lunedì 1 giugno 2026

Un altro serio infortunio all'ex Ilva - Basta con incontri e Tavoli! Postazione ispettiva permanente in fabbrica!

Lascia escavatore in fiamme e cade, ferito operaio ex Ilva
Desk Redazione

Nuovo incidente all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto: un operaio di 60 anni è rimasto ferito la notte scorsa dopo una caduta avvenuta mentre cercava di mettersi in salvo da un escavatore interessato da un principio di incendio. L’incidente si è verificato intorno alle 3.30 nel reparto Gestione rottami ferrosi (Grf), nell’area Acciaieria 2.
Secondo una prima ricostruzione, il lavoratore, dipendente di Acciaierie d’Italia, era alla guida del mezzo quando si sarebbero sviluppate delle fiamme, probabilmente a causa di un problema alla batteria. Nel tentativo di abbandonare rapidamente l’escavatore, sarebbe saltato a terra, cadendo e procurandosi diverse lesioni.
Fonti della Uilm riferiscono che l’operaio, originario di Massafra, ha riportato fratture multiple, tra cui quella del femore. Dopo i primi soccorsi è stato trasferito all’ospedale di Taranto.
Sull’accaduto i sindacati hanno chiesto un confronto con l’azienda per chiarire la dinamica dell’episodio e accertarne le cause.

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Ma non si era detto dopo la morte di Lors Costantino, e poco prima di Claudio Salamida, che si dovevano attivare dei "Gruppi di Analisi sulla sicurezza, cioè presidi permanenti di confronto tra funzionari aziendali e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, per effettuare una mappatura delle condizioni impiantistiche e individuazione di interventi migliorativi”?

Ma niente si è fatto! Gli incidenti, gli infortuni per mancanza di manutenzione sono continuati; i Commissari responsabili di questa permanente situazione di grave rischio sicurezza e vita, di mettere in cassintegrazione proprio lavoratori della manutenzione, restano lì; e ogni giorno andare all'Ilva è come una roulette russa!

Ma ancora una volta i sindacati, compreso il "quarto" l'Usb, continuano come sempre a chiedere confronti, dopo che i fatti sono accaduti; non pretendono neanche di mettere in atto realmente e urgentemnte quella "mappatura delle condizioni impiantistiche"; non chiedono la cacciata dei commissari; gli Rls non fanno il loro dovere. Anche questi sindacati non sono innocenti. Ogni giorno dovrebbero stare in questa fabbrica ad altissimo rischio vita a pretendere interventi di manutenzione.

Basta! La sicurezza, la vita degli operai non si salva con le parole, con gli incontri, ma con i FATTI!

Lo Slai cobas si batte - e ora sta anche raccogliendo le firme tra gli operai sulla "Piattaforma operaia" - perchè vi sia in fabbrica una postazione ispettiva permanente, che agisca prima degli infortuni, che prescriva interventi di manutenzione immediata, che sia di riferimento per gli operai che vogliono segnalare subito situazioni di pericolo, che sia di deterrente verso i capi. Che abbia potere di fermare lavori a rischio (non solo di fare una "mappatura"...).

Questo deve essere fatto, imposto all'Ilva dagli organi ministeriali, dalla Procura (che non devono scambiarsi le responsabilità di decisione, come purtroppo è emerso in un recente incontro fatto dallo Slai cobas con alcuni giudici). Questo deve essere fatto anche contro i freni degli stessi sindacati in fabbrica che non vogliono essere "scavalcati".

IL NOSTRO FORTE AUGURIO ALL'OPERAIO INFORTUNATO PERCHE' GUARISCA PRESTO!  

Slai cobas - WA 3519575628

LA PIATTAFORMA OPERAIA 

Un altro intervento sull'assassinio razzista di Sako Bakary e sui mandanti - Da una compagna di "#iostoconlapalestina" nel presidio del 29 maggio a piazza Fontana

Piazza fontana... dove in un clima razzista e di caccia al migrante, alimentato sempre piu' da una politica e narrazione di criminalizzazione portata avanti dal governo fascista, e non solo, anche da tutti coloro che solo adesso, ipocritamente "piangono lacrime di circostanza e di commemorazione" ed emanano comunicati putridi sotto forma di parole di facciata. Tutti coloro che hanno armato la mano agli esecutori, ma di cui sono i mandanti consapevoli! 

Anche a Taranto si porta avanti la campagna di militarizzazione e controllo dei "territori a rischio", come li definisce il Comune già da tempo e per cui chiede più forze dell'ordine, più presidi, più "controllo"... (ma di che e di cosa? Se poi proprio nel bar ora indagato di favoreggiamento si svolgevano da tempo attività illecite e malavitose); e poi voglio aggiungere anche  la "colonizzazione", diciamo pure la "pulizia etnica" a Taranto vecchia, in funzione dei pescecani del mattone e del cemento che le mani su questo quartiere proletario e sottoproletario le han già messe con attività imprenditoriali, b&b, e quant'altro. 

Quanti sono i morti dei migranti annegati nella tomba infinita del mediterraneo, quanti bullizzati, perseguitati e presi volutamente di mira, minacciati ed intimiditi dalle forze dell’ordine...?

Sì, il loro ordine, quello dove la supremazia bianca, occidentale esercita il diritto di vita e di morte (sfruttando i migranti, chi lavora duramente per mandare quattro soldi a casa nel suo paese, chi di questo sfruttamento ci muore, sotto il sole cocente, a spezzarsi le ossa a raccogliere pomodori, schiavizzato ed umiliato, spersonalizzato, senza un nome, un cognome. solo un uomo o una donna di colore che ritroviamo nelle cronache quando ci lasciano la pelle, sì. quella pelle di colore. 

Così è toccato a lui, in una piazza di Taranto, bersaglio prescelto, ammazzato due volte: dall'omertà, favoreggiamento di fatto e omissione di soccorso degli unici presenti in un baretto dove aveva cercato rifugio, e dalla mano "aizzata" di ragazzi spinti a offendere, denigrare, colpire ed uccidere vigliaccamente un uomo di colore.

Nessuna giustificazione sociologica per costoro! Nessun tentativo di decontestualizzare questo ennesimo omicidio "bianco" da un humus politico che produce virus letali. L’humus... la supremazia occidentale che si traveste da diritto universale a prevalere sul "diverso", l'egemonia dei cosiddetti "valori" occidentali e la loro mano violenta "armata" di polizia, carabinieri, vigili urbani, che ne danno sempre più l'esempio... Ed e' in questo quadro che s'inserisce l'omicidio di Bakary. il dispositivo letale che stabilisce quale popolo o persona ad esso appartenente, vadano aggrediti e "puniti", fermati, oltraggiati, arrestati o ammazzati. Questi valori inevitabilmente producono violenza istituzionale ed istituzionalizzata.

Gli assassini di Bakary sono la mano assassina di tutta una classe politica che lancia la pietra e cerca di nascondere le proprie mani luride. Sempre. Ma un giorno pagherete caro anche la morte di Bakary. 

E aggiungo: attenzione! Le lotte antirazziste, quelle per la "dignità" delle minoranze vengono neutralizzate quando si decontestualizzino dai "rapporti di produzione", dal lavoro, dalla casa, dalla sanità, dalle guerre, dalla migrazione intesa come effetto dell'imperialismo e del capitalismo, cioè della catena internazionale dello sfruttamento. Se si decontestualizzano, si è oggettivamente complici del sistema capitalista che lo produce. Fondamentale è non recidere queste lotte dalla loro radice materiale. Perché il migrante non dev'essere semplicemente e comodamente una "icona" umanitaria, ma conseguenza, prodotto vivente delle guerre, saccheggi, economie distrutte, accordi commerciali predatori e manodopera resa ricattabile. Corpi, numeri, trattati come "luogo" di profitto.

Basta, bisogna abbattere, oltrepassare i paletti della solita ed estetica indignazione e colpire i rapporti di potere, le complicità, le stesse che armano, che istigano all'odio, alla caccia al diverso con le loro campagne di criminalizzazione del migrante, di prima o seconda generazione che sia!

Questo e' ciò che arma le menti e poi le mani, i tanti gli episodi razzisti, islamofobi, criminali come quello di Piazza Fontana macchiata del sangue del nostro fratello Bakary.

E soltanto la potenza collettiva delle classi subalterne potranno vendicarne la morte.