lunedì 12 gennaio 2026

una denuncia da verificare

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Sicurezza sul lavoro al centro di una lettera anonima inviata a Veraleaks: un operaio, che dichiara di voler restare anonimo, racconta presunte criticità vissute quotidianamente in fabbrica dopo la morte di un collega. Il messaggio ricostruisce un clima di forte pressione, turni gravosi e timori legati a manutenzioni e impianti, chiedendo attenzione sulle condizioni operative e sui controlli.

Nel testo, l’autore spiega di scrivere a Veraleaks “a seguito di un episodio mortale” e rivolge innanzitutto un pensiero di cordoglio alla famiglia della persona deceduta. La segnalazione descrive quindi un contesto lavorativo che, secondo quanto riportato, metterebbe in secondo piano la tutela dei lavoratori rispetto alle esigenze produttive.

Sicurezza sul lavoro: cosa racconta la segnalazione anonima a Veraleaks

La lettera utilizza toni diretti e fa riferimento a una percezione di “spersonalizzazione” in azienda, sostenendo che i lavoratori verrebbero considerati “numeri” e non persone. L’operaio parla di reparti vissuti come “trincee” e mansioni percepite come “una condanna”, sottolineando che molti addetti, sempre secondo il racconto, affronterebbero i rischi “in silenzio” per necessità economiche.

Tra i passaggi più significativi, l’autore scrive: “Lì dentro non siamo persone, siamo numeri” e aggiunge: “Lavoriamo in condizioni disumane”. Nella stessa lettera, l’operaio afferma che ogni mattina si saluta la famiglia “convinti di tornare a casa”, ma che “qualcuno non torna”. Le frasi sono riportate come dichiarazioni contenute nel messaggio e non come accertamenti.

Sicurezza sul lavoro e manutenzioni: i punti indicati nella lettera a Veraleaks

La segnalazione richiama anche aspetti tecnici e organizzativi. L’autore cita “manutenzioni mai fatte” e “impianti pericolosi”, collegando questi elementi a una situazione che definisce di “ricatto occupazionale”. Nel testo si fa inoltre riferimento a strumenti di ammortizzazione sociale e a difficoltà economiche come fattori che, sempre secondo il racconto, spingerebbero i lavoratori ad accettare condizioni ritenute rischiose.

In un altro passaggio, l’operaio scrive: “Accettiamo quasi di tutto: turni, rischi, paura” e aggiunge che sul posto, dopo l’episodio, sarebbe scattato “il solito rituale: polizia, ambulanza e pompieri”, con la presenza dei responsabili a distanza. Anche queste affermazioni restano dichiarazioni attribuite all’autore della lettera inviata a Veraleaks.

Non vengono indicati nomi, ruoli specifici o riferimenti identificativi dell’impianto. La ricostruzione contenuta nel messaggio, pertanto, non consente di attribuire con certezza responsabilità o di verificare in modo indipendente i singoli dettagli descritti.

Ex Ilva, dopo la morte dell’operaio la produzione va avanti: la denuncia di VeraLeaks

Luciano Manna accusa l’azienda di non aver fermato gli impianti dopo l’incidente mortale in Acciaieria 2. “Si continua a colare acciaio come se nulla fosse accaduto”

L'ex Ilva ora Arcelor Mittal

L'ex Ilva - archivio

TARANTO - A poche ore dall’incidente mortale che ha provocato la morte di un operaio nel reparto Acciaieria 2 dello stabilimento ex Ilva, la produzione non si sarebbe fermata. A denunciarlo è Luciano Manna, fondatore di VeraLeaks, che punta l’attenzione su quanto sarebbe accaduto nella mattinata successiva alla tragedia.



Secondo quanto riferito da Manna, alle ore 11, nonostante il decesso di un lavoratore e la proclamazione dello sciopero immediato di 24 ore da parte delle organizzazioni sindacali, nella colata continua numero 2 la produzione sarebbe proseguita regolarmente. L’acciaio, sempre secondo la denuncia, veniva colato attraverso una siviera proveniente proprio dal reparto Acc2, lo stesso in cui poche ore prima un operaio aveva perso la vita.



Si continuava a colare acciaio come se non fosse successo nulla”, afferma Manna, parlando di una situazione che solleva interrogativi profondi sul valore attribuito alla sicurezza e alla vita dei lavoratori all’interno dello stabilimento.

Nel suo intervento, il fondatore di VeraLeaks allarga il ragionamento al significato stesso dell’attività industriale dell’ex Ilva di Taranto. “Cosa è diventata questa fabbrica e quanto valgono le vite dei lavoratori di fronte a numeri insignificanti di produttività e a perdite economiche enormi per lo Stato”, si chiede, denunciando una distanza sempre più marcata tra produzione e tutela delle persone.


Il contenuto della lettera inviata a Veraleaks riporta, in sintesi, una richiesta di attenzione sulla sicurezza sul lavoro e sulle condizioni operative in fabbrica, in particolare in relazione a manutenzioni, impianti e organizzazione dei turni. In casi analoghi, eventuali chiarimenti e verifiche dipendono dagli accertamenti delle autorità competenti e dagli organismi preposti ai controlli. La vicenda, così come segnalata, riapre il tema della prevenzione e della tutela dei lavoratori, con possibili sviluppi legati a controlli, ispezioni e iniziative interne di miglioramento delle procedure.

 

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