Ex Ilva, l’indotto alza la voce: “Ritirare subito i licenziamenti collettivi”. video
Assemblea dei lavoratori davanti allo stabilimento. Fim Cisl e Fiom Cgil chiedono ammortizzatori straordinari, garanzie occupazionali e un piano industriale
14 Settembre 2026 - 07:55

L'assemblea dei lavoratori ex Ilva
TARANTO - La preoccupazione per il futuro dei lavoratori dell’appalto e dell’indotto dell’ex Ilva è esplosa questa mattina nell’assemblea organizzata davanti allo stabilimento siderurgico. Al centro del confronto ci sono le procedure di licenziamento collettivo già annunciate da alcune aziende, l’assenza di adeguati ammortizzatori sociali e la richiesta al Governo di indicare con chiarezza quale prospettiva industriale e occupazionale intenda garantire al territorio.
A chiedere un intervento immediato è Pietro Cantoro, segretario Appalto Indotto della Fim Cisl Taranto Brindisi, che individua come prima emergenza la tutela dei dipendenti delle imprese coinvolte.
“Bisogna innanzitutto coprire con ammortizzatori sociali straordinari ad hoc le aziende dell’appalto che hanno già dichiarato licenziamenti collettivi”, afferma Cantoro, chiedendo contemporaneamente alle imprese che hanno avviato le procedure di fare marcia indietro. “Intimiamo a tutte le aziende che lo hanno fatto di ritirarli immediatamente”.
Per la Fim Cisl, però, la risposta non può limitarsi alla gestione dell’emergenza occupazionale. Al Governo viene chiesto di mettere sul tavolo un programma e un piano industriale in grado di indicare tempi e modalità per una possibile ripresa delle attività.
“La gente ha bisogno di lavoro”, sottolinea Cantoro, richiamando anche il tema della riconversione. “È un problema che andava affrontato e deve essere affrontato con urgenza”, con soluzioni che siano compatibili con le sfide ambientali. “Le persone non possono essere abbandonate al loro destino e hanno bisogno di garanzie di futuro”.
Un quadro di forte incertezza emerge anche dalle parole di Paolo Panarelli, coordinatore Indotto Acciaierie d’Italia della Fim Cisl. La principale preoccupazione riguarda salario e continuità occupazionale, soprattutto per quei lavoratori che non dispongono di strumenti di sostegno al reddito.
“Dalle assemblee di questa mattina emerge una forte preoccupazione per i lavoratori dell’appalto del territorio, preoccupati per il loro destino e per il loro salario”, dichiara Panarelli.
Il coordinatore della Fim evidenzia inoltre il rischio rappresentato dalle procedure annunciate dalle imprese. “Le loro aziende, i loro imprenditori già stanno minacciando con i licenziamenti collettivi”, afferma, ribadendo la contrarietà del sindacato: “Non accetteremo un licenziamento collettivo”.
La richiesta è quella di individuare strumenti capaci di assicurare la salvaguardia dei posti di lavoro e una prospettiva per i dipendenti delle aziende dell’appalto.
Dalla Fiom Cgil arriva invece l’annuncio di una possibile nuova fase di mobilitazione. Patrizio Di Pietro definisce l’assemblea “il primo segnale di reazione” dei lavoratori dell’appalto di Acciaierie d’Italia dopo il riavvio delle procedure di licenziamento collettivo da parte dell’associazione industriale AIGI.
“Occorreva reagire”, afferma Di Pietro. “Lo stiamo facendo attraverso un’assemblea che coinvolge tutti i lavoratori per dare loro i dettagli della situazione attuale”.
Nel corso del confronto saranno valutate le iniziative da mettere in campo. Tra queste, secondo l’esponente della Fiom, c’è anche lo sciopero. “Decideremo le iniziative che riterremo più opportune, sicuramente con l’avvio di una fase di sciopero che deve vedere coinvolti tutti”.
Anche dalla Fiom il messaggio viene indirizzato direttamente al Governo, chiamato ad assumere decisioni in grado di tutelare i dipendenti dell’indotto. “La reazione va inoltrata anche nei confronti del Governo, che deve adottare necessariamente decisioni per garantire questi lavoratori”.
“Siamo stanchi di subire, come abbiamo fatto nel corso di questi anni”, conclude Di Pietro. “Ci devono dare garanzie lavorative perché i lavoratori non possono rimanere disoccupati a vita”.
Quotidiano di Puglia
Strade bloccate a Taranto
«Sia chiaro - sottolineano i sindacati nella comunicazione di sciopero - che non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti lavoratori».
Ex Ilva, scatta la protesta dei lavoratori dell'indotto: bloccato il ponte girevole a Taranto. «Servono garanzie» VIDEO
I dipendenti si sono riuniti in assemblea davanti alla Portineria Imprese dello stabilimento di Taranto per esaminare la situazione pesantissima. Proclamate le prime 24 ore di sciopero, il corteo è arrivato in città
Stamattina, dalle prime luci del mattino, i lavoratori dell’indotto ex Ilva si sono riuniti in assemblea davanti alla Portineria Imprese dello stabilimento di Taranto per esaminare una situazione pesantissima: potrebbero presto raddoppiare, infatti, le annunciate 2500 lettere di licenziamento, legate allo stop dell’area a caldo del siderurgico entro fine ottobre, disposto dalla Corte d’Appello di Milano.
Ad aprire la settimana è dunque la protesta dei lavoratori dell’indotto, mentre domani è previsto a Palazzo Chigi un nuovo tavolo sull'ex Ilva tra Governo e sindacati. A ieri, però, non era ancora arrivata alcuna convocazione formale né alle organizzazioni sindacali né ai commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e Acciaierie d’Italia. «Il tempo è scaduto», hanno ribadito i sindacati, chiedendo garanzie occupazionali, tutela del reddito e un piano industriale per Taranto. Al centro della protesta anche il blocco delle procedure di licenziamento nell’appalto.
I dipendenti sono partiti in corteo alle 8 e hanno bloccato la strada per provinciale per Statte, ma è annunciato un blocco stradale anche sulla statale in direzione Bari. Il corteo ha attraversato il quartiere Tamburi e si muove verso Palazzo di Città. Viabilità in tilt a causa dei blocchi stradali.

Contestualmente, le sigle FIM, FIOM, UILM e USB, hanno proclamato le prime 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori dell'appalto, fino alle 7 di domani mattina. "Sia chiaro che non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti", fanno sapere in una nota.

Il corteo dei lavoratori dell’indotto ex Ilva e dei rappresentanti sindacali ha raggiunto il Municipio di Taranto, dove è in corso un sit-in. Un gruppo di manifestanti ha temporaneamente bloccato il ponte girevole. Una delegazione ha chiesto di parlare con il sindaco Piero Bitetti. Le sigle sindacali chiedono una convocazione a Palazzo Chigi e il blocco di licenziamenti per riprendere la discussione, altrimenti continueranno con le iniziative di mobilitazione. "Abbiamo la necessità di confrontarci - hanno ribadito - non solo rispetto a quello che accadrà un secondo dopo la chiusura dell’area a caldo, ma per dare risposte ai lavoratori diretti, di Ilva in As e dell’appalto che non hanno nessuna prospettiva. Il nostro compito è quello di salvaguardare non la produzione, ormai ferma, ma il futuro di migliaia di lavoratori con le loro famiglie»
«Emerge un problema importantissimo, quello di coprire innanzitutto con degli ammortizzatori sociali straordinari ad hoc le aziende dell’appalto che hanno già dichiarato licenziamenti collettivi e chiaramente intimiamo a tutte le aziende che lo hanno fatto di ritirarli immediatamente». Lo sottolinea Pietro Cantoro della segreteria territoriale Fim Taranto-Brindisi con delega ad appalto e indotto a margine della manifestazione di protesta.
«Il governo - esorta il sindacalista - ci dia un programma e un piano industriale di ripresa delle attività perché i lavoratori hanno bisogno di difendere il reddito. La riconversione è un problema che andava affrontato e deve essere affrontato con urgenza e chiaramente ci attendiamo scelte rispettose dell’ambiente e delle sfide che ci aspettano. I lavoratori non possono essere abbandonati al loro destino e hanno bisogno di garanzie di futuro».

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