Nel presidio di controinformazione, denuncia, indicazione di nuove mobilitazioni, una zona della piazza è stata dedicata alla informazione di quello che succede in India - nel quadro di una mobilitazione internazionale - dove è in atto da parte del governo Modi, amico di Trump e Meloni, una feroce campagna di massacri di popolazioni adivasi, un genocidio, come a Gaza, per cacciare le popolazioni dai loro territori e consegnarli alle multinazionali, e l'uccisione dei rivoluzionari, dirigenti del Partito Comunista dell'India (maoista) che guidano una guerra di popolo; interna a questa realtà è la terribile condizione dei prigionieri politici, torturati e uccisi nelle nere galere. Alcuni striscioni e pannelli denunciavano questa condizione e l'appello alla loro liberazione, come un tavolino con materiali diretti dall'India. Alcuni lavoratori indiani si sono fermati, e con loro si è fatta soprattutto chiarezza, controinformazione, rispetto alla notizie distorte sulla cosiddetta "democrazia" in India. Durante l'iniziativa, gli interventi sone stati seguiti soprattutto da gruppi di giovani, di ragazze, che si sono fermati a leggere interessati i cartelli, gli striscioni, su temi certo non scontati e spesso non conosciuti.
Intervento proletari comunisti:
Mentre sta andando avanti il dramma di 15mila operai dell’Ilva che rischiano di perdere il lavoro per colpa del governo, dei padroni che non solo non hanno fatto niente ma hanno pensato solo a sfruttare fino all'osso, con tutti i morti che ci sono stati in fabbriche e nei quartieri e poi ora abbandonano una fabbrica con 15.000 persone, 15.000 famiglie senza un futuro, invece a cosa stanno pensando il governo, lo Stato per Taranto? Stanno pensando a fare di Taranto una città strategica per la guerra, vogliono trasformare la Base navale, su cui già ci sono esercitazioni militari di soldati non solo italiani ma anche francesi, tedeschi, americani che si esercitano per le missioni di guerra, in Comando Nato. Questo vuol dire che questa Base diventa pienamente interna ai piani di Trump, ai piani di guerra nel Medio Oriente, in Mediterraneo contro i popoli, il popolo palestinese in primis.
Giorni fa un ammiraglio della Nato, Cavo Dragone ha detto esplicitamente che la base di Taranto deve essere Comando Nato, quindi chi decide a Taranto sarà l'imperialismo americano a cui chiaramente il governo Meloni è strettamente legato e non dirà mai di no.
Noi oggi pomeriggio siamo stati alla Base navale, siamo stati perché non possiamo lasciare in pace questi piani di guerra e quindi la Base navale deve diventare un punto di lotta importante; e abbiamo anche parlato con alcuni militari della Base, perché anche questo è importante. Le rivoluzioni, prima di tutto la rivoluzione d'ottobre in Russia, la rivoluzione di Lenin, ci hanno insegnato quanto sia importante anche dividere il fronte dei soldati, far passare i soldati dalla parte dei proletari, delle masse che lottano. Questo è avvenuto anche in Italia negli anni ‘70, pensate che i soldati si organizzavano allora in Comitati nelle caserme, si chiamavano “proletari in divisa”, comitati di soldati che erano contro la militarizzazione, contro le guerre, contro l'uso dei giovani per fare le loro missioni di guerra.
Questa di oggi pomeriggio è stata una prima iniziativa alla Base navale, ne dovremo fare tante altre. Queste iniziative sono importanti, non solo per denunciare e cercare di mettere delle zeppe a questi piani di fare della Base il comando Nato, ma anche per parlare con i militari, chiaramente i militari più semplici quelli di base, non certo i comandanti e i dirigenti. Alcuni di loro dicevano che non vogliono assolutamente essere mandati in guerra, che sono contro la guerra; altri dicevano che effettivamente stanno vedendo una trasformazione della situazione all'interno della Base navale, stanno approntando in maniera veloce le navi militari perché siano pronte appena c'è l'ordine a partire. E questo ordine ci sarà se non lottiamo, se non facciamo sentire una protesta di massa, perché vogliono che l'Italia non solo sia complice politica di quello che succede in Palestina, in Medio Oriente, in Iran, nel Mar Rosso, ma che sia fino in fondo partecipi a questa guerra che è una guerra contro i popoli, sia chiaro.
E’ una guerra contro il popolo palestinese prima di tutto, contro cui sta continuando il genocidio, il genocidio non è mai finito; altro che accordi di tregua, questi erano e continuano ad essere sempre più falsi, contro il popolo palestinese, contro i bambini palestinesi si continua a massacrarli, l'altro giorno sotto i droni è crollato un intero edificio e sono morti bambini, donne; così come vengono uccisi, massacrati, deportati in Cisgiordania perché i coloni vogliono occupare tutta quella terra, una terra che è sempre stata dei palestinesi, e invece vogliono sterminare un intero popolo per prendersi quella terra, per, come dice Trump, fare di Gaza una costa smeralda in cui possano andare i ricchi, possano andare i soldati a farsi le ferie dopo aver massacrato i civili. Infatti stasera proietteremo dei video, uno di questi che fa parte di un film, ‘Naza’, nei giorni scorsi presentato a Venezia, in cui due giornalisti interrogano quei soldati che ogni giorno massacrano in tutti i modi i bambini e anche dalle loro dichiarazioni viene fuori l'orrore atroce di questo genocidio che viene portato avanti in tutti i modi; questi maledetti assassini raccontano con indifferenza che sparano un colpo in testa ai bambini, alle bambine, quando cercano di sfuggire, oppure entrano nelle case e distruggono le case con gli abitanti dentro.
Bisogna sapere che quello che dicono la televisione, i giornali sono al 90% falsità; fanno discorsi per giustificare, per dire che è giusto che i palestinesi vengano cacciati, è giusto che l'imperialismo americano, gli imperialisti europei si prendano le terre, si prendano le fonti energetiche.
Tornando alla nostra città. Stanno facendo un criminale piano, un criminale piano per cui da Taranto partiranno navi e soldati in queste guerre che non sono guerre, come era in passato, tra due potenze ma sono guerre contro i popoli. E’ chiaro che tra loro, i paesi imperialisti, sono in contrasto, l'imperialismo americano, l'imperialismo russo, i paesi imperialisti europei che vogliono anch’essi il loro posto al sole, l'imperialismo cinese che un tempo era la “Cina rossa” in cui c'era la dittatura del proletariato sui padroni della Cina, ma che ora non è più così, come non è più così da tanto in Russia dove invece nel ‘17 c'è stata una grande rivoluzione che ha portato i proletari, gli operai al potere. Ora i paesi imperialisti vogliono andare avanti verso una nuova guerra mondiale. E Taranto deve essere una città strategica, secondo l'imperio americano, secondo lo stesso governo Meloni, in questa guerra.
Noi non possiamo stare a guardare, non possiamo stare a sentire quello che dice la televisione non possiamo stare solo a smanettare sui social, a rimbambirci con i social.
Noi dobbiamo pensare e agire con la nostra testa, vedendo qual è effettivamente la realtà, quella dei genocidi di massa, ma anche, e questo la nascondono ancora di più, quella della grande resistenza dei popoli. Il popolo palestinese non è solo vittima, il popolo palestinese sono anni e anni che resiste e resiste con le armi perché senza armi sono chiacchiere; loro, gli imperialisti, hanno tutte le armi più sofisticate, più potenti, le armi nucleari, (ora anche qui in Italia riparlano di energia nucleare); usano anche i progressi della scienza come l'intelligenza artificiale per indirizzarla verso gli armamenti, verso le guerre. Anche qui a Taranto, vedete che sarà così se non ci ribelliamo, se non lottiamo-
A Taranto hanno speso 400 milioni per i giochi del Mediterraneo, per gli operai al massimo l'altro giorno il governo ha “messo sul bancone” 100 milioni; vogliono fare di Taranto un deserto di operai, un deserto di lavoro e invece questo deserto dovrebbe essere coperto da un'estensione della Base navale, dalla militarizzazione della città.
Non lo possiamo permettere! Non possiamo permettere che chiudano l'Ilva e aprano sempre più le zone militari; tant'è che qualcuno già dice che il futuro degli operai deve essere l'Arsenale di Taranto o deve essere produrre acciaio per la guerra. Noi non vogliamo questo futuro! Non lo vogliono gli operai, non lo vogliono gli operai della Leonardo che mesi fa hanno fatto una mozione per dire “non in nostro nome”. Ma questi ora vogliono trasformare operai produttivi, industriali, pur con tutti gli enormi problemi che ci stanno, in “manovalanza per la guerra”. Altro che “diversificazione economica”, come dicono alcuni ambientalisti: facciamo Taranto turista, Taranto agricola, Taranto “cozze e calamari”…
Se l'Ilva chiude, si ingrandisce l'Arsenale, si rafforza la Base navale, il futuro di Taranto diventa la militarizzazione, diventa la guerra. E’ questo che vogliamo? Ci libereremmo della produzione di acciaio per avere l'acciaio per la guerra? Ma per piacere, non è questo che noi possiamo volere!
E allora, non facciamo quelli che non vedono, non sentono, le “tre scimmiette”; noi dobbiamo ribellarci a questo futuro di Taranto, e dobbiamo guardare anche oltre Taranto, dobbiamo guardare al mondo vero, e il mondo vero sono i popoli, sono i nostri fratelli, lavoratori, operai che stanno negli altri paesi, le nostre sorelle che stanno in Palestina, in Cisgiordania, che stanno in India, che stanno dappertutto e che resistono, e in alcuni paesi come l'India fanno la guerra popolare; una guerra che fa paura al governo di Modi che cerca di reprimere con genocidi e massacri. Ma una guerra di popolo non si può sconfiggere.
Giorni fa un ammiraglio della Nato, Cavo Dragone ha detto esplicitamente che la base di Taranto deve essere Comando Nato, quindi chi decide a Taranto sarà l'imperialismo americano a cui chiaramente il governo Meloni è strettamente legato e non dirà mai di no.Noi oggi pomeriggio siamo stati alla Base navale, siamo stati perché non possiamo lasciare in pace questi piani di guerra e quindi la Base navale deve diventare un punto di lotta importante; e abbiamo anche parlato con alcuni militari della Base, perché anche questo è importante. Le rivoluzioni, prima di tutto la rivoluzione d'ottobre in Russia, la rivoluzione di Lenin, ci hanno insegnato quanto sia importante anche dividere il fronte dei soldati, far passare i soldati dalla parte dei proletari, delle masse che lottano. Questo è avvenuto anche in Italia negli anni ‘70, pensate che i soldati si organizzavano allora in Comitati nelle caserme, si chiamavano “proletari in divisa”, comitati di soldati che erano contro la militarizzazione, contro le guerre, contro l'uso dei giovani per fare le loro missioni di guerra.
Questa di oggi pomeriggio è stata una prima iniziativa alla Base navale, ne dovremo fare tante altre. Queste iniziative sono importanti, non solo per denunciare e cercare di mettere delle zeppe a questi piani di fare della Base il comando Nato, ma anche per parlare con i militari, chiaramente i militari più semplici quelli di base, non certo i comandanti e i dirigenti. Alcuni di loro dicevano che non vogliono assolutamente essere mandati in guerra, che sono contro la guerra; altri dicevano che effettivamente stanno vedendo una trasformazione della situazione all'interno della Base navale, stanno approntando in maniera veloce le navi militari perché siano pronte appena c'è l'ordine a partire. E questo ordine ci sarà se non lottiamo, se non facciamo sentire una protesta di massa, perché vogliono che l'Italia non solo sia complice politica di quello che succede in Palestina, in Medio Oriente, in Iran, nel Mar Rosso, ma che sia fino in fondo partecipi a questa guerra che è una guerra contro i popoli, sia chiaro.
E’ una guerra contro il popolo palestinese prima di tutto, contro cui sta continuando il genocidio, il genocidio non è mai finito; altro che accordi di tregua, questi erano e continuano ad essere sempre più falsi, contro il popolo palestinese, contro i bambini palestinesi si continua a massacrarli, l'altro giorno sotto i droni è crollato un intero edificio e sono morti bambini, donne; così come vengono uccisi, massacrati, deportati in Cisgiordania perché i coloni vogliono occupare tutta quella terra, una terra che è sempre stata dei palestinesi, e invece vogliono sterminare un intero popolo per prendersi quella terra, per, come dice Trump, fare di Gaza una costa smeralda in cui possano andare i ricchi, possano andare i soldati a farsi le ferie dopo aver massacrato i civili. Infatti stasera proietteremo dei video, uno di questi che fa parte di un film, ‘Naza’, nei giorni scorsi presentato a Venezia, in cui due giornalisti interrogano quei soldati che ogni giorno massacrano in tutti i modi i bambini e anche dalle loro dichiarazioni viene fuori l'orrore atroce di questo genocidio che viene portato avanti in tutti i modi; questi maledetti assassini raccontano con indifferenza che sparano un colpo in testa ai bambini, alle bambine, quando cercano di sfuggire, oppure entrano nelle case e distruggono le case con gli abitanti dentro.Bisogna sapere che quello che dicono la televisione, i giornali sono al 90% falsità; fanno discorsi per giustificare, per dire che è giusto che i palestinesi vengano cacciati, è giusto che l'imperialismo americano, gli imperialisti europei si prendano le terre, si prendano le fonti energetiche.
Tornando alla nostra città. Stanno facendo un criminale piano, un criminale piano per cui da Taranto partiranno navi e soldati in queste guerre che non sono guerre, come era in passato, tra due potenze ma sono guerre contro i popoli. E’ chiaro che tra loro, i paesi imperialisti, sono in contrasto, l'imperialismo americano, l'imperialismo russo, i paesi imperialisti europei che vogliono anch’essi il loro posto al sole, l'imperialismo cinese che un tempo era la “Cina rossa” in cui c'era la dittatura del proletariato sui padroni della Cina, ma che ora non è più così, come non è più così da tanto in Russia dove invece nel ‘17 c'è stata una grande rivoluzione che ha portato i proletari, gli operai al potere. Ora i paesi imperialisti vogliono andare avanti verso una nuova guerra mondiale. E Taranto deve essere una città strategica, secondo l'imperio americano, secondo lo stesso governo Meloni, in questa guerra.
Noi non possiamo stare a guardare, non possiamo stare a sentire quello che dice la televisione non possiamo stare solo a smanettare sui social, a rimbambirci con i social.
Noi dobbiamo pensare e agire con la nostra testa, vedendo qual è effettivamente la realtà, quella dei genocidi di massa, ma anche, e questo la nascondono ancora di più, quella della grande resistenza dei popoli. Il popolo palestinese non è solo vittima, il popolo palestinese sono anni e anni che resiste e resiste con le armi perché senza armi sono chiacchiere; loro, gli imperialisti, hanno tutte le armi più sofisticate, più potenti, le armi nucleari, (ora anche qui in Italia riparlano di energia nucleare); usano anche i progressi della scienza come l'intelligenza artificiale per indirizzarla verso gli armamenti, verso le guerre. Anche qui a Taranto, vedete che sarà così se non ci ribelliamo, se non lottiamo-
A Taranto hanno speso 400 milioni per i giochi del Mediterraneo, per gli operai al massimo l'altro giorno il governo ha “messo sul bancone” 100 milioni; vogliono fare di Taranto un deserto di operai, un deserto di lavoro e invece questo deserto dovrebbe essere coperto da un'estensione della Base navale, dalla militarizzazione della città.
Non lo possiamo permettere! Non possiamo permettere che chiudano l'Ilva e aprano sempre più le zone militari; tant'è che qualcuno già dice che il futuro degli operai deve essere l'Arsenale di Taranto o deve essere produrre acciaio per la guerra. Noi non vogliamo questo futuro! Non lo vogliono gli operai, non lo vogliono gli operai della Leonardo che mesi fa hanno fatto una mozione per dire “non in nostro nome”. Ma questi ora vogliono trasformare operai produttivi, industriali, pur con tutti gli enormi problemi che ci stanno, in “manovalanza per la guerra”. Altro che “diversificazione economica”, come dicono alcuni ambientalisti: facciamo Taranto turista, Taranto agricola, Taranto “cozze e calamari”…
Se l'Ilva chiude, si ingrandisce l'Arsenale, si rafforza la Base navale, il futuro di Taranto diventa la militarizzazione, diventa la guerra. E’ questo che vogliamo? Ci libereremmo della produzione di acciaio per avere l'acciaio per la guerra? Ma per piacere, non è questo che noi possiamo volere!
E allora, non facciamo quelli che non vedono, non sentono, le “tre scimmiette”; noi dobbiamo ribellarci a questo futuro di Taranto, e dobbiamo guardare anche oltre Taranto, dobbiamo guardare al mondo vero, e il mondo vero sono i popoli, sono i nostri fratelli, lavoratori, operai che stanno negli altri paesi, le nostre sorelle che stanno in Palestina, in Cisgiordania, che stanno in India, che stanno dappertutto e che resistono, e in alcuni paesi come l'India fanno la guerra popolare; una guerra che fa paura al governo di Modi che cerca di reprimere con genocidi e massacri. Ma una guerra di popolo non si può sconfiggere.
Ascolta 2 interventi:
- Operaio ex Ilva Slai cobas.
- Compagna di #iostoconlapalestina, questo secondo intervento è una denuncia dura verso la piccola borghesia che "si commuove" e solidarizza quando i palestinesi sono vittime non quando resistono; parte da una lettera di Jaldía Abubakra attivista palestinese: "Il palestinese accettabile"


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