I tre sono titolari di un'azienda agricola. I lavoratori costretti a pagare anche l’affitto al padrone per un alloggio fatiscente
Lavoravano per oltre 12 ore al giorno senza nemmeno il riposo settimanale. Si spaccavano la schiena sotto il sole rovente delle campagne del Tarantino per stipendi ben al di sotto di mille euro al mese. Alloggiati in appartamenti fatiscenti per cui erano costretti a pagare l'affitto e in cui hanno dovuto comprare un ventilatore per trovare un minimo di sollievo. È quanto emerso dall'ultima inchiesta sul caporalato condotta dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro che ha portato sotto accusa tre fratelli titolari di un'azienda agricola nell'area di Castellaneta: sfruttamento della manodopera è il reato contestato dal pubblico ministero Remo Epifani che ha coordinato l'inchiesta prima del suo trasferimento alla Procura Generale. Per l'accusa i fratelli, Francesco, Sante e Saverio Iacobellis difesi dall'avvocata Elisa Pugliese, avrebbero sottoposto lavoratori stranieri e italiani «a condizioni di sfruttamento approfittando del loro stato di bisogno» costringendoli persino a subire «metodi di sorveglianza degradanti» come si legge nel capo d'imputazione. Non solo. Per il pm Epifani i lavoratori e le lavoratrici sarebbe stati esposti anche «a situazioni di grave pericolo derivanti dalla lunga esposizione al caldo nel periodo estivo e dalla possibile inalazione di prodotti fitosanitari».
Accuse che ora dovrà essere un dibattimento a valutare: comincerà infatti a novembre il processo nei confronti dei tre imputati dopo il rinvio a giudizio disposto su richiesta della Procura.
L'inchiesta del carabinieri del Nil, come detto, ha portato alla luce, secondo l'accusa, non solo le difficili condizioni in un cui donne e uomini erano costretti a operare, ma anche la situazione logistica che hanno dovuto accettare: secondo le testimonianze rese da uno dei braccianti, infatti, l'abitazione era vecchia e composta da due camere, cucina e bagno e condivisa da più dipendenti: l'impianto di riscaldamento non funzionante patendo così il freddo nei mesi invernali mentre per affrontare il caldo gli «ospiti» hanno dovuto acquistare un ventilatore. Soldi che scalavano da uno stipendio che, nonostante le 12 ore di lavoro quotidiane, con appena due riposi in un intero mese, non superava gli 800 euro. Una volta ricevuto lo stipendio, inoltre, alcuni lavoratori erano costretti a prelevare parte del denaro per consegnarlo al datore di lavoro come pagamento dell'affitto.
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