Comunicato Stampa
6 novembre importante assemblea pubblica a Potenza sul processo ambiente svenduto e sulla situazione ex ILVA di Taranto
La mattina del 6 Novembre si celebrerà a Potenza una nuova udienza del processo “Ambiente Svenduto”, vergognosamente trasferito dalla sede naturale di Taranto dopo oltre 7 anni di svolgimento e di produzione di atti.
Cittadini e cittadine, operaie ed operai, studenti e studentesse, esponenti di sindacati e di associazioni, sono invitati/e a partecipare all’assemblea pubblica che si terrà a Potenza venerdì 6 Novembre presso i locali del CSV (Centro di Servizio al Volontariato), in via Sicilia n. 10, dalle ore 17 alle ore 19.
All’assemblea, indetta congiuntamente dal Coordinamento No Triv Basilicata e dal sindacato SLAI- COBAS di Taranto, parteciperanno esponenti delle parti civili al processo in corso al Tribunale di Potenza e gli avvocati Antonietta Ricci (TA) e Gianluca Vitale del foro di Torino
L’assemblea affronterà in tale contesto i seguenti punti:
Cosa può accadere a seguito della sentenza della Cassazione del 20 Ottobre - con conferma o meno della chiusura dell'area a caldo
Resoconto ed analisi della lotta e della reazione operaia e dei cittadini
Resoconto ed andamento delle udienze del processo in atto a Potenza denominato “Ambiente Svenduto” che mette sotto accusa Riva e complici della gestione fino al 2012. Informazione sul nuovo maxi processo che si annuncia in seguito alla messa sotto accusa della gestione arcelor mittal
Il legame tra Taranto e la Basilicata
Coordinamento No Triv Basilicata SLAI COBAS Taranto info 3475301704
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nell'assemblea cosiderazioni
Quanto il processo in corso sia carico di sofferenze per i lavoratori e per la città ionica, ce lo segnala la via crucis dell’affare ILVA, disseminata di morti sul lavoro, tumori, malattie cardiorespiratorie dei cittadini di ogni età, fino alle ultime indagini in corso che vedono alla ribalta i vertici di Acciaierie d’Italia e la costellazione di sodali in affari che non hanno mai disdegnato di utilizzare qualsivoglia strumento corruttivo per aggirare il rispetto delle misure di sicurezza così come le soglie emissive.
Di fronte al tentativo di marginalizzare ed occultare agli occhi degli stessi lavoratori, delle loro famiglie, della stessa stampa, un processo scandaloso di grande rilievo nazionale, è necessario quantomeno riuscire a cogliere la portata dello stesso in termini non soltanto economici, ma anche politici, sociali, ambientali, nonché strettamente giuridici.
In un quadro in cui gli operai ex Ilva e appalto sviluppano a taranto nelle forme di blocchi assemblee e scioperi la lotta per il lavoro, il salario, la sicurezza e la salute e in città rappresentaze ambientaliste e parte dei cittadini manifestano per la chiusura della fabbrica
Il legame tra Taranto e la Basilicata più organico e strutturale di quanto possa sembrare. Prova ne sono gli effetti immediati sulla mancanza di carburante alla pompa quando gli operai ex ILVA hanno deciso di bloccare gli ingressi della raffineria ENI.
La stessa raffineria che tratta il greggio proveniente dai giacimenti della Val d’Agri e di Tempa Rossa. Ne sono prova anche i progetti in funzione retroportuale della ZES Val Basento; i numerosi occupati in acciaieria e nel suo indotto, ma inevitabilmente i comuni destini segnati dalla qualità e quantità dell’acqua disponibile, la necessità di mettere virtuosamente mano alle bonifiche, la conquista del diritto alla salute con un lavoro dignitoso ed all’altezza del bene comune.
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