mercoledì 29 aprile 2026

INFORTUNIO ALL'EX ILVA: OPERAIO COLPITO DA UNA CATENA NELL'AREA AFO 2

 


domani mattino alle 6 lo slai cobas taranto è alla portinerie ditte info wattsapp 3519575628
 
Un nuovo episodio di cronaca scuote lo stabilimento siderurgico Acciaierie d’Italia di Taranto, dove nella notte tra il 28 e il 29 aprile si è verificato un incidente sul lavoro. Il fatto è avvenuto all'interno del perimetro dell'altoforno 2, coinvolgendo un addetto che stava operando nell'area dell'impianto.
​La vittima del sinistro è un dipendente della ditta dell'indotto Semat il quale, stando alle ricostruzioni preliminari, sarebbe stato investito dal violento contraccolpo di una pesante catena che lo ha raggiunto a un piede. L'allarme è scattato immediatamente, attivando le procedure di emergenza interne al sito industriale.
​Dopo aver ricevuto le prime cure d'urgenza presso l'infermeria dello stabilimento, il lavoratore è stato affidato ai sanitari del 118. I soccorritori hanno quindi disposto il trasferimento dell'uomo al presidio ospedaliero Santissima Annunziata di Taranto per sottoporlo a tutti gli accertamenti clinici necessari a valutare l'entità del trauma riportato.
​Le circostanze esatte che hanno portato all'incidente restano al momento oggetto di indagine. Nelle prossime ore si cercherà di fare piena luce sulla dinamica degli eventi all'interno dell'Afo 2 per individuare eventuali responsabilità o guasti tecnici. Si attendono ulteriori comunicazioni ufficiali sulle condizioni dell'operaio.

Salario: "giusto" per chi?

Dal blog proletari comunisti

Il governo Meloni ha varato giusto per il 1° Maggio il "Decreto lavoro", diciamo per guastare anche la festa dei lavoratori. 

Questo Decreto conferma la sintonia tra governo e padroni; in un certo senso le sue linee, obiettivi li aveva già ad inizio aprile tracciate il Presidente della Confindustria, Orsini - e Meloni li codifica in legge. 

Per questo, in attesa di dire qualcosa sul decreto del governo, ripubblichiamo la nota che abbiamo fatto sulle dichiarazioni di Orsini.

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Il presidente della Confindustria. Orsini dà voce alla politica di tutti i padroni di non aumentare i salari degli operai, e di contrastare ogni iniziativa in questo senso; il primo bersaglio è il "salario minimo". 

Con vari scritti, soprattutto su Sole 24 Ore (in particolare uno del 4 aprile) Orsini sostiene decisamente questa linea perchè - dice-  che l'unica cosa che deve aumentare è la produttività delle aziende. 
In questo si sbilancia a dare un giudizio positivo del governo Meloni: "lavoro condiviso con il governo orientato a rafforzare il sistema produttivo" e, quindi (?), a "sostenere il potere d'acquisto dei lavoratori". Quindi, se si sostiene l'economia dei padroni, i loro profitti, si sostiene il "potere d'acquisto dei lavoratori" - Attenzione, non dice neanche "il salario dei lavoratori", ma i lavoratori visti soprattutto come "consumatori".
Tra le misure più significative, dice Orsini, fatte dal governo e la "detassazione degli aumenti salariali, per favorire la crescita delle retribuzioni senza gravare sul costo del lavoro delle imprese". 

Da questa premessa, Orsini si lancia in un attacco all'introduzione del salario minimo, fornendo una importante sponda alla Meloni che ha ribadito il suo NO al salario minimo. Dice Orsini: "Per raggiungere risultati duraturi, la risposta non può essere l'introduzione di un salario minimo legale generalizzato. 

Sottolineiamo la parola generalizzato. Perchè quando indica come alternativa al salario minimo "il rafforzamento della contrattazione collettiva di qualità", chiarisce poi che "questa rappresenta la via più efficace per garantire salari adeguati, (MA) coerenti con le specificità dei diversi settori e con l'andamento della produttività". Quindi salari non uguali per tutti i lavoratori, appunto non generalizzati dal sud al nord, ma dipendenti dalla situazione delle aziende e soprattutto legate come un cappio al collo all' "andamento della produttività". Torna di fatto la linea, la volontà dell'introduzione di "gabbie salariali", certo, moderne e un pò mascherate; torna la divisione tra i lavoratori; ma soprattutto si auspica sempre di più che il salario sia legato alle sorti del capitale: se queste vanno male niente aumenti salariali e... più sfruttamento o cassintegrazione o licenziamenti; se vanno bene, beh le aziende devono ancora recuperare i periodi di magra...

Quindi: non si parli mai più di introduzione di un salario minimo che - dice Orsini - "potrebbe non risultare in linea con l'andamento dell'economia, della produttività e dell'occupazione". Quindi, anche il minimo "salario minimo" potrebbe per i padroni essere troppo per l'andamento della loro economia. 

E allora che salario vogliono dare? Ancora più basso del salario minimo? O rendere il salario così dipendente dalla produttività e dall'occupazione che deve essere iper flessibile in basso. Per esempio, col ricatto dell'occupazione: ti riduco il salario altrimenti licenzio...

Poi, a sgomberare il campo da qualsiasi tentativo di chiedere aumenti salariali almeno per recuperare quello che si è perduto in tutti questi anni, per recuperare un salario che il capitale con i suoi interventi ha già abbassato; almeno per ripristinare il prezzo, il valore della merce forza-lavoro, secondo la "legge" del valore di scambio del capitale (che Marx ha ben spiegato), Orsini aggiunge: "Il nodo centrale, tuttavia, resta la produttività. Senza una crescita della produttività non è possibile sostenere nel lungo periodo una dinamica salariale positiva. Per questo - continua - è essenziale proseguire, anche in collaborazione con il Governo, nel rafforzamento degli investimenti in innovazione, digitalizzazione e sviluppo delle competenze, creando le condizioni per un salto di qualità del nostro sistema industriale". Uno spera che alla fine, facendosi il mazzo, vi sia la speranza di un "salto di qualità" nella "dinamica salariale"...,  invece no, il salto, cari operai, è sempre e solo per il loro sistema industriale, cioè per i loro profitti. 

Ma a questo punto, per non aumentare sic et simpliciter i salari, per far accettare la favola nera che va a vantaggio anche degli operai l'aumento della produttività delle aziende, invece che perseguire ciecamente e in modo incosciente la difesa dei loro interessi di lavoratori, sono fondamentali... chi? Ma i sindacati!

"In questo quadro, il ruolo della contrattazione collettiva - dice Orsini - resta decisivo, ha storicamente garantito equilibrio tra esigenze delle imprese e tutela del lavoro".

Ma storicamente la contrattazione collettiva, le organizzazioni sindacali non erano lo strumento dei lavoratori per strappare miglioramenti delle loro condizioni di lavoro e salariali, sempre peggiorati dai padroni? Ora invece Orsini, con tutti i padroni, dice che invece garantiscono un equilibrio tra interessi oggettivamente opposti. L'interesse dei capitalisti è sempre e solo lo sfruttamento al massimo possibile della forza-lavoro, aumentando il tempo di lavoro gratis in termini assoluti e relativi (e qui è importante, appunto, l'aumento della "produttività") e riducendo fino al limite possibile il tempo di lavoro necessario per ricostruire la forza-lavoro. D'altra parte, Orsini non dice "tutela dei lavoratori", ma "tutela del lavoro".

Aggiunge poi: "è necessario definire criteri chiari per individuare in ciascun settore il contratto collettivo nazionale di riferimento sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative". Chiariamo che sta significando questo per i lavoratori. Quello che sta succedendo negli appalti delle grandi fabbriche - prendiamo l'esempio dell'ex Ilva - in realtà è questo; il ccnl di riferimento sta diventano il ccnl Multiservizi più favorevole per le aziende, che sostituisce da un giorno all'altro quello, metalmeccanico, più favorevole per i lavoratori, E questo viene fatto con formale accordo dei sindacati "più rappresentativi", Fiom, Fim, Uilm. 
Quindi l'individuazione per ciascun settore del contratto collettivo nazionale avviene sempre più solo e soltanto sulla base dei criteri dei padroni di ridurre il costo del lavoro, dare salari più bassi, e condizioni di minori diritti e tutele.  

E a scanso di equivoci, Orsini conclude "E' su questo equilibrio, frutto della collaborazione tra Governo, Sindacati e Parti datoriali, che si gioca il futuro del Paese".

E così i lavoratori sono belli e sistemati... 

Ma, in realtà, quello che emerge da questi piani dei padroni è proprio la centralità della lotta per il salario. Questa lotta, di fatto da tanti anni o abbandonata come decisiva o annacquata deviandola su contentini (welfare, aumento dello straordinario, detassazione dei minimi aumenti salariali, dei buoni pasto, ecc.) è, insieme alla lotta per la riduzione dell'orario di lavoro, della giornata lavorativa, decisiva, non solo per salvaguardare le condizioni di lavoro e la stessa vita dei lavoratori, ma perchè pone in maniera chiara che di lotta di classe si tratta (altro che "equilibrio di interessi"), di scontro tra la classe dei proletari e quella dei capitalisti.

Proprio perchè la lotta per il salario mostra la contraddizione di fondo del sistema capitalista, lo sfruttamento da parte del capitale, creando nel contempo esso stesso i "becchini" che lo rovesceranno, allora non fare questa lotta vuol dire rinunciare a una lotta più generale contro il sistema del capitale. La classe operaia non deve dimenticare che deve lottare non solo contro gli effetti ma anche contro la cause che determinano questi effetti.
Chi vuole togliere agli operai il terreno di una genuina lotta sindacale, di una lotta per aumenti salariali per riprendersi quanto è stato già attaccato, ridotto, di fatto vuole la permanenza del lavoro salariato, la permanenza di questo sistema. 

Ex Ilva, il Tar di Lecce sospende ordinanza del sindaco di Taranto

una ordinanza demagogica e di pura facciata che ora come ora finisce nel nulla 

È necessario un “adeguato approfondimento”. La decisione finale sarà presa nel 2026, dopo un'adeguata valutazione collegiale

di Redazione

Per i legali dell'azienda, "non è dubitabile che evocando la legge regionale 21/2012" e la Valutazione del danno sanitario, "il sindaco di Taranto abbia ritenuto che esse potessero applicarsi anche ad impianti soggetti all'Aia nazionale, sovrapponendo e sostituendo le valutazioni di carattere sanitario e ambientale operate in ambito regionale in merito alle condizioni per l'esercizio della centrale, a quelle stabilite dall’autorità nazionale competente, sempre a tutela della salute e dell'ambiente, per le condizioni di esercizio della centrale. Così facendo ha però palesemente ignorato le previsioni del comma 9 dell'articolo 6 della legge regionale". Quest'ultimo dice che per gli stabilimenti soggetti ad Aia nazionale - e la centrale vi rientra - la Valutazione di danno sanitario adottata in base alla legge regionale "costituisce soltanto un elemento utilizzabile esclusivamente nell'ambito del più ampio procedimento istruttorio ministeriale di riesame dell'Aia nazionale ma non può costituire presupposto per l'esercizio da parte del sindaco di poteri che la norma nazionale non contempla e che riserva esclusivamente all’autorità nazionale competente", il ministero dell'Ambiente.

Parte la Flotilla da Taranto - 4 giorni di iniziative - Lo Slai cobas dà appuntamento in particolare per i gg. 30/4 e 2/5

 





martedì 28 aprile 2026

“Unica soluzione per Ilva è intervento pubblico” FIOM info - in coda posizione dello Slai cobas Taranto

Senza rottura trattativa e lotta non esistono soluzioni favorevoli ai lavoratori. Sotto questo articolo ribadiamo la posizione dello Slai cobas per il sindacato di classe - che sarà confermata ed espressa il 30 mattina ore 6 alle Ditte - nel quadro dell'iniziativa per il 1° Maggio proletario e internazionalista - info 3519575628

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“Unica soluzione per Ilva è intervento pubblico”

La vertenza ex Ilva sembra non avere mai fine, con l’aggravante che il tempo trascorre inesorabilmente. Dal 26 luglio 2012 sono trascorsi 14 anni e le problematiche ambientali, occupazionali e impiantistiche aumentano senza che ci sia una via d’uscita che garantisca una vera prospettiva di transizione ecologica e sociale.

Parte da qui la riflessione di Francesco Brigati, segretario generale Fiom Cgil Taranto, sulla situazione del siderurgico di Taranto.

“Paghiamo le conseguenze di scelte sbagliate dei governi che si sono succeduti negli anni, intervenuti con decreti d’urgenza, spostando in avanti le scelte di politica industriale che avrebbero dovuto garantire la messa in sicurezza dei lavoratori e degli impianti. Siamo alla seconda amministrazione straordinaria, subentrata a febbraio 2024 a seguito di una gestione scellerata e predatoria da parte di ArcelorMittal che, di fatto, aveva un obiettivo: fermare gli impianti con modalità operative non previste, in modo da danneggiarli anche nell’eventuale ripartenza, così come avvenuto con AFO/2”, ricorda Brigati.

Che contesta ancora una volta al governo “di aver proceduto alla realizzazione del bando di vendita internazionale in assenza del compimento del piano di ripartenza che avrebbe dovuto garantire la messa in sicurezza degli impianti e la continuità produttiva necessaria ad accompagnare il processo di vendita di un’azienda competitiva sul mercato italiano e internazionale”.

Piano che prevedeva, entro la metà del 2026, la messa in funzione a regime di 3 altiforni e degli impianti di tutti i siti, con la progressiva ripresa e l’incremento dei volumi, con la conseguente certezza di riduzione della cassa integrazione, che partiva da un numero massimo di 4050 su 9869 lavoratori coinvolti, fino ad azzerarsi tra marzo e giugno 2026, con il rientro di tutti e senza alcun esubero strutturale.

Ritardato a seguito delle difficoltà economiche e finanziarie della gestione commissariale. Infatti, secondo il piano di marcia, AFO/1 si sarebbe dovuto fermare a marzo del 2025 per consentire la ripartenza di AFO/2. “Il 7 maggio scorso è divampato un incendio su AFO/1, che ha determinato uno stravolgimento degli assetti di marcia, ma soprattutto un cambio di strategia da parte del governo, che si affida, ancora una volta, al bando di vendita internazionale come unica soluzione alla vertenza ex Ilva, nonostante i solleciti delle organizzazioni sindacali a prevedere misure straordinarie necessarie a garantire la sicurezza sugli impianti e un’azienda competitiva”, prosegue il segretario della Fiom.

lunedì 27 aprile 2026

Un evento a Grottaglie da seguire con interesse... ma è importante il che fare sui territori

Noi pensiamo che bisogna lottare contro l'imperialismo italiano e tutte le basi militari  in Italia.

A taranto ad esempio abbiamo una importante Base navale della Marina e da qui partiranno navi che intervengono nel cosiddetto "piano cacciamine" allo stretto di Hormuz.

E' certo che faremo e proporremo un presidio alla Base navale di Taranto e contesteremo se ne avremo informazione questa partenza e questa missione.

Slai cobas Taranto - proletari comunisti Taranto - #iostocon la palestina 

***** 

La fase che stiamo vivendo è segnata da una crisi sempre più profonda del sistema capitalista.
I gruppi imperialisti rispondono come sempre con la guerra e i popoli pagano il prezzo 
più alto.

L'Italia è pienamente dentro questo meccanismo, subordinata agli interessi di NATO, USA e 
sionisti e la Puglia non è affatto marginale: 
da Taranto a Grottaglie, da Amendola a Gioia del Colle e Brindisi, il nostro territorio
è una vera piattaforma di guerra, tra basi, logistica, addestramento e industria militare.

Qui la militarizzazione non è solo presenza militare: è un modello di sviluppo.
Porti, aeroporti e fabbriche vengono piegati alle esigenze belliche, mentre alle masse 
popolari restano servitù, devastazione ambientale, precarietà e il rischio concreto di 
diventare bersaglio.

Per questo è necessario rilanciare la lotta contro la NATO, contro l'occupazione del nostro 
paese e contro la trasformazione dell'Italia in base di guerra.

🗓️Martedì 28 aprile
🕢ore 19.30
📌via Madonna del Lume, 48
Grottaglie (TA)

Interverranno:
🗣️Davide Guerra
Segreteria CNNN
🗣️Lavoratore
Leonardo di Grottaglie
🗣️Shokri Al Hroub
Responsabile Logistica Freedom Flotilla Italia

🔊Presentazione del dossier
sulle installazioni USA-NATO, in Italia,
frutto del lavoro di attivisti, lavoratori e territori
del Coordinamento Nazionale No Nato - CNNN.

25 aprile a Taranto - Intervento di un compagno operaio alla manifestazione del 25 aprile

Siamo costretti a dover necessariamente ribadire come la giornata di oggi non sia una giornata di festa ma una giornata di lotta, per quanto è pur comprensibile che in molti vedano il 25 aprile come l’inizio della" bella stagione", per chi ha coscienza è invece l’inizio della fine della società capitalista e non dobbiamo commettere l’errore di credere che questa data sia invece soltanto il ricordo della fine del terrore nazifascista, ponendo come scopo ultimo la celebrazione fine a se stessa.

Dobbiamo invece avere la consapevolezza che è da qui che è fondamentale ripartire per porre le basi per l’abolizione del capitalismo/imperialismo che porta avanti i più feroci crimini verso i popoli del mondo. 

Ricordare la lotta partigiana è scuola, è insegnamento da trarre giorno per giorno per eliminare fisicamente non solo i nazismi ed i fascismi, tornati a galla prepotentemente dalle fogne in questa buia epoca storica, ma la società borghese nel suo insieme. Questo va fatto rivendicando obbligatoriamente la propria scelta di campo, esponendo con orgoglio le nostre bandiere rosse, riconoscendo in tutti coloro i quali vorrebbero impedircelo ostacoli da superare, che siano essi moderati o estremisti. Se oggi non sventolassimo con orgoglio queste bandiere avremmo annacquato il significato profondo di questo anniversario, non avremmo il benché minimo rispetto della gloriosa resistenza che questo Paese ha prodotto nel suo periodo più oscuro, e non avremmo tratto insegnamento dai compagni partigiani che si sono sacrificati affinché noi oggi potessimo vivere in un mondo più giusto; compagni partigiani che in passato sono stati presi come modello a cui fare riferimento anche dai combattenti vietnamiti e che oggi lo sono per i combattenti palestinesi.

Tocca purtroppo ricordare quanto insignificanti siano, e molto spesso diventino un impedimento, tanti movimenti, associazioni, bacchettoni fuoriusciti da partiti o intellettuali così autodefinitisi riciclatisi influencer, che dicono tutto ed il contrario di tutto, individui che prendono come modello di riferimento la legalità vigente determinata dallo Stato borghese, una legalità fatta ad uso ed abuso del capitalismo, vigente in quanto tutela i profitti della classe dominante. Questi personaggi nulla hanno a che vedere con le necessità del proletariato, nonostante si affannino a più riprese a dichiararsi dalla parte dei più deboli; in realtà come oche giulive si accodano alla narrazione filoimperialista che definisce la resistenza del popolo palestinese come terrorismo e che in passato hanno già espresso anche elogi per le destre cosiddette “sociali” e continuano a farlo ancora oggi. Vogliono insegnare a noi come condurre le proteste, coloro che quelle rare volte che hanno manifestato lo hanno fatto al fianco delle sinistre parlamentari che oggi sostengono la legittimità dell'armamento in proprio dell'Europa, dell'Italia, diventando di fatto anch'essi complici della carneficina ed del genocidio del popolo palestinese, perpetrata dallo Stato canaglia ed illegittimo di Israele e che sostengono ancora oggi la continuazione ostinata della guerra per procura a senso unico in Ucraina. 

Questa giornata non appartiene a loro, opportunisti e revisionisti storici con un piede in due scarpe, che in alcuni casi oggi ipocritamente stanno deponendo corone di fiori a lapidi o monumenti accanto ad amministrazioni comunali che in alcuni casi si rifanno orgogliosamente al passato fascista del ventennio. E questo non accade solo a livello locale, bensì, ed in maniera molto più grave, anche a livello nazionale. Sentire il nostro presidente democristiano Mattarella parlare di antifascismo mentre firma ogni decreto emanato da un governo neofascista è raccapricciante, così come lo è vederlo agire come un dissociato mentale, nel momento in cui concede la grazia per motivi umanitari ad un esperta di lavori di bocca come Nicole Minetti, mentre aveva già firmato il decreto sicurezza che prevede l’incarcerazione anche per le mamme con figli inferiori di un anno, ovviamente per quelle che non hanno il denaro per comprarsi la Grazia del Presidente.

Complici di questa situazione non possono che essere i mezzi di propaganda della borghesia sui quali si sono già spesi non fiumi, ma oceani di parole: carta stampata, Tg, profili social e blog vari, tutti concorrono a diffondere una narrazione funzionale alla società del capitale, ed in questo rientra perfettamente la vittimizzazione dei carnefici: dal diritto a difendersi di Israele sino alla commiserazione verso la schifosa fascistella Meloni che non dorme di notte per trovare nuovi modi per baciare le scarpe al suo nazipadrone Trump. 

In questo quadro deprimente un ruolo rilevante lo giocano come al solito le opposizioni parlamentari collaborazioniste, col Partito Democratico in testa, un partito da relegare nella pattumiera della Storia, con alla guida una della leader più cretine d’Europa, Elly Schlein, un partito alla continua ricerca di un posto al sole sul carro dei vincitori: lo hanno fatto quando gli sprovveduti del Movimento 5 Stelle erano alla guida di questo Paese, lo hanno fatto successivamente col governo dell’alta finanza Draghi e ci stanno provando ora con l’estrema destra, una sviolinata di qua con il grande apporto che hanno dato al ddl “antisemitismo” Romeo, ed una di là con la difesa a spada tratta della Presidente del Consiglio attaccata, come ovvio che sia, sia dallo stesso Trump che dalla TV Russa, ed è stato miserabile vedere Schlein porsi a tutela della Meloni. Dopotutto è o non è il suo partito il più fedele sostenitore del riarmo europeo?

Ma quando si parla di fascisti non è possibile evitare di fare il nome della seconda carica dello Stato La Russa, un reazionario squadrista che tenta penosamente di riscrivere continuamente la storia partigiana, come ha già fatto in occasione dell’istituzione del Giorno del Ricordo fortemente voluta da questo penoso individuo, anche in quel caso con l’appoggio di esponenti del centrosinistra che sarebbero successivamente confluiti nel PD; oppure ancora con la sua recente dichiarazione in cui di fatto equipara i caduti della resistenza ai porci della Repubblica di Salò.

Sono allora le genti, gli oppressi, che condannano i governanti, non di certo chi siede sugli stessi loro scranni. 

I fascisti si abbattono in maniera violenta, ce lo hanno insegnato i compagni partigiani, e chi condanna la violenza dicendo che il fascismo si batte col dialogo e col voto è un coglione e non ha capito un cazzo, così come è un coglione che disarma la lotta chi dice che parlare di fascismo ed antifascismo oggi è anacronistico. Il fascismo oggi è più vivo che mai, le destre estreme sono al comando della maggioranza degli Stati imperialisti, e sono responsabili del declino e della sofferenza di tutta l’umanità. Il Medio Oriente, l’Ucraina, il Venezuela, Cuba, il Sudan, l’India, bruciano nello sterminio dei loro popoli causati da bombe, carestie, malattie generate dall’appetito famelico degli imperialismi, è dunque nostro preciso dovere abbattere per sempre la società capitalista che produce tutto questo, e come la rappresaglia nazifascista ha permesso la creazione della Resistenza ed il suo rafforzamento, i nazifascismi odierni stanno creando una nuova resistenza pronta a morire pur di chiudere il cerchio aperto ormai oltre cent’anni fa.

Lorenzo

domenica 26 aprile 2026

Il 25 aprile a Taranto: Contro fascismo genocidio e guerra ORA E SEMPRE RESISTENZA!

 

 
  


Corteo partecipato e combattivo di circa duecento compagni e compagne delle diverse aree che ha premiato la scelta del corteo unitario - pur nella distinzione di posizioni presenti nel movimento. Il corteo è partito dall'Arsenale, luogo storico e attuale della pesante presenza militare a Taranto, che in funzione della guerra imperialista in Medio Oriente, Iran, Libano e col genocidio che continua in Palestina, si vuole rafforzare sempre più. 

Il corteo è partito con continui slogan e comizi volanti. Ha attraversato zone della città che se pur non affollate hanno investito parti della città non usuali - via Leonida, piazza Marconi, via Principe Amedeo - scelta quest’ultima riuscita per il carattere contromano del corteo che ha bloccato la circolazione dei pullman cittadini rendendo più incisivo il corteo in una via con presenze e negozi di immigrati - in particolare di origine asiatica

Dal camion alla testa del corteo sono intervenute, affrontando vari aspetti della situazione in corso, internazionale e nazionale, le sue ricadute sulle condizioni sempre più gravi delle masse, diverse realtà, organizzazioni, associazioni - tra cui con un discorso incisivo la compagna di proletari comunisti, che ha reso concreta le parole d'ordine: Ora e sempre Resistenza e Antifascismo oggi più che mai, dicendo che oggi è necessaria una nuova Resistenza contro il moderno fascismo, la guerra, per il rovesciamnto del governo fascista Meloni, e che dobbiamo rendere vive le grandi lezioni della Resistenza diretta dall'allora Partito comunista, in primis la necessità della lotta armata per cacciare i fascisti, per stop alle guerre contro i popoli, perchè nè col voto nè solo con i movimenti è possibile vincere.  

La parte finale invece è stata fiacca e non alla altezza. La rotonda del Lungomare deserta e sotto il sole è stata di fatto un finale in cui oltre ad interventi giusti e necessari: anarchici per Cospito e i prigionieri politici, Fgc e un operaio ex Ilva Slai cobas che ha denunciato padroni e opposizione parlamentare, c’è stato un dimezzarsi del corteo che ha sostanzialmente - come voleva la questura - impedito denuncia e antagonismo all’Ammiragliato e al ponte.
Era purtroppo una preoccupazione e previsione dei nostri compagni che si è attuata.

Finale alla lapide di Città Vecchia, intenso e sentito, che ricorda il quartiere popolare antifascista sgomberato e demolito dalla dittatura nazifascista.

E pastasciutta rossa e antifascista alla Casa del popolo.

Ritorneremo sui contenuti del corteo perché bisogna avanzare nella chiarezza nel dopo 25 aprile.

Ora tutti a sostegno della flotilla che parte il 2 maggio, salutata da 4 giorni di presidio ed eventi.

In particolare il 30 aprile per i prigionieri palestinesi,.

Mentre il 1° Maggio invitiamo tutte e tutti al corteo unitario di Bari.

IL VOLANTINO DIFFUSO

Che AttriceContro torni al più presto a Taranto!

Torniamo sullo spettacolo teatrale di AttriceContro "Partigiane della libertà". In queste giornate non abbiamo avuto tempo, tra processo Ilva a Potenza e preparazione del 25 aprile, a riparlare di questo bello ed emozionante monologo di e con Alessandra Magrini. Ma non vogliamo farlo passare come uno dei tanti eventi. Esso è differente per lo scopo, lo spirito con cui lo fa AttriceContro, per la partecipazione sentita delle persone; un lavoro teatrale che deve suscitare voglia di conoscenza della nostra storia antifascista, delle donne partigiane, e sentimenti di ribellione, di volontà oggi di partecipare alla lotta per cambiare questa società, in cui ritornano fascismo, guerre.  

E Alessandra vuole trasmettere proprio questo. Partiamo dalle sue stesse parole, dopo lo spettacolo: "I social sono importanti per divulgare le date e i luoghi degli spettacoli, ho usato sempre pochissimo questi strumenti perche' la parte fondamentale del percorso AttriceContro siete voi che evidentemente vi sentite parte di questa pazza idea di arte libertaria e collettiva. Riuscire a spiegare a piu' di 100 persone tra operai, lavoratrici, compagne, compagni di varie identita' politiche e non che a fine reading iniziano a cantare "Bella ciao" sotto il palco, e' davvero un'emozione infinita.
Grazie Casa Del Popolo Città Vecchia Taranto grazie popolo di citta' vecchia che mi hai fatto sentire subito a casa. Qualcuno mormorava che citta' vecchia era pericolosa... io ho girato tutte le stradine... parlato con tante anime...e sentito solo amore...
Grazie Taranto...a presto!"
 
Ecco e noi ci impegniamo, soprattutto con le compagne e compagni della Casa del popolo perchè questo "presto" effettivamente sia presto.
AttriceContro in fondo è "figlia di Taranto". Tanti anni fa venne, cominciammo a parlare della situazione degli operai, lei volle vedere la fabbrica e vedere direttamente questi operai. Il giro che le facemmo fare di tutte le portinerie dell'Ilva, il racconto di quello che succedeva: le lotte del passato e le tragedie del presente: morirono il 12 giugno del 2003 i primi due giovani operai - Paolo Franco e Pasquale D'ettorre - per uno dei primi crolli delle "maledette gru"; il parlare con gli operai, girare la città, i Tamburi, ecc; le fece crescere la voglia, l'entusiasmo di fare teatro per parlare di loro, per loro. 
Da lì nacque il primo e più importante spettacolo teatrale: "Se questo è un operaio - viaggio nell'inferno dell'Ilva". Uno spettacolo costruito insieme ai familiari degli operai morti, assassinati in fabbrica, costruito tra gli operai, Alessandra fece "una prova" davanti alla portineria D in mezzo agli operai. 
Uno spettacolo che restituiva la durezza, crudezza della fabbrica di un grande padrone, ma anche la trasformazione degli operai quando prendono coscienza. 
 
Poi AttriceContro è venuta a fare altri spettacoli a Taranto, per esempio nelle scuole.
E' come se Taranto fosse la sua seconda città da artista.
 
Vogliamo quindi che ritorni al più presto, e vogliamo che qui ritorni alle sue "origini" per ripresentare "Se questo è un operaio", che tanti ancora non hanno potuto vedere. 
Uno spettacolo teatrale che, purtroppo, oggi, con la morte di altri due giovani operai: Claudio e Loris, è molto attuale e speriamo che anche questa volta serve alla trasformazione.
Ciao, e a presto Alessandra. 

Uscite le motivazioni della sentenza "alla Bongiorno" degli autisti violentatori - Una vergogna inaccettabile!

Le motivazioni depositate 2 giorni fa della sentenza che ha assolto tutti gli 8 autisti Amat perchè "il fatto non costituisce reato" sono oscene e da respingere!

Nei primi giorni di maggio il Movimento femminista proletario rivoluzionario farà un presidio al Tribunale e chiama femministe, ragazze, avvocate, ad organizzarlo insieme.

Non solo gli 8 violentatori sono stati assolti con formula piena (neanche una formula come: 'ripetute molestie, abusi sessuali' è stata usata), ma nelle motivazioni si scrive che è la ragazza che non ha dimostrato di aver subito violenze "costrizioni"; Sì - dicono i giudici - ci sono state atti sessuali ma la ragazza non ha dimostrato chiaramente di essersi opposta. La denuncia fatta dalla ragazza non ha quindi valore; peggio: il fatto che fosse un pò disabile mentalmente, invece di costituire un aggravante (come aveva chiesto il PM), viene ritenuta una prova di non credibilità. 

VERGOGNA GIUDICI! 

Questa sentenza di fatto anticipa quello che potrebbe succedere a tante donne, ragazze se diventa legge il famigerato Ddl Bongiorno, contro cui tante manifestazioni ci sono state in occasione dell'8 marzo è anche a Taranto.

Una sentenza - che appunto potremmo chiamare "Bongiorno" - che dice che le denunce, sempre molto sofferte, in cui pesa a volte la vergogna, insieme ad una giusta sfiducia nella giustizia, sono a prescindere non vere; e che è la donna che deve portare prove provate che ha subito violenze sessuali, non gli uomini. E' la donna che deve dimostrare il "dissenso"; per cui se non dimostra un rifiuto "esplicito", se non grida, se non chiede aiuto, se ritarda nella denuncia, la violenza non è avvenuta...

A Taranto, siamo addirittura nella applicazione ultra rigida di questo abominio: nella sentenza i 3 giudici (di cui 2 donne...) riconoscono che "le condotte degli autisti sono "deprecabili" e "di deplorevole moralità", specialmente perché commesse da incaricati di un pubblico servizio", parlano anche di "abusi sessuali", riconoscono che gli atti sessuali avvenivano in zone deserte, dopo che erano state serrate le porte dei bus (e chi poteva portare i bus in queste zone, vicino all'Ilva, chi poteva serrare le porte, se non gli autisti!?); ma voi porci autisti non dovete provare nulla e... siete tutti assolti! Perchè quella "imbranata"/timida ragazza non ha LEI dimostrato la "coercizione". Quindi siamo all'affermazione per cui: il "consenso" della ragazza effettivamente non c'era, ma non c'è prova di "dissenso".

E la Bongiorno può fregarsi le mani... Questa sentenza è molto grave anche perchè può fare "scuola", queste motivazioni potranno essere usate contro tante altre donne.

Ultima sottolineatura vergognosa: questi 8 autisti violentatori sono stati in questo lungo periodo del processo totalmente appoggiati dai sindacati Cisl e Cisal, che hanno giubilato ora per la loro assoluzione. Ma essi stessi si auto denunciano come "complici", perchè - e noi l'abbiamo accertato - tutti all'Amat sapevano, dato che gli autisti si vantavano sui social delle loro violenze sessuali. 

Riportiamo di seguito alcuni articoli stampa. Ma questa ulteriore violenza non deve passare! Abbiamo già detto che daremo il massimo sostegno alla ragazza se vuole andare avanti, insieme all'appoggio legale per fare anche appello contro questa schifosa sentenza.

Ma prima di tutto dobbiamo respingere questa sentenza, con la nostra mobilitazione. 

Il 28 aprile alle 18,00 invitiamo compagne, ragazze, donne a incontrarci presso la sede Slai cobas via Livio Andronico, 47 per organizzare il presidio al tribunale.  

DALLA STAMPA: ASSOLTI GLI AUTISTI DI TARANTO: MANCA LA PROVA DELLA COSTRIZIONE NEI RAPPORTI CON LA VENTENNE DISABILE

 ​Il Tribunale di Taranto ha depositato le motivazioni della sentenza che, lo scorso 22 gennaio, ha assolto otto dipendenti di Kyma Mobilità dall'accusa di abusi sessuali nei confronti di una ragazza di 20 anni con disabilità. Sebbene i giudici abbiano confermato la realtà degli incontri avvenuti tra il 2018 e il 2019 a bordo degli autobus di linea, hanno stabilito che non vi è certezza riguardo a una reale violenza o costrizione subita dalla giovane.
​Secondo il collegio giudicante, le testimonianze della vittima e le perizie psicologiche non hanno evidenziato un rifiuto esplicito o una volontà coartata; la ragazza stessa non ha mai dichiarato di essersi opposta alle avances. Pur definendo le condotte degli autisti "deprecabili" e "di deplorevole moralità", specialmente perché commesse da incaricati di un pubblico servizio, i magistrati hanno concluso che il fatto non costituisce reato per mancanza della prova di costrizione, elemento necessario per la condanna penale.
Gli atti sessuali con la ragazza disabile sui bus dell'Amat di Taranto ci sono stati, ma non è emersa la prova che la giovane sia stata costretta a subirli. 

Nelle 24 pagine delle motivazioni il collegio presieduto dal giudice Elvia Di Roma, ha spiegato le ragioni che hanno portato a scagionare gli imputati: «Se da un lato - si legge nella sentenza - le dichiarazioni della vittima, riscontrate dai risultati delle intercettazioni, confortano (parzialmente) la tesi accusatoria sotto il profilo della sussistenza della materialità della condotta contestata agli imputati, dall'altro lato, le stesse dichiarazioni non avvalorano con la necessaria certezza la sussistenza dell'elemento ulteriore della coartazione della volontà della ragazza in relazione alle condotte medesime».

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Per dirla in maniera più semplice, secondo i magistrati, durante il dibattimento sono emersi gli elementi che dimostrano che quegli atti sessuali ci siano effettivamente stati, ma non possono essere considerati abusi o violenze perché la vittima non ha mai dichiarato di essere stata obbligata o quantomeno di aver espresso il suo «no» alle avances degli uomini. Nel suo racconto in aula, secondo i giudici la ragazza è «sovente apparsa in difficoltà rispetto alle domande che le parti le hanno posto, alle quali in molti casi ha esitato a rispondere, e talvolta non ha risposto affatto». Per il collegio giudicante, quindi, la ricostruzione dei fatti della 20enne «pur se caratterizzata da diverse comprensibili titubanze, scandita da numerosi "non ricordo" e completata dal recupero di talune dichiarazioni predibattimentali, appare sufficientemente chiara e coerente rispetto alla narrazione del vissuto»: quegli episodi, quindi, sono realmente avvenuti, ma non è sufficiente per emettere una sentenza di condanna. Pur ammettendo «che in taluni casi aveva provato imbarazzo» la 20enne «non ha mai dichiarato, nemmeno in questo dibattimento, di essersi opposta al loro compimento».
I fatti avvenuti, quindi, non costituiscono, alla luce delle prove raccolte, un reato, ma resta secondo i giudici il «contesto di deplorevole moralità, specie ove riferita a soggetti esercenti un'attività al servizio della collettività. Si è trattato - scrivono ancora i magistrati - certamente di condotte deprecabili per il contesto di luogo (all'interno di autobus adibiti al servizio pubblico) e di tempo (un paio di anni) in cui sono state perpetrate e che suscitano concreto sdegno sotto il profilo etico, ma che non integrano sotto il profilo materiale il reato di cui in contestazione, difettando la prova di un elemento necessario del fatto, la costrizione».
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Autisti Kyma Mobilità assolti, “Restituita dignità dopo anni di sofferenza”.
La Fit-Cisl esprime vicinanza ai lavoratori e alle famiglie dopo la sentenza che ha chiuso il processo con formula piena. Interviene anche la Faisa Cisal: “Confermata l’estraneità ai fatti”
Nel corso del dibattimento, la giovane non avrebbe mai dichiarato di essere stata obbligata né di aver espresso un rifiuto esplicito. I giudici evidenziano inoltre come la ragazza sia apparsa spesso incerta durante l’esame, con esitazioni e difficoltà nel rispondere alle domande.

1° Maggio a Bari lo Slai cobas per il sindacato di classe aderisce e partecipa - delegazione da Taranto ore 8 sede slai cobas info wa 3519575628

sabato 25 aprile 2026

25 aprile Melfi - una manifestazione a cui partecipiamo a distanza oggi - a Taranto ore 9,30 piazzale Arsenale

 

Da ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Viva il 25 Aprile! Ora e sempre Resistenza!

Oggi in tutta Italia vi saranno cortei, manifestazioni per il 25 aprile. Si può dire che non ci sarà città, grandi o piccole, spesso anche paesi della provincia, in cui non si scenderà in piazza o non si farà un'iniziativa.

Per questa nostra importante giornata della resistenza antifascista e antinazista. Da tante parti si leveranno le voci per dire: Ora è sempre resistenza! Antifascismo ieri come oggi! E oggi resistenza vuol dire no alle guerre imperialiste, no al riarmo, no al governo Meloni fascista. Solidarietà con la Palestina e con tutti i popoli, dal Libano all'Iran, che lottano contro genocidi massacri, per la liberazione. 

Oggi è anche visibilmente chiaro lo scontro generale nel nostro paese. Da un lato giovani, donne, lavoratori, tutti gli antifascisti scenderanno in piazza. Dall'altro, proprio il 25 aprile, il governo Meloni ha varato in fretta e furia il nuovo decreto sicurezza, che ha un'impronta chiaramente repressiva proprio verso le manifestazioni e i migranti, frutto di una politica e un'ideologia che è fascista, razzista. 

Proprio il 25 aprile, Meloni, Salvini, Piantedosi, vogliono mettere in atto, per esempio, il fermo preventivo per impedire che vadano alle manifestazioni i cosiddetti “pericolosi”, “sovversivi”, come ai tempi del fascismo. Insieme ad un'ulteriore via libera alle forze di polizia che possono così commettere ancora più reati contro chi manifesta senza temere punizioni. Nello stesso tempo, con un aperto razzismo verso i migranti, il governo vorrebbe varare una norma per gli avvocati che si può chiamare “istigazione a delinquere”, perché gli avvocati non devono impegnarsi a difendere i diritti umanitari, internazionali dei migranti, ma piuttosto a cacciarli per avere la “tangente” dal governo di 615 euro.

E questo avviene mentre via via vengono fuori sempre più aumento di armi, soldati, soldi per la guerra dei mostri, per la guerra dell'imperialismo in crisi, a partire dall'imperialismo americano di Trump, ma che proprio perché in crisi è ancora più ferocemente aggressivo. Questo avviene mentre va avanti da parte del nostro governo la pervicace complicità nel genocidio a Gaza, che continua in maniera sempre più barbara, disumana, facendo ammalare, morire i bambini per i topi, le zecche, per le mancanze di cura, per la fame, per le intemperie.

Ma la Meloni, Salvini, Piantedosi, ecc. hanno scelto proprio il 25 aprile per fare questo; lo hanno scelto per attaccare ancora di più la Costituzione antifascista, e quindi dare un altro segnale di una strada che va inevitabilmente verso un moderno fascismo esplicito, dichiarato, ufficiale.

Al di là dei provvedimenti osceni appunto in violazione di ogni norma costituzionale di civiltà, ciò che caratterizza Meloni e la sua cloaca di corrotti, reazionari, stupidi, subumani ministri, sottosegretari e varia sotospecie che sta intorno al governo è proprio l'humus fascista che accompagna le azioni criminali, da parte di una che ora è servetta di Trump, ora cerca disperatamente con squallide figuracce il suo posto tra i governi imperialisti europei. Ora si abbraccia con Trump, ora fa le foto con gli abbracci a Macron fino a ieri in lite.

E sarà così anche per il primo maggio, in cui il governo vuole varare un altro decreto per il “lavoro”, mentre scarica sui lavoratori e le masse popolari le conseguenze delle guerre, gli aumenti della benzina, delle bollette, dei generi alimentari, e prepara un'economia di guerra che per i padroni, in particolare le industrie belliche, significano profitti su profitti, per i proletari invece tagli ai salari, miseria. Ma di questo parleremo nei prossimi giorni.

Quello che vogliamo sottolineare è che non è un caso, ma interno appunto a una logica bastarda, fascista, che il governo Meloni aspetta queste giornate importanti, anniversari dei proletari, dei lavoratori, delle masse popolari italiane per fare i suoi decreti. 

Ma la resistenza antifascista ci ha insegnato molto come lottare contro il fascismo.

Per questo il 25 aprile non è solo una celebrazione, anche se in questa giornata è importante pure la celebrazione di una vittoria della resistenza antifascista. Ma non può essere solo questo, ma per dire forte e convinti, ora e sempre resistenza. 

L'esperienza dei movimenti di lotta nel nostro paese, di questi ultimi anni, di questi mesi, dimostrano che i più importanti movimenti di protesta, manifestazioni grandi, pensiamo alla manifestazione di più di un milione di persone per la Palestina, che ci fu a Roma, ma le tante contro la guerra, gli armamenti, la repressione; ecco, questi movimenti, queste manifestazioni si sono sviluppate contro gli attacchi politici, antidemocratici, anticostituzionali. Ma pensiamo anche alla vittoria del No al referendum, una partecipazione che veramente dimostra come le persone, i giovani, le donne, i lavoratori guardino alla sostanza non tanto alla lettera del provvedimento, ma alla sostanza, che vuole togliere gli ultimi diritti democratici, vuole una società, una giustizia, istituzioni sotto il diretto controllo del governo, dei padroni. 

Abbiamo detto che la Resistenza antifascista e antinazista ci ha insegnato molto e allora il 25 aprile è importante anche per riflettere su queste lezioni, per guardare alto e non solo alla quotidianità, per parlare della nostra resistenza antifascista legata oggi più che mai alla resistenza dei popoli, dalla Palestina, alla Cisgiordania, all'Iran, al Libano, eccetera, eccetera. Ogni popolo fa la sua resistenza e trova la sua strada per vincere.

Le forze che organizzano la resistenza hanno sempre da insegnare agli altri popoli le proprie esperienze, sia positive a volte anche negative. Il popolo palestinese ha una lunga storia gloriosa di resistenza, di lotta, di liberazione contro lo Stato nazisionista di Israele e contro l'imperialismo. Dall'Intifada e poi nei recenti anni che mostrano che occorrono purtroppo non solo le pietre, ma serve la lotta armata per difendersi dal genocidio, dall'orrore nazisionista. E il 7 ottobre è stata anche la visibilità di questa strada necessaria. 

Anche la nostra Resistenza antifascista, antinazista, fatta in piena guerra mondiale, ha da insegnare oggi la sua grandiosa storia agli altri popoli. 

In Italia, almeno allora, la resistenza vinse. Certo, dopo è stata infangata, è stata schiacciata, volutamente si cerca di far dimenticare le lezioni proprio di lotta armata, le lezioni di una resistenza vasta di popolo, di guerra di popolo. Però allora vinse. 

E allora c'era il Partito Comunista a dirigerla. Certo, vi erano tante altre organizzazioni, formazioni partigiane, però nessuno può negare che senza la direzione del Partito Comunista di allora, non è affatto detto che la resistenza sarebbe riuscita a liberarsi dai fascisti e nazisti e a dare un contributo alla lotta degli altri proletari, popoli e paesi, in particolare in Europa. 

Noi oggi dobbiamo fare una nuova resistenza. E anche noi, prendendo lezioni dalla nostra resistenza, dobbiamo unirci e lavorare soprattutto oggi, in questa fase, per costruire il Partito Comunista dei proletari dell'oggi.

Come allora, i partigiani non è che nacquero da soli, spontaneamente, ma la volontà di liberazione, di odio contro i nazisti e fascisti di tantissimi operai, giovani, donne, trovò soprattutto nel Partito Comunista la via per organizzarsi e fare la lotta armata partigiana. Un Partito Comunista che prima degli anni della resistenza, dal ‘21, aveva fatto un lungo e grande lavoro per togliere dal fascismo la presa che aveva, su parte, gran parte nei primi anni, delle masse popolari. Il Partito Comunista fece un grande lavoro per organizzare le fabbriche che, negli anni della resistenza, nel ‘43 e negli altri due anni successivi, ebbero un ruolo centrale nelle città nella vittoria contro il fascismo e contro il nazismo.

Questa è una lezione importante per oggi. Chi non coglie dalla resistenza, dalla lotta antifascista e antinazista, questa importante lezione vuol dire, appunto, che siamo solo alla celebrazione, per tornare il giorno dopo al “movimento per il movimento” senza costruire l'organizzazione che può portare questi importanti movimenti che ci sono oggi a una effettiva lotta di resistenza, lotta rivoluzionaria.

Come non vedere che oggi il lavoro che si fece nelle fabbriche è ancora più importante oggi, tra gli operai, in cui ci sono grandi problemi, grandi difficoltà, debolezze, frutto di tantissimi anni di sfruttamento, di oppressione, di cancellazione di diritti, di organizzazioni sindacali sempre più collaborazioniste che non difendono neanche la quotidianità e i diritti elementari dei lavoratori? 

Quindi ci vuole un nuovo partito degli operai, dei proletari, che è un partito comunista adeguato all'oggi, perché nelle fabbriche, nelle scuole/università, nei quartieri proletari si riprenda una mobilitazione che abbia un chiaro scopo, la resistenza, la rivoluzione proletaria. Quindi, anche oggi, dobbiamo unirci e fare questo lavoro.

La volontà di rispondere, farla finita con genocidi, guerre imperialisti, massacri e con la guerra interna dell'Italia che sforna decreti sicurezza, carcere, attacco ai diritti democratici, alle libertà, alla Costituzione e poi conseguenze economiche di peggioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro, oggi insieme alla continuità e all'ancora più sviluppo, più intensità di lotte, scioperi, manifestazioni, pone la necessità, urgenza di lavorare per l'unità delle compagne, dei compagni più attivi, dei rivoluzionari, delle forze antifasciste, anticapitaliste, antimperialiste, per costruire l'organizzazione necessaria oggi, il partito comunista di tipo nuovo; per organizzare il fronte antifascista, antimperialista, antirazzista, contro la repressione; per organizzare la forza di combattimento. 

Viva il 25 aprile! Facciamo appello a tutti/tutte in ogni città, in ogni luogo a partecipare, a non stare a casa. 

Invadiamo le strade, portiamo le bandiere rosse, gridiamo da un lato la nostra gioia di avere avuto una resistenza vincente contro il fascismo e il nazismo, dall'altro che oggi occorre essere sempre più antifascisti. 

Questo appello lo rivolgiamo in particolare agli operai e ai lavoratori, alle lavoratrici, perché oggi, più che mai, bisogna alzare la testa, bisogna guardare a quello che succede ai nostri fratelli, sorelle negli altri paesi, che vengono ammazzate in una maniera sempre più orribile; e sostenere i nostri fratelli e sorelle, vuol dire fare nel nostro paese, contro i nostri fascisti, la nostra parte. 

Buon 25 aprile antifascista!

Proprio il 25 aprile approvato il nuovo Decreto sicurezza...

Una pagina buia della nostra storia: rastrellamenti, restrizione alla libertà personale, di circolazione e di manifestare sono legge... guarda caso alla vigilia delle manifestazioni per il 25 aprile! Senza contare poi la norma che vuole gli avvocati collaborazionisti nella cacciata dei migranti... Una vera scelleratezza. 

Manifesto nazionale MFPR per le manifestazioni a cui partecipiamo e aderiamo - taranto ore 9,30 piazzale arsenale

venerdì 24 aprile 2026

Bari, all’ospedale San Paolo spuntano manifesti antiabortisti. Il personale: “Forma di pressione” - Via gli "obiettori di coscienza dagli ospedali"! Via la feccia dei pro-vita!

 

Da Repubblica - di Vincenzo Pellico

Almeno in due occasioni affissi sul cancello dell’Unità di pianificazione familiare e Ivg. L’iniziativa dell’associazione antiabortista Ora et Labora in difesa della vita. Il fondatore, Giorgio Celsi, spiega: "Eravamo lì non per fare pressione su nessuno, ma per pregare"
“Non fermare il suo cuore. Avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso. Sarà coraggioso, perché tu lo sei stata”. Parole stampate su un cartellone, affisso due volte nel giro di un mese ai cancelli dell'ingresso carrabile dell'Unità di pianificazione familiare e Ivg (Interruzione volontaria di gravidanza) dell'ospedale San Paolo di Bari. In calce, la firma: Ora et Labora in difesa della vita.
Fondata nel 2008 dall'infermiere Giorgio Celsi, l'associazione di antiabortisti è presente con 28 gruppi in quasi 50 città italiane e organizza ogni mese veglie di preghiera e testimonianza davanti agli ospedali, generalmente nei giorni in cui vengono praticati gli aborti. Nel corso degli anni ha già affisso cartelloni analoghi davanti ad altri ospedali: alcuni sono stati rimossi in seguito a contestazioni, altri su richiesta delle direzioni sanitarie.
Il primo manifesto è comparso il 20 marzo, il secondo sabato scorso (18 aprile). Secondo alcune ricostruzioni, nei pressi dell'ingresso, al momento dell'affissione, ci sarebbero state anche alcune donne con il volto parzialmente coperto da cappelli e foulard. Versione che però Celsi smentisce categoricamente. "Eravamo lì - spiega - non per fare pressione su nessuno, ma per pregare, come abbiamo sempre fatto".
La segnalazione alla direzione sanitaria ha portato alla rapida rimozione dei cartelloni, ma il personale del reparto non ha nascosto preoccupazione. Il timore diffuso fra alcuni operatori è che la presenza ripetuta — stesso ingresso, stessa firma, due volte in un mese — non sia soltanto una forma di protesta estemporanea ma l'avvio di una pressione sistematica. E che dai cartelloni, col tempo, si possa passare a forme di intimidazione più dirette verso il personale o verso le donne che entrano.
Un timore che si inserisce in un contesto già piuttosto fragile. Secondo una statistica diffusa da Cgil Puglia a fine 2024, 4 ginecologi su 5 fra quelli in organico al San Paolo sarebbero obiettori di coscienza, dato in linea con una situazione diffusa su scala regionale: in Puglia l'80 per cento dei ginecologi in organico è obiettore, e in diverse strutture l'Ivg non è di fatto praticabile per assenza di personale disponibile.