L’ambientalista tarantino e fondatore di VeraLeaks Luciano Manna interviene dopo le prescrizioni nel processo a Potenza e annuncia nuove iniziative rivolte anche alle istituzioni nazionali ed europee
24 Maggio 2026 - 07:29
Aula di tribunale
TARANTO – Le prescrizioni maturate nel processo penale Ambiente svenduto non fermeranno, secondo Luciano Manna, la denuncia pubblica e giudiziaria sull’ex Ilva. L’ambientalista tarantino, fondatore di VeraLeaks, interviene con una nota durissima in cui collega il tema dei tempi della giustizia al bilancio umano e sanitario che, a suo giudizio, continua a pesare sulla città e sulla popolazione esposta agli inquinanti dello stabilimento.
Per Manna, il trascorrere del tempo processuale non cancella la gravità delle conseguenze subite dal territorio. «Non fermeranno la nostra denuncia le prescrizioni che continuano ad essere annunciate nel corso del processo penale denominato Ambiente svenduto», afferma l’ambientalista, sostenendo che, al di là dell’esito giudiziario legato ai termini di legge, resta centrale il numero delle persone che nello stesso arco temporale sarebbero morte o avrebbero affrontato il percorso di una malattia legata, secondo la sua denuncia, agli inquinanti della fabbrica.
Il fondatore di VeraLeaks definisce la prescrizione una condanna morale per chi, sostiene, avrebbe potuto anche rinunciare a percorrere questa strada processuale. Da qui l’annuncio di nuove iniziative legali da parte dei cittadini, che Manna intende orientare verso le alte cariche dello Stato italiano e verso la Commissione europea.
Nel mirino dell’ambientalista ci sono i finanziamenti che il Governo continua a destinare alle società Ilva e Acciaierie d’Italia, con il via libera della Commissione europea sugli aiuti di Stato. Secondo Manna, proprio questo passaggio apre un nuovo fronte di contestazione, perché le autorizzazioni sarebbero state concesse sulla base di informazioni che l’ambientalista giudica non corrispondenti alla realtà.
Nel comunicato vengono chiamati in causa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro Antonio Tajani, il ministro Adolfo Urso e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Manna li indica come responsabili, secondo la sua ricostruzione, di quanto accaduto di recente sul fronte dei prestiti e delle autorizzazioni europee.
L’accusa più grave riguarda i dati trasmessi dall’Italia a Bruxelles. «Il Governo italiano ha fornito alla Commissione europea dati falsi», sostiene Manna, riferendosi alla procedura che avrebbe portato all’autorizzazione dell’ennesimo prestito. L’ambientalista parla anche di «dichiarazioni mendaci» sul numero degli operai impiegati, sulle condizioni degli impianti e sulla capacità produttiva.
Secondo la posizione espressa da VeraLeaks, sulla base di queste dichiarazioni sarebbe stata consentita la prosecuzione di un’attività produttiva priva di un progetto industriale e fondata su impianti definiti obsoleti. Per Manna, quegli impianti dovrebbero essere fermati perché continuerebbero a provocare morti sul lavoro e malattie nella popolazione.
Il comunicato richiama anche un dossier pubblicato da VeraLeaks sul tema dei finanziamenti all’ex Ilva e delle autorizzazioni europee agli aiuti di Stato. È su questo terreno che l’ambientalista annuncia l’intenzione di proseguire con nuove denunce e ulteriori iniziative.
La conclusione della nota conferma il clima di forte sfiducia verso le istituzioni nazionali ed europee. Manna ribadisce la volontà di «continuare a denunciare tali illeciti», affermando che questa vicenda ha portato a una «totale sfiducia nei confronti dell’istituzione nazionale ed europea».
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