Siamo ora di fronte alla lotta tra capitalisti - col governo Meloni/Urso che non ha alcun reale piano, dice solo: ragazzi, non ci sono più soldi...", nè decide alcunchè e con una situazione, per gli operai in primis, sempre peggiore e inaccettabile, in una fabbrica in cui il rischio infortuni è diventato altissimo, la cassintegrazione si estende, e in cui gli operai in attività non sanno che produzione e per chi la stanno facendo.
Il fondo Flacks butta promesse, sciorina un futuro splendente: "Non più l'acciaieria più grande d'Europa, ma una delle migliori... non la sopravvivenza della vecchia Ilva, ma la costruzione di una nuova siderurgia"... Ma tuttora non presenta piani produttivi (ora parla di rivedere in profondità l’impianto del piano, insieme a due aziende, Danieli e Metinvest) e ambientali, come questi siano compatibili con la piena occupazione, e soprattutto dove sono i chi li deve mettere i soldi, molti miliardi che servirebbero.
Ma come un "mercante di merci fasulle", Flacks parla di "una visione che guarda meno alla quantità e più alla qualità del
prodotto, con l’obiettivo di spostare il sito verso lavorazioni più
remunerative e più coerenti con le esigenze dei mercati industriali
avanzati". Poi, a proposito del futuro radioso spiega come sarà questa fabbrica: "automazione avanzata, manutenzione predittiva, digitalizzazione degli
impianti, efficienza energetica, riduzione delle emissioni, integrazione
logistica e specializzazione produttiva". E infine: sul fronte occupazionale, Flacks "assicura" che il progetto non prevede affatto esuberi: «Nel nostro piano nessuno resta a casa»,
L’ex manager di Arcelor, Alberto Pratesi (per nome e per conto di ArcelorMittal che si vuole vendicare della sua uscita dall'ex Ilva?), denuncia Flacks come imbroglione. "La sua critica si concentra soprattutto sul ruolo dello Stato, che a suo giudizio emergerebbe come elemento decisivo nella visione di Flacks. «In realtà non è poco chiaro, Mr. Flacks al contrario è molto chiaro», afferma Pratesi. «Sottolinea il ruolo che lo Stato dovrebbe assumere nel sostenere un settore considerato strategico. Cioè i soldi ce li deve mettere lo Stato». La critica riguarda soprattutto la scelta di puntare meno sulle quantità e più sugli acciai a maggiore valore aggiunto; però - dice - quali siano i numeri, come si possano ammortizzare i costi fissi e quante tonnellate, a quale prezzo, servano per raggiungere il break even.
Poi, secondo l’ex manager - "come una fabbrica più automatizzata, con minori quantità prodotte e una minore incidenza della manodopera, può contemporaneamente mantenere o addirittura aumentare l’occupazione? Pratesi solleva anche il tema dei debiti di Acciaierie d’Italia, quantificati nel suo intervento in 10 miliardi e forse oltre.
Concludendo che «Il dubbio che sorge, a mio avviso, non è su come reperire le risorse ma su se Mr. Flacks sa quello di cui sta parlando».
E gli operai? Dovrebbero fare da spettatori o, peggio, scegliere qual'è il padrone meno peggio e di quale "capitale" morire?
A questo, di fatto, i sindacati che vanno da Tavolo in Tavolo, portano i lavoratori.
Per questi sindacati confederali, e non diversamente l'Usb, il problema non è porre con la lotta a tutti i livelli gli interessi dei lavoratori; danno già per scontato che ci deve essere un forte taglio all'occupazione, e quindi il problema è soprattutto trovare gli strumenti che ne attutiscano l'impatto.
Gambardella, referente nazionale per il settore siderurgico per la Uilm. dice (e gli altri sindacati sono d'accordo):“Per
quanto ci riguarda - afferma Gambardella - ribadiamo che non
accetteremo, come non lo abbiamo mai fatto, che si assumano decisioni in
Europa ed in Italia senza un piano sociale che metta in protezione i
lavoratori con strumenti che li accompagnino con la formazione per la
riqualificazione e la ricollocazione”; “Il banco di prova, per il
nostro Paese - conclude il sindacalista Uilm - sarà la vertenza ex Ilva
per la quale attendiamo di capire quale futuro e quale prospettiva
voglia dargli il Governo”.
Campa cavallo...
Nessun commento:
Posta un commento