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Le raccolte uscite finora |
....per eliminare ghetti e baraccopoli quali Borgo Mezzanone e costruire
normali abitazioni con relativi spazi, urbanistica ecc., il governo
Meloni aveva ricevuto dalla Ue con il Pnrr, 200 milioni di euro. Ha
preferito restituire all’Ue 180 di questi milioni piuttosto che
realizzare questo piano. Se ve ne fosse bisogno è una cartina di
tornasole di come il governo Meloni considera i braccianti immigrati,
per tenerli fortemente ricattabili a disposizione dei padroni, che li
affidano ai loro intermediari e caporali, ovvero ai loro kapò. Il
governo Meloni non intervenendo su salari, condizioni e trattamenti
miserabili nei confronti degli operai di un settore (agricolo) è come se
spronasse i padroni degli altri settori a fare la stessa cosa con i
loro operai, generalizzando in peggio la moderna schiavitù del lavoro
salariato.
Borgo Mezzanone tra Manfredonia e Foggia, è il ghetto dei
braccianti più grande d’Europa: quando si dice il Made in Italy! Vi
vivono o meglio, sopravvivono 5 mila braccianti che nelle campagne
adiacenti, raccolgono il 40% del pomodoro nazionale, più altra frutta e
ortaggi, a 3 euro l’ora in nero o con contratti per lo più in “grigio”.
Parte di questo salario se lo riprende il caporale per il trasporto o
con altri pretesti. Un paese di baracche in lamiera e ogni materiale
recuperato in giro. Sul pavimento delle baracche c’è ancora un po’ di
cemento della pista d’aeroporto dismessa, dove partivano i mezzi
militari per la guerra in Jugoslavia. Senza acqua corrente e la fogna,
con maleodoranti montagne di rifiuti, puzza nauseabonda e caldo rovente
d’estate, fanghiglia e gelo d’inverno nell’odore della plastica e quel
che capita da bruciare per scaldarsi, nei bidoni fuori dalle baracche.
Lavorano fino 14 ore al giorno sotto il sole o la pioggia e campano
grazie anche ai pacchi di pasta distribuiti dalle Associazioni. Capita
che nelle notti più fredde qualcuno di loro passa al sonno eterno, per
via di bracieri accesi dentro le baracche, bombole che esplodono,
monossido invisibile. Questi non rientrano nel conteggio dei morti sul
lavoro ma nella casistica delle fatalità. Come loro anche quanti muoiono
cercando di ingannare la fatica, assumendo il potente oppioide Tramadol
(oppure Blue Punisher, definito l’ecstasy più letale d’Europa) che crea
dipendenza, in questo caso schiavitù dentro la schiavitù.
Considerando
anche i 4 braccianti, 2 afghani e 2 pakistani, tutti tra i 19 e 29
anni, di proposito bruciati vivi a giugno su un minivan in un
distributore ad Amendolara, (più giù di Borgo Mezzanone) perché volevano
essere pagati, dall’agosto di un anno fa sono 8 i braccianti uccisi
deliberatamente, di cui 2 forse morti sul lavoro e occultati, tutti
costretti a lavorare con temperature di caldo al suolo di 60 gradi.
L’ultimo è Saddam Hussein bracciante pakistano, in Italia da 5 anni con
regolare permesso di soggiorno per protezione speciale. Sparito il 4
agosto 2026 e ritrovato il 21 cadavere nel bagagliaio della sua auto.
Senza scartare l’ipotesi che sia una morte sul lavoro occultata, la
procura di Foggia indaga per omicidio, il movente potrebbe essere la
punizione di qualche caporale o che abbia visto qualcosa che non doveva
vedere. Il 21 agosto dell’anno scorso in un casolare fu scoperto il
corpo di un 27enne macedone, morte sul lavoro occultata? Il 29 settembre
sempre in questa zona, trovato cadavere con ferite da arma da fuoco un
magrebino. E il 4 ottobre un senegalese fu ucciso a coltellate. Se a
questi omicidi sul lavoro, ed esecuzioni sommarie, i notiziari
televisivi dedicassero la centesima parte dello spazio che dedicano a
casi di cronache trite e ritrite, per i telegiornali di tele Meloni non
basterebbero 24 ore al giorno.
In Italia i braccianti agricoli sono
oltre 1 milione, poco pagati e tanto sfruttati, lo sono di più almeno
300mila di loro. Costretti a condizioni barbare, per schiacciare alla
fonte il costo della materia prima, e garantire ampi margini di profitto
in tutti i passaggi della filiera, dalle aziende agricole a quelle
della trasformazione fino ai banchi dei supermercati. Non si tratta di
un’anomalia, ma della situazione dell’agricoltura in Italia non solo al
Sud. l’Associazione Terra! denuncia: “Il caporalato è raccontato come un
fenomeno che riguarda solo il mezzogiorno, invece nel Nord Italia lo
sfruttamento è la norma: la Lombardia con una produzione agroalimentare
del valore di oltre 14 miliardi di euro, è la prima regione italiana
nell’agroalimentare. Ma allo stesso tempo è una delle regioni più
colpite da procedimenti giudiziari riguardanti il caporalato. Il ruolo
del caporale lo interpretano le cooperative senza terra, che forniscono
lavoratori e servizi alle aziende ecc.”. “Perfino la cosiddetta
‘immigrazione regolare’ è al servizio di questo sistema – spiega Fabio
Ciconte presidente della citata Associazione Terra!- “Il decreto flussi è
un bluff che serve ad alimentare i ghetti, il modello c’era, ed era
quello di Riace ma il governo ha preferito rinunciare persino ai soldi
del Pnrr pur di mantenere in piedi questo sistema”.
Con l’acuirsi
delle tensioni fra braccianti e caporali, il governo ne attribuisce le
responsabilità alle contraddizioni interne alle comunità, fra diverse
comunità, o etnie. Ignorando volutamente che queste tensioni sono create
ad arte dal padrone per tenerli divisi. Nonostante le punizioni per chi
si muove fuori dagli ordini del caporale, nonostante i feroci omicidi
usati come deterrente a chi osa ribellarsi, i braccianti di Borgo
Mezzanone occupando per protesta la basilica di Bari il 4 luglio scorso,
ottennero l’impegno della regione Puglia di installare alcune pompe
d’acqua ma, come successo nel caso dei cassonetti per l’immondizia,
tutto si è fermato perché i proprietari terrieri, vogliono un
risarcimento per occupazione di suolo. A questo punto il governo Meloni e
la regione Puglia, fanno scena muta; i braccianti covano una nuova e
più incisiva protesta; chi si dichiara dalla parte degli operai, non può
lasciare sola la categoria dei braccianti in una condizione così
pesante.
Saluti Oxervator.da Operai Contro,



