dei 5Selle che pesa tanto in passato e in futuro nel risultato elettorale di questo partito tra i lavoratori.
perché su questo tra gli operai e in ampi settori del movimento e d’avanguardia non c’è comprensione ed è una riforma che o si sottovaluta, quando invece si dimostrerà essere
Il venerdì e il sabato sono stato dedicati all’intervento nelle scuole e nei quartieri e soprattutto al presidio in piazza Immacolata al centro di Taranto.
Alle scuole è stato possibile fare un’affissione mirata nelle scuole, con locandine specifiche della settimana rossa. Questo ha avuto l’attenzione degli studenti, soprattutto dei compagni studenti. Così come sono stati posti due visibili striscioni del Mfpr che hanno raccolto l’attenzione.


 Importante e seguita è stata la riproposizione dei comizi fatti alla fabbrica e  la raccolta delle firme sulla petizione “Io accolgo” per l’abolizione dei Decreti sicurezza.


La cosa principale di esso è stata la prima iniziativa pubblica in città di solidarietà al popolo curdo, è stato bello che si sia avvicinato un attivista kurdo per ringraziarci per quello che stavamo facendo

Al quartiere Tamburi buona presenza dell'azione della settimana rossa per le vie del quartiere e alle scuole dove le famiglie sono in lotta sulla questione inquinamento 
sabato  manifestazione a Bari sotto il consolato Turco per i curdi, a cui non potevamo mancare– Info sulla manifestazione di Bari
I giorni della settimana rossa sono stati anche la prima opportunità per lanciare lo sciopero del 25 ottobre, che unirà la continuità dei temi della settimana rossa con la piattaforma nazionale dello sciopero del 25. Un’assemblea dei lavoratori convocata per il 17 deciderà le forme dello sciopero e l’eventuale manifestazione centrale.

proletari comunisti/Taranto