Il sindacato di base presenta la propria piattaforma in vista della
protesta nazionale. Tra le richieste nazionalizzazione, tutela
occupazionale, stop ai licenziamenti e presidio ispettivo permanente in
fabbrica
redazione.taranto@buonasera24.it
TARANTO - Una
mobilitazione costruita dal basso, con una piattaforma che intreccia
sicurezza sul lavoro, tutela occupazionale e futuro industriale del
siderurgico tarantino. Slai Cobas per il sindacato di classe rilancia la
protesta all’ex Ilva annunciando l’adesione allo sciopero nazionale del
29 maggio, promosso nel quadro della mobilitazione indetta dai
sindacati di base.
L’iniziativa, secondo quanto reso noto dal
sindacato, punta a portare al centro del confronto le criticità che da
tempo attraversano lo stabilimento tarantino, a partire dalle condizioni
di sicurezza, dal tema occupazionale e dalle prospettive industriali
del sito.
Nel documento diffuso in vista della protesta, il
sindacato esprime una netta contrarietà rispetto ad alcune ipotesi di
gestione del futuro dell’acciaieria. Tra i punti indicati compare il
giudizio negativo sul fondo Flacks, definito dal sindacato una soluzione
non credibile, così come la contrarietà all’ipotesi Jindal, rispetto
alla quale viene evocato il rischio di migliaia di tagli occupazionali.
Nella
piattaforma trova spazio anche una critica all’attuale indirizzo
politico nazionale sulla gestione del comparto siderurgico. Slai Cobas
prende posizione contro quello che definisce il piano Urso-Meloni,
chiedendo contestualmente un cambio nella governance straordinaria del
gruppo.
Sul fronte giudiziario, il sindacato manifesta inoltre
opposizione rispetto a eventuali attacchi alle inchieste della
magistratura, ribadendo la necessità che i percorsi di accertamento
proseguano senza interferenze.
Tra le proposte avanzate figura
invece la richiesta di una nazionalizzazione immediata dell’impianto,
accompagnata dall’invocazione di una legge speciale dedicata alla
gestione della vertenza.
Particolarmente forte la posizione sul
lavoro. Il sindacato chiede nessun esubero, il mantenimento di strumenti
di sostegno economico per i lavoratori diretti e dell’appalto
attraverso una cassa integrazione con integrazione salariale, oltre al
rigetto dell’applicazione del contratto multiservizi e al blocco dei
licenziamenti nelle aziende dell’indotto.
Uno dei capitoli più netti
della piattaforma riguarda la sicurezza in fabbrica, tema tornato con
forza al centro del dibattito dopo i recenti episodi segnalati nello
stabilimento. Slai Cobas invoca un intervento strutturale contro gli
incidenti sul lavoro, arrivando a chiedere una postazione ispettiva
permanente all’interno dello stabilimento.
Nel messaggio politico
che accompagna la mobilitazione, il sindacato sostiene inoltre la
necessità di rafforzare la propria presenza nel confronto sulla
vertenza, rivendicando una rappresentanza autonoma nelle trattative sul
futuro dell’acciaieria.
Lo sciopero del 29 maggio si inserisce nella
più ampia mobilitazione nazionale dei sindacati di base, che nella
propria piattaforma include anche temi di carattere generale, tra cui la
contrarietà alla guerra e alle politiche di riarmo, oltre alla
solidarietà espressa nei confronti del popolo palestinese.
La
protesta si preannuncia dunque come un momento di forte contestazione
che, nel caso tarantino, riporta al centro le tensioni mai risolte sul
futuro dell’ex Ilva, tra occupazione, sicurezza e governance
industriale.

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