Intervento Slai cobas
Rappresentante della Freedom Flotilla Italia
Compagno della FGC
Lo Slai cobas anche a nome dei sindacati di base che hanno indetto lo sciopero del 29 maggio raccogliendo l’appello della comunità palestinese ringrazia con il cuore e la mente tutti i compagni e compagne di diverse associazioni e organizzazioni politiche, lavoratori e lavoratrici appartenenti anche altre realtà sindacali che hanno partecipato alle tre iniziative tenutesi: alla portineria dell’appalto Ilva, a piazza Castello e a piazza Fontana, con interventi che registrati metteremo sicuramente alla disponibilità e all’ascolto di tutti e tutte perche servono a tutti e tutte. Invieremo anche alcune foto.
L’unità nella lotta è un'arma è un valore che dobbiamo impugnare e rafforzare per avanzare e costruire le condizioni anche a Taranto di uno sciopero generale vero per la Palestina libera, contro guerra e riarmo, per il salario, il lavoro, la salute e la sicurezza, i servizi sociali, per Sako Bakari e i nostri fratelli migranti. Un ringraziamento particolare alla rappresentante della Freedom Flotilla Italia, Mariangela - che intervenendo e parlando alle 6 del mattino agli operai alla portineria dell’ex Ilva a centinaia di operai ha aperto una strada alla conoscenza, coscienza solidale internazionalista tra gli operai con la Palestina di cui tutti abbiamo bisogno; e ai compagni/e che a piazza Fontana hanno dato a Sako che lascia la nostra città un saluto e un impegno militante contro ogni ipocrisia istituzionale e non, perché il nostro fratello non sia morto invano. Grazie e… non è che l’inizio!
– 1 ora di assemblea (dalle 7 alle 8) sul posto di lavoro di operai appalto porto/Castiglia.
Unitamente con lavoratori, coord. Freedom Flotilla, associazioni
territoriali
- ORE 9 piazza Castello – ORE 11 Prefettura
- In serata, alle ORE 17 P.zza Fontana, per giustizia per Sako
Bakari ucciso da un crimine razzista e l’organizzazione dei
lavoratori migranti.
PER INFO: Slai cobas WA 3519575628 – sede via Livio Andronico, 47 TA - slaicobasta@gmail.com
IL 29/5 PRESIDIO ALLA PORTINERIA IMPRESE
DALLE 6 ALLE 7
TUTTI GLI OPERAI - ANCHE DI ACCIAIERIE D'ITALIA/EX ILVA -
POSSONO PARTECIPARE - SONO COPERTI SINDACALMENTE
La comunicazione alle aziende:
SLAI Cobas per il sindacato di classe
Sede legale : Taranto v. L. Andronico, 47 – 3475301704 – C.F. 90177580736 – WA 3519575628 e mail: slaicobasta@gmail.com- pec: slaicobassc@pec.libero.it
Alla presidenza Confindustria - Taranto
All Direzione Acciaierie d'Italia Spa - Taranto
TA. 27.5.26
OGGETTO: Sciopero generale nazionale del 29 maggio 2026 - adesione
La scrivente O.S. Slai cobas per il sindacato di classe comunica che aderisce a livello nazionale e locale allo sciopero in oggetto già indetto da vari sindacati di base per la giornata del 29 maggio 2026.
Lo sciopero interesserà tutti i lavoratori dello stabilimento centrale Acciaierie d'Italia - ex Ilva di Taranto e di tutte le Aziende dell'appalto Acciaierie.
Le motivazioni dello sciopero sono: salvaguardia del lavoro, aumenti salariali a fronte caro bollette e carovita, solidarietà con la Palestina, no alla guerra e alle spese militari, soldi per lavoro, sanità scuola, servizi sociali.
Nel corso dello sciopero lo Slai cobas terrà un'assemblea esterna alla portineria delle imprese dalle ore 6 alle ore 7 del 29/5.
La scrivente è a disposizione per la verifica delle "comandate".
Distinti saluti
SLAI COBAS per il sindacato di classe
coord. naz. Calderazzi Margherita
Per comunicazioni rapide: WA 3519575628 - pec. slaicobassc@.pec.libero.it

Il 29 maggio è stato indetto uno sciopero generale nazionale che nasce da un appello delle associazioni palestinesi in Italia a tutte le organizzazioni sindacali di base e di classe del nostro Paese.
Questo appello chiama al sostegno del popolo palestinese contro l'imperialismo, il sionismo, il regime fascista e genocida di Netanyahu.
Nello stesso tempo chiama alla lotta contro la guerra imperialista e chiama i lavoratori italiani a mobilitarsi contro tutto questo e contro le ricadute della guerra sulle condizioni di vita e di lavoro.
Una parte dei sindacati di base ha raccolto questo appello che prevedeva una manifestazione nazionale tenutasi in Milano il 16 maggio e uno sciopero per il 29 maggio.
Lo Slai Cobas per il sindacato di classe ha aderito sia alla manifestazione sia allo sciopero generale, nel testo da noi distribuito sulla base anche del testo nazionale dei sindacati di base che promuovono lo sciopero del 29 maggio scriviamo:
“la guerra imperialista e colonialista scatenata da Trump e Netanyahu contro l'aggressione all'Iran e al Libano con il rischio concreto di un ulteriore allargamento del conflitto a livello globale anche attraverso il coinvolgimento della Nato e di altri paesi tra cui l'Italia é dentro una marcia della terza guerra mondiale imperialista per una nuova ripartizione del mondo e delle sue risorse per i profitti del grande capitale, finanza e signori della guerra. Questa tendenza alla guerra imperialista e queste guerre in corso, oltre che comportare un carico inaccettabile di morte e di distruzioni, sono scaricate sui proletari e sulle masse oppresse attraverso l'aumento del costo della vita e la perdita del potere d'acquisto dei salari e l'impoverimento generale.
In Palestina, in tutto il Medio Oriente, Israele, guidato dal boia criminale, Netanyahu continua le violenze e le operazioni militari a Gaza e in Cisgiordania con un numero altissimo di vittime civili e una distruzione e di vittime.
Anche in Libano l'attacco avviene con gli stessi metodi utilizzati a Gaza contro le popolazioni pressoché inermi causando migliaia di vittime e distruzioni di massa.
In Italia il governo guidato da Giorgia Meloni, è complice del genocidio in Palestina, è asservito all'imperialismo americano, sta demolendo quello che rimane dello Stato sociale scaricando sui proletari in nome della corsa al riarmo gli effetti di questa guerra”.
Questo sciopero parte da queste due questioni fondamentali che i lavoratori debbono impugnare nelle proprie mani, secondo i propri interessi di classe e secondo la propria necessità di combattere in questo paese contro tutto questo e agli effetti sulla loro condizione di queste cose.
Nel volantino vengono messi in rilievo la privatizzazione della Sanità, la sottrazione di risorse dal lavoro, soprattutto al sud devastato da precarietà e disoccupazione, le risorse sottratte alla scuola pubblica, ai trasporti, ai servizi sociali, alla cultura, alla casa, mentre l'indirizzo del bilancio è verso le spesi militari, l'utilizzo per la guerra e delle basi militari. A tutto questo si aggiunge la grave questione della repressione e dello Stato di polizia di questo governo contro le lotte dei lavoratori e dei movimenti, in particolare nei confronti degli studenti di solidarietà alla Palestina, dei movimenti contro la distruzione e la devastazione ambientale e conduce un attacco al diritto di sciopero, alle libertà democratiche sancite dalla Costituzione.
Queste sono le ragioni generali dello sciopero del 29 maggio.
Noi vi aderiamo e avremmo voluto che tutte le organizzazioni sindacali di base avessero fatto fronte comune e avessero partecipato - tutte insieme - sia alla manifestazione nazionale del 16 Maggio a Milano sia allo sciopero stesso perché l’unità delle organizzazioni sindacali è una base necessaria per mobilitare i lavoratori in maniera significativa e coinvolgere in questo sciopero il maggior numero di lavoratori, nel maggior numero di posti di lavoro.
Questa circostanza non si è realizzata per le responsabilità innanzitutto della USB, che è una delle organizzazioni sindacali di base, per di più la più forte, che invece si è separata dall'insieme del sindacalismo di base in quest'occasione, per promuovere un proprio sciopero generale - peraltro riuscito pochissimo - e per sottrarsi alla manifestazione nazionale di Milano. Questo ha indubbiamente danneggiato lo sciopero generale che si tiene il 29 maggio.
Noi persistiamo nella necessità di dare un segnale forte chiaro ai lavoratori, con la partecipazione in tutte le forme possibili e nei limiti delle situazioni esistenti nelle diverse realtà del Paese, allo sciopero generale del 29.
In questo sciopero mettiamo in rilievo alcune questioni fondamentali, la principale delle quali è lo stato reale dei lavoratori nelle fabbriche, nei grandi gruppi innanzitutto, basti pensare all'ex Ilva, al gruppo Stellantis e alla recente vicenda dell’Electrolux, a parte quelle legate all'industria bellica e all'economia di guerra che sono attualmente meno in crisi anzi, sono in pieno sviluppo dal punto di vista degli interessi dei profitti dei padroni, privati e di Stato, e riteniamo che in questo sciopero vanga portata all'insieme della classe operaia quello che sta realmente avvenendo con i piani del governo di vendita dell'ex Ilva che hanno una pesante ricaduta sui lavoratori e non risolvono i gravi più problemi di inquinamento e di sicurezza sul lavoro che in questo grande gruppo, in particolare all'ex Ilva di Taranto, si realizza.
Dal nostro punto di vista, lo sciopero serve a far camminare una piattaforma operaia alternativa ai piani del governo e dei padroni centrata sulla difesa dell'occupazione contro ogni esubero, sulla difesa delle condizioni di vita e di lavoro in fabbrica e sul territorio.
PER QUESTO ABBIAMO AVVIATO UNA RACCOLTA FIRME - INIZIERA' IL 29 DALLA PORTINERIA IMPRESE
Nel gruppo Stellantis la questione ha a che fare con i nuovi piani annunciati in pompa magna su cui torneremo nelle prossime settimane, e mentre vengono annunciati questi mirabolanti piani, i lavoratori sono in cassa integrazione, sono supersfruttati, sono trasferiti da uno stabilimento all'altro, sono sottoposti al ricatto occupazionale e molti di essi sono costretti all'esodo, apparentemente volontario, ma forzato.
Questo ha un'enorme ricaduta sulle ditte del appalto dell'indotto Stellantis con licenziamenti, chiusure nei diversi stabilimenti con particolare riferimento, per quanto ne sappiamo, allo stabilimento di Melfi, allo stabilimento di Pomigliano, allo stabilimento di Cassino, e allo stabilimento di Mirafiori.
Lo sciopero è l'occasione per proporre ai lavoratori di muoversi tutti insieme e costruire una contro-piattaforma, di rafforzare il sostegno alle lotte già in corso e di unire gli operai dello stabilimento all'indotto. Tutte cose che l'attuale linea delle organizzazioni sindacali finora non ha realizzato e che sostanzialmente ha posto i lavoratori in condizioni di debolezza rispetto all'attacco padronale.
L'esplosione della vertenza Elettrolux chiama tutti i lavoratori di questo gruppo, all'interno della più generale mobilitazione della classe operaia, a dare una risposta unitaria e di massa a difesa del lavoro, del salario, delle condizioni di lavoro.
Nella piattaforma viene evidenziato l'attacco al diritto di sciopero e giustamente si denuncia il ruolo che svolge la Commissione di Garanzia per frenare e reprimere le lotte dei lavoratori, su questo la risposta dei lavoratori si deve far sentire .
Questo sciopero generale va calato nelle varie realtà locali rispetto a questioni riguardano i proletari e che hanno colpito fortemente non solo i territori in cui questo si è verificato ma che hanno avuto un impatto nazionale e qui facciamo un riferimento per tutti al grave assassinio razzista avvenuto nella Città Vecchia di Taranto che ha visto la morte del migrante di origine del Mali, Bakari Sako.
Tutto questo portiamo nello sciopero generale nelle forme che nelle varie realtà siano praticabili.
E’ stato presentato il piano di mobilitazione per Taranto in una riunione in cui oltre alle realtà dei lavoratori che su questo territorio appartengono a Slai Cobas e quindi impegnati nello sciopero, ha partecipato il coordinamento provinciale della Flotilla che è in prima linea proprio in questi giorni e in queste ore nella battaglia di sostegno al popolo palestinese. Il piano di mobilitazione per questa città prevede un presidio agli stabilimenti dell'Ilva per il 29, assemblea tra i lavoratori dell'appalto al porto dell'Ilva, un presidio-manifestazione sotto il comune di Taranto dei lavoratori degli appalti comunali delle lavoratici dell'asilo, dei lavoratori del cimitero e di altra realtà dell'appalto in difficoltà sul territorio e in grave stato di precarietà.
Nel pomeriggio invece lo sciopero si tradurrà in una nuova manifestazione a Città Vecchia rivolta agli immigrati del quartiere perché la morte di Sako non sia inutile, che prosegua la lotta incontro il razzismo per la difesa delle condizioni di vita dei migranti, spesso sfruttati in realtà di lavoro come sono le campagne in forma di bracciantato schiavistico e a cui anche Bakari Sako che è stato ucciso apparteneva a questo settore dei lavoratori.
Riprendere nello sciopero generale la bandiera della mobilitazione contro questo omicidio, contro il razzismo, le leggi antimmigrazione per l'unità dei lavoratori migranti con i lavoratori italiani perché avanzi l'unità tra i lavoratori in generale e i settori più poveri delle masse spesso trascinate, coinvolte, dalla demagogia fascio-razzista di matrice governativa che è l'humus generale in cui si è prodotto l'assassino di Sako.
E’ giusto che ogni realtà scelga in corrispondenza alle possibilità effettive di affermare la piattaforma, di rendere partecipato lo sciopero e le iniziative di lotta di questa giornata.
Questo rende il piano che serve a rilanciare in tutto il movimento dei lavoratori la battaglia per un vero sciopero generale che paralizzi il Paese realmente, imponga la caduta del governo e il ritiro di ogni appoggio politico, economico, diplomatico e militare allo Stato sionista di Israele, il fermo del piano di riarmo, dell'aumento delle spese militari e la soluzione in positivo delle questioni del salario, del lavoro, dei servizi sociali per i proletari.
Mimmo mazza

Martedì 26 Maggio 2026, 09:05
Con l'Illuminismo e la nascita del moderno diritto penale, si affermò l'idea che la pena dovesse avere una finalità rieducativa e non di vendetta perpetua. L'istituto della prescrizione venne formalizzato nei codici europei dell'Ottocento, legando indissolubilmente il tempo necessario a prescrivere alla gravità del reato (solitamente calcolato in base al massimo della pena edittale). Questa filosofia confluì nell'impianto originario del Codice Penale Italiano del 1930 (Codice Rocco), che configurava la prescrizione come un diritto dell'imputato a non rimanere «appeso» sine die al processo.
VENERDÌ 29 MAGGIO
La comunità palestinese unita, ha indetto uno sciopero generale nazionale, contro la guerra,
il riarmo, il genocidio in Palestina, chiedendo unità nei movimenti e nei sindacati.
Noi, coordinamento Freedom Flotilla Italia - Taranto e provincia e Slai Cobas come sindacato di base e di classe, aderiamo.
Lo sciopero è uno strumento che abbiamo per contrastare la guerra, le disuguaglianze, lo sfruttamento ed imporre un cambiamento reale nelle società e nelle politiche dei governi.
Scioperare per la Palestina,
Le logiche di dominio, gli interessi economici e politici sono gli stessi, artefici della distruzione di Gaza e dell'impoverimento dei nostri territori;
alimentano ovunque guerre, sfruttamento e oppressione.
Appuntamenti:
👉🏼Ore 9:00
Presidio
Con le delegazioni delle lavoratrici e dei lavoratori.
📍Piazza Castello - Taranto (Città Vecchia)
👉🏼Ore 17:00
Presidio
Le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici unite alla lotta dei migranti contro sfruttamento e razzismo.
Giustizia per Sako Bakari e per tutto il popolo palestinese.
📍Piazza Fontana - Taranto (Città Vecchia)
Scioperare per la Palestina,
significa scioperare per tutti.
La libertà della Palestina è la libertà di tutti. 🍉
- alle ORE 7 ASSEMBLEA DEGLI OPERAI DEL PORTO/CASTGLIA
Il 29 maggio è stato indetto uno sciopero generale nazionale che nasce da un appello delle associazioni palestinesi in Italia a tutte le organizzazioni sindacali di base e di classe del nostro Paese.
Questo appello chiama al sostegno del popolo palestinese contro l'imperialismo, il sionismo, il regime fascista e genocida di Netanyahu.
Nello stesso tempo chiama alla lotta contro la guerra imperialista e chiama i lavoratori italiani a mobilitarsi contro tutto questo e contro le ricadute della guerra sulle condizioni di vita e di lavoro.
Una parte dei sindacati di base ha raccolto questo appello che prevedeva una manifestazione nazionale tenutasi in Milano il 16 maggio e uno sciopero per il 29 maggio.
Lo Slai Cobas per il sindacato di classe ha aderito sia alla manifestazione sia allo sciopero generale, nel testo da noi distribuito sulla base anche del testo nazionale dei sindacati di base che promuovono lo sciopero del 29 maggio scriviamo:
“la guerra imperialista e colonialista scatenata da Trump e Netanyahu contro l'aggressione all'Iran e al Libano con il rischio concreto di un ulteriore allargamento del conflitto a livello globale anche attraverso il coinvolgimento della Nato e di altri paesi tra cui l'Italia é dentro una marcia della terza guerra mondiale imperialista per una nuova ripartizione del mondo e delle sue risorse per i profitti del grande capitale, finanza e signori della guerra. Questa tendenza alla guerra imperialista e queste guerre in corso, oltre che comportare un carico inaccettabile di morte e di distruzioni, sono scaricate sui proletari e sulle masse oppresse attraverso l'aumento del costo della vita e la perdita del potere d'acquisto dei salari e l'impoverimento generale.
In Palestina, in tutto il Medio Oriente, Israele, guidato dal boia criminale, Netanyahu continua le violenze e le operazioni militari a Gaza e in Cisgiordania con un numero altissimo di vittime civili e una distruzione e di vittime.
Anche in Libano l'attacco avviene con gli stessi metodi utilizzati a Gaza contro le popolazioni pressoché inermi causando migliaia di vittime e distruzioni di massa.
In Italia il governo guidato da Giorgia Meloni, è complice del genocidio in Palestina, è asservito all'imperialismo americano, sta demolendo quello che rimane dello Stato sociale scaricando sui proletari in nome della corsa al riarmo gli effetti di questa guerra”.
Questo sciopero parte da queste due questioni fondamentali che i lavoratori debbono impugnare nelle proprie mani, secondo i propri interessi di classe e secondo la propria necessità di combattere in questo paese contro tutto questo e agli effetti sulla loro condizione di queste cose.
Nel volantino vengono messi in rilievo la privatizzazione della Sanità, la sottrazione di risorse dal lavoro, soprattutto al sud devastato da precarietà e disoccupazione, le risorse sottratte alla scuola pubblica, ai trasporti, ai servizi sociali, alla cultura, alla casa, mentre l'indirizzo del bilancio è verso le spesi militari, l'utilizzo per la guerra e delle basi militari. A tutto questo si aggiunge la grave questione della repressione e dello Stato di polizia di questo governo contro le lotte dei lavoratori e dei movimenti, in particolare nei confronti degli studenti di solidarietà alla Palestina, dei movimenti contro la distruzione e la devastazione ambientale e conduce un attacco al diritto di sciopero, alle libertà democratiche sancite dalla Costituzione.
Queste sono le ragioni generali dello sciopero del 29 maggio.
Noi vi aderiamo e avremmo voluto che tutte le organizzazioni sindacali di base avessero fatto fronte comune e avessero partecipato - tutte insieme - sia alla manifestazione nazionale del 16 Maggio a Milano sia allo sciopero stesso perché l’unità delle organizzazioni sindacali è una base necessaria per mobilitare i lavoratori in maniera significativa e coinvolgere in questo sciopero il maggior numero di lavoratori, nel maggior numero di posti di lavoro.
Questa circostanza non si è realizzata per le responsabilità innanzitutto della USB, che è una delle organizzazioni sindacali di base, per di più la più forte, che invece si è separata dall'insieme del sindacalismo di base in quest'occasione, per promuovere un proprio sciopero generale - peraltro riuscito pochissimo - e per sottrarsi alla manifestazione nazionale di Milano. Questo ha indubbiamente danneggiato lo sciopero generale che si tiene il 29 maggio.
Noi persistiamo nella necessità di dare un segnale forte chiaro ai lavoratori, con la partecipazione in tutte le forme possibili e nei limiti delle situazioni esistenti nelle diverse realtà del Paese, allo sciopero generale del 29.
In questo sciopero mettiamo in rilievo alcune questioni fondamentali, la principale delle quali è lo stato reale dei lavoratori nelle fabbriche, nei grandi gruppi innanzitutto, basti pensare all'ex Ilva, al gruppo Stellantis e alla recente vicenda dell’Electrolux, a parte quelle legate all'industria bellica e all'economia di guerra che sono attualmente meno in crisi anzi, sono in pieno sviluppo dal punto di vista degli interessi dei profitti dei padroni, privati e di Stato, e riteniamo che in questo sciopero vanga portata all'insieme della classe operaia quello che sta realmente avvenendo con i piani del governo di vendita dell'ex Ilva che hanno una pesante ricaduta sui lavoratori e non risolvono i gravi più problemi di inquinamento e di sicurezza sul lavoro che in questo grande gruppo, in particolare all'ex Ilva di Taranto, si realizza.
Dal nostro punto di vista, lo sciopero serve a far camminare una piattaforma operaia alternativa ai piani del governo e dei padroni centrata sulla difesa dell'occupazione contro ogni esubero, sulla difesa delle condizioni di vita e di lavoro in fabbrica e sul territorio.
Nel gruppo Stellantis la questione ha a che fare con i nuovi piani annunciati in pompa magna su cui torneremo nelle prossime settimane, e mentre vengono annunciati questi mirabolanti piani, i lavoratori sono in cassa integrazione, sono supersfruttati, sono trasferiti da uno stabilimento all'altro, sono sottoposti al ricatto occupazionale e molti di essi sono costretti all'esodo, apparentemente volontario, ma forzato.
Questo ha un'enorme ricaduta sulle ditte del appalto dell'indotto Stellantis con licenziamenti, chiusure nei diversi stabilimenti con particolare riferimento, per quanto ne sappiamo, allo stabilimento di Melfi, allo stabilimento di Pomigliano, allo stabilimento di Cassino, e allo stabilimento di Mirafiori.
Lo sciopero è l'occasione per proporre ai lavoratori di muoversi tutti insieme e costruire una contro-piattaforma, di rafforzare il sostegno alle lotte già in corso e di unire gli operai dello stabilimento all'indotto. Tutte cose che l'attuale linea delle organizzazioni sindacali finora non ha realizzato e che sostanzialmente ha posto i lavoratori in condizioni di debolezza rispetto all'attacco padronale.
L'esplosione della vertenza Elettrolux chiama tutti i lavoratori di questo gruppo, all'interno della più generale mobilitazione della classe operaia, a dare una risposta unitaria e di massa a difesa del lavoro, del salario, delle condizioni di lavoro.
Nella piattaforma viene evidenziato l'attacco al diritto di sciopero e giustamente si denuncia il ruolo che svolge la Commissione di Garanzia per frenare e reprimere le lotte dei lavoratori, su questo la risposta dei lavoratori si deve far sentire .
Questo sciopero generale va calato nelle varie realtà locali rispetto a questioni riguardano i proletari e che hanno colpito fortemente non solo i territori in cui questo si è verificato ma che hanno avuto un impatto nazionale e qui facciamo un riferimento per tutti al grave assassinio razzista avvenuto nella Città Vecchia di Taranto che ha visto la morte del migrante di origine del Mali, Bakari Sako.
Tutto questo portiamo nello sciopero generale nelle forme che nelle varie realtà siano praticabili.
E’ stato presentato il piano di mobilitazione per Taranto in una riunione in cui oltre alle realtà dei lavoratori che su questo territorio appartengono a Slai Cobas e quindi impegnati nello sciopero, ha partecipato il coordinamento provinciale della Flotilla che è in prima linea proprio in questi giorni e in queste ore nella battaglia di sostegno al popolo palestinese. Il piano di mobilitazione per questa città prevede un presidio agli stabilimenti dell'Ilva per il 29, assemblea tra i lavoratori dell'appalto al porto dell'Ilva, un presidio-manifestazione sotto il comune di Taranto dei lavoratori degli appalti comunali delle lavoratici dell'asilo, dei lavoratori del cimitero e di altra realtà dell'appalto in difficoltà sul territorio e in grave stato di precarietà.
Nel pomeriggio invece lo sciopero si tradurrà in una nuova manifestazione a Città Vecchia rivolta agli immigrati del quartiere perché la morte di Sako non sia inutile, che prosegua la lotta incontro il razzismo per la difesa delle condizioni di vita dei migranti, spesso sfruttati in realtà di lavoro come sono le campagne in forma di bracciantato schiavistico e a cui anche Bakari Sako che è stato ucciso apparteneva a questo settore dei lavoratori.
Riprendere nello sciopero generale la bandiera della mobilitazione contro questo omicidio, contro il razzismo, le leggi antimmigrazione per l'unità dei lavoratori migranti con i lavoratori italiani perché avanzi l'unità tra i lavoratori in generale e i settori più poveri delle masse spesso trascinate, coinvolte, dalla demagogia fascio-razzista di matrice governativa che è l'humus generale in cui si è prodotto l'assassino di Sako.
E’ giusto che ogni realtà scelga in corrispondenza alle possibilità effettive di affermare la piattaforma, di rendere partecipato lo sciopero e le iniziative di lotta di questa giornata.
Questo rende il piano che serve a rilanciare in tutto il movimento dei lavoratori la battaglia per un vero sciopero generale che paralizzi il Paese realmente, imponga la caduta del governo e il ritiro di ogni appoggio politico, economico, diplomatico e militare allo Stato sionista di Israele, il fermo del piano di riarmo, dell'aumento delle spese militari e la soluzione in positivo delle questioni del salario, del lavoro, dei servizi sociali per i proletari.
Torna il tempo della protesta a Taranto come a Potenza.
Aula di tribunale
TARANTO – Le prescrizioni maturate nel processo penale Ambiente svenduto non fermeranno, secondo Luciano Manna, la denuncia pubblica e giudiziaria sull’ex Ilva. L’ambientalista tarantino, fondatore di VeraLeaks, interviene con una nota durissima in cui collega il tema dei tempi della giustizia al bilancio umano e sanitario che, a suo giudizio, continua a pesare sulla città e sulla popolazione esposta agli inquinanti dello stabilimento.
Per Manna, il trascorrere del tempo processuale non cancella la gravità delle conseguenze subite dal territorio. «Non fermeranno la nostra denuncia le prescrizioni che continuano ad essere annunciate nel corso del processo penale denominato Ambiente svenduto», afferma l’ambientalista, sostenendo che, al di là dell’esito giudiziario legato ai termini di legge, resta centrale il numero delle persone che nello stesso arco temporale sarebbero morte o avrebbero affrontato il percorso di una malattia legata, secondo la sua denuncia, agli inquinanti della fabbrica.
Il fondatore di VeraLeaks definisce la prescrizione una condanna morale per chi, sostiene, avrebbe potuto anche rinunciare a percorrere questa strada processuale. Da qui l’annuncio di nuove iniziative legali da parte dei cittadini, che Manna intende orientare verso le alte cariche dello Stato italiano e verso la Commissione europea.
Nel mirino dell’ambientalista ci sono i finanziamenti che il Governo continua a destinare alle società Ilva e Acciaierie d’Italia, con il via libera della Commissione europea sugli aiuti di Stato. Secondo Manna, proprio questo passaggio apre un nuovo fronte di contestazione, perché le autorizzazioni sarebbero state concesse sulla base di informazioni che l’ambientalista giudica non corrispondenti alla realtà.
Nel comunicato vengono chiamati in causa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro Antonio Tajani, il ministro Adolfo Urso e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Manna li indica come responsabili, secondo la sua ricostruzione, di quanto accaduto di recente sul fronte dei prestiti e delle autorizzazioni europee.
L’accusa più grave riguarda i dati trasmessi dall’Italia a Bruxelles. «Il Governo italiano ha fornito alla Commissione europea dati falsi», sostiene Manna, riferendosi alla procedura che avrebbe portato all’autorizzazione dell’ennesimo prestito. L’ambientalista parla anche di «dichiarazioni mendaci» sul numero degli operai impiegati, sulle condizioni degli impianti e sulla capacità produttiva.
Secondo la posizione espressa da VeraLeaks, sulla base di queste dichiarazioni sarebbe stata consentita la prosecuzione di un’attività produttiva priva di un progetto industriale e fondata su impianti definiti obsoleti. Per Manna, quegli impianti dovrebbero essere fermati perché continuerebbero a provocare morti sul lavoro e malattie nella popolazione.
Il comunicato richiama anche un dossier pubblicato da VeraLeaks sul tema dei finanziamenti all’ex Ilva e delle autorizzazioni europee agli aiuti di Stato. È su questo terreno che l’ambientalista annuncia l’intenzione di proseguire con nuove denunce e ulteriori iniziative.
La conclusione della nota conferma il clima di forte sfiducia verso le istituzioni nazionali ed europee. Manna ribadisce la volontà di «continuare a denunciare tali illeciti», affermando che questa vicenda ha portato a una «totale sfiducia nei confronti dell’istituzione nazionale ed europea».