lunedì 17 agosto 2026

"Taranto - È tempo di pace e di giochi" - NO, è sempre più tempo di ribellione e lotta

Non facciamoci ingannare: i giochi passano... i grossi problemi per gli operai, lavoratori precari, senza lavoro, per i giovani, le donne, abitanti dei quartieri inquinati, per i malati, i disoccupati, i servizi che mancheranno ancora, ecc., restano eccome - Non sarà una imbellettata della città a nasconderli. Sia chiaro!

Per questo è un dovere, un obbligo, ma anche uno scatto di dignità, di piacere andare il piazza il 21 per gridare forte e chiaro: Ma quale conciliazione!? Senza giustizia nessuna pace a Taranto come nel Mediterraneo in Palestina, come nel mondo. E sarà tempo che 'giochiamo anche noi ' per mostrare che non siamo servi sudditi, succubi spettatori o benaltristi. - Ore 18.30 del 21 agosto piazza immacolata

Foto F. Manfuso

"Nemmeno a Ferragosto Taranto ha trovato tregua. Le redazioni sono state inondate da comunicati, analisi e controanalisi sull’ex Ilva: chi invoca la chiusura, chi difende la continuità produttiva, chi parla di rilancio e chi teme l’ennesima illusione. Due giorni di voci sovrapposte, senza un vero segnale di distensione. Si discute di amianto, polveri sottili, monitoraggi, limiti emissivi. Da una parte c’è chi denuncia rischi basandosi su scenari massimi; dall’altra chi chiede di giudicare lo stabilimento per ciò che produce davvero...

In mezzo a questo rumore, è arrivata una voce diversa. Durante l’Angelus, Papa Leone ha definito i Giochi del Mediterraneo una “profezia di pace”... Non un semplice augurio, ma una direzione: lo sport come ponte, la competizione come fraternità, la città dei due mari come simbolo di riconciliazione... proprio per questo, dovremmo fermarci un attimo.
Prima di surriscaldare un autunno che sarà già caldo di suo, prima di trasformare ogni tema in un fronte, proviamo a guardare ciò che la città sta mostrando: il bello, l’impegno, la capacità di rialzarsi. Gioiamo per ciò che Taranto è riuscita a costruire e per ciò che mostrerà nei prossimi mesi...

domenica 16 agosto 2026

Anche a Taranto non possiamo tacere - basta con l'assedio alle case in Cisgiordania - 21 agosto ore 18.30 piazza Immacolata

Taranto solidale con il popolo palestinese si rivolge alla comunità nazionale e internazionale

fermare il genocidio, l'annessione, la deportazione l'assedio che toglie l'acqua e luce

non abbiamo bisogno di riunioni, dobbiamo scendere in piazza qui e ora 

Slai cobas Taranto

#iostoconlapalestina Taranto 

sabato 15 agosto 2026

Ora tutti parlano di "Piattaforma" - ma abbiamo cominciato noi dello Slai cobas ...

Le mobilitazioni sono giuste e necessarie - chi non vi partecipa si pone al servizio di padroni, Stato, governo e gestori delle istituzioni locali

21 agosto ore 18.30 piazza immacolata

Ferragosto rovente non solo per il caldo: ex Ilva tra cordata italiana e mobilitazioni sindacali

Mentre prende quota l’ipotesi di un raggruppamento nazionale per gli impianti esclusa l’area a caldo, resta altissima la tensione sul fronte dei lavoratori. Lmo convoca un’assemblea pubblica per il 20 agosto, Slai Cobas prepara la mobilitazione del 21 in occasione dell’apertura dei Giochi del Mediterraneo

redazione.taranto@buonasera24.it

TARANTO - Ferragosto rovente a Taranto, e non soltanto per le temperature. La vertenza ex Ilva entra in una fase sempre più delicata, tra le ipotesi che riguardano il futuro dello stabilimento siderurgico e una mobilitazione sindacale che non concede tregua neppure nei giorni festivi.

Sul fronte industriale, secondo quanto pubblicato da Affari Italiani in un articolo a firma di Salvatore Isola, starebbe diventando sempre più concreta l’ipotesi di una cordata italiana per l’ex Ilva. Una soluzione che, secondo la ricostruzione, sarebbe considerata favorevolmente dal Governo, mentre l’offerta avanzata dagli indiani di Jindal non avrebbe convinto pienamente l’esecutivo, circostanza che avrebbe consentito di mantenere aperta la gara.

Maggiore apertura sarebbe invece riservata al raggruppamento costruito attorno a Federacciai e che comprenderebbe, tra gli altri, Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco, Beltrame e Lucchini. La proposta, però, lascerebbe fuori l’area a caldo.

«Le condizioni abilitanti sono multiple, nel senso che riguardano la perimetrazione e gli altri aspetti», ha spiegato il presidente di Federacciai Gozzi, precisando: «Noi ci occuperemmo di tutti gli impianti esclusi quelli fermati dal decreto della Corte d’Appello di Milano».

Parallelamente, la pressione sindacale resta elevatissima. Lmo lavoratori metalmeccanici punta ad allargare la vertenza oltre il solo destino degli impianti e dell’occupazione, trasformandola in una discussione complessiva sul futuro industriale, ambientale, sanitario e sociale di Taranto.

Per questo è stata convocata un’assemblea pubblica per il 20 agosto al Parco delle Mura Greche Massimo Battista. Il ritrovo è previsto alle 19, mentre l’inizio dell’incontro è fissato alle 19.30.

L’appello è rivolto a lavoratori, associazioni, comitati, realtà sociali e cittadini, con l’obiettivo di elaborare una posizione comune e arrivare alla costruzione di una proposta da sottoporre successivamente al Governo e alle istituzioni competenti.

Secondo Lmo, la continuità produttiva non può più rappresentare l’unico parametro attraverso il quale affrontare la vicenda dell’ex Ilva. Il sindacato chiede che insieme alla questione occupazionale vengano considerate anche le ricadute ambientali, sanitarie, sociali e giudiziarie che interessano Taranto.

La vertenza, nella posizione espressa dal movimento, riguarda quindi non soltanto il futuro dello stabilimento e dei suoi lavoratori, ma un’intera città che per decenni avrebbe sostenuto conseguenze pesanti sul piano della salute, dell’ambiente e delle possibilità di costruire un’economia meno legata alla grande industria.

«Non possiamo più accettare che salute, ambiente e lavoro vengano messi gli uni contro gli altri», sostiene Lmo, che propone un percorso capace di tenere insieme diritto al lavoro, tutela sanitaria e giustizia ambientale.

L’appuntamento del 20 agosto viene presentato dunque come l’avvio di un percorso collettivo destinato a produrre una piattaforma più ampia sul futuro di Taranto.

Il giorno successivo sarà invece Slai Cobas Taranto a promuovere una mobilitazione nel capoluogo ionico, scegliendo una data particolarmente significativa: il 21 agosto, giornata dell’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo.

Al centro della protesta ci sarà ancora una volta la situazione occupazionale dell’ex Ilva e delle aziende dell’indotto, con il richiamo al provvedimento della Corte d’Appello di Milano che dispone entro il 28 ottobre la chiusura dell’area a caldo.

La manifestazione del 21 agosto, spiegano le organizzazioni, sarà l’occasione per «continuare a chiedere per Taranto tutela del lavoro, salario, sicurezza e salute in fabbrica e sul territorio», con particolare attenzione ai lavoratori dello stabilimento e dell’appalto.

Slai Cobas e Cobas chiedono inoltre investimenti alternativi e un modello di sviluppo differente per il territorio, collegando la vertenza tarantina anche alle trasformazioni industriali in atto a Brindisi, dove viene richiamata la progressiva chiusura dei cicli energetico e chimico.

In pochi giorni, dunque, Taranto si prepara a vivere un Ferragosto segnato non soltanto dal caldo estivo, ma anche da una temperatura sociale e industriale destinata a salire ulteriormente, mentre restano aperti contemporaneamente il dossier sul futuro dell’ex Ilva, quello occupazionale e il confronto sul modello di sviluppo della città.

L'altra Taranto ha il diritto e il dovere di far sentire la voce dei lavoratori e masse povere che non partecipano al banchetto allestito sulla loro pelle

Non in nostro nome

21 agosto ore 18.30 piazza Immacolata manifestazione

TARANTO: MATTARELLA ORGANIZZA UN SALOTTO DIPLOMATICO AL CASTELLO ARAGONESE PRIMA DELLA CERIMONIA DEI GIOCHI
 
Non soltanto sport, ma anche diplomazia, relazioni internazionali e occasioni di incontro ai massimi livelli. I Giochi del Mediterraneo di Taranto si preparano ad assumere anche questa dimensione, trasformando per qualche ora il capoluogo ionico in uno dei luoghi simbolici del dialogo tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
L’appuntamento è fissato per venerdì 21 agosto alle 18.30, quando il Castello Aragonese ospiterà un "ricevimento" organizzato direttamente dal Quirinale e voluto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Sarà un momento istituzionale, ma anche più disteso rispetto alla solennità della cerimonia inaugurale che seguirà poche ore dopo. Attorno alle eccellenze enogastronomiche del territorio si ritroveranno i 5 Capi di Stato e i 3 Capi di Governo che hanno formalmente annunciato la propria presenza a Taranto.
Gli inviti sono partiti direttamente dal Quirinale e portano la firma del Capo dello Stato. Alla serata prenderanno parte anche le principali istituzioni territoriali pugliesi e il commissario dei Giochi del Mediterraneo Massimo Ferrarese.
La scelta del Castello Aragonese non è casuale. Uno dei luoghi più riconoscibili e suggestivi di Taranto diventerà per alcune ore il punto d’incontro della diplomazia mediterranea, offrendo agli ospiti internazionali uno scenario profondamente legato alla storia della città e al suo rapporto con il mare.
Un’immagine destinata ad andare oltre l’evento sportivo. Se per le grandi competizioni internazionali è consuetudine affiancare allo sport occasioni di confronto politico e istituzionale, per il Mezzogiorno un appuntamento di questa portata rappresenta qualcosa di decisamente meno abituale.
Taranto avrà così la possibilità di presentarsi non soltanto come città ospitante dei Giochi, ma come luogo di accoglienza e confronto tra realtà diverse che condividono lo stesso spazio geografico e culturale.
Il ricevimento avrà inevitabilmente anche una dimensione simbolica. Il Mediterraneo, spesso raccontato attraverso crisi, tensioni e divisioni, sarà per una sera rappresentato attraverso l’incontro e la convivialità, con il territorio pugliese chiamato a fare da cornice e da elemento di raccordo.
Il momento al Castello Aragonese rappresenterà però soltanto la prima parte di una serata dal forte valore istituzionale.
Al termine del ricevimento, Mattarella, i Capi di Stato, i Capi di Governo e le autorità si trasferiranno allo stadio Erasmo Iacovone, dove alle 20 è prevista la cerimonia inaugurale dei Giochi del Mediterraneo.
Sarà quello il passaggio dalla diplomazia allo spettacolo sportivo, con Taranto chiamata a mostrarsi al pubblico internazionale.
Prima delle luci dello stadio, però, ci sarà il Castello. E per qualche ora la città dei Giochi diventerà anche la città della diplomazia mediterranea.

venerdì 14 agosto 2026

Perchè gli operai ex Ilva, che stanno perdendo il lavoro, che rischiano ogni giorno la vita, non dovrebbero rovinargli la festa?

 Dal Quotidiano: 

"Il Messaggio degli operai: "Non rovineremo la festa ma lo Stato ci deve ascoltare"... potrebbe esserci l'ipotesi che, attraverso i canali istituzionali, e la Prefettura, si chieda un incontro anche breve con la presidente del Consiglio o forse anche col presidente della Repubblica..." 

MA CARI SINDACATI, E' SOLO "ROVINANDOGLI LA FESTA" CHE VI POSSONO ASCOLTARE!

Tutta questa accortezza, questo pregare un incontro, quando loro hanno già rovinato la vita degli operai; quando sono mesi e mesi che la Meloni non risponde alle vostre richieste di incontro, quando lo stesso Mattarella non è mai venuto neanche di fronte alle morti degli operai, e ora vengono a Taranto per i giochi, per farsi propaganda - come il 4 settembre la Meloni verrà a Bari per "celebrare" il suo governo "più longevo"; un governo dei padroni che non vuole risolvere i problemi del lavoro, della salute, dell'ambiente.

Sindacalisti, un pò di dignità, che diamine!

Operai, se volete far arrivare forte e chiaro alle orecchie di Meloni, Mattarella la vostra voce, allora venite alla manifestazione che lo Slai cobas e il Cobas lavoro privato hanno invece organizzato per il 21 agosto:

 

Alla parata istituzionale del 21 opponiamo la Taranto dei proletari, delle masse popolari

Giochi: grande parata istituzionale a Taranto

Vengono a Taranto a fare prima una grande abbuffata e poi l'autopropaganda di un governo, di uno Stato responsabili nella nostra città di perdita di lavoro/salari, del "gioco dell'oca" per l'ex Ilva sulla pelle di operai e degli abitanti di Taranto, di morti sul lavoro e da inquinamento, di giustizia negata, di tagli alla sanità, di appalti comunali all'insegna della massima precarietà, di giovani/ragazze senza futuro, di razzismo/di immigrati ammazzati, di complicità nel genocidio in Palestina, di una Base navale sempre più al servizio della guerra...

Leváteve! IL FUTURO CHE VOLETE CHE "ABBRACCIAMO" E' PER VOI BUONO, MA PER PROLETARI E MASSE POPOLARI E' NERO! 

NON CI INGANNATE!

FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE DI PROTESTA

 

mercoledì 12 agosto 2026

L'altra Taranto in piazza per reclamare un altro futuro!

Presidio manifestazione a Taranto il 21 agosto

Concentramento ore 18.30 piazza Immacolata / poi

piazza Della Vittoria/ponte girevole/Piazza Castello

Crisi Ilva - lavoro, salario, sicurezza, salute, investimenti alternativi per un modello di sviluppo anticapitalistico.
Giochi mediterraneo - contro spreco, parassitismo, speculazione. corruzione. gentrificazione

Base navale, militarizzazione, guerra. Taranto non è né vuole essere città di guerra. via basi militari e industrie belliche dalla nostra terra.

Taranto è solidale dalla parte della Palestina contro genocidio, deportazione sionista imperialista

Taranto dice no a razzismo e reimigrazione, lottiamo uniti con i migranti nel nome di Bakari Sako.      

Meloni vattene da Taranto il 21 agosto e da Bari il 4 settembre

Presidio manifestazione a Taranto il 21 agosto concentramento ore 18.30 piazza immacolata

Siamo tutti e tutte promotori, organizzatori, manifestanti antagonisti 

a cura di

Slai Cobas Taranto

Cobas lavoro privato Brindisi
info WA 3475301704 

21 agosto - Anche la voce dell'altra Taranto dovrà farsi sentire forte e chiara

 info stampa

Taranto capitale internazionale: allo Iacovone almeno 5 Capi di Stato e 3 Capi di Governo

Attesa enorme per la cerimonia inaugurale del 21 agosto, con 15 ministri dello Sport e le presenze già confermate di Sergio Mattarella e Giorgia Meloni. Le richieste di biglietti sono nettamente superiori ai posti disponibili

Il nuovo Stadio Iacovone di Taranto

Il nuovo Stadio Iacovone di Taranto

TARANTO - Taranto aspetta il 21 agosto come una data destinata a entrare nella sua storia recente. Quella sera il nuovo stadio Erasmo Iacovone accenderà le luci sulla cerimonia inaugurale dei Giochi del Mediterraneo e, per alcune ore, la città diventerà uno dei punti di riferimento della scena internazionale.

A raccontare meglio di qualsiasi slogan quanto sia cresciuta l’attesa sono i numeri. Alla cerimonia sono attesi almeno 5 Capi di Stato, 3 Capi di Governo e 15 ministri dello Sport dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Un parterre istituzionale di assoluto rilievo che accompagnerà l’ingresso delle delegazioni e l’apertura ufficiale della manifestazione.

Al momento sono conosciuti soltanto i nomi delle principali autorità italiane. A Taranto saranno presenti il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Le identità degli altri Capi di Stato e di Governo restano invece riservate per ragioni di sicurezza e non è escluso che il numero delle presenze istituzionali possa aumentare ulteriormente nei prossimi giorni.

Ma se l’attenzione internazionale sarà enorme, quella dei tarantini lo è forse ancora di più. Le richieste

Il capitalismo illuminato alla Mapelli al capezzale dell'Ilva - un contributo alla discussione

https://video.milanofinanza.it/video/ex-ilva-mapelli-cordata-italiana-un-operazione-ad-alto-rischio--xawf08y

Le imprese delle indotto Ilva annunciano licenziamenti collettivi per migliaia di lavoratori, e noi dovremmo fare da claque a Mattarella/Meloni/La Russa e compagnia cantando per l'inaugurazione dei Giochi?

Invece il 21 agosto saremo e porteremo in piazza la voce della protesta della Taranto del lavoro, dei bassi salari, della salute della sanità negata, dei migranti ammazzati, della opposizione alla città della guerra e dello sfruttamento, dei licenziamenti indotto ex Ilva

Da Taranto buonasera 

Ex Ilva, l’indotto resta in mobilitazione: le imprese si preparano alla procedura di licenziamento collettivo

Nuova riunione del Tavolo Permanente per Taranto con Confindustria, Confapi, Aigi, Confartigianato e Federmanager. Le associazioni datoriali lanciano l’allarme sulle conseguenze della chiusura dell’area a caldo: “Non c’è più tempo da perdere”


Indotto ex Ilva

TARANTO - Le imprese dell’indotto ex Ilva mantengono lo stato di mobilitazione e si preparano ad avviare la richiesta di licenziamento collettivo. È quanto comunicato dalle associazioni datoriali al termine della riunione urgente che si è svolta questa mattina nell’ambito del Tavolo Permanente per Taranto.

L’organismo è stato costituito 2 settimane fa dagli imprenditori con l’obiettivo di individuare possibili soluzioni in grado di evitare le pesanti conseguenze occupazionali ed economiche legate alla chiusura dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico.

Alla riunione hanno preso parte Confindustria, Confapi, Aigi, Confartigianato e Federmanager, nuovamente riunite per fare il punto sulla situazione e sulle prospettive delle aziende che operano nell’indotto.

Dal confronto è emersa la decisione di proseguire con la mobilitazione, mentre le imprese si preparano al passaggio successivo rappresentato dalla procedura di licenziamento collettivo.

Un segnale che le associazioni datoriali accompagnano con un nuovo richiamo all’urgenza della situazione. “Non c’è più tempo da perdere”, affermano al termine dell’incontro.

Il Tavolo Permanente per Taranto prosegue dunque la propria attività mentre cresce la preoccupazione delle imprese per le ricadute occupazionali ed economiche connesse alla chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva e si restringono, secondo le associazioni, i tempi a disposizione per individuare soluzioni capaci di scongiurare il ricorso ai licenziamenti collettivi.

I lavoratori della manutenzione del verde hanno ragione - facciamoci vedere e sentire la protesta a tutti il 21agosto in occasione della venuta a Taranto di Mattarella/Meloni/La Russa, ecc

 Da GdM

Taranto, la protesta degli addetti alla manutenzione del verde blocca il centro: strada occupata e traffico in tilt

Taranto, la protesta degli addetti alla manutenzione del verde blocca il centro: strada occupata e traffico in tilt

Il presidio dei lavoratori, preoccupati per le prospettive occupazionali legate al prossimo affidamento del servizio, ha interessato anche il Ponte Girevole.

La protesta degli addetti alla manutenzione del verde pubblico ha mandato in tilt il traffico nell’area di Palazzo di Città, a Taranto. Il presidio dei lavoratori, preoccupati per le prospettive occupazionali legate al prossimo affidamento del servizio, ha interessato anche il Ponte Girevole. I manifestanti si sono radunati davanti al Comune e hanno occupato la carreggiata sottostante la Ringhiera, rendendo di fatto impraticabile il passaggio tra Borgo e Città Vecchia. Le ripercussioni si sono rapidamente estese alle strade circostanti, con code e rallentamenti in direzione del ponte e del centro storico.

 La protesta nasce dalle perplessità sulle nuove modalità di gara per la gestione del verde comunale. I lavoratori chiedono garanzie sui livelli occupazionali e sull'orario di lavoro e contestano il rischio che un criterio basato sull'offerta economica possa incidere sulle condizioni degli addetti. «No al ribasso nelle gare d’appalto, occupazione e orario non si toccano», si legge sullo striscione portato in piazza. La questione era stata affrontata anche durante una recente seduta del Consiglio comunale. Il nuovo bando prevede infatti la suddivisione del servizio in due lotti di ampie dimensioni, ciascuno destinato a coprire una parte del territorio .

martedì 11 agosto 2026

Potenza, un’altra morte nel Cpr delle torture di Palazzo San Gervasio - Il governo è l'assassino! E' un'estate tragica per i migranti - Giusta la rivolta! Il Cpr va chiuso!

Da Repubblica


Un tunisino di 30 anni vola dal tetto di Palazzo San Gervasio a due anni dalla morte di Oussama Darkaoui. Gli altri ospiti danno fuoco alla struttura, otto arresti

Forse si è buttato giù dal tetto (sembra che da poco avesse saputo del prolungamento della sua detenzione di altri tre mesi), forse è caduto accidentalmente. O forse qualcuno lo ha spinto. Il cpr di Potenza San Gervasio, lo stesso da anni al centro di inchieste per morti misteriose e condizioni di detenzione indecorose dei migranti destinati al rimpatrio, è di nuovo nell’occhio del ciclone dopo la morte di Lassoueed Dhoui, la seconda in due anni dopo quella (mai chiarita del tutto) di Oussama Darkaoui.

La rivolta
Una morte, quella del 30enne migrante tunisino, che ha scatenato una rivolta tra gli altri ospiti del centro: danneggiamenti, stanze, materassi, suppellettili dati alle fiamme e stamattina in otto sono finiti agli arresti. Lassoued, hanno raccontato agli investigatori i gestori del centro, aveva problemi psichiatrici e dunque l’ipotesi più accreditata è quella del suicidio.

Gli “eventi critici”
Se così fosse, il giovane tunisino non sarebbe dovuto neanche entrare a San Gervasio. E i 67 “eventi critici” (così vengono definiti atti di autolesionismo e tentativi di suicidio) registrati dall’inizio dell’anno ad oggi nel cpr famoso per i maltrattamenti e le torture (oltre che per episodi di corruzione) al centro di un processo ancora in corso, riaccendono la polemica sulle condizioni di detenzione amministrativa nei centri per il rimpatrio.

L’interrogazione al ministro dell’Interno
È la deputata dem Rachele Scarpa a presentare un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Lo scorso dicembre in un accesso ispettivo effettuato avevo già segnalato gravi criticità sanitarie e di trasparenza nella gestione della struttura, analoghe a quelle rilevate dal garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale nella visita del dicembre 2024...”.
Chiudere tutti i cpr d’Italia, verificare il rispetto dei diritti umani dei detenuti, è la richiesta unanime di tutte le forze del Centrosinistra, ma anche la Cisl chiede una “riflessione approfondita scevra da posizioni ideologiche” mentre Fratelli d’Italia parla di strumentalizzazione volta alla propaganda.

lunedì 10 agosto 2026

A Taranto in occasione della inaugurazione dei giochi del mediterraneo - tutti e tutte in piazza il 21 agosto

Slai Cobas Taranto e Cobas Brindisi e Bari hanno annunciato due giornate di mobilitazione in Puglia: la prima è in programma il 21 agosto a Taranto, in concomitanza con l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo, la seconda il 4 settembre a Bari, in occasione dell’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia, alla quale è prevista la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Per l’iniziativa di Taranto, le organizzazioni sindacali indicano come tema principale la situazione occupazionale dell’ex Ilva e delle aziende dell’indotto, richiamando anche il decreto della Corte d’Appello di Milano che dispone la chiusura dell’area a caldo entro il 28 ottobre. Secondo quanto riportato nel comunicato, la manifestazione sarà dedicata alle richieste di tutela del lavoro, del salario, della sicurezza e della salute per i lavoratori dello stabilimento e delle imprese dell’appalto.

Nel documento, Slai Cobas e Cobas chiedono inoltre investimenti alternativi e un diverso modello di sviluppo per il territorio, collegando la vertenza di Taranto alla situazione industriale di Brindisi, interessata dalla progressiva chiusura dei comparti energetico e chimico.

Il comunicato affronta anche il tema delle opere realizzate per i Giochi del Mediterraneo. I sindacati esprimono preoccupazione sulla sostenibilità economica degli impianti nel lungo periodo, ritenendo che le risorse disponibili per gli enti locali possano non essere sufficienti a garantirne la gestione futura.

La seconda mobilitazione è prevista il 4 settembre a Bari, in occasione dell’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia. I promotori annunciano una manifestazione di contestazione nei confronti delle politiche del Governo, indicando tra i temi richiamati nel comunicato le guerre, la situazione in Palestina, l’immigrazione e le norme in materia di ordine pubblico e manifestazioni.

Le organizzazioni sindacali affermano inoltre che negli ultimi mesi in Puglia sono state promosse diverse iniziative di protesta, in particolare a Taranto e Bari, anche contro manifestazioni e posizioni che definiscono riconducibili a «rigurgiti fascisti» e sul tema della remigrazione.

A cura di 

Slai Cobas Taranto 

Cobas lavoro privato Brindisi
info WA 3475301704 

Tutti a Taranto il 21 Mattarella, Meloni, La Russa.... per i giochi del mediterraneo...

 per gli operai morti, per i migranti morti, per il lavoro, il salario, la sanità la casa... chi li vede mai?

diciamoglielo in faccia il 21 agosto - Manifestazione

Un altro lavoratore bracciante straniero morto - Quali le responsabilità?

Furgone con braccianti stranieri si ribalta nel Foggiano, un morto e 8 feriti, uno dei quali in condizioni ritenute più gravi.

Il gruppo di lavoratori stava rientrando nel Foggiano, dopo una giornata di lavoro nelle campagne della vicina regione del Molise. Il mezzo è uscito fuori strada a Serracapriola (Foggia)
Nell'incidente sono stati coinvolti braccianti stranieri: stando a quanto si apprende, i 9 viaggiavano a bordo di un furgone che è uscito fuori strada ribaltandosi.

domenica 9 agosto 2026

Via la Meloni da Taranto il 21 agosto - da Bari il 4 settembre

Crisi Ilva - lavoro, salario, sicurezza, salute, investimenti alternativi modello di sviluppo anticapitalistico.
Giochi mediterraneo contro spreco, parassitismo, speculazione. corruzione. gentrificazione

Base navale, militarizzazione, guerra. Taranto non è né vuole essere città di guerra. via basi militari e industrie belliche dalla nostra terra.

Taranto è solidale dalla parte della Palestina contro genocidio, deportazione sionista imperialista

Taranto dice no a razzismo e reimigrazione, lottiamo uniti con i migranti nel nome di Bakari Sako.      Meloni vattene da Taranto il 21 agosto e da Bari il 4 settembre

Presidio manifestazione a Taranto il 21 agosto

Siamo tutti e tutte promotori, organizzatori, manifestanti antagonisti
 

A cura di 

Slai Cobas Taranto 

Cobas lavoro privato Brindisi
info WA 3475301704 

venerdì 7 agosto 2026

"GLI OPERAI NON C’ENTRANO NULLA CON LE MORTI PER CANCRO" - Una nota da 'Operai contro' - su cui in generale concordiamo nella denuncia, ma con alcune necessarie precisazioni

 Posted by Operai Contro 2 6 Agosto 2026

OC - "...La sentenza della Corte d’appello di Milano ha immediatamente scatenato ancora una volta la solita falsa diatriba su quale debba prevalere fra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Da una parte coloro che vengono genericamente e superficialmente definiti “ambientalisti”, spesso solo genitori che hanno perduto figli in tenera o giovane età, ammalati di una delle più disparate forme di cancro o di altre malattie incurabili, accusati di non tenere conto delle necessità occupazionali di migliaia di lavoratori. Dall’altra, messi insieme in un confuso minestrone, i sindacati (ai quali vengono con altrettanta faciloneria associati gli operai), il sindaco di Taranto, politici di varia estrazione, il governo regionale, il governo nazionale, tutti accusati di sacrificare sull’altare dell’occupazione la salute degli abitanti di una intera città..."

Tarantocontro - precisiamo: "il "confuso calderone", in particolare i sindacati confederali + Usb, non si occupa neanche dell'occupazione degli operai; in questi anni, in tutti i Tavoli romani non ha portato, non si è battuto per una difesa dell'occupazione, portando, in opposizione ai piani del governo, dei padroni, delle Istituzioni locali, obiettivi precisi in difesa dei posti di lavoro, del salario e della sicurezza e salute degli stessi operai (solo ora, messi alle strette, Fim, Fiom, Uilm hanno presentato una "piattaforma" che da un lato risente della "Piattaforma operaia" dello Slai cobas sc, dall'altra però è ancora troppo generica ed equivoca, Si tratta, quindi, di una contrapposizione (salute-lavoro)  falsa, che passa sulla testa degli operai, e, attenzione, anche su quella degli abitanti di Taranto, dei quartieri inquinati. Perchè anche qui non bisogna fare un "confuso calderone", gli "ambientalisti" sono soprattutto organizzazioni, associazioni (gli stessi "genitori tarantini" è una associazione, non si tratta di "solo genitori che hanno perduto i figli..."); gli abitanti dei quartieri inquinati partecipano a volte e in pochi ad alcune iniziative degli ambientalisti, ma la maggiorparte di loro (che spesso ha in famiglia un morto per tumore e un lavoratore Ilva o appalto Ilva) non fa una contrapposizione tra salute e lavoro, non accusa gli operai,

OC - "A noi delle parti in causa interessano in primo luogo e soprattutto gli operai. Senza che nessuno domandi un parere diretto a essi, gli operai vengono etichettati come egoisti, interessati solo al posto di lavoro, menefreghisti della salute collettiva. E invece no, gli operai tarantini, che vivono a immediato e diretto contatto con le fonti di inquinamento e sono stati e rimangono i primi e in maggior numero ad ammalarsi e a morire, non hanno mai accettato lo scambio “o il lavoro o la salute”. Gli operai sanno bene che ad ammazzarli e ad ammalarli è sempre stata la pressione produttiva del padrone per fare profitti ad ogni costo, qualsiasi nome il padrone abbia avuto: Stato con l’Italsider, Riva con l’Ilva, Mittal e i suoi azionisti con l’ArcelorMittal, di nuovo lo Stato con le due amministrazioni straordinarie. Tale pressione si realizza, oltre che con la diminuzione del personale in ogni postazione lavorativa, l’uso di macchinari vecchi e fuori norma e tempi di lavoro frenetici, anche attraverso la produzione con tecnologie inquinanti e l’incuria completa delle condizioni lavorative e ambientali. Tutto è sempre stato finalizzato a ridurre i costi e aumentare la produttività oltre ogni limite. E per gli operai minacce e ricatti: “O lavori a queste condizioni o sei fuori”. Perciò gli operai sono i primi a odiare il lavoro a cui sono costretti e le condizioni ambientali che sono obbligati a subire. Della schiavitù salariale cui sono forzati farebbero volentieri a meno, se l’accettano è perché non hanno trovato e non hanno di meglio per sopravvivere. E nessuno mai ha garantito agli operai il diritto al lavoro, quando non sono serviti più sono stati buttati fuori senza tanti complimenti.

Tarantocontro - Precisiamo: non è giusto, nè vero, presentare gli operai solo come quelli che hanno dovuto subire. Soprattutto negli anni passati, prima del famoso 2012, gli operai Ilva hanno lottato eccome, hanno bloccato gli impianti (es. il convertitore) che potevano causare tanti morti in fabbrica, sono stati i primi a lottare contro i "parchi minerali" e ad imporre soluzioni, certo poi risolte dal padrone in modo molto molto parziale; hanno fatto, soprattutto i lavoratori degli appalti con lo Slai cobas una grande lotta sull'amianto, esemplare a livello nazionale, ecc. ecc.; questi operai hanno tante volte segnalato, denunciato anche alle Istituzioni - e per questo sono stati puniti, declassati, spostati di reparto, anche licenziati. Leggete anche le testimonianze dure e precise rese al processo "Ambiente svenduto" di 1° grado... Ma questi operai sono stati lasciati soli, ricattati dai padroni, intimoriti dagli stessi sindacati confederali, ignorati dalle Istituzioni (intervenuti il più delle volte solo a fronte di infortuni). Ma sono stati lasciati soli non solo dai sindacati, ma anche dagli "ambientalisti", per cui gli operai erano "fantasmi" e poi sono diventati "colpevoli". 

OC 
- "Non hanno scelto gli operai tarantini di lavorare in un ambiente inquinato e inquinante, non hanno deciso essi di dover produrre, oltre all’acciaio, anche polveri, fumi e gas inquinanti. Non è colpa degli operai se dalla fabbrica tarantina escono veleni che fanno ammalare e morire centinaia di innocenti bambini. Non hanno deciso loro che l’inquinamento interno ed esterno alla fabbrica è il prezzo da pagare alla corsa al profitto da parte dei padroni. Non hanno voluto loro che il vantaggio per pochi azionisti e dirigenti causasse il massacro sociale derivante dalla messa a rischio della vita e della salute di migliaia di operai e di semplici persone. Non è dipesa da loro scelte la sentenza della Corte d’appello di Milano. Perciò non difendono a spada tratta lo stabilimento siderurgico di Taranto così com’è e non spetta a loro decidere come rimetterlo in sesto. Nessuno ha chiesto il loro parere sulle ristrutturazioni attuate negli ultimi anni, sui continui licenziamenti e sulle corse infinite alla cassa integrazione. Non l’ha fatto ArcelorMittal e non l’ha fatto lo Stato italiano che adesso gestisce le due imprese in As. Così come, se un domani si concretizzerà la vendita dell’ex Ilva, non lo farà né l’americano Flacks Group né l’indiano Jindal né qualsiasi altro compratore".

Tarantocontro - "non è dipeso dagli operai..." - E' vero. Però una forte denuncia va fatta sui sindacati confederali. E qui, invece, manca. Sono questi sindacati, i loro delegati, gli Rls che avrebbero dovuto e potuto fare una battaglia seria su sicurezza, salute, ambiente. Non l'hanno fatta. Non solo, hanno contrastato fortemente lo Slai cobas sulla sua battaglia per una postazione fissa ispettiva dentro la fabbrica; non l'hanno sostenuto nella battaglia contro l'amianto; in un importante infortunio mortale gli operai si sono rivolti, appena accaduta la morte, allo Slai cobas non al proprio Rls o delegato a cui, d'altra parte, avevano già denunciato la situazione di pericolo senza ottenere risposte - e nel processo che seguì per questa morte, lo Slai cobas ha dovuto denunciare anche gli Rls. Questi sindacati hanno silenziato, boicottato la formazione della Rete nazionale per la sicurezza e la salute in fabbrica e sul territorio, promossa dallo Slai cobas e da alcuni operai e familiari di operai morti; ecc. 
Gli operai non sono una entità astratta, contano quando sono organizzati, e i sindacati dovrebbero servire per questo. Quando invece i sindacati agiscono per frenare, impedire la ribellione e la lotta degli operai, allora non solo non ci sono ma fanno grossi danni. E' questo va detto. Altrimenti, anche non volendo, si fa demagogia sugli "operai"

OC - E allora il problema lo risolva chi lo ha creato. Agli operai va bene continuare a lavorare, tutti, nessuno escluso, anche quelli di Ilva in As, in un ambiente perfettamente risanato. Ma va anche bene che l’Ilva chiuda, a patto che tutti, nessuno escluso, anche quelli di Ilva in As, possano riscuotere, messo per iscritto, il salario pieno fino alla pensione. Va bene pure che la produzione venga riconvertita dall’acciaio ad altre merci, purché ci sia lavoro per tutti, anche per quelli di Ilva in As, e senza che nessuno perda diritti salariali e normativi già acquisiti. Per questi obiettivi sono disposti a mobilitarsi, non per altri che passino, ancora una volta, sui loro livelli occupazionali, sui loro salari, sulla loro pelle e sulla loro salute.

Tarantocontro - OC fa una mera fotografia delle "soluzioni" tra gli operai. Ma le avanguardie non possono fare un "calderone": "va bene questo... quest'altro... purchè..."; gli operai in questo modo vengono visti in attesa degli eventi, e non come necessari protagonisti del presente e del futuro. Nello stesso tempo, non va bene qualsiasi soluzione purchè salvaguardi lavoro e salario - noi contrastiamo, per esempio, le proposte dell'Usb di far lavorare gli operai in Lavoro di pubblica utilità; nè va bene spargere illusioni - come il "salario pieno fino alla pensione" - la media di età tra gli operai è sui 50 anni, quanti anni lo Stato dovrebbe dar loro salario senza lavoro?. D'altra parte noi non siamo d'accordo per situazioni di fuoruscita da questa grande fabbrica attraverso incentivi, decenni di cassintegrazione (come è successo agli ex lavoratori Belleli), se accadesse, quegli operai non interessano più alla lotta di classe, non servirebbero a migliorare la situazione per le masse popolari di Taranto; e, allora, non possono interessare neanche a noi.

Anche sulle possibilità alternative all'Ilva, al di là dei 17 (?) progetti fumosi propagandati almeno da due anni dal Comune di Taranto e dal governo, se chiude la grande fabbrica, altre fabbriche chiudono o non hanno interesse a insediarsi a Taranto  - su questo invitiamo a leggere l'articolo: https://tarantocontro.blogspot.com/2026/08/alla-stellantis-oggi-e-allilva-domani.html


COMUNICATO DEL COORDINAMENTO GROTTAGLIE PER LA PALESTINA - Leonardo/guerra e collaborazionismo neocorporativo sindacale

RESPINGERE I PIANI DI GUERRA DI FIM FIOM E UILM PER CONTO DI LEONARDO
 
Il coordinamento Grottaglie per la Palestina, nato più di un anno fa con l'obiettivo di denunciare il genocidio perpetrato dallo stato israeliano contro la popolazione di Gaza e del popolo palestinese tutto, si è fatto promotore di numerose iniziative di solidarietà e di mobilitazione, tra queste il partecipatissimo corteo del 27 settembre scorso che dalla città è arrivato sin sotto ai cancelli della Leonardo per denunciare le responsabilità della multinazionale nella vendita di armi all'esercito israeliano.
Il coordinamento sente oggi la necessità di esprimere la propria netta condanna rispetto alle posizioni assunte da Fiom, Fim e Uilm nazionali in un comunicato del 15 luglio.
Non ha destato sorpresa un comunicato in cui si plaude alle opportunità di crescita per il gruppo Leonardo nei prossimi investimenti sulla produzione militare. I sindacati si preparano, per conto del padronato, a cogliere i frutti del debito di 15 miliardi di euro che il governo si accinge a chiedere in PRESTITO per la produzione di armi, mentre sanità, stato sociale, diritto all’abitare continuano a segnare un feroce arretramento.
Non ha destato sorpresa perché in questi ultimi anni, i continui interventi legislativi di repressione verso le forme di opposizione al processo di guerra in corso, non hanno visto alcun segno di opposizione da parte dei sindacati padronali CISL e UIL.
Inoltre, alle firme di FIM e UILM si è unita la firma della FIOM, sindacato metalmeccanico che nello scorso autunno ha sostenuto una petizione per chiedere che lo stabilimento Leonardo di Grottaglie mantenesse la vocazione di fabbrica dedicata alla produzione civile; un sindacato che ha percorso le nostre stesse strade nelle mobilitazioni contro il riarmo e il genocidio in Palestina. Ha suscitato sdegno vedere la firma della FIOM in un documento che chiede di saldare l’alleanza economico-militare con lo Stato genocida di Israele e, in generale, che sposa senza obiezione alcuna le politiche di riarmo del Governo italiano.
Da parte nostra denunceremo in ogni sede politica e di movimento l’allineamento di questo e di tutti i sindacati agli interessi speculativi dei produttori di morte e respingeremo con forza ogni loro tentativo di infiltrazione nel popolo che lotta contro il processo di militarizzazione della società e per la giustizia sociale.

A BRINDISI 56 LAVORATORI VIVONO IN UNA EX DISCARICA


Da un’inchiesta di @nocprbrindisi, che ringraziamo per i video e il lavoro svolto, emerge che una piccola comunità di lavoratori agricoli è stata assegnata ad una sistemazione abitativa vergognosa: in una ex discarica, con accanto una pompa di GPL e col primo supermercato a 4 km. Sfruttati solo per spedirli nelle campagne a lavorare. 
In questa situazione disastrosa, politica e magistratura si rimbalzano la palla e per “non generare questioni e altri problemi” hanno deciso di chiudere l’ingresso dall’estero. In pratica, nessuno può entrare se non “i cittadini extracomunitari”, dichiara il Prefetto. Un ghetto vero e proprio, rimasto ai margini, se non fosse per il grande lavoro di @nocprbrindisi che ha indagato e sollevato la questione.

La drammatica crisi dell'ex Ilva si abbatte sui Giochi del Mediterraneo - redazione.taranto@buonasera24.it

Slai Cobas sc Taranto e Cobas lavoro privato Brindisi annunciano due appuntamenti in concomitanza con l’apertura dei Giochi del Mediterraneo e con l’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia. Al centro lavoro, ex Ilva, investimenti pubblici e contestazione delle politiche del Governo

La drammatica crisi dell'ex Ilva si abbatte sui Giochi del Mediterraneo

La recente manifestazione sindacale ex Ilva

TARANTO - Due giornate di mobilitazione in Puglia, il 21 agosto a Taranto e il 4 settembre a Bari. A lanciare l’appello sono Slai Cobas Taranto e Cobas Brindisi e Bari, che invitano alla partecipazione in occasione di due appuntamenti ritenuti significativi: l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo nel capoluogo ionico e l’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia prevista a Bari con la presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Per Taranto, i sindacati indicano come tema centrale la situazione occupazionale legata all’ex Ilva e al suo indotto, richiamando anche il decreto della Corte d'Appello di Milano che dispone entro il 28 ottobre la chiusura dell’area a caldo.

Il 21 agosto, spiegano le organizzazioni, sarà l’occasione per «continuare a chiedere per Taranto tutela del lavoro, salario, sicurezza e salute in fabbrica e sul territorio», con particolare riferimento agli operai dell’ex Ilva e delle aziende dell’appalto.

Slai Cobas e Cobas chiedono inoltre investimenti alternativi e un diverso modello di sviluppo per il territorio, collegando la vertenza tarantina anche alla situazione industriale di Brindisi, interessata dalla progressiva chiusura dei cicli energetico e chimico.

Nel documento viene affrontato anche il tema delle opere realizzate per i Giochi del Mediterraneo. Secondo i sindacati, gli ingenti investimenti effettuati rischierebbero di lasciare impianti difficili da sostenere economicamente nel tempo, a causa delle risorse limitate a disposizione degli enti locali per la loro futura gestione. «Gli ingenti investimenti per i Giochi diventeranno l’ennesima cattedrale nel deserto», sostengono le organizzazioni nel loro appello.

Il secondo appuntamento è fissato per il 4 settembre a Bari, quando è prevista l’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia alla presenza di Giorgia Meloni. In questo caso i promotori annunciano una mobilitazione di contestazione nei confronti delle politiche del Governo, esprimendo nel comunicato posizioni fortemente critiche sui temi delle guerre, della Palestina, dell’immigrazione e delle norme in materia di ordine pubblico e manifestazioni.

Secondo Slai Cobas e Cobas, in Puglia sono già state organizzate diverse iniziative di protesta, in particolare a Taranto e Bari, anche contro manifestazioni e posizioni che i sindacati definiscono riconducibili a «rigurgiti fascisti» e contro temi come quello della remigrazione.

Alla Stellantis oggi e all'Ilva domani?

Stellantis Melfi: “Chi si è licenziato, ora si pente” - Esodo incentivato, licenziamento mascherato... una via sbagliata e perdente per i lavoratori

Stellantis Melfi: “Chi si è licenziato, ora si pente”

Dialogo in spiaggia con l’operaio: “Lucania amara, dobbiamo combattere per il lavoro”

“Ora è il momento delle ferie, proviamo a rilassarci”, confessa un operaio di Melfi incrociato sotto l’ombrellone, a Margherita di Savoia. Qualche giorno prima di “rientrare in fabbrica” se ne riparlerà. Non si sottrae però al confronto, ad un’analisi in prospettiva. E la mente va sempre lì… “Il lavoro è troppo importante in questa Lucania amara – osserva – tra di noi chi si è licenziato con l’incentivo all’esodo ora se ne pente.

Chi ha 55, 56 anni, è ancora troppo giovane per la pensione, vedo molti farsi la stagione per racimolare qualcosa, a fini contributivi. Se potevano tornare indietro, molti di loro, non si licenziavano”. E ancora: “Se avessero preso ‘malattia per stress da lavoro’, invece di licenziarsi, ora sarebbero ancora in fabbrica. Il lavoro è l’unica cosa insostituibile nella vita, il resto passa, cambia forma, se ne va…”. Dibattito profondo, opinabile, ma sincero. “Quando rientreremo dalle ferie – prosegue – inizierà una nuova stagione, dovremo combattere per il lavoro, pretendere certezze, giù a San Nicola di Melfi”. Le voci di un ridimensionamento fino a “duemila unità” nella fabbrica madre, fanno paura. “Non si può accettare una prospettiva del genere, bisogna combattere, tenere alta la guardia”.

Dalla fabbrica madre all’Indotto. “Abbiamo visto in questi anni tante fabbriche chiudere, non si può accettare una debacle del genere, tanti giovani ora per strada, i sindacati facciano fino in fondo la loro parte”. Il discorso scivola poi su Basilicata, spopolamento, emigrazione. “In questo mese vediamo tanti rientri, chi viene da fuori dice che abbiamo pochi servizi e sanità, che siamo ancora a ‘Cristo si è fermato ad Eboli’ “. Come dire, al netto dei proclami politico-regionali, la Lucania è parecchio indietro. “Chi ci governa dovrebbe fare di più per difendere il lavoro e frenare la fuga, ma non lo fa. Di cosa vivremo tra qualche anno, di scorie, discariche e altri pozzi…?”. Tanta amarezza, e una consapevolezza: “Il primo fortino dove difendere l’occupazione è S. Nicola di Melfi, se salta là, salta tutto un sistema produttivo regionale, chiudono anche tante attività nei paesi, per mancanza di utenti”. Un sistema ancorato da 30 anni all’automotive. “Dobbiamo difendere il nostro lavoro e pretenderlo soprattutto per chi è più giovane”, ribadisce. E’ tutto chiaro. Anche sotto l’ombrellone. Ed è chiara la sfida (almeno così pare) anche dopo il rientro dalle ferie.

Ultim'ora - Incidente all’ex Ilva: operaio gravemente ferito all’ Altoforno 2

L’infortunio è avvenuto durante il turno serale. Il lavoratore è stato trasportato in ospedale in codice rosso

​Nuovo incidente sul lavoro all’interno dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto. Intorno alle 22.00, un operaio è rimasto gravemente ferito mentre svolgeva il proprio turno di servizio nell’impianto dell’Altoforno 2.

​La dinamica dell’accaduto è ancora in fase di accertamento. I soccorsi sono intervenuti tempestivamente all’interno dello stabilimento: l’uomo è stato stabilizzato dal personale sanitario e trasportato d’urgenza in ospedale in codice rosso a causa della gravità delle lesioni riportate.

​Sul posto sono stati avviati i primi rilievi per chiarire le cause dell’incidente e verificare il rispetto delle normative sulla sicurezza all’interno del reparto.

giovedì 6 agosto 2026

Appello alla mobilitazione per il 21 Agosto a Taranto ed il 4 Settembre a Bari

Le organizzazioni sindacali Slai Cobas Taranto e Cobas Brindisi e Bari lanciano un appello a tutti e tutte per il 21 Agosto in occasione della inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo e il 4 Settembre a Bari per
l’assemblea nazionale di FDI  alla presenza di Giorgia Meloni, per condividere delle iniziative sul territorio. 

Il 21 Agosto a Taranto è la occasione per denunciare la drammatica situazione occupazionale che si è venuta a creare ulteriormente con la sentenza del tribunale di Milano che decreta entro 90 giorni la chiusura della area a caldo; è il momento di continuare a chiedere per Taranto tutela del lavoro, salario, sicurezza, salute in fabbrica e sul territorio degli operai ex  ilva, operai degli appalti, investimenti alternativi per un nuovo modello di sviluppo anticapitalistico costruito dal basso.
Così come si sta cercando faticosamente di fare per Brindisi con la chiusura del ciclo energetico e chimico.
Inoltre  gli ingenti investimenti per i Giochi diventeranno l’ennesima cattedrale nel deserto perché il problema che nascondono è che Comuni e province non hanno soldi per gestirli, condannandoli a morte certa.

Il 4 Settembre a Bari si svolgerà la assemblea nazionale di FDI alla presenza di Giorgia Meloni; dobbiamo contestare ferocemente la peggiore espressione di chi appoggia le guerre e nega l’olocausto della Palestina, del razzismo istituzionale, di chi realizza leggi sempre più liberticide che arrivano anche ad identificare le manifestazioni comeù terrorismo con quello che ne consegue.
La Puglia ha già cominciato a contestare tutto questo, in particolare a Taranto e a Bari,  con manifestazioni  contro i rigurgiti fascisti e temi come quello della remigrazione. 

Cobas Brindisi:cobaslavoroprivatobr@gmail.com
Slai Cobas Sc: slaicobasta@gmail.com

mercoledì 5 agosto 2026

Taranto ex Ilva e Governo una proposta di lotta - Slai cobas per il sindacato di classe

Nella piattaforma operaia proposta da noi e sottoscritta da molti lavoratori - insistiamo su un punto - la trattativa ex Ilva, che riguarda essenzialmente ex ilva Taranto e la città di Taranto, deve farsi a Taranto. 

Gli incontri romani sono in generale inutili e sono una truffa a buon mercato per sottrarre alla lotta operaia e cittadina la trattativa, per trasformarla in incontri di addetti ai lavori, padroni governo direzioni sindacali e i rappresentanti degli enti locali.

Da questa trattativa non viene nè verrà nulla di buono, con buona pace dei sindacalisti Fim/Fiom/Uilm, peraltro in carriera in questi ultimi tempi.

Ci batteremo per questo a settembre, ma si possono cominciare a dare degli antipasti

La Meloni per i giochi del Mediterraneo il 21 agosto a quanto pare sarà a Taranto, nello sciopero e corteo del 3 ottobre lo striscione sindacale richiamava la parola d'ordine di quest'ultimo event
o: 

“Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”

rendiamo la cosa concreta contestiamo la venuta della Meloni in occasione dei Giochi - pensiamo che la cosa ha anche un grande impatto mediatico, per tutti coloro tanti anche tra gli operai che sono affezionati a questa cosa.

La Meloni tornerà in Puglia il 4 settembre per celebrare al porto di Bari il suo governo e la longevità di esso proclamando di aver fatto bene... Bene, sta minchia... la questione ex Ilva è l'esatta smentita di questo 

anche il 4 settembre puntiamo a guastare la festa al governo... altrimenti di che parliamo? 

slai cobas per il sindacato di classe - slaicobasta@gmail.com - wa 3475301704 

 

 

Ex Ilva - Sull'amianto, il presidente dell'Osservatorio nazionale amianto - La battaglia fatta dallo Slai cobas e gli operai, che tanti fanno finta di non sapere...

Prima di pubblicare l'intervento del presidente Osservatorio nazionale amianto, pubblichiamo una risposta allo Slai cobas dell'Usi e una nota dello Slai cobas Taranto:

USI: "Grazie per il contributo, compagni. Ricordo la prima grande manifestazione nazionale che organizzammo con la Rete nazionale salute e sicurezza sul lavoro e sui territori, a Taranto nel 2005 e le tante testimonianze di operai e delle loro famiglie, non ci stava persona a Taranto che non avesse parenti o familiari che lavoravano lì o nell'indotto e che non avesse persone ammalate e i tanti convegni, seminari, assemblee, iniziative di lotta e di contro informazione, con la tenacia di compagne e compagni di mille battaglie, per tenere viva l'attenzione non solo sull'aspetto importante, dell'occupazione ma anche dalle salute e della salute negli ambienti di lavoro e sui territori inquinati e devastati, in nome del profitto e dello sfruttamento.
Una battaglia che alcuni di noi proseguono con la rete nazionale lavoro sicuro, tenendo una continuità di intervento e si prova a dare strumenti e informazioni, del sapere operaio, per le giovani generazioni..."

Lo Slai cobas Ilva e appalto, poco dopo che venne Riva, all'inizio con operai di Ditte dell'appalto, in particolare gli operai della Nuova Siet, e poi con tanti operai diretti fece una forte e vasta battaglia contro la presenza dell'amianto (allora veramente c'era dappertutto e in grande quantità) e per benefici/prepensionamenti amianto. Questa lotta contro Riva - che all'inizio per non pagare sanzioni e premi all'Inail negava la presenza d'amianto in tutta l'Ilva e rilasciava certificazioni solo a una minima parte di operai perchè potesserio avere i benifici pensionistici -; ma subito contro l'Inail, arrivò a Roma al governo; l'allora sottosegratario Caron venne a Taranto, venne in fabbrica ad incontrare gli operai. Questa lotta, con scioperi, manifestazioni locali e nazionali, presidi all'Inail, Ispettorato del lavoro, Tribunale, assemblee, ecc. vinse una tappa importante, portò al riconoscimento per migliaia e migliaia di operai Ilva/appalto dei benefici amianto, e all'intervento dell'Ispettorato del lavoro, dell'Inail. Questa battaglia portò, per la prima volta, a livello nazionale, al riconoscimento di "esposizione amianto" in forme molto larghe rispetto ai criteri restrittivi della legge esistente, e portò all'Ilva a prepensionamenti per più di 5mila operai e all'entrata di quasi 8mila giovani, prima in formazione lavoro.  

Questa battaglia importante, ma difficile, lo Slai cobas la dovette fare da solo. Con i sindacati confederali contro e che cercavano di frenare la lotta degli operai; e con gli "ambientalisti" che non dissero una parola e non fecero nulla per sostenere la lotta degli operai (compreso Marescotti - che noi rispettiamo -, benchè anche allora, anche più di oggi, i morti, i malati dentro e fuori la fabbrica c'erano)

Questa battaglia lo Slai cobas la fece e la vinse non mettendo al centro la magistratura, ma mettendo al centro la lotta, il protagonismo degli operai delle ditte e dell'Ilva.  

Questo dimostra che anche oggi, sulla questione "amianto", "polveri sottili pericolose", o la battaglia si fa con gli operai, o non ci saranno giudici di Milano e associazioni ambientaliste antioperaie che la potranno affrontare e dare soluzione.  

Da Osservatorio nazionale amianto

Duemila chilogrammi di amianto avvelenano tutta la “area a caldo” dell’ex-Ilva di Taranto: fibre killer si trovano nelle tubazioni, nelle pareti interne degli altiforni e in decine di guarnizioni. «Per gli operai è impossibile azzerare il rischio di intossicazione, anche se indossano la maschera» spiega ad Avvenire l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto (Ona), mentre prepara la difesa di un ex dipendente Ilva morto per cancro ai polmoni. Per tutelare operai e cittadini di Taranto, i giudici milanesi ieri hanno imposto la chiusura delle attività siderurgiche entro 90 giorni.

Avvocato, è possibile una bonifica in extremis nei prossimi tre mesi?
Servirebbe un miracolo. O, meglio, una improvvisa assunzione di responsabilità che manca da decenni da parte di Governi di ogni colore. L’amianto è stato messo al bando nel 1992: significa che in 34 anni nessun esecutivo ha impedito che le fibre continuassero a uccidere. Non riesco a pensare che gli altoforni saranno sostituiti in così poco tempo.

Cosa prevede esattamente il lavoro di bonifica dell’ex-Ilva?
Nell’acciaieria si trovano altoforni realizzati negli anni Sessanta, colmi di amianto. All’epoca il minerale era stato impiegato in quasi tutti i macchinari e nelle tubature perché è isolante, quindi permette di sostenere temperature che sfiorano anche i duemila gradi. Ora servirebbe sostituire ogni parte in amianto con un materiale ignifugo privo di “fibre killer”. In sostanza, si tratta di sostituire quasi del tutto gli altiforni. Se non succede, vuol dire che per i prossimi cinquant’anni - il tempo di latenza del mesotelioma (il tumore “sentinella” dell’intossicazione da amianto, ndr) - conteremo malati e morti.

Il vostro osservatorio ha misurato i danni dell’amianto a Taranto?
Certo. E le vittime non sono solo operai: inalano fibre anche i familiari e chiunque entri a contatto con i vestiti dei dipendenti dell’acciaieria. Basta un grammo di amianto per inquinare un intero campo da calcio: due tonnellate possono avvelenare una città intera. Negli ultimi anni, sono morti anche molti cittadini di Taranto che non lavoravano nell’ex-Ilva, perché sono entrati in contatto con la “fibra killer” o con altri veleni. Hanno perso la vita anche molti bambini. A noi risulta un incremento del 400% dei mesoteliomi in tutta la città. Il quartiere più esposto è quello di Tamburi.

Se la presenza di amianto è nota da almeno trent’anni, perché siamo arrivati solo oggi a questa sentenza?
Non è un problema che avrebbe dovuto risolvere la magistratura, perché i tribunali non hanno il potere di bonificare. Quella della bonifica è una responsabilità che i Governi non si sono mai presi negli ultimi trent’anni. La presenza dell’amianto è stata sempre nascosta e negata. Sono stati presentati dei piani di lavoro, ma le fibre sono rimaste in acciaieria. Ora mi auguro che eseguano una volta per tutte il provvedimento della magistratura milanese.

L’obbligo di bonifica potrebbe avere un impatto anche nella trattativa per la cessione con il fondo statunitense Flacks Group o con il gruppo indiano Jindal Steel?

La bonifica deve essere una priorità anche per chi subentra. Nella trattativa, lo Stato italiano potrebbe abbassare il prezzo di acquisto per chiedere un investimento nella bonifica all’acquirente. Il nostro osservatorio ha calcolato che converrebbe anche ai conti pubblici: le spese sanitarie per la cura delle patologie tumorali sono molto più elevate dei costi di bonifica. Senza contare le vittime.

Depositate le motivazioni del processo Anan, rinchiuso nel carcere di Melfi - Massima mobilitazione per l'Appello

martedì 4 agosto 2026

Ieri sera un altro saluto a Bakari Sako

Ieri sera il corteo di compagne e compagni con la banda musicale, partito dalla Casa del popolo e atraversando le strade, i vicoli di Taranto vecchia, è arrivato a piazza Fontana. Qui la comunità africana di Taranto e provincia ha fatto interventi salutando Bakari Sako, ucciso per razzismo il 9 maggio, da un branco di fascistelli di città vecchia, e denunciando tutti i razzismi. le guerre, le terribili condizioni di vita, di repressione, aggressioni contro popoli dell'Africa, del Mali da dove proveniva Sako, ma anche la condizione di tanti giovani immmigrati che stanno a Taranto e provincia, ma a cui, pur vivendo qui da anni, lavorando, vengono ancora negati diritti, documenti, residenza, ecc. 

L'impegno assunto dallo Slai cobas con rappresentanti della Comunità africana - impegno già detto con forza nella grande manifestazione che seguì in piazza Fontana all'uccisione di Sako - è di essere sempre al loro fianco, sostenerli, organizzare con loro la necessaria mobilitazione.



                                                                            *****

A che punto è l'azione giudiziaria - Da GdM

"È stata depsitata la relazione autoptica del medico legale Roberto Vaglio sulla morte di Bakari Sako, il bracciante maliano di 35 anni ucciso all’alba del 9 maggio scorso nella città vecchia di Taranto. Secondo il consulente della Procura, la morte è stata causata da un trauma aperto del torace provocato da ferite multiple da arma da punta e taglio, con shock emorragico dovuto alla lacerazione del polmone destro, dell’auricola destra del cuore e del tratto intrapericardico dell’aorta.

La relazione descrive, inoltre, lesioni contusive al volto, tra cui un’ecchimosi al labbro superiore e la frattura di un incisivo, compatibili con percosse. Sulla base degli elementi medico-legali, l’aggressione sarebbe avvenuta in uno spazio urbano aperto e si sarebbe consumata in pochissimo tempo. La dinamica ricostruita indica che l’aggressore avrebbe colpito la vittima alle spalle, leggermente spostato sulla destra, sferrando in rapida successione i fendenti verso aree vitali del torace e dell’addome.
Per l’omicidio sono indagati quattro minorenni, tra cui un 15enne che avrebbe ammesso di aver sferrato la coltellata mortale sostenendo di aver agito per timore che i propri amici potessero essere aggrediti. Indagati anche i maggiorenni Cosimo Colucci, 22 anni, e Fabio Sale, 20 anni. Il gestore del bar nel quale la vittima avrebbe tentato di rifugiarsi risponde invece di favoreggiamento".