Da ORE12 Controinformazione rossoperaia del 24.03.26
La vittoria del No al Referendum è
una vittoria di tutti coloro che hanno visto bene nel Referendum l'idea
dominante del governo di mettere le mani sulla magistratura e di
bloccare le inchieste che hanno riguardato le leggi e l'azione del
governo e dei governanti; e il disegno di Meloni di fare di
questo un anello plebiscitario che riaprisse la strada alla riforma
costituzionale sulle elezioni e sul premierato, tasselli importanti per
trasformare dall'alto
lo Stato già reazionario in uno Stato-regime, in una dittatura aperta di
stampo autoritario e moderno fascista.
Contro
questa idea del Referendum la maggioranza di coloro che sono andati a
votare ha detto No e quindi il risultato del Referendum rappresenta una
battuta d'arresto
della marcia reazionaria del governo e la valutazione non può che essere
positiva perché a battuta d'arresto segue l'incoraggiamento a
continuare la lotta contro il governo su tutti i piani, compreso
quello democratico ed elettorale.
Il No ha vinto nonostante il
sostanziale e forte controllo dell'apparato televisivo, dei mass media,
che hanno condotto una spudorata campagna contro i magistrati, usando
gli argomenti peggiori, e Meloni è stata in prima fila su questo e ha
mobilitato i suoi ministri e soprattutto il suo livello di controllo sui
mezzi di comunicazione.
Ma questo non è servito perché ha
spinto tutti coloro che non potevano riconoscersi nella demagogia
reazionaria e hanno riconosciuto invece le stimmate della marcia
fascista e reazionaria.
L'attacco alla Costituzione nel
nostro paese risulta ancora difficile per le forze reazionarie e la
borghesia che vi è dietro di essa, la sua frazione più reazionaria,
quella rappresentata dal capitalismo parassitario, quella rappresentata
dal capitalismo speculativo e finanziario, quella rappresentata dal
capitalismo industriale più legato al neoliberismo selvaggio sui posti
di lavoro,
dal capitalismo fondato sulla corruzione di Stato, sull'utilizzo dello
Stato a fini di profitto privato. Il No è stato un voto contro tutto
questo e ne va valorizzata l'importanza.
Chiaramente il No è stato contro
anche gli altri aspetti della politica delle governo Meloni, prima di
tutto la guerra e il legame con Trump, in secondo luogo il sostegno al
genocidio
del popolo palestinese e il sostegno al riarmo imperialista, il sostegno
alle leggi più spudoratamente da Stato di Polizia. E’ chiaro che questo
voto è un No anche a tutto questo, in questo senso incoraggia
l'opposizione e la lotta su tutti i terreni.
Perché il No ha vinto? Perché
innanzitutto sul piano del voto sono tornati a votare una fetta
massiccia, giovanile, proletaria, popolare, di astensionisti, di coloro
che non hanno avuto alcuna fiducia nella sinistra di opposizione o di
falsa opposizione rappresentata dal PD e dei Cinque Stelle, colpevoli di
non aver fatto quando sono stati al governo le cose che denunciano del
governo Meloni
e le cose che dicono di voler fare quando ora sono all'opposizione,
colpevoli di aver aperto la strada alla vittoria della coalizione di
centro destra e della Meloni stessa, colpevoli di non avere coerenza
nella guerra. Il
PD appoggia la guerra per interposta persona in Ucraina, sul fronte del
riarmo oppone argomentazioni deboli che non mettono in discussione la
politica guerrafondaia imperialista della borghesia italiana e del suo
governo di riferimento; il PD è quanto mai incerto nei confronti dei
decreti sicurezza, dei decreti contro l'immigrazione che il governo
Meloni ha portato fino all'estreme conseguenze, benchè sono dentro
le riforme avvenute e le trasformazioni reazionarie e la marcia verso lo
Stato di Polizia avviate già durante i governi che hanno preceduto
quello di Meloni. Tutta questa massa si è astenuta alle elezioni
politiche,
non ha dato nessun supporto a PD e 5 Stelle, all'opposizione
parlamentare. I 5 Stelle hanno governato con Salvini, con Draghi, con lo
stesso PD e non sono certo l'immagine di purezza e di difesa degli
interessi popolari che
dicono di essere.
Questa massa di settori proletari e
popolari, di giovani, una volta tornata a votare ha votato in massa, in
centinaia di migliaia, probabilmente di milioni. Questa parte che è
scesa
in campo per il No, per dire No al governo, sia per la natura della
partita in gioco sul fronte della giustizia, sia per dire No all'insieme
della politica del governo, è stata la
marea che ha permesso la vittoria del No. Senza il ritorno
dell'astensionismo di sinistra, proletario popolare e giovanile non si
poteva vincere questo referendum.
Quindi il vero protagonista e
vincitore di questa contesa sul fronte del referendum è il ritorno al
voto dell'astensionismo di sinistra e delle forze politiche di massa,
piccole
o grandi che siano, che in tutti questi mesi hanno combattuto contro la
guerra e in solidarietà alla Palestina, contro i decreti di sicurezza,
lo Stato di polizia. Questo
è il fatto nuovo: non la polarizzazione tra Schlein e Meloni, ma la
polarizzazione tra il governo e il fronte d'opposizione reale, e la sua
ala più consistente, più significativa, rappresentata dalle
forze proletarie, rivoluzionarie, antimperialiste, solidali con la
Palestina, dal sindacalismo di base di classe.
Proprio per questo non c'è nessun
automatismo tra la vittoria del referendum e la vittoria che già
pregusta la cosiddetta sinistra di Palazzo, del PD e dei Cinque Stelle,
come anticipo della possibile vittoria elettorale in occasione delle
elezioni politiche. Non c'è nessun automatismo, perchè, per la loro base
di classe, per il loro legame
con la borghesia imperialista in questo paese, e con le varie frazioni
della media e della piccola borghesia, il PD e i Cinque Stelle non
cambieranno certo la loro politica. Questo nel PD appare
chiaro se si pensa che è una significativa, minoranza di esso, è passata
già armi e bagagli col governo ed è nel PD e continua a essere parte di
questo partito, una parte che ha votato sì alla guerra, si al Riarmo,
che ha presentato una legge reazionaria in nome dell'antisemitismo per
reprimere il movimento per la Palestina e che è pronta in ogni occasione
a schierarsi con
le ragioni del governo e, innanzitutto, dei padroni e della classe
dominante. Questa ala è nel PD.
In realtà chi ha votato No ha detto
sì a un'altra opposizione, a un'opposizione radicale, frontale al
governo e alla borghesia italiana, europea e innanzitutto
all'imperialismo e al sionismo che stanno pilotando l'economia mondiale
in direzione dell'economia di guerra e della guerra imperialista
mondiale, contro i proletari e i popoli di tutti i paesi.
Noi dobbiamo lavorare perché il
fronte di opposizione reale resti autonomo da PD e 5S, dall'arco
parlamentare. E proprio perché esso sostiene che è stata la lotta
della grande manifestazione sulla Palestina, l'opposizione ai decreti di
sicurezza, uno dei fattori positivi che ha influenzato il No al
referendum, si tratta di continuare su questo fronte per trasformare
sempre di più
l'opposizione manifestata al referendum in un'opposizione
strutturata e organizzata sul piano politico e sindacale che vuole una
effettiva alternativa politica. Questa alternativa richiede un Partito
del proletariato e delle masse popolari, richiede un Fronte che non può
essere che un Fronte anticapitalista, antimperialista, antifascista, che
accetti la sfida, come in diverse occasioni è stato fatto, dei decreti
di sicurezza, dello Stato di Polizia,
e non accetti gli attacchi al diritto di sciopero, alle libertà e le
campagne di criminalizzazione di stampo fascista e razzista.
Dobbiamo continuare su questa
strada attraverso lo sviluppo della lotta, dell'organizzazione e
dell'autonomia politica dalle forze del Parlamento e dello Stato
borghese che chiaramente
non faranno passi indietro.
Il governo Meloni difenderà tutto
il suo "cerchio magico" e tutta la natura del suo governo e del suo
programma, non farà alcun passo indietro ma cercherà di aggirare
gli ostacoli intensificando questa politica e la demagogia verso le
masse popolari. Quindi non pensiamo affatto che il governo entrerà in
crisi; anzi, il fatto che
questo referendum rappresenta per tutte le forze reazionarie, per la
borghesia che vi è dietro, un allarme sul piano del consenso sociale e
quindi della stessa pace sociale, farà sì che le forze
della reazione si stringeranno ancora più tra di loro per cercare di
imporre il loro programma e arrivare alle elezioni in un clima che
permetta a loro di rimanere al governo.
Il No incoraggia la lotta, il No
però indica anche il tipo di opposizione che è necessaria, che è fondata
sui No: alla riforma reazionaria della giustizia, alla
guerra, ai legami con Trump e Netanyahu, No alla politica economica che
scarica la crisi sui lavoratori, No al potere crescente dei ricchi e dei
borghesi ai danni dei proletari e delle
masse, No alle fabbriche dello sfruttamento e delle morti sul lavoro, No
ai ministri del malaffare, della malavita e della corruzione,
dell'impunità, No allo Stato di polizia.