martedì 28 ottobre 2025

Presidio per la libertà di Anan al carcere di Melfi - delegazione da Taranto - Foto, interventi, commenti

 


Inizio manifestazione presidio al carcere 

 Intervento #iostoconlapalestina Taranto

Intervento compagno Rete Palestina Basilicata

 

Intervento Avvocata Slai cobas Taranto

  Da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 27/10

 Intervento di proletari comunisti di Taranto all'assemblea del presidio al carcere

Compagni, dobbiamo utilizzare questa opportunità che ci siamo ritrovati grazie ad Anan. Abbiamo un dovere di organizzare una lotta vera a partire dalla ragione per cui siamo qui. La solidarietà ad Anan ha bisogno di un supporto popolare che possiamo trovare se ci uniamo a tutte le realtà popolari che in Puglia come in Basilicata sono impegnate, hanno di fronte gli stessi nemici. Ma è necessario che ogni lotta venga fatta davvero e venga fatta con le caratteristiche che hanno queste lotte. Noi dobbiamo liberare Anan, dobbiamo estendere la solidarietà Anan in ogni luogo, e utilizzare il fatto che l'hanno rinchiuso in questo carcere per sviluppare una campagna sui nostri territori, di conoscenza e di solidarietà, per costruire una nuova manifestazione che ci veda crescere sia come numero, sia come livello di investimento delle realtà del territorio.

Siamo d'accordo sulla necessità di fare un corteo, di costruire un corteo che vada oltre i presidi che continueremo naturalmente a fare qui finché Anan sarà qui, perché se ci siamo venuti oggi, ci verremo sempre, e sempre vuol dire anche cercare di portare ogni volta più compagni. Il corteo, che è da organizzare secondo le caratteristiche che possiamo decidere insieme, è importante, perché il passo in più che possiamo fare per poter far crescere il movimento di solidarietà.

Poi questo lavoro non serve che si ricordino le questioni in maniera generica. Per esempio la Leonardo a Taranto non è un fenomeno strano da leggere sui giornali; ci sono state assemblee, cortei per poter sensibilizzare il paese e indirettamente i lavoratori. Noi ci siamo andati, abbiamo rotto con questa storia che alle fabbriche, come la Leonardo, si va il sabato a protestare come l'industria bellica come se i lavoratori in queste fabbriche non esistono. Siamo stati nei giorni feriali alla Leonardo di Grottaglie, abbiamo parlato con gli operai e abbiamo visto che non è come viene descritta la situazione anche tra gli operai delle fabbriche belliche; e da tutto questo nasce che poi un gruppo di lavoratori ha fatto l’iniziativa lodevole dell’appello “Stop alle forniture belliche ad Israele”, questo è il frutto di un lavoro, non è il frutto di un'idea.

Quindi il nostro compito è lavorare realmente. Questo riguarda anche la questione Stellantis a Melfi, non si va alla Stellantis una volta ogni tanto; la battaglia sulla Palestina bisogna portarla alla Stellantis. Alle portinerie dell'Ilva, e sappiamo bene com'è la situazione all'Ilva, ci sono i manifesti di questa manifestazione al carecre per Anan; alcune volte gli operai ci dicono: voi ve ne venite con la Palestina..., ma è attraverso questo lavoro che oggi anche all'Ilva ci sono lavoratori che seguono l'attività di solidarietà con la Palestina.

Quindi il nostro problema è di organizzare il lavoro che dobbiamo fare, non possiamo fare comizi, francamente non è lo stile che ci serve. Nè siamo d'accordo quando si fa della demagogia, quando si dice: noi siamo qui e gli altri..., come se si fosse assolutamente ingenui e superficiali e non si capisce che non è che le masse vengono perché fai un fischio, ma perché le organizzi, fai le lotte, sei riconosciuto, masse si organizzano in sindacati, in comitati, in organizzazioni che devi sensibilizzare e raccogliere. Non sono un popolo che deve venire dietro a te.

Capendo anche che le persone che riempiono le piazze non sono già convinte che bisogna opporre alla guerra imperialista la guerra rivoluzionaria, non sono già convinte che la Palestina è il simbolo della lotta di tutti i popoli oppressi contro questo sistema. Lo comprendono attraverso dieci, cento iniziative che fanno. E per questo non hanno bisogno di sentirsi dire che non serve a niente la Corte di Giustizia Internazionale. Dire questo è demagogia. Il nostro problema è per costruire un movimento reale, abbiamo bisogno di unire tutte le energie necessarie, certo intorno alla prospettiva della resistenza, della liberazione e della rivoluzione che alla fine è l'unica soluzione.

Quindi organizziamo una nuova manifestazione facendo un lavoro sul territorio perché finalmente possiamo anche essere di più.

Quindi non sprechiamo questa occasione, costruiamo le prossime scadenze a livello locale come a livello nazionale.

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