Da notizie dalla riunione del 3 agosto presso la Confindustria:
"Abbiamo trovato l'accordo di massima che prevede:
• un incentivo all'esodo di € 30.000 lorde per chi decide di fare la
conciliazione entro il 30/11/2021. Dopo tale data si torna a 10.000 €;
• chi decide di conciliare avrà comunque diritto ad un anno di cigs più i 2 anni di Naspi;
• rimane aperta la possibilità di trasferimento c/o altri siti del
gruppo avendo come garanzie tutto ciò previsto nella tabella A
dell'accordo del 13 dicembre 2018 per chi non fa la comunicazione e non
prende l'incentivo. Per chi invece decide per l'incentivo,
sarà comunque possibile chiedere il trasferimento ma non potrà beneficiare
dei punti previsti nella tabella A dell'accordo 13 dicembre 2018;
• nell'ipotesi di cessione del sito produttivo o di subentro di
altre iniziative imprenditoriali entro 24 mesi dalla scadenza della cigs
la società si impegna a valorizzare la possibilità di reimpiego del
personale Cemitaly;
• durante il periodo della cassa integrazione e per i successivi 24
mesi le parti si impegnano ad aggiornarsi con cadenza trimestrale e/o
su richiesta di una delle parti; inoltre si impegnano a partecipare ad
eventuali incontri attinenti le tematiche dell'accordo.
TUTTO QUESTO SOLO SE IL MINISTERO CI ACCORDERÀ LA CIGS PER CESSAZIONE ATTIVITÀ".
Breve valutazione dello Slai cobas per il sindacato di classe che, pur essendo all'interno dello stabilimento da tantissimi anni, non è stato convocato all'incontro:
1) Valutiamo il periodo di cassintegrazione di fatto inevitabile per salvaguardare il reddito, e necessario ma solo come tempo per affrontare e trovare serie e utili soluzioni lavorative.
2) Su queste soluzioni, l'accordo ora mette sul tappeto, oltre il trasferimento individuale in altri siti del gruppo (che chiaramente comporta elevati costi di vita per i lavoratori che accettassero), solo un impegno generico della società a "valorizzare la possibilità di reimpiego del
personale Cemitaly nell'ipotesi di cessione del sito produttivo o di subentro di
altre iniziative imprenditoriali entro 24 mesi dalla scadenza della cigs" - di fatto niente, nessun piano e nessun impegno vincolante -
primo perchè come la stessa Regione ammette, è molto difficile, per non dire impossibile che lo stabilimento ex Cementir oggi trovi un'altro gestore o acquirente (per lo stato in cui è stato ridotto, per le pendenze giudiziarie, per la situazione generale di permanente incertezza dell'area, ex Ilva, ecc.); secondo perchè il cosiddetto "impegno della società" sarebbe al massimo una sorta di "consiglio di opportunità", non certo un vincolo per una nuova società ad assumere il personale ex Cemitaly.
Nessuna reale prospettiva, quindi, viene ipotizzata, nè verso il futuro dello stabilimento, riconversione dello stesso, nè verso l'impiego dei lavoratori, in primis per le bonifiche sia del sito (che poste in precedenti accordi sono state realizzate solo parzialmente - su questo riportiamo in calce stralci da un articolo di Giannmario Leone del Corriere di Taranto del 16 giugno), sia dell'area industriale più generale, per cui tantissimo lavoro e impiego di operai ci vorrebbe.
3) Gli incentivi sono una miseria, offensiva, per tutti i decenni di lavoro fatti dagli operai, di sfruttamento, di danni alla salute; sono uno "specchietti per le allodole" che vogliono deviare l'attenzione dei lavoratori - Per una grande multinazionale come l'Italcementi sono una manciata di "spiccioli" che offendono la dignità dei lavoratori.
4) L'aggiornamento con cadenza trimestrale è una formula standardizzata che, sulla base delle esperienze pregresse, dice tutto ma non serve a niente se non c'è un piano a priori di attività lavorativa.
pubblicato il 16 Giugno 2021, 20:46
"...il sito ricade per tutta la sua estensione all’interno delle aree
del Sito di Interesse Nazionale (
SIN) di Taranto
perimetrato con Decreto Ministeriale del
10 gennaio 2000,
ed è
oggetto di procedimento di bonifica ai sensi
dell’art.242 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. di competenza dell’ex
ministero dell’ambiente e della tutela del territorio (“MATTM”)
oggi della
Transizione Ecologica.
La pianificazione delle attività di monitoraggio ambientale venne
presentata nel documento “Progetto di Bonifica
acque di falda presso lo stabilimento Cementir di Taranto. Proposta
di Piano di Monitoraggio impianto TAF” (“Piano
di Monitoraggio”), trasmesso da Cementir Italia il 9 aprile
2013, approvato da ARPA Puglia in data 4
luglio 2013 e da ultimo integrato in data
12 luglio 2013 in riscontro alle prescrizioni della
stessa ARPA Puglia. Dopo le ben sei fasi di collaudo della
barriera terminate nel febbraio del 2016, è
partito il monitoraggio ambientale dopo gli
interventi svolti.
Il sistema di bonifica presente in sito è
costituito da un impianto di emungimento e
trattamento delle acque sotterranee (impianto di Pump &
Treat – “P&T”). Nelle conclusioni
della relazione “Trasmissione risultati del
monitoraggio ambientale presso lo stabilimento Cementir Italia di
Taranto (ottobre-dicembre 2020)” redatta dalla società Golder
Associates S.r.l. di Roma (che si è occupata di tutte le
fasi di monitoraggio dal 2016 in poi), si legge che “in relazione
agli esiti del monitoraggio ambientale condotto da
Cementir Italia nel periodo da ottobre 2020 a dicembre 2020, per il
monitoraggio delle acque sotterranee
si evidenzia la conformità alle CSC del DLgs 152/06
in tutti i pozzi oggetto di monitoraggio per tutti i
parametri analizzati; per il monitoraggio dell’impianto di
bonifica la conformità alle CSC del D. Lgs. 152/06 per
tutti i campioni prelevati in uscita dell’impianto
di emungimento delle acque di falda per tutti i parametri
analizzati. Gli esiti dei risultati del monitoraggio ambientale
svolto nel trimestre in esame confermano ulteriormente la conformità
alle CSC nei pozzi oggetto di monitoraggio, oltreché il
raggiungimento degli obiettivi di bonifica,
già registrata nei monitoraggi dei trimestri precedenti (luglio –
settembre 2019, ottobre – dicembre 2019, gennaio – marzo 2020,
aprile – giugno 2020 e luglio – settembre 2020). In linea con
quanto indicato nei report precedenti, proseguirà a cadenza
trimestrale il monitoraggio delle acque di falda per almeno
tutto l’anno in corso“.
Il TAF resterà in attività
fino a certificazione di bonifica avvenuta.
In corso i lavori alla banchina della calata IV:
probabilmente diventerà tutta pubblica
La seconda questione riguarda invece la banchina
della Calata IV. Che l’ex Cementir del gruppo Caltagirone
ottenne nuovamente in concessione il 28.04.2017,
per la durata di vent’anni, per l’occupazione e
l’uso della zona demaniale marittima di complessivi mq 21.120
circa, situata nel Porto Mercantile di Taranto (Radice lato
levante del IV Sporgente ed area retrostante la banchina di riva tra
il IV ed il III Sporgente con esclusione della banchina medesima),
il tutto a condizione che venissero eseguiti le
opere/investimenti previsti nel progetto e gli ulteriori
interventi – oltre quelli manutentori – migliorativi consistenti
in interventi di riqualificazione ed ammodernamento della
banchina, da sottoporre all’autorizzazione dell’AdSP,
atti a consentire un utilizzo polifunzionale/multiuso della Calata IV
con particolare riferimento al traffico pesante assimilabile a quello
destinato al servizio Ro-Ro. L’AdSP, con provvedimento n.
14304 del 03.10.2017, comunicò la conclusione del
procedimento, ai sensi dell’art. 2 della L. 241/90, con
l’accoglimento dell’istanza di concessione e la richiesta
degli adempimenti per il rilascio del titolo concessorio.
Lavori che, è bene ribadirlo,
l’ex Cementir non ha mai realizzato.
Dopo il passaggio di proprietà nel gennaio 2018,
la Cemitaly nel dicembre dello stesso anno si
rese disponibile alla sottoscrizione del titolo concessorio
manifestando l’esigenza di modificare i cronoprogrammi
a suo tempo presentati oltre che di sospendere, durante il corso dei
lavori, ogni attività. Dopo un lungo iter, il 24
gennaio 2019 arrivò l’ok da parte del Comitato di
Gestione alla regolarizzazione dell’occupazione
demaniale marittima, alla rideterminazione del canone
ed alla modifica dei cronoprogrammi.
A tutt’oggi ci risulta che i lavori da
parte dell’Italcementi stanno procedendo (per una
realizzazione all’incirca del 70%) e dovrebbero
terminare entro la primavera del
2022. A fronte del disimpegno della Italcementi e
dell’eventuale futura chiusura del sito, la restante parte della
banchina interessata dai lavori sarà restituita
all’Autorità di Sistema del Mar Ionio e diventerà tutta
pubblica a meno che non arriverà una nuova
richiesta concessione...
...Il progetto di bonifica della falda
e il relativo inquinamento riscontrato non era di
primario interesse per chi dell’inquinamento
ambientale in terra ionica ha fatto una sorta di ‘ragione
di vita‘. Una banchina del porto di fatto
ostaggio di un gruppo industriale che non ha mai
effettuato i lavori a cui era obbligato, poteva
restare lì abbandonata a se stessa senza che
nessuno ne richiedesse la restituzione alla
collettività...
...Nessuno chiede che la rincoversione economica e
industriale dell’ex Cementir, né l‘utilizzo dei
fondi del Recovery per riconvertire un sito industriale
che rischia di restare una cattedrale nel deserto
per chissà quanti anni..."