L’iniziativa davanti al Policlinico dove lavorano i nove, fra psichiatri e infettivologhi, sottoposti a perquisizione nell’ambito dell’inchiesta della procura di Ravenna sulle presunte false certificazioni relative migranti destinati ai Centri di permanenza per il rimpatrio
“La tutela della legalità e il rispetto delle procedure giudiziarie non sono in contrasto con la salvaguardia della dignità e della responsabilità professionale dei medici – ha detto – costituiscono principi che devono essere garantiti congiuntamente nell’interesse del Servizio sanitario e dei cittadini”. I nove medici di Bari e Matera, tutti in servizio al Policlinico, non sono indagati ma sono stati sottoposti a perquisizione da parte della polizia, per verificare se abbiano fatto parte di una presunta rete creata per evitare al maggior numero di immigrati possibile l’ingresso nei Cpr. Per i magistrati emiliani, sarebbero stati redatti certificati che attestavano falsamente condizioni di salute non idonee al trasferimento nei Centri.
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