Stamattina, io con un’altra compagna dello Slai cobas siamo andati in Città Vecchia ad attaccare delle locandine sull’omicidio di Sako Bakari, che io definirei di Stato, perché i “ragazzini”, così chiamati per sminuire quello che è successo, sono esecutori, ma il mandante è lo Stato con le sue campagne, con la narrazione che ne fa il governo che criminalizzano l'extra comunitario, il profugo, l'uomo di colore.
Quindi siamo andate ad attaccare il manifesto su Saku a Piazza Fontana e ci siamo fermate proprio dove è stato ucciso. C'erano dei fiori, c'erano delle lettere appese.
Proprio lì di fronte c'è il bar, il bar dove Sako si era rifugiato prima di essere finito a colpi di cacciavite. Vicino dove erano questi fiori e questi bigliettini c'erano due persone e ho chiesto se quello fosse il bar dove Sako si era rifugiato dopo essere stato picchiato, perché prima è stato picchiato e poi è stato finito a colpi di cacciavite. E una di queste due persone ha detto: “sì, è quello il bar di quel cesso”.
Quindi siamo entrate nel bar. Ho visto il tipo dietro al bancone, che si è un po' agitato però è rimasto in silenzio. C'era un ragazzo di colore appoggiato all'interno del bar, un piccolo bar, e gli ho chiesto se lui fosse un cliente abituale di lì e lui ha risposto sì. Poi quando io gli ho chiesto se era a conoscenza di quello che era successo, se sapeva qualche cosa, l'ho visto un po' in soggezione, ho visto lo sguardo di quello che stava dietro al bancone, probabilmente il proprietario del bar, insomma il ragazzo è stato intimorito da quello sguardo e ha risposto che non parlava italiano. Poi c'è stato subito un vociare all'interno del bar; c'erano molte presenze abbastanza ambigue che infatti si sono pronunciate a favore di ciò che ha detto uno che stava bevendo un aperitivo o roba del genere; questi ha cominciato a dire che la colpa è della Meloni perché la Meloni doveva chiudere le frontiere, doveva chiudere i porti, che dovevano morire tutti annegati, che se l'è cercata…
Allora io gli ho risposto come andava risposto a ciò stava “vomitando”; denunciando che il ragazzo, Sako, era entrato nel bar a cercare protezione, a cercare rifugio, ma da questo bar era stato cacciato, e probabilmente chi stava nel bar non ha neanche chiamato l'autoambulanza non ha neanche chiamato carabinieri, non ha chiamato nessuno per intervenire. Il ragazzo è dovuto uscire e dopodiché è stato accoltellato.
Quindi da parte di questo bar c'è stata una vera e propria omissione di soccorso, anzi, secondo me, vi è stato un vero e proprio atto di complicità e di vigliaccheria, ma più che altro di complicità perché secondo me non è stata semplicemente una questione di non voler essere implicati, coinvolti, no è stato un vero e proprio atto di complicità, in quanto quelli che erano là si sono tutti espressi appoggiando ciò che aveva detto quella persona: che devono rimanere a casa loro, che i porti devono essere bloccati e quindi i migranti devono morire o annegati o uccisi come è successo a Sako.
Non so se a carico di questo bar sia stato inoltrata una denuncia; però penso che il proprietario abbia una buona protezione, perché all'interno c'è una bella cricca di malavita che ha vari legami, vari agganci.
Questo è molto importante per far capire il clima che c'è intorno a ciò che è successo. E’ importante non solo a livello locale ma anche a livello nazionale sulla questione degli immigrati. Perché ne abbiamo viste tante: abbiamo visto la polizia, i carabinieri protetti, elogiati per i loro crimini, ricordiamoci di Rogoredo, di Cinturrino, poi ricordiamoci di Ramy, ricordiamoci dell'emigrato a Verona, credo fosse un rifugiato politico, che è stato ammazzato con vari colpi di pistola dalla polizia ferroviaria.
Ora qui a Taranto alcuni la stanno buttando in caciara, stanno spostando tutto sul livello di degrado, o sul livello della giustificazione sociologica, quando invece qui il discorso è politico, sembra essere tornati ai tempi del Ku Klux Klan, c'è in alto una campagna vera e propria di razzismo per sigillare l'idea della suprematismo bianco, della razza superiore. Razza superiore che non ha bisogno di un'età, non è che solo perché questi che hanno ucciso Sako sono minorenni, va sminuito il fatto; perché è una questione non di età ma di cultura, cioè la cultura dell'uomo bianco che usa la sua violenza e la sua intimidazione contro chiunque non sia dello stesso colore della sua pelle. E non c'è neanche bisogno di tuniche e cappucci bianchi. Sono dei virus delle varie campagne di caccia all'immigrato, di caccia al profugo, delinquente, stupratore; c'è tutta una narrazione indecente sul blocco dei porti, sul respingimento, c'è tutto quello che ha fatto eleggere la fascista Meloni e quindi c'è una campagna, una narrazione falsa e utilitarista che ha fatto presa.
Questo che è successo a Taranto è frutto di questo odio razziale, odio portato avanti dal governo, ma sotto per sotto anche da un arco parlamentare che si riempie la bocca di discorsi sulla sicurezza, sui quartieri che vanno difesi e quindi vanno militarizzati, con la scusa della droga; e così si creano sempre più zone rosse, si vuole militarizzare la città. Mesi fa il sindaco di Taranto, Bitetti, aveva appunto chiesto al Ministro Piantedosi un maggior numero di presenze in divisa sul territorio, maggior numero di vigili urbani, maggior numero di polizia, maggior numero di carabinieri, e anche strade e quartieri presidiati - e guarda caso, i quartieri sono sempre quelli che riscontrano una presenza di un ceto sociale debole, un ceto sociale anche adescato dalla malavita perché “la malavita ti protegge e ti sostiene, ti garantisce la difesa; lo stato non ti difende, ti difende la malavita, ti dà i mezzi per guadagnarti la giornata, ecc; quindi luoghi di manovalanza e di adescamento da parte della mala pesante che abbiamo a Taranto e che è protetta.
Non mi dilungo ma quello che abbiamo sentito e visto stamattina secondo me è molto importante perché è una sorta di “cartina tornasole” della realtà, di quello che è una parte dell'opinione pubblica, dell'impunità che è garantita a chi usa la violenza e l'omicidio contro l'uomo di colore, l'immigrato, con l’idea che se lo fanno i carabinieri, i poliziotti, figuriamoci se non lo possono fare dei ragazzi.
Ma questi non sono band, baby gang, non funziona questa copertura, perché diventa un alibi a un discorso molto più politico.
Raffaella
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