sabato 28 febbraio 2026

Contro l'attacco imperialista e sionista all'Iran

L'attacco imperialista e sionista contro l'Iran prosegue il piano di genocidio del popolo palestinese e l'oppressione e rapina di tutti i popoli del Medio Oriente, dentro i piani di guerra interimperialista mondiale.

Sabato 14 marzo manifestazione a Taranto

 luogo modalità e orario comunicati successivamente  

Slai cobas per il sindacato di classe Taranto

#iostoconla palestina Taranto 

via Livio Andronico 47 Taranto slaicobasta@gmail.com - wa 3519575628

Appoggiamo la manifestazione di Roma e tutte le manifestazioni su scala nazionale 

Ex ilva - dopo la sentenza di Milano

Ora più mai necessaria la mobilitazione generale degli operai e masse popolari per il lavoro, il salario e la salute contro i piani di padroni e governo. 

Nella prossima settimana le proposte e l'iniziativa dello Slai cobas per il sindacato di classe Taranto per la piattaforma operaia e lo sciopero generale degli operai

 

info Slai cobas per il sindacato di classe Taranto

via Livio Andronico 47 Taranto - slaicobasta@gmail.com 

wa 3519575628 

Avv. Antonietta Ricci oggi alla Coop Owen - contro i Decreti sicurezza e lo Stato di polizia - testo intervento nei prossimi giorni

Alla coop Owen oggi - info slai cobas per il sindacato di classe /#iostoconlapalestina taranto


 

Info su Ilva dalla stampa nazionale

 PANORAMA DI NOVI (NOVI LIGURE - ALESSANDRIA)

Ex Ilva: su Novi staccata da Taranto fuoco di sbarramento dei sindacati

Le proposte choc avanzate dagli Industriali di Alessandria e Genova sul futuro di Novi e Cornigliano (separare il destino degli impianti del Nord da Taranto, lasciare spazio a Cornigliano e ad altri soggetti industriali e logistici dismettendo una parte dell’area, rivedere la costruzione di un forno elettrico nel capoluogo ligure) hanno fatto alzare le orecchie ai rappresentanti dei lavoratori che con un comunicato nazionale hanno chiesto al Governo di rispedire al mittente le idee parlando anche di «operazione di sciacallaggio delle aree, spesso accennata ma ora palesata senza scrupoli, ai danni dei lavoratori ex Ilva».

Non le manda a dire Alberto Pastorello della UILM: «L’idea di Confindustria si chiama spezzatino industriale ma si legge chiusura dell’ex Ilva. Novi senza l’acciaio di Taranto dove si approvvigionerebbe? Ben vengano investimenti nello stabilimento di via Boscomarengo ma serve altro a partire da un ringiovanimento della forza lavoro. L’età media anagrafica dell’ex Ilva di Novi sfiora i cinquant’anni".
Non è da meno Maurizio Cantello, FIOM: «Un messaggio, quello di Confindustria Alessandria e Genova, che aggiunge confusione a confusione».
La difesa del lavoro è il tema che sta a cuore anche a Luigi Tona, FIM CISL: «Per noi l’occupazione è il punto da cui non si transige. Alle parole anteponiamo i fatti e continuiamo a chiedere la convocazione a palazzo Chigi ma se non arriverà, ci andremo anche se non invitati». 

Il centro del dibattito è sempre l’ex Ilva, azienda prossima alla cessione a un fondo (Flacks) con sede a Miami e proprietario eponimo inglese di Manchester. 

Salvatore Toma, Presidente a capo degli industriali tarantini ha dichiarato: «Comprendiamo che la complessità del dossier ex Ilva possa produrre valutazioni divergenti e fughe in avanti, ma la confusione non giova alla trattativa: avvertiamo la responsabilità di mantenere il valore che l'ex Ilva esprime a livello nazionale attraverso tutti i suoi asset evitando che perda i il suo potenziale strategico con dannosi processi di spezzettamento».

Il progetto dell’associazione ricompatta le sigle dei lavoratori. Tra gli operai, però, inizia a esservi sfiducia verso chi li rappresenta. Si aspetta adesso una mossa di Palazzo Chigi.

Chi è Mister Flacks?

Il Corriere della Sera, nell’edizione di domenica scorsa, ha tracciato un ritratto preoccupante intitolato: ‘Flacks solo brochure e niente bilanci così vuole l’Ilva in società con la moglie’.
Secondo il quotidiano milanese ha un portafoglio di partecipazioni di cui si riesce a sapere poco o nulla, salvo il fatto che il valore delle stesse lievita di mese in mese senza alcuna apparente giustificazione. Nel 2022 ha acquistato un’azienda americana di vernici, 400 milioni di fatturato e 1200 dipendenti, chiusa poco più di un anno dopo. Sempre secondo quanto riporta il giornale di via Solferino, sul sito web del gruppo non ci sono bilanci ma solamente l’indicazione delle partecipazioni che detiene in Europa, tutte in medie aziende, decisamente più piccole rispetto all’ex Ilva.

venerdì 27 febbraio 2026

Comunicato stampa sui 2500 pezzi spariti all'aeroporto militare di Brindisi - un comunicato che condividiamo - Slai cobas Taranto

Il Cobas insieme alle associazioni di sostegno ai Kurdi ed ai Palestinesi tornano Sabato 14 Marzo alle ore 16 davanti l'ingresso dell'aeroporto militare di Brindisi e sede della base ONU per gli aiuti umanitari .
Il motivo della manifestazione è quello di protestare contro l'economia di guerra , questo episodio del furto dei 2500 pezzi spariti, la richiesta di apertura di corridoi umanitari a Gaza ed in Siria ai curdi della di Kobane assediata da milizie para-Isis .
Il Sindacato Cobas è fortemente allarmato per la scomparsa di duemilacinquecento pezzi di aerei militari italiani dalla base di Brindisi dove Ge Avio, multinazionale americana, aveva il compito di manutenere gli aerei da guerra dell’Aeronautica italiana.
In particolare, si tratterebbe di componenti avioniche dei cacciabombardieri Tornado e Amx e dell’aereo di trasporto tattico C-130.
Prima considerazione :
il danno del furto è calcolato in 17 milioni di euro; cosa di per sé già preoccupante per il valore economico ma soprattutto perché è avvenuto all’interno di una base militare da cui non dovrebbe uscire una spilla.
Secondo:
quali strade hanno preso questi 2.500 pezzi di ricambio? Hanno preso strade pericolose quali il sostegno a qualche dittatore ,con la copertura magari dei servizi segreti?
Abbiamo aggirato forse così la legge sulle armi che vieta la esportazione di queste all’estero ?
Si parla di una pista che forse porta i pezzi rubati in Brasile un paese dove Bolsonaro, Presidente in quegli anni, si è reso famoso per i legami con la destra conservatrice di mezzo mondo.
Secondo il quotidiano La Repubblica, che ha dato la notizia, per questa sparizione sarebbero indagate insieme dalla procura di Roma e dalla procura militare dieci persone tra generali e vertici della logistica dell’Aeronautica e dirigenti di Ge Avio. L’ipotesi di reato, per tutti, peculato, ossia l’appropriazione o la distrazione di beni pubblici affidati per ragioni d’ufficio. Quelle componenti, agli investigatori che ne chiedevano conto, sarebbero state presentate ufficialmente come “fuori uso” e quindi come pezzi usurati, da rottamare. Ma in realtà la certificazione di inutilizzabilità sarebbe arrivata quando il materiale era già sparito.
Non è che si sta verificando nelle forze armate quello sta succedendo come l’omicidio dello spacciatore a Milano, dove si sta qualificando il tutto come episodi sporadici dovute alla presenza di mele marce.
A Brindisi la questione è troppo grossa per poter passare quasi inosservata.
Secondo nostri analisti una pista investigativa potrebbe essere che i pezzi forse non sono mai arrivati a Brindisi , causa insufficiente produzione delle industrie fornitrici ma contabilizzati lo stesso.
Tutto questo accade in una città di nuovi e grossi investimenti nel settore militare dovute ad una crescente economia di guerra, sottratte a settori come sanità ,scuola , scuola , servizi sociali.
Questo governo Meloni ha maturato un coinvolgimento anche economico sempre maggiore in guerre come l’Ucraina e il totale disinteresse per la Palestina e l’abbandono al loro destino dei Curdi in Siria .
Nonostante queste popolazioni chiedano a gran voce l’apertura di canali umanitari e di viveri.
Questo avviene nella città che ospita la più grande base al mondo delle Nazioni Unite per aiuti umanitari, che di umanitario sembra non avere più niente;
Nazioni Unite che con le sue agenzie ,come nel caso di Brindisi , hanno azzerato il loro compito originale che è dare soccorso ai cittadini coinvolti in guerre e carestie sempre più dovute ai cosiddetti cambiamenti climatici .
Questi fenomeni sono da attribuire ai potenti della terra che non si preoccupano per niente del destino del nostro pianeta.
Così il mondo non può più andare avanti , pena la sua distruzione…..E’ ora di finirla con guerre e distruzione dell’ambiente.
Brindisi 26 Febbraio 2026
Per il Cobas Roberto Aprile

Engels: "Soltanto il proletariato creato dall'industria moderna... è in grado di compiere la grande trasformazione sociale..." - dal blog proletari comunisti

Molto utile e in sintonia con la Formazione marxista che stiamo facendo

(da Teoria della Contraddizione di Alain Badiou)

"...l'ideologia comunista operaia di massa è materialista, e questo è il motivo per cui non se ne fa niente delle preghiere neoreligiose anticonsumistiche che i partigiani moderni del ritorno alla terra e dell'economia pastorizia vorrebbero propinargli. Engels mostrava, contro Proudhon, che l'annientamento delle classi si fonda su una dialettica lavoro/tempo libero di tipo nuovo, e di cui il proletariato è il primo portatore storico:

"Soltanto il proletariato creato dall'industria moderna, liberato da tutte le catene ereditarie, anche da quelle che lo inchiodano alla terra, solo il proletariato pigiato nelle grandi città è in grado di compiere la grande trasformazione sociale che metterà fine a ogni sfruttamento di classe e a ogni dominio di classe. [. ..]. Per Proudhon, invece, tutta la rivoluzione industriale degli ultimi cent'anni, il vapore, la produzione su larga scala, che sostituisce il lavoro manuale con le macchine e moltiplica la capacità produttiva del lavoro, è un evento quant'altro mai increscioso, qualcosa che non avrebbe dovuto mai accadere. Il piccolo borghese Proudhon vuole un mondo in cui ciascuno porti a compimento un prodotto tutto suo, autonomo, che sia immediatamente-adoperabile-e scambiabile; solo se in tal modo ciascuno recupera il pieno valore del suo lavoro in un altro prodotto, si sarà soddisfatto all"'eterna giustizia" e realizzato il migliore dei mondi. Ma questo mondo migliore proudhoniano è già stato schiacciato in boccio dal piede del progressivo sviluppo industriale, che da tempo ha abolito il lavoro singolo in tutti rami maggiori della grande industria e va abolendolo giorno per giorno anche nei minori e minimi; al suo posto mette il lavoro sociale, sostenuto da macchinari e da forze della natura assoggettate, un lavoro il cui prodotto, immediatamente scambiabile o adoperabile, è l'opera comune di più singoli, per le mani dei quali esso ha dovuto passare. Ed è proprio grazie a questa rivoluzione industriale che la capacità produttiva del lavoro umano ha raggiunto un simile apogeo, che - per la prima volta da quando esistono uomini - è data la possibilità, con una intelligente ripartizione di lavoro fra tutti, non solo di produrre a sufficienza per il lavoro abbondante di tutti i membri della società e per un cospicuo fondo di riserva, ma altresì di lasciare a ogni singolo sufficiente tempo libero perché si conservi quanto vale realmente la pena di conservare di ciò che costituisce la cultura storicamente tradizionale (scienza, arte, rapporti umani ecc.), e non solo di conservarlo, ma di trasformarlo da un monopolio della classe dominante in un bene comune della società intera, e di accrescerlo. E qui sta il punto decisivo. Non appena la capacità produttiva del lavoro umano si sviluppa fino a questo apogeo, sparisce ogni pretesto per l 'esistenza di una classe dominante. La ragione con cui si sosteneva la differenza di classe, infatti, è stata sempre questa, in fondo: deve sempre esservi una classe che non sia costretta a tormentarsi per la produzione del proprio mantenimento quotidiano, per avere tempo di curare il lavoro intellettuale della società. A questa fanfaluca, che finora ha avuto una sua grande giustificazione storica, ha tagliato le radici una volta per tutte la rivoluzione industriale degli ultimi cent'anni. L'esistenza di una classe dominante diviene ogni giorno di più un ostacolo allo sviluppo delle forze produttive industriali e, non meno, a quello della scienza, dell'arte, e segnatamente di ben ordinari rapporti umani".

Verso 8 marzo - locandina sciopero delle donne - fatela girare

giovedì 26 febbraio 2026

Taranto - contro padroni e sindacati collaborazionisti

Contro padroni e sindacati collaborazionisti - dura battaglia sindacale di classe nell'appalto Ilva/porto a tutela del lavoro, del contratto a tempo indeterminato, dei salari e condizioni di lavoro 

Nella prossima settimana importante report dello Slai cobas per il sindacato di classe

via Livio Andronico 47 Taranto 

slaicobasta@gmail.com - WA 3519575628 

Ex Ilva, Tribunale Milano: "Sospendere attività dello stabilimento di Taranto per rischi sulla salute"

La decisione, che arriva dopo un ricorso presentato dai cittadini, non è immediatamente esecutiva - L'impressione è che voglia essere "un colpo al cerchio e uno alla botte", da un lato una sentenza che non può non intervenire sul grave inquinamento dell'ex Ilva, dall'altra però non scontentare il governo, Urso e non intralciare troppo i suoi piani di svendita.

© Ansa

Il Tribunale civile di Milano, su richiesta dei residenti del Comune di Taranto, ha ordinato la "sospensione" dal 24 agosto della "attività produttiva dell'area a caldo dello Stabilimento" dell'ex Ilva a Taranto. Il tribunale fa riferimento a "rischi attuali di pregiudizi alla salute" e chiarisce che il decreto non è allo stato esecutivo e lo diventerà solo se non impugnato.

La decisione

 A dare la notizia il presidente del Tribunale, Fabio Roia, e il presidente della quindicesima sezione civile, Angelo Mambriani, che hanno accolto un ricorso di alcuni residenti e "disapplicato" parzialmente l'Autorizzazione Integrata Ambientale del 2025 con riferimento ad alcuni parametri ambientali fra cui il "monitoraggio PM10 e PM2,5, regime wind days, installazione serbatoi contenenti sostanze pericolose, temperatura minima di combustione delle torce alle quali sono inviati i gas di affinazione dell'acciaio, completa intercettazione delle emissioni diffuse in fase di trasferimento del coke".

In questo modo, il Tribunale di Milano, Sezione XV civile specializzata in materia di impresa, ha parzialmente disapplicato il provvedimento che autorizza l'attività produttiva dello stabilimento siderurgico di Taranto (AIA 2025) e ha ordinato la sospensione dell'attività dell'area a caldo a decorrere dal 24 agosto 2026. Il provvedimento, riferisce il Tribunale di Milano in una nota, è scattato "a tutela dei ricorrenti e delle altre persone residenti in Taranto, Statte e nei quartieri limitrofi allo Stabilimento Ilva da rischi attuali di pregiudizi alla salute, anche in applicazione di quanto previsto dalla Sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea".

"La disapplicazione dell'Aia 2025 è stata disposta con riferimento ad alcune prescrizioni (monitoraggio PM10 e PM2,5, regime wind days, installazione serbatoi contenenti sostanze pericolose, temperatura minima di combustione delle torce alle quali sono inviati i gas di affinazione dell'acciaio, completa intercettazione delle emissioni diffuse in fase di trasferimento del coke,) in relazione alle quali non sono stati previsti termini di esame e di realizzazione dei relativi interventi di ambientalizzazione e dunque in funzione acceleratoria della loro esecuzione", spiega il tribunale

"Ciò è stato disposto a tutela dei ricorrenti e delle altre persone residenti in Taranto, Statte e nei quartieri limitrofi allo Stabilimento Ilva da rischi attuali di pregiudizi alla salute, anche in applicazione di quanto previsto dalla Sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea del 25 giugno 2024 alla quale la questione era stata previamente rimessa". "La sospensione dell'attività produttiva avrà efficacia a decorrere dal 24 agosto 2026. Entro tale termine parti resistenti - Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria, Acciaierie d'Italia Holding in A.s., Ilva in A.s. - potranno adoperarsi per ottenere un'integrazione dell'Aia 2025 che abbia a oggetto l'indicazione di tempi certi e ragionevolmente brevi entro i quali gli studi di fattibilità, i piani e i cronoprogrammi menzionati nelle prescrizioni ritenute illegittime dovranno trovare effettiva attuazione e impegnandosi a tale tempestiva attuazione".

martedì 24 febbraio 2026

Antonietta Ricci alla cooperativa Owen sabato - per Slai cobas per il sindacato di classe e #iostocon la palestina Taranto

  

 

Dopo la riuscita manifestazione al carcere di Melfi per la liberazione di ANAN e di tutti i prigionieri palestinesi di sabato scorso in cui Antonietta e altri hanno  rappresentato Taranto

lunedì 23 febbraio 2026

Voci dalle manifestazioni di Melfi - proletari comunisti - da Ferrara e Rossano per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi

 

Ancora sul presidio di Melfi - Interventi di Bobo Aprile Brindisi - Raffaella #iostoconlapalestina Taranto - Tonino I. per Stellantis Melfi

Ma veramente gli operai ex Ilva si devono affidare a questo vendifumo?

DOBBIAMO BOICOTTARE LA VENDITA DELL'EX ILVA AL FONDO FLACKS. 

I SINDACATI CONFEDERALI E USB CHE FANNO? LA STRADA DEI "TAVOLI" PORTERA' AL FALLIMENTO!

Slai cobas Taranto

Mister Flacks, solo brochure e niente bilanci: «miracoli» e miliardi dell’inglese che punta all’Ilva (con la moglie)

Da Corriere della Sera - Finanza di Mario Gerevini

Selezionato dal governo per trattare in esclusiva. Il family office di Miami e il buio sui bilanci.Il caso dei 5 miliardi che diventano 7 in pochi giorni. 

Il «cavaliere bianco» nel 2022 acquistò un’azienda di vernici Usa: chiusa poco dopo

Michael Flacks è il cavaliere bianco dei casi disperati. Il governo lo ha selezionato per trattare in esclusiva l’acquisto degli asset ex Ilva. Al di là del costo simbolico di 1 euro, sul tavolo c’è un’operazione di rilancio di grandi proporzioni (5 miliardi di investimenti industriali) e impatto sociale (8.500 dipendenti coinvolti).
Quindi bisogna avere capitali ed esperienza di turnaround industriali (preferibilmente siderurgici) ad alto livello di complessità. Mister Flacks, cittadino inglese residente a Miami, risponde a questi requisiti?

Il caso Kelly Moore 
- Qualcosa non torna se si va al sodo, cioè se si entra nel “portafoglio” del suo Flacks Group. Dove dall’oggi al domani, all’inizio del 2026, si sono materializzati nuovi asset per 2 miliardi di dollari in più. Tre miliardi se il confronto è tra agosto e oggi. Ma come ha fatto? Un genio o un mago? Ci arriviamo.

Intanto segnaliamo che nel 2022 acquistò un’azienda americana di vernici (Kelly Moore Paints, fondata nel 1946) da 400 milioni di fatturato e 1.200 dipendenti. Flacks presidente, il suo braccio destro Charles Gassenheimer amministratore delegato. L’azienda ha chiuso per sempre poco più di un anno dopo il loro insediamento. Sul sito di Flacks Group il progetto Kelly-Moore Paints è sotto il titolo «I nostri recenti successi».

Flacks Group non è un fondo di investimento che raccoglie capitali da piccoli e grandi investitori. L’uomo d’affari americano è stato chiaro: «È un family office, siamo io e mia moglie». Dunque Michael Aubrey Flacks (58 anni) e Deborah Rhonda Flacks (63) partendo da una holding familiare che ha il core business negli immobili e radici societarie nel poco trasparente Delaware, muovono le loro leve imprenditoriali e i loro (misteriosi) capitali prima verso aziende di piccole-medie dimensioni poi, improvvisamente, alzano la posta: ex Ilva e British Steel. 
 

Bilanci? Non pervenuti - Il sito web di Flacks Group non fornisce bilanci: nulla su ricavi, utili/perdite, debiti, dipendenti ecc. A richiesta scritta di avere almeno gli highlights economici delle società non ci è stata data risposta. Flacks non è quotato in Borsa e non possiede alcuna azienda a listino quindi non ha stringenti obblighi informativi. Tuttavia si muove in un contesto di mercato, come oggi in Italia, dove le controparti sono istituzionali e pubbliche: governi centrali e locali, sindacati, autorità regolatorie. 

In assenza di bilanci pubblici che cosa arriva sotto gli occhi degli addetti ai lavori? La «Flacks Group Brochure», il testo “sacro” (ed essenziale) che Michael e la moglie esibiscono come biglietto da visita. Ma occhio alle date. La versione che girava tra pc e scrivanie fino allo scorso agosto dava tre cifre chiave: 4 miliardi di dollari in asset gestiti; aziende target con fatturati tra 250 milioni e 5 miliardi; equity ticket di 500 milioni, cioè la quota che Flacks è disposta a investire di tasca propria (cresciuta prodigiosamente in pochi mesi dai precedenti 200 milioni). 

Passa l’autunno e al 31 dicembre 2025 i 4 miliardi di asset sono diventati 5 miliardi. Passa ancora qualche settimana e siamo a oggi: il patrimonio è lievitato a 7 miliardi, secondo l’ultima versione del documento ufficiale. Nel frattempo nessuna news di investimenti o plusvalenze miliardarie. Né, come detto, esiste il riscontro di un bilancio. 

Il tavolo e le carte - In portafoglio ci sono tuttavia molti asset immobiliari di grande valore e alcune aziende industriali, anche in Europa, come Pleuger (ingegneria meccanica) e Artemyn (minerali per l’industria della carta). La loro holding, Pleuger Minerals del Delaware, proprio pochi giorni fa ha deliberato di non liquidare la Artemyn France che ha un patrimonio netto negativo. Sono soprattutto medie aziende. 
Sul tavolo è presumibile che il governo abbia visto e misurato le carte “vere”...
  
Michael Flacks intanto afferma sicuro: «Abbiamo pianificato 5 miliardi di investimenti». E, intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno: «Se vi dicessi che vengo a Taranto succederebbe come quando i Beatles sono andati in America, accolti da folle oceaniche». Il ministro delle Imprese Adolfo Urso conta di chiudere la vendita «entro aprile». Quando mister Flacks potrebbe già aver raggiunto i 10-15 miliardi di asset. Nella brochure...

Ciao Tanino, combattente coraggioso vivrai sempre nelle nostre lotte - Messaggi da lavoratori

 AL FUNERALE


Tantissime persone, soprattutto tanti lavoratori, lavoratrici hanno salutato Tanino, in particolare i suoi colleghi di lavoro della Ex Pasquinelli.

Vi erano delegazioni dei lavoratori e lavoratrici Slai cobas degli asili, del cimitero, dell'ex Ilva, delle pulizie delle scuole, dell'Amiu, ecc.

A dimostrazione di quanto Tanino era conosciuto, circondato dall'affetto, apprezzato nel suo impegno sincero nelle lotte, per il lavoro, per il diritto alla salute, per condizioni di lavoro dignitose.

Tanti anni di lotta: dalla grande lotta dei Disoccupati organizzati, alla battaglia per i corsi di formazione finalizzati al lavoro, dalle prime assunzioni nella raccolta differenziata, alla battaglia dura verso l'Amiu e Comune per il lavoro stabile, per la difesa della salute all'ex Pasquinelli, poi le lotte contro i lavori precari con le ditte, contro il licenziamento politico, quasi una vendetta del ex pres. Amiu Mancarelli; quindi il ritorno all'ex Pasquinelli, dove le condizioni di lavoro erano e sono sempre a rischio.

Questo esempio di Tanino di coraggioso combattente lo vogliamo consegnare a tutti i lavoratori e lavoratrici, e soprattutto ai lavoratori della ex Pasquinelli, che devono ora trasformare la loro tristezza per la morte di Tanino in ribellione, in lotta vera, perchè non si può, non si deve morire per il lavoro, per colpa di Amiu, Comune, padroni delle ditte.

Chi vuole finalmente ribellarsi sappia che troverà nello Slai cobas il massimo sostegno. 

Un abbraccio forte alla moglie Alessandra, ai suoi figli - Sappiamo che il loro profondo dolore si trasformerà in forza per avere giustizia contro Istituzioni, Ditte responsabili della morte di Tanino. 

 SLAI COBAS TARANTO

TANTI SONO STATI I MESSAGGI DEI LAVORATORI SLAI COBAS - ne riportiamo solo alcuni:

- I lavoratori dello Slai Cobas Bergamo: siamo vicini alla famiglia di Tanino, un operaio combattivo che ha sempre lottato per la difesa della salute sul posto di lavoro e che si è organizzato con il sindacato di classe per affermare ogni giorno che i lavoratori devono andare a lavorare per vivere non per morire. Questo spirito ci serve per continuare a lottare contro padroni, governi, istituzioni nella prospettiva di rovesciare questo sistema fondato sullo sfruttamento per il profitto di pochi sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie. 

Lo Slai Cobas sc Palermo: mandiamo un forte abbraccio alla famiglia di Tanino Malecore, un lavoratore combattivo e determinato che abbiamo conosciuto e che continueremo a ricordare nelle lotte necessarie che si devono mettere in campo per difendere non solo il lavoro ma la nostra stessa vita. 

Dalle lavoratrici degli asili: Ci dispiace infinitamente.. Ha sempre lottato

domenica 22 febbraio 2026

Ieri giornata importante di solidarietà ad Anan al carcere di Melfi e a tutti i prigionieri palestinesi - in legame/collegamento con i presidi alle carceri di Rossano e Ferrara

Una bella, combattiva, sentita iniziativa al carcere di Melfi per dire forte: Anan siamo di nuovo qui con te; lotteremo fino alla tua liberazione, ancora di più contro la grave condanna - Palestina libera! Ora più che mai con la Resistenza palestinese.

Da vari posti della Basilicata, da Taranto, da Brindisi a Bisceglie, Bari, alla Campania, ecc. rappresenti e delegazioni di compagne e compagni, di donne, giovani, operai. 

Abbiamo gridato per far arrivare la nostra voce all'interno del carcere; tanti importanti interventi di denuncia del genocidio che continua, dei mostri Netanyahu, Trump, contro la complicità del governo Meloni che chiede da serva il suo tornaconto affaristico sulla "ricostruzione" di Gaza, contro la repressione, lo Stato di polizia che tiene in galera tanti palestinesi e solidali con la Palestina, ecc. ecc.

L'appello alle prossime mobilitazioni nazionali e locali, in particolare quella del 1° marzo per la liberazione di Hannoun a Terni; 

in legame con la mobilitazioni contro Eni, Leonardo, Fondo Flacks e con le nuove iniziative in preparazione al consolato onorario affaristico di Bari e alle Basi militari contro la militarizzazione e il riarmo.

Bello, emozionante è stato il collegamento telefonico con i presidi in contemporanea a Rossano e a Ferrara, dove sono rinchiusi altri prigionieri politici palestinesi.

Rabbia, combattività, ma anche gioia, per essere sempre e ancora qui uniti e determinati, ogni realtà con il suo apporto - Questo ha significato anche il ballo palestinese davanti al carcere - di cui pubblichiamo un breve video. 

In questo blog vogliamo dare una prima immagine del presidio a Melfi con alcune foto e il video.

Seguiranno interventi  





Taranto Palestina - Riprendiamo la mobilitazione - 1 - Intervento di Antonio Mazzeo

Dall'intervento di Antonio Mazzeo, ricercatore, all'assemblea della Freedom Flotilla del 14 febbraio a Taranto


...
ho accumulato un altro debito con i compagni palestinesi perché credo che dobbiamo assolutamente rafforzare ulteriormente il nostro impegno sapendo benissimo che gli spazi di agilità per noi si sono ridotti.

Non lamento nulla, questo tempo oggi è orribile. Mi sono messo a leggere il decreto Romeo sull'antisionismo e l'antisemitismo.

Quello che a me personalmente preoccupa molto più del sostegno che questo Paese sta fornendo a Israele per perpetuare il genocidio sulla popolazione palestinese è esattamente mutuare da Israele le modalità con cui gestisci il Paese, con cui gestisci l'economia, con cui gestisci la finanza. E nel resto, le sorelle, i fratelli migranti e quello che succede nel Mediterraneo sono i laboratori scientifici per poi applicare le modalità di controllo sociale e di limitazione dei diritti fondamentali verso quelli che oggi ritengono di essere fortunati perché hanno la cittadinanza che oggi viene negata alle sorelle, ai fratelli palestinesi.

Tra l'altro, attenzione, perché nell'ultimo decreto, quello della militarizzazione del Mediterraneo, quello che formalmente dichiara guerra con il blocco navale, si riproduce in territorio italiano esattamente quello che Israele fa con le armi ormai, nei due terzi del Mediterraneo. E quello che oggi viene minacciato alle imbarcazioni dei migranti serve soltanto per impedire le operazioni di soccorso, quelle

Taranto Palestina - Riprendiamo la mobilitazione - 2 - Intervento Slai cobas

Dall'intervento dello Slai cobas per il sindacato di classe all'assemblea organizzata dal Coordinamento di Taranto della Freedom Flotilla del 14.02.26.

Noi abbiamo due impegni. Primo, smascherare di fronte ai lavoratori, come ogni organizzazione sindacale deve fare, i danni per gli interessi dei lavoratori e della città del passaggio dell’Ilva nelle mani del Fondo Flacks.

Ma come proletari internazionalisti dobbiamo anche mostrare il ruolo di questo Fondo nella partita di Israele. Il legame tra questo Fondo, come finanziatore e sostenitore attivo dell'ala più estrema tipo nazista, e Israele, è una questione centrale per chi ha una concezione e lavora in una visione internazionalista, perché gli operai siano fratelli, siano uniti dalla solidarietà internazionale e le forze che si rifanno alla classe operaia siano internazionaliste. Per questo è fondamentale che gli operai esprimano un chiaro No a questo Fondo.

E' un lavoro che abbiamo già cominciato. Nella prossime settimane faremo uno specifico comizio alla fabbrica tematizzato solo su questo, perché è importante considerare i lavoratori come i soggetti principali di questa dinamica dell'ingresso del Fondo Flacks nella proprietà dell’ex Ilva. Lo stesso vale alla Leonardo.

La nostra considerazione è che i lavoratori sono una forza materiale indispensabile per combattere dall'interno dell'industria. E in un certo senso gli operai della Leonardo lo stanno dimostrando; hanno

fatto un appello per la Palestina: “non il nostro nome”, in distinzione/critica con il ruolo che la Leonardo svolge in Palestina. Quest'appello ora è arrivato a Torino, agli operai della Leonardo. Quindi gli operai sono interlocutori necessari, indispensabili nel movimento di solidarietà con il popolo palestinese.

Andare alle fabbriche di sabato quando gli operai non sono in fabbrica è chiaramente un'azione lodevole per la denuncia delle fabbriche della guerra in ogni momento, in ogni giorno; ma il punto è smuovere dall'interno, trasformare gli operai da lavoratori per una fabbrica in oppositori di una fabbrica che produce morte per i popoli e che contribuisce nel nostro paese alla trasformazione imperialista, fascista guerrafondaia di tutto il paese, e che sulle guerre, massacri ci fa profitti.

Come sempre ci rivolgeremo a tutti e anche a tutte le organizzazioni sindacali, che sono, nelle loro direzioni, dall'altra parte.

Una campagna che tocca a noi farla perché gli operai devono comprendere quello che sta realmente avvenendo nel mondo il cui cuore è la questione palestinese; ma, come vediamo, anche ciò che avviene dall'America Latina all'Asia. Tutti i governi peggiori prendono a modello il sionismo, il fascismo. All'interno dei paesi imperiali va avanti una “israelizzazione del diritto”, come modello preso da Israele e dagli Stati Uniti.

Questa battaglia l'abbiamo fatta e la vogliamo fare anche perché nella nostra città ci sono tutti i “guai”, ma ci sono anche tutte le opportunità per essere una città che si riprende sul terreno delle condizioni di vita e di lavoro, sul terreno dell'inquinamento e si riprende sul ruolo di lotta che questa città viene chiamata a svolgere con le sue fabbriche, con la sua Base navale e con il sistema politico che si riconosce pienamente in quello che fanno gli industriali, i padroni dell'Ilva.

La dobbiamo fare insieme, andare insieme all'Ilva, all'Eni, alla Leonardo, alla Base navale, e rendere difficile i messaggi che in queste fabbriche dicono agli operai.

Noi dobbiamo costruire una mobilitazione generale della classe operaia e di tutti coloro che si riconoscono nelle ragioni necessarie di questa battaglia.

La seconda questione è il sostegno alla resistenza. Perché chi ha una comprensione effettiva di ciò che succede al popolo palestinese non può non riconoscere che questo popolo si organizza, resiste; e il cuore di questa ribellione è la resistenza palestinese e il sostegno alle sue dichiarazioni di rifiuto delle presenze straniere, del “piano di pace” di Trump.

Sono questioni che noi dobbiamo portare a conoscenza, perché sono i popoli che si liberano e i popoli che si liberano hanno le loro forme necessarie per liberarsi, e da che mondo è mondo sono le guerre del popolo, è la lotta anti imperialista, è la lotta armata.

Anche nel nostro paese non basta dire che avanza il fascismo e il nazismo e poi non pensare che dal il fascismo, dal nazismo, la storia ce lo ha insegnato, ci liberiamo solo attraverso la lotta antifascista applicata alla realtà attuale del nostro paese - che evidentemente non è quella del ‘45 ma non è poi così lontana da quella del ‘45 se tutti riconosciamo che si avvicina anche a una guerra imperialista mondiale, contro cui il cuore è stata la Resistenza.

IL 21 febbraio torniamo fuori dalle carceri di Melfi a fare sentire forte l'opposizione alla sentenza italiana che ha condannato il prigioniero palestinese Anan a 5 anni e 6 mesi. Andiamo per far sentire la nostra vicinanza ad Anan. Il carcere di Melfi è piccolo e le voci dei manifestanti si sentono all'interno. Anche il 21 facciamo sentire ad Anan che siamo con lui come lo siamo stati nei mesi in cui si teneva il processo.

Così come siamo a Terni per Hannoun, siamo a Rossano, e saremo ovunque ci sono prigionieri politici palestinesi.

Siamo contenti che ci siano convegni/assemblee sulle leggi per la sicurezza, però con tutta sincerità invitiamo i compagni a venire a Melfi il 21 perché ognuno di noi dovrà fare la sua parte in questa battaglia anche con le proprie caratteristiche che dipendono dal loro tipo di organizzazione; in questo senso il coordinamento Freedom Flotilla di Taranto è una realtà composita e questo deve voler dire che tutti devono fare il loro.

sabato 21 febbraio 2026

Per la Palestina contro la repressione - lotta e non parole - delegazione da Taranto a Melfi oggi

 

Carcere di Melfi 21 febbraio ore 15 
presidio interregionale 
contro la sentenza di condanna per Anan
 - Per esprimere solidarietà e vicinanza ad Anan 
 - contro la montatura per Hannoun - contro la repressione del movimento palestinese e del movimento di solidarietà con la Palestina 
 La resistenza non è reato, la solidarietà è un’arma non un reato! 
 Liberi tutti! Palestina libera! 

Da Taranto delegazione con mezzo collettivo 

per info e adesioni 3519575628

mercoledì 18 febbraio 2026

Tanino Malecore è morto - un saluto commosso dai lavoratori e lavoratrici dello slai cobas - info sul funerale nelle prossime ore e un ricordo pubblico

 Il nostro Tanino Malecore - delegato sindacale Slai cobas all'ex Pasquinelli - è morto 
 

Un abbraccio forte alla  moglie Alessandra che da quando è stato ricoverato è stata sempre con lui, giorno e notte, con una forza eccezionale; lo stesso i figli.

Malediciamo i responsabili della morte da tumore di Tanino, l'Amiu, il Comune, le Ditte che si sono susseguite, che alle denunce di Tanino sulle inaccettabili condizioni di lavoro, sulla mancanza gravissima di interventi a difesa della salute, della sicurezza, rispondevano negando la gravità della situazione o con la repressione, addirittura con un licenziamento a Tanino (che poi per la battaglia dello Slai cobas si sono dovuti rimangiare).

Oggi, come dicono gli altri lavoratori ex Pasquinelli, le condizioni sono come prima e peggio di prima: si mettono le mani in rifiuti pericolosi, sul nastro passano topi, scarafaggi, si respirano esalazioni tossiche. Altri lavoratori si stanno ammalando.

Basta, basta, meledetti! Dovete pagare caro!

Lo Slai cobas per Tanino, con i lavoratori e le lavoratrici che vogliono ribellarsi, preparerà una dettagliata denuncia. 

Le compagne e i compagni dello Slai cobas 

Sabato 21 Febbraio Presidio di solidarietà a Melfi per Anan Yaeesh e per la Palestina libera - da taranto delegazione partenza ore 12 sede slai cobas info 351957562


Dopo i presidi solidali sotto la casa circondariale di Melfi del 13 e del 26 Ottobre 2025, poi del 15 Novembre; dopo il corteo interregionale che il 13 Dicembre si è snodato per le strade di Melfi per giungere sotto il carcere locale di massima sicurezza, sabato 21 Febbraio 2026, a partire dalle ore 15, si terrà un nuovo presidio di solidarietà a favore del prigioniero politico palestinese Anan Yaeesh, che in questo carcere è stato trasferito da Settembre in custodia cautelare dalla sezione di alta sicurezza del carcere di Terni per allontanarlo da un consolidato circuito di sostegno esterno.

Con Anan, che ha ingiustamente subito lo scotto di oltre due anni di detenzione preventiva per un surreale processo che lo vede imputato per “terrorismo internazionale” (art. 270 bis c.p.) a causa del suo sostegno, mai rinnegato, alla Resistenza palestinese; che da Melfi ha subito l’ignominia delle udienze del 21 e del 28 Novembre del processo celebrato al Tribunale dell’Aquila, condivideremo collettivamente l’indignazione contro un processo voluto da istituzioni e servizi segreti dello stato genocida di Israele. Si è trattato di un processo smaccatamente politico, che si è concluso in primo grado lo scorso 16 Gennaio con una condanna a 5 anni e 6 mesi.

Al di là della richiesta del PM a 12 anni per Anan e dell’assoluzione per i coimputati Alì Irar e Mansour Dogmosh (rei di essere conoscenti palestinesi…) per totale mancanza di elementi probatori; al di là della già annunciata impugnazione del dispositivo di sentenza e del conseguente secondo grado del giudizio, si è trattato dall’inizio di un processo alla Resistenza più volte segnato da gravi limitazioni del diritto alla difesa e da ricorrenti quanto improvvide ingerenze, che sono state possibili non di certo in virtù del diritto internazionale e di quanto previsto dalla Carta costituzionale italiana, bensì dalla natura degli interessi commerciali, militari e finanziari che intercorrono tra aziende e governo italiani con lo stato genocida e di apartheid di Israele.

Anan resta a tutti gli effetti un perseguitato politico, che in Israele ha subìto ripetute torture e tentativi di omicidio, ma ciò nonostante ha rischiato (nel Gennaio 2024) di essere rispedito ai suoi carnefici dopo essere stato arrestato su loro richiesta dalle competenti autorità italiane.

In forme diverse, ma con procedure analoghe dettate dalla cinica determinazione antistorica in atto di criminalizzare i palestinesi e quanti si adoperano anche in Italia per esprimere solidarietà e reclamare il diritto all’autodeterminazione di chi soffre, vive e lotta a Gaza e in Cisgiordania, sono finiti agli arresti Mohammad Hannoun, presidente dell’API (Associazione Palestinesi d’Italia), ora nel carcere di Terni con l’accusa di finanziare Hamas, nonostante l’esclusione delle “prove” presentate da Israele.

Su richiesta israeliana vengono imprigionati e processati in Italia partigiani palestinesi rifugiati politici; vengono colpiti e arrestati palestinesi che, in piena guerra genocida, raccolgono aiuti umanitari per il loro popolo sterminato da bombe, fame, malattie diffuse; viene repressa la solidarietà al popolo e alla resistenza palestinesi con condanne pesantissime come quella a Tarek, mentre contro studenti pro-Palestina si moltiplicano i fermi, gli arresti domiciliari, le schedature, portando per “disciplinamento” la museruola e la repressione anche all’interno delle scuole pubbliche.

Da Melfi il 21 Febbraio contribuiremo a rendere più forte e visibile il legame tra tutte le mobilitazioni, creando un ideale abbraccio solidale con Anan Yaheesh, ma anche con Ahmed Salem, Yaser Alassali e Riyad Albastangi, nel corso del contemporaneo presidio a Rossano Calabro, così come con Raed Dawood a Ferrara.

Le soluzioni autoritarie e poliziesche sono destinate a durare poco.

Ogni processo contro la solidarietà è un processo contro la libertà di tutte e di tutti.

Chiediamo alla stampa di non oscurarci; chiediamo alle associazioni antifasciste e alle persone autenticamente democratiche di non aver paura e partecipare, perché della paura e del silenzio si alimentano i regimi repressivi. Perché la liberazione della Palestina è liberazione di tutte e tutti!

Perché la solidarietà è un’arma e per questo il potere la vuole spezzare!

Reti per la Palestina di Basilicata

Potenza, 18 Febbraio 2026