venerdì 13 maggio 2022

Acciaierie d'Italia - dare continuità allo sciopero del 6 maggio

 

Operai,

lo sciopero del 6 maggio è riuscito e la contestazione alla Morselli è stato il momento più significativo perchè ha fatto capire che i lavoratori non solo sono stanchi ma vogliono reagire e lottare contro questa situazione, a tutela di lavoro, salario, diritti, salute e futuro.

A fine sciopero è stato detto da tutti i sindacati che avrenmo continuato, che non ci saremmo fermati. Ora non vogliamo cadere nel solito tran-tran, come è già avvenuto altre volte.

Si era detto che avremmo fatto subito 3 assemblee generali e messo in campo la proposta e l'organizzazione di una grande maniestazione a Roma. Però si sta cadendo nella solita logica di invio lettere al governo, ecc., quando dalla parte di padroni e governo non c'è nessun segnale positivo, ma anzi negativo, come si può leggere sui giornali (su soldi per le bonifiche, sconti richiesti da Mittal, aumento dellaproduzione senza parlare di rientro definitivo dei cassintegrati, ecc).

Non solo, ma Palombella dichiara sulla stampa che resta la minaccia della chiusura dello stabilimento.

Quindi è chiaro che sono sempre più necessari i fatti, non le parole o le lettere.

Lo Slai cobas sc che ha appoggiato lo sciopero del 6 maggio e ha partecipato in forma visibile alla contestazione alla Morselli, insiste perchè si dia continuità seria alla lotta.

Noi da parte nostra in occasione di una giornata di lotta indetta da tutti i sindacati di base - e per quanto riguarda l'Ilva c'è quindil'Usb - per il giorno 20 maggio faremo un presidio alle portinerie al mattino e andremo in delegazione alle 9 alla prefettura.

Invitiamo lavoratori chepossono e rappresentanti sindacali a partecipare a questa iniziativa.

SLAI COBAS per il sindacato di classe

slaicobasta@gmail.com - WA 3519575628

TA. 13.5.22

giovedì 12 maggio 2022

Acciaierie d'Italia - Taranto in questa guerra imperialista

Riportiamo uno stralcio - che condividiamo - dalla dichiarazione di Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, riportata su il Quotidiano del 10/5, a proposito dello spostamento di 150 milioni dalle bonifiche alle attività produttive:

"...Da quando lo Stato è entrato nella gestione dell'aziena non vediamo miglioramenti ma passi insietro... Tutto questo avviene nell'ambito di un percorso che vede aumentare lespese militari, la riduzione delle spese per la scuola, e anche questa distrazione dei soldi destinati alla bonifica, rientra in un processo complessivo di restaurazione... In questa economia di guerra l'Ilva diventa uno dei punti di riferimento: l'Occidente non deve più dipendere dal gas della Russia e non deve più dipendere dall'acciaio della Cina. Quindi Taranto in questa economia di guerra ha assunto un ruolo militare. Taranto e l'Ilva sono strategiche da un punto di vista militare e per questo tentano di metterci sopra una pietra tombale..."

La situazione e la mobilitazione nell'ex Ilva, la più grande fabbrica siderurgica, deve interessare tutte le realtà d'avanguardia dei lavoratori...

Riportiamo stralci dall'intervento fatto dallo Slai cobas di  

Taranto all'assemblea proletaria anticapitalista nazionale del 9 

maggio

"...Ciò che succede in questa fabbrica, le sue contraddizioni, pesano, nel male e nel bene, a livello nazionale. Il 6 maggio vi è stato uno sciopero molto riuscito, con una mobilitazione dalla mattina alla sera. Vi sono state forme nuove di lotta, picchetti effettivi e chiusure dei cancelli anche alle portinerie dirette, non solo all'appalto, che hanno contribuito alla riuscita dello sciopero e al blocco della produzione. Anche se l’azienda anche questa volta ha tentato una mega comandata, questa manovra è fallita.

Vi è stata una forte combattività operaia, con punte alte nella protesta contro la sfida dell'Amm. deleg. Morselli che pensava di intimidire gli operai, ma è venuta per suonare ed è stata suonata. In maniera compatta, anche con i delegati, vi è stata una protesta molto forte, gridando alla Morselli di andare via, che non era quello il giorno di parlareai lavoratori (tra l’altro non ha nemmeno parlato), quella era la giornata degli operai che stavano scioperando. Sono arrivati gli operai dalle altre portinerie; ad un certo punto hanno detto andiamo sopra per mandarla via, vi è stato breve scontro con la digos che cercava di bloccare gli operai, senza riuscirci, anche per nostra iniziativa, e poi momenti accesi, anche con faccia a faccia con la Morselli da parte di alcuni operai e anche da parte della rappresentante dello Slai cobas sc.

Siccome la Morselli non se ne andava, allora lasciamola sola, e si è formato un corteo degli operai fino alla portineria delle merci.

Il 6 maggio è stato un oggettivo passo avanti, almeno per Taranto, e dati i numeri può influenzare anche la situazione degli stabilimenti ex Ilva in altre città. I numeri pesano e speriamo che si continui.

La nostra proposta è di dare continuità con iniziative almeno ogni settimana, i confederali e usb sono orientati nei prossimi giorni a fare delle assemblee generali che, diversamente dal passato che erano fatte per aree ed interne, vi dovrebbero essere 3 generali e nei piazzali esterni 
Per poi andare ad una manifestazione nazionale a Roma. 
Ma i confederali sono sempre legati al problema della chiamata del governo, del Mise, per un tavolo effettivo, ma in questi Tavoli al massimo parla un ministro, la Morselli, ma i sindacati non si battono su proposte concrete e poi tornano lamentosi. Ora dicono che gli operai devono essere i protagonisti della transizione ecologica, ma la Morselli disse tempo fa in un'intervista che ci vogliono almeno 10 anni a trasformare un altoforno, e ora anche per la guerra in Ucraina la questione transizione ecologica si allontana: quindi dire “operai protagonisti nella transizione” diventa chiacchiera da bar...

Ci sono 8200 operai, con tantissime cig, poi ci sono i 1600 cig che non sono proprio entrati in Acciaierie d’Italia e sono parcheggiati nell’amministrazione straordinaria di Ilva, e non portano proposte concrete ne i sindacati confederali ne l'Usb che propone un accordo tipo Genova, lavori di pubblica utilità per i cassintegrati - Ma questo detto a Taranto dove dovrebbero essere occupati nelle bonifiche dell’area industriale e non a tagliare il verde sotto i Comuni (e dove il governo in questi giorni ha in modo vergognoso stornato 150 milioni dai fondi delle bonifiche per la produzion) non va proprio bene.

Da parte degli operai c’è sostegno alle nostre proposte:

integrazione alla cig 100% - contro gli “esuberi”, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, sulla sicurezza, recentemente sono avvenuti vari incidenti anche gravi, richiesta di una postazione ispettiva fissa nella fabbrica, come deterrente e controlli preventivi. 
Ma queste proposte non vengono portate ai Tavoli da Fiom, Uil, Fim, Usb.

Rispetto alle altre volte il 6 può aprire una nuova fase. Gli stessi operai ora dicono ‘portiamo la lotta in città’. Lo sciopero ha mostrato che le cose possono non restare uguali e che ci può essere una lotta degli operai su obiettivi di classe molto più chiari.

(E’ ora anche di liberarsi di una sorta di cretinismo giuridico, portato anche il 6 maggio da ex Cub/ora Mlo, per cui tutto diventa ricorsi alla Corte europea, posti alternativi alla lotta; questi sono ostacoli, scimmie addosso che frenano una effettiva ribellione).

Noi siamo la voce autonoma degli operai. A volte ci sembra che il lavoro grandissimo, di attività che facciamo alla fabbrica non porti risultati, ma poi c’è una sorta di accumulazione e viene preso in mano dagli operai e diventano loro proposte, loro linee.

La nostra presenza diretta, faccia a faccia con la Morselli ha trovato accordo, rispetto, apprezzamento da parte degli operai, che riconoscono chi è combattivo e chi continua a ripetere la stessa solfa senza portare un cambiamento.

A livello nazionale è importante portare la comprensione, che stiamo parlando della più grande fabbrica siderurgica d’Italia e d’Europa.

Uscito importante numero del giornale proletari comunisti - per riceverlo venire nella sede Slai cobas (martedì/giovedì ore 18/20)

 

mercoledì 11 maggio 2022

Non deve passare! Draghi con l'appoggio della destra dà 150 milioni delle bonifiche a Mittal per la produzione

Il governo quando era fuori da Acciaierie d'Italia faceva accordi a favore di Mittal, oggi che è dentro agisce direttamente contro gli operai e la popolazione di Taranto.

Anche questa volta, come a febbraio, questa osceno furto alla salute non deve passare!

Gli operai in primis non lo devono permettere, ponendo la cancellazione di questo articolo el decreto come punto della lotta.

Ma occorre anche lottare perchè questo governo Draghi apertamente dalla parte dei padroni, che spende miliardi per la guerra e toglie soldi per la salute, la sicurezza, il lavoro (con i lavori per le bonifiche potevano rientrare in abbrica i 1600 operai in cig in Ilva AS) , il salario deve andare via - ma non con i giochi dei partiti della maggioranza e del parlamento, ma con la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari.

*****

"Vanno alla decarbonizzazione dell'ex Ilva di Taranto 150 milioni di fondi inizialmente destinati alle bonifiche delle aree inquinate, esterne ed interne alla fabbrica, da parte di Ilva in amministrazione straordinaria. Il trasferimento di fondi è stato votato nelle commissioni Attività produttive e Finanze del Senato nell'ambito del Dl Energia.

A favore, invece, Lega e Forza Italia. Astenuti Fratelli d'Italia e a Italia Viva. Scoppia un nuovo caso come a febbraio scorso. Allora, col Dl Milleproroghe, si tentò analoga operazione prevedendo di destinare alla decarbonizzazione dell’acciaio 575 milioni prelevandoli dal patrimonio destinato per le bonifiche, quest'ultimo rappresentato dal miliardo che i Riva, già proprietari e gestori dell'acciaieria, anni addietro hanno fatto rientrare in Italia.

I 575 milioni non andarono però alla decarbonizzazione, perchè un ampio schieramento di maggioranza affossò l'articolo 21 del Milleproroghe. Si misero insieme Pd, M5S, Forza Italia e Italia Viva. Si aggregò al no anche Fratelli d'Italia mentre la Lega disse sì allo spostamento dei fondi. A marzo, col Dl Energia, la questione si è ripresentata anche perché il premier Mario Draghi, che già non aveva preso affatto bene lo scivolone del Governo a febbraio, ha detto che l'Ilva, a fronte della crisi provocata dalla guerra in Ucraina, andava messa nelle condizioni di produrre.

martedì 10 maggio 2022

Acciaierie d'Italia: Fiom, Fim, Uilm scrivono al governo - Occorre continuità della lotta, a partire dalle assemblee generali annunciate nello sciopero del 6 maggio

Senza questa continuita' si rischiano incontri inutili; senza porre chiaramente le rivendicazioni, le richieste a difesa OGGI del salario, del lavoro, della sicurezza, si va soloper ascoltare senza risultati.

Il governo Draghi, come dimostra anche la gravissima rinnovata decisione di togliere soldi per le bonifiche per darli alla produzione, a Mittal sotto la falsa voce "per decarbonizzazione", è una controparte come i padroni. 

Il grande sciopero e contestazione del 6 non deve essere svenduto, ma serve continuità di mobilitazione.


da Corriere di Taranto 

I segretari nazionali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil nazionali tornano a chiedere al governo “un incontro urgente perché sia ripreso al più presto il confronto per poter ridefinire le strategie legate agli asset di Acciaierie d’Italia ex Ilva”.

E’ quanto si legge In una lettera inviata al premier Draghi e ai ministri dello Sviluppo economico, del Lavoro e dell’Economia, nella quale le tre organizzazioni ricordano che, dopo “l’accordo del 6 settembre 2018 sottoscritto in sede governativa, non è stato più consentito di poter affrontare nel merito, attraverso un confronto costruttivo, le questioni industriali, ambientali e occupazionali dell’ex Iiva, soprattutto quelle relative alla sicurezza dei luoghi di lavoro a tutela dei lavoratori e dei cittadini dei territori interessati”.

Fiom, Fim e Uilm, in conclusione, evidenziano che “per tali ragioni, nelle province in cui insistono i più grandi siti del gruppo, a partire da Taranto e Genova, sono stati proclamati la scorsa settimana importanti iniziative di sciopero per denunciare una gestione insostenibile degli stabilimenti che ne sta compromettendo inesorabilmente il destino”.

 

Sull'Assemblea proletaria anticapitalista

Comunicato

L'assemblea telematica del 9 maggio - sia pure nelle difficoltà tecnico politiche della situazione - ha confermato l'utilità dell'assembleaproletariaanticapitalista e del proseguio del nostro lavoro per il fronte e l'unità d'azione.

Le conclusioni  hanno raccolto l'adesione dei presenti esterni e la mediazione possibile ora.

- Assemblea nazionale del 15 maggio a Firenze, organizzata dal Collettivo operai Gkn, per dare la parola agli operai, ai migranti alle situazioni di lotta di fabbrica, di posti di lavoro, di territori - per far avanzare la lotta generale su lavoro, salari, sicurezza e salute, - per far avanzare dopo la manifestazione del 26/4 a Firenze nuove iniziative nazionali larghe e praticabile sulla linea dello striscione della manifestazione di Firenze: "Contro la guerra imperialista Contro il governo imperialista italiano Insorgiamo! Il potere deve essere operaio".

- Sciopero e giornata di lotta del 20 maggio, contro la guerra e il governo della guerra, promossi dal sindacalismo di base e di classe combattivo, per far avanzare la lotta alla base dove è possibile sugli stessi temi, partecipando alle iniziative, organizzandole noi direttamente.

A questa linea è subordinato il raccordo tra sindacati di base e di classe - le nuove scadenze dopo Firenze e il 20, che saranno discusse in una nuova assemblea nazionale telematica a fine mese.

Naturalmente attenzione a quello che succede ad ACCIAIERIE Taranto e alla questione della ripresa della Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio.

Slai cobas per il sindacato di classe - CN

10 -5 -2022

Lo Slai cobas per il sindacato di classe aderisce allo sciopero/giornata di lotta del 20 maggio - COMUNICATO

 A Taranto propone agli altri sindacati di base, Usb, Cobas Confederazione, e alle realtà sociali di lotta:

PRESIDI DEI LAVORATORI, LAVORATRICI:

ORE 9 SOTTO LA PREFETTURA - ORE 11 SOTTO IL COMUNE

Lo Slai cobas per il sindacato di classe aderisce allo sciopero del 20 maggio - considerandolo una importante giornata di lotta che unisce il sindacalismo di base e di classe e contribuisce alla marcia verso il grande sciopero generale necessario contro guerra imperialista, carovita che ponga la necessità e urgenza della caduta del governo Draghi.

L’adesione di tutto il sindacalismo di base, di classe e combattivo allo sciopero generale organizzato precedentemente solo da alcuni sindacati di base per il 20 maggio contro la guerra e l’economia di guerra era una delle condizioni che avevamo posto negli interventi per l’adesione dello Slai cobas per il sindacato di classe al 20 maggio.

Ora che questo almeno formalmente è avvenuto c’è l’adesione dello Slai cobas per il sindacato di classe perchè comunque l’unità e compattezza del sindacalismo di base e classista e combattivo è uno degli elementi di una marcia seria verso lo sciopero generale.

Ma è solo uno degli elementi. Perchè l’altro per noi decisivo è la chiamata a raccolta della classe operaia, perchè senza la classe operaia non c’è sciopero generale; ma restano giornate di lotta, importanti, che però non paralizzano la produzione né impattano a livello nazionale con la situazione generale dei proletari e delle masse popolari.

Quindi, anche il 20 maggio i settori in cui siamo organizzati e abbiamo una presenza parteciperanno all’iniziativa su questa base.

Là dove ci sono manifestazioni vi aderiranno e parteciperanno, là dove non ci sono ci saranno presidi sotto le Prefetture, i Comuni, ma soprattutto un forte lavoro di indirizzo e di sensibilizzazione dei lavoratori.

Consideriamo comunque questo tipo di mobilitazione un aspetto complementare della vera attività che intendiamo fare per il 20 e il 20 stesso alle fabbriche dove ci siamo o dove possiamo arrivare.

SLAI COBAS per il sindacato di classe

coordinamento nazionale

lunedì 9 maggio 2022

Oggi Assemblea Proletaria Anticapitalista on line

INVITO

Assemblea Proletaria Anticapitalista on line
Lunedì, 9 maggio · 16:45 – 20:00

odg

- l'assemblea nazionale di Firenze del 15 maggio

- la giornata di lotta del 20 maggio

- che dire e che fare
per far avanzare il sindacalismo di classe, il fronte unico di classe, l'opposizione proletaria e popolare contro padroni, governo, Stato imperialista


Link per partecipare all'assemblea telematica: https://meet.google.com/idu-kpdb-ioj

sabato 7 maggio 2022

Sciopero e giornata di lotta Acciaierie d'Italia - la posizione dei sindacati - e quella dello Slai cobas

Da Corriere di Taranto

 


Secondo i sindacati, lo sciopero all’ex Ilva di oggi ha visto una grande partecipazione dei lavoratori. Solo qualche attimo di tensione per la presenza ai cancelli dell’ad Lucia Morselli, ma per il resto sembra essere scivolato senza grandi problemi.
La protesta di 24 ore, proclamata unitariamente dalle sigle sindacali, si concluderà domani mattina alle 7.00.
“Lo sciopero di oggi di 24 nello stabilimento Acciaierie d’Italia di Taranto ha visto una grande partecipazione dei lavoratori. Il presidente Draghi batta un colpo, stiamo perdendo un asset strategico dell’industria del nostro Paese”: a dichiararlo è Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom Cgil e responsabile siderurgia.
“Invece che ai cancelli nel giorno dello sciopero, l’Amministratore delegato di Acciaierie d’Italia dovrebbe presentarsi più spesso nelle sedi in cui il confronto tra le parti potrebbe aiutare ad individuare gli strumenti per dare una prospettiva ed uno sbocco positivi ad una vertenza ormai senza tempo”, aggiunge l’esponente sindacale.

“Noi non abbiamo mai immaginato, e tantomeno preteso, di scegliere gli AD di qualsiasi azienda, ma l’Amministratore delegato di Acciaierie d’Italia si rassegni all’idea di poter scegliere i sindacati che vorrebbe e risponda alle questioni poste con lo sciopero di oggi: dal mancato accordo sulla cigs alla mancata risalita produttiva, dalle questioni della sicurezza agli investimenti ordinari e straordinari necessari per assicurare una prospettiva credibile di attuazione delle linee di un piano industriale semplicemente presentato e mai condiviso dal sindacato e dai lavoratori – continua Venturi -. Sembra si sia scelta la strada di un’involuzione autoritaria nei rapporti in tutti gli stabilimenti del gruppo tra inaccettabili pressioni, sospensioni, licenziamenti disciplinari, per non dire di ciò che sta avvenendo nelle imprese dell’indotto. Questo clima è cresciuto dopo l’ingresso del capitale pubblico con Invitalia, e rappresenta l’altra faccia di una medaglia che vede la ‘diserzione’ del Governo dagli impegni assunti e dagli annunci ripetuti sul ruolo strategico di Taranto nel fantomatico piano nazionale della siderurgia. Lo sciopero di oggi è solo l’inizio della mobilitazione”.
Parla di “sciopero sin qui riuscito, allo stabilimento Acciaierie D’Italia di Taranto, dove non si vedeva una massiccia adesione di manifestanti da diversi anni. Dalle 7.00 di questa mattina i lavoratori di Acciaierie D’Italia, insieme ai colleghi dell’Appalto e di Ilva in Amministrazione Straordinaria, protestano per le tante risposte che continuano a non arrivare, da parte del management dell’azienda e del Governo centrale” la FIM Cisl.

“La riuscita dello sciopero di oggi al siderurgico di Taranto – dichiara il segretario generale FIM, Roberto Benaglia – è un fatto molto positivo che evidenzia come i lavoratori e il sindacato dei metalmeccanici non si arrendono di fronte alla crisi e alle difficoltà storiche, nonché alla situazione difficile in cui versa tutto il polo di Taranto”.
Il tempo passa e la tensione sale tra i lavoratori, che garbatamente hanno aderito all’iniziativa del sindacato. Come sindacato – continua Benaglia – denunciamo il fatto che il 2022 rischia di essere un altro anno perso e negativo, in quanto gli obiettivi della produzione di acciaio, pari a 5,7 milioni di tonnellate, che l’azienda solamente un mese fa aveva dichiarato di raggiungere, in queste condizioni è chiaro che non potranno essere centrati. La difficoltà e l’incertezza che l’attuale gestione procura allo stabilimento e a tutta Acciaierie d’Italia non è più sopportabile. Abbiamo bisogno di un nuovo confronto che permetta di togliere il siderurgico dalla situazione di debolezza e di scarso funzionamento in cui oggi si trova”.
Da qui l’appello al Governo che “deve rispondere, non solamente delle prospettive future e dei programmi verso la decarbonizzazione, ma soprattutto degli impegni che lo riguardano, come principale azionista per risollevare la produzione e rilanciare i volumi, riducendo il numero di persone messe in cassa integrazione. Solo così potremo ritrovare chiarezza nelle relazioni industriali e soprattutto un confronto che guardi in avanti. Proseguiremo l’iniziativa sindacale e – conclude Benaglia – cercheremo in tutti i modi di riaprire un confronto con l’azienda con il Governo su questi obiettivi”.

Presente a Taranto il segretario nazionale Valerio D’Alò il quale afferma: “Evidentemente chi si deve convocare non sa cosa vuol dire vivere con 900 euro al mese. Il Governo sta perdendo tempo, perché dall’entrata a maggio nella governance, quale socio di maggioranza di Acciaierie D’Italia, ha spostato in avanti la scadenza, aspettando un possibile dissequestro. La realtà – spiega ancora D’Alò – è che se non dovesse realizzarsi il dissequestro, vogliamo capire che cosa bisognerà fare: A chi rimarrà l’azienda? Quale sarà l’asset societario? Risposte fondamentali per evitare il solito scaricabarile. Diciamo no alle solite e ripetute scuse per non fare nulla. E quando in uno stabilimento siderurgico qualunque vede questo tipo di manutenzioni non fatte, tutto questo si trasforma in mancanza di sicurezza e in cassa integrazione”.
Ed è proprio sull’argomento cassa integrazione che si sono interrotte le relazioni sindacali con Acciaierie D’Italia. “Un mancato accordo sulla la cassa integrazione evidentemente giustificato, in considerazione che l’aumento dei volumi produttivi sperati e proposti dall’azienda non si sono consuntivati e quindi per le persone non avranno nessuna prospettiva per rientrare dalla cassa integrazione. I lavoratori vogliono risposte – conclude D’Alò – da un Governo assolutamente sordo e assente che sa di doversi prendere delle responsabilità e ancora non se le assume”.

“Oggi lo sciopero a Taranto di 24 ore è contro ArcelorMittal e contro il Governo. Dopo oltre un mese dal mancato accordo sulla cassa integrazione straordinaria al Ministero del Lavoro, nessuno si è mosso a parte qualche dichiarazione a latere e l’unica strada che avevamo è scioperare. Non potevamo continuare a subire. Mi auguro che il Governo intervenga , altrimenti intensificheremo le nostre iniziative. Taranto sta messa malissimo, a Genova la situazione è esplosiva malgrado lì facciano una produzione di mercato come la banda stagnata. Due grandi stabilimenti senza nessun tipo di relazioni industriale. Inoltre si è instaurato un clima di terrore nelle fabbriche con lavoratori sospesi o licenziati. Questa situazione rischia di pesare come un macigno. Abbiamo inviato più volte lettere ai ministri ma non abbiamo mai ricevuto una risposta. Non avevamo altri strumenti se non lo sciopero”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm.
“Il Governo è diviso su Ilva – insiste il leader Uilm – da una parte si vorrebbe salvare lo stabilimento e dall’altra si ritiene una questione irrecuperabile. Dopo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Draghi ci aspettavamo atti concreti che non vediamo”.
“Dopo il gravissimo fatto del mancato accordo al Ministero del Lavoro, perché il Governo non ha convocato l’azienda – domanda Palombella – e perché non verifica i livelli produttivi che sono ai minimi, lontani dall’obiettivo dei 5,7 milioni previsti per quest’anno, in un contesto di mercato dell’acciaio che fa segnare record. Nell’agenda di Governo Ilva non esiste più”.

“L’ultimo incontro con il ministro Giorgetti risale a tempo fa – continua – poi non abbiamo ricevuto nulla, nessun tipo di riscontro. Si va verso le elezioni politiche del 2023 senza posizioni concrete su nessuna vertenza, senza assumersi responsabilità e nessun tavolo effettivo su vertenze importanti”.

“Il nuovo piano industriale, la decarbonizzazione e la produzione con il pre ridotto rimangono un libro dei sogni, progetti annunciati ma mai formalizzati, mai discussi e mai definiti dettagliatamente con date, riferimenti o fonti di finanziamento” prosegue.

“Nel frattempo – sottolinea Palombella – Mittal a livello globale ha fatto utili per oltre 4 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2022, segnando il record dell’80% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Allo stesso tempo ha completamente marginalizzato Taranto, tenendo il sito a scartamento ridotto e 3 mila persone in cassa integrazione. Inoltre la scelta dell’attuale amministratore delegato vuol dire solo una cosa: annientare lo stabilimento di Taranto. Come se non bastasse hanno chiesto lo sconto sia sul prezzo di acquisto che sull’affitto. Vogliono un regalo, è assurdo”.

“La situazione dei 1.700 lavoratori di Ilva As – conclude – deve essere presa in carico seriamente dal Governo e dai Ministri competenti. Non è possibile pensare che queste persone possano fare solo le bonifiche o stare in cassa integrazione a vita”.

Infine, per lo Slai Cobas “fin dal primo giorno in cui ArcelorMittal si è insediata in questo stabilimento è stata chiara la volontà di non rispettare gli accordi presi, ma d’altronte il principio sul quale si basa l’attuale sistema è solo il profitto, ottenuto con meno operai e più produzione. È in questo contesto che si inserisce questa nuova macro ondata di cassintegrazione voluta dall’azienda che, è sempre bene ricordarlo, ha anche lo Stato come socio. Da qui dobbiamo partire per capire come non sia possibile una conciliazione tra lavoratori e padroni, tra sfruttati e sfruttatori, e discernere tra chi rappresenta gli uni e chi rappresenta gli altri. Dal primo novembre del 2018 ad oggi si sono susseguiti ben tre governi, e nessuno di essi ha mai compiuto un’azione favorevole nei nostri confronti, hanno sempre assecondato il modo d’agire criminoso dell’azienda: dal mancato rispetto dell’accordo alla inesistente enfasi sulla sicurezza, dai licenziamenti pretestuosi e ricattatori alla cassintegrazione permanente da tre anni a questa parte, sfruttando anche la cassa covid quando lo stabilimento è sempre stato regolarmente in marcia, sino ad una delle manovre più infime e vergognose fatte da governo Draghi, lo spostamento dei fondi dalle bonifiche dell’area esterna allo stabilimento alla presunta decarbonizzazione del siderurgico. Siamo tutti ben consapevoli che la nostra forza risiede nel numero. Quando i lavoratori sono uniti ed hanno la determinazione, data dall’immiserimento galoppante, dal rischio di perdere il lavoro, la salute, a volte anche la vita, essi divengono una forza inarrestabile”.

venerdì 6 maggio 2022

Sulla grande giornata di lotta degli operai di Acciaieria Italia di Taranto - cronaca-audio e il volantino diffuso dallo Slai cobas sc

Sciopero vero oggi ad Acciaierie d'Italia Taranto, con picchetti e blocco dei cancelli, non solo all'appalto ma anche alle portinerie dell'ex Ilva, in particolare alla portineria A. Da tempo non si vedeva uno sciopero così. L'azienda ha sempre usato la "comandata" per blocottare gli scioperi, creando oggettivamente una sfiducia sulla riuscita dello sciopero; per questo è importante l'opposizione che c'è stata alla comandata allargata con i massicci picchetti.

Lo stato della vertenza: cassintegrazione permanente per migliaia di operai, che annuncia esuberi strutturali, la mancanza di prospettive reali, i problemi della sicurezza, il ruolo del governo a tutela solo degli interessi padronali, hanno trovato oggi una risposta vera degli operai. I pochissimi operai che volevano entrare vengono giustamente bloccati. 

Lo Slai cobas aveva colto il senso di questo sciopero e di ciò che succede concretamente in fabbrica, dando indicazione di blocco effettivo della fabbrica. 

Lo sciopero di oggi è un passo avanti rispetto alla situazione precedente.

Ma le ragioni e lo scopo dello sciopero portati dai sindacati confederali e Usb volti soltanto a chiedere un Tavolo al governo, chiaramente necessario, sono insufficienti. Lo Slai cobas ha riproposto la piattaforma operaia (vedi parte ultima del volantino distribuito questa mattina durante i presidi),contro fumose e generiche parole, come "transizione ecologica". La fabbrica si risana con gli operai dentro e garantendo lavoro, salario, diritti a tutti i lavoratori.

La lunga giornata di lotta e' continuata col blocco delle portinerie anche al secondo turno. Alle 18 gli attivisti principali - Slai cobas compresi - si sono ritrovati alla port A, che e' stata oggi, grazie alla contestazione della Morselli, il centro dello sciopero - per decidere come continuare la mobilitazione.

La proposta dello Slai cobas e' una iniziativa alla settimana con sciopero/blocco e altre proposte creative da non rendere pubbliche, decise in una assemblea generale; un vero ultimatum da dare al governo; una piattaforma operaia chiara - ne esiste una indicata dallo Slai cobas, ma proprio per questa etichettazione di difficile accoglimento da parte di Fiom, Fim, Uilm, Usb, benchè sostenuta dagli operai che nei mesi scorsi l'hanno firmata in centinaia.

Le direzioni sindacali alla fine della giornata hanno proposto assemblee generali esterne di due ore sul piazzale e affrontare in esse la continuità' della lotta con una prospettiva di grande manifestazione a Roma. Un operaio Slai cobas ha proposto una cassa di resistenza - ci sono state obiezioni confederali e contrarietà da parte dell'Usb - ma se ne dovra' riparlare nelle assemblee.

IL VOLANTINO PORTATO AGLI OPERAI



FORTE SCIOPERO all'ex ILVA DI TARANTO in corso - Forte contestazione degli operai alla Morselli...

Prime comunicazioni immediate sullo sciopero in corso...

Massiccia riuscita dello sciopero migliaia di operai bloccano le portinerie alla port A spicca la bandiera Slai cobas sc - buona accoglienza dei nostri volantini e grossi capannelli in particolare alla portinerie delle imprese.

Grande protesta operaia alla port A - la Morselli esce dallo stabilimento e si piazza su una scalinata di fronte al grande presidio degli operai, ben difesa dalla polizia, per sfidare gli operai - Gli operai la contestano fortemente e cercano di cacciarla - la rappresentante dello Slai cobas per il sindacato di classe contrastando la Digos che voleva bloccare gli operai che intanto salgono sulla scalinata per mandare via la Morselli, arriva a un faccia a faccia prolungato con la Morselli denunciando tutte le sue responsabilità. Ma la Morselli non se va e la protesta continua - arrivano operai dalle altre portinerie e parte il corteo verso la port merci... 

Uno dei video

https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/video/video/1340875/sciopero-ex-ilva-a-taranto-l-ad-morselli-faccia-a-faccia-con-i-lavoratori-in-protesta.html







giovedì 5 maggio 2022

A Taranto davanti al tribunale, solidarietà dell' mfpr alla ventenne vittima di stupro



Stamane a Taranto, le compagne dell' mfpr, in occasione dell'udienza per stupro di una giovane disabile psichica da parte di 8 autisti Amat, hanno volantinato davanti al tribunale per portare un messaggio di solidarietà e di lotta alla ragazza che oggi doveva essere sentita dalla giudice e a tutte le vittime della violenza maschile.

Gli 8 autisti l’avrebbero costretta a subire rapporti sessuali. Quanto riferito dalla vittima avrebbe trovato riscontro in numerosi messaggi, e a quanto pare anche in qualche video postato su facebook da alcuni degli stessi autisti.

Spostamento fondi delle bonifiche - Draghi ci ritenta

(Dal Quotidiano del 5.5.22)

 "Il premier Mario Draghi non la prese affatto bene - quando fu cancellato l'articolo dal decreto "milleproroghe" che trasferiva 575 milioni dal fondo delle bonifiche alla produzione per Acciaierie d'Italia - e strigliò la maggioranza. Poi la guerra e la crisi del sistema industriale  che si approviggionava di ghisa e di acciaio dalla Russia e Ucraina hanno ridato centralità ad Ilva. Da qui l'annuncio del governo di voler far produrre più acciaio all'azienda  e i provvedimenti del Dl "tagliaprezzi": 150 milioni sulla decarbonizzazione..." (In realtà sulla produzione)

ArcelorMIttal bussa a soldi, soldi... Chiesti sconti sul prezzo d'acquisto e sul canone d'affitto

Da Gianmario Leone - Corriere di Taranto -

"...il closing dell’accordo di investimento tra Arcelor Mittal Holding Srl, Arcelor Mittal Sa e Invitalia in merito al gruppo siderurgico ex Ilva, firmato il 10 dicembre 2020 dai rispettivi amministratori delegati, non si concluderà entro il 31 maggio prossimo come inizialmente previsto.

L’intesa prevedeva un primo aumento di capitale di AmInvest Co. Italy Spa (la società in cui Arcelor Mittal ha investito 1,8 miliardi di euro e che è affittuaria dei rami di azienda di Ilva in Amministrazione Straordinaria) per 400 milioni di euro avvenuto nell’aprile 2021, che ha concesso ad Invitalia il 50% dei diritti di voto della società.

A maggio del 2022, ovvero di quest’anno, era stato poi programmato un secondo aumento di capitale, che prevede una sottoscrizione fino a 680 milioni di euro da parte di Invitalia e fino a 70 milioni di parte di Arcelor Mittal. Questi 680 milioni di euro sono quelli che Invitalia deve versare ad Ilva in Amministrazione Straordinaria per acquistare gli impianti appartenenti al gruppo siderurgico. Al termine di questa seconda operazione, Invitalia diventerà l’azionista di maggioranza con il 60% del capitale della società, avendo Arcelor Mittal il 40%, nonché la proprietaria degli impianti. Ma questa seconda parte dell’accordo, come detto, non sarà per ora rispettato. Per una serie di ragioni.

Le motivazioni, anche queste, sono ampiamente note. Visto che come tutti sanno quell’accordo era subordinato all’attuazione di determinate condizioni sospensive. Che di fatto non si sono realizzate, a cominciare dal dissequestro degli impianti dell’area a caldo, per cui i Commissari straordinari di Ilva in AS hanno presentato apposita istanza presso la Corte d’Assise di Taranto lo scorso 30 marzo...
Detto ciò, come scrivemmo tempo addietro, le parti in causa, ovvero ArcelorMittal Italia, socio privato di Acciaierie d’Italia, quello pubblico ovvero Invitalia e i Commissari straordinari di Ilva in AS (che sono ancora oggi i proprietari del siderurgico, hanno intavolato una trattativa per la revisione dell’accordo del 2020.

Per quanto attiene la struttura commissariale la posizione è su per giù la seguente: indipendentemente da quelle che saranno le richieste di Acciaierie d’Italia, i Commissari sono per il mantenimento della coerenza della proroga del contratto con l’attuale rapporto contrattuale...

Secondo fonti ben informate sul dossier, pare invece che ArcelorMittal Italia abbia chiesto uno sconto di 200 milioni di euro sul prezzo finale d’acquisto ed un taglio del 25% sul canone d’affitto. Richieste a cui i Commissari avrebbero già opposto un netto rifiuto, essendo questioni sin troppo delicate da inserire in un nuovo accordo. Come si ricorderà ArcelorMittal Italia, nell’intesa del marzo 2020, ottenne già uno sconto sul 50% del canone totale di 180 milioni che scese a 90 milioni, con pagamento differito all’atto dell’acquisto. Il cui acquisto nel 2017 venne valutato in 1,8 miliardi di euro, a cui l’azienda chiede di sottrarne 200 in virtù del fatto che nel 2018, l’anno in cui subentro come affittuaria, il valore di mercato e patrimoniale dell’azienda non fosse quello dell’anno precedente. La struttura commissariale però, è bene sempre ricordarlo, di quelle risorse economiche ha bisogno, visto che per pagare gli interessi (pari all’11% su decisione dell’Unione Europea e che attualmente sono nell’ordine di 400 milioni solo per la prima tranche del finanziamento che si ottenne in tre interventi diversi da parte dello Stato) sui finanziamenti avuti dallo Stato dopo il 2015 che in totale ammontano a 1 miliardo di euro.

La sensazione è che la proroga del contratto arriverà all’estate del 2023, quando è prevista la scadenza dell’attuazione di tutte le prescrizioni del Piano Ambientale 2017...

martedì 3 maggio 2022

Il governo Draghi approva una manovra da 14 miliardi per aiutare… i padroni - dal blog proletari comunisti

                        

Una manovra da 14 miliardi fa certamente effetto, ma quello che Draghi non dice (o meglio dice a modo suo) è che questi decreti sono nati perché c’è soprattutto la necessità di tenere insieme la maggioranza di governo in particolare in questo periodo di crisi economica e guerra (ed elettorale), aiutando in ogni modo possibile i padroni. E infatti, tutti i partiti si dicono soddisfatti tranne i 5stelle ma solo per le decisioni su Roma.

A leggerli bene questi provvedimenti del governo si tratta di fumo negli occhi per le larghe masse, per lavoratori e pensionati, si tratta di pochi soldi che non possono compensare l’aumento dei prezzi che dura da mesi, insomma più propaganda che sostanza e vediamo perché.

Il decreto definito “DECRETO ENERGIA E INVESTIMENTI” prevede, secondo il comunicato del governo, “Misure urgenti in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese e attrazione degli investimenti, nonché in materia di politiche sociali e di crisi ucraina (decreto-legge).”

Al primo posto, come si vede, c’è la produttività delle imprese e l’attrazione degli investimenti, poi le “politiche sociali” di cui si è vantato Draghi. Vediamo cosa è previsto:

Un “fondo di sostegno” per lavoratori anche autonomi e pensionati con reddito annuo al di sotto dei 35mila euro: “28 milioni di cittadini”, ha tenuto a precisare Draghi, che riceveranno un bonus “una tantum” di 200 euro. In realtà il comunicato del governo non parla di cifre ma dice così: “E’ riconosciuto un assegno per i lavoratori e pensionati con reddito inferiore a 35.000 euro per contribuire alle difficoltà connesse al caro prezzi.”

Una proroga fino all’8 luglio dello sconto di 25 centesimi su benzina, gasolio, gpl e metano.

Tre mesi in più di bonus “bolletta elettrica” per famiglie con Isee non superiore a 12mila euro, o non superiore ai 20mila per famiglie con almeno 4 figli a carico. E un incremento, non si dice quanto, del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione (c.d. “Fondo affitti”). Tutto qua!

“Costo” 6 miliardi. E come si finanzierà questa manovra? “Questo si ottiene – dice Draghi - incrementando la tassa sui profitti eccezionali delle aziende dell'energia, i profitti che queste aziende [di fatto aziende pubbliche! ndr] hanno accumulato in questi mesi.!” La tassazione dei “superprofitti” passa momentaneamente dal 10% al 25%, sempre meno di quanto vengono tassati i lavoratori!

È chiaro, quindi, che questi interventi sono ridicoli e servono a coprire i veri “aiuti”, quegli 8 miliardi previsti per le aziende, perché operai, lavoratrici e famiglie più o meno numerose hanno già pagato in questi mesi molto più di 200 euro a causa dell’aumento di tutte le merci, soprattutto quelle di prima necessità, dei carburanti e dell’elettricità! Facendo di fatto diminuire il “potere d’acquisto” sia dei salari che le pensioni.

8 miliardi invece che vanno sostanzialmente a padroni, soprattutto grandi e poi medi e piccoli in tante forme, dal fondo perduto, ai prestiti agevolati, alle garanzie statali, soldi che si vanno ad aggiungere, per miliardi di euro, a quelli già quasi quotidianamente stanziati.

E, infatti, subito dopo c’è il lungo elenco di aiuti riservati ai padroni:

Rafforzamento dei crediti d’imposta (lo sconto sulle imposte da pagare) in favore delle imprese per energia elettrica e gas:

non solo per quelle a forte consumo di gas:

- credito d’imposta riconosciuto per il secondo trimestre 2022 alle imprese a forte consumo di gas naturale (decreti-legge nn. 4 e 17/2022): dal 20 al 25%;

- credito di imposta riconosciuto per il primo trimestre 2022 alle imprese a forte consumo di gas naturale: 10%.

Ma anche a quelle diverse da quelle a forte consumo di gas, solo perché hanno dovuto acquistare il gas!:

- credito d’imposta riconosciuto per il secondo trimestre 2022 alle imprese diverse da quelle a forte consumo di gas naturale per l’acquisto di gas naturale (decreto-legge n. 21/2022): dal 20 al 25%;

- credito d’imposta riconosciuto per il secondo trimestre 2022 alle imprese dotate di contatori di potenza disponibile pari a superiore a 16,5 kW, diverse da quelle a forte consumo di energia elettrica (decreto-legge n. 21/2022): dal 12 al 15%. Poi c’è anche il

- Credito d’imposta per gli autotrasportatori: per far fronte all’eccezionale incremento del costo del carburante, è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 28% delle spese sostenute nel primo trimestre 2022 per l’acquisto del gasolio da parte degli autotrasportatori utilizzato in veicoli di peso superiore a 7,5 tonnellate, di categoria euro 5 o superiore.

E un aiuto va anche al settore edilizia rinnovando “la detrazione del 110%”.

Poi c’è la parte esplicitamente chiamata “2. IMPRESE” per le loro “esigenze di liquidità”.

“Garanzie in favore delle imprese (anche alla luce del quadro temporaneo europeo sugli aiuti di Stato)” che prevede aiuti alle “imprese con sede in Italia” attraverso la “SACE S.p.A.” si possono “concedere, sino al 31 dicembre 2022, garanzie in favore di banche e altri soggetti abilitati all’esercizio del credito per finanziamenti sotto qualsiasi forma concessi alle imprese che debbano fronteggiare esigenze di liquidità riconducibili alle conseguenze economiche negative derivanti dalla crisi ucraina, ivi compresa la necessità di aprire credito a supporto delle importazioni di materie prime o fattori di produzione la cui catena di approvvigionamento sia stata interrotta o abbia subito rincari.”

Ma non bastano i prestiti con la garanzia al 90%, ci sono gli aiuti diretti a far crescere la dimensione dell’impresa e il suo patrimonio!

Per le piccole medie imprese c’è “la garanzia diretta dell’ISMEA – Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare pari al 100% dell’importo del finanziamento” per quelle che hanno pagato di più l’energia, i carburanti o per l’acquisto delle materie prime!

Poi quelle che sono state danneggiate dalla guerra: “200 milioni di euro per il 2022 per l’erogazione di contributi a fondo perduto”.

E ancora altri crediti di imposta per il programma di aiuti “industria 4.0”, per la “formazione del personale 4,0”; per il settore del cinema; per il “Rifinanziamento dei Progetti di Comune Interesse Europeo a supporto di iniziative industriali strategiche.”

Solo 3 miliardi di euro per il 2022, 2,55 miliardi per il 2023 e 1,5 miliardi dal 2024 al 2016 per il “caro materiali”, cioè per l’aumento dei prezzi materiali da costruzione e non interrompere la prosecuzione della realizzazione delle opere pubbliche avviate con o senza il Pnrr!

E infine c’è una accelerazione di tutte le procedure burocratiche in vigore, sostituendo lo Stato alle autorità locali come le Regioni se queste sono inadempienti nominando Commissari straordinari di governo, per “rendere più semplici e compatte le procedure di impatto ambientale e paesaggistico in modo da accelerare i tempi di autorizzazione dei nuovi impianti rinnovabili”, per la “definizione di aree idonee” per i rigassificatori, sempre nell’ottica di “diversificare le fonti di approvvigionamento”. “Diversificazione”, che come sanno oramai anche i sassi, ci vorranno anni per realizzarla (se mai si potrà fare). tanto che lo stesso decreto prevede “misure per incrementare temporaneamente la produzione da fonti fossili.” Alla faccia delle politiche “verdi” e dei controlli su aree protette ecc.!

Sono previsti anche aiuti per il Servizio sanitario nazionale con 200 milioni di euro, poi “in favore di Regioni ed enti locali per il 2022 … 200 milioni di euro (170 milioni in favore dei comuni e 30 milioni in favore di province e città metropolitane).” In totale circa 300 milioni da qui al 2024, praticamente briciole per le necessità di comuni spesso di fatto già falliti!

E per finire, non poteva mancare il riferimento alla guerra in Ucraina con i fondi per l’accoglienza dei profughi, usando l’ormai consolidata ipocrisia dei “due pesi e due misure” in fatto di migranti, riconoscendo “ai Comuni che ospitano richiedenti il permesso di protezione temporanea un contributo una tantum per l’erogazione dei servizi sociali, nel limite di 40 milioni di euro per il 2022.” Più 58 milioni di euro per il 2022 per i minori non accompagnati.

Ed è anche previsto “uno o più prestiti a beneficio del Governo dell’Ucraina d’importo complessivo non superiore a 200 milioni di euro per supportare il funzionamento della pubblica amministrazione ucraina e nell’ottica di salvaguardarne la stabilità macroeconomica.”

La salvaguardia della “stabilità macroeconomica” dell’Ucraina nel contesto attuale, di fatto una giustificazione, è una vera scemenza.

Quindi al contrario di quanto ha detto Draghi in conferenza stampa e cioè che questo decreto “testimonia l’impegno del governo nel sostenere le famiglie, in particolare le più deboli, nel sostenere le imprese.” non può indurre nessuno alla confusione e alla illusione, ma vale solo e sempre in realtà per le imprese, quelle veramente rappresentate da Draghi e dalla borghesia al potere.