Ovunque in Puglia la vita dei lavoratori è a rischio - per il sistema di sfruttamento e precarietà dei padroni assassini - per il governo e le sue leggi che li continuano a proteggere - per organi di controllo depotenziati e spesso burocratici e inefficienti - per sindacati ufficiali che coprono e colludono - per RLS inesistenti o impotenti
Si può e si deve fare molto di più
Slaicobas per il sindacato di classe Taranto
Incidenti mortali sul lavoro, Puglia in zona rossa
L’incidente mortale avvenuto lo scorso 13 gennaio all’ex Ilva di Taranto e costato la vita al 47enne Claudio Salamida ha riacceso l’allarme sulla sicurezza sul posto di lavoro.
Nei primi undici mesi del 2025 le morti sul lavoro in Italia hanno superato quota 1.010 vittime, dieci in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Un bilancio pesantissimo che fotografa un’emergenza strutturale e che vede la Puglia collocata tra le regioni in zona rossa per rischio di infortuni mortali.
Secondo i dati aggiornati a novembre 2025 dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, 735 decessi sono avvenuti in occasione di lavoro e 275 in itinere, con oltre metà del Paese inserita nelle fasce di rischio più elevate.
La Puglia, nello specifico, rientra nel gruppo delle regioni con un’incidenza di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale (pari a 30,7 morti ogni milione di occupati), insieme a Basilicata, Umbria, Sicilia e Campania. In termini assoluti, la regione registra 55 vittime in occasione di lavoro nei primi undici mesi del 2025.
All’interno del quadro regionale, però, emerge un dato specifico relativo a Taranto e provincia, che si collocano al secondo posto in Puglia (dietro Brindisi) per incidenza di infortuni mortali, risultando in zona arancione, con un indice di incidenza del 34,2% sugli occupati. Un valore comunque superiore alla media nazionale e indicativo di una situazione di forte criticità sul fronte della sicurezza.
A livello nazionale, il settore più colpito resta quello delle Costruzioni, con 133 decessi, seguito dalle Attività manifatturiere (108) e dal comparto Trasporti e magazzinaggio (98). Settori che risultano particolarmente rilevanti anche in Puglia e nel Tarantino, dove il tessuto produttivo è caratterizzato da un’alta concentrazione di attività industriali e di appalto.
L’analisi per fasce d’età evidenzia che il rischio di morte sul lavoro aumenta con l’età, colpendo soprattutto gli over 65 e i lavoratori tra i 55 e i 64 anni. Preoccupante anche il dato sui lavoratori stranieri, che registrano un rischio di morte più che doppio rispetto agli italiani, e l’aumento delle vittime in itinere, in particolare tra le donne.
L’aumento delle denunce di infortunio (+1,5% rispetto al 2024) conferma che la prevenzione resta insufficiente. La collocazione della Puglia in zona rossa e di Taranto e provincia in zona arancione rappresenta un campanello d’allarme che, alla luce dell’ennesima vittima all’ex Ilva, rende ancora più urgente un cambio di passo su controlli, manutenzione, formazione e cultura della sicurezza.
Un’emergenza che continua a mietere vittime e che, soprattutto nei territori a forte vocazione industriale come Taranto, non può più essere considerata un tragico effetto collaterale dello sviluppo produttivo.
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