martedì 14 dicembre 2021

Incontro al MISE su Acciaierie d'Italia - Per il Min. Giorgetti (MiSE) gli operai si devono attaccare alla "speranza"

L'incontro di ieri al MISE con la presenza di tutti, ha posto solo una certezza: ben che vada ci vorranno 10 anni per la trasformazione a idrogeno e l'attuazione del piano industriale di produzione; ma anche questo tempo, enorme, non è certo, ma condizionato da: il dissequestro degli impianti, chi mette i soldi, la variabilità del costo del gas e dell’elettricità, i percorsi autorizzativi per l'AIA, e la guerra sul mercato mondiale dell'acciaio che per vincerla da parte di Acciaierie d'Italia, di Mittal e Governo, deve tagliare costi e aumentare la produttività/sfruttamento di impianti e soprattutto di operai. 

Per i lavoratori, resta - come vuole Giorgetti - la speranza... Perchè di soluzione dei grossi problemi di lavoro, di porre fine alla cassaintegrazione che mangia gran parte del salario, di sicurezza, salute, sia attuali che futuri non solo non c'è niente, e continueranno a peggiorare le condizioni di sicurezza, salario, manutenzione degli impianti, ma per il futuro ciò che è sicuro sono gli esuberi, almeno dell'ordine dei numeri totali di cassintegrati - Tant'è che la Fiom ha chiesto una legge speciale per gli ammortizzatori speciali, interventi sull’occupazione per gestire e riqualificare le persone che saranno escluse dalla transizione ecologica; cioè che saranno licenziate. 

Da parte dei sindacati vi sono ancora e sempre lamentele, ma ancora e sempre nessuna piattaforma concreta di difesa delle condizioni degli operai; nessun piano di lotta quotidiano e generale.

Questo invece serve! Altro che "speranza" da un lato e "lamentele" dall'altro. 

Gli operai quando devono imporre i loro interessi LOTTANO! SI ORGANIZZANO!

Slai cobas per il sindacato di classe

Dal Corriere di Taranto
 
Si è svolto al MiSE il tavolo su Acciaierie d’Italia alla presenza dei ministri Giorgetti e Orlando, i governatori della Regione Puglia Michele Emiliano e della Liguria Giovanni Toti, i rappresentanti del ministero della Transizione ecologica e del ministro del Sud, i vertici dell’azienda, Invitalia e i sindacati nazionali metalmeccanici.

“Il piano presentato – dice Giancarlo Giorgetti – è realistico ma non semplice. Il passaggio all’idrogeno e la gestione e le conseguenze degli aspetti occupazionali hanno bisogno di tempo”. Per questo, prosegue il ministro dello sviluppo economico, e alla luce del fatto che “il quadro delineato oggi è più complicato di quanto ci aspettassimo, serve fiducia e speranza da parte di tutti coloro che oggi siedono a questo tavolo . Il governo farà la sua parte, continuerà a lavorare con spirito costruttivo mettendo ordine in un pacchetto di norme e di strumenti che consentano di gestire la fase di transizione verso il green di un settore strategico quale quello dell’acciaio”.

Nel corso dell’incontro il presidente di Acciaierie d’Italia Bernabè e l’amministratore delegato dell’azienda Morselli hanno illustrato le linee guida del nuovo piano industriale che ha l’obiettivo decennale di arrivare alla completa decarbonizzazione dello stabilimento di Taranto di Acciaierie d’Italia.

Il nuovo piano, che prevede un investimento complessivo di 4,7 miliardi di euro, si articolerà su quattro obiettivi che dovranno garantire nei prossimi anni la continuità produttiva attraverso il ritorno alla piena occupazione dei lavoratori entro il 2025, il raggiungimento della sostenibilità ambientale nella produzione di acciaio con il passaggio dal carbone all’idrogeno e con l’utilizzo di forni elettrici. Tutto ciò perseguendo gli obiettivi di sostenibilità economica per ottenere un prodotto competitivo sul mercato, per qualità e per costo, che consenta di raggiungere i livelli di crescita produttiva prevista in 8 milioni di tonnellate al 2025. Entro questa data gli investimenti in tecnologie innovative, alcuni già avviati, che secondo le previsioni della società e del MiSE consentiranno già una riduzione di circa il 40% di CO2 e del 30% delle polveri sottili.

“...ancora molto lontane dal dettaglio degli investimenti, delle risorse e dei tempi necessari alla realizzazione del piano stesso. Si è molto insistito sulle condizioni esterne, a partire da quelle contenute nell’accordo tra Governo e ArcelorMittal del dicembre 2020: la necessità del dissequestro degli impianti, la possibilità che da esso deriva la disponibilità al finanziamento corrente, alla variabilità del costo del gas, dell’elettricità, dai percorsi autorizzativi per quanto riguarda la nuova autorizzazione integrata ambientale“. Così in una nota congiunta Francesca Re David segretaria generale Fiom-Cgil e Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile siderurgia... 

“È stato un incontro interlocutorio che però ha cominciato a fare chiarezza rispetto ai tempi e il programma di decarbonizzazione 10 anni... (MA) sono emerse molte criticità rispetto agli equilibri del nuovo assetto societario perché, da un lato c’è il tema degli approvvigionamenti dell’energia e dei costi necessari al nuovo impianto, dall’altro c’è quello di chi mette le risorse e come... Nel frattempo però bisogna continuare a lavorare in un impianto che ha scarsa manutenzione, con un problema di sicurezza e gli impianti che lavorano in maniera alternata e con aziende dell’indotto che non vengono pagate... positivo che i ministri competenti abbiano anche ipotizzato l’idea di una legge speciale sulle decarbonizzazioni... Ci sarà bisogno di ammortizzatori speciali e di interventi sull’occupazione che non sono solamente la classica cassintegrazione ma di gestione e riqualificazione delle persone che saranno escluse dalla transizione ecologica”.

“...Un piano di dieci anni come quello che ci è stato a grandi linee accennato, di cui quindi non conosciamo i dettagli, è una eternità e la situazione impiantistica intanto è disastrosa, gli impianti si fermano e i lavoratori vengono messi continuamente a rischio”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm...

“Al momento – dice il leader dei metalmeccanici della Uil – abbiamo migliaia di lavoratori in cassa integrazione, le ditte terze non vengono pagate e i lavoratori di Ilva in As non sono stati neanche considerati. Siamo in grado di assicurare un futuro a questi lavoratori? Quando iniziamo? L’unica certezza ce la può dare il rifacimento dell’altoforno 5, con tecnologie innovative a zero impatto ambientale come previsto dall’unico accordo sindacale del 6 settembre 2018, altrimenti diciamoci con chiarezza che possiamo già passare al piano b”. “E per quanto riguarda il dissequestro – aggiunge Palombella – occorre fare gli investimenti necessari affinché ciò avvenga, diversamente è chiaro che il giudizio della magistratura sarà negativo. Ma dobbiamo fare quello che tocca a noi per arrivare a quell’appuntamento con un piano credibile. Il messaggio di speranza di Bernabè è positivo – conclude – ora inizia un confronto per discutere e approvare un piano che deve davvero tutelare ambiente e occupazione”...

“L’incontro odierno presso il Ministero dello sviluppo economico ha dimostrato che USB ha sempre avuto ragione: definito da qualcuno addirittura preliminare, l’incontro non ha permesso in alcun modo di valutare concretamente il “piano” di Acciaierie D’Italia. Al MiSE abbiamo visto solamente un’azienda che ha posto una serie infinita di pregiudiziali e condizionalità per poter andare avanti (su un piano che si svolgerebbe in un arco temporale di 10 anni) partendo dal dissequestro degli impianti, passando per la questione energetica e finendo col porre la questione di un accordo sindacale che discuta di come gestire l’occupazione. USB ha ribadito che l’unica discussione possibile è quella che salvaguardi il reddito e l’occupazione di tutti i lavoratori, compresi quelli di Ilva in AS, neanche menzionati, e le società in appalto che non sono più in grado di pagare gli stipendi tredicesima mensilità”.
“...la questione doveva essere affrontata in un quadro di accordo di programma con la totale dismissione delle fonti altamente inquinanti e abbiamo espresso la necessità di un intervento legislativo straordinario per gestire il quadro reddituale e l’occupazione dentro al contesto straordinario della transizione ecologica e del rilancio industriale della siderurgia...” concludono dall’Unione Sindacale di Base – Industria.

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