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La monogamia viene meno con la scomparsa delle cause economiche...
Il testo di Engels “L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato” è fondamentale perchè ci mostra che ogni passaggio, ogni descrizione della condizione della donna è sempre legata alle fasi storiche. Questa analisi è importante anche per l'oggi. La proprietà privata, lo Stato, la famiglia sono tre elementi fondamentali da cui partire per analizzare anche oggi i cambiamenti.
A che punto è il sistema capitalistico? Che forma si dà lo Stato? Che forma e che ruolo assume oggi la famiglia rispetto alle esigenze di oggi della borghesia, del capitalismo italiano.
Detto questo, partire dall'analisi delle condizioni di produzione non deve però portare ad una sorta di determinismo. Nonostante queste condizioni rappresentano il fattore base, principale, che determina la persona, non è l'unico, perchè poi a loro volta gli uomini e le donne agiscono, e nell'agire essi stessi sono un fattore di cambiamento. Però negare che le condizioni di produzione siano le base è veramente arrivare all'idea di Dio. Chi è l'uomo? Come è determinato l'uomo? Se non è determinato dal modo di produzione, allora lo è da qualcosa che sta al di sopra dell'uomo...
Questo analisi storico materialistico dialettica è importante per la critica all'idealismo.
L'intellettuale pensa che sia lui a determinare le idee e che per mezzo delle sue idee determina la condizione materiale di vita, e non che lui stesso è il prodotto della condizione materiale.
Questo rovesciamento lo ritroviamo anche nel pensiero femminile.
Le femministe piccolo borghesi pensano che si può cambiare l'ideologia maschilista con le idee, con la battaglia ideologica-culturale. Ma queste idee sono il prodotto di questo tipo di società, non possono essere sradicate se no cambiamo questa società, la base materiale, economica su cui si fondano quelle idee. Le parole da sole non bastano se non si fa la rivoluzione, se non cambia la maniera materiale di vivere. Le idee, anche quelle presenti nel proletariato, sono,come dice Marx, le idee della classe dominante: la gente non nasce con la cultura, gli viene imposta da chi ha il potere, da chi organizza la scuola, da chi organizza tutta la società, usando anche la religione...
Quindi tutte le forme e i prodotti della coscienza non possono essere eliminati mediante la critica intellettuale, ma solo mediante il rovesciamento dei rapporti sociali che le hanno determinate.
*****
DA “L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA, PROPRIETA'PRIVATA E DELLO STATO” DI ENGELS:
LA MONOGAMIA VIENE MENO CON LA SCOMPARSA DELLE CAUSE ECONOMICHE...
“...Andiamo ora verso uno sconvolgimento sociale in cui le basi economiche della monogamia, come sono esistite finora, scompariranno tanto sicuramente quanto quelle della prostituzione che ne è il complemento. La monogamia sorse dalla concentrazione di grandi ricchezze nelle stesse mani, e precisamente in quelle di un uomo, e dal bisogno di lasciare queste ricchezze in eredità ai figli di questo uomo e di nessun altro. Perciò era necessaria la monogamia della donna e non quella dell'uomo; cosicché questa monogamia della donna non era affatto in contrasto con la poligamia aperta o velata dell'uomo. Ma il sovvertimento sociale imminente, mediante trasformazione... dei mezzi di produzione in proprietà sociale, ridurrà al minimo tutta questa preoccupazione della trasmissione ereditaria. Poiché dunque la monogamia è sorta da cause economiche, scomparirà se queste cause scompaiono...La posizione degli uomini in ogni caso subirà un grande cambiamento. Ma anche quella delle donne, di tutte le donne, subirà un notevole cambiamento. Col passaggio dei mezzi di produzione in proprietà comune, la famiglia singola cessa di essere l'unità economica della società. L'amministrazione domestica privata si trasforma in un'industria sociale. La cura e la educazione dei fanciulli diventa un fatto di pubblico interesse...
Ma ciò che sicuramente scomparirà della monogamia sono tutti i caratteri che le sono stati impressi con la sua nascita dai rapporti di proprietà: cioè, primo, il predominio dell'uomo; secondo, l'indissolubilità. Il predominio dell'uomo nel matrimonio è una semplice conseguenza del suo predominio economico e cadrà da sé con la scomparsa di questo. L'indissolubilità del matrimonio è, in parte, conseguenza della situazione economica nella quale è sorta la monogamia, in parte tradizione proveniente dall'epoca in cui il nesso di questa situazione economica con la monogamia non era ancora ben compreso ed era spinto troppo oltre per motivi religiosi. Oggi essa è stata già infranta migliaia di volte. Se è morale solo il matrimonio fondato sull'amore, è anche vero che lo è soltanto quello in cui l'amore persiste. Ma la durata dell'impeto d'amore sessuale individuale è molto diversa, a seconda degli individui, specialmente negli uomini, e una positiva cessazione di una inclinazione o la sostituzione di essa con una nuova passione amorosa, fa del divorzio un beneficio sia per le due parti che per la società. Solo sarà risparmiato alla gente il guazzare nell'inutile sudiciume di un processo di divorzio.Quello che noi oggi possiamo dunque presumere circa l'ordinamento dei rapporti sessuali, dopo che sarà spazzata via la produzione capitalistica... è principalmente di carattere negativo, e si limita per lo più a quel che viene soppresso. Ma che cosa si aggiungerà? Questo si deciderà quando una nuova generazione sarà maturata. Una generazione d'uomini i quali, durante la loro vita, non si saranno mai trovati nella circostanza di comperarsi la concessione di una donna col danaro o mediante altra forza sociale; e una generazione di donne che non si saranno mai trovate nella circostanza né di concedersi a un uomo per qualsiasi motivo che non sia vero amore, né di rifiutare di concedersi all'uomo che amano per timore delle conseguenze economiche. E quando ci saranno questi uomini, non importerà loro un corno di ciò che secondo l'opinione d'oggi dovrebbero fare; essi si creeranno la loro prassi e la corrispondente opinione pubblica sulla prassi di ogni individuo...”
sabato 30 aprile 2016
Il volantino diffuso all'Ilva per il 1° Maggio
Proletari
di tutti i paesi, unitevi!
1° Maggio
proletario rosso e internazionalista!
Crisi, guerre,
repressione, oppressione, disoccupazione, miseria!
Uniamoci
e prendiamo il futuro nelle nostre mani!
Organizziamoci-lottiamo
per la rivoluzione proletaria e popolare!
L'imperialismo continua ad attraversare
una profonda crisi economica e a scaricarla sui proletari e popoli
del mondo. Parlano di ripresa, ma l'unica cosa che riprende è la
corsa ai profitti, ricchezze e armamenti.
Per i proletari e le masse popolari in
ogni paese del mondo, invece, abbiamo disoccupazione, leggi sul
lavoro - Jobs act; aumentano precarietà, sfruttamento e schiavismo
in fabbrica e campagne, con tanti fratelli immigrati, miseria, rapina
delle materie prime e
1° Maggio in ricordo di una bracciante - "MARGHERITA E I SUOI COMPAGNI" - Una dolce e forte poesia
(Paolo Vinella – Dicembre 2003 – Putignano)
“Alle braccianti della nostra terra, a tutte le donne che lavorano, che studiano, che lottano e si chiedono il perché…”.
Era bella, era dolce, era forte
Margherita Pusterla di Putignano
bracciante a giornata, quando trovava,
zappava da mattina a sera, quando trovava,
e cantava coi compagni, Margherita.
“Manco i cani!” urlò
Quando partorì sotto una parete,
la zappa ancora in mano
Il fazzoletto in mezzo ai denti,
“Manco i cani!” urlò alla vendemmia,
la museruola del padrone alla bocca
se no si mangiava tutta la vigna.
E dalle sue mani d’oro uscivano, e grano, e fave, e ceci,
e fichi, e mandorle, e noci, e pane, e olio, e vino…
a lei quattro fave e una cipolla,
fame e freddo ai quattro figli.
Non sapeva leggere e scrivere, Margherita,
non sapeva il vapore e l’aeroplano,
non sapeva Roma e Milano
non sapeva il re e la regina,
ulivi d’argento e spighe d’oro tra papaveri rossi
sognava, Margherita.
Era maggio, papaveri rossi nei capelli.
“Ora basta!” gridava Margherita
“siamo cristiani pure noi!”.
“Ora basta!” gridava coi compagni,
cinquemila davanti al comune a Putignano.
“Pane e lavoro, non l’elemosina!
pane e lavoro e libertà!”
I compagni difendeva Margherita:
vigliacco un colpo
in mezzo al petto,
e chiuse gli occhi neri, Margherita…
prato di papaveri
sangue rosso in mezzo alla polvere.
Cantate, genti, cantate la storia di Margherita.
Grazie, Margherita, cambierà, vedrai, il mondo cambierà!
NON PIÙ SERVI, NON PIÙ PADRONI,
PANE E LAVORO E LIBERTÀ’
"Margherita moriva il 18 maggio 1902, a quarantadue anni, e di nascosto veniva fatta seppellire alla mezzanotte del giorno 21. Di genitori ignoti, Margherita era stata trovata "esposta nella ruota" (così si diceva dei bambini abbandonati nella "ruota" dei conventi o di altre istituzioni simili) a Putignano il 2 giugno 1859. Si spiegano così il suo nome e cognome che sono quelli di una nobildonna milanese del XIV° sec, protagonista dell'omonimo romanzo (1838) del patriota scrittore risorgimentale Cesare Cantù. Glieli assegnò il sindaco, che fungeva da ufficiale dello stato civile, Leonardo Romanazzi, il quale evidentemente conosceva il romanzo.
LA RIVOLTA BRACCIANTILE DEL 13-14 MAGGIO 1902 A PUTIGNANO (Bari)
Una folla di 5.000 braccianti e contadini poveri di Putignano (la città contava all’epoca circa 14.000 abitanti) per due giorni, il 13 e 14 maggio 1902, dette sfogo alla propria indignazione e rabbia nei confronti della ristretta classe dei grandi proprietari terrieri e dei ricchi borghesi che ingrassavano sulla miseria e sullo sfruttamento dei lavoratori della terra. La protesta era rivolta anche contro il dazio, un sistema ingiusto ed esoso di tassazione indiretta che pesava soprattutto sui miseri consumi popolari, farina e pane compresi. Il secondo giorno, la folla, che chiedeva con decisione il lavoro, una giusta retribuzione ed una vita più dignitosa, alla vista dei carabinieri a cavallo che si apprestavano alla carica, cominciò a scagliare sassi ed a devastare ed incendiare i casotti in legno della cosiddetta ‘cinta daziaria’ e gli uffici del dazio, mentre il Sindaco, cui era stato chiesto invano di mettersi alla testa della protesta con la banda e la bandiera, si rifugiava nel Municipio.
Fu a questo punto che, secondo quanto accertato all’epoca dei fatti dal Tribunale di Bari, mentre la folla incalzava e una donna, Margherita Pusterla, cercava di disarmare un tenente scivolato a terra per impedirgli di sparare sui compagni, i Carabinieri fecero fuoco sulla folla. A terra restavano numerosi feriti, tra cui, più grave, la stessa Pusterla che morì quattro giorni dopo. Seguirono denunce ed arresti. Trentadue furono i processati (tra cui 3 donne e 4 minorenni) che subirono varie condanne.
Inaspettatamente per l’epoca, i giudici del Tribunale di Bari dichiararono esplicitamente che ‘la precipua causa dei moti sovversivi fu … il disagio economico, la squallida desolante miseria in cui oggi versa la classe diseredata di Putignano, il lavoratore dei campi che non sa come provvedere ai bisogni della vita dell'oggi per sé e la sua famiglia. Sobrio, laborioso, paziente, buono, sottomesso, economico, il contadino Putignanese lavora sempre, quando può, ma il suo lavoro è insufficiente a mantenere sé e la famiglia, perché vilmente retribuito. Fu questo il motivo per cui insorse la folla nel 14 maggio’.
Quattro anni prima (1898), a Milano, il generale Bava Beccaris aveva massacrato a cannonate la folla inerme che reclamava ‘pane e lavoro’ (circa 100 morti). Umberto I, il re ‘buono’ corresponsabile della carneficina, lo elogiò e lo premiò immediatamente con la ‘Gran corona dell’Ordine militare di Savoia’ e la nomina di senatore a vita. In Puglia, nel solo 1902, in seguito alle proteste popolari, oltre che a Putignano, si ebbero eccidi, con morti e feriti, a Cassano Murge, a Candela, a Cerignola, ecc.
...Margherita Pusterla ed i suoi compagni, umili eroi misconosciuti e protagonisti della nostra epopea contadina, le loro lotte, i loro sacrifici hanno diritto al nostro ricordo, alla nostra riconoscenza, alla nostra gratitudine".
“Alle braccianti della nostra terra, a tutte le donne che lavorano, che studiano, che lottano e si chiedono il perché…”.
Era bella, era dolce, era forte
Margherita Pusterla di Putignano
bracciante a giornata, quando trovava,
zappava da mattina a sera, quando trovava,
e cantava coi compagni, Margherita.
“Manco i cani!” urlò
Quando partorì sotto una parete,
la zappa ancora in mano
Il fazzoletto in mezzo ai denti,
“Manco i cani!” urlò alla vendemmia,
la museruola del padrone alla bocca
se no si mangiava tutta la vigna.
E dalle sue mani d’oro uscivano, e grano, e fave, e ceci,
e fichi, e mandorle, e noci, e pane, e olio, e vino…
a lei quattro fave e una cipolla,
fame e freddo ai quattro figli.
Non sapeva leggere e scrivere, Margherita,
non sapeva il vapore e l’aeroplano,
non sapeva Roma e Milano
non sapeva il re e la regina,
ulivi d’argento e spighe d’oro tra papaveri rossi
sognava, Margherita.
Era maggio, papaveri rossi nei capelli.
“Ora basta!” gridava Margherita
“siamo cristiani pure noi!”.
“Ora basta!” gridava coi compagni,
cinquemila davanti al comune a Putignano.
“Pane e lavoro, non l’elemosina!
pane e lavoro e libertà!”
I compagni difendeva Margherita:
vigliacco un colpo
in mezzo al petto,
e chiuse gli occhi neri, Margherita…
prato di papaveri
sangue rosso in mezzo alla polvere.
Cantate, genti, cantate la storia di Margherita.
Grazie, Margherita, cambierà, vedrai, il mondo cambierà!
NON PIÙ SERVI, NON PIÙ PADRONI,
PANE E LAVORO E LIBERTÀ’
"Margherita moriva il 18 maggio 1902, a quarantadue anni, e di nascosto veniva fatta seppellire alla mezzanotte del giorno 21. Di genitori ignoti, Margherita era stata trovata "esposta nella ruota" (così si diceva dei bambini abbandonati nella "ruota" dei conventi o di altre istituzioni simili) a Putignano il 2 giugno 1859. Si spiegano così il suo nome e cognome che sono quelli di una nobildonna milanese del XIV° sec, protagonista dell'omonimo romanzo (1838) del patriota scrittore risorgimentale Cesare Cantù. Glieli assegnò il sindaco, che fungeva da ufficiale dello stato civile, Leonardo Romanazzi, il quale evidentemente conosceva il romanzo.
LA RIVOLTA BRACCIANTILE DEL 13-14 MAGGIO 1902 A PUTIGNANO (Bari)
Una folla di 5.000 braccianti e contadini poveri di Putignano (la città contava all’epoca circa 14.000 abitanti) per due giorni, il 13 e 14 maggio 1902, dette sfogo alla propria indignazione e rabbia nei confronti della ristretta classe dei grandi proprietari terrieri e dei ricchi borghesi che ingrassavano sulla miseria e sullo sfruttamento dei lavoratori della terra. La protesta era rivolta anche contro il dazio, un sistema ingiusto ed esoso di tassazione indiretta che pesava soprattutto sui miseri consumi popolari, farina e pane compresi. Il secondo giorno, la folla, che chiedeva con decisione il lavoro, una giusta retribuzione ed una vita più dignitosa, alla vista dei carabinieri a cavallo che si apprestavano alla carica, cominciò a scagliare sassi ed a devastare ed incendiare i casotti in legno della cosiddetta ‘cinta daziaria’ e gli uffici del dazio, mentre il Sindaco, cui era stato chiesto invano di mettersi alla testa della protesta con la banda e la bandiera, si rifugiava nel Municipio.
Fu a questo punto che, secondo quanto accertato all’epoca dei fatti dal Tribunale di Bari, mentre la folla incalzava e una donna, Margherita Pusterla, cercava di disarmare un tenente scivolato a terra per impedirgli di sparare sui compagni, i Carabinieri fecero fuoco sulla folla. A terra restavano numerosi feriti, tra cui, più grave, la stessa Pusterla che morì quattro giorni dopo. Seguirono denunce ed arresti. Trentadue furono i processati (tra cui 3 donne e 4 minorenni) che subirono varie condanne.
Inaspettatamente per l’epoca, i giudici del Tribunale di Bari dichiararono esplicitamente che ‘la precipua causa dei moti sovversivi fu … il disagio economico, la squallida desolante miseria in cui oggi versa la classe diseredata di Putignano, il lavoratore dei campi che non sa come provvedere ai bisogni della vita dell'oggi per sé e la sua famiglia. Sobrio, laborioso, paziente, buono, sottomesso, economico, il contadino Putignanese lavora sempre, quando può, ma il suo lavoro è insufficiente a mantenere sé e la famiglia, perché vilmente retribuito. Fu questo il motivo per cui insorse la folla nel 14 maggio’.
Quattro anni prima (1898), a Milano, il generale Bava Beccaris aveva massacrato a cannonate la folla inerme che reclamava ‘pane e lavoro’ (circa 100 morti). Umberto I, il re ‘buono’ corresponsabile della carneficina, lo elogiò e lo premiò immediatamente con la ‘Gran corona dell’Ordine militare di Savoia’ e la nomina di senatore a vita. In Puglia, nel solo 1902, in seguito alle proteste popolari, oltre che a Putignano, si ebbero eccidi, con morti e feriti, a Cassano Murge, a Candela, a Cerignola, ecc.
...Margherita Pusterla ed i suoi compagni, umili eroi misconosciuti e protagonisti della nostra epopea contadina, le loro lotte, i loro sacrifici hanno diritto al nostro ricordo, alla nostra riconoscenza, alla nostra gratitudine".
venerdì 29 aprile 2016
giovedì 28 aprile 2016
Ilva - la situazione continua ad essere confusa e con tempi incerti
(da Inchiostro verde) - Slitta dal 23 al 30 maggio il termine per la presentazione delle
offerte vincolanti e del piano industriale per l’acquisizione dell’Ilva e
delle sue sette aziende controllate... Delle 25
aziende ammesse alla due diligence, 12 sono interessate all’Ilva Spa e
13 alle sue controllate...
LE POSSIBILI CORDATE
Secondo le voci raccolte dalla Reuters, sono al momento due le possibili alleanze per L’Ilva, una che fa riferimento all’italiana Arvedi, dell’omonima famiglia, l’altra ai turchi di Erdemir...
Due anni fa Arvedi, con l’appoggio della brasiliana Companhia Siderurgica Nacional (Csn) e di Cdp, si era candidata a acquisire la maggioranza di Ilva. Ma il peggioramento del quadro internazionale dell’acciaio e la recessione brasiliana sembrerebbe escludere che Csn, che pure ha avanzato una manifestazione d’interesse, resti in gara...
Erdemir ha confermato nei giorni scorsi l’interesse per Ilva e ha detto a Reuters che sta valutando i dati acquisiti dopo la visita alla data room dell’azienda, ma non ha risposto alla domanda se abbia in corso contatti con Cdp o altri soggetti italiani.
Un possibile alleato italiano di Erdemir, dicono fonti di settore, potrebbe essere il gruppo Marcegaglia, uno dei più grandi trasformatori d’acciao. Una fonte vicina al gruppo italiano non si sbilancia e dice che “è ancora in corso una verifica per vedere se esistono i presupposti di un’offerta”...
LE POSSIBILI CORDATE
Secondo le voci raccolte dalla Reuters, sono al momento due le possibili alleanze per L’Ilva, una che fa riferimento all’italiana Arvedi, dell’omonima famiglia, l’altra ai turchi di Erdemir...
Due anni fa Arvedi, con l’appoggio della brasiliana Companhia Siderurgica Nacional (Csn) e di Cdp, si era candidata a acquisire la maggioranza di Ilva. Ma il peggioramento del quadro internazionale dell’acciaio e la recessione brasiliana sembrerebbe escludere che Csn, che pure ha avanzato una manifestazione d’interesse, resti in gara...
Erdemir ha confermato nei giorni scorsi l’interesse per Ilva e ha detto a Reuters che sta valutando i dati acquisiti dopo la visita alla data room dell’azienda, ma non ha risposto alla domanda se abbia in corso contatti con Cdp o altri soggetti italiani.
Un possibile alleato italiano di Erdemir, dicono fonti di settore, potrebbe essere il gruppo Marcegaglia, uno dei più grandi trasformatori d’acciao. Una fonte vicina al gruppo italiano non si sbilancia e dice che “è ancora in corso una verifica per vedere se esistono i presupposti di un’offerta”...
GIOVEDI' ROSSI - PERCHE' DOBBIAMO STUDIARE L'IMPERIALISMO?
Ai lettori della Formazione Operaia,
in questo giovedì facciamo una digressione dal percorso di studio su "L'imperialismo" di Lenin, tornando sull'importanza della teoria, sul rapporto pratica-teoria-pratica, per due ragioni:
- per introdurre, per il prossimo futuro, un contributo a questa Formazione da parte del professore marxista Giuseppe Di Marco dell'Università Federico II di Napoli, il quale a premessa, in un seminario a compagni studenti, ha parlato del rapporto teoria-prassi (di cui, appunto, riportiamo stralci);
- per riaffermare, non ci stancheremo mai di farlo, lo scopo militante, proletario rivoluzionario, della nostra Formazione Operaia. E, quindi, abbiamo il bisogno di elevare la nostra conoscenza, la conoscenza dei proletari avanzati, perchè prendano nelle mani la costruzione del partito comunista di tipo nuovo e il lavoro per la rivoluzione. (e qui riprendiamo da Mao e Lenin).
Dal Prof. Di Marco:
"...Noi diciamo sempre che la teoria ci serve per la prassi, ma siccome la prassi la fanno tutti anche i boy scout, si tratta di capire che tipo di prassi è quella di un comunista, questa prassi è fondata su una visione scientifica della realtà, del processo storico, e quindi richiede al militante, in qualunque campo, sia quello che fa lavoro intellettuale, quello che fa il lavoro manuale, sia il militante politico a tutto campo, un metodo, che deve funzionare un po' al contrario di come facciamo noi nei gruppi di studio, nelle riunioni. Cioè leggiamo un classico del comunismo o enunciamo una teoria e allora diciamo: questa è la teoria, che cosa se ne deduce nella realtà? Non è questo il metodo, perchè è molto idealistico, della serie: io tengo un'idea e la faccio scendere in basso. E non funziona... i nostri maestri procedevano in maniera inversa, che è difficile da capire, però dovremmo imparare.
Il procedimento è quello di partire da un elemento concreto, fosse la I Guerra Mondiale per Lenin, fossero le lotte del '48, fosse la Comune di Parigi, ecc. e dentro questo fatto concreto andare a trovare la legge di movimento, andare a trovare la logica. Questa cosa è difficilissima da apprendere ma è fondamentale.
Ce lo spiega Lenin stesso in un libricino il “Che fare?”, dove sottolinea l'importanza della lotta teorica. La cosa nasce in questo modo: l'operaio con cui si va a parlare, lo studente, il professore, il
mercoledì 27 aprile 2016
Solidarietà al giovane di Manduria, picchiato perchè gay
MANDURIA (TARANTO) - «Io picchiato e insultato perchè gay». La denuncia è di un 24enne di Manduria che due sere fa si è recato in ospedale per farsi medicare ferite al volto, riferendo ai sanitari di essere stato aggredito in un locale...
L’episodio è ricostruito anche sulla pagina «Omofobia stop». Il 24enne sarebbe stato prima insultato pesantemente da alcuno coetanei e uno del gruppo avrebbe detto: «quelli come te sono esseri ignobili, non meritate di vivere, andate bruciate». Poco dopo Francesco sarebbe stato malmenato e solo l’intervento delle forze dell’ordine avrebbe evitato ulteriori conseguenze...
...Il 24enne anche si è poi sfogato sul social network, scrivendo: "Sto subendo parecchie critiche e attacchi; chiunque mi insulta, mi prende in giro o dice che io sia un bugiardo lo denuncio. Sto male fisicamente e psicologicamente. Quindi lasciatemi in pace, chiedo solo questo».
martedì 26 aprile 2016
Comunicato stampa dei lavoratori della Taranto Isolaverde Spa
I lavoratori della Taranto Isolaverde spa, in attesa di ricevere le lettere di licenziamento intendono replicare a quanto emerso nel corso della trasmissione Quindici sera del 22/4 u.s.
I lavoratori giovedì 21/04 u.s. si sono recati a Massafra, comune che il presidente Tamburrano amministra da sindaco, per protestare contro i licenziamenti determinati da errori madornali commessi da una classe politica, amministrativa e dirigenziale incapace di gestire e risanare un’azienda pubblica, nonostante due anni di cassa integrazione e altri due di contratto di solidarietà. E’ surreale che il Presidente affermi che i lavoratori hanno solidarizzato con lui. Equivale a dire che lavoratori, che in questi anni hanno subito ogni sorta di umiliazione e che non percepiscono lo stipendio da un anno, si siano recati a Massafra per dire che è giusto che li licenzino. Ma… scherziamo?!?
Ma veniamo ai fatti. Dopo mesi di proteste, presidi e atti dimostrativi, i dipendenti di
I lavoratori giovedì 21/04 u.s. si sono recati a Massafra, comune che il presidente Tamburrano amministra da sindaco, per protestare contro i licenziamenti determinati da errori madornali commessi da una classe politica, amministrativa e dirigenziale incapace di gestire e risanare un’azienda pubblica, nonostante due anni di cassa integrazione e altri due di contratto di solidarietà. E’ surreale che il Presidente affermi che i lavoratori hanno solidarizzato con lui. Equivale a dire che lavoratori, che in questi anni hanno subito ogni sorta di umiliazione e che non percepiscono lo stipendio da un anno, si siano recati a Massafra per dire che è giusto che li licenzino. Ma… scherziamo?!?
Ma veniamo ai fatti. Dopo mesi di proteste, presidi e atti dimostrativi, i dipendenti di
Informazioni sull'Ilva
(dalla Gazzetta del Mezzogiorno) - A metà maggio dovrebbe sapersi qualcosa in merito alla cessione dell’Ilva che la legge 13 dell’1 febbraio scorso stabilisce debba avvenire entro fine giugno almeno come individuazione del soggetto o dei soggetti cui trasferire in seguito gli asset industriali. Delle 25 manifestazioni di interesse ammesse sulle 29 pervenute alla scadenza del bando - 10 febbraio -,12 puntano all’intero gruppo e 13 alle controllate o a pezzi di attività, ma rispetto alle 12 sembrano salire le quotazioni di una possibile alleanza tra i turchi di Erdemir e gli italiani Marcegaglia e Arvedi insieme a Cassa Depositi e Prestiti, quest’ultima, però, con un ruolo di minoranza...
A giugno, intanto, i commissari dell’amministrazione straordinaria dell’Ilva, Gnudi, Laghi e Carrubba, contano di chiudere le posizioni dei primi 11.337 creditori sui complessivi 17.462 che
A giugno, intanto, i commissari dell’amministrazione straordinaria dell’Ilva, Gnudi, Laghi e Carrubba, contano di chiudere le posizioni dei primi 11.337 creditori sui complessivi 17.462 che
Corteo cittadino 25 Aprile Taranto - la stampa cittadina ignora il forte corteo antifascista di ieri - la Gazzetta del Mezzogiorno parla invece dei fasci di 'gioventù nazionale Fratelli d'Italia' - Una vergogna!
Signori della Gazzetta del mezzogiorno
di Taranto non ci stiamo!
La redazione di un giornale e la
sua direzione fa le scelte che desidera e lungi da noi di voler imporre articoli, ma ci sono cose che non ci stanno bene e non
intendiamo lasciar passare sotto silenzio.
Da un po’ di tempo viene dato spazio
a una organizzazione giovanile Gioventu Nazionale – omettendo quasi
sempre che si tratta dell’organizzazione giovanile di un partito di
estrema destra come Fratelli d’Italia. Con posizioni di stampo
razzista su tanti temi, primo fra tutti l'immigrazione.
Questi giovani vengono presentati come
bravi ragazzi che si adoperano per la città, i loro programmi vengono addirittura
messi come editoriali della cronaca locale, cosa mai successa per
nessuna delle organizzazioni giovanili di questa città nella storia
della Gazzetta, se non ai tempi del duce pensiamo...
La Gazzetta di Taranto ha deciso di
sostenere apertamente Fratelli d'Italia?
Abbia il coraggio di dirlo e ce ne
faremo una ragione... Ma smetta di presentarsi come autorevole
giornale cittadino rispettoso dell’opinione di tutti.
Parlando delle manifestazioni del 25
aprile non un rigo viene dedicato alla unica manifestazione – oltre
la cerimonia ufficiale – di massa che vi è stata nella città con
oltre 300 giovani, lavoratori, precari, disoccupati, molte donne e
ragazze, alcuni anziani memori della battaglia e dei sacrifici costati
la resistenza e la lotta per la libertà, e tanti altri che hanno
sfilato per 2 ore nella città trovando sostegno e consenso dei
cittadini; mentre appare proprio il 25 aprile – una nota su una
presunta attività di Gioventu’ Nazionale che sicuramente non sono
antifascisti, bensì il contrario..
Oensiamo che questa cosa sia
inaccettabile! Non vi vergognate?
slai cobas per il sindacato di classe
taranto
26-4-2016
25 aprile, ieri un bel corteo a Taranto
Un corteo antagonista che via via si è ingrossato ed ha attraversato buona parte della città, con tanti giovani, lavoratori, donne. Presenti ed organizzatori Comitato di Quartiere, Biblioteca popolare, presenti slai cobas con rappresentanti anche di operai Ilva e migranti, cobas confederazione, compagni di proletari comunisti, compagni della "sinistra", e vari antifascisti.
|
Non è stata affatto una "celebrazione", perchè la manifestazione con lo slogan "Ora e sempre Resistenza" è stata contro il fascismo di oggi fatto di attacchi al lavoro, di miseria, di guerre, di razzismo antimmigrati, da parte del governo, del dittatorello Renzi, di Salvini (Salvini a testa in giù ci piaci di più!); per imparare dalle lezioni della Resistenza e portarle avanti oggi.
La manifestazione era aperta da giovani, gruppi di ultras ed era forte il senso che la lotta di liberazione a Taranto significa liberazione ed autodeterminazione dai "mostri" che ci opprimono: l'inquinamento delle grandi industrie capitaliste e degli altri poteri forti della città, la Marina, la speculazione, le forze politiche dominanti. Così come era forte l'appello ad avere un senso di appartenenza antifascista in una città in cui vogliono diffondere una ideologia e una cultura che vuole cancellare la Resistenza di ieri e soprattutto l'antifascismo di oggi.
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Proletari comunisti ha portato con forza che la lezione ed esperienza principale di cui riappropriarci e attuare oggi è la via della "guerra di popolo". I partigiani presero le armi per costruire una nuova società libera da guerre, da miseria, sfruttamento, libera dai padroni. Questa via fu allora tradita, ma essa è sempre più valida oggi di fronte al regime di moderno fascismo di padroni, Stato, governo che attaccano lavoro, salute, ambiente, diritto alla casa, fomentano il razzismo e rafforzano i poteri repressivi della polizia...
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Il lavoro si conquista con la lotta! E le donne portano una marcia in più...!
Il fascismo a Taranto: l'azione disgregatrice sulle famiglie dei "sovversivi" - Pubblichiamo una seconda parte del libro "Memorie di un contadino di Massafra", gentilmente inviataci da un nipote
Dal libro “Angelo Antonicelli il Sovversivo. Memorie di un contadino di Massafra”. Edizione LiberEtà 2011-passatofuturo.
…Il fascismo tramite la questura e l’arma dei carabinieri doveva continuare la propria azione disgregatrice non solo sui singoli sovversivi ma anche sulle loro famiglie per poi costruire artificiosamente un castello di calunnie onde far sgretolare prima per poi distruggere moralmente una persona o nel caso di accanimento ostile la sua famiglia. Nella questura dell’epoca pullulava la corsa alle benemerenze per gli avanzamenti di grado nelle carriere per meriti a chi riusciva meglio nel ricamare il “rapporto informativo” non curandosi di farli su persone innocenti. Bastava una denuncia verbale di un fascista nei confronti di gente anche solo per lui antipatica, oppure per chi avesse voglia di vendetta accusare semplicemente qualcuno di sovversivismo per trascinarlo in questura o in una stazione di carabinieri. Con questa specie di persone, con i loro continui atti intimidatori, la gente viveva con l’incubo di essere arrestata, percossa a sangue e condannata. Se uno invocava la giustizia o si lasciava
…Il fascismo tramite la questura e l’arma dei carabinieri doveva continuare la propria azione disgregatrice non solo sui singoli sovversivi ma anche sulle loro famiglie per poi costruire artificiosamente un castello di calunnie onde far sgretolare prima per poi distruggere moralmente una persona o nel caso di accanimento ostile la sua famiglia. Nella questura dell’epoca pullulava la corsa alle benemerenze per gli avanzamenti di grado nelle carriere per meriti a chi riusciva meglio nel ricamare il “rapporto informativo” non curandosi di farli su persone innocenti. Bastava una denuncia verbale di un fascista nei confronti di gente anche solo per lui antipatica, oppure per chi avesse voglia di vendetta accusare semplicemente qualcuno di sovversivismo per trascinarlo in questura o in una stazione di carabinieri. Con questa specie di persone, con i loro continui atti intimidatori, la gente viveva con l’incubo di essere arrestata, percossa a sangue e condannata. Se uno invocava la giustizia o si lasciava
lunedì 25 aprile 2016
LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO ILVA AL CS EXPERIA DI CATANIA - INSERITA NEL QUADRO DELLA PREPARAZIONE DEL 25 APRILE
La presentazione del libro Ilva a Catania, organizzata dai compagni del Centro Sociale Experia ha innanzitutto un merito fondamentale, quello di aver inserito questa iniziativa nel quadro della preparazione del 25 aprile. Per questo il primo intervento è stato quello di una compagna dei collettivi studenteschi e delle strutture che stavano preparando il 25 aprile: Punteruolo, Experia.
I compagni, così, hanno dimostrato di comprendere la natura effettiva del libro: uno strumento della lotta di classe, della lotta nelle fabbriche, nelle città, di operai e popolazione, facente parte della battaglia per la “liberazione” dai padroni e dal sistema capitalista che nella sua logica distrugge, come lo stesso libro sostiene, diritti, uomini e territori.
Così si è dato un senso al 25 aprile legandolo alla lotta di oggi e alla condizione della classe operaia e delle masse popolari in alcune vicende importanti di lotta in questa fase, in questo paese.
Importante è stato che l'intervento di apertura all'assemblea ha dato voce ai compagni di Siracusa che si stanno misurando con le morti sul lavoro e i territori inquinati della vicina Gela, altra vicenda
domenica 24 aprile 2016
Nota stampa di Stasi Salvatore, Cobas del Lavoro Privato, in riferimento alla vertenza di Taranto Isolaverde
Il sottoscritto, a nome della scrivente Organizzazione Sindacale, nel ripercorrere la storia dei lavoratori dell’azienda in oggetto vuole denunciare le palesi responsabilità politiche che stanno conducendo a tamburo battente verso un tragica conclusione: il licenziamento di 215 lavoratori.
Vogliamo qui solo ricordare i sacrifici ai quali si sono sottoposti queste/i lavoratrici/tori nel corso degli ultimi anni fra cassa integrazione e solidarietà, pur di mantenere il posto di lavoro. Addirittura dal 25 novembre 2015 fino al 20 aprile 2016 sono stati in sospensione senza salario, tutto sempre finalizzato a rimanere dipendenti della Taranto Isolaverde: Ciò era necessario perchè nel momento in cui l’azienda usciva dalla liquidazione, in un protocollo Prefettizio con la compartecipazione della Regione e del Comune, ed anche attraverso eventuali spacchettamenti, corsi di formazione, transito fra partecipate, etc. avrebbero consentito la salvezza di tutti i posti di lavoro.
Dunque la condizione unica era ed è l’uscita della azienda della liquidazione!
La strada da percorrere fu individuata sin dallo scorso anno (ed anche per questo i lavoratori hanno accettato di essere per 6 mesi senza salario, pur di restare aggrappati all’azienda) ed in primis la indicò il Presidente della Provincia Tamburrano. Questo signore affermò che se nel Contratto di Sviluppo per Taranto fosse stata ricompresa a carico del Governo la ristrutturazione del Palazzo degli Uffici, per un effetto domino, si sarebbero liberate risorse pari a 2.800.000 euro che la Provincia ha in accantonamento finalizzati appunto alla ristrutturazione del Palazzo degli uffici, e risorse che sarebbero state utilizzate per far uscire dalla liquidazione Taranto Isolaverde. Ciò è stato dichiarato ripetutamente ed in pompa magna (basta rileggersi e rivedere le sue dichiarazioni nel merito), anzi ha ripetutamente affermato che per liberare queste risorse gli sarebbe bastato un semplice impegno formale del Governo.
Il 5 aprile u.s. il C.I.S. verbalizza ed ufficializza la presa a carico della ristrutturazione del Palazzo degli Uffici a carico del Governo!
Come la notizia fa il giro della città è immediato l’entusiasmo fra i lavoratori. Purtroppo non si era tenuto conto della reale volontà politica di Tamburrano: chiudere Taranto Isolaverde per poter disporre di risorse a proprio piacimento. Questa volontà politica viene fuori quando, con notevole faccia di bronzo ed in spregio di 215 famiglie, Tamburrano afferma, mentendo e sapendo di mentire, sia via stampa sia in tavolo prefettizio dell’8 aprile u.s. che il Governo gli deve mandare le risorse. E che menta lo dimostrano almeno 3 cose: a) lui sa benissimo da ammistratore che le risorse arrivano anche mesi dopo, ma che l’impegno verbalizzato ed ufficializzato è più che sufficiente a liberare i 2.800.000 euro; b) lui non ha mai parlato di invio di risorse fino al 5 aprile sera; c) nel tavolo prefettizio il Comune di Taranto (cointeressato alla ristrutturazione del Palazzo degli Uffici) nella persona dell’Assessore Cosa ha già dimostrato che sulla base del verbale del 5 aprile, ha preso soldi dalla Cassa Depositi e Prestiti, perchè la ristrutturazione avverrà da parte governativa.
Dunque che ci sia la volontà politica di Tamburrano di chiudere Isolaverde è più che dimostrato. E qui si vuole aggiungere che non è da meno la responsabilità politica del PD locale, il quale è in assordante silenzio rispetto questa vicenda, sebbene siano nella ibrida giunta FI/PD (non eletta) che governa la provincia di Taranto: non sono da meno le responabilità politiche di questo partito se consente impunemente a Tamburrano di distruggere un'azienda di 215 lavoratori.
E’ di queste ore la notizia che Alba Service (partecipata della Provincia di Lecce), sebbene sia più o meno nelle stesse condizioni di Isolaverde sta andando verso la salvezza, perchè politica bypartisan ed enti locali marciano nella stessa direzione per la salvezza dei lavoratori e dei servizi che esplicano. Crediamo che lo stesso potrà accadere per la Santa Teresa di Brindisi.
Invece a Taranto, nonostante l’impegno degli altri enti locali; la gestione politica bypartisan della Provincia sta mandando a morte Isolaverde ed i suoi lavoratori.
Ma i lavoratori non si arrendono e non si arrenderanno: da mertedì, infatti riprende il presidio sotto la Provincia e porranno in essere tutto quanto servirà a salvare i posti di lavoro ed i servizi, che oggi non sono effettuati nonostante i cittadini pagano le tasse!
Vogliamo qui solo ricordare i sacrifici ai quali si sono sottoposti queste/i lavoratrici/tori nel corso degli ultimi anni fra cassa integrazione e solidarietà, pur di mantenere il posto di lavoro. Addirittura dal 25 novembre 2015 fino al 20 aprile 2016 sono stati in sospensione senza salario, tutto sempre finalizzato a rimanere dipendenti della Taranto Isolaverde: Ciò era necessario perchè nel momento in cui l’azienda usciva dalla liquidazione, in un protocollo Prefettizio con la compartecipazione della Regione e del Comune, ed anche attraverso eventuali spacchettamenti, corsi di formazione, transito fra partecipate, etc. avrebbero consentito la salvezza di tutti i posti di lavoro.
Dunque la condizione unica era ed è l’uscita della azienda della liquidazione!
La strada da percorrere fu individuata sin dallo scorso anno (ed anche per questo i lavoratori hanno accettato di essere per 6 mesi senza salario, pur di restare aggrappati all’azienda) ed in primis la indicò il Presidente della Provincia Tamburrano. Questo signore affermò che se nel Contratto di Sviluppo per Taranto fosse stata ricompresa a carico del Governo la ristrutturazione del Palazzo degli Uffici, per un effetto domino, si sarebbero liberate risorse pari a 2.800.000 euro che la Provincia ha in accantonamento finalizzati appunto alla ristrutturazione del Palazzo degli uffici, e risorse che sarebbero state utilizzate per far uscire dalla liquidazione Taranto Isolaverde. Ciò è stato dichiarato ripetutamente ed in pompa magna (basta rileggersi e rivedere le sue dichiarazioni nel merito), anzi ha ripetutamente affermato che per liberare queste risorse gli sarebbe bastato un semplice impegno formale del Governo.
Il 5 aprile u.s. il C.I.S. verbalizza ed ufficializza la presa a carico della ristrutturazione del Palazzo degli Uffici a carico del Governo!
Come la notizia fa il giro della città è immediato l’entusiasmo fra i lavoratori. Purtroppo non si era tenuto conto della reale volontà politica di Tamburrano: chiudere Taranto Isolaverde per poter disporre di risorse a proprio piacimento. Questa volontà politica viene fuori quando, con notevole faccia di bronzo ed in spregio di 215 famiglie, Tamburrano afferma, mentendo e sapendo di mentire, sia via stampa sia in tavolo prefettizio dell’8 aprile u.s. che il Governo gli deve mandare le risorse. E che menta lo dimostrano almeno 3 cose: a) lui sa benissimo da ammistratore che le risorse arrivano anche mesi dopo, ma che l’impegno verbalizzato ed ufficializzato è più che sufficiente a liberare i 2.800.000 euro; b) lui non ha mai parlato di invio di risorse fino al 5 aprile sera; c) nel tavolo prefettizio il Comune di Taranto (cointeressato alla ristrutturazione del Palazzo degli Uffici) nella persona dell’Assessore Cosa ha già dimostrato che sulla base del verbale del 5 aprile, ha preso soldi dalla Cassa Depositi e Prestiti, perchè la ristrutturazione avverrà da parte governativa.
Dunque che ci sia la volontà politica di Tamburrano di chiudere Isolaverde è più che dimostrato. E qui si vuole aggiungere che non è da meno la responsabilità politica del PD locale, il quale è in assordante silenzio rispetto questa vicenda, sebbene siano nella ibrida giunta FI/PD (non eletta) che governa la provincia di Taranto: non sono da meno le responabilità politiche di questo partito se consente impunemente a Tamburrano di distruggere un'azienda di 215 lavoratori.
E’ di queste ore la notizia che Alba Service (partecipata della Provincia di Lecce), sebbene sia più o meno nelle stesse condizioni di Isolaverde sta andando verso la salvezza, perchè politica bypartisan ed enti locali marciano nella stessa direzione per la salvezza dei lavoratori e dei servizi che esplicano. Crediamo che lo stesso potrà accadere per la Santa Teresa di Brindisi.
Invece a Taranto, nonostante l’impegno degli altri enti locali; la gestione politica bypartisan della Provincia sta mandando a morte Isolaverde ed i suoi lavoratori.
Ma i lavoratori non si arrendono e non si arrenderanno: da mertedì, infatti riprende il presidio sotto la Provincia e porranno in essere tutto quanto servirà a salvare i posti di lavoro ed i servizi, che oggi non sono effettuati nonostante i cittadini pagano le tasse!
25 aprile - appello ai migranti a Taranto
Il 25 aprile per l'Italia è la giornata della liberazione dalla
dittatura fascista e dall'occupazione nazista.
Quest'anno il 25 aprile è contro il moderno fascismo che ha come cuore il razzismo verso i migrati e le guerre imperialiste.
Per questo rivolgiamo un appello particolare a venire alla manifestazione di lunedì ai migranti che sono a Taranto.
Migranti/antifascisti italiani stessa lotta!
25 aprile a Taranto - Manifestazione ore 10 in piazza Marconi (in via Dante alle spalle dell'ospedale).
Slai cobas per il sindacato di classe
Quest'anno il 25 aprile è contro il moderno fascismo che ha come cuore il razzismo verso i migrati e le guerre imperialiste.
Per questo rivolgiamo un appello particolare a venire alla manifestazione di lunedì ai migranti che sono a Taranto.
Migranti/antifascisti italiani stessa lotta!
25 aprile a Taranto - Manifestazione ore 10 in piazza Marconi (in via Dante alle spalle dell'ospedale).
Slai cobas per il sindacato di classe
25 aprile oggi come ieri...
"...A Taranto, a tutto questo si aggiungono la grave mancanza di lavoro e perdita di lavoro, inquinamento, devastazione del territorio e dell’ambiente, una base militare che vuole fare della nostra una città di guerra, l’Hotspot per imprigionare e respingere migliaia di migranti che vengono portati nelle nostre città in fuga da miseria, fame guerra, regimi dittatoriali sostenuti dall’imperialismo, compreso il nostro..."
25 aprile oggi come ieri...
"...A Taranto, a tutto questo si aggiungono la grave mancanza di lavoro e perdita di lavoro, inquinamento, devastazione del territorio e dell’ambiente, una base militare che vuole fare della nostra una città di guerra, l’Hotspot per imprigionare e respingere migliaia di migranti che vengono portati nelle nostre città in fuga da miseria, fame guerra, regimi dittatoriali sostenuti dall’imperialismo, compreso il nostro..."
L'antifascismo a Taranto - Pubblichiamo con piacere uno stralcio Dal libro “Angelo Antonicelli il Sovversivo. Memorie di un contadino di Massafra”
Dal libro “Angelo Antonicelli il Sovversivo. Memorie di un contadino di Massafra”
Edizione LiberEtà 2011- passatofuturo. Testimonianza di Antonio (Juccio) Antonicelli.
"A Massafra, paese della Bassa Murgia, Angelo Antonicelli, al compimento dei settanta anni, scrive le sue memorie. Racconta la sua vita di contadino semianalfabeta, lo sfruttamento e le lotte per conquistare una vita dignitosa. A soli nove anni deve lasciare la scuola per lavorare, ma presto si accorge che “avere una cultura” è fondamentale se si vuole davvero uscire dallo stato di sfruttamento. Nel giro di pochi anni la sua formazione è completa: dopo il servizio militare di nuovo a lavorare la terra, poi l’emigrazione in Germania, e successivamente a combattere nella prima guerra mondiale. Al ritorno la decisione è presa: bisogna impegnarsi per cambiare la situazione. La lotta è durissima,
Edizione LiberEtà 2011- passatofuturo. Testimonianza di Antonio (Juccio) Antonicelli.
"A Massafra, paese della Bassa Murgia, Angelo Antonicelli, al compimento dei settanta anni, scrive le sue memorie. Racconta la sua vita di contadino semianalfabeta, lo sfruttamento e le lotte per conquistare una vita dignitosa. A soli nove anni deve lasciare la scuola per lavorare, ma presto si accorge che “avere una cultura” è fondamentale se si vuole davvero uscire dallo stato di sfruttamento. Nel giro di pochi anni la sua formazione è completa: dopo il servizio militare di nuovo a lavorare la terra, poi l’emigrazione in Germania, e successivamente a combattere nella prima guerra mondiale. Al ritorno la decisione è presa: bisogna impegnarsi per cambiare la situazione. La lotta è durissima,
La Corbelli, le bonifiche le spiega solo al Rotary. Nella realtà, chi le ha viste? Due anni per fare fondamentalmente solo ricognizioni e mappe, come il caso emblematico del Cimitero dimostra
(da Taranto sera) - «Subito dopo la nomina raggiunsi la città. Arrivai di notte. La
mattina fui subito sorpresa dai colori di Taranto, dalla luce di
Taranto. Dissi a me stessa: devo partire da questa luce per dare una
mano a Taranto e ai tarantini con l’uso di buone pratiche».
E’ iniziata così, con un semplice e accorato racconto, la relazione di Vera Corbelli, dal 2014 commissario straordinario per la bonifica, l’ambientalizzazione e la riqualificazione di Taranto...
Da subito si è compreso che occorreva rivolgere l’attenzione all’intera Area Vasta e, dopo le prime ricognizioni e l’acquisizione dei primi documenti, sono stati individuati i più immediati obiettivi sui quali intervenire: l’area portuale (l’unica che aveva già in itinere un progetto dell’Autorità portuale); l’area Pip di Statte, col famoso sito di stoccaggio rifiuti radioattivi della Cemerad; l’area dei Tamburi con il cimitero e lo sconcio di cinque scuole “infrequentabili”; il Mar Piccolo, col suo inquinamento atavico e un previsto dragaggio.
Il primo obiettivo – più sensibile per via dei bambini - è stato quello delle cinque scuole dei Tamburi, che sono state interamente bonificate e recuperate da ogni forma di degrado. Nello stesso quartiere, è stato analizzato il cimitero e si provvederà a bonificare gli spazi di terreno fortemente inquinati per l’adiacenza allo stabilimento siderurgico e per la pratica di rimescolare periodicamente il terreno stesso. Per il porto, con la “locomotiva” Autorità portuale... si sta procedendo con i lavori alla banchina, alla diga foranea e alla bonifica delle aree libere. Per Statte, a parte l’indagine sulle cave riempite di tutto, si attende dal governo il via libera per allontanare da Taranto il pericolo costituito dalla Cemerad e destinare il materiale esistente a uno dei siti deputati alla conservazione delle scorie radioattive. Infine, per Mar Piccolo - definito dalla Corbelli “l’essenza di Taranto” - la prima fondamentale azione fatta è stata quella di bloccare la prevista gara internazionale di dragaggio che avrebbe sconvolto secoli di stratificazioni (e inquinamenti) dei fondali.
E’ iniziata così, con un semplice e accorato racconto, la relazione di Vera Corbelli, dal 2014 commissario straordinario per la bonifica, l’ambientalizzazione e la riqualificazione di Taranto...
Da subito si è compreso che occorreva rivolgere l’attenzione all’intera Area Vasta e, dopo le prime ricognizioni e l’acquisizione dei primi documenti, sono stati individuati i più immediati obiettivi sui quali intervenire: l’area portuale (l’unica che aveva già in itinere un progetto dell’Autorità portuale); l’area Pip di Statte, col famoso sito di stoccaggio rifiuti radioattivi della Cemerad; l’area dei Tamburi con il cimitero e lo sconcio di cinque scuole “infrequentabili”; il Mar Piccolo, col suo inquinamento atavico e un previsto dragaggio.
Il primo obiettivo – più sensibile per via dei bambini - è stato quello delle cinque scuole dei Tamburi, che sono state interamente bonificate e recuperate da ogni forma di degrado. Nello stesso quartiere, è stato analizzato il cimitero e si provvederà a bonificare gli spazi di terreno fortemente inquinati per l’adiacenza allo stabilimento siderurgico e per la pratica di rimescolare periodicamente il terreno stesso. Per il porto, con la “locomotiva” Autorità portuale... si sta procedendo con i lavori alla banchina, alla diga foranea e alla bonifica delle aree libere. Per Statte, a parte l’indagine sulle cave riempite di tutto, si attende dal governo il via libera per allontanare da Taranto il pericolo costituito dalla Cemerad e destinare il materiale esistente a uno dei siti deputati alla conservazione delle scorie radioattive. Infine, per Mar Piccolo - definito dalla Corbelli “l’essenza di Taranto” - la prima fondamentale azione fatta è stata quella di bloccare la prevista gara internazionale di dragaggio che avrebbe sconvolto secoli di stratificazioni (e inquinamenti) dei fondali.
sabato 23 aprile 2016
25 aprile a Taranto Oggi come ieri … invito a partecipare alla manifestazione in piazza marconi ore 10
Si presero le armi e si liberò il paese per costruire una nuova società libera da guerra e dittature, da miseria e sfruttamento. Libera dai padroni che avevano sostenuto e tratto profitti dal fascismo e dalla guerra.
A distanza di tanti anni, il messaggio e l’indicazione di quella guerra di popolo è quanto mai valida.
Gli attuali governi dei padroni, e oggi Renzi, ci stanno portando sempre più verso una società di povertà, disoccupazione, cancellazione dei diritti democratici e della Costituzione, di partecipazione a guerre di aggressione e invasione in Libia. Iraq, Medio Oriente ecc., per conto di petrolieri, finanzieri, mercanti d’ami, dei padroni di sempre.
Questo Stato, questo governo rendono difficile il presente e ci tolgono il futuro; cancellano le
conquiste acquisite in anni di lotte e mantengono al potere una classe dominante corrotta; attaccano la salute, il diritto alla casa; fomentando il razzismo, rafforzano i poteri repressivi della polizia e lasciano mano ibera ai fascisti vecchi e nuovi, come Salvini e soci.
Serve una nuova resistenza, una nuova lotta di liberazione proletaria e di massa che ci liberi realmente dal capitalismo e dall’imperialismo.
A Taranto, a tutto questo si aggiungono la grave mancanza di lavoro e perdita di lavoro, inquinamento, devastazione del territorio e dell’ambiente, una base militare che vuole fare della nostra una città di guerra, l’hot-spot per imprigionare e respingere migliaia di migranti che vengono portati nelle nostre città in fuga da miseria, fame guerra, regimi dittatoriali sostenuti dall’imperialismo, compreso il nostro. Ma non si può liberare la nostra città e rendere i proletari e le masse padroni del loro destino senza liberare tutto il paese dal sistema in cui viviamo.
Questo è necessario e possibile.
La storia della resistenza è lì ad insegnarci ancora una volta come farlo:
la via della ribellione, l’organizzazione della guerra di popolo, la costruzione di un partito comunista fuori dai giochi parlamentari, capace di raccogliere le migliori energie e di unire le masse popolari
Leggi i blog:
proletaricomunisti.blogspot.it
tarantocontro.blogspot.it
Circolo di Taranto
Si presero le armi e si liberò il paese per costruire una nuova società libera da guerra e dittature, da miseria e sfruttamento. Libera dai padroni che avevano sostenuto e tratto profitti dal fascismo e dalla guerra.
A distanza di tanti anni, il messaggio e l’indicazione di quella guerra di popolo è quanto mai valida.
Gli attuali governi dei padroni, e oggi Renzi, ci stanno portando sempre più verso una società di povertà, disoccupazione, cancellazione dei diritti democratici e della Costituzione, di partecipazione a guerre di aggressione e invasione in Libia. Iraq, Medio Oriente ecc., per conto di petrolieri, finanzieri, mercanti d’ami, dei padroni di sempre.
Questo Stato, questo governo rendono difficile il presente e ci tolgono il futuro; cancellano le
conquiste acquisite in anni di lotte e mantengono al potere una classe dominante corrotta; attaccano la salute, il diritto alla casa; fomentando il razzismo, rafforzano i poteri repressivi della polizia e lasciano mano ibera ai fascisti vecchi e nuovi, come Salvini e soci.
Serve una nuova resistenza, una nuova lotta di liberazione proletaria e di massa che ci liberi realmente dal capitalismo e dall’imperialismo.
A Taranto, a tutto questo si aggiungono la grave mancanza di lavoro e perdita di lavoro, inquinamento, devastazione del territorio e dell’ambiente, una base militare che vuole fare della nostra una città di guerra, l’hot-spot per imprigionare e respingere migliaia di migranti che vengono portati nelle nostre città in fuga da miseria, fame guerra, regimi dittatoriali sostenuti dall’imperialismo, compreso il nostro. Ma non si può liberare la nostra città e rendere i proletari e le masse padroni del loro destino senza liberare tutto il paese dal sistema in cui viviamo.
Questo è necessario e possibile.
La storia della resistenza è lì ad insegnarci ancora una volta come farlo:
la via della ribellione, l’organizzazione della guerra di popolo, la costruzione di un partito comunista fuori dai giochi parlamentari, capace di raccogliere le migliori energie e di unire le masse popolari
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proletaricomunisti.blogspot.it
tarantocontro.blogspot.it
Circolo di Taranto
venerdì 22 aprile 2016
Licenziamento per i 215 lavoratori di Isolaverde. 215 famiglie senza prospettiva se non la fame e la miseria, i colpevoli sono le istituzioni menefreghiste!
E’ stata data esecutività alla procedura di licenziamento collettivo nei confronti di 215 operai di Taranto Isolaverde, società partecipata della Provincia di taranto, già in stato di liquidazione.
Il provvedimento era stato sospeso per circa cinque mesi nell’auspicio di trovare soluzioni ed evitare la perdita dei posti di lavoro.
Nelle scorse settimane gli operai avevano attuato diverse manifestazioni di protesta, arrampicandosi sui cornicioni, bloccando strade e occupando simbolicamente la chiesa del Carmine.
I lavoratori non percepiscono la retribuzione da un anno.
La Provincia aveva tentato l’ultima carta chiedendo un finanziamento attraverso il Contratto istituzionale di sviluppo che consentisse di sbloccare le somme destinate alla ristrutturazione di palazzo degli uffici e utilizzarle per la società ‘Taranto Isolaverde’. ANSA
Il provvedimento era stato sospeso per circa cinque mesi nell’auspicio di trovare soluzioni ed evitare la perdita dei posti di lavoro.
Nelle scorse settimane gli operai avevano attuato diverse manifestazioni di protesta, arrampicandosi sui cornicioni, bloccando strade e occupando simbolicamente la chiesa del Carmine.
I lavoratori non percepiscono la retribuzione da un anno.
La Provincia aveva tentato l’ultima carta chiedendo un finanziamento attraverso il Contratto istituzionale di sviluppo che consentisse di sbloccare le somme destinate alla ristrutturazione di palazzo degli uffici e utilizzarle per la società ‘Taranto Isolaverde’. ANSA
giovedì 21 aprile 2016
Hotspot, ospedale nuovo, ecc, nelle mani di Invitalia, agenzia del Mise (il Ministero dell'ex Min. Guidi, dei favori personali, alle ditte che si interessano solo dei loro guadagni d'oro sulla pelle della gente... così anche l'Hotspot diventerà un grande affare! Impediamolo!
(da Tarantosera)
Hotspot, Cis, ospedale: qui comanda Invitalia
Una città da ricostruire. Appalti, lavori. Oppurtunità. Ma tutto sarà gestito da ‘fuori’, con il rischio che il territorio debba restare a guardare.
Ma quella che si vive a Taranto non è la storia di una ‘colonizzazione’: anzi, quasi si prega Invitalia di gestire qualla che potrebbe essere definita la ricostruzione di Taranto. La cui classe dirigente pare voler essere commissariata. E’ di questo che parliamo: la opere del Cis, il Contratto di Sviluppo, ma anche l’hotspot migranti ed il nuovo ospedale San Cataldo sono e saranno tutte in mano alla potentissima agenzia, braccio operativo del Ministero dell’Economia. Non per la volontà di Roma di prevaricare Taranto, ma perchè è stata Taranto stessa a chiederlo.
O meglio, lo hanno chiesto prima il Comune, poi l’Asl. Scatenando polemiche e reazioni stizzite. «Il Comune di Taranto, per l’ennesima volta, perde un ulteriore strumento di gestione e controllo dei processi di trasformazione del proprio territorio» ha dichiarato Massimo Prontera, presidente dell’Ordine degli Architetti, dopo la decisione della Giunta comunale di abdicare allagestione del Cis, giustificata con “l’endemica incapienza della dotazione numerica del personale interno all’Amministrazione”.
Un «consegnarsi mani e piedi ad Invitalia» per gli architetti tarantini. Che non sono stati i soli ad alzare la voce. «Una vera e propria resa senza condizioni da parte del Comune, che priva Taranto della centralità necessaria e indispensabile per guidare il processo di riqualificazione complessiva della città» secondo l’Ance Confindustria, che ha stigmatizzato anche la scelta dell’Asl di affidarsi ancora a Invitalia per il nuovo ospedale. «Non comprendiamo questa fuga dalle responsabilità di conduzione dei procedimenti di affidamento degli appalti» la dura nota degli Edili di Confindustria. «Non è un buon segnale per una città che attende segnali di riscatto anche da una classe dirigente in grado di mostrarsi operosa e di assumersi la responsabilità di fare e di guidare i processi economici».
IL LIBRO ILVA TRA GLI OPERAI DEL VENETO - LA PRESENTAZIONE A SCHIO
L'Ilva è arrivata nel Veneto per una partecipata e importante assemblea di compagni, operai e lavoratori, al Circolo operaio di Schio, organizzata dal Comitato di solidarietà con le lotte dei lavoratori.
In una sala ottimamente attrezzata e piena, lavoratori, militanti di diverse organizzazioni sindacali e politiche hanno ascoltato inizialmente la presentazione di uno dei compagni organizzatori che con precisione e puntualità ha fatto una sintetica informazione storica dei fatti che hanno preceduto l'esplosione della questione Ilva. Ha ricostruito la storia ultradecennale della nascita di questo stabilimento, della lunga e prolungata fase delle Partecipazioni statali, sotto la cui egida è nato lo stabilimento di Taranto dell'Italsider nel 1961; il cammino dei livelli produttivi di questa fabbrica con la privatizzazione/svendita attuata dall'Iri di Prodi a Riva. E' stato detto come Riva sia riuscito a ripagarsi in pochissimi anni ampiamente del costo dell'Ilva e come questa fabbrica abbia poi preso a macinare profitti attraverso lo sfruttamento, l'inosservanza delle misure di sicurezza e della tutela ambientale.
L'introduzione ha quindi offerto un promemoria che ha permesso alla presentazione di concentrare l'attenzione sui contenuti del libro.
Un libro – è stato detto - di parte operaia, di parte di classe, con uno sforzo di essere oggettivi
Antifascisti sempre!
Nell'ambito
delle iniziative sviluppate dall'Assemblea per il 25 Aprile, il
Comitato di quartiere Città Vecchia organizza domenica 24 aprile, presso
gli spazi della #Biblioteca Popolare sita in via G. Garibaldi 210 nella città vecchia di #Taranto, la presentazione del nuovo libro di PATI LUCERI "ANTIFASCISTI, DEPORTATI E PARTIGIANI DI TARANTO E PROVINCIA".
CON LA PRESENZZA DELL'AUTORE si parlerà di uno dei libri più belli della storia salentina, ricco di ben 3700 nomi di uomini e donne della #resistenza tarantina. Inizio ore 19:00!
CON LA PRESENZZA DELL'AUTORE si parlerà di uno dei libri più belli della storia salentina, ricco di ben 3700 nomi di uomini e donne della #resistenza tarantina. Inizio ore 19:00!
GIOVEDI' ROSSI - SUNTO DEL 3° CAP. DELL'IMPERIALISMO SULL'OLIGARCHIA FINANZIARIA - DA UNA PUBBLICAZIONE MLM ANNI '70
A conclusione del terzo capitolo del libro di Lenin, prima di procedere, ne riportiamo una breve sintesi, per focalizzare i concetti essenziali.
L'oligarchia finanziaria, ovvero la banda associata dei potenti predoni che sono in possesso di grandi masse di capitale, assume il posto di dominio. L'oligarchia finanziaria trasforma a suo vantaggio il sistema delle società per azioni.
Un gran numero di azioni della società viene messo in vendita, possibilmente al piccolo risparmiatore, affinchè le azioni si disperdano in migliaia di mani. Piccoli e insignificanti, all'oscuro di tutto, la massa degli azionisti non può partecipare alle riunioni della società. In questo modo tutte le decisioni vengono prese da chi possiede una percentuale di azioni tale da rendere impossibile ad altri azionisti di formare un pacchetto azionario superiore a quello del vero padrone.
L'oligarchia finanziaria manovra così, impiega i suoi capitali per detenere il pacchetto di comando della grande società per azioni (ai tempi nostri a volte basta il possesso di un 10% delle azioni complessive). In tal modo l'oligarchia finanziaria può disporre a suo piacere del capitale di tutti gli azionisti.
Possedendo il controllo della grande società per azioni, l'oligarchia finanziaria fa diventare questa società la società madre di tutto un processo di partecipazioni azionarie in altre società, creando la catena della società madre, della società figlia, della società nipote, e così via. In questo modo l'oligarchia finanziaria realizza il controllo su un numero infinito di società per azioni, ed estende il suo dominio a tutto il mercato e a tutta la produzione.
L'aspetto caratteristico dell'oligarchia finanziaria è quello di essere un capitale usuraio di proporzioni gigantesche. Essa realizza enormi guadagni, anche boicottando lo sviluppo produttivo (per esempio con la speculazione fondiaria ed edilizia, che distrugge l'agricoltura senza sostituirvi nulla e che distorce lo sviluppo della città a suo piacimento; oppure manovrando nella Borsa e realizzando la speculazione azionaria).
Inoltre l'oligarchia finanziaria impone il suo dominio a tutta la società. I funzionari statali vengono corrotti, e generalmente diventano prezzolati dai potenti finanzieri che sottopongono gli uffici statali alle loro speculazioni (ad esempio con la concessione in appalto di opere pubbliche spesso inutili, o che vengono realizzate a prezzi incredibili e finite in modo canagliesco).
Per tutte queste ragioni si può dire che l'imperialismo è lo stadio in cui il capitale stacca-come scrive Lenin ne L'imperialismo - "il possesso del capitale dall'impiego del medesimo nella produzione", stacca il "capitale liquido dal capitale industriale o produttivo... L'imperialismo, vale a dire l'egemonia del capitale finanziario, è quello stadio supremo del capitalismo, in cui tale separazione raggiunge dimensioni enormi", e i profitti del capitale assumono in modo accentuato un carattere parassitario che opprime e contraddice lo sviluppo sociale.
mercoledì 20 aprile 2016
IL LIBRO ILVA A MILANO PRESSO IL CS TRANSITI - Con una piacevole sorpresa...
La presentazione a Milano è stata fatta nel neonato punto libreria “Metropolis” all'interno del centro sociale Transiti.
Ad essa ha partecipato un gruppo di compagni e compagne di diversa provenienza, il presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei luoghi di lavoro e nel territorio, lavoratori della sanità, della scuola, attiviste del movimento delle donne, compagni di sindacati di base, una intellettuale impegnata sui diversi fronti e compagni del CS Transiti.
Prima dell'inizio della assemblea, una bella sorpresa. Alcuni migranti, che seguono l'insegnamento dell'italiano fatto dalle compagne dei "Transiti", si stavano esercitando leggendo un testo sulla situazione dell'Ilva di Taranto, che poi i compagni del CS ci hanno dato - lo riportiamo in coda a questo articolo.
Nella presentazione si è posta al centro la storia della lotta a Taranto nei due anni caldi, è stato detto che Taranto è stata una città viva e non morente, come invece veniva descritta dalla stampa borghese, dalla televisione e anche da alcune anime del movimento. E' stata raccontata la Taranto che ha cercato di contrastare la guerra di padron Riva alla magistratura, all'insieme del movimento contro il disastro ambientale e ai settori di operai che non ci stavano ad essere “burattini” dell'azienda.
La cronaca si è intrecciata con l'esame di fatti e concezioni che riguardano non solo una
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