mercoledì 14 novembre 2018

Prossimi appuntamenti per operai Ilva in cigs

Il prossimo presidio sarà il 20 novembre alla Direzione Arcelor Mittal alle ore 10
il 21 novembre pomeriggio sarà fatto un primo incontro con i legali che cureranno il ricorso di massa – info 3471102638

martedì 13 novembre 2018

Lo Slai cobas sui Cig in Ilva e il futuro della Cemitaly - Da Corriere di Taranto





Questa mattina è ripresa l’iniziativa dei cassintegrati Ilva alla portineria D dello stabilimento siderurgico per il rientro al lavoro – lotta abbandonata troppo facilmente dai Liberi e Pensanti  e dal sindacato di base Fmlu Cub, per fare il punto della situazione“, si legge in una nota dello Slai cobas. “La scelta dell’assemblea è stata quella di continuare con i presidi e accumulare la forza necessaria per lanciare una giornata di lotta comune operai in Am/cassintegrati non appena ci saranno le condizioni per farlo – prosegue la nota -. Il prossimo presidio sarà il 20 novembre alla Direzione Arcelor Mittal alle ore 10, mentre il 21 novembre pomeriggio sarà fatto un primo incontro con i legali che cureranno il ricorso di massa. I lavoratori in cigs hanno interrotto il presidio alle 11 – non appena è giunta notizia della morte di due lavoratori a Tamburi – e si sono recati subito sul luogo dell’incidente: il sangue operaio sul selciato ha costituito per tutti un monito e un sollecito a fare di tutto perchè si metta fine a quest’orrore senza fine dellaatttuale condizione operaia” concludono dallo Slai cobas.

Nei giorni scorsi si è tenuto l’incontro tra la task force regionale e lo Slai cobas sc taranto – presenti la RSA Cemitaly e il coordinamento provinciale Slai cobas Taranto. “Si è trattato di un incontro separato a fronte della indecente pretesa delle OOSS confederali di mantenere il monopolio della rappresentanza e della trattativa in sede regionale, aziendale e MISE – si legge in una nota stampa -. Nel caso di Taranto questa pretesa è inoltre illegittima dato che non c’è più la Rsu e i

Dopo Riva e i Commissari, con Arcelor Mittal cambiano le parole: 'disservizio' - ma non la sostanza

Ilva, ArcelorMittal: “Disservizio all’Altoforno 2”


A seguito di un disservizio impiantistico all’Altoforno 2 dello stabilimento ArcelorMittal (ex Ilva) di Taranto, questa mattina sono state aperte per motivi di sicurezza le valvole bleeder da cui è uscito un denso fumo nero accompagnato da un boato iniziale. L’azienda spiega in una nota che “tale manovra, che rientra nelle comuni pratiche di gestione dell’Altoforno previste per questo tipo di evenienze, ha generato un evento emissivo visibile all’esterno. L’anomalia, immediatamente risolta, non ha causato danni a persone o cose“. Si sta “svolgendo ogni tipo di indagine per risalire alle cause che hanno scaturito l’evento“.
Ricordiamo che durante la conferenza stampa dello scorso 7 novembre, Matthieu Jehl, vicepresidente di ArcelorMittal e Ceo di Am InvestCo Italy, a precisa domanda dei gironalisti, ha dichiarato che l’altoforno 2 sarà definitivamente chiuso dopo il revamping dell’Altoforno 5, il più grande d’Europa.

Comune - dimissioni di massa al Comune - Melucci difeso solo dall'ignobile e insignificante segretario del PD - mentre gli uomini di Cito gli fanno da stampella

 Comune, 13 consiglieri si dimettono


Crisi di governo a Palazzo di Città, l’opposizione manda un segnale forte al primo cittadino di Taranto, firmando una nota congiunta nella quale annunciano le proprie dimissioni senza attendere che Rinaldo Melucci sciolga le riserve se ritirare o meno le proprie dimissioni, rassegnate lo scorso 2 novembre a seguito della sconfitta alle elezioni provinciali.
L’opposizione accoglie, in buona sostanza, la proposta provocatorio del segretario provinciale del Partito democratico, Giampiero Mancarelli, il quale ha esortato implicitamente, nei giorni scorsi, i consiglieri comunali di opposizione a rassegnare le proprie dimissioni qualora fossero davvero

I lav cigs AS ILVA vogliono rientrare al lavoro!

comunicato stampa
Questa mattina è ripresa l’iniziativa dei cassintegrati Ilva alla port. D  per il rientro al lavoro – abbandonata troppo facilmente da Liberi e pensanti  e Sibilla/Fmlu.
Un gruppo di cassintegrati si è ritrovato alla port D per fare il punto e prendere l’iniziativa – le valutazioni comuni sono contenute nel comunicato allegato – quello che è importante sono le iniziative;
la scelta è stata di continuare con i presidi e accumulare la forza necessaria per lanciare una giornata di lotta comune operai in AM/cassintegrati non appena ci saranno le condizioni;
il prossimo presidio sarà il 20 novembre alla Direzione Arcelor Mittal alle ore 10 – il 21 novembre pomeriggio sarà fatto un primo incontro con i legali che cureranno il ricorso di massa – info 3471102638
Non è che l’inizio!
I lavoratori in cigs hanno interrotto il presidio alle 11 – non appena è giunta notizia della morte di due lavoratori a Tamburi – Basta morti sul lavoro, da lavoro e da inquinamento! – e si sono recati subito sul luogo dell’incidente –il sangue operaio sul selciato ha costituito per tutti un monito e un sollecito a fare di tutto perchè si metta fine a quest’orrore senza fine della
attuale condizione operaia
cassintegrati autorganizzati Ilva
slai cobas per il sindacato di classe taranto
347-1102638
13 novembre 2018
L’ncontro tra OO.SS e Mittal, tenutosi a Roma il 9 novembre
ha pienamente confermato le denunce e le proteste dei lavoratori in merito ai criteri di selezione adottati da ArcelorMittal nella divisione tra assunti in AM e posti in cassintegrazione in Ilva AS;
i sindacati firmatari,  non hanno posto alcuni limiti preventivi a straordinari e terziarizzazione che invece fanno parte organicamente sia della fase attuale di dimezzamento selvaggio in molti reparti, sia del piano industriale dell'ArcelorMittal.
Le gravi incongruenze nella selezione gettano un ombra generale sull'accordo ed è profondamente

ILVA - CHE E' SUCCESSO SUL FRONTE DEGLI OPERAI IN CIG LA SCORSA SETTIMANA - I FATTI E LE LORO CONSEGUENZE

Torniamo ai fatti accaduti la scorsa settimana tra lunedì 5 e mercoledì 7 novembre

I FATTI
Lunedì 5 novembre, dietro appello di Sibilla dell'Flmu/cub, si riuniscono davanti alla portineria D dell'Ilva un centinaio di operai messi in cassintegrazione. Sono un'avanguardia di fatto dei 2586 lavoratori che sono stati messi fuori dalla fabbrica dalla Mittal, in una maniera vergognosa, disumana, indegna. Certo lo si sapeva che con l'accordo firmato il 6 settembre ben 2600 operai non sarebbero passati alla Mittal e sarebbero rimasti in Ilva AS, la stragrande maggioranza in cigs e solo un 300 poi chiamati a lavorare nelle bonifiche interne, ma il modo con cui questo è avvenuto ha fatto molto male agli operai. Di fatto è stata una cacciata dalla loro fabbrica, dopo 20/25 anni di lavoro: “libera il tuo cassetto e vattene”, disattivato il badge, di fatto diffidati gli operai pure ad avvicinarsi alle portinerie, presidiate da macchine e uomini della polizia. Il giorno 30 ottobre potevano stare in fabbrica tutta la giornata lavorativa, ma nessuno lo ha fatto: hanno preso le loro cose e se ne sono andati: rabbia, lacrime, si sono sentiti improvvisamente diversi dai loro colleghi di lavoro dopo tanti anni, senza neanche sapere perchè lui era mandato via... Difficilmente gli operai cacciati se lo scorderanno questo giorno. 

Questo occorre tenerlo presente per capire la gravità dei fatti e posizioni di Flmu/Liberi e pensanti che sono seguiti nei giorni successivi.

Il lunedì 5 novembre gli operai che si ritrovano alla portineria D evidentemente vorrebbero fare qualcosa contro questa messa fuori dalla Mittal in cigs per 5 anni.
Ma qui, dopo l'intervento iniziale di Sibilla che però accentua soprattutto la denuncia dell'impunità penale anche dei nuovi padroni, e quindi dell'aspetto salute e sicurezza, ecc., pur dicendo che dobbiamo trovare insieme la strada della lotta da percorrere per contrastare le decisioni AM, per imporre lavoro e salute, interviene Aldo Ranieri – uno dei due capi dei Liberi e pensanti, passato nei mesi precedenti le elezioni politiche al M5S di cui diventa attivista, per poi andarsene quando Di Maio si rimangia tutto quello che il M5S aveva promesso sull'Ilva; Ranieri è uno degli operai che ha accettato l'incentivo per andarsene dall'Ilva. 
Ranieri interviene e dice agli operai di lasciar perdere ormai Mittal/Ilva AS, che è sbagliato e inutile fare una lotta verso questi, che devono tenersi la cassintegrazione, non devono pensare a rientrare al lavoro, ma... devono andare dalla Regione e chiedere che si faccia a Taranto come a Genova, che gli operai in Cigs vengano impiegati in lavori socialmente utili (pulizie ai tamburi, alle scuole, al cimitero...) e avere un'integrazione alla cig.
L'accoglienza da parte degli operai è tiepida. Finalmente un altro operaio interviene per dire invece di continuare la lotta ai cancelli della fabbrica, chiamando i duemila cassintegrati a presidiare le portinerie, a premere, anche verso i sindacati firmatari, perchè accordo e criteri siano rivisti e permettano a tanti operai di rientrare. 
L'assemblea si chiude con un nuovo appuntamento per il 7 sempre davanti alla port. D, per discutere, in un'assemblea più larga, le due proposte in campo, il da farsi.

Ma il giorno 7 novembre, la scena cambia. Chi va alle 10 alla portineria (anche dei giornalisti) non trova l'assemblea, e dopo viene a sapere che l'assemblea è stata spostata alla sera in città, in piazza della Vittoria. Il perchè si capirà solo la sera.

In piazza della Vittoria Sibilla Flmu e Liberi e pensanti fanno trovare un'altra situazione, in cui gli operai (molto meno di quelli del 5 nov) sono “soffocati” da rappresentanti delle realtà cittadine che sempre hanno voluto e vogliono la chiusura dell'Ilva. E i discorsi cambiano subito. 
In un'atmosfera di oscena autopropaganda (ogni 5muniti il Sibilla diceva: io come segretario provinciale dell'Flmu... Non voglio fare propaganda politica, ma io sono segretario..., ma l'Flmu...), di stravolgimento a uso e consumo della linea di Ranieri del 5 (per cui, non era Ranieri che aveva proposto la stessa cosa che già i sindacati firmatari stavano facendo – incontro con la Regione per lavori socialmente utili – ma erano questi sindacati che avevano copiato da Ranieri...); in un clima assurdamente artefatto e falso, del tipo 'guardarsi alle spalle': “alcune cose non le posso dire qui, dobbiamo stare attenti quando parliamo... c'è chi usa le nostre parole...”;
in piazza della Vittoria, parlare di lavoro, di voler rientrare nel proprio posto di lavoro diventa un crimine. Si arriva a dire: “Rientrare in fabbrica significherebbe continuare ad ammazzare altre persone”. 
E ritornano alla grande i discorsi sulla chiusura della fabbrica, la piattaforma “Piano Taranto” presentata il 1° Maggio per una riconversione dell'economia cittadina, ecc.. 
Lo stesso diventa un crimine parlare di iniziative di lotta, di assemblee/presidi alla fabbrica. Si dice che l'Flmu non andrà alle portinerie a rivendicare il posto di lavoro (è ben strano, fa notare un operaio Slai cobas sc, che un sindacato non rivendichi i posti di lavoro per chi è stato buttato fuori e che, invece, col discorso dei lavori socialmente utili contrappone gli operai Ilva ai disoccupati). Alla lotta viene contrapposto un Tavolo di lavoro – chiaramente nella sede dell'Flmu – che deve fare una “grande piattaforma dei diritti” (che poi sarebbe il “piano Taranto”, e quindi cosa gli operai dovrebbero ancora scrivere?), perchè poi con questa piattaforma “ci possiamo prendere tutti i diritti”.
Si dice esplicitamente che occorre “calmare le acque”, facendo una propaganda allarmista/ricattatoria sulle possibili azioni repressive della Digos. 

Così una potenzialità di autorganizzazione e di mobilitazione di un centinaio di operai cassintegrati viene in due giorni criminalmente sfasciata.
Mittal. Governo, sindacati firmatari, gli stessi commissari Ilva AS possono stare tranquilli. 

Chiaramente tra gli operai in cigs la situazione e il clima è ben diverso.
Ma qui è penetrato purtroppo un mantra, di cui occorre liberarsi. 
Come prima vi era ormai il mantra: non si tocca con le iniziative di lotta la città, non si fanno blocchi perchè la città è già martoriata - uno stupido luogo comune (niente affatto dimostrato), fatto penetrare tra gli operai dai Liberi e pensanti, associazioni ambientalisti, e non ultimo Usb, che ha contribuito non poco a frenare gli operai; ora c'è il mantra (ma sempre indotto da Liberi e pensanti e ora Flmu) che lottare per il lavoro, per il rientro in fabbrica significa volersi contrapporre ai “colleghi che stanno lavorando”, creare una guerra con gli altri lavoratori, affermare che se io rientro altri dovrebbero uscire, ecc. 
Una cosa assurda e ridicola, se non fosse criminale! Allora in nessuna fabbrica dove vi sono licenziamenti per “esubero” gli operai potrebbero lottare per rientrare? Si usa in maniera ricattatoria una falsa contrapposizione per impedire una lotta seria, che deve vedere momenti unitari perchè, come abbiamo subito detto e si va dimostrando in questi giorni, il piano Mittal per gli operai assunti significa: “meno operai, più sfruttamento, meno sicurezza”. 
Di fatto si fanno passare per discorsi operai, quelli che sono chiaramente discorsi dei padroni! E questo è peggio della stessa linea dei sindacati confederali. 
Prima a Taranto erano gli operai Ilva che facevano morire i bambini dei Tamburi, ora sono gli operai in cigs che vogliono far licenziare i loro compagni di lavoro. 
La Mittal ringrazia: ha dimezzato lavoratori in tanti reparti che ora non possono funzionare, se non – come vuole Mittal – con accorpamento di mansioni, anche straordinari; sta smantellando, terziarizzando servizi e parte della manutenzione, ma gli operai in cigs non dovrebbero rivendicare il lavoro. Il governo Di Maio/Salvini ringrazia: nessuna reale pressione dal basso per provvedimenti di prepensionamento che sarebbero normali in una fabbrica siderurgica in cui la salute è così compromessa.

Morte ai Tamburi - omicidio doloso!

Lo Slai cobas per il sindacato di classe, nell'esprimere la sua vicinanza alle famiglie dei due operai precipitati da una gru questa mattina ai Tamburi,
denuncia come anche questo ennesimo infortunio mortale è frutto di come gli operai sono costretti a lavorare senza sicurezza.
Dalle notizie raccolte da lavoratori, operatori, lavoratori cimiteriali dei Tamburi, sta venendo fuori che la il braccio del cestello della gru dove stavano i due operai si è rotto per il troppo carico.
Le gru per operare devono essere dotate di dispositivo di carico, per sapere prima quanto peso possono sopportare. In questa gru o non c'era questo dispositivo o la ditta, pare di Grottaglie, non ne ha tenuto conto.
I due operai non erano muniti neanche delle cinture e del casco.
Comunicato sindacale pervenutoci dall'Unione Sindacale Italiana
usimilano@unionesindacaleitaliana.eu  usiait1@virgilio.it

TARANTO, MORTI DUE OPERAI PERCHE' SI STACCA UN CESTELLO DA UNA GRU...
Una strage sul-del lavoro infinita.
QUESTA E' LA VERA "SICUREZZA" CHE CI SERVE E CHE NON E' GARANTITA,
non la "sicurezza" di cui parla tanto il Salvini di turno
LA SALUTE NON E' UNA MERCE, LA SICUREZZA SUL LAVORO E DEL LAVORO NON E' UN "COSTO AZIENDALE"
DA RIDURRE, PER MANTENERSI UN MARGINE DI PROFITTO SULLA PELLE DI CHI LAVORA.
Rafforziamo la Rete nazionale  per la salute e la sicurezza sul lavoro e sui territori, quale
strumento collettivo di autodifesa, per informazione, prevenzione,  formazione, aggiornamento e addestramento
Non deleghiamo alle istituzioni tale funzione fondamentale.