giovedì 14 maggio 2026

L’omicidio di Bakari Sako è stata una caccia allo straniero - Tutti ora parlano di razzismo - L'unico che non lo dice è il Comune

OGGI ALLE 17,30 PRESIDIO IN PIAZZA FONTANA - NOI CI SAREMO

Da Repubblica
di Pierfrancesco Albanese
L’omicidio di Bakari Sako è stata una caccia allo straniero, baby gang di Taranto ha ucciso a caso

Nessuna lite alla base dell’omicidio, il gruppo di minorenni ha trascorso una nottata alle slot prima dell'aggressione mortale. E ha inveito contro un altro ragazzo straniero di passaggio, prima di uccidere
Non c’è stata alcuna lite, ma una caccia allo straniero conclusa con il brutale omicidio del bracciante maliano Bakari Sako. La cui unica colpa è stata quella di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato: in piazza Fontana, a Taranto, all’alba di sabato. Quando un branco di ragazzini, nella quasi totalità minorenni, lo ha accerchiato, pestato e accoltellato a morte.

La sequenza agghiacciante nel decreto di fermo eseguito nella serata di ieri dagli agenti della squadra mobile, agli ordini del vice questore Antonio Serpico. Il provvedimento ha portato al fermo di cinque giovanissimi: due 15enni, due 17enni e un 20enne, Fabio Sale. L’unico maggiorenne di un gruppo ancora in via di definizione: un sesto componente è al momento ricercato. Come anche una giovane ragazza, davanti alla quale si è compiuto l’omicidio del 35enne maliano.

L’aggressione non sarebbe frutto di un caso né l’acme di un litigio. Ma diretta conseguenza della volontà di scagliarsi sullo straniero, purchessia. È quanto suggeriscono le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, a lungo scandagliate dagli investigatori.

Il branco trascorre la serata nelle slot di un bar dei paraggi, dove si raduna poco dopo la mezzanotte – vi rimarrà fino alle 2 e 30. I giovanissimi ricompaiono a scaglioni in piazza Fontana, chi appiedato, chi a bordo di uno scooter. La prima sequenza utile alle indagini inquadra il transito in bicicletta di un uomo nei pressi di piazza Fontana. Sono le 5.16. Si tratta di uno straniero identificato come di origine subsahariana. Due ragazzi del gruppo accelerano in sella allo scooter, gli tagliano la strada, inveiscono contro di lui. Lo insultano. L’intento, per gli investigatori, è chiaro: un’intimidazione che l’uomo non raccoglie. Procede verso la piazza senza reagire. È una fortuna: tre minuti più tardi passa Bakari Sako.

Lo fa ogni mattina. Si dirige verso la stazione, dove è solito lasciare la bicicletta e prendere un bus per Massafra, alla volta delle campagne in cui lavora da bracciante. Sulle spalle ha lo zaino con un ricambio e una bottiglia d’acqua per il turno di lavoro, che poco dopo sarà ritrovato accanto al corpo, cadavere.

Bakari Sako si ferma nei pressi del bar. I due giovani a bordo dello scooter si avvicinano. Un terzo sopraggiunge a bordo di un altro scooter. Altri due giovani arrivano appiedati. E c’è una ragazza che li accompagna. Si vede il gruppo parlare con Sako. Poi aggredirlo senza motivo. Uno dei ragazzi gli sferra un pugno al volto: un colpo violento che causa un taglio al labbro e la rottura di un incisivo. L’uomo tenta la fuga nel bar, ma il branco lo afferra e continua il pestaggio: pugni al ventre e in faccia, spintoni. Coltellate: a brandire l’arma è il 15enne. Sferra due colpi al petto, un terzo lo raggiunge all’addome.

Un sesto uomo si alza dai tavolini e infierisce con un pugno sul bracciante, che si ripiega su sé stesso. La violenza del branco non si arresta: lo afferrano ancora e lo trascinano poco distante dal bar, dove sarà trovato esanime. L’intera sequenza si svolge davanti agli occhi della ragazza, che osserva senza intervenire.

Dopo il pestaggio il gruppo si dilegua. Il tutto avviene in una manciata di minuti sotto gli occhi delle telecamere, che registrano l’agguato mortale. Alle 5.34 la chiamata al 118, cinque minuti dopo i medici sono già in piazza, davanti a Bakari Sako, incosciente. Iniziano le manovre di rianimazione, interrotte dopo qualche minuto, quando è chiaro che non c’è nulla da fare.

Sulle prime la versione che si diffonde è quella della rissa degenerata. La ricostruzione della procura dice altro: c’è stata la volontà deliberata di aggredire. E uccidere. A rispondere dell’omicidio sono tutti e cinque i ragazzi, in concorso. Sono stati identificati grazie alle telecamere di sorveglianza e la testimonianza di uno dei presenti. I

cinque sono stati condotti in questura con i propri legali (nel pool difensivo gli avvocati Andrea e Salvatore Maggio, Pasquale Blasi, Massimiliano Scavo, Fabio Falco). Ma le indagini proseguono alla ricerca del sesto uomo, che ha contribuito all’aggressione infierendo sul corpo già ferito dai fendenti, e della ragazza che tutto ha osservato e nulla fatto, mentre il bracciante veniva ucciso. Senza ragione, dicono gli inquirenti. Che non a caso contestano l’aggravante dei futili motivi.

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