Diciamo ai lavoratori: non facciamoci ingannare, come è avvenuto con l'accordo del 2018, che tutti hanno firmato e che ha contribuito a portarci all'attuale situazione
martedì 15 settembre 2026
Ex Ilva - rinviato a mercoledi ore 10 l'incontro a Roma
Taranto non è città di guerra...
Oggi, martedì 15 ore 19, una prima riunione aperta alla sede Slai Cobas lancerà una mobilitazione prolungata contro la realizzazione del comando Nato a Taranto e di trasformare sempre più Taranto in città di guerra al servizio delle missioni imperialiste nel Mediterraneo, nel mar rosso, nel nord Africa, Golfo persico, Medio Oriente - in una citta' da economia di guerra, militarizzazione industrie belliche.
Campagna prolungata che prevede una prima iniziativa alla Base navale e in piazza sin dalla prossima settimana.
Invitiamo tutti a condividere e a codecidere questa campagna - unita alle iniziative Palestina/ddl antisemitismo/repressione prigionieri politici.
lunedì 14 settembre 2026
Un altro riassunto stampa della giornata di ieri
“Ex Ilva, il tempo è scaduto: servono risposte ora”
Il tempo delle attese è finito. È questo il messaggio lanciato oggi dalle lavoratrici e dai lavoratori delle imprese dell’appalto dell’ex Ilva di Taranto, protagonisti di una mobilitazione che, partita dalla Portineria Imprese, ha attraversato la città fino a raggiungere Palazzo di Città.
La giornata si è aperta con l’assemblea unitaria convocata da Fim, Fiom, Uilm e Usb, che hanno ribadito la necessità di risposte immediate sul futuro dello stabilimento, sull’occupazione e sull’intero sistema dell’indotto.
Da mesi, spiegano le organizzazioni sindacali, vengono denunciate l’assenza di risposte concrete e la mancanza di una prospettiva industriale chiara e credibile per Taranto. Una situazione che coinvolge migliaia di lavoratori e le loro famiglie, ancora in attesa di conoscere quale sarà il proprio futuro.
“Non c’è più tempo per non intervenire: servono risposte subito“, è il messaggio lanciato durante l’assemblea.
Al termine dell’incontro è partito il corteo dei lavoratori dell’indotto, promosso e guidato dalle quattro organizzazioni sindacali. La manifestazione ha attraversato la strada provinciale Taranto-Statte e il quartiere Tamburi, per poi raggiungere il Comune di Taranto.
I lavoratori si sono concentrati nella piazza antistante Palazzo di Città. Una delegazione sindacale è stata quindi ricevuta dal sindaco Piero Bitetti, al quale è stata rappresentata la gravità della situazione occupazionale e industriale.
Per Fim, Fiom, Uilm e Usb quella di oggi non è una protesta isolata, ma l’avvio di una nuova fase di mobilitazione. I sindacati parlano di una «bomba sociale» denunciata da mesi e chiedono alle istituzioni di assumersi le proprie responsabilità.
“La politica non si nasconda dietro il Tribunale di Milano”
Nel documento diffuso al termine della mobilitazione, le organizzazioni sindacali rivolgono un messaggio diretto alla politica, chiamata a non utilizzare le decisioni della magistratura come alibi per non intervenire.
«La politica non può utilizzare le decisioni della magistratura come alibi per non assumersi sino in fondo le proprie responsabilità», sostengono Fim, Fiom, Uilm e Usb.
La richiesta è rivolta innanzitutto al Governo, ma anche alle forze politiche e alle istituzioni: servono garanzie per tutti i lavoratori coinvolti, da quelli direttamente impiegati nello stabilimento a quelli di Ilva in amministrazione straordinaria e dell’indotto.
Il tema non è soltanto occupazionale. Per i sindacati occorre definire anche quale futuro industriale garantire a Taranto e quale prospettiva dare allo stabilimento.
L’appello: “Il Governo blocchi i licenziamenti”
La questione più urgente resta però quella dei posti di lavoro. I sindacati chiedono al Governo un intervento immediato per fermare i licenziamenti annunciati.
«Non si può parlare di futuro industriale mentre migliaia di lavoratori rischiano, nel frattempo, di perdere il proprio posto di lavoro», sostengono le quattro sigle, chiedendo di mettere in campo tutti gli strumenti necessari per salvaguardare i lavoratori coinvolti, a partire da quelli dell’indotto.
«Nessun lavoratore deve essere lasciato indietro» è uno degli slogan della mobilitazione.
Domani Fim, Fiom, Uilm e Usb saranno a Palazzo Chigi per l’incontro convocato sul futuro dell’ex Ilva. L’esito del confronto sarà quindi al centro di una nuova assemblea che coinvolgerà i lavoratori di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, di Ilva in amministrazione straordinaria e dell’intero indotto.
Sarà quella la sede, annunciano i sindacati, per discutere e decidere le prossime iniziative.
La mobilitazione di oggi rappresenta dunque, nelle intenzioni delle organizzazioni sindacali, l’inizio di una fase di protesta destinata a proseguire qualora non arrivino risposte concrete.
La richiesta finale è chiara: garanzie su occupazione e salario e una vera prospettiva industriale per Taranto. «Il tempo è scaduto», ribadiscono Fim, Fiom, Uilm e Usb.
Aprono le scuole comincia la mobilitazione - info solidale
Scuola, primo giorno e prime proteste: mobilitazione al liceo Archita.
Gli studenti contestano le politiche del Governo su carovita, spese militari e riforma Valditara. Nel mirino anche l’alternanza scuola lavoro e l’ipotesi di reintroduzione della leva
Il FGC lega la protesta anche ai 4 anni di mandato del Governo Meloni, contestandone le scelte economiche, sociali e militari.
“Il governo festeggia 4 anni di mandato, ma non c’è niente da festeggiare”, afferma Edgardo del FGC, indicando tra i temi della mobilitazione il carovita, la stagnazione dei salari e quelle che il movimento definisce politiche antipopolari.
Nel mirino degli studenti finiscono anche le scelte in materia di difesa e l’aumento delle spese militari. “Il governo Meloni ci porta sull’orlo della guerra, aumentando le spese militari per raggiungere il target NATO del 5% del PIL”, sostiene Edgardo.
Il FGC ribadisce quindi la propria contrarietà a una possibile reintroduzione della leva militare e alle esperienze di alternanza con l’esercito. “La gioventù non si arruola”, è il messaggio lanciato durante la protesta.
Un altro fronte di contestazione riguarda la riforma Valditara. Sonia, intervenendo a nome del movimento, sottolinea gli effetti che, secondo il FGC, deriverebbero dall’entrata a regime della nuova impostazione per gli istituti tecnici e professionali.
“Introduce la scuola in 4 anni nei tecnici e professionali e aumenta lo spazio per l’alternanza scuola lavoro”, afferma, contestando la riduzione delle ore di lezione a vantaggio delle attività lavorative.
Il FGC richiama inoltre i casi dei 3 studenti morti nel 2022 durante esperienze collegate alla scuola lavoro e rinnova la propria opposizione al sistema.
L’appello conclusivo è rivolto agli studenti di tutta Italia, invitati a organizzarsi e a proseguire la mobilitazione contro le politiche del Governo.
Oggi assemblea e poi blocco e corteo degli operai ex Ilva dell'indotto contro i licenziamenti - ampia informazione
Ex Ilva, l’indotto alza la voce: “Ritirare subito i licenziamenti collettivi”. video
Assemblea dei lavoratori davanti allo stabilimento. Fim Cisl e Fiom Cgil chiedono ammortizzatori straordinari, garanzie occupazionali e un piano industriale

L'assemblea dei lavoratori ex Ilva
TARANTO - La preoccupazione per il futuro dei lavoratori dell’appalto e dell’indotto dell’ex Ilva è esplosa questa mattina nell’assemblea organizzata davanti allo stabilimento siderurgico. Al centro del confronto ci sono le procedure di licenziamento collettivo già annunciate da alcune aziende, l’assenza di adeguati ammortizzatori sociali e la richiesta al Governo di indicare con chiarezza quale prospettiva industriale e occupazionale intenda garantire al territorio.
A chiedere un intervento immediato è Pietro Cantoro, segretario Appalto Indotto della Fim Cisl Taranto Brindisi, che individua come prima emergenza la tutela dei dipendenti delle imprese coinvolte.
“Bisogna innanzitutto coprire con ammortizzatori sociali straordinari ad hoc le aziende dell’appalto che hanno già dichiarato licenziamenti collettivi”, afferma Cantoro, chiedendo contemporaneamente alle imprese che hanno avviato le procedure di fare marcia indietro. “Intimiamo a tutte le aziende che lo hanno fatto di ritirarli immediatamente”.
Per la Fim Cisl, però, la risposta non può limitarsi alla gestione dell’emergenza occupazionale. Al Governo viene chiesto di mettere sul tavolo un programma e un piano industriale in grado di indicare tempi e modalità per una possibile ripresa delle attività.
“La gente ha bisogno di lavoro”, sottolinea Cantoro, richiamando anche il tema della riconversione. “È un problema che andava affrontato e deve essere affrontato con urgenza”, con soluzioni che siano compatibili con le sfide ambientali. “Le persone non possono essere abbandonate al loro destino e hanno bisogno di garanzie di futuro”.
Un quadro di forte incertezza emerge anche dalle parole di Paolo Panarelli, coordinatore Indotto Acciaierie d’Italia della Fim Cisl. La principale preoccupazione riguarda salario e continuità occupazionale, soprattutto per quei lavoratori che non dispongono di strumenti di sostegno al reddito.
“Dalle assemblee di questa mattina emerge una forte preoccupazione per i lavoratori dell’appalto del territorio, preoccupati per il loro destino e per il loro salario”, dichiara Panarelli.
Il coordinatore della Fim evidenzia inoltre il rischio rappresentato dalle procedure annunciate dalle imprese. “Le loro aziende, i loro imprenditori già stanno minacciando con i licenziamenti collettivi”, afferma, ribadendo la contrarietà del sindacato: “Non accetteremo un licenziamento collettivo”.
La richiesta è quella di individuare strumenti capaci di assicurare la salvaguardia dei posti di lavoro e una prospettiva per i dipendenti delle aziende dell’appalto.
Dalla Fiom Cgil arriva invece l’annuncio di una possibile nuova fase di mobilitazione. Patrizio Di Pietro definisce l’assemblea “il primo segnale di reazione” dei lavoratori dell’appalto di Acciaierie d’Italia dopo il riavvio delle procedure di licenziamento collettivo da parte dell’associazione industriale AIGI.
“Occorreva reagire”, afferma Di Pietro. “Lo stiamo facendo attraverso un’assemblea che coinvolge tutti i lavoratori per dare loro i dettagli della situazione attuale”.
Nel corso del confronto saranno valutate le iniziative da mettere in campo. Tra queste, secondo l’esponente della Fiom, c’è anche lo sciopero. “Decideremo le iniziative che riterremo più opportune, sicuramente con l’avvio di una fase di sciopero che deve vedere coinvolti tutti”.
Anche dalla Fiom il messaggio viene indirizzato direttamente al Governo, chiamato ad assumere decisioni in grado di tutelare i dipendenti dell’indotto. “La reazione va inoltrata anche nei confronti del Governo, che deve adottare necessariamente decisioni per garantire questi lavoratori”.
“Siamo stanchi di subire, come abbiamo fatto nel corso di questi anni”, conclude Di Pietro. “Ci devono dare garanzie lavorative perché i lavoratori non possono rimanere disoccupati a vita”.
Quotidiano di Puglia
Strade bloccate a Taranto

«Sia chiaro - sottolineano i sindacati nella comunicazione di sciopero - che non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti lavoratori».
Ex Ilva, sciopero e blocchi stradali dei lavoratori dell’indotto a Taranto
Mobilitazione di Fim, Fiom, Uilm e Usb contro il rischio di licenziamenti collettivi per circa 2.500 operai
Sciopero di 24 ore e corteo dei lavoratori dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto contro il rischio di licenziamenti. I sindacati chiedono garanzie occupazionali, tutela del reddito e un piano industriale.
video https://www.trmtv.it/attualita/economia/2026_09_14/571280.html/amp
È partita questa mattina a Taranto la mobilitazione dei lavoratori dell’indotto dello stabilimento ex Ilva. Dopo un’assemblea davanti alla portineria imprese, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato 24 ore di sciopero, dalle 9 di oggi alle 7 di domani.
Decine di lavoratori e rappresentanti sindacali hanno dato vita a un corteo diretto verso Palazzo di Città. La protesta ha attraversato la strada provinciale per Statte e il rione Tamburi, provocando disagi alla viabilità. È stato annunciato anche un blocco stradale sulla statale in direzione Bari.
La mobilitazione nasce dal rischio di licenziamenti collettivi per circa 2.500 operai dell’appalto, legato alla fermata dell’area a caldo dello stabilimento entro la fine di ottobre, disposta dalla Corte d’Appello di Milano.
I sindacati chiedono al Governo di bloccare le procedure di licenziamento nell’indotto e di adottare misure straordinarie per la tutela dei lavoratori. Tra le richieste c’è anche l’estensione dei benefici previdenziali legati all’amianto ai dipendenti delle aziende dell’indotto.
«Il tempo è scaduto», hanno ribadito le organizzazioni sindacali, chiedendo anche una prospettiva industriale concreta per Taranto. Domani è previsto un nuovo tavolo sull’ex Ilva a Palazzo Chigi tra Governo e sindacati, ma a ieri non risultava ancora una convocazione formale.
«Questa è la prima iniziativa di una mobilitazione straordinaria e permanente. Continueremo a mobilitarci fino a quando non arriveranno risposte per tutti», ha dichiarato Francesco Brigati, segretario generale della Fiom Cgil di Taranto e della Puglia.
Ex Ilva, scatta la protesta dei lavoratori dell'indotto: bloccato il ponte girevole a Taranto. «Servono garanzie» VIDEO
Redazione online Gazzetta del Mezzogiorno
I dipendenti si sono riuniti in assemblea davanti alla Portineria Imprese dello stabilimento di Taranto per esaminare la situazione pesantissima. Proclamate le prime 24 ore di sciopero, il corteo è arrivato in città
Stamattina, dalle prime luci del mattino, i lavoratori dell’indotto ex Ilva si sono riuniti in assemblea davanti alla Portineria Imprese dello stabilimento di Taranto per esaminare una situazione pesantissima: potrebbero presto raddoppiare, infatti, le annunciate 2500 lettere di licenziamento, legate allo stop dell’area a caldo del siderurgico entro fine ottobre, disposto dalla Corte d’Appello di Milano.
Ad aprire la settimana è dunque la protesta dei lavoratori dell’indotto, mentre domani è previsto a Palazzo Chigi un nuovo tavolo sull'ex Ilva tra Governo e sindacati. A ieri, però, non era ancora arrivata alcuna convocazione formale né alle organizzazioni sindacali né ai commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e Acciaierie d’Italia. «Il tempo è scaduto», hanno ribadito i sindacati, chiedendo garanzie occupazionali, tutela del reddito e un piano industriale per Taranto. Al centro della protesta anche il blocco delle procedure di licenziamento nell’appalto.
I dipendenti sono partiti in corteo alle 8 e hanno bloccato la strada per provinciale per Statte, ma è annunciato un blocco stradale anche sulla statale in direzione Bari. Il corteo ha attraversato il quartiere Tamburi e si muove verso Palazzo di Città. Viabilità in tilt a causa dei blocchi stradali.

Contestualmente, le sigle FIM, FIOM, UILM e USB, hanno proclamato le prime 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori dell'appalto, fino alle 7 di domani mattina. "Sia chiaro che non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti", fanno sapere in una nota.

Il corteo dei lavoratori dell’indotto ex Ilva e dei rappresentanti sindacali ha raggiunto il Municipio di Taranto, dove è in corso un sit-in. Un gruppo di manifestanti ha temporaneamente bloccato il ponte girevole. Una delegazione ha chiesto di parlare con il sindaco Piero Bitetti. Le sigle sindacali chiedono una convocazione a Palazzo Chigi e il blocco di licenziamenti per riprendere la discussione, altrimenti continueranno con le iniziative di mobilitazione. "Abbiamo la necessità di confrontarci - hanno ribadito - non solo rispetto a quello che accadrà un secondo dopo la chiusura dell’area a caldo, ma per dare risposte ai lavoratori diretti, di Ilva in As e dell’appalto che non hanno nessuna prospettiva. Il nostro compito è quello di salvaguardare non la produzione, ormai ferma, ma il futuro di migliaia di lavoratori con le loro famiglie»
«Emerge un problema importantissimo, quello di coprire innanzitutto con degli ammortizzatori sociali straordinari ad hoc le aziende dell’appalto che hanno già dichiarato licenziamenti collettivi e chiaramente intimiamo a tutte le aziende che lo hanno fatto di ritirarli immediatamente». Lo sottolinea Pietro Cantoro della segreteria territoriale Fim Taranto-Brindisi con delega ad appalto e indotto a margine della manifestazione di protesta.
«Il governo - esorta il sindacalista - ci dia un programma e un piano industriale di ripresa delle attività perché i lavoratori hanno bisogno di difendere il reddito. La riconversione è un problema che andava affrontato e deve essere affrontato con urgenza e chiaramente ci attendiamo scelte rispettose dell’ambiente e delle sfide che ci aspettano. I lavoratori non possono essere abbandonati al loro destino e hanno bisogno di garanzie di futuro».
Da un gruppo di operai
Ci è pervenuto questo manifestino da parte di un gruppo di operai Ilva.
In esso vengono indicati alcuni strumenti per salvaguardare il lavoro e la salute.
Per questo, mentre siamo per i pensionamenti anticipati (ma chiaramente riguarderebbero una ristretta fascia di operai); non siamo d'accordo invece per incentivi all'esodo e su LPU e lavoro pubblico. Non si tratta di lavoro e invece si tratta di falsi sostegni al reddito: gli uni, gli incentivi, dopo qualche hanno finiscono e le imprese autonome si è già visto che rischiano il fallimento; le attività Lpu vogliono dire lavoretti gratis per i Comuni, comunque a termine, e misero incremento al reddito/cassintegrazione degli operai.
Infine, legge speciale per Taranto, va riempita di contenuti; così Piano straordinario per l'industria rischia di essere solo, anche questa, una vuota parola, tenendo conto che se la grande industria chiude o si ridimensiona molto, si crea un deserto anche per altre industrie.
Ma, soprattutto, agli operai che fanno queste proposte, chiediamo: E gli operai? Gli operai che devono fare per ottenere dei risultati di effettiva difesa di lavoro, salari e salute? Dov'è la lotta prolungata, organizzata autonomamente dai sindacati collaborazionisti, che possa essere in grando di strappare a governo, padroni quei risultati?



