mercoledì 5 febbraio 2014

Un saluto al compagno Peppe

Lo S.L.A.I.COBAS per il sindacato di classe,venendo a conoscenza della scomparsa del compagno Peppe esprime solidarieta' e vicinanza ai compagni dello S.L.A.I. COBAS .

AVANTI COMPAGNI!!!

Gli operai della Fiat di Pomigliano salutano Pino: "Addio per sempre"


Gli operai della Fiat di Pomigliano salutano Pino: "Addio per sempre"

Categoria: Cronaca
05/02/2014
Pino De Crescenzo
Pino De Crescenzo
Si è impiccato nella sua abitazione di Afragola Giuseppe De Crescenzo, 43 anni, separato, due figli. Era attivista sindacale e operaio del reparto logistico Fiat di Nola. In cassa a zero ore da quasi sei anni di fila.

Prima di privarsi del bene più prezioso che abbiamo, prima di lasciare questa terra Pino non ci ha fatto comprendere la natura del suo gesto. Nessuna lettera, nessun messaggio scritto, solo qualche frase molto triste circa i suoi sentimenti più intimi. Nulla a che vedere in modo tangibile, inconfutabile, con la sua condizione di cassintegrato a zero ore del reparto logistico della Fiat di Nola, nulla a che vedere con il suo impegno da attivista dello Slai Cobas, da militante degli "incazzati" autorganizzati anti Marchionne. Un mistero che però non riesce a occultare le reazioni dell'opinione pubblica.

Negli ambienti operai sono infatti rimasti tutti colpiti dalla tragedia che ha coinvolto l'operaio Pino De Crescenzo. Luigi Aprea, dirigente dello Slai, lo ricorda così: "L'ho visto per l'ultima volta all'assemblea sindacale nella Fiat di Pomigliano, la settimana scorsa: ci siamo abbracciati. Non mi sembrava che stesse sul punto di fare quello che ha fatto". 43 anni, separato, due figli, l'operaio cassintegrato De Crescenzo si è impiccato nella casa in cui risiedeva, ad Afragola, ieri pomeriggio. "Era un attivista - ricorda Aprea - ricordo quando ha partecipato alla nostra iniziativa, la distribuzione delle "chiacchiere" di Marchionne, nel parco pubblico di Pomigliano. Appena poteva era lì con noi, a dare una mano".

C'è una foto emblematica, Pino De Crescenzo, megafono in pugno, con addosso un cartello dalla scritta eloquente: "Operaio deportato al reparto confino di Nola grazie a un accordo sindacale". Pino si trovava in cassa integrazione a zero ore dal 2008, da quando è stato trasferito dalla Fiat da Pomigliano al nuovo reparto logistico di Nola, il Wcl, mai entrato in funzione. E' stato un trasferimento tormentato quello dalla grande fabbrica automobilistica al piccolo impianto, realizzato nell'interporto di Nola per smistare i materiali verso i vari stabilimenti del gruppo ubicati nel centrosud: un progetto mai decollato. Da allora 316 persone versano in una cassa integrazione che sembra non dare speranze. Cig che scadrà entro le prime due settimane del prossimo luglio.

Tavolo sul lavoro - alcune novità ma molte ombre da parte dell'Amiu

Ieri in commissione "attività produttive" si è tenuto un lungo incontro - annunciato nel consiglio comunale del 31 gen. - con i rappresentanti dei Disoccupati Organizzati SLAI COBAS. Erano presenti il presidente del Consiglio comunale, Bitetti, l'Assessore al lavoro Scasciamacchia, il pres. della Commissione, i consiglieri Capriulo, Venere, Liviano che hanno presentato nello scorso consiglio comunale del 31 gen. l'OdG sul "piano per il lavoro" e vari altri consiglieri comunali.

Nei prossimi giorni avremo il verbale della riunione che faremo conoscere.

L'incontro costituisce una "novità" e un iniziale "cambio di passo", e dovuta attenzione da parte dell'amministrazione comunale, frutto della forte ripresa della lotta dei Disoccupati Organizzati, portata avanti dal 20 gennaio con assedio del Palazzo di città sia fuori che all'interno del consiglio comunale, con intervento nel quartiere Tamburi, ecc. Una lotta che vede ad ogni iniziativa organizzarsi nuovi disoccupati, soprattutto donne, e ultimamente - pure questa una novità rispetto alla fase precedente del movimento dei disoccupati - anche ex operai Ilva interinali e ditte appalto ilva che hanno perso il lavoro.

Prima conseguenza dell'incontro di ieri è la decisione della convocazione nei prossimi giorni del Tavolo (richiesto dallo Slai cobas), con la presenza di tutte le parti in causa per dare risposte concrete, politiche e tecniche, all'emergenza lavoro, all'intreccio assolutamente necessario nella nostra città tra ambiente e lavoro. Per cui a questo Tavolo saranno convocati, oltre all'ass. al lavoro, il delegato sindaco, l'assessore all'ambiente, la confindustria. Lo Slai cobas ha chiesto anche la presenza al Tavolo dell'Amiu.

Altro risultato è l'attivazione dell'ass, al lavoro sulla questione dei corsi di formazione finalizzati al lavoro, per cui oggi si tiene a Bari un incontro tra l'ass. Scasciamacchia e l'ass. regionale alla formazione Alba Sasso.

Inoltre il 12 febbraio nel nuovo consiglio comunale deve essere votata l'OdG sul lavoro.

Tornando all'incontro di ieri, lo Slai cobas ha illustrato la piattaforma per il lavoro sottolineando l'assoluta necessità che sia la nuova raccolta differenziata porta a porta nei tre quartieri, Tamburi, Paolo VI, Talsano (su questo, gli stessi consiglieri hanno parlato di potenzialità di 200 posti di lavoro), sia i lavori di bonifica ora ai Tamburi creino occupazione per i disoccupati; contro una mera gestione al ribasso, utilizzando proprio personale, che intenderebbe fare l'Amiu per la RD, come contro lavori di bonifica che portino solo affari alle ditte e niente ai disoccupati di Taranto.
La strada per questo e per fare bene i lavori, soprattutto la raccolta differenziata, che se non fatta bene costituisce solo un costo e non un ritorno economico per la città, è - è stato detto - da un lato la clausola sociale alle ditte per le bonifiche e lo stop ad appalti al "massimo ribasso", e dall'altro la formazione finalizzata, guardando alla precedente esperienza positiva del 2011, in cui per la prima volta i corsi furono mirati, non generici, finalizzati al lavoro (tanto che oggi dei Disoccupati Organizzati che parteciparono a quei corsi lavorano circa il 50%), retribuiti con 5 euro l'ora - come una forma di salario sociale per chi non aveva reddito.
Su questo vi è stata una generale condivisione sia della necessità di, come ha detto Bitetti, "fare squadra", quindi il Tavolo per raggiungere gli obiettivi, come sul legame formazione/lavoro e sul mettere fine agli "appalti al massimo ribasso" - pur tentando di giustificare per motivi di avviare lavori urgenti, alcuni appalti fatti finora.
Il Consigliere Capriulo nel rifarsi all'OdG presentato il 31 ha detto che va bene la formazione ma occorre dare risposte al problema del lavoro, soprattutto dei giovani, anche rivendicando a livello regionale e governativo norme speciali, come è già avvenuto in passato per la nostra città (decreto sul dissesto, "zone franche urbane", ecc.)

Ma ieri ancora una volta il problema negativo è stato l'Amiu, col discorso da un lato che per legge la municipalizzata non può assumere, dall'altro che l'Amiu, anche a seguito della futura riduzione dei servizi (verde, segnaletica stradale, piccola manutenzione, ecc.) avrebbe già di suo degli esuberi, e che pertanto questa situazione costituirebbe una chiusura rispetto all'occupazione di disoccupati nella raccolta differenziata e anche la possibilità che venga tolto il lavoro agli attuali operai della Pasquinelli della Coop. L'Ancora.
Questa prospettiva è stata nettamente respinta dai Disoccupati Organizzati:
primo, perchè a tutt'oggi, nonostante la definizione del nuovo contratto di servizi, l'Amiu non risponde alle nostre richieste di piano industriale, di quantificazione dei lavoratori necessari alla raccolta differenziata;
secondo, perchè non si può affermare che i lavoratori dell'Amiu sono troppi quando la città è normalmente sporca, quando il normale lavoro di raccolta rifiuti e spazzamento strade viene fatto male (anche per andazzi/privilegi all'interno di una parte del personale Amiu, coperti in tutti questi anni dai sindacati confederali);
terzo, perchè la raccolta differenziata o si fa bene con personale formato, con una gestione ad ok e personale addetto solo a questo lavoro, o sarebbe solo uno spreco;
quarto perchè non ha senso una prospettiva per cui: i lavoratori che da più di 10 anni fanno il verde dovrebbero andare andare a fare, male, la raccolta e selezione della differenziata, e quelli che ora fanno la selezione dovrebbero eventualmente essere occupati nel "verde"...

Ma soprattutto abbiamo detto con forza che alla situazione di emergenza sul fronte lavoro di Taranto, si deve rispondere con provvedimenti di emergenza, non limitandosi a vedere cosa la legge permette.
Non si può, anche da parte della Regione fare un "patto per Taranto" e poi non pensare a norme d'emergenza, in deroga anche alle leggi esistenti (come ha detto anche Capriulo, tanti decreti dalla sera alla mattina salva-Ilva e nessun decreto salva-Taranto, lavoro).

Quindi lo Slai cobas ha sollecitato a cambiare passo e ha insistito che nel prossimo incontro/Amiu sia presente anche il presidente Cangialosi.

IL PROSSIMO APPUNTAMENTO PER I DISOCCUPATI ORGANIZZATI E' GIOVEDI' 6 FEB. ALLE ORE 18,30 NELLA SEDE SLAI COBAS, PER PIANO PROSSIME INIZIATIVE E ORGANIZZAZIONE DEI COMPITI ALL'INTERNO. 
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lunedì 3 febbraio 2014

prosegue 3 febbraio ore 17.30 il gruppo di studio su 'principi del leninismo' al circolo di proletari comunisti c/o via rintone 22 pcro.red@gmail.com tel.347-5301704

Se permettete parliamo di LENIN!

Decisa da centinaia di operai ilva, lavoratori cimitero, cittadini Tamburi la costituzione di parte civile ASSOCIATA secondo il modello vincente dei processi Thyssenkrupp ed Eternit - rivolgersi a bastamortesullavoro@gmail.com - via Rintone 22 - tel.3471102638

pronto il report del convegno della rete con tutti gli interventi TARANTO 11 gennaio info bastamortesullavoro@gmail.com tel 347-1102638

approvato l'ennesimo decreto salva ILVA RIVA/BONDI

Decreto Ilva, la Camera approva. La palla passa al Senato

L’Aula della Camera ha approvato nella serata di ieri il disegno di legge di conversione del decreto-legge 10 dicembre 2013, n. 136, recante “disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate”, ovvero la Terra dei Fuochi e l’Ilva di Taranto.

I voti favorevoli sono stati 268, quelli contrari 2 e gli astenuti 15 (SEL). Il provvedimento passa ora al Senato, che avrà però tempo soltanto sino al prossimo 9 febbraio per approvare il testo. Il che vuol dire che quasi certamente non ci sarà il tempo per la presentazione e l’approvazione di eventuali nuovi emendamenti (visto che la commissione Ambiente del Senato ha fissato per lunedì la scadenza per la presentazione degli stessi), con i senatori che saranno costretti ad approvare il testo licenziato ieri dalla Camera senza colpo ferire. L’Aula del Senato voterà il decreto tra mercoledì 5 febbraio e giovedì 6 febbraio, secondo quanto deciso dalla conferenza dei capigruppo del Senato mercoledì.
L’accelerata per l’approvazione del disegno di legge, è avvenuta dopo che il Pd ha chiesto l’inversione dell’ordine del giorno con l’intento di passare dall’esame della legge elettorale al dl in scadenza il 9 febbraio. Dopo il voto favorevole dell’Aula all’inversione dell’ordine del giorno, è iniziato a passo spedito l’esame del dl.
La cui approvazione ha confermato in toto l’impianto del testo approvato dalla Commissione Ambiente della Camera lo scorso 13 gennaio. Ok dunque all’aumento di capitale che Bondi sarà autorizzato ad effettuare “a pagamento nella misura necessaria ai fini del risanamento ambientale”, attraverso la possibilità di offrire le azioni “in opzione ai soci in proporzione al numero delle azioni possedute”, e con “le azioni di nuova emissione che potranno essere liberate esclusivamente mediante conferimenti in denaro”.
E’, infatti, previsto che il commissario Enrico Bondi avrà il potere di aumentare il capitale sociale dell’Ilva Spa chiedendo alla proprietà (il gruppo Riva) di partecipare. In caso di rifiuto, il commissario potrebbe limitare i diritti di opzione e di prelazione, ricorrere a investitori terzi per l’aumento del capitale sociale ma anche chiedere all’autorità giudiziaria lo svincolo delle somme sequestrate alla proprietà anche per reati diversi da quelli ambientali (quelli derivanti dal reato di frode fiscale contestato al gruppo dalla Procura di Milano che ha già provveduto al sequestro di 1,2 miliardi di euro ed ha scovato nel paradiso fiscale di Jersey altri 700 milioni di euro). Soldi, questi,da destinare nelle intenzioni del governo alla bonifica dello stabilimento di Taranto. Per non parlare delle risorse (almeno un altro miliardo di euro) che servirebbero per una oramai non più rinviabile manutenzione degli impianti dell’area a caldo.
In caso, inoltre, “di proscioglimento” da tali reati, le somme “per la parte in cui sono impiegate per l’attuazione dell’autorizzazione integrata ambientale e delle altre misure previste nel piano delle misure e salvo conguaglio per la parte eccedente, non sono comunque ripetibili”. Eppure, giorni addietro sembrava che a Roma si fossero convinti dell’impossibilità di percorrere tale strada (appare pressoché certo un ricorso del gruppo Riva). Ciò detto, come abbiamo avuto modo di riportare più volte su queste colonne, il testo del decreto risponde ad un’idea, l’ennesima, del tutto irrealizzabile.
A cominciare proprio dalle risorse sequestrate che non potranno essere utilizzabili sino alla conclusione del processo sull’inchiesta milanese, peraltro nemmeno iniziato. Stesso discorso per l’ipotetico aumento di capitale, che non è chiaro con quali risorse finanziarie dovrebbe essere effettuato, visto che l’Ilva Spa non è in grado di farvi fronte e sul quale il gruppo Riva ha mai preso posizione sino ad oggi. Iniezione di risorse fresche che, tra l’altro, è da sempre l’unica strada percorribile per finanziarie i lavori previsti dall’AIA rimodulati nella tempistica (ed anche nella loro attuazione) dal piano ambientale (che non è chiaro se sarà effettivamente approvato entro il prossimo 28 aprile come stabilito dal decreto). Inoltre, finché non saranno trovate le risorse per il piano ambientale, quello industriale resterà nel cassetto. Con le banche che non si muoveranno di un passo, visto che toccherà a loro finanziarlo.
Confermato lo screening sanitario della popolazione. Il decreto stabilisce che verranno utilizzati 25 milioni dal Fondo sanitario nazionale nel 2014 e altri 25 milioni nel 2015 per svolgere esami per il controllo dello stato di salute della popolazione dei Comuni della Terra dei fuochi e dei Comuni di Taranto e di Statte. Gli screening dovranno riguardare anche la prevenzione. Anche in questo caso, come abbiamo avuto modo di riportare nei giorni scorsi, non capiamo il perché, soprattutto sull’area SIN di Taranto e Statte, debbano ancora essere effettuati studi (oltre alla prosecuzione del progetto SENTIERI), dopo che negli ultimi 30 anni ne siano stati svolti non pochi, con risultati pressoché identici sul grave stato di salute in cui versano da decenni operai e cittadini a causa delle emissioni della grande industria situata a due passi dalla città.
Confermato anche l’emendamento che prevede che sia l’Ilva a pagare i costi delle analisi e dei campionamenti che saranno effettuati all’interno del siderurgico. Unica “novità” è che “tutti gli interventi e le operazioni previste devono essere documentate e facilmente rintracciabili nel sito istituzionale del ministero dell’Ambiente”: ed era anche ora visto che ogni volta per cercare un documento bisognava iniziare una caccia al tesoro al termine della quale si restava il più delle volte con un pugno di mosche in mano. Buon weekend.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 01.02.2014)