- Corriere di Taranto

pubblicato il 24 Marzo 2025, 07:16

Il disegno di legge approvato in via definitiva dal Senato prima e dalla Camera mercoledì 19 marzo, che reca misure urgenti per assicurare la continuità produttiva ed occupazionale degli impianti ex ILVA, in queste settimane ha generato diverse polemiche.

Questo perché l’articolo 1 dispone che l’amministrazione straordinaria di ILVA s.p.a. può incrementare le risorse da trasferire all’amministrazione straordinaria della società Acciaierie d’Italia s.p.a., fino a 400 milioni di euro, a valere sulle risorse rivenienti dalla sottoscrizione delle obbligazioni emesse da ILVA in a.s. versate in apposito patrimonio destinato, al fine di assicurare la continuità operativa degli stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale e la tutela dell’ambiente, della salute e della sicurezza dei lavoratori addetti ai predetti stabilimenti. Nel corso dell’iter di conversione in prima lettura è confluito nel provvedimento in esame il testo del decreto-legge 30 gennaio 2025, n. 5, recante misure urgenti per il riesame dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) per gli impianti di interesse strategico, di cui però ci occuperemo in un articolo che pubblicheremo nei prossimi giorni.

Ricordiamo che stiamo parlando di risorse destinate alla bonifica delle 18 aree escluse di competenza di Ilva in AS (così dette perché non rientrarono nel perimetro delle aree date in gestione in virtù degli accordi sottoscritti con ArcelorMittal sottoscritto nel 2018). Aree che sono classificabili in tre segmenti di appartenenza. Aree sottoposte a sequestro con interventi in corso: Gravina Leucaspide, e discarica Nord-Ovest. Aree con interventi in corso: discarica ex cava Due Mari, discarica ex cava Cementir,  Stoccaggio Fanghi AFO ed ACC, discarica Nuove Vasche, Aree a verde lungo SP Statte lato ovest, Aree a verde Nord, Land A, Land C, Land D1, Land E, Aree limitrofe stoccaggio fanghi, Land L (Cava L’Amastuola), Area Pozzo 25, Collinette Ecologiche, Land D2. Aree cedibili e prive di pendenze: Land I.

Tornando nello specifico al decreto in questione, l’articolo 1, composto di un unico comma, integra l’articolo 39, comma 1, del decreto-legge 2 marzo 2024 n. 19 (Ulteriori misure per il PNRR) che prevedeva, al fine di assicurare la continuità operativa degli stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale e la tutela dell’ambiente, della salute e della sicurezza dei lavoratori addetti ai predetti stabilimenti, che l’amministrazione straordinaria (a.s.) di ILVA S.p.A. trasferisse all’amministrazione straordinaria della società Acciaierie d’Italia S.p.A., su richiesta del Commissario, somme fino a un massimo di euro 150.000.000, a valere sulle risorse del patrimonio destinato, costituito da somme provenienti dalla ‘confisca Riva’ (di cui all’articolo 3, comma 1, decimo periodo, del decreto-legge n. 1 del 2015 (Disposizioni urgenti per l’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e dell’area di Taranto).

Successivamente, l’articolo 13, comma 1, del decreto-legge 15 maggio 2024 n. 63 (Imprese agricole), sostituendo l’articolo 39, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2024, ha disposto un primo incremento delle risorse, stabilendo che il trasferimento da ILVA S.p.A. (a.s.) a Acciaierie d’Italia S.p.A. (a.s.) può arrivare fino a un massimo di ulteriori 150 milioni di euro, per un importo complessivo quindi di 300 milioni di euro, a valere sulle medesime risorse del patrimonio destinato. 

Il citato comma 1 dell’articolo 3 del decreto-legge n. 1 del 2015 dispone, in particolare, che nell’ambito della procedura di amministrazione straordinaria, l’organo commissariale di ILVA S.p.A. è autorizzato a richiedere il trasferimento delle somme sequestrate. A seguito dell’apertura della procedura di amministrazione straordinaria, l’organo commissariale è autorizzato a richiedere che l’autorità giudiziaria procedente disponga l’impiego delle somme sequestrate, in luogo dell’aumento di capitale, per la sottoscrizione di obbligazioni emesse dalla società in amministrazione straordinaria.

Le somme rivenienti dalla sottoscrizione delle obbligazioni sono versate in un patrimonio dell’emittente destinato all’attuazione e alla realizzazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria dell’impresa in amministrazione straordinaria, previa restituzione dei finanziamenti statali (di cui all’articolo 1, comma 6-bis, del decreto-legge 4 dicembre 2015, n. 191, per la parte eventualmente erogata, e, nei limiti delle disponibilità residue), a interventi volti alla tutela della sicurezza e della salute, di ripristino e di bonifica ambientale secondo le modalità previste dall’ordinamento vigente, nonché, ove le bonifiche ambientali siano completate, per un ammontare determinato, nel limite massimo di 150 milioni di euro a progetti di decarbonizzazione del ciclo produttivo dell’acciaio presso lo stabilimento siderurgico di Taranto. 

Ad ultimo, l’articolo 16, comma 1, del decreto-legge n. 113 del 9 agosto 2024 (Decreto fiscale) ha previsto che le somme del patrimonio destinato, possano essere impiegate dall’organo commissariale di ILVA S.p.A. anche per le finalità (di cui agli articoli 208, comma 11, lettera g), e 29-sexies, comma 9-septies, del decreto legislativo n. 152 del 2006), ossia per prestare le garanzie finanziarie previste dal decreto legislativo n. 152 del 2006 (Codice dell’ambiente) per nuovi impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti e ai fini dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA).



Nella relativa relazione tecnica che accompagna il decreto, si legge che gli importi delle garanzie finanziarie ammontano a 23.594.600,46 euro e che, al 30 luglio 2024, il saldo del conto di contabilità speciale, relativo alle risorse del patrimonio destinato, ammontava a 345.799.301,90 euro. Ma il passaggio più importante della relazione tecnica è quello in cui si afferma che il Fondo dal quale la disposizione consente il prelievo reca le occorrenti disponibilità, sono già al netto del versamento ad Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria dei 150 milioni previsti dal vigente articolo 39 comma 1. La relazione tecnica conferma quindi che il prelievo di ulteriori 250 milioni di euro allo stato è compatibile con le obbligazioni e con le previsioni di rimborso assunte da ILVA in amministrazione straordinaria per le originarie finalità di decontaminazione. 

Il saldo della contabilità speciale in dotazione ai Commissari Straordinari di Ilva in AS al 31.12.2024 è pari a 405.179.121. Nella relazione tecnica si precisa quindi che il saldo di conto corrente del patrimonio destinato al 31 dicembre 2024 tiene già conto del prelievo dei 150 milioni effettuato in attuazione dell’articolo 39 comma 1 del decreto-legge n. 19 del 2024 e del prelievo degli ulteriori 150 milioni effettuato in attuazione dell’articolo 13, comma 1, del decreto-legge n. 63 del 2024.

Il Governo ha fatto quindi presente che la disposizione in esame interviene incrementando di ulteriori 250 milioni di euro le somme oggetto della seconda autorizzazione e che il prelievo ulteriore è dunque da detrarre dal saldo di 405.179.121 euro, indicato nella relazione tecnica. Il che significa che i Commissari disporrebbero ad oggi di 155 milioni di euro. Il Governo ha quindi sostenuto che le conseguenze della disposizione e, dunque, il prelievo ulteriore di risorse destinate alle opere di bonifica ambientale e decontaminazione, non pregiudicano gli impegni adottati e da adottare nel corso del 2025 dal gestore del patrimonio. 

Per il 2025 è infatti previsto un impegno dei fondi Patrimonio destinato di 118 milioni per attività ambientali (75 milioni da parte di AdI in As per le bonifiche e 44 milioni di Ilva in As per proseguire le attività di decontaminazione nelle aree escluse dalla competenza diretta dell’ex Ilva). Resterebbero quindi 37 milioni per il 2026, cifra sicuramente insufficiente per le attività annuali previste.

Ecco perché, nello stesso decreto (articolo-1 sexies) il governo ha previsto lo stanziamento di ulteriori risorse per finalità ambientali nelle aree dell’ex Ilva, istituendo un fondo con una dotazione di 68 milioni di euro per l’anno 2027 e di 12 milioni di euro per l’anno 2028 presso il Ministero delle imprese e del made in Italy per interventi di ripristino e di bonifica ambientale, da realizzarsi a cura dell’amministrazione straordinaria di ILVA S.p.A. su aree di proprietà di quest’ultima ricomprese nel SIN di Taranto e diverse da quelle occupate dal gestore ovvero oggetto di trasferimento a terzi, che non trovano copertura finanziaria nelle residue disponibilità del patrimonio destinato. Agli oneri si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2021-2027 (che ha un fondo pari a 50 miliardi di euro).

Nel corso dell’esame in sede consultiva da parte della Commissione Bilancio del Senato della Repubblica il Governo, nel subordinare la propria valutazione favorevole della disposizione in commento a una riformulazione volta a ridefinire il profilo temporale della relativa spesa nei termini sopra indicati, ha confermato la sussistenza delle risorse utilizzate con finalità di copertura, precisando che si tratta di risorse disponibili per le esigenze delle amministrazioni centrali.

Somme che quasi certamente non basteranno per completare tutte le attività di bonifica previste. Come abbiamo riportato in un recente articolo infatti, quelle previste nel primo “capitolato decontaminazioni” (che coincidono sostanzialmente con quelle previste dal dpcm del 2017) sono quasi tutte completate. Poi ci sono quelle previste dall’addendum del 2018 sottoscritto con ArcelorMittal (per circa 182 milioni). Per queste ultime è previsto che le attività di decontaminazione da svolgere devono essere individuate a valle di nuove attività di indagine e caratterizzazione. Attività che riguardano che il monitoraggio della falda e per questo assolutamente imprescindibili.

Negli ultimi anni, grazie al lavoro della precedente terna commissariale formata dal dr. Francesco Ardito, dall’avv. Antonio Lupo e dal dott. Antonio Cattaneo, si è registrata un’accelerazione grazie all’approvazione di progetti esecutivi e agli impegni presi dall’affittuario dello stabilimento. Tra le attività più rilevanti in corso ci sono il completamento dell’asportazione dei fanghi, gli interventi sulla discarica dell’ex area Fintecna e sulla cava Due Mari. Tuttavia, permangono incertezze per la zona della Gravina Leucapside, in attesa degli esiti della caratterizzazione ambientale, sulla quale pende inoltre il processo che è confluito all’interno del dibattimento ‘Ambiente Svenduto’.

Come relazionato dai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria nell’ultima audizione di martedì 4 febbraio al Senato, dei fondi del Patrimonio destinato pari a 1,164 miliardi di euro (derivanti dalla transazione del 2017 con la famiglia Riva), al 31 gennaio 2025 ne sono stati utilizzati fondi per 839 milioni, pari al 72% del totale. Alla stessa data ci sono fondi disponibili per 278 milioni (24%) e fondi a oggi non disponibili per 47 milioni (4%). Dei fondi impiegati, 410 milioni sono stati destinati specificamente a interventi di bonifica all’interno dello stabilimento e alla decontaminazione delle aree esterne escluse dalla competenza diretta di Ilva.

Alcuni di questi interventi sono ancora in attesa dell’esito dei processi autorizzativi, come si legge anche nell’ultima relazione trimestrale dei commissari straordinari al 30 giugno 2024, segno evidente di come la burocrazia rallenti l’avanzamento di alcune operazioni. Altri 410 milioni per la continuità operativa (in adempimento dei vari decreti legge) e 19 milioni per altre spese. Come riportato in precedenza, per il 2025 è previsto un impegno dei fondi Patrimonio destinato di 118 milioni per attività ambientali (75 milioni da parte di AdI in As per le bonifiche e 44 milioni di Ilva in As per proseguire le attività di decontaminazione nelle aree escluse dalla competenza diretta dell’ex Ilva).

Inoltre, sono stati utilizzati ulteriori 325 milioni per attività specifiche. 206 milioni concentrati sulla decontaminazione interna dello stabilimento e il resto per la bonifica delle aree esterne. Le risorse sono state anche impiegate in interventi ambientali più ampi, anticipi per garanzie finanziarie a favore della Provincia di Taranto e della Regione Puglia, oltre a impieghi collaterali legati alla gestione dei rifiuti industriali e alla sicurezza ambientale.

Risorse alle quali, è bene non dimenticarlo mai, sono anche vincolati i 1545 lavoratori tarantini confluiti nel bacino di Ilva in AS (che diventano 1700 con quelli degli altri impianti presenti in Italia), che in quelle attività dovrebbero essere impiegati dopo apposita formazione e che, a meno di eventi ad oggi imprevedibili (e come inopinatamente previsto dall’accordo del marzo 2020 tra ArcerlorMittal ed Ilva in AS durante il governo Conte II), non rientreranno mai più tra i dipendenti diretti dell’azienda e il cui bacino rischia di ampliarsi qualora la società che acquisirà ‘ex Ilva dovesse apportare, come sembrerebbe dalle prime indiscrezioni, ulteriori tagli al personale. Lavoratori di Ilva in AS ai quali andrà comunque garantito un reddito e un futuro lavorativo, dopo anni di limbo e di oblio. Un dato su tutti: l’ammontare complessivo delle ore di sospensione dal lavoro per questi lavoratori, in questi anni ha avuto una media pari al 97% delle ore lavorabili. 

Al di là quindi di quel che accadrà di qui ai prossimi anni, resta prioritario evitare in ogni modo che le risorse destinate a queste attività, vengano ulteriormente distratte o mai più recuperate. Visto che si tratta di interventi fondamentali per la tutela ambientale e sanitaria non solo di quelle aree (il cui futuro utilizzo è ancora oggi avvolto nel mistero) ma di tutta l’area tarantina.