martedì 16 gennaio 2018

Le lavoratrici degli asili sul "piede di guerra"...

Basta con la vergogna e l'illegalità di una condizione, che si trascina da anni a vantaggio delle tasche del Comune e delle Ditte, di sottorari (1h e 50 al giorno), sottosalari (sui 300 euro al mese), di doppio lavoro (pulizia e ausiliariato) non riconosciuto;
basta con una amministrazione comunale che è stata responsabile di appalti al massimo ribasso e di condizioni lavorative in aperta violazione di leggi e contratti, e che anche ora (cambiando amministrazione) continua ad esserlo;
nella falsa "giustificazione" che "almeno si salvano tutti i posti di lavoro, perchè siete troppe" (il che è platealmente falso viste le permanenti sostituzioni che le lavoratrici sono chiamate a fare per mancanza di personale), si continua a calpestare diritti sacrosanti delle lavoratrici;
basta coi sindacati confederali silenti e complici di questa truffa "legale";
basta ad un nuovo appalto o a proroghe che puntano a perpetuare questa situazione vergognosa!

Le lavoratrici Slai cobas sc riprendono la mobilitazione!
Mentre stanno facendo varie e pesanti azioni legali contro le varie Ditte (che si sono succedute negli anni) e il Comune - che dovranno pagare caro! - avviano lo stato di agitazione e a fine mese scendono in lotta! 

lunedì 15 gennaio 2018

"Dobbiamo rientrare nella "Pasquinelli"... Lavoro nella raccolta differenziata/ciclo rifiuti

Oggi i lavoratori Slai cobas hanno scritto all'Ass. Motolese per avere un incontro massimo entro il mese. Il 30 GENNAIO comunque i lavoratori ex Pasquinelli saranno in piazza!

Non accettano di essere stati "cacciati" dalla Pasquinelli per essere messi a fare lavori precari.
I lavori di automazione dell'impianto di selezione alla Pasquinelli non sono ancora iniziati (da settembre...), ma i lavoratori intanto sono stati messi fuori dall'impianto.

Di questa situazione è complice la Ugl che col ricatto "almeno conservate il lavoro", ha applaudito a questa soluzione precaria, pasticciata, a rischio, e ha diviso i lavoratori.

I lavoratori Slai cobas pretendono dal Comune e Amiu un progetto e un piano serio per la raccolta differenziata e ciclo rifiuti, unica vera risorsa occupazionale, economica e ambientale.

Cementir - NO a corsi di formazione inutili (che neanche partono...) - Gli operai vogliono lavoro e non assistenza

Calenda e Bentivogli (Fim Cisl) uniti, disegnano il "nuovo patto" dell'Italia con e per il capitale e di fatto si candidano al nuovo governo - Le loro "medaglie" sono gli accordi contro i lavoratori, al centro quello dell'Ilva

(da una corrispondenza ad Operaicontro)
Calenda ministro dello Sviluppo, e Bentivogli segretario nazionale della Fim Cisl, disegnano il ” nuovo patto per la fabbrica”. Dietro il paravento della “Formazione continua” i due intrepidi progettisti, suggeriscono ai padroni come sfruttare di più e meglio gli operai, attraverso l’Industria 4.0. “Così si sostiene la produttività dell’Italia” ci tengono a precisare, e con essa – aggiungiamo noi – i profitti per i padroni.
Finora le aziende affidavano ai propri uffici tecnici, lo studio dei “tempi e metodi” per la massima resa dello sfruttamento operaio. A questi ora si è affiancato anche il bravo sindacalista Bentivogli: prima suggerisce come creare esuberi aumentando la produttività, poi firmerà gli accordi per licenziare gli esuberi. Meraviglie dell’Industria 4.0! Ma non è tutto. Bentivoglio e Calenda “incoraggiano il decentramento contrattuale a livello territoriale, di sito e di rete”. Si potrebbe aggiungere di “numero civico della fabbrica”, così ogni padrone potrà disfarsi del contratto nazionale e di quello integrativo, spalancando le porte alla selvaggia contrattazione al ribasso in ogni singola fabbrica. L’antidoto alla disgregazione operaia è l’organizzazione degli operai stessi, contro i padroni. Smascherare e isolare ovunque gli agenti dei padroni.
Saluti Oxervator

PUBBLICHIAMO STRALCI DELL'ARTICOLO USCITO SU SOLE 24 ORE il 12 gennaio 2018  A FIRMA DI CARLO CALENDA E MARCO BENTIVOGLI (sottolineamo in neretto i passaggi più significativi)
NEI PROSSIMI GIORNI NOSTRO COMMENTO

Slai cobas per il sindacato di classe - Taranto

Il ministro dello Sviluppo e il segretario della Fim Cisl disegnano il nuovo patto per la fabbrica: “Formazione continua la chiave. Così si sostiene la produttività dell’Italia”

"La fine degli stimoli della Bce, l’evoluzione, certo non orientata a maggior flessibilità, dell’Eurozona e la restrizione dei parametri di valutazione sugli Npl, renderanno il 2018 un anno potenzialmente critico per la tenuta finanziaria del Paese...
Eventuali margini di flessibilità si potranno negoziare solo a fronte di un convincente “Piano industriale per il Paese” focalizzato su crescita e investimenti. A tutto ciò si aggiunge la sfida di una rapidissima innovazione tecnologica che mette in discussione modelli produttivi e organizzazione del lavoro. Se l’Italia non saprà essere all’altezza andremo incontro a un secondo shock sistemico... Riteniamo che l’avvio della campagna elettorale mostri una diffusa mancanza di consapevolezza rispetto a questa situazione... Noi pensiamo invece che la parola d’ordine debba essere “costruire” un futuro fondato su tre pilastri: Competenze, Impresa, Lavoro.

1) Competenze
La rivoluzione digitale crea e distrugge occupazione e non è possibile prevedere con certezza quale sarà il saldo netto... Nella grande riallocazione internazionale del lavoro, l’occupazione crescerà nei Paesi che hanno investito sulle competenze digitali e si ridurrà in quelli che non le hanno acquisite in maniera adeguata ad affrontare la trasformazione del tessuto produttivo. In Italia ci sono profondi gap da colmare: solo il 29% della forza lavoro possiede elevate competenze digitali, contro una media Ue del 37%. Un divario che rischia di aumentare ulteriormente considerando la bassa partecipazione di lavoratori a corsi di formazione (8,3%) rispetto alla media Ue di 10,8% e a benchmark quali Francia 18,8% e Svezia 29,6%...
...A questo fine, proponiamo il riconoscimento del diritto soggettivo del lavoratore alla formazione in tutti i rapporti di lavoro e la sua definizione come specifico contenuto contrattuale.

2) Impresa
 (Il) divario (del nostro paese rispetto alla Germania) dipende da alcune fragilità peculiari del nostro tessuto produttivo: 1) il numero limitato delle imprese pienamente integrate nelle catene globali del valore (20% circa del totale); 2) le differenze di performance territoriali e tra classi d’impresa; 3) condizioni di contesto - costo dell’energia, concorrenza, connettività - ancora spesso meno favorevoli rispetto ai competitor internazionali; 4) un mercato del lavoro ancora troppo centralizzato con modalità di determinazione delle condizioni salariali lontane dal contesto competitivo delle singole imprese.
Quello che proponiamo è una politica industriale e del lavoro non retorica... La base di partenza non può che essere quella delle politiche realizzate dagli ultimi due governi che hanno contribuito a determinare una dinamica positiva di occupazione, reddito, esportazioni e di saldi di finanza pubblica...

3) Impresa 4.0
...Pur confermando l’impostazione generale del Piano, per gli anni a venire occorrerà procedere lungo due direzioni. Da un lato occorrerà rifinanziare per il 2019 il Fondo Centrale di Garanzia per 2 miliardi di euro, in modo da garantire circa 50 miliardi di crediti finalizzati agli investimenti delle Pmi. Dall’altro occorrerà sostenere l’investimento privato per l’acquisizione e lo sviluppo di competenze 4.0. In concreto: dovranno essere stanziati 400 milioni di euro aggiuntivi all’anno da destinare agli Istituti Tecnici Superiori con l’obiettivo di raggiungere almeno 100mila studenti iscritti entro il 2020 (in Italia attualmente gli studenti degli Its sono circa 9000 contro i quasi 800mila della Germania); i Competence Center dovranno essere rafforzati al fine di costruire una vera rete nazionale, per lo sviluppo e il trasferimento di competenze digitali e ad alta specializzazione (sul modello del tedesco Fraunhofer e dell’inglese Catapult); dovrà essere reso strutturale lo strumento del credito di imposta alla formazione 4.0, previsto attualmente in forma sperimentale.

4) Lavoro 4.0
L’impresa 4.0 ha bisogno, oltre alle tecnologie e alle competenze, di nuovi modelli di organizzazione del lavoro, che vanno quindi incentivati come ulteriore tassello del Piano.
Dal punto di vista contrattuale occorre rispondere ad una produzione che sarà sempre più “sartoriale” e quindi il Contratto nazionale ha senso non solo se ne riduce drasticamente il numero delle tipologie - che negli ultimi anni è esploso - ma anche e soprattutto se il suo ruolo resta quello di “cornice di garanzia” finalizzata ad assicurare il più possibile una dimensione di prossimità all’impresa. Va incoraggiato un vero decentramento contrattuale, utile anche ai programmi condivisi di miglioramento della produttività, a livello territoriale, di sito e di rete. Questo processo, unitamente ai nuovi contenuti della contrattazione (welfare, formazione, orari, flessibilità attive) possono rappresentare il nuovo “patto per la fabbrica” in grado di centrare la sfida della produttività e dell’innovazione a partire dalle Pmi per le quali la contrattazione territoriale può diventare una risorsa fondamentale. Permane in alcuni settori il rischio che i nuovi modelli organizzativi comportino una riduzione del valore del lavoro che va contrastato con la capacità di costruire nuove tutele e diritti sociali ma, soprattutto, con un salario minimo legale, per i settori non coperti da contrattazione collettiva.
5) Energia
La Strategia Energetica Nazionale definisce la strada per... l’indipendenza energetica dell’Italia...
L’abbandono del carbone nel 2025 nella produzione elettrica necessita, oltre che degli investimenti in reti e rinnovabili, anche di un deciso coordinamento operativo e di un focus forte sul rafforzamento e sulla diversificazione delle aree di approvvigionamento del gas.

6) Concorrenza
Negli ultimi anni l’Italia ha fatto passi avanti, ma molto ancora resta da fare... Nella prossima legislatura sono almeno due i capitoli su cui è necessario concentrarsi. Il primo è quello dei servizi pubblici locali ancora spesso poco efficienti mentre il secondo è quello delle concessioni: da quelle balneari alle autostrade. Anche qui è necessario disciplinare le modalità di affidamento competitivo... oltre ad assoggettarne i contenuti alla massima trasparenza, pur riconoscendo la possibilità di introdurre correttivi sociali e cautele a difesa dell’occupazione e degli operatori più piccoli.

7) Banda Larga
...Su questo fronte la situazione italiana attuale presenta un preoccupante ritardo rispetto alle economie con le quali ci confrontiamo...
Il carattere sistemico dell’infrastruttura Tlc, che ha bisogno di grandi investimenti di sviluppo e ammodernamento suggerisce di verificare la possibilità di concentrare lo sviluppo della rete in un unico operatore...

8) Politica commerciale e internazionalizzazione
...gli accordi di libero scambio sono lo strumento principale attraverso il quale favorire l’accesso delle Pmi ai mercati esteri... Contemporaneamente... dobbiamo perseguire l’obiettivo di creare un contesto di regole condivise... assumendo un ruolo guida in Europa, nel caso del mancato riconoscimento alla Cina dello status di economia di mercato. La prossima battaglia che dobbiamo portare avanti è quella per l’inclusione dei principi di sostenibilità ambientale e sociale negli accordi di libero scambio. La stessa strategia duale dovrà continuare ad applicarsi per l’attrazione degli investimenti diretti esteri. Da un lato, razionalizzazione e semplificazione della governance delle politiche di attrazione e definizione di nuovi strumenti nella convinzione che l’Italia ha bisogno di capitale di crescita. Dall’altro lato, tutela dell’interesse nazionale contro operazioni predatorie verso imprese ad alto contenuto tecnologico anche usando la nuova golden power varata dal Governo a questo scopo...

9) Gestire le trasformazioni
I processi di trasformazione dell’economia si sono fatti sempre più rapidi con l’accorciarsi dei cicli di sviluppo tecnologico che ha reso sempre più frequente l’emergere di tecnologie disruptive. La nuova condizione di normalità è dunque quella in cui segmenti o interi settori industriali sono costantemente spiazzati. Occorre attrezzare il Paese a prendersi cura degli “sconfitti”; di quei lavoratori e di quelle imprese che nel breve periodo sono vittime del cambiamento. Alcune iniziative sembrano aver dato risultati. È il caso della strategia di recovery settoriale attuata per i call center con salvaguardia salariale e il ritorno degli investimenti nei settori dell’alluminio e dell’acciaio.
Occorre però sistematizzare queste modalità di azione, ingegnerizzando per così dire il modello e massimizzando la velocità di intervento. Funzionale allo scopo sarebbe la possibilità di potenziare nelle aree di crisi complessa soluzioni eccezionali: strumentazioni dedicate per le imprese beneficiarie di agevolazioni (deroghe alle regole del mercato del lavoro e ammortizzatori sociali, semplificazioni e accelerazioni burocratiche/autorizzative, supporto prioritario del Fondo di Garanzia, defiscalizzazioni) e iter accelerati per bonifiche e interventi infrastrutturali per poter rapidamente rilanciare l’attività d’impresa. Altro strumento fondamentale per ricostituire base manifatturiera sono i Nuovi Contratti di Sviluppo destinati per l’80% al Mezzogiorno che spesso vedono protagonisti grandi aziende multinazionali... Occorre infine varare un fondo equivalente al “Globalization Adjustment Fund” dedicato alla riconversione di lavoratori e aziende spiazzati da innovazione tecnologica e globalizzazione.

Non esiste sviluppo, reddito e benessere senza investimenti, imprese e lavoro. Le scorciatoie conducono a vicoli ciechi e non di rado a veri e propri burroni. L’Italia è ancora fragile e le ferite della crisi ancora aperte. È fondamentale che chiunque governerà il Paese riparta da questa consapevolezza e da queste priorità..."

venerdì 12 gennaio 2018

Lavoratori ex Pasquinelli - Tornano in campo!

A fine dicembre Studio 100 ha pubblicato il servizio (che riportiamo sotto). Per i lavoratori e le lavoratrici dell'ex Pasquinelli non c'erano dubbi: come hanno fatto bene il lavoro nella selezione della differenziata, lo stanno facendo bene ora nelle pulizie di zone, piazze ecc. pur se questo lavoro esula dalla loro esperienza nel ciclo rifiuti e dalla loro professionalità.
Da questo loro precedente lavoro, portato avanti per più di 5 anni, a fine estate ne sono stati "cacciati", per essere messi in una condizione di estrema precarietà (con lavori che si rinnovano quasi di mese in mese); con la giustificazione (e l'urgenza...) che l'impianto di selezione della differenziata alla pasquinelli doveva essere automatizzato. A tutt'oggi però sono passati quasi cinque mesi e i lavori di automazione non sono affatto iniziati, con anche spreco di soldi per la città (visto che l'Amiu ora fa fare il lavoro dei 23 operai, mandando i rifiuti da selezionare ad una ditta esterna) e con risultati inferiori a prima.


Vogliamo prendere per impegno le parole dette in questo servizio dall'Ass. Motolese, ma vogliamo chiarezza.  
Quando l'Assessore parla di "soluzione duratura attraverso una fisionomia diversa del contratto di servizio con Amiu oppure utilizzando commesse più stabili e strutturali... ci impegneremo per superare il periodo di iniziative temporanee attraverso progetti pur molto utili alla città, cercando una sistemazione di più ampio respiro”. I lavoratori ex Pasquinelli intendono "sistemazione di più ampio respiro", il rientro a tutti gli effetti nella raccolta differenziata, nel ciclo rifiuti - vera risorsa ambientale, occupazionale e anche economica, e vera necessità visti i livelli ancora molto bassi di raccolta differenziata.
Impegno, quindi, per noi vuol dire subito fare un progetto per l'avvio della raccolta differenziata a Paolo VI e ai Tamburi, con l'impiego, prima di tutto, degli ex Pasquinelli, affinchè a marzo quando scade l'appalto per il lavoro di pulizia piazze possano riprendere il loro precedente lavoro.
 

Il lavoro in corso, certo occorre che continui e migliori. Ma vi sono già i lavoratori della Servizi Integrati che lo fanno, e che aumentano loro le ore del contratto, potrebbero farlo di più, meglio, concentrandolo dove serve e più esteso. Nè noi vogliamo che i lavoratori ex Pasquinelli siano messi in "concorrenza" con questi lavoratori - come, invece, in alcune piazze oggi succede. 

Lo Slai cobas per il sindacato di classe su tutto questo a fine mese chiederà un incontro coll'Ass. Motolese e sta preparando un Convegno sulla raccolta differenziato.


 La passeggiata a metà costa del Lungomare di Taranto è stata completamente ripulita.

LUNGOMARE, COMPLETAMENTE RIPULITA LA PASSEGGIATA A META’ COSTA 

DA STUDIO 100 - "L’incarico è stato portato egregiamente a termine da un gruppo facente parte dei 23 lavoratori della Pasquinelli la cui vertenza con il Comune è ancora in atto. In questo specifico caso, come nei precedenti della pulizia del parco del Mirto e del parco archeologico, una situazione di

Sulle elezioni - stralci dal blog proletari comunisti

L’astensione (che a Taranto è stata una delle più alte a livello nazionale e ha avuto chiari caratteri proletari e popolari) deve uscire dal silenzio assordante del ‘non voto’. Dobbiamo dare voce, si deve vedere chi non vota. L'area proletaria del non voto deve visibilizzarsi e fare incursioni nella lotta contro la presenza di liste fascisti e nella contestazione attiva della campagna elettorale del nemico di classe.

(Anche a Taranto, anche se molto meno che rispetto ad altre città) un nuovo fastidioso e insidioso ostacolo a questo cammino è "Potere al popolo". Con questa lista vecchi rottami (buona parte dei quali da anni e anni non si vedono nelle lotte di lavoratori, precari, dei quartieri, e sono legati alle vecchie consorterie politiche della "sinistra") si mettono il ‘vestito nuovo’, e questi neoriformisti vanno a pescare voti di chi ha già votato. Questa lista dà una versione giovane di argomenti vecchi, per cui è già “il morto che si è già mangiato il vivo”...
Nè si tratta, al di là delle apparenze, di giovani se si guarda alle liste in preparazione (e Taranto ne è un esempio lampante), nè deve essere concesso troppo spacciarsi come giovani, nuovi, ecc.

Ma il collettivo che l'ha lanciata, Jsp, è impermeabile alle critiche. Non hanno fatto un bilancio dell'appoggio a De Magistris. O meglio lo hanno fatto e lo tengono per sè e non hanno il coraggio di parlarne apertamente. Jsp ha fatto un’operazione efficace, grazie ad uno sforzo concentrato, chiarezza di linea, combattività . Ma questa operazione è stata preceduta da un cambio di natura, hanno cambiato identità e dicono cose che la giustificano. A questo si aggiunge un elemento di furbizia: es. il programma di Potere al popolo, fatto "perché si doveva fare" e pieno di una serie eclettica di copia e incolla... Questo elemento di furbizia va smascherato, perchè al di là delle 'buone intenzioni' è un politicantismo per ingannare le masse. 
Il discorso di "potere al popolo", però, aiuta per spiegare e delimitare chi sono i rivoluzionari veri e chi gli 'amici del popolo' opportunisti-riformisti.

Noi dobbiamo fare una nostra "campagna elettorale", di boicottaggio attivo e  di organizzazione tra gli operai e le masse popolari dei quartieri, importante anche per fare inchiesta e verificare le nostre posizioni. Noi dobbiamo opporre fatti a fatti.
La lotta contro il carovita, la  lotta per il salario sono dei temi che devono stare al centro in questa campagna elettorale. Una campagna breve e concentrata. Noi dobbiamo dare voce a chi non vuole votare... dare una prospettiva al non voto. 

Le fabbriche sono il terreno favorevole per noi nello scontro con gli opportunisti, che  portano ideologicamente e politicamente il riformismo.
Potere al popolo non è in grado di recuperare voti tra gli operai... Gli operai stanno cercando un'altra strada.

giovedì 11 gennaio 2018

quotidiano ILVA 11 gennaio - 4 - Emiliano e Melucci presentano 21 punti per un accordo di programma e chiedono un incontro ma la Bellanova risponde per governo e Mittal che non ci sarà nessun incontro

Padroni, governo e i loro servi vogliono solo esuberi e mano libera sul piano ambientale
Senza operai in  lotta contro padroni e governo e senza la cappa dei sindacati confederali, non si potrà fermare l'attacco al lavoro, ai diritti, alla salute

Se ne parla martedì in via rintone 22 sede slai cobas sc taranto ore 17.30-20