lunedì 26 giugno 2017

Eletto Melucci sindaco di una piccola minoranza - non votato da circa l'80% della città e quindi non rappresenta che un ristretto ceto politico PD e cercapoltrone di ogni genere e tipo

Taranto capitale dell'astensionismo circa il 70% non vota o vota nullo e bianca

I proletari e le masse popolari non hanno votato questo sindaco e sanno bene che rappresenta padroni, sindacalisti, e affaristi - ora bisogna essere coerenti 

Il NO al Sindaco e alla sua giunta domanda organizzazione e lotta per il lavoro, il salario, i diritti, le case, la salute, il risanamento dei quartieri.

sabato 24 giugno 2017

Un'inchiesta svela quello che sta succedendo all'hotspot di Taranto - L'HOTSPOT DEVE CHIUDERE!

Diritti violati nell’hotspot di Taranto
Hotspot Leaks: un'inchiesta collettiva svela quello che sta succedendo nel centro pugliese

di Gaetano De Monte 22 giugno 2017

Camara (il nome è di fantasia) ha 19 anni. Di nazionalità gambiana, è sbarcato al porto di Reggio Calabria il 28 marzo del 2016. Poco dopo l’arrivo è stato fatto salire su un autobus e trasportato a Taranto. Destinazione hotspot. Lì dentro sarebbe dovuto restare per un massimo di 48 ore, il tempo di essere identificato e foto segnalato. Almeno così prevede la normativa italiana che regola il trattenimento amministrativo dei richiedenti protezione internazionale, che la identifica alla stregua di qualsiasi altra misura di polizia limitativa della libertà personale.
Ma Camara, come migliaia di altri migranti transitati nell’ultimo anno a Taranto,nell’hotspot è rimasto più tempo: 20 giorni.«Ho fatto il sarto nel mio paese da quando avevo 13 anni. Ora voglio farlo qui in Italia. Finora ho vissuto in un capannone vicino al mare, dove la notte fa molto freddo. Eravamo un centinaio di persone a dormire in uno spazio piccolo. Ora mi trovo in un altro centro molto affollato, a Borgo Mezzanone, vicino Foggia», ha raccontato.

Dal Pakistan all’Italia, passando per i Balcani - Hayat ha 25 anni, e anche il suo nome è di fantasia. In Pakistan era un odontotecnico. È arrivato in Italia il 16 marzo, fuggendo dal suo Paese per

Ilva, processo morti amianto: assoluzione per Fabio Riva. Prescrizione per Capogrosso

La Corte d’Appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce) ha riformato la sentenza di primo grado per le morti causate dall’amianto ed altri cancerogeni provenienti dallo stabilimento siderurgico, condannando 3 ex dirigenti dell’Ilva e decretando l’assoluzione piena o per prescrizione per un’altra ventina di imputati. Tra questi Fabio Riva, ex vicepresidente di Riva Fire, e l’ex direttore della fabbrica Luigi Capogrosso, che in primo grado avevano rimediato invece una condanna a 6 anni e per i quali il pg aveva chiesto la condanna a 3 anni e mezzo. 

La Corte presieduta dal giudice Patrizia Sinisi ha condannato a 2 anni e 8 mesi Giambattista Spallanzani (9 anni in primo grado), a due anni e 4 mesi Sergio Noce (9 anni e sei mesi in primo grado), a due anni Attilio Angelini (9 anni e 2 mesi in primo grado). Per tutti (assolti da diversNello specifico, sono stati assolti con la formula «per non aver commesso il fatto», Aldo BologniniMassimo Consolini, l’ex commissario straordinario di Lucchini Piombino Piero Nardi (condannati a 8 anni e sei mesi in primo grado), l’ex direttore generale di Finmeccanica Giorgio Zappa (8 anni in primo grado), Mario Masini, Lamberto Gabrielli, Tommaso Milanese, Augusto Rocchi e Fabio Riva. Per Luigi Capogrosso ed Ettore Salvatore (condannato a 4 anni in primo grado) è scattata l’assoluzione da due omicidi colposi. Altri hanno beneficiato della prescrizione.
(ANSA).

venerdì 23 giugno 2017

Melucci: «Cito ama Taranto, per questo sono pronto a dialogare anche con lui»



Le assemblee all'Ilva stanno servendo a poco - senza che gli operai protestino contro i sindacati che le tengono, passa tutto quello che vuole il governo, come è avvenuto finora

Ilva, sindacati insistono: «Governi resti garante»

Il governo è garante dei suoi decreti e della sua svendita con tagli occupazionali, quindi queste parole dei sindacalisti e di chi in fabbrica gli tiene bordone sono parole vane e sono quelle che servono al governo per andare avanti

Organizzazioni sindacali e lavoratori ribadiscono «la totale indisponibilità a licenziamenti e nessuno sia lasciato indietro (bad company)

Siamo alle solite agli operai si può dire tutto e il contrario di tutto, quando la cosa è fin troppo chiara, la bad company ci sarà e chi vi andrà dopo un po' arrivederci e grazie


Ilva a Taranto
«Ciò che emerge tra i lavoratori è il forte richiamo al Governo perché in questa partita resti, nonostante l’aggiudicazione, garante del processo di risanamento ambientale e della salvaguardia dei livelli occupazionali del gruppo Ilva». Lo scrivono in una nota le segreterie provinciali Fim, Fiom e Uilm di Taranto impegnate nelle assemblee per discutere della vicenda Ilva a seguito dell’aggiudicazione del gruppo e della successiva firma del contratto avvenuta venerdì scorso tra i commissari straordinari ed AM Investco Italy.
Organizzazioni sindacali e lavoratori ribadiscono «la totale indisponibilità a licenziamenti e nessuno sia lasciato indietro (bad company) avendo la città pagato a caro prezzo la presenza della fabbrica e non potendosi permettere di pagare anche dal punto di vista occupazionale. Siano chiari fin dal primo confronto che avverrà con la nuova proprietà quali siano gli obiettivi di produzione e quali saranno gli investimenti per innovazione impianti tubifici compresi».
Infine, Fim, Fiom e Uilm evidenziano «l'importanza dell’utilizzo di nuove tecnologie che puntino a minimizzare l'impatto ambientale della produzione. Il rispetto in toto del piano ambientale non sarà merce di scambio nella trattativa ma va realizzato tutto e nei tempi più brevi possibili. Continuiamo a non volere un Ilva a prescindere».

Dal Corriere di Taranto: Su richiesta dello Slai cobas sc tavolo in Regione per lavoro sicuro e contratti dignitosi

Corriere di Taranto

Ilva - ancora decreti del governo... già predisposta per le società acquirenti l'eventuale amministrazione straordinaria se per caso le cose vanno male - e gli operai possono stare più tranquilli così?


L’Ilva nel Dl Mezzogiorno. Due articoli: il paracadute per il futuro e i soldi dei Riva per la bonifica

Come annunciato nei giorni scorsi, nel testo del Decreto legge 91 del 21 giugno 2017 «Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno» è stato inserito un articolo che potrebbe essere cruciale per il destino che riguarda l’Ilva di Taranto e il sito di Aferpi nel caso i rispettivi concessionari risultassero inadempienti
.In particolare è importante l’articolo 8 che nel testo recita testualmente: “Nel caso siano destinatarie di domanda giudiziale di risoluzione per inadempimento, ovvero di dichiarazione di avvalersi di clausola risolutiva espressa del contratto di cessione dei complessi aziendali acquisiti da società sottoposte alla procedura di amministrazione straordinaria ai sensi del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2004, n. 39, le società cessionarie di tali complessi aziendali sono ammesse all’amministrazione straordinaria di cui al suddetto decreto-legge, anche su istanza del commissario straordinario della società cedente, indipendentemente dal possesso dei requisiti previsti alle lettere a) e b) dell’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2004 n. 39, fermi gli altri presupposti previsti dalle norme vigenti“. Questo vuol dire che nel caso il commissario giudiziale incaricato di vigilare sull’attuazione degli accordi notificasse l’inadempienza del concessionario, anche per la nuova società subentrata scatterebbe il regime di amministrazione straordinaria. Una sorte di paracadute nel caso ci si trovasse nuovamente in presenza di soggetti che non dimostrano di essere in grado di rispettare gli accordi sottoscritti. Nel caso specifico, qualora il processo di affitto per i primi due anni e poi di vendita definitiva del gruppo Ilva vada in porto, si parla della cordata Am Invest Co formata da ArcerlorMittal e Marcegaglia e dal partner finanziario Intesa San Paolo.
Per quanto riguarda ancora più specificatamente l’Ilva, il decreto all’articolo 13 si occupa di «Disposizioni in materia di risanamento ambientale da parte dell’Amministrazione Straordinaria ILVA». Nel dettaglio viene stabilito che parte degli 1,3 miliardi di euro di fondi Riva rientrati in Italia dalla Svizzera e convertiti in obbligazioni vengano utilizzati per estinguere il finanziamento statale concesso nell’Articolo 1 comma 6bis del decreto legge 191 del 2015 (fino a 600 milioni nel 2016 e 200 nel 2017), e per completare gli interventi di bonifica ambientale già autorizzati e precedentemente coperti con le garanzie statali, pari ad oltre 500 milioni di euro