- alle ORE 7 ASSEMBLEA DEGLI OPERAI DEL PORTO/CASTGLIA
martedì 26 maggio 2026
Le iniziative a Taranto nella giornata di lotta del 29 maggio
Sciopero generale il 29 maggio: per la Palestina, contro guerra e riarmo, contro la repressione, per il salario, il lavoro, salute e sicurezza sui posti di lavoro, per sanità pubblica, scuola, territorio
Il 29 maggio è stato indetto uno sciopero generale nazionale che nasce da un appello delle associazioni palestinesi in Italia a tutte le organizzazioni sindacali di base e di classe del nostro Paese.
Questo appello chiama al sostegno del popolo palestinese contro l'imperialismo, il sionismo, il regime fascista e genocida di Netanyahu.
Nello stesso tempo chiama alla lotta contro la guerra imperialista e chiama i lavoratori italiani a mobilitarsi contro tutto questo e contro le ricadute della guerra sulle condizioni di vita e di lavoro.
Una parte dei sindacati di base ha raccolto questo appello che prevedeva una manifestazione nazionale tenutasi in Milano il 16 maggio e uno sciopero per il 29 maggio.
Lo Slai Cobas per il sindacato di classe ha aderito sia alla manifestazione sia allo sciopero generale, nel testo da noi distribuito sulla base anche del testo nazionale dei sindacati di base che promuovono lo sciopero del 29 maggio scriviamo:
“la guerra imperialista e colonialista scatenata da Trump e Netanyahu contro l'aggressione all'Iran e al Libano con il rischio concreto di un ulteriore allargamento del conflitto a livello globale anche attraverso il coinvolgimento della Nato e di altri paesi tra cui l'Italia é dentro una marcia della terza guerra mondiale imperialista per una nuova ripartizione del mondo e delle sue risorse per i profitti del grande capitale, finanza e signori della guerra. Questa tendenza alla guerra imperialista e queste guerre in corso, oltre che comportare un carico inaccettabile di morte e di distruzioni, sono scaricate sui proletari e sulle masse oppresse attraverso l'aumento del costo della vita e la perdita del potere d'acquisto dei salari e l'impoverimento generale.
In Palestina, in tutto il Medio Oriente, Israele, guidato dal boia criminale, Netanyahu continua le violenze e le operazioni militari a Gaza e in Cisgiordania con un numero altissimo di vittime civili e una distruzione e di vittime.
Anche in Libano l'attacco avviene con gli stessi metodi utilizzati a Gaza contro le popolazioni pressoché inermi causando migliaia di vittime e distruzioni di massa.
In Italia il governo guidato da Giorgia Meloni, è complice del genocidio in Palestina, è asservito all'imperialismo americano, sta demolendo quello che rimane dello Stato sociale scaricando sui proletari in nome della corsa al riarmo gli effetti di questa guerra”.
Questo sciopero parte da queste due questioni fondamentali che i lavoratori debbono impugnare nelle proprie mani, secondo i propri interessi di classe e secondo la propria necessità di combattere in questo paese contro tutto questo e agli effetti sulla loro condizione di queste cose.
Nel volantino vengono messi in rilievo la privatizzazione della Sanità, la sottrazione di risorse dal lavoro, soprattutto al sud devastato da precarietà e disoccupazione, le risorse sottratte alla scuola pubblica, ai trasporti, ai servizi sociali, alla cultura, alla casa, mentre l'indirizzo del bilancio è verso le spesi militari, l'utilizzo per la guerra e delle basi militari. A tutto questo si aggiunge la grave questione della repressione e dello Stato di polizia di questo governo contro le lotte dei lavoratori e dei movimenti, in particolare nei confronti degli studenti di solidarietà alla Palestina, dei movimenti contro la distruzione e la devastazione ambientale e conduce un attacco al diritto di sciopero, alle libertà democratiche sancite dalla Costituzione.
Queste sono le ragioni generali dello sciopero del 29 maggio.
Noi vi aderiamo e avremmo voluto che tutte le organizzazioni sindacali di base avessero fatto fronte comune e avessero partecipato - tutte insieme - sia alla manifestazione nazionale del 16 Maggio a Milano sia allo sciopero stesso perché l’unità delle organizzazioni sindacali è una base necessaria per mobilitare i lavoratori in maniera significativa e coinvolgere in questo sciopero il maggior numero di lavoratori, nel maggior numero di posti di lavoro.
Questa circostanza non si è realizzata per le responsabilità innanzitutto della USB, che è una delle organizzazioni sindacali di base, per di più la più forte, che invece si è separata dall'insieme del sindacalismo di base in quest'occasione, per promuovere un proprio sciopero generale - peraltro riuscito pochissimo - e per sottrarsi alla manifestazione nazionale di Milano. Questo ha indubbiamente danneggiato lo sciopero generale che si tiene il 29 maggio.
Noi persistiamo nella necessità di dare un segnale forte chiaro ai lavoratori, con la partecipazione in tutte le forme possibili e nei limiti delle situazioni esistenti nelle diverse realtà del Paese, allo sciopero generale del 29.
In questo sciopero mettiamo in rilievo alcune questioni fondamentali, la principale delle quali è lo stato reale dei lavoratori nelle fabbriche, nei grandi gruppi innanzitutto, basti pensare all'ex Ilva, al gruppo Stellantis e alla recente vicenda dell’Electrolux, a parte quelle legate all'industria bellica e all'economia di guerra che sono attualmente meno in crisi anzi, sono in pieno sviluppo dal punto di vista degli interessi dei profitti dei padroni, privati e di Stato, e riteniamo che in questo sciopero vanga portata all'insieme della classe operaia quello che sta realmente avvenendo con i piani del governo di vendita dell'ex Ilva che hanno una pesante ricaduta sui lavoratori e non risolvono i gravi più problemi di inquinamento e di sicurezza sul lavoro che in questo grande gruppo, in particolare all'ex Ilva di Taranto, si realizza.
Dal nostro punto di vista, lo sciopero serve a far camminare una piattaforma operaia alternativa ai piani del governo e dei padroni centrata sulla difesa dell'occupazione contro ogni esubero, sulla difesa delle condizioni di vita e di lavoro in fabbrica e sul territorio.
Nel gruppo Stellantis la questione ha a che fare con i nuovi piani annunciati in pompa magna su cui torneremo nelle prossime settimane, e mentre vengono annunciati questi mirabolanti piani, i lavoratori sono in cassa integrazione, sono supersfruttati, sono trasferiti da uno stabilimento all'altro, sono sottoposti al ricatto occupazionale e molti di essi sono costretti all'esodo, apparentemente volontario, ma forzato.
Questo ha un'enorme ricaduta sulle ditte del appalto dell'indotto Stellantis con licenziamenti, chiusure nei diversi stabilimenti con particolare riferimento, per quanto ne sappiamo, allo stabilimento di Melfi, allo stabilimento di Pomigliano, allo stabilimento di Cassino, e allo stabilimento di Mirafiori.
Lo sciopero è l'occasione per proporre ai lavoratori di muoversi tutti insieme e costruire una contro-piattaforma, di rafforzare il sostegno alle lotte già in corso e di unire gli operai dello stabilimento all'indotto. Tutte cose che l'attuale linea delle organizzazioni sindacali finora non ha realizzato e che sostanzialmente ha posto i lavoratori in condizioni di debolezza rispetto all'attacco padronale.
L'esplosione della vertenza Elettrolux chiama tutti i lavoratori di questo gruppo, all'interno della più generale mobilitazione della classe operaia, a dare una risposta unitaria e di massa a difesa del lavoro, del salario, delle condizioni di lavoro.
Nella piattaforma viene evidenziato l'attacco al diritto di sciopero e giustamente si denuncia il ruolo che svolge la Commissione di Garanzia per frenare e reprimere le lotte dei lavoratori, su questo la risposta dei lavoratori si deve far sentire .
Questo sciopero generale va calato nelle varie realtà locali rispetto a questioni riguardano i proletari e che hanno colpito fortemente non solo i territori in cui questo si è verificato ma che hanno avuto un impatto nazionale e qui facciamo un riferimento per tutti al grave assassinio razzista avvenuto nella Città Vecchia di Taranto che ha visto la morte del migrante di origine del Mali, Bakari Sako.
Tutto questo portiamo nello sciopero generale nelle forme che nelle varie realtà siano praticabili.
E’ stato presentato il piano di mobilitazione per Taranto in una riunione in cui oltre alle realtà dei lavoratori che su questo territorio appartengono a Slai Cobas e quindi impegnati nello sciopero, ha partecipato il coordinamento provinciale della Flotilla che è in prima linea proprio in questi giorni e in queste ore nella battaglia di sostegno al popolo palestinese. Il piano di mobilitazione per questa città prevede un presidio agli stabilimenti dell'Ilva per il 29, assemblea tra i lavoratori dell'appalto al porto dell'Ilva, un presidio-manifestazione sotto il comune di Taranto dei lavoratori degli appalti comunali delle lavoratici dell'asilo, dei lavoratori del cimitero e di altra realtà dell'appalto in difficoltà sul territorio e in grave stato di precarietà.
Nel pomeriggio invece lo sciopero si tradurrà in una nuova manifestazione a Città Vecchia rivolta agli immigrati del quartiere perché la morte di Sako non sia inutile, che prosegua la lotta incontro il razzismo per la difesa delle condizioni di vita dei migranti, spesso sfruttati in realtà di lavoro come sono le campagne in forma di bracciantato schiavistico e a cui anche Bakari Sako che è stato ucciso apparteneva a questo settore dei lavoratori.
Riprendere nello sciopero generale la bandiera della mobilitazione contro questo omicidio, contro il razzismo, le leggi antimmigrazione per l'unità dei lavoratori migranti con i lavoratori italiani perché avanzi l'unità tra i lavoratori in generale e i settori più poveri delle masse spesso trascinate, coinvolte, dalla demagogia fascio-razzista di matrice governativa che è l'humus generale in cui si è prodotto l'assassino di Sako.
E’ giusto che ogni realtà scelga in corrispondenza alle possibilità effettive di affermare la piattaforma, di rendere partecipato lo sciopero e le iniziative di lotta di questa giornata.
Questo rende il piano che serve a rilanciare in tutto il movimento dei lavoratori la battaglia per un vero sciopero generale che paralizzi il Paese realmente, imponga la caduta del governo e il ritiro di ogni appoggio politico, economico, diplomatico e militare allo Stato sionista di Israele, il fermo del piano di riarmo, dell'aumento delle spese militari e la soluzione in positivo delle questioni del salario, del lavoro, dei servizi sociali per i proletari.
lunedì 25 maggio 2026
Processo Ilva Potenza - ancora Giustizia Negata! - info WA 3519575628
Torna il tempo della protesta a Taranto come a Potenza.
Lunedì 25 ore 16.30 conferenza stampa biblioteca comunale piazzale Bestat
- parti civili Slai Cobas con Avvocata Ricci
Ambiente Svenduto, «La prescrizione non fermerà le vie legali dei cittadini
L’ambientalista tarantino e fondatore di VeraLeaks Luciano Manna interviene dopo le prescrizioni nel processo a Potenza e annuncia nuove iniziative rivolte anche alle istituzioni nazionali ed europee
Aula di tribunale
TARANTO – Le prescrizioni maturate nel processo penale Ambiente svenduto non fermeranno, secondo Luciano Manna, la denuncia pubblica e giudiziaria sull’ex Ilva. L’ambientalista tarantino, fondatore di VeraLeaks, interviene con una nota durissima in cui collega il tema dei tempi della giustizia al bilancio umano e sanitario che, a suo giudizio, continua a pesare sulla città e sulla popolazione esposta agli inquinanti dello stabilimento.
Per Manna, il trascorrere del tempo processuale non cancella la gravità delle conseguenze subite dal territorio. «Non fermeranno la nostra denuncia le prescrizioni che continuano ad essere annunciate nel corso del processo penale denominato Ambiente svenduto», afferma l’ambientalista, sostenendo che, al di là dell’esito giudiziario legato ai termini di legge, resta centrale il numero delle persone che nello stesso arco temporale sarebbero morte o avrebbero affrontato il percorso di una malattia legata, secondo la sua denuncia, agli inquinanti della fabbrica.
Il fondatore di VeraLeaks definisce la prescrizione una condanna morale per chi, sostiene, avrebbe potuto anche rinunciare a percorrere questa strada processuale. Da qui l’annuncio di nuove iniziative legali da parte dei cittadini, che Manna intende orientare verso le alte cariche dello Stato italiano e verso la Commissione europea.
Nel mirino dell’ambientalista ci sono i finanziamenti che il Governo continua a destinare alle società Ilva e Acciaierie d’Italia, con il via libera della Commissione europea sugli aiuti di Stato. Secondo Manna, proprio questo passaggio apre un nuovo fronte di contestazione, perché le autorizzazioni sarebbero state concesse sulla base di informazioni che l’ambientalista giudica non corrispondenti alla realtà.
Nel comunicato vengono chiamati in causa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro Antonio Tajani, il ministro Adolfo Urso e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Manna li indica come responsabili, secondo la sua ricostruzione, di quanto accaduto di recente sul fronte dei prestiti e delle autorizzazioni europee.
L’accusa più grave riguarda i dati trasmessi dall’Italia a Bruxelles. «Il Governo italiano ha fornito alla Commissione europea dati falsi», sostiene Manna, riferendosi alla procedura che avrebbe portato all’autorizzazione dell’ennesimo prestito. L’ambientalista parla anche di «dichiarazioni mendaci» sul numero degli operai impiegati, sulle condizioni degli impianti e sulla capacità produttiva.
Secondo la posizione espressa da VeraLeaks, sulla base di queste dichiarazioni sarebbe stata consentita la prosecuzione di un’attività produttiva priva di un progetto industriale e fondata su impianti definiti obsoleti. Per Manna, quegli impianti dovrebbero essere fermati perché continuerebbero a provocare morti sul lavoro e malattie nella popolazione.
Il comunicato richiama anche un dossier pubblicato da VeraLeaks sul tema dei finanziamenti all’ex Ilva e delle autorizzazioni europee agli aiuti di Stato. È su questo terreno che l’ambientalista annuncia l’intenzione di proseguire con nuove denunce e ulteriori iniziative.
La conclusione della nota conferma il clima di forte sfiducia verso le istituzioni nazionali ed europee. Manna ribadisce la volontà di «continuare a denunciare tali illeciti», affermando che questa vicenda ha portato a una «totale sfiducia nei confronti dell’istituzione nazionale ed europea».
domenica 24 maggio 2026
sabato 23 maggio 2026
Basta con i decreti salva Ilva che poi non salvano niente ma sono al servizio dei nuovi padroni che verranno, con attacco ai lavoratori cassintegrati oggi ed esuberi domani
Nuovo decreto per l’ex Ilva
Nelle prossime ore il governo Meloni approverà un nuovo decreto per garantire l’attività produttiva di Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria, la società che gestisce gli impianti industriali dell’ex Ilva.
Ad annunciare l’arrivo della nuova misura (peraltro ampiamente prevedibile) è stato il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, nel corso del Festival dell’Economia di Trento organizzato dal Gruppo 24 Ore e Trentino Marketing.
“Sono partito per Cipro con un quadro già delineato che si sta ulteriormente definendo. Credo che si andrà a un decreto legge domani sera, prevediamo interventi che andranno incontro ad esempio agli autotrasportatori e trasporto pubblico locale con il taglio delle accise fino alla prima settimana di giugno. Ci sarà poi anche un intervento per garantire il proseguimento delle attività dell’ex Ilva “.
Una misura che, rispondendo ad una domanda, si “potrebbe prorogare”.
D’altronde, i 149 milioni di euro arrivati all’ex Ilva sulla base dell’ultimo decreto convertito in legge a gennaio, saranno sufficienti per traguardare al massimo il mese di giugno.
L’ultimo innesto di risorse da parte dell’esecutivo è giunto ad Acciaierie d’Italia ad aprile ed è servito ad assicurare la continuità operativa dell’azienda in attesa della cessione ad un investitore privato, che nelle speranze (vane e sin troppo ottimistiche) del ministro Urso sarebbe dovuta avvenire entro il mese di aprile.
Nella continuità operativa ci sono manutenzioni, forniture e lavori – attualmente si sta intervenendo sull’altoforno 4 di Taranto la cui ripartenza è stata rimandata, almeno per il momento, a giugno -, ma anche il pagamento degli stipendi, che impattano per 40 milioni al mese.
Essendo giugno alle porte, è del tutto evidente che la soluzione per la cessione dell’ex Ilva è ancora lontana dal potersi configurare concretamente: il che ha spinto il Governo a rimettere mano al portafoglio per continuare a sostenere economicamente l’azienda.
Si parla di un prestito da 240 milioni di euro totali, diviso però in due tranche: 100 milioni dovrebbero essere inseriti nel decreto accise mentre ulteriori 140 milioni verrebbero deliberati a luglio.
Con questi 240 milioni il governo italiano esaurirà il plafond massimo di 390 milioni del prestito di salvataggio che la Commissione europea aveva autorizzato agli inizi di febbraio, purché limitato ai costi operativi e con un obbligo di restituzione entro sei mesi, dopo le interlocuzioni tra il ministro delle Imprese e del made in Italy (Mimit) Adolfo Urso e la commissaria per la transizione green e la concorrenza, Teresa Ribera.
Del resto, proprio in previsione del fatto che la vendita di Acciaierie potesse richiedere ancora del tempo, la Commissione Europea ha dato l’ok all’estensione del prestito sino a 390 milioni. Quindi c’è ancora un margine di tempo da sfruttare qualora il negoziato con il potenziale acquirente andasse oltre giugno.
Negoziato che i commissari stanno portando avanti da diverse settimane con il gruppo indiano Jindal Steel International, mentre Flacks Group – il fondo americano – nei giorni scorsi ha annunciato la costituzione di un tavolo tecnico per il rilancio dell’ex Ilva, coinvolgendo “top player italiani ed internazionali del comparto siderurgico, esperti industriali e ambientali”.
Ora bisognerà vedere se si andrà avanti con Jindal, se ci saranno novità da parte di Flacks, oppure se entrerà in scena un nuovo soggetto internazionale che potrebbe essere Qatar Investment Authority affiancato da qualche player italiano (ancora una volta si fa il nome del gruppo Arvedi) e da un fondo internazionale.
Il tutto mentre i sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm (insieme all’Usb e all’UGL con lo Slai Cobas che invece da tempo propone una piattaforma operaia) a cui nel corso del tempo si è affiancata anche la Regione Puglia del neo governatore Antonio Decaro, continuano a chiedere l’intervento diretto dello Stato per una sorta di nazionalizzazione temporanea che possa risanare l’azienda economicamente, migliorandone la struttura impiantistica e assicurando la sicurezza sugli impianti, per poi rimetterla sul mercato rendendola così appetibile per i futuri investitori.
Vedremo se nelle prossime settimane arriveranno novità in tal senso, o quella alle porte sarà l’ennesima estate che trascorrerà senza una vera soluzione.
Vendola non è stato assolto - Vendola è stato giustamente condannato in 1° grado. Vendola è un verme che è responsabile di complicità oggettiva e soggettiva nel processo "Ambiente svenduto"
Ex Ilva, prescrizione per 15 imputati tra cui Nichi Vendola
Nel processo “Ambiente svenduto” sull’ex Ilva di Taranto, il collegio della Corte d’Assise del Tribunale di Potenzaha dichiarato prescritti alcuni dei reati contestati a 15 imputati, revocando inoltre tutte le costituzioni di parte civile in relazione ai reati prescritti.
La decisione arriva nell’ambito del nuovo processo ripartito da zero il 21 marzo scorso, dopo l’annullamento della sentenza di primo grado disposto dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto per la presenza, tra le parti civili, di due giudici onorari incompatibili. In primo grado, il 31 maggio 2021, erano state inflitte 26 condanne per un totale di 270 anni di carcere.
Nel corso dell’ultima udienza dell’8 maggio, alcuni difensori avevano chiesto la dichiarazione di prescrizione per diversi capi d’accusa. Il pm aveva poi aderito a tale richiesta per i reati di cui sopra (senza però revocare le accuse che hanno portato al rinvio a giudizio), ritenendo motivata la tesi degli avvocati difensori.
Venerdì mattina quindi il presidente della Corte, Marcello Rotondi, ha letto il dispositivo che sancisce il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di 15 imputati, tra cui Nicola Riva, Fabio Riva, l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, l’avvocato Francesco Perli.
La prescrizione riguarda i reati di associazione per delinquere, rimozione od omissione dolosa di cautela sui luoghi di lavoro e concussione. Restano invece contestati i reati considerati più gravi, tra cui l’inquinamento ambientale e il presunto avvelenamento delle acque.
Le motivazioni della decisione saranno depositate entro circa tre mesi. In teoria la Procura di Potenza potrebbe fare ricorso ma l’ipotesi che ciò avvenga appare molto remota in quanto nell’udienza dell’8 maggio il pm, dopo essersi consultato con il Procuratore Generale, aveva aderito alla richiesta dei legali degli imputati.
Il processo di primo grado in Corte d’Assise, lo ricordiamo, è partito dopo che lo scorso 6 febbraio il gup di Potenza Francesco Valente ha rinviato a giudizio i 21 imputati (18 persone fisiche a cui si aggiungono 3 società), accogliendo le richieste che erano state presentate dal procuratore della Repubblica facente funzioni di Potenza, Maurizio Cardea, e dal sostituto Vincenzo Montemurro la scorsa estate.
La quarta udienza dibattimentale è stata fissata invece per il prossimo 5 giugno.
Processo Ilva Potenza - ancora Giustizia Negata!
Torna il tempo della protesta a Taranto come a Potenza.
Lunedì 25 ore 16.30 conferenza stampa biblioteca comunale piazzale Bestat
- parti civili Slai Cobas con avvocata Ricci
Da Antenna sud
Processo ex Ilva: prescritti alcuni reati per i Riva e Vendola
E’ in corso nel palazzo di giustizia del capoluogo di regione lucano il processo “ambiente svenduto” per il presunto disastro ambientale dell’ex Ilva di Taranto
Sono 15 gli imputati nei cui confronti è intervenuta la prescrizione di alcuni reati che gli erano stati contestati nell’ambito del processo “Ambiente svenduto” sul presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva di Taranto all’epoca della gestione Riva.
L’ha deciso il collegio della corte d’Assise del Tribunale di Potenza dove, dallo scorso 21 marzo, è ricominciato da zero il processo dopo l’annullamento della sentenza di primo grado a causa della presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili, decisione presa dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce). Un giudizio che aveva portato – con sentenza del 31 maggio 2021 – a 26 condanne per 270 anni complessivi di carcere.
Nella precedente udienza dell’8 maggio i difensori di alcuni degli imputati avevano chiesto la declaratoria di estinzione di diversi reati, il collegio si era riservato. Alle 11:30 di questa mattina il presidente Marcello Rotondi, ha letto il dispositivo secondo cui non dovrà più procedersi per l’intervenuta prescrizione nei confronti di 15 imputati tra i quali Nicola e Fabio Riva e l’allora governatore pugliese Nichi Vendola per i reati di associazione per delinquere (capo A), omissione (capo C) e concussione (capo CC)
Un primo commento dall'Avvocata A. Ricci
PROCESSO ILVA: PRESCRIZIONE E AMAREZZA.
La vicenda del processo “Ambiente Svenduto” legato all’ex ILVA che si sta celebrando a Potenza lascia un senso profondo di amarezza.
Oggi, a Potenza, la dichiarazione di prescrizione per alcuni reati arriva come la conseguenza inevitabile di un iter giudiziario che, dopo anni di dibattimento e una sentenza di primo grado già emessa, è stato azzerato per un vizio di competenza funzionale, corretto per una interpretazione estremamente formalistica ma devastante nei suoi effetti concreti.
La Corte d’Assise di Potenza oggi ha dichiarato prescritti alcuni dei principali reati contestati a 15 imputati, tra cui l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, facendo così venir meno il procedimento nei loro confronti.
Tra i reati caduti in prescrizione figurano la concussione contestata a Vendola, l’associazione a delinquere e altri capi d’accusa legati al presunto disastro ambientale prodotto negli anni della gestione Riva dell’acciaieria di Taranto. Attualmente gli imputati sono 8 da 47 iniziali.
Il tempo trascorso ha fatto maturare la prescrizione proprio per alcuni dei reati più rilevanti e per imputati eccellenti. In pratica, non si è arrivati a una definitiva assoluzione nel merito né a una conferma delle responsabilità accertate in primo grado ma all’estinzione dei reati per decorso del tempo.
Per Taranto, per chi ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze ambientali e sanitarie dell’ex ILVA, resta una sensazione difficile da cancellare: tutto profondamente ingiusto sul piano sostanziale. Perché dopo oltre dieci anni di processo, migliaia di udienze e aspettative di verità, il rischio è che a vincere sia stato soltanto il tempo. Per cittadini, lavoratori e famiglie che per anni hanno atteso una risposta dalla giustizia, resta la sensazione di un’enorme sproporzione tra la gravità della vicenda e l’esito finale.
Non possiamo però consentire che la narrazione di quanto accaduto venga deformata. Durante l’udienza di oggi a Potenza, i difensori degli imputati si sono rivolti alla Corte affermando: “Voi siete i nostri giudici”. Ma la questione non sta affatto in questi termini.
I giudici di Taranto erano i giudici naturali e legittimamente competenti a celebrare il processo. Lo ha chiarito la stessa sentenza di appello che dispose il trasferimento, affermando che «deve ritenersi infondata la tesi che vorrebbe
individuare in ciascuno dei magistrati che abitano, o che sono proprietari di immobili nelle zone circostanti lo stabilimento ILVA, per ciò solo, persone offese o danneggiate dai reati in materia di inquinamento ambientale».
La Corte ha infatti precisato che, nei reati che coinvolgono una pluralità indeterminata di persone, «l’impossibilità di identificare i potenziali danneggiati […] non permette di ritenere che, per il solo fatto di risiedere nel territorio interessato dall’attività inquinante, si possa essere individuati […] come danneggiati o persone offese».
Dunque, non era l’intero collegio giudicante di Taranto a essere incompatibile. Il trasferimento del processo è scaturito esclusivamente dalla posizione di un giudice onorario, un Giudice di Pace che, avendo inizialmente presentato costituzione di parte civile — poi ritirata — ha determinato l’applicazione dell’articolo 11 del codice di procedura penale.
Questa è la verità dei fatti. Ed è doveroso raccontarla con precisione, senza semplificazioni né ricostruzioni strumentali.
giovedì 21 maggio 2026
Situazione all'ex Ilva: niente di niente ma peggio. Ribadiamo la posizione e l'indicazione dello Slai cobas sc - Il 29 maggio giornata di lotta
"Sul futuro dell’ex Ilva continuano a rincorrersi indiscrezioni, ipotesi industriali e possibili scenari di rilancio, ma sul piano concreto non emerge ancora alcuna decisione definitiva.
Al centro delle indiscrezioni ci sarebbe Flacks, il gruppo americano che continua a manifestare interesse per il rilancio dello stabilimento tarantino: parla di rafforzare la propria proposta, lavorando a una struttura industriale più articolata. Si parla della nascita di un tavolo tecnico con il coinvolgimento di importanti operatori del settore siderurgico, italiani e internazionali, oltre a specialisti industriali e ambientali. Tra i nomi che circolano figurerebbero Danieli e Metinvest, mentre verrebbero ridimensionate le ipotesi che nelle ultime ore avevano accostato il nome di Arvedi al dossier.. Si tratterebbe, tuttavia, di uno scenario ancora in fase interlocutoria. Di concreto, allo stato attuale, non c’è alcuna nuova decisione" - Da Taranto Buonasera
Quindi niente di niente. Intanto la situazione all'ex Ilva si aggrava, si dice che i 149 milioni basterebbero solo fino a giugno. E continua a non esserci alcun intervento di manutenzione - col rischio alto di nuovi infortuni, così come nessun intervento per l'inquinamento in città.
Se la situazione non fosse drammatica sarebbe grottesca! E i sindacati confederali e l'Usb stanno a chiedere Tavoli, incontri...
Noi abbiamo detto che le due soluzioni, Flacks e Jindal, sono entrambe da respingere. Il fondo Flax, perché evidentemente prende l'Ilva per ripiazzarla sul mercato dopo averla ottenuta quasi regalata e facendo gli investimenti necessari solo per ridimensionarla e venderla, più o meno come fanno tutti i fondi finanziari quando mettono mani a un'attività industriale e la trattano alla stregua di una squadra di calcio. Jindal ha presentato un piano per farne una succursale in Europa del grande stabilimento che ha messo su in Oman e chiaramente ridimensionandone occupazione e mercato, con una complessiva riduzione di 6 mila operai; sul piano poi del mercato si può ripetere l'operazione ArcelorMittal che provò ad affermarsi sul mercato prendendosi l'Ilva, poi si rese conto di non riuscirci e la usò per appropriarsi dei mercati che aveva già l’ex Ilva abbandonandola a se stessa.
Ma anche queste due proposte non sono andate avanti, il “procacciatore di affari”, Urso, per conto della Meloni ha fatto come sempre il suo lavoro, che è quello di cercare di procacciare affari, ricavarne molto anche personalmente se vanno bene, altrimenti passa a un altro. Attualmente Urso ha dovuto ammettere di non essere assolutamente in grado di chiudere la pratica nei tempi che aveva annunciato e anzi di cercare adesso soluzioni alternative, perfino a Flacks e a Jindal.
L'altra soluzione è dell'altra “procacciatrice di affari”, la Meloni, che è diventata così ormai, i suoi viaggi all'estero a ripetizione hanno lo scopo di procacciare affari, e i viaggi fatti recentemente in Qatar e in Azerbaijan vanno in questa direzione.
Chiaramente appare evidente come sia difficile piazzare a privati internazionali e nazionali la nuova Ilva senza che lo Stato ne copra interamente i costi, gli oneri e metta anche uno scudo ai padroni per impedire che la crisi precedente e la situazione attuale possa dar vita a nuove azioni della magistratura di fermo dello stabilimento.
Quindi non ci sarebbe altra soluzione attuale che la nazionalizzazione dello stabilimento. Ma proprio su questo i sindacati tendono a fare o “furia francese e ritirata spagnola” oppure pongono la questione in forma timida. più che altro per mostrare che esistono ma non fanno una battaglia reale su questo.
Chiaramente la nazionalizzazione in un sistema capitalistico e in una fase di crisi e concorrenza commerciale dentro la contesa mondiale interimperialista che sicuramente tocca l'acciaio e le ricadute sullo stabilimento della crisi energetica mondiale, per i lavoratori può essere senza futuro lo stesso, perché anche un'industria nazionalizzata ha problemi di mercato, di costo del lavoro e di riconversione dentro la transizione ecologica prevista per tutti gli stabilimenti siderurgici in Europa, ma che sostanzialmente ora ha trovato una grossa battuta d’arresto.
Ciò nonostante è chiaramente una rivendicazione necessaria per impedire che la fabbrica finisca nelle mani di padroni che nulla garantiscono in termini di occupazione, condizioni di sicurezza, salari, salute, con le inevitabili ricadute nella città.
Ma proprio per questo oggi è il momento di fare un braccio di ferro con il governo su questo. Un braccio di ferro sostenuto da richieste secche e chiare dei lavoratori che possano tutelare gli interessi di lavoro, salario, di netto miglioramento della questione sicurezza, eliminando le fonti inquinanti che ancora producono danni sulla città.
Su questa linea, però, obiettivamente vi è solo Slai Cobas in termini coerenti con il discorso della piattaforma operaia, dello sciopero autonomo, del blocco della fabbrica e della città. Non sono su questo terreno chiaramente le organizzazioni sindacali confederali che passano da un incontro all'altro e che chiedono che la Meloni prenda in mano la vertenza. Nè si può contare sull'USB perché l'USB su tutto di volta in volta si allinea ai sindacati confederali e da tempo non promuove alcun tipo di iniziativa autonoma se non quella è un'insistenza maggiore sui cosiddetti ammortizzatori sociali, i prepensionamenti, eccetera, la ripresa degli esodi incentivanti che possono mandare a casa un certo numero dei lavoratori e così togliere le castagne dal fuoco al governo e a chi alla fine prenderà l’Ilva. Quindi, l'attività dell'USB a parte le parole è tutta centrata su questa rivendicazione che conta sul consenso di buona parte degli operai in cassintegrazione dal 2018 e sempre meno attivi.
Chiaramente tutti e quattro i sindacati non sostengono la “piattaforma operaia”. “Piattaforma operaia” che ha tra le rivendicazioni, su cui lo Slai cobas insiste molto, l’integrazione salariale sulla cassintegrazione, data la presenza di una Cassintegrazione permanente, una integrazione che avvicini sempre più l’indennità al salario pieno, perché senza il salario pieno la condizione degli operai è nettamente peggiorata su tutti i terreni. L'altra questione che poniamo con forza come Slai Cobas è che questa integrazione salariale nel periodo di Cassintegrazione venga estesa ai lavoratori dell'appalto; qui noi ci battiamo per il contratto unico, metalmeccanico con clausola sociale, perché il lavoro in una grande fabbrica siderurgica non può che essere metalmeccanico per tutti gli operai.
Ma su questo, a parte la resistenza dei padroni delle Ditte i migliori complici sono i sindacati confederali tutti - con il ruolo particolare dell'USB che in alcune di queste ditte dell’appalto è presente, ma che è “più realista del Re” per quanto riguarda il mantenimento o la trasformazione del contratto in CCNL Multiservizi; dando di fatto una grandissima mano ai padroni grandi e piccoli per tenere sotto ricatto in precarietà e a salari più bassi gli operai dell'appalto.
In tutta questa generale situazione non abbiamo altra possibilità che ripartire da zero. Ripartiremo da una campagna di firme di adesione a questa linea e ad una iniziativa di sciopero.
Il 29 maggio c'è uno sciopero nazionale generale lanciato da alcuni sindacati di base, dalle associazioni palestinesi. Lo Slai cobas anche a Taranto aderisce e parteciperà non perché il 29 maggio sia una data X ma perché vogliamo collocarlo all'interno dell'iniziale ripresa della battaglia per lo sciopero generale.
Non è per fare 'propaganda’, ma è bene valorizzare quando qualcosa otteniamo - 2° vittoria giudiziaria - Le manifestazioni per la Palestina non si sanzionano!
In occasione della corteo per la Palestina da noi organizzato con partenza da piazza Ramellini che i vigili ci volevano vietare ma che con molte difficoltà abbiamo fatto lo stesso, concluso con la proiezione di "No other land" in piazza Immacolata - ci avevano multato per il pulmino in piazza. Abbiamo fatto opposizione e ricorso con l'Avv. Antonietta Ricci e il 19 maggio il giudice ci ha dato ragione , ha annullatola multa e ha condannato il Comune al rimborso delle spese di iscrizione al ruolo (50 euro) e al pagamento delle spese legali, per un ammontare complessivo di 300 euro. Tiè!
Ringraziamo pubblicamente Antonietta per il suo lavoro.
E' una vittoria rispetto a coloro - Comune, Vigili - che vogliono mettere i bastoni tra le ruote al diritto di manifestare per la Palestina. Si afferma che il diritto di manifestare non si tocca!
Appena avremo le motivazioni del giudice la pubblicheremo.
Intanto gioiamo per il dispositivo ricordando un proverbio massafrese che dice "hai fatto per avere grazia, hai ricevuto disgrazia"!, volevi 102 euro di multa, me ne devi dare 300...
mercoledì 20 maggio 2026
Giovedi alle 19 riunione pubblica comune per decidere insieme lo sciopero e la manifestazione del 29 maggio a Taranto - via Livio andronico 47 sede slai cobas
Dedicato alla Flotilla attaccata dalle forze sioniste genocide israeliane e a Sako barbaramente assassinato

L'importante e partecipata manifestazione nazionale di Milano per la Palestina - verso lo sciopero generale del 29 maggio - Info dalla delegazione di Taranto
da ORE12 Controinformazione rossoperaia del 18.05.26
Sabato 16 vi è stata a Milano una nuova manifestazione nazionale di solidarietà al popolo palestinese indetta dalle associazioni palestinesi in Italia, dai sindacati di base, dal movimento degli studenti nelle sue diverse forme, dalle realtà di organizzazioni e partiti della sinistra rivoluzionaria e con la partecipazione di rappresentanze di partiti parlamentari o che lavorano per partecipare alle elezioni.
Questa manifestazione è stata di oltre 10.000 persone e, tenendo conto che si teneva a Milano e che quindi poteva coinvolgere tecnicamente come partecipazione larga, le realtà del Nord, innanzitutto di Milano, ma anche da Torino, dal Veneto, da Bologna, da Genova, mentre era molto difficile la partecipazione di delegazioni che provenissero da Firenze in giù e ancor meno dalle città del Sud e come città del Sud erano presenti i rappresentanti di Taranto, aderenti alla manifestazione come Slai cobas e presenti all'interno della delegazione di proletari comunisti come una delle organizzazioni politiche partecipanti.
Il corteo è stato indetto in questa data perché l'anniversario della Nakba, la più importante pagina storica dell’occupazione, deportazione, espulsione del popolo palestinese dalla sua terra che ci sia stata nella storia di questo popolo prima dell’attuale fase di genocidio, deportazione, dello Stato sionista di Israele con il sostegno innanzitutto dell'imperialismo americano e poi di tutti gli Stati e dei governi imperialisti reazionari del mondo, anche nel mondo arabo.
Quindi è una data fondamentale per il popolo palestinese perché da questa data nasce la volontà e l'aspirazione del popolo palestinese a conquistare la liberazione, l’autodeterminazione, la nascita di uno Stato palestinese “dal fiume al mare”, com’è giusto che sia e come è alla base della eroica e prolungata resistenza del popolo che non si è mai fermata, neanche di fronte al crimine rappresentato dal genocidio e dai massacri che stiamo assistendo negli ultimi due anni e che sono ancora in corso nonostante i presunti “accordi di pace”.
Ed era fondamentale questa manifestazione per riportare al centro dell'attenzione la battaglia del popolo palestinese e della sua resistenza, combinata in questi giorni anche dalla solidarietà e al sostegno alla Flotilla, alla nuova Flotilla, con la campagna di sostegno nel nostro paese rappresentata anche dalla iniziativa dei “100 porti 100 città”.
Quindi era una manifestazione assolutamente necessaria e rappresentativa nei fatti dell'intero movimento di solidarietà con la Palestina.
In questa manifestazione tutte le forze che sono state presenti hanno fatto due cose: da un lato si sono unite, in una marea di solidarietà, innanzitutto intorno alla grossa delegazione di palestinesi che ha guidato il corteo.
In secondo luogo la manifestazione si è legata alla più generale situazione politica nazionale e internazionale, in particolare alla lotta contro la guerra, alla lotta contro l'economia di guerra, alla lotta sulle ricadute in questo paese dei piani di guerra dell'imperialismo americano innanzitutto e delle complicità del nostro governo sia rispetto al genocidio del popolo palestinese sia rispetto ai piani di riarmo e della guerra.
Un aspetto che le organizzazioni e le realtà sindacali e politiche presenti hanno voluto mettere in rilievo sono state le proprie posizioni su questo, perché è bene dire che all'interno di questo grande movimento di solidarietà di questa grande manifestazione ognuno ha parole d'ordini in parte comuni, in parte differenti, e questa pluralità di posizioni non intacca in nessuna maniera l’unanime e totale solidarietà rispetto alla Palestina, alla resistenza del suo popolo e alla lotta contro i piani genocidari e guerrafondai dell'imperialismo americano e dello Stato sionista israeliano.
Questi sono due valori positivi della manifestazione, in una fase che non è quella che ha portato alla gigantesca mobilitazione di popolo del 4 ottobre, dove si sono fuse le istanze dei sindacati di base, delle associazioni palestinesi che non hanno mai smesso di lottare dal giorno successivo al 7 ottobre contro il piano genocida dell'imperialismo e del sionismo, e che hanno contribuito a mettere in campo, proprio in una situazione in cui non ci sono ancora le condizioni per la riproposizione di un gigantesco moto di popolo come è stato quello del 4 ottobre, le posizioni e le riflessioni che, pur non perdendo lo spirito unitario, si confrontano e affrontano le diverse soluzioni connesse alla situazione in Palestina non rispetto all'obiettivo strategico e generale della “Palestina fino a mare”, della lotta contro la guerra imperialista, del fermare e combattere l'imperialismo americano e il sionismo, ma rispetto al percorso di realizzazione di questi obiettivi nel quadro più generale della situazione nazionale e internazionale.
In questa manifestazione sono emersi anche altre cose che sono state perfettamente rappresentate: era molto consistente lo spezzone che metteva al centro la liberazione dei prigionieri politici palestinesi in questo paese colpiti da una campagna repressiva attivata dal governo allo scopo di colpire la resistenza palestinese attraverso i prigionieri politici, tutti accusati soprattutto di essere o partecipanti alla resistenza palestinese - è il caso di Anan rinchiuso tutt'ora nelle carceri dopo una sentenza infame che lo condanna, di cui peraltro non si conoscono ancora le motivazioni a distanza di mesi dalla sua carcerazione - o palestinesi fatto segno di operazioni repressive per il fatto di aver sostenuto il loro popolo sia con finanziamenti, sia con aiuti umanitari. Per non dire di coloro, prigionieri o meno, comunque incriminati nella gigantesca ondata repressiva che sta colpendo tutti i solidali con il popolo palestinese che hanno attivato iniziative più combattive in questi mesi.
Così come era fortemente presente la campagna di boicottaggio nei confronti dello Stato sionista di Israele, di tutti i legami dell'imperialismo italiano, dell'economia italiana, del governo italiano con lo Stato sionista di Israele e che contribuiscono, attraverso tutte queste forme, sia al genocidio militare del popolo palestinese e ai massacri e a tutto quello che ne è seguito, sia attraverso il rafforzamento dei legami indissolubili tra imperialismo, governo e Stati imperialisti e Stato sionista, il suo governo e il suo piano.
Infine, tra i sindacati di base era fortemente presente la delegazione del SiCobas per le caratteristiche di sindacato classista e combattivo ma anche per la sua composizione sociale, rappresentata in larghissima parte di proletari immigrati delle diverse realtà di questo paese che, oltre che a essere sottoposti anche allo sfruttamento, hanno dato vita a ondate di lotte significative che sono servite a fare esprimere non solo il loro spirito di classe ma anche il loro spirito internazionalista.
Così il movimento degli studenti in tutte le sue diverse forme che è stato l'anima delle campagne di solidarietà nelle università, nelle scuole e la prima linea nel fronte della contestazione dei legami tra università, ricerca, governo e Stato sionista di Israele, economia israeliana, così come pure prima linea della lotta contro i piani di guerra, il riarmo, il rapporto tra le università, le scuole, gli istituti di ricerca e le industrie belliche.
La nostra presenza in questa manifestazione, con una delegazione rappresentativa e compatta, ha portato un elemento in più, rappresentato dalle forme con cui oggi si deve esprimere l'internazionalismo proletario e il legame che c'è tra la lotta di liberazione del popolo palestinese e la lotta di liberazione di tutti i popoli oppressi nel mondo e il rapporto che c'è tra questa lotta di liberazione del popolo palestinese e le lotte di liberazione più radicali, la lotta di armata, la guerra di popolo, la lotta imperialista dall'America Latina all'India, con un particolare risalto all'India - su cui diremo dopo - e i piani della guerra imperialista e la necessità che siano il proletariato, i lavoratori, la spina dorsale del movimento di lotta contro il capitalismo, l'imperialismo e della unità internazionale dei popoli e dei proletari oppressi.
La nostra delegazione ha portato una parola d’ordine nello striscione volutamente in inglese proprio per rappresentare questo movimento per quello che è a livello internazionale e affermare, senza sé e senza ma, la linea generale che a nostro giudizio è in sintonia con il moto di liberazione dei popoli e l'effettivo fronte comune che si debba realizzare tra i proletari di tutto il mondo e i popoli oppressi di tutto il mondo intorno alla questione palestinese innanzitutto, ma al moto di lotta per rovesciare l'imperialismo nel nostro paese.
Utilizzando uno slogan largamente affermato nella mobilitazione per la Palestina, modificato per dagli forza e respiro internazionale, il nostro striscione che diceva “i popoli del mondo scrivono la storia/dalla Palestina all'India, guerra popolare fino alla vittoria”, ha costituito un tratto distintivo della nostra presenza che ha voluto essere un contributo sia alla mobilitazione internazionale e nazionale intorno alla questione Palestina, sia al dibattito tra le forze che sostengono il popolo palestinese e le stesse organizzazioni palestinesi, in una prospettiva di unità internazionalista che permetta effettivamente di rovesciare e di vincere questa battaglia fino alla vittoria.
In questo senso il rapporto India-Palestina è una caratteristica della nostra attività più recente per due ordini di motivi. Il primo, naturalmente, è quello che il regime di Modi, dopo l'imperialismo americano, è il principale sostenitore nel mondo dello Stato sionista d'Israele, di cui condivide ideologia e prassi genocida, espressa in un clamoroso discorso fatto da Modi in occasione della sua andata in Israele fatto alla Knesset, per di più condito delle ultime notizie sul regime indiano che ha messo a disposizione 10.000 lavoratori per sostituire i lavoratori palestinesi o i lavoratori arabi che lavorano in Israele e mantengono, come manodopera sfruttata, il regime e l'economia israeliana che li hanno colpiti oltre che con il genocidio, i massacri, anche con il fatto che tanti di questi lavoratori non hanno potuto più lavorare nello Stato sionista di Israele e questi lavoratori sono stati sostituiti da lavoratori provenienti da altri paesi, in particolare dai paesi asiatici, e l'India ha avuto un ruolo importante.
Ma l'India in queste ultime settimane ha fatto di più, ha annunciato come gli ebrei indiani possono trasferirsi in Israele e partecipare al piano di colonizzazione/annessione della Cisgiordania, cosa che nessun paese al mondo ha fatto, e parliamo del più grande paese del mondo che è attualmente l'India per popolazione, un anello chiave della contesa interimperialista, delle alleanze interimperialiste operanti sul terreno della guerra. E sappiamo pure come il regime di Modi sia strettamente legato, anche con un corridoio (IMEC) che punta ad aggirare le difficoltà delle rotte commerciali, delle vie del petrolio, delle vie della seta di matrice cinese, che comprende il passaggio di queste rotte e linee commerciali, dall'India a Israele, dall'Israele all'Italia, che è quindi è una una porta d'ingresso importante per tutta l'Europa imperialista. Quindi stiamo sottolineando questo aspetto non ancora diffuso, né come informazione, né come mobilitazione nel movimento di solidarietà della Palestina.
L'altro aspetto che abbiamo voluto dare di salto con la nostra partecipazione, è stato il legame che c'è, giusto e necessario tra la manifestazione nazionale che si è tenuta ieri e dalle forze che l'hanno indetta con l'appello, la partecipazione, allo sciopero generale per il 29 maggio, un rapporto reale tra solidarietà con la Palestina, lotta contro la guerra e condizione di vita e di lavoro degli operai, dei proletari, delle masse popolari.
Quindi una giusta indicazione dello sciopero generale che, pur non prevedendo che possa essere grande ed esteso per partecipazione, è sicuramente determinante e decisivo per avviare la nuova fase della lotta generale degli operai, dei proletari nel nostro Paese nel contesto più generale della situazione nazionale internazionale della lotta contro il governo.
In questo senso il nostro volantino, diffuso in questa manifestazione, ha unito le ragioni dell'internazionalismo e della solidarietà al popolo palestinese alla condizione e della situazione degli operai e dei lavoratori nelle fabbriche e più in generale delle masse popolari, in particolare ponendo in risalto in questa fase, gli effetti di scaricamento, non solo quelli in atto da tempo, dei costi del riarmo, ma dei costi provocati dall'aggressione imperialista e sionista nei confronti dell'Iran e tutte le questioni collegate a questa aggressione rispetto alle rotte commerciali e il rapporto economico su fronte del petrolio, l'energia e l'economia imperialista che anche queste vengono scaricate sui lavoratori innanzitutto, con i costi dell'energia e gli effetti che essi hanno sul carovita.
Quindi tutte ragioni assolutamente condivise nell'impianto generale dall'intera manifestazione.
Un'altra particolarità del nostro intervento - che è stato particolarmente apprezzato da buona parte dei partecipanti - è stato portato proprio dalla delegazione di Taranto a questa manifestazione, rappresentato dal portare nel cuore la vicenda dell’assassinio razzista di Sako nella città vecchia di Taranto, nei quartieri significativi di questa città, che ha originato - oltre che in questa città - un moto di solidarietà, un moto di indignazione più generale, raccolto in diverse forme nelle diverse città di questo paese, con una forte attenzione nella pubblicazione del manifesto che è stato simbolo sia dalla denuncia sia della solidarietà.
Quindi, come si vide, la manifestazione di Milano, non rilevata, e volutamente oscurata dai giornali borghesi, dalle televisioni che hanno interesse più che mai a nascondere la forza della solidarietà e il suo orientamento sempre più classista, combattivo, internazionalista, verso cui l'azione del governo e di tutte le forze ad esso alleate o di finta opposizione ha come linea di condotta innanzitutto la repressione e fa parte della repressione nascondere la portata della mobilitazione in questo paese, ma in realtà questa manifestazione ha riempito le strade di Milano e questa manifestazione ha occupato Piazza Duomo e ha preso il suo posto, da Milano, nello scontro più generale su scala nazionale e da questa manifestazione viene un incitamento a dare vita al sciopero del 29 maggio come una grande giornata di lotta diffusa nelle grandi come nelle piccole città, in alcune realtà di lavoratori in maniera più estesa, in altre realtà dei lavoratori di significativa affermazione e di indicazione e di crescita, alla fine, della coscienza generale dei lavoratori che è uno degli elementi fondamentali a cui la manifestazione di Milano ha guardato e ha lavorato.
Processo "Ambiente svenduto" - l'Ordinanza di conferma dell'ammissione di tutte le parti civili - ammesso lo Slai cobas - Prossima udienza il 22 maggio
L'AMMISSIONE DELLO SLAI COBAS:
L'AMMISSIONE DI TUTTE LE PARTI CIVILI DI OPERAI, CITTADINI DEI TAMBURI, ECC.
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