mercoledì 23 settembre 2026

Semat: il 25 pagamento stipendi, sciopero sospeso - Solo la lotta paga, le chiacchiere ai tavoli NO. Ma il risultato è parziale, la lotta deve continuare, le chiacchiere ai tavoli NO

 info stampa

Semat: il 25 pagamento stipendi, sciopero sospeso

La notizia che i lavoratori attendevano con ansia è arrivata dopo lo sciopero a oltranza e il presidio prima davanti alla portineria imprese e poi davanti alla direzione dello stabilimento ex Ilva. La Semat Engineering ha comunicato alle organizzazioni sindacali che lo stipendio di agosto sarà pagato il 25 settembre. La mobilitazione è stata dunque sospesa con effetto immediato e l’attività è ripresa con il turno pomeridiano.

Sono 213 gli addetti Semat: in 62 continuano ad essere impiegati, gli altri sono stati collocati in cassa integrazione in base all’accordo ministeriale per la Cigs per area di crisi complessa autorizzata dal ministero del Lavoro con decreto del 10 settembre scorso. Ai primi non è stato ancora corrisposto lo stipendio di agosto, ma anche i lavoratori in cassa integrazione restano in attesa dei pagamenti dell’ammortizzatore sociale. A questo proposito i segretari appalto di Fim, Fiom e Uilm hanno scritto all’Inps chiedendo «un impegno concreto e un’accelerazione delle procedure di liquidazione delle spettanze in favore dei lavoratori, o quanto meno di conoscere la data certa dell’accredito». Per i sindacati, «i lavoratori si trovano da oltre due mesi privi di qualsiasi sostegno al reddito. Questa situazione di stallo sta creando gravi disagi e un’insostenibile sofferenza economica per tutte le famiglie coinvolte».

Per tutti i dipendenti era stata avviata una procedura di licenziamento collettivo, poi congelata in attesa degli sviluppi giudiziari sul fermo dell’area a caldo, delle decisioni del Governo e dell’evoluzione della gara per la cessione degli asset. Al presidio c’era anche Andrea Atzeni, uno dei lavoratori collocati in cassa. «Abbiamo ricevuto notizie sui pagamenti della cassa integrazione e – ha sottolineato – ci hanno detto di aspettare ancora 30 giorni. Ma come dobbiamo fare ad aspettare altri 30 giorni?».

Poi la domanda diventa ancora più concreta: «Umanamente come si deve fare? Io dove vado a mangiare?».

Atzeni racconta anche il peso che l’incertezza economica porta dentro casa: «Ci stanno abbandonando. Vogliono che litighiamo tra di noi, che facciamo la guerra tra poveri. E questa guerra, purtroppo, è già cominciata».

E ancora: «Io sono disperato, non ce la faccio più. Non so più che cosa dire, non so più che cosa pensare». Una tensione che, racconta, finisce per coinvolgere anche la famiglia: «Arrivo a casa nervoso e mi sfogo con mia moglie e con i miei figli. Per che cosa? Per niente. Non ce la faccio più».

Secondo Mimmo Amatomaggi, della Uilm, «gli addetti degli appalti sono sempre quelli che vengono penalizzati da questa annosa vertenza». E sulla Cigs aggiunge: «Abbiamo sollecitato l’Inps ad accelerare i pagamenti nei confronti di questi lavoratori che, lo ripeto, sono da oltre due mesi senza un centesimo. Capite bene le difficoltà per loro e per le proprie famiglie».


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