lunedì 6 luglio 2026

Processo Ambiente Svenduto, Slai Cobas attacca dopo l’udienza - Pubblicato su Taranto Buona sera

Da Taranto Buona sera - Francesco Alberti

TARANTO - È durissima la presa di posizione dello Slai Cobas Taranto dopo l’udienza del processo Ilva davanti alla Corte d’Assise di Potenza. In una nota diffusa da Margherita Calderazzi, il sindacato contesta gli sviluppi legati alla validità delle perizie, delle indagini e degli atti che avevano sostenuto il processo di primo grado celebrato a Taranto.
Secondo quanto riferito dallo Slai Cobas, venerdì scorso la Corte ha respinto solo in parte le richieste avanzate dai legali degli imputati, che puntavano all’annullamento degli atti tecnici e investigativi. Il rigetto, però, riguarderebbe soltanto 4 imputati, cioè Nicola Riva, Luigi Capogrosso, Angelo Cavallo e Ivan Di Maggio. Per gli altri, compreso Fabio Riva, quelle perizie non avrebbero invece valore, sulla base della tesi difensiva secondo cui, al momento dell’incidente probatorio, non risultavano iscritti nel registro degli indagati.
Nella nota Calderazzi parla di una decisione che rischia di produrre un forte arretramento nel processo. Il pubblico ministero, viene riferito, avrebbe chiesto una nuova perizia collegiale per fare in modo che i dati e gli atti di indagine possano essere utilizzati nei confronti di tutti gli imputati. 

sabato 4 luglio 2026

Bari, 200 braccianti occupano la Basilica di San Nicola:

“Costretti in un ghetto tra le baracche, ma l’Italia senza di noi si ferma”

Vivono nell'enclave foggiana Torretta Antonacci. Protestano contro il fallimento del progetto di bonifica dell'area, che doveva essere finanziato con 30 milioni del Pnrr: "Non siamo clandestini, chiediamo casa e documenti"

Hanno scelto di protestare dentro la Basilica di San Nicola, a Bari, perché “è l’unico luogo in cui la nostra vita vale qualcosa”. 200 braccianti agricoli del ghetto di Torretta Antonacci (provincia di Foggia) hanno occupato in mattinata la Basilica di San Nicola a Bari, per denunciare le condizioni di vita e il fallimento del progetto di bonifica dell’area. Il piano doveva essere finanziato con con 30 milioni di euro del Pnrr. “Senza di noi l’Italia si ferma”, si legge su uno dei cartelli esposti dai lavoratori.

Anche la morte dei braccianti non trova giustizia nei Tribunali - Dopo 11 anni dalla morte di Paola Clemente

 

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno


"Oltre 150 testimoni, due cambi di giudici, rinvii, l’interruzione dovuta al Covid. Così rischia di morire nelle aule di giustizia di Trani il processo che avrebbe dovuto accertare la responsabilità di sei presunti caporali dopo l'inchiesta avviata per la morte di Paola Clemente, bracciante agricola tarantina deceduta a 49 anni per infarto in un vigneto di Andria il 13 luglio 2015 e diventata simbolo della lotta allo sfruttamento nelle campagne. 

Nelle motivazioni della sentenza d’appello che ha assolto l’imprenditore Luigi Terrone dall’accusa di omicidio colposo, la Corte ha bacchettato gli inquirenti tranesi per le indagini condotte e per l’impostazione delle accuse, ma non solo: i giudici di secondo grado hanno evidenziato come questo secondo procedimento sui caporali, a distanza di sette anni, non sia ancora arrivato nemmeno a una sentenza di primo grado...».

Il processo Ilva a Potenza sta diventando come un "carciofo"

Ieri, la Corte d'Assise di Potenza ha rigettato solo in parte le ignobili richieste degli avvocati degli imputati che volevano l'annullamento di tutte le perizie, indagini, rapporti, inchieste che hanno dato vita a Taranto al processo Ilva di 1° grado, ma le ha rigettate solo per 4 imputati: Riva Nicola, Luigi Capogrosso, Angelo Cavallo e Ivan Di Maggio - mentre per tutti gli altri imputati, compreso addirittura Fabio Riva, quelle perizie non valgono, accogliendo la tesi dei loro avvocati "perchè al momento dell'incidente probatorio non erano iscritti nel registro degli indagati".
Tant'è che il PM ha richiesto una nuova "perizia collegiale" affinchè quei dati, atti di indagine, costati anni e anni di indagini, invece valgano per tutti gli imputati che, tutti, coscientemente hanno sparso novìcività, tossicità, inquinamento di aria, terreni, VITE, non solo per i 4.

Sta di fatto che ad ogni piccolo passo avanti, si rischia di avere due passi indietro, in un processo che ad ogni udienza riceve delle "picconate" - che, sia chiaro, non riguardano le questioni tecniche, di articoli, di procedura, ecc. del processo in sè, ma riguardano ben altro, riguardano la giustizia verso gli operai, verso gli abitanti dei quartieri inquinati; riguardano la giustizia contro Riva e tutti i suoi complici che hanno sfruttato, hanno fatto morire, ammalare e che ancora dopo 12 anni non hanno alcuna condanna, mentre hanno già ottenuto una serie di reati prescritti e che un processo così importante, che riguarda centinaia e centinaia di persone, in cui gli operai sono morti in tanti modi, in cui tutti hanno un familiare malato di tumore, ecc. ecc.  venga trattato come un processo a "ladri di galline". Questo è in discussione, signori, CHIARO! 

Questa situazione non può essere accettata! Un processo ai padroni tra i maggiori sfruttatori e assassini, a politici, rappresentanti istituzionali, ecc. non può essere ad ogni udienza come un "carciofo" da sfogliare pezzo dopo pezzo. La "legge", "le "procedure" non rispettate, gli "errori" del processo di 1° grado, a cui come dei vampirti si buttano sopra gli avvocati ben pagati, Annicchiarico, Perrone, Raffo, ecc. ecc., non possono nascondere che ora "in nome della legge" questo processo può diventare la più ingiusta ingiustizia di classe.
Non può essere accettato che gli Annicchiarico si sentano a Potenza ancora di più a "casa loro", intervengono quanto e quando vogliono, per ripetere sempre le stesse cose allo scopo di non far andare avanti anche questo processo di Potenza (art.11 violato, tutti i giudici non potevano essere imparziali, dalla Todisco in poi, perchè vivono, respirano, abitano nella stessa città inquinata... e cazzate di questo genere), senza che nessuno gli dica "basta!".

Noi dello Slai cobas non ci stiamo a questa farsa. Ripartiremo a settembre con presidio al Tribunale, assemblee; non lasceremo tranquille le stesse udienze all'interno.
Ma non possiamo farlo solo noi! Gli avvocati dei Riva e complici fanno il loro sporco mestiere ben pagato, e glielo lasciano fare, anche gli avvocati delle parti civili che in tanti non si presentano alle udienze. Lo Slai cobas invece sta spendendo, come sempre, soldi, energie, ma occorre di più!
Ora, col nuovo avvio dell'8 settembre del processo è in discussione anche la validità dei verbali, prove testimoniali acquisite nel 1° grado che gli avvocati degli imputati vogliono cancellare. Questo non deve succedere. 
 
Antenna Sud 
 

 
Da Domani - Simone Libutti
I giudici hanno respinto la richiesta delle difese di annullare l’incidente probatorio sulle perizie epidemiologiche e chimiche dell’ex Ilva. Un’ordinanza che evita il collasso del filone ambientale, già indebolito da prescrizioni, esclusioni di società e parti civili
L’ordinanza emessa permette di utilizzare la perizia nei confronti di quattro imputati: Nicola Riva, Capogrosso, cavallo e Di Maggio, che rappresentano la proprietà Ilva e i manager che di fatto erano gli esecutori di fiducia della medesima proprietà. La contestazione della validità delle prove raccolte dal 2010 in poi rischiava di picconare giuridicamente anche l’ultimo filone – quello ambientale – rimasto in piedi nel processo nel capoluogo lucano.

Per l’avvocata di parte civile Antonietta Ricci (dello Slai cobas Taranto - ndr), l’annullamento della perizia «avrebbe allungato i tempi del processo di 20-30 anni» perché «si sarebbero dovute fare da zero tutte le analisi, non tenendo conto dell’impossibilità di riprodurre le condizioni di quindici anni fa. Questo avrebbe permesso probabilmente di ottenere anche la prescrizione per il filone riguardante il disastro ambientale"

giovedì 2 luglio 2026

La ministra Calderone mente sapendo di mentire nell'interesse dei padroni - Gli ispettori del lavoro non solo non aumentano ma continuano a diminuire

Dopo le tante recenti morti sul lavoro, anche a Taranto, la Min. Calderone aveva giurato aumento dei controlli, degli ispettori. Ma...

Ispettori del lavoro, Calderone rivendica "significativa crescita”. Ma negli ultimi due anni sono diminuiti: continua la fuga causa bassi stipendi

Nel 2023 l'Inl aveva beneficiato di un cospicuo potenziamento ma già l'anno dopo la dotazione è tornata a calare. La perdita dell'ultimo biennio non ha ancora eroso tutto il potenziamento arrivato per effetto delle norme approvate dal precedente governo
Ispettori del lavoro, Calderone rivendica “significativa crescita”. Ma negli ultimi due anni sono diminuiti: continua la fuga causa bassi stipendi

“Il personale ispettivo negli ultimi anni è cresciuto in modo significativo”, ha detto martedì la ministra del Lavoro Marina Calderone durante le comunicazioni alla Camera sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Ma la sua affermazione, che confronta il dato attuale con i numeri del 2021, gioca a nascondere una realtà del tutto diversa. Nell’ultimo biennio gli addetti ai controlli nelle aziende si sono al contrario ridotti di molto, con una tendenza che rischia di proseguire nei prossimi anni per quella che i sindacati definiscono fuga dall’Ispettorato. Tra personale vigilante in servizio presso Ispettorato nazionale del lavoro (Inl), Inps, Inail e Arma dei carabinieri, dal 2023 al 2025 c’è stato un calo di 402 ispettori. Si tratta di una riduzione facilmente verificabile sui rapporti annuali sull’attività ispettiva, dai quali si comprende anche l’artificio matematico adoperato da Calderone.

Dov’è il trucco? In pratica, nel 2023 l’Inl aveva beneficiato di un cospicuo potenziamento: anche grazie all’assunzione di 677 ispettori tecnici, l’organico complessivo era passato a 3.222, contro i 2.412 dell’anno precedente. Un po’ di ossigeno per un ente che scontava una storica carenza di personale, malgrado il delicato compito che svolge. Tuttavia, già dal 2024 la dotazione è tornata a calare, passando a 3.160 unità che poi sono ulteriormente scese a 2.969 nel 2025. Nel complesso, se nel 2023 i quattro enti coinvolti si erano potenziati con un saldo positivo di 785 ispettori, nei successivi due anni hanno già subito una nuova perdita pari a oltre la metà del rinforzo appena ottenuto.

Ecco quindi spiegata la ricostruzione di Calderone. La perdita dell’ultimo biennio è stata notevole, ma (per fortuna) non ha ancora eroso tutto il potenziamento arrivato nel 2023, per effetto delle norme approvate nel 2021. Quindi, il banale confronto tra il 2021 e il 2025 mostra ancora il segno positivo, perché – sempre mettendo insieme Inl, Inps, Inail e Carabinieri – siamo passati da 3.848 ispettori agli attuali 4.366. Ma si tratta di un cherry picking aritmetico che tende a occultare la polvere sotto il tappeto. Considerando solo l’Ispettorato, secondo il Piano integrato di attività e organizzazione (Piao) del triennio 2026/2028, la dotazione organica – che include i dirigenti e tutti i funzionari delle sedi centrali e periferiche – dovrebbe essere pari a 7.766, ma gli effettivi sono solo 5.177.  Calderone rivendica le norme approvate dal governo Meloni che hanno sbloccato assunzioni, anche recentemente. Il concorso bandito dal governo Draghi aveva previsto l’ingresso di 750 ispettori tecnici, l’attuale esecutivo ne ha aggiunti 250. Di questo sta per terminare lo scorrimento delle graduatorie, ma sembra che siano riusciti a coprire circa il 65% dei mille posti disponibili. La legge di Bilancio 2026 ha stabilito poi 300 unità di personale da assumere nel triennio fino al 2028, divisi tra 50 tecnici e 250 ispettori ordinari; mancano però ancora i concorsi. Il problema è che, oltre al tempo che passa tra quando viene fatta la legge e quando finiscono i concorsi, in questi anni reclutare personale nell’Ispettorato è stato come riempire una vasca con il tappo aperto. Gli assunti tendono ad andare via e a ricreare il buco perché, secondo i sindacati, oggi l’Ispettorato non è attrattivo, soprattutto il trattamento economico è ritenuto insufficiente per le responsabilità richieste e tanti idonei scappano verso altre pubbliche amministrazioni appena possono. “Il Centro-Nord – spiega Matteo Ariano, che segue l’Ispettorato per la Fp Cgil – è in crisi sulle attività più complesse. Parliamo della parte più industrializzata del Paese, la Lombardia, il Veneto, il Piemonte, la Valle d’Aosta” 

La ministra ha anche citato le assunzioni di 500 ispettori previste all’interno di Inps e Inail, enti nei quali “le assunzioni erano bloccate”. Bisogna infatti ricordare che l’Ispettorato svolge i controlli sulle norme sul lavoro, per esempio sulla sicurezza, mentre l’Inps svolge i controlli contributivi e l’Inail si occupa di vigilanza assicurativa. A fine marzo, il Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inps ha accusato il governo di aver tardato nello sblocco dei fondi per le assunzioni degli ispettori nell’Istituto. Infatti in questi anni le ispezioni Inps sono calate nettamente. Va però riconosciuto che in questi anni, prendendo i dati di tutti i quattro enti con funzioni di vigilanza, il numero totale di ispezioni, verifiche e accertamenti ha visto una crescita, arrivando a 157.381 nel 2025. Se il confronto con gli anni precedenti è quindi positivo, resta comunque un numero limitato di controlli rispetto alla marea di imprese che operano in Italia, alla galassia degli appalti, contesti che di solito sono connotati da irregolarità e problemi di sicurezza.

mercoledì 1 luglio 2026

Le lavoratrici asili Slai cobas ottengono: oggi dovevano stare a casa e invece continuano a lavorare

Il loro lavoro, come nelle ultime estati, doveva finire ieri 30 giugno e per due mesi (luglio e agosto) dovevano stare a casa senza stipendio.

Ma le lavoratrici dello Slai cobas non ci stavano. E come è successo nel 2022 e 2023 che con la lotta abbiamo strappato un mese di lavoro estivo, così quest'anno abbiamo conquistato, per ora, 3 settimane di lavoro. Oggi non siamo a casa, ma al lavoro per una settimana di luglio e poi lavoreremo per tutta la seconda metà di agosto. 

E' un piccolo risultato, ma ancora una volta è frutto della lotta che in tutto questo anno scolastico 2025/2026 abbiamo portato avanti, con scioperi, assemblee, presidi al Comune, incontri con l'Assessora Simeone e suoi collaboratori - che hanno compreso e trovato la soluzione, pur in una fase in cui le risposte del Comune ai problemi dei lavoratori in generale è: non ci sono soldi in bilancio. 

Per le lavoratrici dell'ausiliariato e pulizie degli asili si tratta di avere quasi un mese di stipendio in più, in una situazione in cui i nostri salari sono sempre più miseri, benchè il lavoro aumenta e prezzi e bollette ci mangiano il poco salario che abbiamo.

Noi come lavoratrici Slai cobas non ci siamo mai fermate, sapendo bene che non bastano lettere, parole ad ottenere migliori condizioni di lavoro, difesa dei nostri diritti, della nostra dignità di lavoratrici e di un servizio importante per le famiglie, i bambini, ma ci vuole la nostra mobilitazione. 

Per questo, non ci fermiamo, abbiamo tante altre cose da conquistare! Prima di tutto la fine definitiva dei periodi di sospensione del lavoro in estate e a natale e pasqua, dobbiamo lavorare tutto l'anno; quindi l'aumento dell'orario giornaliero di lavoro a 6 ore (le lavoratrici in questi anni sono diminuite: da 82 a poco più di 60, ma l'orario è rimasto sempre lo stesso: 3 ore e 30 minuti); il riconoscimento del nostro lavoro che è soprattutto di "ausiliariato", pertanto chiediamo un CCNL adeguato e il 3° livello; la difesa della nostra salute con l'uso di macchinari e strumentazione per le pulizie (fatte ancora a mano, con scopa e straccio); ecc.

Invitiamo le lavoratrici degli altri sindacati, in particolare della Cisl (vedi comunicato specifico), ad essere unite nelle prossime iniziative di lotta. Gli altri sindacati anche su questa questione del lavoro estivo non hanno fatto nulla, solo ieri hanno fatto l'incontro con l'assessorato e ora non solo si attribuiscono il merito del mese di lavoro conquistato solo dalla pervicacia delle lavoratrici Slai cobas, ma spandono menzogne e insulti verso lo Slai cobas. 

Alle lavoratrici diciamo: aprite gli occhi!

RSA lavoratrici e lavoratori Slai cobas asili

1.7.26

Il rappresentante della Cisl per gli asili Taranto per "farsi bello" dice bugie alle lavoratrici e insulta le RSA Slai cobas

Da un messaggio inviato dalla Cisl alle lavoratricio iscritte:

"Allora oggi arriva richiesta incontro pubblica istruzione. Stanno facendo programma che ci verrà esposto penso entro lunedì massimo martedì.
Ciò che vi hanno detto altri cazzate. Nessun accordo. Anche perché l’accordo si fa con sindacati firmatari dei ccnl nazionali e accordi istituzionali. Per cui appena mi arriva convocazione, vi inoltro. 
Rigettate ogni altre informazioni che circolano in merito. Stanno verificando e valutando anno scolastico fine 2026. E’ tutto
".

QUESTE INVECE SONO LE VERE E PROPRIE "CAZZATE" di tale Alessio Carpignano, rappresentante della Cisl.

una risposta da una lavoratrice asili

Prima questione. La Cisl solo pochissimi giorni fa inoltra una richiesta di incontro con la Pubblica Istruzione. Ma la Cisl la fa dopo che lo Slai cobas ha fatto già nelle scorse settimane due incontri con la Pubblica Istruzione, con l'assessora, e dopo che già giovedì scorso aveva ottenuto la disponibilità dell'assessorato a verificare la possibilità di lavorare per alcune settimane nel periodo di sospensione estiva (come infatti poi è avvenuto); quindi per non fare una figura miserabile con le sue iscritte (che già dalle RSA slai cobas sapevano degli esiti positivi degli incontri), per appropriarsi di un risultato frutto di una battaglia fatta solo delle lavoratrici Slai cobas, spaccia la sua richiesta di incontro come novità. Dicendo anche il falso, che la PI starebbe "verificando e valutando anno scolastivo fine 2026"; non dicendo che si trattava del solo lavoro estivo (altrimenti probabilmente anche le sue iscritte avrebbero detto: te ne ricordi tardi... ).

Ma, il rappresentante della Cisl non si ferma a questo, e passa agli attacchi alle RSA Slai cobas, dicendo che hanno detto "cazzate", che bisogna "rigettare" le loro informazioni, e affermando che solo i sindacati confederali contano - quindi non i lavoratori, le lavoratrici, che invece devono essere liberi di ascoltare chiunque, di partecipare alle iniziative dello Slai cobas, ecc.. 

Ma questi attacchi non testimoniano altro che non è la difesa delle condizioni e degli interessi dei lavoratori la loro preoccupazione, non è il protagonismo necessario delle lavoratrici, ma solo fare tessere. 

Chiaramente siccome questo rappresentante della Cisl non è nuovo a queste uscite, offese - lo ha fatto anche in passato - ora avrà la risposta che si merita.

Base navale / missioni militari imperialiste nel Mediterraneo e Hormuz / solidarietà con la Palestina - Basta chiacchiere, torniamo in piazza a Taranto

 


Salento e Adriatico centro della sperimentazione di droni navali e sottomarini NATO - No alla Puglia zona di guerra - Torniamo in piazza a Taranto come ovunque

Pagine Esteri – Il sud della Puglia e le acque limitrofe ospitano dal 22 giugno scorso le attività della prima fase della Task Force X – Central Mediterranean (TFX CentMed), che proseguiranno fino al 10 luglio.

L’esercitazione militare, promossa dal NATO Allied Command Transformation (ACT), il Comando alleato alla guida dei programmi di sviluppo strategico e tecnologico dell’Alleanza Atlantica con quartier generale a Norfolk (Virginia) e dallo Stato Maggiore della Difesa italiano, viene descritta come uno “dei test operativi più avanzati” della NATO, per “testare, integrare e adottare nuove tecnologie e capacità”.

In occasione della TFX CentMed saranno sperimentate “per la prima volta e in modo simultaneo, capacità nei cinque domini – terrestre, marittimo, aereo, cyber e spaziale – con l’ulteriore integrazione di dati provenienti dall’ambiente underwater e dallo spettro elettromagnetico”.

All’esercitazione in terra salentina partecipano unità militari di Italia, Croazia, Lettonia, Slovenia e Stati Uniti d’America. “L’obiettivo – spiega lo Stato Maggiore della Difesa – è la validazione di un sistema di sistemi capace di integrare, interconnettere e rendere interoperabili piattaforme, sensori, sistemi pilotati e non pilotati”.

Più di un centinaio di droni aerei, terrestri, navali e sottomarini impiegati nei war games, più alcuni aerei radar e velivoli di intelligence, riconoscimento e sorveglianza in dotazione alle forze armate dei paesi partecipanti.

Come sempre più accade in occasione di esercitazioni militari nazionali e internazionali, a Task Force X – Central Mediterranean è prevista la presenza di non meglio specificate “realtà industriali del settore della difesa nell’ambito delle attività di sperimentazione operativa”, in vista di collaborazioni future  e “potenziali sinergie” a livello nazionale e in ambito NATO.

Task Force X conferma il ruolo dell’Italia come attore di riferimento nella trasformazione e nell’innovazione dell’Alleanza”, enfatizza lo Stato Maggiore della Difesa. “L’esercitazione rappresenta una risposta strategica e innovativa alle sfide emergenti, contribuendo al rafforzamento della difesa multidominio e della deterrenza sul Fianco Sud della NATO, area sempre più centrale per la sicurezza alleata. TFX CentMed promuove il processo di integrazione, complementarietà, ridondanza e resilienza della NATO, rafforzandone l’efficacia operativa”.

E’ tuttavia il NATO Allied Command Transformation (ACT) a spiegare le ragioni per cui è stato deciso di svolgere l’esercitazione in territorio e nelle acque pugliesi. “Il Mediterraneo centrale è strategicamente importante perché incrocia l’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente, dove le vulnerabilità delle infrastrutture critiche e le sfide alla sicurezza sempre più complesse richiedono una consapevolezza costante e un coordinamento effettivo”, riporta l’ufficio stampa del comando NATO di stanza in Virginia. “Task Force X Central Mediterranean dimostrerà come le forze tradizionali e i sistemi senza pilota possono operare insieme all’interno di una singola cornice operativa (…) Per la prima volta, noi stiamo sperimentando il modello Task Force X nel Fianco Sud della NATO, con la guida dell’Italia e il contributo degli Alleati. Ciò è come la NATO apprende e si adatta: testando tecnologie emergenti in condizioni operative realistiche, integrando sistemi con equipaggi e senza pilota, trasformando ciò in capacità che l’Alleanza può adottare e scalare rapidamente”.

Buona parte delle esercitazioni in ambito terrestre e navale si tengono presso il poligono di Torre Veneri (comune di Lecce), compreso fra le località di Frigole Mare, San Cataldo e la strada provinciale 133 “Litoranea Salentina” e nello specchio di mare antistante l’area addestrativa. Si tratta di un’area di impareggiabile bellezza ambientale e paesaggistica utilizzata periodicamente per esercitazioni a fuoco e test di mezzi di guerra, sotto la giurisdizione della Scuola di Cavalleria dell’Esercito italiano, con sede a Lecce.

Natuzzi conferma il piano di chiusure stabilimenti e apertura in Romania - Va respinto con la lotta vera - Slai cobas per il sindacato di classe

Scioperiamo laddove con questo caldo non si puo lavorare - Un esempio da Evoca a Elettrolux - Per Taranto rivolgersi a slai cobas WA 3519575628

Evoca - Electrolux: contro il caldo e lo sfruttamento padronale le lavoratrici, i lavoratori non ci stanno e lottano - Una battaglia giusta da estendere

martedì 30 giugno 2026

EVOCA PER L'EMERGENZA CALDO SCIOPERO INDETTO DALLO SLAI COBAS SC

 

Non vogliamo essere un fenomeno per i titoli dei giornali vogliamo ribellarci non essere condannati a produrre così difendiamo salute e sicurezza in fabbrica anche dal caldo

Le ordinanze, dove ci sono, sono indirizzate sostanzialmente a chi lavora esposto direttamente al sole. Dal 1 luglio entrerà in vigore un decreto per finanziare la cassa integrazione per condizioni climatiche estreme sia per l’agricoltura che per l’industria. Ma è un decreto del governo Meloni, quello attento a non ostacolare ‘gli imprenditori che producono’. Già depotenziato dimezzando da 33 a 15 i già pochi milioni stanziati nel 2025 e’ debole di fronte ai padroni che non vogliono fermare le linee e usano ogni mezzo per mandare avanti la produzione.

Invece le operaie e gli operai nei reparti, sulle linee di montaggio, sanno bene come sia pericolosa ‘la normalità della produzione’ come i capannoni diventano forni, trappole di umidità soffocanti ed i ritmi di lavoro devastanti.

Ma con i loro comunicati copia incolla delegati e loro sindacati condividono le preoccupazioni dell’azienda per ogni piccolo fermo che possa ritardare la macchina del profitto.

Tant’è che mentre le operaie hanno inziato a scioperare per l’emergenza caldo/umidità con Slai Cobas, negli ultimi comunicati sindacali parlano di incontri RSU/Azienda, di problemi produttivi, di piani per gli orari estivi per l’anno prossimo, di distributori di gelati a pagamento… da mettere nei reparti che nessuno ha chiesto.

Dimostrando quanto siano lontani dalla condizione di sfruttamento operaia

delegati e sindacati Fiom Fim Uilm nel loro complesso e qui in particolare. Ciechi persino ai casi di buon esempio di lotta che pure arrivano anche dalle loro file.

Il caldo è un’emergenza perché il sistema di sfruttamento del capitale ha raggiunto un livello di distruzione e saccheggio enorme dell’insieme della natura. L’emergenza caldo è sempre più normalità anno dopo anno e questa andata di calore è stata ampiamente annunciata.

Ma per affrontarla servono ancora gli scioperi operai!

Per ribellarsi, per organizzarsi, per cambiare.

L'azienda non risponde alle rivendicazioni, il caldo e lo sfruttamento continuano, lo sciopero pure a sostegno delle richieste Slai Cobas  e delle lavoratrici.

Un incontro urgente che Slai Cobasa per un piano di prevenzione caldo, a partire dall’esperienza e dalle proposte operaie, per sconfiggere la logica di emergenza dove ‘si fa qualcosa' quando al salire (annunciato) delle temperature si manifestano i malumuri nei reparti.

Quindi per interventi immediati e strutturali, a aprtire dalla distribuzione di sali; acqua fresca in quantità sufficienti, visto che i distributori ‘da ufficio’ nelle aree break all'atto pratico risultano non dimensionati per erogare in tempi contingentati la quantità di acqua fresca richiesta; riposizionamento delle sonde termiche dei raffrescatori tra le linee, in modo che percepiscano la stessa temperatura e umidità delle operaie: manutenzione per rendere gli impianti di condizionamento sempre efficienti e pronti all’uso; un programma per pause extra retribuite e riduzione della velocità delle linee per l’emergenza caldo/umidità. 

Da ForlìToday

Caldo estremo in fabbrica: braccio di ferro all'Electrolux, i lavoratori disertano i turni

L'azienda rifiuta la richiesta di stop nelle ore più torride. Il sindacato passa all'azione: "Condizioni proibitive, mancano persino i raffrescatori"


Redazione 29 giugno 2026

Alta tensione nello stabilimento Electrolux di Forlì, dove l'ondata di calore che sta interessando la regione ha innescato una dura protesta sindacale. A fronte dell'allerta meteo, la Rsu Fiom Cgil ha richiesto formalmente la sospensione dell'attività lavorativa nelle ore pomeridiane, ricevendo però un diniego dall'azienda. Una chiusura che ha spinto i rappresentanti dei lavoratori a promuovere un'azione in “autotutela”, invitando il personale a non entrare in fabbrica o a posticipare l'inizio dei turni.

La Rsu Fiom Cgil, in un comunicato, denuncia la situazione: “Alla richiesta Rls di sospendere l'attività nelle ore più calde (12-18) per queste due giornate estreme, come indica anche la medicina del lavoro e le circolari Inps, la risposta dell'azienda per mail è stata che non ci sono motivi”. Il sindacato punta il dito contro le condizioni proibitive all'interno dei reparti produttivi, citando persino un malore occorso al Rspp durante il rilevamento delle temperature. Nel mirino anche la dotazione tecnologica dello stabilimento forlivese, definito come “l'unico stabilimento del gruppo che non ha adottato i raffrescatori affidandosi a ventilatori giudicati completamente insufficienti”.

La Rsu ribadisce la propria posizione: “Viste le alte temperature, l’allerta emanata dalla protezione civile e il sito Arpae che mette Forlì sotto bollino arancione e rosso, oggi e i prossimi giorni, stante che abbiamo chiesto all’azienda di coprire con Cigo, come da circolari Inps, ma la direzione non ha dato risposte positive... E' promossa un'azione in autotutela per la giornata di oggi, lunedì, dalle 12”.

martedì 30 giugno 2026

Lo Slai cobas per il sindacato di classe: sciopero per il caldo su tutti i posti di lavoro - info WA 3519575628

Lo Slai cobas per il sindacato di classe indice uno sciopero generale articolato e prolungato per tutti i posti di lavoro a fronte dell'emergenza caldo. 

Per le modalità durata e le relative comunicazioni alle aziende interessate si invitano i lavoratori a prendere contatto con il coord. prov/le telefonando a 3519575628 - anche WA

martedì 23 giugno 2026

Vendita Acciaierie - La situazione continua ad essere grave ma non seria

Siamo ora di fronte alla lotta tra capitalisti - col governo Meloni/Urso che non ha alcun reale piano, dice solo: ragazzi, non ci sono più soldi...", nè decide alcunchè e con una situazione, per gli operai in primis, sempre peggiore e inaccettabile, in una fabbrica in cui il rischio infortuni è diventato altissimo, la cassintegrazione si estende, e in cui gli operai in attività non sanno che produzione e per chi la stanno facendo. 

Il fondo Flacks butta promesse, sciorina un futuro splendente: "Non più l'acciaieria più grande d'Europa, ma una delle migliori... non la sopravvivenza della vecchia Ilva, ma la costruzione di una nuova siderurgia"... Ma tuttora non presenta piani produttivi (ora parla di rivedere in profondità l’impianto del piano, insieme a due aziende, Danieli e Metinvest) e ambientali, come questi siano compatibili con la piena occupazione, e soprattutto dove sono i chi li deve mettere i soldi, molti miliardi che servirebbero.

Ma come un "mercante di merci fasulle", Flacks parla di "una visione che guarda meno alla quantità e più alla qualità del prodotto, con l’obiettivo di spostare il sito verso lavorazioni più remunerative e più coerenti con le esigenze dei mercati industriali avanzati". Poi, a proposito del futuro radioso spiega come sarà questa fabbrica: "automazione avanzata, manutenzione predittiva, digitalizzazione degli impianti, efficienza energetica, riduzione delle emissioni, integrazione logistica e specializzazione produttiva". E infine: sul fronte occupazionale, Flacks "assicura" che il progetto non prevede affatto esuberi: «Nel nostro piano nessuno resta a casa»,

L’ex manager di Arcelor, Alberto Pratesi (per nome e per conto di ArcelorMittal che si vuole vendicare della sua uscita dall'ex Ilva?), denuncia Flacks come imbroglione. "La sua critica si concentra soprattutto sul ruolo dello Stato, che a suo giudizio emergerebbe come elemento decisivo nella visione di Flacks. «In realtà non è poco chiaro, Mr. Flacks al contrario è molto chiaro», afferma Pratesi. «Sottolinea il ruolo che lo Stato dovrebbe assumere nel sostenere un settore considerato strategico. Cioè i soldi ce li deve mettere lo Stato». La critica riguarda soprattutto la scelta di puntare meno sulle quantità e più sugli acciai a maggiore valore aggiunto; però - dice - quali siano i numeri, come si possano ammortizzare i costi fissi e quante tonnellate, a quale prezzo, servano per raggiungere il break even.
Poi, secondo l’ex manager - "come una fabbrica più automatizzata, con minori quantità prodotte e una minore incidenza della manodopera, può contemporaneamente mantenere o addirittura aumentare l’occupazione? Pratesi solleva anche il tema dei debiti di Acciaierie d’Italia, quantificati nel suo intervento in 10 miliardi e forse oltre. 
Concludendo che «Il dubbio che sorge, a mio avviso, non è su come reperire le risorse ma su se Mr. Flacks sa quello di cui sta parlando».
 
E gli operai? Dovrebbero fare da spettatori o, peggio, scegliere qual'è il padrone meno peggio e di quale "capitale" morire?

A questo, di fatto, i sindacati che vanno da Tavolo in Tavolo, portano i lavoratori. 

Per questi sindacati confederali, e non diversamente l'Usb, il problema non è porre con la lotta a tutti i livelli gli interessi dei lavoratori; danno già per scontato che ci deve essere un forte taglio all'occupazione, e quindi il problema è soprattutto trovare gli strumenti che ne attutiscano l'impatto. 

Gambardella, referente nazionale per il settore siderurgico per la Uilm. dice (e gli altri sindacati sono d'accordo):“Per quanto ci riguarda - afferma Gambardella - ribadiamo che non accetteremo, come non lo abbiamo mai fatto, che si assumano decisioni in Europa ed in Italia senza un piano sociale che metta in protezione i lavoratori con strumenti che li accompagnino con la formazione per la riqualificazione e la ricollocazione”; “Il banco di prova, per il nostro Paese - conclude il sindacalista Uilm - sarà la vertenza ex Ilva per la quale attendiamo di capire quale futuro e quale prospettiva voglia dargli il Governo”.
 
Campa cavallo... 

Latiano - una persecuzione 'antiterrorista' contro un giovane palestinese che domanda solidarietà

Comunicato stampa
Il Cobas denuncia con forza l’uso distorto della applicazione del reato di “Terrorismo della parola”, introdotto dal governo Meloni nel decreto sicurezza al comma tre dell’articolo 270 quinquies; reato che ha colpito il giovane Palestinese Abdalmuti Abunada che viveva e lavorava a Latiano nei giorni scorsi.
Il decreto sicurezza emanato dal governo Meloni nell’Aprile 2025 ha dei tratti dichiaratamente incostituzionali fatti per colpire qualsiasi tipo di dissenso.
Si passa infatti dalle multe per quelli che erano considerati reati amministrativi a condanne per anni e anni, fino a limitare fortemente il diritto di parola .
La questione della applicazione del comma sul “Terrorismo di parola” sta provocando una grande discussione a livello nazionale perché applicato in misura troppo larga nei confronti dei Palestinesi residenti in Italia, colpevoli di aver pubblicato solo dei video .
Un pool di costituzionalisti e di avvocati sta seguendo le vicende di Ahmed Salem, condannato in primo grado dal tribunale di Campobasso a 4 anni per il reato appunto di “Terrorismo della parola”, cercando di dimostrare quanto sia prevalente la volontà di reprimere il dissenso applicando condanne fuori di ogni luogo.
Secondo noi, più che le vittime del Genocidio andrebbero perseguite gli autori di quello che è avvenuto a Gaza che continua sotto l’indifferenza occidentale.
Il governo Italiano sono quasi tre anni che mantiene un drammatico silenzio sul genocidio in Palestina e continua ad offrire collaborazione piena a quello israeliano.
Abbiamo l’esempio del capo del governo di israele, benjamin netanyahu , inseguito da un mandato di cattura spiccato dalla Corte Penale Internazionale che gira il mondo indisturbato.
Se parliamo di terrorismo della parola cosa dire di quelli che in Italia parlano di continuare le guerre e i genocidi di Israele contro Palestina , Siria, Iraq,Libano , Giordania , in nome del diritto divino del “popolo eletto” rivolto a realizzare la “Grande Israele”.
Basti inoltre pensare alla ultima illegittima guerra contro l’Iran per capire che il diritto internazionale è stato profondamente cancellato e sostituito dal diritto del “Più forte”.
Cosa volete che possa crescere nelle persone colpiti da disgrazie inenarrabili se non un sentimento di odio verso chi le sta realizzando .
Il Cobas continuerà a manifestare per un pieno diritto a manifestare e a dire quello che si pensa contro il Genocidio in Palestina ,contro il riarmo, per una vera pace.
Brindisi 21.06.2026
Confederazione Cobas Brindisi

Ultim'ora 

La situazione a Latiano è decisamente peggiorata.

Oltre il ragazzo palestinese in carcere e un altro ragazzo palestinese indagato, socialmente nella comunità di Latiano, "l'aria non è delle migliori", nei confronti di tutti gli immigrati presenti nel comune brindisino.
Giovedì in riunione sarà necessario quanto fondamentale fare un passaggio importante su tutto ciò.
Tutto ciò è successo e sta succedendo a pochi passi da noi.

lunedì 22 giugno 2026

Formazione marxista - martedì 23 ore 16,30 Biblioteca ple Bestat - Nuova lezione del Prof. Di Marco - Partecipazione libera


Report sull'assemblea regionale tenutasi a Bari il 19 giugno - Le proposte uscite, tra cui iniziative a Taranto

All'assemblea regionale di Bari del 19 giugno hanno partecipato vari compagni e comitati e organizzazioni: Collettivo operaio Mo Avast! – Comitato Altamura per la pace – Comitato Articolo 11 – Comitato contro il Genocidio del Popolo Palestinese, il riarmo e per la pace Brindisi - Comitato contro il riarmo del Salento - Comitato per la pace di Ruvo di Puglia - Comitato per la pace di Terra di Bari – Comitato per la pace di Putignano – Comitato per la pace di Ruvo di Puglia - Comitato promotore Marcia Gravina-Altamura 2026 - Coordinamento Capitanata per la pace – COBAS Puglia - Convochiamoci per Bari - Coordinamento Grottaglie per la Palestina – Coordinamento Molfetta per la Palestina - Coordinamento Nord Barese Pace e Disarmo – DigiunoGaza – DisarmaTerra - Donne in nero Bari – Emergency Puglia e Basilicata – Etica & Politica - Global Sumud Flotilla Puglia - La Giusta Causa – Legambiente Corato - Missionari Comboniani di Bari - Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università – Pace Terra Dignità di Alessano - PCI Puglia – PeaceLink – Piccola Comunità Kairos - Rete dei Comitati per la Pace di Puglia - Rete Puglia – Rifondazione Comunista Puglia – Risorgimento Socialista Puglia – Sinistra Anticapitalista Taranto – SLAI Cobas Taranto - Sinistra Italiana Puglia - UDS Puglia – Zona Franka

Dagli interventi sono uscite le seguenti proposte:
- Assemblea cittadina a Molfetta aperta a tutti il 25 giugno in preparazione della
- Manifestazione regionale il 4 luglio a Molfetta per la liberazione di Alberizia e Centrone, prigionieri in Libia
- Assemblea regionale il 5 luglio all'ex-caserma a Bari per la mobilitazione per la chiusura del consolato israeliano
- Manifestazione alla base navale di Taranto in occasione della partenza della Vulcano
  (proposta fatta da taranto slai cobas accolta)
- Assemblea popolare in piazza Taranto con mostra, proiezione di film, e intervento pro palestina e pro flotilla (proposta fatta da slai cobas taranto accolta)
- Banchetti di propaganda dell'appello "non armi ma pane" del Comitato  Articolo 1 ad Alessano, Casarano, Tricase con proposta di organizzarlo nel resto della Puglia
- Manifestazione a Brindisi il 15 ottobre in occasione dell'attracco della nave da crociera israeliana
  con appello a costituire in coordinamento interregionale dato che attraccherà anche a Catania e Palermo
- Corsi di formazione nelle scuole per costruire la partecipazione alla marcia Gravina Altamura del 24 ottobre (organizzati da associazioni accreditate, proposta dell'Osservatorio)

Al termine dei lavori, l'assemblea ha conferito mandato alla presidenza di predisporre un documento di intenti da sottoporre alla eventuale adesione di tutti i soggetti interessati, con l'obiettivo di costituire un coordinamento regionale finalizzato alla promozione di un programma condiviso di iniziative unitarie. Se necessario, il documento potrà essere ulteriormente discusso in una successiva assemblea regionale ad esso dedicata. 

*DOCUMENTO CONCLUSIVO DELLA ASSEMBLEA REGIONALE DEL 19/06/2016*
Alla luce di quanto emerso dal dibattito e considerata l'ampia partecipazione, rappresentativa dell'intero territorio regionale, l'assemblea rileva unanimemente la necessità di costruire un percorso unitario di mobilitazione contro le guerre, il riarmo e la militarizzazione del territorio, nonché a sostegno della causa del popolo palestinese.
L'assemblea prende altresì atto e sostiene le diverse iniziative già promosse sui medesimi temi dai vari soggetti impegnati nel movimento contro la guerra, con particolare riferimento alla petizione popolare contro il riarmo promossa dal Comitato Art. 11.
In tale quadro, l'assemblea registra un consenso unanime attorno alle seguenti iniziative:
- concorrere all'organizzazione della Marcia della pace Gravina–Altamura, in programma il 24 ottobre;
- promuovere una campagna per la chiusura del Consolato Onorario di Israele a Bari, a partire dalla partecipazione alla assemblea prevista per il 5 luglio;
- sostenere ogni iniziativa utile alla liberazione degli attivisti della Global Sumud detenuti in Libia, a partire dalla partecipazione all’assemblea in programma il 25 giugno;
- organizzare una manifestazione di protesta presso il porto di Taranto in occasione della partenza della nave Vulcano diretta verso lo Stretto di Hormuz.
Al fine di dare continuità e concretezza a questo percorso comune, l'assemblea decide di costituire un coordinamento provvisorio, composto da un rappresentante per ciascuna organizzazione sottoscrittrice del presente documento, con il compito di accompagnare la preparazione e la realizzazione delle iniziative sopra indicate fino allo svolgimento della Marcia della pace Gravina–Altamura.
Al termine di tale appuntamento, l'assemblea valuterà il percorso compiuto e deciderà se procedere allo scioglimento del coordinamento provvisorio o alla sua trasformazione in un organismo permanente di coordinamento e iniziativa.

Report a cura dellop Slai cobas Taranto

Processo Ambiente svenduto - Respinte dal PM e dai nostri avvocati le eccezioni degli avvocati degli imputati - Una udienza positiva

Nell’udienza del 19 giugno a Potenza vi è stata la risposta di PM e parti civili alle nuove eccezioni dei difensori degli imputati che nella precedente udieza del 5/6 hanno chiesto l'annullamento di tutti gli atti,  quindi la validità di tutte le prove, perizie, testimonianze che furono centrali nel processo di 1° grado a Taranto e per le sue condanne.

Il PM ha detto che vanno ritenute inammissibili le richieste dei difensori di Riva e soci. Molto efficace l’intervento per noi e i nostri avvocati della Avvocata Antonietta Ricci. Se pure in un quadro di prescrizioni che hanno ridotto il numero degli imputati noi restiamo tutti in campo e per i reati rimasti restiamo parti civili e soggetti di risarcimento.

La prossima udienza in cui il giudice si esprimerà è il 3 luglio

Nell’udienza del 5 giugno, i legali degli imputati hanno sostenuto l’inutilizzabilità soggettiva delle varie perizie tecniche eseguite in incidente probatorio nel primo processo; in quanto, i legali hanno detto, che molti imputati al momento dell’esecuzione delle stesse non erano ancora all’interno del processo. 
Inoltre, specificatamente per quanto riguarda perizia epidemiologica, è stato contestato il fatto che la gip Todisco l’assunse di ufficio, cosa che per i legali della difesa non poteva fare perché nel 2010 i PM dell’accusa avevano chiesto soltanto una perizia tecnico-impiantistica. 

Su questo vi è stata opposizione netta da parte del PM e della Avv. Ricci dello Slai cobas perchè è falso quento sostenuto dagli avvocati degli imputati. 
Altro questione riguarda le intercettazioni. Nel corso del processo a Taranto, furono acquisite quasi 2100 ore: i legali della difesa hanno chiesto se siano ancora tutte utili ai fini del processo, o se invece non sia il caso di acquisire soltanto quelle utili nei confronti degli imputati i cui reati non sono andati in prescrizione.

Infine, riguardo alle prescrizioni, secondo alcuni calcoli entro la prossima estate dovrebbe andare in prescrizione anche il reato relativo al disastro ambientale; mentre resterabbe il reato di avvelenamento di acque e sostanza alimentari.

martedì 16 giugno 2026

Tavolo romano sull'ex Ilva Taranto - Info - 17 giugno ore 6 alla port. A il commento e la proposta dello Slai cobas

Ex Ilva, risorse economiche sino all’autunno
Da Corriere di Taranto - Gianmario Leone

Com’era logico aspettarsi, non è giunta nessuna sostanziale novità dal Mimit dove si è svolto il tavolo sull’ex Ilva di Taranto, convocato dal ministro Adolfo Urso su richiesta dei sindacati territoriali.
Anzi. A dirla tutta, sono arrivate solo conferme su aspetti già ampiamente noti e profondamente preoccupanti.

Il primo, sicuramente il più critico per i sindacati dei metalmeccanici e gli stessi lavoratori, è che il governo difficilmente stanzierà altre risorse economiche per sostenere l’attività produttiva del siderurgico. Con l’ultimo provvedimento che ha ottenuto il via libera della Commissione Europea, è stato autorizzato un prestito di 349 milioni di euro, di cui 250 sono già stati spesi: utilizzata la restante parte pari a poco meno di 100 milioni, non ci sarà nessuna possibilità di aumentare quel prestito.
Ciò significa che in autunno, se non prima, Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria rischierà di trovarsi senza più risorse economiche, qualora la procedura di vendita internazionale (sulla quale ad oggi non si hanno ancora notizie concrete se non, come confermato ancora una volta dal ministro Urso, dei due gruppi che hanno presentato una manifestazione d’interesse) dovesse concludersi con un nulla di fatto.

Le organizzazioni sindacali hanno anche evidenziato durante l’incontro al Mimit, la crisi che attanaglia ogni mese di più le aziende dell’indotto. Dove da inizio anno i posti di lavoro persi hanno toccato quota 600. Senza considerare l’aumento continuo dell’utilizzo della cassa integrazione e l’atavica questione legata alle manutenzioni ordinarie e straordinarie degli impianti. Senza dimenticare che il piano di marcia messo in piedi dai commissari straordinari non ha mai sortito gli effetti sperati.

Per tutte queste criticità i sindacati hanno chiesto al ministro Urso che Palazzo Chigi convochi un nuovo incontro, visto che l’ultimo è datato 5 marzo. Aspetto sul quale il ministro si è impegnato.

“Quella dell’ex Ilva è una sfida difficile, su cui serve un’azione sinergica e la massima responsabilità da parte di tutti gli attori, nel rispetto degli sforzi fatti in questi anni proprio dai lavoratori dell’Ilva. Noi siamo impegnati con voi a garantire la continuità produttiva, nella prospettiva della piena decarbonizzazione, anche e soprattutto a Taranto” avrebbe affermato Urso, durante l’incontro a Palazzo Piacentini con le organizzazioni sindacali territoriali di Taranto. “Se ci siamo riusciti a Terni, con un ambizioso programma di rilancio, e se ci siamo riusciti a Piombino, che tornerà a produrre acciaio dopo oltre 15 anni, dobbiamo fare ogni sforzo perché accada anche negli stabilimenti dell’ex Ilva. Il Governo è impegnato a tenere aperta una prospettiva industriale per Taranto, ma nessuna soluzione strutturale può essere costruita senza il concorso di tutti”, avrebbe sottolineato Urso...

E' giusto ribellarsi! Sulla bruttissima morte dei due ragazzi di Torino - Una denuncia dell'Avv. Ricci di Taranto

Noi vi condanniamo, maledetti del governo, polizia, giudici...! Avete voi ucciso i due ragazzi. Avete cercato di spegnere la loro energia, ribellione, volontà di un mondo migliore, la loro freschezza di partecipare alla lotta per questo, di lottare contro le vostre barbarie di guerre, genocidi; volevate spegnere la loro umanità, verso i popoli che voi massacrate, la solidarietà col popolo palestinese. I ragazzi non ci sono stati. Prima che lo imponeste voi con la vostra repressione, col vostro schifo insopportabile, purtroppo ci hanno lasciato. Ma siete voi che dovete "morire"... Attenzione, chè tantissimi ragazzi di Torino, di ogni città scelgono invece di vivere e lottare con più forza per "farvi la festa", anche nel nome dei loro due compagni.

Ciao, ragazzi. Dobbiamo vivere e lottare, vivere per lottare! Ribellarsi è giusto!

proletari comunisti

Una denuncia della compagna avvocata Antonietta Ricci di Taranto

Per F. e C.

Il prezzo del dissenso.

La tragica vicenda di F. e C., due giovani militanti torinesi, impone una riflessione profonda sul rapporto tra esercizio del dissenso, repressione penale e tutela delle libertà fondamentali in uno Stato democratico.

Le loro morti hanno suscitato un diffuso interrogativo sul peso che procedimenti giudiziari, misure cautelari e dispositivi di controllo possano esercitare sulla vita delle persone, specialmente quando colpiscono giovani impegnati nell'attività politica e nei movimenti sociali. La loro storia richiama l'attenzione sulle conseguenze umane, psicologiche e sociali di un sistema che sempre più frequentemente affronta il conflitto politico e il dissenso attraverso gli strumenti della prevenzione e della repressione.

Negli ultimi due anni si è assistito a una progressiva estensione delle misure cautelari e di prevenzione nei confronti di attivisti, studenti, lavoratori e militanti impegnati in mobilitazioni sociali e politiche. Fogli di via, obblighi di firma, divieti di dimora, arresti domiciliari e altre limitazioni della libertà personale vengono spesso presentati come misure intermedie, quasi prive di reale afflittività. In realtà esse incidono profondamente sulla vita quotidiana delle persone, condizionandone le relazioni, il lavoro, lo studio, la partecipazione politica e la stessa percezione della propria dignità e libertà. Esse producono effetti che vanno ben oltre la dimensione strettamente giuridica, investendo la sfera psicologica, affettiva, lavorativa e relazionale degli individui. In particolare, quando colpiscono giovani impegnati in percorsi di partecipazione politica e di mobilitazione sociale, tali provvedimenti rischiano di assumere una funzione deterrente nei confronti dell'esercizio stesso dei diritti democratici, generando isolamento, stigmatizzazione sociale e una percezione di colpevolezza anticipata rispetto a qualsiasi accertamento definitivo.

Molto preoccupante appare la tendenza a ricondurre entro categorie di pericolosità sociale forme di dissenso che rientrano pienamente nell'esercizio dei diritti costituzionalmente garantiti. La partecipazione a manifestazioni, campagne di solidarietà internazionale, iniziative di protesta contro politiche ritenute ingiuste o contro le violazioni dei diritti umani, comprese quelle denunciate in relazione al genocidio che si consuma in Palestina, non può essere trasformata in un fattore di sospetto o in un presupposto per l'applicazione di misure limitative della libertà personale.

Per queste ragioni è necessario respingere con fermezza la narrazione secondo cui si tratterebbe di misure innocue o prive di reale impatto. La loro capacità di condizionare le scelte di vita, limitare le relazioni sociali, ostacolare il lavoro, lo studio e la partecipazione politica dimostra che esse costituiscono strumenti di significativa compressione delle libertà individuali. Proprio per tale ragione il loro utilizzo dovrebbe essere rigorosamente circoscritto, sottoposto a un controllo giurisdizionale effettivo e valutato alla luce dei principi di necessità, proporzionalità e minima lesione dei diritti fondamentali che caratterizzano uno Stato costituzionale di diritto. Dietro la retorica dell'ordine pubblico e della prevenzione si delinea infatti un modello normativo che tende a trasformare il dissenso sociale e politico in un problema di sicurezza, spostando il baricentro dell'intervento pubblico dalla tutela dei diritti alla repressione preventiva.

La memoria di F. e C. impone dunque di interrogarsi criticamente non soltanto sulla legittimità formale di determinati strumenti giuridici, ma anche sul loro impatto concreto sulle esistenze individuali e sulla qualità della vita democratica del Paese. Perché una democrazia si misura anche

dalla capacità di garantire il diritto al dissenso, di proteggere chi esprime posizioni critiche e di evitare che il conflitto politico venga trattato come una questione di ordine pubblico anziché come una componente essenziale del pluralismo costituzionale.

Questa riflessione non può che concludersi con un pensiero di vicinanza e solidarietà a tutti i giovani che continuano a impegnarsi nella vita politica e sociale del Paese, spesso pagando un prezzo personale elevato per la scelta di non rimanere indifferenti di fronte alle ingiustizie, alle disuguaglianze e alle violazioni dei diritti umani. In una democrazia matura, il dissenso non dovrebbe essere temuto né represso, ma riconosciuto come una risorsa essenziale per il progresso civile e per la tutela dei valori costituzionali.

Un pensiero particolare va alle famiglie di F. e C., chiamate a sopportare un dolore che nessuna decisione giudiziaria, nessun procedimento e nessuna ragione di Stato potranno mai cancellare. La memoria di F. e C. richiama tutti, istituzioni e cittadini, alla responsabilità di difendere questo principio fondamentale: nessuna ragione di ordine pubblico può giustificare l'erosione dei diritti che costituiscono il fondamento della convivenza democratica.