giovedì 5 marzo 2026

L'intervista di Radio Onda rossa allo Slai cobas Taranto

Radio Onda rossa - Ti rubiamo solo qualche minuto per raccontarci un po' come si sta reagendo, in che modo si sta reagendo all'ennesima morte sul lavoro all'Ilva.

Slai cobas Taranto - Il clima che c'è nella fabbrica è un silenzio irreale in queste ore perché questa seconda morte a distanza così breve dalla precedente e per di più con le stesse caratteristiche tecniche, ha lasciato sgomenti. Oggi non c'è un operaio che non dica: se deve essere così chiudiamo la fabbrica, e questo è detto dagli operai; chiaramente è detto con rabbia e rassegnazione perché gli operai non vogliono la chiusura della fabbrica per motivi oggettivi e soggettivi, perché chiaramente è il loro lavoro, ma gli annunci sul “futuro felice post Ilva” sono ridicoli, grotteschi, una favola immaginaria. Chiunque la faccia non tiene conto che questa è ancora la più grande fabbrica di questo paese, lo stabilimento centrale della siderurgia italiana e uno dei principali a livello europeo. Operai diretti, appalto, indotto, tutti sanno che si tratta di circa ventimila operai, vedono il loro lavoro senza prospettive e sicuramente nessuno vuole vivere di cassa integrazione, di attese.

Però vi devo dire che questa morte ha fatto più effetto, sia perché la situazione era di marasma assoluto dopo la decisione milanese sul fermo di tutta l’area a caldo dello stabilimento da fine agosto, sulla base di considerazioni altrettanto legittime che i magistrati hanno fatto, supportate da elementi di fatto, non certo da ideologie o da pregiudizio. Quindi in questa situazione non si vede luce con il governo che è assente materialmente dal rapporto con i lavoratori, con i sindacati che da tempo discutono solo di numeri di cassintegrazione, e di richieste di incontro diretto con la Meloni, del trasferimento del Tavolo a Palazzo Chigi - che noi appoggiamo molto tiepidamente perché non pensiamo affatto che i ministri che stanno trattando con i sindacati lo facciano per conto proprio e senza il pieno consenso della Meloni. Ma appunto a parte questo, la sostanza è che il governo sta consegnando la fabbrica in maniera stracciona a un Fondo americano oscuro, perché l’unica cosa che c'è di chiaro è che chiede soldi invece di metterli, quello che è chiaro è che si tratta di un Fondo avventuristico, sotto accusa anche in altri stati, come la Germania; per di più sembra avere tutte questo fondo, perché oltre ad essere parte dell'universo parassitario dei Fondi finanziari è legato a Trump ed è sionista, sionista nel sostegno, anche finanziario, all'ala più estrema del sionismo israeliano. Quindi in qualche maniera è il peggio che ci poteva capitare. Quando si dice “non c'è limite al peggio”, ecco ex Ilva sta provando che non c'è, che in realtà è vera questa frase.

Loris, l’operaio di 36 anni morto lunedì, era di una ditta dell'appalto. Queste ditte dell'appalto

Per l'8 marzo - le iniziative a Taranto

Dalla parte dell'Iran aggredito dall'imperialismo e sionismo/con il popolo palestinese e le masse arabe/contro il governo guerrafondaio di Meloni

da  ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Speciale Iran del 03.03.26  

Siamo dalla parte dell'Iran e su questo non ci deve essere dubbio né nelle nostre file né nelle file della classe operaia e del movimento, anche se sappiamo che nell'attuale classe operaia, nelle fabbriche, di tutto questo si sa poco, l'informazione è scarsa, la conoscenza è scarsa, la coscienza di classe è scarsa, ma questo non dipende certo da noi ma dipende da fattori storici, politici ed economici che non affrontiamo in questa sede.

Bisogna essere la parte dell'Iran perché siamo di fronte ad un'aggressione imperialista da parte della potenza imperialista più grande e più aggressiva che esiste sul pianeta che, con la figura di Trump, somiglia all'aggressività nazista di Hitler.

Siamo dalla parte dell'Iran che sta subendo questa aggressione con il sostegno dei cani da guardia del Medio Oriente, i genocidi assassini, i mostri del regime israeliano che stanno partecipando in prima fila a questa nuova aggressione, che è verso l'Iran, verso tutte le masse arabe che non accettano il dominio esclusivo dell'imperialismo americano e occidentale e il fatto che diventino i “comandanti in capo” in tutta l'area, con Israele pilastro e gendarme.

Non ci può essere dubbio: il punto primo è stare dalla parte dell'Iran, chi non è contro l'aggressione all'Iran è un pezzo di m... sia che si tratti di un cittadino, sia se si tratti di un lavoratore, o di un compagno perché nel mondo ci sono paesi imperialisti e paesi oppressi dall'imperialismo, vi sono paesi che vogliono il dominio mondiale su tutti, con proletari e popoli che devono subire povertà, miseria, guerre distruzioni e devastazione e Stati e nazioni  che devono essere vassalli dei padroni del mondo e se non sono vassalli vanno rovesciati.

Noi siamo perché questa aggressione finisca subito. Quando si viene aggrediti bisogna rispondere, l'Iran come Stato, come nazione, come governo, come popolo, ha tutto il diritto di rispondere contrattaccando chi li sta aggredendo e bombardando. Sono giusti gli attacchi iraniani a tutte le basi e le realtà che sono parte dell'aggressione dell'imperialismo americano. Se gli Stati, le borghesie arabe, le monarchie arabe sostengono questa aggressione imperialista e sionista contro l'Iran è giusto che anche loro vengano colpiti. Anche questo è un principio di giustizia. Non si capisce perché il popolo iraniano, lo Stato iraniano che rimane un Stato sovrano, la nazione iraniana, non debbano difendere il loro territorio e la loro autodeterminazione nazionale, i loro diritti nazionali a fronte di un'aggressione barbara e selvaggia condotta da barbari e selvaggi; senza che questo giudizio sia una questione personale ma una questione di un sistema che diventa sempre più barbaro e selvaggio. Questo sistema si chiama imperialismo, uno Stato che diventa sempre più odiosamente genocida e guerrafondaio come lo Stato sionista di Israele deve essere cancellato dalla faccia della terra, esattamente come nel tempo siamo stati tutti dalla stessa parte per cancellare il nazismo di Hitler e il fascismo di Mussolini come bestie del sistema imperialista mondiale prodotte dalle sue leggi economiche, politiche, ideologiche e culturali.

Così come l'Iran ha il pieno diritto di difendersi e ha il pieno diritto di avere l'energia nucleare e la  bomba nucleare. Noi siamo contro le bombe nucleari, lavoriamo per un mondo senza bombe nucleari, ma finché ci sono Stati che invece pretendono di poterne avere a centinaia e riproducibili all'infinito come sono i paesi imperialisti e l'imperialismo americano, finché ci sono Stati aggressivi come lo Stato sionista di Israele che il nucleare c'è l’ha ed è garantito dal nucleare americano, non si capisce perché i popoli che non sono americani, che non sono occidentali, che non sono sionisti e israeliani non abbiano il diritto legittimo di avere le armi necessarie per difendersi.

Detto questo, il regime iraniano è un regime reazionario di un capitalismo burocratico al servizio dell'imperialismo che opprime il suo stesso popolo, ma il problema di liberarsi del regime iraniano è un problema del proletariato, delle masse popolari iraniane, che auspichiamo che rovescino questo regime. Sosteniamo tutte le proteste che ci sono state in Iran e continuano ad esserci per rovesciare questo regime. Ma il rovesciamento di questo regime non può essere fatto certo dalle bestie al governo israeliano, dall’ imperialismo americano, dai sionisti assassini e genocidi che odiano i popoli in nome del suprematismo razzista, dell'ideologia neonazista chiamata in Israele sionismo. Questi certo non sono liberatori ma sono oppressori all'interno come all'esterno e nel mondo; e quindi il popolo iraniano, il proletariato iraniano hanno tutti il diritto di lottare contro l'aggressione imperialista e di rovesciare il regime reazionario e massacratore del suo popolo, capeggiato dal ceto islamico che attualmente rappresenta la classe dominante in Iran.

Questo è un problema del proletariato e del popolo iraniano. Il proletariato e il popolo iraniano non possono certo essere favorevoli che al posto del regime dello Scià si ritrovano gli americani, il governo lacchè degli americani, fino ai rottami della famiglia dello Scià, una famiglia che è stata cacciata a furor di popolo perché fa parte di quelle famiglie reali schifose che in alcuni paesi ci sono e perfino nei paesi imperialisti, basti pensare che cosa è e che cosa è diventata la monarchia inglese e da chi è fatta.

Noi siamo dalla parte dell'Iran, riconosciamo il suo diritto di difesa e di contrattacco anche se sappiamo che i rapporti di forza sono estremamente sfavorevoli al regime iraniano e che questi non ha la possibilità di continuare questa guerra fino in fondo, sia perché non ha la forza politico-materiale sia perché, soprattutto, non ha il sostegno del suo popolo, perché il popolo in armi può cacciare e può vincere, lo ha dimostrato la storia e può continuare a dimostrarlo anche in Iran. Ma i governi reazionari come quello di Kamenei e di chi gli succede non sono in grado di combattere contro nemici più grandi perché non contano sul sostegno, sull'armamento e sulla partecipazione di tutto il popolo a una guerra di liberazione contro l'aggressore imperialista.

Certo gli americani, il regime sionista israeliano sono in prima fila nell'aggressione militare nei confronti dell'Iran, ma tutti i governi e gli stati imperialisti sono dalla loro parte, anche se si rendono ben conto che i loro interessi non sono rappresentati di per sé dagli americani e meno che mai dallo Stato sionista di Israele che lavorano per loro e non per conto terzi. I governi imperialisti europei hanno grandi interessi sia in Iran sia nell’ importante nodo commerciale che è lo stretto di Hormuz dove passa una parte rilevante del commercio mondiale, in particolare del commercio più importante che riguarda le fonti energetiche, il petrolio, che è una ragione di fondo perché gli americani e i sionisti vogliono cancellare l'Iran per appropriarsi dell'Iran, per farlo diventare la pompa di benzina del loro sistema. Tutti i governi imperialisti sono complici di questa aggressione ne sono corresponsabili e possono via via partecipare direttamente ad essa, e il governo italiano è tra questi.

Il governo italiano è un governo esemplare di leccaculo degli americani ma, come sempre, i leccaculo degli americani vengono trattati dagli stessi americani come leccaculo e, quindi, in questo caso non sono stati neanche informati. Fino allo scandalo di quel ciccione del ministro (noi non siamo per insultare le persone ma certe persone se lo chiamano l'insulto perché perfino la loro conformazione fisica è corrispondente alla loro squallida funzione e ideologia). Non solo il governo italiano non è stato informato - ma di questo non ce ne importa nulla - perché non è che saremmo stati contenti che gli americani avessero informato il governo italiano, ma, pensate, il ministro della Difesa, uno dei ministri più importanti del governo Meloni, se ne stava bellamente a mostrare le chiappe al mare, ospitato negli alberghi lussuosissimi di Dubai, stava approfittando della sua funzione di ministro per essere trattato come un sovrano in questi paesi in particolare, diventati il centro del lusso e dello spreco e del parassitismo mondiale mentre le popolazioni nel mondo muoiono di guerre, di fame, di miseria, di impoverimento, di crisi, di carovita ecc.ecc... Questo squallido ministro si è trovato lì, subito per lui l'aereo militare che, ha affermato, di averlo pagato tre volte (perché i soldi questi c'è l'hanno e sono sempre soldi presi da noi); questo commesso viaggiatore dell'industria bellica, questa specie di ragioniere per conto terzi, questo uomo di pezza e di m. che è il ministro della Difesa è stato colto con le mani nella marmellata facendo fare una figura meschina a quello che si dice il "Paese" rispetto a una situazione di questo genere. Insomma mentre i soldati che pure stanno lì e non ci dovrebbero stare rischiano la vita, il loro ministro della difesa stava nel più lussuoso albergo di Dubai a grattarsi le palle. Questo è il sistema in cui viviamo e se questo sistema vi va bene pace all'anima vostra, ma finché ci sono le possibilità storiche e pratiche bisogna combatterlo e quindi bisogna combattere questo governo italiano, servo e padrone nello stesso tempo, che fa il padrone verso l’Italia occupando via via tutti i gangli del potere e dell'economia e ora vuole, con il referendum, prendere nelle proprie mani la magistratura, occupare tutte le caselle, quindi vuole fare il padrone in casa nostra per conto terzi e invece fa il lacché a livello internazionale. Questo sono i fascisti, questo era Mussolini e questo è stato tutto il fascismo in Italia, divenuto poi alleato e servo di Hitler e del nazismo. 

Chi si oppone realmente all'aggressione imperialista? Le masse iraniane non possono e non potranno che opporsi comunque nel decorso e percorso tortuoso di questa vicenda. Si oppone da tempo all'aggressione imperialista il popolo palestinese che la sta pagando con un genocidio sulla sua pelle, che è a rischio di essere cacciato dalla propria terra secondo i voleri di Trump e Netanyahu e che sta invece resistendo a Gaza come in Cisgiordania e che ancora oggi dice chiaro che la Palestina non è in vendita e che continua la sua lotta di liberazione per una Palestina dal fiume al mare.

Sicuramente hanno interesse a unirsi i proletari e le masse popolari dei Paesi arabi i cui governi sono tutti dall'altra parte e non vedono l'ora di essere chiamati al banchetto dall'imperialismo, per avere il loro tavolino a fianco dove possono mangiare la loro merda prodotta dal lavoro e dallo sfruttamento dei popoli.

Le borghesie arabe sono quanto di peggio sia capitato alle masse arabe e quindi pensiamo che debbano essere tutte rovesciate e che in Medioriente occorre l'unità del popolo palestinese e di tutti i proletari e le masse arabe contro tutte le borghesie arabe, contro lo stesso regime iraniano che sarà inviso agli americani ma anche inviso a buona parte delle masse iraniane ed è inviso agli interessi generali delle masse arabe del territorio.

A fronte di questo che è diventato anche un altro focolaio di guerra, già papa Bergoglio aveva parlato di "guerra mondiale a pezzi", e su questo è stato più lucido di tantissimi compagni. Noi condividiamo questo giudizio sulla guerra mondiale a pezzi; pensiamo inoltre che come è successo nella prima guerra mondiale e nella seconda guerra mondiale queste "guerre mondiali a pezzi" diventi poi un incendio mondiale generale. Dovrebbe andare così, ma non è che siccome non è ancora così noi non dobbiamo lottare a fondo contro la guerra che c'è, che produce riarmo in ogni paese, quindi il distoglimento di tutti i soldi pubblici verso la guerra che ingrassa i signori della guerra, le industrie belliche, i manager, i militari, la finanza e impoveriscono il popolo.

Il modo migliore per stare a fianco dei popoli è lottare nel nostro paese in solidarietà con quei popoli e contro i nostri governi che sono invece dall’altra parte.

Noi non riconosciamo al governo italiano la rappresentanza degli interessi degli italiani ma di quelli della borghesia e dei ricchi e del settore delle classi sociali italiane ad essi alleati, i loro interessi sono gli interessi dell'imperialismo, dei sistemi imperialisti e di coloro che in questo sistema imperialista sono più forti o che vogliono apparire più forti, com’è oggi l’imperialismo americano di Trump.

Questi governi sono complici e servi dell'imperialismo USA/Trump e dello Stato sionista di tipo nazista di Netanyahu, trascinano il nostro paese in guerra e scaricano i costi del riarmo delle guerre sui proletari e le masse italiane, a partire dai fattori più semplici, il caro vita, il caro benzina, a quelli più generali; un sistema di economia di guerra significa tagli al lavoro, tagli alla democrazia, alla pace, alla libertà, significa che comanda la feccia dell'Italia e non il popolo italiano, neanche a livelli di quello che è rappresentato in un paese capitalistico. 

Quindi dalla parte dell'Iran, dalla parte delle masse iraniane che si oppongono al regime degli ayatollah. Dalla parte del popolo palestinese, dei proletari e delle masse popolari arabe contro l'imperialismo americano e sionista, contro il governo italiano.

Invitiamo tutti a partecipare a tutte le manifestazioni possibili e chiaramente facciamo la nostra parte.

proletari comunisti/PC m Italia

marzo 2026

martedì 3 marzo 2026

Anche Loris, come Claudio, morto sull'altare del profitto del capitale, del taglio dei costi della sicurezza, per i piani di padroni, di Governo, Commissari ASSASSINI!

Questa sera riunione a Taranto

la situazione, la posizione degli operai, la proposta e l'azione dello Slai cobas per il sindacato di classe 

Taranto, incidente sul lavoro all'ex Ilva: morto operaio. 

Taranto, incidente sul lavoro all'ex Ilva: morto operaio. L'azienda: «Verifiche sulla dinamica»
Nuovo incidente sul lavoro stamattina all’ex Ilva. Un operaio  dell’indotto siderurgico - dell’impresa Gea Power - ha fatto un volo nel vuoto mentre transitava su un piano di calpestio che improvvisamente ha ceduto ed morto. L’incidente é accaduto all’agglomerato, laddove vengono preparati i materiali per la carica dell’altoforno.

L’operaio - Loris Costantino, 36 anni di Talsano -  é però giunto cosciente all’infermeria dello stabilimento ed è stato poi trasportato all’ospedale di Taranto dove poi è morto. I sindacati sono subito scesi sul piede di guerra. Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno occupato la direzione aziendale e hanno proclamato 24 ore di sciopero a partire dalle 12,30 di oggi sui tre turni. «La fabbrica è al collasso. Lo stabilimento non è in sicurezza» - denunciano le organizzazioni sindacali in un documento firmato dalle segreterie e dalle Rsu di Fim, Fiom, Uilm e Usb. 

A metà gennaio, per il cedimento di un piano di calpestio al convertitore 3 dell’acciaieria 2, perse la vita l’operaio ex Ilva Claudio Salamida e quell’area dell’impianto é attualmente sequestrata dalla Magistratura. Per questo ci sono 17 indagati che rispondono del reato di omicidio colposo.Il piano di calpestivo su cui lavorava l'operaio è venuto giù, è completamente disfatto. Per noi è del tutto evidente che coloro che hanno una responsabilità si devono togliere di mezzo. Ora basta». Lo dice all'Ansa il segretario generale della Fiom Cgil, Michele De Palma, in merito all'incidente sul lavoro avvenuto questa mattina nello stabilimento ex Ilva di Taranto in cui ha perso la vita Loris Costantino, operaio della ditta di pulizie Gea Power.

«Abbiamo scioperato, abbiamo manifestato - aggiunge - per dire che era necessario investire sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, sulle manutenzioni. Adesso siamo a due persone che muoiono a distanza di pochissimo tempo. Basta parole, non le vogliamo più sentire». De Palma ricorda che i sindacati hanno «chiesto alla Presidente del Consiglio in tempi non sospetti di occuparsi direttamente dalla questione perché c'era e persiste una gestione che non andava bene. Diciamo basta». In merito alla convocazione a Palazzo Chigi per il 5 marzo De Palma sostiene che "è arrivata perché ci siamo dovuti autoconvocare come al solito, perché fosse stato per loro che la gestiscono così bene l'azienda non ce ne sarebbe stato bisogno. Loro non hanno bisogno dei lavoratori, non hanno bisogno del sindacato, non hanno bisogno di nessuno». De Palma fa sapere che «sono in corso consultazioni con le altre organizzazioni sindacali per decidere le iniziative da intraprendere. La prima cosa è stringersi alla famiglia e ai lavoratori".

lunedì 2 marzo 2026

All'ex Ilva un operaio di 37 anni muore precipitando da 12 metri mentre puliva un nastro trasportatore - Governo, padroni, commissari, ASSASSINI. SCIOPERO IMMEDIATO!

Ancora un incidente mortale questa mattina nell'ex Ilva. Morto un'operaio di 37 anni di una ditta dell'appalto impegnato nelle operazioni di pulizia di un nastro trasportatore nel Reparto Agglomerato,
Era un operaio della ditta di pulizie Gea Power dell’indotto ex Ilva, Loris Costantino, di Taranto, è morto in seguito alle gravi ferite riportate in seguito a una caduta da un piano di calpestio nel reparto Agglomerato dello siderurgico di Taranto, da un’altezza di una decina di metri.
Subito soccorso, l’uomo era stato portato in ambulanza all’ospedale Santissima Annunziata.
E’ deceduto poco dopo il ricovero. Sul posto anche i vigili del fuoco e personale dello Spesal.
Da accertare dinamica e responsabilità. Il 12 gennaio, in un incidente simile, morì l’operaio 46enn Claudio Salamida.

sabato 28 febbraio 2026

Contro l'attacco imperialista e sionista all'Iran

L'attacco imperialista e sionista contro l'Iran prosegue il piano di genocidio del popolo palestinese e l'oppressione e rapina di tutti i popoli del Medio Oriente, dentro i piani di guerra interimperialista mondiale.

Sabato 14 marzo manifestazione a Taranto

 luogo modalità e orario comunicati successivamente  

Slai cobas per il sindacato di classe Taranto

#iostoconla palestina Taranto 

via Livio Andronico 47 Taranto slaicobasta@gmail.com - wa 3519575628

Appoggiamo la manifestazione di Roma e tutte le manifestazioni su scala nazionale 

Ex ilva - dopo la sentenza di Milano

Ora più mai necessaria la mobilitazione generale degli operai e masse popolari per il lavoro, il salario e la salute contro i piani di padroni e governo. 

Nella prossima settimana le proposte e l'iniziativa dello Slai cobas per il sindacato di classe Taranto per la piattaforma operaia e lo sciopero generale degli operai

 

info Slai cobas per il sindacato di classe Taranto

via Livio Andronico 47 Taranto - slaicobasta@gmail.com 

wa 3519575628 

Avv. Antonietta Ricci oggi alla Coop Owen - contro i Decreti sicurezza e lo Stato di polizia - testo intervento nei prossimi giorni

Alla coop Owen oggi - info slai cobas per il sindacato di classe /#iostoconlapalestina taranto


 

Info su Ilva dalla stampa nazionale

 PANORAMA DI NOVI (NOVI LIGURE - ALESSANDRIA)

Ex Ilva: su Novi staccata da Taranto fuoco di sbarramento dei sindacati

Le proposte choc avanzate dagli Industriali di Alessandria e Genova sul futuro di Novi e Cornigliano (separare il destino degli impianti del Nord da Taranto, lasciare spazio a Cornigliano e ad altri soggetti industriali e logistici dismettendo una parte dell’area, rivedere la costruzione di un forno elettrico nel capoluogo ligure) hanno fatto alzare le orecchie ai rappresentanti dei lavoratori che con un comunicato nazionale hanno chiesto al Governo di rispedire al mittente le idee parlando anche di «operazione di sciacallaggio delle aree, spesso accennata ma ora palesata senza scrupoli, ai danni dei lavoratori ex Ilva».

Non le manda a dire Alberto Pastorello della UILM: «L’idea di Confindustria si chiama spezzatino industriale ma si legge chiusura dell’ex Ilva. Novi senza l’acciaio di Taranto dove si approvvigionerebbe? Ben vengano investimenti nello stabilimento di via Boscomarengo ma serve altro a partire da un ringiovanimento della forza lavoro. L’età media anagrafica dell’ex Ilva di Novi sfiora i cinquant’anni".
Non è da meno Maurizio Cantello, FIOM: «Un messaggio, quello di Confindustria Alessandria e Genova, che aggiunge confusione a confusione».
La difesa del lavoro è il tema che sta a cuore anche a Luigi Tona, FIM CISL: «Per noi l’occupazione è il punto da cui non si transige. Alle parole anteponiamo i fatti e continuiamo a chiedere la convocazione a palazzo Chigi ma se non arriverà, ci andremo anche se non invitati». 

Il centro del dibattito è sempre l’ex Ilva, azienda prossima alla cessione a un fondo (Flacks) con sede a Miami e proprietario eponimo inglese di Manchester. 

Salvatore Toma, Presidente a capo degli industriali tarantini ha dichiarato: «Comprendiamo che la complessità del dossier ex Ilva possa produrre valutazioni divergenti e fughe in avanti, ma la confusione non giova alla trattativa: avvertiamo la responsabilità di mantenere il valore che l'ex Ilva esprime a livello nazionale attraverso tutti i suoi asset evitando che perda i il suo potenziale strategico con dannosi processi di spezzettamento».

Il progetto dell’associazione ricompatta le sigle dei lavoratori. Tra gli operai, però, inizia a esservi sfiducia verso chi li rappresenta. Si aspetta adesso una mossa di Palazzo Chigi.

Chi è Mister Flacks?

Il Corriere della Sera, nell’edizione di domenica scorsa, ha tracciato un ritratto preoccupante intitolato: ‘Flacks solo brochure e niente bilanci così vuole l’Ilva in società con la moglie’.
Secondo il quotidiano milanese ha un portafoglio di partecipazioni di cui si riesce a sapere poco o nulla, salvo il fatto che il valore delle stesse lievita di mese in mese senza alcuna apparente giustificazione. Nel 2022 ha acquistato un’azienda americana di vernici, 400 milioni di fatturato e 1200 dipendenti, chiusa poco più di un anno dopo. Sempre secondo quanto riporta il giornale di via Solferino, sul sito web del gruppo non ci sono bilanci ma solamente l’indicazione delle partecipazioni che detiene in Europa, tutte in medie aziende, decisamente più piccole rispetto all’ex Ilva.

venerdì 27 febbraio 2026

Comunicato stampa sui 2500 pezzi spariti all'aeroporto militare di Brindisi - un comunicato che condividiamo - Slai cobas Taranto

Il Cobas insieme alle associazioni di sostegno ai Kurdi ed ai Palestinesi tornano Sabato 14 Marzo alle ore 16 davanti l'ingresso dell'aeroporto militare di Brindisi e sede della base ONU per gli aiuti umanitari .
Il motivo della manifestazione è quello di protestare contro l'economia di guerra , questo episodio del furto dei 2500 pezzi spariti, la richiesta di apertura di corridoi umanitari a Gaza ed in Siria ai curdi della di Kobane assediata da milizie para-Isis .
Il Sindacato Cobas è fortemente allarmato per la scomparsa di duemilacinquecento pezzi di aerei militari italiani dalla base di Brindisi dove Ge Avio, multinazionale americana, aveva il compito di manutenere gli aerei da guerra dell’Aeronautica italiana.
In particolare, si tratterebbe di componenti avioniche dei cacciabombardieri Tornado e Amx e dell’aereo di trasporto tattico C-130.
Prima considerazione :
il danno del furto è calcolato in 17 milioni di euro; cosa di per sé già preoccupante per il valore economico ma soprattutto perché è avvenuto all’interno di una base militare da cui non dovrebbe uscire una spilla.
Secondo:
quali strade hanno preso questi 2.500 pezzi di ricambio? Hanno preso strade pericolose quali il sostegno a qualche dittatore ,con la copertura magari dei servizi segreti?
Abbiamo aggirato forse così la legge sulle armi che vieta la esportazione di queste all’estero ?
Si parla di una pista che forse porta i pezzi rubati in Brasile un paese dove Bolsonaro, Presidente in quegli anni, si è reso famoso per i legami con la destra conservatrice di mezzo mondo.
Secondo il quotidiano La Repubblica, che ha dato la notizia, per questa sparizione sarebbero indagate insieme dalla procura di Roma e dalla procura militare dieci persone tra generali e vertici della logistica dell’Aeronautica e dirigenti di Ge Avio. L’ipotesi di reato, per tutti, peculato, ossia l’appropriazione o la distrazione di beni pubblici affidati per ragioni d’ufficio. Quelle componenti, agli investigatori che ne chiedevano conto, sarebbero state presentate ufficialmente come “fuori uso” e quindi come pezzi usurati, da rottamare. Ma in realtà la certificazione di inutilizzabilità sarebbe arrivata quando il materiale era già sparito.
Non è che si sta verificando nelle forze armate quello sta succedendo come l’omicidio dello spacciatore a Milano, dove si sta qualificando il tutto come episodi sporadici dovute alla presenza di mele marce.
A Brindisi la questione è troppo grossa per poter passare quasi inosservata.
Secondo nostri analisti una pista investigativa potrebbe essere che i pezzi forse non sono mai arrivati a Brindisi , causa insufficiente produzione delle industrie fornitrici ma contabilizzati lo stesso.
Tutto questo accade in una città di nuovi e grossi investimenti nel settore militare dovute ad una crescente economia di guerra, sottratte a settori come sanità ,scuola , scuola , servizi sociali.
Questo governo Meloni ha maturato un coinvolgimento anche economico sempre maggiore in guerre come l’Ucraina e il totale disinteresse per la Palestina e l’abbandono al loro destino dei Curdi in Siria .
Nonostante queste popolazioni chiedano a gran voce l’apertura di canali umanitari e di viveri.
Questo avviene nella città che ospita la più grande base al mondo delle Nazioni Unite per aiuti umanitari, che di umanitario sembra non avere più niente;
Nazioni Unite che con le sue agenzie ,come nel caso di Brindisi , hanno azzerato il loro compito originale che è dare soccorso ai cittadini coinvolti in guerre e carestie sempre più dovute ai cosiddetti cambiamenti climatici .
Questi fenomeni sono da attribuire ai potenti della terra che non si preoccupano per niente del destino del nostro pianeta.
Così il mondo non può più andare avanti , pena la sua distruzione…..E’ ora di finirla con guerre e distruzione dell’ambiente.
Brindisi 26 Febbraio 2026
Per il Cobas Roberto Aprile

Engels: "Soltanto il proletariato creato dall'industria moderna... è in grado di compiere la grande trasformazione sociale..." - dal blog proletari comunisti

Molto utile e in sintonia con la Formazione marxista che stiamo facendo

(da Teoria della Contraddizione di Alain Badiou)

"...l'ideologia comunista operaia di massa è materialista, e questo è il motivo per cui non se ne fa niente delle preghiere neoreligiose anticonsumistiche che i partigiani moderni del ritorno alla terra e dell'economia pastorizia vorrebbero propinargli. Engels mostrava, contro Proudhon, che l'annientamento delle classi si fonda su una dialettica lavoro/tempo libero di tipo nuovo, e di cui il proletariato è il primo portatore storico:

"Soltanto il proletariato creato dall'industria moderna, liberato da tutte le catene ereditarie, anche da quelle che lo inchiodano alla terra, solo il proletariato pigiato nelle grandi città è in grado di compiere la grande trasformazione sociale che metterà fine a ogni sfruttamento di classe e a ogni dominio di classe. [. ..]. Per Proudhon, invece, tutta la rivoluzione industriale degli ultimi cent'anni, il vapore, la produzione su larga scala, che sostituisce il lavoro manuale con le macchine e moltiplica la capacità produttiva del lavoro, è un evento quant'altro mai increscioso, qualcosa che non avrebbe dovuto mai accadere. Il piccolo borghese Proudhon vuole un mondo in cui ciascuno porti a compimento un prodotto tutto suo, autonomo, che sia immediatamente-adoperabile-e scambiabile; solo se in tal modo ciascuno recupera il pieno valore del suo lavoro in un altro prodotto, si sarà soddisfatto all"'eterna giustizia" e realizzato il migliore dei mondi. Ma questo mondo migliore proudhoniano è già stato schiacciato in boccio dal piede del progressivo sviluppo industriale, che da tempo ha abolito il lavoro singolo in tutti rami maggiori della grande industria e va abolendolo giorno per giorno anche nei minori e minimi; al suo posto mette il lavoro sociale, sostenuto da macchinari e da forze della natura assoggettate, un lavoro il cui prodotto, immediatamente scambiabile o adoperabile, è l'opera comune di più singoli, per le mani dei quali esso ha dovuto passare. Ed è proprio grazie a questa rivoluzione industriale che la capacità produttiva del lavoro umano ha raggiunto un simile apogeo, che - per la prima volta da quando esistono uomini - è data la possibilità, con una intelligente ripartizione di lavoro fra tutti, non solo di produrre a sufficienza per il lavoro abbondante di tutti i membri della società e per un cospicuo fondo di riserva, ma altresì di lasciare a ogni singolo sufficiente tempo libero perché si conservi quanto vale realmente la pena di conservare di ciò che costituisce la cultura storicamente tradizionale (scienza, arte, rapporti umani ecc.), e non solo di conservarlo, ma di trasformarlo da un monopolio della classe dominante in un bene comune della società intera, e di accrescerlo. E qui sta il punto decisivo. Non appena la capacità produttiva del lavoro umano si sviluppa fino a questo apogeo, sparisce ogni pretesto per l 'esistenza di una classe dominante. La ragione con cui si sosteneva la differenza di classe, infatti, è stata sempre questa, in fondo: deve sempre esservi una classe che non sia costretta a tormentarsi per la produzione del proprio mantenimento quotidiano, per avere tempo di curare il lavoro intellettuale della società. A questa fanfaluca, che finora ha avuto una sua grande giustificazione storica, ha tagliato le radici una volta per tutte la rivoluzione industriale degli ultimi cent'anni. L'esistenza di una classe dominante diviene ogni giorno di più un ostacolo allo sviluppo delle forze produttive industriali e, non meno, a quello della scienza, dell'arte, e segnatamente di ben ordinari rapporti umani".

Verso 8 marzo - locandina sciopero delle donne - fatela girare

giovedì 26 febbraio 2026

Taranto - contro padroni e sindacati collaborazionisti

Contro padroni e sindacati collaborazionisti - dura battaglia sindacale di classe nell'appalto Ilva/porto a tutela del lavoro, del contratto a tempo indeterminato, dei salari e condizioni di lavoro 

Nella prossima settimana importante report dello Slai cobas per il sindacato di classe

via Livio Andronico 47 Taranto 

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Ex Ilva, Tribunale Milano: "Sospendere attività dello stabilimento di Taranto per rischi sulla salute"

La decisione, che arriva dopo un ricorso presentato dai cittadini, non è immediatamente esecutiva - L'impressione è che voglia essere "un colpo al cerchio e uno alla botte", da un lato una sentenza che non può non intervenire sul grave inquinamento dell'ex Ilva, dall'altra però non scontentare il governo, Urso e non intralciare troppo i suoi piani di svendita.

© Ansa

Il Tribunale civile di Milano, su richiesta dei residenti del Comune di Taranto, ha ordinato la "sospensione" dal 24 agosto della "attività produttiva dell'area a caldo dello Stabilimento" dell'ex Ilva a Taranto. Il tribunale fa riferimento a "rischi attuali di pregiudizi alla salute" e chiarisce che il decreto non è allo stato esecutivo e lo diventerà solo se non impugnato.

La decisione

 A dare la notizia il presidente del Tribunale, Fabio Roia, e il presidente della quindicesima sezione civile, Angelo Mambriani, che hanno accolto un ricorso di alcuni residenti e "disapplicato" parzialmente l'Autorizzazione Integrata Ambientale del 2025 con riferimento ad alcuni parametri ambientali fra cui il "monitoraggio PM10 e PM2,5, regime wind days, installazione serbatoi contenenti sostanze pericolose, temperatura minima di combustione delle torce alle quali sono inviati i gas di affinazione dell'acciaio, completa intercettazione delle emissioni diffuse in fase di trasferimento del coke".

In questo modo, il Tribunale di Milano, Sezione XV civile specializzata in materia di impresa, ha parzialmente disapplicato il provvedimento che autorizza l'attività produttiva dello stabilimento siderurgico di Taranto (AIA 2025) e ha ordinato la sospensione dell'attività dell'area a caldo a decorrere dal 24 agosto 2026. Il provvedimento, riferisce il Tribunale di Milano in una nota, è scattato "a tutela dei ricorrenti e delle altre persone residenti in Taranto, Statte e nei quartieri limitrofi allo Stabilimento Ilva da rischi attuali di pregiudizi alla salute, anche in applicazione di quanto previsto dalla Sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea".

"La disapplicazione dell'Aia 2025 è stata disposta con riferimento ad alcune prescrizioni (monitoraggio PM10 e PM2,5, regime wind days, installazione serbatoi contenenti sostanze pericolose, temperatura minima di combustione delle torce alle quali sono inviati i gas di affinazione dell'acciaio, completa intercettazione delle emissioni diffuse in fase di trasferimento del coke,) in relazione alle quali non sono stati previsti termini di esame e di realizzazione dei relativi interventi di ambientalizzazione e dunque in funzione acceleratoria della loro esecuzione", spiega il tribunale

"Ciò è stato disposto a tutela dei ricorrenti e delle altre persone residenti in Taranto, Statte e nei quartieri limitrofi allo Stabilimento Ilva da rischi attuali di pregiudizi alla salute, anche in applicazione di quanto previsto dalla Sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea del 25 giugno 2024 alla quale la questione era stata previamente rimessa". "La sospensione dell'attività produttiva avrà efficacia a decorrere dal 24 agosto 2026. Entro tale termine parti resistenti - Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria, Acciaierie d'Italia Holding in A.s., Ilva in A.s. - potranno adoperarsi per ottenere un'integrazione dell'Aia 2025 che abbia a oggetto l'indicazione di tempi certi e ragionevolmente brevi entro i quali gli studi di fattibilità, i piani e i cronoprogrammi menzionati nelle prescrizioni ritenute illegittime dovranno trovare effettiva attuazione e impegnandosi a tale tempestiva attuazione".

martedì 24 febbraio 2026

Antonietta Ricci alla cooperativa Owen sabato - per Slai cobas per il sindacato di classe e #iostocon la palestina Taranto

  

 

Dopo la riuscita manifestazione al carcere di Melfi per la liberazione di ANAN e di tutti i prigionieri palestinesi di sabato scorso in cui Antonietta e altri hanno  rappresentato Taranto

lunedì 23 febbraio 2026

Voci dalle manifestazioni di Melfi - proletari comunisti - da Ferrara e Rossano per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi

 

Ancora sul presidio di Melfi - Interventi di Bobo Aprile Brindisi - Raffaella #iostoconlapalestina Taranto - Tonino I. per Stellantis Melfi

Ma veramente gli operai ex Ilva si devono affidare a questo vendifumo?

DOBBIAMO BOICOTTARE LA VENDITA DELL'EX ILVA AL FONDO FLACKS. 

I SINDACATI CONFEDERALI E USB CHE FANNO? LA STRADA DEI "TAVOLI" PORTERA' AL FALLIMENTO!

Slai cobas Taranto

Mister Flacks, solo brochure e niente bilanci: «miracoli» e miliardi dell’inglese che punta all’Ilva (con la moglie)

Da Corriere della Sera - Finanza di Mario Gerevini

Selezionato dal governo per trattare in esclusiva. Il family office di Miami e il buio sui bilanci.Il caso dei 5 miliardi che diventano 7 in pochi giorni. 

Il «cavaliere bianco» nel 2022 acquistò un’azienda di vernici Usa: chiusa poco dopo

Michael Flacks è il cavaliere bianco dei casi disperati. Il governo lo ha selezionato per trattare in esclusiva l’acquisto degli asset ex Ilva. Al di là del costo simbolico di 1 euro, sul tavolo c’è un’operazione di rilancio di grandi proporzioni (5 miliardi di investimenti industriali) e impatto sociale (8.500 dipendenti coinvolti).
Quindi bisogna avere capitali ed esperienza di turnaround industriali (preferibilmente siderurgici) ad alto livello di complessità. Mister Flacks, cittadino inglese residente a Miami, risponde a questi requisiti?

Il caso Kelly Moore 
- Qualcosa non torna se si va al sodo, cioè se si entra nel “portafoglio” del suo Flacks Group. Dove dall’oggi al domani, all’inizio del 2026, si sono materializzati nuovi asset per 2 miliardi di dollari in più. Tre miliardi se il confronto è tra agosto e oggi. Ma come ha fatto? Un genio o un mago? Ci arriviamo.

Intanto segnaliamo che nel 2022 acquistò un’azienda americana di vernici (Kelly Moore Paints, fondata nel 1946) da 400 milioni di fatturato e 1.200 dipendenti. Flacks presidente, il suo braccio destro Charles Gassenheimer amministratore delegato. L’azienda ha chiuso per sempre poco più di un anno dopo il loro insediamento. Sul sito di Flacks Group il progetto Kelly-Moore Paints è sotto il titolo «I nostri recenti successi».

Flacks Group non è un fondo di investimento che raccoglie capitali da piccoli e grandi investitori. L’uomo d’affari americano è stato chiaro: «È un family office, siamo io e mia moglie». Dunque Michael Aubrey Flacks (58 anni) e Deborah Rhonda Flacks (63) partendo da una holding familiare che ha il core business negli immobili e radici societarie nel poco trasparente Delaware, muovono le loro leve imprenditoriali e i loro (misteriosi) capitali prima verso aziende di piccole-medie dimensioni poi, improvvisamente, alzano la posta: ex Ilva e British Steel. 
 

Bilanci? Non pervenuti - Il sito web di Flacks Group non fornisce bilanci: nulla su ricavi, utili/perdite, debiti, dipendenti ecc. A richiesta scritta di avere almeno gli highlights economici delle società non ci è stata data risposta. Flacks non è quotato in Borsa e non possiede alcuna azienda a listino quindi non ha stringenti obblighi informativi. Tuttavia si muove in un contesto di mercato, come oggi in Italia, dove le controparti sono istituzionali e pubbliche: governi centrali e locali, sindacati, autorità regolatorie. 

In assenza di bilanci pubblici che cosa arriva sotto gli occhi degli addetti ai lavori? La «Flacks Group Brochure», il testo “sacro” (ed essenziale) che Michael e la moglie esibiscono come biglietto da visita. Ma occhio alle date. La versione che girava tra pc e scrivanie fino allo scorso agosto dava tre cifre chiave: 4 miliardi di dollari in asset gestiti; aziende target con fatturati tra 250 milioni e 5 miliardi; equity ticket di 500 milioni, cioè la quota che Flacks è disposta a investire di tasca propria (cresciuta prodigiosamente in pochi mesi dai precedenti 200 milioni). 

Passa l’autunno e al 31 dicembre 2025 i 4 miliardi di asset sono diventati 5 miliardi. Passa ancora qualche settimana e siamo a oggi: il patrimonio è lievitato a 7 miliardi, secondo l’ultima versione del documento ufficiale. Nel frattempo nessuna news di investimenti o plusvalenze miliardarie. Né, come detto, esiste il riscontro di un bilancio. 

Il tavolo e le carte - In portafoglio ci sono tuttavia molti asset immobiliari di grande valore e alcune aziende industriali, anche in Europa, come Pleuger (ingegneria meccanica) e Artemyn (minerali per l’industria della carta). La loro holding, Pleuger Minerals del Delaware, proprio pochi giorni fa ha deliberato di non liquidare la Artemyn France che ha un patrimonio netto negativo. Sono soprattutto medie aziende. 
Sul tavolo è presumibile che il governo abbia visto e misurato le carte “vere”...
  
Michael Flacks intanto afferma sicuro: «Abbiamo pianificato 5 miliardi di investimenti». E, intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno: «Se vi dicessi che vengo a Taranto succederebbe come quando i Beatles sono andati in America, accolti da folle oceaniche». Il ministro delle Imprese Adolfo Urso conta di chiudere la vendita «entro aprile». Quando mister Flacks potrebbe già aver raggiunto i 10-15 miliardi di asset. Nella brochure...

Ciao Tanino, combattente coraggioso vivrai sempre nelle nostre lotte - Messaggi da lavoratori

 AL FUNERALE


Tantissime persone, soprattutto tanti lavoratori, lavoratrici hanno salutato Tanino, in particolare i suoi colleghi di lavoro della Ex Pasquinelli.

Vi erano delegazioni dei lavoratori e lavoratrici Slai cobas degli asili, del cimitero, dell'ex Ilva, delle pulizie delle scuole, dell'Amiu, ecc.

A dimostrazione di quanto Tanino era conosciuto, circondato dall'affetto, apprezzato nel suo impegno sincero nelle lotte, per il lavoro, per il diritto alla salute, per condizioni di lavoro dignitose.

Tanti anni di lotta: dalla grande lotta dei Disoccupati organizzati, alla battaglia per i corsi di formazione finalizzati al lavoro, dalle prime assunzioni nella raccolta differenziata, alla battaglia dura verso l'Amiu e Comune per il lavoro stabile, per la difesa della salute all'ex Pasquinelli, poi le lotte contro i lavori precari con le ditte, contro il licenziamento politico, quasi una vendetta del ex pres. Amiu Mancarelli; quindi il ritorno all'ex Pasquinelli, dove le condizioni di lavoro erano e sono sempre a rischio.

Questo esempio di Tanino di coraggioso combattente lo vogliamo consegnare a tutti i lavoratori e lavoratrici, e soprattutto ai lavoratori della ex Pasquinelli, che devono ora trasformare la loro tristezza per la morte di Tanino in ribellione, in lotta vera, perchè non si può, non si deve morire per il lavoro, per colpa di Amiu, Comune, padroni delle ditte.

Chi vuole finalmente ribellarsi sappia che troverà nello Slai cobas il massimo sostegno. 

Un abbraccio forte alla moglie Alessandra, ai suoi figli - Sappiamo che il loro profondo dolore si trasformerà in forza per avere giustizia contro Istituzioni, Ditte responsabili della morte di Tanino. 

 SLAI COBAS TARANTO

TANTI SONO STATI I MESSAGGI DEI LAVORATORI SLAI COBAS - ne riportiamo solo alcuni:

- I lavoratori dello Slai Cobas Bergamo: siamo vicini alla famiglia di Tanino, un operaio combattivo che ha sempre lottato per la difesa della salute sul posto di lavoro e che si è organizzato con il sindacato di classe per affermare ogni giorno che i lavoratori devono andare a lavorare per vivere non per morire. Questo spirito ci serve per continuare a lottare contro padroni, governi, istituzioni nella prospettiva di rovesciare questo sistema fondato sullo sfruttamento per il profitto di pochi sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie. 

Lo Slai Cobas sc Palermo: mandiamo un forte abbraccio alla famiglia di Tanino Malecore, un lavoratore combattivo e determinato che abbiamo conosciuto e che continueremo a ricordare nelle lotte necessarie che si devono mettere in campo per difendere non solo il lavoro ma la nostra stessa vita. 

Dalle lavoratrici degli asili: Ci dispiace infinitamente.. Ha sempre lottato

domenica 22 febbraio 2026

Ieri giornata importante di solidarietà ad Anan al carcere di Melfi e a tutti i prigionieri palestinesi - in legame/collegamento con i presidi alle carceri di Rossano e Ferrara

Una bella, combattiva, sentita iniziativa al carcere di Melfi per dire forte: Anan siamo di nuovo qui con te; lotteremo fino alla tua liberazione, ancora di più contro la grave condanna - Palestina libera! Ora più che mai con la Resistenza palestinese.

Da vari posti della Basilicata, da Taranto, da Brindisi a Bisceglie, Bari, alla Campania, ecc. rappresenti e delegazioni di compagne e compagni, di donne, giovani, operai. 

Abbiamo gridato per far arrivare la nostra voce all'interno del carcere; tanti importanti interventi di denuncia del genocidio che continua, dei mostri Netanyahu, Trump, contro la complicità del governo Meloni che chiede da serva il suo tornaconto affaristico sulla "ricostruzione" di Gaza, contro la repressione, lo Stato di polizia che tiene in galera tanti palestinesi e solidali con la Palestina, ecc. ecc.

L'appello alle prossime mobilitazioni nazionali e locali, in particolare quella del 1° marzo per la liberazione di Hannoun a Terni; 

in legame con la mobilitazioni contro Eni, Leonardo, Fondo Flacks e con le nuove iniziative in preparazione al consolato onorario affaristico di Bari e alle Basi militari contro la militarizzazione e il riarmo.

Bello, emozionante è stato il collegamento telefonico con i presidi in contemporanea a Rossano e a Ferrara, dove sono rinchiusi altri prigionieri politici palestinesi.

Rabbia, combattività, ma anche gioia, per essere sempre e ancora qui uniti e determinati, ogni realtà con il suo apporto - Questo ha significato anche il ballo palestinese davanti al carcere - di cui pubblichiamo un breve video. 

In questo blog vogliamo dare una prima immagine del presidio a Melfi con alcune foto e il video.

Seguiranno interventi  





Taranto Palestina - Riprendiamo la mobilitazione - 1 - Intervento di Antonio Mazzeo

Dall'intervento di Antonio Mazzeo, ricercatore, all'assemblea della Freedom Flotilla del 14 febbraio a Taranto


...
ho accumulato un altro debito con i compagni palestinesi perché credo che dobbiamo assolutamente rafforzare ulteriormente il nostro impegno sapendo benissimo che gli spazi di agilità per noi si sono ridotti.

Non lamento nulla, questo tempo oggi è orribile. Mi sono messo a leggere il decreto Romeo sull'antisionismo e l'antisemitismo.

Quello che a me personalmente preoccupa molto più del sostegno che questo Paese sta fornendo a Israele per perpetuare il genocidio sulla popolazione palestinese è esattamente mutuare da Israele le modalità con cui gestisci il Paese, con cui gestisci l'economia, con cui gestisci la finanza. E nel resto, le sorelle, i fratelli migranti e quello che succede nel Mediterraneo sono i laboratori scientifici per poi applicare le modalità di controllo sociale e di limitazione dei diritti fondamentali verso quelli che oggi ritengono di essere fortunati perché hanno la cittadinanza che oggi viene negata alle sorelle, ai fratelli palestinesi.

Tra l'altro, attenzione, perché nell'ultimo decreto, quello della militarizzazione del Mediterraneo, quello che formalmente dichiara guerra con il blocco navale, si riproduce in territorio italiano esattamente quello che Israele fa con le armi ormai, nei due terzi del Mediterraneo. E quello che oggi viene minacciato alle imbarcazioni dei migranti serve soltanto per impedire le operazioni di soccorso, quelle