venerdì 16 gennaio 2026

Morti sul lavoro - Non solo ex ILVA -

  ovunque in puglia la vita dei lavoratori è a rischio - per il sistema di sfruttamento e precarietà dei padroni assassini - per il governo e le sue leggi che li continuano a proteggere - per organi di controllo depotenziati e spesso burocratici e inefficienti - per sindacati ufficiali che coprono e colludono - per RLS inesistenti o impotenti

si può e si deve fare molto di più - slaicobas per il sindacato di classe ta 

 

Incidenti mortali sul lavoro, Puglia in zona rossa

 

L'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega restituisce un quadro allarmante
pubblicato il 16 Gennaio 2026, 07:15

L’incidente mortale avvenuto lo scorso 13 gennaio all’ex Ilva di Taranto e costato la vita al 47enne Claudio Salamida ha riacceso l’allarme sulla sicurezza sul posto di lavoro.

Nei primi undici mesi del 2025 le morti sul lavoro in Italia hanno superato quota 1.010 vittime, dieci in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Un bilancio pesantissimo che fotografa un’emergenza strutturale e che vede la Puglia collocata tra le regioni in zona rossa per rischio di infortuni mortali.

Secondo i dati aggiornati a novembre 2025 dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, 735 decessi sono avvenuti in occasione di lavoro e 275 in itinere, con oltre metà del Paese inserita nelle fasce di rischio più elevate.

La Puglia, nello specifico, rientra nel gruppo delle regioni con un’incidenza di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale (pari a 30,7 morti ogni milione di occupati), insieme a Basilicata, Umbria, Sicilia e Campania. In termini assoluti, la regione registra 55 vittime in occasione di lavoro nei primi undici mesi del 2025.


All’interno del quadro regionale, però, emerge un dato specifico relativo a Taranto e provincia, che si collocano al secondo posto in Puglia (dietro Brindisi) per incidenza di infortuni mortali, risultando in zona arancione, con un indice di incidenza del 34,2% sugli occupati. Un valore comunque superiore alla media nazionale e indicativo di una situazione di forte criticità sul fronte della sicurezza.

A livello nazionale, il settore più colpito resta quello delle Costruzioni, con 133 decessi, seguito dalle Attività manifatturiere (108) e dal comparto Trasporti e magazzinaggio (98). Settori che risultano particolarmente rilevanti anche in Puglia e nel Tarantino, dove il tessuto produttivo è caratterizzato da un’alta concentrazione di attività industriali e di appalto.

L’analisi per fasce d’età evidenzia che il rischio di morte sul lavoro aumenta con l’età, colpendo soprattutto gli over 65 e i lavoratori tra i 55 e i 64 anni. Preoccupante anche il dato sui lavoratori stranieri, che registrano un rischio di morte più che doppio rispetto agli italiani, e l’aumento delle vittime in itinere, in particolare tra le donne.

L’aumento delle denunce di infortunio (+1,5% rispetto al 2024) conferma che la prevenzione resta insufficiente. La collocazione della Puglia in zona rossa e di Taranto e provincia in zona arancione rappresenta un campanello d’allarme che, alla luce dell’ennesima vittima all’ex Ilva, rende ancora più urgente un cambio di passo su controlli, manutenzione, formazione e cultura della sicurezza.

Un’emergenza che continua a mietere vittime e che, soprattutto nei territori a forte vocazione industriale come Taranto, non può più essere considerata un tragico effetto collaterale dello sviluppo produttivo.

per la morte di Claudio salamida

 Ilva a Taranto, sono 17 gli indagati per la morte dell'operaio Claudio Salamida. I NOMI

 
francesco casula

francesco casula

Ex Ilva, terminato lo sciopero per la morte di Claudio Salamida. Aperta l'inchiesta

Tra i 17 indagati ci sono il direttore generale di Acciaierie d'Italia Maurizio Saitta e il direttore dello stabilimento Benedetto Valli, i capi area e i capi turni della fabbrica. 

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C'è anche il direttore generale di Acciaierie d'Italia Maurizio Saitta tra i 17 indagati per la morte di Claudio Salamida, l'operaio di 47 anni precipitato il 12 gennaio scorso per sette metri nel reparto di Acciaieria 2 a causa di una pedana in legno che copriva un buco su una passerella. Il pubblico ministero Mariano Buccoliero, a cui è stato affidato il fascicolo d'indagine, ha infatti iscritto nel registro degli indagati l'intera catena di comando della fabbrica dal vertice fino a capi squadra. Non solo. Come preannunciato ieri l'inchiesta coinvolge anche una ditta esterna che si è occupata dei lavori di manutenzione al “convertitore 3”, in cui Salamida stava operando.

Oltre Saitta, di cooperazione in omicidio colposo, rispondono anche il direttore dello stabilimento Benedetto Valli, il capo Area Acciaeria 2 Vincenzo Sardelli, il responsabile di tutta l'Area Acciaieria Luigi Boero, il capo Area Manutenzione Meccanica delle Acciaierie, Antonio Pispero e il responsabile della Manutenzione meccanica dell'Acciaieria 2 Giorgio Dell'Atti. A questi, tutti dipendenti di AdI si aggiungono anche sei capiturno, due capisquadra e un addetto manutenzione. Infine il 17esimo indagato è Antonio Nigro, preposto della ditta Peyrani Spa che ha eseguito una parte dei lavori sull'impianto.

I nomi degli indagati sono emersi dall'avviso con il quale il pm Buccoliero ha disposto l'esecuzione dell'autopsia: al momento, come sempre solo un atto dovuto per consentire alle persone coinvolte nell'inchiesta di nominare un proprio consulente che dovrà partecipare all'esame: il magistrato inquirente, lunedì mattina, conferirà l'incarico al medico legale Liliana Innamorato che attraverso l'autopsia dovrà accertare quale delle ferite è stata fatale per il 47enne e soprattutto ricostruire la dinamica di quella caduta per comprendere cosa sia accaduto e valutare le responsabilità

 

Info - Dal 26 gennaio estesa la tutela contro l'amianto - Useremo questa normativa

 

giovedì 15 gennaio 2026

Salute e sicurezza alla Pasquinelli, come e peggio di prima


Lo Slai cobas ha presentato una denuncia e chiesto intervento alla Procura e agli organi di controllo competenti avverso le condizioni di lavoro altamente a rischio per la salute/sicurezza in cui operano gli operai della selezione della differenziata nel sito dell'Amiu "Pasquinelli".

Queste condizioni lavorative che sarebbero dovute cambiare migliorare con l'avvio della automazione dell'impianto, sono rimaste identiche alla precedente situazione.

I 20 lavoratori e lavoratrici sono tuttora costretti a lavorare mettendo le mani nei rifiuti di ogni genere e tipo, molti dei quali altamente pericolosi, e respirando polveri ed esalazioni tossiche. In particolare dal nastro passano rifiuti ospedalieri, pezzi di animali, pezzi di amianto, rifiuti velenosi.  

Tutti i lavoratori soffrono problematiche di salute; alcuni di erssi, come il nostro Rls Malecore Tanino ha avuto un grave tumore alla gola, ha subito un intervento, a seguito del quale non potrà più parlare.

Altre lavoratrici e lavoratori hanno malesseri vari, sono dimagriti. 

Amiu, il Comune e la ditta appaltatrice Daniele Ambiente sono direttamente responsabili di questa situazione. pensano solo a tagliare i costi del lavoro sulla pelle dei lavoratori, insieme a ritardi nei pagamenti degli stipendi, a dicembre rischio di 13°, ecc. 

Ma gli operai e operaie non possono rischiare la propria salute e vita. 

Malecore Tanino, fino a quando ha potuto lavorare, si è sempre ribellato a queste inumane condizioni lavorative, in violazione, tra l'altro, di normative contrattuali,  TU sulla sicurezza; Tanino si fermava, chiamava i suoi compagni di lavoro a fermarsi quando passavano sul nastro pezzi di amianto. Per questo anni fa fu anche licenziato dal Pres. Amiu, Mancarelli - poi rientrato dopo la battaglia che fece lo Slai cobas. 

Oggi alcune lavoratrici, lavoratori dicono: ci vorrebbe Tanino, se tornasse qui le cose potrebbero cambiare.

MA LE COSE DEVONO COMUNQUE CAMBIARE! Basta a sottostare ai ricatti, alla paura di perdere il lavoro. La vita dei lavoratori vale molto di più degli interessi di sfruttamento di Amiu, Comune, Ditta. Solo la lotta, come è stato sempre in passato negli anni in cui questi lavoratori da disoccupati, da ultra precari hanno lottato e vinto, può difendere lavoro e salute.

Pretendiamo che Spesal, Ispettorato del lavoro vengano alla Pasquinelli e facciano il loro dovere! 

martedì 13 gennaio 2026

Oggi alle portinerie dell'Ilva e appalto per la morte di Claudio Salamida

 

La Procura sequestra senza facoltà d’uso l’area del convertitore 3 - info

La Procura della Repubblica di Taranto ha sequestrato senza facoltà d’uso l’area del convertitore 3 dell’acciaieria 2 dell’ex Ilva di Taranto interessata ieri dalla caduta dell’operaio Claudio Salamida, 47 anni, dipendente dell’azienda, morto sul lavoro.

La Procura ha anche acquisito la documentazione relativa alle attività di manutenzione effettuate sul convertitore. Le attività di manutenzione erano terminate da poco e il convertitore, che attraverso l’immissione di ossigeno trasforma la ghisa liquida che arriva degli altiforni in acciaio liquido, aveva anche ripreso la sua attività, solo che ieri era stato di nuovo fermato per la messa a punto di ulteriori interventi.
La campagna manutentiva del convertitore 3 – tra rifacimento e altri lavori – era partita a settembre ed era finita il 5 gennaio. Quindi circa quattro mesi di lavori. L’acciaieria 2, in questo periodo, aveva prodotto attraverso il convertitore 1. Da quanto si apprende, le manutenzioni del convertitore hanno interessato più aziende esterne all’ex Ilva ed esterno é anche il coordinatore della sicurezza.

Non ci sono al momento indagati, la cui iscrizione dovrebbe comunque avvenire nelle prossime ore come atto dovuto da parte del pm Filomena Di Tursi, che ieri si è recata sull’impianto per un sopralluogo. Il magistrato deve infatti prima ricostruire dinamica, ruoli operativi e responsabilità. (FONTE AGI)

Ex Ilva, altra tragedia sfiorata: due perdite di gas a poche ore dalla morte di Claudio Salamida - info

Ex Ilva, altra tragedia sfiorata: due perdite di gas a poche ore dalla morte di Claudio Salamida

È avvenuto in due momenti distinti, nella tarda serata di ieri e durante la notte. 

Una perdita di gas si è verificata in due momenti distinti nell’area dell’altoforno 2 dello stabilimento Acciaierie d’Italia di Taranto nella tarda serata di ieri e durante la notte. Lo si apprende da fonti sindacali. Non si registrano conseguenze per il personale. L’impianto attualmente è in manutenzione in attesa di tornare operativo. Una prima segnalazione, secondo quanto riferisce la Uilm, è arrivata intorno alle 23.40. Sono scattate le procedure di sicurezza e i lavoratori che stavando svolgendo attività hanno indossato le maschere protettive il tempo necessario per consentire alla ditta incaricata di localizzare e bloccare la dispersione. Non c'è stato bisogno di evacuare l’area. Verso le 3 di notte si è verificato nuovamente il fenomeno e sono state seguite le stesse procedure. In mattinata l’azienda ha informato le organizzazioni sindacali.I delegati Rls (responsabili sicurezza) di Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto un incontro in merito alla «fuga di gas nei repaeti Ene e Dta». Nella nota sottolineano che «considerata la natura inodore del gas, la situazione rappresenta un potenziale rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori, in quanto non immediatamente percepibile».

Pur «apprezzando il celere intervento aziendale» in merito alle operazioni di ripristino, i sindacati chiedono una convocazione «per avere maggiori informazioni sull'accaduto e la garanzia che le attività lavorative proseguano solo in condizioni di piena sicurezza. La sicurezza dei lavoratori - osservano - deve rimanere una priorità assoluta». L’episodio è avvenuto a poche ore dall’incidente costato la vita al 46enne operaio Claudio Salamida

ALLARME FUORIUSCITA DI GAS ALL’EX ILVA: EVACUATA L’AREA DEGLI ALTOFORNI
​Momenti di tensione nella mattinata di oggi, 13 gennaio, all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto a causa di un’avaria tecnica alla rete di distribuzione del combustibile. Una perdita di gas si è sprigionata improvvisamente da una valvola situata nel settore strategico degli Altoforni, facendo scattare immediatamente i protocolli di sicurezza previsti per i rischi industriali. Il personale presente è stato prontamente allontanato e l’intero perimetro interessato dall’anomalia è stato isolato e transennato per impedire l’accesso ai non addetti ai lavori.
​L’attivazione tempestiva delle procedure d'emergenza ha permesso di circoscrivere l’incidente ed evitare conseguenze peggiori. Squadre di tecnici specializzati sono intervenute sul punto critico per procedere alla sostituzione di una guarnizione difettosa, ritenuta la causa principale del guasto. Nonostante il timore iniziale legato alla natura della perdita e alla sensibilità della zona colpita, l’azienda ha confermato che non si registrano feriti né intossicati tra gli operai impegnati nel turno mattutino.
​La situazione è attualmente sotto controllo e monitorata costantemente per garantire che i livelli di gas nell'aria tornino alla normalità prima della riapertura totale del comparto. Le operazioni di manutenzione straordinaria proseguono per assicurare il ripristino dell'integrità della condotta e la piena sicurezza degli impianti. L’episodio riaccende l’attenzione sulla necessità di controlli costanti alle infrastrutture del colosso siderurgico per prevenire incidenti che possano minacciare l'incolumità dei lavoratori.

lunedì 12 gennaio 2026

Comunicato dello Slai cobas per il sindacato di classe Taranto

Mentre ci apprestavamo a fare la conferenza stampa che avevamo indetto per oggi nella sede dello Slai cobas di Taranto, ci è pervenuta la notizia della morte di un altro operario, questa volta un operaio dell'Accieria 2. Un operaio di 47 anni Claudio Salamida, che è precipitato dal quarto piano del convertitore 3 dell'accieria dove stava lavorando. Purtroppo l'uomo è molto sul colpo.

Sarebbe precipitato a seguito del crollo della pavimentazione. Già questo fatto ci spiega lo stato effettivo degli impianti Ilva che, nonostante i Commissari dicano che siano in manutenzione soprattutto in questo periodo di transizione, è evidentemente che proprio lì invece si manifestano le carenze più evidenti. 

Ci uniamo allo sciopero immediatamente indetto per 24 ore in tutto il gruppo che è in corso anche nelle ditte dell'appalto. Mandiamo un forte abbraccio alla moglie e al figlio di Claudio.

Da tempo stiamo denunciando come in questa situazione non solo i lavoratori sono messi in cassa integrazione ma quelli che lavorano sono a rischio vita; non solo gli operai dell'Intotto trovano difficoltà a prendere salari e stipendi e tredicesima anche in occasione del Natale; non solo siamo di fronte ad alcune aziende che hanno annunciato chiusure come la Semat, la Pitrelli; non solo siamo di fronte ad aziende che rendono difficile la continuità lavorativa quotidiana dei lavoratori (vedi alla Castiglia ditta dell'appalto ILVA operante al porto, i cui nostri rappresentanti nostri proprio questa mattina chiedevano un intervento immediato perché si potessero lavorare, perché potessero essere assorbiti i lavoratori che sono stati mandati a casa e che vengano tutelati diritti, sicurezza forme di organizzazione del lavoro che permettano effettivamente un lavoro dignitoso), ma ora riprendono anche gli infortuni mortali. E le responsabilità all'Ilva sono chiare, dal governo ai Commissari.

L'appello ad una nuova mobilitazione generale degli operari dell'appalto e della Acciaieria è chiaramente ora assorbito dallo sciopero in corso; però, e i lavoratori ce l'hanno sempre detto, proprio in occasione dei morti sul lavoro la lotta non può durare né un turno né un giorno perché è da tempo che gli operai hanno visto che questa forma di protesta non ha portato a risultati concreti e le dichiarazioni di circostanza che vengono da tutti non si traducono in fatti concreti che cambiano la condizione operaria e la condizione di sicurezza, ma la lotta deve continuare fino a risultati effettivi a difesa della vita, della salute, del futuro degli operai; con gli operai che devono ribellarsi, fermarsi, protestare quotidianamente di fronte a situazioni di evidente insicurezza.  

Noi siamo contro la chiusura dell'ILVA. e non per una ideologia industrialista ma perché gli operai sono la forza reale che può contrastare all'interno di questo assetto industriale e di questa città il piano che porta a meno lavoro, più morti in fabbrica; nello stesso tempo fuori dalla fabbrica senza la forza determinante dei lavoratori non è possibile unire tutte le istanze di questa città che rivendicano la fine di una fabbrica capitalistica che uccide, affermando ancora una volta che è il capitale che uccide e la gestione capitalistica delle fabbriche che uccide in fabbrica e fuori; e che quindi abbiamo bisogno di ricostruire attraverso la lotta degli operai una situazione per cui gli operai controllano la produzione e possano mettere fine all'orrore senza fine rappresentato dalle fabbriche della morte.

SLAI COBAS Taranto

WA 3519575628

Operaio muore dopo una caduta in Acciaieria 2 - info stampa

https://play.telenorba.it/series/6/tg-norba/episode/711a3651118e58e43cfa26ebebfd00e162611762/tg-norba-delle-1325-del-12-gennaio-2026

La testimonianza di un operaio a Telenorba 

Cedimento di un grigliato nello stabilimento. La vittima, 47 anni, è precipitata durante le attività al convertitore 3. Inutili i soccorsi. Avviate le indagini

redazione.taranto@buonasera24.it

L'ex Ilva

TARANTO - Un incidente mortale sul lavoro si è verificato nello stabilimento Acciaierie d’Italia di Taranto. Un operaio di 47 anni, Claudio Salamida, nato ad Alberobello, ha perso la vita mentre era impegnato nelle attività del reparto Acciaieria 2, dopo essere precipitato a seguito del cedimento di un grigliato.

Secondo una prima ricostruzione, l’uomo si trovava su una struttura posta al quinto livello dell’impianto quando il grigliato avrebbe improvvisamente ceduto, facendolo cadere nel vuoto fino al piano sottostante. L’incidente è avvenuto nell’area del convertitore 3.

L'uomo, che lascia la moglie e un figlio piccolo, secondo fonti sindacali, era impegnato nelle attività di controllo delle valvole quando si è verificato l'incidente. L'operaio stava lavorando su di un paiolato, che sarebbe una specie di pedana. Immediato l’intervento dei sanitari del 118, giunti sul posto insieme ai colleghi di lavoro e ai delegati sindacali. Nonostante i tentativi di soccorso, le gravi ferite riportate nella caduta non gli hanno lasciato scampo e il decesso è stato constatato poco dopo. I funzionari dello Spesal hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica e verificare il rispetto delle procedure di sicurezza.

Sull’accaduto sono state avviate le indagini per chiarire l’esatta dinamica dell’incidente e accertare eventuali responsabilità. Le autorità competenti stanno procedendo con gli accertamenti tecnici all’interno dell’impianto per verificare le condizioni della struttura interessata dal cedimento.

Sulla vicenda interviene direttamente l'azienda che in una nota fa sapere che "Acciaierie d’Italia in AS esprime profondo cordoglio per la tragica scomparsa del dipendente, Claudio Salamida, avvenuta in Acciaieria 2. ADI in AS rende noto che sono in corso tutte le verifiche necessarie per accertare la dinamica dei fatti e conferma la piena disponibilità a fornire tutti gli elementi utili a far luce sull’accaduto".

Morte sul lavoro all’ex Ilva, i sindacati proclamano 24 ore di sciopero in tutto il gruppo

Fim, Fiom, Uilm e Usb nazionale fermano immediatamente le attività dopo l’incidente mortale nello stabilimento di Taranto. Mobilitazione estesa a tutti i siti di Acciaierie d’Italia. Le reazioni politiche. Decaro: "In queste condizioni non c'è futuro"

Operai dell'ex Ilva

TARANTO – Dopo l’incidente mortale avvenuto nello stabilimento di Taranto di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, arriva la prima, durissima reazione sindacale. Le segreterie di FIM, FIOM e UILM hanno proclamato uno sciopero immediato di 24 ore, con effetto da subito, da svolgersi in tutti i siti del gruppo, secondo le articolazioni territoriali.

La decisione è stata assunta in seguito alla morte di un lavoratore rimasto vittima dell’incidente verificatosi nel reparto Acciaieria 2 dello stabilimento ionico. Le organizzazioni sindacali sottolineano che la protesta scatta in attesa di conoscere nel dettaglio la dinamica dell’accaduto, mentre sono in corso gli accertamenti delle autorità competenti.

Nel comunicato, Fim, Fiom e Uilm esprimono inoltre cordoglio e vicinanza alla famiglia del lavoratore, sottolineando come tutti i dipendenti dell’ex Ilva e dell’intero comparto metalmeccanico si stringano attorno ai familiari in questo momento di dolore.

Lo sciopero rappresenta un segnale immediato di protesta e di attenzione sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, tornato drammaticamente al centro del dibattito dopo l’ennesima vittima sul lavoro nello stabilimento di Taranto.

Anche il sindacato Usb nazionale proclama 24 ore di sciopero sin da subito in tutti i siti produttivi di Acciaierie d’Italia. La decisione  è conseguenza diretta dell'incidente mortale avvenuto questa mattina nello stabilimento di Taranto in Acciaieria 2.

Ferdinando Uliano, Segretario Generale FIM-CISL e Valerio d’Alò segretario nazionale FIM-CISL: "Quanto accaduto oggi all’Ilva è un fatto di una gravità estrema che non può e non deve essere archiviato come una tragica fatalità. Da tempo denunciamo la necessità di una maggiore attenzione e di investimenti strutturali sulle manutenzioni e sulla messa in sicurezza degli impianti. Le risorse destinate alla sola gestione ordinaria non sono sufficienti: è indispensabile rafforzare in modo significativo e continuativo gli interventi di manutenzione per prevenire situazioni che mettono seriamente a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori. La definizione di un assetto proprietario stabile è una condizione indispensabile per una migliore pianificazione degli investimenti, sia sul fronte della prevenzione e della sicurezza, sia per il rilancio complessivo degli impianti siderurgici. Per queste ragioni, la nostra richiesta di riaprire con urgenza il tavolo a Palazzo Chigi è oggi ancora più necessaria e non più rinviabile. Auspichiamo che il Governo dia a questa richiesta un riscontro immediato e concreto. Per quanto ci riguarda, la presenza dello Stato deve rappresentare una garanzia aggiuntiva e reale sul piano della prevenzione del rischio infortuni e, al tempo stesso, l’unica strada possibile per assicurare un futuro industriale e occupazionale allo stabilimento. Alla famiglia del lavoratore va il nostro più profondo cordoglio e la nostra piena vicinanza in questo momento di dolore".

Slai Cobas: "Mentre ci apprestavamo a fare la conferenza stampa che avevamo indetto per oggi nella sede dello Slai cobas di Taranto, ci è pervenuta la notizia della morte di un altro operario, questa volta un operaio dell'Accieria 2. Ci uniamo allo sciopero immediatamente indetto per 24 ore in tutto il gruppo che è in corso anche nelle ditte dell'appalto. Mandiamo un forte abbraccio alla moglie e al figlio di Claudio. Da tempo stiamo denunciando come in questa situazione non solo i lavoratori sono messi in cassa integrazione ma quelli che lavorano sono a rischio vita; non solo gli operai dell'Intotto trovano difficoltà a prendere salari e stipendi e tredicesima anche in occasione del Natale; non solo siamo di fronte ad alcune aziende che hanno annunciato chiusure come la Semat, la Pitrelli; non solo siamo di fronte ad aziende che rendono difficile la continuità lavorativa quotidiana dei lavoratori (vedi alla Castiglia ditta dell'appalto ILVA operante al porto, i cui nostri rappresentanti nostri proprio questa mattina chiedevano un intervento immediato perché si potessero lavorare, perché potessero essere assorbiti i lavoratori che sono stati mandati a casa e che vengano tutelati diritti, sicurezza forme di organizzazione del lavoro che permettano effettivamente un lavoro dignitoso), ma ora riprendono anche gli infortuni mortali. E le responsabilità all'Ilva sono chiare, dal governo ai Commissari. L'appello ad una nuova mobilitazione generale degli operari dell'appalto e della Acciaieria è chiaramente ora assorbito dallo sciopero in corso; però, e i lavoratori ce l'hanno sempre detto, proprio in occasione dei morti sul lavoro la lotta non può durare né un turno né un giorno perché è da tempo che gli operai hanno visto che questa forma di protesta non ha portato a risultati concreti e le dichiarazioni di circostanza che vengono da tutti non si traducono in fatti concreti che cambiano la condizione operaria e la condizione di sicurezza, ma la lotta deve continuare fino a risultati effettivi a difesa della vita, della salute, del futuro degli operai; con gli operai che devono ribellarsi, fermarsi, protestare quotidianamente di fronte a situazioni di evidente insicurezza. Noi siamo contro la chiusura dell'ILVA. e non per una ideologia industrialista ma perché gli operai sono la forza reale che può contrastare all'interno di questo assetto industriale e di questa città il piano che porta a meno lavoro, più morti in fabbrica; nello stesso tempo fuori dalla fabbrica senza la forza determinante dei lavoratori non è possibile unire tutte le istanze di questa città che rivendicano la fine di una fabbrica capitalistica che uccide, affermando ancora una volta che è il capitale che uccide e la gestione capitalistica delle fabbriche che uccide in fabbrica e fuori; e che quindi abbiamo bisogno di ricostruire attraverso la lotta degli operai una situazione per cui gli operai controllano la produzione e possano mettere fine all'orrore senza fine rappresentato dalle fabbriche della morte".

La segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci: “Quanto accaduto al siderurgico di Taranto con l’infortunio mortale occorso all’operaio Claudio Salamida, ripropone in modo drammatico ed emergenziale il tema della sicurezza e dell’ammodernamento degli impianti, e quindi degli investimenti per garantire ogni tutela per la salute dei lavoratori e una prospettiva di futuro per l’impianto produttivo. Alla famiglia dell’operaio va il cordoglio le la vicinanza della Cgil pugliese, così come il sostegno alla Fiom e alle altre categorie metalmeccaniche che hanno giustamente e immediatamente proclamato uno sciopero di 24 ore. Io credo che anche a fronte di incidenti e infortuni che si succedono nell’impianto siderurgico, il Governo e il Mimit abbiano il dovere di spiegare a lavoratori e sindacati quali sono le volontà politiche rispetto al futuro dell’azienda. È evidente come i processi di transizione ineludibili devono essere accompagnati da investimenti in ammodernamento e adeguamento degli impianti. E tutto deve senza che un solo posto di lavoro possa andar perso. Ma le strategie produttive sono strettamente connesse al tema sicurezza degli impianti e quindi degli operai. Lo diciamo a Meloni e Urso: non c’è tempo da perdere, serve chiarezza e assunzione di responsabilità”

La morte dell'operaio Salamida - nei video le reazioni dei sindacati

 

Una denuncia da verificare

Sicurezza sul lavoro al centro di una lettera anonima

Nel testo, l’autore spiega di scrivere a Veraleaks “a seguito di un episodio mortale” e rivolge innanzitutto un pensiero di cordoglio alla famiglia della persona deceduta. La segnalazione descrive quindi un contesto lavorativo che, secondo quanto riportato, metterebbe in secondo piano la tutela dei lavoratori rispetto alle esigenze produttive.

cosa racconta la segnalazione anonima a Veraleaks

La lettera utilizza toni diretti e fa riferimento a una percezione di “spersonalizzazione” in azienda, sostenendo che i lavoratori verrebbero considerati “numeri” e non persone. L’operaio parla di reparti vissuti come “trincee” e mansioni percepite come “una condanna”, sottolineando che molti addetti, sempre secondo il racconto, affronterebbero i rischi “in silenzio” per necessità economiche.

Tra i passaggi più significativi, l’autore scrive: “Lì dentro non siamo persone, siamo numeri” e aggiunge: “Lavoriamo in condizioni disumane”. Nella stessa lettera, l’operaio afferma che ogni mattina si saluta la famiglia “convinti di tornare a casa”, ma che “qualcuno non torna”. Le frasi sono riportate come dichiarazioni contenute nel messaggio e non come accertamenti.

Sicurezza sul lavoro e manutenzioni: i punti indicati nella lettera a Veraleaks

La segnalazione richiama anche aspetti tecnici e organizzativi. L’autore cita “manutenzioni mai fatte” e “impianti pericolosi”, collegando questi elementi a una situazione che definisce di “ricatto occupazionale”. Nel testo si fa inoltre riferimento a strumenti di ammortizzazione sociale e a difficoltà economiche come fattori che, sempre secondo il racconto, spingerebbero i lavoratori ad accettare condizioni ritenute rischiose.

In un altro passaggio, l’operaio scrive: “Accettiamo quasi di tutto: turni, rischi, paura” e aggiunge che sul posto, dopo l’episodio, sarebbe scattato “il solito rituale: polizia, ambulanza e pompieri”, con la presenza dei responsabili a distanza. Non vengono indicati nomi, ruoli specifici o riferimenti identificativi dell’impianto. La ricostruzione contenuta nel messaggio, pertanto, non consente di attribuire con certezza responsabilità o di verificare in modo indipendente i singoli dettagli descritti.

Ex Ilva, dopo la morte dell’operaio la produzione va avanti: la denuncia di VeraLeaks

Luciano Manna accusa l’azienda di non aver fermato gli impianti dopo l’incidente mortale in Acciaieria 2. “Si continua a colare acciaio come se nulla fosse accaduto”

redazione.taranto@buonasera24.it

L'ex Ilva ora Arcelor Mittal

TARANTO - A poche ore dall’incidente mortale che ha provocato la morte di un operaio nel reparto Acciaieria 2 dello stabilimento ex Ilva, la produzione non si sarebbe fermata. Secondo quanto riferito da Manna, alle ore 11, nonostante il decesso di un lavoratore e la proclamazione dello sciopero immediato di 24 ore da parte delle organizzazioni sindacali, nella colata continua numero 2 la produzione sarebbe proseguita regolarmente. L’acciaio, sempre secondo la denuncia, veniva colato attraverso una siviera proveniente proprio dal reparto Acc2, lo stesso in cui poche ore prima un operaio aveva perso la vita.

Si continuava a colare acciaio come se non fosse successo nulla”, afferma Manna, parlando di una situazione che solleva interrogativi profondi sul valore attribuito alla sicurezza e alla vita dei lavoratori all’interno dello stabilimento. Nel suo intervento, il fondatore di VeraLeaks allarga il ragionamento al significato stesso dell’attività industriale dell’ex Ilva di Taranto. “Cosa è diventata questa fabbrica e quanto valgono le vite dei lavoratori di fronte a numeri insignificanti di produttività e a perdite economiche enormi per lo Stato”, si chiede, denunciando una distanza sempre più marcata tra produzione e tutela delle persone.

La conferenza stampa dello Slai Cobas - Ex-Ilva Taranto: NO al fondo Flacks! Riprendere la lotta contro il piano del governo Meloni. Ancora una morte/assassinio in fabbrica, i responsabli sono nazionali e locali

 

 

Formazione marxista - aggiornamenti e prossimo appuntamento

La prossima lezione su "Il Capitale" del Prof. Giuseppe Di Marco si terrà in febbraio la prima settimana - data da concordare

Prima di questa 7° lezione, organizziamo un incontro intermedio con collegamento telematico con il Prof. Di Marco con lettura della lezione precedente e domande. Questo incontro è assolutamente necessario perché plusvalore e salario devono essere capiti bene, a fondo. 

La volta ci fu molta attenzione, data la novità della scoperta marxiana presentata. Ma se adesso non si lavora su questi due concetti e soprattutto non si comprende come Marx vi è arrivato, ci si perde.

Quindi appuntamento per venerdì 16 alle ore 17 - questa volta alla sede Slai cobas via Livio Andronico 47. 

Siete invitati ad esserci

domenica 11 gennaio 2026

Ilva - lunedi ore 10 sede slai cobas Taranto conferenza stampa in presenza e telematica - via Livio Andronico 47

Alla stampa e TV 

Lunedi ore 10 sede slai cobas Taranto conferenza stampa in presenza e telematica  - via livio andronico 47 - 

Link alla videochiamata: https://meet.google.com/nze-gukc-hsz

NO al fondo Flacks e al piano del governo URSO/MELONI

Il fondo flacks chi è e cosa vuole da noi - che succede a questo fondo in Germania / quali sono i suoi rapporti con Israele 

NO a ogni complicità ai danni dei lavoratori e cittadini

Perchè serve tornare a bloccare la fabbrica e la città per fermare questo piano e affermare una piattaforma operaia e popolare 

per Slai cobas per il sindacato di classe

slaicobasta@gmail.com

wattsapp 3519575628

Taranto: giù le mani dal Venezuela

Ieri sera in piazza Immacolata, nonostante il clima freddo, ma soprattutto il vento e quindi le poche persone in giro, dovevamo riprendere. L'aggressione di Trump al Venezuela - che estende, in forme e auto valorizzazione che ricordano il nazismo, l'azione dell'imperialismo contro i popoli - non poteva non trovare anche nella nostra città una forte voce di denuncia del comitato #iostoconlapalestina, a cui si sono uniti giovani della Fgc.
Ma abbiamo appena cominciato. Facciamo appello a tutte le realtà solidali e internazionaliste, le compagne, i compagni a cotruire insieme una prossima mobilitazione. 
 
 
 
 VOLANTINO DIFFUSO
 

Si conferma: Taranto hub strategico per le guerre - NON PERMETTIAMOLO!

Si vuole fare di Taranto una città di guerra. Un grande deposito per le armi - le prime arrivate sono di Israele - da utilizzare per i genocidi dei popoli (come in Palestina), per massacrare uomini, donne, bambini. Noi non siamo complici! Non in nome dei lavoratori, delle masse popolari di Taranto.

Nessuno può far finta di niente! Nessuno può non dire da che parte sta! 

Contro questo piano di guerra, di morte dobbiamo subito mobilitarci (ieri sera abbiamo appena cominciato in piazza Immacolata) contro il governo, le forze militari, ma anche contro le Istituzioni locali: Comune, Prefettura che di fatto col loro silenzio stanno dando l'assenso, sono complici!  

 

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Da GdM - maristella massari

Difesa e industria, Taranto hub strategico della Marina chiamato a reggere un ruolo sempre più centrale nello scacchiere della Difesa nazionale e Nato

Molto più di una base militare: Taranto è un perno strategico nell’architettura della sicurezza internazionale. Lo conferma la prima visita ufficiale nel capoluogo ionico del Capo di Stato Maggiore della Marina, l’ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto.

I numeri raccontano meglio di ogni slogan il peso di Taranto. Nel polo militare della Marina che comprende Taranto, Brindisi e Grottaglie operano oltre 10 mila militari, a cui si affianca una presenza significativa di personale civile e di una filiera industriale ad alta specializzazione. L’Arsenale di Taranto rappresenta, dopo quello di La Spezia, uno dei principali presìdi nazionali per le manutenzioni navali, con competenze storiche che oggi si intrecciano con tecnologie sempre più avanzate.

Non è un caso se negli ultimi anni le industrie della Difesa hanno rafforzato gli investimenti sul territorio. L’Arsenale jonico è al centro della strategia navale nazionale, come dimostra il contratto da 109 milioni di euro firmato nell’estate scorsa nell’ambito del programma di Mantenimento in Condizioni Operative (MCO), che garantirà fino al 2028 il supporto tecnico-logistico a unità di primo livello come la Cavour e i cacciatorpediniere classe Orizzonte. Un accordo che coinvolge Orizzonte Sistemi Navali, joint venture di Fincantieri e Leonardo, insieme a una filiera industriale che comprende anche Thales, MBDA ed Elettronica. E proprio Thales ha recentemente rafforzato la propria presenza a Taranto con l’apertura di un «Navy Service Centre» all’interno dell’Arsenale, confermando come la base jonica sia ormai integrata a pieno titolo nell’architettura della Difesa dell’Alleanza Atlantica...
Taranto, con la sua base, il suo Arsenale e una filiera industriale sempre più integrata, si conferma così capitale navale del Mediterraneo italiano: un asset strategico per la Difesa, ma anche una leva economica e occupazionale che chiede visione, investimenti e scelte coerenti per il futuro.

sabato 10 gennaio 2026

Flotilla, la denuncia dell’attivista italiano: “Violentato per tre volte dai soldati israeliani”

Flotilla, la denuncia dell’attivista italiano: “Violentato per tre volte dai soldati israeliani”

Portavoce italiano della Flotilla, è stato l’ultimo italiano a essere liberato. 

“A distanza di mesi ho ancora paura”

Venezuela - Eni - gli sciacalli del profitto italiano pronti a partecipare alla rapina del popolo venezuelano

L'ad alla Casa Bianca: 'Lavoreremo con le compagnie americane'

WASHINGTON, 09 gennaio 2026, 23:14 - Redazione ANSA

"Eni è pronta ad investire in Venezuela". Lo ha detto l'amministratore delegato della compagnia Claudio Descalzi a Donald Trump durante un incontro alla Casa Bianca.

La servetta Meloni cerca di passare all'incasso dopo il suo immediato appoggio all'invasione di Trump al Venezuela 

Armi israeliane a Taranto - Mobilitiamoci - Questa sera ore 18 piazza Immacolata decideremo come

 GOVERNO ITALIANO E REGIONE PUGLIA COMPLICI DI GENOCIDIO 

Le notizie delle ultime ore confermano il peggiore dei sospetti: le munizioni che sono giunte il 6 gennaio al porto di Taranto a bordo dell'imbarcazione Danica Rainbow, proveniente dal porto israeliano di Haifa, sono destinate a un deposito militare del ministero della difesa sito in Puglia.
Il Governò Italiano - aggirando il corpus legislativo che in sede di insediamento ha giurato di difendere e nello specifico ignorando l'articolo 11 della Costituzione e la legge 185 del 1990 - ha acquistato  materiale bellico finanziando lo stato genocidario di Israele, mentre la regione Puglia ne ha concesso il transito, macchiandosi per l'ennesima volta le mani di complicità.
L'operazione di scarico e trasporto delle munizioni avrebbe dovuto essere veloce ma degli intoppi burocratici l'hanno rallentata e hanno messo la vicenda sotto la lente d'ingrandimento dei media generalisti, portando alla luce le colpe di uno Stato sempre più convinto che il diritto internazionale "conti fino a un certo punto" e di una regione che per l'ennesima volta accoglie le navi della morte.
Se però da un lato chi amministra lo Stato e la regione non si crea problemi a fare affari con l'entità sionista e ad alimentare de facto il genocidio in corso in Palestina, esistono ancora esseri umani che resistono davanti a tanto orrore e lottano per contrastarlo.
È arrivato il momento di unirci, tutti e tutte, per ribadire che LA PUGLIA SA DA CHE PARTE STARE: PALESTINA LIBERA DAL FIUME FINO AL MARE.

Taranto per la Palestina

venerdì 9 gennaio 2026

Taranto: partiti i primi tre container con munizioni e armi provenienti da Israele - NO TARANTO CITTA' DI GUERRA - sabato 10/1 dalle 18 presidio/assemblea in Piazza Immacolata


Da Telenorba - Annamaria Rosato

    Gennaio 8, 2026    

Il materiale era arrivato a bordo della nave cargo Danica Rainbow

Sono partiti dal porto di Taranto i primi tre container (degli 11 complessivi) con munizioni e armi provenienti da Israele e diretti in un deposito in Puglia del Ministero della Difesa. Il materiale era arrivato a bordo della nave cargo Danica Rainbow.
In queste ore sono stati contattati alcuni mezzi e autisti idonei per il trasporto internazionale di merce pericolosa. Durante i controlli della Capitaneria di porto e del terminalista Yilport, è stato riscontrato che i camion e gli autisti dell’impresa privata, contrattualizzata dal Ministero, erano sprovvisti delle autorizzazioni necessarie.
I containers sono rimasti sulla banchina tutta la notte vigilati da guardie armate. Si sta cercando in queste ore di reperire altri mezzi e personale per il trasporto ma, quasi certamente, le operazioni si protrarranno anche nella giornata di domani.

Ilva - Operai: il Fondo Flacks porta al fallimento - Il governo Meloni/Urso lo sa benissimo. Non serve chiedere incontri con la Meloni, serve respingere subito questo bluff

 

giovedì 8 gennaio 2026

Taranto non puo' nè deve essere città complice del genocidio del popolo palestinese e della guerra - sabato ore 18 in piazza immacolata iniziativa di protesta

Taranto: attraccata la nave cargo con munizioni e armamenti provenienti da Israele

mercoledì 7 gennaio 2026

Appello x manifestazione unitaria anti sionista e antimperialista per sabato 10 a Taranto - ore 18 piazza immacolata

La criminale aggressione imperialista Usa al Venezuela e l’atto banditesco del rapimento del presidente Maduro rappresentano l’ulteriore salto dell’imperialismo Usa/Trump nell’aggressione ai popoli e nella marcia verso la guerra interimperialista mondiale di rapina e nuova spartizione delle materie prime, fonti energetiche. 

Yankee go home - fuori dal Venezuela - libertà e autoderminazione dei popoli - solidarietà al Venezuela e alle masse popolari venezuelane - resistenza antimperialista e internazionalista.

Massima denuncia del governo della Meloni che sta con Trump e l’aggressione imperialista.

Mobilitazione ovunque - partecipare alle manifestazioni per il Venezuela e portare la questione Venezuela in tutte le manifestazioni per la Palestina.

Appello a manifestazione unitaria anti sionista e antimperialista per sabato 10 a Taranto

Vendita ex Ilva - dalla tragedia alla farsa? - lunedì 12 gennaio ore 10 conferenza stampa dello slai cobas per il sindacato di classe - sede via livio andronico 47 - wa 3519575628

Le pompose dichiarazioni dell'amministratore del Fondo Flack che dovrebbe acquisire l'ex Ilva ci ricordano le dichiarazioni rese da un americano che voleva comprarsi la squadra del Taranto, molto sponsorizzato dai mass media, plaudito dall'Amministrazione comunale; questo emerito sconosciuto venne una volta a Taranto, distribuì a destra e a manca bottoglie di birra e... poi sparì, e nessuno più ne ha sentito parlare.

Ora, in maniera tragica, la farsa rischia di ripetersi?

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 Da Corriere di Taranto:

Micheal Flacks punta l’ex Ilva

"Sarebbe la più importante acquisizione importante della mia vita" e poi "Se comprassi la squadra di calcio la porterei in serie A" 
 

“Sarebbe la più importante acquisizione della mia storia, una grande sfida non solo economica, ma anche sociale e ambientale”: in una intervista al Corriere della Sera, Michael Flacks, fondatore del Flacks Group, parla della più che concreta possibilità che tocchi a lui provare il rilancio dell’ex Ilva di Taranto...

Il manager si è dichiarato pronto “a venire nelle prossime settimane in Italia per incontrare sindacati ed enti locali”...

Qualcuno avrà riferito a Mr Flacks che a Taranto il calcio viaggia di pari passo con le vicende dello stabilimento siderurgico, tanto da portarlo a fare dichiarazioni roboanti: “Se comprassi il Taranto Calcio, sono sicuro che lo porterei in Serie A. Come? È facile: comprando i migliori giocatori. Lo stesso intendo fare per l’Ilva”.

Vendita ex Ilva, i timori dei dipendenti: “Nessuna garanzia sui posti di lavoro”

PATROCINIO A SPESE DELLO STATO: LA LEGGE DI BILANCIO INDEBOLISCE IL DIRITTO DI DIFESA E COLPISCE I PIÙ FRAGILI

Riportiamo un commento dell'avvocata Antonietta Ricci di Taranto. Se questo articolo della legge di bilancio (tutta a favore del ceto medio, dei padroni) venisse effettivamente applicato, per esempio varie parti civili di lavoratori, abitanti dei quartieri inquinati non potrebbero avere una difesa legale nel processo Ilva "ambiente svenduto", dandogli così un doppio danno e rendendo palese una discriminazione di classe tra difesa dei padroni assassini e loro complici politici/istituzionali, e difesa di lavoratori, popolazione che ha subito attacchi alla salute e morte anche dei loro famigliari. 
Questo non deve passare!

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La legge di bilancio 30/12/2025, n.199 introduce la sospensione automatica del pagamento dei compensi agli avvocati — inclusi quelli relativi al patrocinio a spese dello Stato — in presenza di presunte irregolarità fiscali o contributive.

Si tratta di una misura rigida, automatica e indiscriminata che interviene su un settore già strutturalmente in sofferenza, incidendo direttamente sull’effettività del diritto di difesa sancito dall’art. 24 della Costituzione. Il rischio concreto è quello di una drastica riduzione degli avvocati disponibili ad assumere incarichi nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato, con un impatto immediato e devastante sui cittadini economicamente più deboli, che vedrebbero compromesso l’accesso alla giustizia.

Particolarmente allarmante è la pretesa di subordinare la liquidazione dei compensi — anche quelli liquidati dal giudice — alla regolarità contributiva del professionista. Un requisito mai previsto in precedenza, tanto più problematico se si considera che le Casse Forensi sono enti di diritto privato, dotati di autonomia normativa, gestionale e patrimoniale. In tal modo, lo Stato finisce per ingerirsi direttamente in rapporti giuridici di natura privatistica, estranei sia al procedimento di conferimento dell’incarico sia alla funzione giurisdizionale di liquidazione dei compensi, alterando l’equilibrio istituzionale che governa l’autonomia dell’Avvocatura.

Sul piano sistematico, la previsione appare sproporzionata e incoerente: si utilizza il blocco dei compensi — e quindi la compressione dell’attività professionale — come strumento sanzionatorio per finalità estranee alla funzione  del patrocinio. Si confondono piani distinti: quello previdenziale e

domenica 4 gennaio 2026

Il sindaco Bitetti, invece che rispondere ai problemi di mancanza di lavoro, di reddito, chiama Piantedosi per avere più polizia e repressione

Anche in questi giorni di festa, precari, come le lavoratrici degli asili, ex lavoratori senza più reddito, disoccupati, come i lavoratori di Isola verde, lottano, protestano verso un Comune, Istituzioni che se ne fregano, che pensano solo a organizzare eventi, spettacoli, a riempire di luci la città, ad aggiustare solo le parti che devono vedere i turisti in funzione dei "giochi del Mediterraneo" nascondendo "sotto il tappeto la polvere", i veri problemi, le migliaia di lavoratori, giovani, masse popolari di Taranto; 
Taranto è una città con uno dei più bassi tassi di occupazione a livello nazionale, una città di migliaia di operai in cassintegrazione ex Ilva/Ditte, Cementir, Hiab, ecc, che non ce la fanno a tirare avanti e che nel prossimo futuro diventeranno licenziati; ma anche una città sporca, piena di rifiuti, una città in cui per avere un nuovo ospedale ci vogliono decenni con spreco di tanti soldi, una città di quartieri degradati, abbandonati, una città in cui i palazzi vengono sgomberati ma non si danno alle persone, famiglie case decenti, ecc. ecc.

E questo sindaco a tutto questo come risponde? Scrivendo al Min degli Interni, Piantedosi, perchè mandi più Forze dell'ordine! Più polizia, carabinieri per reprimere le necessarie e giuste lotte, proteste (come sta facendo in questi giorni mandando più vigili - assunti coi soldi delle multe - a fare più multe su multe).

Tutto questo è vergognoso, criminale, inaccettabile! 

Questo sindaco si sta comportando come il governo fascista Meloni, che pensa al ceto medio e peggiora le condizioni della maggiorparte della gente. 

Sono queste istituzioni, è questa amministrazione che produce il "degrado urbano" e favorisce oggettivamente  la "microcriminalità". In realtà per questo Comune sono "criminali" i disoccupati, chi lotta.

UN COMUNE CHE RISPONDE CON PIU' POLIZIA, REPRESSIONE DEVE ESSERE ROVESCIATO! Non dai giochi di Palazzo ma dalle lotte dei lavoratori, lavoratrici, degli abitanti più poveri e tartassati! E su questo noi ci impegnamo! 

Infine. Che fanno di fronte a questa vergogna le varie forze, i vari consiglieri, assessori che si dicono di "sinistra", da esponenti del PD, ai Verdi, ecc.? Pensano, come hanno fatto finora, solo alla loro poltrona o sono dalla parte di chi protesta e lotta? Noi pensiamo, dai fatti, che valga la prima che abbiamo detto...

Da Tarantobuonasera - 3 Gennaio 2026

"Rischio di aumento della criminalità e del degrado", appello di Bitetti al ministro dell'Interno - La lettera del sindaco del capoluogo ionico a Piantedosi
Il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha scritto una lettera al Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, nella quale chiede di valutare un rafforzamento stabile del personale delle Forze dell'Ordine assegnato all'area di Taranto, con particolare riferimento alle attività di controllo del territorio, prevenzione dei reati predatori e presidio delle aree più esposte a condizioni di vulnerabilità sociale. 

Nella lettera il Sindaco pone all'attenzione del Ministro una forte preoccupazione per le prospettive future del territorio, alla luce di un progressivo deterioramento del quadro economico e sociale. Il protrarsi della crisi che coinvolge il sito siderurgico ex Ilva, unito alle persistenti incertezze sul futuro produttivo e occupazionale dell'area, lascia intravedere, già nel breve periodo, scenari che destano crescente timore, legati ad un ampliamento della platea di cittadini esposti a condizioni di fragilità economica.

Il Sindaco spiega che esiste il concreto rischio che situazioni temporanee di difficoltà, si trasformino rapidamente in condizioni di marginalità più profonde e diffuse che possono favorire l'insorgere di fenomeni di microcriminalità, degrado urbano e tensioni sociali... 

Da qui la richiesta di un rafforzamento stabile del personale delle Forze dell'Ordine, attraverso un intervento tempestivo e strutturale che rappresenterebbe un segnale concreto di attenzione istituzionale e costituirebbe uno strumento essenziale per prevenire l'inasprimento di fenomeni di difficile governabilità....

sabato 3 gennaio 2026

GLI STATI UNITI DEL FASCIO IMPERIALISTA E CRIMINALE TRUMP BOMBARDANO IL VENEZUELA e arrestano il legittimo presidente Maduro

Dal blog proletaricomunisti

"...  siamo contro l'intervento dell'imperialismo americano senza se e senza ma. Siamo contro la salita al potere che sarebbe comunque di stampo golpista delle forze reazionarie che apertamente stanno sostenendo questo intervento per essere portate dai marines al potere ... 

"Nello stesso tempo per tutti i paesi dell’ America Latina la questione di fondo è come attraverso una guerra popolare i proletari, i contadini e le masse popolari di questi paesi potranno in via definitiva liberarsi dell'imperialismo e dei loro servi"

dalla Controinformazione Rossoperaia del 4 novembre 2025

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Yankee go home! Fermare l’aggressione imperialista USA in Venezuela

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Imperialismo è guerra, è rapina, è oppressione delle nazioni e dei popoli oppressi, è neocolonialismo.

Abbiamo ampiamente parlato di quello che a livello mondiale avviene nei confronti della Palestina e non ci torniamo se non ribadendo la necessità di proseguire la mobilitazione operaia, studentesca e popolare nei confronti dello Stato Sionista di Israele, dell'imperialismo americano e i loro piani e a sostegno del popolo palestinese, in particolare della sua resistenza armata in una situazione così difficile.

Ma Trump, l'imperialismo americano, come si sa, ha aperto tutti i fronti all'insegna del MAGA, a “fare l'America più grande” e si intende, in certi aspetti, a tentare disperatamente di riaffermare l’egemonia e il dominio americano nel mondo su tutti i piani. E' chiaramente per gli Stati Uniti è sempre stato estremamente importante il cosiddetto “cortile di casa”, vale a dire i paesi dell'America Latina.

C'è una lunga storia qui del dominio americano, dei colpi di Stato e dei regimi instaurati in questi paesi a servizio dell'imperialismo americano e subordinati e guidati spesso direttamente dagli Usa, soprattutto per quanto riguarda il suo aspetto militare, attraverso la CIA, il Pentagono e così via.

Trump rilancia alla grande questa politica e in particolare la rilancia in questi giorni, in queste ore, nei confronti del Venezuela.

L'intervento americano in Venezuela è però un intervento rivolto a tutta l'America Latina per dire a tutti che o i governi sono allineati agli interessi dell'imperialismo americano e pongono un freno alla penetrazione di Cina e Russia in questi paesi sul piano economico e secondariamente sul piano diplomatico e militare, oppure l'imperialismo americano si arroga il diritto di intervenire con i più svariati pretesti in questi paesi per imporre con la forza dell'intervento militare dei regimi ad esso favorevole, facendo leva sia sulle forze all'interno di questo paese dell'esercito, militari, sia sulle forze politiche e le classi dominanti di borghesia compradora, di latifondisti presenti, perché siano insediate con la forza al potere queste forze e gli interessi americani vengano difesi all'interno di essi, perché i servi americani sia economici, politici, diplomatici e militari possano beneficiare.