sabato 23 maggio 2026

Basta con i decreti salva Ilva che poi non salvano niente ma sono al servizio dei nuovi padroni che verranno, con attacco ai lavoratori cassintegrati oggi ed esuberi domani

Nuovo decreto per l’ex Ilva

Nelle prossime ore il governo Meloni approverà un nuovo decreto per garantire l’attività produttiva di Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria, la società che gestisce gli impianti industriali dell’ex Ilva.

Ad annunciare l’arrivo della nuova misura (peraltro ampiamente prevedibile) è stato il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, nel corso del Festival dell’Economia di Trento organizzato dal Gruppo 24 Ore e Trentino Marketing.

“Sono partito per Cipro con un quadro già delineato che si sta ulteriormente definendo. Credo che si andrà a un decreto legge domani sera, prevediamo interventi che andranno incontro ad esempio agli autotrasportatori e trasporto pubblico locale con il taglio delle accise fino alla prima settimana di giugno. Ci sarà poi anche un intervento per garantire il proseguimento delle attività dell’ex Ilva “.

Una misura che, rispondendo ad una domanda, si “potrebbe prorogare”.

D’altronde, i 149 milioni di euro arrivati all’ex Ilva sulla base dell’ultimo decreto convertito in legge a gennaio, saranno sufficienti per traguardare al massimo il mese di giugno.

L’ultimo innesto di risorse da parte dell’esecutivo è giunto ad Acciaierie d’Italia ad aprile ed è servito ad assicurare la continuità operativa dell’azienda in attesa della cessione ad un investitore privato, che nelle speranze (vane e sin troppo ottimistiche) del ministro Urso sarebbe dovuta avvenire entro il mese di aprile.

Nella continuità operativa ci sono manutenzioni, forniture e lavori – attualmente si sta intervenendo sull’altoforno 4 di Taranto la cui ripartenza è stata rimandata, almeno per il momento, a giugno -, ma anche il pagamento degli stipendi, che impattano per 40 milioni al mese.

Essendo giugno alle porte, è del tutto evidente che la soluzione per la cessione dell’ex Ilva è ancora lontana dal potersi configurare concretamente: il che ha spinto il Governo a rimettere mano al portafoglio per continuare a sostenere economicamente l’azienda.

Si parla di un prestito da 240 milioni di euro totali, diviso però in due tranche: 100 milioni dovrebbero essere inseriti nel decreto accise mentre ulteriori 140 milioni verrebbero deliberati a luglio.

Con questi 240 milioni il governo italiano esaurirà il plafond massimo di 390 milioni del prestito di salvataggio che la Commissione europea aveva autorizzato agli inizi di febbraio, purché limitato ai costi operativi e con un obbligo di restituzione entro sei mesi, dopo le interlocuzioni tra il ministro delle Imprese e del made in Italy (Mimit) Adolfo Urso e la commissaria per la transizione green e la concorrenza, Teresa Ribera. 

Del resto, proprio in previsione del fatto che la vendita di Acciaierie potesse richiedere ancora del tempo, la Commissione Europea ha dato l’ok all’estensione del prestito sino a 390 milioni. Quindi c’è ancora un margine di tempo da sfruttare qualora il negoziato con il potenziale acquirente andasse oltre giugno.

Negoziato che i commissari stanno portando avanti da diverse settimane con il gruppo indiano Jindal Steel International, mentre Flacks Group – il fondo americano – nei giorni scorsi ha annunciato la costituzione di un tavolo tecnico per il rilancio dell’ex Ilva, coinvolgendo “top player italiani ed internazionali del comparto siderurgico, esperti industriali e ambientali”.

Ora bisognerà vedere se si andrà avanti con Jindal, se ci saranno novità da parte di Flacks, oppure se entrerà in scena un nuovo soggetto internazionale che potrebbe essere Qatar Investment Authority affiancato da qualche player italiano (ancora una volta si fa il nome del gruppo Arvedi) e da un fondo internazionale. 

Il tutto mentre i sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm (insieme all’Usb e all’UGL con lo Slai Cobas che invece da tempo propone una piattaforma operaia) a cui nel corso del tempo si è affiancata anche la Regione Puglia del neo governatore Antonio Decaro, continuano a chiedere l’intervento diretto dello Stato per una sorta di nazionalizzazione temporanea che possa risanare l’azienda economicamente, migliorandone la struttura impiantistica e assicurando la sicurezza sugli impianti, per poi rimetterla sul mercato rendendola così appetibile per i futuri investitori.

Vedremo se nelle prossime settimane arriveranno novità in tal senso, o quella alle porte sarà l’ennesima estate che trascorrerà senza una vera soluzione.

Nessun commento:

Posta un commento