martedì 1 settembre 2026

Ilva, finite le materie prime: si spegne l'ultimo altoforno - Info - Ma, per lo Slai cobas, non si spegne nulla se prima non si garantisce la continuità lavorativa degli operai diretti e appalto

Dalla GdM

Entro il 20 settembre l'ultima colata. È la prima concreta conseguenza del decreto emesso dalla Corte d’appello che il 27 luglio scorso ha imposto alla fabbrica 90 giorni per fermare gli impianti a causa delle tonnellate di amianto presente ancora nello stabilimento e delle emissioni inquinanti per lavoratori e cittadini: tre mesi che, a conti fatti, dovrebbero coincidere con il 25 ottobre, ma le riserve di minerale di ferro e carbone sono ormai tali da non superare il prossimo mese. 

Dal giorno della sentenza, infatti, Acciaierie d’Italia in As ha fermato l’approvvigionamento di materie prime e quindi in fabbrica mancano gli elementi essenziali per continuare la produzione: stando a quanto appreso dalla Gazzetta, quindi, l’ultima colata nell’area a caldo è prevista intorno alla seconda decade di settembre per poi avviare in sicurezza le attività per fermare gli impianti.

Lo stabilimento ionico è destinato allo stop a meno che i giudici milanesi non dispongano una sospensiva del verdetto della Corte d’appello milanese in attesa che la Cassazione valuti il ricorso degli avvocati dell’Ilva. 
Nelle scorse ore, lo stesso ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, intervenuto in videocollegamento all’evento di Affaritaliani “La Piazza 2026”, a Ceglie Messapica, ha confermato che «I tempi di chiusura dell’area a caldo, quindi degli altoforni, sono dettati dalla decisione della Corte d’Appello che dice che entro 90 giorni, dunque entro il 28 ottobre, quegli impianti devono chiudere», ma ha aggiunto che per la fabbrica ionica «ci sono due offerte vincolanti, una delle quali di Jindal» che «ha aggiornato la sua proposta alla luce della decisione della Corte d’Appello». A queste si aggiungono due manifestazioni di interesse, una delle quali è Federacciai con 14 imprese «che devono valutare - ha aggiunto il ministro - se poi trasformare questa manifestazione di interesse in offerte vincolanti nei tempi prefissati dai commissari».

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