martedì 11 gennaio 2022

Leonardo Grottaglie continua una situazione incerta e preoccupante per la difesa del lavoro e del salario

Riportiamo gran parte dell'articolo di Gianmario Leone pubblicato sul Corriere di Taranto. 

Ciò che però non è chiaro è cosa sta a monte di questa situazione che non può essere addebitata solo alla pandemia.

La Leonardo non è un'azienda in crisi, anzi, anche in questi ultimi due anni ha fatto alti profitti e la produzione militare va avanti a gonfie vele, con le commesse pubbliche; e ciò che sembra in atto è uno spostamento dell'attività produttiva sul militare con invece una netta riduzione della produzione civile - dove stanno avvenendo i grossi problemi di attacco al lavoro.

Ma nessuno neanche i sindacati dicono qualcosa e mettono minimamente in discussione questa scelta produttiva che è scelta politica legata al netto incremento dell'impegno militare nel Mediterraneo dell'imperialismo italiano, al servizio delle aumentate richieste della Nato e al servizio dei propri interessi economici e politici nei paesi del Nord Africa, Medio Oriente, dei superprofitti delle multinazionali italiani, in testa l'ENI. 

Nessuno dei sindacati si oppone ai grandi finanziamenti che il governo sta impegnando su questo fronte militare, mentre la produzione civile - che in una realtà come la provincia di Taranto sarebbe molto necessaria, pensiamo all'aereoporto di Grottaglie, ora ridotta a scalo logistico di merci - viene tagliata e migliaia di operai rischiano di perdere il lavoro.

Se non si mette in discussione e non si contrasta ciò che sta a monte alla situazione della Leonardo, la fine è nota

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Incontro tra sindacati e azienda nella sede di Unindustria a Roma

- Corriere di Taranto  pubblicato il 10 Gennaio 2022, 22:48

Stralci: "...lo scorso 2 dicembre la società ha annunciato il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, dal 3 gennaio e per 13 settimane, dei 3.400 lavoratori dei siti di Grottaglie, Pomigliano, Nola e Foggia per riduzione delle commesse. Nello stabilimento a mono-committenza di Grottaglie la procedura riguarda 1.049 lavoratori su un organico totale di circa 1.300 addetti.

Investita dunque dall’operazione di contenimento dei costi tutta la divisione aerostrutture di Leonardo del Mezzogiorno, ovvero tutto il settore manifatturiero dell’azienda che si occupa della produzione di fusoliere o parti di fusoliera e di altri componenti strutturali dei velivoli commerciali a corto, medio e lungo raggio. Ad oggi sono state realizzate 1100 sezioni di fusoliera: ne mancherebbero 1600 per rispettare il contratto con Boeing.... Senza dimenticare l’indotto che soltanto in provincia di Taranto coinvolge 40 aziende con 4 mila addetti e 800 milioni di fatturato.

Seguì lo sciopero nazionale del 6 dicembre con manifestazione a Roma davanti alla sede di Leonardo in piazza Montegrappa, mentre a Grottaglie si scioperò per più giorni subito dopo l’annuncio della cig, con azioni diverse, tra Uilm e Fiom Cgil da un lato e Fim Cisl dall’altro.

Il 22 dicembre scorso si è tenuto un nuovo incontro sul futuro dello stabilimento Leonardo di Grottaglie, dove si realizzano le fusoliere del Boeing 787, tra azienda e delegati Rsu riguardante le chiusure collettive previste per il 2022. In quell’occasione è stato siglato un accordo che riguardava solo l’inizio dell’anno nel quale si conveniva la chiusura collettiva (copertura con spettanze individuali) fino allo scorso 7 gennaio. L’azienda ha anche comunicato che per tutto gennaio 2022 lo stabilimento produttivo rimarrà in ‘vuoto lavoro’ al netto di esigenze tecnico-organizzative e produttive. Le parti si impegnavano poi a trattare le chiusure collettive del resto dell’anno entro il primo trimestre del 2022. Nel verbale di accordo veniva detto che “nei periodi di chiusura e/o vuoto lavoro andrà garantita la presenza al lavoro sulla base delle esigenze tecnico-organizzative e produttive del personale strettamente necessario, anche per la salvaguardia degli impianti e del patrimonio aziendale”.

Durante l’incontro odierno l’azienda ha condiviso con le organizzazioni sindacali il piano denominato “trasformazione e rilancio 2022/2026 per la divisione Aerostrutture“, con specifici dettagli riguardanti i quattro siti. Secondo quanto reso noto da fonti sindacali della Uilm, nel quadriennio 2019-2023, gli *investimenti totali sono di circa 300 milioni di euro, dei quali il 60% sono stati destinati alla reindustrializzazione del programma ATR, nonché alla digitalizzazione e alla trasformazione industriale dei quattro siti.

In merito alla cassa integrazione che sarebbe dovuta partire il 3 gennaio, la stessa è stata congelata dall’azienda con l’obiettivo nei prossimi incontri di giungere ad un accordo con l’azienda circa le fermate collettive 2022. Ma il ricorso alla cassa integrazione nella divisione difficilmente non sarà confermato anche perché l’azienda ha ribadito le sue intenzioni lo scorso 4 gennaio in una video call con i sindacati nazionali. Cassa sino ad oggi evitata grazie al ricorso a periodi di chiusura collettiva dei siti di produzione alimentati dal ricorso a ferie correnti e pregressi, smonetizzazione delle festività infrasettimanali, formazione e riqualificazione professionale, disponibilità di ore da parte degli altri dipendenti Leonardo e dell’azienda.

Lo scarico maggiore di attività resta su Grottaglie, perché monocommessa, per il quale lo scorso settembre l’azienda aveva prospettato ben 118 giornate di vuoto lavoro, il che equivale grosso modo a 6 mesi. Sul sito ionico l’azienda ha annunciato nei mesi scorsi dei nuovi progetti da introdurre in aggiunta all’Euromale, il nuovo drone europeo per il quale in Puglia si costruiranno alcuni componenti...."

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