Ai due incroci una solida grata bloccava la strada dai due lati, mezzi blindati e celerini con caschi e scudi impedire anche solo di avvicinarsi alla finestra da cui pendeva la bandiera dell'entità sionista genocida.
Diversi, non tantissimi, gli interventi diffusi dall'amplificazione sul camioncino in testa mentre il corteo ai avvicinava al Consolato.
In uno di questi i compagni di Brindisi ha chiamato a essere presenti il 15 ottobre sulla banchina del porto per impedire la discesa a terra dei "turisti di guerra" a bordo della nave da crociera israeliana in arrivo da Haifa, la stessa da cui lo scorso hanno sono sbarcati i provocatori che insultarono gli attivisti solidali.
Altri, velatamente elettoralisti, hanno posto l'accento sulla denuncia della propaganda dei partiti di governo che ostentano un consenso popolare che non c'è e non c'è ragione di esserci.
Per il resto tanta musica vibrante e soprattutto roboanti slogan di fuoco "se non chiudono il consolato ...Molotov! Molotov" che però una volta arrivati ai blocchi della polizia si sono sciolti in azioni modeste e puramente simboliche: arrampicarsi per issare in cima alla barriera una bandiera palestinese, la prolungata battitura dell'inferriata al grido "lascateci passare", qualche fumogeno che più che altro ha disturbato gli stessi manifestanti.
I pochi compagni, comprese le nostre compagne di Taranto, che cercavano di fare per quanto possibile qualcosa di più incisivo o quanto meno prolungare il fronteggiamento e trasformarlo in assedio, sono stati subito tacciati dal "pompiere" di turno di essere "i soliti facinorosi" (parole degne di digossini o benpensanti più che di una sedicente militante dell'estrema sinistra); oppure accusati di "non rispettare le decisioni prese in assemblea cui non vi siete neanche degnati di partecipare". Alla luce dei fatti, un'assemblea che ha deciso di rispettare la sostanza delle prescrizioni della Questura e soprattutto evitare lo scontro.
La via per chiudere davvero il Consolato e rilanciare l'azione di solidarietà con la Palestina e abbattere il governo complice del genocidio è un'altra e prima o poi ci si dovrà assumere la responsabilità di percorrerla.


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