Ancora una volta si chiedono incontri senza neanche porre richieste chiare e precise, su cassintegrazione, esuberi futuri, licenziamenti nelle Ditte e soprattutto, dopo la morte di Claudio Salamida, su sicurezza.
Non si tratta di "monitorare la cassintegrazione" ma di contrastare l'uso enorme della Cigs, quando in fabbrica ci sarebbe eccome necessità di forze per la manutenzione anche ordinaria, per non lasciare da soli operai in interventi a rischio (fatti che hanno contribuito alla morte di Salamida); all'appalto si denuncia il "dumping contrattuale" ma sindacati confederali e Usb continuano a firmare passaggi da CCNL metalmeccanico a multiservizi, come i contratti a termine, o fanno passare cancellazione "tombale" di diritti indisponibili a fronte di pochissimi aumenti di cui già i lavoratori avevano diritto (come alla Castiglia su cambio tuta e aumento di 1 euro dei buoni pasto),
Anche sulla sicurezza invece di interventi concreti si parla di "istituzione di un Comitato" che rischia di fare solo "incontri" o monitoraggi, aggirando la richiesta netta e chiara fatta dallo Slai cobas a Procura, Ispettorato del Lavoro, Spesal, ecc. per una postazione ispettiva in fabbrica operativa, per interventi preventivi e immediati.
Si dà credito ai Commissari proponendo un "percorso condiviso" quando loro sono i diretti responsabili in fabbrica della grave situazione di mancanza costante di sicurezza.
Così come non si dice ora un netto NO al Fondo flacks - per cui non c'è da aspettare altri piani.
Così non va affatto bene.
Da Rai news
Sindacati: "Ex Ilva a rischio, senza risposte pronti a mobilitarci"
Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto hanno inviato una nota unitaria ai commissari straordinari di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria chiedendo l'apertura urgente di un tavolo di confronto sulla vertenza ex Ilva.
Nel documento le organizzazioni sindacali definiscono la vertenza "di estrema complessità", evidenziando criticità che riguardano "la sicurezza degli impianti, la questione ambientale e quella occupazionale", oltre agli attuali assetti di marcia dello stabilimento di Taranto. Secondo le sigle, la situazione "necessita di un confronto costante con il management aziendale" per individuare "un percorso condiviso" sulle numerose problematiche presenti nel sito produttivo.
Ampio spazio viene dedicato al tema della sicurezza, anche alla luce dell'ultimo incidente mortale, che avrebbe messo in evidenza "tutte le fragilità più volte denunciate" e il bisogno di "importanti interventi manutentivi di natura ordinaria e straordinaria". I sindacati esprimono inoltre forte preoccupazione per "un'accelerazione inspiegabile" impressa dal governo alla procedura di vendita del gruppo ex Ilva, ritenuta prematura in una fase in cui "non risulta completato il piano di marcia". Nel mirino anche il piano di attuazione del ciclo corto che, secondo Fim, Fiom, Uilm e Usb, "rischia di determinare la chiusura definitiva degli impianti". Tra i punti per cui viene chiesto il confronto figurano il piano di investimenti, l'istituzione di un Comitato di Stabilimento su salute e sicurezza, il monitoraggio della cassa integrazione e la gestione degli appalti per contrastare il dumping contrattuale. In assenza di risposte, avvertono i sindacati, "torneremo a mobilitarci".