Torna il tempo della protesta a Taranto come a Potenza.
Lunedì 25 ore 16.30 conferenza stampa biblioteca comunale piazzale Bestat
- parti civili Slai Cobas con avvocata Ricci
Da Antenna sud
Processo ex Ilva: prescritti alcuni reati per i Riva e Vendola
E’ in corso nel palazzo di giustizia del capoluogo di regione lucano il processo “ambiente svenduto” per il presunto disastro ambientale dell’ex Ilva di Taranto
Sono 15 gli imputati nei cui confronti è intervenuta la prescrizione di alcuni reati che gli erano stati contestati nell’ambito del processo “Ambiente svenduto” sul presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva di Taranto all’epoca della gestione Riva.
L’ha deciso il collegio della corte d’Assise del Tribunale di Potenza dove, dallo scorso 21 marzo, è ricominciato da zero il processo dopo l’annullamento della sentenza di primo grado a causa della presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili, decisione presa dalla Corte d’Assise d’Appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce). Un giudizio che aveva portato – con sentenza del 31 maggio 2021 – a 26 condanne per 270 anni complessivi di carcere.
Nella precedente udienza dell’8 maggio i difensori di alcuni degli imputati avevano chiesto la declaratoria di estinzione di diversi reati, il collegio si era riservato. Alle 11:30 di questa mattina il presidente Marcello Rotondi, ha letto il dispositivo secondo cui non dovrà più procedersi per l’intervenuta prescrizione nei confronti di 15 imputati tra i quali Nicola e Fabio Riva e l’allora governatore pugliese Nichi Vendola per i reati di associazione per delinquere (capo A), omissione (capo C) e concussione (capo CC)
Un primo commento dall'Avvocata A. Ricci
PROCESSO ILVA: PRESCRIZIONE E AMAREZZA.
La vicenda del processo “Ambiente Svenduto” legato all’ex ILVA che si sta celebrando a Potenza lascia un senso profondo di amarezza.
Oggi, a Potenza, la dichiarazione di prescrizione per alcuni reati arriva come la conseguenza inevitabile di un iter giudiziario che, dopo anni di dibattimento e una sentenza di primo grado già emessa, è stato azzerato per un vizio di competenza funzionale, corretto per una interpretazione estremamente formalistica ma devastante nei suoi effetti concreti.
La Corte d’Assise di Potenza oggi ha dichiarato prescritti alcuni dei principali reati contestati a 15 imputati, tra cui l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, facendo così venir meno il procedimento nei loro confronti.
Tra i reati caduti in prescrizione figurano la concussione contestata a Vendola, l’associazione a delinquere e altri capi d’accusa legati al presunto disastro ambientale prodotto negli anni della gestione Riva dell’acciaieria di Taranto. Attualmente gli imputati sono 8 da 47 iniziali.
Il tempo trascorso ha fatto maturare la prescrizione proprio per alcuni dei reati più rilevanti e per imputati eccellenti. In pratica, non si è arrivati a una definitiva assoluzione nel merito né a una conferma delle responsabilità accertate in primo grado ma all’estinzione dei reati per decorso del tempo.
Per Taranto, per chi ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze ambientali e sanitarie dell’ex ILVA, resta una sensazione difficile da cancellare: tutto profondamente ingiusto sul piano sostanziale. Perché dopo oltre dieci anni di processo, migliaia di udienze e aspettative di verità, il rischio è che a vincere sia stato soltanto il tempo. Per cittadini, lavoratori e famiglie che per anni hanno atteso una risposta dalla giustizia, resta la sensazione di un’enorme sproporzione tra la gravità della vicenda e l’esito finale.
Non possiamo però consentire che la narrazione di quanto accaduto venga deformata. Durante l’udienza di oggi a Potenza, i difensori degli imputati si sono rivolti alla Corte affermando: “Voi siete i nostri giudici”. Ma la questione non sta affatto in questi termini.
I giudici di Taranto erano i giudici naturali e legittimamente competenti a celebrare il processo. Lo ha chiarito la stessa sentenza di appello che dispose il trasferimento, affermando che «deve ritenersi infondata la tesi che vorrebbe
individuare in ciascuno dei magistrati che abitano, o che sono proprietari di immobili nelle zone circostanti lo stabilimento ILVA, per ciò solo, persone offese o danneggiate dai reati in materia di inquinamento ambientale».
La Corte ha infatti precisato che, nei reati che coinvolgono una pluralità indeterminata di persone, «l’impossibilità di identificare i potenziali danneggiati […] non permette di ritenere che, per il solo fatto di risiedere nel territorio interessato dall’attività inquinante, si possa essere individuati […] come danneggiati o persone offese».
Dunque, non era l’intero collegio giudicante di Taranto a essere incompatibile. Il trasferimento del processo è scaturito esclusivamente dalla posizione di un giudice onorario, un Giudice di Pace che, avendo inizialmente presentato costituzione di parte civile — poi ritirata — ha determinato l’applicazione dell’articolo 11 del codice di procedura penale.
Questa è la verità dei fatti. Ed è doveroso raccontarla con precisione, senza semplificazioni né ricostruzioni strumentali.
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