martedì 16 agosto 2022

Taranto e la Puglia base della guerra imperialista che via via si estende - Ma Taranto non è e non deve essere città di guerra!

Che riprenda con forza e continuità la opposizione, lotta a Taranto di tutti gli antimperialisti, i democratici, i lavoratori, i giovani, le donne
 
 
 

 

Che si facciano la loro campagna elettorale - Ma qualunque sia l'esito delle elezioni...


Che si facciano la loro campagna elettorale 
e si visibilizzi invece l'opposizione proletaria e popolare anticapitalista e antimperialista - unitaria se possibile - se non possibile, marciamo divisi, colpiamo uniti.

Proletari Comunisti farà la sua parte, per il Partito, per il Fronte unico di classe, per la costruzione della forza e dell'organizzazione della guerra di classe, necessaria e indispensabile

proletari comunisti/PCm Italia

21 luglio 2021

martedì 9 agosto 2022

Oggi alle portinerie ex Ilva la proposta e l'impegno chiaro e netto dello Slai cobas per il sindacato di classe Acciaierie/appalto/cigs AS

I sindacati confederali dicono in maniera diversa le cose che dice Acciaierie d'Italia - La UILM

Dalle dichiarazioni di Palombella (segr.naz. Uilm): "Se il miliardo di euro previsto dal Governo non dovesse essere facilmente e immediatamente spendibile, ci sarebbero presto, oltre a gravi problemi di liquidità per l’acquisto delle forniture e delle materie prime, ripercussioni occupazionali, sociali e ambientali drammatiche. Tuttavia ad oggi non c’è ancora molta chiarezza sulle modalità con le quali potranno essere utilizzate queste risorse".

La Uilm si lamenta che questi soldi vengano dati a "scatola chiusa" e con modalità incerte. Ma nè la Uilm nè nessuno dei sindacati confederali ha messo in discussione che lo Stato debba dare questo ulteriore miliardo (dopo gli sconti dati sull'affitto e il prezzo d'acquisto) ad Acciaierie d'Italia. Lì dove altri gruppi nazionali e mondiali dell’acciaio anche in questa fase di crisi fanno profitti e ricavi, mentre Acciaierie d’Italia dichiara di non avere un centesimo...

“Il dibattito sul futuro modello produttivo è spesso inconsistente – continua Palombella – perché non tiene conto della realtà di mercato e impiantistica dello stabilimento. Si può arrivare ad avere due forni elettrici che producono 2,5 milioni di tonnellate all’anno ciascuno e un forno tradizionale per riequilibrare un po’, ma senza rinunciare all’area a caldo. Chi propone la chiusura dell’area a caldo, di fatto, chiede la chiusura dell’intera fabbrica”. “Le industrie siderurgiche sono energivore e quindi mi chiedo come si possa pensare che Acciaierie d’Italia diventi totalmente elettrica visto il periodo storico in cui i costi di energia e gas sono aumentati a dismisura. Sarebbe economicamente sostenibile?”.

Ma sono le stesse cose che dice la AD Morselli, che dice Bernabè, per aumentare la produzione, con meno costi per essere competitivi sui mercati, e per chiedere soldi allo Stato

“La priorità dell’intervento dello Stato deve avere come obiettivo primario il rientro al lavoro dei 3 mila dipendenti attualmente in Cig, la salvaguardia occupazione dei 1.700 in Ilva As come previsto dall’accordo del 2018, importanti investimenti sulla sicurezza degli impianti e il pagamento delle aziende dell’indotto – conclude – se questo non avverrà rischiamo una bomba ambientale, sociale e occupazionale senza precedenti”. 

Ma se si assumono gli interessi economici di Acciaierie d'Italia queste richieste sono "aria fritta".

L'unico modo per rovesciare la situazione è che ci sia quella "bomba" che Palombella teme; la "bomba" della lotta vera, continua degli operai, che riescano ad unire attorno a questa lotta un fronte sociale.

I sindacati confederali in Acciaierie d'Italia sono penosi - La FIOM

Dalle dichiarazioni di Briganti della segreteria Fiom Taranto: “Nella vertenza ex Ilva vi sono stati troppi interventi del Governo... senza mai definire una vera e propria mission che potesse traguardare obiettivi chiari sia in termini ambientali che occupazionali. Infatti, ancora ad oggi non si conoscono i piani ambientale ed industriale necessari a garantire quel famoso processo di transizione ecologica che troppe volte viene annunciato ma che concretamente non trova spazio nella pratica... bisognerebbe discutere nel merito, avviando un focus specifico, per la risoluzione delle problematiche inerenti gli interventi e gli investimenti necessari per le manutenzioni ordinarie e straordinarie che continuano a subire ritardi e ad avere anche un impatto negativo sia dal punto di vista della sicurezza per i lavoratori che per l’ambiente...
Inoltre, andrebbe rivisto l’utilizzo della cassa integrazione troppe volte utilizzata per trarne un beneficio sull’abbattimento del costo del lavoro e che puntualmente vede rinviare interventi sugli impianti per assenza di personale o mancanza di ricambistica...
In questa fase di particolare criticità serve fare fronte comune su obiettivi chiari come l’avvio del processo di decarbonizzazione, che non può subire ulteriori ritardi, investimenti straordinari sulle manutenzioni, riduzione del numero dei lavoratori in cassa integrazione, garanzia occupazionale per i lavoratori di Ilva in AS e del mondo dell’appalto...
Taranto e i lavoratori attendono risposte certe sul futuro ambientale ed occupazionale e serve riprendere immediatamente il dialogo con tutti coloro che vogliono lavorare per garantire i due diritti costituzionali”
*****

La Fiom dice che gli obiettivi del governo non sarebbero chiari, quando più chiari di così non potrebbero essere: tanti soldi, sostegno ai piani produttivi dell'azienda e niente per gli operai in termini di mettere fine alla cassintegrazione, di difesa del salario, dei grossi problemi per la sicurezza e la salute. 

E' penoso e imbarazzante sentire sempre e solo da anni l'elenco dei problemi in fabbrica e nell'appalto e le lamentele per la non conoscenza dei piani ambientali e industriali, quando azienda e Mise questi "piani" li portano avanti e sono solo quelli rispondenti ai loro interessi, e quando hanno detto in tutte le salse che per una cosiddetta "transizione ecologica" - che comunque sarebbe molto parziale - ci vogliono 10 anni. 

D'altra parte, come abbiamo scritto nel volantino dato oggi alla fabbrica: la Fiom parla del futuro per non parlare del presente.

La realtà è che non sono riusciti nei Tavoli a strappare un minimo risultato sui problemi attuali per i lavoratori, e neanche ad ottenere risposte alle timide richieste decise dal coordinamento nazionale delle Rsu Fiom, Uilm, Fim.

Ma perchè dovrebbero ottenerle? La Fiom continua a parlare di "riprendere il dialogo", quando è così chiaro che dialogo non c'è e non lo si vuole da parte di azienda e governo; e se i sindacati confederali vanno ai Tavoli solo come "uditori", senza "sbattere" sui Tavoli neanche minime richieste per gli operai, senza disturbare i "manovratori" se non con le parole, cosa mai possono pretendere!?

Tutto questo ha stufato! 

Ed è criminale come ancora una volta, nonostante promesse di maggio, i segretati sindacali fanno dichiarazioni stampa ma continuano a non parlare coi lavoratori, a non fare assemblee generali, affinchè i lavoratori possano intervenire e decidere. 

A SETTEMBRE SI DEVE CAMBIARE STRADA! (RIPORTIAMO DAL VOLANTINO DELLO SLAI COBAS)

sabato 6 agosto 2022

Incontro a Roma e nuovo decreto ex Ilva/Acciaierie d’Italia - Per Acciaierie d’Italia la montagna, per le organizzazioni sindacali e i lavoratori neanche il topolino


Annunciato in pompa magna nell’incontro al Mise tra i ministri del governo provvisorio Draghi, Invitalia, Acciaierie d’Italia e organizzazioni sindacali, il governo ha messo nel decreto “aiuti”, fino ad un miliardo di soldi freschi per l’azienda, un miliardo ancora poco chiaro da dove è preso, a quale titolo, e che approfittando della crisi di governo non passa neanche dal parlamento.

Un miliardo per fronteggiare la crisi di liquidità dichiarata e ostentata dalla Morselli e presa a “scatola chiusa”. Altri gruppi nazionali e mondiali dell’acciaio anche in questa fase di crisi fanno profitti e ricavi, invece Acciaierie d’Italia dichiara di non avere un centesimo.

Un miliardo sostanzialmente per permettere ad Acciaierie d’Italia acquisto di materie prime, l’attività ordinaria, per pagare fornitori e indotto, ecc.; vale a dire per funzionare come ora, senza nessuna contropartita. Le stesse dichiarazioni di Ministri di rientro di parte dei cassintegrati a fronte del miliardo, sono sparite nel nulla; anzi il Min. Orlando ha detto che finora le ispezioni (ma quando sarebbero avvenute, chi le ha viste…?) nella sostanza non avrebbero messo in luce irregolarità, criticità, ecc., e che quindi la cassa integrazione unilaterale è legittima.

Continuerà quindi la cassa integrazione permanente per 3500 operai (futuri esuberi), lo sfruttamento e la precarietà sulla sicurezza dei lavoratori; al massimo si deve sperare che questi soldi non mettano in pericolo il pagamento dell’appalto e gli stipendi.

A fronte di questa chiara politica: tutto per l’azienda, niente e sempre peggio per gli operai, troviamo sindacati ultra soddisfatti come la Fim divenuta ormai ufficialmente un sindacato di Stato e di azienda; dubbi e critiche dalla Uilm ma nessuna indicazione agli operai; la Fiom che parla del futuro per non parlare del presente; e l’Usb che recita il mantra della fabbrica allo sfascio che alimenta solo la posizione della chiusura punto.

Chiaramente non c’è stata nessuna risposta neanche alle timide richieste del coordinamento nazionale delle Rsu Fim, Fiom, Uilm, e meno che mai aperture verso il rientro dei cassintegrati Ilva AS.

Rispetto a questo ancor più si deve capire che solo la lotta generale dei lavoratori può cambiare le cose e può pagare in termini di interessi dei lavoratori su salario, lavoro, salute e sicurezza, e che l’attesa favorisce solo i piani dei padroni e dei governi al loro servizio.

Il governo Draghi lo abbiamo visto all’opera, sul nuovo governo possibile “peggio mi sento”, perché tutti sappiamo che Salvini, Meloni e Berlusconi sono sempre, a prescindere, dalla parte dei padroni.

Certo ci viene difficile parlare di lotta generale: chi la organizza, chi la fa, come e quando?

Abbiamo dato fiducia anche noi, pur con dubbi e certezze altre allo sciopero del 6 maggio e alla possibile continuità della lotta. I sindacati tutti, Rsu comprese, hanno promesso una continuità che non c’è stata e i risultati sono ora questi: con i sindacati confederali, nonostante le parole e qualche buona intenzione presenti anche in alcune loro dichiarazioni, una lotta anche importante viene “uccisa” e serve alla fine a dare un miliardo ai padroni e niente agli operai.

E’ chiaro che bisogna rovesciare questa linea a partire dal rovesciamento della piramide.

A settembre tutto il potere alle assemblee

nessuna fiducia nella direzione dei sindacati in fabbrica

Alla Gkn si deve vincere, per voi, per tutti gli operai - Dai lavoratori Slai cobas Taranto agli operai della Gkn Firenze


LETTERA AI LAVORATORI DELLA EX GKN

Le ultime informazioni sullo stato della vostra vertenza (vedi sotto) ci fanno arrabbiare, anche se non ci stupiscono, purtroppo. Vi sono altre vertenze che pur avendo fatto passi avanti, ma solo grazie alla lotta degli operai, poi si fermano o vanno indietro. Non c'è mai niente di certo - questo lo vediamo anche a Taranto per la battaglia contro la delocalizzazione alla Tessitura di Mottola, dove, tra l'altro, le continue dichiarazioni "alla cammomilla" dei sindacati confederali stanno servendo solo a frenare la necessaria risposta di lotta di tutti gli operai - altrimenti, bene che vada, uscirà un accordo che dividerà gli operai, peggiorerà/precarizzerà le loro condizioni contrattuali, salariali, terrà per chissà quanto tempo sulla corda i lavoratori.

Noi sentiamo nostra la vostra lotta. Siamo con voi, perchè la vostra vertenza deve vincere realmente, per voi e per tutti gli operai.

Le delocalizzazioni stanno andando avanti, a dimostrazione che non certo quella ridicola legge fatta dal governo, poteva fermarle o quantomeno porre un ostacolo. Alla Gkn, alla Tessitura del Gruppo Albini, alla Caterpillar, si sono recentemente aggiunte la Maier Cromoplast di Verdellino e adesso la Wärtsilä del Friuli/Venezia Giulia; e tante altre fabbriche che non arrivano neanche all'informazione nazionale.

Riteniamo che a settembre occorre riprendere con forza quel lavoro di unità delle realtà colpite dai processi di delocalizzazione, che è stata il Dna della vostra battaglia e della solidarietà che subito siete riusciti a creare attorno. Non dobbiamo mollare questa battaglia che è anticapitalista, anti governi a sostegno solo degli interessi padronali; a questa bisogna chiamare a "convergere", perchè se perde la classe operaia perdono tutti; se vince invece anche in una sola realtà importante crea un "sentiero" perchè altre possano vincere e soprattutto perchè si metta all'OdG la lotta per porre fine a questo sistema sociale capitalista che ci dà solo sfruttamento, licenziamenti, attacco al salario, alla salute, guerre, repressione, distruzione di ambiente, razzismo, attacco ai diritti delle donne, immigrati, ecc, ecc.

Oggi dobbiamo insieme percorrere questo sentiero, a partire dal rovesciare una situazione per cui i padroni possono vincere sempre e gli operai, i lavoratori perdere sempre.

Vi aspettiamo a settembre a Roma, il giorno 17 alle 14 (la sede è in via di conferma), dove vi sarà un'assemblea - organizzata dall'Assemblea proletaria anticapitalista - in cui vedere e decidere insieme i passi comuni/coordinati da fare perchè la lotta degli operai sia più unita e più forte.

Lavoratori Slai cobas sc - Taranto

___________________________________________________

Vertenza ex Gkn. Il tavolo istituzionale è ormai a un'impasse: assenti gli investitori, la nascita del Consorzio non è un closing
L'RSU "l’assemblea permanente dovrà decidere se e come tornare a mobilitare l’intera comunità della Piana: il 31 agosto è l'ultima chiamata. Il collettivo di fabbrica e questo territorio non sono nè raggirabili, né ricattabili".
[Campi Bisenzio, 4 agosto 2022] Si è appena concluso il tavolo MISE sulla vertenza ex-Gkn, dopo l'incontro che si è svolto tra il proprietario di QF Francesco Borgomeo con il Ministero in assenza degli investitori, dopo le dichiarazioni della settimana scorsa sul consorzio, su cui l'RSU aveva scelto deliberatamente il silenzio in vista della riunione del Tavolo tecnico di oggi.
"La nostra posizione sul Consorzio, era conosciuta in anticipo dalla stessa azienda" sottolinea l'RSU ex Gkn, "il 25 luglio l’assemblea dei lavoratori aveva approvato e trasmesso all’azienda un documento che sottolineava come il consorzio sarebbe stato "un passaggio né concordato con noi, né condiviso né tanto meno chiaro. Nè a noi, né, ci permettiamo di dire, al tavolo istituzionale”.
Posizione che l’azienda ha ignorato, dando vita a uno show mediatico il cui scopo era costruire una propria narrazione sulla pelle di questa vertenza e di questo territorio, per fare evidentemente pressione sul tavolo istituzionale stesso.
Come ribadisce lo stesso Borgomeo a mezzo stampa oggi: “la reindustrializzazione dello stabilimento di Campi sarà realizzata da Qf e non dal Consorzio Iris Lab che rimane solo un centro di ricerca”. Del resto la stessa RSU sottolinea come il Consorzio sia per definizione una delle forme più ibride e meno vincolanti del rapporto tra aziende.
"Il punto non è essere contro o favore a un Consorzio di ricerca e senza scopo di lucro" rilancia l'RSU, "ma è che la nascita del Consorzio non è il closing, né chiarisce i vincoli di investimento, né risponde alle numerose domande che abbiamo fatto riguardo ai presupposti di solidità e continuità del processo di investimento e reindustrializzazione".
Per questo "abbiamo trovato totalmente fuori luogo l’apertura di credito da parte del Sindaco della Città Metropolitana alla nascita del Consorzio".
La verità è che il tavolo istituzionale è ormai a un'impasse. E lo è interamente per responsabilità aziendale. Invece di addivenire a una discussione seria e fornire tutti gli elementi di trasparenza e chiarezza, Borgomeo prova scaricare su lavoratori e istituzioni le proprie responsabilità, dichiarando che le difficoltà a ottenere la cassa integrazione e la presunta inagibilità dello stabilimento sarebbero motivi bloccanti.
"Di fatto siamo al tentativo di ottenere cassa integrazione e smantellamento dello stabilimento sotto pressione emotiva e ricatto" chiarisce l'RSU, posizione ripetuta da mesi e ribadita dall’ultimo documento votato dall'assemblea dei lavoratori (25 luglio) che sottolinea come “ancora all'ultimo incontro abbiamo sentito il dottor Borgomeo affermare che è  tutto pronto ma mancano solo due elementi per dare il via al progetto: l'agibilità dello stabilimento e la cassa integrazione che non viene concessa. Ancora una volta si invertono causa ed effetto: la cassa integrazione non viene concessa perché non c'è chiarezza sul progetto, non il contrario. E lo stabilimento è perfettamente agibile. Il punto è che i lavoratori non hanno alcuna intenzione di smantellarlo senza chiarezza sulla sua reindustrializzazione”.
La prossima riunione del Tavolo MISE è stata convocata per il 31 agosto. "Per noi rappresenta l’ultima chiamata" conclude l'RSU. "Abbiamo indicato pubblicamente e ripetutamente le richieste, le domande, le proposte per fare un passo avanti. Siamo all’ultimo giro, dopo il quale l’assemblea permanente dovrà decidere se e come tornare a mobilitare l’intero territorio. Il collettivo di fabbrica e questo territorio non sono nè raggirabili, né ricattabili".
Alberto Zoratti – 3496766540
Valentina Baronti - 339 4632863
Benedetta Rizzo – 3493331724

Taranto - continua la strage di operai

Si recide l'arteria femorale usando una smerigliatrice: operaio muore dissanguato

05 ago 2022 - 17:24
©LaPresse

L’uomo, 53 anni, era dipendente di una ditta metalmeccanica e, da quanto emerso, si è ferito a una gamba. Inutili i soccorsi, è deceduto in ambulanza

Era originario di Sava l’operaio di 53 anni che ha perso la vita questa mattina in un capannone di via D'Annunzio, nei pressi della Vestas, a Taranto. L’uomo era dipendente di una ditta metalmeccanica e, da quanto appreso, sembra che stesse lavorando con una smerigliatrice quando il disco dell’attrezzo gli ha ferito una gamba, andando a recidere l'arteria femorale.
I soccorsi sono scattati immediatamente nel tentativo di tamponare l'emorragia, ma l’operaio è morto in ambulanza durante il trasporto in ospedale. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i carabinieri e gli ispettori dello Spesal per verificare l'esatta dinamica dell’accaduto e stabilire, così, eventuali responsabilità.

martedì 2 agosto 2022

Cemitaly - Riportiamo i comunicati ripresi da Corriere di Taranto dello Slai cobas e Usb che chiariscono la posizione, differente, portata dai due sindacati nell'incontro convocato dalla Regione

 Ex Cementir, Slai cobas e Usb tornano al tavolo

I commenti delle due sigle sindacali sull'incontro in Regione in merito alla vertenza del cementificio
Corriere di Taranto

“L’incontro tenutosi in Regione per la prima volta è stato convocato unitariamente, per cui insieme ai sindacati confederali sono stati presenti Slai cobas per il sindacato di classe e Usb. Questo è stato il frutto della protesta esplicita dello Slai cobas contro gli incontri separati fatta nel precedente incontro regionale, e, quindi, per la prima volta si è rotto questo assurdo andazzo che cancellava la volontà dei laviratori di decidere liberamente il sindacato in cui organizzarsi. E’ rimasto, su volontà dell’azienda e dei sindacati confederali, la firma solo di queste parti dell’accordo formale di consultazione per la nuova cassintegrazione. Ma onestamente a noi interessa che sulle decioni sostanziali per l’occupazione futura non ci siano Tavoli in cui si decide e Tavoli in cui semplicemente si informa a cose fatte“. Così in una nota lo SLAI COBAS per il sindacato di classe in merito all’ultima riunione sulla vertenza ex Cementir.

“Per questo sono stati importanti gli interventi della rappresentante dello Slai cobas che, contro “l’aria fritta” delle cosiddette “politiche attive del lavoro” che in realtà sono “politiche passive”, di accompagnamento ai licenziamnti, ha posto altri obiettivi e altra strada e la necessità a settembre che si convochi un reale Tavolo di discussione nel merito delle prospettive occupazionali. Questa proposta ha trovato il consenso della Regione e la non opposizione (esplicita da parte della Uil) dei sindacati confederali” si legge nella nota del sindacato di classe.

“Lo Slai cobas sc durante la riunione ha ribadito la sua posizione su questi temi: che, dato che per responsabilità di azienda e Istituzioni nei precedenti periodi di cig nulla si è fatto per passare da cassintegrazione a lavoro effettivo, perchè questa situazione non ricadesse sui lavoratori togliendo loro il reddito, la ulteriore cassintegrazione di 12 mesi a partire da settembre prossimo è inevitabile; ma perchè non sia un altro anno inutile (poi il governo e la maggiorparte dei partiti parlamentari dicono che sarebbero i lavoratori che vogliono essere “assistiti”, prendere soldi e non lavorare, quando è chiaro invece che è il governo, per difendere gli interessi dei padroni che aprono e chiudono fabbriche, che vuole lavoratori che stiano per anni con l’elemosina della cassintegrazione e con davanti solo la prospettiva di licenziamenti o miseri incentivi alle dimissioni), respingiamo nettamente le ipotesi di “politiche attive” presentate nell’incontro; perchè, uno, hanno già dimostrato negli anni passati che non creano nessun posto di lavoro; due, si poggiano tutte sulla azione/ricerca individuale del lavoratori e non su soluzioni collettive; per questo le proposte portate dalla Slai cobas sono: occupare i lavoratori nei necessari (anche per la cittadinanza) lavori di bonifica dell’area industriale (presenti in piani e progetti da circa 10 anni e mai effettivamente realizzati o portati a compimento); finalizzare a questi lavori di bonifica i corsi di formazione.; a settembre discutiamo nel merito, in maniera concreta; senza questo passaggio diventano parole che accompagnano una “lenta morte” degli operai le ipotesi futuribili – da qui a 10 anni – di riconversione industriale per la produzione di idrogeno verde” concludono dallo SLAI COBAS per il sindacato di classe.

A rappresentare i lavoratori Cemitaly per l’USB, sono intervenuti Giuseppe Farina e Federico Cefaliello, che plaudono al buon risultato ottenuto al termine dell’incontro: la cassa integrazione per ulteriori 12 mesi. “Si mette in sicurezza così il sostegno al reddito dei 45 lavoratori Cemitaly e si scongiura, almeno per il momento, un epilogo che si preannunciava davvero difficile da gestire – commentano i rappresentanti dell’USB -. Il rinnovo della cassa integrazione non e’ stato un obiettivo affatto facile da raggiungere, vista l’attivazione da parte dell’azienda nel luglio 2021 di una procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività. Approfittiamo col dire che, a questa procedura, l’Usb si oppone fortemente e, giova ricordarlo, questa particolare formula di cassa  per “transizione occupazionale”, nel suo concepimento non e’ assolutamente orientata, e quindi vincolata a procedure di licenziamento“.

L’USB e i lavoratori della Cemitaly auspicano “che questi ulteriori 12 mesi servano davvero a mettere in campo soluzioni mirate ad individuare una collocazione definitiva e sicura per le 45 unità lavorative, sfibrate da uno stato di assoluta incertezza che dura da più di 8 anni. Farina e Cefaliello, in chiusura del tavolo regionale, hanno messo in evidenza che USB, al termine di questo periodo di cassa, continuerà ad opporsi ai licenziamenti sulla base della mancanza di volontà dei diretti interessati. Usb ringrazia i lavoratori per l’atteggiamento costruttivo con cui affrontano la vertenza” concludono i due esponeneti e rappresentanti dei lavoratori.

domenica 31 luglio 2022

Tessitura di Mottola - Importante è la mobilitazione dei lavoratori da settembre


Da diversi giorni abbiamo attivato la nostra azione verso la Regione e nella riunione di venerdì 29 dei cobas a Mottola  abbiamo portato verita e punto della situazione.

L'agitarsi  come mosche in un bicchiere dei sindacati confederali e' cosa inutile.

I fatti sono: dalla comunicazione inviataci dalla Regione c'è un auspicio che il contenzioso tra Albini e Motion si chiuda entro ferragosto e la Regione convocherà nella seconda metà d'agosto, o più ragionevolmente ai primi di settembre, il tavolo;
ma firma di programma di sviluppo e piano industriale sono ancora lontani e potranno avvenire, se i lavoratori non si muoviamo con la lotta, solo con il prossimo governo - peraltro l'on Turco e la Todde che si sono per così dire 'occupati della vicenda' sono ormai fuori gioco.
 
Solo la mobilitazione dei lavoratori può cambiare le cose e questa dovrà cominciare a settembre in modo serio - a Mottola, a Bari e a Roma.
La "camomilla" diffusa a piene mani dai sindacalisti locali e' veleno per i lavoratori - prima c'è ne si rende conto e meglio sara'.
Un nuovo anno di cassa integrazione e' quasi certo, ma la garanzia possiamo averla solo - per ragioni di procedura - questo autunno.
 
Nella riunione dei cobas e' stato detto molto altro, ma questo lo vedremo insieme alla ripresa del confronto con tutti i lavoratori in funzione della ripresa della lotta.

Slai cobas sc  Taranto

sabato 30 luglio 2022

Info - La relazione annule dell'Arpa Puglia dei dati di qualità dell’aria aggiornati al 2021, registrati nelle aree di Taranto e Statte.

Li acquisiamo dalla nota del

Corriere di Taranto
Gianmario Leone
pubblicato il 30 Luglio 2022, 08:00


I dati relativi al PM10

Le concentrazioni annuali di PM10 misurate nelle centraline della qualità dell’aria della città di Taranto hanno mostrato livelli paragonabili negli anni, in decremento a partire dal 2012 nelle stazioni del quartiere Tamburi. Anche nel 2021, in nessun sito del comune di Taranto è stato superato il valore limite previsto dal D.Lgs. 155/2010 sulla media annuale, pari a 40 μg/m3. La media annua di PM10 più elevata è stata registrata nel sito di Tamburi-Via Orsini (classificato come “industriale”, rete AMI), al quartiere Tamburi, con 26 μg/m3. In nessun sito è stato superato il numero massimo di 35 superamenti sulla media giornaliera consentiti dalla norma e i numeri dei superamenti per centralina. Come già riportato negli anni precedenti, il decremento delle concentrazioni annuali di PM10 a partire dal 2011, particolarmente evidente nelle stazioni del quartiere Tamburi ed accentuato maggiormente nel 2014 rispetto al 2013, può essere dovuto, oltre alla riduzione della produzione industriale degli ultimi anni, ad una serie di misure di risanamento messe in atto a partire da settembre 2012, volte a limitare il carico emissivo industriale fra l’altro nel corso dei cosiddetti wind days, giorni di elevata ventosità, in cui l’agglomerato urbano si trova sottovento al polo industriale.

Le medie annue di PM10 registrate nel 2021 sono sostanzialmente confrontabili con quelle che erano

venerdì 29 luglio 2022

438 migranti arrivano a Taranto. Anche a loro il nostro benvenuti! Ma, a parte la denuncia degli operatori della Sea Watch, ancora dopo giorni di viaggio si accolgono in un hotspot assolutamente invivibile, disumano. E anche la nuova Giunta nulla dice e fa


“Le autorità italiane hanno indicato Taranto come porto di sbarco per la SeaWatch3 e le 438 persone soccorse. Da un lato c’è grande sollievo, dall’altro siamo sgomenti: ci aspettano altri due giorni di viaggio e ulteriori sofferenze inflitte a chi ha sopportato abbastanza”.

giovedì 28 luglio 2022

Info - L’Ispettorato del Lavoro in Acciaierie d’Italia

Da Corriere di Taranto

“In merito alle denunce all’Inps e all’Ispettorato sulla questione delle ferie, è intervenuto questa mattina all’interno dell’azienda l’ispettorato del lavoro che ha ascoltato i coordinatori di fabbrica di Fim, Fiom, Uilm e Usb“. E’ quanto riferiscono fonti sindacali con riferimento all’esposto all’Inps e all’Ispettorato del lavoro presentato nei giorni scorsi.

Le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici di Taranto, Fim, Fiom e Uilm avevano segnalato, “ancora una volta, l’anomalo modus operandi della Direzione di Acciaierie d’Italia con cui ha modificato quanto riportato nella nota aziendale del 17.06.2022, in cui si comunicava ai dipendenti il periodo di ferie estivo, cosi come garantito dal vigente CCNL e dall’articolo 36 della Costituzione Italiana. Tuttavia la Direzione Aziendale, senza una preventiva comunicazione alle organizzazioni sindacali, ha unilateralmente modificato ai dipendenti, per il tramite dei responsabili delle risorse umane di ogni area dello stabilimento, il periodo di ferie concordato con il proprio responsabile diretto tramutato in CIGS“.

“Riteniamo illegittimo tale utilizzo dell’ammortizzatore sociale in quanto il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha già chiarito, in occasione dell’interpello n. 19/2011, l’obbligo di rispettare sia il dovere di comunicazione preventiva al lavoratore del periodo feriale, sia eventuali deroghe alla fruizione del diritto costituzionalmente garantito ex art. 36, comma 3 Cost., precisando che le stesse risultano ammissibili esclusivamente laddove le esigenze aziendali assumano carattere di eccezionalità ed imprevedibilità e come tali siano supportate da adeguata motivazione. Al riguardo, in linea con la circolare n. 8/2005, il Ministero con il citato interpello ha precisato checostituiscono ipotesi oggettive derogatorie all’ordinaria modalità di fruizione delle ferie, tra gli altri, gli interventi a sostegno del reddito ordinari e straordinari, in cui si assiste ad una “sospensione totale o parziale delle obbligazioni principali scaturenti dal rapporto medesimo, ossia l’espletamento dell’attività lavorativa e la corresponsione della retribuzione” si leggeva nella nota dei Coordinatori RSU Fim, Fiom e Uilm La Neve, Brigati e Oliva.

“Nello specifico, in caso di sospensione totale dell’attività lavorativa, ovvero nell’ipotesi di CIG a zero ore, non sembra sussistere il presupposto della necessità di recuperare le energie psico-fisiche cui è preordinato il diritto alle ferie. L’esercizio del diritto in questione, sia con riferimento alle ferie già maturate sia riguardo a quelle infra-annuali in corso di maturazione, può quindi essere posticipato al momento della cessazione dell’evento sospensivo coincidente con la ripresa dell’attività produttiva. Tuttavia, nell’ipotesi di CIG parziale, ovvero per i lavoratori che operano su degli impianti e/o reparti attualmente operativi e che svolgono una rotazione della cassa integrazione, deve essere garantito al lavoratore il ristoro psico-fisico correlato all’attività svolta. Nell’ipotesi sopracitata l’azienda prevede di convertire il periodo di ferie con la cassa integrazione straordinaria” proseguiva la nota.

mercoledì 27 luglio 2022

Ex Cementir/Cemitaly - Inevitabili altri 12 mesi di cigs - ma su tutto il resto lo Slai cobas ha detto un netto NO!


L'incontro tenutosi ieri in Regione per la prima volta è stato convocato unitariamente, per cui insieme ai sindacati confederali sono stati presenti Slai cobas per il sindacato di classe e Usb. 
Questo è stato il frutto della protesta esplicita dello Slai cobas contro gli incontri separati fatta nel precedente incontro regionale, e, quindi, per la prima volta si è rotto questo assurdo andazzo che cancellava la volontà dei laviratori di decidere liberamente il sindacato in cui organizzarsi. 
E' rimasto, su volontà dell'azienda e dei sindacati confederali, la firma solo di queste parti dell'accordo formale di consultazione per la nuova cassintegrazione. 

Ma onestamente a noi interessa che sulle decioni sostanziali per l'occupazione futura non ci siano Tavoli in cui si decide e Tavoli in cui semplicemente si informa a cose fatte. 

Per questo ieri sono stati importanti gli interventi della rappresentante dello Slai cobas che, contro "l'aria fritta" delle cosiddette "politiche attive del lavoro" che in realtà sono "politiche passive", di accompagnamento ai licenziamnti, ha posto altri obiettivi e altra strada e la necessità a settembre che si convochi un reale Tavolo di discussione nel merito delle prospettive occupazionali.  

Questa proposta ha trovato il consenso della Regione e la non opposizione (esplicita da parte della Uil) dei sindacati confederali. 

Lo Slai cobas sc ha detto:

1) che, dato che per responsabilità di azienda e Istituzioni nei precedenti periodi di cig nulla si è fatto per passare da cassintegrazione a lavoro effettivo, perchè questa situazione non ricadesse sui lavoratori togliendo loro il reddito, la ulteriore cassintegrazione di 12 mesi a partire da settembre prossimo è inevitabile;

2) ma perchè non sia un altro anno inutile (poi il governo e la maggiorparte dei partiti parlamentari dicono che sarebbero i lavoratori che vogliono essere "assistiti", prendere soldi e non lavorare, quando è chiaro invece che è il governo, per difendere gli interessi dei padroni che aprono e chiudono fabbriche, che vuole lavoratori che stiano per anni con l'elemosina della cassintegrazione e con davanti solo la prospettiva di licenziamenti o miseri incentivi alle dimissioni), respingiamo nettamente le ipotesi di "politiche attive" presentate nell'incontro; perchè, uno, hanno già dimostrato negli anni passati che non creano nessun posto di lavoro; due, si poggiano tutte sulla azione/ricerca individuale del lavoratori e non su soluzioni collettive;

3) per questo le proposte portate dalla Slai cobas sono: occupare i lavoratori nei necessari (anche per la cittadinanza) lavori di bonifica dell'area industriale (presenti in piani e progetti da circa 10 anni e mai effettivamente realizzati o portati a compimento); finalizzare a questi lavori di bonifica i corsi di formazione. 

4) A settembre discutiamo nel merito, in maniera concreta; senza questo passaggio diventano parole che accompagnano una "lenta morte" degli operai le ipotesi futuribili - da qui a 10 anni - di riconversione industriale per la produzione di idrogeno verde.

Riportiamo alcuni stralci dell'articolo fatto dal Corriere di Taranto sul Tavolo regionale 

Ex Cementir, altri 12 mesi di cassa
 
Sino al prossimo 16 settembre: siglato l'accordo presso la task force regionale per l’occupazione

GIANMARIO LEONE
PUBBLICATO IL 27 LUGLIO

E’stato raggiunto l’obiettivo primario di mettere in sicurezza il futuro prossimo degli ultimi 45 lavoratori ex Cementir (all’inizio della vertenza erano oltre 70, negli ultimi mesi in 3 hanno optato per il trasferimento nei siti Italcementi del nord, altri invece si sono licenziati provando altre strade, senza dimenticare la possibilità per i lavoratori di accettare l’incentivo all’esodo che però potrebbe venir meno qualora dovesse andare in porto un progetto di riconversione industriale)...
La proroga è stata possibile grazie allo strumento previsto dall’articolo 62 della Manovra finanziaria 2022, che aggiunge il nuovo articolo 22-ter al D.Lgs. n. 148 del 2015, rubricato “Accordo di transizione occupazionale”...
Nell’ultima riunione della task force regionale, Italcementi non aveva ancora sciolto positivamente la riserva per accedere a questo strumento, visto che il ricorso al meccanismo di transizione comunque comporta un onere per l’azienda, il versamento del 9 per cento dei contributi previdenziali all’Inps. Ciò detto, anche ieri i rappresentanti dell’azienda hanno chiarito ancora una volta la loro posizione sul futuro dell’ex cementificio, a prescindere dall’ottenimento degli ulteriori 12 mesi di ammortizzatori sociali: la Cemitaly non tornerà a produrre cemento e il sito produttivo di Taranto resta in vendita.
Questi ulteriori dodici mesi di tempo, come riportato tempo addietro, dovrà servire o almeno questo si spera, nel provare a portare a compimento, almeno da un punto di vista burocratico-amministrativo, la proposta lanciata a metà marzo dalla Fillea Cgil di Taranto e dal suo segretario Francesco Bardinella, ovvero quella di riconvertire l’ex Cementir di Taranto (oggi denominata Cemitaly) in un impianto di produzione di idrogeno verde.
L’idea della Fillea Cgil è quella di di candidare il sito ex Cementir di Taranto al bando per la riqualificazione aree industriali dismesse per la produzione di idrogeno verde. Il bando è nazionale, l’ha promosso il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, rientra nel PNRR e l’adesione al bando dovrà essere portata avanti dalla Regione Puglia, che proprio nelle scorse settimane si è candidata come territorio per ospitare la localizzazione del “Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’Idrogeno” (Hydrogen Valley), come previsto dal Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR). Indicando Taranto tra le province che potranno ospitare impianti per la produzione di idrogeno...
Al massimo entro la fine dell’estate sarebbe dovuta arrivare la valutazione del ministero della Transizione ecologica (MiTE) sulle proposte presentate per l’idrogeno. Soltanto dopo la Regione Puglia potrà lanciare il bando rivolto alle aziende e alle pubbliche amministrazioni proprietarie delle aree che ricadono nel perimetro del Sito di interesse nazionale di Taranto (SIN), affinché quest’ultime indichino i luoghi possibili per fare l’investimento. Ma con la caduta del governo Draghi, nonostante quest’ultimo continuerà ad occuparsi dell’attuazione del PNRR, il rispetto dei tempi è ancora più incerto..."

Il moderno schiavismo capitalista dei lavoratori immigrati - Siete voi i responsabili criminali!


Tornano in questo giorni inchieste, reportage sulla tremenda condizione dei lavoratori braccianti immigrati. Nel sud, la Puglia fa da nera avanguardia - seguono la Calabria, la Basilicata, la Sicilia - di questo supersfruttamento, che ci unisce sempre ad una condizione bestiale di vita, ad una assenza spesso totale di minimi diritti di sopravvivenza (acqua, medicine, servizi igienico-sanitari essenziali). Nel rapporto Anci e Ministero del lavoro, per i ghetti la Puglia è al primo posto (32,6%), seguita da Sicilia (21,1%), dalla Calabria (13,2%) e Campania (7,9%).

Nella Puglia sono le grandi aziende, a volte multinazionali, che producono e organizzano i raccolti. E' il capitalismo, non i piccoli padroni, che organizza il moderno schiavismo. che organizza in proprio o usa il caporalato. E queste aziende si conoscono bene, tutti le conoscono, con nome e cognome.

Le inchieste, i reportage certo almeno servono a portare periodicamente alla luce questa condizione, ma nessuno può dire di non sapere: i campi in cui i migranti lavorano per 10/12 ore, per 3 euro all'ora, stanno lì alla luce del sole, i braccianti che buttano sangue per i profitti delle aziende sono censiti pure (di quelli ufficiali si parla di 10mila, solo nel foggiano sono 7mila); i ghetti, le baraccopoli sono conosciute, si può disegnare quasi una loro mappa - quindi, è falso o criminale che alcuni sindaci delle zone dicano addirittura di non "avere alcuna idea del fenomeno" (come se fosse uno zoo che non si è mai andato a guardare). 

CONDANNIAMO VOI, PRESIDENTI DELLE REGIONI, SINDACI, PREFETTI, VOI MINISTRI, GOVERNO, RESPONSABILI DI QUESTI CRIMINI!

In Puglia per la condizione bestiale in cui migliaia e migliaia di braccianti sono costretti a dormire, mangiare, lavarsi, senza servizi igienici, cosa che avviene da tanti anni, la Regione cosa fa? "...è previsto un cronoprogramma, dove la prima tappa è partita a maggio con l'incontro bilaterale fra la Regione e i Comuni interessati. Nel frattempo la Regione Puglia ha costituito un gruppo di lavoro con professori universitari per dare l'indirizzo progettuale ai Comuni e monitorare l'andamento dei lavori. Il cronoprogramma prevede altri quattro step definitivi: l'elaborazione progettazioni di massima entro settembre; la valutazione e l'aggiustamento eventuale degli stessi entro novembre; il convenzionamento per febbraio e la predisposizione dei progetti entro marzo 2023. Dopo di che entro marzo 2025 le aree di accoglienza dovranno essere pronte ed agibili per l'accoglienza...".

I braccianti non possono dormire in qualcosa che somigli ad un letto, non possono lavarsi, non possono fare con un minimo di dignità i loro bisogni... e la Regione e i Comuni fanno "gruppi di lavoro di esperti, di professori universitari, che progettano, monitorano..."!!??, per dare un alloggio che bene che vada sarà tra tre anni?! Quanti dei 115 milioni destinati dal Pnrr per i "piani urbani integrati" (insediamenti abitativi) saranno utilizzati realmente per dare case ai braccianti migranti; quanti di questi fondi serviranno solo a finanziare i gruppi di lavoro, i progetti sulla carta?

Questi criminali rappresentanti istituzionali, questi professori si dovrebbero prendere per le braccia e trascinarli nei campi, nei ghetti, farli dormire anche solo una notte nelle baraccopoli, come Borgo Mezzanone, a rischio di morire bruciati...

martedì 26 luglio 2022

Un brindisi alle lotte delle lavoratrici e lavoratori degli asili, per altri risultati!

Come ha detto una lavoratrice degli sili: "questo è un grande traguardo mai successo in 30 anni di servizio negli Asili Nido avere un mese di lavoro in più x garantire un piccolo sostegno economico dignitoso anche se pur piccolo..."

E' pronto il Dossier sull'Assemblea Donne/Lavoratrici del 9 giugno su "Donne contro la guerra"

 E' l'unica pubblicazione con la posizione politica netta e chiara delle donne, proletarie e rivoluzionarie sulla guerra in corso in Ucraina e la "guerra interna" di padroni e governo, con importanti interventi delle lavoratrici in lotta.

Richiedetelo, ve lo invieremo in Pdf.

MFPR

 

sabato 23 luglio 2022

Voci della manifestazione alla Prefettura di Taranto




Ogni tanto - sempre - ci vuole... Bertold Brecht

Inviataci da un compagno di Torino

LODE DEL LAVORO ILLEGALE


Bello è

prendere la parola nella lotta di classe,

a voce alta e sonante chiamare a battaglia

le masse

per calpestare gli oppressori

per liberare gli oppressi.


Duro è ed utile il piccolo quotidiano lavoro,

con segreta tenacia annodare

la rete del Partito

davanti alle canne dei fucili dei proprietari:


parlare ma

celare chi parla.


Vincere ma

celare chi vince.


Morire ma

nascondere la morte.


Chi non farebbe molto per la gloria,

ma chi lo farebbe per il silenzio?


Ma alla povera mensa è convitato l'onore,

dalla stretta e cadente capanna esce

indomita la grandezza.


E la Fama invano s'informa

su chi compì la grande azione.


Venite avanti

per un attimo,

voi ignoti, col viso coperto, e abbiate

il nostro grazie!