sabato 14 marzo 2026

Operai diciamo NO! Basta morti sul lavoro!

Non vogliamo, non dobbiamo lasciar passare le 2 morti/assassinii di Claudio Salamida e di Loris Costantino avvenute nel giro di poco meno due mesi, uno in Acciaieria e l'altro dell'appalto, ma tutte e due con le medesime modalità e le stesse responsabilità: impianti in cui da troppo tempo non c'è manutenzione, non ci sono controlli, si può dire che "cadono a pezzi", e... si muore, vite giovani sono distrutte e le loro famiglie con loro.

I funerali sia di Claudio che di Loris hanno visto tantissima gente, tanti operai, compagni di lavoro di ogni giorno, compagni di lavoro che dicono: "poteva toccare a me"; "Se si deve lavorare così, è meglio che si chiude tutto".

In questi funerali c'è stata tanta commozione, tanta tristezza. Ma anche tanto, troppo silenzio! Un silenzio a fronte di una situazione che sembra quasi inevitabile, e tanta sfiducia, rassegnazione, paura.

Operai, Non può essere così! Troppo silenzio, quando bisogna gridare forte: ASSASSINI! Quando bisogna dire: basta! Mai più! Operai, Loris non è stato onorato, accompagnato nemmeno con una bandiera del sindacato in cui stava, da uno striscione che salutasse la sua giovane vita (solo i familiari hanno messo uno striscione), ma la sua organizzazione sindacale, i suoi compagni di lavoro, niente... Occhi rossi, ma rabbia, dignità, ribellione, NO!

Non si può veder morire e il giorno dopo tornare in fabbrica e lavorare come prima, senza sapere se può toccare a te.

Troppi operai ormai dicono la stessa cosa: se ci ribelliamo, se diciamo No, ci spostano di reparto, ci mettono in cassa integrazione, ci licenziano. E il fatto più negativo è che questo lo dicono anche i delegati - per Loris anche quelli del Usb - quando loro dovrebbero dire altro.

Ma, primo: questo non è proprio così. In Ilva è già successo: quando c'è stata una lotta seria verso situazioni di insicurezza, allora i delegati non solo hanno bloccato i lavori, ma a fronte del tentativo dell'azienda di licenziare gli operai, hanno bloccato - CON LA LOTTA - quei licenziamenti (chi si ricorda, stiamo parlando del fermo del convertitore); non è vero che se si lotta, se si dice No è inevitabile che azienda e capi riescano a reprimere; certo, lo possono fare, ma se lo possono fare è perchè non c'è reazione, non c'è lotta, non c'è mobilitazione degli operai dopo i fatti. 

Ma voi operai dite: e chi si muove? Non c'è unità! E' vero. Ma quando deve cambiare questa situazione? Chi ha più coscienza, chi denuncia, non basta proprio che fotografi una situazione in fabbrica, certamente molto negativa e difficile, ma deve cominciare a dire altro ai suoi compagni di lavoro! Un RSL, un delegato che prima ha contribuito a creare questa situazione, che non fa quello che deve fare, va cacciato. Non è vero che in fabbrica non c'è chi vorrebbe fare altro, a furia di dire che non si può fare niente, questo si amplifica, diventa quasi un pensiero totale. Ma in questa fabbrica, è già successo, basterebbe una "scintilla", per "incendiare la prateria". Proviamo...

Non possiamo lasciare, come è successo per Loris, che sia solo il parroco a dire: questa morte non doveva succedere, non deve succedere! Non possiamo lasciare sole le mogli a dire: te lo prometto, avremo giustizia! O a denunciare le pesanti condizioni di lavoro, che gli operai amano il proprio lavoro, ma non ce la fanno a lavorare così, a denunciare che gli operai hanno paura a dire NO!

CHE DIGNITA' DI OPERAI AVETE?! Un padrone, dei capi, un governo non deve poter fare tutto quello che vuole! Gli operai sono una grande forza, possono esserlo, ma devono alzare la testa! devono liberarsi delle scimmie addosso, dei sindacalisti che invece di dire ribellatevi, si voltano in fabbrica dall'altra parte!

Voi operai dovete pretendere che vi sia una postazione fissa ispettiva in fabbrica. Dovete pretendere i controlli, di non andare da soli in alcune lavorazioni, ecc. ecc. Voi lo sapete meglio di noi cosa serve.

ALLORA, COMINCIAMO A PRATICARE UN'ALTRA STRADA, PER CLAUDIO, PER LORIS, PERCHE' NON CI SIA UN PROSSIMO. 

NOI DELLO SLAI COBAS SAREMO FINO IN FONDO CON VOI, A SOSTENERVI! 

Margherita Calderazzi - Slai cobas sc 

Ex Ilva - Nessuna soluzione dal Governo, dai padroni, dai sindacati in fabbrica - La voce differente dello Slai cobas sc


Questo governo sembra non in grado di risolvere alcune delle vertenze su cui sono impegnati i lavoratori. In particolare quelle legate alle grandi fabbriche, ai due grandi gruppi che sono maggiormente in sofferenza in questa fase, Stellantis e ex Ilva.

Innanzitutto il gruppo ex Ilva dove in questi giorni è passato di tutto e di più.

Prima di tutto vi sono stati i due operai morti sul lavoro a breve distanza e in circostanze simili che hanno messo in luce che assassino non è la fabbrica ma chi la gestisce. I commissari dell'ex Ilva avevano come uno dei compiti fondamentali in questa fase quello appunto di assicurarne la messa in sicurezza, di assicurarne la manutenzione, di assicurare la salute e la sicurezza dei lavoratori in un periodo di cassa integrazione, di scarso lavoro e di bassa produzione e di difficile attesa di un esito futuro. Ebbene, su questo commissari hanno totalmente fallito perché le due morti sono avvenute proprio per mancanza di manutenzione, per mancanza di controllo della manutenzione: e per questo sono morti prima un operaio diretto dell'Acciaieria e un mese e mezzo dopo un operaio dell'appalto, la Geopower.

Purtroppo su questo la risposta sindacale è stata fiacca e la risposta dei lavoratori è stata di sconcerto, preoccupazione e attesa e ricerca di una soluzione. Atteggiamenti che non hanno certo favorito né una ripresa effettiva della lotta dei lavoratori né di porre come centrale che nessun operaio debba più morire in questa fabbrica.

Analogamente, la soluzione di questa fabbrica anche sul terreno dell’inquinamento sul territorio ancora appare lontana e quindi anche fuori dalla fabbrica si continua a morire di tumore, come continuano le malattie professionali, ecc.

Il governo come risponde a tutto questo? Innanzitutto facendo molta fatica ad accogliere la richiesta più elementare che hanno portato avanti i sindacati: vogliamo che il tavolo si trasferisca a Palazzo Chigi e che la Meloni si impegni in prima persona. Neanche questo è stato raccolto, nonostante noi non abbiamo nessuna fiducia che con il tavolo a Palazzo Chigi e Meloni presente ci possano essere soluzioni diverse da quelle che stanno portando, annaspando, i suoi ministri fedeli, Urso, Calderone e molto spesso il sottosegretario Mantovano.

Quindi il governo non è stato in grado di rispondere ad alcuna delle richieste dei sindacati, invece non ha esitato ad usare le inchieste della magistratura, assolutamente necessarie e legittime all'interno come all'esterno della fabbrica, per attaccare la magistratura, per cercare di scaricare sui magistrati impegnati nei processi sull'inquinamento e sulle morti sul lavoro, la gravissima situazione in fabbrica.

L'azione del governo è fallimentare sul piano della risposta ai bisogni degli operai e dei lavoratori di Acciaieria e dell’appalto, ed è invece pienamente al servizio dei padroni, in questo caso padroni multinazionali, Fondi finanziari, padroni italiani che non vogliono avere la rogna dell'Ilva ma solo gli eventuali profitti post, scaricando la colpa di quello che succede in fabbrica non al capitale, alla sua gestione assassina in questi anni attraverso Riva, ArcelorMittal e ora i commissari e attraverso i diversi governi che si sono succeduti che su questo hanno fatto uguale e in certi casi peggio dell'attuale governo, ma appunto sui magistrati.

Ora l'ultima trovata è quella dei commissari, che cercano allora volta di salvarsi il culo, di pretendere dal Fondo Flacks un piano immediato, addirittura in giornata, di soluzione dei problemi. Un chiaro bluff che serve solo a far vedere che fanno qualcosa.

Contemporaneamente vi sono i salti della quaglia di Urso che con un viaggio in India ha ritirato in campo Jindal. Jindal era interessato all'inizio poi ha preferito spostarsi sulla Thyssen Group anch’essa in crisi, che ha risposto a questo sollecito, ma indicando tagli di 6 mila operai. 

Il Fondo Flacks vuole la fabbrica a zero euro, con la promessa di 5 miliardi di investimenti, e dell'occupazione per 8.500 lavoratori e una produzione annua di acciaio di 6 milioni di tonnellate; ma sul piano sia delle capacità produttive, sia soprattutto della sostenibilità finanziaria, la situazione rasenta il ridicolo, se non fosse seria. Flacks parla di "società", ma poi a domanda precisa dice che questa "società" è formata da lui e da sua moglie... Per non parlare del suo stretto legame con Trump e con la peggiore destra sionista di Israele (con il rischio che l'unico acciaio che vorrebbe produrre è per le armi, per la guerra).

Ma anche Jindal non andrebbe affatto bene. Come scrive la stampa: "Vuole un’Ilva senza area a caldo, solo forni elettrici da alimentare con il preridotto che Jindal già produce in Oman dove ha anche un’acciaieria. Nel dettaglio, quindi, tre forni elettrici al posto degli altiforni a carbon coke, un impianto di preridotto e un’acciaieria. L'impianto di preriduzione verrebbe alimentato con il gas attualmente disponibile senza bisogno di ricorrere ad un rigassificatore o ad una nave rigassificatrice. Ma insieme a questi aspetti che si presentano meno inquinanti, il piano Jindal porterebbe ad un'Ilva dimezzata, con ripercussioni sull’occupazione che passerebbe da 10 mila a 4 mila. Quanto agli aspetti economici - si dice - sembra difficile che Jindal possa riconfermare l’offerta precedente di circa 600 milioni di euro (120 più la valorizzazione del magazzino a circa 500 milioni) sia perché Flacks ha offerto un euro sia perché la situazione dell’ex Ilva nel frattempo si è ulteriormente complicata tra mancato dissequestro dell’Altoforno 1 e sentenza del Tribunale di Milano sull’Aia del 2025". 

I partiti sia del governo che dell'opposizione, sia locali che nazionali, a volte alzano la voce, emettono dichiarazioni nei giorni in cui succedono i fatti gravi, però Urso quando li ha incontrati in parlamento lo ha fatto in un'aula deserta, dimostrando che il Parlamento non è certo la sede dove si discutono i problemi dei lavoratori. Questo già lo sapevamo, ma è importante che lo sappiano gli operai quando dicono: “la politica, la politica deve risolvere”, senza distinguere i partiti uno dall'altro, senza distinguere le classi sociali e gli strati che rappresentano.

Uno specialista in questi discorsi sulla “politica” è l'USB, che ogni volta dice “è la politica che deve risolvere le questioni!”. Quindi, non la lotta di classe, non la lotta di operai contro il governo e i padroni, ma genericamente la politica. E questo discorso della “politica” porta continuamente alle riunioni con i parlamentari, alle sollecitazioni ai parlamentari, alle istituzioni locali... E i risultati sono zero virgola zero, mentre nella fabbrica si è ripreso a morire, nell'appalto si continua a essere precarizzati con il dilagare dei contratti multiservizi e contratti a termine.

C'è solo una voce contro questa inaccettabile situazione, la voce dello Slai Cobas per il sindacato di classe, che certo non ha attualmente la forza materiale per rovesciare il Tavolo, ma la battaglia dello Slai Cobas è la battaglia di riferimento, dovrebbe essere di riferimento non solo per gli operai e i lavoratori a Taranto, ma per l'intero movimento operaio su scala nazionale che deve assumere la questione Ilva come questione nazionale.

giovedì 12 marzo 2026

In ricordo della Panda rossa, proletaria e combattiva

Tanti hanno ricordato la Panda, sempre in prima fila nelle lotte, "Dove c'era la Panda c'era una lotta" hanno detto. Anche nel quartiere era conosciuta e la sua fine è dispiaciuta a tutti.

 

Alcuni suoi ricordi: 

1) mi sembra giusto segnalare alcune cose che vanno ricordate della Panda. Perché mi pare giusto sottolineare che quella macchina ha fatto una vita che la maggior parte degli esseri umani se la sognano. Anzi, che persino una buona parte di chi si dichiara militante se la sogna. Quella Panda ha vissuto più intensamente di molti esseri umani. E soprattutto meglio.
Ovviamente non possiamo non citare la miriade di cortei che hanno visto sfilare la Panda. Quella macchina ha sfilato per la Palestina, per i disoccupati, per l’India, per l’Ilva, per le lavoratrici, contro la guerra e per tutte le battaglie più importanti che caratterizzano la nostra epoca.

Ha visitato una buona parte del Paese per le motivazioni più disparate, sia legate alle questioni politiche, sia per viaggi di piacere.

La Panda negli anni è stata protagonista di diversi blocchi sul ponte girevole, di presidi sotto il Comune, di cortei, ecc. Ha prestato i suoi vetri e i suoi sportelli per attaccare i manifesti. Erano delle vere e proprie bacheche politiche di serie, dove affiggere le locandine con il nastro adesivo di carta. Oltre a usare la sua batteria per collegare le trombe.

La Panda non si parcheggiava: presidiava. Non sostava: occupava.

Tra i momenti mitici, la Panda si piantò contro il portone del Comune per bloccare l’uscita, impedendo fisicamente che la porta potesse aprirsi e che i consiglieri o gli assessori potessero uscire.

Inoltre, nel processo di Riva contro la mamma, la prima a essere identificata è stata lei. Infatti, il guardiano testimonierà che per prima cosa riconosce una “macchina ben nota”. Dovrebbe essere entrata negli atti del processo. E credo che presumibilmente sia entrata negli atti anche in altri processi (disoccupati, Fiat di Melfi, ecc...).

Anche per questo la Panda è stata vittima di diverse azioni repressive: le multe (alcune politiche, altre meno), i sequestri, le sanzioni, il giorno in cui "hanno arrestato la Panda", e mille altri. Insomma, in molti frangenti la Panda ha subito una vera e propria persecuzione repressiva. Una macchina che quelli della Digos conoscevano bene.

Forse anche per ragioni politiche, la Panda è stata vittima di una serie di aggressioni notturne contro il suo specchietto. Invece, sicuramente non per ragioni politiche, la Panda è stata vittima anche di furtarelli per rubare l’orologetto incollato con la colla dalla mamma.

E ovviamente non era nota solo alla repressione: quando è uscito il video su Facebook “indignato” dalla scritta fatta sotto al cavalcavia dall’MFPR, molti commenti riconoscevano non gli autori della scritta, bensì: “quella è la Panda dei Cobas”.

La Panda è stata anche rubata per una notte e si è schiantata ai Tamburi, concedendosi una notte alla Vallanzasca.

Ci sarebbero molte altre cose da ricordare, meno epiche ma altrettanto caratteristiche:

Quando, prima di avere il sedile nuovo, la Panda andava in giro con il sedile rattoppato da un vistoso scotch verde; il paraurti con il filo di ferro;
quella volta che è stata tamponata da chi voleva fare il finto incidente;
il giorno che ha deciso di fermarsi una notte a Massafra;
In generale una macchina che faceva “tremare” la controparte, i vigili, la digos.

La Panda è entrata anche nel calendario dello Slai cobas.

Alla fine è riuscita ad andarsene senza essere mai bocciata a una revisione.
2)  Non avrei mai pensato di commuovermi per un oggetto che è andato distrutto. Ora la Panda ritroverà lassù, nei Pascoli verdi delle automobili, la sua sorella maggiore, la Fiat 126. Insieme racconteranno l'una all'altra le loro vite di militanza, resilienza e avventura. E ricorderanno con affetto e simpatia i due padroni che hanno fatto vivere loro esperienze impensabili per qualsiasi utilitaria e momenti che solo le carrozze a cavallo del passato avrebbero potuto raccontare. Non fiori ma olio
3) Assoluta unicità della panda. Io ricordo bene sia il primo che l'ultimo viaggio con lei e anche altri episodi ma emozionanti e divertenti. Aggiungo solo che anche la sua fine è stata oggettivamente spettacolare, difficilmente Margherita l'avrebbe lasciata andare in maniera naturale.
Que viva la panda!  

mercoledì 11 marzo 2026

Taranto - Sciopero delle donne, ma vero, delle lavoratrici Slai cobas - presidio - film e avanzamenti

Il 9 marzo a Taranto è cominciato bene. Qui non si parla solo di "sciopero delle donne", si fa, e sono le lavoratrici degli asili - simbolo concreto della condizione di precarietà permanente, di discriminazione, di sfruttamento, di bassi salari, di attacco alla salute, ma anche di ingiustizie, attacco alla dignità delle lavoratrici - che sono con orgoglio in sciopero e in piazza, insieme a loro le lavoratrici delle pulizie delle scuole, le compagne del Mfpr.  

Hanno scelto la lotta, perchè l'8 marzo è una giornata nazionale e internazionale di lotta delle donne sempre più sfruttate e oppresse in ogni aspetto della vita; non i balli (scelti da alcune femministe), perchè non c'è niente da festeggiare.

Abbiamo fatto un presidio in piazza Castello di fronte a quel Comune che parla delle donne ma nega i diritti più elementari delle donne/lavoratrici nei propri appalti.

Il presidio è iniziato cacciando le macchine della polizia, dei carabinieri, e quindi gli uomini di queste forze armate: la piazza oggi è nostra, voi dovete andare via! 

Poi gli interventi: la nostra storia dell'8 marzo, che è una data storica delle operaie, delle masse femminili più povere; una data internazionale che pone la necessità della rivoluzione e del ruolo in prima fila delle donne, delle lavoratrici in essa, perchè tutta la vita deve cambiare, e perchè hanno portato all'inizio nell'Unione sovietica e poi in tutto il mondo con forza il carattere di classe, rivoluzionario dell'8 marzo ; quindi interventi di denuncia del governo Meloni, delle sue leggi che vengono presentate a favore delle donne, ma o sono dei grossi bluff (l'aumento dell'occupazione delle donne, i miseri bonus, invece soldi/incentivi ai padroni perchè assumano le donne - come se facessero un favore...); o sono fatte con una logica soltanto repressiva, o di offesa, doppia violenza verso le donne (come l'ultimo Ddl Bongiorno, per cui sono le vittime di stupro che devono dimostrare di aver detto No).(senti l'audio)
 
Quindi l'importanza dell'8 marzo come giornata internazionale, oggi più che mai: siamo tutte palestinesi! Siamo con le combattenti indiane in lotta contro l'altro genocidio, contro la popolazione adivasi, siamo con le donne in Iran massacrate dalle bombe di Trump/Netanyahu, ci sentiamo fortemente unite con tutte le donne nel mondo che trasformano il loro immenso dolore, la loro violenta oppressione in lotta rivoluzionaria. 
 
Questa mobilitazione è servita anche a fare, al termine del presidio, l'incontro con l'assessora del Comune - fino al 9 incerto. E nell'incontro vi sono stati dei passi avanti. Verificheremo. 
 
La mobilitazione è proseguita la sera. Prima la presentazione on line del nuovo opuscolo realizzato dalle compagne di Milano del Mfpr: "Riprendiamoci la Kollontaj" - di questo lavoro parleremo in un altro post; qui vogliamo solo dire che è stato accolto con entusiamo: "Ci voleva proprio...", e con interesse a leggerlo appena sarà pubblicato.
Poi è seguito il film "7 minuti" che consigliamo a tutte, soprattutto alle lavoratrici di vedere. Infatti, nel dibattito dopo la proiezione sono state soprattutto le lavoratrici a sintetizzare i messaggi più importanti e più attuali del film, che riscontrano nella loro stessa vita lavorativa: che significa togliere anche 7 minuti di pausa: una lavoratrice deve scegliere se andare in bagno o riposarsi o mangiare qualcosa, ecc; e non aver tempo neanche per cambiarsi quando si ha il ciclo mestruale; 7 minuti sono un furto, sembrano pochi ma sono tanti in un anno, è altro tempo di lavoro regalato al padrone - hanno detto;  7 minuti sono un ricatto perchè tolto un diritto poi via via te ne tolgono altri. Ma anche le lavoratrici hanno criticato le logiche di chi nel film diceva: Sì accettiamo, una logica purtroppo molto presente nei posti di lavoro: "così è... non si può cambiare... sono loro che vincono sempre", oppure "cosa possiamo fare noi? siamo in poche a ribellarci", oppure "i tempi sono cambiati...". Non è così! hanno detto le lavoratrici, non deve essere così! Noi abbiamo cominciato in poche a lottare, ma solo questo ha fatto sì che poi altre si unissero; solo non accettando i ricatti ci difendiamo anche da licenziamenti, peggioramenti, ecc. Poi l'importanza mostrata dal film delle trasformazioni: chi prima diceva SI poi ha detto NO, grazie a "Bianca" e a chi non ha ceduto; a dimostrazione che è possibile trasformare se si è determinate, se si è nel giusto, se si ha fiducia nella possibilità del cambiamento.
Un utile e interessante dibattito che va ripreso, fatto conoscere. Infatti le lavoratrici hanno concluso dicendo: dovremo far vedere questo film ad altre... 
 
Quindi, un 8 marzo di lotta, ma che è servito soprattutto ad una avanzamento della coscienza della potenzialità delle donne quando lottano, dell'importanza di avanzare nella conoscenza, nella teoria, della necessità di unire lotta pratica a lotta alle idee. E questo, quando le operaie, le donne proletarie lo fanno, fanno tanti passi avanti, ragionano come classe e sono più acute di tante intellettuali 

martedì 10 marzo 2026

La 7° lezione di Formazione marxista su Il Capitale - tenuta dal Prof. Di Marco a Taranto

E' disponibile la trascrizione della 7° lezione tenutasi a Taranto, seguiranno le trascrizioni di quelle tenute a Bergamo/Milano e a Palermo. 

Come abbiamo detto - consigliamo di leggere tutto l'intervento di proletari comunisti nel corso della 7° lezione: https://proletaricomunisti.blogspot.com/2026/02/pc-23-febbraio-che-serve-la-formazione.html -

"Le lezioni del Prof. Di Marco servono a mettere su un piano scientifico le questioni del capitale e del lavoro fondamentalmente. Esse ci danno gli strumenti necessari per costruire la coscienza soggettiva che non è volontaristica ma scientifica del modo come intervenire nella contraddizione tra capitale e lavoro nell'epoca odierna e trasformarla in un movimento reale che abbatte lo stato di cosa esistente".

Uscito il nuovo settimanale stampato di ORE 12 Controinformazione rossoperaia - lo trovi e richiedi c/o la sede slai cobas via livio andronico 47 o on line wa 3519575628

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