Il disegno di legge approvato in via
definitiva dal Senato prima e dalla Camera mercoledì 19 marzo, che reca
misure urgenti per assicurare la continuità produttiva ed occupazionale
degli impianti ex ILVA, in queste settimane ha generato diverse
polemiche.
Questo perché l’articolo 1
dispone che l’amministrazione straordinaria di ILVA s.p.a. può
incrementare le risorse da trasferire all’amministrazione straordinaria
della società Acciaierie d’Italia s.p.a., fino a 400 milioni di euro,
a valere sulle risorse rivenienti dalla sottoscrizione delle
obbligazioni emesse da ILVA in a.s. versate in apposito patrimonio
destinato, al fine di assicurare la continuità operativa degli
stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale e la tutela
dell’ambiente, della salute e della sicurezza dei lavoratori addetti ai
predetti stabilimenti. Nel corso dell’iter di conversione in prima
lettura è confluito nel provvedimento in esame il testo del
decreto-legge 30 gennaio 2025, n. 5, recante misure urgenti per il
riesame dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) per gli impianti
di interesse strategico, di cui però ci occuperemo in un articolo che
pubblicheremo nei prossimi giorni.
Ricordiamo che stiamo parlando di
risorse destinate alla bonifica delle 18 aree escluse di competenza di
Ilva in AS (così dette perché non rientrarono nel perimetro delle aree
date in gestione in virtù degli accordi sottoscritti con ArcelorMittal
sottoscritto nel 2018). Aree che sono classificabili in tre segmenti di
appartenenza. Aree sottoposte a sequestro con interventi in corso: Gravina Leucaspide, e discarica Nord-Ovest. Aree con interventi in corso:
discarica ex cava Due Mari, discarica ex cava Cementir, Stoccaggio
Fanghi AFO ed ACC, discarica Nuove Vasche, Aree a verde lungo SP Statte
lato ovest, Aree a verde Nord, Land A, Land C, Land D1, Land E, Aree
limitrofe stoccaggio fanghi, Land L (Cava L’Amastuola), Area Pozzo 25,
Collinette Ecologiche, Land D2. Aree cedibili e prive di pendenze: Land I.
Tornando nello specifico al decreto in
questione, l’articolo 1, composto di un unico comma, integra l’articolo
39, comma 1, del decreto-legge 2 marzo 2024 n. 19 (Ulteriori misure per
il PNRR) che prevedeva, al fine di assicurare la continuità operativa
degli stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale e la
tutela dell’ambiente, della salute e della sicurezza dei lavoratori
addetti ai predetti stabilimenti, che l’amministrazione straordinaria
(a.s.) di ILVA S.p.A. trasferisse all’amministrazione straordinaria
della società Acciaierie d’Italia S.p.A., su richiesta del Commissario,
somme fino a un massimo di euro 150.000.000, a valere sulle risorse del
patrimonio destinato, costituito da somme provenienti dalla ‘confisca
Riva’ (di cui all’articolo 3, comma 1, decimo periodo, del decreto-legge
n. 1 del 2015 (Disposizioni urgenti per l’esercizio di imprese di
interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e
dell’area di Taranto).
Successivamente, l’articolo 13, comma 1,
del decreto-legge 15 maggio 2024 n. 63 (Imprese agricole), sostituendo
l’articolo 39, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2024, ha disposto un
primo incremento delle risorse, stabilendo che il trasferimento da ILVA
S.p.A. (a.s.) a Acciaierie d’Italia S.p.A. (a.s.) può arrivare fino a
un massimo di ulteriori 150 milioni di euro, per un importo complessivo
quindi di 300 milioni di euro, a valere sulle medesime risorse del
patrimonio destinato.
Il citato comma 1 dell’articolo 3 del
decreto-legge n. 1 del 2015 dispone, in particolare, che nell’ambito
della procedura di amministrazione straordinaria, l’organo commissariale
di ILVA S.p.A. è autorizzato a richiedere il trasferimento delle somme
sequestrate. A seguito dell’apertura della procedura di amministrazione
straordinaria, l’organo commissariale è autorizzato a richiedere che
l’autorità giudiziaria procedente disponga l’impiego delle somme
sequestrate, in luogo dell’aumento di capitale, per la sottoscrizione di
obbligazioni emesse dalla società in amministrazione straordinaria.
Le somme rivenienti dalla sottoscrizione
delle obbligazioni sono versate in un patrimonio dell’emittente
destinato all’attuazione e alla realizzazione del piano delle misure e
delle attività di tutela ambientale e sanitaria dell’impresa in
amministrazione straordinaria,
previa restituzione dei finanziamenti statali (di cui all’articolo 1,
comma 6-bis, del decreto-legge 4 dicembre 2015, n. 191, per la parte
eventualmente erogata, e, nei limiti delle disponibilità residue), a
interventi volti alla tutela della sicurezza e della salute, di
ripristino e di bonifica ambientale secondo le modalità previste
dall’ordinamento vigente, nonché, ove le bonifiche ambientali siano
completate, per un ammontare determinato, nel limite massimo di 150
milioni di euro a progetti di decarbonizzazione del ciclo produttivo
dell’acciaio presso lo stabilimento siderurgico di Taranto.
Ad ultimo, l’articolo 16, comma 1, del
decreto-legge n. 113 del 9 agosto 2024 (Decreto fiscale) ha previsto che
le somme del patrimonio destinato, possano essere impiegate dall’organo
commissariale di ILVA S.p.A. anche per le finalità (di cui agli
articoli 208, comma 11, lettera g), e 29-sexies, comma 9-septies, del
decreto legislativo n. 152 del 2006), ossia per prestare le garanzie
finanziarie previste dal decreto legislativo n. 152 del 2006 (Codice
dell’ambiente) per nuovi impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti e
ai fini dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA).

Nella relativa relazione tecnica che accompagna il decreto, si legge che
gli importi delle garanzie finanziarie ammontano a 23.594.600,46 euro e
che, al 30 luglio 2024, il saldo del conto di contabilità speciale,
relativo alle risorse del patrimonio destinato, ammontava a
345.799.301,90 euro. Ma il passaggio più importante della
relazione tecnica è quello in cui si afferma che il Fondo dal quale la
disposizione consente il prelievo reca le occorrenti disponibilità, sono
già al netto del versamento ad Acciaierie d’Italia in amministrazione
straordinaria dei 150 milioni previsti dal vigente articolo 39 comma 1.
La relazione tecnica conferma quindi che il prelievo di ulteriori 250
milioni di euro allo stato è compatibile con le obbligazioni e con le
previsioni di rimborso assunte da ILVA in amministrazione straordinaria
per le originarie finalità di decontaminazione.
Il saldo della contabilità speciale in
dotazione ai Commissari Straordinari di Ilva in AS al 31.12.2024 è pari
a 405.179.121. Nella relazione tecnica si precisa quindi che il saldo di
conto corrente del patrimonio destinato al 31 dicembre 2024 tiene già
conto del prelievo dei 150 milioni effettuato in attuazione
dell’articolo 39 comma 1 del decreto-legge n. 19 del 2024 e del prelievo
degli ulteriori 150 milioni effettuato in attuazione dell’articolo 13,
comma 1, del decreto-legge n. 63 del 2024.
Il Governo ha fatto quindi presente che
la disposizione in esame interviene incrementando di ulteriori 250
milioni di euro le somme oggetto della seconda autorizzazione e che il
prelievo ulteriore è dunque da detrarre dal saldo di 405.179.121 euro,
indicato nella relazione tecnica. Il che significa che i Commissari
disporrebbero ad oggi di 155 milioni di euro. Il Governo ha
quindi sostenuto che le conseguenze della disposizione e, dunque, il
prelievo ulteriore di risorse destinate alle opere di bonifica
ambientale e decontaminazione, non pregiudicano gli impegni adottati e
da adottare nel corso del 2025 dal gestore del patrimonio.
Per il 2025 è infatti previsto
un impegno dei fondi Patrimonio destinato di 118 milioni per attività
ambientali (75 milioni da parte di AdI in As per le bonifiche e 44
milioni di Ilva in As per proseguire le attività di decontaminazione
nelle aree escluse dalla competenza diretta dell’ex Ilva). Resterebbero quindi 37 milioni per il 2026, cifra sicuramente insufficiente per le attività annuali previste.
Ecco perché, nello stesso decreto (articolo-1 sexies) il
governo ha previsto lo stanziamento di ulteriori risorse per finalità
ambientali nelle aree dell’ex Ilva, istituendo un fondo con una
dotazione di 68 milioni di euro per l’anno 2027 e di 12 milioni di euro
per l’anno 2028 presso il Ministero delle imprese e del made in
Italy per interventi di ripristino e di bonifica ambientale, da
realizzarsi a cura dell’amministrazione straordinaria di ILVA S.p.A. su
aree di proprietà di quest’ultima ricomprese nel SIN di Taranto e
diverse da quelle occupate dal gestore ovvero oggetto di trasferimento a
terzi, che non trovano copertura finanziaria nelle residue
disponibilità del patrimonio destinato. Agli oneri si provvede mediante
corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la
coesione, programmazione 2021-2027 (che ha un fondo pari a 50 miliardi di euro).
Nel
corso dell’esame in sede consultiva da parte della Commissione Bilancio
del Senato della Repubblica il Governo, nel subordinare la propria
valutazione favorevole della disposizione in commento a una
riformulazione volta a ridefinire il profilo temporale della relativa
spesa nei termini sopra indicati, ha confermato la sussistenza delle
risorse utilizzate con finalità di copertura, precisando che si tratta
di risorse disponibili per le esigenze delle amministrazioni centrali.
Somme che quasi certamente non basteranno per completare tutte le attività di bonifica previste.
Come abbiamo riportato in un recente articolo infatti, quelle previste
nel primo “capitolato decontaminazioni” (che coincidono sostanzialmente
con quelle previste dal dpcm del 2017) sono quasi tutte completate. Poi
ci sono quelle previste dall’addendum del 2018 sottoscritto con
ArcelorMittal (per circa 182 milioni). Per queste ultime è previsto che
le attività di decontaminazione da svolgere devono essere individuate a
valle di nuove attività di indagine e caratterizzazione. Attività che
riguardano che il monitoraggio della falda e per questo assolutamente
imprescindibili.
Negli ultimi anni, grazie al lavoro
della precedente terna commissariale formata dal dr. Francesco Ardito,
dall’avv. Antonio Lupo e dal dott. Antonio
Cattaneo, si è registrata un’accelerazione grazie all’approvazione di
progetti esecutivi e agli impegni presi dall’affittuario dello
stabilimento. Tra le attività più rilevanti in corso ci sono il
completamento dell’asportazione dei fanghi, gli interventi sulla
discarica dell’ex area Fintecna e sulla cava Due Mari. Tuttavia,
permangono incertezze per la zona della Gravina Leucapside, in attesa
degli esiti della caratterizzazione ambientale, sulla quale pende
inoltre il processo che è confluito all’interno del dibattimento
‘Ambiente Svenduto’.
Come relazionato dai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria nell’ultima audizione di martedì 4 febbraio al Senato, dei
fondi del Patrimonio destinato pari a 1,164 miliardi di euro (derivanti
dalla transazione del 2017 con la famiglia Riva), al 31 gennaio 2025 ne
sono stati utilizzati fondi per 839 milioni, pari al 72% del totale.
Alla stessa data ci sono fondi disponibili per 278 milioni (24%) e
fondi a oggi non disponibili per 47 milioni (4%). Dei fondi impiegati,
410 milioni sono stati destinati specificamente a interventi di bonifica
all’interno dello stabilimento e alla decontaminazione delle aree
esterne escluse dalla competenza diretta di Ilva.
Alcuni di questi interventi sono ancora
in attesa dell’esito dei processi autorizzativi, come si legge anche
nell’ultima relazione trimestrale dei commissari straordinari al 30
giugno 2024, segno evidente di come la burocrazia rallenti l’avanzamento
di alcune operazioni. Altri 410 milioni per la continuità operativa (in
adempimento dei vari decreti legge) e 19 milioni per altre spese. Come
riportato in precedenza, per il 2025 è previsto un impegno dei fondi
Patrimonio destinato di 118 milioni per attività ambientali (75 milioni
da parte di AdI in As per le bonifiche e 44 milioni di Ilva in As per
proseguire le attività di decontaminazione nelle aree escluse dalla
competenza diretta dell’ex Ilva).
Inoltre, sono stati utilizzati
ulteriori 325 milioni per attività specifiche. 206 milioni concentrati
sulla decontaminazione interna dello stabilimento e il resto per la
bonifica delle aree esterne. Le risorse sono state anche
impiegate in interventi ambientali più ampi, anticipi per garanzie
finanziarie a favore della Provincia di Taranto e della Regione Puglia,
oltre a impieghi collaterali legati alla gestione dei rifiuti
industriali e alla sicurezza ambientale.
Risorse alle quali, è bene non
dimenticarlo mai, sono anche vincolati i 1545 lavoratori tarantini
confluiti nel bacino di Ilva in AS (che diventano 1700 con
quelli degli altri impianti presenti in Italia), che in quelle attività
dovrebbero essere impiegati dopo apposita formazione e che, a meno di
eventi ad oggi imprevedibili (e come inopinatamente previsto
dall’accordo del marzo 2020 tra ArcerlorMittal ed Ilva in AS durante il
governo Conte II), non rientreranno mai più tra i dipendenti diretti
dell’azienda e il cui bacino rischia di ampliarsi qualora la società che
acquisirà ‘ex Ilva dovesse apportare, come sembrerebbe dalle prime
indiscrezioni, ulteriori tagli al personale. Lavoratori di Ilva in AS ai
quali andrà comunque garantito un reddito e un futuro lavorativo, dopo
anni di limbo e di oblio. Un dato su tutti: l’ammontare complessivo
delle ore di sospensione dal lavoro per questi lavoratori, in questi anni ha avuto una media pari al 97% delle ore lavorabili.
Al di là quindi di quel che
accadrà di qui ai prossimi anni, resta prioritario evitare in ogni modo
che le risorse destinate a queste attività, vengano ulteriormente
distratte o mai più recuperate. Visto che si tratta di
interventi fondamentali per la tutela ambientale e sanitaria non solo di
quelle aree (il cui futuro utilizzo è ancora oggi avvolto nel mistero)
ma di tutta l’area tarantina.