domenica 2 agosto 2026

Ex Ilva, la Fiom sullo sciopero del 3 agosto: «Il Governo si assuma le proprie responsabilità» - infostampa

Le RSU e gli RLS di Acciaierie d’Italia e dell’appalto lanciano l’allarme dopo il decreto della Corte d’Appello di Milano che dispone lo stop dell’area a caldo entro 90 giorni

I lavoratori del Siderurgico

I lavoratori del Siderurgico - archivio

TARANTO - Nuovo sciopero nello stabilimento siderurgico di Taranto. Le RSU e gli RLS di Acciaierie d’Italia e delle aziende dell’appalto hanno annunciato l’astensione dal lavoro per lunedì 3 agosto, dopo il decreto con cui la Corte d’Appello di Milano ha disposto la sospensione delle attività dell’area a caldo entro 90 giorni.

Per i rappresentanti dei lavoratori, la decisione dei giudici costituisce «un punto di non ritorno» e apre uno scenario particolarmente grave per il futuro dello stabilimento, dell’occupazione e dell’intero territorio tarantino.

La Fiom ribadisce di non aver mai sostenuto l’attuale modello industriale. L’obiettivo indicato dal sindacato è sempre stato quello di trasformare radicalmente la fabbrica, utilizzando l’attuale ciclo produttivo soltanto come fase temporanea verso un sistema capace di garantire contemporaneamente salute, tutela ambientale, produzione e lavoro dignitoso.

Nel documento vengono ricordate le numerose segnalazioni avanzate negli anni dai rappresentanti sindacali sui problemi di sicurezza e sulle condizioni ambientali all’interno dello stabilimento. Tra le richieste figurano l’esecuzione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie, l’introduzione di criteri più rigorosi per la valutazione del danno sanitario e la riduzione dei tempi previsti per la rimozione dell’amianto.

Il sindacato richiama anche la costituzione di parte civile nel processo Ambiente Svenduto per oltre 500 lavoratori, ai quali la sentenza di primo grado, successivamente annullata, aveva riconosciuto un danno alla salute.

La Fiom sottolinea inoltre che una propria osservazione al piano istruttorio conclusivo, relativa alla necessità di abbreviare i tempi fissati dal Dpcm del 2017 per eliminare l’amianto, sarebbe stata richiamata anche nelle motivazioni della Corte.

Secondo le RSU e gli RLS, la situazione rischia di compromettere non soltanto i posti di lavoro, ma anche l’avvio della transizione ecologica, la tenuta economica e sociale di migliaia di famiglie e la stessa capacità industriale del Paese.

«La situazione che abbiamo di fronte è drammatica e mette seriamente a rischio l’occupazione, l’avviamento di una transizione ecologica, l’ambiente e la tenuta sociale ed economica di migliaia di famiglie», affermano i rappresentanti sindacali.

La mobilitazione, viene precisato, non è rivolta contro la magistratura. «Noi non scioperiamo contro la magistratura e le sue decisioni, non l’abbiamo mai fatto», chiariscono i delegati, indicando invece nel Governo e nella politica le responsabilità per le decisioni rimandate nel corso degli anni.

Il sindacato accusa le istituzioni di non aver ancora compreso pienamente la portata delle possibili conseguenze e richiama l’attenzione sulle ricadute che potrebbero interessare tra 16.000 e 20.000 lavoratori, in un territorio già segnato da numerose crisi occupazionali.

Nel comunicato viene denunciato anche il clima di ostilità che, secondo i rappresentanti sindacali, si sarebbe diffuso in alcuni settori della città nei confronti dei delegati e delle maestranze.

«Il nostro grido d’allarme è rivolto a tutta la comunità», conclude la Fiom, ribadendo le proprie proposte per una trasformazione dello stabilimento che possa difendere insieme lavoro, ambiente e salute.

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