lunedì 23 febbraio 2026

Voci dalle manifestazioni di Melfi - proletari comunisti - di Ferrara e Rossano per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi

 

Ancora sul presidio di Melfi - Interventi di Bobo Aprile Brindisi - Raffaella #iostoconlapalestina Taranto - Tonino I. per Stellantis Melfi

Ma veramente gli operai ex Ilva si devono affidare a questo vendifumo?

DOBBIAMO BOICOTTARE LA VENDITA DELL'EX ILVA AL FONDO FLACKS. 

I SINDACATI CONFEDERALI E USB CHE FANNO? LA STRADA DEI "TAVOLI" PORTERA' AL FALLIMENTO!

Slai cobas Taranto

Mister Flacks, solo brochure e niente bilanci: «miracoli» e miliardi dell’inglese che punta all’Ilva (con la moglie)

Da Corriere della Sera - Finanza di Mario Gerevini

Selezionato dal governo per trattare in esclusiva. Il family office di Miami e il buio sui bilanci.Il caso dei 5 miliardi che diventano 7 in pochi giorni. 

Il «cavaliere bianco» nel 2022 acquistò un’azienda di vernici Usa: chiusa poco dopo

Michael Flacks è il cavaliere bianco dei casi disperati. Il governo lo ha selezionato per trattare in esclusiva l’acquisto degli asset ex Ilva. Al di là del costo simbolico di 1 euro, sul tavolo c’è un’operazione di rilancio di grandi proporzioni (5 miliardi di investimenti industriali) e impatto sociale (8.500 dipendenti coinvolti).
Quindi bisogna avere capitali ed esperienza di turnaround industriali (preferibilmente siderurgici) ad alto livello di complessità. Mister Flacks, cittadino inglese residente a Miami, risponde a questi requisiti?

Il caso Kelly Moore 
- Qualcosa non torna se si va al sodo, cioè se si entra nel “portafoglio” del suo Flacks Group. Dove dall’oggi al domani, all’inizio del 2026, si sono materializzati nuovi asset per 2 miliardi di dollari in più. Tre miliardi se il confronto è tra agosto e oggi. Ma come ha fatto? Un genio o un mago? Ci arriviamo.

Intanto segnaliamo che nel 2022 acquistò un’azienda americana di vernici (Kelly Moore Paints, fondata nel 1946) da 400 milioni di fatturato e 1.200 dipendenti. Flacks presidente, il suo braccio destro Charles Gassenheimer amministratore delegato. L’azienda ha chiuso per sempre poco più di un anno dopo il loro insediamento. Sul sito di Flacks Group il progetto Kelly-Moore Paints è sotto il titolo «I nostri recenti successi».

Flacks Group non è un fondo di investimento che raccoglie capitali da piccoli e grandi investitori. L’uomo d’affari americano è stato chiaro: «È un family office, siamo io e mia moglie». Dunque Michael Aubrey Flacks (58 anni) e Deborah Rhonda Flacks (63) partendo da una holding familiare che ha il core business negli immobili e radici societarie nel poco trasparente Delaware, muovono le loro leve imprenditoriali e i loro (misteriosi) capitali prima verso aziende di piccole-medie dimensioni poi, improvvisamente, alzano la posta: ex Ilva e British Steel. 
 

Bilanci? Non pervenuti - Il sito web di Flacks Group non fornisce bilanci: nulla su ricavi, utili/perdite, debiti, dipendenti ecc. A richiesta scritta di avere almeno gli highlights economici delle società non ci è stata data risposta. Flacks non è quotato in Borsa e non possiede alcuna azienda a listino quindi non ha stringenti obblighi informativi. Tuttavia si muove in un contesto di mercato, come oggi in Italia, dove le controparti sono istituzionali e pubbliche: governi centrali e locali, sindacati, autorità regolatorie. 

In assenza di bilanci pubblici che cosa arriva sotto gli occhi degli addetti ai lavori? La «Flacks Group Brochure», il testo “sacro” (ed essenziale) che Michael e la moglie esibiscono come biglietto da visita. Ma occhio alle date. La versione che girava tra pc e scrivanie fino allo scorso agosto dava tre cifre chiave: 4 miliardi di dollari in asset gestiti; aziende target con fatturati tra 250 milioni e 5 miliardi; equity ticket di 500 milioni, cioè la quota che Flacks è disposta a investire di tasca propria (cresciuta prodigiosamente in pochi mesi dai precedenti 200 milioni). 

Passa l’autunno e al 31 dicembre 2025 i 4 miliardi di asset sono diventati 5 miliardi. Passa ancora qualche settimana e siamo a oggi: il patrimonio è lievitato a 7 miliardi, secondo l’ultima versione del documento ufficiale. Nel frattempo nessuna news di investimenti o plusvalenze miliardarie. Né, come detto, esiste il riscontro di un bilancio. 

Il tavolo e le carte - In portafoglio ci sono tuttavia molti asset immobiliari di grande valore e alcune aziende industriali, anche in Europa, come Pleuger (ingegneria meccanica) e Artemyn (minerali per l’industria della carta). La loro holding, Pleuger Minerals del Delaware, proprio pochi giorni fa ha deliberato di non liquidare la Artemyn France che ha un patrimonio netto negativo. Sono soprattutto medie aziende. 
Sul tavolo è presumibile che il governo abbia visto e misurato le carte “vere”...
  
Michael Flacks intanto afferma sicuro: «Abbiamo pianificato 5 miliardi di investimenti». E, intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno: «Se vi dicessi che vengo a Taranto succederebbe come quando i Beatles sono andati in America, accolti da folle oceaniche». Il ministro delle Imprese Adolfo Urso conta di chiudere la vendita «entro aprile». Quando mister Flacks potrebbe già aver raggiunto i 10-15 miliardi di asset. Nella brochure...

Ciao Tanino, combattente coraggioso vivrai sempre nelle nostre lotte - Messaggi da lavoratori

 AL FUNERALE


Tantissime persone, soprattutto tanti lavoratori, lavoratrici hanno salutato Tanino, in particolare i suoi colleghi di lavoro della Ex Pasquinelli.

Vi erano delegazioni dei lavoratori e lavoratrici Slai cobas degli asili, del cimitero, dell'ex Ilva, delle pulizie delle scuole, dell'Amiu, ecc.

A dimostrazione di quanto Tanino era conosciuto, circondato dall'affetto, apprezzato nel suo impegno sincero nelle lotte, per il lavoro, per il diritto alla salute, per condizioni di lavoro dignitose.

Tanti anni di lotta: dalla grande lotta dei Disoccupati organizzati, alla battaglia per i corsi di formazione finalizzati al lavoro, dalle prime assunzioni nella raccolta differenziata, alla battaglia dura verso l'Amiu e Comune per il lavoro stabile, per la difesa della salute all'ex Pasquinelli, poi le lotte contro i lavori precari con le ditte, contro il licenziamento politico, quasi una vendetta del ex pres. Amiu Mancarelli; quindi il ritorno all'ex Pasquinelli, dove le condizioni di lavoro erano e sono sempre a rischio.

Questo esempio di Tanino di coraggioso combattente lo vogliamo consegnare a tutti i lavoratori e lavoratrici, e soprattutto ai lavoratori della ex Pasquinelli, che devono ora trasformare la loro tristezza per la morte di Tanino in ribellione, in lotta vera, perchè non si può, non si deve morire per il lavoro, per colpa di Amiu, Comune, padroni delle ditte.

Chi vuole finalmente ribellarsi sappia che troverà nello Slai cobas il massimo sostegno. 

Un abbraccio forte alla moglie Alessandra, ai suoi figli - Sappiamo che il loro profondo dolore si trasformerà in forza per avere giustizia contro Istituzioni, Ditte responsabili della morte di Tanino. 

 SLAI COBAS TARANTO

TANTI SONO STATI I MESSAGGI DEI LAVORATORI SLAI COBAS - ne riportiamo solo alcuni:

- I lavoratori dello Slai Cobas Bergamo: siamo vicini alla famiglia di Tanino, un operaio combattivo che ha sempre lottato per la difesa della salute sul posto di lavoro e che si è organizzato con il sindacato di classe per affermare ogni giorno che i lavoratori devono andare a lavorare per vivere non per morire. Questo spirito ci serve per continuare a lottare contro padroni, governi, istituzioni nella prospettiva di rovesciare questo sistema fondato sullo sfruttamento per il profitto di pochi sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie. 

Lo Slai Cobas sc Palermo: mandiamo un forte abbraccio alla famiglia di Tanino Malecore, un lavoratore combattivo e determinato che abbiamo conosciuto e che continueremo a ricordare nelle lotte necessarie che si devono mettere in campo per difendere non solo il lavoro ma la nostra stessa vita. 

Dalle lavoratrici degli asili: Ci dispiace infinitamente.. Ha sempre lottato

domenica 22 febbraio 2026

Ieri giornata importante di solidarietà ad Anan al carcere di Melfi e a tutti i prigionieri palestinesi - in legame/collegamento con i presidi alle carceri di Rossano e Ferrara

Una bella, combattiva, sentita iniziativa al carcere di Melfi per dire forte: Anan siamo di nuovo qui con te; lotteremo fino alla tua liberazione, ancora di più contro la grave condanna - Palestina libera! Ora più che mai con la Resistenza palestinese.

Da vari posti della Basilicata, da Taranto, da Brindisi a Bisceglie, Bari, alla Campania, ecc. rappresenti e delegazioni di compagne e compagni, di donne, giovani, operai. 

Abbiamo gridato per far arrivare la nostra voce all'interno del carcere; tanti importanti interventi di denuncia del genocidio che continua, dei mostri Netanyahu, Trump, contro la complicità del governo Meloni che chiede da serva il suo tornaconto affaristico sulla "ricostruzione" di Gaza, contro la repressione, lo Stato di polizia che tiene in galera tanti palestinesi e solidali con la Palestina, ecc. ecc.

L'appello alle prossime mobilitazioni nazionali e locali, in particolare quella del 1° marzo per la liberazione di Hannoun a Terni; 

in legame con la mobilitazioni contro Eni, Leonardo, Fondo Flacks e con le nuove iniziative in preparazione al consolato onorario affaristico di Bari e alle Basi militari contro la militarizzazione e il riarmo.

Bello, emozionante è stato il collegamento telefonico con i presidi in contemporanea a Rossano e a Ferrara, dove sono rinchiusi altri prigionieri politici palestinesi.

Rabbia, combattività, ma anche gioia, per essere sempre e ancora qui uniti e determinati, ogni realtà con il suo apporto - Questo ha significato anche il ballo palestinese davanti al carcere - di cui pubblichiamo un breve video. 

In questo blog vogliamo dare una prima immagine del presidio a Melfi con alcune foto e il video.

Seguiranno interventi  





Taranto Palestina - Riprendiamo la mobilitazione - 1 - Intervento di Antonio Mazzeo

Dall'intervento di Antonio Mazzeo, ricercatore, all'assemblea della Freedom Flotilla del 14 febbraio a Taranto


...
ho accumulato un altro debito con i compagni palestinesi perché credo che dobbiamo assolutamente rafforzare ulteriormente il nostro impegno sapendo benissimo che gli spazi di agilità per noi si sono ridotti.

Non lamento nulla, questo tempo oggi è orribile. Mi sono messo a leggere il decreto Romeo sull'antisionismo e l'antisemitismo.

Quello che a me personalmente preoccupa molto più del sostegno che questo Paese sta fornendo a Israele per perpetuare il genocidio sulla popolazione palestinese è esattamente mutuare da Israele le modalità con cui gestisci il Paese, con cui gestisci l'economia, con cui gestisci la finanza. E nel resto, le sorelle, i fratelli migranti e quello che succede nel Mediterraneo sono i laboratori scientifici per poi applicare le modalità di controllo sociale e di limitazione dei diritti fondamentali verso quelli che oggi ritengono di essere fortunati perché hanno la cittadinanza che oggi viene negata alle sorelle, ai fratelli palestinesi.

Tra l'altro, attenzione, perché nell'ultimo decreto, quello della militarizzazione del Mediterraneo, quello che formalmente dichiara guerra con il blocco navale, si riproduce in territorio italiano esattamente quello che Israele fa con le armi ormai, nei due terzi del Mediterraneo. E quello che oggi viene minacciato alle imbarcazioni dei migranti serve soltanto per impedire le operazioni di soccorso, quelle

Taranto Palestina - Riprendiamo la mobilitazione - 2 - Intervento Slai cobas

Dall'intervento dello Slai cobas per il sindacato di classe all'assemblea organizzata dal Coordinamento di Taranto della Freedom Flotilla del 14.02.26.

Noi abbiamo due impegni. Primo, smascherare di fronte ai lavoratori, come ogni organizzazione sindacale deve fare, i danni per gli interessi dei lavoratori e della città del passaggio dell’Ilva nelle mani del Fondo Flacks.

Ma come proletari internazionalisti dobbiamo anche mostrare il ruolo di questo Fondo nella partita di Israele. Il legame tra questo Fondo, come finanziatore e sostenitore attivo dell'ala più estrema tipo nazista, e Israele, è una questione centrale per chi ha una concezione e lavora in una visione internazionalista, perché gli operai siano fratelli, siano uniti dalla solidarietà internazionale e le forze che si rifanno alla classe operaia siano internazionaliste. Per questo è fondamentale che gli operai esprimano un chiaro No a questo Fondo.

E' un lavoro che abbiamo già cominciato. Nella prossime settimane faremo uno specifico comizio alla fabbrica tematizzato solo su questo, perché è importante considerare i lavoratori come i soggetti principali di questa dinamica dell'ingresso del Fondo Flacks nella proprietà dell’ex Ilva. Lo stesso vale alla Leonardo.

La nostra considerazione è che i lavoratori sono una forza materiale indispensabile per combattere dall'interno dell'industria. E in un certo senso gli operai della Leonardo lo stanno dimostrando; hanno

fatto un appello per la Palestina: “non il nostro nome”, in distinzione/critica con il ruolo che la Leonardo svolge in Palestina. Quest'appello ora è arrivato a Torino, agli operai della Leonardo. Quindi gli operai sono interlocutori necessari, indispensabili nel movimento di solidarietà con il popolo palestinese.

Andare alle fabbriche di sabato quando gli operai non sono in fabbrica è chiaramente un'azione lodevole per la denuncia delle fabbriche della guerra in ogni momento, in ogni giorno; ma il punto è smuovere dall'interno, trasformare gli operai da lavoratori per una fabbrica in oppositori di una fabbrica che produce morte per i popoli e che contribuisce nel nostro paese alla trasformazione imperialista, fascista guerrafondaia di tutto il paese, e che sulle guerre, massacri ci fa profitti.

Come sempre ci rivolgeremo a tutti e anche a tutte le organizzazioni sindacali, che sono, nelle loro direzioni, dall'altra parte.

Una campagna che tocca a noi farla perché gli operai devono comprendere quello che sta realmente avvenendo nel mondo il cui cuore è la questione palestinese; ma, come vediamo, anche ciò che avviene dall'America Latina all'Asia. Tutti i governi peggiori prendono a modello il sionismo, il fascismo. All'interno dei paesi imperiali va avanti una “israelizzazione del diritto”, come modello preso da Israele e dagli Stati Uniti.

Questa battaglia l'abbiamo fatta e la vogliamo fare anche perché nella nostra città ci sono tutti i “guai”, ma ci sono anche tutte le opportunità per essere una città che si riprende sul terreno delle condizioni di vita e di lavoro, sul terreno dell'inquinamento e si riprende sul ruolo di lotta che questa città viene chiamata a svolgere con le sue fabbriche, con la sua Base navale e con il sistema politico che si riconosce pienamente in quello che fanno gli industriali, i padroni dell'Ilva.

La dobbiamo fare insieme, andare insieme all'Ilva, all'Eni, alla Leonardo, alla Base navale, e rendere difficile i messaggi che in queste fabbriche dicono agli operai.

Noi dobbiamo costruire una mobilitazione generale della classe operaia e di tutti coloro che si riconoscono nelle ragioni necessarie di questa battaglia.

La seconda questione è il sostegno alla resistenza. Perché chi ha una comprensione effettiva di ciò che succede al popolo palestinese non può non riconoscere che questo popolo si organizza, resiste; e il cuore di questa ribellione è la resistenza palestinese e il sostegno alle sue dichiarazioni di rifiuto delle presenze straniere, del “piano di pace” di Trump.

Sono questioni che noi dobbiamo portare a conoscenza, perché sono i popoli che si liberano e i popoli che si liberano hanno le loro forme necessarie per liberarsi, e da che mondo è mondo sono le guerre del popolo, è la lotta anti imperialista, è la lotta armata.

Anche nel nostro paese non basta dire che avanza il fascismo e il nazismo e poi non pensare che dal il fascismo, dal nazismo, la storia ce lo ha insegnato, ci liberiamo solo attraverso la lotta antifascista applicata alla realtà attuale del nostro paese - che evidentemente non è quella del ‘45 ma non è poi così lontana da quella del ‘45 se tutti riconosciamo che si avvicina anche a una guerra imperialista mondiale, contro cui il cuore è stata la Resistenza.

IL 21 febbraio torniamo fuori dalle carceri di Melfi a fare sentire forte l'opposizione alla sentenza italiana che ha condannato il prigioniero palestinese Anan a 5 anni e 6 mesi. Andiamo per far sentire la nostra vicinanza ad Anan. Il carcere di Melfi è piccolo e le voci dei manifestanti si sentono all'interno. Anche il 21 facciamo sentire ad Anan che siamo con lui come lo siamo stati nei mesi in cui si teneva il processo.

Così come siamo a Terni per Hannoun, siamo a Rossano, e saremo ovunque ci sono prigionieri politici palestinesi.

Siamo contenti che ci siano convegni/assemblee sulle leggi per la sicurezza, però con tutta sincerità invitiamo i compagni a venire a Melfi il 21 perché ognuno di noi dovrà fare la sua parte in questa battaglia anche con le proprie caratteristiche che dipendono dal loro tipo di organizzazione; in questo senso il coordinamento Freedom Flotilla di Taranto è una realtà composita e questo deve voler dire che tutti devono fare il loro.

sabato 21 febbraio 2026

Per la Palestina contro la repressione - lotta e non parole - delegazione da Taranto a Melfi oggi

 

Carcere di Melfi 21 febbraio ore 15 
presidio interregionale 
contro la sentenza di condanna per Anan
 - Per esprimere solidarietà e vicinanza ad Anan 
 - contro la montatura per Hannoun - contro la repressione del movimento palestinese e del movimento di solidarietà con la Palestina 
 La resistenza non è reato, la solidarietà è un’arma non un reato! 
 Liberi tutti! Palestina libera! 

Da Taranto delegazione con mezzo collettivo 

per info e adesioni 3519575628

mercoledì 18 febbraio 2026

Tanino Malecore è morto - un saluto commosso dai lavoratori e lavoratrici dello slai cobas - info sul funerale nelle prossime ore e un ricordo pubblico

 Il nostro Tanino Malecore - delegato sindacale Slai cobas all'ex Pasquinelli - è morto 
 

Un abbraccio forte alla  moglie Alessandra che da quando è stato ricoverato è stata sempre con lui, giorno e notte, con una forza eccezionale; lo stesso i figli.

Malediciamo i responsabili della morte da tumore di Tanino, l'Amiu, il Comune, le Ditte che si sono susseguite, che alle denunce di Tanino sulle inaccettabili condizioni di lavoro, sulla mancanza gravissima di interventi a difesa della salute, della sicurezza, rispondevano negando la gravità della situazione o con la repressione, addirittura con un licenziamento a Tanino (che poi per la battaglia dello Slai cobas si sono dovuti rimangiare).

Oggi, come dicono gli altri lavoratori ex Pasquinelli, le condizioni sono come prima e peggio di prima: si mettono le mani in rifiuti pericolosi, sul nastro passano topi, scarafaggi, si respirano esalazioni tossiche. Altri lavoratori si stanno ammalando.

Basta, basta, meledetti! Dovete pagare caro!

Lo Slai cobas per Tanino, con i lavoratori e le lavoratrici che vogliono ribellarsi, preparerà una dettagliata denuncia. 

Le compagne e i compagni dello Slai cobas 

Sabato 21 Febbraio Presidio di solidarietà a Melfi per Anan Yaeesh e per la Palestina libera - da taranto delegazione partenza ore 12 sede slai cobas info 351957562


Dopo i presidi solidali sotto la casa circondariale di Melfi del 13 e del 26 Ottobre 2025, poi del 15 Novembre; dopo il corteo interregionale che il 13 Dicembre si è snodato per le strade di Melfi per giungere sotto il carcere locale di massima sicurezza, sabato 21 Febbraio 2026, a partire dalle ore 15, si terrà un nuovo presidio di solidarietà a favore del prigioniero politico palestinese Anan Yaeesh, che in questo carcere è stato trasferito da Settembre in custodia cautelare dalla sezione di alta sicurezza del carcere di Terni per allontanarlo da un consolidato circuito di sostegno esterno.

Con Anan, che ha ingiustamente subito lo scotto di oltre due anni di detenzione preventiva per un surreale processo che lo vede imputato per “terrorismo internazionale” (art. 270 bis c.p.) a causa del suo sostegno, mai rinnegato, alla Resistenza palestinese; che da Melfi ha subito l’ignominia delle udienze del 21 e del 28 Novembre del processo celebrato al Tribunale dell’Aquila, condivideremo collettivamente l’indignazione contro un processo voluto da istituzioni e servizi segreti dello stato genocida di Israele. Si è trattato di un processo smaccatamente politico, che si è concluso in primo grado lo scorso 16 Gennaio con una condanna a 5 anni e 6 mesi.

Al di là della richiesta del PM a 12 anni per Anan e dell’assoluzione per i coimputati Alì Irar e Mansour Dogmosh (rei di essere conoscenti palestinesi…) per totale mancanza di elementi probatori; al di là della già annunciata impugnazione del dispositivo di sentenza e del conseguente secondo grado del giudizio, si è trattato dall’inizio di un processo alla Resistenza più volte segnato da gravi limitazioni del diritto alla difesa e da ricorrenti quanto improvvide ingerenze, che sono state possibili non di certo in virtù del diritto internazionale e di quanto previsto dalla Carta costituzionale italiana, bensì dalla natura degli interessi commerciali, militari e finanziari che intercorrono tra aziende e governo italiani con lo stato genocida e di apartheid di Israele.

Anan resta a tutti gli effetti un perseguitato politico, che in Israele ha subìto ripetute torture e tentativi di omicidio, ma ciò nonostante ha rischiato (nel Gennaio 2024) di essere rispedito ai suoi carnefici dopo essere stato arrestato su loro richiesta dalle competenti autorità italiane.

In forme diverse, ma con procedure analoghe dettate dalla cinica determinazione antistorica in atto di criminalizzare i palestinesi e quanti si adoperano anche in Italia per esprimere solidarietà e reclamare il diritto all’autodeterminazione di chi soffre, vive e lotta a Gaza e in Cisgiordania, sono finiti agli arresti Mohammad Hannoun, presidente dell’API (Associazione Palestinesi d’Italia), ora nel carcere di Terni con l’accusa di finanziare Hamas, nonostante l’esclusione delle “prove” presentate da Israele.

Su richiesta israeliana vengono imprigionati e processati in Italia partigiani palestinesi rifugiati politici; vengono colpiti e arrestati palestinesi che, in piena guerra genocida, raccolgono aiuti umanitari per il loro popolo sterminato da bombe, fame, malattie diffuse; viene repressa la solidarietà al popolo e alla resistenza palestinesi con condanne pesantissime come quella a Tarek, mentre contro studenti pro-Palestina si moltiplicano i fermi, gli arresti domiciliari, le schedature, portando per “disciplinamento” la museruola e la repressione anche all’interno delle scuole pubbliche.

Da Melfi il 21 Febbraio contribuiremo a rendere più forte e visibile il legame tra tutte le mobilitazioni, creando un ideale abbraccio solidale con Anan Yaheesh, ma anche con Ahmed Salem, Yaser Alassali e Riyad Albastangi, nel corso del contemporaneo presidio a Rossano Calabro, così come con Raed Dawood a Ferrara.

Le soluzioni autoritarie e poliziesche sono destinate a durare poco.

Ogni processo contro la solidarietà è un processo contro la libertà di tutte e di tutti.

Chiediamo alla stampa di non oscurarci; chiediamo alle associazioni antifasciste e alle persone autenticamente democratiche di non aver paura e partecipare, perché della paura e del silenzio si alimentano i regimi repressivi. Perché la liberazione della Palestina è liberazione di tutte e tutti!

Perché la solidarietà è un’arma e per questo il potere la vuole spezzare!

Reti per la Palestina di Basilicata

Potenza, 18 Febbraio 2026

martedì 17 febbraio 2026

Confindustria Genova/Alessandria - dei veri sciacalli anti operai e anti Taranto - Entrambe sono legate culo e camicia all'infame governo Meloni/Urso

x Ilva, sindacati contro Confindustria Alessandria e Genova: “No a sciacallaggio”

ALESSANDRIA – “Apprendiamo da un comunicato di Confindustria Alessandria e Confindustria Genova dell’invito – a cui chiediamo una determinata risposta da parte del Governo – di dividere la trattativa di Taranto da quella degli stabilimenti del Nord. Nel comunicato di Confindustria Alessandria e Confindustria Genova emerge chiara la volontà di una vera e propria operazione di sciacallaggio, tra l’altro spesso accennata, ma ora palesata senza scrupoli, ai danni dei lavoratori ex Ilva“. Ad affermarlo in una nota congiunta sono Fiom, Fiom e Uilm.

Confindustria, sottolineano i metalmeccanici, dimentica l’esistenza di un accordo di programma che non può essere modificato senza il sindacato e che l’integrità del gruppo ha tutelato i lavoratori garantendo reddito e l’occupazione. Il gruppo siderurgico coinvolge su territorio nazionale circa 20.000 lavoratori e le loro famiglie e la sinergia industriale tra gli stabilimenti ha per le organizzazioni sindacali proprio questo unico obiettivo. Sinergia non è per noi sudditanza perché siamo sempre stati assolutamente favorevoli ai forni elettrici a Genova e a Taranto e che in particolare che Genova e Novi Ligure avessero le proprie produzioni da forno elettrico. Prospettiva promossa dal Governo che vedeva favorevoli anche le Istituzioni locali, convergenti sul piano dei commissari. Forno elettrico funzionale all’alimentazione degli impianti di Genova, Novi e gli altri stabilimenti anche nei momenti di marcia ridotta di Taranto. E’ evidente che le aree rappresentano un interesse economico che fa gola a Confindustria Alessandria e Confindustria Genova“.

Abbiamo sempre auspicato la presenza di industriali Italiani nelle cordate che si presentavano per l’acquisizione della ex Ilva e la loro assenza, probabilmente, concorre alle difficoltà attuali della soluzione della vertenza. Soluzione che non può arrivare con la resa e la svendita delle aree, questo, i lavoratori e i loro rappresentanti, non lo permetteranno” concludono.

Nuovo numero di ORE 12 Controinformazione rossoperaia in diffusione fabbriche posti di lavoro manifestazioni

Richiedilo a pcro.red@gmail.com - oppure alla sede Slai cobas via Livio Andronico 47 Taranto 3519575628

Bari - Muore a 25 anni nel Cpr di Bari un altro migrante - ASSASSINI!

Muore a 25 anni nel Cpr di Bari: “L’hanno riempito di psicofarmaci, nessuna causa naturale”
Lo scorso 11 febbraio il 25enne Simo Said è morto nel Cpr di Bari. “Era a terra con della schiuma in bocca”, ha riferito a Fanpage.it un trattenuto che era con lui, smentendo la versione delle autorità che hanno parlato di “morte naturale”.

"Lo abbiamo trovato steso a terra con della schiuma in bocca e sulle orecchie". A parlare a Fanpage.it è uno dei trattenuti del Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) di Bari, che è assistito dall'avvocato Stefano Afrune, e che si trovava nella quinta sezione, la stessa dove lo scorso 11 febbraio è morto il 25enne Simo Said. 

Secondo i primi rilievi delle autorità, il decesso del ragazzo sarebbe da ricondurre a cause naturali, probabilmente un arresto cardiaco. Una versione che, però, stride con la testimonianza di chi si trovava all'interno del Cpr insieme al 25enne che parla, invece, di una morte "per overdose", e con le parole della moglie di Said che a "Mai più Lager, NO ai CPR" ha riferito: "Aveva un figlio di 9 anni, non era malato, voglio la verità", ribadendo di non credere alla versione della morte naturale.

In seguito a tali fatti – ritenuti "gravi" e sui quali ora indaga la Procura, che ha già disposto l'autopsia sul corpo del 25enne – le parlamentari del Partito Democratico Rachele Scarpa e Cecilia Strada hanno chiesto che sia fatta "chiarezza" sulla vicenda, sottolineando che "non si può morire in custodia dello Stato" e definendo la morte di Said come "l'ennesimo decesso" prodotto dal sistema dei Cpr italiani.
Leggi anche
Pierina Paganelli, memoria di 250 pagine per scarcerare Dassilva: “Delitto incompatibile col passato militare”
La versione del trattenuto sulla morte del 25enne: "Il ragazzo che è deceduto era trattenuto nella mia sezione, la numero 5", ha esordito l'altro trattenuto a Fanpage.it. "Continuava a chiedere medicine e continuavano a dargliele. Lì dentro non importa nulla a nessuno, anzi, per loro è solo meglio se prendi gli psicofarmaci: almeno stai zitto e calmo".

Secondo la sua ricostruzione, dopo aver assunto i medicinali il giovane sarebbe stato trovato da un altro trattenuto: "Era steso a terra con della schiuma che gli usciva dalla bocca. Abbiamo lanciato l'allarme perché non c'è mai nessuno a supervisionare". Dopo l'intervento dei soccorsi interni, Said sarebbe stato portato via senza che agli altri venissero fornite spiegazioni immediate. "Non volevano dirci come stesse, se fosse morto o fossero riusciti a salvarlo", ha spiegato il trattenuto.

Ex Ilva - Confindustria - dividi e fai profitti

RADIO GOLD NEWS (ALESSANDRIA)

Ex Ilva, Confindustria Genova e Alessandria chiedono svolta e autonomia da Taranto per Cornigliano e Novi Ligure

NOVI LIGURE/GENOVA – Restituire entro il 2026 le aree in diritto di superficie a Cornigliano, separare la trattativa su Taranto da quella per Genova e Novi Ligure e rilanciare il polo piemontese con nuovi investimenti sull’automotive e sugli acciai innovativi. È questa la proposta di Confindustria Genova e Confindustria Alessandria per il futuro degli stabilimenti ex Ilva di Genova Cornigliano e Novi Ligure, nel quadro della nuova amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia avviata dal decreto Mimit del 20 febbraio 2024.

La strategia degli industriali per rilanciare l’attività siderurgica parte da una revisione dell’Accordo di Programma del 1999 e da una netta separazione delle strategie rispetto al sito di Taranto. Confindustria Genova e Confindustria Alessandria hanno delineato un percorso che punta a superare l’attuale fase di crisi e a restituire centralità ai due poli produttivi del Nord Ovest...

Un punto chiave riguarda la necessità di separare la trattativa su Taranto da quella relativa a Cornigliano e Novi.

Pur non escludendo che un unico soggetto possa aggiudicarsi entrambe le gare, Confindustria evidenzia come si tratti di percorsi distinti, con obiettivi e condizioni differenti. Anche un’eventuale acquisizione definitiva degli asset del gruppo da parte di Flacks non pregiudicherebbe l’attuazione del piano, considerando la natura finanziaria dell’operazione e la possibilità di successivi passaggi di proprietà verso produttori siderurgici...

Il nuovo Accordo di Programma potrebbe anche prevedere il ricorso a Lavori Socialmente Utili per garantire, in via transitoria, occupazione ai lavoratori siderurgici.

Per quanto riguarda Novi Ligure, la proposta insiste sulla vocazione manifatturiera dell’area, rafforzata dal potenziamento ferroviario legato al Terzo Valico dei Giovi. L’obiettivo non è solo conservare l’attività esistente, ma espanderla, puntando in particolare sul mercato automotive... Fondamentale anche svincolarsi dalla dipendenza dall’area a caldo di Taranto, facendo leva sulle connessioni ferroviarie e sulla vicinanza al porto di Genova, così da garantire tempi di consegna rigorosi e restare competitivi nella supply chain...

La proposta di Confindustria punta così a delineare un percorso industriale autonomo, sostenibile e integrato con il sistema portuale e infrastrutturale, con l’obiettivo di rilanciare due siti storici della siderurgia italiana e salvaguardare occupazione e competitività.

lunedì 16 febbraio 2026

«Dio, Trump, famiglia... e affari... ecco chi sono». Michael Flacks quello che dovrebbe comprare l'Ilva

Agli operai Ilva non resta che sperare in DIO e in TRUMP...

In questa intervista di 'Taranto Buonasera al padrone del Fondo finanziario, che dovrebbe prendersi l'Ilva ad 1 euro, che non ha capacità ed esperienza produttiva in siderurgia, che dai suoi ex dipendenti in Germania veniva soprannominato "Piccolo Dracula" (del sangue degli operai) perchè acquisiva aziende in crisi fallimentare e dopo due anni le portava alla bancarotta... «Il mio mestiere - ha detto in un'altra intervista al CdS - è comprare aziende in crisi», se la scelta del governo Urso/Meloni già sembrava non avere nè capo nè coda, a leggere le dichiarazioni di questo Flacks gli operai dovrebbero veramente ad affidarsi a Dio...

Questo Michael ricorda l'altro americano che tempo fa venne a Taranto per acquisire la squadra di calcio, gli stesero tappeti, offriva birra a destra e a manca, e... dopo qualche settimana scomparve...; mentre nelle sue "grandi promesse" sull'Ilva e la città (anche qui in primis la squadra di calcio) ricorda un film di Totò sulla vendita della Fontana di Trevi... 

Ma al peggio non c'è mai fine. Il suo "impegno nelle attività benefiche... soprattutto per i bambini" - come ha dichiarato - è il finanziamento alla parte più estrema di destra, sionisti, colonialisti di Israele, all'esercito del nazisionista Netanyahu, che ha ucciso decine di migliaia di bambini e cointinua nel suo genocidio dei palestinesi. A inizio 2024 Michael Flacks ha donato 5 milioni di dollari per la costruzione di un edificio di 10 piani nel centro di Gerusalemme da destinare al movimento Chabad. A dicembre 2025 la Flacks Family Foundation ha annunciato il finanziamento di altri 3 milioni di dollari. 


Dall'intervista a Taranto Buonasera:

"Della sua idea di Ilva si sa molto. La produzione da portare quantomeno a sei milioni di tonnellate, i 6.500 lavoratori che saranno impiegati in azienda, primo step con l'obiettivo di arrivare a 8.000-10.000 unità in un tempo congruo... Ma chi è, davvero, Michael Flacks?...

Mr Flacks, sappiamo come lei sia un self-made man che, partendo da una piccola officina, ha costruito un gruppo strutturato operativo in diversi Paesi del mondo. Quanto è stato difficile e quali sono i suoi punti di forza?

Nulla è difficile quando ti fidi di quello che fai e lo vivi con passione. Serve un piano. Un piano che si evolva e si adatti quando necessario...

Lei è ebreo, molto religioso e impegnato in varie attività benefiche... Quanto la sua Fede influenza il suo lavoro?

Il fattore più influente nella mia vita e nel mio lavoro sono gli insegnamenti della mia Fede e la mia Fede in Dio. Rispetto tutte le religioni e chi rispetta Dio. Questo guida tutte le decisioni che prendo e il modo in cui negozio: un risultato positivo per tutti. Quando sai che Dio ti osserva non c’è modo di ignorare le preoccupazioni dei dipendenti...
Inoltre mi fermo ogni Shabbat, Sabato, cosa che raccomando molto: aiuta l’equilibrio mentale. Io e mia moglie, sposati da 30 anni, siamo molto impegnati nella beneficenza, che è una forte motivazione. Più successo significa più progetti e più aiuto che possiamo offrire.

Quali sono i suoi riferimenti culturali?

Per quanto riguarda i riferimenti, cerco sempre le risposte nella mia Fede.

Quale libro, film o album musicale l’ha influenzata di più?

“The Art of the Deal”, libro di Donald Trump. L’ho letto da giovane. Continuo a leggere molto.

Il suo stabilimento siderurgico Ilva potrebbe sponsorizzare attività culturali a Taranto, come concerti, festival o il Museo Archeologico?

Le aziende possono avere un ruolo nel sostenere la vita culturale e sportiva e cerco sempre modi per contribuire positivamente alle comunità in cui operiamo, soprattutto per i bambini... 

Nell'intervista al CdS aveva detto: "Se comprassi il Taranto Calcio, sono sicuro che lo porterei in Serie A. Come? È facile: comprando i migliori giocatori. Lo stesso intendo fare per l’Ilva".

Il suo ufficio di New York si trova nella Trump Tower. Conosce o ha avuto contatti con il presidente Donald Trump o con il suo staff?


Io e mia moglie abbiamo partecipato alla cerimonia di insediamento a Washington, ma non lo conosciamo personalmente. Questa sede ci offre visibilità e accesso a una vasta rete internazionale, ma il nostro obiettivo resta esclusivamente la crescita economica e la stabilità industriale, non la politica.

domenica 15 febbraio 2026

Siamo tutti Anan - Siamo tutti prigionieri politici palestinesi - Da Taranto delegazione a Melfi sabato - Si parte alle ore 12 dalla sede Slai cobas - chi può venga

Non si può dire stiamo dalla parte della Palestina e non mobilitarsi anche a Taranto e da Taranto per la liberazione di ANAN che sta ingiustamente in carcere, a 2 ore e mezza da Taranto - Basta ipocrisia e opportunisti anche nel movimento pro/Pal Taranto - basta stare al calduccio di riunioni al chiuso che si parlano addosso!

#iostoconlapalestina Taranto 

Campagna prolungata per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi - per Anan a Melfi 21 febbraio info Soccorso rosso proletario

NO AL DDL BONGIORNO: A Taranto, come in tante città, oggi mobilitazione. Il MFPR ci sta - Taranto un esempio di ingiustizia e doppia violenza sulle donne violentate

 

Violenza sessuale: devi urlare NO altrimenti è sempre SI

L'emendamento apportato dalla Bongiorno della Lega per eliminare dal testo la parola “consenso” all’atto sessuale e configurare il reato solo quando vi sia un dissenso manifestato chiaro e forte, rappresenta una violazione gravissima dei diritti delle donne e soprattutto alimenta la cultura dello stupro e della sopraffazione nei confronti della donna e vuole scoraggiare le denunce.

Non è accettabile sostituire il principio del consenso libero, esplicito e revocabile con l’obbligo di esprimere un dissenso, per di più destinato a essere valutato “in base al contesto”.

Questo significa alimentare la cultura dello stupro e costruire un immaginario colpevolizzante, che scoraggia le richieste di aiuto e rafforza una domanda già tristemente nota: “perché non hai detto no?”.

Significa anche fingere di ignorare che la maggior parte delle violenze sessuali avviene da parte di ex fidanzati, di conoscenti, o all’interno delle famiglie, in contesti di maltrattamento sistematico, dove manifestare un dissenso chiaro può essere estremamente pericoloso.

Questa riforma rafforza un impianto che colpevolizza ulteriormente chi subisce violenza, costringendola a dimostrare come, quando e con quanta forza abbia detto no.

Il silenzio non è un sì. L’assenza di resistenza non è un sì.

Il punto è questo: il consenso non è una sfumatura giuridica. È il confine tra scelta e violenza. Il consenso è un obbligo. Allora perché fa così paura scriverlo chiaramente in una legge?

In realtà tutto è amaramente coerente, questa riforma risponde alla stessa logica antifemminista e maschilista in linea con la politica repressiva del governo.

QUESTA RIFORMA INFATTI, COME ALTRE RECENTI LEGGI: SUL FEMMINICIDIO, SULL’EDUCAZIONE SESSUALE NELLE SCUOLE, VOGLIONO APPARIRE A TUTELA DELLE DONNE, MA IN REALTA’ DIVENTANO ULTERIORI CATENE OPPRESSIVE REPRESSIONE VERSO LE DONNE CHE NON RIENTRANO NELLE LORO LEGGI, FINO ALLA REPRESSIONE POLIZIESCA LI’ DOVE LE DONNE LOTTANO CONTRO (pensiamo alla azione violenta della polizia a Roma al presidio di compagne contro la legge Bongiorno).

Uno Stato che prova a smantellare il diritto di autodeterminazione delle donne è uno Stato che legittima ed ispira stupratori e femminicidi, e noi continueremo ad urlarlo con forza visto che vogliono un dissenso riconoscibile. Solo sì è sì. Senza consenso è stupro.

Ma tutto questo dimostra anche in maniera eclatante che il PD/Schlein i suoi appelli alla Meloni a lavorare insieme su questa materia sono misere illusioni, compromessi politici che contribuiscono a dar credito ad un governo fascista che vuole solo peggiorare la condizione delle donne e le concezioni maschiliste su di esse.

L'unica soluzione lottare contro questo governo!  

A Taranto un'anticipazione di quello che succederà sempre se 

passa questo Ddl: sotto processo diventano le donne e non gli uomini 

stupratori

Assolti tutti e 8 autisti Amat processati per violenza e molestie sessuali - Una sentenza inaccettabile, da respingere!

Il tribunale ha assolto gli 8 autisti Amat accusati di ripetute violenze sessuali verso una ragazza affermando addirittura che "il fatto non sussiste". Questo nonostante il PM aveva chiesto condanne fino a 6 anni, dicendo giustamente che lo stato di fragilità mentale della ragazza era un'aggravante.

Ora, invece, la fragilità mentale della ragazza, la sua confusione viene ritenuto una prova che le dichiarazioni della ragazza non contano...

Un'assoluzione piena che è una doppia violenza per la ragazza.

Questa sentenza di fatto è un vergognoso messaggio anche verso altre ragazze e donne: non denunciate!

La ragazza che aveva avuto il coraggio di denunciare gli autisti, ora passa lei per bugiarda; lei che doveva portare le "prove". Il processo invece che giustizia, diventa accusa alle donne che osano denunciare.

I sindacati dell'Amat, in particolare la Cisl, si congratulano con gli autisti assolti - ma dimostrano solo che sono stati dall'inizio conniventi.

 

Per noi, del movimento femminista proletario rivoluzionario di Taranto, la cosa non può e non deve finire qui. Noi, che abbiamo seguito il processo, ora mettiamo a disposizione della ragazza il nostro sportello donna, la nostra avvocata per andare avanti.

Non accettiamo che questa violenza finisca senza verità e giustizia. 

MFPR Taranto